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mercoledì 26 agosto 2026

Ma quale riformismo? Dov'è finito il socialismo? Articolo di Luca Bagatin

  

Ho avuto modo di leggere l'articolo di Bobo Craxi su “Il Riformista” e Pensalibero del 26 agosto, dal titolo “Il riformismo oltre il Novecento” (https://www.pensalibero.it/il-riformismo-oltre-il-novecento/), che a sua volta si rifà all'editoriale del filosofo Luca Taddio (con il quale ebbi modo spesso di chiacchierare una ventina di anni fa circa, di persona, a Udine) del 21 agosto, apparso su “Il Riformista” (https://www.ilriformista.it/il-pd-e-il-problema-della-sua-identita-ocasio-cortez-scarica-la-prima-stagione-woke-schlein-e-il-cerchio-magico-adesso-cosa-saranno-526947/).

Gli articoli in questione nascono dalla discussione aperta negli USA relativamente alla cultura woke, sollevata da Alexandria Ocasio-Cortez e gli Autori allargano la riflessione al panorama italiano.

Entrambi gli Autori, innanzitutto, sembrano dare per scontato che, in Italia, il PD sia di sinistra e socialista.

Aspetti a mio avviso niente affatto scontati.

Anzi, il problema del woke nasce proprio da lì, ovvero dalla sostituzione della questione sociale con una concezione individualistica dell'emancipazione.

Quella che, nel mondo Occidentale, un tempo era sinistra o rappresentava ideali socialisti (giustizia e emancipazione sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica), ha finito, dalla metà degli Anni '90 in poi, per annacquarsi nel liberalismo o liberal capitalismo, che, in certa misura, sembra essere esaltato proprio da Taddio nel suo articolo.

Liberal capitalismo che, insinuandosi e annacquando il socialismo, ha finito per distruggere i diritti sociali (dallo svuotamento di alcune delle principali conquiste dello Statuto dei lavoratori, alla promozione delle liberalizzazioni), fino al sostegno incondizionato alle guerre di aggressione a guida statunitense e NATO, dalla Jugoslavia al conflitto russo-ucraino, tutti aspetti ampiamente sostenuti in particolare dal PD e in gran parte dai suoi alleati.

Questo è avvenuto, in Italia, in particolare grazie ai vari Prodi, D'Alema, Bersani, Letta, Renzi e la Schlein non sembra più di tanto discostarsene.

In altri Paesi è avvenuto grazie agli pseudo laburisti alla Tony Blair e alla Keir Starmer; grazie agli pseudo socialdemocratici tedeschi alla Schulz; agli pseudo socialisti francesi alla Hollande e così via. Tutta gente che, guarda caso, ha perso inesorabilmente voti... in favore dell'estrema destra!

Anche negli USA, sedicenti progressisti come Clinton, Obama e Biden, hanno spinto sull'acceleratore delle guerre di aggressione. Bombardando peraltro Paesi laico-socialisti come la Siria e la Libia e inasprendo le sanzioni al Venezuela e a Cuba.

Dove sarebbe, dunque, questo presunto socialismo e questa presunta sinistra nelle file del “progressismo” Occidentale, che ha, anzi, ampiamente contribuito all'avvento dell'estrema destra?

Si dirà che sì, quel “progressismo” ha promosso i diritti civili, la cultura woke... tutte cose con le quali non si mangia; non ci si emancipa socialmente (perché un lavoratore si emancipa prima di tutto quando è proprietario del suo lavoro); non si costruisce una società evoluta e organizzata (perché sono state tagliate sanità, scuola, ricerca); non si fanno gli interessi del proprio Paese (specie quando si distruggono realtà come la Jugoslavia e la Libia, con le quali avevamo storici e ottimi rapporti e quando si rompono i rapporti con la Russia, sanzionandola e mandando armi all'autocrazia corrotta che vorrebbe combatterla).

In tutto ciò, come penso andavo dicendo a Taddio già vent'anni fa, Silvio Berlusconi fu infinitamente più di sinistra rispetto al caravanserraglio ulivista-piddino. Egli infatti, pur dichiarandosi liberale e anticomunista, ebbe spesso posizioni di politica estera, mediterranea, energetica e di rapporto con la Russia, molto più pragmatiche e vicine ad alcune componenti della tradizione nazionale e sociale del Centro-Sinistra storico della Prima Repubblica.

Peccato che nemmeno la classe dirigente che Berlusconi ha fatto crescere e alla quale ha dato un mestiere... abbia saputo e voluto seguirne le orme!

Taddio peraltro sottolinea come il PD sia partito nato principalmente “dall’incontro tra gli eredi del PCI e la cultura cattolico-democratica”. Due componenti che, direi, da molto tempo, avevano non solo abbandonato ogni parvenza di comunismo e di cattolicesimo di sinistra, ma avevano preferito avvicinarsi a un ultra-atlantismo fuori tempo massimo, pur di diventare alternative ad un PSI, quello di Bettino Craxi, che pur essendo storicamente atlantista, trattava con gli Stati Uniti d'America da pari e non come se l'Italia fosse una colonia.

Ciò, ovviamente, costò caro a Craxi... come peraltro ebbe per molti versi a scrivere nel suo “Parigi-Hammamet”, edito postumo da Mondadori, nel 2020.

Bobo Craxi, nel suo articolo, ribadisce che “il PD appartiene a pieno titolo oggi alla famiglia del socialismo europeo”, per quanto faccia notare che “L’ingresso del Partito Democratico nel Partito del Socialismo Europeo avvenne nel 2014, durante la segreteria di Matteo Renzi, e risolse in maniera forse troppo semplice una questione politica e culturale che veniva da molto più lontano”.

Ed aggiunge: “Dopo la caduta del Muro di Berlino, infatti, il problema si era già posto per gli eredi del Partito Comunista Italiano. Mio padre partecipò direttamente alla costruzione di quel passaggio: dopo la fine del comunismo sovietico sembrò naturale individuare nel socialismo europeo il terreno sul quale potesse avvenire l’incontro tra tradizioni che per decenni erano state divise”.

Diciamo innanzitutto che, già nel 2014, il Partito del Socialismo Europeo, nei fatti e nei programmi, di socialista non aveva pressoché più nulla.

Quanto a Matteo Renzi, le sue principali politiche sono la dimostrazione di come egli appartenga al fronte di quel liberalismo economico che subordina la politica sociale alle dinamiche del mercato e concepisce l'individuo prevalentemente come soggetto economico e consumatore, piuttosto che a quello del socialismo. E ciò in particolare con l'introduzione di quel Jobs Act che svuotò di significato il socialista Statuto dei Lavoratori promosso da Brodolini e introdusse maggiore flessibilità nel mercato del lavoro, incentivando ulteriormente la precarietà dei lavoratori.

Vero che Bettino Craxi si adoperò affinché l'allora PDS entrasse nel PSE e, con il PSI, andasse a costituire il partito dell'”Unità Socialista”. Cosa che nei fatti non avvenne. Anzi, sappiamo bene come il PDS si sia posto ancora una volta sul fronte della caccia al socialista, al craxiano, a quello che da costoro veniva definito “ladro”, con tanto di lancio di monetine.

Dove stia, dunque, nei fatti, il socialismo nelle fila del post-comunismo italiano, rivendutosi al liberal capitalismo e all'ultra atlantismo, davvero non sappiamo.

Bobo Craxi, nel suo articolo scrive poi: “È anche dentro questa storia irrisolta che nasce, molti anni dopo, il Partito Democratico. Taddio pone un’alternativa difficile da eludere: o il PD sceglie di essere un partito socialista o socialdemocratico, oppure deve tornare all’ambizione originaria di essere la casa di un riformismo capace di andare oltre i confini tradizionali del socialismo”. E aggiunge: “È questa seconda possibilità che mi sembra oggi la più interessante”.

E qui, mi permetterei di dire: ma questo fantomatico “riformismo” di cui parlate (termine rifiutato tanto da Filippo Turati quanto da Giuseppe Saragat – che parlavano di gradualismo - e che non ho mai sentito spesso pronunciare nemmeno da Bettino Craxi), non sarà esattamente il liberal capitalismo assoluto di cui ho precedentemente fatto menzione? Ovvero il trionfo dell'individualismo borghese, magari al guinzaglio degli USA, in luogo dell'emancipazione sociale, della sovranità nazionale e dell'indipendenza economica, ovvero del socialismo (rettamente inteso e senza equivoci)?

Bobo Craxi prosegue affermando anche “dobbiamo chiederci se l’elaborazione teorica del socialismo novecentesco sia ancora sufficiente per comprendere e governare il mondo nel quale siamo entrati”.

Quindi, il socialismo, non sarebbe più valido? Dobbiamo sostituirlo con il liberal capitalismo individualista?

Nel suo articolo parla del digitale, dell'intelligenza artificiale, dell'automazione che “stanno trasformando il lavoro e i rapporti di produzione”.

Vero. E da molto tempo questi fenomeni vanno e andrebbero governati. Non come fanno in un Occidente, senza criterio e lasciando tutto in mano alle multinazionali private dei social, delle app, delle IA, ma proprio attraverso il SOCIALISMO.

Come fa la Repubblica Popolare Cinese, con pragmatismo e razionalità, come ci ha spesso ricordato il prof. Giancarlo Elia Valori, forse fra i primi in Italia e Europa a parlare sia di intelligenza artificiale che delle conquiste economiche e sociali della Cina socialista, che da tempo ha gettato le basi per un uso inclusivo e controllato dell'IA.

Cina socialista, peraltro, già esaltata dall'ottimo Ministro degli Esteri Gianni De Michelis, che aveva individuato, come Bettino Craxi del resto, che il futuro sarebbe stato l'economia socialista di mercato promossa in Cina da Deng Xiaoping.

Quindi? Il socialismo non va più bene? La Cina e le altre realtà dell'Asia dell'Africa e dell'America Latina, non hanno affatto abbandonato il socialismo novecentesco. Non hanno introdotto sciocchezze woke, non hanno abdicato alla loro sovranità nazionale, ma hanno semplicemente adottato un'economia di mercato sottomettendola alle esigenze della comunità.

Ovvero hanno applicato i principi del socialismo. Con pragmatismo e razionalità.

Senza perdersi in ideologismi individualistico egoistici, tipici di un Occidente che è sempre più allo sbando e in cui la politica e il settore pubblico hanno abdicato il loro ruolo e lasciato spazio a gente come Musk e Peter Thiel. E a un'UE che dà credito a soggetti come Mario Draghi e Ursula Von Der Leyen, che ci hanno condotti verso una nuova guerra e verso nuovi dazi e che ha finito per innalzare muri, anziché promuovere dialogo, cooperazione, sviluppo, come fanno i Paesi BRICS e in particolare leader lungimiranti quali il brasiliano Lula da Silva e Xi Jinping.

Negli USA l'area che si definisce socialista democratica sembra, forse, aver compreso tutto ciò. E i giovani statunitensi sembrano guardare a una qualche idea di socialismo. Un socialismo che nel loro Paese è storicamente pressoché perseguitato, mascherato, vilipeso, come sta accadendo da molto tempo anche in Europa.

Di questo, penso, occorrerebbe parlare.

Non di fantomatici “riformismi” o di “liberalismi” che parlano di libertà astratte e esteriori, dimenticando che, senza responsabilità, senza comunità, senza giustizia sociale, senza indipendenza economica, non ci può essere alcuna libertà.

Quanto al PD, stenderei un velo pietosissimo, come sempre. Le sue proposte liberal capitaliste alimentano unicamente i voti nei confronti dell'estrema destra. Il PD e i suoi alleati non sono né di sinistra, né socialisti.

Che è quanto manca all'Italia dal 1993 ad oggi: un'area socialista e di sinistra, come quella in Spagna con Pedro Sanchez e Pablo Iglesias; in Francia con Jean-Luc Mélenchon e i bonapartisti di sinistra; in Germania con Sahra Wagenknecht; in Gran Bretagna con Jeremy Corbyn, Zack Polanski e George Galloway; in Slovacchia con Robert Fico e Peter Pellegrini; in Bulgaria con Rumen Radev; in Moldavia con Igor Dodon e i socialisti moldavi...

Un'area che spazzi via ogni forma di liberal capitalismo, di servilismo nei confronti di Paesi stranieri, di ipocrisia. E che ricostruisca forme, come già ho spesso scritto, di comunità organizzata e ordinata, giustizia e emancipazione sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

Ciò sarà possibile? La vedo dura e pressoché impossibile, specie in questi tempi oscuri e di tetra censura.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

venerdì 17 aprile 2026

Il tramonto della politica e la crisi dell’Occidente liberale. Articolo di Luca Bagatin

 

Francamente si fa davvero fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.

In che cosa si differenziano dal campo meloniano?

Nel voler mettere al centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione, sanità, ricerca e sicurezza pubblica?

Nel voler nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto, della comunità stessa?

Nel voler riaprire un dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?

Nel voler ripristinare la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale puro, come previsto dalla Costituzione?

Nel voler ridiscutere l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'accelaratore verso la destabilizzazione mondiale?

Leggo che si fa un gran parlare di Silvia Salis quale candidato del cosiddetto “campo largo”.

Si vorrebbe, dunque, candidare, ancora una volta, una persona estranea alla politica, che potrebbe avere, però, un certo “appeal” mediatico.

Perché si sono candidati e non solo in Italia, nel corso degli anni, attori, comici, sportivi e, al contempo si è spoliticizzato il Paese (e l'UE nel suo complesso)?

Perché non si parla più di “socialismo” e si criticano i Paesi socialisti? Perché si parla, al massimo, genericamente, di vuoto “riformismo”? Vorrei peraltro far presente che il termine “riformista” fu rifiutato persino da Giuseppe Saragat che, nel 1947, nel suo celebre discorso di fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, esaltando la democrazia in seno al proletariato, dichiarò: “Quanto più il proletariato sarà democratico, tanto più troverà alleati, tanto più sarà forte. Oggi si pensa che l'ultima parola della saggezza politica sia il riformismo anti-democratico. Noi pensiamo invece che debba essere la democrazia anti-riformista”.

Ecco, forse il problema sta proprio lì. Dalle nostre parti, in Italia, in UE, nell'Occidente liberal capitalista, si è perseguitato o svuotato, dall'interno, il socialismo ed al contempo si è svuotata di significato la democrazia. Che, come diceva Saragat, è anti-riformista. Ovvero è anti-borghese e anti-individualista.

Perché la democrazia è volontà e sovranità del popolo, nel suo complesso. Non è l'ideologia dell'individualismo, non è l'ideologia della finanza e della speculazione economica, bensì le fondamenta di una comunità organizzata, che si fonda su doveri e diritti.

Doveri, come diceva Giuseppe Mazzini, che vanno anteposti ai diritti, che ne sono conseguenza.

Tutto ciò sembra perduto da tempo.

Dalla metà degli Anni '90, in Italia e Europa (Russia compresa), abbiamo assistito alla disgregazione di ogni forma di valore civile e umano, sostituito dall'ideologia del mercato, dell'individualismo, dell'edonismo.

I partiti e relativi candidati sono diventati di plastica. Imprenditori, comici, attori.... Un po' come già accadeva da tempo negli USA (Ronald Reagan il primo degli esempi).

Questa edonizzazione, spoliticizzazione della società, ha coinciso con l'abbattimento con ogni mezzo dei valori comunitari; di ogni idea socialista; di ogni “decenza comune”, come ebbe spesso a scrivere il filosofo francese Jean-Claude Michéa, che pone in particolare sul banco degli imputati la trasformazione in senso borghese e liberal capitalista (o “riformista”) della “sinistra” euro-occidentale.

Una “sinistra” euro-occidentale che insegue e ha inseguito la destra, in nome della “crescita economica” e dell'atomizzazione della società, cavalcando l'onda delle nuove tecnologie, anziché regolamentarle adeguatamente, rendendo la comunità partecipe di questo processo di regolamentazione, in modo democratico.

La politica, dunque, diventata un eterno “reality show”, ha smesso il suo ruolo educativo e pedagogico, per diventare mero intrattenimento.

Come la televisione, come i social, che sono poi i mezzi da cui provengono (o in cui ritornano o ritorneranno, magari partecipando a qualche reality televisivo o diventando conduttori tv) i politici di turno, o che i politici di turno usano e abusano per qualsivoglia dichiarazione.

Dichiarazione che non è ragionamento, ma slogan. Perché si pensa che le persone non capiscano o non meritino altro che essere trattate come tifosi da stadio.

In modo da far credere che esistano, peraltro, due o tre schieramenti contrapposti quando, in realtà, ne esiste solo uno: anti-comunitario, non democratico, autoreferenziale, anti-socialista. Spesso rispondente a poteri internazionali e quindi nemmeno autonomo.

Schieramento o schieramenti che sono votati con sistemi elettorali sempre meno rappresentativi, fatti di maggioritari e sbarramenti. Contribuendo, peraltro, all'astensionismo di massa, visto che le persone, ormai, hanno compreso da tempo che le regole sono truccate a monte.

Oggi vediamo impennarsi i prezzi a causa di guerre e sanzioni sconsiderate, non volute dalla maggioranza dei cittadini, che non ha alcuna voce in capitolo in merito.

Vediamo nuove generazioni sempre più lasciate allo sbando, violente, pronte a fare attentati, a uccidere, vilipendere, violentare chiunque, senza che vi sia alcuna pena severa e esemplare, atta ad educarle.

Vediamo una società edonista, instagrammata e instagrammabile che, all'approfondimento, preferisce il tifo da stadio, l'accumulo di beni materiali, l'esteriorità.

Vediamo un mondo più diviso, come non mai, nemmeno ai tempi della Guerra Fredda.

Eppure la soluzione sarebbe semplice, ma non vi è nessun partito dalle nostre parti che abbia il coraggio di porre al centro la comunità, le sue necessità, che abbia la capacità di ricostruirla dalle fondamenta.

Manca, probabilmente, come dice spesso la mia cara amica Paola Bergamo, lo spazio politico.

In tutto ciò vediamo Paesi che ci hanno ampiamente superati, ma che, nel nostro “suprematismo liberale”, consideriamo “dittature”.

Anziché ammirare e approfondire la Storia, cultura e mentalità cinese (realtà con il più basso tasso di criminalità al mondo e con livelli di modernizzazione e di organizzazione altissimi), la denigriamo, pensando di esserle superiori.

L'incapacità di fare autocritica e di riorganizzarci, ci seppellirà. L'incapacità di modificare i paradigmi e i nostri modelli, sia di pensiero che di comportamento, ci seppelliranno.

E, quando accadrà, non avremo nemmeno il tempo di rendercene conto.

Luca Bagatin

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mercoledì 11 ottobre 2023

La mancanza di Craxi alla Presidenza e di Andreotti agli Esteri si sente eccome. Articolo di Luca Bagatin

Probabilmente mai come in questo periodo storico, servirebbero un Bettino Craxi Presidente del Consiglio e un Giulio Andreotti Ministro degli Esteri.

I Presidenti del Consiglio e degli Esteri degli ultimi venticinque anni e, soprattutto, degli ultimi anni, hanno dimostrato totale incompetenza, inconsistenza e incoerenza, ovvero nessuna strategia e serietà, in ambito geopolitico, sociale e economico.

Personalmente, avendo molto presto aderito agli ideali socialisti libertari e democratici, sono – sin da quando ero adolescente - un sostenitore della Prime Repubblica e dei governi di centro-sinistra di allora (unico e autentico centro-sinistra in Italia, non le accozzaglie confuse e di potere sorte dal 1994 in poi).

In questo senso, nella cosiddetta Seconda Repubblica, aderii, nel 2004 al Nuovo PSI giudato dall'amico Gianni De Michelis e, nel 2008, al Partito Repubblicano Italiano.

Nel 2013 lanciai la proposta, a tutti coloro i quali si richiamavano ai partiti laici della Prima Repubblica (socialisti, repubblicani, socialdemocratici e liberali), la candidatura a Sindaco di Roma dell'ex On. Ilona Staller, in arte Cicciolina e lo feci riproponendo un nome trasgressivo della Prima Repubblica. Ad accettare tale candidatura, ma solamente alla carica di Consigliere comunale, fu il rinato Partito Liberale Italiano, nel quale mi candidai infatti, da socialista e repubblicano, assieme all'amica Ilona.

Rimasi ad ogni modo presto deluso da queste nuove riedizioni di partiti laici, pieni di divisioni, leadership deboli e incapaci di imporsi nel nuovo quadro politico italiano. E non smisi mai di sottolineare il mio disappunto, con articoli e interventi, anche su Radio Radicale.

Ricordo con grande stima solamente Gianni De Michelis, che tentò di recuperare la tradizione craxiana, ma, purtroppo, Silvio Berlusconi dei quale fu amico e consigliere, non ebbe nemmeno il coraggio di nominarlo Ministro degli Esteri, preferendo personalità deboli e, francamente, molto poco ferrate in materia (non ultimo Tajani, sul quale evitarei qualsiasi commento).

Penso che, da tempo, l'Italia e l'Europa siano prive di strategie e prospettive serie e preferiscano scegliere la strada della sudditanza a degli Stati Uniti d'America guidati, a loro volta, da un Presidente senza strategie, prospettive e logica.

La progressiva distruzione dell'istruzione pubblica, la mancata selezione di una classe dirigente attraverso metodi seri e meritocratici e l'asservimento a potentati internazionali (peraltro del tutto privi di logica), hanno contribuito a portare il nostro Paese e il nostro continente a livelli molto bassi, sotto il profilo politico, economico e geopolitico, oltre che sull'orlo di conflitti che andrebbero sanati e spenti al più presto possibile, anziché alimentati.

Senza dilungarmi troppo, vorrei riproporre qui un articolo che scrissi alcuni mesi fa (pubblicato, oltre che su questo blog, anche da “Olnews”, “Electomagazine”, “Liberalcafé” e “La Giustizia”), e che mi valse anche l'apprezzamento del prof. Giancarlo Elia Valori, che mi contattò per complimentarsi.

E' un articolo nel quale ricordo, ma soprattutto sottolineo, la lungimiranza dei governi della Prima Repubblica. Quando in Italia e Europa vi era ancora un minimo di lucidità, razionalità, spirito riformista e democratico.

Non saprei dire se queste riflessioni possano essere, in qualche modo, utili. Probabilmente lo saranno se le nuove generazioni avranno la voglia di approfondire e di comprendere. Fuori dai pregiudizi, dagli scemi precostituiti e da opposte tifoserie, che non permettono alcun tipo di ragionamento, ma, anzi, sono funzionali a mantenere un clima di ignoranza e di discordia.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Elogio della Prima Repubblica

Articolo di Luca Bagatin dell'11 luglio 2023

Con la morte, a 97 anni, di Arnaldo Forlani, se ne va uno degli ultimi esponenti della Prima Repubblica.

Quella che ha garantito stabilità, prosperità e ordine al Paese e a riconoscerlo dovrebbero essere, oggi, persino coloro i quali tanto la criticarono.

Lungi dall'osannare la DC, dalla quale – da buon laico-socialista e anticlericale fin da quando ero ragazzino - mi sono sempre sentito distante, ho comunque sempre riconosciuto ai suoi grandi esponenti e in particolare al Quadripartito (DC – PSI – PSDI – PRI) e al Pentapartito (DC – PSI – PSDI – PRI – PLI), un ruolo fondamentale nel garantire all'Italia un posto importante nel mondo e una stabilità completamente perduta dagli Anni '90 in poi.

Anni '90 in poi che hanno aperto al caos. Un caos favorito da quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli” (che fu già anticipata dal falso scandalo P2 un decennio prima, che peraltro costrinse Forlani alle dimissioni da Presidente del Consiglio).

Un caos che ha favorito l'alta finanza sorosiana e liberal-capitalista; la nascita di un'Unione Europea autoreferenziale e oligarchica; il dilagare del fondamentalismo guerrafondaio e atlantista (senza la lungimiranza, moderazione e visione dei pur già atlantisti, ma non guerrafondai della Prima Repubblica); il dilagare del fondamentalismo pseudo “ecologista”; il dilagare del fondamentalismo del politicamente corretto; il dilagare del fondamentalismo di un' “onestà” più sbandierata a parole che nei fatti; la sistematica distruzione del welfare state (che tanto contribuì a costruirlo un grande socialista quale fu l'ex Ministro della Sanità Luigi Mariotti); la sistematica privatizzazione dei settori chiave e strategici dell'economia italiana (che furono costruiti e difesi da socialisti e repubblicani nella Prima Repubblica); la sistematica distruzione della scuola pubblica (arrivando a promuovere facilmente chiunque, anche e soprattutto chi non studia o chi vilipende il corpo insegnante. Mentre un tempo, chi non aveva voglia di studiare, veniva caldamente invitato a trovarsi un lavoro ed aveva successo in quello e non veniva mantenuto a vita dalla collettività); la sistematica distruzione della sanità pubblica (il che ha favorito la sanità privata, con costi insostenibili per i cittadini, spesso costretti a non curarsi); il sistematico avvento delle baby gang di cui nessun governo sembra rendersene conto (un tempo esistevano i riformatori per i minori delinquenti e la leva militare era obbligatoria e ai giovani si insegnava in primis il rispetto e il servizio alla comunità); la sistematica distruzione del ruolo dei sindacati, ormai diventati totalmente amici dei governi di turno e di un padronato spesso sfruttatore e non all'altezza di quello del passato.

Questo per evidenziare solo alcuni degli aspetti che la distruzione della classe politica della Prima Repubblica e l'avvento di forze di pseudo “anti-sistema” hanno comportato.

La pseudo-sinistra a guida PCI-PDS-DS-PD; il MSI-AN-Fratelli Meloni; la Lega di Salvini; i Cinque Stelle e i gruppetti di Renzi, Bonino e Calenda, tutti uniti dalla lotta alla Prima Repubblica, al grido di “onestà, onestà, onestà” e tutti uniti a sostenere – nemmeno un anno fa – il peggior governo della Storia, ovvero il Governo Draghi (e il già Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ebbe a spiegare molto su chi era Draghi) - cosa hanno prodotto?

Il caos attuale. In linea peraltro con quanto accaduto in tutto il mondo liberal-capitalista occidentale, ove i socialisti autentici (come Gonzales, Papandreu e Mitterand) sono stati sostituiti da pseudo-”socialisti” (Scholz, Sanna Marin, Stoltenberg...) guerrafondai, liberisti e ultra atlantisti, di un atlantismo irresponsabile e ideologico, che nulla ha a che vedere con quello responsabile degli anni del passato.

Un passato che vedeva l'Italia e l'Europa dialogare con tutti.

Con un Giulio Andreotti che amava così tanto la Germania da preferirne due.

Con un dialogo costante con il mondo laico-socialista arabo, con quello jugoslavo e dell'Est.

Senza assurde contrapposizioni e soprattutto senza servili e ideologiche subalternità agli USA.

Quello spirito di responsabilità, serietà e stabilità si è perduto, in tutta Europa.

E lo abbiamo perduto, in Italia, anche proprio grazie a quelle forze pseudo “anti-sistema” già citate, che nemmeno una personalità della vecchia guardia come Silvio Berlusconi è riuscito ad arginare.

Quale speranza per il presente e il futuro?

Non sono affatto ottimista.

Leggo con interesse le analisi di un autorevole osservatore come Giancarlo Elia Valori e mi consolo. Ma egli è ancora un esponente di una generazione nata negli Anni '40. Una generazione che è cresciuta in anni in cui l'Italia si risollevava dalla guerra e sapeva cosa significavano le difficoltà e occorreva non solo rimboccarsi le maniche, ma anche studiare, lavorare con pazienza, razionalità e intelligenza.

Una generazione che ha dato alla luce ottimi Ministri degli Esteri e del Lavoro come Gianni De Michelis, poi ingiustamente maltrattati da media sempre pronti a una sciocca invettiva, alimentata da una piazza ignorante, che ama slogan e semplificazioni e finisce per votare proprio quei movimenti pseudo “anti-sistema” che, infondo, finiscono per sostenere il vero Potere, figlio prediletto del danaro.

E siamo qui, nel 2023. In pieno caos e irrazionalità.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/07/elogio-della-prima-repubblica-articolo.html


sabato 23 luglio 2022

Un socialismo largo, nel ricordo di Lucio Colletti e di tutti gli intellettuali eretici. Articolo di Luca Bagatin

Che il PD non fosse un partito socialista fu forse evidente sin da quando il PCI sostenne l'introduzione dei fascisti Patti Lateranensi in Costituzione (votando assieme a DC e MSI); Berlinguer preferì un compromesso storico con la DC piuttosto che il dialogo con il PSI di Bettino Craxi e quando, il PDS, aggregandosi ai liquidatori della Prima Repubblica e ai favorevoli al metaforico taglio della testa di Craxi (Lega e MSI), sostenne il governo Ciampi. Ovvero quello che intraprenderà, subito dopo Amato, le prime misure di privatizzazione selvaggia tanto amate da un allora giovane Mario Draghi.

Ciò che fu l'Ulivo prodiano e il successivo PD, non fu altro che una prosecuzione di questa storia.

Anziché pretendere una rinegoziazione dei Trattati di Maastricht (come proposto già dal socialista Craxi), si arriverà a varare una moneta unica e un'Unione Europea autoreferenziale e a tratti autoritaria.

Con la benedizione proprio dell'ex PCI, ormai Partito Della borghesia italiana (PD).

Una storia, questa, assolutamente di destra anche se, paradossalmente, era avvenuta in una ormai metaforica “sinistra”.

Non stupisce, dunque, se il PD è oggi il maggior sponsor di Draghi. Non stupisce se è in linea con la totale mutazione antropologica di quella che fu la tradizione social-comunista europea che, ormai, dal 1992 in poi, avrebbe abbracciato il liberal capitalismo assoluto.

Flessibilità del lavoro, Jobs Act, Loi Travail, privatizzazioni selvagge; austerità; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera di invasione e ingerenza nelle politiche spesso socialiste di Stati sovrani (vedi sanzioni al Venezuela e invasione della Libia di Gheddafi, ma, prima ancora, bombardamento di ciò che rimaneva della Jugoslavia).

Aspetti che, peraltro, Bettino Craxi illustrò molto bene nel suo romanzo-verità, uscito postumo per Mondadori, nel 2020, dal titolo “Parigi – Hammamet”.

In tutto ciò, torna alla mente un intellettuale marxista eretico. Un faro della sinistra eretica e libertaria che, non a caso, con la tradizione pseudo-comunista del PCI, ruppe molto presto.

Lucio Colletti (1924 – 2001), fu partigiano antifascista della prima ora, aderente al più nobile dei partiti antifascisti, ovvero il Partito d'Azione. Successivamente, nel 1947, aderirà al PCI di Togliatti che, rispetto a quello di Berlinguer, manteneva ancora alta una certa tradizione.

Colletti ne uscirà nel 1964, su posizioni di sinistra radicale, fondando, nel 1966, il periodico “La Sinistra”.

Fine filosofo marxista pubblicherà numerose opere sul tema, rinnovando gli studi marxisti occidentali., rifiutando il “materialismo dialettico” e, quindi, dichiarandosi eretico.

Colletti rivendicò dunque una forma di socialismo autogestionario, un “autogoverno dei produttori”, un comunismo libertario e consiliare che mirava a forme di democrazia diretta, ponendosi così alla sinistra di un PCI monolitico e sempre più conservatore, al quale Colletti criticava persino la difesa della Costituzione italiana che il filosofo definiva “democratico-parlamentare borghese”.

Negli Anni '80 si avvicinò al PSI di Craxi, attraverso la rivista “Mondoperaio” e, negli Anni '90, divenne persino consigliere di Silvio Berlusconi e fu eletto – da indipendente - parlamentare di Forza Italia, pur mantenendo una posizione eretica rispetto al suo campo e ciò gli attirò numerose critiche.

Colletti, ricordato (comunque poco e in parte) a destra, ma escluso da decenni dalla sinistra, rimane esempio emblematico di intellettuale eretico e “contro”.

E' emblematico anche perché mette a nudo ciò che fu la sinistra italiana anti-socialista e ciò che essa oggi è.

Un'area, in sostanza, che si finge alternativa al campo della Meloni, Conte e dei Salvini, ma che, in realtà, ne recupera l'atlantismo, la difesa per i ceti borghesi medio-alti e che ha in disprezzo ogni forma di eresia e di socialismo. Socialismo che è difesa strenua dei diritti sociali, controllo del mercato e del settore privato a beneficio della comunità e democrazia diretta, senza mediatori calati dall'alto, che provengano dallo Zio Sam o da Bruxelles.

Occorrerebbe, dunque, più che un campo largo liberal borghese, un socialismo largo organizzato, immenso e rosso, come ha più volte scritto l'amico Manuel Santoro di Convergenza Socialista che, in un articolo del 2018 sulla rivista “Ideologia Socialista”, riportò una definizione del socialismo data dal Partito Socialista del Regno Unito, nel 1904, ovvero quale “sistema della società che si basa sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti di produzione e di distribuzione della ricchezza nell’interesse dell’intera comunità”.

Senza socialismo non ci può essere democrazia e senza democrazia non ci può essere socialismo.

Ma, entrambe, non potranno esistere senza formazione, approfondimento e eresia intellettuale.

E, affinché tutto ciò viva e riviva, non si può stare né nel campo del PD, né in quello della Meloni, Conte e di Salvini, ma sempre dalla parte opposta rispetto al totalitarismo liberal-capitalista.

Luca Bagatin

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giovedì 13 gennaio 2022

Aumentano le bollette, ma nessuno protesta. Questa è l'Italia-barzelletta. Articolo di Luca Bagatin

Le bollette rincarano. Non so se la classe media borghese italiana, quella con i soldi, insomma, se ne sia accorta.
Nessuna protesta.
Gli pseudo "comunisti" alla Rizzo non fanno manifestazioni per bloccare tutto. Da loro solo parole.
Anzi, criticano i kazaki (parlando a vanvera di rivoluzioni "colorate"), che hanno messo a ferro e fuoco il Paese proprio per protestare per gli aumenti di prezzo del settore energetico, chiedendo (sin dagli Anni 2000) la nazionalizzazione di tale settore.
In Francia, per anni, i Gilet Gialli - ovvero il popolo, trasversale - hanno manifestato per i diritti sociali e così in Cile, Ecuador, Russia e in tutto il mondo ove vi sono popoli che hanno il coraggio di lottare per la propria dignità e emancipazione sociale.
In Italia, al massimo, si protesta contro i vaccini (che sono un diritto alla salute!), contro le fantomatiche "quarantene" (necessarie a evitare i contagi, peraltro!).
Ma non perché il settore energetico, quello delle telecomunicazioni e i servizi pubblici vengano NAZIONALIZZATI e consegnati nelle mani dei cittadini stessi.
In Italia ci meritiamo davvero un Berlusconi o un Draghi presidente e dei partiti guidati da comici, vallette, ex concorrenti di programmi TV.
Siamo un Paese barzelletta e un popolo barzelletta.
E non da oggi. 
Pensiamo solo al fatto che le rivoluzioni risorgimentali le hanno fatte pochissimi eroi, fra i quali quel Giuseppe Garibaldi da tempo ingiustamente vilipeso.
Non so se ve ne siate accorti.
Non ho la possibilità di emigrare dall'Italia, ma, come dico sempre, lo farei subito.
Qui non vi è né eroismo, né onestà intellettuale.
E' l'Italia consumista descritta da Pasolini e quella provinciale dei film di Checco Zalone. 
Pasolini così scriveva, giustamente, degli italiani:

"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce"

(Pier Paolo Pasolini)

Luca Bagatin

mercoledì 15 dicembre 2021

Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin

 

Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.

Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.

Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.

Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.

In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.

Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.

In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.

E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.

Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.

Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.

Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.

E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.

Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.

Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.

Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.

La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.

Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.

Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.

Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.

E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).

E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.

Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.

La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.

Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.

“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.

“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.

Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.

E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.

Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.

Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.

Luca Bagatin

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domenica 5 dicembre 2021

Sindacati di base in piazza contro il governo Draghi e le sue controriforme. Articolo di Luca Bagatin

Sindacati di base in piazza, questo weekend, in 25 capoluoghi italiani, contro le misure di macelleria sociale del governo Draghi. Circa 2.000 persone a Roma.

In realtà non tantissime, ma sembrano essere finiti i tempi nei quali si scendeva in piazza, in Italia, per lottare per i propri diritti e la propria dignità.

Sembrano finiti i tempi nei quali il sindacato era unitario e lottava a fianco dei lavoratori.

E sono totalmente finiti, da decenni, gli anni nei quali in Parlamento vi era un forte Partito Socialista e un forte Partito Comunista, di ispirazione operaia e proletaria.

Se, sino a pochi anni fa, il centrodestra e il centrosinistra fingevano di combattersi, oggi, il governo italiano, è ormai palesemente espressione di tutto l'arco parlamentare, retto da una destra e da una sinistra liberal-capitaliste: dal Pd alla Lega, passando per i Cinque Stelle e la benedizione “esterna” di sorella Meloni.

Eppure, fra tutta questa indifferenza collettiva e questo governo con tutti dentro, almeno il sindacalismo di base e diverse sigle di area comunista, sono scese in piazza, cogliendo nel segno le vere necessità del Paese.

Chiedendo cose che, in Paesi seri e ove il sindacato è conflittuale (come ad esempio in Francia, Russia o in America Latina), avrebbero mobilitato il Paese intero, bloccandolo per mesi. Con scioperi e manifestazioni ad oltranza.

In Francia, del resto, questo hanno fatto i Gilet Gialli, che sono riusciti a bloccare gran parte delle controriforme di Macron e hanno avuto il sostegno del mondo della cultura e del cinema francese.

E altrettanto è accaduto in Russia, nella quale comunisti e nazionalbolscevichi hanno organizzato manifestazioni ad oltranza, subendo spesso arresti antidemocratici.

Ma, venendo a noi, cosa ha chiesto e chiede in sostanza, il sindacalismo di base?

  • No ai licenziamenti e alle privatizzazioni

  • Lotta per il salario e il reddito garantito

  • Cancellazione della Legge Fornero

  • Contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea

  • Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione

  • Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti, previdenza pubblica e casa, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale

  • Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali.

Il minimo che dovrebbero chiedere lavoratori, sfruttati, precari, persone comuni vessate da bollette sempre più care e imposte che vengono alleggerite solo per le classi medio-alte.

Ovvero solo per quelle classi garantite e rappresentate dal governo Draghi.

La pandemia avrebbe dovuto e dovrebbe aprire gli occhi, relativamente a un sistema liberal-capitalista oligarchico e fondato su una crescita economica ormai insostenibile e su un altrettanto insostenibile sistema tecnologico-industriale..

In Europa e, in particolare in Italia, rimaniamo sordi e ciechi di fronte a tutto cio.

E, temo, le cose andranno sempre peggiorando.

Rimaniamo sordi e silenti. Non siamo consci dei nostri diritti. La scuola è da tempo allo sbando, livellata verso il basso e il sistema consumistico, televisivo e pubblicitario commerciale non ci permette di riflettere sulla nostra stessa condizione.

Condizione di precariato sociale, di sfruttamento inconsapevole, di eterna illusione edonistica.

Ci crediamo liberi e eguali, mentre siamo “liberi” solamente di consumare e siamo “eguali” solamente perché va di moda il linguaggio politicamente corretto.

Ma, nella sostanza, non siamo né l'una, né l'altra cosa.

In tutto ciò, non stupisce affatto che tutti i partiti nel Parlamento italiano, abbiano votato contro lo status di rifugiato politico a Julian Assange. 

La democrazia è ormai sempre più lontana.

Luca Bagatin

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venerdì 1 ottobre 2021

ABOLIAMO IL COMUNE (così come lo conosciamo). Articolo di Luca Bagatin

Dal 1993 il Sindaco viene eletto direttamente dai cittadini.

Apparentemente, ciò, potrebbe avvicinare gli eletti agli elettori, ma... è davvero così?

Dal 1993, assistiamo, da sempre e imperterriti, al solito balletto dei politici, al loro voler imporre idee nazionali a livello locale, oppure al voler ad ogni costo “lasciare il segno” nelle città che governano o andranno a governare, oppure ancora accordarsi sottobanco con le opposizioni per interessi di varia natura. Ma...

Ma, i cittadini?

Spesso si limitano a votare, ma vengono esclusi da ogni progetto. Però subiscono le decisioni politiche altrui.

I Sindaci, i loro Assessori e i loro Consiglieri hanno i loro pomposi programmi, le loro “opere di pubblica utilità” (realizzate però con i soldi della collettività), ma senza che i cittadini, in particolare i residenti delle zone nelle quali dette “opere” andranno a ricadere, possano dire la loro e promuovere il loro punto di vista. Prendendo DIRETTAMENTE parte alle decisioni che li riguardano.

Perché, quindi, non pensare di sovvertire le regole di questo gioco?

Perché non pensare di rendere la cittadinanza, finalmente, attiva e – in quanto comuntà - parte integrante delle decisioni amministrative?

Da tempo esiste, in alcune realtà locali italiane e non solo, il progetto del bilancio partecipativo. Ovvero una forma di partecipazione diretta della cittadinanza, consistente nell'assegnare una quota di bilancio dell'Ente locale, alla gestione diretta dei cittadini, i quali vengono in tal modo messi in grado di interagire e dialogare con le scelte delle Amministrazioni, al fine di modificarle a proprio beneficio.

Perché non introdurre, tale concetto, in tutti i Comuni italiani?

Di più: perché non proporre assemblee cittadine aperte, con potere decisionale e il cui potere decisionale, sia vincolante per Consiglieri, Sindaco e Assessori?

L'unico modo per rendere le città delle autentiche AGORA' DEMOCRATICHE.

Delle piazze ove i cittadini possano dialogare e contribuire attivamente alla comunità. Non dovendo più subire decisioni politiche dall'alto da parte di “eletti” pagati dalla collettività, ma che dalla collettività sono, nei fatti, completamente slegati.

Ricordiamoci che democrazia significa che è il popolo che decide direttamente il suo presente e futuro, non dei delegati - pagati dalla collettività, peraltro - che gestiscono il potere.

Luca Bagatin

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lunedì 6 settembre 2021

Socialismo, comunismo, abolizione dello Stato e della proprietà privata dei mezzi di produzione

Lo Stato tanto ti da e tanto ti chiede.
Non bisognerebbe mai chiedere o pretendere nulla allo e dallo Stato.
Bisognerebbe avere a che fare il meno possibile con lo Stato.
Che rappresenta burocrati e politicanti pagati dalla collettività.
L'esistenza di uno Stato non c'entra nulla con il socialismo, che è estinzione dello Stato e primato della comunità.
Ricordando che, senza il comunismo, non può esistere alcuna comunità.
E comunismo è abolizione dello Stato e della proprietà privata dei mezzi di produzione. 
Che devono necessariamente essere di proprietà della comunità stessa.
 
(Luca Bagatin)

sabato 27 febbraio 2021

27 febbraio: le prime manifestazioni contro il Governo Draghi. Articolo di Luca Bagatin

Manifestazioni a Roma, a Piazza San Silvestro e in tutta Italia, a partire dalle ore 15.00, contro il Governo Draghi, organizzate dal Partito Comunista di Marco Rizzo e da numerose altre sigle politiche e sindacali.

Un governo definito, dai manifestanti, “espressione diretta delle banche, della finanza e delle multinazionali”.

Gli organizzatori, in un comunicato, hanno altresì affermato che “La recente crisi sanitaria ha messo a nudo l’inefficienza e la brutalità del sistema capitalista, che prima ha distrutto la sanità pubblica e poi ha dimostrato che il profitto e gli interessi delle classi dominanti sono sempre più importanti della sicurezza delle masse popolari, che sono state abbandonate a loro stesse. Operai e lavoratori costretti a rischiare la salute per non fermare la produzione, licenziamenti, cassa integrazione non pagata, chiusure di decine di migliaia di piccoli esercizi commerciali e artigianali: una massa enorme di situazioni di povertà assoluta o comunque di grande difficoltà. E la politica del Governo, supino ai monopoli capitalistici italiani e stranieri, è quella di far pagare i costi della crisi del sistema capitalistico globalizzato ai lavoratori e ai ceti popolari”.

Il Governo Draghi, nato dall'accordo di tutti i partiti presenti in Parlamento, di destra e sinistra, oltre che le politiche dell'Unione Europea, vengono totalmente bocciati dal Segretario nazionale del PC Marco Rizzo, il quale ha affermato – fra le altre cose - che “Chi produce la ricchezza del Paese deve essere al centro delle decisioni. Serve il cambio del modello di società e occorre rompere al più presto la gabbia europea”.

Luca Bagatin

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mercoledì 10 febbraio 2021

Il Potere secondo Pier Paolo Pasolini

"Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore"

(Pier Paolo Pasolini)

“Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo"

(Pier Paolo Pasolini)

“Il potere è divenuto un potere consumistico, infinitamente più efficace nell'imporre la propria volontà che qualsiasi altro potere al mondo. La persuasione a seguire una concezione edonistica della vita ridicolizza ogni precedente sforzo autoritario di persuasione"

(Pier Paolo Pasolini)

mercoledì 3 febbraio 2021

Liberarsi dall'illusione. Sovvertire sé stessi. Riflessioni di Luca Bagatin

Draghi è lo specchio della società italiana stessa. Quella che non ha mai detto nulla quando smantellavano il pubblico, in favore del privato.

Siamo sempre allo stesso punto. Chi in Italia governa è l'”autobiografia della nazione”, come ebbe a scrivere Piero Gobetti, riferendosi al mussolinismo.

(Luca Bagatin)

La massa si crede libera e persino individualista. In realtà è inconsapevolmente schiava nel suo inseguire: felicità illusoria, libertà illusoria, amore illusorio ecc...

Non vede che ciò che insegue è ipocrisia, illusione, appunto.

La massa è ipocrita e priva di senso critico per sé stessa.

Tutto ciò avviene perché l'essere umano, che nasce inconsapevole (delle sue potenzialità/missioni), asseconda i suoi istinti più bassi, anziché elevarsi o usare (consapevolmente) determinati istinti per elevarsi e sacralizzarsi.

Non esiste bene e male. Ma esiste la verità e l'illusione. Lo Spirito e la materia.

L'uso della materia per accedere allo Spirito può essere un mezzo. Ma l'uso della materia fine a sé stesso, rende ulteriormente schiavi e inconsapevoli.

Lo spiegano molto bene i testi Vedici, ma infondo anche molti testi antichi, depurati dal dogmatismo e dalla morale (quella che divide in bene e male).

Ciascun individuo dovrebbe sovvertire sé stesso. E iniziare a vedere oltre il prosciutto che ha sugli occhi.

Unire il socialismo (senza materialismo) alla spiritualità (senza dogmatismo e moralismo) penso potrebbe essere, in questo senso, una chiave di volta interessante.

(Luca Bagatin)

Quando sento qualcuno che vuole candidarsi a qualsiasi carica (Presidente, Sindaco, ecc...) per “mettersi al servizio della comunità”, avrei voglia di vomitare.

Se avessi un figlio così, penso che lo caccerei a pedate, perché significherebbe che non gli ho insegnato nulla.

Mettersi al servizio della comunità non significa candidarsi a qualcosa. Anzi. Significa sacrificarsi ogni giorno per chi ci sta attorno, attraverso rinunce.

Significa anche lottare contro chi si candida. Contro quel Potere che corrompe ogni cosa.

(Luca Bagatin)

Podemos, il partito spagnolo di Pablo Iglesias, di ispirazione socialista, mi ha deluso molto.

Quando vanno al governo, in Europa, i "rivoluzionari", si trasformano in reazionari o in utili al sistema.

O si rompe con il sistema e si punta a modificarlo, senza compromessi, oppure non ha senso essere, fare o dirsi rivoluzionari.

(Luca Bagatin)

Avete rotto le balle con la necessità di etichettare tutto.

Le etichette, le definizioni, le ideologie.

PUTTANATE per gente ignorante.

L'approfondimento continuo è molto più interessante.

Perché la vita è complessa.

E le etichette vanno usate solo per il cibo, per conoscerne la data di scadenza.

(Luca Bagatin)

Non ho mai amato il cattolicesimo (me ne sono allontanato all'età di 10 anni), innanzitutto in quanto pretende di essere universale.

L'universale non esiste. Tutto è relativo. Tutto è oltre.

L'universale è un concetto che vuole essere imposto alle masse o auto-imporsi.

Il cattolicesimo nasce, dunque, su basi concettualmente errate e pretende di imporre i suoi dogmi e le sue credenze.

(Luca Bagatin)

La concezione di “democrazia” e di “diritti umani” è differente in ogni parte del mondo.

Se non tenete conto della mentalità di ogni popolo, che è diversa, siete dei vergognosi razzisti.

I liberali occidentali sono infatti dei campioni di razzismo, senza saperlo e in quanto ignorano il concetto della differenza di mentalità.

Ogni popolo è differente. Per questo il politicamente corretto è razzista e così ogni ideologia che voglia imporre la propria mentalità ad altri.

Ricordate sempre che non esiste né il bene né il male. Ma tutto è al di là di questi aspetti.

(Luca Bagatin)

Ciascuno di noi ha un passato e non dovrebbe mai vergognarsene.

Il mio passato è stato molto diverso da come sono oggi, ma lo rivendico. Perché il Luca del passato non era diverso da quello di oggi.

Erano la stessa persona, in momenti storici differenti.

In troppi vorrebbero rimuovere il proprio passato e ho pena per loro. Perché si giudicano e lasciano che altri possano giudicarli.

Invece ogni cosa dovrebbe prescindere da qualsiasi tipo di giudizio. Che è, in sé, un pregiudizio.

(Luca Bagatin)

domenica 17 gennaio 2021

Bettino Craxi, l'ultimo dei socialisti e dei repubblicani delle origini. Articolo di Luca Bagatin

Bettino Craxi scomparve 21 anni fa, il 19 gennaio 2000, e fu l'ultimo dei grandi statisti socialisti che l'Europa abbia avuto, prima che il cosiddetto “socialismo europeo” si tramutasse in capitalismo assoluto, ovvero in esecuzione sistematica dei diktat dei potentati sovranazionali, fossero essi di natura politica (Unione Europea, Stati Uniti d'America...) o economico-finanziaria (Fondo Monetario Internazionale, Banche Centrali...).

Bettino Craxi ravvisò, ben prima di altri, il destino che avrebbe atteso l'Europa, stretta nella morsa di una probabile immigrazione incontrollata – generata da guerre imperialiste, povertà, sfruttamento dell'Africa – e nella morsa dei potentati economici, che egli tentò in ogni modo di arginare.

Fu profetico e in questo senso scomodo, con il suo opporsi da una parte alle privatizzazioni selvagge e dall'altra attuando una politica estera di amicizia con il mondo arabo laico socialista; sostenendo in Medioriente la lotta palestinese di Arafat, paragonandola alle lotte risorgimentali italiane e in America Latina il Frente Sandinista del Presidente del Nicaragua Daniel Ortega, contro l'embargo statunitense, così come nel recente passato rese omaggio alla memoria del socialista Salvador Allende in Cile, sfidando Pinochet, alleato degli USA.

Egli fu critico anche relativamente all'avanzante idea di una Europa globalista e fece presente che: “Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, arriveremo al paradiso terrestre… L’Europa per noi, come ho già avuto modo di dire, per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo. Nella peggiore delle ipotesi l’Europa sarà un inferno. Quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo. Perché la cosa più ragionevole di tutte era quello di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande Paese – perché se l’Italia ha bisogno dell’Europa l’Europa ha bisogno dell’Italia – pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht”. E disse anche: “Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare”.

Craxi fu sì opposto ai comunisti italiani ed europei, ma parimenti fu opposto all'avanzante liberal capitalismo che, dopo gli Anni '90, travolgerà ogni cosa, ogni valore, ogni idea politica, mettendo in vendita tutto ciò che era possibile mettere in vendita.

Craxi, in questo senso, fu un socialista puro e originario, che da neo-Segretario del Partito Socialista Italiano, recuperò la figura storica e intellettuale dell'anarchico conservatore Pierre-Joseph Proudhon, simbolo del mutualismo ottocentesco, dell'anti-autoritarismo, del federalismo spinto. Quel Proudhon che considerava la proprierà dei capitalisti “un furto” ed il socialismo il superamento del liberalismo, definendo al contempo il comunismo marxista una “assurdità antidiluviana”. Quel Proudhon critico nei confronti dell'elettoralismo, definito una sorta di “tirannia dei mediocri” e che, diversamente, proponeva un sistema federalista integrale e autogestionario, laddove il suo concetto di anarchia era definito “governo dell'ordine”. Quel Proudhon che, assieme a Sorel, fu finanche punto di riferimento, nel 1911, dei nazionalsinidacalisti francesi, i quali fondarono il “Cercle Proudhon” e proposero un'aristocrazia operaia, contrapponendosi alla borghesia decadente.

Parimenti, Bettino Craxi, recuperò il garofano rosso – simbolo della Comune di Parigi del 1871 – inserendolo nel simbolo del suo rinnovato PSI, e le figure intellettuali e morali di Giuseppe Garibaldi e di Carlo Rosselli, unendo in questo modo lo spirito battagliero del socialismo originario a quello liberalsocialista, rilanciando l'alleanza dei “Meriti e dei Bisogni”, che sarà lo slogan cardine del socialismo di Craxi nel corso degli Anni '80.

Bettino Craxi, nel rinnovare il PSI ereditato da Pietro Nenni, in realtà, guardò al passato, ovvero alle migliori radici del Socialismo. Quelle della Prima Internazionale dei Lavoratori; quelle del cooperativismo mazziniano e garibaldino; quelle del conservatorismo dei valori e dell'autonomismo spinto alla Proudhon.

Ciò non poteva che infastidire una certa sinistra che, sempre più votata al compromesso storico con la DC, in questo modo, si vedeva scavalcata sul suo stesso terreno sociale.

Il PSI di Craxi, nel solco del primo (e autentico) centrosinistra italiano, rimase alleato alla DC, ed agli altri alleati di governo minori (PSDI, PRI, PLI), ma con essa ebbe sempre un rapporto conflittuale e mai subalterno. Così come mai subalterno fu il rapporto con il PCI di Berlinguer, assai austero. Quel PCI per molti versi preludio di ciò che sarebbe diventato quel partito, nella sua metamorfosi, sempre più spostata verso “destra”, in PDS, DS, PD, ovvero nel partito del capitalismo assoluto. Si pensi che proprio quel partito, che pur Craxi aveva cercato, crollato il Muro di Berlino, di portare a sé, in una rinnovata alleanza di “Unità Socialista”, sarà il partito che più contribuirà alla sua fine politica e, successivamente, sarà il partito che porterà Ciampi al governo e successivamente Prodi, ovvero quelle personalità che più di altre favoriranno le privatizzazioni selvagge, alle quali Craxi si era sempre opposto.

Craxi, del resto, era inviso non solo ai comunisti (ben presto post-comunisti) ed ai potentati economici che bramavano le svendite di Stato, ma anche a quegli USA che non gli avevano perdonato lo scatto d'orgoglio a Sigonella. E nemmeno a coloro i quali temevano una svolta autoritaria solo perché Craxi aveva rilanciato la storica battaglia presidenzialista del repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi. Una battaglia opposta rispetto ai successivi pasticci maggioritari di Segni e successori, che in realtà avrebbe ridato da una parte centralità al Parlamento, ma dall'altra maggiori poteri al Presidente della Repubblica, che sarebbe stato eletto dai cittadini.

E Craxi fu profetico anche dopo la sua morte, lasciando in eredità un romanzo-verità, pubblicato da Mondadori in tempi recenti, con il contributo della Fondazione Craxi.

In “Parigi- Hammamet”, infatti, Bettino Craxi affida alla finzione letteraria, attraverso il linguaggio della fantapolitica, il racconto della triste vicenda politico-giudiziaria che lo vide coinvolto negli ultimi anni della sua vita.

“Parigi – Hammamet”, thriller rimasto a lungo inedito, è un romanzo di finzione narrativa, ma che presenta per certi versi fatti veritieri o comunque verosimili e che meritano di essere riassunti.

Craxi, affida la narrazione in prima persona al protagonista, Karim, poliziotto italo-tunisino che, con il pretesto di andare a visitare la sorella, invita la sua famiglia in vacanza a Parigi.

In realtà qui si incontra con Ghino, ex Primo Ministro italiano, che a Parigi è in esilio a causa di un complotto politico-mediatico-giudiziario nel quale è stato coinvolto in Italia, al fine di essere liquidato politicamente.

Ma chi e perché ha organizzato tale complotto ai danni del Presidente e del suo partito (che si comprende essere, del resto, il Partito Socialista Italiano) ? Perché, nonostante il Presidente Ghino non sia più un uomo influente, a Parigi c'è chi vuole ucciderlo e non esita, per ottenere tale scopo, a fare strage di innocenti ?

Karim, amico di vecchia data di Ghino, è a Parigi per scoprirlo e per proteggerlo.

Accanto a loro il fido Nicola, guardia del corpo del Presidente e Ndiezda, componente del servizio segreto russo.

Sarà proprio Nadiezda che, in un dossier, riuscirà a ricostruire l'identità dei mandanti, che, non contenti di aver liquidato il Presidente politicamente, vogliono finirlo anche fisicamente.

Si tratta di una sorta di “Spectre”, ovvero di una potentissima organizzazione segreta transnazionale denominata “Koros”, “Il Mucchio”. Un'organizzazione infiltrata in tutti i centri del potere, finanziata e sostenuta da lobbies finanziarie promotrici della globalizzazione. Un'organizzazione i cui componenti “considerano l'identità e l'unità nazionale come ostacoli al mercato e si comportano come capi di uno Stato sovranazionale” e che utilizzano tecniche “terroristico-eversive”. Un'organizzazione gerarchica e con un intero esercito numeroso a disposizione, senza rapporti ufficiali con gli Stari, ma “non è escluso un coinvolgimento di settori istituzionali degli Stati Uniti e della Germania unificata” e che ha utilizzato la guerra nell'ex Jugoslavia come “il primo test da internazionalizzare”.

Nadiezda, nel suo dossier, rileva come Ghino sia entrato nel mirino di “Koros” già ai tempi del caso Abu Abbas, ovvero ai tempi del suo no agli USA nella consegna di Abbas e il suo sostegno alla causa palestinese. Oltre a questo, il suo essere un “ostacolo al predominio incontrollato delle “grandi famiglie” italiane, agli affiliati della “trilateral”, ai potentati collegati ai gruppi avventuristici della finanza internazionale”. Oltre che, naturalmente, la sua ideologia “neogollista di sinistra”, che voleva un'Europa sovrana, indipendente dai due blocchi e amica del mondo arabo laico e socialista, oltre che alleata al Terzo Mondo.

Nel romanzo, Craxi, fa parlare così i suoi personaggi, rivelando le sue verità, anche nell'ambito della politica internazionele, condendole di una certa dose di finzione narrativa. Verità che sono, del resto, quelle che affidò, nei suoi ultimi anni di vita, alla stampa ed ai volumi che scrisse, nel triste esilio di Hammamet.

In “Parigi – Hammamet”, Ghino, evidente riferimento a “Ghino di Tacco”, personaggio storico nel quale Bettino Craxi non solo si è sempre riconosciuto, ma pseudonimo che utilizzò per firmare i suoi corsivi sull'Avanti, è costretto, con Karim, Nicola e Nadiezda, a lasciare Parigi, ove è braccato da pericolosi sicari, per rifugiarsi nella sua casa delle vacanze, ad Hammamet, in Tunisia.

Terra ospitale e amica, quella tunisina. Terra ove grandi civiltà si sono alternate e merscolate. Terra che ospitò finanche l'esule e barricadero Giuseppe Garibaldi nel 1834 – 1835 ed al quale Craxi dedicò un saggio, nel 1995, “Garibaldi a Tunisi”, appunto.

Ma anche qui, ad Hammamet, ove Ghino sarà pronto a “portare avanti il suo discorso, sparando scomode verità in diverse direzioni”, sarà braccato dai sicari, che tenteranno di ucciderlo, pur senza successo.

Sino a che, a dare una spallata a Koros, sarà il governo della Federazione Russa, d'intesa con le Nazioni Unite, “richiedendo ufficialmente al governo degli Stati Uniti di uscire dalle ambiguità e di perseguire i mandanti della destabilizzazione mondiale”.

E sarà Nadiezda, donna fiera e coraggiosa, e contribuire alla rovina di questa potente organizzazione, pagando con la vita, ma riuscendo a scrivere a Karim e a Ghino, un commovente messaggio di commiato, nel quale dichiara di aver provveduto a “schiacciare alcuni pidocchi di grosso calibro” e che “le false rivoluzioni e la falsa giustizia sono giunte allo stadio finale”.

“Parigi – Hammamet” è un romanzo sorprendente. E soprende ancora di più il fatto che Craxi lo abbia scritto richiedendo che fosse pubblicato dopo la sua morte. Un vero e proprio thriller che, sapendoli leggere, nemmeno troppo fra le righe, racconta fatti di scottante attualità politica e geopolitica.

Illuminante, del resto, quanto riportato sin dalla quarta di copertina:

Gli avvenimenti che sto per narrare sono assai singolari. Incredibili per eccesso di credibilità. Rientrano infatti nella categoria degli accadimenti comunemente ritenuti impossibili non perché inimmaginabili, ma proprio per il contrario. Chi non ha immaginato almeno una volta la possibilità che esistesse davvero la "Spectre" ? E raffigurandosela, ognuno di noi l'ha disegnata ogni volta sempre più efferata e incontrollabile...Ogni tanto, però, quelle che abbiamo sempre considerato nostre fantasie estreme si rivelano, appunto, drammaticamente reali, come dimostrano gli eventi singolarissimi che mi accingo a raccontare”.

Bettino Craxi, ingiustamente vilipeso e calunniato in vita, rimane e rimarrà nella Storia. Ancora oggi ha molto da raccontare e raccontarci. Anche a chi non ha voluto vedere, né vuole continuare a vedere o comprendere, la realtà politica e geopolitica che ci circonda.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 29 gennaio 2020

Marco Rizzo (Partito Comunista) alternativo a centrodestra e centrosinistra. Articolo di Luca Bagatin

Nelle analisi post- voto in Emilia Romagna, il Segretario nazionale del Partito Comunista Marco Rizzo ha riteniuto che, al di là delle battute sulle “citofonate di Salvini”, non vi sia stata alcuna discussione seria – da parte di centrodestra e centrosinistra - sulle tematiche della Regione, a partire dalle privatizzazioni e dalla sanità.
Rizzo ritiene da tempo, infatti, che non vi sia alcuna differenza sostanziale fra i due grandi schieramenti – uniti pressoché su tutto - e che il Movimento Cinque Stelle abbia, altresì, tradito tutte le tematiche che sino a qualche anno fa sembrava portare avanti (prima alleandosi con la Lega e poi con il PD): dalla TAV al no euro, dall'Ilva alla riduzione delle spese militari.
Rizzo, primo fra l'altro a criticare il cosiddetto “movimento delle Sardine” - che definì “arma di distrazione di massa” - utile a distrarre l'attenzione dal fatto che l'Unione Europea sta stritolando i diritti dei lavoratori e dei popoli, si candiderà peraltro alle elezioni supplettive di Roma, che si terranno il primo marzo prossimo, e che eleggeranno un nuovo deputato (al posto di Paolo Gentiloni) al Parlamento.
Rizzo, in una recente intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato che intende candidarsi in particolare per sfidare la candidatura di Roberto Gualtieri, attuale ministro dell'economia del PD.
Gualtieri, per Marco Rizzo, rappresenta “l'uomo della globalizzazione, dell’UE”, che ha ricevuto persino l'endorsment di Christine Lagarde, appena nominata a capo della Banca Centrale Europea.
Nel rilanciare la sua candidatura - a nome del Partito Comunista - Rizzo non solo rilancia la sua battaglia contro i poteri forti economico-finanziari, contro il capitalismo e per l'uscita dell'Italia dalla NATO e dall'Unione Europea, ma anche quella per il rilancio dell'attività dei piccoli commercianti e degli artigiani della città di Roma, stritolati dalla grande distribuzione.
Oggi Rizzo intende presentarsi come unico vero argine a un centrosinistra e a un centrodestra che rappresentano unicamente i ceti più ricchi; i poteri economico-finanziari; una politica estera filo statunitense e imperialista.
Potenzialmente, l'attuale Partito Comunista, potrebbe rappresentare – un po' come nella Russia post-sovietica fece il leader comunista Gennady Zjuganov, il quale si pose a capo di un fronte patriottico alternativo all'avvento del capitalismo assoluto, rappresentato da Eltsin e dagli oligarchi - il fulcro di una alternativa per tutti coloro i quali, al di là delle ideologie e dei colori politici, hanno compreso che tanto il PD ed i suoi alleati, quanto la Lega ed i suoi alleati, non rappresentano altro che due facce della medesima medaglia liberal-capitalista.
Due facce destinate a discutere sul nulla, nel disinteresse della gran parte degli elettori. I quali, in massa, ancora oggi, sembrano astenersi dal voto.

Luca Bagatin