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lunedì 31 agosto 2026

"Ritratti del socialismo", ovvero ritrovare il filo rosso di una idea smarrita. Recensione di Paola Bergamo al saggio di Luca Bagatin

 

Ci sono libri che raccontano una dottrina e libri che cercano di restituirle un’anima.
Ritratti del Socialismo di Luca Bagatin, edito da Mario Pascale appartiene alla seconda categoria.

“Il suo approccio neutrale” – scrive Ananda Craxi, nella prefazione al testo, “ci regala una miccia per accendere il fuoco di una riflessione sana e necessaria verso il pensiero costruttivo”.

Non è una storia sistematica del socialismo, nè pretende di esserlo.
È piuttosto una lunga traversata attraverso uomini, idee, rivoluzioni, sconfitte, eresie e tentativi politici che l’autore riconduce a una domanda ancora irrisolta: che cosa resta del socialismo quando il socialismo cessa di essere soltanto un partito, un apparato o un’ideologia?

La risposta di Bagatin è chiara fin dalle prime pagine: socialismo significa anzitutto giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica. Non una formula consegnata al Novecento, dunque, ma una tensione che si nutre del tempo e va al di là del tempo, permanendo come una bussola inossidabile verso l’emancipazione dell’uomo e delle comunità.

Forse questa è la chiave più interessante dell’intero volume, tanto più pensando alla nostra contemporaneità dove globalizzazione, tecno-turbo capitalismo, privatizzazioni sconsiderate, hanno contribuito a mettere in ginocchio l’Italia complice una politica che ha sacrificato il bene comune per garantirsi privilegi di casta.

Ma, le idee restano: si possono uccidere le persone o silenziarle – tante sono le “damnatio memoriae” ricordate nel libro e applicate sistematicamente a intelligenze politiche ritenute eretiche.
Però le idee immortali sopravvivono ai loro sicari.

Bagatin rompe una delle semplificazioni più radicate nella cultura politica contemporanea: l’identificazione del socialismo con il solo marxismo e, ancor più, con la storia dei partiti novecenteschi.
Il suo socialismo è ampio, “inquieto” e attraversa Mazzini e Garibaldi, Proudhon e Marx, Bakunin, i fratelli Rosselli, Berneri, Craxi, il peronismo, Chávez, fino alle esperienze socialiste extraeuropee, e quindi guarda alla Cina contemporanea che ci costringe a fare i conti con noi stessi perché ci mette innanzi al fatto che non esiste un solo modello possibile di modernizzazione e prosperità: quello liberal-capitalista. Il “socialismo con caratteristiche cinesi” – espressione che Bagatin mutua da Deng Xiaoping dimostra che è possibile coniugare mercato, sviluppo economico, controllo politico, giustizia sociale, apertura internazionale, difesa della sovranità nazionale, cooperazione internazionale, non ingerenza e multilateralismo nel multipolarismo.

Ne nasce una raccolta del pensiero sociale, una sorta di atlante delle sfumature e delle “eresie” socialiste.

Ed è precisamente qui che il libro diventa anche più interessante, perché costringe il lettore ad abbandonare categorie troppo comode.
Bagatin recupera figure dimenticate, oppure imprigionate dalla storiografia dentro definizioni incapaci di restituirne la complessità.
Nel suo racconto il socialismo non coincide necessariamente con l’internazionalismo che dissolve la nazione; al contrario, può incontrare il patriottismo. Non coincide con lo statalismo; può incontrare l’autogestione e il cooperativismo. Non coincide necessariamente con il materialismo; può incontrare una concezione spirituale dell’uomo e della comunità.

Il libro incontra una figura per me inevitabilmente particolare: Mario Bergamo, mio Nonno.

Bagatin ha il merito di riportarlo dentro la storia delle correnti sociali e repubblicane del Novecento, ricordandone la battaglia antifascista, la corrente da lui fondata “Repubblica Sociale” che si imposenel Partito Repubblicano Italiano, il progetto di unificazione delle forze repubblicane e socialiste e soprattutto quella singolare elaborazione che Mario Bergamo chiamò Nazionalcomunismo.

Bagatin ha ragione nel definire Mario Bergamo il “Mazziniano Nazionalcomunista” e su questo punto, tuttavia, è d’obbligo una precisazione storica e filosofica. Il Nazionalcomunismo di Mario Bergamo non va ricondotto al Nazionalbolscevismo. Possono esistere consonanze legate al tempo e alle questioni sociali del ‘900: la critica dell’ordine liberal-borghese, la centralità della sovranità nazionale, la ricerca di una sintesi capace di oltrepassare le categorie politiche consolidate. Ma la matrice di Mario Bergamo non è il Bolscevismo, non c’è identità genealogica.
Il “nazionale” di Mario Bergamo riassume i valori ideali e il “comunista” i valori sociali positivi. Il termine “comunismo” di Mario Bergamo non equivale a una adesione al comunismo di matrice marxista-leninista, è piuttosto appropriazione della questione sociale in chiave mazziniana repubblicana.

Mario Bergamo però si esprime compiutamente sul bolscevismo e dice “Il Bolscevismo è una sintesi, il Fascismo è l’aspetto del tentativo di una sintesi” ma per mio Nonno era necessaria una nuova sintesi tra “il politico e il sociale” e cioè tra Fascismo e Bolscevismo. Le questioni sociali non possono venir compresse dalle questioni politiche nè essere subordinate alle questioni economiche.
Mario Bergamo riconosce però la valenza storica del Bolscevismo e lo supera con una sintesi social repubblicana mazziniana, peraltro ancora attuale e di grande potenza quando invita a : “Occidentalizzare il comunismo!”
La “forma” russa è storica, effimera (!)
cioè destinata a non durare, – e fu quindi anche profetico- mentre  […] Occidentalizzare  è un invito alla tutela della libertà individuale e senso critico”.
E ancora “Non si rinasce all’idea universale che attraverso l’idea nazionale”
“Nazionalismo di civiltà, non di razza”.

( Ref. Stralci da L’Italia che resta)


Il Repubblicanesimo Sociale di Mario Bergamo radica perciò in Giuseppe Mazzini, dall’idea cooperativa e autogestionaria, dal Risorgimento democratico, dalla centralità del popolo come comunità politica e morale e dalla convinzione che emancipazione nazionale ed emancipazione sociale siano inseparabili.

Del bolscevismo poteva interessargli la rottura dell’ordine economico oligarchico, l’irruzione delle masse nella storia, la critica radicale al dominio del capitale e la capacità della rivoluzione di trasformare la questione sociale in questione politica. Ma ciò non faceva di lui un bolscevico: il suo orizzonte rimase repubblicano, mazziniano, socialista.
Nazione e socialità, dunque.
Patria e internazionalismo.
Libertà politica e giustizia economica.
Giustizia Sociale e Laicismo Integrale. Non la subordinazione dell’una all’altra, ma il tentativo di comporle.

In questo senso il Nazionalcomunismo bergamino è una grande sintesi storica: il tentativo, audace, di ricomporre ciò che il Novecento aveva progressivamente separato. La questione nazionale dalla questione sociale; la Repubblica dal socialismo; l’individuo dalla comunità; l’indipendenza dei popoli dalla solidarietà internazionale.

Questa mia precisazione non diminuisce il valore di Ritratti del Socialismo.
Al contrario, ne dimostra la capacità di provocare discussione e ringrazio l’autore perché non consegna al lettore un “catechismo”. Consegna delle tesi.

E la sua tesi più provocatoria è che il socialismo sia stato tradito in Europa non perché sconfitto definitivamente dalla storia, ma perché progressivamente abbandonato proprio da una parte consistente di coloro che continuarono e continuano a chiamarsi socialisti o di sinistra.

Il libro allora diventa inevitabilmente politico.

La critica dell’autore investe il progressivo arretramento dello Stato sociale, le privatizzazioni, la precarizzazione del lavoro, la subordinazione della politica all’economia finanziaria e quella globalizzazione nella quale la libertà del capitale ha finito spesso per essere assai più tutelata della libertà degli uomini.

Il merito di Bagatin consiste nell’obbligarci a tornare sulla domanda fondamentale: ma oggi chi governa chi?

È la politica democratica a governare l’economia oppure è il mercato a determinare progressivamente lo spazio del possibile entro il quale la politica è autorizzata a muoversi?

È una domanda antica e tragicamente contemporanea visto come vanno le cose.

Ed è forse qui che i tanti ritratti raccolti nel volume smettono di essere soltanto storia. Garibaldi, Mazzini, Berneri, i Rosselli, Craxi, Mario Bergamo, Perón, Chávez e gli altri protagonisti non vengono convocati semplicemente per ricordare ciò che furono, ma per interrogare ciò che siamo diventati.

Bagatin ha il merito di porre una domanda che attraversa l’intero volume: può esistere una democrazia sostanziale quando la diseguaglianza economica diventa diseguaglianza di potere?

È questa, in fondo, la questione socialista.
Non il colore di una bandiera. Non la nostalgia di un regime. Non l’archeologia delle ideologie novecentesche.
La domanda, molto più radicale, sul rapporto fra libertà e giustizia.

Perché una libertà senza giustizia rischia di diventare privilegio; una giustizia senza libertà può trasformarsi in oppressione. Fra questi due abissi si è consumata gran parte della storia del Novecento.

Il senso più profondo di Ritratti del Socialismo sta nel ricordarci che quella ricerca non è conclusa.

Il socialismo che attraversa queste pagine non è allora un mausoleo nel quale custodire le spoglie di un’idea sconfitta. È una domanda ancora aperta.

E le domande, a differenza delle ideologie, non muoiono finché la Storia continua a produrre le ragioni per formularle.

Paola Bergamo

https://www.centrostudimb2.eu/2026/08/30/ritratti-del-socialismo-ovvero-ritorvare-il-filo-rosso-di-una-idea-smarrita/ 

lunedì 20 ottobre 2025

Il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro risponde per le rime a Donald Trump e ai suoi tentativi di destabilizzazione dell'America Latina socialista. Articolo di Luca Bagatin

 

I tentativi di destabilizzazione, da parte del governo USA, dei Paesi sovrani e socialisti, in America Latina, quali quello del Venezuela e della Colombia, sembrano non avere fine.

Alle ingiuste e pretestuose accuse di Trump rivolte al Presidente socialista colombiano, Gustavo Petro, di essere “leader del narcotraffico”, quest'ultimo ha risposto con fermezza.

Petro gli ha chiesto, innanzitutto, di rendere conto della morte di Alejandro Carranza, pescatore di Santa Marta, avvenuta attraverso un attacco USA alla sua imbarcazione.

“La barca del pescatore di Santa Marta non apparteneva all'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale); apparteneva a una famiglia umile che amava il mare, ed era lì che si procurava il cibo”. Rivolgendosi a Trump, il Presidente Petro ha insistito, chiedendogli: “Cosa dici a quella famiglia? Spiegami perché hai contribuito ad assassinare un umile pescatore di Santa Marta, la terra dove morì Bolívar e che dicono sia il cuore del mondo”. “Cosa dici alla famiglia del pescatore Alejandro Carranza ? Era un umile essere umano”.

Il Presidente Gustavo Petro ha proseguito, anche con un toccante post su Facebook, affermando: “Signor Trump, la Colombia non è mai stata scortese con gli Stati Uniti; al contrario, ne ha amato profondamente la cultura.
Ma lei è scortese e ignorante nei confronti della Colombia. Legga, come ha fatto il suo incaricato d'affari in Colombia, “Cent'anni di solitudine”, e le assicuro che imparerà qualcosa dalla solitudine.
Io non faccio affari, come lei. Sono un socialista. Credo negli aiuti e nel bene comune, e nei beni comuni dell'umanità, il più grande di tutti: la vita, messa in pericolo dal suo petrolio.
Se non sono un uomo d'affari, e tanto meno un narcotrafficante, non c'è avidità nel mio cuore.
Non potrei mai relazionarmi con l'avidità. Un mafioso è un essere umano che incarna il meglio del capitalismo: l'avidità. Io sono l'opposto, un amante della vita e quindi un guerriero millenario della vita. L'avidità ci sfugge, perché la vita è più potente”.

Trump, accusando senza alcuna prova la Colombia di narcotraffico, come sta facendo con il Venezuela, ove addirittura sta mobilitando la CIA, aveva affermato che “La Colombia promuove la coltivazione massiccia di droga e Petro non fa nulla per fermarla”, minacciando di sospendere i pagamenti e i sussidi che gli USA erogano alla Colombia.

Il Presidente Petro, su Facebook, ha a sua volta risposto, con un post che merita di essere integralmente pubblicato: “Le guerre che la Colombia sta vivendo da cinque decenni, prima nelle aree urbane fino al 1993 e poi nelle aree rurali, sono dovute al consumo di cocaina negli Stati Uniti. Sebbene i governi statunitensi abbiano contribuito alla pace in Colombia, negli ultimi anni sono stati scarsi e inesistenti.
Nella lotta contro i produttori e gli spacciatori di cocaina è emersa una sorta di divisione del lavoro: la Colombia fornisce i soldi e le morti nella lotta; gli Stati Uniti forniscono il consumo.
Il consumo negli Stati Uniti e il crescente consumo in Europa sono responsabili di 300.000 omicidi in Colombia e di un milione di morti in America Latina.
Durante la mia amministrazione, quando furono compiuti i maggiori sforzi contro i narcotrafficanti, bloccando l'espansione delle coltivazioni di foglie di coca, queste aumentarono solo del 3% entro il 2024. Metà delle coltivazioni, negli ultimi tre anni, è stata abbandonata nella giungla, come sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite. Abbiamo sequestrato, come mai prima nella Storia, più di 2.800 tonnellate di cocaina, con l'aiuto delle agenzie di intelligence europee e nordamericane, alle quali ho chiesto la massima collaborazione senza violare le leggi nazionali.
Questo elimina l'unico vantaggio che la Colombia aveva ottenuto in questa lotta impari: i vantaggi tariffari, che sono diventati nulli durante l'amministrazione Trump e ora sono ancora più minacciati. Questo distrugge qualsiasi possibile accordo sulla lotta contro i narcotrafficanti, le cui risorse finanziarie in tutto il mondo non vengono sfruttate.
Propongo a Trump l'opposto: rimuovere i dazi sulla produzione agricola e agroindustriale colombiana per rafforzare la produzione agricola legale; investire nella riforma agraria affinché gli agricoltori abbiano accesso a terreni fertili vicino alle città e non adottino la giungla come mezzo di sopravvivenza; stimolare le opportunità commerciali negli Stati Uniti per acquistare, attraverso contratti a lungo termine, prodotti agricoli provenienti da zone di sostituzione delle colture in Colombia; legalizzare l'esportazione di cannabis come qualsiasi altro bene, data la sua esclusione dalla lista delle sostanze pericolose delle Nazioni Unite; rafforzare la politica statunitense di prevenzione del consumo; studiare scientificamente se il proibizionismo sia necessario o, piuttosto, promuovere un consumo responsabile e regolamentato dallo Stato; e creare un trattato più efficace per perseguire i capitali e i beni dei trafficanti di droga in tutto il mondo.

Solidarietà al Presidente Petro sono giunte dall'ex Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, il quale, su X, ha scritto: “Inviamo la nostra solidarietà al fratello Presidente Gustavo Petro di fronte agli attacchi e alle minacce del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump”, aggiungendo: “Gustavo Petro è una delle voci meritevoli che chiedono la pace. Le minacce contro la nostra patria sorella, la Colombia, sono minacce contro l'intera Patria Grande”.

E un messaggio di sostegno è giunto anche dall'ex Presidente socialista dell'Ecuador, Rafael Correa, già ingiustamente accusato di corruzione nel 2020 e rifugiato politico in Belgio: “Il fatto che l'uomo più potente del pianeta sia un pagliaccio irresponsabile dovrebbe preoccupare tutta l'umanità. Forza, Presidente Petro! Forza, Colombia! Forza, America Latina!”.

Luca Bagatin

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lunedì 26 maggio 2025

Venezuela. Alle elezioni parlamentari e amministrative stravincono i socialisti di Maduro (che punta alla democrazia diretta). Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni regionali e legislative in Venezuela, tenutesi domenica 25 maggio, per l'elezione dei 285 deputati all'Assemblea Nazionale (Parlamento); dei 260 dei Consigli Legislativi Statali (parlamenti regionali) e 24 governatori, hanno visto una vittoria schiacciante della coalizione socialista del Gran Polo Patriottico Simon Bolivar, sostenuta dal Presidente Nicolas Maduro, che ha riportato l'82,68% dei consensi.

Al secondo posto il centrodestra di Alleanza Democratica, che ha ottenuto il 6,26%; seguito da Alianza UNTC Única, con il 5,18% e da Fuerza Vecinal (o Neighborhood Force Alliance), con il 2,57%. Il resto dei voti è andato a liste minori.

L'affluenza è stata del 42,63%.

I socialisti del Gran Polo Patriottico Simon Bolivar, hanno eletto anche 23 dei 24 governatori del Paese, ottenendo schiaccianti maggioranze.

Alle elezioni hanno partecipato 54 partiti politici e oltre 6.800 candidati.

Il Presidente Maduro ha dichiarato, in merito: “Il popolo è il protagonista. Dopo gli embarghi, il fascismo e la violenza, oggi la Rivoluzione bolivariana ha dimostrato di essere più viva che mai”, sottolineando come le elezioni si siano svolte in un clima pacifico e senza incidenti.

Il Presidente Maduro, alla chiusura della campagna elettorale aveva dichiarato, altresì, che il modello socialista venezuelano vuole puntare alla democrazia diretta e partecipativa, sottolineando che: “Stiamo testando un nuovo modello di democrazia diretta, superando la democrazia borghese e rappresentativa, il vecchio concetto di democrazia liberale, che non è liberale, che è falso ed elitario; perché nei Paesi capitalisti è la democrazia dei miliardari”. Aggiungendo che nei Paesi liberal capitalisti, “se non sei miliardario, non puoi essere un candidato, non puoi essere niente, non puoi essere nessuno. Questi Paesi sono manipolati da un potere economico sempre più perverso”.

Riferendosi alla democrazia partecipativa, egli ha affermato che “È un metodo necessario e infallibile per una nuova forma di governo: il governo del popolo. Rompere gli schemi. Andare direttamente ai programmi concreti che i cittadini hanno nelle loro comunità”.

In tal senso egli vorrebbe proporre, con l'anno nuovo, una riforma costituzionale volta a riformare il sistema elettorale, comprendendo anche un sistema elettorale comunale, più inclusivo e vicino al cittadino.

Luca Bagatin

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venerdì 8 settembre 2023

Meeting Maduro-Xi Jinping per rafforzare la cooperazione Venezuela-Cina nel solco del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 
Il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, dall'8 al 14 settembre, su invito del Presidente cinese Xi Jinping, sarà in visita presso la Repubblica Popolare Cinese.

L'ultima visita di Maduro, in Cina, risale al 2018, quando implementò la cooperazione fra i due Paesi di ispirazione socialista.

Maduro ha affermato che, tale visita, tenderà a rafforzare i legami di cooperazione e di sviluppo di una nuova geopolitica a livello globale.

La Vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez, aveva già incontrato precedentemente il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, al fine di promuovere la cooperazione economica, commerciale, scientifica e tecnologica fra i due Paesi.

Durante tale incontro, la Vicepresidente Rodríguez, aveva incontrato la Presidente della Nuova Banca di Sviluppo del gruppo BRICS, l'ex Presidente socialista brasiliana Dilma Rousseff, al fine di analizzare le opzioni di cooperazione economica.

Fra le questioni trattate dai Presidenti Maduro e Xi, quelle relativi agli investimenti in ambito energetico e al rimborso del debito, essendo la Cina il maggior creditore del Venezuela ed essendo il Venezuela uno dei maggiori esportatori di petrolio in Cina.

All'incontro fra i due leader socialisti, seguiranno gli incontri fra la delegazione venezuelana e i funzionari cinesi, fra cui il Ministro degli Esteri Wang Yi e il Vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese Han Zheng.

In merito a tali incontri il Vicepresidente cinese Han, ha affermato che i due Paesi “si coordinano e cooperano strettamente negli affari internazionali e regionali, si sostengono fermamente a vicenda e si oppongono congiuntamente all'egemonismo e all'unilateralismo”.

Luca Bagatin

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venerdì 18 novembre 2022

Si apre a Caracas un incontro del Forum di San Paolo, che riunisce socialisti e comunisti latinoamericani. Articolo di Luca Bagatin

Il Forum di San Paolo (FSP), conferenza che riunisce i partiti socialisti e comunisti dell'America Latina e dei Caraibi, fondato nel 1990 dal Partito dei Lavoratori brasiliano (PT) - guidato da Lula - e dal leader cubano Fidel Castro, terrà la sua assise il 18 e 19 novembre a Caracas, in Venezuela, alla presenza di circa 90 delegati.

Insediatosi presso l'Università Internazionale delle Comunicazioni, il gruppo di lavoro intende “lavorare su un piano strategico e promuovere l'unità dei popoli dell'America Latina”, ha sottolineato il Vicepresidente degli Affari Internazionali del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Adán Chávez, durante il suo discorso inaugurale.

L'incontro vuole rinnovare il cammino di libertà, solidarietà e sovranità rivoluzionaria e socialista – contro ogni tentativo esterno di destabilizzazione - intrapreso a partire dagli Anni '90 dai Paesi latinoamericani del Socialismo del XXI secolo, che hanno peraltro recentemente riconquistato sia il Brasile, con la recente vittoria di Lula, che la Colombia, con l'elezione di Gustavo Petro.

Luca Bagatin

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lunedì 26 ottobre 2020

Venezuela. Esiti positivi dalla sperimentazione dell'antivirale contro il Covid 19. Articolo di Luca Bagatin

Esiti positivi dalla sperimentazione della molecola DR10 presso i laboratori dell'Istituto Venezuelano di Investigazione Scientifica (IVIC).

Molecola che sembrerebbe essere utile nella lotta al Covid 19, senza effetti collaterali.

Ad annunciarlo il Presidente socialista Nicolas Maduro, il 25 ottobre scorso, il quale ha dichiarato, in un suo discorso sulla rete VTV: “Oggi posso dire ufficialmente che questa molecola che è stata applicata per l’epatite C, il papillomavirus umano, l’Ebola e altre malattie, è stata testata per il Covid-19, ha dato come risultato la distruzione del 100% senza alcuna tossicità che influenzano le molecole sane nel generare effetti collaterali negativi”. E ha aggiunto: “Abbiamo iniziato il processo di certificazione all’OMS per offrire questo trattamento al mondo. Ringrazio l’equipe dell'Istituto Venezuelano di Investigazione Scientifica per questo grande contributo all’umanità“.

Il Ministro della Scienza e della Tecnologia venezuelano, Gabriela Jimènez, ha spiegato come lo studio sia “stato monitorato con cellule infettate da virus e isolate da pazienti venezuelani”.

La molecola DR10 è un derivato dell'acido ursolico, noto per migliorare il sistema immunitario cellulare, aumentando la produzione di interferone-gamma.

In Venezuela sono stati individuati recentemente 423 nuovi casi di Covid 19, portando il numero dei contagiati a 89.565.

Nei giorni scorsi il Presidente Maduro aveva annunciato una vaccinazione di massa a partire da dicembre 2020/gennaio 2021, attendendo il completamento dei vaccini da parte di Cuba, Cina e Russia.

Luca Bagatin

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martedì 28 luglio 2020

Fra Recovery fund e possibili nuovi balzelli, occorre un cambiamento sociale e socialista. Articolo di Luca Bagatin

Pensavamo che, l'emergenza sanitaria, fosse e fosse stata utile – quantomeno, nella sua tragicità - ad aprire le coscienze.
A far comprendere che non era e non è più possibile proseguire nella strada dell'austerità, dei tagli alla sanità, dei tagli ai servizi pubblici, dell'aumento delle imposte ai poveri cristi e nelle politiche della “crescita” economica, che non è affatto illimitata, che genera spirali incontrollate, inquinamento ambientale ed è pagata unicamente dalle fasce povere della popolazione, a vantaggio di quelle ricche e in grado di investire i loro danari nelle speculazioni economico-finanziarie.
Pensavamo, quindi, che il sistema liberal capitalista sul quale è fondata l'Unione Europea, dovesse necessariamente essere sovvertito. In favore di una economia della decrescita, dello scambio equo, dei finanziamenti massicci a sanità, ricerca, istruzione e sulla redistribuzione delle risorse.
In realtà, all'indomani della fine del lockdown, come se nulla fosse successo, come se i morti e i contagiati non ci fossero mai stati, non si è affatto discusso di tutto ciò.
L'UE e i Paesi membri hanno discusso unicamente di come fare in modo che, i rispettivi popoli, potessero ancora essere più imbrigliati e indebitati. Attraverso i vari MES e i vari Recovery fund. Che non sono soldi stampati e dati gratis (vista l'eccezionalità dell'emergenza), purtroppo, o buoni senza alcuna condizionalità, ma richieste di nuove garanzie che i cittadini di ogni singolo Paese europeo dovranno rispettare. Senza essere minimamente stati interpellati !
Tali garanzie richieste ai cittadini, potrebbero tradursi, prossimamente, in nuove tasse che andranno a colpire le fasce più deboli. Già si parla di reintroduzione dell'IMU sulla prima casa; di prelievi forzosi sui conti correnti (ovvero sui risparmi) e, non improbabile, di un nuovo aumento dell'IVA. Misure raccomandate dall'UE e fortemente anti-sociali, tali da poter aggravare ulteriormente una situazione già molto difficile per i cittadini.
C'è da chiedersi quali siano stati, in tutti questi anni, i vantaggi dell'esistenza dell'Unione Europea per i cittadini che, formalmente, la compongono. Una entità non eletta da nessuno, che ha unicamente funzioni economicistiche e politiche. Che decide ingiuste sanzioni a Paesi sovrani, laici democratici e socialisti come il Venezuela e la Siria, specie in un periodo di emergenza sanitaria. Che vorrebbe imporre misure economiche ai singoli Stati che la compongono, esattamente come in tutti questi anni ha fatto il Fondo Monetario Internazionale (FMI) con la gran parte dei Paesi del Terzo Mondo.
Fondo Monetario Internazionale già guidato nel recente passato da Christine Lagarde, oggi alla guida della Banca Centrale Europea.
Tali politiche definite “europeiste” sono politiche liberal-capitaliste a tutto vantaggio dei ricchi investitori, del sistema bancario e delle multinazionali. Politiche peraltro non diverse da quelle imposte finanche da Putin in Russia (che, non a caso, ha aumentato l'età pensionabile e l'IVA e distrutto, negli anni, le conquiste sociali sovietiche dei decenni precedenti). Le medesime che il FMI impone agli Stati e che non accetta governi né misure socialiste.
Governi socialisti e laici che, oggi come ieri, venivano e vengono contrastati dal FMI proprio perché si sono liberati o hanno tentato di liberarsi dalle nefaste politiche di indebitamento e di conseguente austerità da esso imposte. Pensiamo al Cile di Allende, alla Libia di Gheddafi, al Burkina Faso di Sankara, alla Romania di Ceausescu, all'Argentina di Peron e dei Kirchner, alla Bolivia di Morales, al Venezuela di Chavez e Maduro e così via.
L'ultimo socialista italiano e europeo degno di questo nome, Bettino Craxi, non a caso, nei suoi scritti e discorsi ha sempre lanciato moniti in tal senso. Craxi disse: “Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, arriveremo al paradiso terrestre… L’Europa per noi, come ho già avuto modo di dire, per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo. Nella peggiore delle ipotesi l’Europa sarà un inferno. Quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo. Perché la cosa più ragionevole di tutte era quello di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande Paese – perché se l’Italia ha bisogno dell’Europa l’Europa ha bisogno dell’Italia – pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht”. E disse anche: “Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare”.
Sappiamo bene la fine ignominiosa che fu fatta fare a Craxi. La stessa fine che fecero fare a molti socialisti autentici e originari come lui.
Chi si indebita rinuncia alla sua sovranità personale e nazionale. Lo fanno gli Stati con i prestiti e lo fanno le persone con i mutui. Mai vivere al di sopra delle proprie possibilità ! Sempre cercare di vivere con lo stretto necessario, con rettitudine e onestà.
Occorre un cambio radicale di mentalità. Un cambio di forma sociale, economica e politica.
Un cambio fondato sullo scambio equo e sulla ridistribuzione equa delle risorse. Affinché nessuno sia lasciato indietro e tutti abbiano il necessario per vivere dignitosamente. Né più, né meno.
Una forma sociale fondata sulla fratellanza e sul rispetto fra le genti e i popoli. Non sulla concorrenza, sulla slealtà, sulla prevaricazione, sull'arricchimento dei pochi a scapito dei molti.

Luca Bagatin

martedì 30 giugno 2020

L'UE sanziona, ancora una volta, il Venezuela. Il governo socialista risponde cacciando l'Ambasciatrice UE. Articolo di Luca Bagatin

L'Unione Europea - in linea con quanto sostenuto da Trump - vara nuove sanzioni contro il Venezuela.
In risposta, il Presidente socialista Nicolas Maduro invita l'Ambasciatrice dell'UE – Isabel Brilhante Pedrosa – a lasciare in Paese entro 72 ore.
La querelle è nata dopo che l'UE ha sanzionato, il 29 giugno scorso, le autorità dell'Assemblea Nazionale venezuelana, nonché i funzionari governativi del Paese, per presunta “azione contro l'opposizione”.
Tra i colpiti dalle sanzioni vi sono Luis Parra, Presidente dell'Assemblea Nazionale; Franklyn Duarte, primo vicepresidente del potere legislativo e José Gregorio Noriega, secondo vicepresidente. Tutti e tre membri di partiti dell'opposizione, ma non - guarda caso – sotenitori dell'autoproclamatosi Presidente Juan Guaidó, sostenuto dagli USA e dall'UE in chiave anti-socialista e anti-Maduro.
Secondo l'UE, detti membri, oltre che altri funzionari della Repubblica Bolivariana del Venezuela, hanno contribuito a mettere fuori gioco Juan Guaidó e i ripetuti tentativi – peraltro non democratici - di cambio di governo.
Il Presidente Maduro – riaffermando la sovranità del suo Paese - ha dichiarato: “Ho deciso di dare 72 ore all'Ambasciatrice dell’UE a Caracas per abbandonare il nostro Paese (…). Ne abbiamo abbastanza del colonialismo europeo contro il Venezuela, ne abbiamo abbastanza dell'interventismo suprematista e del razzismo” (...). “Possiamo prestarle un aereo purché se ne vada. Adesso sistemiamo le cose con l’UE. Se non ci vogliono, possono andare via. Se non rispettano il Venezuela, via. Bisogna rispettare il Venezuela nella sua integrità, come nazione, come istituzione”.
Maduro ha altresì criticato il ruolo giocato dalla Spagna relativamente al coinvolgimento del leader dell'opposizione Leopoldo Lopez, il quale avrebbe organizzato il recente piano di invasione militare golpista denominato Operazione Gideon, per rovesciare il governo socialista. Piano di invasione attuato da terroristi mercenari provenienti dalla Colombia e fermato sul nascere dalle forze speciali bolivariane, il 4 maggio scorso.
Secondo Maduro, l'Ambasciatore spagnolo a Caracas, Jesus Silva, avrebbe sostenuto il piano golpista di Lopez e - per tale motivo - questi sarebbe ospitato nell'ambasciata del 1 maggio 2019, dopo aver violato gli arresti domiciliari.

Luca Bagatin

sabato 13 giugno 2020

Aristocratici e proletari, nello spirito, uniti contro la mercificazione e lo sfruttamento del materalismo

Aristocrazia e proletariato rappresentano due categorie spirituali ben definite.
L'aristocrazia, tradizionalmente e spiritualmente intesa,  ha origini cavalleresche e si poneva - nelle società arcaiche - a tutela e garanzia del popolo.
I proletari, invece, con l'avvento del socialismo, divennero il simbolo dell'emancipazione sociale e della lotta all'oppressione del sistema del danaro e del "libero" commercio.
La classe borghese e arricchita - che non ha nulla di spirituale, ma tutto di materialista - è invece colei la quale, oltre ad aver abbattuto l'aristocrazia per divenire la nuova classe di oppressori (fondata sul danaro e non sulla tradizione o sulla cavalleria), ha sdoganato il "libero" commercio e il "libero" sfruttamento del lavoro e del salario del proletariato e neo-proletariato.
Non vi può essere alcuna libertà laddove vi è sfruttamento, ma solo una falsa idea di  "libertà", fondata sul mercanteggiamento.
Come dice il filosofo Alain De Benoist, aristocratici e proletari (nello spirito) dovrebbero unirsi nella lotta contro borghesi, arricchiti e materialisti.
Per costuire una civiltà fondata sull'autentica fraternità, su autentici e antichi valori spirituali, gnostici. Una civiltà libera dall'oppressione e dallo sfruttamento delle menti e dei corpi. 

Luca Bagatin

martedì 15 ottobre 2019

José "Pepe" Mujica, il Presidente povero al quale Kusturica ha dedicato un film. Articolo di Luca Bagatin

José “Pepe” Mujica, un simbolo, un raro esempio di buongoverno socialista, democratico, inclusivo.
Ex Presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, alla guida del Frente Amplio, seppe portare avanti progetti e ideali ritenuti ancora oggi per molti, specie nelle decadente, liberale e austera Europa, utopistici. Parliamo di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Tutte riforme che nell'Uruguay di Mujica sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.
I risultati, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi. In Uruguay l'indice di disoccupazione è sceso al 6%; i salari sono aumentati; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.
Mujica ha impressionato il mondo soprattutto per il suo stile di vita povero, frugale, semplice.
Nato a Montevideo nel 1935 da padre di origine basca e madre di origine genovese, fu influenzato dalle idee peroniste dello zio materno.
Oltre a Peron, Mujica rimarrà affascinato dal pensiero anarchico e socialista di Proudhon, Bakunin, Kropotkine e Marx, oltre che dall'interesse per la biologia e per l'agricoltura.
Nell'Uruguay militarista autoritario degli Anni '60 sostenuto dagli USA, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.
Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.
La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.
Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.
Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.
Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica ed i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica.
Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri.
Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica. Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik ed alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.
Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.
Nell'ottobre 2009, José Mujica è dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne esce vincitore con il 52% dei consensi. Dei risultati soddisfacenti del suo governo abbiamo già parlato. Rimane solo da aggiungere la sua critica al consumismo ed al capitalismo, oltre che all'austerità. Lo fa in più occasioni, anche di fronte a Capi di Stato e di Governo distratti, in video che, purtuttavia, faranno il giro del mondo attraverso il web.
A proposito dell'austerità praticata anche dalla nostra Europa, Pepe Mujica afferma:
“La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.
Concetti semplici, ma gli unici davvero, che hanno affascinato persino il regista jugoslavo Emir Kusturica, il quale gli ha dedicato un film documentario dal titolo “Pepe Mujica - Una vita suprema”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018 e nelle sale dal 13 al 16 ottobre.
Un film nel quale Mujica si racconta a Kusturica e lo fa con la profonda umiltà e semplicità che lo contraddistinguono. Mostrando la sua umile vita di agricoltore, quale è sempre stato, pur avendo ricoperto la carica di Presidente e peraltro di unico leader mondiale ad essersi ridotto drasticamente lo stipendio.
Mujica racconta che l'esperienza del carcere, in isolamento, durante la dittatura militare, lo ha segnato molto. Ma lo ha segnato in bene, ovvero gli ha permesso di essere meno superficiale e più vicino al prossimo e al popolo. Egli afferma, altresì che in politica occorre “scegliere persone dal cuore grande e dal portafogli piccolo”, ricordando che essa è servizio ai cittadini, non bramosia di potere né arricchimento personale.
In Europa si può stentare spesso a credere che Mujica possa essere un essere umano in carne ed ossa, probabilmente. Purtuttavia, nel solco del Socialismo latino e latinoamericano, rimane, assieme a Juan Peron, Che Guevara, Fidel Castro, Hugo Chavez, Evo Morales, Danuel Ortega, Nicolas Maduro e i coniugi Kirchner, un raro esempio di governante popolare e populista, ovvero al servizio della comunità.
Un esempio in grado di farci riflettere relativamente alla crisi mondiale che ci sta attanagliando e dalla quale possiamo uscire solo attraverso l'esempio di queste figure storiche e contemporanee, per quanto rare possano essere o essere state.

Luca Bagatin

mercoledì 9 ottobre 2019

Il ritorno dell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo. Un esempio anche per l'Europa (dell'austerità e del liberalcapitalismo) ? Articolo di Luca Bagatin

L'8 ottobre si è celebrato, in Argentina, l'anniversario della nascita dell'indimenticato Presidente socialista Juan Domingo Peron (8 ottobre 1895), fondatore del giustizialismo: un socialismo di matrice nazionale e democratica, che rese il Paese economicamente indipendente e socialmente prospero, sin tanto che non fu costretto all'esilio da un colpo di Stato militare, sostenuto anche dagli USA.
Il 9 ottobre si è celebrato l'anniversario della morte dell'eroe argentino Ernesto “Che” Guevara (9 ottobre 1967), ucciso in Bolivia su mandato della CIA.
Entrambi pagarono per le loro politiche e idee invise al capitalismo statunitense ed al Fondo Monetario Internazionale, ma entrambi sono rimasti nel cuore di tutti i sinceri democratici e socialisti latinoamericani e non solo.
Anche a Peron e Guevara si ispirano, infatti, tutte le correnti del Socialismo del XXI Secolo che hanno governato in America Latina dagli Anni '90 ad oggi, emancipandola socialmente, economicamente, ponendo il popolo al centro di un progetto politico partecipativo e inclusivo.
Correnti che resistono a Cuba con il comunista Manuel Diaz-Canel; resistono in Venezuela, ove il chavista Nicolas Maduro è riuscito a sventare il tentativo di golpe liberale sostenuto dagli USA; resistono in Nicaragua con il sandinista Daniel Ortega, anch'egli riuscito a mettere all'angolo i golpisti filo capitalisti; resistono in Messico con il nazionalista di sinistra Andres Obrador, eletto nel 2018; resistono nella Bolivia del socialista Evo Morales, ricandidato anche alle imminenti elezioni del 20 ottobre (i sondaggi lo danno in vantaggio con oltre il 40% dei consensi) e resistono in Uruguay, ove il candidato socialista del Frente Amplio – Deniel Martinez - è in testa nei sondaggi con il 30% dei consensi in vista delle elezioni del 27 ottobre, battendo il liberale Partido Colorado fermo al 23%
In Argentina, diversamente, il peronismo (presentandosi diviso in ben tre liste contrapposte fra loro) è stato sconfitto nel 2015 – al secondo turno - per una manciata di voti dal liberale Macri. Quel Macri che sta distruggendo il Paese, indebitandolo e martoriandolo con misure di austerità in favore delle politiche del Fondo Monetario Internazionale. Ma alle elezioni del 27 ottobre, secondo i sondaggi, sembra in vantaggio – di ben circa 20 punti - il candidato peronista unitario Alberto Fernandez.
Il Brasile, invece, è passato dai socialisti di Lula e di Dilma Roussef – accusati ingiustamente di corruzione – nelle mani del liberale Bolsonaro, che – dall'anno scorso - sta distruggendo il Paese non solo sotto il profilo sociale, ma finanche ambientale, favorendo la deforestazione dell'Amazzonia.
In Ecuador, come se non bastasse, la situazione sta precipitando. Dopo il voltafaccia del Presidente Lenin Moreno - eletto nelle file socialiste nel 2017 e poi passato ad attuare politiche liberali e di macelleria sociale e destituendo e sconfessando i suoi ex sostenitori socialisti (Rafael Correa, Jorge Glas, Ricardo Patino) - in questi giorni il Paese si trova nel caos.
Moreno ha infatti introdotto un pacchetto di misure di austerità che ha fatto ribollire la piazza. Un pacchetto di misure simili a quelle introdotte da Macron in Francia e che ha fatto scatenare le proteste dei Gilet Gialli. Misure che prevedono: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni.
Manifestazioni, blocchi stradali e persino l'occupazione del parlamento da parte dei manifestanti, i quali hanno così proclamato il “Parlamento del Popolo”, costringendo Lenin Moreno alla fuga dalla capitale Quito alla città costiera di Guayaquil, bastione tradizionalmente conservatore e ancora non troppo colpito dalle proteste.
A guidare in particolare le proteste ci sono sia il movimento nazionale degli indigeni dell'Ecuador (CONAIE) che i sostenitori dell'ex Presidente socialista Rafael Correa, oltre che numerosi lavoratori, studenti ed ecologisti.
L'America Latina del Socialismo del XXI Secolo chiede dunque, ancora una volta, il suo riscatto. Come ai tempi di Peron, di Guevara, di Sandino, di Chavez e del nostro Giuseppe Garibaldi, che combatté prima di costoro – ispirandoli – per un'America Latina libera dagli oppressori. Così come tentò di fare anche in Italia e in Europa. Un'Italia e un'Europa che, purtroppo, da diversi decenni, hanno drammaticamente fatto molti, troppi passi indietro...sulla via di una china liberal-capitalista alternativa rispetto alle necessità ed alle volontà dei popoli e dei poveri, i quali chiedono sovranità, politiche sociali, democrazia inclusiva. Che sono peraltro i fondamenti del socialismo.

Luca Bagatin

venerdì 4 ottobre 2019

Ecuador in rivolta a causa delle misure di austerità. Articolo di Luca Bagatin

Scontri in Ecuador, a seguito delle misure che il governo di Lenin Moreno ha imposto alla popolazione, conseguenza delle richieste del Fondo Monetario Nazionale, in cambio di un credito di 4,2 miliardi di dollari.
Le misure di austerità e di macelleria sociale prevedono: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni.
Da tempo il governo di Moreno ha tradito il suo mandato con gli elettori, quando fu eletto nelle file socialiste e fu sostenuto dall'ex Presidente Rafael Correa, per poi, qualche mese dopo, sostenere politiche antisociali, antisocialiste e fortemente liberali.
Moreno ha disconosciuto così tutto il lavoro del suo predecessore Rafael Correa, così come ha disconosciuto prima il suo Vicepremier, Jorge Glas, accusandolo e facendolo incriminare ingiustamente per corruzione (e per questo ancora in carcere) e successivamente, nell'aprile 2019, accusando l'ex Ministro socialista di Correa – Ricardo Patino – di istigazione alla protesta e pertanto costringendolo ad emigrare in Perù, come rifugiato politico.
L'Ecuador, da quando Moreno è in carica ed ha traghettato il partito Alianza Pais – prima socialista – su posizioni liberali e autoritarie, ha drasticamente peggiorato la sua situazione sociale ed economica, sino alle proteste di questi giorni.
Con Rafael Correa, eletto nel 2007, il Paese aveva dato il via alla famosa “Revolucion Ciudadana”, ovvero la “rivoluzione cittadina”, democratica e civile, che portò il Paese a rinegoziare il debito con l'estero, a ridurre l'influenza straniera (in particolare quella dei rapaci USA), a ridurre la povertà, l'analfabetismo e, con una nuova Costituzione, a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.
Correa, già brillante economista, sulla spinta del Socialismo del XXI Secolo promosso da Hugo Chavez, Evo Morales e Nestor Kirchner, introdusse il modello economico del Buen Vivir ecuadoriano, ovvero un modello di sviluppo ispirato al “buon vivere” dei popoli andini indigeni. Un modello sociale alternativo rispetto al modello edonista e competitivo liberale precedente, il quale garantiva ricchezza a pochi oligarchi.
Con la Rivoluzione Cittadina di Correa, l'Ecuador si era dunque liberato da secoli di sfruttamento coloniale, dalle successive dittature militari e dalle pseudo democrazie corrotte amiche degli USA e del Fondo Monetario Internazionale.
Con Lenin Moreno ed il suo tradimento politico e sociale, ecco che il Paese sta tornando drasticamente indietro.
L'Ecuador rischia infatti di diventare una nuova Argentina liberale di Macri. Dove a pagare il prezzo dell'indebitamento con il Fondo Monetario Internazionale e le sue perverse politiche è, ancora una volta, la popolazione.
Lenin Moreno dichiara lo stato di emergenza, a seguito delle proteste di piazza nella capitale, Quito, e in numerose altre città. 19 gli arrestati. Moreno ha dichiarato altresì che non cederà “ai ricatti” della piazza.
Una piazza che ormai è in rivolta, come già di recente accaduto nella Francia di Macron; nell'Argentina di Macri; nella Grecia di Tsipras e nella Russia di Putin. Il popolo non è più disposto ad accettare le misure di austerità e le politiche liberal-capitaliste.
Correa e i suoi sostenitori, ovvero i socialisti, hanno ad ogni modo da qualche tempo fondato un nuovo partito, “Revolucion Ciudadana”. E proprio in questi giorni l'ex Presidente Correa ha invitato, nei canali social, la popolazione a resistere. Perché la Rivoluzione Cittadina è destinata a tornare e a vincere sull'odio dei traditori e degli oligarchi.

Luca Bagatin

giovedì 4 luglio 2019

In Venezuela si tassano i più ricchi. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Una tassa sui più ricchi. Questa si potrebbe chiamare equità. Quella che, spesso, sembra sempre più mancare in Europa, laddove si praticano politiche di austerità sui ceti più deboli, ma sgravi fiscali sui più ricchi. Non ultima la fantomatica “flat tax”.
Nel Venezuela socialista si è pensato dunque di aumentare l'imposta per le persone fisiche e giuridiche che possiedono beni di importo superiore ai 250 mila euro.
Il deputato dell'Assemblea Costituente Orlando Camacho ha dichiarato, in sede di dibattito parlamentare: “Questa legge riconosce che in Venezuela ci sono grandi patrimoni, ci sono persone fisiche e giuridiche che hanno beni importanti e l'Assemblea Nazionale Costituente vuole che questi diano un contributo alla nazione attraverso una tassa, e quindi ha stabilito che le persone fisiche che hanno oltre 236 mila euro paghino le proprie tasse e contribuiscano alla nazione”.
Il deputato ha altresì indicato che le persone giuridiche, ovvero le compagnie, le società per azioni e le aziende con attività superiori a 250 mila euro saranno soggette a tale imposta.
Il deputato Camacho ha dunque spiegato che l'imposta sui grandi patrimoni - introdotta dal Presidente socialista Nicolas Maduro nel 2017 - passerà dallo 0,25% annuo all'1,5% e includerà: beni mobili, immobili, auto di lusso, moto di grossa cilindrata, barche, aerei, gioielli, opere d'arte, pietre preziose, minerali, titoli, azioni.
“Questa legge rappresenta un passo modesto ma importante nella giusta direzione per affrontare il deficit fiscale, uno dei maggiori problemi che questa guerra economica ha generato”, ha spiegato Andrés Eloy Méndez, Presidente della Commissione Economica dell'Assemblea Nazionale Costituente.
Il socialismo latinoamericano, dunque, tassa i più ricchi. In Europa, invece, il socialismo sembra essere desaparecido da parecchi decenni. E nel frattempo le politiche di macelleria sociale sono sempre dietro l'angolo...viste anche le recenti nomine alla BCE.


Luca Bagatin

martedì 21 maggio 2019

L'Ambasciatore venezuelano in Italia Rodriguez si dimette: "Esco senza rancore e senza soldi". Articolo di Luca Bagatin

Un anno fa il socialista Nicolas Maduro veniva rieletto Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, con un'ampia maggioranza di oltre il 60% dei voti e, proprio in occasione di tale anniversario, alcuni giorni fa, il Presidente ha proposto di indire elezioni anticipate per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale, il cui mandato scadrà nel 2020. Egli ha inoltre dichiarato: “da una parte affrontiamo aggressioni, bugie, persecuzioni ed embargo da parte dell’imperialismo, e dall’altra lavoriamo instancabilmente per fornire al nostro popolo case, salute, istruzione, occupazione, pensioni, sicurezza sociale e stabilità politica”.
Nonostante i recenti tentativi di golpe, da parte di soggetti che hanno deliberatamente scelto di non presentarsi alle scorse elezioni presidenziali, il governo in carica è infatti riuscito a mantenersi in sella e a garantire continuità e stabilità.
Purtuttavia, le ingiuste e assurde sanzioni a livello internazionale, da parte di chi si rifiuta di riconoscere un governo legittimamente eletto, in quanto autenticamente socialista, pesano e continuano a pesare.
E, proprio per questo, oltre che per problemi di salute, l'Ambasciatore venezuelano in Italia, Isaias Rodriguez, 77 anni, già Vicepresidente della Repubblica ai tempi di Hugo Chavez, si è visto costretto a rassegnare le sue dimissioni, in quanto, a causa di dette sanzioni, non è più in grado di pagare i dipendenti dell'Ambasciata e di sostenere i costi dell'affitto della sede.
Nella sua lettera di dimissioni, indirizzata al Presidente Maduro, Rodriguez ha espresso “immenso rispetto per la battaglia combattuta” dal governo del Venezuela “contro l'Impero declinante”.
Non sono mancate, ad ogni modo, parole critiche, non già nel socialismo bolivariano e chavista, ma nell'eccessivo “marketing” che circonda il governo.
Questi alcuni dei passi della sua lettera, riportata interamente dal sito Aporrea.org (https://www.aporrea.org/venezuelaexterior/n342186.html): “La sua causa, che è mia, mi ha trattenuto come un campo di forza, come una calamita. Con fede assoluta mi sono aggrappato al chavismo, come un tavolo in questo oceano di contraddizioni che circonda il suo governo. Sono venuto, tuttavia, a capire definitivamente che non posso trasformare l'acqua in vino, né resuscitare i morti. Molti dei suoi discepoli hanno pochissimi apostoli, e cioè quando ci chiediamo tutti: è la chiesa o il dio che sta fallendo ?”.
E prosegue, spiegando che, all'età di 77 anni, preferisce ora dedicarsi a fare il nonno dei suoi nipotini: “Voglio che tu sappia, che io sono e sarò al tuo fianco. Ma spiritualmente. È il mio turno di essere un nonno. L'ho rinviato a lungo e non voglio morire senza esercitare questo ufficio che è stato ritardato dalla politica. Mi iscrivo alla Forza Spirituale delle Operazioni Speciali per i Nipoti. Ho bisogno che molti di loro siano in grado di raccontare e scrivere storie di questo tempo, vissute dal 1998 fino alla data in cui sottoscrivo questa lettera”.
Ed ancora: “La fede, presidente, è una lezione, ma anche una scelta. Non ho nulla da rimpiangere; Sono stato felice di regalarmi una delle più belle cause della vita: la libertà del mio paese. Volevo essere un compagno fedele e non un adulatore dilettante e timoroso”.
Isaias Rodriguez e Luca Bagatin
Isaias Rodriguez lascia dunque il suo incarico “senza rancore e senza soldi”, come scrive. Facendo peraltro presente che persino sua moglie ha dovuto vendere i vestiti che il suo ex marito le aveva donato, al fine di potere resistere alle senzioni statunitensi e al fatto che, il loro conto bancario italiano, causa dette sanzioni, è stato chiuso.
Conclude con queste parole, l'ex Ambasciatore Rodriguez, la sua lettera al Presidente Maduro: “Vado "nudo", come l'ala di un pipistrello, come se un'onda turbolenta mi spingesse; senza alcun tormento, con la verità dell'intimo, delle giuste e delle convinzioni intatte. Giuro che continuerò a perfezionare la mia dignità per riconoscerla nei miei silenzi e possederla fino ai miei ultimi giorni, e usarla come scudo e ascia contro gli avversari (non ho nemici Presidente)”.
Ho avuto modo di intervistare Isaias Rodriguez due volte, alcuni anni fa, e sono stato ospite a pranzo nella sua casa romana, donandogli – nell'occasione - uno dei miei saggi, “Ritratti di Donna”.
L'ho trovato persona squisita, gentile, dalla grande onestà intellettuale e soprattutto persona di grande cultura letteraria. Egli, oltre ad essere stato un politico e un giurista, è anche un poeta.
E, come i poeti, esce dalla scena pubblica per ritirarsi nell'intimità del focolare domestico. Senza onori, senza danari, fra l'affetto dei suoi cari e delle persone che lo stimano e continuano a stimarlo.

Luca Bagatin

martedì 30 aprile 2019

Venezuela. Guaidò incita i militari alla rivolta. Il governo socialista resiste. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Nuovo tentativo di destabilizzazione del Venezuela. Nuovo tentativo di incitamento alla rivolta da parte dell'ex deputato Juan Guaidó, in un messaggio video assieme a Leopoldo Lopez, ex leader dell'opposizione, già agli arresti domiciliari con le accuse di istigazione alla violenza e danneggiamento della proprietà pubblica nell'ambito delle proteste di piazza del 2014. Guaidó questa volta si rivolge ai militari, che invita a ribellarsi al governo legittimamente eletto e guidato dal Presidente socialista Nicolas Maduro.
“E' in atto un tentativo di golpe, lo stiamo sventando”, afferma il Ministro della Comunicazione Jorge Rodriguez.
Il governo, attraverso il suo Ministro, parla di un piccolo gruppo di soldati traditori che si sono posizionati “nella zona di Altamira per promuovere un colpo di stato contro la Costituzione e la pace della Repubblica”. E ha proseguito affermando: “A questo tentativo si è unita la destra estrema golpista e assassina che da mesi aveva annunciato la sua agenda violenta. Chiediamo alle persone di rimanere in allerta in modo che, insieme alla gloriosa Forza Armata Nazionale Bolivariana, sconfiggeremo il tentativo di golpe e preserveremo la pace”.
Il Presidente dell'Assemblea Costituente, Diosdado Cabello, ha chiamato a raccolta i sostenitori del chavismo presso il palazzo presidenziale di Miraflores, affermando, parlando alla tv di Stato VTV: “Ora siamo schierati e invitiamo tutto il popolo di Caracas a venire qui a Miraflores (…). Vediamo cosa possono fare contro il nostro popolo”, rassicurando di avere l'esercito a sostegno del governo, così come ha fatto il Ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino, affermando: “Respingiamo questo movimento golpista. Gli pseudo leader politici che si sono posti in prima linea in questo movimento sovversivo hanno usato truppe e polizia con armi da guerra su una strada pubblica della città per creare ansia e terrore”, aggiungendo che la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (Fanb), l'istituzione militare al servizio della Difesa, “resta ferma nella difesa della Costituzione”.
Mentre dagli USA arrivano le dichiarazioni del senatore repubblicano Marco Rubio, a sostegno del colpo di stato, il Presidente della Bolivia Evo Morales condanna “vigorosamente il tentativo di golpe in Venezuela” e si dice convinto di un suo totale fallimento.

Luca Bagatin

sabato 27 aprile 2019

Unidos Podemos...costruire la Civiltà dell'Amore

Questo blog/pensatoio, ha sempre sostenuto le istanze del partito spagnolo Podemos, i cui ideali si rifanno al Socialismo del XXI Secolo, alla democrazia diretta e partecipativa, all'ambientalismo, al populismo e al patriottismo comunitario.
Oggi Podemos si è allargato ad altre forze e ha cambiato nome, aggiungendo, nel simbolo, un cuore. Simbolo dell'Amore (e della Libertà). Simbolo che tanto ci è caro e che assunse anche Hugo Chavez - indimenticato Presidente socialista del Venezuela - nelle sue numerose uscite pubbliche e che ancora oggi è un importante simbolo del Socialismo del XXI Secolo.
Forse questo non è affatto un caso, anzi.
Ecco perché, ancora una volta, anche a questa tornata elettorale spagnola, vogliamo sostenere gli amici di Unidos Podemos. 
Perché uniti, con la forza dell'Amore e della Libertà, possiamo battere le oligarchie liberal-capitaliste di destra e sinistra. Attuando e attualizzando una possibile economia socialista di non-mercato e una democrazia finalmente autentica, diretta a partecipativa.
E, chissà, un giorno, costruire la Civiltà dell'Amore. Dalle macerie dell'odio e del dolore.

Luca Bagatin


venerdì 29 marzo 2019

Guaidó ineleggibile. Golpe in Venezuela all'ultimo atto. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Fallito il tentativo di golpe del deputato venezuelano Juan Guaidó già a fine febbraio, con il blocco dell'arrivo di armi dalla Colombia, fatte passare per “aiuti umanitari” e anche grazie al sostegno di gran parte della popolazione venezuelana e alle sue manifestazioni di massa – pur spesso censurate dai media europei - in favore del governo socialista di Maduro, legittimamente eletto nel maggio 2018, oggi Guaidó viene esautorato di tutti i suoi poteri.
Guaidó – autoproclamatosi in modo illegittimo “Presidente del Venezuela” alla fine del gennaio scorso - oggi non è più nemmeno Presidente del Parlamento. Il Presidente della Corte dei Conti del Venezuela, Elvis Amoroso, ha dichiarato infatti Guaidó ineleggibile per i prossimi 15 anni, in quanto – con la sua “autoproclamazione”, ha usurpato funzioni pubbliche e violato palesemente la Costituzione del Paese, oltre ad essere accusato di aver commesso azioni in combutta con governi stranieri. Guaidó, da quando è diventato deputato, è risultato che abbia realizzato oltre 90 viaggi all'estero - per un costo complessivo di 310 milioni di bolivares - non manzionati nella sua dichiarazione dei redditi.
Gli USA, sempre pronti a gettare benzina sul fuoco e a voler destabilizzare la sovranità del Venezuela socialista, hanno appreso con sdegno tale decisione e Trump pretende peraltro che il governo russo, che sostiene la legittimità di Maduro, ponga fine ad ogni sostegno.
La Russia, diversamente, attraverso il portavoce del governo Dmitri Peskov, ha espresso la sua estrema preoccupazione “per il fatto che diversi Paesi hanno apertamente dichiarato la loro intenzione di immischiarsi negli affari del Venezuela, non consentendo a questa nazione sovrana di superare i problemi di politica interna”. Su posizioni analoghe, peraltro, anche la Repubblica Popolare Cinese, altro Paese multipolare e a sostegno della stabilità internazionale e della non ingerenza degli affari di Paesi sovrani.
La Russia ha peraltro inviato in Venezuela, nei giorni scorsi, un gruppo di specialisti informatici al fine di risolvere il problema dei blackout nel Paese ed evitare eventuali ulteriori attacchi hacker.
Già nei giorni scorsi, la Portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, aveva dichiarato su Facebook, rivolgendosi al consigliere per la sicurezza nazionale USA John Bolton: "Vorrei ricordare a John Bolton che, se un grande Paese occidentale smettesse di tormentare il popolo del Venezuela con le sanzioni e il secondo Paese orientale insieme ad un certo numero di istituti bancari internazionali sbloccassero i miliardi di dollari venezuelani nei loro conti, allora i venezuelani potrebbero acquistare medicine e cibo senza l'aiuto della Buona Washington”.
La situazione, in Venezuela, risulta dunque ancora piuttosto tesa. Ad ogni modo il governo socialista rimane in carica e – già nel febbraio scorso - si era detto disposto ad indire elezioni parlamentari per il rinnovo dell'Assemblea nazionale, ma, certamente, non nuove elezioni presidenziali, in quanto queste si sono tenute nel maggio scorso. Elezioni presidenziali peraltro anticipate di sette mesi rispetto alla scadenza naturale, come peraltro richiesto espressamente dall'opposizione, il cui partito principale – quello di Guaidó, composto da partiti di destra e sinistra di matrice liberal-capitalista – non aveva però voluto presentare un proprio candidato. E quindi ora non può certo pretendere di lamentarsi o di accusare Maduro di essere un “dittatore”.

Luca Bagatin

venerdì 15 marzo 2019

Riflessioni varie su clima, ambiente, influencer, modernità, sentimenti. A cura di Luca Bagatin

E’ proprio la vecchiaia che mi auguro per noi, per me e Helene. Immagino grandi librerie, comodi divani, grida di nipotini in giardino, marmellate di frutti di bosco, lunghe conversazioni sulle sdraio. Le ombre che si allungano, la morte che si avvicina piano piano. La vita è stata bella perché ci siamo amati. Forse non finirà così, ma, dipendesse solo da me, così mi piacerebbe che finisse
(Eduard Limonov) 

Un'offerta commerciale
ti può spesso fregare.
Vogliamo tutto dello Stato,
in modo da mandare a fare in culo tutto il mercato !
(Luca Bagatin)

Se il clima fosse stato una banca, già lo avrebbero salvato
(Hugo Chavez)


Secondo me chi manifesta contro la devastazione dell'ambiente è sempre ben accetto.
Non mi piacciono le strumentalizzazioni mediatiche da qualunque parte provengano.
Stiamo morendo, cazzo. E la colpa è della crescita economica e della modernità.
Il progresso ? Il peggior regresso.
Va bene, dunque, fare le lotte di piazza contro i cambiamenti climatici, ma, in concreto, o si contrasta il capitalismo e la crescita economica (e i folli politici e imprenditori che la promuovo), oppure siamo destinati a morire inquinati. 
E inquinati di fatto lo siamo già, con le nostre cattiverie e menzogne (dis)umane.

Noto come di questi tempi la bontà di una idea si misuri in "followers".
La cosa mi ricorda quando da piccoli ci si misurava le dimensioni del pene per vedere chi ce l'aveva più lungo. Una gara alla quale non ho mai voluto partecipare, vista la stupidità della cosa.
Se dovessi avere molti "seguitori" (i followers di cui sopra) inizierei a preoccuparmi. La massa segue gli sciocchi, di solito.
Il detto "pochi ma buoni" trovo sia fra i più saggi. 

Per me reazionario è chi reagisce.
Ad esempio all'avanzare della modernità che tutto distrugge e che tutto mette in vendita.
Personalmente mi sento orgogliosamente molto reazionario.

Scrivo articoli da quasi vent'anni (l'anno prossimo saranno ufficialmente venti), ma devo dire che il sistema mediatico mi disgusta (un po' come molte cose nel mondo e infatti vivo auto isolato il più possibile).
Manipolare l'informazione, creare o inseguire gli scoop, creare panico o clamore...tutte cose stupide e dannose.
Penso sia molto più utile la formazione, rispetto all'informazione.
Formare, stimolare il dibattito e la curiosità, questo è ciò che ho sempre cercato di fare con i miei articoli.
Questo è anche ciò che mi è sempre piaciuto leggere (e infatti leggo molti libri e nessun quotidiano).
Non sarò molto letto (l'approfondimento non crea consenso o casi mediatici), ma è una cosa che mi rende da sempre veramente orgoglioso (perché la massa segue gli sciocchi. L'intelligenza è di élite).

Una donna, per affascinarmi, deve prima di tutto trasmettermi tranquillità. Essendo un tipo piuttosto irrequieto (anche se potrebbe non notarsi di primo acchito), questo è per me un aspetto fondamentale.
Sono pochissime devo dire. Sarà che pretendo troppo.
A volte a trasmettermi tranquillità basta uno sguardo, oppure caratteristiche che percepisco solo io.
Le stronze non mi piacciono. Di solito ci litigo. Anche con quelle che se la tirano o sembrano perfettissime.
Mi piacciono le donne con gli occhi da buone. Spesso anche malinconici. Stravedo per le donne con gli occhi verdi, il profilo greco e i denti a coniglietto.
Ero uno che per una donna perdeva la testa, poi ho smesso e sono sceso sulla terra.
Vivo molto meglio, ma a volte mi piace ancora sognare. 

Luca Bagatin