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sabato 6 giugno 2026

Venezuela e India, dialogo strategico nel nome di Gandhi: "La pace è la via". Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente facente funzioni del Venezuela, Delcy Rodriguez, nel suo viaggio ufficiale in India, importante Paese BRICS, ha incontrato il Ministro degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar, al fine di “approfondire le alleanze strategiche in diversi settori”, come ha spiegato in un comunicato.

La Presidente ha altresì incontrato il Primo Ministro Narendra Modi e discusso lo stato delle relazioni bilaterali.

Nel corso del suo viaggio, che si concluderà il 7 giugno, la Presidente incaricata Rodriguez ha visitato un importante complesso industriale nella città di Mumbai e ha avuto incontri con i settori imprenditoriali e industriali indiani.

Lo scopo è quello di promuovere progetti comuni, volti a incoraggiare la diversificazione energetica del Venezuela, utilizzando energie moderne, rinnovabili e verdi.

Il Venezuela è attualmente il terzo fornitore di petrolio dell'India e, uno dei punti chiave della visita della Presidente Rodriguez è proprio la cooperazione nel settore degli idrocarburi.

La Presidente facente funzioni del Venezuela ha, nel corso della sua visita, reso omaggio anche alla memoria del padre dell'India, ovvero al Mahatma Gandhi, che ha definito “simbolo della lotta pacifica per l'indipendenza dell'India”, il cui pensiero “trascende il tempo”. E, ricordando ciò, ha citato le stesse parole di Gandhi, fondamentali in questi tempi di grande turbolenza internazionale, ovvero: “Non esiste una via per la pace; la pace è la via”.

Luca Bagatin

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venerdì 29 maggio 2026

Da Craxi a Sanchez: quando politica e democrazia finiscono sotto assedio. Articolo di Luca Bagatin

 

Molto interessanti e condivisibili le parole di Angioletta Massimino su Pensalibero.it del 29 maggio scorso (https://www.pensalibero.it/lassedio-a-sanchez-e-leco-di-una-storia-gia-vista/), relativamente all'inchiesta che sta colpendo il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) di Pedro Sanchez e l'ex Primo Ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero.

Angioletta Massimino così esordisce e scrive: “Pedro Sánchez sta vivendo ciò che in Italia abbiamo già visto, già respirato, già pagato: un assedio che non nasce dalla politica ma da quel punto cieco dove giustizia, apparati e narrazione pubblica si muovono all’unisono senza bisogno di parlarsi.

È la stessa dinamica che trent’anni fa ha travolto un intero sistema: non per giudicare il passato, ma per capire il presente.

In Spagna la sequenza è chirurgica: prima l’indagine sulla moglie, poi quella sul fratello, poi gli inquirenti che entrano nella sede del PSOE proprio mentre Sánchez è a Roma a parlare di Pace con il Papa.

Non è una perquisizione, ripetono, ma l’immagine è quella: un Partito sotto accusa, un Premier accerchiato, un sistema che stringe la morsa come se avesse ricevuto un segnale.

E il parallelo con l’Italia degli anni Novanta diventa inevitabile: anche allora non serviva una regia occulta, bastava la convergenza di interessi, la convinzione che un ciclo politico fosse finito e che andasse demolito.

Anche allora la politica veniva spinta fuori dal campo, sostituita da un giudizio morale delegato ai tribunali.

Anche allora la narrazione era sempre la stessa: non importa se sei colpevole, importa che sei nel mirino.

E, più avanti nel testo, l'ottima Massimino aggiunge un ragionamento emblematico: “E mentre tutto questo accade, Sánchez è uno dei pochi leader europei che ha osato alzare la testa: ha criticato Netanyahu, ha riconosciuto lo Stato di Palestina, ha detto che la Pace non si costruisce “con i missili”, ha provato a ritagliarsi un margine di autonomia sulla guerra in Ucraina, ha parlato di migranti senza usare la grammatica della paura.

Non è un Premier allineato, e questo in Europa non passa mai indenne”.

L'Espresso” aveva, il giorno precedente, fatto presente come l'inchiesta contro Zapatero sia sostenuta, non a caso, dall'Homeland Security statunitense. L'articolo de “L'Espresso” si conclude, emblematicamente, con queste parole: “E il caso Zapatero-Sánchez viene ormai interpretato da molti diplomatici come il primo grande avvertimento continentale dell’era Trump 2.0.”.

Chi non si allinea al regime di Washington e dei suoi sodali, dunque, ieri come oggi, rischia grosso.

Del resto ne scrisse già Bettino Craxi – vittima illustre della falsa rivoluzione di Tangentopoli - nel suo romanzo-verità, uscito postumo, per Mondadori, “Parigi-Hammamet”, nel quale spiegò anche perché egli divenne il bersaglio dei poteri forti internazionali.

Di quel romanzo ho parlato in varie interviste e scritto sia nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”, riedito dalla Mario Pascale Editore, che a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html

Così come ho spesso scritto, in molti articoli e anche nel mio saggio, come tutto ciò sia già avvenuto e stia avvenendo, in particolar modo contro quei leader socialisti democratici che si sono opposti alle oligarchie liberal capitaliste: dal già citato Craxi, passando per i socialisti brasiliani Lula e Dilma Roussef; la peronista argentina Cristina Kirchner; i socialisti ecuadoriani Rafael Correa e Jorge Glas; il rapimento – da parte degli USA - del Presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, con accuse mai provate...

In un mio articolo aggiunsi anche: “E' una storia vista – anche se in forme diverse - anche ai tempi di Juan Domingo Peron e al golpe che lo colpì nel 1955; ai tempi della detronizzazione di Nicolae Ceausescu (primo in Europa a parlare di nuovo ordine multilaterale) e, in tempi più recenti, di Gheddafi e Assad. Entrambi laico-socialisti, contro ogni fondamentalismo e destabilizzazione”.

E, nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”, oltre che in un mio articolo (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html), ricordai come anche Egor Ligaciov, numero due del PCUS, riformista leninista e fra i primi a promuovere la cosiddetta Perestrojka, fu coinvolto nella “tangentopoli sovietica”, lanciata dai giudici Gdlian e Ivanov.

Perché? Perché, pur essendo il primo a puntare il dito contro la corruzione politica in Uzbekistan e nonostante nel Politburo avesse iniziato a lanciare una campagna anti-corruzione, fu anche colui il quale voleva mettere i bastoni fra le ruote ai progetti di deregolamentazione promossi da Jakovlev e Gorbaciov, che avrebbero portato, con Eltsin, alla definitiva implosione e disgregazione dell'URSS e alla distruzione di ogni forma di socialismo ad Est, ovvero all'avvento del capitalismo assoluto, delle mafie e delle oligarchie nello spazio post-sovietico.

Tutti aspetti ampiamente graditi alle oligarchie liberal capitaliste occidentali. E che, peraltro, sono all'origine del conflitto russo-ucraino e di molte questioni irrisolte nelle ex Repubbliche sovietiche.

E siamo ancora lì e siamo sempre lì.

Il Re è Nudo da quel dì.

Ma, come fece presente Bettino Craxi: La storia di questi anni sarà riscritta bene. In tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi capitoli, in tutti i suoi personaggi, in tutti i suoi falsi eroi. E si farà l’operazione verità. La battaglia della storia non gliela faccio vincere”.

La verità, dunque, si farà, presto o tardi, strada.

Luca Bagatin

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giovedì 21 maggio 2026

Raul Castro nel mirino. Cuba denuncia la nuova aggressione politica da parte del regime statunitense. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 20 maggio, il governo socialista e rivoluzionario di Cuba ha espresso ferma condanna per le accuse mosse dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America contro uno dei più celebri leader della Rivoluzione cubana, già Presidente di Cuba, dal 2008 al 2018 e Primo Segretario del Partito Comunista Cubano dal 2011 al 2021, ovvero Raul Castro Ruz.

Oggi quasi 95enne, l'ex Presidente e Generale viene accusato in modo provocatorio, dal regime statunitense, di aver fatto abbattere, nel febbraio 1996, due aerei legati a un'associazione anti-castrista, nei quali morirono tre cittadini statunitensi.

Il governo di Cuba ha definito tale azione una “provocazione politica” priva di legittimità e giurisdizione. Spiegando come, la sentenza statunitense, stia manipolando quell'incidente. Incidente avvenuto nello spazio aereo cubano, che – secondo il governo di Cuba - rappresentò un atto di legittima autodifesa, garantito dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Convenzione di Chicago del 1944 relativa all'aviazione civile internazionale e dai principi relativi alla sovranità aerea.

Il governo di Cuba ha denunciato il regime di Washington per aver distorto i fatti storici e ignorato gli avvertimenti che il governo di allora, tra il 1994 e il 1996, diramò al Dipartimento di Stato statunitense, alla Federal Aviation Administration e all'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile.

Nei rapporti, ha ricordato il governo cubano, erano dettagliatamente descritte oltre 25 violazioni dello spazio aereo cubano da parte di queste organizzazioni.

Secondo le autorità cubane, il governo statunitense dell’epoca ignorò i rapporti ufficiali inviati da L’Avana, mostrando una sostanziale complicità nelle violazioni dello spazio aereo dell'Isola.

Il governo di Cuba ha altresì affermato che gli USA, recentemente, hanno ucciso quasi 200 persone e distrutto 57 imbarcazioni nelle acque internazionali dei Caraibi e del Pacifico orientale, con il pretesto di presunti legami con il narcotraffico, tutti mai provati. Violando, ancora una volta, il diritto internazionale.

Le autorità cubane hanno sottolineato come tali accuse provocatorie contro l'ex Presidente e Generale Raul Castro Ruz siano parte dei tentativi di “costruire una narrazione fraudolenta che giustifichi il rafforzamento delle misure coercitive unilaterali, del blocco energetico e delle minacce di aggressione armata” contro Cuba.

Già da tempo messe in atto dal regime di Donald Trump.

Regime che, con Raul Castro, sembra voglia comportarsi come ha fatto con il Presidente socialista del Venezuela Nicolas Maduro, che ha rapito il 3 gennaio scorso, con accuse mai provate e in territorio venezuelano.

La Repubblica Popolare Cinese è stata fra le prime realtà geopolitiche, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri Guo Jiakun, a condannare le azioni statunitensi e a sostenere, ancora una volta, Cuba, affermando: “Gli Stati Uniti dovrebbero cessare di usare le sanzioni e l'apparato giudiziario come strumenti di oppressione contro Cuba e astenersi dal fare minacce di forza in qualsiasi momento”.

Cuba, con i suoi medici e la sua sanità, rinomata a livello internazionale, cura il mondo. Gli Stati Uniti, con i loro “leader”, il mondo – da tempi immemorabili - lo bombardano, lo invadono, lo colonizzano. E, al loro interno, distruggono la sanità pubblica e ogni forma di giustizia sociale, minando anche le basi della convivenza civile.

Luca Bagatin

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mercoledì 20 maggio 2026

Cina e Russia rilanciano la cooperazione strategica contro l’unilateralismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Molto atteso l'incontro fra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping e il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, avvenuto il 20 maggio.

Per quest'ultimo è stata la 25esima visita, considerando anche che, negli ultimi trent'anni, il livello delle relazioni fra Russia e Cina si è molto rafforzato, in un quadro di partnership strategica globale.

Il Presidente Xi ha sottolineato come, entrambe le parti, dovrebbero continuare a sostenersi, nella tutela dei reciproci interessi e rafforzare la comunicazione e lo scambio strategico, ad ogni livello.

Egli ha ribadito la necessità di un rafforzamento della cooperazione e del coordinamento, volti allo sviluppo reciprocamente vantaggioso, in particolare in organismi quali le Nazioni Unite, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), i BRICS e l'APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), contribuendo anche a salvaguardare l'ordine ed il diritto internazionale e ad unire il Sud del mondo.

Il Presidente cinese ha spiegato come, tanto la Cina quanto la Russia, dovrebbero approfondire l'allineamento fra il Quindicesimo Piano Quinquennale cinese (2026 – 2030) e la strategia di sviluppo russa ed ha esortato a cogliere l'iniziativa di scambio studentesco bilaterale come occasione di ulteriore approfondimento nell'ambito della cooperazione fra università e istituti di ricerca.

Il Presidente Xi ha poi ricordato come, entrambi i Paesi, dovrebbero opporsi ad ogni forma di “prepotenza unilaterale” e ad ogni azione “volta ad invertire il corso della Storia”, facendo particolarmente riferimento a quelle provocazioni volte a negare gli esiti della Seconda Guerra Mondiale, che vorrebbero far rivivere un oscuro passato, fatto di fascismo e militarismo, che entrambi i Paesi hanno contribuito, a prezzo di milioni di vite, ad eradicare (la Russia nella Grande Guerra Patriottica; la Cina nella Guerra di Resistenza Popolare cinese contro l'aggressione giapponese).

Il Presidente Putin ha affermato come la cooperazione fra i due Paesi non sia né influenzata dai cambiamenti geopolitici odierni, né rivolta contro altri soggetti ed ha espresso soddisfazione per il livello raggiunto dai rapporti fra i due Paesi, fondati su rispetto reciproco e cooperazione bilaterale.

Entrambe le parti hanno concordato di mantenere uno stretto coordinamento strategico e di continuare a collaborare al fine di sostenere scopi e principi della Carta delle Nazioni Unite e di salvaguardare sicurezza e stabilità globali.

In quanto membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e importanti Paesi leader a livello mondiale, Cina e Russia dovrebbero adottare una prospettiva strategica e di lungo termine, promuovere lo sviluppo e la rivitalizzazione dei rispettivi Paesi attraverso un coordinamento strategico globale di qualità ancora superiore e adoperarsi per rendere il sistema di governance globale più giusto e ragionevole”, ha dichiarato il Presidente Xi Jinping.

Relativamente alla situazione in Medio Oriente, il Presidente cinese ha affermato, ancora una volta, che tutte le ostilità devono cessare e che solo una risoluzione rapida del conflitto potrebbe attenuare le interruzioni energetiche e commerciali a livello globale, causate dal conflitto in corso.

Entrambe le parti hanno, ancora una volta, fermamente condannato l'attacco contro l'Iran da parte di USA e Israele e anche il rapimento del Presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro da parte degli USA.

Entrambe palesi violazioni del diritto internazionale e causa di “danni irreparabili alle fondamenta dell'ordine mondiale formatosi dopo la Seconda Guerra Mondiale, nonché alle basi civili della comunicazione interstatale”, ha spiegato il Presidente Xi.

Putin, da parte sua, ha spiegato di voler collaborare con la Cina per promuovere la diversità delle civiltà e favorire un ordine internazionale equo, giusto e multipolare, salvaguardando l'autorità delle Nazioni Unite.

Luca Bagatin

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sabato 2 maggio 2026

Venezuela e Cuba, Primo Maggio segnato dalle tensioni con il regime di Trump. Articolo di Luca Bagatin

 

In occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori del 1 maggio, il Presidente del Venezuela, il socialista Nicolas Maduro, dal carcere di New York, nel quale è detenuto a seguito del sequestro avvenuto il 3 gennaio scorso, da parte del regime statunitense, ha voluto inviare, attraverso il suo canale Telegram, un messaggio alla classe lavoratrice del suo Paese e al suo popolo.

Egli ha invitato il popolo venezuelano ad “Andare avanti con fede nonostante le limitazioni, confidando nelle nostre forze e con lo sforzo congiunto della classe lavoratrice e dell'intero Paese”, aggiungendo che è necessario “consolidare il processo di rinnovamento e crescita delle forze lavoratrici iniziato lo scorso anno”.

Il Presidente Maduro ha altresì sottolineato la necessità di “garantire, in quanto classe lavoratrice, il processo di pace, riconciliazione e unità nazionale quale esercizio di sovranità e riconciliazione nazionale”.

Egli, ricordando il suo passato di autista presso la metropolitana di Caracas, nonché ex sindacalista, si è dichiarato “orgoglioso di far parte della potente classe operaia venezuelana, che deve essere protagonista della nuova storia che il nostro Paese sta costruendo”.

Il Presidente Maduro ha altresì espresso la sua gratitudine, anche a nome della moglie, Cilia Flores, per la solidarietà dimostrata, sia da parte del popolo venezuelano che da parte di quella di tutto il mondo, per la sua ingiusta detenzione.

Uniti vinceremo!”, ha concluso il Presidente nel suo messaggio.

E, sempre nella giornata del 1 maggio, a Cuba, Paese fratello del Venezuela, al quale lo unisce la comune matrice socialista e la comune lotta contro l'aggressione statunitense, il Presidente Miguel Diaz-Canel, ha condannato le ennesime misure coercitive unilaterali statunitensi contro l'Isola.

“Oggi il governo degli Stati Uniti ha annunciato nuove misure coercitive che rafforzano il brutale blocco genocida, a dimostrazione della sua povertà morale e del suo disprezzo per la sensibilità e il buon senso degli americani e dell'intera comunità internazionale”, ha scritto su Facebook il Presidente Diaz-Canel, spiegando come “nessuna persona onesta può accettare la scusa che Cuba rappresenti una minaccia per quel Paese”.

“Il blocco e il suo rafforzamento causano danni enormi, a causa del comportamento intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del pianeta”, ha concluso il Presidente cubano.

Attualmente Cuba, oltre a subire un embargo dal 1962 da parte del regime statunitense, esso è stato ulteriormente rafforzato da Trump, il quale ha imposto dazi doganali ai Paesi che vendono petrolio a Cuba e ha introdotto misure restrittive alle banche straniere che collaborano con essa, oltre a misure coercitive nei confronti di coloro i quali vorrebbero operare con Cuba nel settore energetico, minerario, della difesa e della sicurezza.

Come se ciò non fosse sufficiente, il regime di Trump ha peraltro minacciato di invadere l'Isola. In barba, come nel suo aberrante stile, ad ogni rispetto per i popoli sovrani e al diritto internazionale.

Luca Bagatin

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sabato 25 aprile 2026

Storico incontro, a Caracas, fra i Presidenti socialisti di Colombia e Venezuela, Gustavo Petro e Delcy Rodriguez. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è tenuto, venerdì 24 aprile scorso, a Caracas, presso Palazzo Miraflores, sede del governo venezuelano, un importante incontro fra il Presidente della Colombia, Gustavo Petro e la Presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodriguez.

Entrambi i Paesi, oltre ad essere vicini geograficamente, hanno in comune la medesima Storia di liberazione nazionale, guidata da Simon Bolivar, negli Anni '20 del XIX Secolo e i rispettivi governi sono attualmente guidati da leader socialisti democratici e di ispirazione, appunto, bolivariana.

Entrambi i governi hanno concordato una serie di misure relative all'interconnessione di energia elettrica e gas; la promozione del turismo e la lotta contro la criminalità organizzata e transnazionale.

La Presidente Rodriguez ha elogiato l'ascesa al governo del Presidente Petro, nel 2022, sottolineando come essa abbia riaperto i canali diplomatici fra i due Paesi e ciò abbia permesso di rafforzare i rapporti commerciali ed economici, prima impediti dai governi di destra e filo-statunitensi.

L'agenda politica dei due Paesi intende dare priorità all'integrazione energetica, turistica e alimentare e entrambe le parti hanno concordato, altresì, di elaborare piani militari e di intelligence per arginare le bande criminali che imperversano in entrambi i Paesi.

Il Presidente Gustavo Petro, che ha solidarizzato con il Venezuela e il suo governo per l'attacco illegale subito dal Paese il 3 gennaio scorso, da parte del regime statunitense, culminato con il sequestro del Presidente Nicolas Maduro e della First Lady, Cilia Flores, ha sottolineato la necessità di sviluppare un progetto volto a promuovere pace globale e democrazia e che sia contrapposto ai modelli che sostengono autoritarismo e conflitti.

Oltre a ciò, ha rammentato la necessità di riprendere il progetto bolivariano della Grande Patria, che promuova unità, integrazione economica, sociale e politica fra Colombia e Venezuela, rispettando le relative autonomie nazionali.

Egli ha altresì sottolineato la necessità di adottare strategie volte alla lotta contro il narcotraffico, l'estrazione illegale di oro e minerali rari e la tratta di esseri umani.

Quella del Presidente Petro è la prima visita di un capo di Stato in Venezuela dopo il rapimento del Presidente Nicolas Maduro ed entrambe le parti si sono dette molto soddisfatte.

Nel frattempo, sempre venerdì 24 aprile scorso, il tribunale federale statunitense ha permesso al Presidente del Venezuela Maduro e a sua moglie, Cilia Flores, di utilizzare le risorse dello Stato venezuelano per potersi difendere nel procedimento che li vede coinvolti a New York, con l'infondata accusa di narcotraffico.

Il Presidente Maduro e la moglie sono attualmente reclusi in un carcere di New York, dopo il rapimento illegale del 3 gennaio scorso, che ha completamente violato il diritto internazionale e l'integrità territoriale del Venezuela.

Fra i maggiori sostenitori della loro liberazione, a livello internazionale, lo storico cofondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Luca Bagatin

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giovedì 2 aprile 2026

Ritrovare i sentieri perduti del mondo, riunire ciò che è sparso. Articolo di Paola Bergamo e Luca Bagatin

 

Di fronte alla destabilizzazione globale, alla quale ha ampiamente contribuito Donald Trump, nel solco dei suoi predecessori, ma in modo ancora più smaccatamente evidente e invasivo, oggi accade pure che quest'ultimo minacci l’uscita degli USA dalla NATO, colpevolizzando i Paesi europei di non assecondarlo nella sua “crociata” contro l’Iran.

Un ennesimo colpo di teatro, perché Trump sa perfettamente di non poter certo decidere da solo di uscire dall’Alleanza Atlantica, visto che ci vuole la maggioranza di 2/3 del Congresso degli Stati Uniti.
Ma l’atteggiamento del Presidente Trump è due volte paradossale, perché la guerra in Iran è di fatto illegale, nasce come “preemptive strike”, manca del coinvolgimento delle Nazioni Unite imposto dalla Carta dell’ONU e, in fondo, non si vede perché i Paesi membri della NATO dovrebbero farsi coinvolgere, posto che l’Alleanza è nata con natura difensiva.

E’ proprio questa fondamentale caratteristica ad aver permesso che l’Italia, nel 1949, potesse aderire in perfetta coerenza e conformità, all’Art. 11 della nostra Costituzione, che mette un punto fermo tra i Principi Fondamentali: noi si “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Trump cerca di coinvolgere gli alleati nella sua battaglia per mantenere un unipolarismo “manu militari”, al fine di ostacolare e impedire il transito verso il multipolarismo che vedrebbe prevalere la visione del “Land Power” sul “Sea Power”.

L’attacco all’Iran non risponde semplicemente al desiderio statunitense di supportare e sostenere Israele. Forse addirittura il regime statunitense sta sfruttando la questione di Israele per attaccare un perno fondamentale per il ricompattamento euroasiatico, qual è l’Iran e in funzione proprio anti-cinese.

E’ tale tesi che induce a riflettere che l’Iran non sarà mai abbandonato al proprio destino e che la guerra scatenata congiuntamente da USA e Israele, non solo ha messo ko il mercato globale, ma potrebbe scatenare, in ipotesi di escalation, un conflitto di dimensioni mondiali.

Detto questo, se Trump trasformasse la minaccia di uscirsene dalla NATO in fatto compiuto, probabilmente potrebbe anche rendere i Paesi membri più indipendenti da una entità, gli USA, che ha sempre più spesso operato per la destabilizzazione e divisione – nel solco del “Divide et Impera” – piuttosto che per la concordia e la cooperazione.

Concordia e cooperazione, in questi anni, è stata invece invocata, praticata e promossa dalla Repubblica Popolare Cinese, all'avanguardia in moltissimi settori economici e strategici e che si appresta a diventare la prima potenza mondiale.

La Cina sta offrendo un modello su cui riflettere: si può diventare grandi e prosperare, sia individualmente che collettivamente, attraverso la cooperazione, la logica “win-win”, ovvero attraverso il mutuo vantaggio, con pragmatismo, non ingerenza e non uso della forza.

E, del resto, il Presidente Xi Jinping non solo più volte ha richiamato il principio di “Armonia” di confuciana memoria come pilastro della politica interna al proprio Paese, ma anche come fondamento della diplomazia cinese in contrapposizione al sistema colonialista, egemonico, prevaricatore e d’interferenza dell’Occidente nelle relazioni internazionali.

Nel 2023, a San Francisco, nel suo vertice negli States con l’allora Presidente Joe Biden, il Presidente cinese sottolineava che “Planet Earth is big enought for the two countries to succeed!”, sancendo cioè il rifiuto del gioco a somma zero; la propensione a una coesistenza pacifica; la tensione a garantire la stabilità globale; la consapevolezza che nel mondo siamo interconnessi e interdipendenti.

Dunque, se ci si chiedesse che cosa hanno in comune l’Iran e il Venezuela, è più che evidente che si tratti del petrolio. Di qui la decisione di prendersi, con l’uso della forza, materie prime che servono al mondo.

Ma non solo.

Colpire il Venezuela socialista, significa anche colpire Cuba socialista, in modo da soffocarla ulteriormente, impedendole l'approvvigionamento di petrolio venezuelano. E, quindi destabilizzare anche il socialismo cubano e via via quello latinoamericano, che ha fatto dell'autogestione, della cooperazione e della democrazia diretta, dagli Anni '90 ad oggi, un modello alternativo a quello predatorio degli USA e di un Occidente sconsiderato, liberal turbo-capitalista e pseudo-democratico.

Quanto all'Iran, tanto quanto il Venezuela, è Paese partner e amico della Repubblica Popolare Cinese e non dimentichiamoci che è Paese BRICS dal 2024. Colpirlo significa voler destabilizzare i BRICS e tentare di destabilizzare la Repubblica Popolare Cinese, che ha un sistema alternativo a quello statunitense. Un sistema socialista di mercato, pragmatico e volto tanto alla realizzazione della persona, quanto allo sviluppo della comunità nel suo insieme.

Profondamente alternativo e diverso rispetto a quello di un Occidente a guida anglofona, sia esso a guida britannica (come avveniva ai tempi della potenza coloniale della Gran Bretagna) o statunitense. Realtà che hanno fatto della prevaricazione sugli altri popoli, del suprematismo e dell'esportazione dei propri sistemi politico-economici, la loro bandiera, facendola diventare anche la nostra e facendoci credere che quella fosse la “bandiera della libertà”.

Di quale “libertà”?

Non certo quella fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica. Ovvero di quella propugnata dall'Illuminismo francese; dalla Repubblica Romana mazziniana e garibaldina del 1849; dalla Comune di Parigi del 1871, primo governo socialista al mondo; dalla Carta del Carnaro di Alceste De Ambris e promulgata da Gabriele d’Annunzio del 1920 o della Repubblica di Montebelluna del 1919/1921, fondata da Mario, Guido e dal padre Luigi Bergamo, ma potremmo dire anche della Rivoluzione russa del 1905 e per molti versi di quella del 1917, con particolare riferimento all'esperienza della Comune di Kronstadt, quando ancora si difendevano i Soviet originari, ovvero i Consigli degli operai e dei contadini, lontani da ogni autoritarismo e burocratismo, solo per citare alcuni dei fenomeni libertari della Storia europea.

La “bandiera della libertà” a guida statunitense appare piuttosto quella di reprimere le peculiarità dei popoli. Quella di uccidere le differenze, di omologare a un pensiero unico privato di ogni identità originaria.

Una “libertà” fondata sul glamour, sulla sessualizzazione (che non è certo l'erotismo decantato da D'Annunzio!), persino dei minori. Sulla prevaricazione/abuso dei più deboli.

Una “libertà” appannaggio dei più ricchi, dei più furbi, dei più spregiudicati.

Una “libertà” che ignora il principio di uguaglianza.

Una “libertà” che porta dritta ai Peter Thiel di turno, che promuovono un uso completamente distorto e oligarchico/monopolista della tecnologia e che potremmo dire corporativo, nel senso di fondato sulle Corporation, che è il sistema oligarchico sul quale gli USA si reggono.

Una “libertà” e una tecnologia, nella fattispecie, che sfugga a ogni controllo pubblico, ovvero della comunità, ma sia di esclusiva proprietà di pochi “eletti”, capaci di plasmare il destino di una umanità alla quale non sarà permessa alcuna voce in capitolo. Il tutto, ovviamente, sfidando ogni regola naturale. Ecco, dunque, manifestata, la famosa religione dei transumanisti, dove “Technè” viene elevata a nuova “dea” e le masse sono considerate un insieme di gente inutile.

In tutto ciò, costoro, novelli oscurantisti ma, sarebbe preferibile chiamarli “Oscuri”, ritirano fuori la figura biblica dell'Anticristo che, nella loro visione, sarebbe chiunque promuova un ordine mondiale fondato su pace, sicurezza, stabilità, controllo pubblico e quindi consapevole delle tecnologie.

Chiunque, insomma, controlli l’indole dietro la tecnologia fonte della loro ricchezza e ponga fine alla loro “libertà”, quella di distruggere la Natura e di plasmare l'essere umano a loro immagine e somiglianza.

In tutto ciò, se dalla NATO gli USA dovessero andarsene davvero, sarebbe il momento di aprire l'Alleanza a altri player, magari proprio a Cina e Russia e ciò andrebbe visto non come una provocazione, ma come aspetto pragmatico, volto a un mondo sempre più multipolare, fondato su cooperazione e stabilità, trasformando la NATO in qualcosa di molto diverso e molto più potente come avrebbe potuto essere fin dal 1994, quando la Russia aveva già aderito al PfP, Partnership For Peace della NATO, anticamera per una successiva adesione all’Alleanza, che invece subì una voluta battuta d’arresto per parte statunitense, step by step, costruendo un sistema espansivo ad est percepito dai russi una minaccia esistenziale.

Una nuova NATO intercontinentale, sicuramente europea, anche considerando che la Russia è Europa e che entrambe sono Eurasia e, a tutti gli effetti, non solo rappresenterebbero il ricompattamento dell’Heartland che spaventa a morte gli statunitensi, ma di fatto sia Russia che Cina, assieme, hanno combattuto e stanno combattendo l'Islam radicale.

Cosa che non si può dire degli USA, che spesso lo hanno fomentato e sostenuto. Afghanistan, Libia, Siria, “Primavere” Arabe restano lì come memento e ci si augura monito!

Paola Bergamo e Luca Bagatin

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sabato 28 marzo 2026

Vi è qualche speranza per un Occidente sconsiderato? Articolo di Luca Bagatin

 

Se in un primo tempo Trump – cercando di far ragionare lo sconsiderato Zelensky - appariva uomo di pace, in breve tempo si è rivelato non meno irresponsabile dei dirigenti UE, che si ostinano a sostenere, ad Est, una autocrazia guerrafondaia corrotta né UE, né NATO, anche a costo di pagare lo sconsiderato prezzo di aver rotto i rapporti con la Russia. Maggiore detentrice di riserve di gas naturale al mondo e, fino a pochi anni fa, maggior fornitrice dell'UE.

Ma torniamo a Trump.

Con l'introduzione di dazi sconsiderati, anche nei confronti di Paesi considerati “amici” del regime USA; con le minacce alla sovranità della Groenlandia; con l'attacco illegale al Venezuela (e il rapimento del suo legittimo Presidente e della first lady); con l'inasprimento dell'embargo a Cuba; con l'attacco illegale all'Iran, per sostenere il regime dell'estremista di destra Netanyahu, Trump ha posto gli USA, definitivamente e in modo sempre più evidente, fuori da ogni regola democratica e dal diritto internazionale. Oltre che danneggiato l'economia globale. Occidentale in primis.

Assurdo e inquietante che ci siano ancora Paesi, compreso il nostro, che agli USA vogliano ancora essere alleati e non chiedano, invece, di rivedere i trattati internazionali.

Del resto, contro il regime di Trump, si sono schierati sia deputati Democratici che Repubblicani statunitensi e da chiedersi se Trump riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato indenne.

In tutto questo, c'è qualche politico che, in Occidente, ancora ragiona.

Fra questi il Premier socialista slovacco Robert Fico, che non accetta i diktat di quella autocrazia corrotta né UE, né NATO e chiede di riallacciare i rapporti con la Russia. Dello stesso avviso il suo omologo ungherese Orban.

Fra questi il Premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, che ha condannato il massacro dei palestinesi a Gaza da parte del regime di Netanyahu e gli attacchi illegali all'Iran, rifiutandosi di ubbidire al regime di Trump. Oltre che denunciato l'attacco illegale contro il Venezuela.

Fra questi il leader dell'opposizione francese, il socialista autentico Jean Luc-Mélenchon, che ha condannato da subito l'espansionismo della NATO ad Est, all'origine del conflitto russo-ucraino e esortato l'UE a lavorare per vie diplomatiche, evitando l'invio di armi a chicchessia. Ed ha criticato il regime di Trump su tutta la linea, oltre che proposto la nascita di una commissione d'inchiesta parlamentare sugli Epstein Files.

Dello stesso avviso anche la socialista autentica tedesca Sahra Wagenknecht e i socialisti autentici britannici George Galloway e Jeremy Corbyn.

Quest'ultimo, peraltro, si è recentemente recato a Cuba per consegnare aiuti umanitari, assieme al deputato laburista Richard Burgon.

Da far presente, per inciso, che, a proposito delle iniziative del regime trumpiano contro Cuba, ben 109 membri del Parlamento britannico le hanno respinte. E fra i firmatari non vi sono solo esponenti socialisti, verdi e socialdemocratici, ma anche laburisti e liberaldemocratici.

Vi è insomma da capire se, in un Occidente sconsiderato, sciocco, ignorante, alla deriva e sempre più disumano e disumanizzante (i crimini contro i più deboli, nelle nostre società, stanno aumentando in maniera esponenziale, di pari passo con l'indifferenza generale), vi sia ancora un barlume di speranza.

Francamente e sinceramente, lo speriamo davvero.

Luca Bagatin

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venerdì 27 marzo 2026

E' uscito il numero 2 della rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”

E' uscito il numero 2 della nuova rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”, dedicata al mondo multipolare e alla giustizia sociale.

In questo numero, fra le altre cose, vi sono approfondimenti sul Russia, Venezuela, Argentina, Iran, India, Sudafrica e un lungo articolo di Luca Bagatin sul socialismo con caratteristiche cinesi e il Partito Comunista Cinese.

Trovate le modalità di abbonamento a questo link: https://areapascale.wixsite.com/mpascaleeditore/brics-friends

Il sito web della rivista, ove potete leggere altri articoli di attualità è: https://bricsandfriends.com

giovedì 26 marzo 2026

Seconda udienza per il Presidente Maduro e sua moglie. Migliaia di manifestanti chiedono la loro liberazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 26 marzo inizierà, a New York, la seconda udienza per il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e per sua moglie, Cilia Flores, rapiti, nella loro casa, lo scorso 3 gennaio – attraverso un'azione militare condotta in territorio venezuelano - da parte di un commando inviato dal regime degli Stati Uniti d'America, che li ha accusati, senza alcuna prova e violando il diritto internazionale, di narcotraffico.

Da 83 giorni, i coniugi Maduro, sono pertanto illegalmente detenuti negli USA.

Il Presidente Maduro si è dichiarato, nella prima udienza del 5 gennaio scorso, “prigioniero di guerra”, respingendo ogni accusa contro di lui.

Il Presidente, rapito nella sua casa, a Caracas, ha ribadito come l'azione militare statunitense abbia violato sia la sua immunità presidenziale che la sovranità del suo Paese.

Anche la first lady, Cilia Flores, si è dichiarata non colpevole, richiedendo anche una visita consolare per sé e per il marito.

Il Presidente Maduro, peraltro, aveva spiegato come durante l'udienza non fosse stato messo a conoscenza delle accuse a suo carico.

Migliaia di venezuelani si sono riuniti per una funzione religiosa, il 25 marzo, difronte al Palazzo di Giustizia a Caracas, per pregare e manifestare la richiesta di liberazione del Presidente Maduro e di sua moglie.

Numerosi i manifestanti anche nella mattinata del 26 marzo, difronte al Tribunale federale del Distretto Meridionale di Manhattan, a New York, per esprimere il loro sostegno alla coppia presidenziale.

Fra i primi a manifestare il suo sostegno al Presidente Maduro e a sua moglie, fin dal loro rapimento, il cantautore britannico Roger Waters, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Roger Waters, da sempre al fianco della Rivoluzione socialista bolivariana e che si oppone anche all'attacco illegale contro l'Iran, aveva definito il regime USA composto da “sciocchi bambini in un cortile di scuola”.

Nel frattempo, al Presidente Maduro e alla moglie, continuano ad essere negati i finanziamenti per l'assistenza legale, che dovrebbero arrivare dal governo del Venezuela, attualmente presieduto dalla Presidente facente funzioni Delcy Rodriguez, la quale ha più volte richiesto la liberazione del Presidente costituzionalmente eletto Maduro e di sua moglie Cilia.

Il Presidente Maduro e la first lady sono difesi dall'avvocato Barry J. Pollack, già difensore del giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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sabato 21 marzo 2026

Gli USA, dopo averli rapiti, impediscono al Presidente Maduro e alla moglie di ricevere i finanziamenti necessari per difendersi in tribunale. Articolo di Luca Bagatin

 

L'avvocato del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro - rapito assieme alla moglie dal regime statunitense, il 3 gennaio scorso, con la mai provata accusa di narcotraffico - Barry J. Pollack ha depositato, presso il Trubunale distrettuale del Distretto Meridionale di New York, una memoria che sostiene l'archiviazione di tutte le accuse contro il Presidente Maduro e sua moglie, Cilia Flores.

Il regime di Washington, peraltro, ha revocato da tempo, senza alcuna spiegazione, i finanziamenti della causa legale del Presidente Maduro, che sarebbero dovuti arrivare dal governo venezuelano, come previsto dalla legge.

E tutto questo nonostante gli USA abbiano riaperto i canali diplomatici e commerciali con il Venezuela, attraverso la Presidente incaricata, Delcy Rodriguez.

Ciò, come denunciato dalla difesa del Presidente Maduro, in palese violazione del Sesto Emendamento della Costituzione statunitense, relativo al diritto al giusto processo.

Nel caso in cui la causa legale del Presidente Maduro non potesse essere finanziata dal governo venezuelano, come rilevato dalla difesa, il tribunale dovrebbe nominare degli avvocati e scaricare i costi della difesa del signor Maduro sui contribuenti degli Stati Uniti, nonostante la disponibilità e l'obbligo del governo venezuelano di sostenere tali spese”.

Trump, insomma, dopo aver scaricato sulle spalle dei contribuenti statunitensi gli attacchi contro il Venezuela e l'Iran, intende scaricare anche le spese legali del Presidente del Venezuela!

Come rilevato dall'avvocato Pollack, il Presidente Maduro sostiene dunque che vi sia “un'interferenza da parte del governo degli Stati Uniti con il suo diritto all'assistenza legale, sancito dal Sesto Emendamento, e con il suo diritto a presentare una difesa, garantito dalla clausola del giusto processo”.

Nel documento presentato dall'avvocato Pollack è stata inclusa anche una dichiarazione del giurista venezuelano Henry Rodriguez Facchinetti, che certifica che la legge venezuelana obbliga il Paese a coprire le spese legali del suo Presidente quando questi non disponga di risorse per la propria difesa.

L'avvocato che difende il Presidente Maduro e sua moglie Cilia è noto per aver difeso il giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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giovedì 12 marzo 2026

Il Venezuela normalizza i rapporti con gli USA, ma non si piega ai ricatti e richiede la liberazione del Presidente Maduro e della First Lady. Articolo di Luca Bagatin

La Presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha spiegato, nei giorni scorsi, che le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti d'America devono basarsi “sulla verità, la verità del Venezuela”.

Ha così respinto ogni accusa di narcotraffico e ribadito la richiesta di scarcerazione del Presidente costituzionalmente eletto, Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, illegalmente rapiti su territorio venezuelano il 3 gennaio scorso e illegalmente detenuti negli USA, senza alcuna fondata accusa e impedendo al Presidente Maduro di accedere alle sue risorse economiche per pagare le spese legali.

La Presidente Rodriguez, ad ogni modo, ha anche affermato di voler continuare a dialogare con gli USA: “Ogni giorno che passa, come abbiamo detto, nelle relazioni diplomatiche con il governo degli Stati Uniti, per risolvere le divergenze e progredire nelle aree di accordo, abbiamo un programma di lavoro che abbiamo stabilito nel settore energetico, nel settore minerario e nella lotta al narcotraffico”, ha sottolineato.

Ed ha altresì dichiarato che “Il Venezuela non è un Paese dedito al narcotraffico, né è rilevante in termini di narcotraffico”.

La Presidente incaricata ha proseguito affermando che “Il Presidente Nicolas Maduro e la First Lady sono innocenti, fate sapere al mondo che siamo un Paese laborioso, che ci impegniamo con le nostre forze, che possediamo molte ricchezze materiali, ma che la nostra più grande ricchezza è la ricchezza spirituale del nostro popolo, e che oggi stiamo dicendo la verità”, ha dichiarato.

Ha altresì spiegato che il Venezuela bolivariano e socialista continuerà a opporsi fermamente a qualsiasi guerra e a condannare l'aggressione dei regimi USA e israeliano contro l'Iran, impegnandosi a promuovere la pace e il rispetto del diritto internazionale.

Il governo degli Stati Uniti d'America, nel frattempo, ha formalmente riconosciuto il governo della Presidente incaricata Delcy Rodriguez, che ha assunto la carica di Capo dello Stato dopo il rapimento illegale del Presidente Maduro, attraverso un documento ufficiale, che dichiara che le relazioni con il Venezuela sono state “normalizzate”.

Il Ministro degli Esteri venezuelano, Yvan Gil, ha ribadito che il governo socialista e bolivariano del Venezuela “riafferma la sua volontà di procedere in una nuova fase di dialogo costruttivo, basato sul rispetto reciproco, sull'uguaglianza sovrana degli Stati e sulla cooperazione tra i nostri popoli”.

Il Presidente costituzionalmente eletto del Venezuela, Nicolas Maduro, lo scorso 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, aveva inviato un messaggio al popolo venezuelano dal luogo della sua detenzione, presso il Metropolitan Detention Center di Brooklin.

In una lettera, letta dal figlio, il deputato socialista Nicolas Maduro Guerra, il Presidente ha esortato il Paese a non mollare e a consolidare il potere popolare e la democrazia diretta, attraverso il sistema della comuni e delle consulte popolari, costruita negli anni, sottolineando il ruolo decisivo delle donne nell'organizzazione sociale del Paese.

Il Presidente Maduro ha altresì ricordato la necessità di continuare a costruire un Paese fondato su pace e giustizia sociale, nel solco degli ideali del Libertador Simon Bolivar.

Luca Bagatin

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martedì 10 marzo 2026

Cuba per il rispetto del diritto internazionale e dell'autodeterminazione dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Cuba si schiera in difesa del diritto internazionale e, in particolare, del diritto inalienabile dei popoli all'autodeterminazione.

Questo quanto ha sottolineato il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, il quale ritiene necessario il rispetto del diritto di ogni Paese a scegliere il proprio sistema politico, economico e sociale, senza alcuna interferenza esterna.

Il Ministro Rodriguez sostiene dunque le stesse tesi del suo omologo cinese, Wang Yi, ovvero il porre al primo posto, nelle relazioni internazionali, il dialogo, la cooperazionee l'impegno per il multilateralismo.

In un quadro di uguaglianza sovrana degli Stati e attraverso la risoluzione pacifica delle controversie, rifiutando ogni uso della forza e delle minacce.

Appare chiaro che il riferimento è alla sconsideratezza degli Stati Uniti d'America che, con Trump, hanno mostrato il loro volto sempre più prevaricatore e barbarico.

Un Trump che, il 3 gennaio, ha aggredito il Venezuela e rapito il suo legittimo Presidente, assieme alla moglie; ha intensificato l'embargo contro Cuba, addirittura considerandola una minaccia per la sicurezza nazionale degli USA e ha attaccato indiscriminatamente l'Iran, senza che questi avesse mostrato alcuna ostilità.

Il Ministro Rodriguez, infatti, ha denunciato anche gli attacchi di USA e Israele contro l'Iran e il Libano e ha chiesto la cessazione dei bombardamenti contro la popolazione civile e invitato il Consiglio di Sicurezza e l'Assemblea delle Nazioni Unite a esercitare le loro funzioni in difesa di pace e sicurezza globali.

Luca Bagatin

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sabato 28 febbraio 2026

Riflessioni contro la violenza e l'ipocrisia Occidentale. By Luca Bagatin

 

Non c'è peggior dittatura dell'ignoranza e della ristrettezza mentale. Ovvero della stupidità e dell'ipocrisia.

(Luca Bagatin)

Le "vittime", per l'Occidente liberal ipocritocratoco, sono sempre i bianchi, i ricchi, gli occidentalizzati. Tutti gli altri sono aggressori.

(Luca Bagatin) 

E alla fine Trump si rivelò un nuovo Biden, un nuovo Bush, un nuovo Obama, un nuovo Kennedy, un nuovo Reagan... L'ennesimo gangster con le mani sporche di sangue.

(Luca Bagatin)

Un giorno ero al telefono con un vecchio amico del Partito Repubblicano Italiano di quando, sedici anni fa, ero nel direttivo provinciale di quel partito. Lui mi dice che legge sempre i miei articoli e che secondo lui mi sono spostato all' "estrema sinistra". Gli faccio notare due cose. La prima che Mazzini e Garibaldi, padri nobili del PRI, sono sempre stati di estrema sinistra. E così il PRI, dal 1895 al 1957, specie nella sua corrente socialista mazziniana, alla quale mi sono sempre richiamato. La seconda che, se il mondo va all'estrema destra, per cercare equilibrio, occorre andare nella direzione opposta. In effetti non ha saputo che rispondermi.

(Luca Bagatin) 

Non è che io mi sia spostato all'estrema sinistra. È che il mondo Occidentale si è spostato all'estrema destra. E, personalmente, amo l'equilibrio.

(Luca Bagatin) 

Non ho mai creduto all'esistenza dei buoni e dei cattivi. Men che meno in politica. Credo nella logica e nell'approfondimento. Come scrivo spesso, sono socialista per logica e approfondimento, non per sciocca ideologia. L'ideologia è come la religione. Serve o ai pavidi per trovare conforto, o ai furbi per fottere il prossimo. E così non esiste una parte giusta e una sbagliata. Esiste una parte logica e una sciocca. E non sempre è dello stesso colore.

(Luca Bagatin) 

GLOSSARIO PER I TEMPI MODERNI

Europeista: suprematista bianco

Riformista: estremista di destra

Liberale: falsificatore della Storia

Fratello d'Italia: Incoerente

Piddino: falso oppositore

(Luca Bagatin) 

Il caso Epstein? Il marcio dell'Occidente ipocrita, violento, razzista, fascista, liberal merdo-cratico.

(Luca Bagatin) 

In Occidente, se potessero, darebbero ancora la caccia a Streghe e Maghi. In realtà lo fanno ancora, a vario titolo, ipocritamente e con la manipolazione della realtà a uso e consumo. Liberal capitalismo, religioni abramitiche, ipocrisia, ignoranza voluta o imposta, odio verso qualsiasi popolo considerato selvaggio, queste le parole d'ordine da queste parti. Camuffate ipocritamente da "democrazia".

(Luca Bagatin)

Non ho mai amato niente che fosse dogmatico. Il mio rifiuto per il cattolicesimo nasce quando avevo 10 anni. Poco dopo nasce la mia avversione per il fascismo e il comunismo totalitario. Negli ultimi quindici anni nasce la mia avversione per il liberal capitalismo. Negli anni ho sempre preferito tutto ciò che era in odore di "eresia", ovvero di scelta e libertà. Dal mazzinianesimo all'anarchismo, dal trotskismo al sindacalismo rivoluzionario, passando per il nazionalbloscvismo e il socialismo democratico. Il mio rifiuto più profondo è infatti e da sempre verso: chiese, Stati, padroni, ignoranza e ipocrisie varie.

(Luca Bagatin) 

Il melonismo ha inseguito il PD sulla politica estera. Tradendo Silvio Berlusconi. Il PD ha inseguito la destra sulla politica economica. Tradendo la classe operaia. A mio avviso, in questo Paese, esistono solo traditori. E, in entrambi i casi, si collocano dalla parte sbagliata di Storia, geografia e seria politica economica.

(Luca Bagatin) 

venerdì 20 febbraio 2026

In arrivo aiuti internazionali a Cuba, strangolata dal regime di Washington. Articolo di Luca Bagatin

 

L'iniziativa internazionale “Nuestra America Flotilla” (https://nuestraamericaconvoy.org), che porta il nome di un importante saggio dell'eroe nazionale cubano, José Martì, ha annunciato che intende inviare aiuti umanitari a Cuba, strangolata dalle inique e illegali sanzioni del regime di Trump.

Aiuti che giungeranno, entro il 21 marzo prossimo, per via aerea, marittima e terrestre.

Una mobilitazione che coinvolge associazioni, sindacati, politici e associazioni umanitarie, che sostengono il popolo cubano e il suo diritto ad essere governato, liberamente, nel socialismo.

L'iniziativa ha ricevuto l'immediato plauso e sostegno da parte dell'attivista svedese Greta Thunberg e della deputata statunitense, socialista democratica, Rashida Tlaib.

Greta Thunberg ha definito le azioni di inasprimento dell'embargo a Cuba - volute dal regime di Washington - impedendole anche di acquistare petrolio dall'estero, come un “brutale atto di punizione collettiva” contro il popolo cubano, sottolineando la necessità di arginare le politiche imperialiste USA.

L'inasprimento delle sanzioni a Cuba – che stanno gravemente danneggiando le condizioni di vita della popolazione dell'Isola - fa il paio con l'aggressione militare USA al Venezuela e al rapimento del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores.

Un ulteriore attacco a Paesi governati dal socialismo, da parte del regime di estrema destra statunitense, per imporre la propria egemonia nei Caraibi.

Il governo cubano, difronte alla grave carenza di carburante, ha dovuto attuare un piano d'emergenza tale da ridurre al minimo i servizi sanitari e dei trasporti.

L'ONU ha espresso preoccupazione per l'impatto sulla popolazione causato dalle misure coercitive imposte dal regime statunitense.

Recentemente, sia il governo socialista messicano che quello cinese, hanno espresso sostegno a Cuba, inviando aiuti umanitari alla popolazione. L'UE, invece, rimane silente. Anzi, continua ad andare d'amore e d'accordo e a fare affari con il regime di Washington. Che, giustamente o meno, sbeffeggia, un giorno sì e un giorno no, i dirigenti UE.

Il Presidente russo Vladimir Putin, invece, ha criticato con forza il blocco petrolifero imposto da Trump, affermando, fra le altre cose: “Siamo sempre stati dalla parte di Cuba nella sua lotta per l’indipendenza, per il diritto di seguire il proprio cammino di sviluppo, e abbiamo sempre sostenuto il popolo cubano”.

L'iniziativa “Nuestra America Flotilla” è sostenuta anche dal Presidente socialista colombiano Gustavo Petro, il quale ha peraltro appena firmato un decreto che aumenta il salario minimo dei colombiani, per il 2026, del 23,7%.

Altro che l'Italia! Altro che l'UE!

Luca Bagatin

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venerdì 13 febbraio 2026

Venezuela. La Presidente incaricata Delcy Rodriguez ribadisce che il Presidente legittimo è Nicolas Maduro. Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente incaricata del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, in un'intervista rilasciata alla rete statunitense NBC News, ha dichiarato che il Presidente legittimo del Venezuela è e romane Nicolas Maduro, illegalmente detenuto negli Stati Uniti d'America dallo scorso 3 gennaio, dopo il suo rapimento, assieme alla moglie Cilia, durante l'aggressione statunitense al Paese, che ha causato oltre 100 morti e numerosi feriti.

La Presidente ha sottolineato come, la sua Amministrazione, aderisca alla Costituzione venezuelana che, infatti, prevede la figura del Presidente incaricato, nel caso di impossibilità del Presidente legittimo di governare.

E ha affermato come il suo sia “un lavoro molto duro”.

Sia il presidente Maduro che Cilia Flores sono innocenti”, ha sottolineato Delcy Rodriguez, parlando anche nelle vesti di avvocato.

La Presidente ha affermato di essere stata invitata negli USA, spiegando che “Stiamo valutando di andarci una volta che avremo stabilito questa cooperazione e potremo procedere con tutto”.

Ha ribadito, altresì, la necessità che sia posta fine alle misure coercitive imposte al Paese da parte degli USA, che ne ostacolano la crescita.

Relativamente alla questione elettorale, la Presidente Rodriguez ha affermato che “Tenere elezioni libere ed eque in Venezuela significa anche avere un Paese libero, dove la giustizia può essere fatta. Paese libero da sanzioni”.

La Presidente ha ricevuto, peraltro, il Segretario all'Energia degli USA, Christopher Wright, presso il Palazzo Miraflores di Caracas.

L'incontro mira a redigere un'agenda energetica vantaggiosa per entrambi i Paesi, nel quadro della sovranità energetica del Venezuela, che si sta sforzando di aumentare la produzione di petrolio greggio, diversificare le esportazioni e stringere nuove alleanze energetiche.

All'incontro era presente anche il Presidente della società petrolifera nazionale venezuelana PDVSA, Héctor Obregon Pérez e il rappresentante diplomatico del Venezuela negli USA, Félix Plasencia.

Relativamente al ritorno in Venezuela dell'esponente dell'estrema destra venezuelana, Maria Corina Machado, la quale ha consegnato il suo controverso Nobel per la “Pace” a Trump, la Presidente Rodriguez ha affermato che la Machado “dovrà rispondere al Venezuela per aver richiesto interventi militari e sanzioni e per aver celebrato l'aggressione statunitense del 3 gennaio”.

Il dialogo con gli USA, in sostanza, è stato intrapreso, nel quadro del mantenimento della sovranità energetica venezuelana e ribadendo la necessità di liberare il Presidente Maduro e sua moglie, illegalmente detenuti, senza alcuna fondata accusa, e rapiti illegalmente sul territorio venezuelano.

Il Presidente Maduro, prigioniero a New York, in una conversazione con il figlio, il deputato socialista Nicolas Ernesto Maduro Guerra, ha affermato di sostenere il governo incaricato di Delcy Rodriguez e le azioni che sta portando avanti: “State facendo esattamente ciò che dovete fare e state prendendo le misure giuste” - ha dichiarato il Presidente Maduro - “La nostra tranquillità qui deriva dall'unità del popolo, dall'unità con l'Alto Comando e con la mia squadra, che è la squadra della patria”.

Luca Bagatin

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sabato 7 febbraio 2026

Brasile. Il Presidente Lula celebra i 46 anni del Partito dei Lavoratori e rilancia la sfida socialista contro l'estrema destra e le ingerenze USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialista Partito dei Lavoratori brasiliano, ovvero il Partido dos Trabalhadores (PT), compie 46 anni e, il Presidente del Brasile, nonché Presidente del PT, Luiz Inácio Lula da Silva, durante le celebrazioni dell'anniversario, a Salvador, ha esortato i militanti a prepararsi per le prossime elezioni Presidenziali, che si terranno il 4 ottobre prossimo.

Lula è infatti pronto per un nuovo mandato ed è pronto a battere il figlio di Bolsonaro, Flavio, estremista di destra, che si presenta con il conservatore Partito Liberale.

Lula, ha affermato che i militanti del PT dovranno smascherare ogni menzogna raccontata dall'estrema destra.

Preparatevi. Queste elezioni saranno una guerra e dovremo essere preparati. Dobbiamo essere più audaci, perché loro lo sono. Non possiamo restare in silenzio. Non è più sufficiente gridare 'Lula Pace e Amore'”, ha affermato il Presidente.

Il Presidente Lula, che si ricandida - per il quarto mandato - all'età di 80 anni, ha affermato altresì che sta vivendo il suo momento migliore, sia a livello fisico che mentale e che si sente motivato oggi più di quando aveva 50 anni.

Egli ha invitato i militanti del PT a non abbassare la guardia, anche perché i risultati positivi delle politiche sociali portate avanti dal suo governo non saranno sufficienti, da soli, a garantirgli la vittoria.

Dobbiamo pensare a un altro progetto per questo Paese. Quale progetto presenteremo per risvegliare nei cuori di ragazze e ragazzi, uomini e donne, giovani e adulti, l'aspettativa di poter costruire un altro Paese? Questo è ciò che mobiliterà il nostro popolo”, ha sottolineato Lula.

Egli ha spiegato come alle prossime elezioni non è in gioco solo la vittoria alla Presidenza della Repubblica, ma soprattutto se il Brasile continuerà ad essere un Paese democratico, oppure, se esso sarà consegnato, come già accaduto con Bolsonaro padre, a un fascista.

Egli ha spiegato come il PD debba lavorare per creare alleanze con altre forze politiche e ha ringraziato tutti gli attivisti, non solo del PT, ma anche del PSB (Partito Socialista Brasiliano); PcdoB (Partito Comunista del Brasile) e PDT (Partito Democratico dei Lavoratori), ovvero i partiti che supportano il suo attuale governo.

Egli, inoltre, ha ricordato il suo attivismo sindacale a partire dagli Anni '70 e ricordato la fondazione del PT.

Non c'è nulla di simile al PT nel mondo. Stiamo accumulando molti errori, ma non c'è nulla di simile”, ha ricordato Lula, aggiungendo che esso “è stato creato dai lavoratori, guidato dai lavoratori”.

Lula ha ricordato di come, da leader sindacale, viaggiasse tra le fabbriche a bordo del suo Maggiolino Volkswagen, gridando con un megafono, per convincere i lavoratori a creare un loro partito. Un partito che deve continuare ad “ascoltare le periferie”, ha sottolineato il Presidente.

Egli ha, altresì, puntato il dito contro la corruzione, che si sta diffondendo nella politica brasiliana e ha sottolineato la necessità di mantenere il PT fuori da ogni forma di mercificazione.

Avete l'obbligo morale di non permettere che questo partito finisca nel fosso comune della politica di questo Paese”, ha esortato il Presidente Lula.

Nel suo discorso, Lula, ha inoltre solidarizzato con il popolo cubano, per le continue vessazioni che subisce a causa del regime statunitense e, relativamente all'aggressione statunitense al Venezuela, ha affermato che “Dobbiamo dire forte e chiaro che il problema del Venezuela deve essere risolto dal popolo del Venezuela, non da Trump”.

Egli ha, inoltre, elogiato il parteneriato siglato, recentemente, fra Brasile e Repubblica Popolare Cinese.

Oltre al Presidente Lula, alla celebrazione, conclusasi con una festa, sono intervenuti anche il presidente del PT, Edinho Silva, il governatore di Bahia, Jerônimo Rodrigues, la senatrice Tereza Leitão (PT-PE) e il Presidente del PT di Bahia, Tássio Brito.

Luca Bagatin

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sabato 31 gennaio 2026

Nuovi atti di coercizione e aggressione da parte degli USA contro Cuba. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha denunciato la nuova escalation di aggressione da parte del regime statunitense contro l'Isola caraibica.

Gli USA hanno infatti imposto dazi punitivi a qualsiasi Paese venda petrolio a Cuba.

Il Presidente Diaz-Canel ha affermato che, tale ennesima misura contro Cuba, è volta a strangolare l'economia dell'Isola attraverso falsi pretesti e unicamente a beneficio di interessi politici e economici della “cricca” che si è arricchita facendo politica contro il popolo cubano.

Su X, in particolare, il Presidente Diaz-Canel ha scritto: “Il Segretario di Stato e i suoi compari non hanno forse affermato che il blocco non esisteva? Dove sono quelli che ci annoiano con le loro false storie sul fatto che si tratti di un semplice 'embargo commerciale bilaterale'?”.

Trump ha giustificato l'ennesimo atto di coercizione contro Cuba parlando di “influenza maligna” de L'Avana e di rischio per la “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti d'America.

Stesso ridicolo pretesto che Trump ha usato per attaccare il Venezuela e rapire, illegalmente, il suo legittimo Presidente, Nicolas Maduro, assieme alla moglie, Cilia Flores, accusandolo ingiustamente di narcotraffico.

Sono peraltro sei decenni che, gli USA, hanno imposto a Cuba un embargo di natura economica, commerciale e finanziaria, i cui effetti hanno avuto ripercussioni devastanti sulla popolazione.

E anche il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha parlato di “brutale atto di aggressione contro il popolo cubano”, che rivela la “vera natura delle vessazioni imperialiste”.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jakun, ha affermato che la Cina “sostiene fermamente Cuba nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionale” e “si oppone fermamente a qualsiasi azione e pratica disumana che privi il popolo cubano del suo diritto alla sussistenza e allo sviluppo”.

La Repubblica Popolare Cinese, peraltro, in tutti questi anni ha inviato, anche di recente, aiuti umanitari a Cuba e ha mantenuto con essa rapporti di cooperazione commerciale e finanziaria.

Luca Bagatin

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venerdì 30 gennaio 2026

La Presidente socialista ad interim, Delcy Rodriguez, gradita dal 79% dei venezuelani. Articolo di Luca Bagatin

 

Secondo un sondaggio condotto dall'istituto Hinterlaces, la Presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, avrebbe un indice di gradimento, da parte della popolazione, del 79% e fra i cittadini che si definiscono “chavisti”, ovvero sostenitori della corrente socialista fondata dal compianto Presidente Hugo Chavez, il sostegno alla Presidente sarebbe pari al 92%.

Il 91% degli intervistati ritiene, peraltro, che sia necessario sostenere la Presidente Rodriguez, al fine di garantire la stabilità del Paese.

Lo stesso sondaggio rileva come il 95% degli intervistati abbia espresso condanna per l'azione militare statunitense contro il Venezuela e, l'84% degli intervistati, ritiene di avere la capacità necessaria per superare gli ostacoli di fronte alle avversità.

Il sondaggio è stato condotto intervistando circa 1.200 cittadini residenti in Venezuela nel corso del mese di gennaio.

Delcy Rodriguez, 56 anni, avvocato, è figlia del rivoluzionario Jorge Antonio Rodriguez, fondatore della Lega Socialista, morto nel 1976 a soli 34 anni a causa delle torture subite dai servizi di sicurezza venezuelani dell'epoca.

Membro della direzione nazionale del Partito Socialista Unito del Venezuela, Delcy Rodriguez iniziò la sua carriera politica nel 2002, rivendicando l'eredità politica socialista di suo padre e sostenendo il Presidente socialista Hugo Chavez, il quale - in quell'anno - subì il suo primo tentativo di golpe, sostenuto dagli USA e guidato dall'imprenditore Pedro Carmona Estanga.

Con Chavez fu nominata Ministro per gli Affari Presidenziali nel 2006 e, nel 2014, fu nominata dal Presidente Nicolas Maduro Ministro degli Affari Esteri, carica che ricoprì fino al 2017. Dal 2017 al 2018 fu Presidente dell'Assemblea Nazionale Costituente e, successivamente, fu nominata Vicepresidente del Venezuela.

Leale alla Rivoluzione Bolivariana, ispirata agli ideali di Simon Bolivar, il Giuseppe Garibaldi dell'America Latina, ovvero alla difesa di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica, Delcy Rodriguez, da Presidente ad interim, dopo l'attacco statunitense e il rapimento del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, lo scorso 3 gennaio, da parte del regime di Donald Trump, ha giurato di difendere il Venezuela dai suoi nemici esterni.

In tal senso ha annunciato la creazione di un Ufficio Nazionale per la Difesa e la Sicurezza Informatica, al fine di proteggere lo spazio digitale del Paese da attacchi tecnologici come quelli usati dalle stesse autorità statunitensi.

La Presidente ha anche annunciato la necessità di rafforzare la giustizia sociale e in particolare il comparto sanitario, oltre a riaffermare la sovranità delle risorse energetiche del Venezuela, attraverso una legge di riforma degli idrocarburi, votata anche dalle opposizioni.

Le entrate relative alla vendita di idrocarburi saranno investite, oltre che nella modernizzazione del settore energetico, anche in implementazione dell'istruzione e dell'assistenza sanitaria pubblica e in aumenti salariali.

Luca Bagatin

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domenica 25 gennaio 2026

Venezuela. La Presidente ad interim Delcy Rodriguez invita all'unità del Paese contro l'imperialismo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

Lo scorso sabato 24 gennaio, la Presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha partecipato alla Giornata dell'Assistenza Sociale Integrale nella città di Catia La Mar, fornendo assistenza diretta a oltre 5.500 famiglie del Circuito Comunitario della città.

Il governo socialista del Venezuela, dopo l'aggressione statunitense dello scorso 3 gennaio, ha iniziato a potenziare le politiche sociali e ad attuare opere di risanamento dei danni provocati dall'aggressione stessa, che ha causato oltre cento vittime, fra civili e militari e ha colpito infrastrutture mediche, scientifiche e abitative.

La Presidente ha dichiarato che “non può esserci pace economica senza pace sociale” e ha spiegato come il governo stia lavorando per garantire un'abitazione a quelle famiglie che hanno perso la casa durante l'attacco, aggiungendo che “sappiamo anche che la dignità del popolo venezuelano il primo scudo che abbiamo per preservare la nostra integrità come popolo, integrità territoriale e l'indipendenza nazionale”.

La Presidente Rodriguez ha altresì sottolineato che “c'è un urgente bisogno di unità nazionale per salvaguardare la pace e la tranquillità del nostro popolo. Non possono esserci differenze politiche o di partito quando si tratta della pace del Venezuela. Non possono esserci divisioni. Il Venezuela deve essere unito come un'unica nazione”.

E, riferendosi all'estremista di destra Machado, che ha addirittura consegnato l'immeritato Nobel per la Pace al Trump, ha aggiunto che “È vergognoso vedere una donna venezuelana, che si dichiara venezuelana, andare a ringraziare per i bombardamenti e l'aggressione militare straniera contro il Venezuela. Non credo che sia venezuelana, perché il popolo venezuelano rifiuta qualsiasi tipo di aggressione che causi sofferenza al nostro popolo”.

La Presidente ha poi concluso il suo discorso affermando: “Da qui, rivolgo un appello a tutto il Venezuela. Lo dico dal 5 gennaio, quando ho prestato giuramento a seguito del sequestro del Presidente Nicolás Maduro e della First Lady Cilia Flores. Ho giurato sui bambini del Venezuela, sui giovani; ho giurato di proteggere il popolo e che dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri. E un modo per prenderci cura gli uni degli altri è saper preservare e garantire la convivenza democratica nella nostra diversità. Esiste la diversità, esiste la pluralità, esistono le differenze, ma ci sono valori supremi, e uno di questi è la pace, che deve unirci; un valore supremo è l'indipendenza, la dignità del Venezuela, che deve unirci. E ho visto molti settori, divergenti in politica, uniti in questa posizione”.

L'unità nella diversità. Questo dovrebbe contare. Il socialismo cura, l'imperialismo distrugge e uccide. E negli USA lo stiamo vedendo da tempo ed è così anche nelle nostre società europee, sempre più allo sbando, sempre più servili, sempre meno in grado di educare le nuove generazioni e di sviluppare una coscienza sociale e civile.

Luca Bagatin

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