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giovedì 9 luglio 2020

La necessità di porre al centro la Natura e l'ecosistema, sovvertendo l'economia capitalista, sul quarto numero della rivista "sovranista" Il Guastatore

Sono a segnalarvi con entusiasmo l'uscita del quarto numero della rivista cartacea "sovranista" "Il Guastatore", diretta da Clemente Ultimo e coordinata da Luca Lezzi.
Aperta a varie riflessioni politiche e a vari orientamenti, anche contrapposti.
Se il secondo numero ospitava un mio lungo articolo storico sui cento anni di NazionalBolscevismo, da Ernest Niekisch sino a Eduard Limonov e il terzo numero ha ospitato un mio pezzo su Jean Thiriart e l'Impero Euro-Sovietico, in questo quarto numero - dedicato peraltro all'ambiente - vi è un mio pezzo sulla necessità di una decrescita economica che porti al centro la Natura e l'ecosistema, sovvertendo l'economia capitalista.
Nell'augurare buona lettura ai lettori che vorranno acquistarla o abbonarsi, non posso che segnalare a tutti il sito web della rivista, che è il seguente: https://ilguastatore.edizionireazione.it e la sua pagina facebook: https://www.facebook.com/rivistailguastatore/

lunedì 25 marzo 2019

Superare il diritto d'autore. Superare ogni sfruttamento economico. Per un'economia del dono. Breve riflessione di Luca Bagatin

L'abolizione del diritto d'autore può essere la base di una economia fondata sulla diffusione della cultura e sul dono.
Una economia fondata sullo scambio reciproco e sul dono - tanto cara ad antropologi quali Marcel Mauss - è l'esatto opposto rispetto allo sfruttamento del lavoro, tipico di una società capitalista, che antepone l'interesse economico rispetto all'opera realizzata dall'essere umano la quale, libera da ogni vincolo economico, è necessaria all'evoluzione della comunità intera. Comunità che è il nucleo principale dell'umanità tutta e che per evolvere in armonia necessiterebbe di cooperazione e di autogestione e non già di competizione, antagonismo, sfruttamento.
L'abolizione del diritto d'autore libera, nella fattispecie, l'opera dell'ingegno da ogni vincolo economicistico e la restituisce alla sua funzione artistica più pura, donandola alla comunità intera, la quale può trarne spirituale e morale beneficio.
Così come un lavoro autogestito e non salariato, ovvero nel quale il lavoratore è proprietario stesso del suo lavoro, in una società fondata sull'economia del dono, potrebbe essere funzionale all'elevazione del lavoratore stesso e della comunità nella quale vive. 

Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 4 agosto 2018

Critica costruttiva al modernismo. Conservazione è rivoluzione: spirituale ed ecologica. Riflessioni brevi della prof.ssa Anne Frémaux tratte dal Journal du MAUSS

Il modernismo sbaglia strada non appena intende far sparire ogni riferimento al passato come segno di un conservatorismo e di un immobilismo liquidati in anticipo come "antimoderni". 
Non ci sarà un progetto progressista (rivolto verso l'avvenire) senza conservazione: conservazione dei processi ecologici di fronte alle politiche di distruzione e appropriazione privata; conservazione dei beni al posto della loro sistematica distruzione mediante il consolidato sistema dello spreco; conservazione di una concezione umanistica della cultura e dell'istruzione di fronte agli attacchi del neoliberalismo; conservazione di attività solidali e di legami sociali di fronte al lavoro di decomposizione capitalista dei rapporti umani. -[...] 
Lo spirito di "tradizione" di cui qui si parla non significa il ritorno a un modo di vita gerarchizzato secondo categorie naturali molto poco difendibili. Si tratta piuttosto di una riabilitazione di pratiche che in passato facevano semplicemente onore al buon senso, prima della colonizzazione delle nostre azioni da parte dello spirito di astrazione, della burocrazia, del produttivismo e dello spirito di competizione. [...] Possiamo perciò sostenere che il conservatorismo è l'unica posizione radicale coerente della nostra epoca o ancora che la conservazione è oggi un atto decisamente rivoluzionario.

Anne Frémaux, Journal du MAUSS
(professore associato in filosofia. Insegna da diversi anni all'Accademia di Grenoble ed è docente all'Università di Pierre Mendès. Con una laurea in filosofia e un diploma in economia aziendale, ha una carriera ricca e inusuale: dopo alcuni anni nel dipartimento marketing di grandi multinazionali ha lasciato il mondo degli affari, decidendo di dedicarsi all'insegnamento della filosofia, concepita come "risveglio delle coscienze". Impegnata nella comunità ambientale di Grenoble, è stata anche portavoce dei Verdi di Grenoble).

Articoli di Anne Frémaux in francese al link: https://www.journaldumauss.net/?_Anne-Fremaux_ 

domenica 11 dicembre 2016

2016: i popoli rifiutano la globalizzazione delle élite e vogliono sovranità e democrazia autentiche. Articolo di Luca Bagatin

Il 2016 che si sta chiudendo ha, politicamente parlando, mostrato chiaramente dove il mondo vuole andare e dove non vuole andare.
I popoli vogliono riappropriarsi di una sovranità perduta; rifiutano la globalizzazione “liberaldemocratica” e la “cinesizzazione” del pianeta, che hanno tolto loro potere d'acquisto, sovranità popolare e dunque autentiche libertà e democrazia; sono aperti all'accoglienza ma sino a che questa non diventa una vera e propria deportazione di esseri umani con conseguente sradicamento sociale e culturale di tutti; pretendono un presente ed un futuro quanto più possibilmente certo, ovvero la sicurezza economica; una casa ove vivere dignitosamente, oltre che cure mediche gratuite ed adeguate.
Tutto ciò, ai commentatori “liberal”, appare come “anacronistico” e viene bollato come un femomeno populista.
Invero, tutto ciò, oltre a non essere affatto anacronistico, è davvero populismo, ma nel senso originario e più positivo del termine. Ricordiamo infatti che il movimento populista nacque in Russia nei primi anni del '900 ed era rappresentativo dei contadini e dei servi della gleba e per molti versi fu l'equivalente del Peoples Party statunitense, sorto alla fine dell'800, rappresentativo delle classi contadine e critico nei confronti del capitalismo. Ovvero politica di popolo e per il popolo.
Un autetico popolo alla ricerca di vera libertà e di vera democrazia, aspetti non garantiti dal capitalismo globalista “liberal” delle élite che, come al solito, fanno il gioco della borghesia e dei ricchi.
Questi sono i segnali che il 2016 ha potuto registrare attraverso almeno quattro eventi politici di una certe rilevanza: il referendum britannico sulla Brexit; la vittoria di Donald Trump alle elezioni statunitensi; la sconfitta alle primarie francesi del globalista Sarkozy e la non ricandidatura alle imminenti elezioni presidenziali francesi dell'altrettanto globalista Hollande, oltre che l'avanzata inesorabile del Front National di Marine Le Pen ed infine la recente vittoria del NO al referendum costituzionale italiano, una vera e prioria forma di dissenso nei confronti delle politiche “liberal-capitaliste” attuate dal governo Renzi.
Il mondo cosiddetto “occidentale” sta forse iniziando a comprendere che l'ondata “liberalizzatoria” iniziata negli Anni '90, non ha prodotto alcuna autentica libertà per i cittadini, ma solo per le classi agiate e talune economie internazionali (vedi quella cinese). Ha impoverito quasi tutti; fatto perdere sovranità nazionale e popolare oltre che monetaria; implementato un immigrazionismo che si traduce in nuovo sfruttamento di manodopera straniera a basso costo e nell'emersione di nuovi mercati clandestini; implementato politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro (vedi Loi Travail francese e Jobs Act italiano); aumentato il rischio di una nuova contrapposizione fra Stati Uniti d'America e Russia, anziché dato luogo ad un comune impegno contro il terrorismo internazionele e così via.
Di fronte a tutto ciò, allorquando i popoli sono stati chiamati a pronunciarsi, hanno chiaramente espresso posizioni sovraniste, isolazioniste in politica estera, autarchiche e anti-globaliste.
Ora, non crediamo affatto che i partiti elettoralistici di matrice cosiddetta “sovranista” presenti sul panorama internazionale e le persone che li rappresentano possano essere la panacea. Diffidiamo assai dei tanti e troppi esagitati, pur osservando con attenzione almeno due fenomeni, ovvero il rinnovamento attuato da Marine Le Pen nel suo partito e le proposte positive dei Podemos spagnoli guidati da Pablo Iglasias
Riteniamo ad ogni modo che una avanzata elettorale del “sovranismo” sia sintomatica delle richieste dei cittadini.
Ed in questo senso rilanciamo l'idea dell'attuazione di una autentica democrazia diretta e dal basso, magari attraverso assemblee popolari alle quali in ogni quartiere, comune, provincia e regione, ciascun cittadino possa partrcipare e discutere/decidere liberamente e, appunto, democraticamente, in luogo di partiti elettoralistici e di “rappresentanze” in nome e per conto dei cittadini stessi. E un'assemblea di estratti a sorte fra tutti i cittadini, a livello nazionale, in luogo dei Parlamenti.
Rilanciamo l'idea di un reddito universale di cittadinanza (necessario in quest'epoca ove il lavoro sarà sempre più una rarità e sostituito dalle macchine) e di tutele universali per tutti i cittadini in luogo delle fantomatiche “tutele crescenti”. Ed il diritto ad una abitazione dignitosa per tutti i cittadini ed alla sanità universale gratuita.
E se non ci sono le risorse le si cerchino, si stampino i danari, si attui finalmente una economia del dono fondata sull'amore fra le genti, come nelle civiltà matriarcali e come illustrato dall'antropologo socialista Marcel Mauss nel suo celebre saggio.
E si investa in decrescita economica e non più in crescita. Si investa nell'ecosistema e nel riutilizzo dei beni. Si smetta di produrre cianfrusaglie e di esportarle solo per alimentare il mercato ed una assurda idea di “crescita illimitata” che si traduce in danno per l'ambiente e per la psiche umana, traducendosi, appunto, in ideologia del lavoro (e suo conseguente sfruttamento) e nella creazione di bisogni superflui indotti (indotti ad esempio dalla pubblicità commerciale) e nella conseguente ricerca di risorse economiche per poterseli acquistare anche attraverso il gioco d'azzardo, piaga moderna di questa società capital-consumista e dunque nè libera nè democratica in quanto non scaturita dall'autentica necessità/richista/volontà della comunità.
Occorre far rivivere il senso ci comunità e di appartenenza: sociale, culturale, civile, anziché seguire e sdoganare modelli di sradicamento sociale, culturale e civile tanto in voga negli ultimi decenni.
Occorre bloccare ogni traffico di armi e cancellare ogni richiesta di pagamento dei debiti dei Paesi del Terzo Mondo, i quali devono invece essere aiutati ad emanciparsi come nelle prospettive avviate dal Presidente del Burkina Faso Thomas Sankara negli Anni '80.
Occorre davvero pensare ad una nuova o forse antica idea di civiltà, quella che mi piace chiamare “Civiltà dell'Amore” e per molti versi resa attuale nell'America Latina del Socialismo del XXI secolo che, non a caso, ha conosciuto meno di altri la crisi economica e sociale ed ha permesso a popoli sfruttati da secoli di emanciparsi.
E' la civiltà che, forse, piacerebbe anche al Papa dei cattolici Francesco e che anche chi cattolico non è può riconoscersi per il solo fatto di essere un essere umano.
E' la civiltà della libertà e della democrazia autentica perché non slegata dalla comunità e dalle persone che la compongono.

Luca Bagatin

martedì 22 novembre 2016

Riflessioni antimaterialiste di Luca Bagatin sulla passione, sull'economia del dono e della decrescita. Per una (possibile) Civiltà dell'Amore

Se tutta l'umanità annientasse e trascendesse il suo ego, l'economia del dono tipica delle società matriarcali e spiegata dall'antropologo Marcel Mauss sarebbe una realtà. E così l'economia della decrescita tanto cara a Serge Latouche.
I materialisti, capitalisti, liberali e marxisti, non sono in grado di comprendere questo.
Personalmente riconosco la superiorità morale del povero sul ricco e ritengo che il ricco debba per forza essere al servizio del povero, sino al punto in cui povertà e ricchezza non esisteranno più e vi sarà - al loro posto - una comunità di eguali e dunque di liberi. Ma ciò sarà possibile solo rigettando le empie ideologie umane, comprendenti anche le religioni monoteiste istituzionalizzate.
Dall'ideologia nasce solo violenza e divisione.
I comunisti post-marxisti e tutta la sinistra in genere, purtroppo, disprezzano la povertà ed infatti, una volta giunti al potere, finiscono per diventare capitalisti e si alleano o diventano esattamente come i liberali. Ce lo insegnò Pier Paolo Pasolini nel suo discorso ai giovani sull'edonismo sessantottino. Lo abbiamo visto in tutto l'Occidente.
La povertà non va combattuta in sé, ma compresa, appresa, vissuta. Personalmente ho imparato tutto dalla povertà.
I ricchi, i borghesi, i polticanti ideologizzati, invece, si fanno grandi attraverso lo sfruttamento dei poveri per accrescere la loro bramosia materiale. Costoro ricercano potere, ricchezza, agi, desideri illimitati. E' per questo che, una sana filosofia della decrescita, rispettosa dell'umanità e della comunità, non può che osteggiare tutto ciò.

Ho da sempre idee di sinistra e valori di destra. Oppure, viceversa, idee di destra e valori di sinistra.
Credo nella giustizia sociale e nella democrazia intesa come "governo di popolo e per il popolo" tanto quanto nell'eroismo, nelle identità e nei doveri verso patria e umanità.
Sono della scuola, in sostanza, di Alain De Benoist, Giuseppe Mazzini, Anita e Giuseppe Garibaldi, Evita e Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Eduard Limonov, Simon Bolivar e molti altri pensatori, condottieri, patrioti.

La passione brucia tutto ciò che trova.
Se sei una persona appassionata rischi di bruciare e di bruciarti.
Per questo devi indirizzare le tue energie in grandi imprese. Senza fermarti mai. E soprattutto senza curarti del successo o dell'insuccesso.

mercoledì 26 ottobre 2016

Democrazia e libertà. Articolo di Luca Bagatin

Alcuni giorni fa è nato un piccolo dibattito con un vecchio amico che conosco dai tempi in cui simpatizzavo per il Partito Radicale, ovvero almeno una ventina di anni fa. Simpatizzavo, ma non vi ho mai aderito, in quanto non ho mai amato i “centralismi democratici” pannelliani, pur avendo sempre ammirato lo spirito libertario e soprattutto creativo e fricchettone dei radicali vecchio stile. Stile che purtuttavia hanno progressivamente abbandonato, aprendosi al pensiero liberal-capital-globalista-economicistico, dimenticando un pezzo importante della loro storia, fatta di critica all'economia di mercato tout court, di autogestione libertaria e socialista, di lotta contro lo sfruttamento e di opposizione alle guerre “occidentali” nei Paesi del Terzo Mondo (proprio di recente, sulla rivista francese “Rébellion”, ho ricordato la battaglia di Marco Pannella a fianco del Presidente del Burkina Faso Thomas Sankara contro lo sterminio per fame http://rebellion-sre.fr/15-octobre-1987-15-octobre-2016-29e-anniversaire-de-disparition-de-thomas-sankara/).
Il dibattito di cui parlo è nato ad ogni modo attorno alla concezione di aspetti quali la “democrazia” e la “libertà”, che per me non hanno alcuna attinenza con le ideologie, men che meno con l'ideologia dal mio amico sostenuta, ovvero quella liberale.
Da buon lettore e ammiratore di Alain De Benoist, debbo con il saggista francese riconoscere che, se per “liberalismo” intendessimo un concetto attinente unicamente alle libertà personali, non ci sarebbe nulla da eccepire. Purtuttavia sappiamo bene che esso ha implicazioni anche ed eminentemente economiche oltre che sociali.
Anni fa incorsi anch'io nell'equivoco di ritenere il liberalismo una forma di liberazione dell'individuo, così come da giovanissimo – quando avevo all'incirca quindici-sedici anni - incorsi nell'errore di credere che il comunismo fosse una forma di emancipazione dell'essere umano.
Con il tempo, lo studio e l'approfondimento ho compreso quanto tanto il comunismo storico novecentesco sia stato foriero di totalitarismo burocratico accentratore (che nulla, peraltro, aveva a che vedere con il pensiero di Marx ed Engels, i quali puntavano ad una società senza classi né Stati), quanto il liberalismo sia e sia stato portatore del totalitarismo dell'egoismo e del consumismo indotto e sfrenato, responsabile dell'attuale globalizzazione capitalista con tutto ciò che ne consegue (povertà diffusa, precarietà, immigrazionismo, insicurezza psicologica e sociale...).
Fu così che ritenni, come oggi ritengo, superati i concetti di Destra e Sinistra, identificando queste due ideologie illuministiche quali portatrici di esigenze anti-popolari, borghesi, economicistiche e, sostanzialmente, non democratiche né portatrici di libertà.
La mia visione, lungi dall'essere definitiva (non ho mai creduto infatti che un sistema o una ideologia possa e debba andare sempre e comunque bene in ogni luogo e in ogni spazio, anzi !), è dunque schiettamente conservatrice dei valori, dei sentimenti e dei doveri degli individui verso loro stessi e verso la loro comunità di appartenenza. Per questo mi sento di abbracciare il socialismo romantico ed autogestionario fondato sulla cooperazione e sull'economia del dono (ovvero il socialismo di Pierre Leroux, di Giuseppe Garibaldi e di Marcel Mauss in primis) ed il mazzinianesimo che, appunto, anteponeva i “doveri” comunitari delle persone ai “diritti” egoistici borghesi e “liberali”. Ritengo dunque che tale visione sia proprio all'origine del pensiero democratico (che nacque nell'Antica Grecia) ove il popolo ha la sovranità e la responsabilità del destino della comunità in cui vive. Viene da sé, dunque, che la libertà nasca dal confronto all'interno della comunità, non già dalla prevaricazione del singolo individuo sugli altri o del singolo gruppo (le famose élites) sugli altri.
La democrazia autentica, dunque, è quella forma che permette a tutti di auto-rappresentarsi, senza deleghe né mediazioni di sorta. E la libertà è una continua ricerca: interiore ed esteriore. Un continuo confronto fra il proprio sé e l'altrui sé.
E' chiaro che ciò presuppone il senso di comunità; la consapevolezza di essere tutti appartenenti ad un'unica grande famiglia; la disponibilità al confronto e al dialogo oltre che una formazione storica, culturale, politica, filosofica, spirituale e antropologica continua e che guardi non già alle sedicenti democrazie capitaliste e “liberali” moderne, bensì alla democrazia ateniese, alle società arcaiche matriarcali e fondate sul dono (e non già sul “diritto” o sul “libero” commercio); ad esempi quali la Comune di Parigi, la Repubblica Romana del 1849 e la libertaria e d'annunziana Repubblica di Fiume, senza dimeticare gli esempi portati avanti dal Socialismo del Secolo XXI in America Latina negli ultimi quindici anni.
Alla fine del dibattito con il mio amico, ad ogni modo, ciascuno è rimasto sulle sue posizioni, ma ci siamo ripromessi di continuare a confrontarci davanti ad un'ottima pizza ed a una birra.
Penso dunque, una volta di più, che la democrazia e la libertà scaturiscano solo dalle diversità e dal rispetto delle stesse (non certo dall'omologazione, dal pensiero unico “politicamente corretto”, dall'indistinzione ideologica tipica della società odierna dei consumi...), dal confronto e da nuove sintesi ideali. Non certo dalle livorose divisioni fini a sé stesse o dagli egoismi.

Luca Bagatin

venerdì 29 aprile 2016

Il Socialismo del XXI secolo. Riflessione di Luca Bagatin

Il Socialismo del XXI secolo non è né di destra né di sinistra.
Non è di destra perché non rappresenta né i ricchi, né i nazionalisti xenofobi.
Non è di sinistra perché non rappresenta affatto la classe borghese media, progressista e produttivista.
Il Socialismo del XXI secolo rappresenta unicamente il popolo che, per emanciparsi, deve essere in grado di auto-rappresentarsi e di auto-gestirsi. Senza alcuna intermedizione di sorta (Stati, chiese, partiti, politici, economisti...).
Vivendo di e con lo stretto necessario per condurre un'esistenza in armonia con i suoi simili e la Natura che lo circonda.

(Luca Bagatin)

Per un ritorno al socialismo delle origini: né a destra, né a sinistra. Per l'autogoverno e l'autogestione. 

Articolo di Luca Bagatin

giovedì 31 marzo 2016

"Amore e Libertà" per il SI al referendum anti-trivelle e per uno sviluppo che nasca dalla natura, dai sentimenti e dalla decrescita economica

Il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” - i cui punti di riferimento telematici sono www.amoreeliberta.altervista.org e www.amoreeliberta.blogspot.it - si schiera per il SI al referendum anti-trivelle indetto per il 17 aprile prossimo.
Anzi, vorremmo andare oltre, in quanto perplessi nella prosecuzione dell'esistenza della stessa industria estrattivista, che andrebbe via via smantellata – in tutte le società civili - al fine di favorire le fonti alternative e la decescita economica.
Riteniamo infatti che il progresso tecnologico sia, nei fatti, all'origine della schiavitù del lavoro e del degrado del pianeta.
Concordi con i principi della decrescita enunciati dall'economista Serge Latouche; con gli studi relativi all'economia del dono portati avanti dall'antropologo Marcel Mauss (1872 – 1950) tipici delle Società/Civiltà Matriarcali; con i principi portati avanti dal filosofo Henry David Thoreau (1817 - 1862) e con gli esempi dello sviluppo sostenibile del “Buen Vivir” che provengono da Ecuador, Uruguay e Bolivia, proponiamo un ritorno alla natura. Vivendo del poco che essa ci possa offrire, tornando alle nostre radici e ritrovando una dimensione sentimentale e comunitaria dell'esistenza.
Unica alternativa all'auto-condanna alla schiavitù, all'egoismo, alle violenze, all'invidia e all'inquinamento atmosferico che l'edonismo crea.

Luca Bagatin
Presidente del pensatoio “Amore e Libertà”