Il bullo, lo ricorda la psicologia stessa, è persona profondamente insicura che, dietro alla sua maschera di superiorità, manifesta debolezza e paura di non essere accettato.
Donald Trump incarna, alla perfezione, l'archetipo del bullo per eccellenza.
In questo caso, sconfitto dall'Iran, doveva per forza sminuire qualcuno e, questa volta, è toccato a Giorgia Meloni.
Quella Giorgia Meloni che, una volta nominata Presidente del Consiglio, prima ha steso tappeti rossi a Biden e poi a Trump. Secondo la consolidata tradizione dell'UE e dell'Italia degli ultimi decenni, che prevede totale asservimento ai desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti d'America di turno. Che spesso si comportano e si sono comportati da bulli, tanto con i Paesi “amici”, quanto con tutti gli altri. Henry Kissinger, del resto, fece presente che: “Essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici può essere fatale”.
Presidenti degli USA che, peraltro, non sono amati nemmeno dal popolo statunitense che vorrebbero rappresentare e che di rado hanno fatto gli interessi di quel popolo, ma, spesso e volentieri, hanno fatto quelli delle lobby che, a suon di dollari, hanno permesso loro di essere eletti.
Al bullo Ronald Reagan, Bettino Craxi, nel 1985, a Sigonella, rispose per le rime, e riaffermò la sovranità dell'Italia.
Bettino Craxi, a differenza di chi è venuto dopo di lui, promosse sempre – in modo lungimirante e pragmatico - l'unione e la cooperazione fra il Nord e il Sud e fra l'Est e l'Ovest del mondo. Sappiamo bene che, anche per questo, i poteri forti internazionali con sede a Washington, Bruxelles e Bonn, come egli stesso ricordò nel romanzo-verità “Parigi - Hammamet”, gliela faranno pagare cara.
Anche a Silvio Berlusconi accadrà la stessa cosa, per molti versi.
Lui che riuscì a far dialogare Bush e Putin e che promosse la cooperazione e il dialogo con ogni Paese del mondo, comprese la Libia di Gheddafi e il Venezuela di Hugo Chavez.
Lui che ebbe un solo grave difetto: quello di aver sdoganato gli eredi del MSI e i Leghisti. Senza quella scelta, è probabile che non sarebbero mai giunti al governo e che, ancora oggi, Meloni and Co., occuperebbero una posizione marginale nel panorama politico italiano.
La politica estera di Craxi, Andreotti e Berlusconi, fatta di dialogo con tutti, soprattutto con il Sud del mondo (per quanto riguarda Craxi e Andreotti, in particolare) fu l'ultima politica estera lungimirante che l'Italia abbia conosciuto. E per questo, costoro, pagarono – come sopra scritto – un prezzo molto alto e, ancora oggi, nonostante purtroppo non ci siano più, subiscono le ingiuste e infamanti critiche da parte degli eredi delle estreme destre e sinistre che – abbandonati i fascismi e i comunismi - sono passate al capitalismo assoluto e a un atlantismo da operetta, fondamentalista e anti-storico.
La querelle Trump-Meloni, alla luce di tutto ciò, ad ogni modo, cosa ci insegna?
Che il bullismo, tanto nella vita di tutti i giorni, quanto in ambito geopolitico, oltre a nascere dalla profonda debolezza di chi lo pratica, va sempre condannato e isolato, come più volte ha giustamente esortato il Presidente cinese Xi Jinping, unico a promuovere, oggi, la cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest nel mondo.
Che l'UE dovrebbe trovare il coraggio di affrancarsi dagli USA e in particolare rompere con i desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti di turno. Ritrovando non solo la capacità di essere autonoma e neutrale mediatrice delle controversie internazionali e promotrice di dialogo e cooperazione, ma anche essere capace di dialogare con quelle forze sane all'interno degli USA, critiche nei confronti di certo bullismo e imperialismo da mentalità da Guerra Fredda.
Un mondo in tumulto ci richiede tre cose: 1) recuperare gli insegnamenti del nostro passato, anche recente; 2) ritrovare orgoglio, dignità, sovranità, spirito critico fuori dai feticismi e dai fanatismi ideologici; 3) puntare su una rinnovata cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest.
Occorre riunire ciò che è stato sparso dai fanatici, dagli odiatori seriali, dai suprematisti bianchi, dai liberal capitalisti senza costrutto, molti dei quali oggi si dicono, in Italia, “europeisti” e “riformisti”, ma non si sa bene di quale Europa e di quali riforme stiano parlando.
Luca Bagatin






