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sabato 25 luglio 2020

Adriano Celentano Presidente della Repubblica (la nostra proposta - d'Amore e Libertà - per un artista che, da almeno 40 anni, ha capito tutto)



Il MUTO di Adriano Celentano

Se non vuoi che fra di noi
Succeda
una spaccatura
di dimensioni internazionali
NEXTIGORL IUON THE DRAISEN
che significa smettila
di incaponirti
nel volere acquistar
senza soldi
ciò che non puoi
I debiti uccidono
Eccome
Diffida di chi ti vuole vendere
specie quando dicono:
non importa se ora non paghi
basta mettere una firma
sul mutuo
e diventerai un bel padrone del nulla
Aiai lo stress
ci consumerà
ma così non va
ci dobbiamo fermar…
soltanto così
l’Italia si salverà
serve solo un po’ di coraggio
per davvero ricominciare

ONDSTEN
e ridare un volto alle città,
GEI GEIS FORMAN LAV
quartieri e piccoli artigiani
GESCO UAN MI
su per gli antichi selciati
GESCO UAN MI
dove l’arte e la cultura
GESCO UAN MI
affondan le loro radici
GEI GEIS FORMAN LAV
e… se abbiam le scarpe bucate
ONDSTEN
ce li aggiustan per pochi danari

Risorgeranno i calzolai
per ricostruire l’incanto violato
dai condoni edilizi
E i carpentieri che
con animo artistico
riscoprono la bellezza,
il seme di ogni forma di vita
lontani da quei loculi quadrati di cemento
La solitudine dell’uomo
vive
vive nel marcio
di quelle bustarelle comunali
che concepiscono
quartieri già infettati
ma per cambiare un po’ ci costa
risposta
ma per cambiare un po’ ci costa
Fino a quando noi
non ci saremo liberati
ma per cambiare un po’ ci costa
da una globalità
che ama giocare
coi nostri guai
Gli Stati invocano la crescita
ma l’unica via contro lo Spread
IUES
per una sana e angelica
economia:
è la decrescita
GONNEND STIV ENEND DE BASTED
IUES
Senza abbassare lo stipendio
di chi non ci arriva
alla fine del mese
rinunciando a qualcosa
per primi, gli industriali
Se non lo faranno
ONDSTEN
i padroni ricchi falliranno
GEI GEIS FORMAN LAV
è inutile poi andar in Cina
GESCO UAN MI
in cerca di un nuovo profitto
GESCO UAN MI
IUES
E’ solo questione di tempo
GESCO UAN MI
verrà il giorno che pure la Cina si inceppa
GEI GEIS FORMAN LAV
E… dopo la seconda guerra mondiale
GESCO UAN MI
IUES
ci fu il grande Boom economico

ONDSTEN
Le macerie riunirono la gente
GESCO UAN MI
Come in un solo corpo nell’amor patrio
Ma oggi non è poi tanto diverso
GESCO UAN MI
Siamo vittime di un crollo economico mondiale
ONDSTEN
Ma l’unico Boom che ci potrà salvare
è solo il Boom
il Boom della bellezza

Parlato:
E allora l’Italia sarà bella come una volta
senza più nessuno che vuole dividerla…
spaccarla, invocare la secessione…
E la gente sarà felice perché avrà qualcosa da AMARE
qualcosa che è dentro il proprio DNA… la BELLEZZA
La bellezza di un’Italia UNITA, dell’ambiente,
di come sono fatte le case, la bellezza della gente che si incontra nelle PIAZZE,
nei BAR, nei piccoli NEGOZI.
La bellezza delle cose fatte a misura d’uomo dove la corruzione
e la violenza non possono attecchire, perché sarebbero troppo esposte.
Quella bellezza che è dentro di noi, fin dalla nascita,
e che ci tiene saldamente attaccati alla VERITA’,
poiché nasce dalla VERITA’ e non ci permette di fare cose di cui vergognarsi,
perché la bellezza è ovunque: nell’uomo, nelle donne, nei vecchi, nei bambini, nelle PIETRE.
Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo, dopo il famoso Boom economico…
l’hanno mezza massacrata…
Ma noi possiamo ricominciare,
e fare le cose da capo,
perché lei è lì
è lì che ci aspetta
fin dalla notte dei tempi.

Vedi anche: 
 https://amoreeliberta.blogspot.com/2019/06/ha-ragione-adriano-celentano-solo.html

http://amoreeliberta.blogspot.com/2019/01/adrian-solo-lamore-ci-puo-salvare.html 

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/

giovedì 9 luglio 2020

La necessità di porre al centro la Natura e l'ecosistema, sovvertendo l'economia capitalista, sul quarto numero della rivista "sovranista" Il Guastatore

Sono a segnalarvi con entusiasmo l'uscita del quarto numero della rivista cartacea "sovranista" "Il Guastatore", diretta da Clemente Ultimo e coordinata da Luca Lezzi.
Aperta a varie riflessioni politiche e a vari orientamenti, anche contrapposti.
Se il secondo numero ospitava un mio lungo articolo storico sui cento anni di NazionalBolscevismo, da Ernest Niekisch sino a Eduard Limonov e il terzo numero ha ospitato un mio pezzo su Jean Thiriart e l'Impero Euro-Sovietico, in questo quarto numero - dedicato peraltro all'ambiente - vi è un mio pezzo sulla necessità di una decrescita economica che porti al centro la Natura e l'ecosistema, sovvertendo l'economia capitalista.
Nell'augurare buona lettura ai lettori che vorranno acquistarla o abbonarsi, non posso che segnalare a tutti il sito web della rivista, che è il seguente: https://ilguastatore.edizionireazione.it e la sua pagina facebook: https://www.facebook.com/rivistailguastatore/

giovedì 6 ottobre 2016

Socialismo del XXI secolo, decrescita economica, amore e libertà


 



Il Socialismo del XXI secolo non è né di destra né di sinistra.
Non è di destra perché non rappresenta né i ricchi, né i nazionalisti xenofobi.
Non è di sinistra perché non rappresenta affatto la classe borghese media, progressista e produttivista.
Il Socialismo del XXI secolo rappresenta unicamente il popolo che, per emanciparsi, deve essere in grado di auto-rappresentarsi e di auto-gestirsi. Senza alcuna intermedizione di sorta (Stati, chiese, partiti, politici, economisti...).
Vivendo di e con lo stretto necessario per condurre un'esistenza in armonia con i suoi simili e la Natura che lo circonda.

(Luca Bagatin)

Per un ritorno al socialismo delle origini: né a destra, né a sinistra. Per l'autogoverno e l'autogestione. 

Articolo di Luca Bagatin

martedì 19 luglio 2016

La Turchia e l'Occidente liberaldemocratico. Articolo di Luca Bagatin

L'Occidente cosiddetto liberaldemocratico, ovvero che parla molto di libertà e la propaganda, spesso persino imponendone i modelli consumistici (privi di qualsivoglia libertà) agli altri, non conosce, invero, la libertà.
In Turchia c'è chi parteggia o ha parteggiato per i militari golpisti, senza conoscerli. Personalmente preferisco sospendere il giudizio. Ricordo ancora quando un manipolo di camionisti turchi aggredì noi verdi e radicali, nel 1999, al porto di Trieste, allorquando manifestavamo in modo nonviolento contro la pena di morte in Turchia e fra noi c'era un giovane ragazzo curdo. Fummo aggrediti in territorio italiano e solo l'intervento dei militari della Guardia di Finanza evitò il peggio.
Parliamo della Turchia membro della NATO e che vuole entrare a tutti i costi nell'Unione Europea ! Una Turchia che, ancora oggi, vilipende il popolo curdo e non ammette il genocidio degli armeni. E non ammettono queste cose nemmeno i cosiddetti turchi “laici”.
A questo bisognerebbe pensare. Alla dignità dei popoli curdi e armeni dimenticati dall'Occidente, forse perché non rappresentano – nel mondo – alcuna lobby economica. Ed invece essi vogliono semplicemente vivere in pace ed armonia ed autogestirsi attraverso il confederalismo democratico. Ed in Siria hanno iniziato per primi a combattere contro il terrorismo di Daesh e continuano a farlo.
Viva il popolo armeno e curdo, quindi ! E viva gli indiani d'America ! Viva i popoli liberi e sovrani ovunque essi siano !
Questa la libertà che l'Occidente liberaldemocratico non conosce poiché, come ci ha insegnato l'ex Presidente dell'Uguguay José “Pepe” Mujica e come ricorda l'economista francese Serge Latouche “Una società felice consuma poco; per indurre a consumare bisogna creare insoddisfazione”.
L'Occidente liberaldemocratico si fonda sul consumismo e, dunque, sull'insoddisfazione (umana, spirituale, sociale, sessuale...) e dunque non è felice e spesso ha creato l'infelicità di altri, esportando la sua personalissima idea di libertà e democrazia, ovvero colonizzando, sfruttando e depredando.
La democrazia è altro: è governo diretto delle persone, non già delle lobby, delle élite, dei politici o del danaro.
La libertà è autogestione e compartecipazione.
La democrazia e la libertà sono l'esatto opposto della violenza, dello sfruttamento e della prevaricazione.
Sarà il caso di iniziare a rifletterci un po' su.

Luca Bagatin

mercoledì 18 maggio 2016

Elogio del comunitarismo e della Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Amo molto filosofi e pensatori contemporanei del calibro di Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Serge Latouche e di Costanzo Preve, i quali, superato il finto bipolarismo destra-sinistra, hanno saputo, nei loro scritti e discorsi, portare avanti un progetto comunitarista di critica serrata al modello capitalista e neoliberale, ovvero al modello economicista che ha distrutto, assieme all'ambiente, ogni legame sociale e spirituale fra gli esseri umani, mercificando ogni cosa: dai rapporti interpersonali sino alla produzione artistica, musicale e letteraria, trasformando tutto in un unico mercato globale e inglobalizzatore pompato dai media, dalla pubblicità commerciale e dalla politica asservita all'economia ed alla finanza.
Ho di recente terminato di leggere l'“Elogio del comunitarismo” di Costanzo Preve (Controcorrente edizioni) e vi ho trovato spunti ed analisi profondissime. Non è mia intenzione riassumerlo e recensirlo qui, visto che meriterebbe un'ampia e lunga analisi, ma posso quantomeno riportarne alcuni aspetti quali ad esempio una critica al sistema liberaldemocratico che non ha nulla di realmente democratico né garantisce alcuna autentica libertà: semplicemente impone il modello capitalista anglosassone che prevede la delega elettorale ai politicanti ed impone il modello unico capital-liberista in economia, ovvero la mercificazione di cui abbiamo sopra parlato. Un modello universalista che gli Stati che lo adottano (gli USA in primis) pretendono di esportare in ogni dove: violando la sovranità di Stati nazionali che hanno modelli diversi e ciò attraverso ingerenze politico-militari che generano morte e distruzione e conseguente migrazione di esseri umani costretti a fuggire nei nostri lidi “liberaldemocratici” ove troveranno imprese ed un mercato criminale (della droga, della prostituzione ecc...) pronte a sfruttarli generando così un circolo vizioso. Abbiamo infatti gli esempi emblematici dell'Iraq, della Libia e della Siria che, una volta indeboliti e addirittura defenestrati i rispettivi governanti laici, hanno peraltro fatto esplodere il fenomeno del terrorismo fondamentalista islamico peraltro per decenni foraggiato dall'Occidente sotto varie forme.
Una “liberaldemocrazia” fondata – come afferma Preve - “sulla religione universalistica dei Diritti Umani” che “è in realtà un totalitarismo dell'economia gestito da un'oligarchia politica che si legittima mediante referendum periodici che presuppongono la totale impotenza progettuale degli oppositori”.
La dittatura liberaldemocratica, insomma, si presenta nella forma dei mercati, della produttività, della concorrenza, dell'invecchiamento della popolazione (che dovrebbe essere sempre pronta, giovane e scattante pena essere emarginata e/o affidata ad anonime badanti straniere), nell'insostenibilità di sistemi di sicurezza sociale, sanitaria e pensionistica sempre più ridotti all'osso da una austerità di stampo nazifascista ed eugenetico.
Parimenti alla liberaldemocrazia Costanzo Preve, filosofo marxista, critica anche il comunismo novecentesco sovietico (ovvero la negazione del pensiero di Marx), il quale, lungi dall'aver messo in comune fra le genti – in un'ottica, appunto, comunitaria - il sapere, il potere e quindi il reddito ed il consumo, è stato imposto con mezzi politici, economici ed ideologici e quindi ha prodotto, nei fatti, una dittatura totalitaria.
Come uscirne dunque ? Ritrovando un'ottica comunitaria del vivere. Un'ottica libera dalla società commerciale e dei consumi, dalla pubblicità che induce le persone a vestirsi in un certo modo, a pensare in un certo modo, ad acquistare l'ultimo modello di smartphone o di automobile, a considerare gli anziani come esseri inutili e da affidare alle badanti. Un'ottica che ci liberi dall'economia e guardi alla decrescita del Pianeta, all'ecologia, all'economia del dono tipica delle Società Matriarcali e del baratto, a realtà autenticamente democratiche ove i cittadini, in luogo delle elezioni, imparino ad autogestirsi e ad autogestire le imprese in cui decideranno di lavorare.
Un'ottica antiutilitarista e dunque spiritualista, che personalmente, nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.it www.amoreeliberta.altervista.org) mi piace definire Civiltà dell'Amore.
Un'ottica che rispetti tutte le diversità e identità e che sia orgogliosa delle proprie diversità e identità, le cui radici sono antiche e meritano di essere riscoperte e non perdute, come avviene negli Stati Uniti d'America che, non avendo radici proprie (in quanto europee e figlie del melting pot) pretendono di estendere il loro modello anglo-confusionista ed edonista al mondo intero, con le conseguenze che sappiamo.

Luca Bagatin

giovedì 31 marzo 2016

"Amore e Libertà" per il SI al referendum anti-trivelle e per uno sviluppo che nasca dalla natura, dai sentimenti e dalla decrescita economica

Il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” - i cui punti di riferimento telematici sono www.amoreeliberta.altervista.org e www.amoreeliberta.blogspot.it - si schiera per il SI al referendum anti-trivelle indetto per il 17 aprile prossimo.
Anzi, vorremmo andare oltre, in quanto perplessi nella prosecuzione dell'esistenza della stessa industria estrattivista, che andrebbe via via smantellata – in tutte le società civili - al fine di favorire le fonti alternative e la decescita economica.
Riteniamo infatti che il progresso tecnologico sia, nei fatti, all'origine della schiavitù del lavoro e del degrado del pianeta.
Concordi con i principi della decrescita enunciati dall'economista Serge Latouche; con gli studi relativi all'economia del dono portati avanti dall'antropologo Marcel Mauss (1872 – 1950) tipici delle Società/Civiltà Matriarcali; con i principi portati avanti dal filosofo Henry David Thoreau (1817 - 1862) e con gli esempi dello sviluppo sostenibile del “Buen Vivir” che provengono da Ecuador, Uruguay e Bolivia, proponiamo un ritorno alla natura. Vivendo del poco che essa ci possa offrire, tornando alle nostre radici e ritrovando una dimensione sentimentale e comunitaria dell'esistenza.
Unica alternativa all'auto-condanna alla schiavitù, all'egoismo, alle violenze, all'invidia e all'inquinamento atmosferico che l'edonismo crea.

Luca Bagatin
Presidente del pensatoio “Amore e Libertà”

lunedì 14 marzo 2016

"Democrazia, decrescita, identità, comunità, amore e libertà": riflessioni di Luca Bagatin

Ho smesso da tempo di dichiararmi a una donna che mi piace.
E poi sono sempre stato un tipo ermetico. A dispetto delle apparenze.


Chi crede nella democrazia e nella libertà, in questo Paese, non può che essere un sovversivo, ovvero non deve andare a votare né leggere la grande stampa !

In un'altra vita sarei potuto essere un marito perfetto, con accanto una donna bellissima di quelle che mi piacciono tanto.
In questa vita sono destinato a fare lo scrittore, l'ideologo rivoluzionario, il sovversivo, l'autoemarginato, il giornalista undergound non convenzionale (né convenzionato).
Non mi cambierei di una virgola !

Penso che i temi ai quali oggi vada data assoluta priorità, ovvero i nuovi diritti civili e sociali siano: il rispetto delle biodiversità (con il relativo riconoscimento e valorizzazione delle differenze); la decrescita economica ed il conseguente trionfo dell'ecologia sulle macchine e sull'uomo/macchina; la democrazia rappresentativa e partecipativa diretta, in luogo dei partiti e dei politici; la lotta serrata alla globalizzazione, che tende ad omologarci e a renderci schiavi di un pensiero unico economicista e livellatore; la ricerca di un'economia del NON-profitto, ovvero del dono e dello scambio reciproco alla pari.

Non sono mai stato né di destra né di sinistra. Penso di potermi definire, al di là di eretico ed erotico, un socialista libertario, un comunista anarco-comunitarista, un repubblicano mazziniano. Non mi sento figlio dei Lumi né, quindi, della borghesia. Direi che sono piuttosto figlio dei boschi e di Thoreau.

giovedì 10 marzo 2016

Per un ritorno al socialismo delle origini: né a destra, né a sinistra. Per l'autogoverno e l'autogestione. Articolo di Luca Bagatin

Il termine socialismo è spesso frainteso ed equivocato, specie da coloro i quali pretendono di collocarlo a “sinistra”, ma talvolta anche a “destra” dell'agone politico, allorquando, invece, i socialisti delle origini, primo fra tutti quel Pierre Leroux (1797 - 1871) – ex carbonaro, operaio tipografo e filosofo francese – che ideò il termine ed il concetto di Socialismo, mai si definirono di sinistra.
Va peraltro detto che il socialismo non è comunismo marxista, per quanto nella Prima Internazionale dei Lavoratori si trovarono a dialogare tanto socialisti, quanto marxisti, ma anche anarchici, mazziniani, repubblicani e garibaldini.
Pierre Leroux, ovvero l'ideatore del termine “socialismo”, lungi dal proporre una dottrina economica statalista o, peggio ancora, mercantilista, proponeva una società fondata sull'autogoverno e l'autogestione. Una visione non dissimile da quella degli anarchici Bakunin e Proudhon, oltre che per nulla lontana dalla visione di Giuseppe Mazzini dell'associazionismo repubblicano e operaio fondato sul concetto di “capitale e lavoro nelle stesse mani”.
Concetti tutt'altro che antichi, ma che si sono perduti in nome da una parte del trionfo del capitalismo mercantilista e liberale ad Ovest e dall'altra dal trionfo, ad Est, del capitalismo di Stato ovvero del comunismo stalinista e sovietico.
Una visione, quella socialista delle origini, che filosofi contemporanei quali Jean-Claude Michéa e Alain De Benoist, definiscono tutt'altro che di sinistra. E ciò in quanto il concetto di “sinistra” trae origine dalla Rivoluzione Francese, ovvero da una rivoluzione borghese e illuministico/modernista, fatta dai borghesi e per i borghesi ed ove il popolo, quello che definiremmo proletariato e/o sottoproletariato, fu tenuto ai margini.
E così, infatti, né Pierre Leroux, né Marx, Engels, Proudhon, Bakunin e Mazzini, mai si sono definiti di sinistra e certamente non di destra, ma sempre dalla parte dei lavoratori e degli oppressi.
Su queste basi, infatti, fu fondata la Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864, ovvero il primo tentativo ove ideali ed elaborazioni diverse, ma con un medesimo fine, tentavano di coesistere.
Senza farla troppo lunga e senza passare per la crisi della Prima Internazionale e tutto il Novecento, osserviamo, con Michéa e De Benoist, la forte crisi del socialismo europeo che, da difensore dei lavoratori e dei più deboli è progressivamente diventato il difensore dei borghesi, dei capitalisti e dei banchieri, oltre che delle élite sovranazionali come gli Stati Uniti d'America e le politiche nefaste della Federal Reserve.
Se escludiamo il caso di Bettino Craxi, messo in croce proprio per essersi opposto più volte alle politiche imperialiste e di ingerenza degli USA in Italia, oltre che per aver finanziato movimenti di liberazione nazionale quali l'OLP e per essersi opposto, in Italia, alle privatizzazioni selvagge, abbiamo visto come, dagli Anni '90 in poi, da Blair sino a Hollande, Renzi e Schulz, questi abbiano seguito pedissequamente gli ordini ed il volere degli Stati Uniti d'America, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e delle élite finanziarie a tutto scapito dei loro stessi popoli, oltre che del popolo libico, iracheno e siriano, barbaramente bombardati in nome di guerre di presunta esportazione della democrazia.
Non possono costoro, questi “liberal”, ovvero questi “fighetti di sinistra”, dirsi eredi del socialismo. Costoro sono infatti conseguenti alla loro estrazione sociale, ovvero alla borghesia progressista e modernista e dunque servi delle politiche keynesiane, stataliste e da sempre in favore della media borghesia e non dei meno abbienti. Costoro, ovvero i vari Blair (che, come abbiamo scritto altre volte, andrebbe incriminato per crimini contro l'umanità, assieme a Bush e Obama, per la sua barbarica politica estera), Hollande, Strauss-Kahn e compagnia, sono infatti dalla parte del trionfo del capitalismo assoluto.
Il socialismo autentico e delle origini, che per moltissimi versi fu seguito da statisti del calibro di Bettino Craxi, Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Gamal Abdel Nasser, Mu'Ammar Gheddafi, Bashar-Al-Assad e da tempo da pressoché tutti i leader dell'America Latina degli ultimi quindici anni da Evo Morales a José Mujica, è di fatto anticapitalismo e politica della derescita. Visione al contempo nazionalista, sovranista, libertaria e spiritual-sentimentale della società. Una visione di società o, meglio, di civiltà, che punti e guardi all'autogestione, al dono (come insegnò l'antropologo socialista Marcel Mauss) ed alla condivisione e che, nell'insegnamento di Serge Latouche, liberi la società occidentale dalla dimensione economicista, classista e capitalista.
Solo su queste basi può essere rifondato il socialismo. Una prospettiva che, nell'ambito del mio pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreelberta.blogspot.it), mi piace definire di “estremo centro”, perché al centro vi è l'essere umano e non ci si può non collocare, in maniera estrema, dalla parte dell'essere umano al quale vanno forniti gli strumenti materiali ed intellettuali per potersi autogestire ed autogovernare in maniera libera ed indipendente. Senza ingerenze straniere.

Luca Bagatin