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martedì 11 marzo 2025

Costruire un mondo più equo, giusto e unito. Lottando contro la destabilizzazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Come era più che prevedibile e come scrivevo l'8 dicembre scorso (https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/12/dopo-la-libia-cade-anche-la-siria-laica.html), la destabilizzazione della Siria laica e socialista, guidata da Bashar al-Assad, rieletto nel 2021 con un'ampia maggioranza, ma detronizzato dagli islamisti nel dicembre scorso, si sta trasformando in una nuova ex Jugoslavia e in una nuova Libia dopo la detronizzazione del laico socialista Mu' Ammar Gheddafi.

Quando il germe del fondamentalismo, accuratamente sostenuto, viene gettato per destabilizzare laicità e socialismo, ecco che avvengono le stragi di civili innocenti. Ecco che crolla la democrazia.

E' il caso degli alawiti in Siria.

Oltre 1.200 i civili alawiti uccisi, fra donne e bambini, da parte delle milizie islamiste. Islamisti creduti “democratici” da una UE che continua a dimostrarsi irresponsabile e priva di ogni leadership seria e credibile.

Una UE che pensa di riarmarsi, ma non ha nemmeno mai avuto una politica comune. E la cui dirigenza le ha sbagliate tutte sotto il profilo della politica estera. E continua a sbagliarle.

Storicamente solo Russia e Cina sono sempre state in prima linea contro il terrorismo destabilizzatore in Siria. E il fondamentalismo religioso lo combattono da anni al loro interno.

Fondamentalismo che dovrebbe essere una priorità arginare, visto anche il rischio del ritorno degli attentati di matrice religiosa in Europa.

Perché, dunque, non cogliere l'occasione offerta dal Presidente Trump e avviare una distensione fra tutti i Paesi del mondo? Perché, anziché spendere danari in armi in UE, in modo peraltro velleitario, non lavorare per rafforzare la NATO e allargarla a Russia, Cina e a quanti più Paesi di buona volontà possibili, su basi paritarie e lavorare, finalmente, per la lotta al terrorismo e alla destabilizzazione globale?

Il vero pericolo, da noi, è il fondamentalismo, la rinascita dell'antisemitismo, le città sempre meno sicure e preda di violenze e di baby gang.

Altro pericolo è la totale distruzione del settore pubblico, il rischio che le tecnologie legate all'Intelligenza Artificiale vengano utilizzate in modo improprio e da mani sbagliate e una scuola e una sanità sempre più allo sbando. La distruzione della sanità, peraltro, sta mettendo seriamente a rischio vite umane.

I dirigenti dell'UE hanno mai pensato a un piano in questo senso?

Occorre un tavolo di confronto, il più ampio possibile, a livello globale, che ponga al centro queste priorità. Perché la Storia dovrebbe insegnare e non essere terreno di scontro fra opposte tifoserie, senza arte né parte.

Non dunque né riarmi unilaterali, come vorrebbe la dirigenza UE, né dazi, né uscite dalla NATO, come vorrebbe Trump.

Molto interessante osservare come, ad oggi, solo la Repubblica Popolare Cinese continui a lavorare per la stabilità e armonia globale.

Come ha ricordato recentemente un importante analista geopolitico quale è il prof. Giancarlo Elia Valori (https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/22590-alcune-note-sugli-sviluppi-della-politica-estera-della-repubblica-popolare-cinese.html): “Il mondo odierno è pieno di cambiamenti e caos, e la certezza sta diventando una risorsa sempre più scarsa a livello globale. Le scelte fatte dai Paesi, in particolare dalle grandi potenze, determineranno la direzione dei tempi e influenzeranno l’assetto mondiale. La diplomazia cinese resterà fermamente dalla parte del progresso umano e darà un contributo alla stabilizzazione di un mondo incerto”

Stabilizzazione del mondo. Nuovo ordine internazionale multipolare. Mondo più equo e giusto. Queste dovrebbero essere le parole d'ordine e di buonsenso, oggi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 28 maggio 2021

Siria. Alle presidenziali stravince Assad. Articolo di Luca Bagatin

Stravince le elezioni del 26 maggio il Presidente siriano Bashar al-Assad, sostenuto dalla coalizione socialista Fronte Nazionale Progressista, comprendente, fra gli altri, il partito Ba'at (Partito del Risorgimento Arabo e Socialista) e il Partito Comunista Siriano, con il 95,1% dei voti (13.540.860 di voti).

Al secondo posto il candidato dell'Unione Socialista Democratica Araba, l'avvocato Mahmoud Ahmad Marei, con il 3,3% (470.276 voti) e al terzo posto l'ex Ministro Abdullah Sallum del Partito Socialista Unionista, con 1,5%.

L'affluenza è stata del 76,6%.

Il Presidente Assad guiderà il Paese per altri sette anni, ovvero sino al 2028.

Alle accuse di “elezioni farsa”, mosse da USA, Gran Bretagna e UE, il Presidente Assad – riaffermando sovranità e indipendenza - ha risposto ricordando come la maggioranza di quei Paesi abbia un passato coloniale con il quale non ha mai fatto i conti.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 14 ottobre 2016

Viaggio nella Siria che resiste. Articolo di Luca Bagatin

La Siria di Bashar Al Assad, checché ne dicano taluni media occidentali, è l'ultimo avamposto di laicità e socialismo arabo in Medioriente. Ovvero è l'ultimo avamposto contro il terrorismo ed il fondamentalismo islamico.
La Siria di Bashar Al Assad va dunque difesa, perché la libertà dell'Occidente, oggi, si combatte sotto le mura di Damasco e di Aleppo: dalla parte delle milizie siriane, dalla parte dei curdi del Rojava, dalla parte dei russi. Dalla parte della Siria che resiste e che vuole rimanere uno Stato sovrano e non essere spazzata via e smembrata, come accaduto alla Libia di Mu'Ammar Gheddafi, martoriata dalle truppe anglo-franco-statunitensi ed oggi preda dell'Isis, sdoganato – come in Siria – proprio da quell'Occidente pseudo-democratico che dal 2011 si è schierato con i ribelli antigovernativi e con i terroristi di Al Nusra contro il governo legittimo di Assad e che solo oggi si rende conto del pericolo di Daesh, l'autoproclamatosi Stato Islamico dell'Isis.
Di questo ed altro parla l'agile e ottimo saggio del giovane giornalista Sebastiano Caputo, il quale ha visitato la Siria - nel settembre del 2015 e nell'aprile del 2016 – riportandone la situazione dalle colonne de “Il Giornale”.
Il suo saggio, “Alle porte di Damasco – viaggio nella Siria che resiste” (Edizioni Circolo Proudhon), è infatti il reportage di quei viaggi. E' il racconto della Siria baahtista e delle sue conquiste civili e sociali prima del conflitto; prima delle sedicenti “primavere arabe”; prima degli embarghi occidentali; prima dei bombardamenti voluti da Francia e Stati Uniti contro il legittimo governo di Assad ed il suo popolo. Prima dell'avvento dell'Isis.
La Siria è sempre stato un centro e crocevia di spiritualità cristiana ed islamica, oltre che alawita e drusa e, dall'avvento al potere del Partito Baath, anche di laicità dello Stato.
Nel saggio di Caputo sono raccontate, peraltro, le origini dello stesso Partito Baaht – ovvero il Partito del Risorgimento Arabo Socialista - fondato da due insegnanti, rispettivamente di religione cristiana ed islamica, ovvero Michel Aflaq (1910 – 1989) e Salah Al Bitar 1912 – 1980).
Studenti dell'Università della Sorbona a Parigi, Aflaq e Al Bitar, nella costituzione del Partito Baaht si ispirarono sia alle opere del nostro Giuseppe Mazzini che di Karl Marx, oltre che di Friedrich Nietzsche. Un partito, dunque, dalle solide fondamenta risorgimentali, laiche, nazionali e socialiste non materialiste, bensì panarabe e che ispirerà per molti versi, tanto l'egiziano Nasser che il libico Gheddafi, i quali saranno successivamente, nel mondo arabo, i propugnatori di quello che viene definito Socialismo Arabo: laico e rispettoso della spiritualità, nazionale ed autogestionario.
Il baahtismo si diffonderà dunque in Siria ed il Iraq e riuscirà a prendere il potere negli Anni '60 attraverso un colpo di stato militare contro il regime ed in Siria si affretterà dunque a nazionalizzare le banche, le aziende commerciali ed industriali e ad applicare la riforma agraria.
Nel 1971 i militari baahtisti affidarono il governo ad Hafez Al Assad, il quale stabilizzò il Paese e contibuì a laicizzarlo. Hafez Al Assad morirà nel 2000 e, essendo deceduto il suo primogenito, affiderà il governo al suo secondo figlio Bashar, allora studente di medicina e avviato alla carriera di oculista.
L'avvento al governo di Bashar Al Assad segnerà l'inizio della riconciliazione con tutte le minoranze, le correnti religiose e le classi sociali e la trasformazione della Siria in una democrazia elettorale, al punto che oggi – checché se ne dica – vi sono numerosi partiti politici ed un parlamento libero con tanto di opposizione. Si noti peraltro che, in appendice al saggio di Sebastiano Caputo, vi è un'intervista dello stesso ad una dei appresentanti dell'opposizione, ovvero alla siriana cristiana Maria Saadeh la quale si indigna particolarmente quando apprende che i media occidentali definiscono il suo Paese una dittatura e ritiene che debbano essere i siriani ed unicamente i siriani gli artefici del loro destino e i detentori della loro sovranità e non già interventi esterni stranieri.
Come spiegato da Caputo nel suo saggio, fu con l'avvento della Presidenza di George W. Bush che, nel 2004, il governo di Bashar Al Assad, iniziò a diventare sgradito alle cancellerie occidentali che pur precedentemente l'avevano accolto come un portatore di concordia e di pace e che iniziarono – su pressione degli USA - ad accusarlo di fomentare il terrorismo e di detenere armi chimiche. Accuse, peraltro, da tempo smentite e fondate unicamente sulla malafede (come per quanto concerne le presunte armi di distruzione di massa detenute dall'Iraq), ma che costarono alla Siria il totale isolamento da parte della comunità internazionale, con l'eccezione della Russia, sua storica alleata sin dai tempi della Guerra Fredda.
Sebastiano Caputo passa successivamente ad analizzare la nascita del fenomeno Isis, che oggi si finanzia principalmente con il contrabbando di beni archeologici dei siti che conquista ed attraverso la vendita di petrolio, identificandola nel Wahabismo, corrente fondamentalista dell'Islam fondata nel XVIII secolo e sviluppatasi in seno alla comunità sunnita. Si noti bene, come ricorda il saggio di Caputo, peraltro, come i Paesi sunniti – noti per il loro fondamentalismo – siano i migliori alleati degli Stati Uniti d'America sin dal 1945: Arabia Saudita, Turchia e Quatar in primis. Paesi che, è ricordato nel saggio stesso – pensiamo all'Arabia Saudita – hanno sempre scaricato i profughi provenienti dalla Siria in virtù delle loro severissime leggi sull'immigrazione (sic !).
Il saggio di Caputo è inoltre una denuncia delle sedicenti “primavere arabe” - sostenutissime acriticamente dal filosofo francese Bernard Henri Levy - che in Siria (come in Libia) hanno portato in piazza unicamente i sostenitori del fondamentalismo e dei suoi fiancheggiatori allo scopo di abbattere il laico governo di Assad.
Fu solo dopo i tragici attentati di Parigi che l'Occidente inizierà a comprendere che il vero nemico non era certo la Siria di Assad, ma i suoi detrattori terroristi e fondamentalisti. E ciò al punto che – lo ricorda lo stesso Caputo – i quattro leader del centrodestra francese (Sarkozy in testa, ovvero il maggior responsabile della caduta del governo libico di Gheddafi...sic !), si appresteranno ad incontrare Vladimir Putin a Mosca e ad avviare un dialogo con il governo di Assad.
Ecco dunque che solo oggi il quadro appare più chiaro ed appare chi sono i responsabili di uno fra i più terribili eventi dell'ultimo secolo e delle tensioni vissute direttamente dal popolo siriano, ma anche da quello europeo, sempre a rischio di possibili attentati.
Ed ecco che il saggio di Sebastiano Caputo è lì a mettere un po' d'ordine fra molta, troppa disinformazione e deformazione mediatica. E peraltro ci racconta anche di una bellissima iniziativa, sconosciuta ai più ed osteggiata dall'Eliseo, ovvero l'iniziativa “SOS Chrétiens d'Orient”, costituita da giovani volontari francesi cristiani che, dal 2013, porta aiuti umanitari e soccorsi alla popolazione siriana. Un'organizzazione che è peraltro presente anche in Giordania, Egitto, Iraq e Libano.
Ecco dunque il viaggio nella Siria che resiste e che tutti gli spiriti liberi, autentitamente e non falsamente democratici, dovrebbero sostenere. Perché ne va della libertà di tutti i popoli laici e sovrani e di tutti noi.

Luca Bagatin

giovedì 10 marzo 2016

Per un ritorno al socialismo delle origini: né a destra, né a sinistra. Per l'autogoverno e l'autogestione. Articolo di Luca Bagatin

Il termine socialismo è spesso frainteso ed equivocato, specie da coloro i quali pretendono di collocarlo a “sinistra”, ma talvolta anche a “destra” dell'agone politico, allorquando, invece, i socialisti delle origini, primo fra tutti quel Pierre Leroux (1797 - 1871) – ex carbonaro, operaio tipografo e filosofo francese – che ideò il termine ed il concetto di Socialismo, mai si definirono di sinistra.
Va peraltro detto che il socialismo non è comunismo marxista, per quanto nella Prima Internazionale dei Lavoratori si trovarono a dialogare tanto socialisti, quanto marxisti, ma anche anarchici, mazziniani, repubblicani e garibaldini.
Pierre Leroux, ovvero l'ideatore del termine “socialismo”, lungi dal proporre una dottrina economica statalista o, peggio ancora, mercantilista, proponeva una società fondata sull'autogoverno e l'autogestione. Una visione non dissimile da quella degli anarchici Bakunin e Proudhon, oltre che per nulla lontana dalla visione di Giuseppe Mazzini dell'associazionismo repubblicano e operaio fondato sul concetto di “capitale e lavoro nelle stesse mani”.
Concetti tutt'altro che antichi, ma che si sono perduti in nome da una parte del trionfo del capitalismo mercantilista e liberale ad Ovest e dall'altra dal trionfo, ad Est, del capitalismo di Stato ovvero del comunismo stalinista e sovietico.
Una visione, quella socialista delle origini, che filosofi contemporanei quali Jean-Claude Michéa e Alain De Benoist, definiscono tutt'altro che di sinistra. E ciò in quanto il concetto di “sinistra” trae origine dalla Rivoluzione Francese, ovvero da una rivoluzione borghese e illuministico/modernista, fatta dai borghesi e per i borghesi ed ove il popolo, quello che definiremmo proletariato e/o sottoproletariato, fu tenuto ai margini.
E così, infatti, né Pierre Leroux, né Marx, Engels, Proudhon, Bakunin e Mazzini, mai si sono definiti di sinistra e certamente non di destra, ma sempre dalla parte dei lavoratori e degli oppressi.
Su queste basi, infatti, fu fondata la Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864, ovvero il primo tentativo ove ideali ed elaborazioni diverse, ma con un medesimo fine, tentavano di coesistere.
Senza farla troppo lunga e senza passare per la crisi della Prima Internazionale e tutto il Novecento, osserviamo, con Michéa e De Benoist, la forte crisi del socialismo europeo che, da difensore dei lavoratori e dei più deboli è progressivamente diventato il difensore dei borghesi, dei capitalisti e dei banchieri, oltre che delle élite sovranazionali come gli Stati Uniti d'America e le politiche nefaste della Federal Reserve.
Se escludiamo il caso di Bettino Craxi, messo in croce proprio per essersi opposto più volte alle politiche imperialiste e di ingerenza degli USA in Italia, oltre che per aver finanziato movimenti di liberazione nazionale quali l'OLP e per essersi opposto, in Italia, alle privatizzazioni selvagge, abbiamo visto come, dagli Anni '90 in poi, da Blair sino a Hollande, Renzi e Schulz, questi abbiano seguito pedissequamente gli ordini ed il volere degli Stati Uniti d'America, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e delle élite finanziarie a tutto scapito dei loro stessi popoli, oltre che del popolo libico, iracheno e siriano, barbaramente bombardati in nome di guerre di presunta esportazione della democrazia.
Non possono costoro, questi “liberal”, ovvero questi “fighetti di sinistra”, dirsi eredi del socialismo. Costoro sono infatti conseguenti alla loro estrazione sociale, ovvero alla borghesia progressista e modernista e dunque servi delle politiche keynesiane, stataliste e da sempre in favore della media borghesia e non dei meno abbienti. Costoro, ovvero i vari Blair (che, come abbiamo scritto altre volte, andrebbe incriminato per crimini contro l'umanità, assieme a Bush e Obama, per la sua barbarica politica estera), Hollande, Strauss-Kahn e compagnia, sono infatti dalla parte del trionfo del capitalismo assoluto.
Il socialismo autentico e delle origini, che per moltissimi versi fu seguito da statisti del calibro di Bettino Craxi, Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Gamal Abdel Nasser, Mu'Ammar Gheddafi, Bashar-Al-Assad e da tempo da pressoché tutti i leader dell'America Latina degli ultimi quindici anni da Evo Morales a José Mujica, è di fatto anticapitalismo e politica della derescita. Visione al contempo nazionalista, sovranista, libertaria e spiritual-sentimentale della società. Una visione di società o, meglio, di civiltà, che punti e guardi all'autogestione, al dono (come insegnò l'antropologo socialista Marcel Mauss) ed alla condivisione e che, nell'insegnamento di Serge Latouche, liberi la società occidentale dalla dimensione economicista, classista e capitalista.
Solo su queste basi può essere rifondato il socialismo. Una prospettiva che, nell'ambito del mio pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreelberta.blogspot.it), mi piace definire di “estremo centro”, perché al centro vi è l'essere umano e non ci si può non collocare, in maniera estrema, dalla parte dell'essere umano al quale vanno forniti gli strumenti materiali ed intellettuali per potersi autogestire ed autogovernare in maniera libera ed indipendente. Senza ingerenze straniere.

Luca Bagatin