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domenica 28 giugno 2026

Nasce "Agorà", il movimento di Angelo D'Orsi, per dare una voce democratica al Paese. Articolo di Luca Bagatin

 

Amo i gatti neri. Ne avevo uno, Mirtillo, che per me è stato come un fratello.

I gatti neri sono simbolo di ribellione, anarchia, ma anche, sotto il profilo spirituale, di protezione e esplorazione del proprio inconscio.

Quando, sul manifesto della prima assemblea nazionale di "Agorà per l'Italia", il neo-movimento del prof. Angelo D'Orsi, tenutasi a Roma il 27 giugno scorso, ho visto che c'era disegnato un gatto nero con dei begli occhi rossi, avevo deciso che non sarei potuto mancare.

Non sono pertanto rimasto stupito nell'ascoltare – nel corso dell'assemblea - parole che risuonano dentro di me, fin da quando ero molto piccolo, la prima delle quali è “democrazia”.

E non sono rimasto stupito nel vedere – nella numerosissima platea - volti puliti e fieri e ritrovare amici quali Paolo Di Mizio, ex caporedattore e fra i fondatori del TG5 e Fabio Massimo Parenti, esperto di Repubblica Popolare Cinese, che spesso ho citato nei miei articoli e saggi.

Mi ha colpito molto ascoltare il prof. D'Orsi spiegare come egli sia stato ispirato, nella fondazione di questo movimento, da una sua amica scomparsa.

Il prof. D'Orsi ha una formazione politica molto diversa dalla mia. Lui si rifà a Gramsci, io mi rifaccio alla tradizione mazziniana, garibaldina, dannunziana, ma non meno eretica. Anzi. Forse anche di più.

E' forse per questo che, le sue parole e prospettive, non sono così distanti dalle mie. Ed è per questo che, forse, una nuova sintesi fra antichi valori sociali, non è così impossibile. Se si riparte dello studio e dall'approfondimento, senza pregiudizi, della Storia.

E questo egli ha detto: “Ho pensato di costruire un partito fondato sullo studio”.

Che è la base di tutto, direi.

Ma non solo.

Il prof. D'Orsi ha spiegato come, nelle sue brevi esperienze politiche come candidato di partiti di sinistra radicale, egli abbia ravvisato spesso egocentrismo e settarismo. Aspetti che anche io, nei partiti nei quali ho militato (molti anni fa), d'area verde, socialista e repubblicana, ho parimenti ravvisato.

Aspetti che hanno portato non solo noi, ma la stragrande maggioranza degli italiani, ad allontanarsi dalla politica partitica.

Occorre conoscere le ragioni della Storia”, ha spiegato il prof. D'Orsi. Ed ha ragione.

Senza la Storia non si può comprendere, ad esempio, le origini dell'attuale conflitto russo-ucraino, che, come ho spesso scritto, hanno origine dal crollo dell'URSS, causata da elementi interni ed esterni e che ha fatto ampiamente comodo a un Occidente liberale, ma molto poco democratico.

Senza conoscere le ragioni della Storia “si rischia di subire passivamente le scelte dall'alto”, ha giustamente spiegato il prof. D'Orsi.

E così, come è di fatto avvenuto e avviene da decenni, si finisce per rimanere sottomessi ai desiderata della dirigenza UE e a quella degli Stati Uniti d'America e dei loro Stati satellite, ad Est e in Medio Oriente.

Per cui, ha rilevato il prof. D'Orsi, si sanziona ampiamente la Russia, ma si tace sul massacro perpetrato dal governo israeliano contro la popolazione di Gaza.

Si danno armi a governi corrotti né UE, né NATO, ma, pur non dicendosi co-belligeranti, di fatto lo si è.

Il tutto in barba alla volontà popolare e, dunque, alla democrazia, come peraltro costituzionalmente la conosciamo o dovremmo conoscere.

Il prof. D'Orsi si è detto stupito da come tanti, a sinistra (o nella cosiddetta sinistra) si siano resi complici di ciò. Personalmente, di ciò, sono meno stupito, avendo abbandonato (e per sempre) il sedicente e pseudo centro-sinistra italiano nel 1999, quando il governo D'Alema autorizzò il bombardamento NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia. Ultimo baluardo di socialismo nel Balcani. Socialismo completamente sconosciuto e estraneo al sedicente centro-sinistra italiano. E ricordo ancora come, diversamente, l'ex Ministro socialdemocratico, Luigi Preti, allora sostenitore di Silvio Berlusconi, si oppose fermamente allo smembramento della Jusoslavia, per la solita volontà di Bruxelles e Washington, come egli stesso ricordò e denunciò, sulle pagine di “Critica Sociale”, nel 1999.

Il prof. D'Orsi si è detto stupito della russofobia diffusa da tanti media, che arrivò persino a proibire corsi di russo e la possibilità di parlare di scrittori russi. E qui, a stupirci, credo, fra chi è autenticamente democratico e ha un pensiero completamente libero, siamo stati in tanti, nel 2022.

Egli ha anche spiegato come grande responsabilità la ebbe l'antistorica risoluzione del Parlamento Europeo del 2019, che volle equiparare nazismo e comunismo. Dimenticando gli oltre 20 milioni di sovietici che hanno liberato l'Europa dalla barbarie hitleriana.

Il prof. D'Orsi ha anche spiegato come, “grazie” (si fa per dire) alle autolesionistiche sanzioni contro la Russia volute dalla dirigenza UE, ci troviamo a pagare il gas più caro, importandolo dagli USA.

Come se non bastasse, ha aggiunto, il bilancio della difesa, in Italia è UE, è in aumento, a discapito di quello sanitario, sempre più privatizzato e smembrato, nel corso degli anni. Siamo passati, in sostanza, dal welfare al warfare.

E così egli ha spiegato, a mio avviso giustamente e con grande lungimiranza (ma anche profondo buonsenso e pragmatismo), che occorre invertire la rotta e puntare al benessere della comunità. Salvare vite, non diffondere morte.

Egli ha spiegato come la decisione di fondare il suo movimento, su sollecitazione di quella sua amica scomparsa, sia nata proprio dallo sdegno e dall'indignazione nei confronti di tutto ciò.

Di come sia diventata l'Europa e l'Italia a causa dei Draghi, delle Von Der Leyen e delle Lagarde.

E di come occorra, diversamente, recuperare quella democrazia autentica perduta, liberandoci dalla sudditanza dei potentati economici internazionali e dall'ingerenza di potenze straniere; lavorando per sostenere il mondo multipolare, promosso dai BRICS.

Restituendo, così, lo Stato al cittadino, come previsto dalla Costituzione della Repubblica italiana fin dal suo Primo Articolo.

Devo dire che il prof. D'Orsi mi ha commosso. Perché ciò che ha detto, lo penso e lo scrivo anch'io, da oltre dieci anni. Spesso censurato, da chi si erge a “liberale”, ma che probabilmente non ha mai letto Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli. Che furono i miei maestri nelle mie letture da diciottenne, ancora idealista.

Del prof. D'Orsi ho condiviso anche i punti nei quali ha parlato del manifesto di "Agorà", fra i quali la nazionalizzazione degli asset strategici del Paese (altro punto sul quale ho sempre spesso scritto); sull'abolizione del Jobs Act (che fu un vero insulto alla memoria delle riforme sociali del grande Ministro socialista Giacomo Brodolini) e dell'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.

Forse condivido meno l'idea di uscire dall'UE e dalla NATO. Nel senso che, come ho spesso rilevato, il problema non è tanto una unione di popoli europei in sé, quanto la sua dirigenza UE e il fatto che tale entità, non democratica, rappresenta una holding finanziaria ed è slegata, se non addirittura opposta, dalla volontà popolare e dalle necessità della popolazione europea.

L'UE, a mio avviso, in sostanza, andrebbe completamente riformata e democratizzata. Uscirne ha molto poco senso.

Quanto alla NATO, che dovrebbe in ogni caso avere esaurito il suo ruolo storico nei primi Anni '90, in realtà potrebbe – se anch'essa completamente riformata - diventare una alleanza militare globale, comprendente anche Russia e Cina e volta alla sicurezza e alla pace internazionale di tutti i popoli del mondo.

Su questo, penso, pragmaticamente, avrebbe invece senso discutere e lavorare.

L'impostazione di Angelo D'Orsi, in generale, il quale ha affermato che “Agorà non sarà l'ennesimo partitino di sinistra”, in generale, mi è piaciuta e mi ha ricordato per molti versi il piano sociale promosso da Giuseppe Saragat negli Anni '50: “Case, scuole e ospedali”, quando il PSDI aveva ancora una visione ancorata al socialismo autentico, vi era ancora l'oculata e onesta visione del Ministro Roberto Tremelloni e tutto non si era ancora annacquato nella partitocrazia e nella furberia.

Ho apprezzato molto anche l'intervento in video del prof. Franco Cardini, il quale ha affermato che, in questi tempi oscuri, occorrono due cose: il ritorno alla politica e alla moralità sociale.

Egli ha rimarcato il concetto che l'UE non rappresenta l'autentico progetto per la costruzione degli Stati Uniti d'Europa, i quali, diversamente, fuori da ogni subalternità, dovrebbero diventare l'ago della bilancia degli equilibri mondiali.

Il prof. Cardini ha rilevato anche che l'Italia ha perduto il senso del “vivere civicamente”, ovvero ha smesso di pensare alla propria comunità. E nel frattempo il mondo occidentale si sta sempre più impoverendo, con da una parte pochi ricchi e dall'altra moltitudini di comunità impoverite, anche culturalmente e intellettualmente.

Il prof. Cardini ha sottolineato anche come il sistema di potere occidentale stia franando, ma non ce ne rendiamo conto. Un sistema di potere gestito da una minoranza, che non rappresenta affatto la maggioranza dei cittadini che, infatti, non vanno più a votare.

Debbo dire che ho sottoscritto ogni sua parola, essendo fra coloro i quali, pressoché da vent'anni, non vanno più a votare. Il penultimo voto lo diedi ai "Socialisti Uniti" dell'amico Gianni De Michelis, per il quale feci campagna elettorale, alle europee del 2004. Presero il 2% ed ebbero due eletti. Ma, allora, non erano ancora stati introdotti gli antidemocratici sbarramenti.

Da quando, nel 2009, furono introdotti gli sbarramenti, smisi di andare a votare. Lo feci solo alle scorse europee, ma per dare un segnale, votando "Pace, Terra e Dignità" di Michele Santoro, che prese comunque il 2% (non ebbe eletti, causa sbarramento al 4%), con una prospettiva democratica e socialista, molto simile a quella di "Agorà".

E ho condiviso le sue riflessioni sull'Europa e sul fatto che la comunità non viene posta al centro, ma rimane attore passivo, passivizzato e marginalizzato. Utile solo a ratificare decisioni altrui e manipolata continuamente da media monolitici.

Molto interessante anche l'intervento dell'amico Paolo Di Mizio, il quale ha rilevato, da giornalista di lungo corso, come, quando iniziò la guerra russo-ucraina, iniziarono ad essere diffuse, da parte dei mass-media, un sacco di menzogne russofobiche e stravolgimenti della realtà dei fatti e ciò lo indignò e inquietò molto, al punto che mai si sarebbe aspettato che ciò potesse accadere. Il tutto come se fosse una cosa normale. Paolo ha spiegato anche come i mass media abbiano trattato in modo deformato e disinformativo anche la situazione a Gaza, in Medio Oriente e in Iran, il tutto ad uso e consumo della narrazione delle élite occidentali e dei loro alleati.

Altro intervento che ho apprezzato molto è stato quello dell'amico Fabio Massimo Parenti, che ha esordito con una frase emblematica: “L'unica cosa che ci è rimasta di collettivo è il disagio”. Quando, invece, ha aggiunto, occorre uscire dall'omologazione e ricostruire relazioni fra le persone, ma anche fra tutti i Paesi, a partire dalla centralità del Mediterraneo.

In tal senso ha portato l'esempio della Repubblica Popolare Cinese, una realtà geopolitica che fonda la sua politica estera su “cooperazione, coesistenza pacifica e rispetto”.

Ora, personalmente non aderisco né aderirò ad “Agorà”, come a nessun movimento politico/partitico. Purtuttavia penso che meriti ascolto e sostegno.

Penso che arriverei anche a votarlo, pur consapevole che, andare a votare, in presenza di regole truccate a monte (leggi elettorali incostituzionali dal 1993 ad oggi, come rilevato dall'amico Sen. Giorgio Pizzol e sistema mediatico disinformativo e che non da spazio a chi la pensa diversamente) è - nella migliore delle ipotesi - una cosa inutile, nelle peggiori una presa in giro.

Ma, ad ogni modo, penso che qualche segnale di democrazia, di libertà di pensiero, di emancipazione civile e sociale, difronte al fondamentalismo liberal-capitalista e ultra-atlantista, all'ignoranza e all'ipocrisia diffusa, meritino sempre di essere dati.

Per il resto penso comunque occorra lavorare a livello culturale, formativo e di discussione pubblica.

Proprio perché gli spazi di libertà di pensiero e democrazia sono sempre più ridotti. 

Mancanza di leggi elettorali costituzionalmente democratiche, ovvero che permettano a chiunque di avere dei propri rappresentanti e sistema mediatico pluralista e indipendente, sono già due aspetti importanti e sui quali riflettere e discutere.

Occorre, in sostanza, essere quel gatto nero che, sul manifesto, aveva catturato la mia attenzione.

Rimanere spiriti liberi, inquieti, eretici e magici, che attraversano l'oscurità, senza mai abbassare lo sguardo.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

Luca Bagatin e Paolo Di Mizio

venerdì 5 aprile 2024

La Cina e la sua lotta per la pace e lo sviluppo, secondo lo studioso britannico Carlos Martinez. Articolo di Luca Bagatin


Che la Repubblica Popolare Cinese sia oggetto spesso di pregiudizio da parte di coloro i quali poco hanno approfondito la sua Storia, cultura, politica e tradizione, è cosa nota.

Del resto ogni aspetto che non si conosce viene sempre osservato o con pregiudizio o con curiosità.

Coloro i quali hanno una mente aperta e preferiscono la curiosità al pregiudizio, hanno, a mio avviso, sempre una marcia in più.

E potrebbero scoprire ad esempio che la Cina coniuga socialismo classico, filosofia confuciana e apertura al mercato, mantenendo un equilibrio fra questi aspetti e, di fatto, promuove una forma di riformismo, certamente diverso da quello Occidentale (come è giusto che sia, visto che ogni Paese ha la sua propria Storia, mentalità e tradizione), ma che merita di essere conosciuto e approfondito.

E, per approfondire meglio la Storia, cultura, politica e tradizione, abbiamo a disposizione moltissimi saggi e documenti, in particolare di ottimi autori e studiosi italiani quali la prof.ssa Daniela Caruso, il prof. Fabio Massimo Parenti, Diego Angelo Bertozzi, il prof. Giancarlo Elia Valori e, negli USA, di personalità del calibro della professoressa Deborah Bräutigam.

Solo per citarne alcuni.

Altro studioso interessante in merito è Carlos Martinez, ricercatore britannico e attivista politico londinese. Autore, peraltro, del saggio “The East is Still Red – Chinese Socialism in the 21st Century” (Praxis Press), oltre che studioso delle società socialiste passate e presenti e co-editore del sito Friends of Socialist China.

Carlos Martinez ha tenuto, recentemente, diverse conferenze sia a Manchester che a Brighton, proprio sul tema della strategia globale della Cina, partendo proprio dal fatto che spesso la Cina è oggetto di pregiudizio, sia da parte dei media mainstream che da parte di una certa parte della sinistra, che finisce per considerare la Cina un Paese “imperialista”, tanto quanto gli USA.

Il testo delle conferenze è riportato proprio nel sito dell'associazione Friends of Socialist China.

Martinez sottolinea, fra le altre cose, come la leadership cinese chieda semplicemente di “costruire una comunità globale di futuro condiviso, con l’obiettivo di creare un mondo aperto, inclusivo, pulito e bello, che goda di pace duratura, sicurezza universale e prosperità comune”. Promuovendo “costantemente il suo impegno a favore della multipolarità; alla pace; alla massima cooperazione reciprocamente vantaggiosa in materia di sviluppo economico e di lotta al cambiamento climatico, alle pandemie e alla minaccia di una guerra nucleare; lavorare nel contesto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale a sostegno della coesistenza pacifica”.

Carlos Martinez in particolare sottolinea come già il leader socialista riformista cinese Deng Xiaoping, nel 1984, sostenesse che “L’ultima cosa che la Cina vuole è la guerra. La Cina vuole svilupparsi; non può farlo senza un ambiente pacifico”. E come l'attuale Presidente cinese, Xi Jinping, sottolinei come “Senza pace, nulla è possibile. Il mantenimento della pace è il nostro più grande interesse comune e l’aspirazione più cara dei popoli di tutti i Paesi”.

Carlos Martinez, confrontando l'esperienza degli Stati Uniti con quella della Cina fa presente che: “Gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra permanente: una guerra contro il multipolarismo, una guerra contro la sovranità, una guerra contro il socialismo. Una guerra per proteggere ed espandere il proprio dominio sui mercati mondiali, sulle risorse naturali, sulla terra e sul lavoro. La guerra di Corea, la guerra del Vietnam, i bombardamenti a tappeto di Laos e Cambogia, la guerra in Iraq, la guerra in Afghanistan, le guerre per il cambio di regime in Jugoslavia, Libia e Siria. Fanno tutti parte dello stesso progetto di imperialismo, di dominio, di egemonismo”. (…). E prosegue nel descrivere i conflitti nei quali gli USA sono attualmente coinvolti.

La Cina, invece, non fa guerre da oltre quattro decenni. Le forze armate cinesi non hanno sganciato una sola bomba in tutto questo tempo. E il bilancio della Repubblica Popolare in generale è stato straordinariamente pacifico”.(...)

Come dobbiamo comprendere queste differenze? Perché la Cina costruisce dove gli Stati Uniti bombardano? Il problema non è semplicemente che i cinesi bevono più tè al gelsomino e praticano più qi gong. Il fatto è che il successo economico della Cina si fonda su un quadro di socialismo, di proprietà pubblica e di soddisfazione dei bisogni della gente, anziché essere diretto esclusivamente all'aumento dei margini di profitto delle grandi imprese”.

Ma, come mai l'approccio cinese è tanto diverso rispetto agli USA o ad altri Paesi europei (spesso ex colonialisti)?

Martinez risponde in questo modo: “L’ascesa della Cina non è stata costruita sulla base del colonialismo o dell’imperialismo, ma si basa sul duro lavoro del popolo cinese e su una politica economica straordinariamente lungimirante, essa stessa un prodotto della leadership comunista e del fatto che la classe capitalista non tiene le redini del potere in Cina”.

La Cina sembra dunque voler unire il Sud del mondo nella lotta contro l'imperialismo, che è peraltro aspetto che già la vide protagonista ai tempi della Guerra Fredda. Tempi in cui, pur non aderendo ufficialmente al Movimento dei Paesi non allineati, guardava a quei Paesi del Terzo Mondo alternativi rispetto all'imperialismo statunitense e a quello sovietico.

La Cina si oppone all’imperialismo perché ha sofferto sotto l’imperialismo” - sostiene Carlos Martinez - “La Cina non vuole la guerra e non ha nulla da guadagnare dalla guerra. La spesa militare pro capite della Cina è circa 20 volte inferiore a quella degli Stati Uniti. E sebbene la Cina sia anche una potenza nucleare, possiede circa 350 testate nucleari, rispetto alle cinquemila e mezzo degli Stati Uniti”.

La Cina ha peraltro incorporato “lo sviluppo pacifico nella sua Costituzione” e, come sottolineato dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, è “l'unico Paese tra gli Stati dotati di armi nucleari a impegnarsi a non utilizzare per la prima volta le armi nucleari”.

La Cina è molto coerente nel sostenere la risoluzione pacifica delle controversie internazionali ed è molto attenta a non esacerbare i conflitti esistenti”, fa presente Carlos Martinez nel suo intervento. Aggiungendo come essa riconosca che “soprattutto i Paesi del Sud del mondo hanno un interesse comune ad opporsi all’imperialismo, difendere la sovranità e perseguire uno sviluppo pacifico”.

E, il modo migliore per difendere la sovranità è la multipolarità e, sottolinea Martinez, “la sovranità creerà spazio affinché i diversi popoli esplorino i propri percorsi verso il socialismo”.

Martinez conclude la sua relazione sottolineando come “Le classi politiche occidentali sono ancora sotto shock di fronte all'ascesa della Cina. Pensavano davvero che, con il crollo dell’Unione Sovietica, il cosiddetto capitalismo liberale avesse avuto la meglio, che fosse arrivata la “fine della storia”. Presupponevano che la Cina avrebbe seguito la traiettoria dell’Unione Sovietica, o avrebbe tranquillamente accettato una posizione di subordinazione permanente nel sistema imperialista guidato dagli Stati Uniti”.

Mentre oggi “la Cina è la più grande economia del mondo in base a qualsiasi misura sensata; è il principale partner commerciale di due terzi dei paesi del mondo; la sua gente vive sempre meglio; la sua aspettativa di vita ha superato quella degli Stati Uniti; ed è diventata una forza trainante verso la creazione di un sistema di relazioni internazionali più giusto, più equo e più democratico”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 14 ottobre 2022

Il Partito Comunista Cinese apre il suo XXesimo Congresso. Articolo di Luca Bagatin

Il Partito Comunista Cinese – che conta ormai circa 96 milioni di iscritti - si appresta al suo XXesimo Congresso nazionale, che si terrà il 15 e 16 ottobre.

2296 i delegati provenienti da tutta la Cina, comprendenti anche le minoranze etniche, che si riuniranno per eleggere i 300 componenti del Comitato Centrale, che guideranno il partito e stabiliranno le politiche in ambito economico e di politica estera, per i prossimi cinque anni.

Prevista anche l'elezione del nuovo Segretario del Partito, che potrebbe nuovamente riconfermare l'attuale Segretario e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, che guida il Partito dal 2012.

L'agenzia di stampa cinese Xinhua ha fatto presente che “I candidati sono stati selezionati secondo principi di integrità personale, lealtà e competenza secondo le indicazioni arrivate dalla leadership. A valutare questi criteri sono stati i locali organismi di disciplina di partito”.

E un rapporto della riunione del Comitato Centrale del PCC, pubblicato sempre dall'agenzia di stampa cinese Xinhua sottolinea che “Il Comitato Centrale del PCC, con al centro il compagno Xi Jinping, ha tenuto alta la bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi e ha unito e guidato l'intero Partito, le forze armate e il popolo di tutti i gruppi etnici, nel completare la storica missione di costruire una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti e realizzare, così, il primo obiettivo del centenario e intraprendere un nuovo viaggio verso la costruzione di un Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti”.

C'è chi sottolinea come la Cina moderna, da MaoTse-Tung a Xi Jinping, sia diventata un esempio di emancipazione pacifica. Mao, infatti, riuscì a liberare il popolo cinese dal colonialismo e dal feudalesimo; Deng Xiaoping, uno dei leader riformisti che gli successe, rese invece i cinesi più prosperi economicamente; mentre Xi Jinping ha saputo rafforzare tali conquiste, combattedo la corruzione e riducendo la povertà nel Paese. Il tutto attraverso il perseguimento della pace e della concordia con tutti i popoli.

E proprio questa, secondo il prof. Fabio Massimo Parenti, autore di numerosi saggi sulla Cina, nonché professore associato in Geografia, attualmente insegnante di The Global Political Economy, Globalization, Global Financial Markets, China’s Development e War and Media presso l’Italian International Institute “Lorenzo de ‘Medici” e in varie sedi accademiche, sarebbe una delle motivazioni principali che avrebbe portato all'ascesa pacifica cinese.

Proprio di recente, il prof. Parenti, sul suo canale Youtube, ha spiegato, fra le altre cose, quanto segue:

L'ascesa pacifica della Cina è legata a tre ragioni principali, reali e concrete.

In primo luogo, è una prerogativa della storia cinese. Fairbank (1992) e Giovanni Arrighi (2007) sottolineano che la Cina visse in pace per circa cinque secoli (XIV-XIX), con poche eccezioni di brevi conflitti regionali, mentre l'Occidente conobbe solo un secolo di pace continua in Europa (1815-1914). Nel complesso, l'esperienza cinese non è mai stata espansionistica e mai, nemmeno oggi, promotrice della corsa agli armamenti, contrariamente alle potenze occidentali.

In secondo luogo, la pace e lo sviluppo pacifico sono anche una prerogativa (e un'aspirazione) della migliore tradizione socialista internazionalista, in cui è considerata una precondizione per lo sviluppo e l'emancipazione delle masse. Basti pensare che la Cina, nella storia recente, ha sempre fatto parte delle forze antimperialistiche, anche come leader dei Paesi del Terzo Mondo non allineati.

Terzo, la pace è una prerogativa della cultura diplomatica cinese nella storia contemporanea. Tale cultura è riassunta dai cinque principi cinesi a partire dal 1954: rispetto reciproco; non aggressione; non interferenza; uguaglianza e vantaggi reciproci e convivenza pacifica".

E proprio la ricerca dell'equilibrio e della pace è la chiave che la Cina socialista di Xi Jinping vorrebbe difendere, chiedendo all'Occidente di abbandonare la mentalità da Guerra Fredda e lavorando tutti assieme per “costruire una comunità globale centrata sullo sviluppo”, come ebbe a dire nel 2021, praticando il “multilateralismo” e costruendo relazioni internazionali fondate su “rispetto reciproco, equità e giustizia nonché cooperazione dal mutuo vantaggio (win-win)”, come ribadito spesso dal Ministro degli Esteri cinese Wang.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 12 novembre 2021

"La via cinese", saggio sulla Cina di oggi e le opportunità che può offrire. Articolo di Luca Bagatin

 

La Cina, specialmente dopo l'ottima gestione della pandemia Covid19, è divenuta una potenza mondiale in grado di competere con gli Stati Uniti d'America per la leadership mondiale.

Il primo a riconoscere le potenzialità della Repubblica Popolare Cinese fu, in piena guerra fredda, l'allora Ministro degli Esteri, nonché leader socialista, Pietro Nenni.

Fu infatti grazie in primis a Nenni, se la Cina è stata riconosciuta in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Da tempo, in Italia, il socialismo di Nenni non esiste più, quanto all'Europa, come rilevato da numerosi studiosi e dai fatti, i partiti cosiddetti “socialisti” sono diventati liberali e capitalisti.

Ovvero ben lontani da prospettive politiche di emancipazione sociale e di elevazione morale, civile e spirituale.

Il prof. Fabio Massimo Parenti, esperto di geopolitica, professore associato alla China Foreign Affairs University di Pechino e docente presso il Lorenzo de' Medici – The Italian International Institute di Firenze, ha recentemente dato alle stampe il suo ultimo saggio dedicato alla Repubblica Popolare Cinese.

Edito da Meltemi, “La via cinese – Sfida per un futuro condiviso” di Parenti, mira innanzitutto – con dati, analisi e studi alla mano - a decostruire gli stereotipi che il pubblico, i media e le autorità occidentali si sono fatti sulla Cina.

Il prof. Parenti ci spiega innanzitutto come, grazie alla leadership del Partito Comunista Cinese (i cui componenti sono selezionati attraverso principi meritocratici), la Cina si sia liberata dalla povertà assoluta e siano state garantite possibilità di miglioramento ad ogni strato della società, rendendo il Paese moderno e in grado, non solo di competere con le più grandi potenze mondiali, ma finanche di essere diventata pressoché la prima potenza economica mondiale al mondo.

Il tutto anche e soprattutto grazie sia a un profondo senso di far prevalere l'interesse generale rispetto a quello egoistico-paersonale, sia ad un profondo patriottismo radicato nel popolo cinese, ispirato al confucianesimo (oltre che al taoismo e al buddismo) ed ai principi marxisti-leninisti e all'insegnamento di Mao Tse-Tung.

Uno spirito patriottico radicato nel popolo cinese che, a differenza di quanto accade nei Paesi occidentali e liberali, supporta direttamente il suo governo. Cosa che peraltro si è vista nella gestione della pandemia che, da tempo, in Cina, non rappresenta più un pericolo reale.

E ciò non solo grazie ai forti finanziamenti in campo medico-sanitario (a differenza dei Paesi occidentali e liberali, che hanno fortemente tagliato in questo settore), ma anche in quanto popolazione, istituzioni, personale sanitario, medico e scientifico, hanno agito tempestivamente e in piena sinergia, secondo i tre principi di “testare, tracciare, trattare”, volti ad arginare i contagi e combattere il virus. Oltre che aiutare in tal senso altri Paesi, come l'Italia.

Strategia diametralmente opposta di quanto è avvenuto e sta avvenendo nei Paesi liberal capitalisti occidentali, ove ancora si investe poco in sanità, ove le autorità e la popolazione sembrano collaborare molto poco ed ove l'esempio cinese non è stato affatto seguito.

Altro dato, spiegato da Parenti, che ha permesso alla Cina di divenire la prima economia del pianeta, è stata la possibilità per molti cinesi di viaggiare all'estero già dagli Anni '80 e '90, permettendo loro di acquisire conoscenze da importare e migliorare nel loro stesso Paese.

Oggi, in Cina, risiedono infatti innumerevoli società ad alta tecnologia che sono state in grado di innovare, rispetto ai loro competitor occidentali e il tutto grazie ad un forte, deciso e fattivo sostegno dello Stato socialista cinese.

Proprio a causa di tali successi, come spiega il saggio del prof. Parenti, gli USA hanno e stanno mettendo in campo nuove politiche da “guerra fredda”, al fine di arginare l'ascesa cinese.

E lo fanno sia direttamente, come ha fatto l'amministrazione Trump, attraverso dazi ai prodotti provenienti dalla Cina; sia attraverso tentativi di disinformazione mediatica; sia attraverso tentativi di destabilizzazione interna, sovvenzionando ad esempio i manifestanti violenti ad Hong Kong, che frange terroristiche islamiche nello Xinjiang (tutti aspetti approfonditi nel saggio di Parenti).

Da notare che, invece, la Cina, agisce in modo totalmente opposto. Ovvero non entra nelle questioni interne di altri Paesi, promuovendo non solo l'armonia fra i Paesi, ma anche la cooperazione economica. E, come fa presente il prof. Parenti, mentre gli USA possiedono basi militari in ben 80 Paesi, la Cina ne possiede unicamente una a Gibuti, in Africa.

Da sottolineare peraltro come la Cina, sin dagli Anni '50, abbia sostenuto e cooperato con gran parte dei Paesi africani che si stavano liberando dal colonialismo, mentre gli USA hanno sempre sostenuto le potenze europee coloniali e neo-coloniali, imponendo il loro modello liberal capitalista.

Quello cinese, fa presente il saggio di Parenti, è in sostanza un “socialismo con caratteristiche cinesi” o “socialismo di mercato non capitalista”, che ha delineato, nei decenni, una “globalizzazione con caratteristiche cinesi”.

Una globalizzazione fondata sul modello definito “win-win”, ove tutti gli attori coinvolti risultano soddisfatti e vincitori. Un modello di cooperazione economico, strategico e geopolitico alla pari, ove il modello cinese non viene esportato, ma ove la Cina attua forme di cooperazione paritaria con altri Paesi.

Una cooperazione che si basa sulla non-aggressione e sulla non-ingerenza negli affari interni; sul rispetto reciproco; sulla difesa dell'integrità nazionale territoriale; sul multilateralismo e la cooperazione pacifica.

Da tempo la Repubblica Popolare Cinese collabora con la Russia, l'America Latina (Cuba, Argentina, Bolivia e Venezuela in primis), l'Asia e l'Africa, ma anche con la nostra Europa, attraverso la Belt and Road Initiative (BRI), detta anche Nuova via della seta.

Il saggio di Fabio Massimo Parenti, oltre a ciò, si sofferma nell'illustrare il sistema politico e sociale della Cina moderna, in modo da decostruire quegli stereotipi occidentali che vorrebbero far passare il governo cinese per autoritario e antidemocratico.

Parenti ci spiega come la Cina sia una Repubblica fondata sulla “democrazia consultiva”. Ovvero su una procedura di dialogo fra la società e le istituzioni.

A tal proposito esiste un organismo chiamato Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese, formata da 3000 componenti e costituisce l'elemento che permette alla società civile di interagire con le autorità politiche.

Ovvero, spiega il prof. Parenti, i membri del Partito Comunista ricevono consigli elaborati da vari rappresentanti della società civile, appartenenti a diversi settori professionali. Si creano, così, gruppi e commissioni che elaborano le varie analisi e proposte e si attuano i piani di sperimentazione delle nuove politiche, oltre che la correzione delle politiche già in atto nel Paese.

Per molti versi, in sostanza, in Cina, si potrebbe parlare di parziali forme di democrazia diretta e dunque popolare e proprio tali aspetti vengono particolarmente approfonditi nel saggio di Parenti.

Il sistema politico e sociale cinese si fonda, essenzialmente, su principi di quella che viene definita “meritocrazia politica verticale”, ovvero di un sistema che premia l'efficienza delle politiche attuate e i buoni risultati ottenuti.

Nella società e nel Partito, in sostanza, fa carriera solamente chi ne ha merito, ovvero ha ottenuto risultati.

Da sottolineare come la società cinese, sia per cultura e religione (confuciana, taoista e buddista), oltre che per principi politici attuati (marxismo-leninismo e maoismo-dengismo), fa prevalere unicamente l'interesse generale e ogni aspetto individualistico e egoistico passa sempre in secondo piano.

E proprio tutto ciò, ha permesso l'edificazione di una Repubblica Popolare che è riuscita a liberarsi, prima dal feudalesimo e dal colonialismo e, nei decenni, dall'analfabetismo e dalla povertà assoluta, divenendo quindi, infine, la prima potenza economica mondiale.

Da dire poi, come sottolinea il prof. Parenti nel saggio, che la Cina non consta di un solo partito politico, per quanto quello Comunista ne rappresenti la guida e la leadership.

Nel Congresso Nazionale del Popolo, ovvero nel parlamento, composto da 3000 deputati con mandato quinquiennale, 800 membri rappresentano 8 partiti non comunisti e 500 sono deputati indipendenti.

Nel parlamento cinese, inoltre, è garantita un'adeguata rappresentanza di genere e delle minoranze etniche. Il 94% dei deputati è in possesso di una laurea; il 70% ha meno di 55 anni e il 5% ha meno di 25 anni.

Capitoli importanti del saggio di Parenti, sono dedicati alla Nuova via della seta cinese – siglata anche dall'Italia - e sono volti a dimostrare come questa non sia un Piano Masshall, ma una grande opportunità economica per tutti e possa gettare le basi per un mondo multipolare, pacifico e fondato sulla mutua cooperazione e non sull'imposizione imperialista del modello unico liberal capitalista e neocolonialista.

Fabio Massimo Parenti, in conclusione, ravvisa come ad ogni modo la perdita di peso economico, politico e strategico degli USA nel mondo, li stia spingendo verso scenari o da nuova “guerra fredda” o addirittura da possibile “terza guerra mondiale” contro la Cina e i Paesi ad essa più vicini strategicamente (si pensi alla Russia, ma anche al Venezuela, a Cuba e a molti Paesi sovrani e che guardano a forme di sviluppo multipolari e alternative al liberal capitalismo).

Tali scenari andrebbero scongiurati, in quanto portatori di tensioni e ripercussioni non solo a livello militare e politico, ma anche economico.

L'unico scenario positivo, ravvisato da Parenti, è dunque quello pacifico e multipolare, guidato dalla Cina nel pieno rispetto della sovranità nazionale di ogni Paese, della sua integrità territoriale e dei suoi usi e costumi.

“La via cinese – Sfida per un futuro condiviso”, offre dunque nuovi spunti sia al lettore che si interessa di fenomeni geopolitici, che a quel lettore che, spesso, sull'onda di un'informazione parziale, faziosa o distorta, ha accumulato pregiudizi relativamente alla Repubblica Popolare Cinese e al suo sistema politico, economico e sociale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 14 gennaio 2018

Il socialismo prospero - saggi sulla via cinese. Articolo di recensione di Luca Bagatin

Fu il leader socialista italiano Pietro Nenni, fra i primi, a riconoscere il ruolo geopolitico fondamentale della Repubblica Popolare Cinese alla costruzione di un mondo multipolare.
La Cina, uscita da tempo dal colonialismo che, nel corso dell'800, la rese schiava dell'Impero Britannico, il quale la costrinse ad aprire i suoi mercati all'oppio, e diversi suoi territori furono influenzati da tutte le maggiori potenze europee, è oggi, dopo l'avvento al potere di Mao Zedong e dei suoi successori, una delle massime potenze economiche indipendenti al mondo.
A parlarcene un saggio che è, in sè, una raccolta di saggi ed articoli curata dallo studioso Fabio Massimo Parenti e che raccoglie sia suoi interventi pubblicati principalmente, in questi ultimi anni, dalla testata "Il Caffè Geopolitico", più altri autorevoli interventi fra cui quelli del prefatore del saggio stesso - il prof. Domenico Losurdo dell'Università di Urbino - e della prof.ssa Ann Lee della New York University.
Sto parlando de "Il socialismo prospero - saggi sulla via cinese", edito di recente dalla casa editrice NovaEuropa.
Pensando alla Cina moderna non si può non chiedersi come possa un Paese a guida comunista - retto tutt'oggi dal Partito Comunista Cinese - convivere al suo interno con una economia di stampo capitalistico e quindi aver ricercato una propria personle via al socialismo, seguento le proprie peculiarità storiche, culturali e religiose.
L'autore, da me interpellato in merito, mi spiega - rifacendosi alle parole del prof. Losurdo - che lo stesso Mao sosteneva che l'esperienza delle forze del capitale non può essere annullata, bensì essa va valorizzata. Ovvero che la completa espropriazione economica delle classi borghesi è controproducente per le forze del socialismo, mentre è l'espropriazione politica che va portata sino in fondo. Questo, in sostanza, quanto accaduto nella Repubblica Popolare Cinese. La borghesia non è stata affatto espropriata economicamente, purtuttavia i settori chiave, da quello delle telecomunicazioni passando per quello dell'energia, dei trasporti e del sistema bancario rimangono saldamente in mano pubblica e tali settori, secondo quanto riportato nel saggio medesimo, sono in grado di competere vittoriosamente sul mercato mondiale e ciò è possibile anche grazie ad uno spirito patriottico che incoraggia tutto il popolo cinese alla cooperazione ed alla collaborazione reciproca.
Nel saggio si sottolinea come l'attuale Presidente cinese, Xi Jinping, abbia più volte ribadito il concetto che la globalizzazione, sotto il profilo cinese, va vista nell'ottica del miglioramento delle condizioni di vita delle persone e sia volta alla riduzione alla povertà, secondo il concetto "Lo sviluppo è del popolo, con il popolo e per il popolo" ed in questo senso lo stesso Presidente afferma che la Cina di oggi è riuscita a risollevare dalla povertà ben 700 milioni di cinesi.
Per poter fare ciò la geopolitica e la politica economica cinese sono orientate alla collaborazione con tutti i popoli e con la collaborazione ed il sostegno a tutti i Paesi, piccoli o grandi che siano.
La prof.ssa Ann Lee, ricorda ad esempio come la Cina abbia, in questo senso, cancellato il debito di molti Paesi emergenti e avviato numerosi progetti di collaborazioni, inverstimenti e partnership economiche e commerciali in particolare in Africa e America Latina (in particolare in Ecuador e Venezuela, che hanno beneficiato di finanziamenti per sviluppi infrastrutturali).
L'autore del saggio spiega come la Cina odierna sia in parte erede tanto del confucianesimo quanto della tradizione socialista europea, applichi diffusamente il diritto romano e abbia aperto a modalità di consumo tipiche dell'occidente moderno. L'autore riporta inoltre i dati dell'indagine condotta dal centro statunitense Pew Research degli anni 2010 - 2012, i quali ci dicono che il 92% dei cinesi sostiene che il loro tenore di vita sia migliore rispetto a quello dei loro genitori ed il 39% che sia addirittura di gran lunga migliore.
Fabio Massimo Parenti ricorda come la Cina sia generalmente considerata come un regime autoritario, tuttavia egli afferma che, nel corso dei decenni, vi sono state importanti riforme fondiarie, fiscali e amministrative che hanno aperto da tempo al diritto di manifestare liberamente anche attraverso la presenza sia di sindacati indipendenti che di partito, i quali hanno favorito numerosi scioperi ed occasioni di confronto e miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
L'autore sottolinea anche come la cultura cinese, fortemente legata al confucianesimo, abbia influenzato profondamente la popolazione relativamente al rispetto nei confronti delle Istituzioni statali, anche da parte dei dirigenti delle imprese private e come lo Stato sia visto tutt'altro che con sospetto, ma come parte fondante della società, come una sorta di "dimensione famigliare".
In questo senso i dipendenti pubblici sono reclutati secondo principi meritocratici e così i vari membri del partito ed i dirigenti dello Stato. Vi sono, inoltre, forme di democrazia diretta che permettono non solo la contestazione e la richiesta di spodestare i rappresentanti al potere, ma anche forme di assemblearismo di base nei villaggi e nei quartieri. Sembra, in sostanza, che sia privilegiata la risoluzione delle controversie attraverso discussioni politiche costruttive fra le autorità politiche e la base.
Relativamente al settore degli immobili, come riportato dal saggio a cura di Parenti, le abitazioni, un tempo statali ed assegnate alla popolazione ad un canone di locazione agevolato inferiore all'1% del loro reddito, oggi sono diventate proprietà privata dei loro occupanti almeno per l'80% e questi le hanno potute acquistare dallo Stato a prezzi di gran lunga scontati rispetto ai valori di mercato.
Il fatto che lo Stato controlli il settore bancario e finanziario, permette inoltre alle autorità di intervenire direttamente nei periodi di crisi economica ed evitare dunque speculazioni finanziarie e conseguenti tracolli. Questo uno dei punti di maggior forza dell'economia cinese assieme al settore dell'innovazione tecnologica e dell'e-commerce, che hanno fatto registare un +10,2% nel corso degli ultimi anni.
All'attenzione dell'agenda del Presidente Xi, come riportato nel saggio di Parenti, il settore verde e del risparmio energetico attraverso lo sviluppo di tecnologia ad hoc, che hanno permesso un risparmio di 6,7 miliardi di tonnellate di carbone in cinque anni, con una riduzione del 19,71% dei consumi, superando l'obiettivo posto dall'Amministrazione nel suo ultimo piano quinquiennale.
La Cina sta dunque investendo moltissimo nello sviluppo di energie rinnovabili ed in energie tecnologicamente sotenibili atte a invertire la tendenza rispetto agli alti tassi di inquinamento registrati nei decenni passati.
Sul piano geopolitico la Cina, come dicevamo, è orientata allo sviluppo di un mondo multipolare, in controtendenza rispetto alla visione statunitense unipolare. In questo senso è stretta la collaborazione con la Russia, oltre che con il Brasile, l'India e il Sudafrica, riuniti, appunto, nell'associazione economica denominata BRICS. Oltre a ciò, dal 1996, Pechino e Mosca hanno gettato le basi dell'Organizzazione di Shangai per la Cooperazione (SCO), assieme a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e dal 2001 Uzbekistan, con funzioni in particolare di sicurezza nazionale sul piano geopolitico.
La collaborazione Cina-Russia ha spesso portato alla condanna, a livello internazionale, degli insensati e dannosi interventi NATO in Libia, il tentativo di spodestamento del Presidente Assad in Siria e ha giocato un ruolo decisivo nella risoluzione delle controversie con l'Iran e con la Corea del Nord.
Il saggio di Fabio Massimo Parenti offre inoltre un ampio approfondimento relativo agli investimenti ed alla cooperazione fra la Cina e numerosi Stati africani. Cooperazione che non rappresenta una forma di sfruttamento (salvo rari e documentati casi che pur vi sono stati) di manodopera a basso costo e di risorse energetiche, bensì una opportunità di miglioramento delle condizioni di vita dei popoli africani medesimi.
Altro importante capitolo, che merita approfondimento, è quello relativo alla questione tibetana.
Nel saggio si fa presente che la libertà di religione e di culto è garantita dalle autorità cinesi e che l'economia tibetana ha avuto un incremento nel corso degli anni e la popolazione ha migliorato di gran lunga le sue condizioni di vita e che oggi il Tibet, proprio per la sua millenaria cultura spirituale, rimane un punto di riferimento e di attrattiva mondiale.
Nel saggio si dice anche che nell'Assemblea Nazionale Popolare (il Parlamento cinese) i deputati sono 21 e che al Dalai Lama, prima di andare in esilio, fu concessa la carica di Vicepresidente del Parlamento.
Questioni sulle quali, comunque la si pensi, occorre ad ogni modo, io credo, approfondire ulteriormente.
"Il socialismo prospeto - saggi sulla via cinese" di Fabio Massimo Parenti edito da NovaEuropa è dunque un testo utile a conoscere meglio un Paese solo apparentemente lontano dal nostro continente e sul quale, spesso, si tendono ad avere ingiustificati pregiudizi.
Ricordando il titolo di un celebre film degli Anni '60 diretto da Marco Bellocchio, dunque, possiamo dire che, per molti versi, "La Cina è vicina" e sicuramente protagonista della scena geopolitica mondiale per i decenni a venire.

Luca Bagatin