Visualizzazione post con etichetta fondo monetario internazionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fondo monetario internazionale. Mostra tutti i post

sabato 15 maggio 2021

Presente e futuro del populismo (di sinistra). Articolo di Luca Bagatin

Interessante l'articolo del prof. Marco Tarchi, politologo e studioso in particolare di populismo, sul quotidiano “Domani” del 14 maggio scorso, dal titolo “Il sogno del populismo di sinistra si è scontrato con la realtà”.

Il prof. Tarchi si riferisce, in particolare, alla fine politica dell'ex politico Pablo Iglesias ed alla china presa dal suo movimento Podemos che, una volta andato al governo con il Partito Socialista di Sanchez (consentendo a Iglesias di divenire Vicepremier), ha finito per perdere consensi e annacquare il suo programma rivoluzionario.

Ciò, ha portato al ritiro dalla scena politica di Sanchez, dopo la sconfitta alle amministrative di Madrid e, già nel 2019, portò alla scissione di Podemos ed alla formazione del movimento populista-socialista Mas Pais.

Il prof. Tarchi, nel suo articolo, fa un'analisi interessante dei fasti passati di Podemos e del suo più recente declino, spiegando come anche questo movimento, come Syriza di Tsipras in Grecia, la France Insoumise in Francia e Die Linke in Germania, finendo per abbracciare il “liberalismo sociale” - esattamente come tutti i sedicenti partiti “socialisti” europei, - abbiano finito per annacquarsi e perdere la loro essenza originaria.

In realtà, si potrebbe dire che, in Europa, non esista ancora un autentico “populismo” o “populismo di sinistra”, salvo i tentativi di cui sopra, falliti proprio perché si è tradito alla base il concetto stesso di populismo, che è politica socialista di popolo, senza alcun compromesso con le élite liberali, siano esse di sinistra o di destra.

Qui è necessaria una piccola premessa storica. Ovvero occorre tenere presente che il populismo nacque fra il 1860 e il 1880, in Russia, ad opera dei narodniki (da narod = popolo), ovvero dei socialisti russi che vollero alfabetizzare le masse contadine e oppresse e proposero una riforma agraria in senso socialista, in quanto ritennero che i contadini fossero l'unica classe rivoluzionaria in grado di opporsi all'occidentalizzazione della Russia e all'espansione del capitalismo.

Un filo rosso lega il socialismo originario, in particolare le battaglie della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864 - 1876), di matrice socialista, mazziniana, garibaldina e anarchica e il populismo - rettamente inteso - ovvero privo delle falsificazioni linguistiche e concettuali operate dal linguaggio mediatico corrente, influenzato dall'ideologia liberale e borghese.

Fatta tale doverosa premessa, possiamo dire, con i filosofi Alain de Benoist, Jean-Claude Michéa e Christopher Lasch, che il populismo è, in sostanza, una delle più moderne forme di democrazia attiva e partecipativa. Potremmo dire che è una delle forme più pure di socialismo conservatore, ovvero di rottura con la modernità liberale e capitalista, che tutto ha messo in vendita. Dagli elettrodomestici agli embrioni, oltre che i corpi e le menti dei lavoratori e delle prostitute.

Va da sé che, il cosiddetto “populismo di destra”, tanto sbandierato dalla stampa e dai media quando si parla o si parlava di Salvini, Trump, la Meloni, Bolsonaro e compagnia, non è affatto populismo, ma liberal-conservatorismo. In quanto volto a conservare l'attuale sistema economico-sociale fondato essenzialmente su: crescita economica; sfruttamento delle risorse; sostegni agli imprenditori (ma non ai lavoratori o ai precari); conservatorismo nell'ambito dei diritti civili.

Quanto al populismo autentico (che potrebbe anche essere definito “populismo di sinistra” o “nazionalismo di sinistra”), che è ed è stato la base dei movienti del Socialismo del XXI secolo latinoamericani (dal socialismo del venezuelano Hugo Chavez al peronismo argentino dei coniugi Kirchner, passando per il correismo ecuadoriano al sandinismo nicaraguense, sino alla Bolivia di Evo Morales e all'Uruguay di “Pepe” Mujica), ma lo è anche del nazionalbolscevismo russo, dei vari partiti comunisti russi e - per moltissimi versi - del movimento trasversale e civico dei Gilet Gialli francesi, è un'altra cosa.

Ed è un'altra cosa perché, innanzitutto, ha un progetto di società e di economia radicalmente diverso rispetto al modello liberal-capitalista, fondato sulla crescita e sullo sfruttamento delle risorse e del lavoro. Ovvero si fonda sul superamento del capitalismo; sulla ricerca del lavoro in comune (la famosa unione del capitale e del lavoro predicata anche dal nostro Giuseppe Mazzini in epoca risorgimentale); sulla redistribuzione delle risorse e sulla valorizzazione delle risorse naturali e dell'ecosistema. Oltre che su partecipazione più diretta dei cittadini e dei lavoratori alle decisioni politiche.

E' chiaro che, per attuare progetti di questo tipo, è fondamentale non scendere a compromessi con alcun partito di governo. O si arriva da soli al governo, oppure si continua la lotta.

In questo senso, l'ex Presidente venezuelano Hugo Chavez, fu un chiaro esempio.

Dopo il tentativo di insurrezione popolare - contro i governanti corrotti - nel 1992 e anni di invito all'astensionismo elettorale, si candidò, nel 1998, con un suo movimento – il Movimento Bolivariano Quinta Republica – e, ottenendo il 56% dei consensi, fu eletto Presidente. Senza scendere a compromessi con nessuno.

E' chiaro che, se Podemos scende a compromessi con i sedicenti “socialisti” di Sanchez, che hanno un programma fondamentalmente liberal-capitalista, non possono che dover rinunciare ai loro progetti rivoluzionari e socialisti autentici E, dunque, finire per perdere consensi, come infatti è accaduto.

Che è esattamente quanto successo al Movimento Cinque Stelle (benché non fosse né sia né populista, né socialista), alleandosi prima con la Lega e poi con il PD. Cosa ne è rimasto dei loro programmi originari ? Nulla. Cosa sta rimanendo del loro partito ? E' in caduta libera in tutti i sondaggi.

E' chiaro, dunque, che il presente e il futuro del populismo, ovvero del socialismo originario, è una radicale rottura con il sistema attuale. Ma ciò presuppone, in Europa, un radicale modo di pensare che, per molti versi, solo il movimento civico dei Gilet Gialli francesi è riuscito – in questi anni - a comprendere.

Rottura con l'Unione Europea - utile solo ai ricchi investitori – e con il Fondo Monetario Internazionale (e le sue politiche di austerità, fra cui il probabile ritorno dell'IMU sulla prima casa in Italia...sic !).

Rottura con il capitalismo e con il sistema della crescita economica, che genera sfruttamento del lavoro, precariato sociale e insicurezza.

Promozione di un sistema sociale e socialista fondato sul lavoro in comune (lavorare meno e il necessario a soddisfare i bisogni primari), l'autogestione delle risorse, la sicurazza economica e sociale per tutti (nessuno escluso), investimenti massicci in sanità, ricerca e valorizzazione dell'ambiente e dell'ecosistema.

Comprendere tali necessità, in una realtà abituata all'ideologia liberal-capitalista (lastricata di “buone intenzioni”, ma in realtà portatrice del contrario), non sarà certo facile.

Ma sarebbe già molto se si riuscisse ad aprire un dibattito in merito.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 15 ottobre 2020

15 ottobre 1987: viene ucciso Thomas Sankara, Presidente degli uomini integri. Articolo di Luca Bagatin

Era il 15 ottobre 1987, quando il Presidente del Burkina Faso – Thomas Sankara – fu ucciso, nell'ambito del colpo di Stato organizzato dal suo ex compagno d'armi Blaise Campaoré, con l'appoggio degli USA, della Francia e dei militari liberiani.

Sankara fu e rimane un simbolo per i popoli del Terzo Mondo africani. Un simbolo panafricano di riscatto e emancipazione.

Burkina Faso, significa, letteralmente, “paese degli uomini integri”. Così come integro fu sempre Sankara, salito al potere a soli 35 anni, attraverso una rivoluzione senza spargimento di sangue, esattamente come avvenne in Libia, con Mu'Ammar Gheddafi.

Sankara nacque il 21 dicembre 1949 da una famiglia povera burkinabé. Il suo sogno, sin da bambino, fu che il suo popolo potesse affrancarsi dal neocolonialismo e che tutti potessero vivere in pace, con due pasti al giorno.

Per potersi mantenere entrò nell'esercito partecipando ad un concorso per accedere alla Scuola militare Pryatanée di Kadiogo, superando il concorso nel 1966.

Nel 1978 conobbe colui il quale, tempo dopo, l'avrebbe assassinato, ovvero Blaise Campaoré e con lui costituì il Raggruppamento degli Ufficiali Comunisti al fine di rovesciare il regime corrotto dell'Alto Volta.

Nel novembre 1980, senza alcun spargimento di sangue, prese il potere il colonnello Sayé Zerbo e Sankara, vista l'alta popolarità di cui godeva nell'esercito, fu nominato Segretario di Stato per l'Informazione. Purtuttavia, in aperto contrasto con il governo che egli scoprì essere corrotto tanto quanto i precedenti, si dimise dall'incarico nell'aprile 1982 e sarà arrestato assieme agli altri componenti del Raggruppamento degli Ufficiali Comunisti.

Un successivo colpo di Stato porterà al potere Jean-Baptiste Ouédraogo che, oltre a liberare Sankara ed i suoi compagni, lo nominerà Primo Ministro.

Da quel momento Sankara inizierà ad applicare sanzioni contro i funzionari pubblici fannulloni, eliminando alcuni vantaggi dei dipendenti pubblici ed iniziando a viaggiare per i Paesi del Terzo Mondo intessendo sempre più fitte relazioni, in particolare con la Libia di Mu'Ammar Gheddafi.

Tornato in patria, Sankara trovò la sua abitazione circondata da carri armati condotti da uomini al soldo del governo francese, il quale temeva l'impulso rivoluzionario del governo da lui presieduto. Egli fu così arrestato e detenuto presso un campo militare.

Grazie ad una sollevazione popolare lui ed i suoi compagni saranno liberati il 30 maggio 1983 ed inizieranno a progettare il colpo di Stato dell'agosto successivo, che lo porterà finalmente alla Presidenza della Repubblica con un programma ambiziosissimo, che riuscirà purtroppo ad attuare solo in parte a causa del suo assassinio, nell'ottobre 1987.

Un programma che consistette in: una massiccia opera di vaccinazione che permise la riduzione di mortalità infantile in Burkina Faso; in una massiccia opera di rimboschimento al fine di far rivivere l'arido Sahel; nella riforma agraria che permise di ridistribuire le terre ai contadini; nella politica di soppressione delle imposte agricole; nelle importantissime politiche di liberazione femminile che proibirono la pratica barbarica dell'infibulazione, nell'abolizione della poligamia, nella partecipazione delle donne alla vita politica del Paese attraverso l'istituzione dell'Unione delle Donne del Burkina, nell'istituzione della giornata dei mariti al mercato; in un programma di riduzione delle spese e del processo di autarchia ribattezzato da Sankara “produciamo quello che consumiamo”, al fine di abolire progressivamente la dipendenza dalle importazioni con l'estero; la costruzione di apposite dighe, pozzi e bacini idrici che garantissero a tutti l'accesso all'acqua e la garanzia di due pasti al giorno per tutti i burkinabé; la costruzione di un campo sportivo per ogni villaggio al fine di garantire a tutti il diritto all'attività fisica e ricreativa; la lotta alla corruzione pubblica e la richiesta di Sankara ai Potenti della Terra di cancellare il debito ai Paesi del Terzo Mondo, in quanto frutto del colonialismo e del neocolonialismo e dunque all'origine del sottosviluppo di tali Paesi; la proposta di disarmo progressivo di tutti i Paesi africani in modo che questi non combattano più fra loro, ma lottino per l'unità e l'emancipazione dei popoli africani; lo sforzo di far partecipare tutti alla vita pubblica del Paese, attraverso appositi comitati rivoluzionari e una radio attraverso la quale chiunque potesse fare proposte o criticare l'operato del governo.

Programma ambizioso e in parte realizzato sino a quell'ottobre 1987 nel quale sarà ucciso - con un colpo di revolver - dal suo amico di lotte, il quale prenderà così il potere e annullerà molte delle riforme portate avanti da Sankara, facendo peraltro tornare il Burkina Faso preda della corruzione e dei potentati economici e politici stranieri.

Un sogno, quello della Rivoluzione burkinabé, dunque tragicamente interrotto. Un sogno che fu sostenuto peraltro anche dal Partito Radicale di Marco Pannella che lanciò in quegli anni una campagna contro lo sterminio per fame nei Paesi del Terzo Mondo e che porterà lo stesso Presidente Thomas Sakara ad iscriversi al loro partito.

L'esempio e la vita di Sankara ci spiegano, per moltissimi versi, le vere cause del fenomeno migratorio di oggi, che è frutto del capitalismo, del colonialismo e del neocolonialismo dei governi dei Paesi ricchi europei e statunitensi. I quali continiuano a invadere e destabilizzare Paesi sovrani, a sanzionarli, a vendere loro armi. E obbligano i Paesi poveri ad indebitarsi, attraverso le criminali politiche della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, già ampiamente denunciate da Sankara stesso.

Sankara sembra essere sconosciuto, dai nostri popoli, ma rimane un simbolo per i popoli liberi.

Le sue lotte, che sono ancora oggi le lotte dei panafricani, meritano rispetto e concreta attuazione. Affinché il suo sacrificio eroico non sia stato vano.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 7 settembre 2020

Ecuador. L'ex Presidente socialista Rafael Correa rischia di non poter essere candidato Vicepresidente. Articolo di Luca Bagatin

In vista delle elezioni del 7 febbraio 2021 - nelle scorse settimane - era stata annunciata la candidatura a Vicepresidente dell'Ecuador – sostenuto dalla coalizione “Movimento Unione Nazionale per la Speranza” (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)) – di Rafael Correa, ex Presidente socialista del Paese.
Purtroppo è di pochi giorni fa la notizia che la sua candidatura sarebbe stata sospesa.
L'ex Presidente Correa sarebbe infatti stato condannato a 8 anni di carcere con una accusa, mai provata, di “corruzione aggravata” e, per questa ragione, chiese asilo politico al Belgio.
E, proprio dal Belgio, ha inviato la sua richiesta di candidatura all'ufficio elettorale ecuadoriano (CNE), nei tempi richiesti, ma, questi, l'avrebbe respinta, in quanto il candidato non l'ha presentata di persona, ma attraverso la sorella Pierina, la quale – con i documenti necessari – si era presentata nei termini previsti (e in collegamento web con il fratello) presso il Consiglio Elettorale Ecuadoriano.
Se IL CNE avesse accattato la candidatura, Correa avrebbe goduto di un'immuniutà temporanea.
Ad ogni modo, l'ex Presidente ha presentato ricorso, che dovrebbe essere accolto entro il 17 settembre prossimo.
Sarà ad ogni modo la sentenza del tribunale a decidere sul destino politico di Correa e stabilire se le accuse di corruzione siano fondate o meno.
Ad oggi, ad ogni modo, l'Interpol ha rifiutato di consegnare Correa alla giustizia ecuadoriana, ritenendo non fondate le accuse contro di lui.
In merito alla questione, Correa ha dichiarato, venerdì scorso: “Non ho mai preso una tangente; è una persecuzione politica, stanno distruggendo famiglie per perseguitarmi. Per cercare di accusarmi sono stati inventati nomi: tangenti e taccuini scritti da un viaggio da Quito a Guayaquil...Quei file sono stati manipolati dal 2018”.
Assieme a Correa vi sono altri 15 imputati nel processo, fra i quali l'ex Vicepresidente Jorge Glas, in carcere dal 2017; l'ex segretario legale della Presidenza, Alexis Mera, che fu uno degli uomini di fiducia dell'ex Presidente durante il suo decennio in carica e l'ex Ministro dei Lavori pubblici, María de los Angeles Duarte, che a metà agosto non ha rispettato gli arresti domiciliari e si è rifugiata presso la residenza dell'Ambasciatore argentino a Quito.
L'accusa è per tutti di aver finanziato illegalmente – in cambio di appalti - il partito socialista di governo Alianza PAIS, fra il 2012 e il 2016.
Per i socialisti ecuadoriani, alleati con il Centro Democratico, i quali per le prossime elezioni hanno messo in campo il giovane economista e ex Ministro della Cultura Andres Arauz, le accuse fanno parte di una macchinazione volta a screditare l'ex Presidente Correa, il loro partito e le conquiste sociali ottenute durante i dieci anni di governo.
Conquiste che hanno portato il Paese a liberarsi dalla nefasta infuenza del Fondo Monetario Internazionale; a ridurre drasticamente povertà e analfabetismo; a introdurre il diritto all'istruzione e alla sanità pubblica e gratuita per tutti, oltre che i diritti di cittadinanza e il riconoscimento delle unioni di fatto.
Nel caso non fosse accettata la candidatura di Correa alla Vicepresidenza è possibile che, al suo posto, la coalizione che sostiene Arauz possa optare per la candidatura a Vice di sua sorella, Pierina Correa Delgado.

Luca Bagatin

sabato 21 marzo 2020

Venezuela Coronavirus. Negati gli aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale. Aiuti da Cuba. Articolo di Luca Bagatin

Il Fondo Monetario Internazionale respinge la richiesta di 5 miliardi di dollari in aiuti al Venezuela, richiesta dal Presidente Nicolas Maduro, al fine di far tronte all'emergenza Coronavirus.
La motivazione del FMI è che “non c'è certezza” sul riconoscimento internazionale del governo venezuelano. Governo che, ricordiamolo, fu eletto dai cittadini.
A questo si sommano le già inique sanzioni imposte al Venezuela da tempo, da parte degli USA.
Il Presidente Maduro ha infatti affermato: “Il governo Usa sta bloccando tutte le navi e gli aerei che trasportano cibo e medicine per il Venezuela”.
Il Ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreanza aveva spiegato che “5 miliardi di dollari è l’equivalente del denaro bloccato da due anni da Usa, Regno unito e Portogallo, con cui si sarebbe potuto rafforzare il sistema sanitario e alimentare”.
Il Venezuela, ad ogni modo, non è rimasto solo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti garantito aiuti al Paese, così come la Cina e Cuba.
Quella Cina e qualla Cuba che stanno aiutando anche l'Italia.
Da Cuba, proprio oggi, sono arrivati in Lombardia 65 fra medici e infermieri specializzati, che già in passato hanno combattuto l'Ebola in Africa.
Come disse Fidel Castro “Il nostro Paese non possiede armi nucleari e battereologiche, ma inviamo medici in tutto il mondo nell'idea di salvare vite !”.
Cuba è, ancora oggi, come il Venezuela sotto embargo da parte degli USA. Solo perché socialista. Ricordiamolo tutti. Specialmente in questo periodo di emergenza mondiale.

Luca Bagatin

venerdì 4 ottobre 2019

Ecuador in rivolta a causa delle misure di austerità. Articolo di Luca Bagatin

Scontri in Ecuador, a seguito delle misure che il governo di Lenin Moreno ha imposto alla popolazione, conseguenza delle richieste del Fondo Monetario Nazionale, in cambio di un credito di 4,2 miliardi di dollari.
Le misure di austerità e di macelleria sociale prevedono: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni.
Da tempo il governo di Moreno ha tradito il suo mandato con gli elettori, quando fu eletto nelle file socialiste e fu sostenuto dall'ex Presidente Rafael Correa, per poi, qualche mese dopo, sostenere politiche antisociali, antisocialiste e fortemente liberali.
Moreno ha disconosciuto così tutto il lavoro del suo predecessore Rafael Correa, così come ha disconosciuto prima il suo Vicepremier, Jorge Glas, accusandolo e facendolo incriminare ingiustamente per corruzione (e per questo ancora in carcere) e successivamente, nell'aprile 2019, accusando l'ex Ministro socialista di Correa – Ricardo Patino – di istigazione alla protesta e pertanto costringendolo ad emigrare in Perù, come rifugiato politico.
L'Ecuador, da quando Moreno è in carica ed ha traghettato il partito Alianza Pais – prima socialista – su posizioni liberali e autoritarie, ha drasticamente peggiorato la sua situazione sociale ed economica, sino alle proteste di questi giorni.
Con Rafael Correa, eletto nel 2007, il Paese aveva dato il via alla famosa “Revolucion Ciudadana”, ovvero la “rivoluzione cittadina”, democratica e civile, che portò il Paese a rinegoziare il debito con l'estero, a ridurre l'influenza straniera (in particolare quella dei rapaci USA), a ridurre la povertà, l'analfabetismo e, con una nuova Costituzione, a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.
Correa, già brillante economista, sulla spinta del Socialismo del XXI Secolo promosso da Hugo Chavez, Evo Morales e Nestor Kirchner, introdusse il modello economico del Buen Vivir ecuadoriano, ovvero un modello di sviluppo ispirato al “buon vivere” dei popoli andini indigeni. Un modello sociale alternativo rispetto al modello edonista e competitivo liberale precedente, il quale garantiva ricchezza a pochi oligarchi.
Con la Rivoluzione Cittadina di Correa, l'Ecuador si era dunque liberato da secoli di sfruttamento coloniale, dalle successive dittature militari e dalle pseudo democrazie corrotte amiche degli USA e del Fondo Monetario Internazionale.
Con Lenin Moreno ed il suo tradimento politico e sociale, ecco che il Paese sta tornando drasticamente indietro.
L'Ecuador rischia infatti di diventare una nuova Argentina liberale di Macri. Dove a pagare il prezzo dell'indebitamento con il Fondo Monetario Internazionale e le sue perverse politiche è, ancora una volta, la popolazione.
Lenin Moreno dichiara lo stato di emergenza, a seguito delle proteste di piazza nella capitale, Quito, e in numerose altre città. 19 gli arrestati. Moreno ha dichiarato altresì che non cederà “ai ricatti” della piazza.
Una piazza che ormai è in rivolta, come già di recente accaduto nella Francia di Macron; nell'Argentina di Macri; nella Grecia di Tsipras e nella Russia di Putin. Il popolo non è più disposto ad accettare le misure di austerità e le politiche liberal-capitaliste.
Correa e i suoi sostenitori, ovvero i socialisti, hanno ad ogni modo da qualche tempo fondato un nuovo partito, “Revolucion Ciudadana”. E proprio in questi giorni l'ex Presidente Correa ha invitato, nei canali social, la popolazione a resistere. Perché la Rivoluzione Cittadina è destinata a tornare e a vincere sull'odio dei traditori e degli oligarchi.

Luca Bagatin

giovedì 14 luglio 2016

Povertà in aumento e la politica prosegue nel parlare d'altro. Articolo di Luca Bagatin

Dei poveri non si è mai curato nessuno, in particolare in Italia.
Forse perché ritenuti “pochi”, forse perché costoro spesso non votano e non leggono i giornali, in quanto hanno problemi ben più seri a cui far fronte rispetto alle elucubrazioni dei politici.
Purtuttavia i dati ci dicono – e da tempo – che il numero della povertà assoluta è in aumento. In particolare nell'ormai sedicentemente ricco Nord italia.
L'Istat infatti rileva che il 7,6% degli italiani – pari a 4 milioni e seicentomila persone - è sotto la soglia di povertà assoluta e vive con meno di 800 euro al mese al Nord (ma posso assicurarvi che c'è chi vive con molto meno) e con meno di 500 euro al mese al Sud.
Notizie che ai politici italiani sembrano da sempre non interessare, impegnati a parlare di questioni che con le necessità dei cittadini non hanno nulla a che vedere, come ad esempio la più grande arma di distrazione di massa del momento, ovvero il referendum costituzionale.
A costoro è sufficiente ritirare lo stipendio e avallare misure di austerità imposte in terra straniera. E favorire unicamente chi un lavoro già lo ha (come i fantomatici 80 euro renziani, sconto di imposte percepito solo da chi, appunto, già lavora) o è già sindacalizzato.
Ai giovani, ai disoccupati, ai precari ed agli anziani (ai quali si sta sempre più tagliando l'accesso alla sanità pubblica gratuita) nessuna garanzia da sempre.
Del resto i governi della sinistra hanno favorito il capitalismo assoluto in favore di banche e imprese tanto quanto quelli della destra e a discapito di lavoratori, precari, giovani e anziani. Lo abbiamo già scritto, peraltro, in diversi altri articoli.
La ricetta seguita dai politici è stata pressoché la seguente: favorire tutte le politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla BCE attraverso privatizzazioni selvagge; austerità; flessibilità del lavoro; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani – che peraltro ha favorito il terrorismo internazionale come nel caso libico (ciò vale in particolare per la Gran Bretagna di Blair - colpevole peraltro di aver mentito al suo stesso popolo nella faccenda delle armi di distruzioni di massa in Iraq rivelatisi inesistenti – e per la Francia di Sarkozy e Hollande, rea non solo di aver barbaramente fatto uccidere Gheddafi, ma anche di sostenere Paesi legati al terrorismo come l'Arabia Saudita e di aver tentato di rovesciare il governo laico siriano di Assad).
E pensare, peraltro, che la Brexit era vista come una catastrofe sino a poco tempo fa ed invece pare che il pericolo sia scongiurato, al punto che i prezzi degli immobili inglesi si stanno riducendo e, chissà, magari un meno abbiente britannico potrà finalmente comperarsi una casa sul suolo di Sua Maestà Britannica, non più landa esclusiva per ricchi borghesi.

Ecco che, dunque, occorre semplicemente cambiare il paradigma e l'ottica dalla quele si guarda il mondo. Come uscire dalla crisi ? Uscendo progressivamente dal sistema capitalistico-borghese; attraverso una politica della decrescita economica ed una crescita delle politiche in favore del sociale e dell'ambiente; attraverso il reddito universale di cittadinanza che permetta ai poveri di vivere dignitosamente; attraverso una sanità efficiente e gratuita ed alla quale hanno diritto tutti i cittadini per il solo fatto di essere degli esseri umani; attraverso l'abbandono del colonialismo e del neocolonialismo e l'abolizione del commercio di armi e piani di sviluppo per il Terzo Mondo che favoriscano le condizioni affinché gli attuali migranti – veri e propri deportati - trovino una opportunità di riscatto nella loro terra d'origine; attraverso la rinegoziazione e l'abolizione progressiva del debito con l'estero, che è matematicamente impagabile e serve solo ai Paesi ricchi ed ai ricchi borghesi per mantenere il potere sui poveri; attraverso l'autogestione delle imprese da parte di chi vi lavora.
Nessuna utopia, solo realtà di un mondo più giusto e più umano al quale nessun politico pensa, in quanto attento a favorire la ricca borghesia e le grandi imprese, affinché queste mantengano nell'ignoranza e nella povertà – ovvero nello stato di bisogno - la stragrande maggioranza della popolazione del Pianeta.

Luca Bagatin

mercoledì 4 maggio 2016

Thomas Sankara e la Rivoluzione burkinabé. Articolo di Luca Bagatin


Burkina Faso: letteralmente “paese degli uomini integri”. Integri come lo fu il Presidente che diede questo nome all'Alto Volta, Paese africano di oltre 17 milioni di abitanti per una superficie totale di 274.000 km.
Stiamo parlando di Thomas Sankara, il Presidente degli ultimi e degli umili. Salito al potere a soli 35 anni attraverso una rivoluzione liberatrice senza spargimento di sangue.
Thomas Sankara, nato il 21 dicembre 1949 da una povera famiglia burkinabé, fin da bambino aveva un sogno: che il suo popolo potesse affrancarsi dal neocolonialismo e tutti potessero vivere in pace e con due pasti al giorno.
Per potersi mantenere entrò nell'esercito partecipando ad un concorso per accedere alla Scuola militare Pryatanée di Kadiogo, superando il concorso nel 1966.
Nel 1978 conobbe colui il quale, tempo dopo, l'avrebbe assassinato, ovvero Blaise Campaoré e con lui costituì il Raggruppamento degli Ufficiali Comunisti al fine di rovesciare il regime corrotto dell'Alto Volta.
Nel novembre 1980, senza alcun spargimento di sangue, prese il potere il colonnello Sayé Zerbo e Sankara, vista l'alta popolarità di cui godeva nell'esercito, fu nominato Segretario di Stato per l'Informazione. Purtuttavia, in aperto contrasto con il governo che egli scoprì essere corrotto tanto quanto i precedenti, si dimise dall'incarico nell'aprile 1982 e sarà arrestato assieme agli altri componenti del Raggruppamento degli Ufficiali Comunisti.
Un successivo colpo di Stato porterà al potere Jean-Baptiste Ouédraogo che, oltre a liberare Sankara ed i suoi compagni, lo nominerà Primo Ministro.
Da quel momento Sankara inizierà ad applicare sanzioni contro i funzionari pubblici fannulloni, eliminando alcuni vantaggi dei dipendenti pubblici ed iniziando a viaggiare per i Paesi del Terzo Mondo intessendo sempre più fitte relazioni, in particolare con la Libia di Mu'Ammar Gheddafi.
Tornato in patria, Sankara trovò la sua abitazione circondata da carri armati condotti da uomini al soldo del governo francese, il quale temeva l'impulso rivoluzionario del governo da lui presieduto. Egli fu così arrestato e detenuto presso un campo militare.
Grazie ad una sollevazione popolare lui ed i suoi compagni saranno liberati il 30 maggio 1983 ed inizieranno a progettare il colpo di Stato dell'agosto successivo, che lo porterà finalmente alla Presidenza della Repubblica con un programma ambiziosissimo, che riuscirà purtroppo ad attuare solo in parte a causa del suo assassinio, nell'ottobre 1987.
Ma, andiamo con ordine: che cosa fa di Sankara un vero rivoluzionario ed un politico modello ? In che cosa consistette il suo ambiziosissimo programma ?
Nella massiccia opera di vaccinazione che permise la riduzione di mortalità infantile in Burkina Faso; nella massiccia opera di rimboschimento al fine di far rivivere l'arido Sahel; nella riforma agraria che permise di ridistribuire le terre ai contadini; nella politica di soppressione delle imposte agricole; nelle importantissime politiche di liberazione femminile che proibirono la pratica barbarica dell'infibulazione, nell'abolizione della poligamia, nella partecipazione delle donne alla vita politica del Paese attraverso l'istituzione dell'Unione delle Donne del Burkina, nell'istituzione della giornata dei mariti al mercato; in un programma di riduzione delle spese e del processo di autarchia ribattezzato da Sankara “produciamo quello che consumiamo”, alla fine di abolire progressivamente la dipendenza dalle importazioni con l'estero; la costruzione di apposite dighe, pozzi e bacini idrici che garantissero a tutti l'accesso all'acqua e la garanzia di due pasti al giorno per tutti i burkinabé; la costruzione di un campo sportivo per ogni villaggio al fine di garantire a tutti il diritto all'attività fisica e ricreativa; la lotta alla corruzione pubblica e la richiesta di Sankara ai Potenti della Terra di cancellare il debito ai Paesi del Terzo Mondo, in quanto frutto del colonialismo e del neocolonialismo e dunque all'origine del sottosviluppo di tali Paesi; la proposta di disarmo progressivo di tutti i Paesi africani in modo che questi non combattano più fra loro, ma lottino per l'unità e l'emancipazione dei popoli africani; lo sforzo di far partecipare tutti alla vita pubblica del Paese, attraverso appositi comitati rivoluzionari ed una radio attraverso la quale chiunque potesse fare proposte o criticare l'operato del governo.
Programma ambizioso ed in parte realizzato sino a quell'ottobre 1987 nel quale sarà ucciso - con un colpo di revolver - dal suo amico di lotte, Blaise Campaoré, il quale prenderà così il potere e annullerà molte delle riforme portate avanti da Sankara, facendo peraltro tornare il Burkina Faso preda della corruzione e dei potentati economici e politici stranieri.
Un sogno, quello della Rivoluzione burkinabé, dunque tragicamente interrotto. Un sogno che fu sostenuto anche dagli amici del Partito Radicale di Marco Pannella che lanciarono in quegli anni una campagna contro lo sterminio per fame nei Paesi del Terzo Mondo e che porterà lo stesso Presidente Thomas Sakara ad iscriversi al loro partito.
Ecco che l'esempio e la vita di Sankara ci spiegano le vere cause dell'immigrazionismo di oggi, che sono frutto del capitalismo, del colonialismo e del neocolonialismo dei governi dei Paesi ricchi europei e statunitensi che sarebbe ora facessero finalmente un “mea culpa” e la smettessero di invadere Paesi sovrani; la smettessero di vendere loro le armi; la smettessero di destabilizzare governi legittimi solo perché non la pensano come loro; la smettessero di far indebitare i Paesi poveri attraverso le politiche criminali della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Ci vorrebbero, in sostanza, più Thomas Sankara e meno Christine Lagarde; più Fidel Castro e meno Dominique Strauss-Khan; più Mu'Ammar Gheddafi, più José Mujica, più Marco Pannella e meno Barak Obama, Blair, Bush, Sarkozy, Hollande e via discorrendo, che hanno prodotto miseria, corruzione, immigrazionismo, ovvero vere e proprie deportazioni moderne di esseri umani da sfruttare nelle imprese di casa nostra.
Ci vorrebbe più umanità. Parrebbe semplice e forse lo è. Basterebbe iniziare a discuterne. Ma la democrazia autentica, forse, è ancora troppo sconosciuta, specie in quei Paesi occidentali che, illusoriamente, si credono “democratici”.

Luca Bagatin

sabato 23 aprile 2016

Pillole di...Alain De Benoist e una di Pierre Leroux

"Il mondo moderno ha dissociato lo spirituale e il temporale solo per dissolvere lo spirituale, così come ha reso autonomo l'economico solo per spegnere il politico." (Alain De Benoist)

"A parte una élite molto ristretta, gli americani (...) sono perfettamente ignoranti in materia di storia e geografia, e in generale tendono a disinteressarsi del rest of the world. Tutta una serie di recenti inchieste hanno mostrato che l'ampia maggioranza dei giovani americani non dispongono dell'informazione politica, storica e geografica di base, anche sul loro paese." (Alain De Benoist)

"L'immigrazione è un problema di sradicamento forzato la cui origine è stata la volontà del padronato di fare appello a lavoratori stranieri per spingere i salari verso il basso." (Alain De Benoist)

"...si tratta di farla finita con una concezione dell'uomo che fa di lui soltanto un lavoratore-produttore-consumatore, di uscire da una concezione del mondo nella quale la "felicità" coincide con sempre più crescità, più produttività, più potere d'acquisto, e dunque più consumo." (Alain De Benoist)

"La vera formula che dà la filosofia è questa: amate Dio in voi e negli altri. Tale formula può essere ridotta a quest'altra: amate voi stessi per mezzo di Dio negli altri. O a quest'altra: amate gli altri per mezzo di Dio in voi" (Pierre Leroux)

martedì 7 luglio 2015

Ripensare il Mondo: alla ricerca di uno sviluppo umanista alternativo alla crescita economica ed allo sfruttamento. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

La questione greca è emblematica, così come lo è la questione Mediterranea, dell'immigrazionismo imposto “grazie” a quelle forze franco-anglo-statunitensi che hanno bombardato degli Stati sovrani...regalandoci Daesh (l'Isis).
Immigrazione peraltro egoisticamente bloccata a Ventimiglia da quel governo francese che prima produce il danno e poi...fingendo che l'Italia non sia membro dell'Unione Europea, lascia che ce la risolviamo da soli (sic !).
Così come la Germania e gli altri Paesi pretendono di soffocare ancor più la Grecia, che, con uno scatto d'orgoglio, ha scelto da che parte stare: dalla parte della sovranità nazionale, dalla parte della crescita interna, senza imposizioni da parte di Paesi globalisti al servizio del Fondo Monetario Internazionale.
Ad ogni modo ormai non è nemmeno più questione di stare o meno dentro il sistema euro, oppure dentro o meno il sistema del dollaro. La questione è molto più semplice, ma proprio per questo molto più radicale.
Bisogna avere il coraggio di scegliere, specie in questo momento di profonda crisi umanitaria – perché in Grecia la gente sta morendo di fame e così accadrà presto anche da noi - se seguitare a stare all'interno del sistema monetario internazionale, oppure tornare alle economie di sussistenza, rinunciando ad un benessere effimero e a inutili consumi che ci hanno resi degli imbecilli addormentati e degli sfruttatori egoisti nei confronti di chi ha poco o nulla.
Solo allora si riscoprirà l'economia del dono, tipica delle civiltà matriarcali, così lontane dalla società del piacere effimero di matrice occidentale, che ci sta portando all'autodistruzione.
Può sembrare ciò utopistico ? Certo, di fronte a quei mercati, specie finanziari, che non tengono conto delle persone, ciò è altamente utopistico.
Come ho già detto più volte, le ideologie del Novecento, figlie del positivismo e dunque del materialismo, non hanno mai tenuto conto dell'essere umano. Delle sue pulsioni, sentimenti e delle sue passioni. Del suo bisogno di vivere in armonia con il cosmo e con la natura, traendo insegnamento da essa.
Il liberalismo, in questo senso, è contiguo al comunismo ed al socialismo marxista. Entrambe le ideologie andrebbero rigettate, in nome dell'umanesimo e di una visione spirituale della realtà.
E proprio per non aver tenuto conto di questa realtà, marxisti da una parte e liberali dall'altra, hanno lasciato il campo libero alla speculazione finanziaria globale. Allo sradicamento di interi popoli, allo spopolamento delle campagne, ad un progresso tecnologico-industriale indiscriminato che, anziché garantirci un vero benessere e la possibilità di godere dei suoi frutti (sia in termini di tempo libero che di crescita intellettuale/spirituale), ci ha obbligati prima a lavorare dieci ore al giorno e successivamente a subire gli effetti della cosiddetta “crescita”...con conseguente disoccupazione endemica.
Occorre una soluzione alternativa che guardi all'essere umano, senza tante chiacchiere o discussioni inutili che nascondono solo la volontà dei ricchi di seguitare a sfruttare i poveri.
Occorre ripensare l'idea stessa di Mondo.

Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it