
Amo i gatti neri. Ne
avevo uno, Mirtillo, che per me è stato come un fratello.
I gatti neri sono simbolo
di ribellione, anarchia, ma anche, sotto il profilo spirituale, di
protezione e esplorazione del proprio inconscio.
Quando, sul manifesto
della prima assemblea nazionale di "Agorà per l'Italia", il
neo-movimento del prof. Angelo D'Orsi, tenutasi a Roma il 27 giugno
scorso, ho visto che c'era disegnato un gatto nero con dei begli
occhi rossi, avevo deciso che non sarei potuto mancare.
Non sono pertanto rimasto
stupito nell'ascoltare – nel corso dell'assemblea - parole che
risuonano dentro di me, fin da quando ero molto piccolo, la prima
delle quali è “democrazia”.
E non sono rimasto
stupito nel vedere – nella numerosissima platea - volti puliti e
fieri e ritrovare amici quali Paolo Di Mizio, ex caporedattore e fra
i fondatori del TG5 e Fabio Massimo Parenti, esperto di Repubblica
Popolare Cinese, che spesso ho citato nei miei articoli e saggi.
Mi ha colpito molto
ascoltare il prof. D'Orsi spiegare come egli sia stato ispirato,
nella fondazione di questo movimento, da una sua amica scomparsa.
Il prof. D'Orsi ha una
formazione politica molto diversa dalla mia. Lui si rifà a Gramsci,
io mi rifaccio alla tradizione mazziniana, garibaldina, dannunziana,
ma non meno eretica. Anzi. Forse anche di più.
E' forse per questo che,
le sue parole e prospettive, non sono così distanti dalle mie. Ed è
per questo che, forse, una nuova sintesi fra antichi valori sociali,
non è così impossibile. Se si riparte dello studio e
dall'approfondimento, senza pregiudizi, della Storia.
E questo egli ha detto:
“Ho pensato di costruire un partito fondato sullo studio”.
Che è la base di tutto,
direi.
Ma non solo.
Il prof. D'Orsi ha
spiegato come, nelle sue brevi esperienze politiche come candidato di
partiti di sinistra radicale, egli abbia ravvisato spesso
egocentrismo e settarismo. Aspetti che anche io, nei partiti nei
quali ho militato (molti anni fa), d'area verde, socialista e
repubblicana, ho parimenti ravvisato.
Aspetti che hanno portato
non solo noi, ma la stragrande maggioranza degli italiani, ad
allontanarsi dalla politica partitica.
“Occorre conoscere
le ragioni della Storia”, ha spiegato il prof. D'Orsi. Ed ha
ragione.
Senza la Storia non si
può comprendere, ad esempio, le origini dell'attuale conflitto
russo-ucraino, che, come ho spesso scritto, hanno origine dal crollo
dell'URSS, causata da elementi interni ed esterni e che ha fatto
ampiamente comodo a un Occidente liberale, ma molto poco democratico.
Senza conoscere le
ragioni della Storia “si rischia di subire passivamente le
scelte dall'alto”, ha giustamente spiegato il prof. D'Orsi.
E così, come è di fatto
avvenuto e avviene da decenni, si finisce per rimanere sottomessi ai
desiderata della dirigenza UE e a quella degli Stati Uniti d'America
e dei loro Stati satellite, ad Est e in Medio Oriente.
Per cui, ha rilevato il
prof. D'Orsi, si sanziona ampiamente la Russia, ma si tace sul
massacro perpetrato dal governo israeliano contro la popolazione di
Gaza.
Si danno armi a governi
corrotti né UE, né NATO, ma, pur non dicendosi co-belligeranti, di
fatto lo si è.
Il tutto in barba alla
volontà popolare e, dunque, alla democrazia, come peraltro
costituzionalmente la conosciamo o dovremmo conoscere.
Il prof. D'Orsi si è
detto stupito da come tanti, a sinistra (o nella cosiddetta sinistra)
si siano resi complici di ciò. Personalmente, di ciò, sono meno
stupito, avendo abbandonato (e per sempre) il sedicente e pseudo
centro-sinistra italiano nel 1999, quando il governo D'Alema
autorizzò il bombardamento NATO contro la Repubblica Federale di
Jugoslavia. Ultimo baluardo di socialismo nel Balcani. Socialismo
completamente sconosciuto e estraneo al sedicente centro-sinistra
italiano. E ricordo ancora come, diversamente, l'ex Ministro
socialdemocratico, Luigi Preti, allora sostenitore di Silvio
Berlusconi, si oppose fermamente allo smembramento della Jusoslavia,
per la solita volontà di Bruxelles e Washington, come egli stesso
ricordò e denunciò, sulle pagine di “Critica Sociale”, nel
1999.
Il prof. D'Orsi si è
detto stupito della russofobia diffusa da tanti media, che arrivò
persino a proibire corsi di russo e la possibilità di parlare di
scrittori russi. E qui, a stupirci, credo, fra chi è autenticamente
democratico e ha un pensiero completamente libero, siamo stati in
tanti, nel 2022.
Egli ha anche spiegato
come grande responsabilità la ebbe l'antistorica risoluzione del
Parlamento Europeo del 2019, che volle equiparare nazismo e
comunismo. Dimenticando gli oltre 20 milioni di sovietici che hanno
liberato l'Europa dalla barbarie hitleriana.
Il prof. D'Orsi ha anche
spiegato come, “grazie” (si fa per dire) alle autolesionistiche
sanzioni contro la Russia volute dalla dirigenza UE, ci troviamo a
pagare il gas più caro, importandolo dagli USA.
Come se non bastasse, ha
aggiunto, il bilancio della difesa, in Italia è UE, è in aumento, a
discapito di quello sanitario, sempre più privatizzato e smembrato,
nel corso degli anni. Siamo passati, in sostanza, dal welfare al
warfare.
E così egli ha spiegato,
a mio avviso giustamente e con grande lungimiranza (ma anche profondo
buonsenso e pragmatismo), che occorre invertire la rotta e puntare al
benessere della comunità. Salvare vite, non diffondere morte.
Egli ha spiegato come la
decisione di fondare il suo movimento, su sollecitazione di quella
sua amica scomparsa, sia nata proprio dallo sdegno e
dall'indignazione nei confronti di tutto ciò.
Di come sia diventata
l'Europa e l'Italia a causa dei Draghi, delle Von Der Leyen e delle
Lagarde.
E di come occorra,
diversamente, recuperare quella democrazia autentica perduta,
liberandoci dalla sudditanza dei potentati economici internazionali e
dall'ingerenza di potenze straniere; lavorando per sostenere il mondo
multipolare, promosso dai BRICS.
Restituendo, così, lo
Stato al cittadino, come previsto dalla Costituzione della Repubblica
italiana fin dal suo Primo Articolo.
Devo dire che il prof.
D'Orsi mi ha commosso. Perché ciò che ha detto, lo penso e lo
scrivo anch'io, da oltre dieci anni. Spesso censurato, da chi si erge
a “liberale”, ma che probabilmente non ha mai letto Mario
Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli.
Che furono i miei maestri nelle mie letture da diciottenne, ancora
idealista.
Del prof. D'Orsi ho
condiviso anche i punti nei quali ha parlato del manifesto di "Agorà",
fra i quali la nazionalizzazione degli asset strategici del Paese
(altro punto sul quale ho sempre spesso scritto); sull'abolizione del
Jobs Act (che fu un vero insulto alla memoria delle riforme sociali
del grande Ministro socialista Giacomo Brodolini) e dell'abolizione
del finanziamento pubblico ai giornali.
Forse condivido meno
l'idea di uscire dall'UE e dalla NATO. Nel senso che, come ho spesso
rilevato, il problema non è tanto una unione di popoli europei in
sé, quanto la sua dirigenza UE e il fatto che tale entità, non
democratica, rappresenta una holding finanziaria ed è slegata, se
non addirittura opposta, dalla volontà popolare e dalle necessità
della popolazione europea.
L'UE, a mio avviso, in
sostanza, andrebbe completamente riformata e democratizzata. Uscirne
ha molto poco senso.
Quanto alla NATO, che
dovrebbe in ogni caso avere esaurito il suo ruolo storico nei primi
Anni '90, in realtà potrebbe – se anch'essa completamente
riformata - diventare una alleanza militare globale, comprendente
anche Russia e Cina e volta alla sicurezza e alla pace internazionale
di tutti i popoli del mondo.
Su questo, penso,
pragmaticamente, avrebbe invece senso discutere e lavorare.
L'impostazione di Angelo
D'Orsi, in generale, il quale ha affermato che “Agorà non sarà
l'ennesimo partitino di sinistra”, in generale, mi è piaciuta
e mi ha ricordato per molti versi il piano sociale promosso da
Giuseppe Saragat negli Anni '50: “Case, scuole e ospedali”,
quando il PSDI aveva ancora una visione ancorata al socialismo
autentico, vi era ancora l'oculata e onesta visione del Ministro
Roberto Tremelloni e tutto non si era ancora annacquato nella
partitocrazia e nella furberia.
Ho apprezzato molto anche
l'intervento in video del prof. Franco Cardini, il quale ha affermato
che, in questi tempi oscuri, occorrono due cose: il ritorno alla
politica e alla moralità sociale.
Egli ha rimarcato il
concetto che l'UE non rappresenta l'autentico progetto per la
costruzione degli Stati Uniti d'Europa, i quali, diversamente, fuori
da ogni subalternità, dovrebbero diventare l'ago della bilancia
degli equilibri mondiali.
Il prof. Cardini ha
rilevato anche che l'Italia ha perduto il senso del “vivere
civicamente”, ovvero ha smesso di pensare alla propria
comunità. E nel frattempo il mondo occidentale si sta sempre più
impoverendo, con da una parte pochi ricchi e dall'altra moltitudini
di comunità impoverite, anche culturalmente e intellettualmente.
Il prof. Cardini ha
sottolineato anche come il sistema di potere occidentale stia
franando, ma non ce ne rendiamo conto. Un sistema di potere gestito
da una minoranza, che non rappresenta affatto la maggioranza dei
cittadini che, infatti, non vanno più a votare.
Debbo dire che ho
sottoscritto ogni sua parola, essendo fra coloro i quali, pressoché
da vent'anni, non vanno più a votare. Il penultimo voto lo diedi ai "Socialisti Uniti" dell'amico Gianni De Michelis, per il quale feci
campagna elettorale, alle europee del 2004. Presero il 2% ed ebbero
due eletti. Ma, allora, non erano ancora stati introdotti gli
antidemocratici sbarramenti.
Da quando, nel 2009,
furono introdotti gli sbarramenti, smisi di andare a votare. Lo feci
solo alle scorse europee, ma per dare un segnale, votando "Pace, Terra
e Dignità" di Michele Santoro, che prese comunque il 2% (non ebbe
eletti, causa sbarramento al 4%), con una prospettiva democratica e
socialista, molto simile a quella di "Agorà".
E ho condiviso le sue
riflessioni sull'Europa e sul fatto che la comunità non viene posta
al centro, ma rimane attore passivo, passivizzato e marginalizzato.
Utile solo a ratificare decisioni altrui e manipolata continuamente
da media monolitici.
Molto interessante anche
l'intervento dell'amico Paolo Di Mizio, il quale ha rilevato, da
giornalista di lungo corso, come, quando iniziò la guerra
russo-ucraina, iniziarono ad essere diffuse, da parte dei mass-media,
un sacco di menzogne russofobiche e stravolgimenti della realtà dei
fatti e ciò lo indignò e inquietò molto, al punto che mai si
sarebbe aspettato che ciò potesse accadere. Il tutto come se fosse
una cosa normale. Paolo ha spiegato anche come i mass media abbiano
trattato in modo deformato e disinformativo anche la situazione a
Gaza, in Medio Oriente e in Iran, il tutto ad uso e consumo della
narrazione delle élite occidentali e dei loro alleati.
Altro intervento che ho
apprezzato molto è stato quello dell'amico Fabio Massimo Parenti,
che ha esordito con una frase emblematica: “L'unica cosa che ci
è rimasta di collettivo è il disagio”. Quando, invece, ha
aggiunto, occorre uscire dall'omologazione e ricostruire relazioni
fra le persone, ma anche fra tutti i Paesi, a partire dalla
centralità del Mediterraneo.
In tal senso ha portato
l'esempio della Repubblica Popolare Cinese, una realtà geopolitica
che fonda la sua politica estera su “cooperazione, coesistenza
pacifica e rispetto”.
Ora,
personalmente non aderisco né aderirò ad “Agorà”, come a
nessun movimento politico/partitico. Purtuttavia penso che meriti
ascolto e sostegno.
Penso
che arriverei anche a votarlo, pur consapevole che, andare a votare,
in presenza di regole truccate a monte (leggi elettorali
incostituzionali dal 1993 ad oggi, come rilevato dall'amico Sen.
Giorgio Pizzol e sistema mediatico disinformativo e che non da spazio
a chi la pensa diversamente) è - nella migliore delle ipotesi - una
cosa inutile, nelle peggiori una presa in giro.
Ma,
ad ogni modo, penso che qualche segnale di democrazia, di libertà di
pensiero, di emancipazione civile e sociale, difronte al
fondamentalismo liberal-capitalista e ultra-atlantista, all'ignoranza e all'ipocrisia diffusa, meritino
sempre di essere dati.
Per
il resto penso comunque occorra lavorare a livello culturale,
formativo e di discussione pubblica.
Proprio
perché gli spazi di libertà di pensiero e democrazia sono sempre
più ridotti.
Mancanza di leggi elettorali costituzionalmente
democratiche, ovvero che permettano a chiunque di avere dei propri
rappresentanti e sistema mediatico pluralista e indipendente, sono
già due aspetti importanti e sui quali riflettere e discutere.
Occorre,
in sostanza, essere quel gatto nero che, sul manifesto, aveva
catturato la mia attenzione.
Rimanere
spiriti liberi, inquieti, eretici e magici, che attraversano
l'oscurità, senza mai abbassare lo sguardo.
Luca
Bagatin
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