Di fronte alla
destabilizzazione globale, alla quale ha ampiamente contribuito
Donald Trump, nel solco dei suoi predecessori, ma in modo ancora più
smaccatamente evidente e invasivo, oggi accade pure che quest'ultimo
minacci l’uscita degli USA dalla NATO, colpevolizzando i Paesi
europei di non assecondarlo nella sua “crociata” contro
l’Iran.
Un ennesimo colpo di
teatro, perché Trump sa perfettamente di non poter certo decidere da
solo di uscire dall’Alleanza Atlantica, visto che ci vuole la
maggioranza di 2/3 del Congresso degli Stati Uniti.
Ma
l’atteggiamento del Presidente Trump è due volte paradossale,
perché la guerra in Iran è di fatto illegale, nasce come
“preemptive strike”, manca del coinvolgimento delle
Nazioni Unite imposto dalla Carta dell’ONU e, in fondo, non si vede
perché i Paesi membri della NATO
dovrebbero farsi coinvolgere, posto che l’Alleanza è nata con
natura difensiva.
E’ proprio questa
fondamentale caratteristica ad aver permesso che l’Italia, nel
1949, potesse aderire in perfetta coerenza e conformità, all’Art.
11 della nostra Costituzione, che mette un punto fermo tra i Principi
Fondamentali: noi si “ripudia la guerra come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali”.
Trump cerca di
coinvolgere gli alleati nella sua battaglia per mantenere un
unipolarismo “manu militari”, al fine di ostacolare e
impedire il transito verso il multipolarismo che vedrebbe prevalere
la visione del “Land Power” sul “Sea Power”.
L’attacco all’Iran
non risponde semplicemente al desiderio statunitense di supportare e
sostenere Israele. Forse addirittura il regime statunitense
sta sfruttando la questione di Israele per attaccare un perno
fondamentale per il ricompattamento euroasiatico, qual è l’Iran e
in funzione proprio anti-cinese.
E’ tale tesi che induce
a riflettere che l’Iran non sarà mai abbandonato al proprio
destino e che la guerra scatenata congiuntamente da USA e Israele,
non solo ha messo ko il mercato globale, ma potrebbe scatenare, in
ipotesi di escalation, un conflitto di dimensioni mondiali.
Detto questo, se Trump
trasformasse la minaccia di uscirsene dalla NATO in fatto compiuto,
probabilmente potrebbe anche rendere i Paesi membri più indipendenti
da una entità, gli USA, che ha sempre più spesso operato per la
destabilizzazione e divisione – nel solco del “Divide et
Impera” – piuttosto che per la concordia e la cooperazione.
Concordia e cooperazione,
in questi anni, è stata invece invocata, praticata e promossa dalla
Repubblica Popolare Cinese, all'avanguardia in moltissimi settori
economici e strategici e che si appresta a diventare la prima potenza
mondiale.
La Cina sta offrendo un
modello su cui riflettere: si può diventare grandi e prosperare, sia
individualmente che collettivamente, attraverso la cooperazione, la
logica “win-win”, ovvero attraverso il mutuo vantaggio, con
pragmatismo, non ingerenza e non uso della forza.
E, del resto, il
Presidente Xi Jinping non solo più volte ha richiamato il principio
di “Armonia” di confuciana memoria come pilastro della
politica interna al proprio Paese, ma anche come fondamento della
diplomazia cinese in contrapposizione al sistema colonialista,
egemonico, prevaricatore e d’interferenza dell’Occidente nelle
relazioni internazionali.
Nel 2023, a San
Francisco, nel suo vertice negli States con l’allora Presidente Joe
Biden, il Presidente cinese sottolineava che “Planet Earth is
big enought for the two countries to succeed!”, sancendo cioè
il rifiuto del gioco a somma zero; la propensione a una coesistenza
pacifica; la tensione a garantire la stabilità globale; la
consapevolezza che nel mondo siamo interconnessi e interdipendenti.
Dunque, se ci si
chiedesse che cosa hanno in comune l’Iran e il Venezuela, è più
che evidente che si tratti del petrolio. Di qui la decisione di
prendersi, con l’uso della forza, materie prime che servono al
mondo.
Ma non solo.
Colpire il Venezuela
socialista, significa anche colpire Cuba socialista, in modo da
soffocarla ulteriormente, impedendole l'approvvigionamento di
petrolio venezuelano. E, quindi destabilizzare anche il socialismo
cubano e via via quello latinoamericano, che ha fatto
dell'autogestione, della cooperazione e della democrazia diretta,
dagli Anni '90 ad oggi, un modello alternativo a quello predatorio
degli USA e di un Occidente sconsiderato, liberal turbo-capitalista e
pseudo-democratico.
Quanto all'Iran, tanto
quanto il Venezuela, è Paese partner e amico della Repubblica
Popolare Cinese e non dimentichiamoci che è Paese BRICS dal 2024.
Colpirlo significa voler destabilizzare i BRICS e tentare di
destabilizzare la Repubblica Popolare Cinese, che ha un sistema
alternativo a quello statunitense. Un sistema socialista di mercato,
pragmatico e volto tanto alla realizzazione della persona, quanto
allo sviluppo della comunità nel suo insieme.
Profondamente alternativo
e diverso rispetto a quello di un Occidente a guida anglofona, sia
esso a guida britannica (come avveniva ai tempi della potenza
coloniale della Gran Bretagna) o statunitense. Realtà che hanno
fatto della prevaricazione sugli altri popoli, del suprematismo e
dell'esportazione dei propri sistemi politico-economici, la loro
bandiera, facendola diventare anche la nostra e facendoci credere che
quella fosse la “bandiera della libertà”.
Di quale “libertà”?
Non certo quella fondata
su giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.
Ovvero di quella propugnata dall'Illuminismo francese; dalla
Repubblica Romana mazziniana e garibaldina del 1849; dalla Comune di
Parigi del 1871, primo governo socialista al mondo; dalla Carta del
Carnaro di Alceste De Ambris e promulgata da Gabriele d’Annunzio
del 1920 o della Repubblica di Montebelluna del 1919/1921, fondata da
Mario, Guido e dal padre Luigi Bergamo, ma potremmo dire anche della
Rivoluzione russa del 1905 e per molti versi di quella del 1917, con
particolare riferimento all'esperienza della Comune di Kronstadt,
quando ancora si difendevano i Soviet originari, ovvero i Consigli
degli operai e dei contadini, lontani da ogni autoritarismo e
burocratismo, solo per citare alcuni dei fenomeni libertari della
Storia europea.
La “bandiera della
libertà” a guida statunitense appare piuttosto quella di reprimere
le peculiarità dei popoli. Quella di uccidere le differenze, di
omologare a un pensiero unico privato di ogni identità originaria.
Una “libertà”
fondata sul glamour, sulla sessualizzazione (che non è certo
l'erotismo decantato da D'Annunzio!), persino dei minori. Sulla
prevaricazione/abuso dei più deboli.
Una “libertà”
appannaggio dei più ricchi, dei più furbi, dei più spregiudicati.
Una “libertà” che
ignora il principio di uguaglianza.
Una “libertà” che
porta dritta ai Peter Thiel di turno, che promuovono un uso
completamente distorto e oligarchico/monopolista della tecnologia e
che potremmo dire corporativo, nel senso di fondato sulle
Corporation, che è il sistema oligarchico sul quale gli USA si
reggono.
Una “libertà” e una
tecnologia, nella fattispecie, che sfugga a ogni controllo pubblico,
ovvero della comunità, ma sia di esclusiva proprietà di pochi
“eletti”, capaci di plasmare il destino di una umanità alla
quale non sarà permessa alcuna voce in capitolo. Il tutto,
ovviamente, sfidando ogni regola naturale. Ecco, dunque, manifestata,
la famosa religione dei transumanisti, dove “Technè”
viene elevata a nuova “dea” e le masse sono considerate un
insieme di gente inutile.
In tutto ciò, costoro,
novelli oscurantisti ma, sarebbe preferibile chiamarli “Oscuri”,
ritirano fuori la figura biblica dell'Anticristo che, nella loro
visione, sarebbe chiunque promuova un ordine mondiale fondato su
pace, sicurezza, stabilità, controllo pubblico e quindi consapevole
delle tecnologie.
Chiunque, insomma,
controlli l’indole dietro la tecnologia fonte della loro ricchezza
e ponga fine alla loro “libertà”, quella di distruggere la
Natura e di plasmare l'essere umano a loro immagine e somiglianza.
In tutto ciò, se dalla
NATO gli USA dovessero andarsene davvero, sarebbe il momento di
aprire l'Alleanza a altri player, magari proprio a Cina e Russia e
ciò andrebbe visto non come una provocazione, ma come aspetto
pragmatico, volto a un mondo sempre più multipolare, fondato su
cooperazione e stabilità, trasformando la NATO in qualcosa di molto
diverso e molto più potente come avrebbe potuto essere fin dal 1994,
quando la Russia aveva già aderito al PfP, Partnership For Peace
della NATO, anticamera per una successiva adesione all’Alleanza,
che invece subì una voluta battuta d’arresto per parte
statunitense, step by step, costruendo un sistema espansivo ad est
percepito dai russi una minaccia esistenziale.
Una nuova NATO intercontinentale, sicuramente europea, anche considerando che la Russia è Europa e che entrambe
sono Eurasia e, a tutti gli effetti, non solo rappresenterebbero il
ricompattamento dell’Heartland che spaventa a morte gli
statunitensi, ma di fatto sia Russia che Cina, assieme, hanno
combattuto e stanno combattendo l'Islam radicale.
Cosa che non si può dire
degli USA, che spesso lo hanno fomentato e sostenuto. Afghanistan,
Libia, Siria, “Primavere” Arabe restano lì come memento e ci si
augura monito!
Paola Bergamo e Luca
Bagatin
https://www.centrostudimb2.eu
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