
Francamente si fa davvero
fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali
tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.
In che cosa si
differenziano dal campo meloniano?
Nel voler mettere al
centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione,
sanità, ricerca e sicurezza pubblica?
Nel voler nazionalizzare
i settori chiave dell'economia, in favore, appunto, della comunità
stessa?
Nel voler riaprire un
dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i
canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta
né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?
Nel voler ripristinare la
democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale puro,
come previsto dalla Costituzione?
Nel voler ridiscutere
l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'accelaratore
verso la destabilizzazione mondiale?
Leggo che si fa un gran
parlare di Silvia Salis quale candidato del cosiddetto “campo
largo”.
Si vorrebbe, dunque,
candidare, ancora una volta, una persona estranea alla politica, che
potrebbe avere, però, un certo “appeal” mediatico.
Perché si sono candidati
e non solo in Italia, nel corso degli anni, attori, comici, sportivi
e, al contempo si è spoliticizzato il Paese (e l'UE nel suo
complesso)?
Perché non si parla più
di “socialismo” e si criticano i Paesi socialisti? Perché si
parla, al massimo, genericamente, di vuoto “riformismo”? Vorrei
peraltro far presente che il termine “riformista” fu rifiutato
persino da Giuseppe Saragat che, nel 1947, nel suo celebre discorso
di fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani,
esaltando la democrazia in seno al proletariato, dichiarò: “Quanto
più il proletariato sarà democratico, tanto più troverà alleati,
tanto più sarà forte. Oggi si pensa che l'ultima parola della
saggezza politica sia il riformismo anti-democratico. Noi pensiamo
invece che debba essere la democrazia anti-riformista”.
Ecco, forse il problema
sta proprio lì. Dalle nostre parti, in Italia, in UE, nell'Occidente
liberal capitalista, si è perseguitato o svuotato, dall'interno, il
socialismo ed al contempo si è svuotata di significato la
democrazia. Che, come diceva Saragat, è anti-riformista. Ovvero è
anti-borghese e anti-individualista.
Perché la democrazia è
volontà e sovranità del popolo, nel suo complesso. Non è
l'ideologia dell'individualismo, non è l'ideologia della finanza e
della speculazione economica, bensì le fondamenta di una comunità
organizzata, che si fonda su doveri e diritti.
Doveri, come diceva
Giuseppe Mazzini, che vanno anteposti ai diritti, che ne sono
conseguenza.
Tutto ciò sembra perduto
da tempo.
Dalla metà degli Anni
'90, in Italia e Europa (Russia compresa), abbiamo assistito alla
disgregazione di ogni forma di valore civile e umano, sostituito
dall'ideologia del mercato, dell'individualismo, dell'edonismo.
I partiti e relativi
candidati sono diventati di plastica. Imprenditori, comici,
attori.... Un po' come già accadeva da tempo negli USA (Ronald
Reagan il primo degli esempi).
Questa edonizzazione,
spoliticizzazione della società, ha coinciso con l'abbattimento con
ogni mezzo dei valori comunitari; di ogni idea socialista; di ogni
“decenza comune”, come ebbe spesso a scrivere il filosofo
francese Jean-Claude Michéa, che pone in particolare sul banco degli
imputati la trasformazione in senso borghese e liberal capitalista (o
“riformista”) della “sinistra” euro-occidentale.
Una “sinistra”
euro-occidentale che insegue e ha inseguito la destra, in nome della
“crescita economica” e dell'atomizzazione della società,
cavalcando l'onda delle nuove tecnologie, anziché regolamentarle
adeguatamente, rendendo la comunità partecipe di questo processo di
regolamentazione, in modo democratico.
La politica, dunque,
diventata un eterno “reality show”, ha smesso il suo ruolo
educativo e pedagogico, per diventare mero intrattenimento.
Come la televisione, come
i social, che sono poi i mezzi da cui provengono (o in cui ritornano
o ritorneranno, magari partecipando a qualche reality televisivo o
diventando conduttori tv) i politici di turno, o che i politici di
turno usano e abusano per qualsivoglia dichiarazione.
Dichiarazione che non è
ragionamento, ma slogan. Perché si pensa che le persone non
capiscano o non meritino altro che essere trattate come tifosi da
stadio.
In modo da far credere
che esistano, peraltro, due o tre schieramenti contrapposti quando,
in realtà, ne esiste solo uno: anti-comunitario, non democratico,
autoreferenziale, anti-socialista. Spesso rispondente a poteri
internazionali e quindi nemmeno autonomo.
Schieramento o
schieramenti che sono votati con sistemi elettorali sempre meno
rappresentativi, fatti di maggioritari e sbarramenti. Contribuendo,
peraltro, all'astensionismo di massa, visto che le persone, ormai,
hanno compreso da tempo che le regole sono truccate a monte.
Oggi vediamo impennarsi i
prezzi a causa di guerre e sanzioni sconsiderate, non volute dalla
maggioranza dei cittadini, che non ha alcuna voce in capitolo in
merito.
Vediamo nuove generazioni
sempre più lasciate allo sbando, violente, pronte a fare attentati,
a uccidere, vilipendere, violentare chiunque, senza che vi sia alcuna
pena severa e esemplare, atta ad educarle.
Vediamo una società
edonista, instagrammata e instagrammabile che, all'approfondimento,
preferisce il tifo da stadio, l'accumulo di beni materiali,
l'esteriorità.
Vediamo un mondo più
diviso, come non mai, nemmeno ai tempi della Guerra Fredda.
Eppure la soluzione
sarebbe semplice, ma non vi è nessun partito dalle nostre parti che
abbia il coraggio di porre al centro la comunità, le sue necessità,
che abbia la capacità di ricostruirla dalle fondamenta.
Manca, probabilmente,
come dice spesso la mia cara amica Paola Bergamo, lo spazio politico.
In tutto ciò vediamo
Paesi che ci hanno ampiamente superati, ma che, nel nostro
“suprematismo liberale”, consideriamo “dittature”.
Anziché ammirare e
approfondire la Storia, cultura e mentalità cinese (realtà con il
più basso tasso di criminalità al mondo e con livelli di
modernizzazione e di organizzazione altissimi), la denigriamo,
pensando di esserle superiori.
L'incapacità di fare
autocritica e di riorganizzarci, ci seppellirà. L'incapacità di
modificare i paradigmi e i nostri modelli, sia di pensiero che di
comportamento, ci seppelliranno.
E, quando accadrà, non
avremo nemmeno il tempo di rendercene conto.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it