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sabato 25 luglio 2026

A 243 anni dalla nascita di Simón Bolívar: l'eredità del Socialismo del XXI secolo. Articolo di Luca Bagatin

 

In questi giorni, il Socialismo del XXI Secolo latinoamericano, dal Venezuela passando per la Colombia, celebra il “Garibaldi dell'America Latina”, ovvero i 243 anni dalla nascita di Simon Bolivar.

Bolivar, detto anche “El Libertador”, fu colui il quale, in epoca Romantica, ovvero agli inizi dell'Ottocento, contribuì all'indipendenza di gran parte dell'America Latina dal giogo spagnolo e fu Presidente delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù.

Fu il 15 agosto del 1805 che Bolivar – ventiduenne - giurò solennemente, a Roma, sul Monte Aventino (o Monte Sacro) e pronunciò le seguenti parole: “Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo”.

E, a vent'anni da quel giuramento, l'Impero spagnolo crollò.

Simon Bolivar nacque in una famiglia agiata, di possidenti terrieri, temprato sin da ragazzino dal fuoco della ribellione contro l'oppressione. A ciò contribuì anche il suo precettore - Simon Rodriguez – libero pensatore e figlio dell'Illuminismo, il quale fu anche cospiratore contro l'Impero di Spagna che occupava la terra di Venezuela e gran parte dell'America Latina.

Bolivar non fu uno studente modello, purtuttavia diventò presto un valente combattente e spadaccino. Si sposò molto giovane con Maria Teresa Rodriguez del Toro, la quale contrasse la febbre gialla e morì presto, lasciandolo vedovo a soli vent'anni.

Simon Bolivar viaggiò molto in Europa ed anche a causa della sofferenza per la perdita prematura della moglie il suo spirito ribelle crebbe sempre più. Fu in questo contesto che il futuro El Libertador pronuncerà quel fatidico giuramento a Roma, sul Monte Aventino.

Fu così che inizierà la sua avventura di combattente per la libertà e l'emancipazione del suo popolo ed iniziò così ad organizzare il suo esercito di liberazione contro gli spagnoli, i quali saranno alleati di Napoleone, considerato da Bolivar un traditore dei principi di Libertà, Eguaglianza e Fratellanza enunciati dal conte Alessandro Cagliostro, quale motto sia spirituale che politico e diffusi nelle Logge massoniche dell'epoca.

Bolivar, in quegli anni, a Parigi, entrò, non a caso, in Massoneria e divenne, nel 1806, Gran Maestro della Loggia Madre di San Alessandro di Scozia all'Oriente di Parigi.

Forte dei suoi principi libertari, l'anno seguente, rientrò in Venezuela e da allora inizierà quella rivoluzione che porterà, nel corso degli anni – dal 1811 sino al 1830 – all'indipendenza di gran parte dell'America Latina ed alla proclamazione delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Perù e Bolivia (così chiamata in suo onore).

Nel 1812 Simon Bolivar scrisse il “Manifesto di Cartagena” in cui analizzò le prime sconfitte che portarono alla caduta della Prima Repubblica del Venezuela (1810 – 1812); mentre nel 1815 con la “Carta de Jamaica” gettò le basi per il suo progetto di emancipazione sociale dell'America del Sud, fondato su principi repubblicani, libertari, anti-imperialisti ed egalitari. Principi, peraltro, validi tutt'oggi, come validi sono stati i principi enunciati nella nostra Italia da personalità quali Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, i quali contribuirono alla fondazione della Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864.

Come Presidente della Repubblica di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù, Bolivar abolì la schiavitù, confiscò le terre ai possidenti e le ridistribuì agli indigeni, costruì istituti e scuole per donne, bambini indigeni e figli degli schiavi. Le azioni militari che realizzò, in sostanza, spianarono la strada all'emancipazione sociale.

Fu un peccato, purtuttavia, che il progetto di Bolivar per l'integrazione e l'unità dell'America Latina sfumò ben presto e ciò portò - nei decenni successivi alla sua morte (1830) - al saccheggio delle terre latinoamericane da parte degli Stati Uniti d'America, i quali sin da allora rinnegarono i principi di libertà ed emancipazione propugnati dal loro Padre fondatore, ovvero da George Washington e dal Marchese de Lafayette (che tanto aveva fatto per la causa statunitense ai tempi della Guerra d'Indipendenza), il quale peraltro fu amico personale e Fratello - in senso massonico - di Bolivar. In questo senso Bolivar scrisse: “Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a riempire l'America di miseria in nome della Libertà”.

Si pensi peraltro che il figlio di Washington – George Washington Parke Custis – fece avere in dono a Bolivar, nel 1826, il medaglione del padre, in segno di ammirazione e comunanza ideale. Ah, se i principi di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza propugnati da Cagliostro, Washington, Lafayette e Bolivar avessero prevalso sul saccheggio e sull'imperialismo, come sarebbero andate diversamente le cose e come i popoli sarebbero potuti crescere in spirito d'armonia e fratellanza!

Fu fra il 1825 ed il 1830 che il progetto di Simon Bolivar si frantumò definitivamente a causa del fatto che le terre che aveva liberato finirono presto nelle mani degli oligarchi e dei ricchi proprietari terrieri, i quali aprirono alla prima ondata di imperialismo nordamericano.

El Libertador morì nel 1830, a soli 47 anni, completamente povero ed il suo corpo fu coperto da una semplice camicia presa in prestito, in quanto quella che possedeva era ormai ridotta in brandelli.

Ci vorranno molti secoli prima che i suoi compatrioti venezuelani possano tornare a conoscere la sua opera ed abbiano, in carne ed ossa, un nuovo Libertador ed un nuovo emancipatore sociale. E ciò avverrà solo negli Anni '90 del XXesimo secolo nella persona del Tenente colonnello Hugo Chavez Frias.

Hugo Chavez, profondo conoscitore dei discorsi e dell'opera di Simon Bolivar, oltre che del nostro Giuseppe Garibaldi, nel 1992, si ribellò alla corruzione dilagante in Venezuela. Ovvero alla corruzione dei partiti e della politica dominante e progettò un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane, fondando appunto il Movimento Bolivariano Rivoluzionario e l'Esercito Bolivariano di Liberazione. Un golpe che purtuttavia fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe dell’America Latina per la lotta contro l'oligarchia politica ed economica.

Fra il '94 ed il '95 Chavez lanciò una campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compiendo così un atto di rottura con il sistema, ma solo nel 1998 - con il Movimento Quinta Repubblica - diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti e – vincendo tutte le successive elezioni alla presidenza - sarà confermato a tale carica sino alla sua prematura morte avvenuta nel 2013.

Ciò permetterà a Chavez di scrivere una nuova Costituzione basata e fondata sugli insegnamenti di Bolivar, ovvero ponendo al centro i diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all’analfabetismo. 

La politica neo-bolivariana portata avanti da Chavez sarà appunto una politica che porterà il Venezuela ad uscire dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, fonti massime dello sfruttamento speculativo del Paese, oltre che promuoverà una democrazia sempre più diretta.

Il neo-bolivarismo chavista diventerà dunque il cosiddetto Socialismo del XXIesimo secolo, secondo una felice definizione dello studioso tedesco Heinz Dieterich, ovvero una nuova prospettiva di emancipazione sociale che contagerà, via via, tutta l'America Latina nelle sue varie declinazioni e che vedranno nuovamente unite sensibilità politiche simili, ma pur diverse: il bolivarismo venezuelano, il peronismo argentino, il sandinismo nicaraguense e così via. Sensibilità che fanno riferimento proprio ai grandi Libertadores di quelle terre: liberatori dall'ingerenza straniera e dalla povertà ed esclusione sociale.

Nonostante le continue aggressioni (non ultimo il rapimento del Presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro, già compagno di lotta di Hugo Chavez, il 3 gennaio scorso) da parte dei regimi liberal capitalisti a guida statunitense.

Luca Bagatin

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domenica 6 luglio 2025

In ricordo di Bernardino Fioravanti, amico fraterno. Di Luca Bagatin

 

Ho appreso ora del passaggio all'Oriente Eterno, di Bernardino Fioravanti, già Gran Bibliotecario e Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia.

Bernardino, per me, è stato un amico fraterno.
Persona di grande cultura e di grande apertura mentale.
Molti anni fa, con mio grande stupore, ma anche con grande onore da parte mia, mi contattò, dicendomi che era un lettore appassionato del mio blog e dei miei articoli, soprattutto sulla Massoneria.
Mi chiese se poteva pubblicarne qualcuno, nel sito ufficiale del Grande Oriente d'Italia, soprattutto su Cagliostro e io, autorizzandolo molto volentieri, ne rimasi commosso e ne fui molto onorato.

Mi emozionò e onorò ancor di più quando mi invitò, alcuni anni fa, presso la sede del Grande Oriente d'Italia e, nella biblioteca da lui retta e custodita, conversammo a lungo.

Gli donai alcuni miei saggi e parlammo soprattutto di Cagliostro.

Con Bernardino se ne va un altro pezzo del mio cuore e un altro pezzo della mia vita.

Persona semplice, schiva e poco incline alle grande fanfare, con lui ci capimmo subito. E capimmo che, lo spirito di fratellanza, indipendentemente da qualsivoglia appartenenza, è questo qui.

Quello fra persone che si riconoscono, al di là delle vite, al di là delle morti. Al di là dell'illusione. Al di là del Velo di Maya.

Luca Bagatin

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martedì 24 giugno 2025

Il Maestro Sconosciuto: Cagliostro. Articolo di Luca Bagatin

 

Esponente della Tradizione esoterica e della Gnosi, il conte Alessandro Cagliostro (1743 - 1795), di origini portoghesi, coniò il trinomio Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, poi mutuato dalle Logge Massoniche d'Europa e finanche dalla Rivoluzione Francese, con la quale non ebbe purtuttavia nulla a che spartire. Salvo prevedere l'ineluttabilità dei fatti storici che seguiranno.

In pochi, pochissimi, hanno scritto la verità su Cagliostro.

Il Mago, il Gran Maestro della Massoneria Egizia, il Profeta o molto di più, Cagliostro ebbe, in vita, molti nemici, che lo infangarono in vario modo e a vario titolo, volutamente confondendolo con l'imbroglione palermitano Giuseppe Balsamo.

Fra questi la Chiesa cattolica in primis, che mal sopportava la nascita e diffusione della Massoneria, specialmente di quella gnostica ed egizia fondata dal Cagliostro stesso con la Loggia “La Saggezza Trionfante”all'Oriente di Lione e il suo rifarsi al templarismo di Jaques de Molay e al Rosacrocianesimo delle origini di Christian Rosenkreutz. Dottrine, tutte, ritenute in contrasto con il dogma cattolico.

Si pensi, per contro, che Cagliostro fu amico e confidente di Papa Clemente XIII, successivamente assassinato per aver sciolto l'Ordine dei Gesuiti.

Ma molti altri furono i suoi nemici, fra i quali l'allora nascente giornalismo diffamatorio del “Courier de l'Europe”, diretto da Thevenau de Morande, il quale. grazie alle diffamazioni contro Cagliostro. diverrà giornalista di grido, all'epoca.

Ad ogni modo, a riabilitare la figura del Nostro, vi saranno lo scrittore e regista Pier Carpi, che gli dedicherà un affascinante saggio, “Cagliostro il taumaturgo”, del 1972 e il bellissimo film “Cagliostro, del 1975; gli studiosi Philippa Faulks e Robert L. D. Cooper, con il loro “Cagliostro il Mago Massone", edito in Italia dalle Edizioni Mediterranee e l'esoterista Marc Haven, al secolo Emmanuel Lalande (1868 – 1926), medico e già membro del Supremo Consiglio dell'Ordine Martinista, il quale fu il primo ad approfondire, senza pregiudizio, la figura del Nostro.

E proprio della sua opera, “Il Maestro Sconosciuto: Cagliostro”, riedito dall'ottima casa editrice CambiaMenti (https://www.cambiamenti.com) andrò a scrivere.

Questo “Studio storico e critico sull'Alta Magia”, tradotto dalla terza edizione francese del 1964, è molto più di una biografia di Cagliostro. Curata e introdotta dall'esoterista Franco De Pascale, è ricca di documenti, analisi e studi profondi.

Come spiega il curatore nella sua introduzione, fra i primi ad occuparsi in Italia di Cagliostro, il teosofo, martinista e massone Arturo Reghini (1878 – 1946), che ne parlò sulla rivista di studi esoterici e pitagorici, “Ignis”, nel 1925.

Ma, chi fu Cagliostro? Un Mago che curava gli ammalati, un consolatore di anime, un alchimista capace di tramutare il metallo in oro, ma soprattutto colui il quale mirava a rinnovare lo Spirito del suo tempo, il Secolo dei Lumi europeo, nel quale la Massoneria era sempre più profanizzata e divenuta circolo di élite annoiate e la Chiesa cattolica era ormai completamente de-spiritualizzata.

Un'epoca affascinante, ma nella quale l'Ancien Régime era destinato a crollare a partire dalle sue fondamenta e Cagliostro lo aveva previsto e predetto, ma ne aveva indicata anche la via d'uscita.

Una via d'uscita volta al recupero della Gnosi, dello Spirito, della rinascita spirituale nel solco degli insegnamenti originari degli Antichi Egizi, ma anche del Cristo, depurato dai dogmi clericali.

La sua comparsa e i suoi viaggi europei, dunque, vanno ricondotti a tale scopo e il saggio di Marc Haven ne è una profonda analisi e disamina.

Cagliostro, dunque, fu un Alchimista dello Spirito, capace di risvegliare i cuori di chi sapeva ascoltarlo e cogliere l'essenza degli insegnamenti della Massoneria Egizia, ma anche di punire – senza odio né rancore - i suoi nemici, i quali faranno, presto o tardi, una pessima fine.

Nel saggio si ripercorre tutto questo, seguendo i viaggi del Nostro, da Londra alla Russia, da Strasburgo a Lione, passando per Parigi, la Svizzera... sino a giungere in Italia, ove la terribile e criminale Santa Inquisizione lo incarcererà a vita, per il solo fatto di essere massone (e ingiustamente accusandolo di imbrogli, oltre che bestemmie contro la Divinità) ed ove morirà, nella prigione di San Leo.

“Il Maestro Sconosciuto: Cagliostro”, edita da CambiaMenti, presenta un'ampissima appendice, ricca di immagini e documenti, oltre che il celebre “Il Vangelo di Cagliostro”. Ma non solo.

In essa troviamo anche le riflessioni dell'antroposofo Rudolf Steiner, relative a Cagliostro e al Rito Egizio; alcune pagine scritte da Arturo Reghini e dallo stesso Cagliostro.

Infine, Franco De Pascale, spiega dettagliatamente il rapporto fra Cagliostro e l'Italia e la nascita del Rito Egizio.

“Il Maestro Sconosciuto: Cagliostro” è, dunque, un'opera completa e profonda, di ben oltre 600 pagine, per gli studiosi di Storia e esoterismo, che vorranno accostarsi e/o conoscere meglio questo essere, umano o spirituale che fosse, che, come egli disse, non era di “nessuna epoca e di nessun luogo”. Ma rimarrà per sempre simbolo eterno di una corrente spirituale sotterranea capace, ancora oggi, di illuminare le menti e gli spiriti più liberi e eretici.

Luca Bagatin

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domenica 14 luglio 2024

Il limite della Rivoluzione Francese fu di essere borghese e non proletaria. Articolo di Luca Bagatin del 14 luglio 2023

Il 14 luglio si ricorda, in particolare in Francia, la presa della Bastiglia, ovvero l'avvio di quello che passerà alla Storia come l'inizio della Rivoluzione Francese (1789).

Lungi dall'essere una rivoluzione proletaria e di popolo, atta a portare avanti le istanze del Quarto Stato, la Rivoluzione Francese fu borghese e bottegaia e sostituì, semplicemente, una classe – quella aristocratica – con un'altra – quella borghese, appunto – alla guida dello Stato.

Molti ritennero, a torto, che quella francese fosse una “rivoluzione massonica”, solamente in quanto fu usato – nella “Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino” del 1789 - il motto coniato dal conte di origine portoghese Alessandro Cagliostro, ovvero “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” (successivamente utilizzato – ancor oggi - dalle logge massoniche in tutto il mondo).

Cagliostro fu personalità vicina al popolo di Francia e di tutta Europa – inviso alle élite – e tentò persino di portare un rinnovamento spirituale profondo nella Massoneria dell'epoca, auspicandone una riunificazione (e aprendo le logge alle donne).

Purtuttavia il messaggio di Cagliostro fu unicamente spirituale e nulla aveva a che fare con la politica e, in particolare, egli non avrebbe mai approvato il bagno di sangue che portò con sé la Rivoluzione, che per Cagliostro doveva essere unicamente interiore e spirituale.

Da dire, peraltro, che furono molti di più i massoni finiti sulla ghigliottina, rispetto ai massoni rivoluzionari.

Portatrice di un rinnovamento che giovò molto poco al proletariato francese dell'epoca – che rimase sottomesso - la Rivoluzione Francese trovò una sua dimensione più conciliante qualche decennio dopo, con l'avvento di Napoleone il Grande, il quale riconciliò le classi popolari con quelle aristocratiche.

Fu infatti con Napoleone che furono avviate riforme sociali importanti e fu ripristinato un ordine perduto con il Terrore, imposto dai giacobini. E fu con Luigi Napoleone Bonaparte, ovvero con Napoleone III, dichiaratamente socialista sansimoniano (e già aderente alla Carboneria italiana), che furono introdotte una serie di riforme che giovarono al proletariato quali: abolizione del lavoro la domenica e i giorni festivi; creazione di crediti per gli agricoltori; creazione di società di mutuo soccorso; introduzione di ispettori del lavoro; creazione del pensionamento per i dipendenti pubblici; concessione di onoreficenze a operai e donne; istituzione di ospedali e asili per disabili; autorizzazione dei sindacati sindacati e introduzione di una legge sulle società cooperative; introduzione delle scuole primarie gratuite anche per le ragazze.

Queste solo alcune importanti riforme, che pur non bastarono al proletariato francese, il quale – cogliendo l'occasione della sconfitta della Francia contro la Prussia di Bismarck - si sollevò, nel 1871, nella prima rivoluzione proletaria e socialista della Storia, che istituì la famosa Comune di Parigi. Primo governo social-comunista al mondo.

La Comune durò poco, ma ispirò altre rivoluzioni proletarie vittoriose, come quella russa del 1905 e del 1917, che edificò il primo Stato socialista, peraltro plurinazionale, conciliando dunque popoli differenti, uniti nel socialismo e nell'emancipazione delle classi proletarie.

Da non dimenticare, ad ogni modo, altre importanti rivoluzioni che – a differenza della borghese Rivoluzione Francese – furono improntate a un carattere essenzialmente proletario e in favore di operai e contadini. Pensiamo ai moti mazziniani e garibaldini risorgimentali che, oltre all'Unità d'Italia miravano a radicali riforme sociali (non dimentichiamo infatti e peraltro che Mazzini e Garibaldi parteciparono, assieme a Marx, Engels, Bakunin e Proudhon, alla costruzione della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864, prima associazione socialista della Storia).

E pensiamo anche al movimento anarco-comunista ucraino di Nestor Makno, che promosse forme di autogestione socialista nel periodo della rivoluzione russa, purtroppo scontrandosi con Lenin e finendo per rimanerne sconfitto.

Non tutte queste rivoluzioni ebbero successo, oppure finirono non sempre in modo glorioso. Ma partirono da grandi ideali di emancipazione, che coinvolsero quel Quarto Stato che la tanto osannata Rivoluzione Francese ignorò del tutto. E questo non va dimenticato.

Ideali di emancipazione ormai sopiti, forse proprio da quei regimi liberal-liberisti descritti dallo scrittore russo Eduard Limonov nei primi Anni '90 nel suo “Le grand ospice occidental”, pubblicato in Francia da Les Belles Lettres nel 1993, ripubblicato – sempre in Francia – da Bartillat e ripubblicato di recente anche da da Bietti, con il titolo “Grande ospizio occidentale”.

Regimi che usano una forma di oppressione soft, come la pubblicità commerciale e un benessere materiale effimero. Che trattano i propri sudditi come pazienti bisognosi di cure, educazione e rieducazione (secondo i diktat del mercato e del consumo). E che, così facendo, reprimono ogni dissenso in modo molto più semplice (ed efficace) rispetto al passato.

Probabilmente aveva ragione il buon conte Alessandro Cagliostro. Occorre una rivoluzione interiore e spirituale, che apra gli occhi, ma soprattutto le menti e i cuori del nuovo Quarto Stato. Che non è affatto scomparso.

Luca Bagatin

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"Se soltanto il popolo si rendesse conto di quanto (Maria Antonietta) è diventata grande nella disgrazia, dovrebbe riverirla e amarla invece di credere a tutte le cattiverie e le menzogne che sono state messe in giro dai suoi nemici"
(Luigi XVI di Francia)

"Signori, sono innocente di tutto ciò di cui vengo incolpato. Auguro che il mio sangue possa consolidare la felicità dei francesi"
(Luigi XVI di Francia)

venerdì 14 luglio 2023

Il limite della Rivoluzione Francese fu di essere borghese e non proletaria. Articolo di Luca Bagatin

Il 14 luglio si ricorda, in particolare in Francia, la presa della Bastiglia, ovvero l'avvio di quello che passerà alla Storia come l'inizio della Rivoluzione Francese (1789).

Lungi dall'essere una rivoluzione proletaria e di popolo, atta a portare avanti le istanze del Quarto Stato, la Rivoluzione Francese fu borghese e bottegaia e sostituì, semplicemente, una classe – quella aristocratica – con un'altra – quella borghese, appunto – alla guida dello Stato.

Molti ritennero, a torto, che quella francese fosse una “rivoluzione massonica”, solamente in quanto fu usato – nella “Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino” del 1789 - il motto coniato dal conte di origine portoghese Alessandro Cagliostro, ovvero “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” (successivamente utilizzato – ancor oggi - dalle logge massoniche in tutto il mondo).

Cagliostro fu personalità vicina al popolo di Francia e di tutta Europa – inviso alle élite – e tentò persino di portare un rinnovamento spirituale profondo nella Massoneria dell'epoca, auspicandone una riunificazione (e aprendo le logge alle donne).

Purtuttavia il messaggio di Cagliostro fu unicamente spirituale e nulla aveva a che fare con la politica e, in particolare, egli non avrebbe mai approvato il bagno di sangue che portò con sé la Rivoluzione, che per Cagliostro doveva essere unicamente interiore e spirituale.

Da dire, peraltro, che furono molti di più i massoni finiti sulla ghigliottina, rispetto ai massoni rivoluzionari.

Portatrice di un rinnovamento che giovò molto poco al proletariato francese dell'epoca – che rimase sottomesso - la Rivoluzione Francese trovò una sua dimensione più conciliante qualche decennio dopo, con l'avvento di Napoleone il Grande, il quale riconciliò le classi popolari con quelle aristocratiche.

Fu infatti con Napoleone che furono avviate riforme sociali importanti e fu ripristinato un ordine perduto con il Terrore, imposto dai giacobini. E fu con Luigi Napoleone Bonaparte, ovvero con Napoleone III, dichiaratamente socialista sansimoniano (e già aderente alla Carboneria italiana), che furono introdotte una serie di riforme che giovarono al proletariato quali: abolizione del lavoro la domenica e i giorni festivi; creazione di crediti per gli agricoltori; creazione di società di mutuo soccorso; introduzione di ispettori del lavoro; creazione del pensionamento per i dipendenti pubblici; concessione di onoreficenze a operai e donne; istituzione di ospedali e asili per disabili; autorizzazione dei sindacati sindacati e introduzione di una legge sulle società cooperative; introduzione delle scuole primarie gratuite anche per le ragazze.

Queste solo alcune importanti riforme, che pur non bastarono al proletariato francese, il quale – cogliendo l'occasione della sconfitta della Francia contro la Prussia di Bismarck - si sollevò, nel 1871, nella prima rivoluzione proletaria e socialista della Storia, che istituì la famosa Comune di Parigi. Primo governo social-comunista al mondo.

La Comune durò poco, ma ispirò altre rivoluzioni proletarie vittoriose, come quella russa del 1905 e del 1917, che edificò il primo Stato socialista, peraltro plurinazionale, conciliando dunque popoli differenti, uniti nel socialismo e nell'emancipazione delle classi proletarie.

Da non dimenticare, ad ogni modo, altre importanti rivoluzioni che – a differenza della borghese Rivoluzione Francese – furono improntate a un carattere essenzialmente proletario e in favore di operai e contadini. Pensiamo ai moti mazziniani e garibaldini risorgimentali che, oltre all'Unità d'Italia miravano a radicali riforme sociali (non dimentichiamo infatti e peraltro che Mazzini e Garibaldi parteciparono, assieme a Marx, Engels, Bakunin e Proudhon, alla costruzione della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864, prima associazione socialista della Storia).

E pensiamo anche al movimento anarco-comunista ucraino di Nestor Makno, che promosse forme di autogestione socialista nel periodo della rivoluzione russa, purtroppo scontrandosi con Lenin e finendo per rimanerne sconfitto.

Non tutte queste rivoluzioni ebbero successo, oppure finirono non sempre in modo glorioso. Ma partirono da grandi ideali di emancipazione, che coinvolsero quel Quarto Stato che la tanto osannata Rivoluzione Francese ignorò del tutto. E questo non va dimenticato.

Ideali di emancipazione ormai sopiti, forse proprio da quei regimi liberal-liberisti descritti dallo scrittore russo Eduard Limonov nei primi Anni '90 nel suo “Le grand ospice occidental”, pubblicato in Francia da Les Belles Lettres nel 1993, ripubblicato – sempre in Francia – da Bartillat e ripubblicato di recente anche da da Bietti, con il titolo “Grande ospizio occidentale”.

Regimi che usano una forma di oppressione soft, come la pubblicità commerciale e un benessere materiale effimero. Che trattano i propri sudditi come pazienti bisognosi di cure, educazione e rieducazione (secondo i diktat del mercato e del consumo). E che, così facendo, reprimono ogni dissenso in modo molto più semplice (ed efficace) rispetto al passato.

Probabilmente aveva ragione il buon conte Alessandro Cagliostro. Occorre una rivoluzione interiore e spirituale, che apra gli occhi, ma soprattutto le menti e i cuori del nuovo Quarto Stato. Che non è affatto scomparso.

Luca Bagatin

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sabato 10 giugno 2023

Cagliostro: un enigma (svelato) da quasi trecento anni. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati esattamente 280 anni dalla nascita del conte di origini portoghesi Alessandro Cagliostro che, a torto, viene volutamente confuso con l'imbroglione palermitano Giuseppe Balsamo.

Quindici anni fa scrissi diversi articoli su Cagliostro, frutto delle mie ricerche in particolare sui testi di Marc Haven (pseudonimo di Emmanuel Lalande), Pier Carpi e altri.

Una decina di anni fa, inserii gran parte delle mie ricerche e i miei articoli nel mio primo saggio, “Universo Massonico” (Bastogi Editrice Italiana) e, in occasione dei 280 anni dalla morte di questo enigmatico quanto affascinante personaggio, vorrei qui ripercorrerne le gesta, ripubblicando ampi stralci di quei miei articoli.

Esponente della Tradizione esoterica e della Gnosi, il conte Alessandro Cagliostro, coniò il trinomio Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, poi mutuato dalle Logge Massoniche d'Europa e finanche dalla Rivoluzione Francese, con la quale non ebbe purtuttavia nulla a che spartire. Salvo prevedere l'ineluttabilità dei fatti storici che seguiranno.

Pier Carpi, studioso di esoterismo, regista, romanziere e fumettista italiano, ne realizzò un bellissimo film – tratto dal suo approfondito saggio “Cagliostro il Taumaturgo” (rieditato dalle Edizioni Mediterranee, nel '97, con il titolo “Cagliostro il Maestro sconosciuto”- uscito nelle sale nel 1974.

La sceneggiatura del film fu peraltro scritta in collaborazione con Enrica Bonaccorti e Daniele Pettinari e Cagliostro fu interpretato dal bravissimo attore jugoslavo Bekim Fehmiu.

Come spiegò Pier Carpi, ma anche il martinista Marc Haven – nell'800 – il sosia di Cagliostro, Giuseppe Balsamo, palermitano e di umilissime origini, fu un pretesto dei nemici del Nostro per incastrarlo e farlo passare per ciarlatano, imbroglione, imbonitore. E lo stesso Balsamo rimase egli stesso vittima peraltro giungendo ad autoconvincersi di possedere poteri taumaturgici!

E di nemici, fra i potenti del Secolo dei Lumi, Cagliostro ne ebbe molti.

La Chiesa in primis, che mal sopportava la nascita e diffusione della Massoneria, specialmente di quella gnostica ed egizia fondata dal Cagliostro stesso con la Loggia La Saggezza Trionfante” all'Oriente di Lione, ed il suo rifarsi al templarismo di Jaques de Molay ed al Rosacrocianesimo delle origini di Christian Rosenkreutz. Dottrine tutte ritenute in contrasto con il dogma cattolico.

Si pensi, per contro, che Cagliostro fu amico e confidente di Papa Clemente XIII, successivamente assassinato per aver sciolto l'Ordine dei Gesuiti.

Fra i nemici del Nostro abbiamo poi la Regina Maria Antonietta di Francia, alla quale aveva predetto la triste fine se non avesse posto rimedio alle sofferenze del popolo francese e così tutti i nobili europei che temevano la grande popolarità di cui godeva Cagliostro fra gli umili ed i semplici, che curava grazie alle sue mistiche facoltà.

Da non dimenticare la graziosissima figura di Serafina (che i nemici di Cagliostro faranno passare per la sgualdrina Lorenza Feliciani, moglie di Giuseppe Balsamo), sua fedelissima compagna, il cui incontro, Pier Carpi, descrive in un capitolo ricchissimo di suggestioni e dall'emblematico titolo La Via Iniziatica”.

Un capitolo nel quale è presente l'Iniziazione di Cagliostro agli Antichi Misteri della Tradizione per mezzo del mistico Althotas, suo Maestro Spirituale, che lo introdurrà nell'universo dell'Alchimia e della Teurgia: spiegandogli il significato simbolico della Tradizione Egizia, Rosacrociana e Templare.

La sua Serafina è, invece, Iniziata Gran Sacerdotessa, come indica questo bellissimo passo del capitolo che vorrei riportare: La giovane era come quel giorno nella grotta delle rocce rosse, teneva in mano un calice fumante di verde, presiedeva i lavori sacerdotali del Tempio. Le sue parole erano incomprensibili, mentre il verde fumoso del suo calice saliva verso la statua incarnata di Iside.

[….] Serafina depose il calice, avvolgendosi nel verde a spirale.

- A me il pugnale allora, perché non dovranno avermi ed il segreto del Tempio dovrà perire con me - .

Il volto della Sfinge si rischiarava, il sole dentro di esso ora aveva meno luce, era meno rosso, e la scena che Cagliostro sentiva di vivere si svolgeva nel volto freddo e impenetrabile della Sfinge.

Serafina prese il pugnale che la sacerdotessa gli porse, senza un grido lo portò al petto, dove lo affondò dolcemente. Serafina crollò a terra e la scena disparve. Cagliostro chiuse gli occhi. Era tranquillo, perché sapeva che l'avrebbe ancora incontrata.

Chi muore nel segreto del Tempio, con nel cuore il segreto del Tempio, vive.

E così, terminata l'onirica iniziazione, i due si rincontreranno nel mondo fisico allorquando Cagliostro scorgerà, a Roma, ad un funerale, un carro trainante una bara. Nella bara vi era proprio Serafina, che riconobbe come la compagna iniziata con lui nel Tempio e la risvegliò con un bacio sugli occhi. La fece uscire dalla bara e da allora rimasero alchemicamente uniti sino alla morte.

Pochi altri testi trattano con cognizione di causa e documenti alla mano la realtà storica ed esoterica del conte Alessandro Cagliostro.

Penso al volume del già citato martinista ottocentesco Marc Haven , amico di Papus, che scrisse “Cagliostro il Maestro sconosciuto – Studio storico e critico sull'Alta Magia”) ed al ben più recente Il mistero di Cagliostro ed il sistema egiziano” (Bastogi Editrice) di Carlo Gentile, già Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia e che ricoprì anche importanti incarichi nell'Ordine Martinista.

Molto interessante fu anche l'approfondita analisi curata sul numero 1 del 2009 della rivista ufficiale del GOI, Hiram”, dall'allora Gran Segretario Giuseppe Abramo.

Nel suo articolo Cagliostro” (la cui bibliografia si rifà in toto ai volumi precedentemente citati, più altri testi minori), Abramo, oltre a confutare la tesi Balsamo uguale a Cagliostro, ne analizza la dottrina ed il credo, riassumendo la dotta analisi che ne fece il massone Arturo Righini nella rivista di Studi Iniziatici Ignis” nel 1925.

Fra le farsi più significative pronunciate da Cagliostro, la seguente: “Non sono di alcun epoca, né di alcun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza, e se immergendomi nel mio pensiero risalgo il corso delle età, se distendo il mio spirito verso un modo di esistenza lontano da quello che voi percepite, divengo colui che desidero. Partecipando coscientemente all'essere assoluto, regolo la mia azione secondo l'ambiente che mi circonda. Il mio nome è quello della mia funzione, perché sono libero; il mio paese è quello in cui fìsso momentaneamente i passi.
Datatevi, se lo volete, da ieri, rialzandovi con l'aiuto degli anni vissuti da antenati che vi furono estranei; o da domani, per l'orgoglio illusorio di una grandezza che non sarà mai la vostra”.

Anche gli studiosi contemporanei Philippa Faulks e Robert L. D. Cooper si occuparono di Cagliostro, dando alle stampe “Cagliostro il Mago Massone”, edito in Italia dalle Edizioni Mediterranee ormai diversi anni fa.

I due studiosi sostengono che Cagliostro, molto probabilmente, nacque nel 1748 e non nel 1743, in Portogallo e che fu allevato nella città di Medina nella casa del mufti Salahaym dal tutore Althotas.

Sarà proprio Althotas a condurlo in innumerevoli viaggi: da La Mecca, nel 1760, passando per l'Egitto, l'Asia e l'Africa, sino a Malta, ove Althotas morirà.
A Malta, Cagliostro sarà iniziato all'Ordine dei Cavalieri di Malta dal cavaliere Luigi D'Aquino e con lui intraprenderà altri viaggi, da Napoli sino a Roma. Qui, il Nostro, incontrerà e si innamorerà di Serafina Feliciani, figlia di un noto commerciante romano, che diverrà presto sua moglie.
Giunto a Londra, Cagliostro, sarà iniziato alla Massoneria nella Loggia Esperience di Rito di Stretta Osservanza Templare. Correva l'anno 1776.
Cagliostro, invero, proprio grazie agli insegnamenti di Althotas ed a quelli appresi nel corso dei suoi viaggi - specie in Estremo Oriente - conosceva già i segreti della Teurgia e della Gnosi e si dice fosse in grado di trasmutare i metalli in oro e di curare gli ammalati.
La sua fama, dunque, crebbe ben presto in Inghilterra, ma ciò fu in realtà l'inizio delle sue sventure. Qui, a causa dell'invidia nel suoi confronti, si fece molti nemici che gli causarono false accuse di frode e lo condussero, assieme alla moglie, nelle prigioni di Sua Maestà Britannica.
Nel 1777, i Cagliostro, partirono dunque alla volta di Bruxelles anche grazie all'aiuto dei suoi Fratelli massoni. Successivamente si recarono in Olanda ed anche qui, Cagliostro, non smise di stupire il pubblico con i suoi prodigi e guarigioni. Purtuttavia le sue idee innovative sulla Massoneria - come ad esempio l'iniziazione femminile - gli procurarono altre inimicizie.
Cagliostro mise dunque appunto l'idea di creare una Massoneria di Rito Egizio, con, per le Logge femminili, Gran Maestra sua moglie Serafina. L'idea di Cagliostro, ad ogni modo, era ben più profonda ed attingeva agli Antichi Misteri ed alla teurgia. Il suo scopo ultimo si sostanziava nella riunificazione delle Logge in un'unica Massoneria, che attingesse ai Sacri Misteri dell'Antico Egitto.
I Cagliostro, nel frattempo, giungeranno in Polonia, Prussia e Russia. Saranno accolti con tutti gli onori sia dai massoni che da tutte le Corti europee.
Purtroppo, però, a causa del potere dei suoi numerosi nemici, finirà ben presto in disgrazia. L'ingenuità di Cagliostro, infatti, era pari alla sua erudizione nel campo delle scienze occulte.
Nel 1785, sarà infatti coinvolto ingiustamente nel cosiddetto "Scandalo della collana di Diamanti" ai danni della Regina di Francia Maria Antonietta. Scandalo orchestrato ad arte dalla contessa de La Motte che, ad ogni modo, come predetto dallo stesso Cagliostro, sarà scoperta e condannata ad essere esposta nuda e frustata di fronte alla Conciergerie.
Cagliostro, ad ogni modo, ritenuto complice della de La Motte, anche grazie al già allora nascente giornalismo diffamatorio (si veda il "Courier de l'Europe" dell'epoca, di cui, grazie alle gratuite diffamazioni, diverrà direttore un certo Thevenau de Morande, già precedentemente "amico" di Cagliostro), sarà esiliato dalla Francia e riparerà a Roma.
La Roma papalina di allora, oltre ad essere profondamente arretrata culturalmente ed economicamente, aveva messo al bando i massoni e la Massoneria.
L'ingenuità di Cagliostro gli giocò, dunque, nuovamente, un brutto scherzo. L'Inquisizione cattolica, infatti, lo arresterà, imprigionerà e torturerà con una sola accusa: quella di essere massone.
Il conte Alessandro Cagliostro, infatti, fu condannato unicamente in quanto appartenente alla nobile confraternita della Massoneria. Il suo fu, dunque, il primo atto di massonofobia assieme a quello che colpì il poeta Tommaso Crudeli, altro celebre martire massone.
Questa, in sintesi, la prima parte del libro di Philippa Faulks e Robert Cooper.
La seconda parte inizierà con un'interessantissima documentazione relativa alle origini ed alla storia della Massoneria.
La Massoneria, nata ufficialmente nel 1717 in Inghiliterra, in realtà, ha origini più antiche. Gli autori del volume la fanno risalire almeno al XVI secolo, in Scozia, allorquando William Schaw, Maestro d'Opera alla corte di Re Giacomo VI, decise di istruire i muratori di corte.
I muratori, dediti alla costruzione di cattedrali, erano ad ogni modo completamente analfabeti e digiuni di filosofia e speculazioni di qualsiasi tipo. Schaw decise di istruirli ad un particolare rituale di sua invenzione, gettando così le basi della cosiddetta Massoneria Operativa. Un rituale esclusivo, non scritto ma solamente orale, che conteneva anche insegnamenti filosofici, alchemici, gnostici, esoterici.
Le prime regole furono dettate nella Loggia dei muratori di Edimburgo nel 1598 e diffuse a tutte le Logge di Scozia. Il rituale doveva essere imparato esclusivamente a memoria e per mezzo della cosiddetta "Arte della Memoria", diffusissima durante il Rinascimento. Ovvero quella particolare pratica avente origine nell'Antica Grecia, che permetteva agli eruditi di imparare interi volumi a memoria immaginandosi un grande edificio fatto di molte stanze e corridoi. Ad ogni stanza, da immaginarsi il più particolareggiata possibile, corrispondeva un periodo del volume da ripetere a memoria.
Tecnica che, verosimilmente, Schaw insegnò ai suoi muratori ignoranti ed analfabeti.
Sarà poi nel XVIII secolo che si passerà dalla Massoneria Operativa a quella Speculativa, con l'iniziazione in Massoneria di non muratori, bensì di appartenenti all'aristocrazia, al clero ed alla borghesia. E così, via via, dalla Gran Bretagna, essa si diffonderà in Francia ed in tutta Europa, incontrando subito l'avversione della Chiesa cattolica, la quale non poteva sopportare che potesse esistere un'associazione a lei concorrente in campo spirituale, in particolare un'associazione senza dogmi ed unicamente fondata sulla filosofia e le speculazioni umane.
La terza parte di "Cagliostro il Mago Massone" è ampiamente dedicata alla Massoneria elaborata da Cagliostro, ovvero quella di Rito Egizio, dotata di profondissimi insegnamenti spirituali. Per la prima volta, peraltro, viene riportato interamente il rituale originale scritto da Cagliostro: composto da Statuti e Regolamenti, Preparazione della Loggia e Catechismi e conservato attualmente in originale presso il Museo della Gran Loggia di Scozia.
Infile, gli autori, dedicheranno un intero capitolo di commento al rituale stesso, ricco di simbolismo e significato.

Una storia certamente affascinante quella del conte Alessandro Cagliostro che, assieme al conte di Saint-Germain e ai fondatori del Martinismo Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint-Martin, dimostrarono come il Secolo dei Lumi non fosse unicamente intriso di materialismo, bensì, accanto a questo, vi fosse una rinnovata apertura verso quegli Antichi Misteri poi approfonditi – nel secolo successivo – in particolare dalla Teosofia di Madame Blavatsky.

Luca Bagatin

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martedì 6 ottobre 2020

Lo Spirito contro la materia

Dietro a ogni donna selvaggia, c'è uno strato di sofferenza.
Anche dietro a un uomo selvaggio.
Donne e uomini selvaggi si celano dietro a una corazza, che non è affatto una maschera, ma una protezione da un mondo che non comprendono o che, meglio, contrastano.
Il mondo della materia non è fatto per anime spirituali.
Esse sono intrappolate e, intravedendo la via di uscita, ma vedendola ancora lontana, si creano una loro dimensione.
E all'esterno lottano incessantemente, ricoprendo il ruolo di Maghi e Streghe o di eterni combattenti gnostici.
Perché la lotta è il destino dell'Eroe e dell'Amazzone nel mondo materiale.
E l'Eroe e l'Amazzone, che trionfano nel mondo dello Spirito, vengono sconfitti in quello della materia, in quanto creato da un falso dio (Yaldabaoth).

(Luca Bagatin)

mercoledì 4 luglio 2018

Nato il 4 luglio: Giuseppe Garibaldi, l'amico degli umili e dei popoli

Giuseppe Garibaldi: l'amico degli umili e dei popoli. Articolo di Luca Bagatin del 10 marzo 2017

La figura di Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882) è ancora oggi poco conosciuta, in quanto poco studiata ed approfondita, specie attraverso gli scritti di coloro i quali vissero e combatterono con lui e ne descrissero le gesta. Prima fra tutti la biografa e giornalista, oltre che patriota Jessie White Mario (1832 – 1906), le cui opere dell'epoca non risultano più essere state di recente ripubblicate.
Purtroppo sulla figura di Garibaldi, salvo gli storici contemporanei Denis Mack Smith ed Aldo A. Mola, pochi sono coloro i quali hanno scritto del Generale in modo obiettivo, senza livore complottistico ed antirisorgimentale tipico di coloro i quali hanno preferito seguire certa storiografia clericale e marxista anziché la realtà storica e le gesta dell'Eroe senza macchia, che visse e morì povero, senza onori, che peraltro rifiutò.
Giuseppe Garibaldi fu fra i fondatori, con Mazzini, Marx, Engels e Bakunin, della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864) e questo certa storiografia preferisce dimenticarlo, forse perché il Generale, lungi dall'essere marxista, fu socialista libertario, sansimoniano e umanitario. E Friedrich Engels (1820 - 1895), grande sostenitore dell'impresa dei Mille (1860), ebbe sempre per lui parole di stima, come quando, a proposito di tale azione militare, scrisse: “Garibaldi ha dimostrato di essere non soltanto un capo coraggioso, ma anche un generale dotato di una buona preparazione scientifica. L'attacco aperto a una catena di forti costieri è un'impresa che richiede non soltanto talento militare, ma anche scienza militare”.
Pochi sanno che il Generale Giuseppe Garibaldi scrisse peraltro due romanzi, ripubblicati nel 2006 dalla casa editrice Kaos, ovvero “Cantoni il volontario” e “Il governo dei preti”, entrambi pubblicati per la prima volta nel 1870, prima della Breccia di Porta Pia. Scrive in proposito il prof. Giorgio Galli nella prefazione ad uno dei romanzi di Garibaldi, ovvero “Cantoni il volontario”, riedito dalla casa editrice Kaos nel 2006: “Tra le righe di “Cantoni il volontario”, così come del “Governo dei preti”, si possono leggere i tratti del profilo di Garibaldi. Socialista libertario ingenuo ma non incolto, generale guerrigliero ma non militarista né guerrafondaio, eroe popolare vittorioso ma schivo, anticlericale eppure non insensibile alla fede e alla spiritualità. Solidale con le condizioni delle classi subalterne, rispettoso della figura e del ruolo della donna, cosmpolita e terzomondista ante litteram, perfino dotato di una sensibilità ambientalista (…)”.
Ritango che tale descrizione fatta dal prof. Galli sia davvero emblematica e riassuntiva del personaggio che fu eroe di tutte le cause – dall'America Latina all'Italia – d'emancipazione popolare e sociale. Eroe che richiese sempre precisi impegni ai suoi interlocutori e, non a caso, rifiutò di combattere a fianco dei nordisti nella Guerra Civile Americana o Guerra di Secessione Americana (1861 – 1865) in quanto Lincoln non prese mai un impegni pubblico per l'abolizione della schiavitù.
Fu amante dell'ambiente e degli animali, tanto che fondò l'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) tutt'oggi attivo. Fu ingenuo, certo, in quanto si fidò del Re e di Casa Savoia pur di fare l'Italia. Un'Italia che però non nacque come egli e Mazzini auspicavano: onesta, laica, indipendente, sovrana. Ma corrotta e ben presto clericale, al punto che Garibaldi – coerentemente con i suoi principi e le sue idee – il 27 settembre 1880 si dimise da deputato al Parlamento scrivendo sul giornale “La Capitale” di non voler essere “tra i legislatori di un Paese dove la libertà è calpastata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai gesuiti ed ai nemici dell'unità d'Italia. Tutt'altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile all'interno e umiliata all'estero”. Dopo di ciò il Generale tornò nella sua Caprera a fare il mestiere di sempre, ovvero l'agricoltore.
Garibaldi fu massone e teosofo e lo rimase per tutta la vita nel suo cuore, anche allorquando, in polemica con i massoni della sua epoca assai poco massoni, si dimise da ogni carica. Ricoprì la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia e fu il primo ad iniziare le donne in Massoneria, iniziando, pare, anche l'occultista russa Helena Petrovna Blavatsky (1831 - 1891), fondatrice della Società Teosofica e che fu sempre una sua sostenitrice, anche durante la battaglia di Mentana (1867) alla quale prese parte.
Molte cose potrebbero essere dette su Garibaldi, come sui suoi amori. Il più grande fu quello per la rivoluzionaria brasiliana Anita, ovvero per Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva (1821 - 1849), la quale combattè al suo fianco sia in America Latina che in Italia, in particolare durante la Repubblica Romana (1849), ove morì poco dopo a causa della malaria a soli 28 anni. Di Anita, ad ogni modo, parlai già in un altro articolo di qualche tempo fa (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/01/anita-garibaldi-eroina-dei-due-mondi.html).
Giuseppe Garibaldi è e rimane una figura centrale nel panorama non solo risorgimentale, ma anche degli Eroi di tutti i tempi. Giuseppe Garibaldi fu infatti prima di tutto l'amico degli uomini e dei popoli per eccellenza e, come al conte Alessandro Cagliostro, sembrò toccare la stessa sorte: amato dagli umili, vilipeso da coloro i quali erano e sono in malafede.
Ma ciò non può toccare il cuore di coloro i quali ricercano, intimamente, il bene dell'umanità e credono nel valore dell'amore e della fratellanza universale. Senza distinzioni.

Luca Bagatin


sabato 27 agosto 2016

Il Martinismo e "Gli illuminati nella società umana". Articolo di Luca Bagatin

Assieme alla Teosofia, al Rosacrocianesimo, alla Massoneria e a numerose altre correnti gnostiche ed esoteriche, il Martinismo è una Via Iniziatica che si propone il perfezionamento dell'individuo o, meglio, come mi piace sempre dire e ricordare, il raggiungimento dell'Unità con il Divino: la scoperta del Divino dentro ciascun essere umano, affinché l'essere umano stesso non sia più separato dalla sua intima essenza Divina e Spirituale.
Il Martinismo è ispirato al cosiddetto Filosofo Incognito, ovvero a Loius Claude de Saint-Martin (1743 - 1803) e l'Ordine che lo rappresenta è, appunto, l'Ordine Martinista fondato nel 1888 dall'esoterista, già teosofo e massone Gérard Encausse, detto Papus e successivamente tramandatosi, nel corso delle generazioni da Maestro a Discepolo, sino ai giorni nostri.
Recentemente è stato pubblicato, dall'elegante casa editrice Jouvence (www.jouvence.it), un interessante e raro saggio in merito, a cura di Apis - Gran Maestro dell'Ordine Martinista Egizio e co-fondatore della Fratellanza Martinista Italiana (www.fratellanzamartinista.org)– dal titolo “Gli illuminati nella società umana”.
Il saggio, oltre a raccogliere appunto l'omonimo saggio di Louis Claude de Saint-Martin “Gli illuminati nella società umana”, consta, nella prima parte, di una ampia introduzione dello stesso Apis, il quale presenta al pubblico la vita e l'opera del Saint-Martin ed anche e soprattutto la storia dell'Ordine Martinista da Papus in avanti.
Apis ci presenta dunque la figura di Loius Claude de Saint-Martin, filosofo illuminista di ispirazione cristiana, neoplatonica e gnostica, allievo in un primo tempo dell'esoterista Martinez de Pasqually (1727 - 1774), che lo iniziò alla Massoneria dell'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo ai tempi in cui il Nostro intraprese la carriera militare.
Il sistema teurgico di Martinez de Pasqually era, per molti versi, ispirato a quello del mistico e scienziato svedese Emmanuel Swedenborg (1688 - 1772) ed il principio sul quale si fondava era la necessità che l'essere umano, al fine di superare il degrado nel quale era precipitato, si reintegrasse e ritornasse al suoi stato originario di comunione con la Divinità dal quale si era separato e ciò sarebbe stato possibile – secondo il de Pasqually – entrando in contatto con Entità Superiori e Spiriti disincarnati.
Nel 1773 Louis Claude de Saint-Martin entrerà poi in contatto con Jean-Baptiste de Willermoz (1730 - 1824) - anch'egli allievo di Martinez de Paqually – fondatore del Rito Scozzese Rettificato che, a differenza del Rito Scozzese Antico ed Accettato, si distingue per la sua ispirazione chiaramente cristiana.
Purtuttavia, nel corso degli anni, Louis Calude de Saint-Martin si distaccherà dai suoi maestri e dalla Massoneria, abbracciando l'opera dell'alchimista e filosofo tedesco Jacob Böhme (1575 – 1624) - che gli fu rivelata da Madame de Böcklin nel suo soggiorno di Strasburgo - e ciò in quanto egli ritenne che la Massoneria della sua epoca si fosse eccissivamente “profanizzata” ed avesse perduto il suo originario afflato spirituale. Tale visione delle cose fu peraltro condivisa dal conte Alessandro Cagliostro (il quale aveva tentato in quegli anni, purtroppo senza successo, di riformare la Massoneria in senso unitario, attraverso la diffusione del Rito Egizio) e dal conte di Sant-Germain. Non a caso, questi tre Grandi Iniziati agli Antichi Misteri, scrissero un manifesto unitario di stampo Rosacrociano, il cui scopo doveva essere proprio la diffusione della filosofia della Re-integrazione del proprio sé, ovvero l'unione mistica con il Divino.
Louis Claude de Saint-Martin, come ci ricorda Apis nel suo saggio introduttivo, fu ad ogni modo l'unico filosofo dell'epoca ad elaborare una vera e propria “dottrina sociale esoterica”, formulando proposte concrete di riforma della società secondo criteri di giustizia ed uguaglianza alla luce di una autentica visione spirituale del mondo.
“Gli illuminati nella società umana” - presentato da Apis, tradotto dall'avvocato e giornalista Mauro Cerulli e scritto dal Saint-Martin e che fu pubblicato per la prima volta nel 1797, è infatti un'opera che analizza i guasti della società del XVIII secolo ed offre i presupposti per una “illuminazione” della società stessa attraverso l'apertura ai principi spirituali dal Saint-Martin stesso propugnati, ovvero attraverso un lungo percorso di ricerca interiore.
L'opera di Saint-Martin è infatti un vero e proprio manifesto che suggerisce al lettore che l'unico modo per trasformare il mondo è quello di trasformare sé stessi attraverso la completa adesione allo Spirito Divino. Parole quanto mai profetiche in un'epoca come la nostra che, avvolta nel più becero materialismo e nella più becera mercificazione di ogni situazione, oggetto e rapporto, ha perduto ogni senso di umanità e di antica ed autentica spiritualità.

Luca Bagatin

martedì 16 agosto 2016

In memoria di Alessandro conte di Cagliostro: un Grande Iniziato d'Amore e Libertà

Ad agosto si celebra il ricordo della (presunta) morte fisica del Grande Iniziato Alessandro conte di Cagliostro, torturato dall'Inquisizione cattolica per il solo fatto di essere massone e di essere stato peraltro il primo grande riformatore della Massoneria del Suo tempo, attraverso l'introduzione e la pratica del Rito Egizio da egli ideato e sviluppato ed oggi pressoché dimenticato.
Alassandro Cagliostro è una delle figura ispiratrici del nostro pensatoio "Amore e Libertà" e lo è in quanto la sua vita fu l'esempio stesso delle sue opere, spesso osteggiate dal Potere della Sua epoca.
Qui di seguito vogliamo riportare due articoli dell'ideatore e presidente di "Amore e Libertà" Luca Bagatin relativi a Cagliostro, contenuti peraltro anche nel suo primo saggio "Universo Massonico" (Bastogi editrice). 
E' a Cagliostro, oltre che al Cristo, che le nostre preghiere sono sempre rivolte affinché ci illuminino lungo il cammino.





ALESSANDRO CAGLIOSTRO CONTRO GIUSEPPE BALSAMO
articolo di Luca Bagatin tratto da
YR MAGAZINE NR. 4
RIVISTA UFFICIALE DELL'ARCO REALE IN ITALIA - RITO DI YORK

Un Grande Iniziato, contro un vile ciarlatano prezzolato ad hoc per screditare il primo, interpretando la sua parte.
La rilettura della vita e dell'insegnamento del Gran Cofto a partire dalle opere di Pier Carpi, Marc Haven, Carlo Gentile e Giuseppe Abramo: studiosi di esoterismo e misteriosofia.



Esponente della Tradizione esoterica e della Gnosi, il conte Alessandro Cagliostro, di origini portoghesi, coniò il trinomio Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, poi mutuato dalle Logge Massoniche d'Europa e finanche dalla Rivoluzione Francese, con la quale non ebbe purtuttavia nulla a che spartire. Salvo prevedere l'ineluttabilità dei fatti storici che seguiranno.

Questo è l'autentico Cagliostro: magistralmente descritto in particolar modo da Pier Carpi, studioso di misteriosofia, regista, romanziere e fumettista italiano, che ne realizzò anche un film del '74, tratto dall'omonimo saggio “Cagliostro il Taumaturgo” (rieditato dalle Edizioni Mediterranee, nel '97, con il titolo “Cagliostro il Maestro sconosciuto”) e la cui sceneggiatura fu scritta in collaborazione con un'insospettabile Enrica Bonaccorti e l'allora compagno Daniele Pettinari.
Giuseppe Balsamo, palermitano e di umilissime origini, fu invece un pretesto dei nemici di Cagliostro per incastrarlo e farlo passare per ciarlatano, imbroglione, imbonitore. E lo stesso Balsamo rimase egli stesso vittima peraltro giungendo ad autoconvincersi di possedere poteri taumaturgici !
E di nemici, fra i potenti del Secolo dei Lumi, Cagliostro ne ebbe molti.
La Chiesa in primis, che mal sopportava la nascita e diffusione della Massoneria, specialmente di quella gnostica ed egizia fondata dal Cagliostro stesso con la Loggia “La Saggezza Trionfante” all'Oriente di Lione, ed il suo rifarsi al templarismo di Jaques de Molay ed al Rosacrocianesimo delle origini di Christian Rosenkreutz. Dottrine tutte ritenute in contrasto con il dogma cattolico.
Si pensi, per contro, che Cagliostro fu amico e confidente di Papa Clemente XIII, successivamente assassinato per aver sciolto l'Ordine dei Gesuiti.
Fra i nemici dell'Iniziato abbiamo poi la Regina Maria Antonietta di Francia, alla quale aveva predetto la triste fine se non avesse posto rimedio alle sofferenze del popolo francese e così tutti i nobili europei che temevano la grande popolarità di cui godeva Cagliostro fra gli umili ed i semplici, che curava grazie alle sue mistiche facoltà.
Da non dimenticare la graziosissima figura di Serafina (che i nemici di Cagliostro faranno passare per la sgualdrina Lorenza Feliciani, moglie di Giuseppe Balsamo), sua fedelissima compagna, il cui incontro, Pier Carpi, descrive in un capitolo ricchissimo di suggestioni e dall'emblematico titolo “La Via Iniziatica”.
Un capitolo nel quale è presente l'Iniziazione di Cagliostro agli Antichi Misteri della Tradizione per mezzo del mistico Althotas, suo Maestro Spirituale, che lo introdurrà nell'universo dell'Alchimia e della Teurgia: spiegandogli il significato simbolico della Tradizione Egizia, Rosacrociana e Templare.
La sua Serafina è, invece, Iniziata Gran Sacerdotessa, come indica questo bellissimo passo del capitolo che vorrei riportare: La giovane era come quel giorno nella grotta delle rocce rosse, teneva in mano un calice fumante di verde, presiedeva i lavori sacerdotali del Tempio. Le sue parole erano incomprensibili, mentre il verde fumoso del suo calice saliva verso la statua incarnata di Iside.
[….] Serafina depose il calice, avvolgendosi nel verde a spirale.
- A me il pugnale allora, perché non dovranno avermi ed il segreto del Tempio dovrà perire con me - .
Il volto della Sfinge si rischiarava, il sole dentro di esso ora aveva meno luce, era meno rosso, e la scena che Cagliostro sentiva di vivere si svolgeva nel volto freddo e impenetrabile della Sfinge.
Serafina prese il pugnale che la sacerdotessa gli porse, senza un grido lo portò al petto, dove lo affondò dolcemente. Serafina crollò a terra e la scena disparve. Cagliostro chiuse gli occhi. Era tranquillo, perché sapeva che l'avrebbe ancora incontrata.
Chi muore nel segreto del Tempio, con nel cuore il segreto del Tempio, vive.
E così, terminata l'onirica iniziazione, i due si rincontreranno nel mondo fisico allorquando Cagliostro scorgerà, a Roma, ad un funerale, un carro trainante una bara. Nella bara vi era proprio Serafina, che riconobbe come la compagna iniziata con lui nel Tempio e la risvegliò con un bacio sugli occhi. La fece uscire dalla bara e da allora rimasero alchemicamente uniti sino alla morte.
Pochi altri testi trattano con congizione di causa e documenti alla mano la realtà storica ed esoterica del conte Alessandro Cagliostro.
Penso al volume del martinista ottocentesco Marc Haven (pseudonimo di Emmanuel Lalande), amico di Papus, che scrisse “Cagliostro il Maestro sconosciuto – Studio storico e critico sull'Alta Magia”) ed al ben più recente “Il mistero di Cagliostro ed il sistema egiziano” (Bastogi Editrice) di Carlo Gentile, già Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia e che ricoprì anche importanti incarichi nell'Ordine Martinista.
Per concludere, vorrei segnalare la bellissima ed approfondita analisi curata sul numero 1 del 2009 della rivista ufficiale del GOI, “Hiram”, dal Gran Segretario Giuseppe Abramo.
Nel suo articolo “Cagliostro” (la cui bibliografia si rifà in toto ai volumi precedentemente citati, più altri testi minori), Abramo, oltre a confutare la tesi Balsamo uguale a Cagliostro, ne analizza la dottrina ed il credo, riassumento la dotta analisi che ne fece il Fratello massone Arturo Righini nella rivista di Studi Iniziatici “Ignis” nel 1925.
Il tutto a partire dagli scritti e dalle affermazioni che lo stesso Cagliostro ci ha lasciato a partire da quella che ritengo la più significativa: Non sono di alcun epoca, né di alcun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza, e se immergendomi nel mio pensiero risalgo il corso delle età, se distendo il mio spirito verso un modo di esistenza lontano da quello che voi percepite, divengo colui che desidero. Partecipando coscientemente all'essere assoluto, regolo la mia azione secondo l'ambiente che mi circonda. Il mio nome è quello della mia funzione, perché sono libero; il mio paese è quello in cui fìsso momentaneamente i passi.
Datatevi, se lo volete, da ieri, rialzandovi con l'aiuto degli anni vissuti da antenati che vi furono estranei; o da domani, per l'orgoglio illusorio di una grandezza che non sarà mai la vostra.
Spiace che la notissima e clikkatissima enciclopedia multimediale on-line Wikipedia non citi minimamente né l'opera di Pier Carpi né quella di Haven e sposi invece la tesi dei nemici di Cagliostro, non permettendo così al vasto pubblico di internet di approfondire l'autentica versione.
Ad ogni modo, l'emblematica figura del Gran Cofto Alessandro Cagliostro, dimostra, assieme a quella dell'altrettanto misterioso Conte di Saint Germain e dei fondatori del Martinismo Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint-Martin, come il Secolo dei Lumi non fu solamente mera ragione e mero materialismo, bensì diede l'impulso per una rinnovata apertura verso gli antichi concetti Ellenistici, Ermetici e dunque Gnostici del Vero, del Bello e del Buono.
Che sono anche alla base di ogni Civiltà degna di questo nome.

Luca Bagatin


                                                 CAGLIOSTRO: IL MAGO MASSONE

                                                articolo di Luca Bagatin del 4 luglio 2011

"Cagliostro il Mago Massone" di Philippa Faulks e Robert L. D. Cooper, edito in Italia dalle Edizioni Mediterranee, è l'ultimo libro dedicato al Grande Iniziato del XVIII secolo.
Libro fondamentale e che restituisce finalmente il giusto posto alla figura del conte Alessandro Cagliostro, che, come già scrisse il regista Pier Carpi, non fu il ciarlatano Giuseppe Balsamo.
Come scrivono gli autori Faulks e Cooper, la vita e la morte di Cagliostro sono avvolte da un'aura di mistero, ma, nonostante ciò, i nostri, sono riusciti comunque a raccogliere documenti fondamentali per conoscene i suoi insegnamenti esoterici ed i motivi per i quali la sua fama lo ha accompagnato sino ai nostri giorni.
"Cagliostro il Mago Massone" inizia con la descrizione della vita del conte e dei suoi continui viaggi. Nato nel 1748, probabilmente in Portogallo, il Nostro fu allevato nella città di Medina nella casa del mufti Salahaym dal tutore Althotas.

Sarà proprio Althotas a condurlo in innumerevoli viaggi: da La Mecca, nel 1760, passando per l'Egitto, l'Asia e l'Africa, sino a Malta, ove Althotas morirà.
A Malta, Cagliostro sarà iniziato all'Ordine dei Cavalieri di Malta dal cavaliere Luigi D'Aquino e con lui intraprenderà altri viaggi, da Napoli sino a Roma. Qui, il Nostro, incontrerà e si innamorerà di Serafina Feliciani, figlia di un noto commerciante romano, che diverrà presto sua moglie.
Giunto a Londra, Cagliostro, sarà iniziato alla Massoneria nella Loggia Esperience di Rito di Stretta Osservanza Templare. Correva l'anno 1776.

Cagliostro, invero, proprio grazie agli insegnamenti di Althotas ed a quelli appresi nel corso dei suoi viaggi - specie in Estremo Oriente -  conosceva già i segreti della Teurgia e della Gnosi e si dice fosse in grado di trasmutare i metalli in oro e di curare gli ammalati.
La sua fama, dunque, crebbe ben presto in Inghilterra, ma ciò fu in realtà l'inizio delle sue sventure. Qui, a causa dell'invidia nel suoi confronti, si fece molti nemici che gli causarono false accuse di frode e lo condussero, assieme alla moglie, nelle prigioni di Sua Maestà Britannica.
Nel 1777, i Cagliostro, partirono dunque alla volta di Bruxelles anche grazie all'aiuto dei suoi Fratelli massoni. Successivamente si recarono in Olanda ed anche qui, Cagliostro, non smise di stupire il pubblico con i suoi prodigi e guarigioni. Purtuttavia le sue idee innovative sulla Massoneria - come ad esempio l'iniziazione femminile - gli procurarono altre inimicizie.
Cagliostro mise dunque appunto l'idea di creare una Massoneria di Rito Egizio, con, per le Logge femminili, Gran Mestra sua moglie Serafina. L'idea di Cagliostro, ad ogni modo, era ben più profonda ed attingeva agli Antichi Misteri ed alla teurgia. Il suo scopo ultimo si sostanziava nella riunificazione delle Logge in un'unica Massoneria, che attingesse ai Sacri Misteri dell'Antico Egitto.
I Cagliostro, nel frattempo, giungeranno in Polonia, Prussia e Russia. Saranno accolti con tutti gli onori sia dai massoni che da tutte le Corti europee.
Purtroppo, però, a causa del potere dei suoi numerosi nemici, finirà ben presto in disgrazia. L'ingenuità di Cagliostro, infatti, era pari alla sua erudizione nel campo delle scienze occulte.
Nel 1785, sarà infatti coinvolto ingiustamente nel cosiddetto "Scandalo della collana di Diamanti" ai danni della Regina di Francia Maria Antonietta. Scandalo orchestrato ad arte dalla contessa de La Motte che, ad ogni modo, come predetto dallo stesso Cagliostro, sarà scoperta e condannata ad essere esposta nuda e frustata di fronte alla Conciergerie.
Cagliostro, ad ogni modo, ritenuto complice della de La Motte, anche grazie al già allora nascente giornalismo diffamatorio (si veda il "Courier de l'Europe" dell'epoca, di cui, grazie alle gratuite diffamazioni, diverrà direttore un certo Thevenau de Morande, già precedentemente "amico" di Cagliostro), sarà esiliato dalla Francia e riparerà a Roma.
La Roma papalina di allora, oltre ad essere profondamente arretrata culturalmente ed economicamente, aveva messo al bando i massoni e la Massoneria.
L'ingenuità di Cagliostro gli giocò, dunque, nuovamente, un brutto scherzo. L'Inquisizione cattolica, infatti, lo arresterà, imprigionerà e torturerà con una sola accusa: quella di essere massone.
Il conte Alessandro Cagliostro, infatti, fu condannato unicamente in quanto appartenente alla nobile confraternita della Massoneria. Il suo fu, dunque, il primo atto di massonofobia assieme a quello che colpì il poeta Tommaso Crudeli, altro celebre martire massone.
Questa, in sintesi, la prima parte del libro di Philippa Faulks e Robert Cooper.
La seconda parte inizierà con un'interessantissima documentazione relativa alle origini ed alla storia della Massoneria.
La Massoneria, nata ufficialmente nel 1717 in Inghiliterra, in realtà, ha origini più antiche. Gli autori del volume la fanno risalire almeno al XVI secolo, in Scozia, allorquando William Schaw, Maestro d'Opera alla corte di Re Giacomo VI, decise di istruire i muratori di corte.
I muratori, dediti alla costruzione di cattedrali, erano ad ogni modo completamente analfabeti e digiuni di filosofia e speculazioni di qualsiasi tipo. Schaw decise di istruirli ad un particolare rituale di sua invenzione, gettando così le basi della cosiddetta Massoneria Operativa. Un rituale esclusivo, non scritto ma solamente orale, che conteneva anche insegnamenti filosofici, alchemici, gnostici, esoterici.
Le prime regole furono dettate nella Loggia dei muratori di Edimburgo nel 1598 e diffuse a tutte le Logge di Scozia. Il rituale doveva essere imparato esclusivamente a memoria e per mezzo della cosiddetta "Arte della Memoria", diffusissima durante il Rinascimento. Ovvero quella particolare pratica avente origine nell'Antica Grecia, che permetteva agli eruditi di imparare interi volumi a memoria immaginandosi un grande edificio fatto di molte stanze e corridoi. Ad ogni stanza, da immaginarsi il più particolareggiata possibile,  corrispondeva un periodo del volume da ripetere a memoria.
Tecnica che, verosimilmente, Schaw insegnò ai suoi muratori ignoranti ed analfabeti.
Sarà poi nel XVIII secolo che si passerà dalla Massoneria Operativa a quella Speculativa, con l'iniziazione in Massoneria di non muratori, bensì di appartenenti all'aristocrazia, al clero ed alla borghesia. E così, via via, dalla Gran Bretagna, essa si diffonderà in Francia ed in tutta Europa, incontrando subito l'avversione della Chiesa cattolica, la quale non poteva sopportare che potesse esistere un'associazione a lei concorrente in campo spirituale, in particolare un'associazione senza dogmi ed unicamente fondata sulla filosofia e le speculazioni umane.
I primi massonofobi, dunque, saranno i cattolici. Nel corso della Storia essi saranno affiancati da comunisti, nazisti e fascisti: il totalitarismo non poteva sopportare la libertà di pensiero.
La terza parte di "Cagliostro il Mago Massone" è ampiamente dedicata alla Massoneria elaborata da Cagliostro, ovvero quella di Rito Egizio, dotata di profondissimi insegnamenti spirituali. Per la prima volta, peraltro, viene riportato interamente il rituale originale scritto da Cagliostro: composto da Statuti e Regolamenti, Preparazione della Loggia e Catechismi e conservato attualmente in originale presso il Museo della Gran Loggia di Scozia.
Infile, gli autori, dedicheranno un intero capitolo di commento al rituale stesso, ricco di simbolismo e significato.
Chi ama ed ha amato Cagliostro non può dunque non leggere ed appassionarsi a "Cagliostro il Mago Massone". Un libro di cui sentivamo tutti l'esigenza per riportare alla luce uno fra i più grandi massoni e mistici che la Storia abbia mai conosciuto.




Luca Bagatin