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venerdì 1 marzo 2024

Gran Bretagna. Il socialista (autentico) George Galloway vince le elezioni suppletive e entra in Parlamento. Articolo di Luca Bagatin

 
George Galloway è probabilmente, assieme a Jeremy Corbyn e a Jean-Luc Mélenchon, l'ultimo dei socialisti europei autentici.

Rarità negli ultimi trent'anni, se pensiamo che, in Europa, come ho scritto più volte, il socialismo è completamente scomparso, per lasciare lo spazio all'egoistico liberal-capitalismo assoluto e al più retrogrado militarismo.

Ebbene, George Galloway, alla guida del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain), è stato eletto deputato del Parlamento del Regno Unito alle elezioni suppletive del collegio di Rochdale del 29 febbraio scorso, con il 39,7% dei voti, battendo l'Indipendente David Tully (21,3%), il Conservatore Paul Ellison (12%), il Laburista Azhar Ali (7,7%), il Liberaldemocratico Iain Donaldson (7%) e l'esponente della destra euroscettica Simon Danczuk (6,3%).

Nato da una famiglia di umili operai nella città scozzese Dundee, vissuto nel quartiere irlandese, classe 1954, già collaboratore del giornale britannico “The Guardian”, scrittore (è autore di una biografia di Fidel Castro, una dell'ex calciatore e allenatore nordirlandese Neil Lennon e di una sua autobiografia), George Galloway fu attivo nel Partito Laburista britannico fin da adolescente.

A 26 anni divenne Presidente del Partito Laburista in Scozia e, con tale partito, fu eletto in Parlamento, per la prima volta, nel 1987.

Nel 2003 fu espulso dal partito con l'assurda accusa di gettare “discredito”. In realtà, le posizioni socialiste e autenticamente laburiste di Galloway e quelle del nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio di Tony Blair, non erano più compatibili da tempo.

Fu così che, nel 2004, entrò a far parte del socialista, anticapitalista, antimperialista e nonviolento Respect Party, con il quale fu rieletto al Parlamento nel 2012, alle suppletive del collegio di Bradford West, rimanendo in carica fino al 2015.

Anticonformista e libertario, nel 2006, divenne anche, goliardicamente, concorrente del Grande Fratello VIP britannico.

In tutti questi anni si è sempre battuto, sia dentro che fuori dal Parlamento britannico – come tutti i socialisti autentici (uno per tutti, il nostro caro vecchio Bettino Craxi) - per la giustizia sociale, il multipolarismo, il sostegno alla causa palestinese, il superamento del capitalismo, la liberazione del giornalista libertario Julian Assange, guidando oggi il Workers Party of Britain, ovvero il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna, fondato nel 2019 da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.

Il Workers Pary of Britain, infatti, si propone – in primis - di raccogliere i voti dei delusi dell'attuale Partito Laburista, ormai da tempo svuotato e diventato partito liberal capitalista e militarista, non così diverso da quello Conservatore.

Il Workers Party of Britain, che ambisce a diventare un vero grande Partito Laburista autentico, si propone, fra le altre cose: una ricostruzione dell'industria britannica; la ridistribuzione della ricchezza e del potere ai lavoratori; la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori; la possibilità di andare in pensione a 60 anni; la richiesta di un referendum che chieda ai cittadini l'uscita della Gran Bretagna dalla NATO; il diritto alla casa per tutti; un trasporto pubblico gratuito o comunque economico; una sanità gratuita e universale ed ha simpatia, a livello internazionale, per le politiche socialiste e multipolari di Repubblica Popolare Cinese e Cuba.

Il Workers Party of Britain si propone, dunque, quale alternativa socialista in Gran Bretagna. Una alternativa che manca da tempo, tanto nel Regno Unito, quanto in Unione Europea.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 8 aprile 2021

La sinistra (occidentale) ha fallito, il socialismo no. Si torni alla lotta di classe ! Parola di Ken Loach

“La sinistra ha fallito qui in UK, in Italia e ovunque in Europa. Perché nella cosiddetta Sinistra comandano i socialdemocratici e la loro politica è basata sugli interessi del business. Blair, Hollande e tutta quella genia ha tradito gli interessi dei lavoratori, non perché sono delle cattive persone, per carità, ma perché pensano che il business deve fare soldi, perché con i profitti si pagano le tasse. L’idea socialista invece non aveva questo problema, perché lo Stato era proprietario delle industrie e dei servizi. Questo secondo me è il motivo per cui la sinistra è fallita e la destra e l’estrema destra avanzano. Lo so che è un termine fuori moda, ma la sinistra deve tornare alla lotta di classe. Mettere i diritti dei lavoratori al centro e costruire la società intorno a questo concetto. Case, lavoro, salario sicuro, sanità pubblica, pensioni, welfare. Tutto ciò è stato privatizzato e abbiamo visto i risultati durante la pandemia, quando negli ospedali non c’erano neppure i camici e le mascherine per proteggere gli operatori sanitari. La sinistra deve difendere ciò che il capitalismo non può garantire”

(Ken Loach, regista e attivista politico socialista britannico)
 

martedì 26 marzo 2019

Venti anni fa l'aggressione NATO alla Jugoslavia. I comunisti commemorano le vittime. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Sono passati esattamente vent'anni dall'aggressione NATO alla Jugoslavia, ennesima destabilizzazione di un Paese laico e socialista da parte dell'atlantismo, fomentando prima gli odi etnico-religiosi e successivamente bombardando direttamente quello Stato, ormai martoriato dalle guerre civili precedenti.
Anziché tentare di risolvere la questione, gli USA, all'epoca guidati dal "democratico" Clinton, hanno soffiato sul fuoco. E così hanno fatto tutti quei Paesi europei ad essi alleati, compresa l'Italia guidata allora da Massimo D'Alema, la Gran Bretagna guidata da Blair, la Germania di Schroder. Ovvero Paesi guidati dalla sinistra capitalista e "liberal", da sempre la più avversa al socialismo autentico.
La Jugoslavia, con il suo socialismo autogestionario, era un Paese "non allineato" e, oltre ad aver manenuto sempre ottime relazioni con tutti, si era sempre posto al di fuori delle contese USA-URSS e, proprio per questo, aveva retto meglio di altri al crollo dell'Unione Sovietica.
La morte del Maresciallo Tito e la mancanza di un successore, le successive contese etniche, la rinascita di movimenti neofascisti e i tentativi di destabilizzazione da parte atlantica, non fecero che far scoppiare una serie di guerre fratricide.
Le forze euro-atlantiche, alimentando tali scontri, erano riuscite a sottrarre alla Jugoslavia la Slovenia, la Croazia, la Bosnia e la Macedonia. Sopravvivevano, sovrane, unicamente Serbia e Montenegro, unite nella Repubblica Federale di Jugoslavia. Fu così che la NATO decise di attaccarla militarmente, senza alcuna autorizzazzione dell'ONU, violando impunemente il diritto internazionale.
Il resto è una storia di morte e distruzione. Una storia successivamente rivista, nel 2011, anche nella Libia laica e socialista di Gheddafi, altro Paese "non allineato" e sempre in prima linea contro ogni fondamentalismo tribale e religioso.
A rendere omaggio alle vittime di tale triste evento, a Belgrado, il 24 marzo scorso presso il monumento "Fuoco Eterno" - nel ventesimo anniversario dell'aggressione militare NATO alla Repubblica Federale di Jugoslavia - si sono riuniti cittadini comuni, oltre che 30 delegazioni di partiti comunisti e operai del mondo. Le delegazioni del Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (NKPJ), la Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia (SKOJ), la delegazione del Consiglio Mondiale della Pace (WPC) e quella del Comitato greco per la Distensione e la Pace (EEDYE), hanno peraltro deposto una corona di fiori commemorativa.
Con tale iniziativa i partecipanti hanno voluto così ricordare e condannare quella vergognosa aggressione militare, che ha causato oltre 3000 vittime civili, fra cui centinaia di bambini.
Una aggressione volta a distruggere ogni traccia di socialismo in quei luoghi, successivamente passati sotto le bandiere della NATO e governati da tempo da partiti di destra o estrema destra di stampo liberal-conservatore, graditi all'europeismo in salsa atlantica.
Il NKPJ e la SKOJ, rappresentanti il nuovo corso dei comunisti di Jugoslavia, hanno - nell'ambito di tale commemorazione - chiesto che la Serbia abbandoni ogni relazione con la NATO, che le sue truppe abbandonino il territorio del Kosovo e che siano incriminati tutti i partecipanti e i governanti che hanno partecipato e avallato quella sanguinosa aggressione militare di venti anni fa, di quel tragico 24 marzo 1999.

Luca Bagatin

giovedì 10 marzo 2016

Per un ritorno al socialismo delle origini: né a destra, né a sinistra. Per l'autogoverno e l'autogestione. Articolo di Luca Bagatin

Il termine socialismo è spesso frainteso ed equivocato, specie da coloro i quali pretendono di collocarlo a “sinistra”, ma talvolta anche a “destra” dell'agone politico, allorquando, invece, i socialisti delle origini, primo fra tutti quel Pierre Leroux (1797 - 1871) – ex carbonaro, operaio tipografo e filosofo francese – che ideò il termine ed il concetto di Socialismo, mai si definirono di sinistra.
Va peraltro detto che il socialismo non è comunismo marxista, per quanto nella Prima Internazionale dei Lavoratori si trovarono a dialogare tanto socialisti, quanto marxisti, ma anche anarchici, mazziniani, repubblicani e garibaldini.
Pierre Leroux, ovvero l'ideatore del termine “socialismo”, lungi dal proporre una dottrina economica statalista o, peggio ancora, mercantilista, proponeva una società fondata sull'autogoverno e l'autogestione. Una visione non dissimile da quella degli anarchici Bakunin e Proudhon, oltre che per nulla lontana dalla visione di Giuseppe Mazzini dell'associazionismo repubblicano e operaio fondato sul concetto di “capitale e lavoro nelle stesse mani”.
Concetti tutt'altro che antichi, ma che si sono perduti in nome da una parte del trionfo del capitalismo mercantilista e liberale ad Ovest e dall'altra dal trionfo, ad Est, del capitalismo di Stato ovvero del comunismo stalinista e sovietico.
Una visione, quella socialista delle origini, che filosofi contemporanei quali Jean-Claude Michéa e Alain De Benoist, definiscono tutt'altro che di sinistra. E ciò in quanto il concetto di “sinistra” trae origine dalla Rivoluzione Francese, ovvero da una rivoluzione borghese e illuministico/modernista, fatta dai borghesi e per i borghesi ed ove il popolo, quello che definiremmo proletariato e/o sottoproletariato, fu tenuto ai margini.
E così, infatti, né Pierre Leroux, né Marx, Engels, Proudhon, Bakunin e Mazzini, mai si sono definiti di sinistra e certamente non di destra, ma sempre dalla parte dei lavoratori e degli oppressi.
Su queste basi, infatti, fu fondata la Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864, ovvero il primo tentativo ove ideali ed elaborazioni diverse, ma con un medesimo fine, tentavano di coesistere.
Senza farla troppo lunga e senza passare per la crisi della Prima Internazionale e tutto il Novecento, osserviamo, con Michéa e De Benoist, la forte crisi del socialismo europeo che, da difensore dei lavoratori e dei più deboli è progressivamente diventato il difensore dei borghesi, dei capitalisti e dei banchieri, oltre che delle élite sovranazionali come gli Stati Uniti d'America e le politiche nefaste della Federal Reserve.
Se escludiamo il caso di Bettino Craxi, messo in croce proprio per essersi opposto più volte alle politiche imperialiste e di ingerenza degli USA in Italia, oltre che per aver finanziato movimenti di liberazione nazionale quali l'OLP e per essersi opposto, in Italia, alle privatizzazioni selvagge, abbiamo visto come, dagli Anni '90 in poi, da Blair sino a Hollande, Renzi e Schulz, questi abbiano seguito pedissequamente gli ordini ed il volere degli Stati Uniti d'America, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e delle élite finanziarie a tutto scapito dei loro stessi popoli, oltre che del popolo libico, iracheno e siriano, barbaramente bombardati in nome di guerre di presunta esportazione della democrazia.
Non possono costoro, questi “liberal”, ovvero questi “fighetti di sinistra”, dirsi eredi del socialismo. Costoro sono infatti conseguenti alla loro estrazione sociale, ovvero alla borghesia progressista e modernista e dunque servi delle politiche keynesiane, stataliste e da sempre in favore della media borghesia e non dei meno abbienti. Costoro, ovvero i vari Blair (che, come abbiamo scritto altre volte, andrebbe incriminato per crimini contro l'umanità, assieme a Bush e Obama, per la sua barbarica politica estera), Hollande, Strauss-Kahn e compagnia, sono infatti dalla parte del trionfo del capitalismo assoluto.
Il socialismo autentico e delle origini, che per moltissimi versi fu seguito da statisti del calibro di Bettino Craxi, Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Gamal Abdel Nasser, Mu'Ammar Gheddafi, Bashar-Al-Assad e da tempo da pressoché tutti i leader dell'America Latina degli ultimi quindici anni da Evo Morales a José Mujica, è di fatto anticapitalismo e politica della derescita. Visione al contempo nazionalista, sovranista, libertaria e spiritual-sentimentale della società. Una visione di società o, meglio, di civiltà, che punti e guardi all'autogestione, al dono (come insegnò l'antropologo socialista Marcel Mauss) ed alla condivisione e che, nell'insegnamento di Serge Latouche, liberi la società occidentale dalla dimensione economicista, classista e capitalista.
Solo su queste basi può essere rifondato il socialismo. Una prospettiva che, nell'ambito del mio pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreelberta.blogspot.it), mi piace definire di “estremo centro”, perché al centro vi è l'essere umano e non ci si può non collocare, in maniera estrema, dalla parte dell'essere umano al quale vanno forniti gli strumenti materiali ed intellettuali per potersi autogestire ed autogovernare in maniera libera ed indipendente. Senza ingerenze straniere.

Luca Bagatin