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giovedì 21 agosto 2025

Gelli e la P2 fra cronaca e Storia. Articolo di Luca Bagatin

Vorrei, qui di seguito, ripubblicare questo articolo, che scrissi e pubblicai diversi anni fa, contenuto anche nel mio primo saggio, "Universo Massonico" (Bastogi Editrice Italiana, con prefazione del prof. Luigi Pruneti, edito nel dicembre 2012) e che ritengo essere sempre di attualità.

L. B.

 Gelli e la P2 fra cronaca e Storia. Articolo di Luca Bagatin

 

Di Licio Gelli e della Loggia Propaganda 2 sono state scritte un sacco di cose.

Quasi tutte pressoché a sproposito a cominciare dal fatto che fu una "Loggia segreta".

La P2, Loggia all'Ordine del Grande Oriente d'Italia, fu - diversamente - una Loggia "coperta" di diretta pertinenza del Gran Maestro dell'Obbedienza.

"Coperta" in quanto al suo interno vi erano personalità di spicco (del panorama culturale, politico, artistico ecc...) che - per la loro particolare posizione professionale - preferivano non rivelare l'appartenenza alla Massoneria e dunque figurare unicamente "all'orecchio" del Gran Maestro, come si dice in gergo massonico.

Si pensi solo al fatto che la Loggia Propaganda Massonica (poi, quando fu ricostituita, dopo la messa al bando delle logge massoniche, da parte del fascismo, prese il nome di Loggia Propaganda Massonica nr. 2), fu fondata nel 1877 e di essa vi faceva parte anche il Vate della letteratura risorgimentale Giosue Carducci e l'ottimo ed indimenticato Sindaco di Roma Ernesto Nathan.

Tutto ciò e molto altro ancora è spiegato dettagliatamente e con una ricchissima documentazione e bibliografia dallo storico Alessandro Aldo Mola - Medaglia d'Oro per la Cultura dal 1980 - nel suo ultimo saggio "Gelli e la P2 fra cronaca e storia" edito dalla Bastogi.

Mola, senza faziosità alcuna, racconta di come il "presunto scandalo" P2 non fu che il pretesto per una lotta senza quartiere contro i massoni e la Massoneria italiana, da sempre vista con sospetto da settori clericali, fascisti e comunisti.

Mola ripercorre così - come già fece lo scrittore Pier Carpi nel suo "Il Venerabile" nei primi anni '90 - la vita di Licio Gelli sin dai tempi della Guerra di Spagna quando combattè a fianco dei franchisti e successivamente in Italia a Capo del Fascio di Pistoia. Sino a quando salvò da morte certa 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania.

Ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni '50, nell'ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.

E così, successivamente, come racconta Mola, Gelli decise di farsi iniziare massone negli anni '60 con l'obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado di risolvere le controversie internazionali e nazionali. Un po' come durante il Risorgimento italiano o con la fondazione della Società delle Nazioni e dell'ONU.

Nulla, insomma, di oscuro e di occulto. Anzi.

Un capitolo molto denso del saggio di Mola, oltre a quello dell'amicizia fra Gelli ed il generale Peron, è infatti dedicato alla fondazione dell'OMPAM da parte di Licio Gelli, ovvero dell'Organizzazione Mondiale Per l'Assistenza Massonica.

Un organismo sovranazionale, appunto, in grado di "contribuire a soccorrere ed ad elevare le condizioni morali, spirituali e materiali dell'Uomo e della Famiglia umana, operando secondo i principi etici propri dell'insegnamento massonico", come dichiarato dal promotore stesso.

Un organismo che faceva leva proprio sulla fratellanza massonica che era l'unico principio in grado di superare tutte le divisioni in fatto di politica, razza, religione....

Un organismo "alla luce del sole", che fu riconosciuto anche in sede ONU alla stregua della Fao e dell'Unesco e che si proponeva di integrare l'opera umanitaria laddove le giurisdizioni massoniche non disponessero di strutture economicamente e giuridicamente idonee per operare sia all'interno dei singoli Stati che a livello internazionale.

Operazione ambiziosa che purtroppo la stampa nostrana omise di far conoscere al grande pubblico. E che si arenò con l'avvento del presunto scandalo P2, nel 1981.

L'OMPAM fu tuttavia un'operazione autonoma di Gelli e per nulla legata al Grande Oriente d'Italia, anche se egli stesso propose all'allora Gran Maestro del GOI, Lino Salvini, di nominare il suo predecessore - Giordano Gamberini - alla carica di Ambasciatore del GOI presso l'OMPAM.

Licio Gelli, sia detto per inciso, allora non era ancora Venerabile della Loggia P2, anche se la P2 era attiva e nota ai Gran Maestri sopra citati ed ai loro predecessori senza scandalo alcuno come spiegato all'inizio di questo articolo.

Gelli fu solamente un personaggio particolarmente attivo sia all'interno che all'esterno della Massoneria. Il che lo porterà ad occuparsi di cose estranee alla stessa Istituzione come ad esempio di politica (si noti bene che le Costituzioni di Anderson del 1723, vietano espressamente ai massoni di occuparsi di politica e religione in Loggia).

Ma ad ogni modo anche qui nessuno scandalo "profano", come rilevato dall'ottimo Alessandro Mola nel capitolo dal titolo "Gelli per la Seconda Repubblica".

Alla metà degli anni '70 - vista l'estrema fragilità e litigiosità della coalizione di Pentapartito e l'incalzante terrorismo rosso e nero - l'Italia si trovò ad un bivio: o una dittatura clericale di estrema destra, oppure un ancor meno auspicabile regime di estrema sinistra.

Licio Gelli stilò così il famigerato "Schema R" (Rinascita), all'indomani dell'avanzata del Pci alle elezioni amministrative del 1975.

Lo "Schema R", come documentato dal saggio di Mola, non fu altro che un piano riformatore, che elaborava la strategia politica per arginare la dilagante avanzata dei comunisti in Italia e dell'eversione di destra, per mezzo di un rafforzamento della coalizione di Pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) a partire dalla Democrazia Cristiana, a patto che essa si depurasse da correnti ed alchimie che la rendevano inefficiente ed inefficace.

L'obiettivo finale di Gelli non era altro che un ritorno ai "fasti ed al prestigio della Segreteria De Gasperi".

Un rafforzamento, dunque, della democrazia centrista e moderata. Altro che autoritarismo filo-fascista tanto sbandierato dalla grande stampa dell'epoca !

Gelli delineò nel suo "Schema", anche un elenco molto preciso di riforme che - peraltro - erano condivise dalla gran parte degli italiani di allora e di oggi e che proprio oggi - trent'anni dopo - sono di scottantissima attualità e dibattito.

Dalla riforma presidenziale all'abrogazione dell'immunità parlamentare; dalla riduzione ad una Camera dei Deputati sino all'abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; dall'introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali sino alla privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme allora necessarie come lo sono oggi.

Al punto che lo stesso Gelli precisò subito che tutto ciò "non preludeva ad un colpo di Stato", bensì intendeva "scongiurare l'irreparabile jattura di una guerra civile e allontanare dall'Italia il pericolo di un governo dittatoriale di ispirazione comunista o fascista".

Chi accusò Gelli di cospirazione politica sulla base dello "Schema R" o fu in mala fede oppure quello "Schema" non lo lesse punto. Come i fatti - documentati dal Mola - si sono incaricati di dimostrare.

Che poi, forse, il Gran Maestro di allora - Lino Salvini – avesse concesso troppo "potere massonico" a Licio Gelli, siamo d'accordo.

Licio Gelli fu elevato al grado di Maestro Venerabile della P2 il 9 maggio 1975 e ciò fu un po' un'anomalia visto che la P2 era storicamente di pertinenza del Gran Maestro in carica.

Come un'anomalia massonica fu che Gelli iniziasse gli aspiranti Fratelli "in punta della spada", ovvero senza alcun rituale massonico, come ricordò anche il prof. Claudio Bonvecchio in un convegno sulla Massoneria tenutosi a Pordenone. Ma, come il Bonvecchio ed il Mola ricordano: la P2 divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora, le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto. Mettendo a nudo unicamente l'ignoranza di gran parte dei politici e dei magistrati di allora in fatto di Massoneria ed Esoterismo.

La P2, dunque, non era affatto una organizzazione segreta, bensì una "Loggia coperta" come ve ne sono moltissime anche all'estero e per i motivi già sopra spiegati.

Il saggio di Alessandro Mola lo chiarisce, citando anche le sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli.

Il tutto documenti alla mano, come peraltro fece anche lo scrittore e regista Pier Carpi con il suo "Il caso Gelli" (1982) ed il romanzo "Il Venerabile" (1993). Scritti che gli costarono l'esilio da parte del panorama culturale dell'epoca....sic!

Rimane solo una domanda di fondo, che emerge dalla conclusione stessa del saggio di Mola: perché i mass-media tacquero in merito a queste sentenze al punto che ancora oggi Gelli e la P2 sono bollati con marchio d'infamia?

Quella di "Gelli e la P2 fra cronaca e storia" è senza dubbio una lettura appassionante, dunque, che permette al lettore di addentrarsi in una vicenda mai del tutto trattata per com'è stata nei fatti, con un'analisi dell'Italia degli ultimi trent'anni.

Un'Italia ancora incapace di scrollarsi di dosso il suo pesante passato.

Luca Bagatin

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martedì 24 giugno 2025

Il Maestro Sconosciuto: Cagliostro. Articolo di Luca Bagatin

 

Esponente della Tradizione esoterica e della Gnosi, il conte Alessandro Cagliostro (1743 - 1795), di origini portoghesi, coniò il trinomio Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, poi mutuato dalle Logge Massoniche d'Europa e finanche dalla Rivoluzione Francese, con la quale non ebbe purtuttavia nulla a che spartire. Salvo prevedere l'ineluttabilità dei fatti storici che seguiranno.

In pochi, pochissimi, hanno scritto la verità su Cagliostro.

Il Mago, il Gran Maestro della Massoneria Egizia, il Profeta o molto di più, Cagliostro ebbe, in vita, molti nemici, che lo infangarono in vario modo e a vario titolo, volutamente confondendolo con l'imbroglione palermitano Giuseppe Balsamo.

Fra questi la Chiesa cattolica in primis, che mal sopportava la nascita e diffusione della Massoneria, specialmente di quella gnostica ed egizia fondata dal Cagliostro stesso con la Loggia “La Saggezza Trionfante”all'Oriente di Lione e il suo rifarsi al templarismo di Jaques de Molay e al Rosacrocianesimo delle origini di Christian Rosenkreutz. Dottrine, tutte, ritenute in contrasto con il dogma cattolico.

Si pensi, per contro, che Cagliostro fu amico e confidente di Papa Clemente XIII, successivamente assassinato per aver sciolto l'Ordine dei Gesuiti.

Ma molti altri furono i suoi nemici, fra i quali l'allora nascente giornalismo diffamatorio del “Courier de l'Europe”, diretto da Thevenau de Morande, il quale. grazie alle diffamazioni contro Cagliostro. diverrà giornalista di grido, all'epoca.

Ad ogni modo, a riabilitare la figura del Nostro, vi saranno lo scrittore e regista Pier Carpi, che gli dedicherà un affascinante saggio, “Cagliostro il taumaturgo”, del 1972 e il bellissimo film “Cagliostro, del 1975; gli studiosi Philippa Faulks e Robert L. D. Cooper, con il loro “Cagliostro il Mago Massone", edito in Italia dalle Edizioni Mediterranee e l'esoterista Marc Haven, al secolo Emmanuel Lalande (1868 – 1926), medico e già membro del Supremo Consiglio dell'Ordine Martinista, il quale fu il primo ad approfondire, senza pregiudizio, la figura del Nostro.

E proprio della sua opera, “Il Maestro Sconosciuto: Cagliostro”, riedito dall'ottima casa editrice CambiaMenti (https://www.cambiamenti.com) andrò a scrivere.

Questo “Studio storico e critico sull'Alta Magia”, tradotto dalla terza edizione francese del 1964, è molto più di una biografia di Cagliostro. Curata e introdotta dall'esoterista Franco De Pascale, è ricca di documenti, analisi e studi profondi.

Come spiega il curatore nella sua introduzione, fra i primi ad occuparsi in Italia di Cagliostro, il teosofo, martinista e massone Arturo Reghini (1878 – 1946), che ne parlò sulla rivista di studi esoterici e pitagorici, “Ignis”, nel 1925.

Ma, chi fu Cagliostro? Un Mago che curava gli ammalati, un consolatore di anime, un alchimista capace di tramutare il metallo in oro, ma soprattutto colui il quale mirava a rinnovare lo Spirito del suo tempo, il Secolo dei Lumi europeo, nel quale la Massoneria era sempre più profanizzata e divenuta circolo di élite annoiate e la Chiesa cattolica era ormai completamente de-spiritualizzata.

Un'epoca affascinante, ma nella quale l'Ancien Régime era destinato a crollare a partire dalle sue fondamenta e Cagliostro lo aveva previsto e predetto, ma ne aveva indicata anche la via d'uscita.

Una via d'uscita volta al recupero della Gnosi, dello Spirito, della rinascita spirituale nel solco degli insegnamenti originari degli Antichi Egizi, ma anche del Cristo, depurato dai dogmi clericali.

La sua comparsa e i suoi viaggi europei, dunque, vanno ricondotti a tale scopo e il saggio di Marc Haven ne è una profonda analisi e disamina.

Cagliostro, dunque, fu un Alchimista dello Spirito, capace di risvegliare i cuori di chi sapeva ascoltarlo e cogliere l'essenza degli insegnamenti della Massoneria Egizia, ma anche di punire – senza odio né rancore - i suoi nemici, i quali faranno, presto o tardi, una pessima fine.

Nel saggio si ripercorre tutto questo, seguendo i viaggi del Nostro, da Londra alla Russia, da Strasburgo a Lione, passando per Parigi, la Svizzera... sino a giungere in Italia, ove la terribile e criminale Santa Inquisizione lo incarcererà a vita, per il solo fatto di essere massone (e ingiustamente accusandolo di imbrogli, oltre che bestemmie contro la Divinità) ed ove morirà, nella prigione di San Leo.

“Il Maestro Sconosciuto: Cagliostro”, edita da CambiaMenti, presenta un'ampissima appendice, ricca di immagini e documenti, oltre che il celebre “Il Vangelo di Cagliostro”. Ma non solo.

In essa troviamo anche le riflessioni dell'antroposofo Rudolf Steiner, relative a Cagliostro e al Rito Egizio; alcune pagine scritte da Arturo Reghini e dallo stesso Cagliostro.

Infine, Franco De Pascale, spiega dettagliatamente il rapporto fra Cagliostro e l'Italia e la nascita del Rito Egizio.

“Il Maestro Sconosciuto: Cagliostro” è, dunque, un'opera completa e profonda, di ben oltre 600 pagine, per gli studiosi di Storia e esoterismo, che vorranno accostarsi e/o conoscere meglio questo essere, umano o spirituale che fosse, che, come egli disse, non era di “nessuna epoca e di nessun luogo”. Ma rimarrà per sempre simbolo eterno di una corrente spirituale sotterranea capace, ancora oggi, di illuminare le menti e gli spiriti più liberi e eretici.

Luca Bagatin

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mercoledì 5 luglio 2023

Pier Carpi, autore dimenticato capace di illuminare le menti di appassionati di esoterismo, Risorgimento e avventura. Articolo di Luca Bagatin

  

Arnaldo Piero Carpi, in arte Pier Carpi, emiliano, nato nel 1940.

Scrittore, giornalista, regista, poeta, fumettista dimenticato, che personalmente trovo una delle menti e delle penne più brillanti del Novecento e infatti, di lui, ho scritto moltissimo, anche nei miei saggi a carattere esoterico (si veda in particolare il mio saggio “Universo Massonico”, pubblicato da Bastogi nel 2012).

Pier Carpi, che fu fine studioso di esoterismo, misteriosofia, teosofia e massoneria, iniziò la sua carriera come fumettista ed è probabilmente noto alle nuove generazioni grazie al fatto che la Sergio Bonelli Editore – pregiatissima casa editrice di fumetti quali Tex, Dylan Dog, Zagor e Martin Mystere – ha ripubblicato di recente, nella collana “Le Storie”, un paio di sue opere fumettistiche, quali “Gli strangolatori” e “Il serpente d'argento”.

Opere, anch'esse, intrise di Storia, mistero, avventura e esoterismo.

Pier Carpi fu peraltro, negli Anni '70, fine regista di film a sfondo esoterico quali “Cagliostro”, - con protagonista il grande attore jugoslavo Bekim Fehmiu e alla cui sceneggiatura collaborò Enrica Bonaccorti - tratto dal suo ottimo e omonimo saggio, nel quale riabilitò la figura di questo mago fatto ingiustamente passare – dall'Inquisizione cattolica – per un imbroglione. E poi “Povero Cristo”, nel quale recitò un ancora sconosciuto e giovanissimo Mino Reitano e “Un'ombra nell'ombra”, horror esoterico nel quale recitarono, fra gli altri, Anne Heywood e Valentina Cortese, oltre che il mio carissimo amico Peter Boom, che peraltro fu collaboratore del mio primo blog e fu attivista dei diritti civili dagli Anni '60 sino alla sua morte, nel 2011.

Pier Carpi fu ingiustamente criticato e soprattutto gli fu a lungo impedito di lavorare solo perché amico di Licio Gelli, Mastro Venerabile della Loggia massonica Propaganda 2 del Grande Oriente d'Italia. Pier Carpi dimostrò, peraltro, in due approfonditi saggi (“Il caso Gelli: la verità sulla loggia P2, parla Licio Gelli con documenti inediti” e “Il Venerabile”) – come si incaricheranno i fatti e le sentenze definitive di dimostrare – che Gelli non era affatto il farabutto che i media e il mondo politico volevano far credere e che la loggia massonica P2 non era né segreta, né tramava contro alcuno, ma era formata, prevalentemente, da galantuomini (lo stesso Pier Carpi vi si trovò inserito, peraltro a sua insaputa).

Pier Carpi, nella sua umile carriera (nacque orfano, si sposò giovanissimo con la scrittrice Franca Bigliardi e visse sempre modestamente, al punto di morire completamente povero), scrisse non solo opere umoristiche e fumettistiche, ma si occupò anche di storia della magia e di figure quali Rasputin (riabilitandone la falsa “leggenda nera) e John Kennedy (dimostrando che non fu affatto un grande e specchiato leader e di ciò ne scrissi in un lungo articolo per il quotidiano “L'Opinione delle Libertà” nel 2013), oltre che della figura del Cristo in chiave spirituale, gnostica ed esoterica e delle profezie di Papa Giovanni XXIII.

Debbo dire che ho letto (e spesso riletto) quasi tutte le opere di Pier Carpi, fuori catalogo da decenni e mai più ripubblicate (purtroppo!) e ogni volta le trovo e le ho trovate illuminanti.

La scrittura semplice, ma allo stesso tempo romanzesca e avventurosa le rendono particolarmente piacevoli. Oltre che lo smontare tesi e luoghi comuni con documenti e rivelazioni troppo spesso – se non sempre – trascurate dalla vulgata e dal cosiddetto mainstream, le rendono uniche.

Recentemente ho trovato particolarmente interessante un suo romanzo ambientato durante il Risorgimento, che egli scrisse con la collaborazione di Vittorio Emanuele di Savoia, che gli fu molto amico e che, nella redazione del libro, si occupò prevalentemente della parte storica e dell'analisi dei documenti.

“Il Principe – Un romanzo del Risorgimento”, che fu edito da Sugarco nel 1971 e che volendo si può ancora reperire o in qualche libreria antiquaria, oppure su ebay, è un romanzo d'avventura, ricco di colpi di scena, ma anche ricco di aspetti storici meno conosciuti e approfonditi.

Il romanzo, ambientato fra il 1858 e il 1859, all'epoca delle trattative segrete fra Cavour e Napoleone III, affinché quest'ultimo intervenisse in favore dell'unificazione italiana, contro gli austriaci, narra la contrapposizione fra il Principe e il Ragno.

Il Principe è un misterioso cavaliere bianco di cui nessuno ha mai visto il volto, il quale sostiene la causa dell'unità d'Italia contro i tiranni d'Europa. Egli sembra quasi un essere sopranaturale, accompagnato da un falco che uccide le sue vittime. Il suo acerrimo nemico è il Ragno e la sua setta di incappucciati. Il Ragno è un uomo senza scrupoli vestito di rosso, con una maschera che reca appunto l'immagine di un ragno e, con la sua società segreta mercenaria, s'infiltra nella diplomazia internazionale e nelle corti d'Europa allo scopo di far fallire i piani del Principe, quelli di Casa Savoia, di Giuseppe Garibaldi e di Giuseppe Mazzini.

E' sullo sfondo di questa lotta, oltre che sullo sfondo dell'epopea risorgimentale che si dipana la trama di questo suggestivo romanzo di Pier Carpi.

Romanzo nel quale vengono descritti i rituali dell'antica Carboneria, associazione segreta iniziatica i cui simboli ancestrali sono ispirati al lavoro e alla fauna dei boschi; nel quale si mescolano le trame del clero romano, le apparizioni della Madonna di Lourdes, le gesta di Garibaldi, di Re Vittorio Emanuele e Napoleone III, conoscenze alchemiche e le assurde pratiche dei conventi giansenisti ancora esistenti.

Fruttuosa e interessante la collaborazione del repubblicano dichiarato Pier Carpi e del monarchico – anche per discendenza – Vittorio Emanuele di Savoia, nelle insolite e probabilmente sconosciute vesti di co-autore. I due hanno infatti dato alla luce un romanzo particolarmente felice per tutti gli appassionati di Risorgimento, esoterismo e Storia.

Pier Carpi, morto prematuramente nel 2000 a soli sessant'anni – purtroppo dimenticato dai più - e che ho iniziato a leggere oltre vent'anni fa, non smette mai di illuminarmi con le sue opere, che meriterebbero non solo un posto d'onore nella Storia della letteratura italiana, europea e mondiale, ma soprattutto di essere ripubblicate.

Luca Bagatin

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sabato 10 giugno 2023

Cagliostro: un enigma (svelato) da quasi trecento anni. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati esattamente 280 anni dalla nascita del conte di origini portoghesi Alessandro Cagliostro che, a torto, viene volutamente confuso con l'imbroglione palermitano Giuseppe Balsamo.

Quindici anni fa scrissi diversi articoli su Cagliostro, frutto delle mie ricerche in particolare sui testi di Marc Haven (pseudonimo di Emmanuel Lalande), Pier Carpi e altri.

Una decina di anni fa, inserii gran parte delle mie ricerche e i miei articoli nel mio primo saggio, “Universo Massonico” (Bastogi Editrice Italiana) e, in occasione dei 280 anni dalla morte di questo enigmatico quanto affascinante personaggio, vorrei qui ripercorrerne le gesta, ripubblicando ampi stralci di quei miei articoli.

Esponente della Tradizione esoterica e della Gnosi, il conte Alessandro Cagliostro, coniò il trinomio Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, poi mutuato dalle Logge Massoniche d'Europa e finanche dalla Rivoluzione Francese, con la quale non ebbe purtuttavia nulla a che spartire. Salvo prevedere l'ineluttabilità dei fatti storici che seguiranno.

Pier Carpi, studioso di esoterismo, regista, romanziere e fumettista italiano, ne realizzò un bellissimo film – tratto dal suo approfondito saggio “Cagliostro il Taumaturgo” (rieditato dalle Edizioni Mediterranee, nel '97, con il titolo “Cagliostro il Maestro sconosciuto”- uscito nelle sale nel 1974.

La sceneggiatura del film fu peraltro scritta in collaborazione con Enrica Bonaccorti e Daniele Pettinari e Cagliostro fu interpretato dal bravissimo attore jugoslavo Bekim Fehmiu.

Come spiegò Pier Carpi, ma anche il martinista Marc Haven – nell'800 – il sosia di Cagliostro, Giuseppe Balsamo, palermitano e di umilissime origini, fu un pretesto dei nemici del Nostro per incastrarlo e farlo passare per ciarlatano, imbroglione, imbonitore. E lo stesso Balsamo rimase egli stesso vittima peraltro giungendo ad autoconvincersi di possedere poteri taumaturgici!

E di nemici, fra i potenti del Secolo dei Lumi, Cagliostro ne ebbe molti.

La Chiesa in primis, che mal sopportava la nascita e diffusione della Massoneria, specialmente di quella gnostica ed egizia fondata dal Cagliostro stesso con la Loggia La Saggezza Trionfante” all'Oriente di Lione, ed il suo rifarsi al templarismo di Jaques de Molay ed al Rosacrocianesimo delle origini di Christian Rosenkreutz. Dottrine tutte ritenute in contrasto con il dogma cattolico.

Si pensi, per contro, che Cagliostro fu amico e confidente di Papa Clemente XIII, successivamente assassinato per aver sciolto l'Ordine dei Gesuiti.

Fra i nemici del Nostro abbiamo poi la Regina Maria Antonietta di Francia, alla quale aveva predetto la triste fine se non avesse posto rimedio alle sofferenze del popolo francese e così tutti i nobili europei che temevano la grande popolarità di cui godeva Cagliostro fra gli umili ed i semplici, che curava grazie alle sue mistiche facoltà.

Da non dimenticare la graziosissima figura di Serafina (che i nemici di Cagliostro faranno passare per la sgualdrina Lorenza Feliciani, moglie di Giuseppe Balsamo), sua fedelissima compagna, il cui incontro, Pier Carpi, descrive in un capitolo ricchissimo di suggestioni e dall'emblematico titolo La Via Iniziatica”.

Un capitolo nel quale è presente l'Iniziazione di Cagliostro agli Antichi Misteri della Tradizione per mezzo del mistico Althotas, suo Maestro Spirituale, che lo introdurrà nell'universo dell'Alchimia e della Teurgia: spiegandogli il significato simbolico della Tradizione Egizia, Rosacrociana e Templare.

La sua Serafina è, invece, Iniziata Gran Sacerdotessa, come indica questo bellissimo passo del capitolo che vorrei riportare: La giovane era come quel giorno nella grotta delle rocce rosse, teneva in mano un calice fumante di verde, presiedeva i lavori sacerdotali del Tempio. Le sue parole erano incomprensibili, mentre il verde fumoso del suo calice saliva verso la statua incarnata di Iside.

[….] Serafina depose il calice, avvolgendosi nel verde a spirale.

- A me il pugnale allora, perché non dovranno avermi ed il segreto del Tempio dovrà perire con me - .

Il volto della Sfinge si rischiarava, il sole dentro di esso ora aveva meno luce, era meno rosso, e la scena che Cagliostro sentiva di vivere si svolgeva nel volto freddo e impenetrabile della Sfinge.

Serafina prese il pugnale che la sacerdotessa gli porse, senza un grido lo portò al petto, dove lo affondò dolcemente. Serafina crollò a terra e la scena disparve. Cagliostro chiuse gli occhi. Era tranquillo, perché sapeva che l'avrebbe ancora incontrata.

Chi muore nel segreto del Tempio, con nel cuore il segreto del Tempio, vive.

E così, terminata l'onirica iniziazione, i due si rincontreranno nel mondo fisico allorquando Cagliostro scorgerà, a Roma, ad un funerale, un carro trainante una bara. Nella bara vi era proprio Serafina, che riconobbe come la compagna iniziata con lui nel Tempio e la risvegliò con un bacio sugli occhi. La fece uscire dalla bara e da allora rimasero alchemicamente uniti sino alla morte.

Pochi altri testi trattano con cognizione di causa e documenti alla mano la realtà storica ed esoterica del conte Alessandro Cagliostro.

Penso al volume del già citato martinista ottocentesco Marc Haven , amico di Papus, che scrisse “Cagliostro il Maestro sconosciuto – Studio storico e critico sull'Alta Magia”) ed al ben più recente Il mistero di Cagliostro ed il sistema egiziano” (Bastogi Editrice) di Carlo Gentile, già Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia e che ricoprì anche importanti incarichi nell'Ordine Martinista.

Molto interessante fu anche l'approfondita analisi curata sul numero 1 del 2009 della rivista ufficiale del GOI, Hiram”, dall'allora Gran Segretario Giuseppe Abramo.

Nel suo articolo Cagliostro” (la cui bibliografia si rifà in toto ai volumi precedentemente citati, più altri testi minori), Abramo, oltre a confutare la tesi Balsamo uguale a Cagliostro, ne analizza la dottrina ed il credo, riassumendo la dotta analisi che ne fece il massone Arturo Righini nella rivista di Studi Iniziatici Ignis” nel 1925.

Fra le farsi più significative pronunciate da Cagliostro, la seguente: “Non sono di alcun epoca, né di alcun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza, e se immergendomi nel mio pensiero risalgo il corso delle età, se distendo il mio spirito verso un modo di esistenza lontano da quello che voi percepite, divengo colui che desidero. Partecipando coscientemente all'essere assoluto, regolo la mia azione secondo l'ambiente che mi circonda. Il mio nome è quello della mia funzione, perché sono libero; il mio paese è quello in cui fìsso momentaneamente i passi.
Datatevi, se lo volete, da ieri, rialzandovi con l'aiuto degli anni vissuti da antenati che vi furono estranei; o da domani, per l'orgoglio illusorio di una grandezza che non sarà mai la vostra”.

Anche gli studiosi contemporanei Philippa Faulks e Robert L. D. Cooper si occuparono di Cagliostro, dando alle stampe “Cagliostro il Mago Massone”, edito in Italia dalle Edizioni Mediterranee ormai diversi anni fa.

I due studiosi sostengono che Cagliostro, molto probabilmente, nacque nel 1748 e non nel 1743, in Portogallo e che fu allevato nella città di Medina nella casa del mufti Salahaym dal tutore Althotas.

Sarà proprio Althotas a condurlo in innumerevoli viaggi: da La Mecca, nel 1760, passando per l'Egitto, l'Asia e l'Africa, sino a Malta, ove Althotas morirà.
A Malta, Cagliostro sarà iniziato all'Ordine dei Cavalieri di Malta dal cavaliere Luigi D'Aquino e con lui intraprenderà altri viaggi, da Napoli sino a Roma. Qui, il Nostro, incontrerà e si innamorerà di Serafina Feliciani, figlia di un noto commerciante romano, che diverrà presto sua moglie.
Giunto a Londra, Cagliostro, sarà iniziato alla Massoneria nella Loggia Esperience di Rito di Stretta Osservanza Templare. Correva l'anno 1776.
Cagliostro, invero, proprio grazie agli insegnamenti di Althotas ed a quelli appresi nel corso dei suoi viaggi - specie in Estremo Oriente - conosceva già i segreti della Teurgia e della Gnosi e si dice fosse in grado di trasmutare i metalli in oro e di curare gli ammalati.
La sua fama, dunque, crebbe ben presto in Inghilterra, ma ciò fu in realtà l'inizio delle sue sventure. Qui, a causa dell'invidia nel suoi confronti, si fece molti nemici che gli causarono false accuse di frode e lo condussero, assieme alla moglie, nelle prigioni di Sua Maestà Britannica.
Nel 1777, i Cagliostro, partirono dunque alla volta di Bruxelles anche grazie all'aiuto dei suoi Fratelli massoni. Successivamente si recarono in Olanda ed anche qui, Cagliostro, non smise di stupire il pubblico con i suoi prodigi e guarigioni. Purtuttavia le sue idee innovative sulla Massoneria - come ad esempio l'iniziazione femminile - gli procurarono altre inimicizie.
Cagliostro mise dunque appunto l'idea di creare una Massoneria di Rito Egizio, con, per le Logge femminili, Gran Maestra sua moglie Serafina. L'idea di Cagliostro, ad ogni modo, era ben più profonda ed attingeva agli Antichi Misteri ed alla teurgia. Il suo scopo ultimo si sostanziava nella riunificazione delle Logge in un'unica Massoneria, che attingesse ai Sacri Misteri dell'Antico Egitto.
I Cagliostro, nel frattempo, giungeranno in Polonia, Prussia e Russia. Saranno accolti con tutti gli onori sia dai massoni che da tutte le Corti europee.
Purtroppo, però, a causa del potere dei suoi numerosi nemici, finirà ben presto in disgrazia. L'ingenuità di Cagliostro, infatti, era pari alla sua erudizione nel campo delle scienze occulte.
Nel 1785, sarà infatti coinvolto ingiustamente nel cosiddetto "Scandalo della collana di Diamanti" ai danni della Regina di Francia Maria Antonietta. Scandalo orchestrato ad arte dalla contessa de La Motte che, ad ogni modo, come predetto dallo stesso Cagliostro, sarà scoperta e condannata ad essere esposta nuda e frustata di fronte alla Conciergerie.
Cagliostro, ad ogni modo, ritenuto complice della de La Motte, anche grazie al già allora nascente giornalismo diffamatorio (si veda il "Courier de l'Europe" dell'epoca, di cui, grazie alle gratuite diffamazioni, diverrà direttore un certo Thevenau de Morande, già precedentemente "amico" di Cagliostro), sarà esiliato dalla Francia e riparerà a Roma.
La Roma papalina di allora, oltre ad essere profondamente arretrata culturalmente ed economicamente, aveva messo al bando i massoni e la Massoneria.
L'ingenuità di Cagliostro gli giocò, dunque, nuovamente, un brutto scherzo. L'Inquisizione cattolica, infatti, lo arresterà, imprigionerà e torturerà con una sola accusa: quella di essere massone.
Il conte Alessandro Cagliostro, infatti, fu condannato unicamente in quanto appartenente alla nobile confraternita della Massoneria. Il suo fu, dunque, il primo atto di massonofobia assieme a quello che colpì il poeta Tommaso Crudeli, altro celebre martire massone.
Questa, in sintesi, la prima parte del libro di Philippa Faulks e Robert Cooper.
La seconda parte inizierà con un'interessantissima documentazione relativa alle origini ed alla storia della Massoneria.
La Massoneria, nata ufficialmente nel 1717 in Inghiliterra, in realtà, ha origini più antiche. Gli autori del volume la fanno risalire almeno al XVI secolo, in Scozia, allorquando William Schaw, Maestro d'Opera alla corte di Re Giacomo VI, decise di istruire i muratori di corte.
I muratori, dediti alla costruzione di cattedrali, erano ad ogni modo completamente analfabeti e digiuni di filosofia e speculazioni di qualsiasi tipo. Schaw decise di istruirli ad un particolare rituale di sua invenzione, gettando così le basi della cosiddetta Massoneria Operativa. Un rituale esclusivo, non scritto ma solamente orale, che conteneva anche insegnamenti filosofici, alchemici, gnostici, esoterici.
Le prime regole furono dettate nella Loggia dei muratori di Edimburgo nel 1598 e diffuse a tutte le Logge di Scozia. Il rituale doveva essere imparato esclusivamente a memoria e per mezzo della cosiddetta "Arte della Memoria", diffusissima durante il Rinascimento. Ovvero quella particolare pratica avente origine nell'Antica Grecia, che permetteva agli eruditi di imparare interi volumi a memoria immaginandosi un grande edificio fatto di molte stanze e corridoi. Ad ogni stanza, da immaginarsi il più particolareggiata possibile, corrispondeva un periodo del volume da ripetere a memoria.
Tecnica che, verosimilmente, Schaw insegnò ai suoi muratori ignoranti ed analfabeti.
Sarà poi nel XVIII secolo che si passerà dalla Massoneria Operativa a quella Speculativa, con l'iniziazione in Massoneria di non muratori, bensì di appartenenti all'aristocrazia, al clero ed alla borghesia. E così, via via, dalla Gran Bretagna, essa si diffonderà in Francia ed in tutta Europa, incontrando subito l'avversione della Chiesa cattolica, la quale non poteva sopportare che potesse esistere un'associazione a lei concorrente in campo spirituale, in particolare un'associazione senza dogmi ed unicamente fondata sulla filosofia e le speculazioni umane.
La terza parte di "Cagliostro il Mago Massone" è ampiamente dedicata alla Massoneria elaborata da Cagliostro, ovvero quella di Rito Egizio, dotata di profondissimi insegnamenti spirituali. Per la prima volta, peraltro, viene riportato interamente il rituale originale scritto da Cagliostro: composto da Statuti e Regolamenti, Preparazione della Loggia e Catechismi e conservato attualmente in originale presso il Museo della Gran Loggia di Scozia.
Infile, gli autori, dedicheranno un intero capitolo di commento al rituale stesso, ricco di simbolismo e significato.

Una storia certamente affascinante quella del conte Alessandro Cagliostro che, assieme al conte di Saint-Germain e ai fondatori del Martinismo Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint-Martin, dimostrarono come il Secolo dei Lumi non fosse unicamente intriso di materialismo, bensì, accanto a questo, vi fosse una rinnovata apertura verso quegli Antichi Misteri poi approfonditi – nel secolo successivo – in particolare dalla Teosofia di Madame Blavatsky.

Luca Bagatin

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sabato 4 febbraio 2017

Cercasi Gesù. Cercasi l'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Se Gesù detto “Il Cristo” tornasse sulla terra, molto probabilmente o, quasi sicuramente, non sapremmo riconoscerlo, come e peggio di quanto accadde ai suoi tempi, forse. In questo mondo sempre più corrotto, ipercecnologico, violento, che ha perduto ogni senso di rettitudine e di spiritualità, ci sfuggirà dalle mani ogni possibile incontro con il Sacro, ovvero con la semplicità dell'amore.
Metafora del Cristo ai giorni nostri è il film “Povero Cristo”, scritto e diretto dall'ottimo Pier Carpi nel 1975 e interpretato da un commovente Mino Reitano il quale, nei panni dell'anonimo e dalla vita grama Giorgio Cavero, scoprirà - lungo il suo cammino - il Cristo in sé stesso, ovvero identificherà sé stesso nel Cristo e raggiungerà la redenzione finale.
Bellissimo e poco conosciuto film interpretato da un inaspettato Beppe Grillo è peraltro “Cercasi Gesù”, diretto e sceneggiato da Luigi Comencini (e finanche da Antonio Ricci, padre di “Striscia la Notizia”) nel 1982.
Film che vorrebbe essere satirico e comico e che risulta invece commevente e profondo. Un film che fa molto riflettere e che è l'estrema metafora del Cristo ai giorni nostri.
“Cercasi Gesù” è la storia di Giovanni (Beppe Grillo), un ragazzo mite che fa l'autostop ed a cui Don Filippo (Fernando Rey), responsabile di una casa editrice cattolica, concede un passaggio, assieme ad una giovane terrorista d'estrema sinistra, Francesca (interpretata da Maria Schneider).
Don Filippo, colpito dai tratti somatici del ragazzo, così simili al Gesù dell'iconografia cristiana, propone a Giovanni di diventare il nuovo testimonial pubblicitario della casa editrice, la quale pubblicherà a puntate la vita di Gesù e successivamente finanche un album di figurine.
Giovanni accetta e così la città sarà tappezzata di manifesti pubblicitari con il suo volto. Nel frattempo, Giovanni, riceve ospitalità da un falegname, il quale è costretto – in modo rassegnato - a pagare il pizzo ad una banda di malviventi.
Giovanni è un ragazzo buono, che difende il falegname dalle aggressioni dei malviventi e regala il primo milione guadagnato dalla pubblicità ad una ragazza madre tossicodipendente, affinché non si buchi più. Inoltre è solito giocare a pallone con dei ragazzini, uno dei quali, Ivan, è un bambino paraplegico ed è solito portarli presso gli uffici della casa editrice cattolica a giocare in giardino, con grande disapprovazione delle alte sfere ecclesiastiche.
Giovanni troverà comprensione solo in Don Gaetano (Néstor Garay), l'unico prete che nella casa editrice non conta nulla – come Giuseppe stesso gli fa notare - ma che sarà il primo a chiamarlo Gesù, ricevendone pronta risposta, ovvero, forse, riconoscendo in Giovanni il Cristo.
Quanto a Don Filippo e agli altri preti, invece, penseranno solo a sfruttarne l'immagine mediatica (ma ad essi Giovanni spesso si ribellerà), sino al punto che, quando Francesca la terrorista rapirà Giovanni per riceverne un riscatto, faranno di tutto per non pagarlo.
Giovanni, durante il periodo del rapimento ad ogni modo, sarà comprensivo con Francesca. Anzi, le dirà che di lei si fida ciecamente e rimarrà con lei, sino al suo estremo pentimento. Purtuttavia il pentimento di Francesca le costerà caro, in quanto, una volta liberato Giovanni, sarà presto trucidata dai suoi compagni terroristi per averlo fatto e ciò getterà Giovanni nello sconforto.
I preti, insolentiti dal comportamento ribelle ed alle richieste di compassione e di carità verso tutti i diseredati, decideranno di spedire Giovanni in una casa di cura e diranno soddisfatti: “Finalmente ce ne siamo liberati !”. Tranne Don Gaetano e le suore, le quali guarderanno alla sua partenza con tristezza.
L'ultimo saluto Giovanni lo riceverà dal piccolo Ivan, il quale sarà l'unico a riconoscere in Giovanni la figura di Gesù e gli chiederà di donargli la possibilità di camminare. Giovanni gli dirà che lui non può fare nulla, in quanto non può fare miracoli ma...una volta andatosene, scortato in automobile dai preti, il piccolo Ivan si alzerà dalla carrozzina e, per la prima volta, riuscirà a camminare.
In “Cercasi Gesù” vediamo scontrarsi la semplicità e bontà di Giovanni-Gesù (il Dio dei poveri e dei diseredati) con la violenza e materialità del mondo (la tossicodipendenza; l'indifferenza dei preti di fronte ai mali del mondo e la loro fede espressa nella forma dell'”esteriorità” mediatica; il sistema pubblicitario e lo showbusiness; il “pizzo” mafioso; il terrorismo politico; la sofferenza di un bambino paraplegico).
Agli occhi dei più, nel corso del film, sarà la violenza e la materialità a trionfare, ma in realtà non è così. La redenzione di Francesca ed il miracolo operato sul piccolo Ivan valgono più dell'ipocrisia dei preti e della violenza dei terroristi e dei malviventi.
Francesca comprenderà che uccidere è peggio ancora che morire. E il piccolo Ivan, forse perché è solo un bambino innocente, sarà l'unico a riconoscere davvero Gesù e a riceverne la Grazia.
Quanto a Giovanni-Gesù, tutto sembra scivolargli addosso. Gli daranno del “pazzo” e dello “stronzo”, ma lui prenderà tutto con filosofia e con semplicità. Si fida del prossimo e vuole fidarsi del prossimo. Riconosce al prossimo il libero arbitrio al fine di fargli comprendere da sé i propri errori, se ad essi vuole rimediare.
Non ci riuscirà con la giovane tossicodipendente, che tornerà a bucarsi. Non ci riuscirà con Don Filippo, che contiuerà a credere nel sistema mediatico-pubblicitario di una “fede” esteriorizzata e poco praticata nella quotidianità. Ma ci riuscirà con Francesca che, per la sua redenzione, sarà uccisa. Ma sarà liberata dal peccato.
Quanto a Giovanni-Gesù, ritenuto pazzo, sarà internato, così come, forse, sarebbe internato Gesù detto “Il Cristo” se oggi tornasse sulla terra e ci parlasse e praticasse l'amore.
“A me non piace far l'amore” - dice ad un certo punto Giovanni-Gesù nel film e prosegue: “il bello sarebbe poter dire siamo l'amore, non ci sarebbe né prima né dopo”. Ecco, in questa frase è forse racchiuso il messaggio d'amore di Gesù, che poi è il medesimo di tutte le correnti spirituali della terra e dell'universo conosciuto e non conosciuto.
Ma l'amore, in questo mondo, fa paura e va rinchiuso. A Giovanni-Gesù si danno due milioni per fare il testimonial pubblicitario, purchè non parli. Purché non esprima sé stesso. Purchè non esprima l'amore. L'amore è follia. L'amore è una stronzata (a Giovanni danno diverse volte dello “stronzo”) in questo mondo materiale e corrotto.
Invece l'amore è tutto. E fa miracoli. L'amore fa paura perché è semplicità e trascende la materialità. E' dono (il dono di un milione che Giovanni fa alla giovane tossicodipendente, senza chiedere nulla in cambio né come li spenderà). E' redenzione dal peccato del togliere la vita ad un altro essere umano. E' qualche cosa che gli umani non sembrano capire forse proprio per la sua semplicità, per la sua mitezza, perché va a toccare il cuore senza nulla chiedere, senza giudicare (come fa Giovanni, che si fida e non giudica).
“Cercasi Gesù” è un film che, a parer mio, merita di essere rivalutato. E così l'interpretazione di Beppe Grillo che oggi la politica sembra avere incattivito, forse perché la politica è materia e divisione, mentre noi tutti necessitiamo solo di spirito, di unità dello spirito e della semplicità dell'amore.

Luca Bagatin

giovedì 1 dicembre 2016

"Johannes delle Grandi Sabbie", romanzo spirituale di Pier Carpi. Articolo di Luca Bagatin

Immaginate un mondo senza guerre, senza povertà, senza carestia, senza contrapposizioni fra religioni, ma anche senza autentica libertà, soggiogato da esseri alieni da oltre un secolo.
Questo lo scenario di “Johannes delle Grandi Sabbie” (Malipiero editore), il romanzo per ragazzi scritto da Pier Carpi nel 1979, di cui sono venuto in possesso tramite un amico, già collaboratore dello scrittore e che ne conserva la memoria storica e l'archivio in quel di Mantova.
Johannes è un ragazzo che vive la realtà sopra descritta, come se per lui fosse la normalità. Una normalità imposta dai Vis, appunto, gli esseri alieni che da un secolo hanno invaso il pianeta Terra.
Ma com'era la Terra prima dell'invasione dei Vis ?
Un pianeta ove la violenza, le guerre ed il potere dei governi soggiogava l'individuo. Un pianeta ove la scienza era al servizio del potere e non già dell'essere umano. Un pianeta ove, ad ogni modo, un forte movimento di giovani, di attivisti per la pace e per l'ambiente si stava costituendo e stava prendendo coscienza di sé. Un movimento contro i governi e contro la scienza al servizio del potere, per un nuovo umanesimo spirituale.
Purtuttavia accadde che la Terra fu invasa dai Vis. I quali portarono ordine al caos, abolirono la violenza gratuita, ma stabilirono che le guerre dovessero essere “programmate”. Si istituirono pertanto delle guerre organizzate in appositi Stadium, ove gli individui potevano scegliere liberamente di combattere fra loro per questa o quell'altra fazione.
I Vis inoltre, oltre ad aver reso la Luna completamente nera, abolirono il danaro, lo sostituirono con delle conchiglie che diedero in abbondanza a tutti i popoli della Terra. I Vis imposero alle grandi Religioni della Terra di abolire la sepoltura dei corpi ed imposero la cremazione, purtuttavia incontrando la disapprovazione di quasi tutte le Religioni. E, via via, i Vis vollero addirittura cancellare negli individui la stessa idea di Dio.
Ma chi era in realtà Johnannes, il giovane abitante delle Grandi Sabbie ? E chi era Magda, la ragazza che incontrerà nel suo cammino e gli farà prendere coscienza di sé e delle sue vere origini ?
Johannes non è un ragazzo di questa Terra, bensì è figlio del Resuscitatore e della Strega Dema, scacciata da tutti – sulla Terra - solamente in quanto aveva sul corpo una voglia di pipistrello.
Johannes, aiutato da Magda (anche nelle vesti de La Suprema-guerriera amazzone) e dall'uomo a cui Dema l'aveva affidato da bambino, ovvero il saggio Cornelius, riuscirà a comprendere che un mondo apparentemente perfetto, ma privo di libertà e di spiritualità, non è un mondo nel quale vale la pena vivere.
Per cui Johannes deciderà di combattere il potere dei Vis e scoprirà il vero volto di suo padre, il Resuscitatore, ovvero lo scienziato Aldous Ghermal, colui il quale si rivelerà essere il capo dei Vis, ovvero la mente di una grande cospirazione mondiale che aveva fatto credere agli uomini di essere soggiogati dagli alieni.
I Vis, in realtà, non erano altro che scienziati ribellatisi al potere dei governi mondiali e, attraverso la loro scienza, avevano deciso di creare un mondo perfetto, costruendo ad arte una finta invasione aliena. Aldous Ghermal, purtuttavia, si era pentito di quel progetto che, nei fatti, soggiogava l'umanità e la costringeva ad una nuova schiavitù. Per questo risvegliò in Johannes la sua coscienza e gli propose di scegliere: Johannes solo, quale ultimo vero erede dei Vis, aveva ora il potere di decidere se prolungare il dominio degli scienziati-Vis sulla Terra, oppure farla tornare alle origini.
Johannes, con saggezza, fece tornare la Luna di nuovo bianca ed i campi tornarono rigogliosi di grano. Il libero arbitrio era ripristinato.
“Johannes delle Grandi Sabbie”, opera minore di Pier Carpi, che pur con essa vinse il Premio Selezione Bancarellino del '79, più che un romanzo per ragazzi è un romanzo spirituale, filosofico, finanche religioso e politico. E' un romanzo alla ricerca dei nostri limiti, dei limiti umani e delle scelte che l'individuo si trova a compiere durante il suo cammino. Ovvero il mistero della vita. Una vita intrisa - prima di tutto - di spiritualità, della ricerca del Divino, ovunque Egli sia.

Luca Bagatin

martedì 16 agosto 2016

In memoria di Alessandro conte di Cagliostro: un Grande Iniziato d'Amore e Libertà

Ad agosto si celebra il ricordo della (presunta) morte fisica del Grande Iniziato Alessandro conte di Cagliostro, torturato dall'Inquisizione cattolica per il solo fatto di essere massone e di essere stato peraltro il primo grande riformatore della Massoneria del Suo tempo, attraverso l'introduzione e la pratica del Rito Egizio da egli ideato e sviluppato ed oggi pressoché dimenticato.
Alassandro Cagliostro è una delle figura ispiratrici del nostro pensatoio "Amore e Libertà" e lo è in quanto la sua vita fu l'esempio stesso delle sue opere, spesso osteggiate dal Potere della Sua epoca.
Qui di seguito vogliamo riportare due articoli dell'ideatore e presidente di "Amore e Libertà" Luca Bagatin relativi a Cagliostro, contenuti peraltro anche nel suo primo saggio "Universo Massonico" (Bastogi editrice). 
E' a Cagliostro, oltre che al Cristo, che le nostre preghiere sono sempre rivolte affinché ci illuminino lungo il cammino.





ALESSANDRO CAGLIOSTRO CONTRO GIUSEPPE BALSAMO
articolo di Luca Bagatin tratto da
YR MAGAZINE NR. 4
RIVISTA UFFICIALE DELL'ARCO REALE IN ITALIA - RITO DI YORK

Un Grande Iniziato, contro un vile ciarlatano prezzolato ad hoc per screditare il primo, interpretando la sua parte.
La rilettura della vita e dell'insegnamento del Gran Cofto a partire dalle opere di Pier Carpi, Marc Haven, Carlo Gentile e Giuseppe Abramo: studiosi di esoterismo e misteriosofia.



Esponente della Tradizione esoterica e della Gnosi, il conte Alessandro Cagliostro, di origini portoghesi, coniò il trinomio Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, poi mutuato dalle Logge Massoniche d'Europa e finanche dalla Rivoluzione Francese, con la quale non ebbe purtuttavia nulla a che spartire. Salvo prevedere l'ineluttabilità dei fatti storici che seguiranno.

Questo è l'autentico Cagliostro: magistralmente descritto in particolar modo da Pier Carpi, studioso di misteriosofia, regista, romanziere e fumettista italiano, che ne realizzò anche un film del '74, tratto dall'omonimo saggio “Cagliostro il Taumaturgo” (rieditato dalle Edizioni Mediterranee, nel '97, con il titolo “Cagliostro il Maestro sconosciuto”) e la cui sceneggiatura fu scritta in collaborazione con un'insospettabile Enrica Bonaccorti e l'allora compagno Daniele Pettinari.
Giuseppe Balsamo, palermitano e di umilissime origini, fu invece un pretesto dei nemici di Cagliostro per incastrarlo e farlo passare per ciarlatano, imbroglione, imbonitore. E lo stesso Balsamo rimase egli stesso vittima peraltro giungendo ad autoconvincersi di possedere poteri taumaturgici !
E di nemici, fra i potenti del Secolo dei Lumi, Cagliostro ne ebbe molti.
La Chiesa in primis, che mal sopportava la nascita e diffusione della Massoneria, specialmente di quella gnostica ed egizia fondata dal Cagliostro stesso con la Loggia “La Saggezza Trionfante” all'Oriente di Lione, ed il suo rifarsi al templarismo di Jaques de Molay ed al Rosacrocianesimo delle origini di Christian Rosenkreutz. Dottrine tutte ritenute in contrasto con il dogma cattolico.
Si pensi, per contro, che Cagliostro fu amico e confidente di Papa Clemente XIII, successivamente assassinato per aver sciolto l'Ordine dei Gesuiti.
Fra i nemici dell'Iniziato abbiamo poi la Regina Maria Antonietta di Francia, alla quale aveva predetto la triste fine se non avesse posto rimedio alle sofferenze del popolo francese e così tutti i nobili europei che temevano la grande popolarità di cui godeva Cagliostro fra gli umili ed i semplici, che curava grazie alle sue mistiche facoltà.
Da non dimenticare la graziosissima figura di Serafina (che i nemici di Cagliostro faranno passare per la sgualdrina Lorenza Feliciani, moglie di Giuseppe Balsamo), sua fedelissima compagna, il cui incontro, Pier Carpi, descrive in un capitolo ricchissimo di suggestioni e dall'emblematico titolo “La Via Iniziatica”.
Un capitolo nel quale è presente l'Iniziazione di Cagliostro agli Antichi Misteri della Tradizione per mezzo del mistico Althotas, suo Maestro Spirituale, che lo introdurrà nell'universo dell'Alchimia e della Teurgia: spiegandogli il significato simbolico della Tradizione Egizia, Rosacrociana e Templare.
La sua Serafina è, invece, Iniziata Gran Sacerdotessa, come indica questo bellissimo passo del capitolo che vorrei riportare: La giovane era come quel giorno nella grotta delle rocce rosse, teneva in mano un calice fumante di verde, presiedeva i lavori sacerdotali del Tempio. Le sue parole erano incomprensibili, mentre il verde fumoso del suo calice saliva verso la statua incarnata di Iside.
[….] Serafina depose il calice, avvolgendosi nel verde a spirale.
- A me il pugnale allora, perché non dovranno avermi ed il segreto del Tempio dovrà perire con me - .
Il volto della Sfinge si rischiarava, il sole dentro di esso ora aveva meno luce, era meno rosso, e la scena che Cagliostro sentiva di vivere si svolgeva nel volto freddo e impenetrabile della Sfinge.
Serafina prese il pugnale che la sacerdotessa gli porse, senza un grido lo portò al petto, dove lo affondò dolcemente. Serafina crollò a terra e la scena disparve. Cagliostro chiuse gli occhi. Era tranquillo, perché sapeva che l'avrebbe ancora incontrata.
Chi muore nel segreto del Tempio, con nel cuore il segreto del Tempio, vive.
E così, terminata l'onirica iniziazione, i due si rincontreranno nel mondo fisico allorquando Cagliostro scorgerà, a Roma, ad un funerale, un carro trainante una bara. Nella bara vi era proprio Serafina, che riconobbe come la compagna iniziata con lui nel Tempio e la risvegliò con un bacio sugli occhi. La fece uscire dalla bara e da allora rimasero alchemicamente uniti sino alla morte.
Pochi altri testi trattano con congizione di causa e documenti alla mano la realtà storica ed esoterica del conte Alessandro Cagliostro.
Penso al volume del martinista ottocentesco Marc Haven (pseudonimo di Emmanuel Lalande), amico di Papus, che scrisse “Cagliostro il Maestro sconosciuto – Studio storico e critico sull'Alta Magia”) ed al ben più recente “Il mistero di Cagliostro ed il sistema egiziano” (Bastogi Editrice) di Carlo Gentile, già Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia e che ricoprì anche importanti incarichi nell'Ordine Martinista.
Per concludere, vorrei segnalare la bellissima ed approfondita analisi curata sul numero 1 del 2009 della rivista ufficiale del GOI, “Hiram”, dal Gran Segretario Giuseppe Abramo.
Nel suo articolo “Cagliostro” (la cui bibliografia si rifà in toto ai volumi precedentemente citati, più altri testi minori), Abramo, oltre a confutare la tesi Balsamo uguale a Cagliostro, ne analizza la dottrina ed il credo, riassumento la dotta analisi che ne fece il Fratello massone Arturo Righini nella rivista di Studi Iniziatici “Ignis” nel 1925.
Il tutto a partire dagli scritti e dalle affermazioni che lo stesso Cagliostro ci ha lasciato a partire da quella che ritengo la più significativa: Non sono di alcun epoca, né di alcun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza, e se immergendomi nel mio pensiero risalgo il corso delle età, se distendo il mio spirito verso un modo di esistenza lontano da quello che voi percepite, divengo colui che desidero. Partecipando coscientemente all'essere assoluto, regolo la mia azione secondo l'ambiente che mi circonda. Il mio nome è quello della mia funzione, perché sono libero; il mio paese è quello in cui fìsso momentaneamente i passi.
Datatevi, se lo volete, da ieri, rialzandovi con l'aiuto degli anni vissuti da antenati che vi furono estranei; o da domani, per l'orgoglio illusorio di una grandezza che non sarà mai la vostra.
Spiace che la notissima e clikkatissima enciclopedia multimediale on-line Wikipedia non citi minimamente né l'opera di Pier Carpi né quella di Haven e sposi invece la tesi dei nemici di Cagliostro, non permettendo così al vasto pubblico di internet di approfondire l'autentica versione.
Ad ogni modo, l'emblematica figura del Gran Cofto Alessandro Cagliostro, dimostra, assieme a quella dell'altrettanto misterioso Conte di Saint Germain e dei fondatori del Martinismo Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint-Martin, come il Secolo dei Lumi non fu solamente mera ragione e mero materialismo, bensì diede l'impulso per una rinnovata apertura verso gli antichi concetti Ellenistici, Ermetici e dunque Gnostici del Vero, del Bello e del Buono.
Che sono anche alla base di ogni Civiltà degna di questo nome.

Luca Bagatin


                                                 CAGLIOSTRO: IL MAGO MASSONE

                                                articolo di Luca Bagatin del 4 luglio 2011

"Cagliostro il Mago Massone" di Philippa Faulks e Robert L. D. Cooper, edito in Italia dalle Edizioni Mediterranee, è l'ultimo libro dedicato al Grande Iniziato del XVIII secolo.
Libro fondamentale e che restituisce finalmente il giusto posto alla figura del conte Alessandro Cagliostro, che, come già scrisse il regista Pier Carpi, non fu il ciarlatano Giuseppe Balsamo.
Come scrivono gli autori Faulks e Cooper, la vita e la morte di Cagliostro sono avvolte da un'aura di mistero, ma, nonostante ciò, i nostri, sono riusciti comunque a raccogliere documenti fondamentali per conoscene i suoi insegnamenti esoterici ed i motivi per i quali la sua fama lo ha accompagnato sino ai nostri giorni.
"Cagliostro il Mago Massone" inizia con la descrizione della vita del conte e dei suoi continui viaggi. Nato nel 1748, probabilmente in Portogallo, il Nostro fu allevato nella città di Medina nella casa del mufti Salahaym dal tutore Althotas.

Sarà proprio Althotas a condurlo in innumerevoli viaggi: da La Mecca, nel 1760, passando per l'Egitto, l'Asia e l'Africa, sino a Malta, ove Althotas morirà.
A Malta, Cagliostro sarà iniziato all'Ordine dei Cavalieri di Malta dal cavaliere Luigi D'Aquino e con lui intraprenderà altri viaggi, da Napoli sino a Roma. Qui, il Nostro, incontrerà e si innamorerà di Serafina Feliciani, figlia di un noto commerciante romano, che diverrà presto sua moglie.
Giunto a Londra, Cagliostro, sarà iniziato alla Massoneria nella Loggia Esperience di Rito di Stretta Osservanza Templare. Correva l'anno 1776.

Cagliostro, invero, proprio grazie agli insegnamenti di Althotas ed a quelli appresi nel corso dei suoi viaggi - specie in Estremo Oriente -  conosceva già i segreti della Teurgia e della Gnosi e si dice fosse in grado di trasmutare i metalli in oro e di curare gli ammalati.
La sua fama, dunque, crebbe ben presto in Inghilterra, ma ciò fu in realtà l'inizio delle sue sventure. Qui, a causa dell'invidia nel suoi confronti, si fece molti nemici che gli causarono false accuse di frode e lo condussero, assieme alla moglie, nelle prigioni di Sua Maestà Britannica.
Nel 1777, i Cagliostro, partirono dunque alla volta di Bruxelles anche grazie all'aiuto dei suoi Fratelli massoni. Successivamente si recarono in Olanda ed anche qui, Cagliostro, non smise di stupire il pubblico con i suoi prodigi e guarigioni. Purtuttavia le sue idee innovative sulla Massoneria - come ad esempio l'iniziazione femminile - gli procurarono altre inimicizie.
Cagliostro mise dunque appunto l'idea di creare una Massoneria di Rito Egizio, con, per le Logge femminili, Gran Mestra sua moglie Serafina. L'idea di Cagliostro, ad ogni modo, era ben più profonda ed attingeva agli Antichi Misteri ed alla teurgia. Il suo scopo ultimo si sostanziava nella riunificazione delle Logge in un'unica Massoneria, che attingesse ai Sacri Misteri dell'Antico Egitto.
I Cagliostro, nel frattempo, giungeranno in Polonia, Prussia e Russia. Saranno accolti con tutti gli onori sia dai massoni che da tutte le Corti europee.
Purtroppo, però, a causa del potere dei suoi numerosi nemici, finirà ben presto in disgrazia. L'ingenuità di Cagliostro, infatti, era pari alla sua erudizione nel campo delle scienze occulte.
Nel 1785, sarà infatti coinvolto ingiustamente nel cosiddetto "Scandalo della collana di Diamanti" ai danni della Regina di Francia Maria Antonietta. Scandalo orchestrato ad arte dalla contessa de La Motte che, ad ogni modo, come predetto dallo stesso Cagliostro, sarà scoperta e condannata ad essere esposta nuda e frustata di fronte alla Conciergerie.
Cagliostro, ad ogni modo, ritenuto complice della de La Motte, anche grazie al già allora nascente giornalismo diffamatorio (si veda il "Courier de l'Europe" dell'epoca, di cui, grazie alle gratuite diffamazioni, diverrà direttore un certo Thevenau de Morande, già precedentemente "amico" di Cagliostro), sarà esiliato dalla Francia e riparerà a Roma.
La Roma papalina di allora, oltre ad essere profondamente arretrata culturalmente ed economicamente, aveva messo al bando i massoni e la Massoneria.
L'ingenuità di Cagliostro gli giocò, dunque, nuovamente, un brutto scherzo. L'Inquisizione cattolica, infatti, lo arresterà, imprigionerà e torturerà con una sola accusa: quella di essere massone.
Il conte Alessandro Cagliostro, infatti, fu condannato unicamente in quanto appartenente alla nobile confraternita della Massoneria. Il suo fu, dunque, il primo atto di massonofobia assieme a quello che colpì il poeta Tommaso Crudeli, altro celebre martire massone.
Questa, in sintesi, la prima parte del libro di Philippa Faulks e Robert Cooper.
La seconda parte inizierà con un'interessantissima documentazione relativa alle origini ed alla storia della Massoneria.
La Massoneria, nata ufficialmente nel 1717 in Inghiliterra, in realtà, ha origini più antiche. Gli autori del volume la fanno risalire almeno al XVI secolo, in Scozia, allorquando William Schaw, Maestro d'Opera alla corte di Re Giacomo VI, decise di istruire i muratori di corte.
I muratori, dediti alla costruzione di cattedrali, erano ad ogni modo completamente analfabeti e digiuni di filosofia e speculazioni di qualsiasi tipo. Schaw decise di istruirli ad un particolare rituale di sua invenzione, gettando così le basi della cosiddetta Massoneria Operativa. Un rituale esclusivo, non scritto ma solamente orale, che conteneva anche insegnamenti filosofici, alchemici, gnostici, esoterici.
Le prime regole furono dettate nella Loggia dei muratori di Edimburgo nel 1598 e diffuse a tutte le Logge di Scozia. Il rituale doveva essere imparato esclusivamente a memoria e per mezzo della cosiddetta "Arte della Memoria", diffusissima durante il Rinascimento. Ovvero quella particolare pratica avente origine nell'Antica Grecia, che permetteva agli eruditi di imparare interi volumi a memoria immaginandosi un grande edificio fatto di molte stanze e corridoi. Ad ogni stanza, da immaginarsi il più particolareggiata possibile,  corrispondeva un periodo del volume da ripetere a memoria.
Tecnica che, verosimilmente, Schaw insegnò ai suoi muratori ignoranti ed analfabeti.
Sarà poi nel XVIII secolo che si passerà dalla Massoneria Operativa a quella Speculativa, con l'iniziazione in Massoneria di non muratori, bensì di appartenenti all'aristocrazia, al clero ed alla borghesia. E così, via via, dalla Gran Bretagna, essa si diffonderà in Francia ed in tutta Europa, incontrando subito l'avversione della Chiesa cattolica, la quale non poteva sopportare che potesse esistere un'associazione a lei concorrente in campo spirituale, in particolare un'associazione senza dogmi ed unicamente fondata sulla filosofia e le speculazioni umane.
I primi massonofobi, dunque, saranno i cattolici. Nel corso della Storia essi saranno affiancati da comunisti, nazisti e fascisti: il totalitarismo non poteva sopportare la libertà di pensiero.
La terza parte di "Cagliostro il Mago Massone" è ampiamente dedicata alla Massoneria elaborata da Cagliostro, ovvero quella di Rito Egizio, dotata di profondissimi insegnamenti spirituali. Per la prima volta, peraltro, viene riportato interamente il rituale originale scritto da Cagliostro: composto da Statuti e Regolamenti, Preparazione della Loggia e Catechismi e conservato attualmente in originale presso il Museo della Gran Loggia di Scozia.
Infile, gli autori, dedicheranno un intero capitolo di commento al rituale stesso, ricco di simbolismo e significato.
Chi ama ed ha amato Cagliostro non può dunque non leggere ed appassionarsi a "Cagliostro il Mago Massone". Un libro di cui sentivamo tutti l'esigenza per riportare alla luce uno fra i più grandi massoni e mistici che la Storia abbia mai conosciuto.




Luca Bagatin