
Tutto risale al 25
ottobre 1971, ovvero a quando la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea
Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, stabilì l'espulsione
da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del
Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale
unico rappresentante legittimo della Cina. Un mese dopo,
peraltro, la RPC, entrò a far parte del Consiglio di Sicurezza
dell'ONU.
E' per questo che oggi,
la Repubblica Popolare Cinese, secondo il principio dell'esistenza
legale di “una sola Cina”, si sente comprensibilmente offesa
relativamente alle dichiarazioni della Premier giapponese, Sanae
Takaichi, la quale ritiene che un eventuale uso della forza cinese
contro il separatismo di Taiwan, potrebbe costituire una “situazione
di minaccia alla sopravvivenza” per il Giappone. E ciò
potrebbe addirittura implicare la possibilità di un intervento
armato giapponese nello Stretto di Taiwan.
Il
portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, anche sui
social, ha dichiarato in merito che: “La Cina è
seriamente preoccupata per le recenti mosse militari e di sicurezza
del Giappone.
Sebbene il Giappone affermi di essere una "nazione
amante della pace" e di sostenere un mondo libero dalle armi
nucleari, l'amministrazione di Sanae Takaichi ha rilasciato
dichiarazioni ambigue sui Tre Principi Non Nucleari, insinuando che
potrebbe abbandonarli e persino affermando che il Giappone non ha
escluso la possibilità di possedere sottomarini nucleari.
Queste
dichiarazioni rivelano chiaramente che il Giappone sta attuando un
importante cambiamento di politica negativa, che invia un segnale
pericoloso alla comunità internazionale”.
Egli, ricordando anche
l'anniversario della vittoria cinese contro l'aggressione giapponese
durante la Seconda Guerra Mondiale, ha sottolineato che “Quest'anno
ricorre l'80° anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza
Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra
Mondiale Antifascista. Ricorre anche l'80° anniversario della
riconquista di Taiwan.
Esortiamo il Giappone a pentirsi della sua
storia di aggressione, a proseguire sulla strada dello sviluppo
pacifico, a smettere di trovare scuse per il suo rafforzamento
militare e ad adottare misure concrete per guadagnarsi la fiducia dei
suoi vicini asiatici e della comunità internazionale”.
La stampa cinese, ha
fatto inoltre presente che la premier della destra giapponese, Sanae
Takaichi, “è ora il primo leader giapponese dal 1945 ad
affermare pubblicamente che "un'eventualità taiwanese è
un'eventualità giapponese". Ignorando l'innegabile realtà
storica e attuale, Takaichi tenta di collegare la questione taiwanese
ai cosiddetti interessi di sicurezza del Giappone, smascherando la
sua indifferenza sia per la Storia che per la realtà, che mette a
nudo anche il tentativo della destra giapponese di intervenire
militarmente nello Stretto di Taiwan e equivale a una minaccia di
forza contro la Cina”.
La questione della
riunificazione pacifica di Taiwan alla madrepatria è in cima alle
priorità cinesi e la Repubblica Popolare Cinese si oppone con forza
a ogni interferenza esterna.
In merito e per spiegare
meglio la questione ai meno informati o a chi preferisce seguire
l'ideologia, spesso di estrema destra, piuttosto che la Storia,
scrisse un interessante articolo, nel maggio 2024, il prof. Giancarlo
Elia Valori, importante analista geopolitico e conoscitore della
Storia cinese.
Egli scrisse, in
particolare, ricostruendo la Storia di Taiwan: “Taiwan non è
mai stata un Paese indipendente, ma parte integrante della Cina.
Innumerevoli prove storiche e fatti giuridici dimostrano che Taiwan è
sempre stata parte integrante del territorio cinese. Taiwan
appartiene alla Cina fin dai tempi antichi. I cinesi furono i primi a
sviluppare Taiwan. La maggior parte degli antenati degli attuali
residenti di Taiwan sono immigrati dalla Cina continentale. Il Linhai
Tuizhi scritto nel 230 d.C. durante il periodo dei Tre Regni contiene
la prima descrizione di Taiwan. Dopo le dinastie Song e Yuan, i
governi centrali della Cina iniziarono a istituire agenzie
amministrative a Penghu e Taiwan per esercitare la giurisdizione.
Sebbene Taiwan abbia vissuto un breve dominio coloniale imperialista
nella storia, è stata effettivamente governata dal governo cinese
per la stragrande maggior parte del tempo”.
Relativamente alla
querelle dell'indipendenza di Tawan egli scrisse: “La questione
di Taiwan è un’eredità della guerra civile cinese. Poco dopo la
vittoria della guerra antigiapponese, in Cina scoppiò la guerra
civile tra il Guomindang e il Partito Comunista. Il 1° ottobre 1949
fu proclamata la Repubblica popolare cinese. Alcuni membri del
personale militare e politico del Guomindang sconfitti, erano
scappati nell’isola di Taiwan. Dopo lo scoppio della Guerra di
Corea, il governo degli Stati Uniti d’America è intervenuto negli
affari interni della RP della Cina con la forza armata e ha firmato
il cosiddetto Trattato di mutua difesa con i transfughi di Taiwan,
determinando una grave situazione di confronto politico a lungo
termine nello Stretto di Taiwan. Ciò ha portato a far nascere
l’affaire Taiwan”.
E concluse il suo articolo ricordando che “In conclusione: i fatti storici e
giuridici secondo cui Taiwan fa parte della Cina non possono essere
messi in dubbio. Lo status di Taiwan non è mai cambiato poiché non
è mai stato un Paese indipendente ma una parte della Cina. La
cosiddetta affermazione secondo cui la Cina avrebbe “invaso”
Taiwan non ha fondamento e non vale la pena confutarla. La questione
di Taiwan è un’eredità della guerra civile cinese. È un affare
interno della Cina e non tollera alcuna interferenza esterna.
La Risoluzione 2758 ha risolto la questione su
chi rappresenterà l’intera Cina, ovvero il governo della RP della
Cina è l’unico governo legale a rappresentare l’intera Cina,
compresa Taiwan, presso le Nazioni Unite ed il mondo intero. (…)
Chi è contrario fa girare indietro la ruota della Storia e pone
sfide non solo alla sovranità e all’integrità territoriale della
RP della Cina, ma anche alla giustizia e alla coscienza della
comunità mondiale e all’ordine internazionale del secondo
dopoguerra. Ciò è estremamente assurdo e pericoloso”.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it