venerdì 11 settembre 2026

Emma Bonino e il radicalismo che ho conosciuto. Articolo di Luca Bagatin

 

Emma Bonino ci ha lasciati. La mia amica Valeria Taradash scrive “una notizia difficile da commentare” e sono d'accordo con lei.

Nemmeno io so esattamente cosa provo, perché mi tornano alla mente ricordi, alcuni belli, altri amari. Anche perché, i radicali, mi avevano deluso da tempo.

Ho conosciuto Emma Bonino, nel 1999, personalmente, in occasione della fondazione della Lista Emma Bonino, a Monastier di Treviso.

All'epoca le dedicai anche una poesia politica di elogio.

Una poesia che recitava così: “Emma Bonino, una dei tanti radicali scalzi che popolavano negli anni ‘70 le piazze delle città per affermare i diritti di tutti, anche dei più derelitti di questo mondo, contro un regime violento, burocratico, partitocratico e clericale, che aveva in gloria solo la gestione del Potere: la poltrona sicura di Ministro, Cardinale o Presidente. Emma Bonino: una donna, un simbolo dell’Europa e per l’Europa, a dispetto di chi ha cercato e cerca di oscurarla con ogni mezzo. Emma Bonino: oggi di nuovo alla ribalta come degna Commissaria europea, sempre in prima linea per l’affermazione dei diritti umani, civili e politici, come ieri, più di ieri. Loro, i Potenti, forse ti saranno avversi, ma è certo che la gente è con te e con le tue battaglie di libertà e legalità. Un augurio di cuore! Una speranza dal profondo! Magari una piacevole utopia: Emma for President”. 
A Pordenone ho condotto, assieme a Paola Scaramuzza, la campagna Emma for President e poi Emma for Europe, che permise alla Lista Emma Bonino di ottenere il 14,5% in città. La città in cui ottenne in assoluto, in Italia, il risultato migliore.

Quella mia scelta creò non poco imbarazzo nei Verdi, dei quali, all'epoca, a Pordenone, ero responsabile giovanile. E ne rappresentavo l'anima liberale.

Pensavo che quelle battaglie, liberali e liberiste, non fossero in contraddizione con l'anima ambientalista. All'epoca mi ispiravo, infatti, all'area liberale e libertaria che, in Europa, era rappresentata dall'europarlamentare dei Verdi francesi Daniel Cohn-Bendit.
Ero giovane. Molto giovane. Troppo giovane. Soprattutto intellettualmente. E, come molti giovani, idealista e avevo approfondito davvero troppo poco del mondo. Praticamente nulla.
Ammetto infatti che, nel corso degli anni, ho perduto quella simpatia e stima nei confronti dei radicali, di Emma Bonino e ho preso le distanze da Cohn-Bendit.

Crescendo, studiando, approfondendo e dialogando con persone e realtà diverse, ho abbandonato il liberal-radicalismo di gioventù e ho scoperto il socialismo, che ritengo essere sistema tanto razionale e pragmatico, quanto più umano. Un socialismo che, a seconda del luogo nel quale viene edificato (Europa, Asia, Africa, America Latina), ha declinazioni differenti. Ed è giusto che sia così. Perché, a differenza di quel che credono e credevano i radicali, ogni popolo è diverso dall'altro. E ha una sua Storia, cultura e tradizione da valorizzare e rispettare.

Non esistono Paesi di serie A e di serie B. Spesso non esistono democrazie e dittature, in senso assoluto. Esistono unicamente percorsi differenti. Che meritano di essere approfonditi.
Guardando indietro, penso che l’unica vera radicale dei vecchi tempi fosse Adele Faccio.

Di Adele Faccio ho spesso parlato sia con Valeria Taradash, che le fece da segretaria, sia con Ilona Staller, che le fu molto amica nel 1987.
Negli anni sono rimasto in contatto con Marco Pannella, ma non con Emma Bonino e il suo gruppo, che, a mio avviso, avevano intrapreso quella deriva liberal capitalista, edonista e imperialista, che già Pier Paolo Pasolini, negli Anni '70, pur amico dei radicali, andava denunciando.

Ad ogni modo mi spiace che Emma abbia lasciato questa terra, ma spiace ancora di più che da decenni se ne siano andate le battaglie autentiche del Partito Radicale.

Il mio allontanamento dai radicali, infatti, non è nato dal rifiuto delle loro battaglie originarie, ma proprio dalla convinzione che quelle battaglie siano state progressivamente abbandonate.

Quelle battaglie iniziate negli Anni '50 con Mario Pannunzio e Ernesto Rossi e, solo molti anni dopo, raccolte in eredità da Pannella.
Battaglie - che parlavano anche di autogestione socialista e che convinsero persino il Presidente socialista rivoluzionario del Burkina Faso, Thomas Sankara, ad iscriversi al Partito Radicale - che i radicali di oggi (o almeno quelli che si dicono tali), hanno da decenni dimenticato.

Ma nemmeno se ne rendono conto, nella loro totale mutazione antropologica: da partito dei diritti sociali e civili a partito del liberal capitalismo assoluto e della censura nei confronti di chi non la pensa come loro.

Mi guardo indietro e vedo come il mondo di ieri e quello di oggi siano molto cambiati.

Una volta di più, penso che nessuno di noi possa cambiare il mondo, ma ciascuno di noi possa, almeno, riuscire a cambiare sé stesso. Cercando di andare oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni, oltre il politicamente e banalmente corretto.

Forse è questo che mi hanno insegnato i radicali. Ma poi loro... si sono in qualche modo persi per strada.

Luca Bagatin

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giovedì 10 settembre 2026

L'ex leader laburista Jeremy Corbyn dopo il divieto di ingresso in Israele: "Non smetterò di lottare per una Palestina libera". Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, parlamentare britannico indipendente e attuale leader del partito socialista Your Party, ha denunciato la decisione del regime di Netanyahu di vietargli l'ingresso in Isreale, assieme ad altri 11 parlamentari britannici.

Corbyn, in merito ha scritto, in un articolo riportato anche dal sito Metro (https://metro.co.uk/2026/09/09/jeremy-corbyn-israel-cant-stop-fighting-a-free-palestine-29571852/) che tale aspetto offrirebbe “un piccolo assaggio del tipo di autoritarismo a cui i palestinesi sono sottoposti ogni giorno”.

Il leader socialista ha sottolineato che, durante le sue visite in Palestina ha “assistito a ciò che i palestinesi subiscono: infiniti posti di blocco, torri di guardia presidiate, arresti arbitrari, espulsioni e distruzione delle loro case” ed ha sottolineato che “A Gaza, l'occupazione israeliana controlla la maggior parte dei flussi in entrata e in uscita, bloccando illegalmente gli aiuti umanitari, il che ha provocato fame e sfollamenti di massa tra i palestinesi”.

Egli ha spiegato, nel suo articolo, che “La decisione di Israele di vietarci l'ingresso nel Paese, a quanto pare, è stata presa in risposta alla benvenuta decisione del governo britannico di imporre sanzioni sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali”. Ed ha aggiunto: “Questa decisione era attesa da tempo e l'isteria di coloro che vi si oppongono dimostra quanta impunità abbia goduto finora Israele. Il diritto internazionale è chiaro: la presenza di Israele nei territori palestinesi è illegale, come stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio 2024, che ha imposto al Regno Unito l'obbligo di non fornire aiuto o assistenza a tale entità illegale”.

Nell'appello, ha ribadito la sua richiesta al governo britannico “di riconoscere il genocidio a Gaza” e di “porre fine a tutte le vendite di armi – compresi i componenti degli F-35 – a Israele e di dare ascolto alle mie ripetute richieste di un'inchiesta pubblica sulla complicità britannica”.

Jeremy Corbyn ha aggiunto che “Il governo israeliano può vietarmi di parlare, ma non può impedirmi di affermare che stanno commettendo un genocidio – e non smetterò mai di lottare finché non ci saranno vera giustizia, pace e libertà per il popolo palestinese”.

Il parlamentare britannico ha concluso scrivendo: “Nonostante tutti i tentativi di Israele di intimidirci e ridurci al silenzio e alla disperazione, non ho perso la speranza di poter un giorno tornare a trovare i bambini che ho conosciuto, in una Palestina libera e indipendente”.

Luca Bagatin

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martedì 8 settembre 2026

Russia. Nikolay Bondarenko (KPRF), il comunista escluso dalle elezioni. Il KPRF accusa il potere di temere la sua popolarità. Articolo di Luca Bagatin

 

Il candidato del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Nikolay Bondarenko, è stato escluso, il 7 settembre 2026, dalla partecipazione alle prossime elezioni parlamentari russe che si terranno dal 18 al 20 settembre prossimi.

L'esclusione sarebbe conseguenza di una condanna amministrativa per la pubblicazione di materiale considerato dalla legge russa come simbolo estremista. Si tratterebbe, nella fattispecie, di una foto di Alexei Navalny, defunto oppositore di centrodestra al regime di Putin.

Gli avvocati di Bondarenko hanno sostenuto che il canale Telegram dal quale sarebbe stata pubblicata la fotografia non appartenga a lui e che, pertanto, non vi siano elementi sufficienti per attribuirgli la pubblicazione.

Bondarenko, ex deputato comunista regionale di Saratov è molto popolare su YouTube e ha oltre 2 milioni di iscritti. La presunta pubblicazione della foto di Navalny, oltre all'esclusione dalle elezioni – approvata con 12 voti favorevoli e uno contrario dalla Commissione Elettorale Centrale - gli è costata una multa da 1.000 rubli e un fermo di polizia.

Il Partito Comunista della Federazione Russa ha dichiarato che i funzionari hanno bloccato la candidatura di Bondarenko in quanto considerato, dal potere, molto temuto a causa della sua popolarità.

Nel febbraio 2021, come peraltro avevo già scritto (https://amoreeliberta.blogspot.com/2021/02/russia-deputato-comunista-arrestato.html), fu arrestato per aver partecipato, come osservatore e videoblogger, alle proteste antigovernative non autorizzate del 31 gennaio precedente, nella zona del Volga.

All'epoca – il suo canale YouTube “Il diario di un deputato”- era seguito da oltre 1 milione di followers.

Nikolay Bondarenko collegò il suo arresto al fatto che avrebbe voluto candidarsi alla Duma di Stato nella stessa regione nella quale fu candidato il Presidente della Camera Bassa, Vyacheslav Volodin, esponente di “Russia Unita” (il partito di governo), spesso attaccato politicamente da Bondarenko.

Anche all'epoca il KPRF e il Presidente del Comitato Centrale del partito, Gennady Zjuganov, si mobilitarono in difesa del deputato, chiedendo il suo immediato rilascio.

Bondarenko divenne molto popolare nel 2018, quando attaccò l'impopolare riforma delle pensioni, introdotta dal governo.

Nel 2022 fu privato del suo seggio nell'assemblea regionale di Saratov in quanto i pubblici ministeri lo accusarono di non aver dichiarato i ricavi pubblicitari e le donazioni ricevute attraverso il suo canale YouTube.

Alle prossime elezioni parlamentari russe, oltre al KPRF, ci saranno altri due partiti di sinistra patriottica presenti, ovvero i “Comunisti di Russia” di Sergey Malinkovich e il socialdemocratico “Una Russia Giusta” di Sergey Mironov.

Tre partiti determinati a battersi per i diritti sociali nel Paese, fortemente compromessi dal governo, in tutti questi anni.

Unico partito di sinistra patriottica al quale, ancora una volta, non sarà possibile partecipare alle elezioni è “L'Altra Russia di Eduard Limonov” (fondato dallo scrittore dissidente nazionalbolscevico Eduard Limonov, morto nel 2020 a 77 anni), il cui Consiglio politico ha dichiarato, polemicamente, su Instagram: “Nel 2026, l’istituzione del parlamentarismo in Russia è completamente fallita. La Duma di Stato non è espressione né del potere legislativo né di alcun’altra forma di potere. Di fronte agli idioti disegni di legge presentati dai deputati, ormai diventati proverbiali, riscuoterebbe probabilmente il maggior consenso popolare un partito che promettesse di far trascorrere alla propria intera frazione parlamentare tutto il mandato elettorale comodamente seduta nella buvette della Duma, senza mai entrare in aula. Nel 2023 avevamo constatato la morte delle elezioni come istituzione politica in Russia. Non sprechiamo altre parole”.

Luca Bagatin

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domenica 6 settembre 2026

Da Monti a Vannacci: quando le élite alimentano ciò che dicono di voler combattere. Articolo di Luca Bagatin

 

Mi permetto qualche riflessione relativamente all'incontro fra Mario Monti e Roberto Vannacci a Cernobbio, una delle tante kermesse delle élite, che poco interessano ai cittadini, ma molto più accattivanti per i grandi media e la politica da salotto.

Questo incontro-scontro-confronto mi ha comunque fatto pensare al fatto che è proprio gente come Monti (e Draghi) che ha fatto crescere il fenomeno Vannacci.
Un po’ come la crisi dello Stato liberale e il clima politico del primo dopoguerra alimentarono quell'humus che portò all'avvento del fascismo mussoliniano, “grazie” alla sua incapacità di comprendere le esigenze popolari, marginalizzando le autentiche forze socialiste e di sinistra.

Fascismo mussoliniano che, nei fatti, come il vannaccismo, non è altro che l'altra faccia del liberal capitalismo e delle élite.
Gabriele D’Annunzio (colui il quale sognava "un comunismo senza dittatura") e Alceste De Ambris all’epoca lo compresero. E lo comprese il repubblicano mazziniano Mario Bergamo che, mettendo al centro del suo progetto la questione sociale e proponendo un'alleanza fra repubblicani e socialisti, ovvero le due forze dell'estrema sinistra dell'epoca, si pose fra i primi quale argine tanto allo Stato liberale, quanto al fascismo.
I Monti, i Draghi e i vari cosiddetti “liberaldemocratici”, “riformisti” del centro, della sedicente sinistra e del centrodestra, continuano a non comprendere che proprio le loro ricette euro-oligarchiche non fanno che far aumentare i consensi dell'estrema destra.

Per anni la dirigenza UE ha imposto austerità e tagli alla spesa pubblica e sociale. Si è tagliato in sanità, welfare e istruzione. Oggi ci chiedono danari per riarmarci contro un nemico che vedono solo loro. La Russia. Che è anch'essa Europa. Solo perché si sono messi in testa di sostenere, “fino all'ultimo ucraino”, un'autocrazia corrotta né aderente all'UE né alla NATO. Seguendo i desiderata dei Presidenti USA di turno.

E parlano di un atlantismo anti-storico e che nulla ha a che fare con l'atlantismo responsabile della Prima Repubblica, attraverso il quale mai siamo ricorsi alle armi contro altre potenze. Con le quali dialogavamo e spesso commerciavamo.

I Monti, i Draghi, i Merz, i Macron, le von der Leyen che parlano di arginare il fascismo (che Paesi come Russia e Cina hanno peraltro sempre combattuto) e di un'Europa unita (sì, ma non parlano di una Europa sociale), da tempo hanno gettato le basi per l'ascesa dei Vannacci, delle Le Pen, delle AfD, ecc...
La Storia, dunque, sembra ripetersi.

Un tempo a denunciare le oligarchie europee e la crisi dello Stato liberale, come poco fa scrivevo, solo i D'Annunzio, i De Ambris, i Bergamo e pochi altri.
Ancora oggi lo fanno solo piccole minoranze illuminate (come Angelo D’Orsi e pochi altri), che hanno compreso che la causa del nuovo fascismo è il liberal capitalismo e i sepolcri imbiancati alla Monti e alla Draghi, oltre ad una maggioranza e ad una opposizione, in Italia, in linea con l’irresponsabile Agenda Ursula.
Ci sarà un futuro roseo?
Negli Anni '20 e successivi di roseo non ci fu proprio nulla.
Era già troppo tardi.

Personalmente continuo a credere al buonsenso di persone come D'Orsi, Alessandro Di Battista, l'On. Dario Rivolta, il prof. Giancarlo Elia Valori, Paola Bergamo (nipote di Mario Bergamo) e a pochi altri.

Diversi fra loro per storia e orientamento politico, ma le cui lucide analisi fotografano una realtà che, fra qualche tempo, potrebbe essere ancor più tragica.

Luca Bagatin

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sabato 5 settembre 2026

I socialisti Fico e Radev: un'altra idea di Europa tra pragmatismo, energia, pace e sovranità. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Primo Ministro della Repubblica Slovacca, il socialista democratico Robert Fico, ha visitato, il 4 settembre 2026, la Bulgaria e ha avuto un fruttuoso colloquio con il suo omologo Rumen Radev, anch'egli di orientamento socialista patriottico, a Sofia.

Piena intesa fra i due, sia sotto il profilo energetico che geopolitico.

Per quanto riguarda il primo aspetto, entrambi i leader hanno manifestato la necessità di cooperare e scambiarsi competenze ed esperienze nel settore dei reattori nucleari, pianificando una partnership con la società statunitense Westinghouse e istituendo una commissione congiunta atta allo scopo.

I benefici forniti dalle aziende bulgare nella fornitura di gas da altre fonti sono vitali per la Slovacchia e i nostri operatori nella regione e in questo settore devono cooperare in modo significativo e più intenso”, ha sottolineato il Premier slovacco.

Egli ha altresì apprezzato il sostegno della Bulgaria nei confronti della Slovacchia, proponendo la sua candidatura a membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per gli anni 2028/2029. A sua volta la Slovacchia intende promuovere la Bulgaria quale membro dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

Il Premier Fico ha altresì dichiarato che la Slovacchia è fra i principali oppositori del regolamento REPowerEU, che prevede la progressiva cessazione delle importazioni di gas russo, fino al loro completo stop entro il 2027.

In proposito egli ha dichiarato con fermezza: “Ci sarà un enorme problema con il gas. Lo acquisteremo a prezzi mai visti prima. Questo è il risultato della politica dell'UE, che ha dimostrato una totale incomprensione della realtà in materia di politica energetica”.

Egli ha inoltre puntato il dito anche contro il bilancio UE per il periodo 2028-2034 e in merito ha spiegato che: “Vorremmo chiarire che eliminare le disparità regionali, per le quali la Commissione europea intende stanziare fondi significativamente inferiori, non è qualcosa che va contro la competitività. Si tratta semplicemente di definire progetti e criteri. Non possiamo accettare un taglio così drastico al fondo per la coesione e certamente non possiamo accettare una riduzione di tale importo per la politica agricola comune”.

Anche su questo punto, il Premier bulgaro Radev si è detto d'accordo.

Robert Fico ha anche informato il Premier bulgaro relativamente ai tentativi di alcuni Paesi UE di limitare il diritto di veto in alcuni settori quali le imposte, il bilancio, la difesa, l'immigrazione e la politica estera. In merito ha sottolineato che: “Non riesco a immaginare che ci presentiamo a Bruxelles come un Paese che riceve ordini e istruzioni da altri. I Paesi più grandi saranno d'accordo e quelli più piccoli dovranno obbedire? Questa non è la visione dell'UE”.

Altro punto affrontato nell'incontro, sul quale i due premier hanno espresso una posizione comune, è la questione relativa alla guerra in Ucraina.

Il Premier slovacco ha affermato: “Non sono entusiasta del modo in cui l'UE sta sostenendo la guerra. L'UE ha bisogno di più diplomazia, non di più armi. Sarei molto infelice se i vincitori della battaglia per il bilancio europeo 2028-2034 non fossero i cittadini degli Stati membri dell'UE, ma le aziende produttrici di armi”.

Dello stesso avviso anche il Premier bulgaro, Rumen Radev, che ha sottolineato: “Sono lieto che condividiamo una visione comune dell'Europa, un'Europa di pace e prosperità, un'Europa di unità, ed è per questo che stiamo seguendo con molta attenzione quanto sta accadendo in Ucraina. Siamo convinti che una soluzione militare sia fuori discussione. Invitiamo tutti a sedersi al tavolo e a risolvere questo conflitto per via diplomatica”.

Robert Fico ha apprezzato anche l'attenzione riservata dal governo bulgaro alla minoranza slovacca nel Paese e ha auspicato scambi studenteschi più intensi.

Il Premier Fico, successivamente, ha incontrato la Presidente della Bulgaria, la socialista Iliana Yotova. Anche lei ha sottolineato che il conflitto in Ucraina non ha alcuna soluzione militare, ma unicamente diplomatica e che solo i negoziati possono portare a una sua rapida fine.

Il Premier Fico, trovandosi concorde, ha replicato: “Ci sono pochissimi politici nell’Unione Europea che parlano della pace tanto quanto lei e il Primo Ministro bulgaro”.

I due leader hanno inoltre discusso del Quadro Finanziario Pluriennale dell'UE e hanno sottolineato il positivo sviluppo delle relazioni fra Bulgaria e Slovacchia, nonché la loro cooperazione costruttiva all'interno dell'UE.

Mentre gran parte dei Paesi UE e la Gran Bretagna, i cui leader si dicono liberali, popolari e alcuni “socialisti” o “laburisti” (senza esserlo nemmeno un po') vorrebbero uno scontro con la Russia, anziché gettare ponti, Slovacchia e Bulgaria, rette da leadership pragmatiche e autenticamente socialiste e patriottiche, costruiscono partnership e guardano al presente e al futuro dei rispettivi popoli e Paesi.

Se il resto dell'UE seguisse il loro esempio, forse potrebbe finalmente nascere un rinnovato e serio spirito europeista. Diversamente, continueranno a crescere i profitti delle industrie degli armamenti, mentre l'autocrazia corrotta che non fa parte né dell'UE né della NATO continuerà a ricevere sostegno e l'estrema destra continuerà a trionfare nelle urne. Uno scenario davvero tragico e desolante.

Luca Bagatin

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giovedì 3 settembre 2026

Vertice SCO, Xi Jinping rilancia cooperazione e multilateralismo per un nuovo ordine globale. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 1 settembre 2026 si è tenuto a Bishkek, capitale del Kirghizistan, il 26esimo vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).

Il summit, che ha visto la presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, è stato presieduto dal Presidente del Kirghizistan, Sadyr Zhaparov e ha visto protagonisti i leader degli Stati membri di tale organizzazione, fra i quali il Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko; il Primo Ministro indiano Narendra Modi; il Presidente dell'Iran Masoud Pezeshkian; il Presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev; il Primo Ministro del Pakistan Muhammad Shehbaz Sharif; il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin; il Presidente del Tagikistan Emomali Rahmon; il Presidente dell'Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev; il Segretario Generale della SCO Nurlan Yermekbayev e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping.

Quest'ultimo ha pronunciato un importante discorso, nel quale ha sottolineato, fra le altre cose, che quest'anno ricorre il 25esimo anniversario della SCO e ha delineato le sue prospettive presenti e future: “Quest'anno ricorre il 25° anniversario dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Venticinque anni fa, facendo i conti con le dure lezioni della Guerra Fredda, affrontando le reali minacce provenienti da forze terroristiche, separatiste ed estremiste e ascoltando le sincere aspirazioni del mondo alla pace e allo sviluppo, i Paesi della nostra regione giunsero a un consenso generale sulla necessità di collaborare per tutelare la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo. La nostra organizzazione è nata in questo contesto e ha dimostrato un vigore e una vitalità sempre maggiori.

Negli ultimi 25 anni, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) ha compiuto un percorso straordinario. Il suo più grande successo è stato quello di crescere costantemente fino a diventare un nuovo tipo di organizzazione di cooperazione regionale, con la più vasta estensione territoriale e la maggiore popolazione, e un enorme potenziale di sviluppo. Il suo patrimonio spirituale più prezioso è stato quello di aver introdotto e da allora di aver costantemente seguito lo Spirito di Shanghai, basato su fiducia reciproca, mutuo vantaggio, uguaglianza, consultazione, rispetto per la diversità delle civiltà e ricerca dello sviluppo comune. La sua esperienza più importante in materia di cooperazione è stata quella di aver trovato la giusta via di coesistenza, caratterizzata da non alleanza, non scontro e senza prendere di mira terze parti, consentendo ai paesi della regione di costruire insieme una casa comune.

Venticinque anni dopo, una trasformazione senza precedenti da un secolo sta accelerando in tutto il mondo. Si intensifica la rivalità tra dialogo e confronto, tra strategia vincente per tutti e gioco a somma zero, tra multilateralismo e unilateralismo. L'ombra della guerra continua a incombere sul mondo. In un momento così cruciale, con il futuro dell'umanità in gioco, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) dovrebbe farsi avanti per assumersi la propria responsabilità storica e guidare il corso degli eventi”, ha spiegato il Presidente Xi.

Egli, in particolare, ha presentato quattro linee guida da seguire: 1)“promuovere una globalizzazione economica inclusiva e universalmente vantaggiosa”, consolidando e migliorando al contempo la cooperazione regionale; 2) “contrastare con fermezza le tre forze del terrorismo, del separatismo e dell'estremismo, della criminalità organizzata transnazionale, del traffico di droga e delle frodi nel settore delle telecomunicazioni”; 3) “rimanere fedeli a un approccio incentrato sulle persone e consolidare le basi per un'amicizia duratura (…) apprezzare appieno le peculiarità di ogni Paese nella sua storia, cultura, sistema sociale e fase di sviluppo, e costruire reti di cooperazione tra parlamenti, partiti politici, istituzioni educative, think tank, imprese e media, al fine di promuovere gli scambi non governativi e rafforzare il buon vicinato e l'amicizia tra gli Stati membri; 4) “adoperarci per una governance più equa e ordinata. Dobbiamo sempre sostenere che tutti i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni, sono uguali e che le questioni regionali devono essere discusse da tutti i Paesi per colmare le divergenze e costruire un consenso, gestire adeguatamente le divergenze attraverso il dialogo e la consultazione e affrontare le sfide comuni attraverso la collaborazione multilaterale”.

Per quanto riguarda i conflitti in corso nel mondo, il Presidente cinese, nel suo discorso, ha spiegato che: “Per quanto riguarda l'Ucraina, il Medio Oriente, l'Afghanistan e altre questioni critiche a livello internazionale e regionale, la Cina si dichiara pronta a rafforzare la comunicazione e il coordinamento con tutte le parti, a continuare ad affrontare sia i sintomi che le cause profonde di tali problematiche e a promuovere una soluzione politica”.

Gli Stati membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) hanno, in conclusione, delineato una visione di maggiore cooperazione in un contesto internazionale segnato da conflitti, instabilità economica, crisi energetiche e alimentari, cambiamenti climatici e nuove sfide tecnologiche.
Al centro della dichiarazione conclusiva c’è il sostegno al multilateralismo e al ruolo delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di promuovere un sistema internazionale più rappresentativo, equo e multipolare.

I Paesi della SCO hanno dichiarato di opporsi alle logiche di contrapposizione e alle misure unilaterali, sostenendo la soluzione diplomatica delle controversie e il principio di una sicurezza indivisibile.

Gli Stati membri hanno dichiarato di voler rafforzare la cooperazione contro terrorismo, separatismo, estremismo, criminalità organizzata e traffico di droga, anche attraverso il potenziamento delle strutture permanenti della SCO e delle esercitazioni congiunte.
Particolare attenzione è stata dedicata alle nuove dimensioni della sicurezza: cyberspazio, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale.

La SCO, nel documento sottoscritto dagli Stati membri, chiede una maggiore cooperazione internazionale per contrastare la criminalità informatica, difendere la sovranità degli Stati nel cyberspazio e sostenere un uso sicuro e responsabile dell’IA.
La dichiarazione ha ribadito, inoltre, l’opposizione alla militarizzazione dello spazio e alla corsa agli armamenti spaziali, sostenendo nuovi strumenti internazionali giuridicamente vincolanti.

Sul nucleare, gli Stati membri confermano il sostegno al Trattato di non proliferazione e al disarmo, insieme al diritto di tutti i Paesi di sviluppare l’energia nucleare per scopi pacifici.
Relativamente alla situazione in Medio Oriente, la SCO ha condannato gli attacchi militari contro l’Iran, ribadendo il principio della sovranità e dell’integrità territoriale iraniana e chiedendo una soluzione politica e diplomatica delle tensioni.
La dichiarazione sottolinea, inoltre, che una soluzione “completa ed equa” della questione palestinese è considerata indispensabile per la stabilità del Medio Oriente.
Per quanto concerne l’Afghanistan, la SCO conferma il sostegno a un Paese indipendente, neutrale e pacifico, libero da terrorismo, guerra e droga, sottolineando che la formazione di un governo realmente inclusivo rappresenta una condizione essenziale per una stabilità duratura.
Sul fronte economico, la SCO punta a rafforzare il commercio multilaterale, le catene di approvvigionamento regionali e la cooperazione economica tra i Paesi membri.

Tra le priorità figurano infrastrutture, trasporti, corridoi logistici, commercio elettronico, dogane, industria, agricoltura ed energia.
Gli Stati membri sostengono, inoltre, la costruzione della Belt and Road Initiative e il suo coordinamento con l’Unione Economica Eurasiatica. Viene dato spazio anche all'aumento dei pagamenti in valute locali, alla cooperazione finanziaria e alla riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, con l’obiettivo di aumentare il peso dei Paesi in via di sviluppo.
Altro aspetto oggetto della dichiarazione è stato il
progetto della futura Banca di sviluppo della SCO, la cui istituzione resta oggetto di consultazioni tra gli Stati membri.
La cooperazione fra i Paesi membri, inoltre, viene estesa anche alle questioni ambientali e sociali.

I Paesi della SCO intendono intensificare gli interventi contro il cambiamento climatico, la tutela della biodiversità, la gestione delle emergenze e la ricostruzione dopo le calamità.
Nel settore sanitario vengono indicate come priorità la medicina d’urgenza, la telemedicina, la prevenzione delle malattie infettive e una maggiore condivisione delle competenze. Anche istruzione, ricerca scientifica, innovazione e formazione dei giovani assumono un ruolo crescente.
La dichiarazione dedica, infine, ampio spazio alla cooperazione culturale e agli scambi tra i popoli, attraverso iniziative nel campo della letteratura, del patrimonio culturale, dello sport e delle attività giovanili. 

L'obiettivo dichiarato per la nuova fase è proseguire nell'attuazione della Strategia di sviluppo della SCO fino al 2035, consolidando la pace e la stabilità regionale e promuovendo uno sviluppo più equilibrato e multipolare

Luca Bagatin

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mercoledì 2 settembre 2026

È morto Raif Dizdarević, l’antifascista che dedicò la vita alla Jugoslavia socialista. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è spento, nel centesimo anno di età, il 2 settembre a Sarajevo, l'antifascista, politico, diplomatico ed ex Presidente della Presidenza della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, Raif Dizdarević.

Egli nacque il 9 dicembre 1926 a Fojnica, in Bosnia, in una famiglia antifascista nella quale sette dei suoi fratelli parteciparono alla Guerra di Liberazione Nazionale contro il fascismo, dei quali tre persero la vita durante la Seconda Guerra Mondiale.

Suo fratello maggiore, Zija Dizdarević (1916 - 1942), celebre scrittore di prosa, fu ucciso nel campo di concentramento ustascia di Jasenovac; mentre gli altri fratelli, Nusret, leader della gioventù comunista jugoslava (SKOJ) e Hasan Dizdarević, persero la vita in battaglia, combattendo contro i nazifascisti ustascia.

Raif Dizdarević si iscrisse al Partito Comunista di Jugoslavia (KPJ) nel 1945, fu sostenitore di Josip Broz Tito e lavorò prima negli organismi di sicurezza e successivamente, nel 1951, nel servizio diplomatico della Repubblica Federale di Jugoslavia, lavorando nelle ambasciate della Repubblica Popolare di Bulgaria (1951-1954), dell'URSS (1956-1959) e della Cecoslovacchia (1963-1967). Nel 1972 divenne assistente del Segretario Federale per gli Affari Esteri, Miloš Minič.

Successivamente ricoprì l''incarico di Presidente dell'Assemblea della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia dal 1982 al 1984; dal 1984 al 1987 fu Segretario Federale per gli Affari Esteri della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia e, dal maggio 1988 al maggio 1989, fu Presidente della Presidenza della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Dizdarević lavorò sempre per mantenere la Jugoslavia unita e, ancora oggi, è ricordato dal suo popolo – spesso nostalgico dei vecchi tempi - come fedele agli ideali unitari, antifascisti e socialisti di un tempo.

Negli Anni 2000 pubblicò due libri di memorie: “Dalla morte di Tito alla morte della Jugoslavia: testimonianze” e “Tempi da ricordare: eventi e personalità” (“Od smrti Tita do smrti Jugoslavije: svjedočenja” (2000) e “Vrijeme koje se pamti: događaji i ličnosti” (2006).

Luca Bagatin

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