
Eduard Limonov, scrittore
e politico dissidente russo di fama internazionale, era certamente
una leggenda, oltre ad essere figura emblematica del nostro presente.
Il 22 febbraio di
quest'anno, Limonov, avrebbe compiuto 83 anni.
Egli fu il primo, alla metà degli Anni ’90, a
seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità
di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della
Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto,
come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti,
“prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.
Limonov, come scrisse nel saggio “Anatomia
dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina
(territorio ove peraltro è cresciuto), sarebbe accaduta una
situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove i
nazionalismi di estrema destra sarebbero scoppiati e i russi, in quei
territori, sarebbero stati repressi.
Limonov, nel voler proteggere i russi nelle
Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in
Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…),
auspicava anche delle rivoluzioni popolari di matrice socialista, che
avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir
Putin, a Mosca.
L'ultimo e definitivo numero della rivista
statunitense “Esquire”, in Russia, che uscì nell'aprile 2022
(prima di chiudere la versione russa, a causa delle assurde
sanzioni), gli dedicò la copertina con il titolo: “La vita e il
posto nella Storia del grande scrittore russo” e, nel 2024, è
uscito, nei cinema, il film ispirato alla sua vita - “Limonov””,
scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista
russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben
Whishaw.
Il film, peraltro, è ispirato al romanzo-biografia
“Limonov”, del francese Emmanuel Carrère, del 2011, edito in
Italia da Adelphi. Romanzo che, in verità, Limonov non considerava
per nulla, in quanto lo riteneva scritto dal punto di vista di un
“ricco borghese”.
Da dire che, già nel 2018, il
regista italiano Mimmo Calopresti gli dedicò un docu-film, ove
accostò Limonov alla figura di Pier Paolo Pasolini.
E, nel
recente film, "Il mago del Cremlino - Le origini di Putin",
tratto dall'omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, il regista Olivier
Assayas, fa interpretare Limonov dall'attore norvegese Magne-Håvard
Brekke.
Eduard Limonov, alla sua morte, avvenuta il 17 marzo
2020, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a
sfondo autobiografico.
Personalmente, intervistai Limonov nell'agosto 2019,
e – alla sua figura e a quella del suo partito dissidente, di
sinistra patriottica - ho dedicato un mio saggio, ovvero “L'Altra
Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del
nazionalbolscevismo”
(https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/).
Dissidente integrale, negli Anni ’70, Limonov si
fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove
vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme al compagna
dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e
oggi è moglie di un nobile italiano.
Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista,
comunista indipendente, redattore di giornali, maggiordomo di un
miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.
Visse a Parigi negli Anni ’80, con la seconda
moglie (la prima fu Anna Rubinstein, che sposò negli Anni '60), la
cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli
Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a
sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di
Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica
Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese
parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto
bombardare da Eltsin.
Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader
del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro
della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij.
Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio
“Limonov contro Zirinovskij”.
L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di
poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo
dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo
oligarchico.
Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente
artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano
e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le
opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele
d'Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack
Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov
il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva
attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano
sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.
Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà
il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito
NazionalBolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo
di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore,
in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della
controcultura punk e beatnik.
Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di
andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante
e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey
Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti,
molti dei quali diventeranno celebri nella Russia post-sovietica),
saranno, dunque, i maggiori animatori del PNB e del suo giornale
controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via,
ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di
Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale
della Russia, che si avviava – come tutte le altre Repubbliche
post-sovietiche - a divenire – contro la volontà dei cittadini -
un Paese liberal-capitalista e oligarchico.
Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in
Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma,
nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con
sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito
NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei
diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un
risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti
del partito di allora.
La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu
un atto “sproporzionato e non necessario in una società
democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito
dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”,
“incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.
Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e
Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella
coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un
saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi
giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito “L’Altra
Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione
“L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e
spesso alleato, in varie manifestazioni, a diversi partiti comunisti
russi, non rappresentati alla Duma, il parlamento russo.
Ancora oggi partito di opposizione fra i più
perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste
elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose –
una forma di socialismo popolare e democratico, fondato
sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave
dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che
sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine
dell’autoritarismo imposto dal governo Putin e la riunificazione
delle Repubbliche ex sovietiche, liberandole da ogni forma di
russofobia e nazionalismo di estrema destra. Aspetti che, per primo,
Limonov denunciò nel 1992, facendo presente come il crollo dell'URSS
stava aprendo le porte al nazionalismo anti-sovietico e
anti-comunista, a forme di separatismo sciovinista e russofobo e a
possibili nuovi conflitti fra popolazioni che, grazie all'URSS,
vivevano tutte – pacificamente – sotto lo stesso tetto.
La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui
nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:
“Mi sono ritrovata a pensare di essere
completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica
differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e
della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.
(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti
che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di
serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno
radicalizzando.
(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di
sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti
sono stati arrestati e imprigionati.
(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti,
gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire
morale del Paese”.
Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:
"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per
noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla
gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato
nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i
giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla
nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI
secolo".
(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu
uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero.
C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono
riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato
fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il
ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra
compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo.
Molto simili a quelli della Politkovskaja".
In Italia, in questi ultimi anni, opere di Limonov
sono state editate da Sandro Teti.
Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e
erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore
racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo
e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella
periferica zona industriale moscovita di Syri.
Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli
è mai interessato vivere negli agi, nonostante la sua ultima moglie
sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina
Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli,
Aleksandra e Bogdan.
Sandro Teti ha curato anche la prefazione al mio già
citato saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, edito da
IlMioLibro, che cerca di cogliere l'anima artistica e controculturale
del Nostro.
L'ultima compagna di Limonov, alla quale è sempre
stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di
poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante
fanciulla in copertina, nuda, di spalle.
Limonov e Fifì saranno anche protagonisti del
numero 100 della rivista “Rolling Stones”, l'uno accanto
all'altra, con lei, completamente nuda, di spalle.
Nel suo soggiorno statunitense, negli Anni '70,
Limonov conobbe il poeta e editore della Beat Generation Lawrence
Ferlinghetti (il quale gli consigliò un finale diverso per il suo
romanzo “Sono io, Edika”, tipo l’omicidio di una persona
famosa, anziché la frase “Affanculo tutti!”) e Andy
Wharol.
Le edizioni Bietti, hanno ripubblicato, di Eduard
Limonov, uno dei suoi saggi più attuali e emblematici: “Grande
Ospizio Occidentale”.
Scritto alla fine degli Anni '80, il “Grande
Ospizio Occidentale” denunciato da Limonov altro non è che il
peggiore degli inferni possibili. Ovvero la nostra società
Occidentale, liberal capitalista, che il Nostro osserva e ha
osservato sin dagli Anni '70, quando si fece espellere dall'URSS e
approdò negli Stati Uniti d'America.
L'Ospizio di Limonov, come ho ricordato anche in una
mia recensione al saggio, altro non è che una società sorvegliata
dall'Amministrazione, che garantisce ai Malati (i cittadini) ogni
tipo di piacere e comfort, utilizzando così quella violenza soft –
attraverso l'esaltazione di un Popolo senza opinioni, amante del
progresso e del piacere illimitato - che lo stesso Hitler uzilizzò
contro i tedeschi della sua epoca, mascherando così tutto l'orrore
autentico del Regime.
Un Ospizio nel quale tutto è permesso, ovvero
niente è davvero permesso, come affermava Pasolini. In cui i media e
i giornali permettono “libertà di parola”, ma effettivo spazio
lo trovano solo coloro i quali hanno i mezzi finanziari per poter
raggiungere le masse. Oppure, venendo alla nostra epoca dei “social”,
tutti possono scrivere contro l'Amministrazione dell'Ospizio, ma
questo non smuoverà la situazione di una virgola.
Nell'Ospizio denunciato da Limonov l'uomo è
svirilizzato, addomesticato dalla pubblicità commerciale, dalla
televisione, dalla musica pop, dai reality show (denunciati già nel
1988-89 da Limonov!).
Egli è coccolato in modo che non si ribelli mai e
poi mai, se non a parole. In questo senso, coloro i quali Limonov
definisce Agitati (ovvero l'opposto dei Malati), quali ad esempio il
leader socialista libico Gheddafi (che Limonov paragona al nostro
Giuseppe Garibaldi e all'eroe latinoamericano Simon Bolivar, altri
Agitati da sedare e combattere, secondo le regole dell'Ospizio),
vanno vilipesi e bollati come criminali, terroristi, selvaggi,
barbari e chi più ne ha più ne metta.
Persino il sistema del voto elettorale, secondo
Limonov, è inutile. Ovvero non è altro che una legittimazione
dell'Amministrazione dell'Ospizio, la quale propone candidati
incolore, de-ideologizzati, nessuno dei quali vuole davvero cambiare
alla radice il sistema.
“La maggioranza dei cittadini non ha
un'opinione, per mancanza di voglia e incapacità” - scrive
Limonov - “Vota in funzione di opinioni prefabbricate, elaborate
dall'Amministrazione e suggerite dai media”. E, spesso, ne
consegue, che la gran parte dei Malati-elettori abbia persino
rinunciato ad andare a votare (Limonov riporta, in merito, i dati
elettorali di Francia e USA alla fine degli Anni '80, epoca in cui ha
scritto il suo saggio, rilevando come in Francia votasse la metà
degli aventi diritto al voto, mentre negli USA gli elettori effettivi
fossero addirittura una minoranza).
“E' illogico” - prosegue Limonov -
“far eleggere i dirigenti dell'Ospizio a un Popolo così
influenzabile: non è lo stesso Popolo, d'altronde, che il 30 gennaio
1933 ha dato il potere, con elezioni “libere e democratiche”, a
un certo leader tedesco?”. Sottolineando, dunque, come
l'elettoralismo possa addirittura portare al potere – con il voto
“democratico” (si fa per dire) – i peggiori dittatori.
E Limonov, eterno profeta, come lo fu Pasolini,
punta il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civlizzato”,
il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul
pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o
leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è
cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella
vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea
alla moltiplicazione delle Vittime”.
E, con ciò, Limonov sottolinea come
l'Amministrazione dell'Ospizio, attraverso i media, si ponga sempre
dalla parte delle Vittime...ma solo se non provengono da Africa,
America Latina e Asia, ovvero quelle realtà che non fanno parte
dell'Ospizio.
Le realtà estranee all'Ospizio, infatti, secondo
Limonov, hanno mantenuto il loro senso comunitario, aracico, ribelle,
agitato, estraneo all'ammorbamento prodotto dal benessere materiale,
dalla tecnologia, da un lavoro alienante che costringe le persone (i
Malati dell'Ospizio) – dalla culla alla casa di riposo – a
produrre sempre di più, distruggendo così sempre più risorse
naturali e l'ambiente.
L'Ospizio, secondo Limonov, in nome dell'ideologia
del progresso e della prosperità, ha veicolato un piacere effimero,
che ha annientato - negli esseri umani che ne fanno parte - ogni
senso di sofferenza e dolore. Condizioni necessarie, all'essere
umano, per crescere, emanciparsi ed essere realmente felice, in
quanto realmente artefice del proprio destino, attraverso il
superamento degli ostacoli e delle difficoltà che la vita e la
Natura che lo circonda gli offre.
Limonov ci mette dunque in guardia – sin dai
lontani Anni '80 - da una modernità e ci sta auto distruggendo.
Come ho scritto, intervistai Eduard
Limonov nel 2019 e, con me, non fu propriamente simpatico. Fu,
infatti, un'intervista difficile. Non ci teneva affatto ad essere
simpatico con il prossimo, soprattutto con chi lo ammirava. E, l'ho
capito dopo, aveva ragione lui.
Lui che disse a Emmanuel Carrère
che la sua era "una vita di merda" e
che se volevano scriverci un libro o farci un film, facessero pure,
ma a lui non interessava affatto. Così come non gli interessava che
cosa pensassero gli altri di lui.
A lui interessavano i suoi "giovani
ragazzi proletari", i nazionalbolscevichi. Di cui sognava di
essere alla testa fin da quando, nel 1981, lo scrisse nel suo "Diario
di un fallito".
Ovvero scrisse di voler essere alla
testa dei looser e perdenti di
tutto il mondo. Che cercano un riscatto (come lo cercano tutti i
popoli diseredati). In nome della loro esistenza disperata, del loro
amore per l'arte e per una vita vissuta appieno – per quanto
difficile economicamente – senza le regole imposte dall'Ospizio.
I nazionalbloscevichi di Limonov,
del resto, sono una sorta di Cavalieri Templari proletari moderni.
Dei monaci guerrieri dallo spirito artistico che, dicono gli stessi
giovani de "L'Altra Russia", "lottano
contro la nomenclatura di Putin, ma, la prossima generazione
post-rivoluzionaria di nazionalbolscevichi, dovrebbe divenire una
generazione di cavalieri-crociati in grado di purificare l'Europa e
il mondo intero dall'eresia del capitalismo".
Un'eresia che ci ha resi schiavi
della società dei consumi. Della violenza contro i più deboli. Del
cinismo.
Era una persona semplice, Limonov. Un
eterno ribelle che, anche a 83 anni, avrebbe dimostrato sempre non
più di 18 anni, nello spirito. E ha, ancora oggi, tutto da insegnare
a un mondo, quello Occidentale, folle, alla deriva e totalmente privo
di intelligenza, creatività e anima. Imbevuto di opulenza,
ipocrisia, noia e ignoranza.
Aveva peraltro molto da insegnare
anche alla cosiddetta "sinistra occidentale" quando
affermava: "Perché
i partiti comunisti e socialisti sono degenerati? Perché dicono le
stesse cose dei liberali, hanno gli stessi obiettivi. Se i nostri
nemici ideologici predicano la produttività è stupido predicare
ancora più produttività”.
E anche quando puntava il dito
contro l'”ordine borghese”, che ha schiavizzato i corpi e le
menti delle donne e, nel romanzo “Russian Psycho” scriveva: “Il
mondo borghese, l'ordine borghese, ha reso la ragazza una "giovenca".
Un animale stupido, silenzioso e fiducioso con il naso bagnato in
un'imbracatura di biancheria intima, su tacchi idioti: il "pulcino"
deve scomparire”. E,
provocatoriamente, aggiungeva, come un mantra: “Ho
un sogno, ovvero bande di ragazze selvagge che distruggono le città
e i loro capelli soffiano nel vento..”.
Come ho scritto nel mio saggio, a
noi europei ha lasciato un grande monito, quando in una intervista,
mai abbastanza ricordata, dichiarò:
“L’Europa sta mentendo quando afferma di difendere il bene, la
democrazia, i diritti degli uomini. L’Europa, infatti, sta
uccidendo i paesi dissenzienti, i diversi paesi, l’uomo diverso.
L’Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L’Europa è
in profonda crisi, in crisi di coscienza. L’Europa è persa”.
Mai verità fu più grande e attuale.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it