lunedì 15 giugno 2026

Dai villaggi dello Shaanxi alla guida della Cina: i 73 anni di Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 15 giugno il Presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha compiuto 73 anni.

Iscritto al PCC dal 1974, assunse presto l'incarico di Segretario della cellula del Partito della brigata di produzione del piccolo villaggio di Liangjiahe, nella provincia dello Shaanxi.

Si distinse, già all'epoca, per aver contribuito a migliorare le condizioni agricole di quelle zone.

Anche negli Anni '80, da Vicesegretario e successivamente da Segretario del Comitato del PCC nella contea di Zhengding, nella provincia dello Hebei, condivise con la popolazione di quelle aree il lavoro e le difficoltà quotidiane.

Riformatore e pragmatico, come i suoi predecessori, da Deng Xiaoping a Hu Jintao, Xi Jinping fu eletto a Segretario Generale del PCC nel 2012 e assunse la carica di Presidente della RPC nel 2013.

Egli rimarrà fedele al suo motto, proferito nel luglio 2016 ai quadri del Partito: “conservare per sempre un cuore sincero nei confronti del popolo”.

Impegnato fin da subito nella lotta contro la corruzione all'interno del PCC, rafforzerà le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori e introdurrà il concetto di “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.

Un sogno da ottenere grazie alle riforme e all'apertura, in continuità con il marxismo-leninismo e il socialismo con caratteristiche cinesi, ma rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà, al fine di costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”

Grazie a Xi Jinping vengono così eliminati i monopoli e rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.

E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.

Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari e si investe nella salvaguardia dell'ambiente.

Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.

Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.

Egli promuove, a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera ed economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.

Molto apprezzato dal suo popolo, il Presidente Xi ha sempre posto al centro della sua azione politica la comunità, sia cinese sia globale, dimostrando profonda lungimiranza, specie in un mondo percorso da turbolenze e da politiche spesso sconsiderate e ideologiche.

Egli, anche in occasione dell'avvio del XV Piano Quinquennale, nel 2026, ha sottolineato ai quadri di Partito di operare al fine di “conseguire risultati per il popolo e attraverso il lavoro concreto”, spiegando altresì come il Partito Comunista Cinese – che ha superato i 100 milioni di iscritti - rappresenti sempre “gli interessi fondamentali della stragrande maggioranza del popolo, condividendo con esso le gioie e i dolori, la vita e il destino”.

Difficile dire se questo sarà il secolo cinese, ma sicuramente il socialismo con caratteristiche cinesi ha dimostrato, anche grazie alla sapiente leadership del Presidente Xi Jinping, di essere una valida alternativa a quel liberal capitalismo che tutto mette in vendita e che non è in grado di coltivare quei valori umani e spirituali di cui abbiamo assoluta necessità.

Luca Bagatin

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domenica 14 giugno 2026

Oltre la remigrazione: le questioni che la politica italiana non affronta. Articolo di Luca Bagatin

La remigrazione, storicamente, fu un progetto promosso dal sindacalista e scrittore giamaicano Marcus Garvey (1887 - 1940).

Garvey fu fra i primi promotori del movimento panafricano, fondato sull'unità dei popoli di origine africana e sulla ricerca della loro autodeterminazione e emancipazione, sotto il profilo culturale, politico e economico, affrancandosi dal colonialismo e dal razzismo europeo e statunitense.

Il suo slogan, “L'Africa agli Africani”, andava inquadrato in questo senso ed egli fu fra i primi a teorizzare la nascita di una nazione africana, forte, sovrana e indipendente.

E' in tale ambito che nasce il suo concetto di remigrazione o di “ritorno in Africa” (Back to Africa), ovvero incoraggiare il ritorno volontario in Africa dei popoli che l'avevano dovuta lasciare, in modo da affrancarsi dalle società occidentali e lavorare per costruire una nazione africana nella terra d'origine.

Un progetto spesso boicottato dai governi occidentali, che dal colonialismo e dallo sfruttamento degli africani traevano linfa.

Il panafricanismo di matrice nazionalista di Garvey, ma anche quello di matrice socialista di W. E. B. Du Bois, ad ogni modo, influenzarono molto i movimenti per i diritti civili e personalità politiche quali Thomas Sankara, Kwame Nkrumah, Mu'Ammar Gheddafi e, più recentemente, Kemi Seba.

Fa un certo effetto sentire certa estrema destra italiana parlare di “remigrazione”, utilizzando il termine in chiave propagandistica e ignorandone il significato originario.

Nei suoi programmi e progetti non si fa infatti il minimo accenno alle responsabilità occidentali, né alle guerre di invasione e di rapina condotte ai danni dei popoli del Terzo e Quarto Mondo, che sono tra le principali cause dell'immigrazione di massa.

Aspetto che, peraltro, non viene minimamente trattato nemmeno dalla destra di governo e dalla sedicente sinistra di opposizione, in Italia.

Forse perché l'immigrazione fa comodo alle imprese, che così pagano meno i loro dipendenti immigrati. Forse perché continuiamo ad essere amici di governi che, quelle guerre di esportazione di morte e di rapina, continuano a farle o, come la Francia e/o gli Stati Uniti d'America, continuano ad andare orgogliose del loro passato coloniale e del loro presente neo-coloniale.

Dovrebbe, diversamente, scandalizzare che ci siano ancora forze politiche che agitano spauracchi propagandistici, senza andare al nocciolo della questione.

E sono, purtroppo, la maggioranza assoluta.

Stupisce che si gridi allo scandalo quando a compiere un reato sia un immigrato, ma ci si guardi bene dal farlo quando a commetterlo sia un connazionale.

E così si sottovaluta il pericolosissimo fenomeno delle baby gang, degli stupri, delle violenze domestiche o nelle case di riposo, dei femminicidi. Si pensa di risolvere tutto con misure ridicole come il braccialetto elettronico o gli arresti domiciliari, anziché introdurre e applicare pene severe ed esemplari, che possano prevedere anche la perdita della cittadinanza e l'ergastolo senza appello, per gli stessi cittadini italiani che commettono reati contro la persona, specie se contro minori o anziani o persone non in grado di difendersi.

Si parla a sproposito di “remigrazione”, ma ci si guarda bene dal parlare di difesa dei diritti umani di ogni vittima di violenza. Una violenza sempre più dilagante nelle strade e che non viene minimamente arginata da una classe politica che, propaganda a parte durante il periodo elettorale, si guarda bene dall'intervenire e dal sollevare, seriamente, la questione, ponendola come primo punto dell'agenda politica.

E' mai possibile che esistano Paesi nei quali, se un minore delinque e commette atti di violenza contro una persona, questo va in galera anche a partire dai 12 anni (e, a mio avviso, sarebbe giusto venisse anche inquadrato nell'esercito, al 18esimo anno di età, in modo da potersi rendere utile alla società a vita e imparare la disciplina) e anche i genitori sono puniti con un'ammenda e un percorso di rieducazione, mentre in Italia ciò non avviene?

Senza una società moralizzata e ordinata, non si andrà lontano e le violazioni dei diritti umani delle vittime non faranno che aumentare a dismisura, ma questo, la politica, non lo vuole comprendere né vuole minimamente farsi carico di questo.

Al centro dell'agenda politica vi dovrebbero essere pochi ma seri punti fondamentali, di cui al momento nessuno parla, in questo povero Paese: giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, ordine e rispetto per il prossimo.

E tutto ciò non è né di destra, né di sinistra, ma, a mio avviso, dovrebbe essere al servizio della comunità.

Una comunità che dovrebbe essere posta, finalmente, al centro. Non in senso politico/ideologico (anche perché ormai, chi si dice di centro, guarda verso la destra estrema), ma pratico e pragmatico.

Luca Bagatin

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venerdì 12 giugno 2026

Silvio Berlusconi ci mancherà. Articolo di Luca Bagatin del 12 giugno 2023

 

Quello che segue è l'articolo che scrissi il 12 giugno 2023, in occasione della scomparsa di Silvio Berlusconi e vorrei qui ripubblicarlo. 

Silvio Berlusconi ci mancherà.

E dovrebbe mancare anche a quegli sciocchi che lo hanno denigrato per tutti questi anni.

Perché si renderanno conto anche loro – presto o tardi - che, tutto sommato, è stato il politico meno peggiore degli ultimi trent'anni.

Difronte ai Prodi, D'Alema, Letta, Renzi, Gentiloni, Monti, Conte, Draghi e Meloni, è stato un gigante.

Un gigante che ha saputo prospettare e lavorare per un mondo multipolare, fatto di stabilità e pace.

Ottenendo accordi economici vantaggiosi per l'Italia e stringendo amicizie con tutti, con il sorriso, senza le sciocche contrapposizioni della classe dirigente occidentale odierna.

Una classe dirigente – da Biden a Scholz, dalla Von Der Leyen alla Meloni, passando per Macron - inetta e incapace, che fomenta divisioni e guerre e conseguenti crisi economiche.

Berlusconi seppe dialogare con leader socialisti e democratici quali Chavez e Gheddafi e riuscì a mettere pace fra Putin e Bush.

Fu amico leale del leader socialista Bettino Craxi, che finirà poi perseguitato dai Poteri forti e dalla grancassa mediatico-giudiziaria.

Come ho ricordato in un mio articolo dell'aprile scorso (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/04/silvio-berlusconi-leader-alternativo.html), nel 1994 mise i bastoni fra le ruote a quella pseudo-sinistra catto e post-comunista radical-chic, che, dalle ceneri del vero e unico centro-sinistra che l’Italia abbia mai avuto (guidato da socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici), aveva pensato di vincere a man bassa.

Berlusconi, strutturando sì il suo partito in modo verticistico, ma allo stesso tempo cercando di unire e recuperare i consensi di socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici – abbattuti dal golpe mediatico-giudiziario che Bettino Craxi battezzò “Falsa rivoluzione” e i media “Tangentopoli”, si accingeva ad evitare che il Paese cadesse nelle mani di quei poteri forti che Bettino Craxi aveva sempre tentato di arginare.

E sì, Berlusconi lo fece sdoganando partiti impresentabili come il MSI e la Lega Nord, che pur avevano cavalcato l’onda anti-democratica contro il Pentapartito.

Sdoganò la destra più per calcolo e vantaggio politico che per altro. Ma cercò sempre di tenerla a bada.

Il suo scopo fu quello di lanciare una battaglia anti-burocratica e anti-statalista, ma allo stesso tempo aumentò le pensioni minime, abolì l’ICI sulla prima casa e la tassa di successione, introdusse bonus per i ceti meno abbienti, attuando così misure in favore della terza età e dei ceti medio-bassi.

Proposte, peraltro, quella sulle pensioni e sull’abolizione dell’ICI, promosse già da Rifondazione Comunista guidata da Bertinotti e Cossutta, verso la quale e verso i quali Berlusconi nutrì sempre rispetto e talvolta sintonia.

Si dirò che Berlusconi era anticomunista, ma il suo “anticomunismo” suonava più come slogan ed era rivolto direttamente al PDS-DS (poi PD), che aveva contribuito alla fine politica di Bettino Craxi. Un PDS-DS che in politica estera finì per appiattirsi all’atlantismo più estremo e che in politica interna promuoveva un’Unione Europea oligarchica, fatta di privatizzazioni e liberalizzazioni e rigorismo economico.

In un'intervista ricordo che egli arrivò a definirsi “liberale di sinistra” e, oltre a candidare nelle fila di Forza Italia il filosofo marxista - già partigiano antifascista del Partito d'Azone – Lucio Colletti, dialogò con i nuovi socialisti di Gianni De Michelis, una delle menti più brillanti del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi.

Benché, vista la sua età e condizioni di salute, negli ultimi anni fosse più lontano dalla politica più attiva, non lesinò critiche alla Meloni e al suo partito, spesso incoerenti e inesperti, in particolare in politica estera, dichiarando – nel febbraio 2023: “Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.

A Berlusconi in molti devono tutto della loro carriera, in particolare nella coalizione di centrodestra, che senza di lui da tempo è fatta di incoerenza, inesperienza e inconsistenza, capace di ottenere voti solo perché il PD, i Cinque Stelle e il duo Renzi&Calenda, sono persino peggiori.

Berlusconi, ad ogni modo, come scrissi già in quel mio articolo di aprile, non ha gettato le basi per una successione politica, ma, vista la qualità del personale politico degli ultimi decenni…la scelta di una successione era e rimane pressoché impossibile.

E' stato l'ultimo politico di razza della sua generazione e, anche se non la pensavamo totalmente come lui, gli abbiamo voluto bene e ci mancherà.

Luca Bagatin

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Cuba cerca il rilancio: investimenti, sovranità alimentare e decentramento nel piano del Presidente Miguel Díaz-Canel. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha presentato alla stampa cubana un insieme di proposte pragmatiche per resistere all'inasprimento delle sanzioni illegali imposte dal regime statunitense all'Isola socialista.

Sanzioni che hanno ulteriormente aggravato la situazione di Cuba, già compromessa dall'ideologico embargo statunitense imposto prima nel 1960 dal regime allora retto da Eisenhower e successivamente ampliato da Kennedy.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato che, secondo gli insegnamenti di Fidel Castro, “ogni opportunità nel mezzo di una crisi deve essere colta come un momento di decollo, come un momento di crescita”.

Egli ha altresì spiegato che intende porre al centro la necessità di dare impulso produttivo al Paese, al fine di distribuirne i proventi, attraverso il sistema della giustizia sociale, sviluppando i programmi sociali e affrontando il problema delle diseguaglianze.

Relevitamente al modello economico, egli ha parlato della necessità di decentramento, conferendo maggiori poteri “ad altri livelli, affinché possano svolgere attività proprie che promuovano anche il potenziale endogeno”.

In tal senso, il Presidente Díaz-Canel, ha spiegato la necessità di rendere i municipi autonomi e con la capacità di gestire le entrate in valuta estera sulla base delle capacità di “stimolare e gestire gli investimenti diretti esteri”, oltre che abbia la capacità di “approvare investimenti da parte di cubani residenti a Cuba”.

Relativamente alle imprese pubbliche socialiste, ha spiegato che dovrebbero operare senza intermediari e gestirsi autonomamente ed ha espresso la necessità di ridurre significativamente la burocrazia ad ogni livello.

La terra dovrebbe poi essere assegnata a coloro i quali sono in grado di lavorarla, evitando così i terreni incolti e raggiungendo i massimi livelli di produttività.

L'obiettivo, ha spiegato il Presidente, dovrebbe essere quello di sviluppare modelli che consentano di raggiungere la sovranità alimentare, ovvero l'autosufficienza nel settore agro-alimentare.

Relativamente al commercio con l'estero, egli intende promuoverlo evitando ogni intermediario, sia nell'ambito dell'esportazione che dell'importazione ed eliminare le restrizione all'importazione di veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Inoltre, egli ha spiegato che mira a promuovere e incentivare rapporti di partnership fra gli enti pubblici e privati dell'isola e favorire gli investimenti nazionali ed esteri, e favorire il settore turistico e immobiliare.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha infine spiegato la necessità di lottare uniti, contro l'aggressione statunitense che vorrebbe soffocare l'Isola e minaccia di invaderla.

“Non si rendono conto che esiste un popolo, per la maggior parte, disposto a non arrendersi, a non essere umiliato e a non perdere ciò che può essere migliorato”, ha spiegato il Presidente di Cuba, aggiungendo: “Dobbiamo raggiungere questo miglioramento tra di noi, con il nostro impegno e il nostro talento”.

Ed ha concluso sottolineando come “Molte di queste idee, queste proposte, mostrano un livello di maturità significativo”, ed ha aggiunto che “sono in fase di finalizzazione per l’approvazione da parte del Politburo e dell’Assemblea Nazionale; subito dopo, inizierà un processo di informazione e spiegazione per il pubblico, perché la cosa più importante è che queste trasformazioni necessarie siano comprese, condivise, difese e che vengano attuate con la massima efficienza”.

Luca Bagatin

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giovedì 11 giugno 2026

La Via della Vera Volontà: Oltre l'illusione dei feticci esteriori. Riflessioni di Luca Bagatin

 
Le religioni, come i partiti politici e le ideologie, a mio avviso, sono dei feticci ideati dall'essere umano che necessita di sicurezze esteriori.

Egli non comprendendo le sue potenzialità e, non essendo in grado di individuare la sua Vera Volontà, si appoggia a feticci esteriori.

I feticci, a mio avviso, sono interessanti solo a livello erotico. Per il resto sono fuorvianti e persino pericolosi.

Penso che religioni, ideologie e partiti vadano semplicemente usati per comprendere sé stessi e il mondo che ci circonda, ma non vadano mai adottati come dogmi o "divinità" esteriori.

Che è ciò che purtroppo avviene molto spesso.

I feticci esteriori (religioni, ideologie, danaro, sessualità vissuta come possesso dell' altra persona ecc...) andrebbero completamente superati e arginati.

Ciò lo può fare certamente l'essere umano consapevole, alla ricerca della sua stessa emancipazione e Vera Volontà.

A quel punto egli otterrà il Potere Assoluto su di sé e su tutto ciò che lo circonda.

E comprenderà che i feticci esteriori sono illusioni.

(Luca Bagatin)

L'intelligenza artificiale è la cosa più assurda e pericolosa inventata dall'essere umano dopo le religioni e la bomba atomica.

Non è certo affidandosi a qualcosa di esteriore e prodotto dalla sua mente, che l'essere umano evolverà e si emanciperà.

Ma otterrà l'esatto opposto di quanto egli si era prefissato.

(Luca Bagatin)

Perché, in breve, sono un forte oppositore e critico dell'intelligenza artificiale per utilizzo privato?

Perché nessuno di noi è sufficientemente formato. Perché oltre il 90% di noi non è un grado di sviluppare un pensiero critico. Perché, in un'epoca storica profondamente ignorante e preda di contrapposizioni e fake, l'intelligenza artificiale non fa che alimentare tensione, caos e spesso paure immotivate o certezze campate sul nulla.

Personalmente sono, al massimo, se non per l'abolizione, per una moratoria sull'intelligenza artificiale.

Non permettiamo il suo uso privato per almeno 100 anni.

Ci penseranno poi le generazioni future. A capire che, semplicemente, è uno strumento di cui non abbiamo affatto bisogno. 

(Luca Bagatin) 

Nessuno vi dirà mai questa realtà dei fatti: che il peggiore fascista si traveste sempre da liberale e, talvolta, persino da democratico.
Altra realtà che non vi diranno è che "liberale" e "democratico" sono concetti diversi e pressoché opposti.
 
(Luca Bagatin) 

martedì 9 giugno 2026

Cina e Repubblica Popolare Democratica di Corea: amicizia, sovranità e cooperazione contro egemonismo e militarismo, nel solco del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha incontrato nella sua visita ufficiale dall'8 al 9 giugno, nella Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC), il suo omologo nordcoreano Kim Jong Un.

Il Giornale dei Lavoratori, organo del Partito dei Lavoratori di Corea, aveva precedentemente pubblicato un articolo del Presidente Xi Jinping, nel quale egli ha riaffermato gli storici legami di amicizia dei due Paesi, nel solco del socialismo.

Nell'articolo, fra le altre cose, il Presidente cinese ha affermato che: “La Cina e la RPDC sono vicini socialisti amici che si proteggono e si aiutano a vicenda e condividono un destino comune” (…) “L’ideale socialista condiviso è il carattere distintivo delle relazioni tra Cina e RPDC. Il Partito Comunista Cinese e il Partito dei Lavoratori di Corea sono entrambi partiti di governo marxisti, e la Cina e la RPDC sono compagni di viaggio sulla strada del socialismo. La tradizionale amicizia di destino comune è il fondamento profondo delle relazioni tra Cina e RPDC. Nei turbolenti anni della lotta per l’indipendenza e la liberazione nazionale, i popoli di Cina e RPDC hanno condiviso gioie e dolori, si sono sostenuti a vicenda nella vita e nella morte e hanno forgiato una grande amicizia combattiva con il loro sangue. Nello sviluppo della causa socialista di ciascun Paese, i due popoli sono stati fianco a fianco, condividendo gioie e dolori, incarnando vividamente l’amicizia fraterna di fiducia reciproca, solidarietà e mutuo aiuto”.

Il Presidente Xi, nel sottolineare come entrambi i Paesi abbiano insistito nel concentrare le proprie energie nella gestione dei propri affari interni, sulla via del socialismo, ciascuno con le proprie specificità nazionali, ha altresì suggerito che, entrambi i Paesi, dovrebbero intensificare i loro rapporti; promuovere la comunicazione strategica; l'apprendimento reciproco; rafforzare la cooperazione in ogni settore; opporsi entrambi all'egemonismo e alla politica di potenza, contrastando ogni azione che “miri a far rivivere il militarismo e che metta in pericolo la sicurezza e stabilità regionale” e promuovere entrambi la “costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità”.

Il Giornale dei Lavoratori di Corea, a sua volta, l'8 giugno scorso, ricambiando le espressioni di amicizia del Presidente Xi ha ricordato che “Fedeli all'intento del grande leader, il compagno Kim Il Sung, i rivoluzionari coreani hanno contribuito con il loro sangue alla rivoluzione cinese nell'ardua lotta contro il Giappone. Anche il popolo cinese considerava i rivoluzionari coreani che combattevano per la liberazione nazionale come membri della propria famiglia e ha fornito loro assistenza materiale e morale nella lotta”(...) “Le brillanti vittorie conseguite dal popolo cinese nell'ardua guerra civile rivoluzionaria e dal popolo coreano nella feroce guerra di liberazione della patria sarebbero state impensabili senza la fraterna amicizia e i legami di classe che si sono costantemente sviluppati e consolidati tra i rivoluzionari, i militari e i popoli dei due Paesi.”

Il testo dell'organo ufficiale del Partito dei Lavoratori di Corea si è concluso ricordando che il popolo coreano auspica che quello cinese ottenga sempre “maggiori successi nella lotta per la costruzione globale di un Paese socialista moderno e potente”; che “difenda con fermezza la sovranità nazionale, l'integrità territoriale e gli interessi per lo sviluppo” e sottolineando come il popolo coreano sia sempre disposto a unirsi a quello cinese per “promuovere la causa socialista e difendere la pace e la sicurezza nella regione e nel resto del mondo”.

Luca Bagatin

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sabato 6 giugno 2026

La Lente dell'Eresia: Riunire ciò che è sparso seguendo la via della Vera Volontà. Riflessioni di Luca Bagatin

Amando, fin da quando ero bambino, approfondire e ricercare punti in comune fra le cose, ho sempre privilegiato quello che in ambito massonico si dice "riunire ciò che è sparso", ovvero riordinare e sintetizzare informazioni frammentate, collegare concetti filosofici.

Per un fine superiore, ovvero la ricerca di punti in comune, la costruzione di qualcosa di solido e grande (che sia la giustizia, la sovranità, l'amore, l'emancipazione e così via).

In tal senso ho sempre provato un senso di pietà (e disgusto) per coloro i quali seguono vuote ideologie o religioni, adorando feticci e dogmi.

E vorrebbero, nella loro ignoranza e stupidità, pretendere di inculcarli agli altri.

Ho sempre provato pietà (e disgusto) per gli stupidi e gli ignoranti, che criticano, pensando peraltro di essere intelligenti.

Costoro, presto o tardi, sono e saranno destinati a servire.

Perché chi è privo di intelletto e Volontà e necessita di credere in feticci o dogmi, è per definizione uno schiavo.

(Luca Bagatin)

In tutto ciò che scrivo cerco di analizzare le cose. In modo certamente personale, perché l'impersonalità è impossibile o è fasulla, o è ipocrita.

Ma non uso mai la lente dell'ideologia.

Per me l'ideologia, come la religione, è uno strumento di comprensione. Non un dogma.

I dogmi sono un limite alla comprensione delle cose.

Per questo amo l'eresia. Perché l'eresia annienta ogni dogma e lo de-sacralizza.

(Luca Bagatin) 

Per fare politica occorre una buona dose di ipocrisia e incoerenza.

Per questo non ho mai amato fare politica e, quando l'ho fatta, ho sempre preso non più di 6 (sei) voti.

Sono così insofferente a ipocrisia e incoerenza dal poter risultare persino antipatico e offensivo, se mi ci metto.

Ho rotto rapporti (senza mai pentirmene) nei confronti di ipocriti e incoerenti (parenti compresi!) perché considero costoro capaci di tutto il male possibile.

Chi è ipocrita e incoerente è senza onore, dignità, rispetto per il prossimo.

Potrà imbrogliare le masse, perché ipocrisia e incoerenza, purtroppo, sono troppo spesso apprezzate e ancor più praticate... ma non imbroglierà mai me.

Che all'ipocrita e all'incoerente, se e quando potrò, presenterò sempre il conto.

(Luca Bagatin) 

Il mio forte senso di giustizia e onestà intellettuale mi impedisce di considerare una democrazia gli Stati Uniti d'America.

Paese nel quale mi guarderò sempre dal mettere piede, finché non sarà libera dalla dittatura dei due finti partiti oligarchici e delle loro lobby di riferimento; finché la sovranità non sarà restituita agli stetunitensi (e sottratta alla corporation) e finché gli Stati Uniti d'America non smetteranno di imporre il loro sistema suprematista e razzista al mondo.

(Luca Bagatin) 

Senza giustizia non c'è libertà, ma senza comunità e sovranità non c'è né giustizia, né libertà.

La "libertà" dei liberali è un guscio vuoto.

Perché non conosce comunità, né sovranità, ma solo ingiustizia, ipocrisia e egoismo.

(Luca Bagatin) 

Questa è, in Occidente, l'epoca dei pazzi, dei fondamentalisti, degli stupidi e degli ignoranti. Pazzi in quanto ignoranti, stupidi e quindi fondamentalisti.

Devo dire che, in gran parte dei miei articoli e saggi, spiego da molti anni l'origine di questi aspetti, cercando di approfondire la politica e la geopolitica attraverso la lente dell'osservazione dell'essere umano, dell'antropologia, della psicologia e della spiritualità.

E, dunque, ravviso gli aspetti patologici della nostra epoca, in particolare nell'area geopolitica Occidentale, in due fattori fondamentali: il liberal capitalismo e le religioni monoteiste abramitiche. Che hanno, a loro volta, permesso di alimentare e coltivare, nell'essere umano, una patologia congenita dell'essere umano stesso: l'Ego.

Ego che non permette all'essere umano di essere davvero libero, ovvero di fare DAVVERO ciò che vuole, ovvero di scoprire la sua Vera Volontà.

Da ciò ne derivano: fondamentalismo, violenza, stupidità, schiavitù inconsapevole, possessività, ignoranza, odio, aberrazioni e degradazioni di ogni genere.

(Luca Bagatin) 

L'ignorante ideologizzato cercherà sempre di denigrare il suo prossimo.

Ma rimarrà ciò che è, dimostrando peraltro che, qualsivoglia titolo di studio egli abbia conseguito nella sua vita, altro non è che un mero pezzo di carta concessogli dall'autorità costituita.

(Luca Bagatin) 

Prescindere dalla Storia e, al contempo, fare politica o pretendere di discutere di politica, è la pratica corrente dello stupido.

Stupido che, in quanto ignorante dalla mente ottusa, finisce inevitabilmente per diventare un fanatico e, quindi, un violento.

Lo stupidismo appare, oggi, come uno dei mali più diffusi della nostra società.

(Luca Bagatin) 

La gente che giudica senza conoscere non fa che dimostrare e palesare la sua innata stupidità. 

(Luca Bagatin)  

Con me si casca male, se si vuol polemizzare.

Perché a me la polemica non piace, ma mi piace l'approfondimento.

Ma, se volete polemizzare, sappiate che non faccio sconti. Ho una memoria da cavallo e rispondo colpo su colpo.

Non perdono, ma soprattutto non dimentico.

Da bambino, pur essendo apparentemente innocuo, misi al loro posto un gruppo di bulletti.

Lo ricordo sempre, perché alcuni di loro, ancora oggi, 50enni, se lo ricordano.

Sono animato, contemporaneamente, da passione, follia e ferrea Volontà.

Che è ciò che a molti manca. E per questo, mi dispiace, ma cercate con me il confronto.

Evitate, lo dico per voi, la polemica.

(Luca Bagatin) 

Giudicare un libro dalla copertina.

Questo aspetto evidentemente mi perseguita.

Mi ricorda quando, ragazzino, un gruppo di bulletti - giudicandomi evidentemente dal mio aspetto fisico mingherlino e dalla mia indole apparentemente timida e spaurita - tentò di aggredirmi.

Costoro finirono molto male. Perché non si aspettavano la mia inaspettata reazione che, ancora adesso, che hanno 50 anni, ricordano.

Da allora iniziarono non solo a rispettarmi ma, credo, compresero che "giudicare dalla copertina" può avere conseguenze. Anche gravi e sotto vari punti di vista.

Specialmente se, il contenuto (in quel caso il sottoscritto), è dotato di forte senso di Volontà, molta poca pazienza, una passione viscerale per tutto ciò che fa e un fortissimo senso di giustizia, applicato con metodi non sempre ortodossi, ma certamente efficaci.

Allora misi in fuga un gruppetto di bulletti. Ero bambino, mingherlino e apparentemente spaurito.

Figuriamoci oggi che, ho 47 anni, sono grasso e ho il doppio della forza di Volontà, ancora meno pazienza, il doppio della passione e altrettanto senso di giustizia.

Il mio consiglio rimane: mai giudicare con superficialità.

Potreste pagarne - seriamente - le conseguenze.

(Luca Bagatin)

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