venerdì 12 giugno 2026

Silvio Berlusconi ci mancherà. Articolo di Luca Bagatin del 12 giugno 2023

 

Quello che segue è l'articolo che scrissi il 12 giugno 2023, in occasione della scomparsa di Silvio Berlusconi e vorrei qui ripubblicarlo. 

Silvio Berlusconi ci mancherà.

E dovrebbe mancare anche a quegli sciocchi che lo hanno denigrato per tutti questi anni.

Perché si renderanno conto anche loro – presto o tardi - che, tutto sommato, è stato il politico meno peggiore degli ultimi trent'anni.

Difronte ai Prodi, D'Alema, Letta, Renzi, Gentiloni, Monti, Conte, Draghi e Meloni, è stato un gigante.

Un gigante che ha saputo prospettare e lavorare per un mondo multipolare, fatto di stabilità e pace.

Ottenendo accordi economici vantaggiosi per l'Italia e stringendo amicizie con tutti, con il sorriso, senza le sciocche contrapposizioni della classe dirigente occidentale odierna.

Una classe dirigente – da Biden a Scholz, dalla Von Der Leyen alla Meloni, passando per Macron - inetta e incapace, che fomenta divisioni e guerre e conseguenti crisi economiche.

Berlusconi seppe dialogare con leader socialisti e democratici quali Chavez e Gheddafi e riuscì a mettere pace fra Putin e Bush.

Fu amico leale del leader socialista Bettino Craxi, che finirà poi perseguitato dai Poteri forti e dalla grancassa mediatico-giudiziaria.

Come ho ricordato in un mio articolo dell'aprile scorso (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/04/silvio-berlusconi-leader-alternativo.html), nel 1994 mise i bastoni fra le ruote a quella pseudo-sinistra catto e post-comunista radical-chic, che, dalle ceneri del vero e unico centro-sinistra che l’Italia abbia mai avuto (guidato da socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici), aveva pensato di vincere a man bassa.

Berlusconi, strutturando sì il suo partito in modo verticistico, ma allo stesso tempo cercando di unire e recuperare i consensi di socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici – abbattuti dal golpe mediatico-giudiziario che Bettino Craxi battezzò “Falsa rivoluzione” e i media “Tangentopoli”, si accingeva ad evitare che il Paese cadesse nelle mani di quei poteri forti che Bettino Craxi aveva sempre tentato di arginare.

E sì, Berlusconi lo fece sdoganando partiti impresentabili come il MSI e la Lega Nord, che pur avevano cavalcato l’onda anti-democratica contro il Pentapartito.

Sdoganò la destra più per calcolo e vantaggio politico che per altro. Ma cercò sempre di tenerla a bada.

Il suo scopo fu quello di lanciare una battaglia anti-burocratica e anti-statalista, ma allo stesso tempo aumentò le pensioni minime, abolì l’ICI sulla prima casa e la tassa di successione, introdusse bonus per i ceti meno abbienti, attuando così misure in favore della terza età e dei ceti medio-bassi.

Proposte, peraltro, quella sulle pensioni e sull’abolizione dell’ICI, promosse già da Rifondazione Comunista guidata da Bertinotti e Cossutta, verso la quale e verso i quali Berlusconi nutrì sempre rispetto e talvolta sintonia.

Si dirò che Berlusconi era anticomunista, ma il suo “anticomunismo” suonava più come slogan ed era rivolto direttamente al PDS-DS (poi PD), che aveva contribuito alla fine politica di Bettino Craxi. Un PDS-DS che in politica estera finì per appiattirsi all’atlantismo più estremo e che in politica interna promuoveva un’Unione Europea oligarchica, fatta di privatizzazioni e liberalizzazioni e rigorismo economico.

In un'intervista ricordo che egli arrivò a definirsi “liberale di sinistra” e, oltre a candidare nelle fila di Forza Italia il filosofo marxista - già partigiano antifascista del Partito d'Azone – Lucio Colletti, dialogò con i nuovi socialisti di Gianni De Michelis, una delle menti più brillanti del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi.

Benché, vista la sua età e condizioni di salute, negli ultimi anni fosse più lontano dalla politica più attiva, non lesinò critiche alla Meloni e al suo partito, spesso incoerenti e inesperti, in particolare in politica estera, dichiarando – nel febbraio 2023: “Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.

A Berlusconi in molti devono tutto della loro carriera, in particolare nella coalizione di centrodestra, che senza di lui da tempo è fatta di incoerenza, inesperienza e inconsistenza, capace di ottenere voti solo perché il PD, i Cinque Stelle e il duo Renzi&Calenda, sono persino peggiori.

Berlusconi, ad ogni modo, come scrissi già in quel mio articolo di aprile, non ha gettato le basi per una successione politica, ma, vista la qualità del personale politico degli ultimi decenni…la scelta di una successione era e rimane pressoché impossibile.

E' stato l'ultimo politico di razza della sua generazione e, anche se non la pensavamo totalmente come lui, gli abbiamo voluto bene e ci mancherà.

Luca Bagatin

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Cuba cerca il rilancio: investimenti, sovranità alimentare e decentramento nel piano del Presidente Miguel Díaz-Canel. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha presentato alla stampa cubana un insieme di proposte pragmatiche per resistere all'inasprimento delle sanzioni illegali imposte dal regime statunitense all'Isola socialista.

Sanzioni che hanno ulteriormente aggravato la situazione di Cuba, già compromessa dall'ideologico embargo statunitense imposto prima nel 1960 dal regime allora retto da Eisenhower e successivamente ampliato da Kennedy.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato che, secondo gli insegnamenti di Fidel Castro, “ogni opportunità nel mezzo di una crisi deve essere colta come un momento di decollo, come un momento di crescita”.

Egli ha altresì spiegato che intende porre al centro la necessità di dare impulso produttivo al Paese, al fine di distribuirne i proventi, attraverso il sistema della giustizia sociale, sviluppando i programmi sociali e affrontando il problema delle diseguaglianze.

Relevitamente al modello economico, egli ha parlato della necessità di decentramento, conferendo maggiori poteri “ad altri livelli, affinché possano svolgere attività proprie che promuovano anche il potenziale endogeno”.

In tal senso, il Presidente Díaz-Canel, ha spiegato la necessità di rendere i municipi autonomi e con la capacità di gestire le entrate in valuta estera sulla base delle capacità di “stimolare e gestire gli investimenti diretti esteri”, oltre che abbia la capacità di “approvare investimenti da parte di cubani residenti a Cuba”.

Relativamente alle imprese pubbliche socialiste, ha spiegato che dovrebbero operare senza intermediari e gestirsi autonomamente ed ha espresso la necessità di ridurre significativamente la burocrazia ad ogni livello.

La terra dovrebbe poi essere assegnata a coloro i quali sono in grado di lavorarla, evitando così i terreni incolti e raggiungendo i massimi livelli di produttività.

L'obiettivo, ha spiegato il Presidente, dovrebbe essere quello di sviluppare modelli che consentano di raggiungere la sovranità alimentare, ovvero l'autosufficienza nel settore agro-alimentare.

Relativamente al commercio con l'estero, egli intende promuoverlo evitando ogni intermediario, sia nell'ambito dell'esportazione che dell'importazione ed eliminare le restrizione all'importazione di veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Inoltre, egli ha spiegato che mira a promuovere e incentivare rapporti di partnership fra gli enti pubblici e privati dell'isola e favorire gli investimenti nazionali ed esteri, e favorire il settore turistico e immobiliare.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha infine spiegato la necessità di lottare uniti, contro l'aggressione statunitense che vorrebbe soffocare l'Isola e minaccia di invaderla.

“Non si rendono conto che esiste un popolo, per la maggior parte, disposto a non arrendersi, a non essere umiliato e a non perdere ciò che può essere migliorato”, ha spiegato il Presidente di Cuba, aggiungendo: “Dobbiamo raggiungere questo miglioramento tra di noi, con il nostro impegno e il nostro talento”.

Ed ha concluso sottolineando come “Molte di queste idee, queste proposte, mostrano un livello di maturità significativo”, ed ha aggiunto che “sono in fase di finalizzazione per l’approvazione da parte del Politburo e dell’Assemblea Nazionale; subito dopo, inizierà un processo di informazione e spiegazione per il pubblico, perché la cosa più importante è che queste trasformazioni necessarie siano comprese, condivise, difese e che vengano attuate con la massima efficienza”.

Luca Bagatin

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giovedì 11 giugno 2026

La Via della Vera Volontà: Oltre l'illusione dei feticci esteriori. Riflessioni di Luca Bagatin

 
Le religioni, come i partiti politici e le ideologie, a mio avviso, sono dei feticci ideati dall'essere umano che necessita di sicurezze esteriori.

Egli non comprendendo le sue potenzialità e, non essendo in grado di individuare la sua Vera Volontà, si appoggia a feticci esteriori.

I feticci, a mio avviso, sono interessanti solo a livello erotico. Per il resto sono fuorvianti e persino pericolosi.

Penso che religioni, ideologie e partiti vadano semplicemente usati per comprendere sé stessi e il mondo che ci circonda, ma non vadano mai adottati come dogmi o "divinità" esteriori.

Che è ciò che purtroppo avviene molto spesso.

I feticci esteriori (religioni, ideologie, danaro, sessualità vissuta come possesso dell' altra persona ecc...) andrebbero completamente superati e arginati.

Ciò lo può fare certamente l'essere umano consapevole, alla ricerca della sua stessa emancipazione e Vera Volontà.

A quel punto egli otterrà il Potere Assoluto su di sé e su tutto ciò che lo circonda.

E comprenderà che i feticci esteriori sono illusioni.

(Luca Bagatin)

L'intelligenza artificiale è la cosa più assurda e pericolosa inventata dall'essere umano dopo le religioni e la bomba atomica.

Non è certo affidandosi a qualcosa di esteriore e prodotto dalla sua mente, che l'essere umano evolverà e si emanciperà.

Ma otterrà l'esatto opposto di quanto egli si era prefissato.

(Luca Bagatin)

Perché, in breve, sono un forte oppositore e critico dell'intelligenza artificiale per utilizzo privato?

Perché nessuno di noi è sufficientemente formato. Perché oltre il 90% di noi non è un grado di sviluppare un pensiero critico. Perché, in un'epoca storica profondamente ignorante e preda di contrapposizioni e fake, l'intelligenza artificiale non fa che alimentare tensione, caos e spesso paure immotivate o certezze campate sul nulla.

Personalmente sono, al massimo, se non per l'abolizione, per una moratoria sull'intelligenza artificiale.

Non permettiamo il suo uso privato per almeno 100 anni.

Ci penseranno poi le generazioni future. A capire che, semplicemente, è uno strumento di cui non abbiamo affatto bisogno. 

(Luca Bagatin) 

Nessuno vi dirà mai questa realtà dei fatti: che il peggiore fascista si traveste sempre da liberale e, talvolta, persino da democratico.
Altra realtà che non vi diranno è che "liberale" e "democratico" sono concetti diversi e pressoché opposti.
 
(Luca Bagatin) 

martedì 9 giugno 2026

Cina e Repubblica Popolare Democratica di Corea: amicizia, sovranità e cooperazione contro egemonismo e militarismo, nel solco del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha incontrato nella sua visita ufficiale dall'8 al 9 giugno, nella Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC), il suo omologo nordcoreano Kim Jong Un.

Il Giornale dei Lavoratori, organo del Partito dei Lavoratori di Corea, aveva precedentemente pubblicato un articolo del Presidente Xi Jinping, nel quale egli ha riaffermato gli storici legami di amicizia dei due Paesi, nel solco del socialismo.

Nell'articolo, fra le altre cose, il Presidente cinese ha affermato che: “La Cina e la RPDC sono vicini socialisti amici che si proteggono e si aiutano a vicenda e condividono un destino comune” (…) “L’ideale socialista condiviso è il carattere distintivo delle relazioni tra Cina e RPDC. Il Partito Comunista Cinese e il Partito dei Lavoratori di Corea sono entrambi partiti di governo marxisti, e la Cina e la RPDC sono compagni di viaggio sulla strada del socialismo. La tradizionale amicizia di destino comune è il fondamento profondo delle relazioni tra Cina e RPDC. Nei turbolenti anni della lotta per l’indipendenza e la liberazione nazionale, i popoli di Cina e RPDC hanno condiviso gioie e dolori, si sono sostenuti a vicenda nella vita e nella morte e hanno forgiato una grande amicizia combattiva con il loro sangue. Nello sviluppo della causa socialista di ciascun Paese, i due popoli sono stati fianco a fianco, condividendo gioie e dolori, incarnando vividamente l’amicizia fraterna di fiducia reciproca, solidarietà e mutuo aiuto”.

Il Presidente Xi, nel sottolineare come entrambi i Paesi abbiano insistito nel concentrare le proprie energie nella gestione dei propri affari interni, sulla via del socialismo, ciascuno con le proprie specificità nazionali, ha altresì suggerito che, entrambi i Paesi, dovrebbero intensificare i loro rapporti; promuovere la comunicazione strategica; l'apprendimento reciproco; rafforzare la cooperazione in ogni settore; opporsi entrambi all'egemonismo e alla politica di potenza, contrastando ogni azione che “miri a far rivivere il militarismo e che metta in pericolo la sicurezza e stabilità regionale” e promuovere entrambi la “costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità”.

Il Giornale dei Lavoratori di Corea, a sua volta, l'8 giugno scorso, ricambiando le espressioni di amicizia del Presidente Xi ha ricordato che “Fedeli all'intento del grande leader, il compagno Kim Il Sung, i rivoluzionari coreani hanno contribuito con il loro sangue alla rivoluzione cinese nell'ardua lotta contro il Giappone. Anche il popolo cinese considerava i rivoluzionari coreani che combattevano per la liberazione nazionale come membri della propria famiglia e ha fornito loro assistenza materiale e morale nella lotta”(...) “Le brillanti vittorie conseguite dal popolo cinese nell'ardua guerra civile rivoluzionaria e dal popolo coreano nella feroce guerra di liberazione della patria sarebbero state impensabili senza la fraterna amicizia e i legami di classe che si sono costantemente sviluppati e consolidati tra i rivoluzionari, i militari e i popoli dei due Paesi.”

Il testo dell'organo ufficiale del Partito dei Lavoratori di Corea si è concluso ricordando che il popolo coreano auspica che quello cinese ottenga sempre “maggiori successi nella lotta per la costruzione globale di un Paese socialista moderno e potente”; che “difenda con fermezza la sovranità nazionale, l'integrità territoriale e gli interessi per lo sviluppo” e sottolineando come il popolo coreano sia sempre disposto a unirsi a quello cinese per “promuovere la causa socialista e difendere la pace e la sicurezza nella regione e nel resto del mondo”.

Luca Bagatin

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sabato 6 giugno 2026

La Lente dell'Eresia: Riunire ciò che è sparso seguendo la via della Vera Volontà. Riflessioni di Luca Bagatin

Amando, fin da quando ero bambino, approfondire e ricercare punti in comune fra le cose, ho sempre privilegiato quello che in ambito massonico si dice "riunire ciò che è sparso", ovvero riordinare e sintetizzare informazioni frammentate, collegare concetti filosofici.

Per un fine superiore, ovvero la ricerca di punti in comune, la costruzione di qualcosa di solido e grande (che sia la giustizia, la sovranità, l'amore, l'emancipazione e così via).

In tal senso ho sempre provato un senso di pietà (e disgusto) per coloro i quali seguono vuote ideologie o religioni, adorando feticci e dogmi.

E vorrebbero, nella loro ignoranza e stupidità, pretendere di inculcarli agli altri.

Ho sempre provato pietà (e disgusto) per gli stupidi e gli ignoranti, che criticano, pensando peraltro di essere intelligenti.

Costoro, presto o tardi, sono e saranno destinati a servire.

Perché chi è privo di intelletto e Volontà e necessita di credere in feticci o dogmi, è per definizione uno schiavo.

(Luca Bagatin)

In tutto ciò che scrivo cerco di analizzare le cose. In modo certamente personale, perché l'impersonalità è impossibile o è fasulla, o è ipocrita.

Ma non uso mai la lente dell'ideologia.

Per me l'ideologia, come la religione, è uno strumento di comprensione. Non un dogma.

I dogmi sono un limite alla comprensione delle cose.

Per questo amo l'eresia. Perché l'eresia annienta ogni dogma e lo de-sacralizza.

(Luca Bagatin) 

Per fare politica occorre una buona dose di ipocrisia e incoerenza.

Per questo non ho mai amato fare politica e, quando l'ho fatta, ho sempre preso non più di 6 (sei) voti.

Sono così insofferente a ipocrisia e incoerenza dal poter risultare persino antipatico e offensivo, se mi ci metto.

Ho rotto rapporti (senza mai pentirmene) nei confronti di ipocriti e incoerenti (parenti compresi!) perché considero costoro capaci di tutto il male possibile.

Chi è ipocrita e incoerente è senza onore, dignità, rispetto per il prossimo.

Potrà imbrogliare le masse, perché ipocrisia e incoerenza, purtroppo, sono troppo spesso apprezzate e ancor più praticate... ma non imbroglierà mai me.

Che all'ipocrita e all'incoerente, se e quando potrò, presenterò sempre il conto.

(Luca Bagatin) 

Il mio forte senso di giustizia e onestà intellettuale mi impedisce di considerare una democrazia gli Stati Uniti d'America.

Paese nel quale mi guarderò sempre dal mettere piede, finché non sarà libera dalla dittatura dei due finti partiti oligarchici e delle loro lobby di riferimento; finché la sovranità non sarà restituita agli stetunitensi (e sottratta alla corporation) e finché gli Stati Uniti d'America non smetteranno di imporre il loro sistema suprematista e razzista al mondo.

(Luca Bagatin) 

Senza giustizia non c'è libertà, ma senza comunità e sovranità non c'è né giustizia, né libertà.

La "libertà" dei liberali è un guscio vuoto.

Perché non conosce comunità, né sovranità, ma solo ingiustizia, ipocrisia e egoismo.

(Luca Bagatin) 

Questa è, in Occidente, l'epoca dei pazzi, dei fondamentalisti, degli stupidi e degli ignoranti. Pazzi in quanto ignoranti, stupidi e quindi fondamentalisti.

Devo dire che, in gran parte dei miei articoli e saggi, spiego da molti anni l'origine di questi aspetti, cercando di approfondire la politica e la geopolitica attraverso la lente dell'osservazione dell'essere umano, dell'antropologia, della psicologia e della spiritualità.

E, dunque, ravviso gli aspetti patologici della nostra epoca, in particolare nell'area geopolitica Occidentale, in due fattori fondamentali: il liberal capitalismo e le religioni monoteiste abramitiche. Che hanno, a loro volta, permesso di alimentare e coltivare, nell'essere umano, una patologia congenita dell'essere umano stesso: l'Ego.

Ego che non permette all'essere umano di essere davvero libero, ovvero di fare DAVVERO ciò che vuole, ovvero di scoprire la sua Vera Volontà.

Da ciò ne derivano: fondamentalismo, violenza, stupidità, schiavitù inconsapevole, possessività, ignoranza, odio, aberrazioni e degradazioni di ogni genere.

(Luca Bagatin) 

L'ignorante ideologizzato cercherà sempre di denigrare il suo prossimo.

Ma rimarrà ciò che è, dimostrando peraltro che, qualsivoglia titolo di studio egli abbia conseguito nella sua vita, altro non è che un mero pezzo di carta concessogli dall'autorità costituita.

(Luca Bagatin) 

Prescindere dalla Storia e, al contempo, fare politica o pretendere di discutere di politica, è la pratica corrente dello stupido.

Stupido che, in quanto ignorante dalla mente ottusa, finisce inevitabilmente per diventare un fanatico e, quindi, un violento.

Lo stupidismo appare, oggi, come uno dei mali più diffusi della nostra società.

(Luca Bagatin) 

La gente che giudica senza conoscere non fa che dimostrare e palesare la sua innata stupidità. 

(Luca Bagatin)  

Con me si casca male, se si vuol polemizzare.

Perché a me la polemica non piace, ma mi piace l'approfondimento.

Ma, se volete polemizzare, sappiate che non faccio sconti. Ho una memoria da cavallo e rispondo colpo su colpo.

Non perdono, ma soprattutto non dimentico.

Da bambino, pur essendo apparentemente innocuo, misi al loro posto un gruppo di bulletti.

Lo ricordo sempre, perché alcuni di loro, ancora oggi, 50enni, se lo ricordano.

Sono animato, contemporaneamente, da passione, follia e ferrea Volontà.

Che è ciò che a molti manca. E per questo, mi dispiace, ma cercate con me il confronto.

Evitate, lo dico per voi, la polemica.

(Luca Bagatin) 

Giudicare un libro dalla copertina.

Questo aspetto evidentemente mi perseguita.

Mi ricorda quando, ragazzino, un gruppo di bulletti - giudicandomi evidentemente dal mio aspetto fisico mingherlino e dalla mia indole apparentemente timida e spaurita - tentò di aggredirmi.

Costoro finirono molto male. Perché non si aspettavano la mia inaspettata reazione che, ancora adesso, che hanno 50 anni, ricordano.

Da allora iniziarono non solo a rispettarmi ma, credo, compresero che "giudicare dalla copertina" può avere conseguenze. Anche gravi e sotto vari punti di vista.

Specialmente se, il contenuto (in quel caso il sottoscritto), è dotato di forte senso di Volontà, molta poca pazienza, una passione viscerale per tutto ciò che fa e un fortissimo senso di giustizia, applicato con metodi non sempre ortodossi, ma certamente efficaci.

Allora misi in fuga un gruppetto di bulletti. Ero bambino, mingherlino e apparentemente spaurito.

Figuriamoci oggi che, ho 47 anni, sono grasso e ho il doppio della forza di Volontà, ancora meno pazienza, il doppio della passione e altrettanto senso di giustizia.

Il mio consiglio rimane: mai giudicare con superficialità.

Potreste pagarne - seriamente - le conseguenze.

(Luca Bagatin)

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Venezuela e India, dialogo strategico nel nome di Gandhi: "La pace è la via". Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente facente funzioni del Venezuela, Delcy Rodriguez, nel suo viaggio ufficiale in India, importante Paese BRICS, ha incontrato il Ministro degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar, al fine di “approfondire le alleanze strategiche in diversi settori”, come ha spiegato in un comunicato.

La Presidente ha altresì incontrato il Primo Ministro Narendra Modi e discusso lo stato delle relazioni bilaterali.

Nel corso del suo viaggio, che si concluderà il 7 giugno, la Presidente incaricata Rodriguez ha visitato un importante complesso industriale nella città di Mumbai e ha avuto incontri con i settori imprenditoriali e industriali indiani.

Lo scopo è quello di promuovere progetti comuni, volti a incoraggiare la diversificazione energetica del Venezuela, utilizzando energie moderne, rinnovabili e verdi.

Il Venezuela è attualmente il terzo fornitore di petrolio dell'India e, uno dei punti chiave della visita della Presidente Rodriguez è proprio la cooperazione nel settore degli idrocarburi.

La Presidente facente funzioni del Venezuela ha, nel corso della sua visita, reso omaggio anche alla memoria del padre dell'India, ovvero al Mahatma Gandhi, che ha definito “simbolo della lotta pacifica per l'indipendenza dell'India”, il cui pensiero “trascende il tempo”. E, ricordando ciò, ha citato le stesse parole di Gandhi, fondamentali in questi tempi di grande turbolenza internazionale, ovvero: “Non esiste una via per la pace; la pace è la via”.

Luca Bagatin

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giovedì 4 giugno 2026

4 giugno 1946: l'alba dell'Argentina di Perón e dei descamisados. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 4 giugno 1946, 80 anni fa, Juan Domingo Peron, indimenticato Presidente argentino, assunse la sua prima presidenza.

Già divenuto popolare a seguito del golpe militare del giugno 1943, allorché, assieme ai suoi compagni del Grupo Oficiales Unidos (Gruppo Ufficiali Uniti), rovesciò il governo conservatore del corrotto Ramon Castillo, divenendo Ministro del lavoro e dello stato sociale, Peron contribuirà presto ad emancipare le classi proletarie e oppresse, i cosiddetti descamisados.

Eletto dal Partito Laburista, con il suo primo governo, Peron, iniziò a garantire maggiore equità e distribuzione del reddito, iniziando a reprimere ogni forma di oppressione.

Fondatore, nel 1947, del Partito Giustizialista, di orientamento anticapitalista e populista di sinistra, Peron aumentò i salari, mise sotto controllo i prezzi (a iniziare da quello degli affitti) e migliorò le prestazioni previdenziali, investendo nel rafforzamento dello stato sociale. Nazionalizzò i servizi pubblici quali compagnie telefoniche, elettriche, gas e ferrovie.

Tutto ciò si tradusse non solo in un miglioramento delle condizioni di vita dei settori popolari, ma anche in un aumento del PIL, dei beni e dei servizi disponibili e in un forte calo del debito contratto con l'estero.

Nel 1945, Peron, sposò Eva Duarte, soprannominata affettuosamente dal popolo Evita. Evita contribuirà molto alla popolarità del marito, occupandosi peraltro per tutta la sua pur breve vita (morì nel 1952, a soli 33 anni) di diritti delle donne, dei bambini e degli anziani.

Furono i governi di Peron a introdurre, in Argentina, la legge sul divorzio, a sopprimere l'educazione religiosa nelle scuole e a legalizzare la prostituzione. Tutto ciò costò a Peron la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Nel settembre 1955, un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio. Un esilio che durò sino al 1973.

In Argentina, peraltro, il Partito Giustizialista fu dichiarato illegale e per quasi vent'anni l'Argentina e il suo popolo subirono un lungo susseguirsi di dittature militari e di violenze, oltre che di pesantissime crisi economiche e di ruberie di Stato, che non permisero più al Paese di risollevarsi come aveva fatto, invece, durante il decennio peronista.

Juan Domingo Peron, ad ogni modo, nel suo esilio di Madrid, scriverà, nel 1967, una sorta di testamento politico, di documento storico e di esortazione al popolo ed ai popoli e lo intitolerà, emblematicamente, “L'ora dei popoli”. In tale testo, che anticiperà il suo ritorno trionfale in patria nel 1973, oltre a denunciare i suoi nemici in patria, denuncerà il pericolo dell'imperialismo yankee, ovvero statunitense. Inoltre, fu forse il primo a denunciare le manovre speculative dei governi USA relative al dollaro, fra cui il fenomeno dei signoraggio, e del Fondo Monetario Internazionale che, peraltro, sono tutt'oggi all'origine della crisi economica che stiamo subendo e fu il primo che, durante il suo mandato di governo, propose l'unificazione dell'America Latina, ovvero la fondazione degli Stati Uniti Latino-Americani.

Peron nel suo “L'ora dei popoli”, a proposito del giustizialismo e delle sue prospettive scrive infatti: “Il giustizialismo si fonda su tre grandi premesse: 1) La necessità di promuovere una riforma che il mondo dei nostri giorni, con la sua inarrestabile evoluzione, stava segnalando come un imperativo ineludibile. 2) La necessità di una integrazione latino-americana per creare, grazie ad un mercato ampliato, senza frontiere interne, le condizioni più favorevoli al nostro sviluppo; per migliorare il tenore di vita dei nostri 200 milioni di abitanti; per creare le basi dei futuri Stati Uniti Latino-Americani, posto che spetta all'America Latina nelle questioni mondiali. 3) L'opportunità di realizzare un'integrazione storica che permetta di consolidare quella liberazione per la quale lottano oggi quasi tutti i popoli sottomessi.

La lotta in favore dei popoli sottomessi, infatti, fu la costante del pensiero e dell'azione di Juan Peron. La sua posizione politica, infatti, coincideva con quel Terzo Mondo sfruttato e depredato dagli USA e, in tal proposito, scriveva, anche riferendosi alla dittatura antiperonista che stava in quegli anni martoriando l'Argentina: “I governi usurpatori di quelle dittature che pretendono di affermare la propria esistenza con la protezione straniera non possono durare. I governi militari e imposti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale, incorreranno nella stessa sorte in Vietnam come in America Latina, in quanto nulla di stabile può essere fondato sull'infamia”.

Socialismo, integrazione storica del Terzo Mondo e dell'America Latina, sovranità popolare, tutti aspetti che gli imperialisti non potevano e non possono tollerare.

Juan Domingo Perón, nonostante il ritorno trionfale in patria nel 1973 — accompagnato peraltro dall'amico prof. Giancarlo Elia Valori, suo portavoce in Italia — e la successiva rielezione, non riuscì, anche a causa della sua morte nel 1974, a impedire l'avvento di nuovi golpe militari che finirono per soffocare ogni possibile riforma in Argentina. La guida del Paese passò così alla seconda moglie, Isabelita, che certo non possedeva il piglio né l'anima sociale di Evita.

Fu solo nel 2003 che, con Nestor Kirchner e successivamente sua moglie Cristina, il peronismo tornò al governo, riportando in auge i diritti sociali e civili di un tempo.

Luca Bagatin

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