
Il 14 ottobre 2026, al
Parlamento europeo, l'importante economista statunitense Jeffrey
Sachs, presentato dal deputato indipendente cipriota Fidias
Panayiotou e dal deputato del Movimento Cinque Stelle Danilo Della
Valle, ha tenuto un discorso di estrema profondità, pragmatismo e
attualità.
Un
discorso che Sachs ha intitolato, significativamente, “Come fare la
pace in un mondo folle” e che si può leggere integralmente anche
sul suo sito ufficiale a questo link:
https://www.jeffsachs.org/recorded-lectures/sfyp6ea3p6sb4996yhxha755ar4m5l.
Non
posso, dunque, che riassumerne qui i punti salienti, perché meritano
tutti attenta lettura e riflessione.
Sachs
ha esordito facendo presente che, in quest'epoca “strana”,
nella quale gli USA e l'Europa sono “in
una profonda crisi politica”, “può succedere di tutto”.
Egli
ha fatto presente che “La retorica
bellica che ha travolto l'Europa è scioccante ed estremamente
pericolosa” e “a
questo si aggiunge una politica americana completamente
fallimentare, in un Paese che dovrebbe essere un vostro alleato”.
Riferendosi
a Trump, peraltro, ha sottolineato che “non
abbiamo mai avuto un Presidente peggiore nella nostra storia, nessuno
più incompetente, instabile, stupido e pericoloso dal punto di vista
del carattere. È una figura patologica, oltre a tutti i suoi altri
limiti”.
Sachs
ha poi spiegato come, oggi, l'Asia sia diventata sempre più
centrale, nella geopolitica ed economia globale.
In merito alla Repubblica
Popolare Cinese e all'India, in particolare, ha affermato, fra le
altre cose, che “Ho lavorato in Cina per oltre 40 anni e in
India, a intermittenza, per più di 40 anni. Per me, assistere alla
fine della povertà e all'affermarsi dello sviluppo economico è una
grande storia di successo. Posso affermare con certezza, per
esperienza diretta, che il popolo cinese ha lavorato senza sosta per
40 anni per raggiungere questo obiettivo”.
Si è detto scandalizzato
del fatto che gli USA vedano questo come un aspetto negativo e che
vorrebbero una guerra con la Cina.
“Perché?”, si
è chiesto l'economista statunitense. “Perché la Cina è
cresciuta ancora una volta. Anzi, ha avuto l'incredibile sfrontatezza
di avere un'economia più grande di quella degli Stati Uniti.
Riuscite a immaginarlo? Questa è l'insolenza della Cina. Certo,
hanno quattro volte più abitanti, quindi l'unico modo in cui
avrebbero potuto avere un'economia più piccola sarebbe stato quello
di rimanere a meno di un quarto del nostro reddito pro capite. Hanno
deciso di non farlo. Hanno deciso di voler vivere una vita normale. E
guarda un po', se moltiplichiamo una vita normale per 1,4 miliardi di
persone e la confrontiamo con gli Stati Uniti e i loro 340 milioni di
abitanti, la Cina risulta essere più grande in termini assoluti”.
La crescita economica
cinese viene spesso percepita, negli ambienti strategici
statunitensi, come una sfida alla tradizionale posizione di
preminenza americana. Sachs interpreta dunque tale dinamica come uno
dei fattori alla base delle tensioni fra Washington e Pechino.
Egli ha poi aggiunto che
gli USA considerano negativamente anche la Russia e, ironicamente, ha
affermato che – per gli USA - “il crimine più grande della
Russia è quello di avere 17 milioni di chilometri quadrati”.
“Perché lo dico?”, si è chiesto Sachs, “Perché con 17
milioni di chilometri quadrati, la Russia è diventata nemica
dell'Impero britannico già nel 1840, ed è diventata nemica degli
Stati Uniti d'America quando gli Stati Uniti hanno preso il posto
dell'Impero britannico nel 1945. Non importa cosa facciano la Russia
o l'Unione Sovietica, rimangono sempre un nemico. E se ci si comporta
in questo modo abbastanza a lungo, si finisce con la guerra in
Ucraina”.
Sachs ha altresì
affermato che “Quello che ho appena detto mi rende un apologeta
di Putin, un vile portavoce della propaganda russa e ogni altro
insulto che potrebbe essermi affibbiato. Ma lavoro lì in prima
persona da 37 anni. Non sono l'apologeta di nessuno. Tra l'altro, non
sono mai stato stipendiato da nessuno, nel caso qualcuno sentisse mai
qualcosa di contrario. Ho adottato questa politica 40 anni fa, quando
ho iniziato a fornire consulenza alla Bolivia e qualcuno mi ha
attaccato politicamente per essere un consulente esterno. Ho deciso
in quel preciso istante che non avrei mai accettato un centesimo da
un governo e ho fornito consulenza a decine di governi senza altro
che il mio stipendio accademico. Quindi, per essere assolutamente
chiari, nulla di ciò che sto dicendo è dovuto al fatto che io sia
un consulente o un dipendente retribuito di qualcuno. Non lo sono mai
stato e non ho nemmeno bisogno di controllare i conti, perché questa
è stata la mia politica per tutta la mia carriera”.
Sachs
ha poi spiegato che Gorbaciov, di cui fu consigliere del team
economico nel 1990, parlò per primo di “patria
comune europea”.
Ricordando
quegli anni, nei quali fu consigliere anche del governo polacco, nel
1989, Sachs ha affermato che “Avevamo
la pace tra le mani per un secolo a venire, se l'avessimo voluta,
perché i russi erano piuttosto esausti dopo settant'anni di
bolscevismo. Non era certo il sistema economico più efficiente.
Volevano uscirne. Volevano pace, cooperazione e amicizia”.
Sachs ricorda poi come in quegli anni propose vari
pacchetti economici per risollevare le sorti economiche della Polonia
e dell''Unione Sovietica ma... “Quando proposi la stessa cosa
per l'Unione Sovietica, fu respinta senza mezzi termini”,
ha affermato l'economista.
L'economista
statunitense ha poi proseguito illustrando un passaggio fondamentale:
“Il
grande crimine della Russia è stato quello di essere grande, proprio
come il grande crimine della Cina. Ho appena pubblicato un libro in
tedesco, uscito ieri, sulla russofobia in Europa. Nel primo capitolo
racconto uno splendido studio dello storico John Howes Gleason,
pubblicato nel 1950, intitolato " La genesi della
russofobia in Gran Bretagna" . Gleason pose una
domanda toccante, di assoluta attualità. Gran Bretagna e Russia
erano alleate nella Sesta Coalizione che sconfisse Napoleone nel 1813
e nel 1814. Circa venticinque anni dopo, erano nemiche. Cosa accadde?
Perché gli inglesi arrivarono a odiare i russi? Così studiò gli
atti parlamentari (Hansard) e ogni altro documento pubblicato. Lesse
tutto ciò che fu detto alla Camera dei Comuni e ogni discorso. La
sua conclusione in questo splendido libro è che la Russia non fece
nulla. La Gran Bretagna si convinse semplicemente che la Russia fosse
così grande da rappresentare una minaccia per l'India, per l'Impero
britannico in India, e che avrebbe invaso l'India attraverso il Passo
Khyber. Quello fu il Grande Gioco, qualcosa che, tra l'altro, non
balenò mai nella mente dello Zar. Ma la Gran Bretagna si lasciò
trasportare dall'entusiasmo, e nel 1840 la Russia era diventata il
nemico. Nel 1854 la Gran Bretagna entrò in guerra in Crimea, con
Palmerston, l'imperialista per eccellenza, come principale
sostenitore del conflitto e, dal 1855, come Primo Ministro. Perché?
È una lunga storia, ma in sostanza l'obiettivo era quello di
schiacciare la Russia nel Mar Nero. Nel 1853 la Russia aveva
accettato la Nota di Vienna, una soluzione diplomatica alla crisi di
Valacchia e Moldavia, e non c'era motivo di entrare in guerra. Eppure
la Gran Bretagna insistette, e Palmerston disse: "Andiamo avanti
verso Sebastopoli". Il motivo era che voleva ridurre la Russia a
un'entità insignificante, in modo che non potesse più minacciare
l'Impero britannico. Questo, tra l'altro, si chiama valori
occidentali. Seguì una sanguinosa guerra di tre anni, la guerra di
Crimea”.
Tornando al presente, Jeffrey Sachs ha spiegato che
“Questa non è la guerra di Putin. Questa è la nostra guerra,
signore e signori. È nata in un modo leggermente diverso, ma molto
simile. I nostri strateghi negli anni '90 si sono convinti che gli
Stati Uniti fossero la principale potenza mondiale. Scegliete voi
l'espressione: siamo l'unica superpotenza mondiale; siamo la nazione
indispensabile; siamo, come disse una delle mie segretarie di Stato
meno preferite, Madeleine Albright, il paese che vede più lontano di
ogni altro. Cercate cosa dice l'America di se stessa. Tutto ciò a
cui gli strateghi americani riuscivano a pensare era: quali sono le
nostre minacce? Beh, in realtà nessuna. Siamo così potenti che
nessuno può affrontarci. L'unica che riusciamo a vedere è la
Russia. La Russia è grande, quindi dobbiamo solo assicurarci che
rimanga una potenza di terzo livello, o che si disintegri, come
voleva Brzezinski”.
Egli ha poi aggiunto come, nel gennaio e febbraio
1990 “si decise di circondare la Russia con la NATO e con i
sistemi missilistici Aegis. (…) Nel 1994 Clinton aveva deciso che
la NATO si sarebbe espansa. Persino il suo Segretario alla Difesa,
William Perry, un vero gentiluomo, pensò di dimettersi perché
considerava questa decisione terribile. Il nostro statista di spicco,
George Kennan, scrisse nel 1997 che l'espansione della NATO sarebbe
stato l'errore più fatale della politica americana in tutta l'era
post-Guerra Fredda. Kissinger, che non era certo un uomo affabile,
partecipò a un dibattito nel 1994 che dovreste assolutamente
guardare, perché vi aiuterà a comprendere meglio la guerra.
Discusse con Jack Matlock, il nostro ambasciatore in Unione Sovietica
negli ultimi anni del conflitto. Un tempo, nei media americani, si
parlava davvero di informazione; si poteva assistere a un dibattito
serio, di mezz'ora, su una questione importante. Oggi non abbiamo più
niente del genere. Nel 1994 Robert MacNeil intervistò Kissinger e
Matlock sull'allargamento della NATO. MacNeil chiese a Matlock se la
NATO dovesse espandersi, e Matlock rispose di no: stavamo costruendo
relazioni migliori con la Russia, non c'era alcun rischio e non c'era
motivo di provocare nulla. Poi si rivolge a Kissinger: "Signor
Kissinger, la NATO dovrebbe allargarsi?" "Sì, la NATO
dovrebbe allargarsi." "Perché? La Russia è una minaccia?"
"No, no, la Russia non è una minaccia." "Beh, questi
paesi che chiedono l'adesione alla NATO sono in pericolo?" "No,
non sono affatto in pericolo." "Beh, signor Kissinger,
questo non inimicherà la Russia?" "Sì, lo farà."
"Allora perché, signor Kissinger, la NATO dovrebbe allargarsi,
se inimicherebbe la Russia?" E Kissinger risponde: se non si può
inimicarsi la Russia quando è debole, cosa si farà quando è forte?
Questa è la logica”.
Sachs ha poi elencato i
numerosi passaggi relativi all'allargamento ad Est della NATO,
sostenuti da tutti i Presidenti statunitensi che si sono succeduti.
Egli si è poi soffermato a spiegare che “Nel
2008 si tenne il vertice NATO di Bucarest e il primo giorno Bush
affermò la necessità di impegnarsi per l'allargamento della NATO a
Ucraina e Georgia. La cancelliera Merkel replicò: "George, non
credo sia una buona idea. È una linea rossa per la Russia. Non è
affatto sicuro". "Angela, Angela, dai. Dobbiamo trovare un
accordo. Siamo l'alleanza occidentale. Non trattenerti".
Esercitarono pressione e il secondo giorno raggiunsero un
compromesso. Annunciarono l'allargamento della NATO a Ucraina e
Georgia, ma senza fissare una data. Leggendo le memorie della Merkel,
pubblicate nel 2024, si evince che in Russia questo annuncio sarebbe
stato percepito come una vera e propria dichiarazione di guerra”.
Relativamente a ciò, Sachs ha affermato che,
arrivati a questo punto, “L'Europa avrebbe dovuto alzarsi e
dire: questa è una sciocchezza, questa è una provocazione, questa è
completamente inutile. L'Europa avrebbe dovuto fermarla di colpo.
Invece la Merkel ha ceduto, i francesi hanno ceduto, e quella è
stata l'ultima volta che abbiamo sentito parlare di politica estera
europea”.
Ironicamente,
l'economista statunitense ha aggiunto che, da allora, nessuno nell'UE
ha più protestato contro gli USA, salvo per dire “"Per
favore, papà, non invadere la Groenlandia. Ti daremo tutte le basi
che vuoi. Puoi fare quello che vuoi. Puoi avere tutti i minerali.
Basta che non invadi". E in secondo luogo: "Per favore, non
concludere l'accordo sul diesel", l'accordo di Trump con Putin
per revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo”
In merito a Trump, Sachs
ha affermato che “è la persona più idiota e incompetente che
abbia mai ricoperto la presidenza, semplicemente perché non riesce a
sostenere un'idea coerente per un giorno intero”.
Il problema, ad
ogni modo, è che l'UE non ha fatto nulla, in tutti questi anni, per
arginare le politiche sconsiderate di Washington, ha affermato Sachs.
Egli
ha poi spiegato quanto accaduto in Ucraina a partire dal 2014. Ha
spiegato come l'allora Presidente Yanukovych “Sostenne
che l'Ucraina dovesse rimanere neutrale, e aveva ragione, e
l'opinione pubblica ucraina, con una maggioranza schiacciante (circa
il 60% contro il 20%), si oppose all'ingresso della NATO nel Paese.
Gli Stati Uniti dissero che dovevamo sbarazzarci di quest'uomo.
Potete chiamarla Rivoluzione della Dignità di Maidan, se volete. Io
la chiamo colpo di stato. Potreste chiamarla operazione di cambio di
regime, o rivoluzione colorata; usate il nome che preferite. Ma la
mia collega Victoria Nuland distribuì biscotti a Maidan, e gli Stati
Uniti avevano speso circa 5 miliardi di dollari per contribuire a
realizzarla. Dovevamo sbarazzarci di lui, perché l'allargamento
della NATO ha bisogno di Paesi che chiedano l'alleanza occidentale,
non di Paesi che chiedono la neutralità”.
Ed ha aggiunto che “Si arriva quindi a un colpo
di stato, e naturalmente tutto il resto ne consegue. La Russia
interviene in Crimea e nel Donbass. Certo che interviene; sa cosa
l'aspetta. E propone, nel febbraio successivo, qualcosa che in realtà
non era male, ovvero gli accordi di Minsk. Gli accordi di Minsk sono
molto interessanti, perché non si trattava di una rivendicazione
territoriale russa. Non era il presidente Putin che si atteggiava a
Pietro il Grande per ricostruire l'Impero russo, né nessuna delle
altre assurde propaganda che si sentono a Bruxelles, a Berlino, a
Washington e soprattutto a Londra. Non era niente del genere. Diceva:
concedete l'autonomia alla regione a maggioranza russa. E sapete da
dove è nata l'idea, in larga parte? È nata a Bolzano, in Alto
Adige, perché la Merkel conosceva l'esperienza della minoranza
germanofona in Alto Adige, che aveva avuto un grande successo ed era
molto prospera. Abbiamo parlato con il sindaco di Bolzano, che ci ha
detto che la Merkel veniva spesso e pensava che sarebbe stato un
ottimo modello per Minsk II. E lo sarebbe stato, se non fosse che gli
Stati Uniti hanno detto di no: l'Ucraina è uno stato unitario.
Questo nonostante l'accordo di Minsk II fosse stato firmato e poi
approvato all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite. Gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno rifiutato, e l'Europa si è
allineata. C'è stato il processo di Normandia, ricorderete, in cui
Germania e Francia avrebbero dovuto essere garanti dell'accordo di
Minsk II, e sono rimaste completamente in silenzio. La stessa Merkel
ha poi affermato che si trattava solo di una fase transitoria e non
di un vero accordo. Non credo, tra l'altro, che intendesse questo
all'inizio. È una persona migliore di così. Ma questo è ciò che
le è stato detto di dire a posteriori, e questo è ciò che è
successo. Così l'accordo di Minsk II è scomparso”.
Jeffrey
Sachs ha sottolineato, dunque, che la guerra in Ucraina si sarebbe
assolutamente potuta evitare, anche perché “Nel
dicembre 2021 il presidente Putin ha presentato delle bozze di
accordi con la NATO e con gli Stati Uniti in materia di sicurezza. Il
punto centrale era il divieto di un ulteriore allargamento della
NATO. C'erano anche altre rivendicazioni che, a mio avviso, la NATO
non avrebbe mai dovuto accettare, né avrebbe mai potuto accettare,
ma il fulcro era: fermare l'allargamento della NATO. Così ho
chiamato la Casa Bianca, la Casa Bianca di Biden. Pensavo che fossero
miei amici. Ho parlato con Jake Sullivan, il consigliere per la
sicurezza nazionale, e gli ho detto: "Jake, accetta l'accordo.
Prendi la via d'uscita. Evita una guerra". Lui ha risposto: "No,
Jeffrey. La NATO ha una politica di porte aperte. Non possiamo
dichiarare che la NATO non si allargherà". Ho replicato: "Jake,
stai scherzando? Davvero? Il Messico ha una politica di porte aperte
per ospitare una base cinese? Il Canada ha una politica di porte
aperte per ospitare una base russa a Windsor? Cos'è questa porta
aperta?". Lui ha risposto: "Oh, Jeffrey, non preoccuparti.
La NATO non si allargherà all'Ucraina". Ho detto: "Jake, è
davvero interessante. Perché non lo dici pubblicamente?" "Oh,
no, non possiamo dirlo pubblicamente, Jeffrey. Abbiamo una politica
di porte aperte." Allora ho detto: "Jake, state per
scatenare una guerra per qualcosa che non accadrà nemmeno." E
lui ha risposto: "Jeff, non preoccuparti. Non ci sarà nessuna
guerra." Click.”
Jeffrey Sachs ha
dunque aggiunto che non c'è alcun motivo di una guerra, né contro
la Russia, né contro la Cina, né contro l'Iran o altri Paesi. E,
relativamente alla situazione a Gaza, ha affermato che “Gli
Stati Uniti e Israele sono complici di un genocidio, perché gli
Stati Uniti pongono il veto allo Stato di Palestina. Questo è tutto,
e ha una sua storia. Il partito di Netanyahu afferma dal 1977 che
tutto il territorio dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo sarà
sotto la sovranità israeliana. Quindi lo slogan che sta causando
l'arresto dei miei studenti, "dal fiume al mare", è lo
slogan di Netanyahu, tra l'altro. È lo slogan del Likud, non quello
palestinese”.
Relativamente all'UE,
Sachs ha affermato di non comprendere né amare l'attuale leadership
che la guida.
Ha sottolineato, in
merito, che “L'Europa un tempo aveva una voce, pur nella
sua dipendenza dagli Stati Uniti. C'erano leader che facevano la
differenza: Willy Brandt, Helmut Schmidt, Helmut Kohl, Gerhard
Schröder e, direi, Angela Merkel fino al primo giorno del vertice
NATO di Bucarest. E Mitterrand; potrei continuare all'infinito. Erano
persone reali. Pensavano, discutevano, dibattevano e difendevano i
valori europei del dopoguerra. Non sono sempre stati i valori
dell'Europa, ma erano i valori appresi e promossi dopo la Seconda
Guerra Mondiale, attingendo al meglio della civiltà occidentale,
aggiungerei. Quindi erano valori occidentali, semplicemente non
quelli che erano sempre stati applicati. Erano persone straordinarie
che si sono espresse apertamente, che si sono opposte alla guerra in
Iraq, che hanno difeso l'Ostpolitik, che hanno sconsigliato questo o
quello, che volevano l'Atto finale di Helsinki, l'OSCE e la sicurezza
indivisibile”.
Ed ha auspicato un
ritorno a quel tipo di leadership che probabilmente è anche nel
desiderio fra i cittadini europei e il fatto che molti giovani stiano
scendendo in piazza, in particolare in Francia, contro il governo
Macron, lo sta a dimostrare.
Relativamente alla
leadership tedesca ha affermato che “Merz dev'essere il
cancelliere meno efficace e meno apprezzato della storia moderna
tedesca, perché è un guerrafondaio. Perché lo sia, non lo capisco.
Avrebbe dovuto prendere il telefono, chiamare il suo omologo a Mosca
e dire: "Presidente Putin, è ora di parlare". Avrebbe
dovuto fare la prima cosa il suo primo giorno di mandato. Forse
sarebbe stato deludente, ma ci avrebbe provato. Non ci ha mai
provato”.
Relativamente alla
crisi ucraina e alle prese di posizione della leadership dell'UE,
l'economista statunitense ha sottolineato che “L'Europa
non sta difendendo l'Ucraina. L'Europa sta uccidendo l'Ucraina.
Moriranno moltissime persone; non ci sarà acqua potabile. La Russia
sta combattendo la guerra per vincere ora perché ogni giorno
l'Europa dice di combattere anche lei la guerra per vincere. Questo
tipo di retorica è pura follia nell'era nucleare, e follia viste le
poste in gioco”.
Ed
ha spiegato che “non
si tratta di un cessate il fuoco. Si tratta di un politico europeo
che si alza e dice: "Signor Putin, la NATO non si allargherà
all'Ucraina o alla Georgia. Ora fermiamo la guerra". Questo è
il punto, e la guerra finirà su questa base. Ci saranno disaccordi
sui confini, perché non avremo una soluzione giuridica. Avremo una
linea di armistizio e una linea di controllo amministrativo, come in
molti altri luoghi del mondo, e questo potrebbe durare anni o
addirittura decenni. Ma i combattimenti finiranno, la follia finirà
e la marcia verso la guerra nucleare si fermerà. Questo non richiede
di ripetere ogni giorno che dobbiamo avere un cessate il fuoco, ma
piuttosto che dobbiamo avere la pace e una sicurezza indivisibile. E
questo è facile da realizzare, perché la ragione di questa guerra è
assolutamente chiara”
Il discorso di Jeffrey
Sachs – al quale peraltro sono seguite svariate domande con
risposte altrettanto interessanti e che si possono leggere al link
sul suo sito personale e che ho riportato - è stato lucido, come
solo il discorso di un esperto in materia, che ha affrontato in prima
persona gli ultimi trent'anni della politica dell'Est europeo,
potrebbe essere.
Un discorso di buonsenso,
di logica, che stupisce non sia compreso dai vertici UE, che, o sono
davvero molto sciocchi, oppure - potrebbe venire il sospetto -
sembrano lavorare più per la disgregazione e la distruzione dell'UE
e dell'Europa, che per un suo rafforzamento e per una politica
estera, economica e sociale, comune e indipendente.
L'ho scritto tantissime
volte e condivido, una volta di più, le posizioni dell'On. Dario
Rivolta, già responsabile della politica estera di Forza Italia ai
tempi di Silvio Berlusconi e che ho recentemente intervistato
(https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/08/dario-rivolta-serve-una-vera-europa.html).
Egli, nell'intervista, ha riassunto molti dei concetti espressi da
Sachs nel suo intervento, peraltro.
In particolare sono tre i
passaggi dell'intervista che vorrei qui riportare, per meglio
ricollegarli ai concetti espressi da Sachs e all'attualità
geopolitica di questi giorni:
Luca
Bagatin: Come si immagina il futuro del conflitto russo-ucraino?
Dario
Rivolta: Non sono preveggente ma tutto mi porterebbe a
pensare che, qualora Trump riuscisse a superare gli ostacoli che i
vari elementi del deep-State gli frappongono, chiuderà un accordo
con Mosca imponendo le dimissioni di Zelensky, il controllo russo sul
Donbass e la garanzia che l’Ucraina non entrerà mai nella NATO. È
evidente che, qualora le cose andassero così, tale intesa sarà
fatta sulle teste di noi europei e dobbiamo solo sperare che il
risultato non sia che dovremo prenderci ciò che resta dell’Ucraina
dentro l’Unione Europea. È il quadro peggiore per noi e capisco il
perché a Bruxelles si cerchi di scongiurare l’intesa a due
fingendo di voler davvero finanziare e nutrire la guerra “sino
all’ultimo ucraino”. Nessuno crede davvero che la Russia possa
essere sconfitta, ma Bruxelles sta cercando in questo modo di
ritagliarsi un posto al tavolo della pace.
Luca
Bagatin: E il futuro dell'UE? Ci potrebbe essere un
rinnovato dialogo con la Russia?
Dario
Rivolta: Ovviamente me lo auguro perché la Russia è un
Paese culturalmente europeo ed economicamente converrebbe sia a noi
che a loro. Tuttavia, il fatto che alla Commissione ci sia una
Presidente molto moralmente discutibile, una responsabile dei
rapporti internazionali che nessuno stima per l’intelligenza e uno
pseudo- ministro della difesa che, come lei, proviene da Paesi
totalmente marginali e noti solo per la loro russofobia non lascia
sperare che i russi accettino alcuna trattativa con costoro.
Purtroppo, se anche diventerà possibile, temo che non avvenga in un
futuro molto vicino. Dal punto di vista politico molto dipenderà da
chi saranno i politici che guideranno i Paesi europei nel prossimo
futuro. Occorrono persone coraggiose e lungimiranti. Oggi non ne vedo
agli alti livelli.
Luca
Bagatin: Come mai, a suo
avviso, mentre i politici della Prima Repubblica, quali ad esempio
Bettino Craxi e Giulio Andreotti, avevano una visione multipolare e
multilaterale, volta al dialogo e alla cooperazione con tutti i
Paesi, pur mantenendo l'Italia nell'area Atlantica, quelli degli
ultimi decenni (in particolare i post-comunisti, la sinistra DC e i
post-missini) hanno finito per diventare una sorta di ultrà
dell'Atlantismo, peraltro senza una visione pragmatica e
lungimirante?
Dario
Rivolta: Ricorda
che fine hanno fatto Craxi e Andreotti? E Berlusconi? Noi europei
siamo di fatto un “protettorato” americano. Distinguersi dai
disegni politici di Washington è permesso solo per piccole cose e
per breve tempo. Anche Meloni lo ha capito e così si spiegano i suoi
comportamenti ben diversi da quelli annunciati ancor prima della
campagna elettorale e, parzialmente, durante la stessa. Inoltre non
va dimenticato che, Trump permettendo, gli USA sono il nostro secondo
mercato di esportazione, subito dopo l’Unione Europea.
Penso che non ci sia
null'altro da aggiungere, perché parlano, ancora una volta, i fatti.
E i fatti parleranno ancora.
Luca Bagatin
https://amoreeliberta.blogspot.com