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venerdì 24 luglio 2026

Addio a Wang Quanying, ultima eroina della Lunga Marcia. Articolo di Luca Bagatin

 

E' scomparsa, all'età di 105 anni, Wang Quanying, ultima donna sopravvissuta ad aver partecipato alla Lunga Marcia, epica ritirata del 1934-1936, che permise all'Armata Rossa Cinese dei Lavoratori e dei Contadini di sottrarsi all'accerchiamento delle truppe nazionaliste del Kuomintang.

Wang Quanying nacque nel 1921 nella contea di Jinchuan, nel Sichuan, da una povera famiglia tibetana.

Rimasta orfana a un anno, fu cresciuta dallo zio fino ai cinque anni. Successivamente lavorò come bracciante agricola presso un proprietario terriero e, nel 1935, a soli quattordici anni, si unì al Reggimento Indipendente Femminile della Quarta Armata del Fronte, impiegata come infermiera e addetta alla logistica.

Nel 1936 attraversò a piedi le montagne innevate, cibandosi di piante selvatiche e perdendo un dito del piede sinistro a causa delle temperature estremamente rigide.

Fu ufficialmente riconosciuta come veterana dell'Armata Rossa Cinese negli Anni '80 e, fino al maggio scorso, continuò a tessere cuscini per futon per donarli alle scuole locali.

Sua figlia maggiore, Liu Guihua, così l'ha voluta ricordare: “Un'eroica soldatessa che ha attraversato montagne innevate durante la Lunga Marcia; ha celato i suoi successi ed è rimasta fedele alla sua aspirazione originale per tutta la vita”.

Il suo unico rimpianto, secondo la famiglia, sarebbe stato quello di non aver vissuto abbastanza a lungo per assistere al novantesimo anniversario della Lunga Marcia, che si celebrerà, nella Repubblica Popolare Cinese, il 16 ottobre prossimo.

Luca Bagatin

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lunedì 15 giugno 2026

Dai villaggi dello Shaanxi alla guida della Cina: i 73 anni di Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 15 giugno il Presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha compiuto 73 anni.

Iscritto al PCC dal 1974, assunse presto l'incarico di Segretario della cellula del Partito della brigata di produzione del piccolo villaggio di Liangjiahe, nella provincia dello Shaanxi.

Si distinse, già all'epoca, per aver contribuito a migliorare le condizioni agricole di quelle zone.

Anche negli Anni '80, da Vicesegretario e successivamente da Segretario del Comitato del PCC nella contea di Zhengding, nella provincia dello Hebei, condivise con la popolazione di quelle aree il lavoro e le difficoltà quotidiane.

Riformatore e pragmatico, come i suoi predecessori, da Deng Xiaoping a Hu Jintao, Xi Jinping fu eletto a Segretario Generale del PCC nel 2012 e assunse la carica di Presidente della RPC nel 2013.

Egli rimarrà fedele al suo motto, proferito nel luglio 2016 ai quadri del Partito: “conservare per sempre un cuore sincero nei confronti del popolo”.

Impegnato fin da subito nella lotta contro la corruzione all'interno del PCC, rafforzerà le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori e introdurrà il concetto di “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.

Un sogno da ottenere grazie alle riforme e all'apertura, in continuità con il marxismo-leninismo e il socialismo con caratteristiche cinesi, ma rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà, al fine di costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”

Grazie a Xi Jinping vengono così eliminati i monopoli e rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.

E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.

Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari e si investe nella salvaguardia dell'ambiente.

Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.

Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.

Egli promuove, a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera ed economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.

Molto apprezzato dal suo popolo, il Presidente Xi ha sempre posto al centro della sua azione politica la comunità, sia cinese sia globale, dimostrando profonda lungimiranza, specie in un mondo percorso da turbolenze e da politiche spesso sconsiderate e ideologiche.

Egli, anche in occasione dell'avvio del XV Piano Quinquennale, nel 2026, ha sottolineato ai quadri di Partito di operare al fine di “conseguire risultati per il popolo e attraverso il lavoro concreto”, spiegando altresì come il Partito Comunista Cinese – che ha superato i 100 milioni di iscritti - rappresenti sempre “gli interessi fondamentali della stragrande maggioranza del popolo, condividendo con esso le gioie e i dolori, la vita e il destino”.

Difficile dire se questo sarà il secolo cinese, ma sicuramente il socialismo con caratteristiche cinesi ha dimostrato, anche grazie alla sapiente leadership del Presidente Xi Jinping, di essere una valida alternativa a quel liberal capitalismo che tutto mette in vendita e che non è in grado di coltivare quei valori umani e spirituali di cui abbiamo assoluta necessità.

Luca Bagatin

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sabato 11 aprile 2026

Incontro fra Xi Jinping e la Presidente del Kuomintang, nel segno del risorgimento cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso venerdì si è tenuto l'incontro, a Pechino, fra il Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), nonché Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping e la Presidente del Kuomintang (KMT), Cheng Li-wun, invitata per l'occasione nella Cina continentale, accompagnata da una delegazione del suo partito.

Il Presidente Xi ha sottolineato l'importanza di tale incontro per lo sviluppo delle relazioni fra i due partiti, nonché per le relazioni con Taiwan.

Il Presidente Xi ha espresso la volontà di collaborare con tutti i partiti politici di Taiwan e ogni settore della società civile, al fine di rafforzare gli scambi economici e il dialogo, per promuovere la pace e favorire la rinascita nazionale, fondata su quanto sancito dal “Consenso del 1992”, ovvero dall'opposizione al separatismo di Taiwan, come previsto, nel 1992, dai rappresentanti del Partito Comunista Cinese, in rappresentanza della Repubblica Popolare Cinese e quelli del Kuomintang, partito nazionalista della Repubblica di Cina (Taiwan).

La Presidente Chang ha sottolineato come tanto gli abitanti della Repubblica Popolare Cinese, quanto quelli di Taiwan, siano entrambi cinesi e appartengano alla stessa famiglia. E ha sottolineato come il suo partito sostenga il “Consenso del 1992” e promuova la cooperazione fra le due sponde dello Stretto di Taiwan.

Le differenze nei sistemi sociali non devono essere una scusa per la secessione”, ha sottolineato il Presidente Xi. Aggiungendo “Accogliamo con favore qualsiasi proposta che favorisca lo sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto e non risparmieremo alcuno sforzo per promuovere qualsiasi iniziativa che favorisca tale sviluppo”.

La Presidente Cheng Li-wun, un tempo attivista indipendentista e deputata del Partito Democratico Progressista, dal quale ha preso le distanze anche a causa dei numerosi scandali di corruzione che hanno investito il partito, ha descritto l'incontro con il Presidente XI “sincero, franco e sentito”, volto allo sviluppo pacifico di entrambe le sponde dello Stretto.

La Presidente Cheng, altresì, ha esortato tutti i partiti politici della regione taiwanese ad astenersi dall'usare lo sviluppo pacifico fra le due parti come strumento di propaganda politica alla ricerca del consenso elettorale, sottolineando come si tratti, diversamente, di una scelta fra pace e guerra.

La Presidente Cheng ha peraltro affermato che entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan dovrebbero unire le forze per portare avanti il risorgimento della Cina, come negli ideali di Sun Yat-sen, primo Presidente della Cina moderna nel 1912 e leader della Rivoluzione democratica del 1911 che pose fine alla dinastia imperiale Quing, fondatore del Kuomintang, nonché della Società per la Rinascita della Cina, nel 1894.

Tanto Sun Yat-sen che Mao Tse-tung vengono considerati i Padri della Cina moderna, per il loro carattere rivoluzionario, riformatore e modernista e, dunque, il trait-d'union fra le due sponde dello Stretto.

Luca Bagatin

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lunedì 29 dicembre 2025

I risultati del sondaggio lanciato da "Global Times" promuovono la Cina e il socialismo con caratteristiche cinesi. Articolo di Luca Bagatin

 

Il tabloid cinese “Global Times”, come ogni anno, ha condotto un sondaggio – fra agosto e ottobre di quest'anno - che ha coinvolto 46 Paesi e un campione di circa 51.700 intervistati, dal titolo “Sondaggio globale sull'impressione e la comprensione della Cina”.

Lo scopo è comprendere come, a livello globale, viene percepita la Repubblica Popolare Cinese e il socialismo con caratteristiche cinesi.

Il campione ha compreso 15 Paesi sviluppati e 31 Paesi in via di sviluppo. Fra i quali Paesi del G20; 9 Paesi BRICS, 10 Paesi membri dell'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico). La Cina, ovviamente, è stata esclusa dal sondaggio.

La metodologia del sondaggio è stata condotta attraverso: interviste faccia a faccia, telefoniche tramite il computer e sondaggi panel online.

Il target è stato composto da persone fra i 18 e i 70 anni.

Dai risultati del sondaggio, come riportato da “Global Times”, è emerso un consenso di circa l'80% relativamente ad alcuni concetti chiave di quello che in Cina viene definito “Pensiero di Xi Jinping relativo al socialismo con caratteristiche cinesi per la Nuova Era”.

Ovvero ciò che sta facendo l'attuale Presidente Xi per modernizzare il Paese, in ogni suo aspetto, sviluppando un socialismo di mercato adatto ai tempi e promuovendo apertura e riforme.

Il consenso dell'80% è emerso, in particolare, relativamente al concetto di “costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità” e la tematica ambientalista, riassunta nella massima “Acque cristalline e montagne lussureggianti sono beni inestimabili”.

Il 70% lo hanno avuto, invece, concetti come “Promuovere il pieno e rigoroso autogoverno del Partito”; “Approfondire ulteriormente le riforme in modo completo” e “Filosofia di sviluppo incentrata sulle persone”.

Il consenso maggiore, relativamente a tali concetti, si è avuto in particolare fra gli intervistati dei Paesi in Via di Sviluppo, mentre fra gli intervistati dei Paesi sviluppati ha ottenuto oltre il 60%. Dato comunque rilevante.

Apprezzamenti di oltre il 70% anche per quanto riguarda le iniziative relative allo sviluppo globale e alla sicurezza globale, intraprese in questi anni dalla Cina.
La gran parte degli intervistati, inoltre, ha concordato sul fatto che i membri dei partiti al governo dovrebbero tendere a standard più rigorosi e elevanti, rispetto ai cittadini comuni. Ovvero dovrebbero servire la popolazione e essere moralmente irreprensibili.

Tale aspetto ha raggiunto il 70% dei consensi nei Paesi BRICS, ASEAN e africani e il 60% nei Paesi europei e mediorientali.

La gran parte degli intervistati – in particolare dei Paesi BRICS, mediorientali, ASEAN e africani - ha espresso apprezzamento anche relativamente all'ultimo Piano Quinquennale cinese, ritenendolo un meccanismo importante per lo sviluppo socio-economico cinese.

L'80% degli intervistati ha espresso valutazioni positive relativamente alla crescita economica cinese nel 2025 e quasi il 90% degli intervistati ha espresso fiducia sulle prospettive future della Cina, in termini di crescita economica.

Il 69% degli intervistati ha un'impressione positiva della Cina. 6 punti percentuali in più rispetto al 2024. Impressione positiva che raggiunge l'80% per quanto riguarda gli intervistati dei Paesi BRICS.
In particolare viene valutato positivamente lo spirito laborioso e innovativo del popolo cinese, lo sviluppo della scienza e della tecnologia.
Aree di maggiore interesse per gli intervistati si sono rivelate lo shopping online su e-commerce cinesi; il social TikTok; lo sviluppo di robot, droni e veicoli a guida intelligente.
Oltre il 60% degli intervistati auspica che la Cina svolga un ruolo più attivo nella promozione della risoluzione delle crisi interazionali, in particolare nella crisi ucraina, nel conflitto fra Palestina e Israele e quello fra Israele e Iran.

E, oltre il 70% degli intervistati, auspica che la Cina partecipi maggiormente alle questioni internazionali, svolgendo un ruolo più importante in futuro, auspicando che possa contribuire a costruire un ordine internazionale più equo e giusto.

Il 58% degli intervistati auspica la costruzione di un ordine internazionale multipolare, equo e ordinato, nel quale ciascun Paese possa partecipare equamente agli affari internazionale.
Quasi il 70% degli intervistati si è detto favorevole all'attuale sistema internazionale fondato sulle Nazioni Unite, mentre il 36% vorrebbe migliorarlo.

Il 40% degli intervistati auspica un miglioramento delle relazioni fra Cina e USA e il 30% auspica un mantenimento dello status quo.

Nel confronto fra Cina e USA, il 39% degli intervistati sceglierebbe la Cina, contro il 26% degli intervistati che sceglierebbero gli USA.

Oltre il 60% ha espresso parere negativo relativamente ai dazi elevati dal governo USA, ritenendolo “un palese atto di egemonia unilaterale”. Il 43% ritiene che ciò potrebbe peraltro aumentare il costo della vita.

Circa il 70% ritiene che posizioni del governo USA, quali la rivendicazione sul Canale di Panama; la rivendicazione della sovranità sulla Groenlandia; gli attacchi militari contro l'Iran, possano avere un impatto negativo sulla comunità internazionale e rappresentino forme di nuovo imperialismo.

La gran parte degli intervistati dei Paesi BRICS, africani mediorientali e ASEAN, ritiene la Cina un “partner di cooperazione strategica” o “Paese amico”, mentre la gran parte degli intervistati dei Paesi sviluppati e europei considerano la Cina un “Paese con cui avere relazioni normali”.

La gran parte degli intervistati auspica un miglioramento delle relazioni fra il proprio Paese e la Cina (80% intervistati dei Paesi BRICS, mediorientali e africani; 60% intervistati dei Paesi ASEAN e europei).

Gli intervistati più giovani e quelli con livelli di istruzione più elevati si sono detti più disposti a interagire con la Cina e ne nutrono maggiore simpatia. Dato in linea con i risultati del sondaggio dell'anno precedente.

Luca Bagatin

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sabato 8 novembre 2025

La lunga marcia del Partito Comunista Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito Comunista Cinese (PCC), ha oltre cent'anni di Storia e ha raggiunto recentemente oltre 100 milioni di iscritti.

Studiarne e approfondirne la Storia è indispensabile, per chiunque voglia comprendere il successo di una realtà come la Repubblica Popolare Cinese che, dalla sua fondazione, nel 1949, è diventata pressoché la principale potenza globale, imparando dai suoi errori, sviluppando un sistema socialista fondato su efficienza e meritocrazia e non smettendo mai di lottare contro l'egemonismo e la corruzione, a beneficio della comunità.

Un interessante e completo saggio, di circa 600 pagine, relativo alla Storia del PCC, è edito dalla MarxVentuno Edizioni, dal titolo “La lunga marcia del Partito Comunista Cinese”, scritto dal Comitato editoriale incaricato dal PCC di redigerne la Storia.

Ottimamente tradotto in italiano e direi piuttosto scorrevole e piacevole, il saggio parte dal Movimento di Nuova Cultura, sviluppatosi in Cina, a Shanghai, nel 1915, grazie a Chen Duxiu.

E' anche grazie a questo saggio che mi appresto a riassumere l'articolata Storia del PCC, fino ai nostri giorni.

Chen Duxiu, intriso di ideali democratici e socialisti anti-autoritari, fu decano delle arti liberali presso l'Università di Pechino.

Le sue prospettive, diffuse grazie alla rivista “Gioventù Nuova”, erano fondate sulle parole d'ordine “democrazia” e “scienza” e il loro scopo era quello di attaccare frontalmente gli antichi precetti feudali e confuciani, oltre che i Signori della Guerra e l'imperialismo straniero.

Le idee marxiste-leniniste, che furono successivamente adottate dal Movimento di Nuova Cultura, arriveranno in Cina grazie alla Rivoluzione d'Ottobre, nel 1917 e influenzeranno il Movimento del 4 Maggio 1919, movimento studentesco anti-imperialista cinese anti-colonialista occidentale e anti-confuciano.

Accanto a Chen Duxiu, Li Dazhao, il quale contribuì a costituire le prime cellule del Partito Comunista Cinese, nel 1921, fondato sull'alleanza fra operai e contadini, oltre che intellettuali.

Il primo congresso del PCC si tenne nel luglio 1921, a Shanghai. Composto da circa 50 componenti e Chen Duxiu, pur non essendo presente a causa di impegni, come Li Dazhao, fu eletto Primo Segretario.

Inizialmente, il PCC, si alleò al Kuomintang (KMT) del rivoluzionario e riformatore Sun Yat-sen, padre della Cina moderna, la cui parola d'ordine fu “La terra ai contadini”.

PCC e KMT trovarono una sponda favorevole nella Russia bolscevica e iniziarono la loro collaborazione contro Signori della Guerra feudali e imperialisti occidentali, lavorando assieme per riunificare la Cina.

Dopo la morte di Sun Yat-sen, purtuttavia, l'alleanza fra KMT e PCC terminò.

Il KMT, guidato dal nazionalista conservatore Chiang Kai-shek, infatti, iniziò a perseguitare operai, contadini e comunisti e ne scaturì un'inevitabile guerra civile.

Nell'ambito di tale conflitto, nelle fila comuniste, iniziò a farsi strada un valente condottiero e rivoluzionario, ovvero Mao Tse-tung e, sotto la sua guida, l'Esercito Rivoluzionario degli Operai e dei Contadini (poi Esercito Popolare di Liberazione, nome che conserva tutt'ora l'esercito della Repubblica Popolare Cinese), iniziò a ottenere le prime vittorie sul nemico.

Altri valenti combattenti e successivamente valenti dirigenti del PCC, saranno Zhou Enlai e Deng Xiaoping, che coadiuveranno – assieme a molti altri come Chen Yun - ottimamente Mao, sia sul campo di battaglia, sia al governo del Paese una volta che, nel 1949, l'EPL avrà la meglio sull'esercito del KMT e sarà proclamata la Repubblica Popolare Cinese.

Nei territori conquistati dai comunisti, durante la guerra, Mao iniziò ad applicare il socialismo, restituendo le terre ai contadini e creando le basi per un'alleanza fra contadini, operai e ceto medio, contro i ricchi e più abbienti.

Nel saggio “La lunga marcia del Partito Comunista Cinese”, sono descritte tutte le fasi della guerra civile – nel corso degli Anni '30 e '40 - che qui, per ragioni di brevità, preferisco non citare, ma sono molto interessanti, per comprendere sia il genio militare dei rivoluzionari comunisti cinesi, sia le immense difficoltà alle quali costoro dovettero andare incontro, prima di raggiungere la vittoria finale, molti anni dopo.

La famosa “Lunga marcia”, che è parte fondamentale di tale odissea compiuta dai rivoluzionari comunisti, ha infatti profondamente forgiato il popolo cinese e il PCC, che ha avuto modo di maturare, sia sotto il profilo teorico che politico.

Come se non bastasse, i comunisti cinesi e il popolo cinese, hanno dovuto contemporaneamente lottare anche contro l'aggressione imperialista giapponese, dal 1937 al 1945, che causò sofferenze immense al popolo cinese, che ancora oggi la ricorda.

Oggi in pochi ancora sanno o ricordano, in Occidente, che tale aggressione fu un vero e proprio genocidio contro il popolo cinese, che fu massacrato e torturato non meno di quanto accaduto a molti ebrei in Europa, sotto il dominio nazifascista.

E in pochi sanno che molti ebrei comunisti occidentali lottarono, a fianco dei comunisti cinese, contro gli aggressori giapponesi e sono oggi celebrati, in Cina, quali eroi nazionali.

Nel corso della lotta, Mao scrisse varie opere e presentò vari rapporti, adattando il marxismo-leninismo al contesto cinese, criticando il dogmatismo e gettando le basi per la nuova Repubblica che stava per nascere e che sarebbe stata autonoma, fin da subito, dall'URSS.

Il programma di Mao si sostanziava nella costituzione di una nuova Repubblica democratica sotto la dittatura del proletariato, antimperialista e antifeudale, nella quale le banche venivano nazionalizzate e così le grandi imprese industriali e commerciali.

Le terre dei possidenti terrieri venivano distribuite ai contadini, i quali venivano incoraggiati al cooperativismo. Nello stesso tempo, ad ogni modo, non veniva bandito il capitalismo, anzi, veniva incoraggiata un'alleanza fra operai, contadini e capitalisti, ma a beneficio dell'economia nazionale e della comunità nel suo insieme.

Il PCC, inoltre, stabilì un'alleanza e una collaborazione fra tutti i partiti democratici, anche non comunisti, fra tutti i settori della società e fra tutti i gruppi etnici presenti in Cina, sotto la direzione del PCC stesso.

Ciò segnò, nei fatti, una forma di riconciliazione nazionale, che mirava a unire tutto il popolo cinese, in modo pragmatico e senza sentimenti di rivalsa.

Le linee guida delineate da Mao nascevano, dunque, sotto il segno di un socialismo anti-feudale, anti-imperialista, anti-burocratico e anti-nazionalista.

Nel 1950, la neonata Repubblica Popolare Cinese, si impegnerà nel suo primo conflitto, inviando truppe volontarie (Esercito Popolare dei Volontari) in sostegno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, per opporsi all'imperialismo statunitense.

Sempre nel 1950, la Repubblica Popolare Cinese, abrogò il matrimonio feudale, caratterizzato da nozze combinate, sancì la parità fra donne e uomini e la monogamia. Furono inoltre introdotte norme che rendevano illegale la prostituzione, le droghe, l'adescamento e il gioco d'azzardo. Mali tipici della vecchia società feudale cinese.

Il PCC, inoltre, lavorò molto per estirpare la corruzione nelle sue fila e per sviluppare l'economia, anche collaborando con la borghesia nazionale e dunque con la classe imprenditoriale.

Anche in ambito scolastico si fecero progressi, eliminando le vecchie istituzioni culturali e introducendo, nei corsi di studio, le opere del marxismo-leninismo.

Si privilegiò, inoltre, il pensiero e la ricerca scientifica e iniziarono a svilupparsi le prime strutture sanitarie all'avanguardia, sia nelle aree urbane che rurali.

Nel 1955, grazie al Primo Ministro Zhou Enlai, fu avviata la Conferenza di Bandung, che getterà le basi per il Movimento dei Paesi Non Allineati rispetto agli imperialismi USA – URSS e dunque per la creazione di un nuovo ordine mondiale multilaterale, all'epoca ancora da venire.

Per tutti gli Anni '60, del resto, la Cina socialista, lavorò per mantenersi in una posizione indipendente, sia dal punto di vista geopolitico che economico, per sviluppare le proprie forze produttive e per opporsi all'egemonia di ogni imperialismo, sviluppando ottimi rapporti con Paesi asiatici, africani, e latinoamericani.

Una battuta d'arresto, la Repubblica Popolare Cinese, la ebbe fra il 1966 e il 1976, a causa della Rivoluzione Culturale, che il PCC ha, negli anni successivi, aspramente criticato, non considerandola né una rivoluzione, né un progresso.

Essa viene inquadrata dal PCC quale forma di “deviazionismo di sinistra”, con eccessi che portarono a disordini, morti e violenze, che solamente la fermezza di quei comunisti che le si opposero – Zhou Enlai in primis - riuscirono a fermare.

Ad ogni modo, sempre grazie alla lungimiranza di Zhou Enlai, l'economia della Repubblica Popolare Cinese, nel corso degli Anni '70, rimase florida e in quegli anni ci fu un avvicinamento dei rapporti con gli USA, durante l'Amministrazione Nixon.

In seguito a ciò, il 25 ottobre 1971, fu approvata, in sede ONU, la risoluzione 2758 che stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang a Taiwan e da allora la Cina entrò a far parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Nel 1976, con l'arresto della cosiddetta Banda dei Quattro, ovvero di quegli esponenti che avevano monopolizzato il PCC “da sinistra”, la Repubblica Popolare Cinese iniziò il suo nuovo corso o, meglio, la sua nuova rinascita.

Grazie a esponenti del calibro di Hua Guofeng e Deng Xiaoping, il quale peraltro, estromesso dal Comitato Centrale Partito durante la cosiddetta Rivoluziona Culturale, fu reintegrato, nel 1977.

Sempre nel 1977 il PCC dichiarò, nel suo XI Congresso, la fine della Rivoluzione Culturale e si pose come obiettivo la costruzione di un socialismo moderno entro la fine del XX secolo.

Deng Xiaoping, nel 1978, porrà, per così dire “ordine al caos” lasciato dalla Rivoluzione Culturale, elaborando il punto di vista di Mao sulla ricerca della verità dei fatti, al fine di “liberarci dalle nostre catene mentali in modo da poter davvero emancipare le nostre menti”.

Ne scaturì una entusiastica discussione a livello di tutta la società cinese, che portò alla denuncia del cosiddetto “pensiero dell'ultra-sinistra” che aveva causato molti danni alla Cina e al Partito, il quale tornò ai principi marxisti originari.

Con Deng Xiaoping, inoltre, si arrivò all'elaborazione del cosiddetto “socialismo con caratteristiche cinesi”, che fu un arricchimento sia del marxismo-leninismo che del Pensiero di Mao Tse-tung.

Con Deng si iniziò a parlare di riforme, di apertura, di modernizzazione, di rivoluzione tecnologica, anche grazie agli investimenti stranieri e all'ingresso della Cina nel mercato internazionale.

Durante il periodo dengista, inoltre, vennero riabilitati molti membri del Partito, etichettati erroneamente come “di destra” durante la Rivoluzione Culturale, solo perché promotori di riforme e apertura.

Il Partito, inoltre, iniziò ad accettare al suo interno, non solo operai, contadini e intellettuali, ma anche imprenditori, artigiani e piccoli commercianti.

La modernizzazione socialista cinese fu peraltro ampiamente sostenuta da un altro grande rivoluzionario come Chen Yun, che proprio di sviluppo delle forze produttive si occupò a lungo, anche in qualità di Ministro del Commercio. Nei primi Anni '80, si iniziarono a responsabilizzare maggiormente le famiglie di contadini, le quali potevano godere direttamente dei frutti del loro lavoro e la medesima cosa accadde per quanto riguarda le imprese industriali.

Furono, inoltre, aperte le cosiddette Zone Economiche Speciali, allo scopo di attrarre investimenti stranieri.

Il XII Congresso del PCC del 1982, sancì definitivamente le linee guida per una piena modernizzazione del Paese sotto il profilo industriale, agricolo, tecnologico, militare e della sicurezza. Tale Congresso sottolineò come democrazia socialista significasse progresso materiale, etico e culturale, andando così ad aggiungere un ulteriore tassello allo sviluppo del PCC e del Paese nel suo complesso.

Tale processo di riforma fu, inoltre, introdotto anche in ambito giuridico e si iniziò a parlare di Stato di diritto, sviluppando un sistema giuridico a protezione dei diritti dei cittadini, sensibilizzando anche la popolazione – attraverso apposite campagne pubblicitarie - sulla conoscenza della legge e dello Stato di diritto.

Nella Repubblica Popolare Cinese si iniziava dunque a parlare di stabilità sociale, oltre che di sviluppo economico.

Per quanto concerne la politica estera, la Repubblica Popolare Cinese, intensificò i rapporti con i partiti comunisti di tutto il mondo, rilanciando i principi di “indipendenza, piena uguaglianza, rispetto reciproco e non interferenza negli affari interni degli altri”.

Mentre l'URSS espresse la volontà di migliorare i rapporti con la Cina, quelli con gli USA si raffreddarono, in particolare a causa delle interferenze di questi ultimi relativamente a Taiwan.

Per quanto riguarda il resto del mondo, la Cina ribadiva che ogni Paese merita rispetto, grande o piccolo che fosse e che gli affari mondiali andrebbero gestiti consultando tutti quanti i Paesi e non da una o due superpotenze. Sottolineando il suo carattere anti-egemonico di lunga data.

Le relazioni con l'URSS saranno normalizzate solo nel 1989, con Michail Gorbaciov. E, sempre nel 1989, Repubblica Popolare Cinese si trovò alle prese con un nuovo tentativo di destabilizzazione controrivoluzionaria interna, che riuscì ad arginare, evitando ciò che accadrà, diversamente, in URSS e che portò alla sua dissoluzione e all'avvento del liberal capitalismo assoluto, oligarchico e selvaggio.

Nel 1989 fu nominato Segretario Generale del PCC Jiang Zemin, il quale proseguì degnamente l'opera riformatrice intrapresa da Deng Xiaoping.

Jiang Zemin spiegò molto bene come l'economia socialista di mercato cinese fosse diversa rispetto a quella praticata nei Paesi capitalisti, in quanto capace di trovare un equilibrio fra l'efficienza del mercato e le necessità della comunità nel suo insieme, attraverso una sapiente pianificazione e macroregolamentazione.

Grazie all'economia socialista di mercato, infatti, in quegli anni il reddito pro capite dei residenti urbani aumentò del 7,9% all'anno e il reddito pro capite dei residenti aumentò del 4,3%. Il tenore di vita della popolazione, dunque, aumentò considerevolmente e così ogni indicatore economico.

Il XV Congresso del PCC inserì, dunque, la Teoria di Deng Xiaoping nel suo Statuto, assieme al marxismo-leninismo e al Pensiero di Mao Tse-tung.

Durante la guida di Jiang Zemin, la Cina continuò ad innovare la sua tecnologia e a sviluppare la sua scienza, cercando di raggiungere l'obiettivo della completa indipendenza ed entrando, nel corso degli Anni 2000, a pieno titolo nell'era della globalizzazione.

Fu proprio la globalizzazione che, opportunamente governata attraverso l'economia pianificata socialista, permise alla Cina il suo massimo sviluppo economico.

Nel frattempo, negli Anni '90, torneranno alla Cina, Hong Kong e Macao, che saranno governate secondo il principio “un Paese due sistemi”, ovvero con la garanzia di ampia autonomia, anche sotto il profilo economico, oltre che amministrativo e legale.

Dopo il crollo dell'URSS, la Repubblica Popolare Cinese avviò ottimi rapporti con la Russia, stabilendo partnership fondate sul rispetto e l'uguaglianza, mentre i rapporti con gli USA rimasero piuttosto freddi e altalenanti. In particolare quando, nel 1999, la NATO, guidata dagli USA, bombardò Belgrado e l'Ambasciata cinese e quando, nel 2001, gli USA intrapresero provocazioni militari nel Mar Cinese Meridionale, che provocarono una collisione con un caccia cinese.

La Repubblica Popolare Cinese firmò, nei primi anni 2000, un accordo di libero scambio con l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e fu fra i fondatori dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), assieme a Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.

Negli Anni 2000, la Cina, rafforzò anche la cooperazione con i Paesi africani e latinoamericani e dei Caraibi.

Nel 2003 fu eletto Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Segretario del PCC, Hu Jintao, il quale introdusse il concetto di “Prospettiva scientifica di sviluppo”, ovvero una dottrina che mirava a unire equilibrio, completezza e sostenibilità sotto il profilo scientifico e che poneva le persone al primo posto.

Tale dottrina fu introdotta nei documenti ufficiali del Partito e il suo mandato si svolse all'insegna del soddisfacimento delle necessità materiali e culturali dei cittadini, proteggere i loro diritti culturali, economici e politici e garantire uno sviluppo economico che potesse garantire prosperità collettiva.

Gli obiettivi fissati dal Partito durante il mandato di Hu Jintao, posero l'accento sulla costruzione di una società socialista armoniosa, fondata su democrazia, Stato di diritto, uguaglianza, giustizia, onestà e fratellanza e, fra le altre cose, fu abolita la tassazione agricola, che era in vigore da ben 2.600 anni.

Nonostante l'epidemia di SARS, che colpì la Cina, tra il 2001 e il 2005 il PIL cinese crebbe del 57,3% e il tenore di vita della popolazione migliorò nettamente. Inoltre, dal 2002 al 2011, dopo l'adesione cinese all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), la Repubblica Popolare Cinese passò dal sesto posto al secondo, quale maggiore venditore di merci al mondo.

Fu in quegli anni che iniziò ad essere adottata dalla Cina la cosiddetta strategia win-win, ovvero di mutuo vantaggio per tutti, dando un forte impulso all'economia globale e apportando benefici a tutto il mondo.

Anche a livello interno, le riforme socialiste si fecero sentire, nel corso degli Anni 2000.

Lo Stato aumentò i fondi per l'istruzione, fornendo libri di testo per gli studenti provenienti da famiglie in difficoltà economica e furono abolite le tasse scolastiche per gli abitanti delle zone rurali.

Tutto ciò migliorò l'accesso all'istruzione, sia obbligatoria che superiore e universitaria.

Lo Stato si occupò anche di promuovere l'occupazione e, in particolare, l'occupazione stabile, aiutando i giovani laureati a trovare in fretta un posto di lavoro e incentivando le start-up che creavano occupazione.

Alla fine del 2011 si ottennero ben 760 milioni di occupati in tutta la Cina.

Fu inoltre implementato il sistema sanitario, in particolare nelle zone rurali ed anche i sistemi di sicurezza sociale.

Negli Anni 2000 si stabilì anche una partnership fra Repubblica Popolare Cinese e Unione Europea, che fu rapidamente incrementata e rafforzata nel corso degli anni.

Il Presidente Hu Jintao si adoperò anche per recuperare e rafforzare i rapporti con il Giappone e per migliorare i rapporti con gli USA.

Gli Anni 2000 segnarono anche l'inizio di una seria lotta contro la corruzione all'interno del Partito, che proseguirà con forza durante il mandato del Presidente Xi Jinping, a partire dal 2012.

Xi Jinping rafforzò le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori. Parlò di promozione del progresso economico, politico, culturale, sociale e ecologico del Paese. Parlò “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.

Un Sogno da ottenere grazie la riforma e l'apertura, rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà e per costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”.

Grazie a Xi Jinping vengono eliminati i monopoli e viene rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.

E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.

Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari.

Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.

Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.

Fra il 2013 e il 2017 vengono creati oltre 13 milioni di posti di lavoro urbani all'anno, superando il numero di occupati rispetto alle aree rurali.

I servizi sociali e sanitari vengono gestiti a livello di comunità e dunque viene rafforzato il sistema di autogoverno. Attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie quali i big data e l'intelligenza artificiale vengono dunque ulteriormente perfezionati, unitamente al controllo e alla prevenzione della criminalità e di possibili attacchi terroristici. Al punto che la Repubblica Popolare Cinese è uno dei Paesi più sicuri e ordinati al mondo.

Il Presidente Xi Jinping si adopera molto, inoltre, per la promozione dell'ecologia attraverso il progetto “Bella Cina”, per la conservazione delle risorse e la protezione dell'ecosistema. L'obiettivo è quello di raggiungere una piena modernizzazione anche in tale ambito, in modo che l'essere umano e la natura possano convivere in modo armonioso.

In tal senso, fra il 2013 e il 2017, il Paese ha incrementato l'imboschimento, raggiungendo il 21,66% di copertura forestale e ha arginato la desertificazione.

Xi Jinping lancia, inoltre, anche a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera e economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.

Ottimi, infatti, sono i rapporti fra la Repubblica Popolare Cinese e l'UE, la Russia, i Paesi africani e latinoamericani, quelli Arabi, quelli del Sud-Est Asiatico e, ultimamente, anche con gli USA.

Con il recente XV Piano Quinquennale (2026 – 2030), approvato nell'ottobre scorso, la Repubblica Popolare Cinese mira, inoltre, a raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035”. E non è affatto escluso che non ci riesca prima.

A oltre 100 anni dalla fondazione del PCC e a oltre 70 anni dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese, direi che abbiamo molto da imparare, sia che siamo comunisti o socialisti o non lo siamo affatto.

Perché la Storia parla. I dati economici parlano. I risultati parlano.

Mentre i fondamentalismi e i “deviazionismi di destra e sinistra” Occidentali stanno a zero, c'è un Paese, il suo popolo e il suo sistema politico che avanzano e aiutano tutti noi ad avanzare. Consapevolmente o meno. Che lo vogliamo o meno.

Sarebbe il caso di iniziare a comprenderlo, a studiare e ad approfondire, pragmaticamente, senza pregiudizi.

Luca Bagatin

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sabato 13 settembre 2025

Celebrati, in Cina, gli eroi occidentali della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese. Articolo di Luca Bagatin

Norman Bethune (1890 - 1939)

Nell'ambito dell'80esimo anniversario della Vittoria nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e nella Guerra Mondiale Antifascista, la Repubblica Popolare Cinese ha celebrato e ricordato anche quegli eroi occidentali che si sono sacrificati, accanto al popolo cinese, contro l'imperialismo giapponese.

E' stato infatti ricordato il Dr. Norman Bethune (1890 - 1939), canadese di origine scozzese, elogiato dal Presidente Mao Tse-Tung come “un uomo di nobile carattere, un uomo di puro spirito, un uomo di integrità morale, un uomo libero da interessi volgari, un uomo che è stato di beneficio al popolo”.

Bethune, iscritto al Partito Comunista Canadese, fu attivo come medico chirurgo nelle fila antifranchiste e antifasciste durante la Guerra Civile Spagnola (1936 – 1937). Successivamente, nel 1938-1939, prestò servizio come medico nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'imperialismo giapponese, nelle fila dell'Esercito Popolare di Liberazione, ove morì a seguito di un'infezione contratta a causa di una ferita da taglio.

Negli Anni '60 divenne l'Occidentale più noto nella Repubblica Popolare Cinese e gli furono tributati molti onori per il suo eroismo e servizio.

Bethune si batté molto, nel mondo anglosassone, per promuovere il sistema sanitario universale gratuito, che aveva visto applicato, per la prima volta, in URSS.

A lui furono dedicati due film: “Bethune”, del 1977 e “Bethune: The Making of a Hero” del 1990, impersonati entrambi da Donald Sutherland.

Nell'ambito di tale storico anniversario, è stato ricordato anche Eric Liddell (1902 - 1945), campione olimpico di origine scozzese, nato in Cina e che in Cina, dopo la sua attività sportiva, fu educatore e missionario congregazionista e sostenitore della resistenza dell'Ottava Armata contro i giapponesi e, per questo, internato in un campo di concentramento giapponese, ove morì, all'età di 43 anni.

Alla sua vita di sportivo è ispirato il celebre film, “Momenti di gloria”, del 1981 ed è sepolto nel Mausoleo dei Martiri, in Cina, nella città di Shijiazhuang.

Mio padre amava la Cina e il popolo cinese. Ecco perché, nonostante il suo grande successo alle Olimpiadi di Parigi del 1924, e subito dopo la laurea all'Università di Edimburgo, tornò in Cina”, dichiarò la figlia, Patricia Liddell Russell.

Luca Bagatin

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martedì 1 luglio 2025

Il socialismo dai colori cinesi descritto dal Sen. Vittorino Colombo. Articolo di Luca Bagatin

 

Che “il socialismo dai colori cinesi”, come ebbe egli stesso a definirlo, fosse profondamente lungimirante e da ammirare e approfondire, se ne accorse già il Senatore della Democrazia Cristiana e già più volte Ministro, oltre che Presidente del Senato, Vittorino Colombo (1925 - 1996).

Egli del resto fondò la rivista “Mondo Cinese”, nel 1973, quale pubblicazione dell'Istituto Italo Cinese, per approfondire quella interessante realtà, che si stava evolvendo.

Ho avuto modo di leggere, in questo periodo, un suo interessante saggio, pubblicato nel 1986 dalle Edizioni del Sole24 Ore, dal titolo “La Cina verso il 2000 – Il socialismo dal colori cinesi”.

Tale saggio è particolarmente interessante, perché, parlandoci della nuovo corso riformista socialista cinese, impresso da Deng Xiaoping, ma già precedentemente da Zhou Enlai, ci sono tutte le basi della Repubblica Popolare Cinese odierna di Xi Jinping.

Una Cina che il Sen. Colombo visitò e approfondì a lungo e della quale rimase affascinato, non solo per la lungimirante gestione economica, votata al servizio della comunità, ma anche per una politica estera anti-egemonica, contraria all'ingerenza negli affari interni dei singoli Stati, volta al rispetto della sovranità di ogni Paese e votata al disarmo globale.

Nel suo saggio, il Sen. Colombo ci parla di una Cina che guardava alla modernizzazione e all'armonia, in ogni ambito. Che aveva imparato dal suo passato feudale, dalla sottomissione all'Occidente imperialista, da quella nei confronti del militarismo giapponese e dalle sue innumerevoli lotte intestine.

E che coniugava, come coniuga, confucianesimo e marxismo, aspetti che mirano a “distruggere l'egoismo”, cuore pulsante della concezione borghese del mondo, per far prevalere l'interesse comune.

In tutto ciò, il Sen. Colombo, intravede molto aspetti e punti in comune con il pensiero cristiano benedettino, pur lontano anni luce dalla Cina e da una Cina socialista che consente libertà religiosa, ma la considera un fatto privato.

La Cina socialista presentata dal Sen. Colombo, è votata allo sviluppo economico e delle forze produttive, alla ricerca di un “equilibrio delle relazioni” e in cui “il rispetto dei diritti e dei doveri è assoluto”.

Il Sen. Colombo descrive anche il suo incontro con i dirigenti socialisti cinesi dell'epoca.

Di Zhou Enlai ricorda il suo essere un intellettuale puro, che aveva partecipato alla rivoluzione sociale maoista, che aveva portato, nel 1949, alla nascita della Repubblica Popolare Cinese.

Grande mediatore, Zhou Enlai, dotato di profondo pragmatismo e logica, con il Sen. Colombo si intrattiene a parlare di politica italiana e europea, al punto da arrivare ad elogiare il ruolo di De Gasperi nella sua promozione dell'Europa unita.

L'unità europea, infatti, sembra essere molto sostenuta dalla Cina socialista. E lo è perché, come spiega Zhou Enlai al Sen. Colombo, essa può essere utile all'Europa per smarcarsi dalle due superpotenze imperialiste, gli USA e l'URSS.

E Zhou gli spiega come, infatti, ci sia necessità di multilateralismo e di “superamento di un mondo bipolare” e di come occorra lavorare per un mondo pacifico e fondato sui “cinque principi della coesistenza pacifica”, da egli stesso enunciati alla Conferenza di Bandung, fondati sull'amicizia fra le nazioni, sulla base del mutuo rispetto.

Il Sen. Colombo racconta poi dei suoi colloqui con il leader cinese Deng Xiaoping, il quale gli spiega come la Cina sia impegnata a lottare contro ogni forma di egemonia, da qualsiasi parte provenga e si sofferma a descrivere la nuova generazione di leader cinesi, fra i quali Zhao Zyang, sostenitore delle riforme tanto quanto Deng Xiaoping.

Quest'ultimo, del resto, gli spiega come il comunismo cinese non abbia modelli di riferimento precostituiti, ma venga costruito ogni giorno, imparando dai fallimenti e dai successi.

Un comunismo non ideologico, ma volto alla ricerca di una società giusta e armoniosa, oltre che al benessere globale.

Molto diverso rispetto a quello occidentale/europeo, che Zhou Enlai riferisce essere “revisionista”, in quanto subordinato all'URSS e per nulla autonomo, mentre ogni Partito Comunista, nel mondo, dovrebbe seguire la propria strada e la propria via al socialismo, senza essere subordinato a nessun altro partito.

E Deng Xiaoping non lesina frecciate anche al cosiddetto “eurocomunismo” elaborato dal PCI di Berlinguer, dal PCF di Marchais e dal PCE di Carrillo e che il leader cinese non ritiene affatto essere comunismo.

E critiche profonde del leader cinese vanno a movimenti come le Brigate Rosse, che considera organizzazioni terroristiche volte a destabilizzare l'Italia e l'Europa, completamente estranee al marxismo-leninismo e al maoismo, in quanto Marx, Lenin e Mao, mai avrebbero approvato modalità terroristiche.

“La Cina verso il 2000 – Il socialismo dal colori cinesi” del Sen. Vittorino Colombo è, poi, profondamente interessante perché analizza la Storia dell'edificazione del socialismo in Cina, sin dai tempi di Mao. E analizza il pensiero stesso di Mao, con grande lucidità e profondità e come esso abbia profondamente gettato le basi per l'edificazione della Cina moderna.

Certo, al netto delle esagerazioni e degli eccessi avvenuti durante la Rivoluzione Culturale, che peraltro ebbe a subire lo stesso Deng Xiaoping.

Nel saggio, inoltre, non mancano le analisi e l'approfondimento relativo all'economia socialista di mercato, introdotta da Deng Xiaoping, Chen Yun e dalla classe dirigente socialista riformista e che sarà la chiave del successo dell'economia cinese.

Pianificazione e mercato. Settori chiave dell'economia saldamente pubblici, pianificazione economica e, allo stesso tempo, promozione degli investimenti privati e liberazione delle forze produttive attraverso un'economia di mercato volta a favorire piccole e medie industrie e l'attività agricola.

Il saggio del Sen. Colombo, per chi avrà la pazienza di ricercarlo e leggerlo, è sicuramente strumento utile per approfondire il socialismo cinese di ieri e quello di oggi.

Senza sciocchi pregiudizi, senza sciocche ideologie e apprendendo lezioni dalla Storia e dall'esperienza.

Luca Bagatin

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giovedì 17 aprile 2025

Cina e Vietnam, cooperazione nel solco del socialismo, della modernizzazione e dell'inclusività contro dazi e unipolarismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, nel suo tour nel Sud-est asiatico dei giorni scorsi, ha visitato il Vietnam, importante Paese socialista fraterno, incontrando il Segretario Generale del Partito Comunista del Vietnam, To Lam; il Presidente Luong Cuong e il Primo Ministro Pham Minh Chinh.

Il Presidente Xi ha sottolineato – anche in un articolo pubblicato sul quotidiano ufficiale del Partito Comunista del Vietnam, Nhân Dân - come Cina e Vietnam siano realtà socialiste amichevoli “che condividono gli stessi ideali e interessi strategici”.

Il Partito Comunista Cinese e quello del Vietnam sono legati da decennale amicizia e collaborazione, nel solco di “un percorso socialista adatto alle nostre rispettive condizioni nazionali” e volto alla modernizzazione.

Costruire la comunità Cina-Vietnam con un futuro condiviso” - ha sottolineato il Presidente Xi - “serve gli interessi comuni dei nostri due Paesi e contribuisce alla pace, alla stabilità, allo sviluppo e alla prosperità della nostra regione e oltre. È in linea con l'andamento della Storia. Ed è la scelta dei nostri popoli”.

Del resto, come sottolineato dal Presidente cinese, i pionieri delle rivoluzioni socialiste – sociali e nazionali al contempo - cinesi e vietnamite, ovvero Mao Tse-Tung e Ho Chi-Min, “diedero un contributo importante alla vittoria mondiale nella lotta contro il colonialismo e l'imperialismo”.

Xi ha sottolineato come il Presidente Ho Chi-Min si unì e sostenne la Guerra di Resistenza del popolo cinese contro l'aggressione giapponese e come la Cina inviò consiglieri militari e politici a sostegno della resistenza vietnamita contro l'occupante francese. E, successivamente, contro l'aggressione USA contro il popolo vietnamita.

La Cina è il principale partner commerciale del Vietnam e la cooperazione sarà rafforzata in settori quali quello ferroviario, il 5G, l'Intelligenza Artificiale e lo sviluppo ecologico, ovvero in settori ad alta tecnologia.

Il Presidente Xi Jinping ha invitato il Vietnam e gli altri Paesi della regione a rafforzare la collaborazione multilaterale, affrontando la guerra commerciale scatenata dagli USA e promuovendo una visione equa e inclusiva del mondo globalizzato.

Invitando, altresì, a collaborare con tutti i Paesi del Sud del mondo e promuovere una visione internazionale aperta e cooperativa.

Luca Bagatin

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sabato 7 dicembre 2024

I 75 anni della Repubblica Popolare Cinese all'insegna dello sviluppo e del socialismo prospero. Articolo di Luca Bagatin


A 75 anni dalla proclamazione della Repubblica Popolare, da parte del Grande Timoniere, Mao-Tse Tung, la Cina ha dimostrato più volte, non solo di potersi rialzare, ma anche di diventare pressoché la prima potenza mondiale e di poter guidare un mondo, oltre i blocchi contrapposti e contro ogni forma di terrorismo, che può rappresentare una speranza di pace, stabilità e cooperazione globale.

Da “sabbia informe”, è, infatti, diventata una potenza globale e proprio questo è il sottotitolo dell'interessante e documentato saggio “Cina”, edizioni Imprimatur, dello studioso Diego Angelo Bertozzi.

Un saggio che affronta l'evoluzione della Repubblica Popolare Cinese, dalla fondazione, fino ai nostri giorni.

Ovvero da quando Mao Tse-Tung, proclamò – il 1 ottobre 1949 - la nascita della Repubblica, a seguito della vittoria dell’Esercito di Liberazione Popolare da lui guidato, che sconfisse definitivamente i nazionalisti di Chiang Kai-shek, sostenuti dagli Stati Uniti d’America di Roosevelt.

Un comunismo con caratteristiche particolari, quello cinese che, secondo le direttive di Mao, doveva privilegiare la classe contadina, piuttosto che lo sviluppo industriale del Paese.

Un Mao che, figlio di contadini egli stesso, alla guida del Paese, promosse la riforma agraria, collettivizzando e ridistribuendo le terre, oltre che avviando un processo di alfabetizzazione delle masse.

Solo dopo la morte di Mao, nel 1976, sarà avviata una nuova fase di modernizzazione del Paese, attraverso la corrente riformista guidata da Deng Xiaoping, il quale avvierà quello che ancora oggi viene chiamato “socialismo con caratteristiche cinesi”.

Un socialismo che si rifiuta di aderire al modello capitalista, ma che vuole apprendere quanto di positivo il sistema capitalista può insegnare. Un socialismo che apre al mercato e alla multiproprietà, ma ove l'intervento pubblico rimane preponderante e fulcro stesso della modernizzazione del Paese e dell'elevazione economica del popolo stesso.

E' quindi nel periodo guidato da Deng Xiaoping che, pur non archiviando il maoismo, ma criticandone solo gli aspetti più dogmatici, si sviluppa il settore industriale e tecnologico.

Allo stesso tempo, la Cina, si pone quale guida dei Paesi più poveri e che hanno da poco ritrovato l'indipendenza dal colonialismo, ponendosi a baluardo geopolitico nella lotta contro il sottosviluppo.

In questo senso, come fa presente il saggio di Bertozzi, la Cina è oggi molto presente nel continente africano, ove ha contribuito a costruire strade, ponti e infrastrutture, oltre che concesso prestiti a tassi agevolati e spalmati nel tempo.

Attualmente la Cina possiede percentuali di debito di diversi paesi africani, contribuendo concretamente a far uscire tali Paesi dal sottosviluppo, provocato dal colonialismo e dal neocolonialismo, che è aspetto ancora presente in quei Paesi ove il Fondo Monetario Internazionale e le potenze occidentali neo-coloniali (Francia, Gran Bretagna e USA in primis), sono ancora molto presenti.

E' stata, in sostanza, secondo la tesi di fondo del saggio di Bertozzi, l'ondata di rinnovamento portata avanti da Deng e dai suoi successori - Jang Zemin, Hu Jintao e l'attuale Presidente Xi Jinping - la marcia che ha permesso alla Cina di non fare la fine dell'URSS.

La Cina comunista, in sostanza, ha mantenuto la sua impronta socialista e la sua visione democratica, alternativa a quella liberale e occidentale.

La democrazia cinese non ammette la competizione elettorale fra partiti, in nome dell'armonia e della collaborazione fra partiti e formazioni politiche non antagoniste, ma in dialogo costante con il Partito Comunista Cinese (PCC), che rappresenta l'unità di tutto il popolo.

Partito – quello comunista cinese - che, peraltro, è al mondo la forza politica con il maggior numero di iscritti (la maggioranza ancora oggi agricoltori, ma da tempo ha aperto anche alle classi borghesi e ai liberi professionisti) avendo superato, nel 2019, i 90 milioni di tesserati. L'iscrizione allo stesso, peraltro, è piuttosto selettiva e il PCC è una vera e propria scuola di formazione politica socialista, atta a formare la futura classe dirigente del Paese.

Secondo i cinesi, peraltro, non esiste un solo modello di democrazia universale, esportabile e che vada bene per tutti, bensì questo è necessariamente frutto dello sviluppo interno e della civiltà politica del Paese nel quale tale processo è sorto e non frutto di imposizioni esterne.

In tal senso, la Repubblica Popolare Cinese, come spiegato nel saggio di Bertozzi, non intende dare alcuna lezione al mondo, ma parimenti non accetta alcuna lezione dal mondo occidentale, così come a suo tempo non la accettò nemmeno dall'URSS, con la quale spesso entrò in conflitto ideologico.

Il saggio di Bertozzi, spiega dunque che, in Cina, il PCC governa la Repubblica, ma esistono anche altre forze democratiche. Forze che partecipano all'esercizio del potere statale, hanno un ruolo consultivo e partecipano alla scelta dei capi di Stato e all'amministrazione del Paese. Ma tutte le forze politiche, unitamente al PCC, non sono minimamente in competizione.

In Cina sono peraltro presenti anche dei comitati di villaggio - i quali hanno una certa autonomia in ambito educativo e finanziario - che prevedono il diritto di voto attivo e passivo di tutti i residenti adulti.

Quanto all'economia cinese, come spiegato nel saggio “Cina”, è mista, ovvero, accanto ad aziende pubbliche, in particolare nei settori chiave dell'economia quali quello bancario, delle risorse energetiche e delle telecomunicazioni, vi sono imprese private e cooperative.

Imprese private comunque piuttosto sindacalizzate e ove una parte dei profitti viene non solo utilizzata per interventi a carattere sociale (come per la costruzione di scuole professionali o per soccorso di vittime di una catastrofe nazionale), ma anche reinvestita nello sviluppo di nuove tecnologie dell'impresa e ciò sembra essere una delle ragioni del boom tecnologico cinese, in particolare negli ultimi anni.

La Cina, in sostanza, da Paese feudale e successivamente coloniale, in 75 anni, ha fatto passi da gigante. Non solo è oggi pressoché un colosso economico, ma ha anche aumentato del 7,4% il reddito pro capite; creato oltre 13 milioni di nuovi posti di lavoro negli ultimi anni; sottratto dalla povertà oltre 100 milioni di persone nelle aree rurali e investito moltissimo nell'ambiente, ponendo un tetto all'emissione di gas serra e nello sviluppo di fonti rinnovabili.

Il saggio di Diego Angelo Bertozzi offre dunque al lettore uno spettro complessivo dello sviluppo di una nazione che sta da tempo modificando gli equilibri geopolitici globali. In favore di un mondo multipolare, più prospero, la Cina è oggi l'unica grande potenza a voler gettare acqua sul fuoco degli attuali terribili conflitti geopolitici che percorrono il pianeta, promuovendo pace, cooperazione, sviluppo.

Luca Bagatin

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venerdì 4 ottobre 2024

I 75 anni della Repubblica Popolare Cinese e la necessità di pace, cooperazione e stabilità mondiale. Articolo di Luca Bagatin

In occasione del 75esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, i co-editori dell'associazione Friends of Socialist China, Keith Bennett e Carlos Martinez, hanno curato e dato alle stampe, con la casa editrice britannica, specializzata in testi di cultura socialista e marxista Praxis Press, il saggio People's China at 75 – The Flag Stays Red”.

Il saggio, presentato a Londra lo scorso 28 settembre, raccoglie gli scritti di studiosi del socialismo cinese degli ultimi 75 anni e ha lo scopo di dare un punto di vista, senza pregiudizi, del socialismo cinese e dei progressi ottenuti dalla Cina in tutti questi decenni.

Il tutto partendo dalla sua fondazione, ovvero dal 1 ottobre 1949, in cui la Cina era una delle società più povere del pianeta.

Una realtà in cui analfabetismo e aspettativa di vita erano fra i più bassi al mondo e che, grazie alle riforme socialiste introdotte dal leader cinese Mao Tse-Tung e, successivamente, grazie ai suoi successori (ricordiamo in particolare i riformatori Zhou Enlai, Hua Guofeng e Deng Xiaoping), sia riuscita, non solo a eliminare analfabetismo e povertà assoluta, ma anche a divenire una potenza mondiale.

I capitoli del saggio, disponibile purtroppo solo in lingua inglese (e acquistabile sul sito della casa editrice a questo link in formato cartaceo: https://redletterspp.com/products/peoples-china-at-75 e a questo in formato digitale: https://redletterspp.com/collections/digital-books/products/peoples-china-at-75-the-flag-stays-red-digital), sono i seguenti:

  • Keith Bennett e Carlos Martinez: comprendere il socialismo con caratteristiche cinesi

  • Ken Hammond: Costruire il socialismo con caratteristiche cinesi

  • Jenny Clegg: La transizione della Cina al socialismo: 1949-1956

  • Andrew Murray: alzarsi in piedi, vivere a lungo, opporsi all'egemonia

  • Cheng Enfu e Chen Jian: l'importanza del raggiungimento da parte della Cina del suo secondo obiettivo del centenario entro il 2049

  • Kenny Coyle: La "fase primaria del socialismo" nel contesto storico

  • Roland Boer: la democrazia socialista della Cina

  • Mick Dunford: Prosperità comune

  • J Sykes: Mao, la Cina e lo sviluppo del marxismo-leninismo

  • Efe Can Gürcan: Costruire il socialismo, costruire la civiltà ecologica

  • Radhika Desai: Finanza paziente: la sfida principale di Pechino al Washington Consensus

  • Carlos Martinez: Come la Cina è sopravvissuta alla fine della Storia

Un saggio certamente interessante, in particolare in quest'epoca storica, in cui la Cina guida non solo l'alleanza dei BRICS, ma è anche leader della diplomazia e della ricerca della stabilità e della pace mondiale.

Si pensi non solo al piano per il cessate il fuoco, redatto dai Ministeri degli Esteri di Cina e Brasile, per quanto concerne il conflitto russo-ucraino, ma anche all'intervento del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, alla fine del settembre scorso, in cui egli ha ribadito le posizioni di pace e diplomazia anche in Medioriente, affermando : “Per quanto riguarda la Palestina, la Cina è fermamente a fianco dei Paesi arabi. Dobbiamo spingere per la rapida realizzazione di un cessate il fuoco completo e duraturo a Gaza, sostenere la piena adesione della Palestina alle Nazioni Unite e attuare la soluzione dei due Stati, nel tentativo di portare una pace duratura in Medio Oriente”.

Inoltre, ha affermato che “La pace è la cosa più preziosa nel nostro mondo odierno. Potreste chiedervi se esista una via che conduce alla pace. In effetti, la pace è la via. Senza pace, lo sviluppo non si manterrà; senza pace, la cooperazione non può avvenire. Per amore della pace, un singolo raggio di speranza è motivo sufficiente per non arrendersi; la minima possibilità merita uno sforzo centuplicato”.

Il mondo moderno di oggi, sempre più complesso e interconnesso, uscito peraltro da poco da una terribile pandemia e attraversato da violenze e fondamentalismi di ogni genere, ha assoluta necessità di pace, stabilità e cooperazione.

Luca Bagatin

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domenica 25 agosto 2024

La storica amicizia che lega Africa e Cina. Articolo di Luca Bagatin


Vi è una storica amicizia che lega l'Africa alla Repubblica Popolare Cinese.

Una storica amicizia che, per molti versi, fonda gran parte delle sue radici nell'influenza che ebbe su Mao Tse-Tung il saggista, sociologo, massone e attivista statunitense naturalizzato ghanese (all'età di 95 anni) William Edward Burghardt Du Bois (1869 – 1963).

Du Bois fu fra i più grandi esponenti del movimento panafricano nel mondo (oltre a Marcus Garvey) e fu fra i primi a battersi per i diritti civili delle persone di colore. Fu infatti fondatore, nel 1909, dell'Associazione nazionale per il progresso delle persone di colore (NAACP).

Molto amico e di Mao, Du Bois, oltre ad essere stato iniziato in Massoneria nella loggia Widow Son Lodge No. 1 nel 1910 (e il suo percorso massonico influenzò molto la sua lotta per l'emancipazione degli oppressi), all'età di 82 anni fu candidato alla carica di Senatore - nello Stato di New York - per il Partito Laburista Americano, ottenendo il 4% dei consensi e, successivamente, si iscrisse al Partito Comunista degli Stati Uniti d'America. Pur sempre critico nei confronti dell'URSS.

Du Bois ritenne ad ogni modo sempre che il capitalismo fosse una delle maggiori cause dell'oppressione delle persone di colore.

Fu uno dei primi sostenitori della Conferenza di Bandung (alla quale purtuttavia il governo USA non gli permise di partecipare), in Indonesia, nel 1955, che avrebbe permesso il dialogo fra i Paesi Non Allineati, edificando così un ponte fra Africa e Asia, gettando le basi per l'unione di quel Sud del mondo sfruttato dalla colonizzazione e dagli imperialismi dei blocchi contrapposti USA-URSS.

Nel 1959 Du Bois tenne una conferenza presso l'Università di Pechino, in cui sostenne il miglioramento dei legami fra le comunità afroamericane statunitensi e la Cina. E sostenendo che l'Africa e la Cina avrebbero dovuto camminare assieme, unite entrambe dalla lotta al colonialismo e allo sfruttamento.

Tale storica amicizia è stata rimarcata, il 12 agosto scorso, dall'Ambasciatore Fu Cong presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L'Ambasciatore ha fatto presente come i Paesi africani siano diventati una forza importante sulla scena politica globale, ma come ancora oggi vi siano fenomeni di colonialismo e neo-colonialismo.

In tal senso ha fatto presente che “Ancora oggi alcuni Paesi occidentali si aggrappano alla mentalità colonialista con un atteggiamento ipocrita nei confronti delle questioni africane. Interferiscono negli affari interni dei Paesi africani utilizzando mezzi finanziari, legali, basati su sanzioni e persino militari, ed esercitano un’oppressione e un controllo senza scrupoli sui Paesi africani nei settori della valuta, dell’energia, dei minerali e della difesa nazionale”.

Ha infine sottolineato come Cina e Africa siano buoni amici e partner, i cui rapporti sono “basati sull’assistenza reciproca e sullo sviluppo congiunto” sin da quando la Repubblica Popolare Cinese sostenne la “giusta lotta dei Paesi africani per l'indipendenza e la liberazione nazionale”.

La strada per l'emancipazione dei popoli oppressi è probabilmente ancora lunga, ma la promozione di un nuovo ordine mondiale politico e economico più giusto, multipolare, ragionevole, che combatta ingiustizie, terrorismo, fondamentalismo, colonialismo e instabilità, è necessario e ha radici antiche.

Luca Bagatin

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sabato 30 dicembre 2023

Xi Jinping, il nuovo Mao socialista riformista. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 26 dicembre scorso ricorreva il 130esimo anniversario della nascita di Mao Tse-Tung, padre fondatore della Cina socialista e eroe della liberazione dall'oppressione, non solo della Cina, ma anche di gran parte dei Paesi del Terzo Mondo.

Molto interessante il recente articolo che Ben Chacko, editore del giornale britannico di ispirazione socialista “Morning Star”, ha dedicato al ricordo di Mao, facendone un parallelismo con l'attuale leadership socialista cinese guidata dal Presidente Xi Jinping.

Ben Chacko, che ha vissuto in Cina diversi anni, ritiene che sia totalmente errata l'idea che molti si sono fatti di Xi Jinping quale “revisionista del maoismo”, sottolineando che, tutti i leader cinesi, non hanno mai accettato l'idea che la Cina possa aver rotto definitivamente con Mao e la sua prospettiva di edificazione di una società socialista.

Chacko riconosce come vi siano dei parallelismi fra Mao e Xi Jinping, in particolare sulla necessità di combattere la corruzione interna, diffondere la prosperità economica in tutto il Paese e diventare leader di un rinnovato movimento di decolonizzazione e di promozione dell'ascesa del Sud del mondo (pensiamo alla promozione dell'alleanza dei BRICS da parte del Presidente Xi e della stessa Nuova Via della Seta, oltre che gli ottimi rapporti della moderna Cina con tutti i Paesi del Sud del mondo).

La Cina maoista infatti, molto più che l'Unione Sovietica, si prodigò per promuovere i movimenti di liberazione dal colonialismo in tutti i Paesi del Terzo Mondo e ciò probabilmente anche grazie all'influenza che ebbe su Mao, William Edward Burghardt Du Bois (1869 - 1963), saggista e sociologo statunitense che fra i primi si batté per i diritti civili delle persone di colore, il quale fu molto amico di Mao e fu candidato, all'età di 82 anni, per il Partito Laburista Americano nello Stato di New York, conquistando il 4% dei consensi e, in età avanzata, si iscrisse al Partito Comunista degli Stati Uniti d'America.

Ben Chacko, nel suo articolo, rileva come, di fatto, la Repubblica Popolare Cinese non abbia mai rotto con il maoismo, affermando: “Nel 2003, l’allora presidente Hu Jintao lodò Mao per aver apportato “i cambiamenti sociali più profondi e più grandi nella storia cinese”. Fu sotto Deng che il partito emise il famoso verdetto secondo cui Mao aveva il 70% di ragione e il 30% di torto”.

E prosegue sottolineando come già il Presidente Hu abbia rafforzato la legge sui contratti di lavoro nel 2007, ravvisando “l'impatto negativo della mercatizzazione sui diritti dei lavoratori”.

Chacko fa inoltre presente come il Presidente Xi, pur di orientamento socialista riformista come i suoi predecessori, abbia spostato la politica del Partito Comunista Cinese a sinistra, subordinando “la crescita economica all'equità e alle considerazioni ambientali ed ecologiche”.

E come egli promuova l'istruzione pubblica rispetto a quella privata e come tratti il mercato con maggiore sospetto, promuovendo “un’etica più egualitaria, reprimendo i miliardari e chiedendo al governo di regolamentare i “redditi eccessivi” dei ceti più alti”.

Nel suo articolo, Ben Chacko, fa inoltre presente come “Xi ha promosso una cultura del volontariato, esortando gli studenti a trascorrere le vacanze nelle regioni rurali più povere lavorando su progetti di sviluppo, e ha gemellato le aree ricche con quelle povere con l’obbligo legale per le prime di investire nelle seconde”. E come egli abbia lanciato un appello a laureati e uomini d'affari a trasferirsi nelle loro città rurali d'origine e ciò al fine di incoraggiare un movimento di “rivitalizzazione rurale” che, nella moderna e iper-tecnologica Cina, si stava via via perdendo.

Certamente l'attuale leadership socialista cinese sarà ricordata come fu ricordata l'epopea di Mao. Un rinnovato marxismo con caratteristiche cinesi e aspetti socialisti riformisti che, purtroppo, nella nostra Europa e nel nostro Occidente (ovviamente esclusa l'ottima America Latina socialista con, in testa, Cuba, il Messico, il Nicaragua, il Brasile, la Colombia, il Venezuela, solo per citare alcune realtà socialiste serie), sembrano essere dimenticati da troppi decenni.

Luca Bagatin

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giovedì 31 agosto 2023

Il riformismo socialista cinese fra BRICS e rapporti con il continente africano. Articolo di Luca Bagatin

Al 15esimo vertice dei BRICS di Johannesburg, tenutosi dal 22 al 24 agosto scorsi, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping ha affermato due concetti importanti.

Il primo: “Noi (Paesi BRICS) scegliamo i nostri percorsi di sviluppo in modo indipendente, difendiamo congiuntamente il nostro diritto allo sviluppo e marciamo in tandem verso la modernizzazione. Ciò rappresenta la direzione del progresso della società umana e avrà un profondo impatto sul processo di sviluppo del mondo”.

Il secondo: “Le regole internazionali devono essere scritte e rispettate congiuntamente da tutti i Paesi sulla base degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, piuttosto che dettate da coloro che hanno i muscoli più forti o la voce più forte. Organizzarsi per formare gruppi esclusivi e confezionare le proprie regole come norme internazionali è ancora più inaccettabile”.
Sottolineando, così, come il compito dei BRICS sia, fra gli altri, quello di “sostenere l’equità e la giustizia e migliorare la governance globale”.
Il Presidente Xi, si è altresì soffermato elogiando il continente africano, con il quale la Cina ha un rapporto di lunghissima data, affermando come esso sia “un serbatoio di saggezza semplice, ma profonda”, ricordando un proverbio africano che afferma: “Se vuoi andare veloce, vai da solo; se vuoi andare lontano, andiamo insieme”.
Le relazioni fra Cina e Africa, infatti, risalgono agli Anni '60, ai tempi del Grande Timoniere Mao-Tse Tung, il quale, tramite l'allora Primo ministro e Ministro degli Esteri Zhou Enlai, iniziò a intessere relazioni con tutti quei Paesi africani che miravano a liberarsi dal colonialismo occidentale e ad emancipare il Terzo Mondo dagli opposti imperialismi USA-URSS.
Zhou Enlai enunciò, già allora, i principi cardine della politica estera cinese, fondata sul mutuo aiuto: beneficio reciproco attraverso la comune cooperazione, non aggressione e rispetto della sovranità nazionale. Fu così, che, sin da allora, la Repubblica Popolare Cinese iniziò a costruire infrastruttire in Africa, a portare aiuti medici e educativi e a garantire prestiti a tassi agevolati.
Una strategia portata avanti, dopo Mao e Zhou Enlai, da tutti i loro successori e che è alla base della profonda amicizia fra Cina e Africa.
Realtà, entrambe, accomunate dal fatto di essere state preda del colonalismo occidentale, ma che, ciò vale in particolare per la Cina, hanno saputo affrancarsi da tale sudditanza ed emanciparsi, attraverso il socialismo e forme di cooperazione pacifica.
Molto interessanti, in merito ai rapporti Cina-Africa, gli studi della sinologa italiana Alessandra Colarizi e quelli della studiosa statunitense Deborah Brautigam.
Luca Bagatin
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venerdì 14 ottobre 2022

Il Partito Comunista Cinese apre il suo XXesimo Congresso. Articolo di Luca Bagatin

Il Partito Comunista Cinese – che conta ormai circa 96 milioni di iscritti - si appresta al suo XXesimo Congresso nazionale, che si terrà il 15 e 16 ottobre.

2296 i delegati provenienti da tutta la Cina, comprendenti anche le minoranze etniche, che si riuniranno per eleggere i 300 componenti del Comitato Centrale, che guideranno il partito e stabiliranno le politiche in ambito economico e di politica estera, per i prossimi cinque anni.

Prevista anche l'elezione del nuovo Segretario del Partito, che potrebbe nuovamente riconfermare l'attuale Segretario e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, che guida il Partito dal 2012.

L'agenzia di stampa cinese Xinhua ha fatto presente che “I candidati sono stati selezionati secondo principi di integrità personale, lealtà e competenza secondo le indicazioni arrivate dalla leadership. A valutare questi criteri sono stati i locali organismi di disciplina di partito”.

E un rapporto della riunione del Comitato Centrale del PCC, pubblicato sempre dall'agenzia di stampa cinese Xinhua sottolinea che “Il Comitato Centrale del PCC, con al centro il compagno Xi Jinping, ha tenuto alta la bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi e ha unito e guidato l'intero Partito, le forze armate e il popolo di tutti i gruppi etnici, nel completare la storica missione di costruire una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti e realizzare, così, il primo obiettivo del centenario e intraprendere un nuovo viaggio verso la costruzione di un Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti”.

C'è chi sottolinea come la Cina moderna, da MaoTse-Tung a Xi Jinping, sia diventata un esempio di emancipazione pacifica. Mao, infatti, riuscì a liberare il popolo cinese dal colonialismo e dal feudalesimo; Deng Xiaoping, uno dei leader riformisti che gli successe, rese invece i cinesi più prosperi economicamente; mentre Xi Jinping ha saputo rafforzare tali conquiste, combattedo la corruzione e riducendo la povertà nel Paese. Il tutto attraverso il perseguimento della pace e della concordia con tutti i popoli.

E proprio questa, secondo il prof. Fabio Massimo Parenti, autore di numerosi saggi sulla Cina, nonché professore associato in Geografia, attualmente insegnante di The Global Political Economy, Globalization, Global Financial Markets, China’s Development e War and Media presso l’Italian International Institute “Lorenzo de ‘Medici” e in varie sedi accademiche, sarebbe una delle motivazioni principali che avrebbe portato all'ascesa pacifica cinese.

Proprio di recente, il prof. Parenti, sul suo canale Youtube, ha spiegato, fra le altre cose, quanto segue:

L'ascesa pacifica della Cina è legata a tre ragioni principali, reali e concrete.

In primo luogo, è una prerogativa della storia cinese. Fairbank (1992) e Giovanni Arrighi (2007) sottolineano che la Cina visse in pace per circa cinque secoli (XIV-XIX), con poche eccezioni di brevi conflitti regionali, mentre l'Occidente conobbe solo un secolo di pace continua in Europa (1815-1914). Nel complesso, l'esperienza cinese non è mai stata espansionistica e mai, nemmeno oggi, promotrice della corsa agli armamenti, contrariamente alle potenze occidentali.

In secondo luogo, la pace e lo sviluppo pacifico sono anche una prerogativa (e un'aspirazione) della migliore tradizione socialista internazionalista, in cui è considerata una precondizione per lo sviluppo e l'emancipazione delle masse. Basti pensare che la Cina, nella storia recente, ha sempre fatto parte delle forze antimperialistiche, anche come leader dei Paesi del Terzo Mondo non allineati.

Terzo, la pace è una prerogativa della cultura diplomatica cinese nella storia contemporanea. Tale cultura è riassunta dai cinque principi cinesi a partire dal 1954: rispetto reciproco; non aggressione; non interferenza; uguaglianza e vantaggi reciproci e convivenza pacifica".

E proprio la ricerca dell'equilibrio e della pace è la chiave che la Cina socialista di Xi Jinping vorrebbe difendere, chiedendo all'Occidente di abbandonare la mentalità da Guerra Fredda e lavorando tutti assieme per “costruire una comunità globale centrata sullo sviluppo”, come ebbe a dire nel 2021, praticando il “multilateralismo” e costruendo relazioni internazionali fondate su “rispetto reciproco, equità e giustizia nonché cooperazione dal mutuo vantaggio (win-win)”, come ribadito spesso dal Ministro degli Esteri cinese Wang.

Luca Bagatin

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