Jeremy Corbyn, ex leader
laburista, alla conferenza del suo nuovo partito socialista, Your
Party, nel Galles, tenutasi domenica 19 luglio scorso, ha detto
ancora una volta parole emblematiche.
Puntando il dito contro
la destra peggiore che, in Gran Bretagna, è rappresentata dallo
pseudo laburismo di Starmer, da decenni infiltrato dal peggior
liberal capitalismo che ha distrutto e annacquato tutto il socialismo
e la sinistra euro-occidentale.
Uno pseudo laburismo che
ha segnato un profondo aumento delle diseguaglianze, come
sottolineato da Corbyn, oggi deputato al Parlamento britannico.
“Guardate la società che abbiamo in questo
Paese, il numero di banche alimentari e il crescente numero di
persone in povertà”, ha affermato.
“Le politiche finanziarie perseguite da Reeves
e Starmer hanno portato a livelli di disuguaglianza enormi nella
nostra società, dove 150 miliardari detengono il 22% della nostra
ricchezza nazionale”, ha aggiunto.
Relativamente al successore di Starmer, Andy
Burnham, Corbyn ha affermato: “Burnham diventa Primo Ministro
senza elezioni, senza dibattiti, senza dichiarazioni programmatiche,
ed è una parodia di qualsiasi processo democratico”.
E, esortando il nuovo governo a interrompere
immediatamente le forniture di armi al regime di estrema destra di
Netanyahu, ha ricordato che “Stiamo assistendo a un genocidio e
Israele è in grado di perpetrarlo grazie alle strutture militari
fornite dalla Gran Bretagna, insieme alla fornitura di informazioni
sulla sicurezza. Sabato abbiamo avuto la 36esima manifestazione
nazionale per la Palestina, e il mio messaggio è stato che saremo
qui finché sarà necessario”.
Egli ha altresì aggiunto di battersi per un sistema
di assistenza sociale universale, indipendentemente dal reddito e di
volere la proprietà pubblica del settore idrico.
Spiegando che “Il nostro compito è quello di
costruire azione, forza e partecipazione a livello comunitario, che
alla fine portano al successo elettorale”.
Perché le parole di Corbyn sono importanti, anche
nel dibattito italiano e, più in generale, europeo?
Perché egli è il rappresentante di quel socialismo
autentico, comunitario e senza equivoci che è e viene ancora
perseguitato in gran parte d'Europa, se non addirittura infiltrato da
settori liberal capitalisti che hanno snaturato socialismo e
sinistra, facendoli diventare il cane da guardia del capitalismo
assoluto, come ampiamente dimostrato anche dal filosofo francese Jean
Claude-Michéa.
Ho scritto moltissimo di questi aspetti, in numerosi
articoli e nel mio ultimo saggio, con prefazione di Ananda Craxi,
“Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore).
Trovo tutto ciò di profonda attualità, se penso
che ancora oggi c'è chi nel nostro Paese si dice “socialista”,
ma fa discorsi da liberale e spesso si definisce “riformatore” o
“riformista”. Quando nemmeno il sempre purtroppo dimenticato
Giuseppe Saragat amava quel termine e, nel 1947, nel suo celebre
discorso di fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori
Italiani, esaltando la democrazia in seno al proletariato, dichiarò:
“Quanto più il proletariato sarà democratico, tanto più
troverà alleati, tanto più sarà forte. Oggi si pensa che l'ultima
parola della saggezza politica sia il riformismo anti-democratico.
Noi pensiamo invece che debba essere la democrazia anti-riformista”.
Ho scritto recentemente un commento a un intervento
abbastanza generico di Bobo Craxi, che qui vorrei riportare.
La sinistra italiana e europea, se escludiamo i
socialisti Slovacchi, Bulgari e Moldavi e il movimento di Corbyn,
Mélenchon, Galloway, Sanchez e pochi altri, non esiste
più.
Infiltrata e annacquata dal liberal capitalismo a partire
dalla metà degli Anni '90, ha perduto ogni volontà di giustizia
sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.
Ha perduto
proprio quel sano POPULISMO – da molti ingiustamente criticato -
che era all’origine del socialismo originario, come ricorda
l’ottimo Jean Claude-Michéa.
Nel mio ultimo saggio, Ritratti
del Socialismo, punto il dito proprio contro questo sinistrismo
borghese, beceramente liberale e anti popolare, di cui tutti voi
siete diventati preda.
Ma ancora parlate di “sinistra”, di
“socialismo”, senza conoscere né avere mai frequentato le classi
popolari e senza esservi mai confrontati con realtà socialiste
latinoamericane, eurasiatiche, panafricane.
Al vostro convegno (mi
riferisco al convegno in ricordo dei 50 anni dell'elezione di Bettino
Craxi al Midas, tenutosi a Roma il 16 luglio scorso a Roma e
organizzato dalla lista Avanti) c’ero anch’io l’altro
giorno e mi sono annoiato a morte.
Solite parole vuote che sento
da decenni.
Che a me, personalmente, non incantano più, ma penso
non incantino nemmeno la gran parte degli elettori e chi si richiama
al socialismo e al repubblicanesimo sociale.
Avrei voluto fare un
intervento, che mi ero preparato. Ma il convegno era interamente
autoreferenziale.
Ho trovato ad ogni modo molto interessante
l’intervento storico di Saro Freni, giovane ricercatore storico,
con il quale ho passato il pomeriggio a chiacchierare al bar, al
centro di Roma, confrontandoci sul passato e il presente, pur da
posizioni politiche differenti”.
Se ce ne fosse stata
l'opportunità, a quel convegno, avrei voluto dire quanto segue, a
proposito dell'assenza di una forza socialista che si ponga quale
rappresentante della comunità e critichi quel sinistrismo borghese
che, nei fatti, ha spostato l'asse politico italiano (e dell'UE)
sempre più verso destra. Quella destra che preoccupa tanto questi
“socialisti”, senza che si siano resi conto che la destra è
forte proprio... a causa dell'assenza di politiche socialiste!!!
Francamente si fa davvero fatica a definire
“sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali tali, da Renzi,
passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.
In che cosa si
differenziano dal campo meloniano?
Nel voler mettere al
centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione,
sanità, ricerca e sicurezza pubblica?
Nel voler
nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto,
della comunità stessa?
Nel voler riaprire un
dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i
canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta
né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?
Nel voler ripristinare
la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale
puro, come previsto dalla Costituzione?
Nel voler ridiscutere
l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'acceleratore
verso la destabilizzazione mondiale?
(...) Perché non si parla
più di “socialismo” e si criticano i Paesi socialisti? Perché
si parla, al massimo, genericamente, di vuoto “riformismo”? (…).
Ecco, forse il
problema sta proprio lì. Dalle nostre parti, in Italia, in UE,
nell'Occidente liberal capitalista, si è perseguitato o svuotato,
dall'interno, il socialismo ed al contempo si è svuotata di
significato la democrazia. Che, come diceva Saragat, è
anti-riformista. Ovvero è anti-borghese e anti-individualista.
Perché la democrazia
è volontà e sovranità del popolo, nel suo complesso. Non è
l'ideologia dell'individualismo, non è l'ideologia della finanza e
della speculazione economica, bensì le fondamenta di una comunità
organizzata, che si fonda su doveri e diritti.
Doveri, come diceva
Giuseppe Mazzini, che vanno anteposti ai diritti, che ne sono
conseguenza.
Tutto ciò sembra
perduto da tempo.
Dalla metà degli Anni
'90, in Italia e Europa (Russia compresa), abbiamo assistito alla
disgregazione di ogni forma di valore civile e umano, sostituito
dall'ideologia del mercato, dell'individualismo, dell'edonismo.
I partiti e relativi
candidati sono diventati di plastica. Imprenditori, comici,
attori.... Un po' come già accadeva da tempo negli USA (Ronald
Reagan il primo degli esempi).
Questa edonizzazione,
spoliticizzazione della società, ha coinciso con l'abbattimento con
ogni mezzo dei valori comunitari; di ogni idea socialista; di ogni
“decenza comune”, come ebbe spesso a scrivere il filosofo
francese Jean-Claude Michéa, che pone in particolare sul banco degli
imputati la trasformazione in senso borghese e liberal capitalista (o
“riformista”) della “sinistra” euro-occidentale.
Una “sinistra”
euro-occidentale che insegue e ha inseguito la destra, in nome della
“crescita economica” e dell'atomizzazione della società,
cavalcando l'onda delle nuove tecnologie, anziché regolamentarle
adeguatamente, rendendo la comunità partecipe di questo processo di
regolamentazione, in modo democratico.
La politica, dunque,
diventata un eterno “reality show”, ha smesso il suo ruolo
educativo e pedagogico, per diventare mero intrattenimento.
Come la televisione,
come i social, che sono poi i mezzi da cui provengono (o in cui
ritornano o ritorneranno, magari partecipando a qualche reality
televisivo o diventando conduttori tv) i politici di turno, o che i
politici di turno usano e abusano per qualsivoglia dichiarazione.
Dichiarazione che non
è ragionamento, ma slogan. Perché si pensa che le persone non
capiscano o non meritino altro che essere trattate come tifosi da
stadio.
In modo da far credere
che esistano, peraltro, due o tre schieramenti contrapposti quando,
in realtà, ne esiste solo uno: anti-comunitario, non democratico,
autoreferenziale, anti-socialista. Spesso rispondente a poteri
internazionali e quindi nemmeno autonomo.
Schieramento o
schieramenti che sono votati con sistemi elettorali sempre meno
rappresentativi, fatti di maggioritari e sbarramenti. Contribuendo,
peraltro, all'astensionismo di massa, visto che le persone, ormai,
hanno compreso da tempo che le regole sono truccate a monte.
Oggi vediamo
impennarsi i prezzi a causa di guerre e sanzioni sconsiderate, non
volute dalla maggioranza dei cittadini, che non ha alcuna voce in
capitolo in merito.
Vediamo nuove
generazioni sempre più lasciate allo sbando, violente, pronte a fare
attentati, a uccidere, vilipendere, violentare chiunque, senza che vi
sia alcuna pena severa e esemplare, atta ad educarle.
Vediamo una società
edonista, instagrammata e instagrammabile che, all'approfondimento,
preferisce il tifo da stadio, l'accumulo di beni materiali,
l'esteriorità.
Vediamo un mondo più
diviso, come non mai, nemmeno ai tempi della Guerra Fredda.
Eppure la soluzione
sarebbe semplice, ma non vi è nessun partito dalle nostre parti che
abbia il coraggio di porre al centro la comunità, le sue necessità,
che abbia la capacità di ricostruirla dalle fondamenta.
Manca, probabilmente,
come dice spesso la mia cara amica Paola Bergamo, lo spazio politico.
In tutto ciò vediamo
Paesi che ci hanno ampiamente superati, ma che, nel nostro
“suprematismo liberale”, consideriamo “dittature”.
Anziché ammirare e
approfondire la Storia, cultura e mentalità cinese (realtà con il
più basso tasso di criminalità al mondo e con livelli di
modernizzazione e di organizzazione altissimi), la denigriamo,
pensando di esserle superiori.
L'incapacità di fare
autocritica e di riorganizzarci, ci seppellirà. L'incapacità di
modificare i paradigmi e i nostri modelli, sia di pensiero che di
comportamento, ci seppelliranno.
E, quando accadrà,
non avremo nemmeno il tempo di rendercene conto.
Esattamente
un anno fa, rispondendo a un articolo di Marco Gervasoni,
sull'Huffington Post, dal titolo “Eutanasia del socialismo
riformista”, scrivevo, nelle mie conclusioni:
Avremmo necessità di
socialismo, ma rettamente inteso e senza equivoci liberal capitalisti
e/o guerrafondai.
Un socialismo come
quello di Bettino Craxi, di Giuseppe Saragat (…), di Roberto
Tremelloni, di Mario Bergamo, di Luigi Mariotti, di Pietro Longo, di
Hugo Chavez, di Lula, di Jeremy Corbyn e così via, come vado
scrivendo da un bel po' di annetti.
Altro che aggiungere
una “s” alla “d” del PD!
Occorre riannodare i
fili di ciò che è stato volutamente distrutto (pensiamo anche alla
tragica defenestrazione del socialista Gheddafi in Libia e a quella
del laico-socialista Assad in Siria, per lasciare spazio al caos e
agli islamisti...ma amici di un Occidente che il socialismo non lo ha
mai amato né voluto). (Oggi,
peraltro, avrei anche aggiunto: pensiamo alla tragica fine fatta fare
al Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, da parte del
regime di Trump!).
Che un socialismo
autentico, in Europa, possa rinascere, ci credo molto poco. Che sia
presente, in molti Paesi del mondo, invece, è una realtà.
Forse perché Paesi
che hanno imparato dalla loro Storia e cultura, oltre che dalle
disavventure dei rispettivi popoli. E, chi impara dalla propria
Storia e dall'esperienza, ha in mano il presente e futuro.
Oggi,
a parte i Corbyn e gli altri soggetti che ho citato, non vedo
socialisti in Europa. Né vedo sinistra.
In
Italia guardo con interesse al progetto di Angelo D'Orsi, che pur ha
una storia molto diversa e lontana dalla mia, “Agorà per
l'Italia”.
Altro
non vedo.
Vedo
fondamentalisti censori che si dicono “di centro”. Vedo destre
parolaie e inconcludenti. Vedo pseudo sinistre liberal draghiane.
Vedo
il livello che abbiamo raggiunto.
E la
misura mi appare colma.
Luca
Bagatin
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