lunedì 10 agosto 2026

A L’Avana il XXIV Incontro dei Partiti Comunisti: Díaz-Canel rilancia la difesa di Cuba e l’eredità di Fidel. Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 7 al 9 agosto si è tenuto, presso il Palazzo dei Congressi de L'Avana, il XXIV Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (Solidnet).

Fondato ad Atene nel 1998, tale assise riunisce 118 partiti comunisti operai e, l'incontro dei giorni scorsi è stato presieduto dal Presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel, alla presenza di oltre un centinaio di rappresentanti di 48 organizzazioni politiche provenienti da oltre 60 Paesi del mondo.

L'evento si è peraltro svolto nell'ambito del Centenario della nascita del leader cubano Fidel Castro e ha avuto come scopo non solo quello di difendere l'eredità della Rivoluzione cubana, ma anche di consolidare le azioni politiche volte alla lotta contro l'imperialismo e al rafforzamento della pace globale.

Il Presidente e Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, Miguel Diaz-Canel, nel suo discorso, ha sottolineato che attualmente “il mondo sta attraversando uno dei periodi più incerti e pericolosi della sua storia”. Ed ha aggiunto: “Stiamo vivendo un periodo di estrema intensificazione delle contraddizioni del capitalismo: eccessiva concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, disuguaglianze nella sua distribuzione, distruzione ambientale e guerre per i mercati, le risorse e le aree di influenza”.

Il Presidente Diaz-Canel ha spiegato che “Nazionalismo, egemonia, supremazia e discriminazione razziale; xenofobia, deportazione e sterminio di popolazioni; guerre di conquista di territori e risorse naturali; punizioni che si abbattono su milioni di esseri umani e la messa al bando di ideologie e libertà civili: questi sono tratti inequivocabili dell'attuale fascismo e del suo predecessore hitleriano. Non contenti del genocidio a Gaza e della sua vergognosa diffusione pubblica, stanno cercando di ripeterlo a Cuba, attraverso una politica aggressiva e criminale, che viene dichiarata e negata, confutata e intensificata senza veli”.

In tal senso ha puntato il dito contro il regime di Trump, che ha inasprito ulteriormente l'embargo contro Cuba, “che priva i bambini cubani della vita alla nascita, riduce l'aspettativa di vita dei malati di cancro e nega al nostro popolo l'accesso a medicine, cibo, elettricità, acqua, trasporti e molte altre risorse per una vita dignitosa”.

Il Presidente Diaz-Canel ha spiegato come l'inasprimento di tale embargo, in particolare nel settore energetico, stia causando problemi seri anche nel settore sanitario, considerato peraltro all'avanguardia in tutto il mondo, perché manca l'energia per alimentare le sale operatorie e garantire tutti quei servizi sanitari necessari per curare i malati oncologici, per le donne in gravidanza e per tutti coloro i quali necessitano di interventi chirurgici.

Pur essendo in grado di produrre tutti i medicinali di cui abbiamo bisogno, è disponibile solo il 30% dell'elenco di base. Il tasso di disponibilità tecnica delle ambulanze è solo del 22%. Il sistema di trasporto sanitario è sovraccarico. Si riscontra l'impossibilità di acquistare fonti di cobalto-60 per le terapie contro il cancro, e si verificano ritardi nel rilascio delle licenze per lo sbarco di materiale medico nei porti, anche a causa del rifiuto delle compagnie di navigazione internazionali, che hanno subito pressioni dall'imperialismo statunitense affinché non trasportino a Cuba i beni di cui abbiamo bisogno. E come se non bastasse, avevamo sempre mantenuto i tassi di mortalità infantile tra 4 e 5, che sono tassi da Paese sviluppato, tuttavia, negli ultimi anni il tasso è raddoppiato e attualmente supera i 9,8”, ha sottolineato il Presidente Diaz-Canel.

Egli ha parlato di vero e proprio “genocidio” contro il popolo cubano. Un “genocidio meticolosamente pianificato”.

Riferendosi al regime statunitense, il Presidente ha affermato che “I loro piani concepiscono il popolo cubano unicamente come uno strumento, una società morente, da usare contro il governo per raggiungere i loro sinistri obiettivi di rovesciare la Rivoluzione. Questa non è una nostra interpretazione; è stata scritta e concepita in questo modo dal Dipartimento di Stato per oltre sessant'anni. Tutto ciò che ho descritto costituisce una flagrante violazione delle norme internazionali e dei diritti umani, condannata dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale, come è accaduto di recente alle Nazioni Unite, dove 136 nazioni hanno sostenuto Cuba nella sua giusta denuncia”.

In tal senso, egli ha spiegato come il mondo, un tempo fondato su “leggi e norme di coesistenza pacifica e civile fra gli Stati”, oggi sia totalmente scomparso “cedendo il passo alla volontà dei più forti e potenti, a scapito delle nazioni più povere”.

Egli ha spiegato, dunque, che “Il governo degli Stati Uniti ha intensificato le sue minacce militari e aggiornato la sua dottrina del "cambio di regime" , mantiene Cuba nella lista fasulla degli stati sponsor del terrorismo e, per finire, ha inventato la ridicola accusa di "potere di spionaggio" o focolaio di sovversione della cosiddetta sinistra terroristica radicale, di cui sembra che tutti noi qui facciamo parte, un nome patetico e fantasioso, credibile solo nelle loro menti psicotiche, ma che usano per confondere, giustificare ulteriori punizioni e legittimare le loro aggressioni.

Su questo tema, gli esperti delle Nazioni Unite hanno sottolineato che le misure coercitive unilaterali illegali adottate dagli Stati Uniti contro Cuba violano l'articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite e fanno parte di una più ampia strategia di cambio di regime che comprende decenni di embargo contro Cuba”.

Ed ha affermato che “Il blocco statunitense funziona solo grazie alla complicità di coloro che temono il potere di Washington più del giudizio della storia. Il mondo non può rendersi complice di un altro genocidio. Ogni volta che una parte del mondo rimane in silenzio di fronte all'aggressione contro Cuba, il diritto internazionale si indebolisce. Ogni volta che un governo accetta sanzioni illegittime da parte degli Stati Uniti, il principio di non intervento si erode. Ogni volta che un'azienda viene pressata ad abbandonare i propri investimenti a Cuba, e altre esitano a investire per timore di ritorsioni, la dittatura economica di una singola potenza si rafforza”.

Il Presidente di Cuba ha definito tutto ciò una nuova forma di fascismo, perché “solo il fascismo può vedere un tale pericolo nella sinistra, perché cerca di imporre con la forza un'ideologia e un sistema di valori completamente opposti; ecco perché nella sua attuale ascesa cerca disperatamente di criminalizzarla, neutralizzarla e metterla a tacere”.

Ed ha sottolineato come ciò possa essere visibile attraverso “Lo sterminio dei palestinesi a Gaza, il colpo di stato in Venezuela e la punizione collettiva inflitta al popolo cubano”.

Difronte a ciò, ad ogni modo, come spiegato dal Presidente, Cuba ha continuato a resistere attraverso la realizzazione dei suoi vaccini contro il Covid 19; “la produzione alimentare con tecniche agroecologiche in un contesto di scarsità, il progresso delle energie pulite, la partecipazione popolare nei quartieri e la difesa dell'intero territorio con un popolo trasformato in milizie, pronto a difendere la propria autodeterminazione, la propria indipendenza e la propria sovranità”.

Egli ha parlato anche delle trasformazioni economiche, recentemente introdotte dal Partito Comunista di Cuba, spiegando che si tratta di un processo di rivitalizzazione dell'economia, non di instaurazione del capitalismo; non ci saranno privatizzazioni indiscriminate, i mezzi di produzione fondamentali rimarranno nelle mani del popolo e, soprattutto, saranno preservate la sovranità e l'indipendenza nazionale”.

Il Presidente Miguel Diaz-Canel ha poi voluto ricordare il leader della Rivoluziona cubana, sottolineando che “Oggi, nel centenario della sua nascita, Fidel non è fisicamente presente, ma la sua presenza è più forte che mai. Cosa ci ha lasciato in eredità il Comandante in Capo? Ci ha lasciato la certezza che i sogni si realizzano difendendo gli ideali; ci ha insegnato che l'internazionalismo non è solo una frase, ma un atteggiamento che deve definirci; ci ha trasmesso la convinzione che il socialismo sia l'unica via per salvare l'umanità dall'abisso”. (...)

Ci ha insegnato che la lotta per la salvaguardia dell'ambiente e della specie umana è anche una battaglia socialista, che la scienza deve essere al servizio del popolo e che l'unità dei rivoluzionari è più importante di qualsiasi differenza tattica”.

Ed ha concluso il suo discorso affermando che “Aspiriamo a costruire insieme un mondo in cui la parola "solidarietà" non sia solo un ornamento, ma la forza trainante di ogni cosa. Un mondo in cui i bambini non muoiano di fame mentre il cibo viene gettato in mare. Un mondo in cui la scienza guarisca, non il profitto. Un mondo in cui la politica sia, come diceva Che Guevara, l'arte di servire gli altri”.

In questi giorni, a Cuba, inoltre, sempre nell'ambito del Centenario della nascita di Fidel Castro, si sta tenendo il simposio internazionale “Fidel: Eredità e Futuro”, che ha visto intervenire anche Liu Haixing, Capo del Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) che, a nome del Presidente cinese Xi Jinping, ha ribadito il sostegno della Repubblica Popolare Cinese alla Rivoluzione cubana e al popolo cubano, contro ogni aggressione esterna e contro l'embargo statunitense.

Luca Bagatin

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mercoledì 5 agosto 2026

Lula unisce la sinistra brasiliana e rilancia il progetto socialista contro l'estrema destra liberal capitalista. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito dei Lavoratori (PT) del Brasile ha nominato ufficialmente candidato alle elezioni del 4 ottobre prossimo, Luiz Inácio Lula da Silva, che sarà candidato al suo quarto mandato ed è attualmente favorito nei sondaggi con il 39% dei voti al primo turno contro il 30% dei voti del candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro.

Sette sono i partiti del fronte della sinistra che si sono uniti a sostegno di Lula.

Oltre al PT, sosterranno Lula: il Partito Comunista del Brasile (PCdoB); il Partito Verde (PV); il Partito Socialista Brasiliano (PSB); il Partito Democratico Laburista (PDT); il Partito Socialismo e Libertà (PSOL); REDE (Rete per la Sostenibilità).

Forze di sinistra, centro-sinistra, ecologiste, socialiste e comuniste sono dunque riuscite, per la prima volta da anni in Brasile, a presentare un unico candidato, al fine di rilanciare e rafforzare le politiche sociali, economiche, ecologiste e laburiste portate avanti da Lula in questi anni.

Le parole d'ordine della coalizione saranno dunque, come dichiarato dai suoi esponenti: “crescita economica inclusiva, sviluppo sociale, difesa della sovranità, dell'indipendenza e dell'autonomia del Brasile”.

Lula, nei giorni scorsi, ha dichiarato: “Finché vivrò, l'estrema destra non governerà mai più questo Paese” e ha condannato il sostegno di Trump e Milei a Bolsonaro Jr., condannando dunque ogni interferenza esterna nelle elezioni presidenziali brasiliane.

In tal senso, Lula ha dichiarato: “Non voglio aiuti esterni. L'unico aiuto che voglio è quello del popolo brasiliano, affinché possiamo preservare la democrazia di questo Paese”.

Lula, durante i suoi mandati, ha fatto scendere il tasso di disoccupazione; consolidato il ruolo strategico del Brasile nei BRICS; ha promosso la sovranità finanziaria del Paese; rafforzato il multilateralismo; rafforzato i legami commerciali con la Cina; si è scontrato con le politiche commerciali di Washington, fondate sui dazi imposti da Donald Trump e contro il suo regime che vede in ogni governo socialista un governo “terrorista” e una minaccia per gli USA.

Lo scorso 29 luglio, Lula aveva dichiarato in merito che “è del tutto irragionevole definire il Brasile una minaccia per gli Stati Uniti, soprattutto alla luce degli storici legami diplomatici e dell'amicizia che uniscono i due popoli”.

Lula, ancora una volta, si presenta quale solido faro per un socialismo e una sinistra senza equivoci, che in Europa manca da moltissimi decenni. Un socialismo fondato su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, inclusività e multilateralismo.

Un socialismo destinato a vincere perché promuove ricette pragmatiche e lotta dalla parte giusta della Storia.

Luca Bagatin

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martedì 4 agosto 2026

Appunti dall'Abisso. Riflessioni di Luca Bagatin

“La Via della Maestria consiste nell'infrangere tutte le regole, ma prima di poterlo fare devi conoscerle perfettamente; altrimenti non sarai in grado di trascenderle”

(Aleister Crowley - Commentari magici e filosofici sul Libro della Legge)

Viviamo un clima di censura, di violenza e di aberrante politicamente corretto, imposto da chi promuove ogni genere di abominio contro le menti e i corpi degli esseri viventi.
Non viviamo, infondo, così diversamente rispetto molte altre epoche oscure, anche se ci illudiamo che il progresso tecnologico ci abbia resi più evoluti.

In realtà ci ha resi solamente più sciocchi, aggressivi, vulnerabili e ignoranti.
Attraversiamo comunque l'Abisso, lavorando per distruggere il nostro ego e per riunirci alla verità Divina, seguendo la nostra Vera Volontà.

(Luca Bagatin)

Anche Mazzini e Garibaldi e chi lottava per l'Italia unita veniva constrastato dalle oligarchie europee e trattato alla stregua di un terrorista.

La situazione non è cambiata, solo che oggi puntano il dito contro altri popoli che ricercano la loro unità e armonia.

(Luca Bagatin)

Nelle università non ti insegnano né l'educazione né a vivere.

Vado molto orgoglioso di non averla frequentata.

Come dicevo a suo tempo, l'università mi avrebbe impedito di approfondire e studiare tutto ciò che volevo.

Cosa che ho iniziato a fare a 5 anni (quando mia madre mi insegnò a leggere e scrivere, un anno prima di frequentare le scuole elementari).

Del pezzo di carta istituzionalizzato (e nel quale non credo) non me ne sarei fatto nulla.

Forse, conseguendolo, avrei fatto carriera e anche soldi... Ma queste sono cose che non mi sono mai interessate.

I soldi e la carriera sono per le persone semplici e banali, legate a una esistenza terrena che pensano essere eterna.

Mi interessava e mi interessa il vero Potere.

Ovvero quello di conoscere, capire e approfondire. Me stesso e ciò che mi circonda.

E così ogni momento, ogni giorno, approfondisco e studio ogni cosa mi possa essere utile a tale scopo.

Senza perdere tempo in cose che ritengo essere poco utili alla mia evoluzione.

Senza perdere tempo in cose che ti fanno entrare in un ingranaggio - l'"istituzione" - che ti rende schiavo prima ancora che tu possa rendertene conto.

(Luca Bagatin)

Alla base dei guasti della nostra società Occidentale europea ci sono:

Liberalismo: ovvero falsa idea di libertà che tutto mette in vendita e che vilipende ogni forma di socialismo.

Europeismo: inteso come suprematismo della dittatura UE, nelle sue espressioni razziste nei confronti dei popoli diversi e nelle sue espressioni non democratiche nei confronti dei cittadini che dell'UE fanno parte.

Garantismo: inteso come perdonismo nei confronti di chi commette reati contro la persona e la comunità (compresa la corruzione).

(Luca Bagatin)

In tutte le cose che scrivo cerco di spingere il mio lettore e interlocutore a un forte sforzo critico.
Non lo assecondo. Lo provoco. Stimolandolo all'approfondimento e a comprendere che "guardare non significa vedere". Che quello che si guarda quasi mai è ciò che è.
E' un esercizio al quale mi sono sempre divertito a sottopormi fin da quando ero bambino. Perché mi sono sempre annoiato a morte e ho sempre cercato di capire che cosa ci fosse oltre l'orizzonte.

(Luca Bagatin)

Amo lo spirito selvaggio femminile.
Le donne che la empia e blasfema morale cristiana considera volgari o impure.
In realtà sono le uniche Divinità Sacre che meritano di essere onorate.
E con le quali congiungersi per raggiungere un vicendevole orgasmo capace di rendere Sacro ciò che è profano e Profano ciò che è sacro.
L'Unione Perfetta.
Le Nozze Alchemiche.
Fra Babalon e il Mago.
Che desidera vedere e eternamente vivere fra questo mondo e l'altro.

(Luca Bagatin)
 

93/93/93
"Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. L'Amore è la Legge, Amore sotto la volontà"

lunedì 3 agosto 2026

La Cina ribadisce all'ONU il sostegno ai diritti del popolo palestinese. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso l'Ambasciatore Sun Lei, nella seduta del Consiglio di Sicurezza dell'ONU del 28 luglio scorso, è nuovamente intervenuta a sostegno dei diritti del popolo palestinese.

L'Ambasciatore cinese ha dichiarato che “La questione palestinese rimane al centro della questione mediorientale e non deve essere ignorata o marginalizzata. Solo raggiungendo una soluzione globale, giusta e duratura alla questione palestinese si potrà spezzare il circolo vizioso dei conflitti ricorrenti in Medio Oriente e far sorgere veramente l'alba della pace”.

Egli ha poi posto all'attenzione tre punti fondamentali:

1) “la sofferenza dei civili non può continuare e la pace e la stabilità a Gaza devono essere ripristinate. Sono trascorsi più di nove mesi dall'accordo di cessate il fuoco a Gaza, eppure i bombardamenti, gli attacchi, i blocchi e gli assedi non si sono fermati e oltre due milioni di persone continuano a non poter sfuggire alla minaccia di morte e sfollamento (…). Israele deve adempiere ai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, revocare le restrizioni all'ingresso di aiuti umanitari a Gaza e garantire che le agenzie umanitarie, inclusa l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), possano svolgere le loro operazioni di soccorso”;

2) “lo stato di diritto internazionale non deve essere minato e le tensioni in Cisgiordania devono essere tenute sotto controllo”. In tal senso, l'Ambasciatore Sun Lei ha spiegato che “La violenza dei coloni in Cisgiordania è spaventosa e causa numerose vittime civili e la distruzione diffusa di abitazioni. La potenza occupante continua ad accelerare l'espansione degli insediamenti e a invadere il territorio palestinese. Nonostante i forti appelli della comunità internazionale, la situazione in Cisgiordania continua a deteriorarsi.(...) Esortiamo Israele a cessare immediatamente tutte le attività di insediamento, ad adottare misure concrete per arginare la violenza e a garantire una seria responsabilità per tutti gli attacchi. L'economia della Cisgiordania è già in gravi difficoltà. Israele dovrebbe restituire al più presto le entrate fiscali trattenute e revocare le sue irragionevoli restrizioni sulla Cisgiordania”.

3) equità e giustizia non devono mancare e la soluzione dei due Stati deve essere attuata.(...) La comunità internazionale deve rimanere fermamente impegnata nella soluzione dei due Stati, intensificare i propri sforzi e intraprendere azioni irreversibili. Qualsiasi accordo o nuovo meccanismo deve aderire al principio del "governo palestinese", rispettare la volontà del popolo palestinese e promuovere, anziché minare, la soluzione dei due Stati. Qualsiasi tentativo di alterare il territorio o la composizione demografica della Palestina minerebbe seriamente le fondamenta della soluzione dei due Stati e deve essere fermamente respinto. La Cina sostiene la rapida creazione di uno Stato di Palestina indipendente basato sui confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale e con piena sovranità”.

L'Ambasciatore Sun Lei si è espresso anche relativamente all'escalation delle tensioni nell'area del Golfo, sottolineando che “Il compito più urgente è quello di rimanere impegnati nella risoluzione delle controversie attraverso il negoziato e di tornare ad attuare il consenso raggiunto nel Memorandum d'intesa. La Cina continuerà a sostenere gli sforzi di mediazione del Pakistan e delle altre parti, a promuovere la rapida ripresa del dialogo e dei negoziati tra le parti interessate, il rapido ripristino del normale e sicuro passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, il miglioramento delle relazioni tra i paesi vicini e il perseguimento della sicurezza collettiva per gli Stati del Golfo”.

Egli ha altresì aggiunto che “La Cina continuerà ad agire nello spirito della proposta in quattro punti del Presidente Xi Jinping per la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente, a collaborare con la comunità internazionale per promuovere soluzioni politiche alle questioni critiche della regione, a sostenere i Paesi della regione nel perseguimento dell'indipendenza, a ricostruire la fiducia reciproca e a costruire una nuova architettura di sicurezza regionale adeguata alle realtà in evoluzione, al fine di raggiungere una pace e una stabilità durature in Medio Oriente”.

Luca Bagatin

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sabato 1 agosto 2026

Nell'ultimo viaggio da Presidente, Gustavo Petro al fianco di Cuba contro embargo e minacce. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, nel suo ultimo viaggio ufficiale all'estero, ha deciso di visitare Cuba.

Scopo del viaggio, quello di sostenere l'Isola, che sta subendo un'aggressione da parte del regime statunitense e promuovere un dialogo internazionale che scongiuri l'embargo e un intervento armato contro di essa.

Cuba è sotto attacco ed è vitale garantirne la sovranità nazionale e sostenerne la lotta per la sopravvivenza nei Caraibi”, aveva dichiarato il Presidente socialista colombiano, prima di recarsi a L'Avana, nei giorni scorsi.

Egli ha aggiunto che Cuba – in questi anni - ha formato 2.000 medici colombiani e ha contribuito a salvare “centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo con il suo vaccino contro il COVID-19”.

Il Presidente Petro è stato accolto, venerdì 31 luglio scorso, dalla Vice Ministro degli Esteri cubano, Josefina Vidal, prima di recarsi in Plaza de la Revolución all'Avana per deporre una corona al Memoriale di José Martí e successivamente incontrare il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel.

Il Presidente colombiano, nel suo incontro con le autorità cubane, ha sottolineato come il suo mandato e la Costituzione colombiana del 1991 lo abbiano sempre obbligato a lavorare per la pace, sottolineando l'importante ruolo della Colombia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

E ha dichiarato: “Sono venuto per chiedere all'umanità di mostrare solidarietà a Cuba, affinché non ci sia un'invasione né un lancio di missili, e per proporre come alternativa, anche all'attuale governo degli Stati Uniti, al signor Rubio e al signor Trump, che si instauri un dialogo tra civiltà che devono essere uguali pur essendo diverse.”
Egli, riferendosi a quanto sta accadendo a Gaza, ha altresì aggiunto che “È tempo di dialogo. Ciò che sta accadendo in Medio Oriente non è motivo di festa; potrebbe essere il preludio a un olocausto globale, a una barbarie diffusa, ed è preferibile che il popolo degli Stati Uniti e il suo attuale governo reagiscano”.
In particolare ha puntato il dito contro il governo israeliano spiegando che “abbiamo un uomo come Netanyahu che pensa solo a salvare se stesso, cercando di perpetuare il suo potere in Israele, conducendo guerre al di fuori di Israele, cercando di intensificare le guerre al di fuori di Israele per salvarsi da un processo internazionale che, come i nazisti al processo di Norimberga, merita per essere un genocida”.

Il Presidente Petro ha aggiunto che “il popolo degli Stati Uniti non può essere complice di tutto ciò, e nelle mie conversazioni da Capo di Stato con i funzionari statunitensi, incluso il Presidente Trump, ho sempre detto loro che non possono essere complici di un regime genocida se riconoscono la storia degli Stati Uniti nel XIX e XX secolo”.

Egli ha spiegato che questo è il momento del dialogo fra le civiltà e che occorre costruire un ponte “per l'umanità nella diversità, per la vita e per la libertà”, riferendosi anche alla necessità di costruire un dialogo fra gli USA e Cuba.

Il Presidente cubano, Diaz-Canel, nel ringraziare il Presidente Petro, ha aggiunto: “Abbiamo apprezzato la sua profonda solidarietà e il fermo sostegno al nostro Paese di fronte alle minacce di aggressione, al blocco energetico e all'intensificarsi dell'embargo economico statunitense. Ribadiamo l'incrollabile impegno del nostro Governo per la pace in Colombia”.

Nel frattempo, in Colombia, il Presidente eletto, Abelardo de la Espriella, rappresentante dell'estrema destra, ha affermato di voler chiudere l'Ambasciata colombiana all'Avana e di voler interrompere ogni rapporto con Cuba, secondo i desiderata del regime statunitense.

Luca Bagatin

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mercoledì 29 luglio 2026

Il Parlamento cubano: "L'embargo è un'aggressione genocida. Cuba non rinuncerà alla sua sovranità". Articolo di Luca Bagatin

 

L'Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, ovvero il Parlamento cubano, ha emesso – mercoledì 29 luglio - una dichiarazione congiunta che – riferendosi all'inasprimento dell'embargo economico, finanziario ed energetico contro l'Isola - condanna quella che viene definita “aggressione genocida del governo degli Stati Uniti contro Cuba”.

Un'aggressione volta a “rompere con la forza la volontà sovrana del popolo cubano”.

Secondo i deputati cubani, l'autodeterminazione, l'indipendenza e la determinazione nella costruzione del socialismo di Cuba, sono “pilastri solidamente costituiti e non negoziabili”.

In particolare, nella dichiarazione si specifica che “Le ripetute minacce di aggressione militare costituiscono un crimine internazionale, come sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Qualora un simile atto irresponsabile si concretizzasse, incontrerebbe la resistenza incrollabile e irremovibile del popolo cubano, che non cederà un solo centimetro del proprio territorio, né la minima delle proprie prerogative sovrane. Causerebbe morte e distruzione, e porterebbe a un bagno di sangue, ma non raggiungerebbe l'obiettivo di subordinare Cuba ai dettami neocoloniali degli Stati Uniti, instaurando una condizione di dipendenza da quel Paese, né di riportare Cuba alla società corrotta, brutalmente ineguale e socialmente arretrata in cui una potenza straniera deteneva la ricchezza nazionale e interferiva negli affari politici interni del Paese”.

Nel documento si sottolineano le terribili conseguenze dell'ideologico embargo statunitense: “Il popolo cubano subisce quotidianamente le devastanti conseguenze di questa guerra, in ogni aspetto della vita, mentre il governo statunitense, agendo da boia, misura i propri successi in base alla morte di un bambino per mancanza di cure adeguate; agli interventi chirurgici annullati o rinviati a causa di interruzioni di corrente o carenza di materiali; all'angoscia familiare causata dalla mancanza di elettricità e acqua o dall'impossibilità di conservare il cibo”

I parlamentari cubani hanno ringraziato anche la comunità internazionale per il sostegno ricevuto “nonostante le numerose pressioni esercitate dal governo statunitense per impedire che la questione venisse affrontata”.

In particolare, l'Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha ribadito ciò che aveva affermato il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, il 26 luglio scorso, ovvero: “Cuba non rappresenta una minaccia, né per gli Stati Uniti né per nessun altro Paese al mondo. Siamo un popolo nobile, che salva vite dove altri distruggono, che manda medici e insegnanti dove altri mandano bombe”.

I parlamentari cubani, nel ribadire la loro ferma contrarietà alle minacce di aggressione del regime statunitense e al loro criminale embargo, hanno ricordato le parole dell'Eroe cubano e Libero Muratore José Martì (1853 – 1895): Cuba non va in giro per il mondo a fare la mendicante: vi cammina da sorella, agendo con la dignità che le spetta. Salvando se stessa, salva il mondo”.

Luca Bagatin

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