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lunedì 3 agosto 2026

La Cina ribadisce all'ONU il sostegno ai diritti del popolo palestinese. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso l'Ambasciatore Sun Lei, nella seduta del Consiglio di Sicurezza dell'ONU del 28 luglio scorso, è nuovamente intervenuta a sostegno dei diritti del popolo palestinese.

L'Ambasciatore cinese ha dichiarato che “La questione palestinese rimane al centro della questione mediorientale e non deve essere ignorata o marginalizzata. Solo raggiungendo una soluzione globale, giusta e duratura alla questione palestinese si potrà spezzare il circolo vizioso dei conflitti ricorrenti in Medio Oriente e far sorgere veramente l'alba della pace”.

Egli ha poi posto all'attenzione tre punti fondamentali:

1) “la sofferenza dei civili non può continuare e la pace e la stabilità a Gaza devono essere ripristinate. Sono trascorsi più di nove mesi dall'accordo di cessate il fuoco a Gaza, eppure i bombardamenti, gli attacchi, i blocchi e gli assedi non si sono fermati e oltre due milioni di persone continuano a non poter sfuggire alla minaccia di morte e sfollamento (…). Israele deve adempiere ai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, revocare le restrizioni all'ingresso di aiuti umanitari a Gaza e garantire che le agenzie umanitarie, inclusa l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), possano svolgere le loro operazioni di soccorso”;

2) “lo stato di diritto internazionale non deve essere minato e le tensioni in Cisgiordania devono essere tenute sotto controllo”. In tal senso, l'Ambasciatore Sun Lei ha spiegato che “La violenza dei coloni in Cisgiordania è spaventosa e causa numerose vittime civili e la distruzione diffusa di abitazioni. La potenza occupante continua ad accelerare l'espansione degli insediamenti e a invadere il territorio palestinese. Nonostante i forti appelli della comunità internazionale, la situazione in Cisgiordania continua a deteriorarsi.(...) Esortiamo Israele a cessare immediatamente tutte le attività di insediamento, ad adottare misure concrete per arginare la violenza e a garantire una seria responsabilità per tutti gli attacchi. L'economia della Cisgiordania è già in gravi difficoltà. Israele dovrebbe restituire al più presto le entrate fiscali trattenute e revocare le sue irragionevoli restrizioni sulla Cisgiordania”.

3) equità e giustizia non devono mancare e la soluzione dei due Stati deve essere attuata.(...) La comunità internazionale deve rimanere fermamente impegnata nella soluzione dei due Stati, intensificare i propri sforzi e intraprendere azioni irreversibili. Qualsiasi accordo o nuovo meccanismo deve aderire al principio del "governo palestinese", rispettare la volontà del popolo palestinese e promuovere, anziché minare, la soluzione dei due Stati. Qualsiasi tentativo di alterare il territorio o la composizione demografica della Palestina minerebbe seriamente le fondamenta della soluzione dei due Stati e deve essere fermamente respinto. La Cina sostiene la rapida creazione di uno Stato di Palestina indipendente basato sui confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale e con piena sovranità”.

L'Ambasciatore Sun Lei si è espresso anche relativamente all'escalation delle tensioni nell'area del Golfo, sottolineando che “Il compito più urgente è quello di rimanere impegnati nella risoluzione delle controversie attraverso il negoziato e di tornare ad attuare il consenso raggiunto nel Memorandum d'intesa. La Cina continuerà a sostenere gli sforzi di mediazione del Pakistan e delle altre parti, a promuovere la rapida ripresa del dialogo e dei negoziati tra le parti interessate, il rapido ripristino del normale e sicuro passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, il miglioramento delle relazioni tra i paesi vicini e il perseguimento della sicurezza collettiva per gli Stati del Golfo”.

Egli ha altresì aggiunto che “La Cina continuerà ad agire nello spirito della proposta in quattro punti del Presidente Xi Jinping per la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente, a collaborare con la comunità internazionale per promuovere soluzioni politiche alle questioni critiche della regione, a sostenere i Paesi della regione nel perseguimento dell'indipendenza, a ricostruire la fiducia reciproca e a costruire una nuova architettura di sicurezza regionale adeguata alle realtà in evoluzione, al fine di raggiungere una pace e una stabilità durature in Medio Oriente”.

Luca Bagatin

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mercoledì 20 maggio 2026

Cina e Russia rilanciano la cooperazione strategica contro l’unilateralismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Molto atteso l'incontro fra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping e il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, avvenuto il 20 maggio.

Per quest'ultimo è stata la 25esima visita, considerando anche che, negli ultimi trent'anni, il livello delle relazioni fra Russia e Cina si è molto rafforzato, in un quadro di partnership strategica globale.

Il Presidente Xi ha sottolineato come, entrambe le parti, dovrebbero continuare a sostenersi, nella tutela dei reciproci interessi e rafforzare la comunicazione e lo scambio strategico, ad ogni livello.

Egli ha ribadito la necessità di un rafforzamento della cooperazione e del coordinamento, volti allo sviluppo reciprocamente vantaggioso, in particolare in organismi quali le Nazioni Unite, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), i BRICS e l'APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), contribuendo anche a salvaguardare l'ordine ed il diritto internazionale e ad unire il Sud del mondo.

Il Presidente cinese ha spiegato come, tanto la Cina quanto la Russia, dovrebbero approfondire l'allineamento fra il Quindicesimo Piano Quinquennale cinese (2026 – 2030) e la strategia di sviluppo russa ed ha esortato a cogliere l'iniziativa di scambio studentesco bilaterale come occasione di ulteriore approfondimento nell'ambito della cooperazione fra università e istituti di ricerca.

Il Presidente Xi ha poi ricordato come, entrambi i Paesi, dovrebbero opporsi ad ogni forma di “prepotenza unilaterale” e ad ogni azione “volta ad invertire il corso della Storia”, facendo particolarmente riferimento a quelle provocazioni volte a negare gli esiti della Seconda Guerra Mondiale, che vorrebbero far rivivere un oscuro passato, fatto di fascismo e militarismo, che entrambi i Paesi hanno contribuito, a prezzo di milioni di vite, ad eradicare (la Russia nella Grande Guerra Patriottica; la Cina nella Guerra di Resistenza Popolare cinese contro l'aggressione giapponese).

Il Presidente Putin ha affermato come la cooperazione fra i due Paesi non sia né influenzata dai cambiamenti geopolitici odierni, né rivolta contro altri soggetti ed ha espresso soddisfazione per il livello raggiunto dai rapporti fra i due Paesi, fondati su rispetto reciproco e cooperazione bilaterale.

Entrambe le parti hanno concordato di mantenere uno stretto coordinamento strategico e di continuare a collaborare al fine di sostenere scopi e principi della Carta delle Nazioni Unite e di salvaguardare sicurezza e stabilità globali.

In quanto membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e importanti Paesi leader a livello mondiale, Cina e Russia dovrebbero adottare una prospettiva strategica e di lungo termine, promuovere lo sviluppo e la rivitalizzazione dei rispettivi Paesi attraverso un coordinamento strategico globale di qualità ancora superiore e adoperarsi per rendere il sistema di governance globale più giusto e ragionevole”, ha dichiarato il Presidente Xi Jinping.

Relativamente alla situazione in Medio Oriente, il Presidente cinese ha affermato, ancora una volta, che tutte le ostilità devono cessare e che solo una risoluzione rapida del conflitto potrebbe attenuare le interruzioni energetiche e commerciali a livello globale, causate dal conflitto in corso.

Entrambe le parti hanno, ancora una volta, fermamente condannato l'attacco contro l'Iran da parte di USA e Israele e anche il rapimento del Presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro da parte degli USA.

Entrambe palesi violazioni del diritto internazionale e causa di “danni irreparabili alle fondamenta dell'ordine mondiale formatosi dopo la Seconda Guerra Mondiale, nonché alle basi civili della comunicazione interstatale”, ha spiegato il Presidente Xi.

Putin, da parte sua, ha spiegato di voler collaborare con la Cina per promuovere la diversità delle civiltà e favorire un ordine internazionale equo, giusto e multipolare, salvaguardando l'autorità delle Nazioni Unite.

Luca Bagatin

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mercoledì 6 maggio 2026

Cina e Intelligenza Artificiale: tra inclusione e equilibrio nella tutela dei lavoratori. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 4 maggio scorso, la Missione Permanente della Repubblica Popolare Cinese (RPC), quella dello Zambia e l'Associazione cinese per la scienza e la tecnologia, hanno organizzato, presso la sede delle Nazioni Unite di New York, un forum per discutere di Intelligenza Artificiale, che ha visto la partecipazione di 120 rappresentanti provenienti da oltre 50 Paesi e organizzazioni internazionali.

Al forum è intervenuto l'Ambasciatore cinese presso l'ONU, Fu Cong, il quale ha sottolineato, in particolare, l'importanza di garantire che ogni Paese, particolarmente quelli del Sud del mondo, possano partecipare, in modo inclusivo, alla governance globale, in modo che l'IA non diventi un “gioco” riservato solo ai Paesi ricchi o a ristretti circoli per ricchi.

In tal senso, egli ha spiegato che la Cina sta promuovendo numerose iniziative quali il Piano d'azione per lo sviluppo delle capacità in materia di IA per il bene comune, il Piano d'azione globale per la governance dell'IA e l'Iniziativa di cooperazione internazionale AI+, al fine di garantire i benefici dello sviluppo dell'IA in modo “ampio ed equo in tutto il mondo”.

Intervenendo al forum, il Viceministro della Scienza e della Tecnologia della RPC, Chen Jiachang, ha spiegato come l'IA sia diventata una forza trainante fondamentale della nuova rivoluzione tecnologica e della trasformazione industriale e che la Cina è pronta a collaborare con i Paesi dei tutto il mondo per cooperare in materia; promuovere lo sviluppo responsabile dell'IA; stimolare la crescita economica globale e migliorare, attraverso di essa, il benessere delle persone. 

Egli ha affermato che la Cina aderisce ad un percorso di open source e open innovation in materia di IA ed ha aggiunto che la RPC, grazie all'adozione di modelli open source, serve 20 milioni di sviluppatori in tutto il mondo ed è il maggior contributore mondiale di brevetti nel campo dell'IA.

I modelli open source cinesi, proprio per la loro evoluzione ed inclusività, consentono a sempre più persone di poter accedere, in tutto il mondo, all'utilizzo di un'IA avanzata e a basso costo.
Da dire, ad ogni modo che, anche in Cina, l'avvento e lo sviluppo dell'IA ha creato e sta creando la necessità di tutelare i posti di lavoro, spesso da essa minacciati.

E proprio il 30 aprile scorso un tribunale cinese si è pronunciato in favore di un dipendente, nell'ambito di una controversia lavorativa causata dalla sua sostituzione con l'IA.

La causa riguardava un'azienda tecnologica operante proprio nel settore dell'IA, la quale aveva licenziato un dirigente tecnico di alto livello, rifiutando di corrispondergli una maggiore indennità, come egli aveva richiesto.

Il Tribunale Intermedio del Popolo di Hangzhou, nella provincia di Zhejiang, ha dato ragione al dipendente, considerando illegittimo il licenziamento.

Anche la Cina socialista, all'avanguardia nel settore dell'IA, si trova dunque, come molti Paesi avanzati, a cercare un equilibrio fra la necessità di tutelare i diritti dei lavoratori e l'introduzione dell'IA nel mondo dell'industria e, dunque, a introdurre legislazioni ad hoc.

Proprio recentemente, l'Assemblea Nazionale del Popolo, ha votato una legge per rafforzare l'assistenza sociale, per fornire una rete di sicurezza ai gruppi sociali più vulnerabili.

Wang Tianyu, ricercatore presso l'Accademia cinese delle scienze sociali, ha affermato, relativamente all'adozione dell'IA nel processo industriale che “Il progresso tecnologico può essere irreversibile, ma non può esistere al di fuori di un quadro giuridico”.

I diritti dei lavoratori e la loro dignità, in sostanza, in particolare in una società autenticamente socialista, devono venire prima di ogni altra cosa e le istituzioni cinesi dovranno lavorare seriamente in tal senso.

Luca Bagatin

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lunedì 13 aprile 2026

Verso un nuovo ordine politico ed economico mondiale. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

Mentre il mondo attraversa profondi cambiamenti senza precedenti dagli inizi degli anni Duemila, anche la tendenza verso la multipolarità sta accelerando. Tuttavia, in questo nuovo periodo di turbolenza e trasformazione, la multipolarità sta mostrando nuove caratteristiche: la disuguaglianza e il disordine si stanno aggravando, la competizione spietata tra le grandi potenze si fa più evidente e crescono i timori di una nuova guerra mondiale. Superpotenze infrangono il diritto internazionale e trattano i territori di Paesi indipendenti come il loro cortile di casa, a dir poco. La soluzione migliore a questa situazione è promuovere lo sviluppo della multipolarità in una direzione più equa e ordinata, con i tentativi di erigere un nuovo ordine politico ed economico mondiale.

Al contempo, un fattore positivo – manifestazione più significativa di questa trasformazione – è l’ascesa del Sud globale e la sua crescente consapevolezza politica: maggiore indipendenza e autonomia, e una sfida alle potenti potenze egemoniche e aggressive. Il Sud globale, insieme ad altri Paesi non “occidentali”, costituisce l’Oriente, determinando un netto spostamento degli equilibri di potere tra Oriente e Occidente, con l’ascesa dell’Oriente e il declino dell’Occidente.

Tuttavia, nel quadro più ampio dell’ascesa dell’Oriente e del declino dell’Occidente, Repubblica Popolare della Cina (Stato tellurocratico di pace) e Stati Uniti d’America (Stato talassocratico di guerra) rivestono un’importanza particolare. Tra le potenze globali emergenti, la RP della Cina spicca in modo particolare. Sfruttando i suoi punti di forza come grande potenza, e soprattutto il suo rapido sviluppo negli ultimi quarant’anni, la forza nazionale cinese è cresciuta esponenzialmente, rendendola la seconda economia più grande dopo quella degli Stati Uniti d’America. Nel frattempo, nel mondo occidentale in declino, gli Stati Uniti d’America, in quanto potenza e leader mondiale, hanno registrato il declino più lento, con un conseguente ampliamento del divario di potere con gli altri Paesi occidentali. Pertanto, l’alternarsi di momenti di forza e di debolezza tra Pechino e Washington è diventato uno dei temi più dibattuti nella politica internazionale. Alcuni studiosi ritengono che l’ordine mondiale si sia spostato dalla multipolarità alla bipolarità, come una volta lo era fra la Casa Bianca e il Cremlino.

A prescindere dalle motivazioni di chi sostiene la bipolarità, l’unilateralità di questa argomentazione è evidente. Il fattore decisivo nell’ordine mondiale è il confronto della forza delle grandi potenze. Attualmente, gli Stati Uniti d’America sono in testa in termini di forza complessiva, seguiti a ruota dalla RP della Cina, ma il divario tra le forze dell’Impero di mezzo, degli Stati Uniti d’America e delle altre grandi potenze è molto meno significativo di quello tra Washington e Mosca durante la guerra fredda. Dal punto di vista economico, il PIL dell’UE è paragonabile a quello della RP della Cina; considerando il ruolo dell’euro come seconda valuta mondiale, la forza economica dell’UE dovrebbe essere ulteriormente enfatizzata. Dal punto di vista militare, la Russia è da tempo considerata la seconda potenza militare al mondo. Nonostante le battute d’arresto nella crisi ucraina, ha resistito da sola alla pressione dell’intera alleanza NATO, dimostrando una notevole forza. Per quanto riguarda il soft power, come la cultura e la diplomazia, l’UE, il Regno Unito, l’India e il Giappone sono tutti attori importanti che non vanno sottovalutati.

Dal crollo dell’Unione Sovietica e dalla fine dell’ordine mondiale bipolare, mentre gli Stati Uniti d’America hanno promosso con vigore l’unipolarismo, si è silenziosamente affermata una tendenza multipolare. «Una superpotenza e molteplici potenze forti» è un mantra classico utilizzato nel dibattito accademico per descrivere l’ordine mondiale a partire dagli anni Novanta, l’èra delle illusioni fukuyamesche e della pace universale kantiana dell’Unione Europea.

Oggi è innegabile che la superpotenza unica a stelle e strisce si stia indebolendo, non per nulla la sua ricerca di nuovi teatri di guerra, non è una trovata del cattivo Trump – come la pensano le ingenue teste di alcuni innocui e sprovveduti politici italiani e non – ma un’esigenza del capitale finanziario, quale fusione tra capitale bancario e industriale e la crescente ingerenza dello Stato nell’economia in un processo di sviluppo nell’investire nella proliferazione e produzione bellica. I presidenti degli Stati Uniti d’America, qualsiasi colore siano, sono meramente un prodotto delle tesi di Hilferding.

Al contempo le “altre” molteplici potenze forti, tra cui RP della Cina, Russia, Unione Europea e Giappone, si stanno generalmente rafforzando. In particolare, con l’ascesa del Sud globale, la composizione delle molteplici potenze forti ha subìto sottili cambiamenti, con l’India, di oltre 1,4 miliardi di abitanti, che sta sostituendo il Giappone. Pertanto, in questo ordine mondiale multipolare in evoluzione, i membri non occidentali stanno superato quelli occidentali.

Di fronte a tale realtà, sempre più forze internazionali riconoscono la multipolarità, sebbene le opinioni divergano su quali Paesi dovrebbero farne parte. Dall’inizio del XXI secolo, la RP della Cina ha costantemente integrato la sua diplomazia con Stati Uniti d’America, Russia ed Europa nel quadro della sua diplomazia di grande potenza.

Il tema della 61ª Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 14 al 16 febbraio 2025 è stato la multipolarità che ogni giorno sta diventando reale. Di particolare rilievo è il fatto che gli Stati Uniti d’America, che hanno costantemente perseguito l’egemonia unipolare – e si sono opposti alla multipolarità dalla fine della guerra fredda – hanno iniziato a modificare la loro percezione dell’ordine mondiale. La dichiarazione di Trump, nel gennaio 2025, secondo cui gli Stati Uniti d’America non erano più la potenza leader mondiale significa di fatto riconoscere che Washington ha perso il suo status di egemonia unipolare e cerca di riguadagnare terreno attraverso la produzione bellica. Ricordo che gli Stati Uniti d’America per la loro posizione geografica – salvo che la guerra anglo-statunitense del lontano 1812, e il bombardamento giapponese nella periferica Pearl Harbor il 7 dicembre 1941 – non conoscono la guerra con stranieri in casa, per cui in quanto talassocratici è molto meglio esportarla all’estero.

Mentre il mondo attraversa rapidi cambiamenti, è entrato in una nuova èra di turbolenza e trasformazione. Questi sconvolgimento e trasformazione hanno un impatto su tutti gli aspetti del mondo esistente. Nell’ambito della tendenza generale verso un ordine mondiale rapidamente multipolare, le nuove tendenze negative della multipolarità si manifestano principalmente in due aspetti: in primo luogo, i comportamenti egemonici e prepotenti sono più gravi che in passato e la tendenza alla disuguaglianza è più marcata; in secondo luogo, il fenomeno del disprezzo dell’ordine internazionale vigente e dello jus gentium è più evidente che in passato e il mondo multipolare rischia di precipitare nel disordine.

In un auspicabile nuovo ordine globale politico ed economico posto in mondo multipolare, la parità di trattamento tra le grandi potenze, e persino tra le grandi potenze e gli Stati non potenti, è la pietra angolare per il mantenimento di normali scambi e della pace mondiale. Dopo la guerra fredda, sebbene gli Stati Uniti d’America – sotto presidenti democratici e repubblicani (ricordo la tentata invasione di Cuba organizzata dal democratico Kennedy, e il colpo di Stato preparato con il concorso dei servizi segreti statunitensi e con l’avallo formale del suddetto Kennedy, che portò alla morte del presidente vietnamita Ngô Đình Diệm e al successivo intervento militare di Washington) – abbiano perseguito l’egemonia e la politica di potenza, spesso ricorrendo a comportamenti impositivi e autoritari, hanno cercato l’egemonia istituzionale, considerandosi “leader mondiali” e sempre attenti alla propria immagine attraverso leader sorridenti e democratici. Tuttavia, durante la presidenza Trump, i comportamenti dispotici degli Stati Uniti d’America nei confronti di altri Paesi sono diventati dilaganti, ignorando completamente l’opposizione della maggior parte dei Paesi e delle Nazioni Unite, e trascurando la condanna internazionale. Persino tra le grandi potenze, gli Stati Uniti d’America hanno dimostrato una crescente tendenza a giudicare il bene e il male in base ai loro propri interessi.

La creazione delle Nazioni Unite ha dato origine a un sistema e a un ordine internazionale incentrati sull’ONU. È grazie a questo sistema e a questo ordine che il mondo ha mantenuto la pace generale e compiuto progressi significativi in vari aspetti della governance globale. Sebbene questo sistema e ordine presentino molti problemi, è necessario affrontarli e migliorarli continuamente attraverso riforme. Dopo la guerra fredda, gli Stati Uniti d’America e l’Occidente hanno tentato di costruire un ordine internazionale liberale, il cui pilastro centrale era un sistema di alleanze incentrato sulla Casa Bianca. Tuttavia, ciò non ha escluso completamente il sistema e l’ordine delle Nazioni Unite, ma piuttosto ha integrato al suo interno l’ONU e altre organizzazioni ib meccanismi internazionali di bilanciamento. Per cui gli Stati Uniti d’America e i loro alleati, in particolare la NATO, hanno spesso violato i principi della Carta delle Nazioni Unite, lo hanno fatto spesso sotto la copertura dell’ONU o fuori dell’ONU. Ad esempio la “Coalizione dei volenterosi” (Coalition of the Willing), ossia l’alleanza multinazionale guidata da Washington che ha invaso l’Iraq nel marzo 2003, rimuovendo il regime di Saddam Hussein, senza uno specifico mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ecc.

Le altre grandi potenze si sono vantate di aderire ai principi della Carta delle Nazioni Unite. Però, negli ultimi anni, la situazione è cambiata significativamente. Le violazioni della Carta delle Nazioni Unite sono aumentate notevolmente, soprattutto con la crisi ucraina, che riflette la rivalità strategica tra Stati Uniti d’America, Russia ed Unione Europaa, portando a dubbi sulla sopravvivenza stessa dell’ordine internazionale. Queste azioni sfidano apertamente l’autorità delle Nazioni Unite, indebolendo significativamente il sistema e l’ordine mondiale, e mettendoli persino a rischio di collasso. Il mondo potrebbe scivolare in un’èra di disordine.

La disuguaglianza e il disordine hanno avuto un grave impatto negativo sulle relazioni tra le grandi potenze, con una competizione spietata che si è intensificata al punto che le preoccupazioni per una guerra mondiale e una guerra nucleare sono più forti che mai. La multipolarità rischia di deviare dalla retta via.

Perciò, nei tentativi di stabilire un nuovo ordine mondiale, la strada da seguire è lo sviluppo della multipolarità paritaria. Solo quando la multipolarità si svolgerà lungo un percorso equo e ordinato, le relazioni tra le grandi potenze potranno rimanere sane e stabili; le grandi potenze e la stragrande maggioranza dei Paesi di piccole e medie dimensioni potranno sentirsi sicuri e concentrare i propri sforzi principali sul proprio sviluppo, la cooperazione internazionale a tutti i livelli potrà essere attuata efficacemente; la governance globale in tutti i suoi aspetti potrà progredire continuamente; l’ordine internazionale potrà essere costantemente migliorato; la pace mondiale potrà essere veramente garantita; e l’umanità potrà affrontare efficacemente le diverse sfide e i rischi e la civiltà umana potrà continuare a progredire.

Cosa significa dunque un mondo multipolare equo e ordinato? Significa sostenere l’uguaglianza di tutti i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni, opporsi all’egemonismo e alla politica di potenza e promuovere concretamente la democratizzazione delle relazioni internazionali. Queste sono precisamente le norme internazionali e i principi fondamentali che è necessario costantemente sostenere e seguire, e che sono riconosciuti anche dalla stragrande maggioranza dei Paesi del mondo. Tali norme non sono affatto superate nel mondo odierno, caratterizzato da grandi sconvolgimenti e cambiamenti; al contrario, per mantenere la pace mondiale, necessitano di essere rafforzate. Pertanto, tutti i Paesi devono aderire congiuntamente agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, sostenere congiuntamente le norme fondamentali universalmente riconosciute delle relazioni internazionali e praticare un autentico multilateralismo. Solo in questo modo si può garantire la stabilità complessiva e la natura costruttiva del processo di un mondo multipolare.

Per quanto riguarda l’economia, all’inizio del secolo XXI, molti osservatori prevedevano una società globalizzata ideale, piatta e senza ostacoli. Quest’idea è stata ora gravemente smentita. Le persone si rendono conto che enormi ingiustizie si annidano nel commercio globale, spesso non riuscendo a frenare il dumping e i dazi, e danneggiando il contratto sociale all’interno dei Paesi, portando a crisi notevoli.

Il nuovo ordine economico mondiale si riferisce a un nuovo insieme di regole globali (come la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1974 sull’istituzione di un nuovo ordine economico internazionale) volte a modificare la vecchia struttura economica internazionale dominata dall’Occidente e a stabilire regole eque e reciprocamente vantaggiose che riflettano gli interessi dei Paesi in via di sviluppo.

Nel contesto attuale, esso rappresenta l’impegno dei mercati emergenti nel promuovere riforme della governance economica globale, nel sostenere la cooperazione Sud-Sud e la cooperazione nell’economia digitale, e nel costruire un sistema equo, ordinato e diversificato, incentrato su una comunità con un futuro condiviso per l’umanità.

Concetti chiave e prospettive sono l’enfatizzazione dell’uguaglianza sovrana e il diritto di ogni Paese di scegliere il proprio modello di sviluppo economico, e promuovere riforme delle norme finanziarie e commerciali internazionali che oggi risultano dannose per i Paesi in via di sviluppo. Le aree chiave da affrontare sono: la riforma della governance finanziaria, del commercio equo e solidale delle materie prime e della cooperazione internazionale nell’era dell’economia digitale, nel cercare di fronteggiare l’ascesa dell’unilateralismo e del protezionismo, nonché l’inadeguatezza dei meccanismi multilaterali tradizionali.

In conclusione vanno aggiunte alcune riflessioni sui nuovi ordini mondiali che si sono succeduti almeno dal secolo XIX. Dopo l’epopea delle grandi guerre napoleoniche, successive alla Grande Rivoluzione, il Congresso di Vienna nel 1815 stabilì un ordine che durò sino al 1848, la cosiddetta Primavera dei Popoli che principiò da Palermo il 12 gennaio di quell’anno. Da allora le turbolenze dei nazionalismi romantici o meno si protrassero sino a che Italia e Germania raggiunsero l’unità nazionale nel 1871 (Roma capitale ufficializzata con legge 3 febbraio 1871). Questo nuovo ordine di quarantatré anni giunse sino al 1914. Quella che era chiamata belle époque fu ingoiata dalla Prima Guerra Mondiale. Però l’ordine imposto dalla Conferenza di Versailles non resse, cadendo nel 1939 a causa della Seconda Guerra Mondiale. Dal 1945 – o per meglio dire dal telegramma lungo di George Kennan da Mosca a Washington il 22 febbraio 1946 – l’ordine della guerra fredda si prolungò fino al crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (26 dicembre 1991). Allora le menti semplici e i poveri di spirito immaginarono il paradiso in terra, non comprendendo che il katechon paolino era proprio l’Unione Sovietica. Lo dimostrò l’11 settembre 2001 quando, a katechon caduto, i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse hanno avuto briglia sciolta.

Come abbiamo visto un nuovo ordine mondiale – dai tempi dell’Impero Romano ad oggi – presuppone una deflagrazione globale oppure un cedimento strutturale di uno dei piloni. Noi, per un auspicato cambiamento, non ci auguriamo questo, e possiamo solo sperare nella buona volontà di pace di tutti gli attori internazionali e nelle loro migliori espressioni. Le conferenze internazionali sono arene fondamentali per plasmare il nuovo ordine mondiale, determinando l’evoluzione delle regole geopolitiche ed economiche e dei modelli di cooperazione internazionale. Sono cruciali per stabilire nuove norme internazionali, bilanciare gli interessi dei Paesi in via di sviluppo e di quelli sviluppati e affrontare le crisi ambientali ed economiche. In tempi di crisi, le conferenze contribuiscono a costruire alleanze multilaterali per, non dico creare un nuovo ordine, ma almeno prevenire il crollo del vecchio stabilito dalle Nazioni Unite. Per cui o queste o una guerra mondiale per un nuovo ordine mondiale: dipende meramente dalle volontà dei decisori.

Giancarlo Elia Valori 

venerdì 20 marzo 2026

La Cina condanna gli attacchi contro l'Iran e invita alla de-escalation. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente agli attacchi dei regimi USA e israeliano all'Iran, è intervenuto nei giorni scorsi l'Ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite Fu Cong, presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

L'Ambasciatore Cong ha dichiarato, fra le altre cose che: “Innanzitutto l'uso della forza non è il modo giusto per risolvere le controversie internazionali. La sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale dell'Iran devono essere rispettate. Gli Stati Uniti e Israele dovrebbero interrompere immediatamente le loro operazioni militari, astenersi dall'attaccare gli impianti nucleari iraniani protetti dalle salvaguardie dell'AIEA, evitare un'ulteriore escalation e impedire che il conflitto si diffonda in tutto il Medio Oriente. Tutte le parti dovrebbero mantenere la calma e la moderazione, adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e proteggere efficacemente i civili e le infrastrutture civili. La comunità internazionale dovrebbe inviare un messaggio chiaro e inequivocabile opponendosi a qualsiasi ritorno del mondo alla legge della giungla”.

Successivamente ha spiegato che: “In secondo luogo, la questione nucleare iraniana dovrebbe infine tornare a una soluzione politica e diplomatica. Desidero sottolineare che è stato il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA a innescare la crisi nucleare iraniana. Gli Stati Uniti hanno inoltre compromesso la propria credibilità e, insieme a Israele, hanno fatto ricorso per ben due volte all'uso della forza contro l'Iran durante i negoziati, provocando il fallimento degli sforzi diplomatici. Essendo la causa principale della crisi nucleare iraniana, le azioni degli Stati Uniti violano il diritto internazionale e i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite. La Cina condanna fermamente questo comportamento. Esortiamo gli Stati Uniti a tornare immediatamente ai negoziati diplomatici, a impegnarsi chiaramente a non ricorrere più alla forza, a impegnarsi in un dialogo sincero con l'Iran e a raggiungere una soluzione in linea con le aspettative della comunità internazionale. I Paesi europei interessati dovrebbero smettere di alimentare le tensioni e svolgere invece un ruolo costruttivo per allentare la tensione. La Cina apprezza gli sforzi di mediazione dei Paesi della regione e dell'AIEA e sostiene il loro continuo supporto per il ripristino dei negoziati volti a promuovere una risoluzione pacifica della questione nucleare iraniana”.

L'Ambasciatore Cong ha poi spiegato che è necessario garantire il diritto dell'Iran “all'uso pacifico dell'energia nucleare, in quanto Stato parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP)”.

L'Ambasciatore cinese ha infine sottolineato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe fare di tutto per allentare le tensioni e a lavorare al fine di garantire pace e stabilità a lungo termine in Medio Oriente.

Come ha giustamente scritto il prof. Giancarlo Elia Valori di recente: “Difronte a una situazione internazionale complessa e in continua evoluzione, e a crescenti incertezze e fattori imprevedibili, la Repubblica Popolare della Cina porta avanti lo spirito di iniziativa storica della propria bimillenaria diplomazia, per cercare di stabilire e praticare una corretta visione dell’operato; mantenere la focalizzazione strategica in situazioni complesse; osare assumersi la responsabilità di fronte a rischi e sfide; creare buoni risultati al servizio e a favore della pace nel mondo”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 8 marzo 2026

La saggezza della Repubblica Popolare Cinese difronte all'instabilità globale. Articolo di Luca Bagatin

 

A margine della quarta sessione della 14esima Assemblea Nazionale del Popolo, tenutasi a Pechino, il Ministro degli Esteri cinese ha risposto, in conferenza stampa, alle domande relative alla posizione della Repubblica Popolare Cinese in questo momento di grande turbolenza internazionale.

Relativamente ai rapporti fra Cina e Stati Uniti, il Ministro Wang ha spiegato come nessuna delle due parti possa rimodellare l'altra, ma entrambe debbano cercare di interagire in modo costruttivo, eliminando inutili interruzioni dei rapporti.

Pur criticando fermamente le azioni militari statunitensi in Medio Oriente, in Ministro Wang intende stabilizzare i rapporti con Washington. 

Egli ha affermato che la Cina non condivide la logica della “co-governance tra le grandi potenze”, ma occorre tenere conto che sul pianeta vi sono oltre 190 Paesi e che la Storia mondiale debba essere scritta collettivamente da tutte le nazioni. Il futuro dell'umanità - secondo il Ministro Wang - deve dunque essere creato congiuntamente dai popoli di tutti i Paesi.

La posizione cinese si fonda su “diversità e coesistenza”, che sono i fondamenti della natura della comunità umana e ha sostenuto che la coesistenza multipolare sia la forma più appropriata per il panorama internazionale.

Il Ministro ha ricordato come la Storia ci insegni che la rivalità fra grandi potenze e lo scontro fra i blocchi porta unicamente a sofferenze e disastri per l'umanità.

Per questa ragione la Cina non intende seguire il principio secondo il quale “un Paese forte è destinato a cercare l'egemonia”.

Le linee guida della politica estera cinese rimarranno fondate sulla costruzione di un mondo “multipolare, equo e ordinato”. Laddove, ha spiegato il Ministro Wang, “equo” significa che i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni e forza, vanno considerati parti paritarie della comunità internazionale. “Ordinato”, significa che tutti i Paesi devono rispettare le regole internazionali riconosciute, ovvero gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme che regolano le relazioni internazionali.

Secondo il Ministro Wang, per costruire un ordine multipolare, occorre che le grandi potenze, dotate di maggiori risorse, debbono a loro volta e pertanto assumersi maggiori responsabilità al fine di raggiungere tali obiettivi di equità e ordine.
Relativamente all'aggressione statunitense e israeliana all'Iran, il Ministro ha sottolineato, citando un antico proverbio cinese, che “Le armi sono strumenti minacciosi e non dovrebbero essere usate senza discrezione”.

E ha affermato che “questa è una guerra che non avrebbe dovuto accadere, è una guerra che non porta alcun beneficio a nessuno”, spiegando come la Storia del Medio Oriente insegni che la forza non abbia mai fornito soluzioni e che i conflitti armati hanno sempre fomentato odio e generato nuove crisi.

Il Ministro Wang ha inoltre sottolineato come la Cina intenda continuare a sostenere e cooperare con i Paesi del Sud del Mondo; salvaguardare e rafforzare il ruolo dell'ONU e si opponga a qualsiasi egemonia. Promuovendo indipendenza, pace e sviluppo globali.

Relativamente alle tensioni con un Giappone sempre più bellicista e militarista, governato dall'estrema destra, il Ministro Wang ha affermato che la Cina non permetterà più a nessuno di giustificare il colonialismo e che “Il futuro delle relazioni tra Cina e Giappone dipende dalla scelta del Giappone”.

Luca Bagatin

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domenica 1 marzo 2026

La Cina, scioccata, condanna gli attacchi contro l'Iran. Alla logica della giungla, occorre contrapporre quella del diritto internazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il suo Rappresentate Permanente presso le Nazioni Unite, Fu Cong, ha espresso il suo shock, il suo sdegno e la sua preoccupazione per gli attacchi dei regimi di USA e Israele contro l'Iran.

La Cina si è detta profondamente addolorata per l'elevato numero di vittime civili e ha condannato l'uso indiscriminato della forza, giudicandolo inaccettabile.

Rifacendosi ai principi della Carta delle Nazioni Unite, l'Ambasciatore Fu Cong ha sottolineato come la sovranità, sicurezza e integrità territoriale dell'Iran e di altri Paesi della regione debbano essere rispettati.

L'Ambasciatore cinese ha osservato come tale situazione debba essere quanto prima risolta attraverso il dialogo, il negoziato e ha richiesto la cessazione immediata delle azioni militari delle forze statunitensi e israeliane.

L'Ambasciatore Fu Cong, in particolare, ha sottolineato come tale aggressione militare sia avvenuta nel momento in cui erano in corso colloqui diplomatici fra USA e Iran e ciò la rende ulteriormente scioccante.
E la Repubblica Popolare Cinese, attraverso il Ministero degli Affari Esteri, ha altresì condannato l'uccisione della Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, sottolineando che tale azione rappresenta una ulteriore “grave violazione della sovranità e della sicurezza dell'Iran”.

Il Ministro degli Affari Esteri cinese, Wang Yi, ha definito “inaccettabili” gli attacchi contro l'Iran e si è detto molto preoccupato per il rischio di escalation in Medio Oriente e, assieme al suo omologo russo Lavrov, intende, in ambito ONU e nell'ambito dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, adoperarsi per chiedere con forza la cessazione dei combattimenti e il ritorno ai negoziati diplomatici.

Personalmente, direi che viviamo in tempi strani e oscuri, in cui chi dice di difendere “libertà” e “democrazia” invade e attacca Paesi sovrani.

Si dirà che è sempre andata così, ma oggi accade in modo sempre più evidente e spudorato. E da parte di politicanti sempre più sbruffoni, ignoranti e sconsiderati, che non hanno nemmeno il consenso popolare, perché a votare, in Occidente, vanno ormai meno della metà degli elettori. I quali hanno compreso, da quel dì, che le regole sono truccate a monte e che persino le Costituzioni democratiche vengono sistematicamente violate da quei politicanti che pretenderebbero il voto popolare.

A rimetterci i popoli, gli inermi, chi dovrebbe decidere del suo presente e futuro, senza ingerenze esterne, come del resto vorrebbe il diritto internazionale stesso.
L'Iran potrà anche non piacere, ma ha sempre combattuto l'islamismo radicale, purtroppo spesso sostenuto da un Occidente ipocrita, anti-socialista e anti-BRICS. Che ha spesso fatto carta straccia del diritto internazionale, agitando a discrezione la leva dei cosiddetti “diritti umani”.

Chi non approfondisce tali aspetti continua a parlare per partito preso e a riempirsi la bocca di banalità e ipocrisia.
E intanto la politica estera italiana si espone alla sua ennesima figuraccia e dimostra, ulteriormente, di non contare nulla. Così come molto poco conta la politica estera della balbettante, ipocrita e asservita ai desiderata USA, UE.

Mi sovviene alla mente un passaggio del discorso che l'amico prof. Giancarlo Elia Valori, importante manager pubblico e analista geopolitico, oltre che Presidente della Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, tenne nel novembre 2023 presso la Facoltà delle Relazioni Internazionali dell'Università di Pechino – celebre per aver ospitato, nel 2006, il conferimento del Dottorato Onorario al prof. Henry Kissinger – e presso la quale il prof. Valori fu insignito del titolo di Professore Benemerito.

Egli disse: “Il più grande luogo comune sul Partito Comunista Cinese dei politici occidentali è che esso non sia democratico. Ovviamente per dir questo essi partono dal presupposto che la democrazia “vera” sia la propria. Quella che sgancia bombe sui popoli per imporla a ignoranti, arretrati e dittatori che, però, non siano loro amici. (…). A dire il vero le campagne diffamatorie contro la Repubblica Popolare della Cina sono dirette da Washington, e i Paesi della NATO e i loro governi, non possono far altro attraverso mass media, social network, stampa e televisioni che obbedire alla Casa Bianca. Il parere dei popoli di questi Stati ritengo sia molto differente”.

Il parere dei popoli, purtroppo, conta ormai sempre meno. Conta la logica della sopraffazione, della violenza, della manipolazione, dell'ignoranza, della barbarie e della giungla. Imposta da chi vorrebbe “esportare democrazia”.

Luca Bagatin

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giovedì 26 febbraio 2026

Al caos che genera sofferenza si può porre ordine attraverso il dialogo e la cooperazione fruttuosa. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 24 febbraio scorso, l'Ambasciatore di Cuba in Italia, Jorge Luis Cepero Aguilar, ha avuto un fruttuoso incontro con la direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Cindy McCain, presso la sede dell'organizzazione, a Roma.

Il diplomatico cubano ha espresso la gratitudine di Cuba al WFP, organizzazione delle Nazioni Unite, che ha fornito assistenza alla comunità cubana colpita dall'uragano Melissa e ha richiesto sostegno dell'organizzazione per la crisi alimentare che sta colpendo Cuba, causata dell'embargo economico, commerciale e finanziario, imposto dagli USA e inasprito dall'attuale regime di Trump.

Blocco che rende più difficile e costoso il trasporto di cibo e limita l'accesso ai mercati, ai finanziamenti e alle tecnologie necessarie per la produzione agro-alimentare.

La direttrice McCain, da parte sua, ha ribadito il supporto del WFP per quanto concerne il sostegno alle politiche di protezione sociale e sviluppo dell'Isola caraibica, dando priorità al settore agricolo, garantendo un approvvigionamento stabile di cibo per la popolazione cubana.

L'Ambasciatore Cepero, portando i saluti del Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha avuto anche un incontro con il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Matterella.

I due dignitari hanno ribadito l'impegno ad approfondire i rapporti di cooperazione, rispetto e amicizia che uniscono Cuba e Italia.

Durante l'incontro, l'Ambasciatore ha relazionato sulla situazione economico-politica dell'Isola, aggravata dalle continue minacce di Trump.

Le due parti hanno anche ricordato il lavoro svolto dalle brigate mediche cubane, in Italia, durante la pandemia da Covid 19.

Il 25 febbraio si è tenuto un altro importante incontro, quello fra il Presidente cinese Xi Jinping e il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, a Pechino.

Incontro importante, considerando che, come ha osservato il Presidente Xi, entrambi i Paesi hanno economie con un impatto significativo sia sull'Europa che sul resto del mondo.

In tal senso, il Presidente Xi ha invitato il suo omologo tedesco a rafforzare la comunicazione strategica e la rispettiva fiducia, volta al proseguimento di un partenariato strategico, reciprocamente vantaggioso, fra i due Paesi.

Il Presidente cinese ha spiegato al Cancelliere tedesco che la Cina intende perseguire uno sviluppo pacifico, volto a realizzare la piena modernizzazione cinese, condividendo le opportunità di sviluppo con il resto del mondo.

In tal senso, ha esortato il suo omologo ad adottare politiche positive e pragmatiche nei confronti della Cina, volte alla cooperazione – in ambito tecnologico, digitale, culturale e umano - e allo sviluppo stabile e sostenibile delle relazioni fra i due Paesi.

Il Presidente Xi ha invitato, altresì, il Cancelliere Merz a sostenere il ruolo centrale delle Nazioni Unite, rivitalizzando il loro ruolo di guida, difendendo il multilateralismo, il diritto internazionale e il libero scambio.

I due leader hanno discusso anche sulla crisi ucraina e il Presidente Xi ha ribadito la posizione cinese, volta a trovare soluzioni attraverso il dialogo e la negoziazione.

In tal senso, ha sottolineato la necessità di promuovere la partecipazione paritaria di tutte le parti, volta a porre solide basi per la pace e una duratura sicurezza comune.

Il dialogo, la cooperazione, il confronto pragmatico anche fra realtà differenti, del resto, è il sale per rimettere ordine laddove si è insinuato il caos.

Un caos che genera e sta generando sofferenza a milioni di persone ed al quale occorre porre urgentemente, con lungimiranza e pragmatismo, un freno.

Luca Bagatin

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mercoledì 7 gennaio 2026

A pochi giorni dall'aggressione al Venezuela e del sequestro del Presidente Maduro, le ferme reazioni di Cina, Jeffrey Sachs e della Presidente Delcy Rodriguez. Articolo di Luca Bagatin

 

Relativamente all'aggressione statunitense al Venezuela e al rapimento del Presidente socialista Nicolas Maduro, è intervenuta la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Mao Ning, la quale ha affermato che “La Cina si oppone a sanzioni unilaterali che non hanno alcun fondamento nel diritto internazionale o nell'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e si oppone all'ingerenza negli affari interni del Venezuela da parte di forze esterne con qualsiasi pretesto. La decisione degli Stati Uniti di sequestrare con la forza il Presidente Maduro e sua moglie è in chiara violazione del diritto internazionale, delle norme fondamentali delle relazioni internazionali e degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite. La Cina chiede ancora una volta agli Stati Uniti di rilasciare immediatamente il Presidente Maduro e sua moglie e di risolvere le questioni attraverso il dialogo e la negoziazione”.

La portavoce ha affermato, altresì che “Il Venezuela è uno Stato sovrano e ha piena sovranità permanente su tutte le sue risorse naturali e attività economiche. Gli Stati Uniti hanno usato palesemente la forza contro il Venezuela e hanno chiesto al Paese di "favorire" l'America per quanto riguarda le sue riserve petrolifere. Tale prepotenza viola gravemente il diritto internazionale, viola la sovranità del Venezuela e viola i diritti del popolo venezuelano. La Cina condanna fermamente questo. Vorrei sottolineare che i diritti e gli interessi legittimi della Cina e di altri Paesi in Venezuela devono essere tutelati”.

Mao Ning ha sottolineato come “La cooperazione tra Cina e Venezuela è una cooperazione tra due Stati sovrani ed è protetta dal diritto internazionale e dalle leggi pertinenti. I diritti e gli interessi legittimi della Cina in Venezuela devono essere tutelati”.

Anche il prof. Jeffrey Sachs, celebre economista della Columbia University, già consulente di numerosi capi di Stato e di governo, nel corso della sua carriera, aveva espresso critiche all'invasione del Venezuela e dichiarato come questa non sia supportata dal popolo statunitense e sia stata attuata senza il coinvolgimento del Congresso.

Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva dichiarato, fra le altre cose, che “Per adempiere alle proprie responsabilità sancite dalla Carta, il Consiglio di Sicurezza dovrebbe immediatamente approvare le seguenti azioni:

1 - Gli Stati Uniti devono immediatamente cessare e desistere da ogni minaccia esplicita o implicita, o uso della forza, contro il Venezuela.

2 - Gli Stati Uniti devono terminare il blocco navale e tutte le relative misure militari coercitive intraprese in assenza di autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza.

3 - Gli Stati Uniti devono ritirare immediatamente le proprie forze militari dall'interno e dal perimetro del Venezuela, inclusi gli asset di intelligence, navali, aerei e altre risorse schierate in posizione avanzata a fini coercitivi.

4 - Il Venezuela deve rispettare la Carta delle Nazioni Unite e i diritti umani tutelati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

5 - Il Segretario Generale deve nominare immediatamente un Inviato Speciale, con il mandato di coinvolgere le parti interessate venezuelane e internazionali competenti e di riferire al Consiglio di Sicurezza entro quattordici giorni con raccomandazioni conformi alla Carta delle Nazioni Unite, e il Consiglio di Sicurezza rimarrà urgentemente occupato della questione.

6 - Tutti gli Stati Membri devono astenersi da minacce unilaterali, misure coercitive o azioni armate intraprese al di fuori dell'autorità del Consiglio di Sicurezza, in stretta conformità con la Carta”.

Intanto, la Presidente ad interim del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, ha tenuto in questi giorni una cerimonia solenne presso il mausoleo dell'ex Presidente Hugo Chavez, promotore della rivoluzione bolivariana, che ha combattuto, nel Paese, corruzione, sfruttamento capitalistico e restituito le risorse alla popolazione venezuelana.

La Presidente Rodriguez, ha ribadito che il suo mandato sarà in continuità istituzionale con i propositi della rivoluzione bolivariana e socialista, ribadendo i valori di difesa della pace e della sovranità nazionale.

La Presidente ha parlato di “dolore per le sofferenze inflitte al popolo venezuelano a seguito di un'illegittima aggressione militare contro la nostra patria” e ha ribadito che farà di tutto per garantire la libertà di “due eroi che tengono in ostaggio negli Stati Uniti d'America”, riferendosi al Presidente Nicolas Maduro e a sua moglie, Cilia Flores.

La Presidente Rodriguez ha anche decretato un lutto nazionale di sette giorni, in omaggio ai militari e civili caduti nella difesa della sovranità del Venezuela e del Presidente Maduro.

Ho giurato di non darmi pace finché la nostra patria non sarà consolidata su un cammino di pace”, ha affermato la Presidente, durante la sua visita alla Comune socialista José Felix Ribas (eh sì, in Venezuela esistono delle comunità popolari democratiche e autogestite, alla faccia di chi parla di “regime”), ribadendo che “esiste un governo costituzionale” e che in Venezuela “governa il popolo”.

La Presidente ha anche annunciato l'obiettivo, per il 2025, di attivare 200.000 ettari, da destinare alla produzione comunitaria e alle piccole aziende agricole, al fine di garantire la sovranità alimentare.

Il Venezuela socialista e bolivariano, dunque, nonostante tutto, esiste e resiste.

Luca Bagatin

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giovedì 1 gennaio 2026

Venezuela. Il Presidente socialista Nicolas Maduro, nel suo discorso di Capodanno, promuove la democrazia diretta e il progetto di modernizzazione economica e sociale. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il socialista Nicolas Maduro, nel suo discorso di Capodanno, pur in questo momento di massima crisi con il regime di Trump, che come i suoi predecessori, mira a destabilizzare la sovranità del Venezuela, ha espresso, con spirito positivo, che il 2025 è stato Un anno di intenso lavoro, sfide significative, resilienza e unità collettiva. Una resilienza che ha stupito il mondo. Salutiamo il 2025 e lo chiudiamo con una nota positiva”.

Egli ha sottolineato che “il 2025 è stato l’anno del consenso più ampio e più fermo mai raggiunto nella nostra storia repubblicana” (...) “un consenso nazionale per la vita, per la pace e per garantire il futuro”.

Egli ha delineato i progressi della democrazia diretta, introdotti nel Paese, attraverso apposite consulte popolari e che hanno permesso – fra le altre cose - l'introduzione di numerose riforme e del “Plan de la Patria”, ovvero il “Progetto Nazionale Simon Bolivar 2025 – 2031”, definito anche “Piano delle Sette Trasformazioni”.

Un piano articolato in sette ambiti, che mirano alla modernizzazione dell'economia; al miglioramento dei servizi pubblici; alla lotta contro il crimine e la difesa della sovranità nazionale; la riaffermazione della protezione sociale dei cittadini, proteggendoli in particolare dalle sanzioni internazionali; il rafforzamento della democrazia diretta; la protezione della biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici; la promozione di un Venezuela inserito nel mondo multipolare, consolidando le alleanze a livello internazionale.

Il Presidente Maduro ha sottolineato quanto, in Venezuela, si sia rafforzato il “potere spirituale, identitario e culturale” del Paese. E come questo abbia contribuito a costruire uno “Stato forte, profondamente democratico e sovrano”, attraverso: la democrazia diretta; la pratica della pianificazione per l'esecuzione dei progetti e la ricerca della risoluzione dei conflitti.

Egli ha sottolineato i progressi in ambito scientifico, tecnologico e culturale, spiegando come queste debbano essere “al servizio della vita, del benessere sociale e della difesa della sovranità” e come il Piano delle Sette Trasformazioni si ponga quale principio cardine per un nuovo modello di Stato, in grado di “unire le forze vitali al di sopra di qualsiasi differenza nazionale”.

Il Venezuela ha ricevuto recentemente, fra gli altri, il fermo sostegno della Repubblica Popolare Cinese contro le minacce di aggressione degli USA. La Cina, attraverso l'Ambasciatore Sun Lei, ha in merito dichiarato, fra le altre cose, presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, lo scorso 23 dicembre: “In quanto Stato sovrano indipendente, il Venezuela ha il diritto di sviluppare autonomamente una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con altri Paesi e di difendere i propri diritti e interessi legittimi, che dovrebbero essere rispettati e sostenuti dalla comunità internazionale. La Cina si oppone a tutti gli atti di unilateralismo e prepotenza e sostiene tutti i Paesi nella difesa della propria sovranità e dignità nazionale. Ci opponiamo a qualsiasi azione che violi gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e leda la sovranità e la sicurezza di altri Paesi, alla minaccia o all'uso della forza nelle relazioni internazionali, alle interferenze esterne negli affari interni del Venezuela con qualsiasi pretesto e alle sanzioni unilaterali illecite e alla giurisdizione a lungo termine che non hanno alcun fondamento nel diritto internazionale o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Invitiamo gli Stati Uniti ad ascoltare il giusto appello della comunità internazionale, a interrompere immediatamente le azioni in questione ed evitare un'ulteriore escalation delle tensioni”.

Le mosse belliciste di Trump contro il Venezuela, avevano ricevuto ampie critiche anche da parte di numerosi deputati del Partito Democratico USA della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti degli USA.

Luca Bagatin

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venerdì 21 novembre 2025

Risoluzione ONU su Gaza. L'Ambasciatore cinese Fu Cong: “La comunità internazionale deve promuovere con fermezza la soluzione dei due Stati e perseguire la soluzione politica della questione palestinese”. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 17 novembre scorso, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ha adottato la risoluzione 2803, relativamente agli accordi per il territorio palestinese di Gaza.

In merito, la Repubblica Popolare Cinese, oltre alla Russia, si sono astenute.

In merito si è espresso l'Ambasciatore cinese all'ONU, Fu Cong, affermando: “Gaza, devastata da due anni di guerra, è una terra di rovine che necessita urgentemente di essere ricostruita. Oltre due milioni di persone continuano a vivere in condizioni di privazione e di sfollati. La Cina sostiene il Consiglio di Sicurezza nell'adozione di tutte le misure necessarie per raggiungere un cessate il fuoco duraturo, alleviare il disastro umanitario e avviare la ricostruzione postbellica per riaccendere la speranza di pace e sviluppo per la popolazione di Gaza”.

Egli così ha motivato l'astensione cinese: La bozza di risoluzione è vaga e poco chiara su molti elementi critici. Il penholder chiede al Consiglio di autorizzare l'istituzione di un Consiglio per la Pace e la Forza di Stabilizzazione Internazionale, che svolgerà un ruolo chiave nella governance postbellica di Gaza. Avrebbe dovuto spiegarne dettagliatamente la struttura, la composizione, i termini di riferimento e i criteri di partecipazione, tra gli altri. Questa avrebbe dovuto costituire una base essenziale per le serie discussioni del Consiglio. Tuttavia, la bozza di risoluzione contiene scarsi dettagli su questi elementi critici. Nonostante le ripetute richieste di maggiori informazioni da parte dei membri del Consiglio, il penholder non ha ancora fornito alcuna risposta”.

Egli ha sottolineato che la risoluzione non precisa, inoltre, il principio secondo il quale Gaza appartenga al popolo palestinese e a nessun altro.

Ha altresì aggiunto che tale risoluzione non garantisce effettivamente la partecipazione dell'ONU e del Consiglio di Sicurezza, per quanto riguarda la ricostruzione economica e la governance postbellica di Gaza.

Infine, ha dichiarato che tale risoluzione “non è il frutto di consultazioni approfondite tra i membri del Consiglio”.

Pur non avendo voluto porre il veto, la Cina, ha spiegato Fu Cong, ha preferito astenersi. In merito ha dichiarato: “Nonostante le numerose questioni sopra menzionate nella bozza di risoluzione e le principali preoccupazioni della Cina al riguardo, considerando la fragile e grave situazione a Gaza, l'imperativo di mantenere il cessate il fuoco e le posizioni dei Paesi della regione e della Palestina, la Cina si è astenuta dal voto”.

Ad ogni modo, ha spiegato le preoccupazioni della Cina, in quanto “la questione palestinese è al centro delle questioni mediorientali. È una questione di equità e giustizia internazionale. La comunità internazionale deve promuovere con fermezza la soluzione dei due Stati e perseguire la soluzione politica della questione palestinese. Ciò significa istituire uno Stato palestinese indipendente con piena sovranità sulla base dei confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale, realizzando così il diritto del popolo palestinese alla sovranità, alla sopravvivenza e al ritorno. La Cina ha sempre sostenuto fermamente la giusta causa del popolo palestinese nel ripristino dei suoi legittimi diritti nazionali. Siamo pronti a collaborare con la comunità internazionale per compiere sforzi incessanti per una soluzione globale, giusta e duratura alla questione palestinese”.

Luca Bagatin

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sabato 15 novembre 2025

Le interferenze della destra giapponese su Taiwan che fanno infuriare la Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Tutto risale al 25 ottobre 1971, ovvero a quando la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della Cina. Un mese dopo, peraltro, la RPC, entrò a far parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

E' per questo che oggi, la Repubblica Popolare Cinese, secondo il principio dell'esistenza legale di “una sola Cina”, si sente comprensibilmente offesa relativamente alle dichiarazioni della Premier giapponese, Sanae Takaichi, la quale ritiene che un eventuale uso della forza cinese contro il separatismo di Taiwan, potrebbe costituire una “situazione di minaccia alla sopravvivenza” per il Giappone. E ciò potrebbe addirittura implicare la possibilità di un intervento armato giapponese nello Stretto di Taiwan.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, anche sui social, ha dichiarato in merito che: “La Cina è seriamente preoccupata per le recenti mosse militari e di sicurezza del Giappone.
Sebbene il Giappone affermi di essere una "nazione amante della pace" e di sostenere un mondo libero dalle armi nucleari, l'amministrazione di Sanae Takaichi ha rilasciato dichiarazioni ambigue sui Tre Principi Non Nucleari, insinuando che potrebbe abbandonarli e persino affermando che il Giappone non ha escluso la possibilità di possedere sottomarini nucleari.
Queste dichiarazioni rivelano chiaramente che il Giappone sta attuando un importante cambiamento di politica negativa, che invia un segnale pericoloso alla comunità internazionale”.

Egli, ricordando anche l'anniversario della vittoria cinese contro l'aggressione giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, ha sottolineato che “Quest'anno ricorre l'80° anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Ricorre anche l'80° anniversario della riconquista di Taiwan.
Esortiamo il Giappone a pentirsi della sua storia di aggressione, a proseguire sulla strada dello sviluppo pacifico, a smettere di trovare scuse per il suo rafforzamento militare e ad adottare misure concrete per guadagnarsi la fiducia dei suoi vicini asiatici e della comunità internazionale”.

La stampa cinese, ha fatto inoltre presente che la premier della destra giapponese, Sanae Takaichi, “è ora il primo leader giapponese dal 1945 ad affermare pubblicamente che "un'eventualità taiwanese è un'eventualità giapponese". Ignorando l'innegabile realtà storica e attuale, Takaichi tenta di collegare la questione taiwanese ai cosiddetti interessi di sicurezza del Giappone, smascherando la sua indifferenza sia per la Storia che per la realtà, che mette a nudo anche il tentativo della destra giapponese di intervenire militarmente nello Stretto di Taiwan e equivale a una minaccia di forza contro la Cina”.

La questione della riunificazione pacifica di Taiwan alla madrepatria è in cima alle priorità cinesi e la Repubblica Popolare Cinese si oppone con forza a ogni interferenza esterna.

In merito e per spiegare meglio la questione ai meno informati o a chi preferisce seguire l'ideologia, spesso di estrema destra, piuttosto che la Storia, scrisse un interessante articolo, nel maggio 2024, il prof. Giancarlo Elia Valori, importante analista geopolitico e conoscitore della Storia cinese.

Egli scrisse, in particolare, ricostruendo la Storia di Taiwan: “Taiwan non è mai stata un Paese indipendente, ma parte integrante della Cina. Innumerevoli prove storiche e fatti giuridici dimostrano che Taiwan è sempre stata parte integrante del territorio cinese. Taiwan appartiene alla Cina fin dai tempi antichi. I cinesi furono i primi a sviluppare Taiwan. La maggior parte degli antenati degli attuali residenti di Taiwan sono immigrati dalla Cina continentale. Il Linhai Tuizhi scritto nel 230 d.C. durante il periodo dei Tre Regni contiene la prima descrizione di Taiwan. Dopo le dinastie Song e Yuan, i governi centrali della Cina iniziarono a istituire agenzie amministrative a Penghu e Taiwan per esercitare la giurisdizione. Sebbene Taiwan abbia vissuto un breve dominio coloniale imperialista nella storia, è stata effettivamente governata dal governo cinese per la stragrande maggior parte del tempo”.

Relativamente alla querelle dell'indipendenza di Tawan egli scrisse: “La questione di Taiwan è un’eredità della guerra civile cinese. Poco dopo la vittoria della guerra antigiapponese, in Cina scoppiò la guerra civile tra il Guomindang e il Partito Comunista. Il 1° ottobre 1949 fu proclamata la Repubblica popolare cinese. Alcuni membri del personale militare e politico del Guomindang sconfitti, erano scappati nell’isola di Taiwan. Dopo lo scoppio della Guerra di Corea, il governo degli Stati Uniti d’America è intervenuto negli affari interni della RP della Cina con la forza armata e ha firmato il cosiddetto Trattato di mutua difesa con i transfughi di Taiwan, determinando una grave situazione di confronto politico a lungo termine nello Stretto di Taiwan. Ciò ha portato a far nascere l’affaire Taiwan”.

E concluse il suo articolo ricordando che “In conclusione: i fatti storici e giuridici secondo cui Taiwan fa parte della Cina non possono essere messi in dubbio. Lo status di Taiwan non è mai cambiato poiché non è mai stato un Paese indipendente ma una parte della Cina. La cosiddetta affermazione secondo cui la Cina avrebbe “invaso” Taiwan non ha fondamento e non vale la pena confutarla. La questione di Taiwan è un’eredità della guerra civile cinese. È un affare interno della Cina e non tollera alcuna interferenza esterna.

La Risoluzione 2758 ha risolto la questione su chi rappresenterà l’intera Cina, ovvero il governo della RP della Cina è l’unico governo legale a rappresentare l’intera Cina, compresa Taiwan, presso le Nazioni Unite ed il mondo intero. (…) Chi è contrario fa girare indietro la ruota della Storia e pone sfide non solo alla sovranità e all’integrità territoriale della RP della Cina, ma anche alla giustizia e alla coscienza della comunità mondiale e all’ordine internazionale del secondo dopoguerra. Ciò è estremamente assurdo e pericoloso”.

Luca Bagatin

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venerdì 3 ottobre 2025

La Repubblica Popolare Cinese celebra il suo 76esimo anniversario e rilancia la sua economia e la proposta di un ordine multilaterale equo e giusto. Articolo di Luca Bagatin

Il 1 ottobre scorso, è stato celebrato, in Cina, il 76esimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese, costruita con fatica dalle lotte di Chen Duxiu, Zhou Enlai, Chen Yun, Mao Tse-Tung, Deng Xiaoping e molti altri esponenti del Partito Comunista Cinese che, attraverso le battaglie socialiste e democratiche per l'emancipazione contro l'oligarchia dei Signori della Guerra, delle potenze coloniali occidentali e dei Nazionalisti di Chiang Kai-shek, ha saputo costruire una grande democrazia sociale e popolare, oggi divenuta pressoché quasi la prima potenza del mondo.

La Repubblica Popolare Cinese, oggi guidata dal Presidente Xi Jinping, degno erede della tradizione socialista riformista di Deng Xiaoping, Jiang Zemin e Hu Jintao, sta per formulare il suo 15esimo Piano Quinquennale (2026-2030), che punta a raggiungere una piena modernizzazione socialista.

In occasione delle celebrazioni della nascita della Repubblica Popolare Cinese, il Presidente Xi ha affermato che “Dall'orlo del pericolo nazionale al cammino di grande rinnovamento, la nazione cinese ha continuato ad avanzare attraverso difficoltà e lotte, ma anche con grande entusiasmo e trionfi clamorosi”.

I risultati ottenuti dai Piani Quinquennali precedenti sono stati notevoli, se pensiamo che fra il 2021 e il 2025, i consumi hanno contribuito per circa il 60% alla crescita economica annuale del Paese; le vendite dal dettaglio sono in crescita di circa l'80% rispetto agli USA; il mercato al dettaglio online è stato il più grande al mondo per dodici anni consecutivi e le vendite d'auto sono state in cima alle classifiche mondiali per ben sedici anni consecutivi.

Grandi investimenti, peraltro, sono stati effettuati nell'ambito dell'industria verde e della transizione ecologica, oltre che nel settore dell'intelligenza artificiale.

Il Presidente Xi, nel sottolineare la necessità di implementare la filosofia incentrata sull'innovazione, l'apertura, la condivisione dei benefici e lo sviluppo di nuove forze produttive, ha invitato a creare “un sistema di governance globale più giusto e equo”, in un momento storico nel quale il mondo è percorso da turbolenze e guerre d'ogni genere.

Ovvero di continuare a sostenere un vero multilateralismo, collaborando con tutte le nazioni al fine di “costruire una comunità con un futuro condiviso per l'umanità”. Frase che, ormai, è il leitmotiv della leadership socialista riformista del Presidente Xi Jinping, che punta alla stabilità e alla pacificazione globale.

La Repubblica Popolare Cinese, in sede ONU, peraltro, lo scorso 18 settembre, aveva denunciato gli USA per aver abusato del loro potere di veto nell'ambito del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, al fine di bloccare la richiesta di un cessate il fuoco per porre fine alle gravi condizioni nelle quali si trova la popolazione di Gaza.

In merito a tale situazione, attraverso l'Ambasciatore presso l'ONU, Fu Cong, la RPC ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco duraturo; ha denunciato la militarizzazione del meccanismo di distribuzione degli aiuti umanitari e gli attacchi contro i civili perpetrati dal regime di Nethanyau e ha sottolineato l'urgenza di lavorare per una soluzione a due Stati, rispettando la volontà popolare del popolo palestinese e secondo il quale i palestinesi possano governare la Palestina.

Luca Bagatin

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sabato 27 settembre 2025

Gustavo Petro e Roger Waters, due socialisti dalla parte dell'umanità e dell'amore. Articolo di Luca Bagatin

 

Dire che il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, nella sua manifestazione pacifica a New York, a sostegno del popolo palestinese, bombardato dal regime di Nethanyau, avrebbe inneggiato ai disordine e alla violenza, è alquanto pretestuoso e ridicolo.

Assieme all'ex leader dei Pink Floyd, Roger Waters, noto per il suo attivismo in favore dei diritti civili e umani, della giustizia sociale e per la promozione del socialismo nel mondo, il Presidente Petro ha organizzato una piccola manifestazione pacifica, nella quale ha detto, fra le altre cose: “Chiedo a tutti i soldati dell’esercito degli Stati Uniti di non puntare i loro fucili contro l’umanità” e ha aggiunto “Disobbedite agli ordini del presidente Donald Trump, obbedite agli ordini dell’umanità”, invitando a promuovere la pace e non la guerra, tanto amata dai Presidenti dei regimi a Stelle e Strisce, siano essi “Repubblicani” o “Democratici” (repubblicani e democratici più di nome che di fatto, invero).

Egli, nei giorni scorsi, in sede ONU, aveva promosso la nascita di un “esercito per la salvezza dell'umanità” contro i crimini perpetrati da regimi come quello di Nethanyau e aveva sollevato la proposta di chiedere alla Repubblica Popolare Cinese un contributo attivo in questo senso (vedi il mio precedente articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/09/il-presidente-socialista-della-colombia.html).

Egli ha anche sottolineato di non avere “nulla contro il popolo ebraico, né contro il popolo di Israele”.

Il Dipartimento di Stato USA ha scritto su X che Petro avrebbe “esortato i soldati statunitensi a disobbedire agli ordini” ed avrebbe incitato “alla violenza”. Per queste pretestuose motivazioni, nel post, è scritto anche che al Presidente colombiano sarebbe stato revocato il visto.

Per tutta risposta, il Presidente colombiano, su Facebook, ha scritto: “Sono arrivato a Bogotà e ho scoperto di non avere più un visto per gli Stati Uniti. Per andare a Ibagué alla grande manifestazione per la democrazia di Tolima, non ho bisogno di un visto. Separare gli Stati Uniti dalla Colombia è ciò di cui le mafie hanno bisogno. Ciò che il governo degli Stati Uniti mi sta facendo viola tutte le norme sull'immunità su cui si basano le Nazioni Unite e la sua Assemblea Generale. C'è immunità totale per i Presidenti che partecipano all'Assemblea e il governo degli Stati Uniti non può influenzare l'opinione degli Stati Uniti. Il fatto che non mi sia stato permesso di entrare nell'Autorità Nazionale Palestinese e che il mio visto sia stato revocato per aver chiesto agli eserciti statunitense e israeliano di non sostenere il genocidio, che è un crimine contro tutta l'umanità, dimostra che il governo degli Stati Uniti non rispetta più il diritto internazionale. La sede delle Nazioni Unite non può rimanere a New York”.

In un altro post, lungo e toccante, rispondendo direttamente a Trump, ha inoltre fatto presente che: “L'umanità è contro il genocidio, e in Colombia ci fu un genocidio contro il popolo quando i conservatori fascisti ordinarono che i liberali fossero sconfitti con il sangue e con il fuoco. Quel genocidio continuò anche in seguito, attraverso un'alleanza con il narcotraffico.
Mai, in nessun Paese al mondo, la mafia ha avuto un controllo così esteso sullo Stato come in Colombia. Mai, in nessun luogo, la mafia è stata in grado di emanare così tante leggi e, dal potere stesso dello Stato, uccidere centinaia di migliaia di contadini e giovani.
Mai, in nessun luogo al mondo, la mafia è riuscita a sfrattare milioni di contadini dalle loro terre. Il governo del narcotraffico instaurato in Colombia fu genocida.
Luis Carlos Galán lo denunciò e fu assassinato per questo. Quel Galán che ho incontrato personalmente quando ero un giovane combattente dell'M19, a cui dissi che eravamo fratelli, deve essere rivissuto nella voce del suo antenato, il comunardo José Antonio Galán, smembrato dai castigliani perché ribelle. I responsabili di questo genocidio cercano di rifugiarsi dietro di te, Trump, perché credono che tu protegga i responsabili del genocidio. Non circondarti di responsabili del genocidio.
L'umanità esige la fine del crimine a Gaza. Gli israeliani hanno subito un atto di terrore contro i loro giovani durante un concerto, e ci sono state morti che non avrebbero dovuto accadere. Ma la risposta non deve essere un crimine contro l'umanità. Non possiamo permettere che vengano uccisi bambini a Gaza.
Sua moglie, signor Trump, o le sue figlie, dovrebbero dirle che uccidere bambini non è giusto. Me lo dicono le mie figlie.
Rispetto la sua famiglia e le ho detto che avrei bevuto un whisky, nonostante la gastrite, a casa sua o a casa mia, o dove voleva, ma parlando faccia a faccia, tra pari, da uomini e senza bugie. Non mi ha risposto.
Metta da parte le sciocchezze dei suoi consiglieri, veda l'umanità con chiarezza e veda cosa sta succedendo. Non si rendono grandi gli Stati Uniti uccidendo bambini indifesi. Ora trasformeranno la mia libera e umana opinione in un crimine. Sapete che le leggi internazionali mi garantiscono l'immunità per rivolgermi alle Nazioni Unite e che non dovrebbero esserci rappresaglie per la mia libera opinione, perché sono una persona libera.
I missili non dovrebbero cadere sulla popolazione civile di Gaza. I missili non dovrebbero cadere sui giovani poveri al servizio dei narcotrafficanti, né sui contadini che cercano di sopravvivere. I missili non dovrebbero cadere sui migranti che partono perché non sopportano la povertà. I migranti non sono criminali e non meritano la pena di morte: farlo è un crimine contro l'umanità.
Trump, stai lontano da Hitler. C'è ancora tempo. Ho pregato per i soldati statunitensi che, in prima linea nella battaglia della Linea Gotica, vicino a Firenze, la città rinascimentale in Italia, morirono per la libertà. Ho pregato nel loro cimitero.
Non uccidete la libertà. I miei antenati vissero 30.000 anni fa in America e crearono lingue, arte e civiltà. I tuoi antenati sono arrivati ​​appena un secolo fa, ma questo non importa: sei il benvenuto in America, terra di libertà, e nel paese di Bolívar, la Gran Colombia, a nessun cittadino degli Stati Uniti sarà proibito l'ingresso, perché siamo liberi. Ma nessun criminale di guerra entrerà, tanto meno un criminale contro l'umanità.
Basta Auschwitz per il petrolio. Nel mezzo degli affari, c'è tempo per l'amore e l'umanità, dice la Bibbia.
Liberati, Trump, da quella schiavitù che durerà per generazioni.
Ho detto, e non è un crimine, di non obbedire alle voci che ordinano ai loro eserciti di sparare sull'umanità.
Sono, oltre che un colombiano orgoglioso del suo Paese, che ama la sua enorme bellezza tropicale, il suo mare e le sue montagne, e tutte le sue culture, belle come la natura, un cittadino europeo. Non ho bisogno del tuo visto, ma andrò solo su invito del tuo popolo. Non ho nemmeno bisogno di viaggiare: la Colombia è il cuore del mondo, e nelle sue terre vivono esseri umani che portano nelle loro vene tutti i popoli del mondo. Posso vedere il mondo viaggiando attraverso il mio Paese”.

Gustavo Petro, come il compianto Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica, come il Presidente brasiliano Lula (peraltro tutti molto amici del già citato Roger Waters) e molti altri leader socialisti democratici autentici, latinoamericani, asiatici e del Sud del mondo, sono un faro di speranza, in un mondo che sta perdendo ogni forma di umanità e dignità.

In un mondo in particolare, quello Occidentale liberal capitalista, che mistifica e scambia la democrazia con la barbarie; la libertà con il consumismo e l'edonismo (o, peggio, con la violenza nei confronti dei più deboli); il riformismo con il fondamentalismo. Che distrugge la scuola pubblica, la sanità, la civiltà, invocando più armi.

In un circo degli orrori senza fine.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 24 settembre 2025

Il Presidente socialista della Colombia Gustavo Petro auspica un “esercito della salvezza dell'umanità” per difendere il popolo palestinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, in occasione della sessione plenaria dell'80esima Assemblea Generale dell'ONU, ha pronunciato a New York, poco dopo il suo arrivo, un discorso nel quale ha affermato di voler sollecitare un intervento diretto della Repubblica Popolare Cinese nel caso in cui i continui bombardamenti contro i civili su Gaza, da parte del regime di Nethanyau, non dovessero cessare.

Egli ha sottolineato, riferendosi a ciò, che:Nessuno perdonerà questo per generazioni. Le Nazioni Unite saranno finite se continuano su questa strada. Se lo bloccano nel Consiglio di Sicurezza, sarà votato dall'Assemblea Generale”. Ed ha aggiunto: "E ciò su cui si vota non è più una richiesta, ma la formazione di un esercito per la salvezza dell'umanità. E se devo dire alla Cina di fornire i distaccamenti, lo chiedo perché non può essere concesso un altro giorno e perché gli eserciti d'Europa si sono arresi a Hitler e perché l'esercito degli Stati Uniti si sta arrendendo a Hitler".

Egli ha sottolineato, altresì, che È tutta l'umanità che deve rispondere, perché non si può permettere un altro giorno di genocidio, perché sarebbe un genocidio contro i nostri popoli, come è già iniziato nei Caraibi, e perché sarebbe uno spreco del tempo che abbiamo per salvare vite umane”.

Durante l'Assemblea Generale, il delegato della Repubblica Popolare Cinese, Geng Shuang, ha affermato, in merito, che “È necessario porre fine immediatamente alla tragedia di Gaza, alleviare le tensioni in Cisgiordania, correggere le ingiustizie storiche subite dai palestinesi e salvaguardare la pace e la stabilità nella regione del Medio Oriente”. Egli ha altresì espresso apprezzamento per il riconoscimento dello Stato della Palestina da parte di diversi governi occidentali, sottolineando come questi dovrebbero promuovere la “soluzione dei due Stati” e sostenere l'indipendenza della Palestina e la sua adesione all'ONU il prima possibile.

Il Presidente colombiano Petro, nell'ambito dell'Assemblea delle Nazioni Unite, ha inoltre puntato il dito contro l'Amministrazione USA di Donald Trump e la sua sedicente “politica antidroga”, sottolineando come La politica antidroga non ha lo scopo di impedire alla cocaina di raggiungere gli Stati Uniti; lo scopo della politica antidroga è dominare la popolazione del Sud in generale”.

Egli ha peraltro affermato che, durante la sua amministrazione, in Colombia, nel 2023 e 2024, è stato sequestrato il maggior quantitativo di cocaina e che oltre 700 narcotrafficanti sono stati estradati in Europa e negli USA.

Il mio governo ha sequestrato la cocaina e non abbiamo lanciato un solo missile, né ucciso alcun giovane”, ha affermato il Presidente Petro, riferendosi alle discutibili “politiche antidroga” del governo USA.

Luca Bagatin

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