Visualizzazione post con etichetta taiwan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta taiwan. Mostra tutti i post

giovedì 14 maggio 2026

Trump a Pechino: il tramonto dell’unilateralismo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

E alla fine Trump – sconfitto da un Iran che resiste; non in grado nemmeno di far cambiare governo al Venezuela (nonostante il rapimento del suo legittimo Presidente) e alle prese – come ricorda l'ottimo Pino Arlacchi nel suo articolo su Il Fatto Quotidiano - “con un deficit commerciale bilaterale di quasi mille miliardi di dollari, dazi che hanno aumentato i prezzi americani senza ridurre le importazioni cinesi, e un apparato militare che i wargames del Pentagono descrivono come perdente in una guerra contro la Cina”, andò a Pechino e elogiò, giustamente, il Presidente cinese Xi Jinping, definendolo, più volte, un “grande leader”.

La Repubblica Popolare Cinese, del resto, è sempre stata aperta al dialogo e alla cooperazione e, dunque, dialoga anche con Trump e di buon grado, offrendogli anche un banchetto di benvenuto nella Grande Sala del Popolo.

Il Presidente Xi ha sottolineato che la relazione fra Cina e Stati Uniti è la più importante nel mondo di oggi e ha sottolineato, in merito: “Dobbiamo farla funzionare e non rovinarla mai”, spiegando che ogni possibile scontro fra entrambe le parti porterebbe alla sconfitta di entrambe, mentre la cooperazione fra le due parti garantisce, a entrambe, mutuo vantaggio.

Xi ha sottolineato, ancora una volta, come le parti debbano assumersi la responsabilità storica e guidare la nave delle relazioni sino-statunitensi in modo fermo, volto a garantire pace, stabilità, prosperità e progresso nel mondo.

Trump, del resto, si è trovato concorde su tutta la linea.

Relativamente all'incontro fra i due leader, è intervenuto anche il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, il quale, in conferenza stampa, interpellato dai giornalisti, ha spiegato le linee guida della stabilità nelle relazioni sino-statunitensi: “”Stabilità strategica costruttiva” significa stabilità positiva con la cooperazione come pilastro, stabilità sana con competizione entro limiti appropriati, stabilità costante con divergenze gestibili e stabilità duratura con una pace auspicabile”.

Relativamente alla questione di Taiwan, il portavoce ha spiegato come il Presidente Xi, durante i colloqui con Trump, abbia sottolineato che essa deve essere gestita in modo corretto, in caso contrario i due Paesi potrebbero scontrarsi ed entrare in conflitto.

Egli ha spiegato come la salvaguardia di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan rappresenti il comune denominatore fra Cina e Stati Uniti.

Taiwan, del resto, storicamente e come stabilito anche dalla risoluzione ONU nr. 2759 del 25 ottobre 1971, votata ad ampia maggioranza, è parte integrante della Repubblica Popolare Cinese, che ne è l'unica legittima rappresentante.

Tale incontro sembra, una volta di più, mostrare al mondo come siamo entrati a pieno titolo nell'era multipolare, ovvero alla fine del dominio unilaterale dell'Impero statunitense e dei suoi alleati e satelliti in UE e non solo.

Un Impero che, ancora oggi, vorrebbe fare la voce grossa, usando i soliti vecchi strumenti suprematisti bianchi e neo-colonialisti, ma che ormai si scontrano con popolazioni e Paesi con sistemi differenti e che rappresentano la maggioranza del mondo e che non accettano più di essere sottomessi al suprematismo bianco occidentale liberale e capitalista.

Paesi che, con la loro capacità di resilienza/resistenza, oculatezza nella gestione politica e economica e con la capacità di usare il sistema capitalista non già per l'egoismo di pochi, ma a beneficio delle comunità, come sta facendo da decenni la Repubblica Popolare Cinese, oggi stanno ampiamente surclassando il cosiddetto Occidente.

Occidente che, nel corso degli ultimi decenni, in particolare, ha fatto di tutto per auto-sabotarsi, con sanzioni controproducenti e controproducenti sostegni a autocrazie corrotte, nazionaliste, colonialiste e separatiste.

I fatti stanno parlando da tempo e Trump, che in un primo tempo pensava di mettere i bastoni fra le ruote alla Cina e ai BRICS, con le sue assurde e controproducenti mosse in Venezuela, Iran e dazi vari, si sta ritrovando con il cerino in mano e, probabilmente, visto l'esito dell'incontro a Pechino, ne sta prendendo atto.

Del resto, se da una parte abbiamo una potenza – la Cina – che ha saputo imparare dai suoi errori, nel corso della sua Lunga Marcia, dal 1949 ad oggi, pianificando, ragionando, creando sinergie, partnership, cooperazione e lavorando a beneficio della comunità, nazionale e globale, dall'altra abbiamo Paesi liberal capitalisti che ragionano come ai tempi della Guerra Fredda. Che economicamente arrancano, si auto-sabotano, elevano muri, sanzionano chi non la pensa come loro, si deindustrializzano, non sono in grado né soprattutto vogliono dialogare e porre attenzione alle ragioni di tutte le parti in causa nei conflitti. Conflitti spesso iniziati e innescati da loro stessi.

Mentre la Cina, da decenni, cerca di guidare e emancipare i Paesi del Sud del mondo (cooperando con essi, togliendo i dazi), nei Paesi liberal capitalisti si esalta l'immigrazione come fenomeno positivo, perché gli immigrati fanno lavori che “gli europei non vogliono più fare” (ma, in realtà, sarebbe bene che ricomincino a fare e che siano anche pagati adeguatamente e non sottopagati come avviene ora!).

Senza comprendere che l'immigrazione e il conseguente sfruttamento degli immigrati è fenomeno drammatico, causato spessissimo da guerre fomentate da un Occidente guerrafondaio e colonialista. Fenomeno che di positivo non ha proprio nulla.

L'unico aspetto positivo dovrebbe essere l'emancipazione dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo e la cooperazione internazionale. Così come un'economia fondata sulla produzione e lo scambio di beni reali (e non sulla finanza internazionale e l'oligarchia di pochi) ed un settore pubblico efficiente, che pianifichi e che ponga la comunità al primo posto, ovvero che investa in formazione, ricerca, sanità e istruzione pubbliche. Non in sciocchi riarmi che servono solo a chi si rifiuta di fare i conti con la propria Storia e con il proprio suprematismo bianco “liberale”, ma che con la libertà non ha nulla a che spartire e che sicuramente è opposto alla democrazia, che è il primato della comunità, della sovranità, indipendenza e eguaglianza di tutti i cittadini che la compongono.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 11 aprile 2026

Incontro fra Xi Jinping e la Presidente del Kuomintang, nel segno del risorgimento cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso venerdì si è tenuto l'incontro, a Pechino, fra il Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), nonché Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping e la Presidente del Kuomintang (KMT), Cheng Li-wun, invitata per l'occasione nella Cina continentale, accompagnata da una delegazione del suo partito.

Il Presidente Xi ha sottolineato l'importanza di tale incontro per lo sviluppo delle relazioni fra i due partiti, nonché per le relazioni con Taiwan.

Il Presidente Xi ha espresso la volontà di collaborare con tutti i partiti politici di Taiwan e ogni settore della società civile, al fine di rafforzare gli scambi economici e il dialogo, per promuovere la pace e favorire la rinascita nazionale, fondata su quanto sancito dal “Consenso del 1992”, ovvero dall'opposizione al separatismo di Taiwan, come previsto, nel 1992, dai rappresentanti del Partito Comunista Cinese, in rappresentanza della Repubblica Popolare Cinese e quelli del Kuomintang, partito nazionalista della Repubblica di Cina (Taiwan).

La Presidente Chang ha sottolineato come tanto gli abitanti della Repubblica Popolare Cinese, quanto quelli di Taiwan, siano entrambi cinesi e appartengano alla stessa famiglia. E ha sottolineato come il suo partito sostenga il “Consenso del 1992” e promuova la cooperazione fra le due sponde dello Stretto di Taiwan.

“Le differenze nei sistemi sociali non devono essere una scusa per la secessione”, ha sottolineato il Presidente Xi. Aggiungendo “Accogliamo con favore qualsiasi proposta che favorisca lo sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto e non risparmieremo alcuno sforzo per promuovere qualsiasi iniziativa che favorisca tale sviluppo”.

La Presidente Cheng Li-wun, un tempo attivista indipendentista e deputata del Partito Democratico Progressista, dal quale ha preso le distanze anche a causa dei numerosi scandali di corruzione che hanno investito il partito, ha descritto l'incontro con il Presidente XI “sincero, franco e sentito”, volto allo sviluppo pacifico di entrambe le sponde dello Stretto.

La Presidente Cheng, altresì, ha esortato tutti i partiti politici della regione taiwanese ad astenersi dall'usare lo sviluppo pacifico fra le due parti come strumento di propaganda politica alla ricerca del consenso elettorale, sottolineando come si tratti, diversamente, di una scelta fra pace e guerra.

La Presidente Cheng ha peraltro affermato che entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan dovrebbero unire le forze per portare avanti il risorgimento della Cina, come negli ideali di Sun Yat-sen, primo Presidente della Cina moderna nel 1912 e leader della Rivoluzione democratica del 1911 che pose fine alla dinastia imperiale Quing, fondatore del Kuomintang, nonché della Società per la Rinascita della Cina, nel 1894.

Tanto Sun Yat-sen che Mao Tse-tung vengono considerati i Padri della Cina moderna, per il loro carattere rivoluzionario, riformatore e modernista e, dunque, il trait-d'union fra le due sponde dello Stretto.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 7 aprile 2026

Dialogo fra la leader dell'opposizione di Taiwan e la Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente del Kuomintang (KMT), Cheng Li-wun, con una delegazione di 14 componenti del suo partito, è giunta nella Cina continentale, su invito del Presidente Xi Jinping e del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Il dialogo fra la Cina continentale e Taiwan è dunque aperto. O, meglio, non è mai stato interrotto.

La Presidente Cheng e il suo partito, a differenza dell'attuale Partito Progressista Democratico al governo di Taiwan, che promuove attività separatiste, si sono sempre opposti all'indipendenza di Taiwan e Cheng Li-wun ha dichiarato, orgogliosamente “Io sono cinese”.

La visita della Presidente Cheng è stata intitolata “Viaggio di Pace 2026” ed è volta al dialogo e al riaffermare il principio di “una sola Cina”, sancito anche dal cosiddetto “Consenso del 1992”, stabilito nel 1992 fra i rappresentanti del Partito Comunista Cinese, in rappresentanza della Repubblica Popolare Cinese e quelli del Kuomintang, partito nazionalista della Repubblica di Cina (Taiwan).

La visita dei rappresentanti del Kuomintang, dunque, è volta a stigmatizzare ogni forma di attività separatista in seno a Taiwan, contrastando ogni interferenza esterna, ovvero a elevare le relazioni fra le due sponde dello Stretto, fondate sullo sviluppo pacifico.

Secondo i dati, i residenti di Taiwan hanno effettuato, lo scorso anno, 4,8918 milioni di visite nella Cina continentale, con un aumento del 21,6% rispetto all'anno precedente e, i residenti della Cina continentale, hanno effettuato 557.700 viaggi a Taiwan, ovvero un incremento del 47,4% rispetto all'anno precedente.

Tanto la Cina continentale, quanto Taiwan, hanno legami storici profondi, fondati su cooperazione, legami economici e commerciali, che negli ultimi anni si sono intensificati.

La Cina ritiene che la questione Taiwan sia una questione esclusivamente interna e, in tale ottica vanno visti i dialoghi fra Kumintang e Partito Comunista Cinese.

Il Kuomintang fu fondato nel 1894 dal riformatore sociale Sun Yat-sen, primo Presidente della Cina moderna nel 1912 e leader della Rivoluzione democratica del 1911 che pose fine alla dinastia imperiale Quing.

Il Kuomintang governò, come unico partito, la Cina dal 1928 al 1949, anno in cui sarà sconfitto dai comunisti guidati da Mao Tse-Tung, che fondarono la Repubblica Popolare Cinese.

Da allora esponenti del Kuomintang governeranno unicamente Taiwan, ovvero la Repubblica di Cina, ininterrottamente, fino al 2000, anno nel quale le elezioni furono vinte dal Partito Democratico Progressista (DPP), partito con il quale si alternerà, nel corso degli anni, al governo.

Il DPP, partito di orientamento nazionalista liberale e i cui esponenti spesso sono stati condannati per corruzione e appropriazione indebita di danaro pubblico, a differenza del KMT, ha sempre promosso attività secessioniste e separatiste, rispetto alla Cina, spesso sostenute dagli Stati Uniti d'America.

La Presidente del Kuomintang (KMT), Cheng Li-wun, avvocato, classe 1969, in gioventù fu attivista indipendentista e deputata del Partito Democratico Progressista dal 1996 al 2000.

Si allontanò da tale partito nel 2002, anche a causa dei vari scandali di corruzione che colpirono il partito e entrò, nel 2005, nel Kuomintang.

Abbracciò così il principio di “una sola Cina” e definì “fascista” l'indipendentismo di Taiwan.

Nonostante sostenga relazioni più strette fra Taiwan e gli USA, ritiene che l'isola non debba divenire “una pedina di scambio di Trump”.

In un'intervista, Cheng Li-wun, ha dichiarato che il conflitto russo-ucraino ha avuto origine a causa dell'allargamento ad Est della NATO, affermando altresì che Taiwan non deve diventare “una nuova Ucraina”. Ed ha fatto presente che “Potrebbe essere che gli Stati Uniti stiano trattando Taiwan come un pezzo degli scacchi, una pedina, per provocare strategicamente il Partito Comunista Cinese nei momenti opportuni”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 30 dicembre 2025

Il bilancio diplomatico del Ministro degli esteri cinese Wang Yi. Parole chiave: apertura, cooperazione globale, sviluppo del Sud del mondo, salvaguardia degli interessi nazionali. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha tracciato un bilancio di fine anno, relativamente alla politica estera della Repubblica Popolare Cinese.

Egli ha ricordato l'importante 80esimo anniversario della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Evento indimenticato nella Storia della Cina e parte integrante della costruzione stessa della Repubblica Popolare e dell'unità del popolo cinese, che si oppose, con fermezza, alle barbarie dell'imperialismo militarista giapponese, alleato ai nazifascismi europei.

“Dobbiamo rimanere estremamente vigili di fronte alla rinascita del militarismo in Giappone, difendere con fermezza i risultati vittoriosi della Seconda Guerra Mondiale, ottenuti con grande sacrificio, e salvaguardare efficacemente la pace e la stabilità duramente conquistate”, ha sottolineato il Ministro Wang, peraltro componente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.

Egli ha sottolineato come l'attuale Premier giapponese, Sanae Takaichi, esponente della destra, abbia pubblicamente messo in discussione l'integrità territoriale della Cina, sostenendo il separatismo di Taiwan e mettendo così in discussione “l'ordine internazionale del dopoguerra”.

In merito, peraltro, va sottolineato che la Premier giapponese, aveva ricevuto critiche anche da parte dell'opposizione di centro-sinistra e sinistra, ovvero da parte del Partito Costituzionale Democratico del Giappone, del Partito Socialdemocratico Giapponese (che ne ha chiesto le dimissioni) e del Partito Comunista Giapponese.

Nel suo discorso, Wang Yi, ha poi sottolineato la necessità che Cina e USA trovino il modo di andare d'accordo, sulla base dei principi di uguaglianza, rispetto reciproco e reciprocità.

Egli ha fatto presente che la Cina ritiene fondamentale la coesistenza pacifica e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa fra i due Paesi, al fine di garantire stabilità, sviluppo e prosperità del mondo.

Egli ha spiegato come la Cina sia e sia stata impegnata, a livello di diplomazia internazionale, quale forza stabilizzatrice, difendendo giustizia e equità e abbia cercato di mantenere stabile il panorama del commercio internazionale.

Il Ministro Wang ha, inoltre, delineato le prospettive della diplomazia cinese per il 2026.

“In primo luogo” – ha affermato Wang - “forniremo un maggiore supporto strategico per lo sviluppo e il rinnovamento del nostro Paese. In secondo luogo, apriremo nuove strade per forgiare un nuovo tipo di relazioni tra i Paesi più importanti. In terzo luogo, lavoreremo più attivamente per costruire una comunità con un futuro condiviso con i Paesi vicini” E, ha proseguito: “In quarto luogo, promuoveremo una maggiore sinergia per la marcia congiunta del Sud del mondo verso la modernizzazione. In quinto luogo, daremo un maggiore impulso all'apertura e alla cooperazione globale. In sesto luogo, daremo un maggiore contributo alla riforma e al miglioramento della governance globale. In settimo luogo, agiremo con un più forte senso di missione e responsabilità nella salvaguardia degli interessi nazionali”.

Mentre c'è chi, nel mondo Occidentale sedicente libero, in realtà sempre più autarchico, autocratico e bellicista, soffia sui venti di guerra, promuove dazi, cerca di destabilizzare il Sud globale, c'è qualcun altro che ricerca, invece, la concordia, l'uso consapevole delle tecnologie e dell'economia, a beneficio delle comunità, la cooperazione e il mutuo vantaggio.

Il “socialismo dai colori cinesi”, come lo definì il Sen. Vittorino Colombo (già Presidente del Senato e Ministro di lungo corso), grande amico della Cina moderna, rappresenta oggi un'ancora di speranza in un mondo in decadenza.

Chi non lo comprende ancora, dovrebbe mettersi a studiare, senza gli sciocchi paraocchi dell'ideologia e senza la stupidità della tifoseria, che dimostrano unicamente superficialità, pregiudizio e scarso approfondimento della realtà storica, economica e geopolitica.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 27 novembre 2025

Positivi colloqui fra Xi Jinping e Donald Trump. Proteste della Cina contro la Premier giapponese sulla questione Taiwan. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 24 novembre scorso, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha avuto un colloquio telefonico con il Presidente degli USA Donald Trump, sottolineando il successo del recente Accordo di Busan, in Corea del Sud, fra Cina e Stati Uniti d'America.

Egli ha sottolineato il riavvicinamento delle relazioni sino-statunitensi, inviando, così, un messaggio positivo al mondo.

Un accordo, ad avviso di Xi, volto ad avvantaggiare le parti e a farle prosperare assieme, sulla base del buon senso e della concretezza.

Egli ha sottolineato la necessità di proseguire su questa strada, fondata su uguaglianza, rispetto e reciproco vantaggio.

Egli ha anche fatto presente a Trump il principio della Cina sulla questione Taiwan, il cui ritorno alla Repubblica Popolare Cinese è “parte integrante dell'ordine internazionale del dopoguerra”.

Egli ha ricordato come Cina e USA siano state entrambe impegnate, fianco a fianco, nella lotta contro il nazifascismo e il militarismo, durante la Seconda Guerra Mondiale, che le ha viste vittoriose.

I due Presidenti hanno anche discusso relativamente alla crisi ucraina e il Presidente Xi ha sottolineato, ancora una volta, il sostegno della Cina a tutti gli sforzi volti a favorire la pace, auspicando che le parti coinvolte nel conflitto possano appianare le divergenze e raggiungere presto “un accordo di pace equo, duraturo e vincolante e risolvere la crisi alla radice”.

Recentemente, la Cina, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, ha peraltro esortato gli USA ad ascoltare l'appello di gran parte della comunità internazionale e di revocare l'embargo e le sanzioni contro Cuba, le quali, anche secondo le relazioni ONU, hanno avuto ripercussioni gravi sull'economia e la situazione umanitaria dell'Isola Caraibica.

Il portavoce Guo, ha peraltro ricordato come una recente risoluzione adottata dall'Assemblea Generale dell'ONU, votata a larghissima maggioranza, abbia invitato gli USA a porre fine all'ingiustificato e antistorico embargo contro Cuba, richiedendo altresì di rimuovere Cuba dall'elenco dei Paesi ritenuti dagli USA “sponsor del terrorismo”.

Sulla questione Taiwan, lo scorso 21 novembre si era invece espresso l'Ambasciatore cinese Fu Cong, rappresentante della Cina presso le Nazioni Unite, il quale aveva inviato, in merito, una lettera al Segretario Generale dell'Onu Antonio Guterres.

In tale documento, l'Ambasciatore Fu Cong, aveva criticato le posizioni provocatorie della Premier giapponese Sanae Takaichi, la quale aveva dichiarato che “una situazione di emergenza per Taiwan è una situazione di emergenza per il Giappone” ed aveva parlato di diritto all'autodifesa del Giappone, minacciando di usare la forza contro la Cina.

L'Ambasciatore Fu ha espresso forte insoddisfazione, in quanto la Premier Takaichi si è rifiutata di scusarsi e ritrattare le sue dichiarazioni dal sapore militarista e l'ha accusata di violare il diritto internazionale. Oltre a far presente che le sue dichiarazioni rappresentano una chiara provocazione nei confronti del popolo cinese e dei popoli asiatici, i quali hanno storicamente subito l'aggressione militarista e imperialista giapponese.

Egli ha altresì ricordato che la questione Taiwan riguarda unicamente e storicamente il popolo cinese e su questo la Cina non tollera alcuna interferenza straniera, facendo presente che, qualora il Giappone osasse intervenire militarmente nello Stretto di Taiwan, “La Cina eserciterà con risolutezza il suo diritto all'autodifesa ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale e difenderà con fermezza la sua sovranità e integrità territoriale”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 15 novembre 2025

Le interferenze della destra giapponese su Taiwan che fanno infuriare la Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Tutto risale al 25 ottobre 1971, ovvero a quando la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della Cina. Un mese dopo, peraltro, la RPC, entrò a far parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

E' per questo che oggi, la Repubblica Popolare Cinese, secondo il principio dell'esistenza legale di “una sola Cina”, si sente comprensibilmente offesa relativamente alle dichiarazioni della Premier giapponese, Sanae Takaichi, la quale ritiene che un eventuale uso della forza cinese contro il separatismo di Taiwan, potrebbe costituire una “situazione di minaccia alla sopravvivenza” per il Giappone. E ciò potrebbe addirittura implicare la possibilità di un intervento armato giapponese nello Stretto di Taiwan.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, anche sui social, ha dichiarato in merito che: “La Cina è seriamente preoccupata per le recenti mosse militari e di sicurezza del Giappone.
Sebbene il Giappone affermi di essere una "nazione amante della pace" e di sostenere un mondo libero dalle armi nucleari, l'amministrazione di Sanae Takaichi ha rilasciato dichiarazioni ambigue sui Tre Principi Non Nucleari, insinuando che potrebbe abbandonarli e persino affermando che il Giappone non ha escluso la possibilità di possedere sottomarini nucleari.
Queste dichiarazioni rivelano chiaramente che il Giappone sta attuando un importante cambiamento di politica negativa, che invia un segnale pericoloso alla comunità internazionale”.

Egli, ricordando anche l'anniversario della vittoria cinese contro l'aggressione giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, ha sottolineato che “Quest'anno ricorre l'80° anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Ricorre anche l'80° anniversario della riconquista di Taiwan.
Esortiamo il Giappone a pentirsi della sua storia di aggressione, a proseguire sulla strada dello sviluppo pacifico, a smettere di trovare scuse per il suo rafforzamento militare e ad adottare misure concrete per guadagnarsi la fiducia dei suoi vicini asiatici e della comunità internazionale”.

La stampa cinese, ha fatto inoltre presente che la premier della destra giapponese, Sanae Takaichi, “è ora il primo leader giapponese dal 1945 ad affermare pubblicamente che "un'eventualità taiwanese è un'eventualità giapponese". Ignorando l'innegabile realtà storica e attuale, Takaichi tenta di collegare la questione taiwanese ai cosiddetti interessi di sicurezza del Giappone, smascherando la sua indifferenza sia per la Storia che per la realtà, che mette a nudo anche il tentativo della destra giapponese di intervenire militarmente nello Stretto di Taiwan e equivale a una minaccia di forza contro la Cina”.

La questione della riunificazione pacifica di Taiwan alla madrepatria è in cima alle priorità cinesi e la Repubblica Popolare Cinese si oppone con forza a ogni interferenza esterna.

In merito e per spiegare meglio la questione ai meno informati o a chi preferisce seguire l'ideologia, spesso di estrema destra, piuttosto che la Storia, scrisse un interessante articolo, nel maggio 2024, il prof. Giancarlo Elia Valori, importante analista geopolitico e conoscitore della Storia cinese.

Egli scrisse, in particolare, ricostruendo la Storia di Taiwan: “Taiwan non è mai stata un Paese indipendente, ma parte integrante della Cina. Innumerevoli prove storiche e fatti giuridici dimostrano che Taiwan è sempre stata parte integrante del territorio cinese. Taiwan appartiene alla Cina fin dai tempi antichi. I cinesi furono i primi a sviluppare Taiwan. La maggior parte degli antenati degli attuali residenti di Taiwan sono immigrati dalla Cina continentale. Il Linhai Tuizhi scritto nel 230 d.C. durante il periodo dei Tre Regni contiene la prima descrizione di Taiwan. Dopo le dinastie Song e Yuan, i governi centrali della Cina iniziarono a istituire agenzie amministrative a Penghu e Taiwan per esercitare la giurisdizione. Sebbene Taiwan abbia vissuto un breve dominio coloniale imperialista nella storia, è stata effettivamente governata dal governo cinese per la stragrande maggior parte del tempo”.

Relativamente alla querelle dell'indipendenza di Tawan egli scrisse: “La questione di Taiwan è un’eredità della guerra civile cinese. Poco dopo la vittoria della guerra antigiapponese, in Cina scoppiò la guerra civile tra il Guomindang e il Partito Comunista. Il 1° ottobre 1949 fu proclamata la Repubblica popolare cinese. Alcuni membri del personale militare e politico del Guomindang sconfitti, erano scappati nell’isola di Taiwan. Dopo lo scoppio della Guerra di Corea, il governo degli Stati Uniti d’America è intervenuto negli affari interni della RP della Cina con la forza armata e ha firmato il cosiddetto Trattato di mutua difesa con i transfughi di Taiwan, determinando una grave situazione di confronto politico a lungo termine nello Stretto di Taiwan. Ciò ha portato a far nascere l’affaire Taiwan”.

E concluse il suo articolo ricordando che “In conclusione: i fatti storici e giuridici secondo cui Taiwan fa parte della Cina non possono essere messi in dubbio. Lo status di Taiwan non è mai cambiato poiché non è mai stato un Paese indipendente ma una parte della Cina. La cosiddetta affermazione secondo cui la Cina avrebbe “invaso” Taiwan non ha fondamento e non vale la pena confutarla. La questione di Taiwan è un’eredità della guerra civile cinese. È un affare interno della Cina e non tollera alcuna interferenza esterna.

La Risoluzione 2758 ha risolto la questione su chi rappresenterà l’intera Cina, ovvero il governo della RP della Cina è l’unico governo legale a rappresentare l’intera Cina, compresa Taiwan, presso le Nazioni Unite ed il mondo intero. (…) Chi è contrario fa girare indietro la ruota della Storia e pone sfide non solo alla sovranità e all’integrità territoriale della RP della Cina, ma anche alla giustizia e alla coscienza della comunità mondiale e all’ordine internazionale del secondo dopoguerra. Ciò è estremamente assurdo e pericoloso”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 9 agosto 2022

Siamo stanchi che la Storia si ripeta. Ma, almeno, quanche voce critica (ancora) c'è. Articolo di Luca Bagatin

Mentre in Italia si trascina una campagna elettorale estiva come non se ne erano mai viste (anche perché si svolge in estate e nella più calda estate mai vista!), ove da una parte si sbandierano e scodellano promesse e dall'altra si cercano di allargare i campi a più non posso e - entrambi gli schieramenti - misurano chi ce l'ha più lungo...l'atlantismo, nel resto del mondo si parla e si discute di cose serie.

E c'è chi ha un minimo di sale nella zucca e dice cose ragionevoli.

Nel resto del mondo, almeno, si sta comprendendo che viviamo in un clima (rovente in tutti i sensi!) nel quale – da un momento all'altro – oltre a una nuova pandemia e a una crisi alimentare e economica, può scoppiare anche una guerra nucleare.

Il primo a raccontarla giusta è il socialista Jean-Luc Mélenchon, leader dell'opposizione al governo di destra di Macron.

Sulla questione Taiwan dichiara infatti “provocatoria” la visita della speaker della Camera dei Rappresentanti USA Nancy Pelosi nell'isola cinese. E fa presente che “I cinesi risolveranno il problema fra loro. Non vi è altra via d’uscita possibile”.

Riferendosi alle tappe successive della Pelosi ha sottolineato, peraltro, “l’accoglienza estremamente fredda che la stessa speaker statunitense ha poi ricevuto a Tokyo e Seoul”.

E, Mélenchon, ha ricordato la linea della Francia sulla questione: “Io ho solo ripetuto la dottrina costante del nostro Paese riguardo alla Cina dal 1965. C’è una sola Cina”. Facendo presente che, tale dottrina, è “regolata anche dagli accordi internazionali accettati dal nostro Paese e dai membri dell’Onu”, e che “Cina e USA si impegnano a rispettare reciprocamente”.

Sulla questione era intervenuto anche Tom Friedman del New York Times, scrivendo, di recente – relativamente al viaggio della Pelosi – che “Non ne verrà fuori nulla di buono”, sottolineando che persino l'amministrazione Biden si era opposta al viaggio. “Dubito seriamente che l'attuale leadership di Taiwan, nel profondo del suo cuore, voglia questa visita di Pelosi ora”, aveva scritto Friedman.

Di recente è intervenuto, in merito, il grande artista, difensore dei diritti civili e umani, nonché socialista libertario Roger Waters. Il quale ha affermato che Pechino “ha diritto a rivendicare la sovranità su Taiwan perché è parte della Cina”.

Inoltre, il buon Roger, non le ha mandate a dire a probabilmente il più imbarazzante Presidente degli USA dai tempi di Richard Nixon, ovvero sulla sua politica estera: “Beh, tanto per cominciare sta alimentando il fuoco in Ucraina. È un crimine enorme. Perché gli Stati Uniti d’America non incoraggiano Volodymyr Zelensky a negoziare, evitando la necessità di questa orribile, orrenda guerra?” E sulla questione ha proseguito, affermando: “Beh, per qualsiasi guerra si può dire…quando è iniziata? Bisogna guardare alla Storia e si può dire: ‘Beh, è iniziata in questo giorno’. Si può dire che è iniziata nel 2008… Questa guerra riguarda fondamentalmente l’azione e la reazione della NATO che si spinge fino al confine russo, cosa che aveva promesso di non fare quando Gorbaciov negoziò il ritiro dell’URSS dall’intera Europa orientale”.

Ora, pensatela come volete. Però io mi ricordo che, negli Anni '90, chi militava da una certa parte, manifestava contro le guerre e contro i conflitti.

Da anni non vedo più niente di tutto ciò.

Ai tempi, chi vi scrive, stava nel partito dei Verdi. Mantenevo la mia indipendenza ideale (non sono mai stato organico a nulla), ma ai tempi eravamo contro la guerra e contro ogni bomba. Per un sistema sociale e economico completamente diverso. Socialista e democratico. Ma non solo a parole.

Dal governo D'Alema in poi, la sinistra è diventata praticamente come la destra. O, forse, lo era anche prima, con Prodi.

A dire “No alle bombe” e a parlare di ricerca di negoziati (al posto delle bombe, appunto!) c'era Bettino Craxi, da Hammamet. E io mi ricordo la prima pagina del nuovo “L'Avanti”, del 18 dicembre 1998 (che conservo ancora e ne riporto qui la foto), che recava appunto quel titolo. Erano i tempi dei bombardamenti USA in Iraq.

La Storia si ripete.

Ma, francamente, siamo stanchi di vedere e di scrivere che la Storia si ripete. Dai tempi di Hiroshima e Nagasaki, da quelli del Vietnam e di tutti i fottuti conflitti che hanno reso questo mondo un posto ancor più merdoso per vivere.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 3 agosto 2022

Cuba contro le ingerenze USA nella questione Taiwan. Articolo di Luca Bagatin

Martedì 2 agosto scorso, il Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, su Twitter, ha espresso il suo rifiuto relativo a qualsiasi azione volta a “ledere l'integrità territoriale e la sovranità della Repubblica Popolare Cinese”. Condannando, in questo senso, l'ingerenza degli USA negli affari interni della Cina.

Il Ministro Rodríguez ha altresì espresso “preoccupazione per l'aumento delle tensioni e l'aggravarsi della situazione intorno a Taiwan” e – riferendosi alla visita della Presidente della Camera dei Reppresentanti degli USA - Nancy Pelosi - a Taiwan, ha affermato che “le nuove provocazioni, mascherate da contatti ufficiali o da visite ad alto livello, generano deliberatamente ulteriori pericoli per la pace e la sicurezza regionale e internazionale”.

Cuba, attraverso il Ministero degli Esteri, ha dunque ribadito l'adesione al principio della “Cina unica” e il riconoscimento di Taiwan come parte del territorio cinese.

Il Ministro degli Esteri cubano ha fatto inoltre presente come l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella risoluzione nr. 2758 del 25 ottobre 1971, abbia riconosciuto come unico rappresentante del popolo cinese il suo governo, sulla base del riconoscimento del principio di “un'unica Cina”.

“Le finalità e i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale devono essere rigorosamente rispettati senza selettività o doppi standard”, ha affermato il Ministro Rodríguez, sottolineando che “non si può ignorare il ruolo chiave della Cina come fattore di stabilità ed equilibrio internazionale, né l'importanza della sua cooperazione, senza condizioni politiche, con i Paesi in via di sviluppo”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it