lunedì 2 novembre 2026

Bulgaria, Iliana Yotova vince le presidenziali: socialismo patriottico, sovranità nazionale e pace contro il liberalismo bellicista. Articolo di Luca Bagatin

 

Iliana Yotova, giornalista e rappresentante del Partito Socialista Bulgaro, ex eurodeputata socialista dal 2007 al 2017 e Vice Presidente della Bulgaria dal 2017 al 2026 sotto la Presidenza del socialista Rumen Radev (attuale Premier bulgaro), ha trionfato alle elezioni presidenziali del 1 novembre 2026.

Yotova, dopo essersi classificata al primo posto al primo turno con il 34,76%, ha sconfitto al ballottaggio il candidato indipendente di area liberale Andrey Gyurov, ottenendo il 57,57% dei voti contro il 39,48% del suo avversario.

La Yotova, prima donna Presidente della Repubblica in Bulgaria, sostenuta dal Premier Rumen Radev, dal partito di sinistra patriottica Bulgaria Progressista, oltre che dal Partito Socialista Bulgaro, si è candidata su posizioni pragmatiche, pacifiste e volte alla risoluzione pacifica della crisi ucraina, promuovendo una linea di dialogo con la Russia.

Rappresentante di un socialismo patriottico, promotore di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica, Iliana Yotova ha dichiarato: “Sarò una presidente bulgara della pace, perché senza pace non vi è né sicurezza né prosperità”. Ed ha prospettato un futuro di stabilità per la Bulgaria.

Ha peraltro espresso ringraziamenti nei confronti del Premier Rumen Radev e del partito Bulgaria Progressista per il sostegno ricevuto.

Si è detta ad ogni modo preoccupata per la bassa affluenza e si è posta come obiettivo quello di incoraggiare sempre più persone a prendere parte attiva al processo elettorale. Si è peraltro pronunciata in favore di una modifica alla Costituzione della Repubblica di Bulgaria.

Le elezioni presidenziali si sono svolte in un clima particolarmente turbolento, segnato anche dalla serie di attacchi con droni contro navi mercantili nel Mar Nero, al largo delle coste bulgare e rumene. Secondo le ricostruzioni pubblicate il 30 ottobre, cinque navi mercantili erano state attaccate al largo della Bulgaria dall'inizio di ottobre, quattro delle quali erano affondate, mentre 21 marinai risultavano dispersi.

Il governo Radev si era rifiutato di attribuire gli attacchi dei droni alla Russia, spiegando che non vi era alcuna prova in merito.

La Bulgaria, che già alle elezioni parlamentari aveva visto trionfare il leader di Bulgaria Progressista (coalizione di sinistra patriottica, socialista democratica e populista di sinistra) Radev, conferma la sua linea fondata sulla pace, la cooperazione, la sovranità nazionale e la giustizia sociale.

Iliana Yotova, che ha sempre sostenuto, come Radev, l'invio di aiuti umanitari all'Ucraina, si è opposta a quelli militari, ritenendo che “più investiamo nella fornitura di armi, più tempo ci vorrà per la fine della guerra”.

Il governo bulgaro, peraltro, come quello socialista slovacco, si è sempre detto favorevole a una ripresa del dialogo con la Russia e contro le sanzioni ad essa.

Il Premier Rumen Radev, nel congratularsi con Yotova per la vittoria, ha affermato, fra le altre cose: “Oggi i bulgari hanno scelto il futuro rispetto al passato. I bulgari hanno scelto la pace, la stabilità, la normalità, la sostenibilità e una chiara prospettiva”.

A congratularsi con Yotova anche il leader dei socialisti moldavi, Igor Dodon, il quale ha sottolineato come “Il risultato elettorale conferma che il popolo bulgaro ha compiuto una scelta decisa a favore della difesa degli interessi nazionali, della salvaguardia della sovranità e del sostegno ai valori tradizionali”.

Iliana Yotova dimostra come sia possibile coniugare socialismo, europeismo, sovranità nazionale, pragmatismo e pacifismo.

Sono questi i valori di una sinistra autenticamente popolare, patriottica e attenta alla giustizia sociale.

Una tradizione politica che continua a vivere in diverse esperienze internazionali: dall'America Latina, con figure come Lula da Silva, all'Europa orientale, con esperienze quali quelle bulgara e slovacca e con forze politiche come i socialisti moldavi, fino alla Cina, pur nella diversità dei rispettivi sistemi politici e delle loro tradizioni ideologiche.

Valori profondamente distanti da quell'autoproclamato “riformismo” liberal-capitalista che si è progressivamente diffuso, a partire dagli Anni '90, in larga parte dell'Europa occidentale, tradendo le aspettative e gli interessi delle classi popolari.

Un “riformismo” che, anziché difendere e ampliare i diritti sociali, ha spesso contribuito al loro indebolimento, promuovendo piuttosto – in maniera spesso propagandistica - i diritti civili LGBT. Rinunciando, peraltro, alla visione di un'Europa realmente sovrana, cooperante, aperta al mondo multipolare e protagonista di una politica internazionale fondata sulla diplomazia e non sulla contrapposizione militare e su anti-storiche contrapposizioni da Guerra Fredda.

È anche in questa prospettiva che la vittoria di Iliana Yotova assume un significato politico che va oltre i confini bulgari.

Luca Bagatin

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sabato 31 ottobre 2026

Samhain/Halloween: quando il regno dei morti e dei vivi si incontrano. Articolo di Luca Bagatin

 

La notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre si celabra la festività che preferisco e che sento più vicina.
Perché Samhain rappresenta il passaggio dall'estate all'inverno (la mia stagione preferita, adatta alla meditazione) ed è un ponte di comunicazione fra i vivi e i morti.
La morte, in questa festa, non è vista come un aspetto negativo, ma come una nuova e più profonda forma di vita.
In realtà, senza la morte, che è Rinascita, non esiste alcuna vita.
Tale festa si contrappone peraltro alla superstizione, portatrice di menzogne, delle religioni abramitiche mediorientali (che non a caso si fanno la guerra fra loro da secoli e portano distruzione e putrefazione spirituale, lontane da qualsiasi forma di logica, buonsenso e amore per la Natura).
Buon Samhain a tutti coloro i quali, nell'Oscurità, sono capaci di vedere la Luce.

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 Luca Bagatin

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 Samhain/Halloween: quando il regno dei morti e dei vivi si incontrano. 

Articolo di Luca Bagatin

Le origini dell'Europa affondano le loro radici negli antichi culti misterici.

Si trattava infatti di rituali misterici, spesso di origine contadina, aventi come fondamento la Natura, i suoi spiriti invisibili, le sue regole millenarie.

Culti peraltro esistenti in ogni cultura del mondo, dall'Europa all'Asia sino all'Africa ed alle Americhe, solo declinati in modo diverso.

Culti politeistici, che in Europa saranno prevalentemente di origine celtica.

Fra questi, ancora oggi, nella notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre, molti celebrano il cosiddetto Capodanno celtico, ovvero Samhain (il cui significato potrebbe intendersi, secondo l'antico idioma irlandese, “fine dell'estate” o, dal gaelico, “Novembre”), conosciuto anche come Halloween (“Notte di tutti gli Spiriti Sacri”), festività diffusa negli Stati Uniti d'America dai migranti provenienti dalle isole britanniche, in particolare irlandesi, gallesi e scozzesi, anticamente popolate dai Celti.

Tale festività segna il passaggio dalla stagione luminosa a quella più oscura e buia, inaugurando così un nuovo anno. Diversamente, secondo il Calendario celtico, il passaggio dalla stagione oscura a quella luminosa si celebra nelle notti fra il 30 aprile ed il 1 maggio ed è detta festa di Beltane (nella tradizione irlandese e scozzese), o “Notte di Valpurga” o Ostara nella tradizione germanica.

Samahin celebra dunque la morte simbolica della natura, ma nella tradizione pagana la morte è semplicemente una nuova rinascita, un passaggio a un nuovo stato della Natura. Per questo si dice che in quella notte il mondo dei morti interferisce con quello dei vivi, ma, a differenza delle religioni monoteiste – cristianesimo in primis – il mondo dei morti non è affatto contrapposto a quello dei vivi e non è affatto, per così dire, “malvagio”. Bensì è il momento nel quale i morti entrano in comunicazione con i vivi.

Ad ogni modo, il cristianesimo, ha fatto sua questa tradizione – cercando di camuffarla - ideando la festività di Ognissanti, che, pur celebrandosi – secondo il calendario cristiano – il 2 novembre, nei fatti viene festeggiata il 1 novembre, proprio perché rimane radicata, nel patrimonio ancestrale europeo, la tradizione originaria della festività di Samhain.

Spiritualmente, la festa di Samhain, è una festa di contemplazione. Per i Celti era il momento più magico dell'anno, nel quale il tempo era sospeso, ovvero cessava di esistere.

Sotto il profilo materiale era il momento nel quale le tribù celtiche raccoglievano e immagazzinavano il cibo per i lunghi e freddi mesi invernali.

Il simbolo più popolare di Samhain/Halloween è una zucca intagliata con all'interno una candela e questa sembra derivare sempre da una antica leggenda irlandese, probabilmente medievale, avente per protagonista Jack 'O Lantern.

Jack era un astuto fabbro che incontrò – in un pub – il Diavolo, il quale voleva a tutti i costi la sua anima. Purtuttavia, il furbo Jack, in cambio della sua anima, invitò il Diavolo a tramutarsi in una moneta. Una volta che il Diavolo divenne una moneta, Jack la fece lestamente finire nel suo borsellino, accanto ad una croce d'argento, in modo che potesse essere “esorcizzata” e dunque non nuocere più. Il Diavolo convinse Jack a farsi liberare e gli assicurò che, per i successivi dieci anni, non gli avrebbe dato più noie, né chiesto in cambio la sua anima. Dieci anni dopo, ad ogni modo, il Diavolo si ripresentò, reclamando l'anima del fabbro. Questa volta Jack gli chiese prima di raccogliere una mela dall'albero e il Diavolo acconsentì. Ma, quando il Diavolo salì sull'albero per raccoglierla, Jack incise una croce sul tronco e, in questo modo, lo esorcizzò e imprigionò di nuovo. Il Diavolo allora, in cambio della sua liberazione, promise che non gli avrebbe mai dato più noie né fastidi per l'eternità.

Jack, negli anni seguenti, commise così tanti peccati che non fu accettato in Paradiso, ma, a causa del patto con il Diavolo, questi non lo volle accettare nemmeno all'Inferno e gli tirò un tizzone ardente, che Jack utilizzò per posizionarlo all'interno della zucca che portava con sé, al fine di scaldarsi e farsi luce nel lungo cammino che lo avrebbe atteso, costretto a vagare per l'eternità, in un eterno limbo.

Questa la ragione per la quale il simbolo popolare di Halloween è proprio “Jack O'Lantern” (Jack Il Lanternino), intagliato in una zucca con all'interno una candela accesa.

Festività peraltro diffusa, anticamente, persino nel mondo agreste in alcune zone della Sardegna, ove la notte del 30 novembre (non ottobre !), durante la notte di Sant'Andrea, i ragazzini girano per le strade con zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate, all'interno, con una candela.

Tradizioni simili erano e in parte rimangono peraltro presenti in Calabria, a Serra San Bruno; in Puglia, a Ostara di Puglia, a San Nicandro Garganico e a Massafra; in Veneto e in Friuli; Abruzzo ed Emilia Romagna.

Purtroppo tutto ciò, con l'avvento del dogma cristiano che ha dichiarato “eretico” e assurdamente “satanico” (Satana, in realtà, non è altro che una figura simbolica) tutto ciò che non era una invenzione cristiana (la quale ha attinto a piene mani dagli antichi culti misterici, stravolgendoli e/utilizzandone i simboli, a suo esclusivo uso e consumo) o è scomparso o è praticato, comunque, molto meno, oppure ci si rifà alla festività commerciale e holliwoodyana dell'Halloween statunitense, quando, invece, tale festività è parte integrante delle radici spirituali e culturali dell'Europa antica e della Penisola italiana, dal Nord al Sud sino alle Isole.

Fa sorridere che, ancora oggi, vi siano preti, imam o rabbini, che affibbiano etichette negative alla festività di Samhain/Halloween. Evidentemente non conoscono per nulla la Storia o, meglio, preferiscono stravolgerla a uso e consumo delle loro superstizioni religiose.

Una Storia che le nuove generazioni dovrebbero invece imparare, conoscere e amare.

Perché senza passato, senza radici spirituali, senza antiche tradizioni autentiche, misteriche e ancestrali, non vi è alcun presente e, men che meno, alcun futuro.

Luca Bagatin

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venerdì 30 ottobre 2026

Il PCC e il futuro della Cina: autogoverno del Partito, lotta alla corruzione e sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi. Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 26 al 29 ottobre 2026 si è tenuta la Quinta Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Evento rilevante per la vita politica e istituzionale del Partito e della Repubblica Popolare Cinese, al quale hanno partecipato 162 membri e 117 membri supplenti del Comitato Centrale.

Il Segretario Generale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha pronunciato il suo discorso di apertura, sottolineando la necessità di preservare l'autogoverno del Partito in modo rigoroso e completo, al fine di promuovere il socialismo con caratteristiche cinesi e mantenere la leadership del PCC nel Paese.

Il Comitato Centrale (C.C.) ha sottolineato che il PCC ha conseguito una vittoria dopo l'altra grazie in particolare alla dedizione nella ricerca degli ideali comunisti, cercando di perseguire la felicità del popolo cinese e il rinnovamento del Paese, rendendolo sempre più grande.

Il C.C. ha altresì rilevato che il Partito ha avuto, in ogni periodo storico, il coraggio di correggere i suoi errori, cercando di risolvere i problemi interni e ponendosi al servizio del popolo.

I partecipanti alla sessione hanno peraltro espresso un giudizio positivo relativamente ai risultati ottenuti dal PCC, anche per la sua capacità di autogoverno e autocontrollo, attraverso misure severe e rigorose, al fine di arginare le tendenze malsane al suo interno. In particolare si è puntato il dito contro la corruzione, che danneggia tanto la classe lavoratrice quanto il popolo cinese, nel suo complesso.

Il C.C. ha altresì sottolineato l'importanza del Pensiero di Xi Jinping relativamente alla costruzione e al rinnovamento del Partito e dell'arricchimento e sviluppo della teoria marxista che lo guida.

E' stato sottolineato come il Partito, in questo periodo di cambiamenti e turbolenze globali, sia impegnato nella promozione delle riforme, nello sviluppo, nel mantenimento dell'armonia e della salvaguardia della sovranità e sicurezza del Paese.

E' stato peraltro ribadito il sostegno al marxismo-leninismo, al Pensiero di Mao Tse-Tung, alla teoria di Deng Xiaoping e dei loro successori, ovvero a quello che definirei lo sviluppo di un socialismo con caratteristiche cinesi che ha saputo coniugare – nel corso della sua Storia - giustizia sociale, indipendenza economica, armonia, mercato, riforme e Stato di diritto.

In tal senso il C.C. ha incoraggiato i membri e i funzionari del PCC a sostenere la natura e gli scopi del Partito e osservato che il centralismo democratico è quel principio organizzativo e il sistema di leadership fondamentale per il funzionamento del Partito stesso.

Si è peraltro parlato di rendere i servizi pubblici sempre più inclusivi e volti a soddisfare le necessità delle persone più bisognose, cercando al contempo di ottenere migliori risultati in materia di sicurezza sul lavoro, prevenzione, soccorso in caso di calamità, sicurezza alimentare e farmaceutica e stabilità sociale.

Il Comitato Centrale ha infine deciso che il PCC convocherà il suo XXI Congresso Nazionale a Pechino, nella seconda metà del 2027.

Luca Bagatin

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lunedì 26 ottobre 2026

La vittoria di Lula, il ritorno del socialismo trabalhista: giustizia sociale, sovranità nazionale e sfida al liberal-capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Erede della tradizione trabalhista (laburista) brasiliana, rappresentata da figure come Getúlio Vargas (1882-1954) e Leonel Brizola (1922-2004), Luiz Inácio Lula da Silva, detto Lula, già lustrascarpe, operaio e sindacalista, è stato rieletto Presidente del Brasile domenica 25 ottobre 2026, con il 51,79% dei voti contro il 48,21% dell'estremista di destra liberal-conservatore Flávio Bolsonaro. Circa 4 milioni e mezzo in più rispetto all'avversario.

Ha vinto la vita contro la morte. Ha vinto l'amore, la giustizia sociale, la sovranità nazionale, contro l'odio, la violenza, la corruzione, la barbarie liberal-capitalista al servizio di Washington.

Lula, arzillo ottantunenne leader del Partito dei Lavoratori (PT), che si appresta a guidare il suo quarto mandato non consecutivo, forte delle sue conquiste sociali (non ultima la riforma costituzionale sulla riduzione dell'orario di lavoro, sostenuta dal suo governo e promulgata durante il suo mandato), ha affermato che porrà al primo posto le politiche di assistenza agli anziani e che darà maggior rilevanza alle politiche in favore delle donne.

Egli, ribadendo il suo rispetto per la laicità dello Stato, ha altresì dichiarato: “Non ho preferenze per nessuna religione. Ho una preferenza per la fede del popolo brasiliano”, ribadendo anche che la sua vittoria segna “una sconfitta delle menzogne” diffuse dal suo avversario.

Egli ha altresì annunciato di voler regolamentare le piattaforme digitali, chiedendo che i crimini commessi online siano equiparati a quelli commessi nella vita reale.

Lula ha puntato il dito contro le grandi aziende che evadono le imposte, tentando al contempo di influenzare il voto e ha anche denunciato le interferenze esterne che hanno tentato di influenzare la campagna elettorale.

Il Presidente Lula ha promesso anche di universalizzare la scuola a tempo pieno fino al termine dell'istruzione secondaria e ampliare i programmi di sostegno economico agli studenti, affinché nessuno sia costretto ad abbandonare gli studi per lavorare.

Egli ha annunciato massicci investimenti nell'insegnamento della matematica e dell'ingegneria, al fine di creare un'Intelligenza Artificiale interamente brasiliana, sfruttando anche le energie rinnovabili del Paese.

Lula ha altresì promesso una riduzione della deforestazione per i prossimi quattro anni.

Investimenti in scuola, tecnologia, assistenza agli anziani, ambiente.

Queste le parole d'ordine del leader del Partito dei Lavoratori (PT), sostenuto in questa tornata elettorale da pressoché tutta la sinistra brasiliana socialista, socialista democratica, comunista e verde.

Fa piuttosto sorridere che il PD e la sedicente “sinistra” nostrana esaltino Lula, pur rappresentando l'esatto opposto della sua politica, sia interna che internazionale.

Lula è, infatti, sempre stato dalla parte del popolo brasiliano. Dalla parte della giustizia sociale, della sovranità nazionale, dell'indipendenza economica. E' sempre stato dalla parte del popolo palestinese e contro i crimini di Netanyahu. Sulla crisi ucraina ha spesso speso parole critiche nei confronti di Zelenksy e nel suo non voler scendere a compromessi e ricercare la pace. Ha sempre lavorato, assieme alla Repubblica Popolare Cinese, nell'ambito del gruppo degli “Amici per la pace sulla crisi ucraina” per una soluzione pacifica del conflitto, insistendo sulla necessità di un accordo che coinvolga entrambe le parti ed evitato qualsiasi forma di imposizione di sanzioni alla Russia. Nel 2023 ha peraltro suggerito a Kiev di prendere in considerazione la cessione della Crimea (già annessa alla Russia nel 2014, con un referendum) nell'ambito di un accordo di pace, precisando successivamente che la questione territoriale avrebbe dovuto comunque essere affrontata direttamente da Russia e Ucraina.

Un leader come Lula, in realtà, in Europa manca da moltissimi decenni. Non parliamo poi dell'Italia, ove sono da anni onnipresenti due schieramenti liberal-capitalisti e pressoché entrambi di destra, agli ordini dei desiderata di Bruxelles e Washington.

Lula vince perché è coerente, pragmatico, perché viene dal basso senza dimenticare i suoi Maestri politici, Vargas e Brizola.

In pochi, in Italia, conoscono Leonel Brizola, Sindaco di Porto Alegre e Governatore dello Stato di Rio Grande do Sul e dello Stato di Rio de Janeiro, oltre che molto amico dell'ex Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi e figura di punta dell'Internazionale Socialista di quegli anni.

Egli fu uno di quei socialisti autentici, populisti di sinistra nel senso più positivo del termine, che promosse in Brasile le nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia e politiche in favore delle classi più povere della popolazione, entrando in politica guidando l'ala giovanile del Partito Laburista Brasiliano dell'allora Presidente Getúlio Vargas.

Fondatore del Partito Democratico Laburista (PDT), fu inizialmente in competizione con Lula, ma, dal 1998 in poi lo sostenne.

Personalmente, pur avendo una forte coscienza politica e avendo militato in passato in formazioni socialiste e repubblicane mazziniane, non voto da moltissimi anni e, nella mia vita, mi sono recato alle urne piuttosto di rado. Purtuttavia, come ho spesso avuto modo di dire ad amici brasiliani militanti del PT e del PDT, non avrei alcuna esitazione, se fossi brasiliano, a militare nei loro partiti e a votare per Lula, uno dei migliori leader al mondo, a mio avviso, accanto al Presidente cinese Xi Jinping, al Premier slovacco Robert Fico e al Premier bulgaro Rumen Radev.

Non a caso, la sua vittoria è stata salutata con favore da esponenti della cultura e della politica socialista autentica, dall'ex leader dei Pink Floyd Roger Waters, passando per l'ex leader laburista e deputato britannico Jeremy Corbyn, fino al leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon.

Reazioni molto positive anche dalla Repubblica Popolare Cinese, i cui organi di stampa hanno sottolineato come la rielezione di Lula possa garantire una continuità dei rapporti fra Brasile e Cina e dare nuovo slancio alla cooperazione nel Sud del mondo.

Luca Bagatin

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Fmi, Repubblica Popolare della Cina: la resilienza dell’economia mondiale. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

Dal 12 al 18 ottobre si sono tenute a Bangkok, in Thailandia, le riunioni annuali 2026 del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e del Gruppo della Banca Mondiale. Gli incontri si sono concentrati sulle prospettive di crescita economica globale, sui rischi del debito, sull’impatto dell’intelligenza artificiale e sui conflitti geopolitici, ponendo il futuro dell’economia mondiale al centro del dibattito globale. Durante le riunioni sono stati pubblicati due importanti rapporti, il World Economic Outlook e il Global Financial Stability Report, che illustrano in modo approfondito i cambiamenti in atto nell’economia mondiale: lo «shock negativo sull’offerta energetica» e lo «shock positivo sulla domanda derivante dall’intelligenza artificiale» sono in una sorta di braccio di ferro, con divergenze crescenti e rischi interconnessi. Ma la resilienza della crescita permane nonostante i cambiamenti. 

L’economia mondiale si trova attualmente all’incrocio di due forze: da un lato, i ricorrenti conflitti geopolitici, dall’altro, la rapida evoluzione tecnologica. La tensione tra queste due forze sta rimodellando i modelli di crescita e ampliando il divario tra i Paesi.

I conflitti geopolitici continuano ad intensificarsi, con le catene di approvvigionamento energetico che risultano le più colpite. Dal 2026, l’evoluzione della situazione in Medio Oriente ha ripetutamente interrotto le forniture energetiche, causando significative fluttuazioni dei prezzi del petrolio, che si mantengono elevati. L’aumento dei prezzi dell’energia ha spinto al rialzo l’inflazione globale, incrementando i costi di produzione per le imprese, comprimendo il potere d’acquisto dei consumatori e, di conseguenza, frenando investimenti e consumi. Questo impatto è particolarmente diretto per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo che dipendono dalle importazioni di energia. E con gli effetti del fenomeno de El Niño gli oceani cambiano colore, il Pacifico diventa più blu e tutto questo è senza precedenti. L’Organizzazione meteorologica mondiale prevede anomalie fino a 3,8 gradi nel Pacifico equatoriale tra novembre 2026 e gennaio 2027. Il responsabile umanitario Tom Fletcher avverte: possibili ripercussioni su economia globale, conflitti e sfollamenti.

Intanto i prezzi dell’energia, dei fertilizzanti e dei prodotti alimentari sono aumentati a loro volta, rendendo l’inflazione più persistente del previsto e frenando ulteriormente la crescita. L’avversione al rischio ha inoltre esacerbato la volatilità nei mercati finanziari internazionali, portando a un significativo aumento del premio di rischio per l’economia globale.

Sia il FMI che la Banca Mondiale hanno ripetutamente avvertito che il protezionismo commerciale è diventato un fattore eloquente che ostacola la crescita del commercio globale e gli investimenti transfrontalieri. Non si tratta di una novità.

La direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva, vicepresidente della Commissione europea, ha sottolineato durante la riunione annuale che «le prime stime suggeriscono che la frammentazione commerciale ed economica potrebbe costare al PIL globale fino al 7%». Ha inoltre evidenziato che «ciò che è veramente preoccupante non sono solo le perdite dirette, ma anche i costi opportunità persi a causa della mancanza di cooperazione». Tuttavia, alcune economie sviluppate continuano a generalizzare eccessivamente il concetto di “sicurezza economica” e l’incertezza del contesto commerciale e politico globale è aumentata significativamente, bloccando direttamente il percorso dei Paesi in via di sviluppo verso la riduzione della povertà e la creazione di posti di lavoro attraverso il commercio.

Dopo i significativi aumenti dei tassi di interesse nelle principali economie, l’inflazione si è in qualche modo attenuata. Nella sua riunione annuale, il FMI ha pubblicato una nuova previsione, stimando che l’inflazione globale salirà al 4,7% a fine 2026, proseguendo la sua ascesa dal 4,1% del 2025, a dimostrazione di una forte resistenza all’inflazione. Inoltre, il debito pubblico globale raggiungerà circa il 100% del PIL, gravando pesantemente sui Paesi sviluppati. I tassi di interesse nelle economie sviluppate sono generalmente superiori ai tassi di crescita economica, lasciando poco margine per l’assorbimento naturale del debito attraverso la crescita. Ancora più importante, nell’agosto 2026 il debito statunitense ha superato storicamente i 40 trilioni di dollari, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 30 anni ha continuato a salire, raggiungendo il massimo degli ultimi 24 anni. In questo contesto di tassi di interesse elevati, inflazione alta e prezzi del petrolio elevati, la probabilità di ulteriori aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve continua ad aumentare. Ciò significa che l’impatto del debito statunitense e dei problemi relativi ai tassi di interesse si sta propagando dagli Stati Uniti d’America ad altri Paesi del mondo, potenzialmente evolvendosi in un rischio sistemico globale. La combinazione di inflazione persistente e pressione del debito rappresenta una sfida maggiore per la sostenibilità del debito delle economie in via di sviluppo.

Un cambiamento strutturale più profondo risiede nella trasformazione dei vecchi e nuovi motori della crescita. La produttività di nuova generazione, incentrata sull’intelligenza artificiale, sta rimodellando la logica della crescita, ma si tratta essenzialmente di una rivoluzione altamente disomogenea in termini di produttività ed efficienza. Barriere tecnologiche, ristrutturazione delle catene di approvvigionamento, accumulazione di capitale e differenze politiche stanno amplificando collettivamente il divario Nord-Sud a livello globale, così come la differenziazione all’interno delle economie in via di sviluppo. I settori tradizionali dell’energia, della manifattura ad alta intensità di lavoro e delle risorse naturali si trovano contemporaneamente ad affrontare molteplici pressioni derivanti da shock energetici, rallentamento della domanda e sostituzione tecnologica. Questa trasformazione sta procedendo tra mercati sviluppati ed emergenti, e tra diverse economie in via di sviluppo, a velocità e con benefici variabili, ampliando ulteriormente il divario di crescita.

Il recente rapporto del FMI sulle prospettive economiche mondiali prevede che la crescita economica globale rallenterà al 3,1% nel 2026, rispetto al 3,5% del 2025, per poi risalire al 3,4% nel 2027. La comunità economica ritiene in generale che la resilienza economica rimanga intatta. Da dove proviene principalmente questa resilienza?

L’attuale boom di investimenti e scambi commerciali legati all’intelligenza artificiale è diventato un importante motore della crescita economica globale. L’economista capo del FMI, Silvana Tenreiro, sottolinea che la forte domanda trainata dalla tecnologia IA ha ampiamente compensato gli impatti negativi e le difficoltà provenienti dal mercato energetico. Si stima che il boom degli investimenti in IA potrebbe contribuire dallo 0,5 all’1% alla crescita delle economie asiatiche sviluppate e dallo 0,2 allo 0,8% a quelle emergenti asiatiche. Pertanto, la nuova rivoluzione tecnologica non porta solo sconvolgimenti, ma anche la capacità di stabilizzare la crescita nei momenti critici.

La resilienza deriva anche dalle imprese. Essendo i principali motori dell’economia, la capacità delle imprese di adattarsi e adeguarsi rappresenta il fondamento microeconomico più solido per la resilienza. Di fronte a molteplici rischi, le imprese profondamente radicate in prima linea sono le più vulnerabili; per sopravvivere, devono adattarsi. Grazie al potenziamento offerto dalle nuove tecnologie come i big data e l’IA, le imprese stanno ora adottando una serie di contromisure più rapidamente, come la ristrutturazione delle catene di approvvigionamento, l’ottimizzazione delle strategie di esportazione e il rafforzamento della gestione delle scorte. Queste misure combinate hanno efficacemente mitigato l’impatto. La velocità di risposta e di adattamento delle imprese è stata più rapida del previsto e questa reattività del mercato ha concesso ai governi un prezioso margine di tempo per attuare le politiche macroeconomiche. Pertanto, il FMI afferma che è proprio grazie ai rapidi aggiustamenti effettuati dalle imprese che l’economia globale si è, in una certa misura, «liberata dalle interferenze commerciali e tariffarie».

La risposta del settore energetico ha superato le aspettative di molti. I conflitti geopolitici hanno fatto aumentare i prezzi dell’energia, ma la transizione globale verso le energie rinnovabili, le scorte esistenti e la diversificazione dell’offerta hanno contribuito a mitigarne l’impatto diretto. Inoltre, le tempestive misure fiscali adottate da diversi Paesi hanno protetto i gruppi vulnerabili e i settori chiave. L’insieme di questi fattori ha impedito una recessione potenzialmente ben più grave a livello globale.

Allo stesso tempo, non si possono ignorare le preoccupazioni di fondo relative alla resilienza. Attualmente, la spinta alla crescita è concentrata in pochi settori ed economie, come il predetto dell’IA. Una volta che le aspettative di investimento diminuiranno o l’impatto di crisi come quella energetica si intensificherà, la resilienza potrebbe essere messa a dura prova. I rapporti sulla stabilità finanziaria globale del FMI mettono in guardia dal rischio di una correzione degli asset legati all’IA e invita a limitare l’eccessivo indebitamento e a rafforzare la resilienza sistemica.

La crisi è tutt’altro che finita e la capacità di gestire questi rischi determinerà se l’attuale resilienza potrà essere trasformata in una crescita di qualità superiore.

Il 9 settembre, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) ha pubblicato il suo Rapporto sul Commercio e lo Sviluppo 2026, prevedendo che l’Asia contribuirà per circa il 59% alla crescita economica globale nel 2026. Anche il FMI ha rivisto al rialzo le sue previsioni sul tasso di crescita economica delle economie emergenti e in via di sviluppo in Asia, stimandolo ora al 5,1% nel 2026, un valore significativamente superiore al tasso di crescita economica globale e anche al 3,7% previsto per le economie emergenti e in via di sviluppo a livello mondiale nel 2026. Pertanto, gli economisti sono costretti a riconoscere che il centro dell’economia mondiale si sta spostando verso est.

In Asia, la Repubblica Popolare della Cina svolge un ruolo cruciale. La Tenreiro sottolinea esplicitamente che, in quanto economia centrale della regione, la RP della Cina rimane un enorme motore di crescita per l’area. La spinta alla crescita deriva dal significativo contributo della RP della Cina all’economia globale dell’IA. La RP della Cina ha guidato la crescita sostenuta delle esportazioni legate all’IA, modernizzando la propria struttura di commercio estero e mantenendo la stabilità della catena di approvvigionamento globale attraverso la fornitura di beni intermedi, consentendo a tutti i Paesi di condividere i benefici della tecnologia. La RP della Cina aderisce a un approccio «tecnologico per tutti», supportando i Paesi del Sud del mondo nel rafforzamento delle loro capacità in materia di IA e accelerando la costruzione di centri di cooperazione internazionale per l’applicazione dell’IA per i Paesi di Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, Lega Araba, Unione Africana, Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e BRICS, permettendo alle tecnologie emergenti di illuminare il cammino verso la prosperità comune. L’apertura proattiva della RP della Cina di capacità fondamentali come i modelli su larga scala ha ridotto significativamente le barriere all’uso della tecnologia, rompendo il monopolio tecnologico di poche aziende e Paesi e consentendo a molti Stati del Sud del mondo di accedere all’IA avanzata senza ingenti investimenti.

La stabilità energetica è un altro aspetto fondamentale del ruolo della RP della Cina. Quando lo Stretto di Hormuz è stato bloccato e il panico sui mercati ha fatto impennare i prezzi del petrolio, la RP della Cina non si è unita alla “corsa al petrolio” globale. Al contrario, ha ridotto proattivamente gli acquisti a breve termine, disinnescando il panico e fornendo un periodo di raffreddamento quanto mai necessario al mercato del petrolio greggio surriscaldato. Contemporaneamente, la RP della Cina ha accelerato la costruzione di un sistema energetico pulito e a basse emissioni di carbonio, con la sua capacità installata di energia eolica e solare leader a livello mondiale. Le sue esportazioni dei «nuovi tre pilastri» (veicoli elettrici, batterie agli ioni di litio, pannelli fotovoltaici-celle solari) hanno fornito soluzioni accessibili e convenienti per la transizione energetica globale, contribuendo efficacemente a tale passaggio e compensando gli effetti negativi a cascata degli shock energetici.

Di fronte alle sfide poste dall’elevato debito pubblico globale e dalla riduzione dello spazio fiscale in diversi Paesi, la RP della Cina persegue un elevato livello di apertura, condividendo con altri Paesi il suo enorme mercato di oltre 1,4 miliardi di persone e il potenziale di consumo sostenuto da una classe media di oltre 400 milioni di cittadini. Ciò non solo ha contribuito per circa il 30% alla crescita economica globale, ma ha anche oggettivamente aiutato le economie coinvolte a migliorare la sostenibilità del proprio debito.

Il predetto incontro annuale è servito a ricordare a tutte le parti che l’economia globale è fortemente interconnessa e che i rischi hanno un significativo effetto a catena: nessun Paese può rimanere indenne. Di fronte a sfide comuni, anziché affrontarle individualmente, dovremmo lavorare insieme e promuovere il coordinamento delle politiche e la cooperazione con un atteggiamento aperto. In futuro, la RP della Cina continuerà ad ampliare la sua apertura ad alto livello, a condividere il suo enorme mercato con altri Paesi e a promuovere vantaggi reciproci e risultati vantaggiosi per tutti attraverso piattaforme come la Belt and Road Initiative, infondendo maggiore stabilità nell’economia globale.

Giancarlo Elia Valori 

sabato 24 ottobre 2026

Dalla Lunga Marcia cinese alla Moldavia odierna: il comunismo tra continuità storica e nuove sfide politiche. Articolo di Luca Bagatin

 

In questi giorni si sono svolte due importanti celebrazioni nel mondo comunista internazionale.

Nella Repubblica Popolare Cinese, alla presenza di circa 3.000 persone, il 22 ottobre 2026, presso la Grande Sala del Popolo di Pechino, si è celebrato il 90esimo anniversario della vittoria della Lunga Marcia dell'Armata Rossa cinese del 1934-1936.

Si tratta di una ricorrenza importante, legata a un evento che contribuì a consacrare Mao Tse-Tung quale leader indiscusso del Partito Comunista Cinese.

In un articolo dello scorso anno, il prof. Giancarlo Elia Valori, importante analista geopolitico e caro amico, ricordando i 98 anni dell'Esercito di Liberazione Cinese, così scrisse: “Mao Zedong una volta sottolineò: “Chi ha reso la Lunga Marcia un successo? È stato il Partito Comunista. Senza il Partito Comunista, una Lunga Marcia del genere sarebbe impensabile”. Senza il Partito Comunista, aggiunge il sottoscritto, la Cina sarebbe alla mercé di imperialisti occidentali e spacciatori di droga inglesi, come è avvenuto dal sec. XIX alla prima metà del XX”.

Il 22 ottobre scorso, il Presidente cinese Xi Jinping, ricordando che l'Armata Rossa attraversò più di 10 province durante la Lunga Marcia, aprendo un nuovo capitolo nella rivoluzione cinese, ha affermato: “Questa impresa rivoluzionaria epocale riveste un grande significato nella storia del nostro Partito, del nostro Paese e del nostro esercito, e ha un profondo impatto sul nostro cammino verso la rinascita della nazione cinese”.

In tal senso, il Presidente Xi ha sottolineato come la chiave di volta della modernizzazione cinese risieda nell'integrazione dei principi fondamentali del marxismo con le specificità della Cina, al fine di affrontare le problematiche del Paese.

Ed ha parlato dei nuovi traguardi della Cina: “Nel nostro nuovo cammino, ci impegniamo ora a realizzare il Secondo Obiettivo del Centenario, ovvero trasformare la Cina in un grande Paese socialista moderno sotto ogni aspetto, e a promuovere il rinnovamento della nazione cinese su tutti i fronti attraverso un percorso di modernizzazione cinese”.

Egli ha altresì spiegato come sia necessario promuovere tanto uno sviluppo di alta qualità, quanto favorire la prosperità comune di tutti i cittadini, facendo affidamento sul popolo e sugli obiettivi del Partito Comunista Cinese.

Altro evento, tenutosi sempre il 22 ottobre scorso, è stato l'anniversario dei 33 anni della fondazione del Partito Comunista della Repubblica di Moldavia (PCRM), importante partito della sinistra patriottica moldava, che alle elezioni generali si è presentato in coalizione – fra gli altri - ai socialisti di Igor Dodon, i quali hanno spesso guardato con interesse al modello cinese, fondato sull'economia socialista di mercato,

Il Presidente del PCRM, Vladimir Voronin, in occasione dell'anniversario, ha dichiarato, fra le altre cose, che il Partito è sopravvissuto alla disgregazione dell'URSS, “Quando i simboli comunisti furono messi al bando e il Partito Comunista fu dichiarato illegale”, nonostante avesse lottato per liberare la Moldavia e l'URSS dai nazisti.

Voronin ha altresì dichiarato che tanto l'ideale comunista quanto la morale cristiana sono radicate nel popolo moldavo e sono entrambe fondate sulla condivisione del pane con gli affamati, la protezione dei più deboli e le giuste ricompense ai lavoratori.

Egli ha ricordato che, nel 1993, quando tutto sembrava perduto, un gruppo di comunisti si riunì per far rinascere, in Moldavia, un partito che rischiava di essere posto, per sempre, fuorilegge.

Un Partito che riuscì a tornare al governo nel 2001, ha ricordato Voronin, quando i comunisti ottennero il 50,07% alle elezioni parlamentari, battendo il centro-sinistra e la destra e lo stesso Voronin divenne Presidente della Moldavia, fino al 2009, primo Capo di Stato comunista eletto in Europa.

In proposito, il leader comunista moldavo ha ricordato: “Saliti al potere nel 2001 in un Paese in bancarotta con un debito pari all'85% dell'intera economia, abbiamo salutato con calma gli emissari del FMI e gli altri neo-saccheggiatori del Paese. E abbiamo fatto una svolta: dal 2001 al 2009, il PIL è quadruplicato, il bilancio è sestuplicato e gli investimenti sociali sono cresciuti di nove volte! Il gas ha raggiunto 921 villaggi e il porto di Giurgiulesti è stato costruito sulle sponde spoglie del Danubio. Abbiamo completato la nuova testa di ponte di Serpeni e il Memoriale dell'Eternità, e abbiamo acceso la Fiamma Eterna!” Ed ha aggiunto: “Abbiamo negoziato ad armi pari a Mosca e Pechino, a Washington e a Bruxelles. Stavamo costruendo un ponte affidabile tra Oriente e Occidente, e su un ponte del genere non ci può essere spazio per convogli di armi straniere!”.

Durante la sua Presidenza, infatti, i massicci investimenti in sanità, istruzione, l'aumento delle pensioni e degli stipendi, permisero una sostanziale riduzione della povertà cronica in Moldavia.

I comunisti della Moldavia, oggi in coalizione con i socialisti del PSRM, nel Blocco Elettorale Patriottico (o Blocco Elettorale Patriottico di Socialisti, Comunisti, Cuore e Futuro della Moldavia), sono impegnati in prima linea, nel Parlamento e nelle piazze moldave, per contrastare le politiche di austerità, macelleria sociale e aumento delle imposte portate avanti dal governo liberal-conservatore di centrodestra del Partito di Azione e Solidarietà (PAS).

Luca Bagatin

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venerdì 23 ottobre 2026

Russia ed Ecuador: due casi di "giustizia a orologeria" contro l'opposizione di sinistra. Articolo di Luca Bagatin

 

Due casi emblematici di quella che potrebbe essere definita “giustizia ad orologeria” contro esponenti di sinistra e dell'opposizione a governi liberal capitalisti e conservatori. Uno in Russia e uno in Ecuador.

Il 21 ottobre 2026, l'ex deputato della Duma di Stato (dal 2021 al 2026), nonché responsabile della sezione del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) della Repubblica dei Komi, Oleg Mikhailov, è stato arrestato a Mosca, con l'accusa di “apologia del terrorismo”.

Ennesimo tentativo, da parte delle autorità russe, di mettere il bavaglio a un oppositore di sinistra.

L'accusa, infatti, si basa su un post pubblicato sui social, nel 2024, nel quale l'ex deputato comunista esprimeva sostegno sia al leader del Fronte di Sinistra, Sergey Udaltsov, che al sociologo marxista Boris Kagarlitsky.

Entrambi, a loro volta, condannati dalle autorità per “apologia del terrorismo”, solamente per aver espresso le loro posizioni politiche.

Delle accuse contro Udaltsov, peraltro, mi ero già occupato in un articolo, appena fu condannato (https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/12/loppositore-di-sinistra-sergey-udaltsov.html). Articolo peraltro presente anche nel mio ultimo saggio “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore) e che dimostra come, la sinistra russa, comunista, socialista e nazionalbolscevica, sia da molto tempo perseguitata dalle autorità.

Oleg Mikhailov ha denunciato, peraltro, ripetutamente le irregolarità durante le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, tenutesi dal 18 al 20 settembre scorsi.

L'esponente comunista russo aveva infatti dichiarato che, secondo lui, i voti sono stati manipolati in favore del partito di governo Russia Unita e non rispecchiano affatto la volontà politica dei cittadini russi.

Egli, peraltro, aveva invitato la cittadinanza della città di Syktyvkar a manifestare in favore di elezioni eque. Manifestazione, organizzata dal comunista Vyacheslav Kochev, poi vietata dalle autorità.

Mikhailov, alle ultime elezioni, era stato sconfitto – secondo i risultati diffusi dalle autorità – da un rappresentante di Russia Unita.

Egli era molto noto per il suo impegno in favore della pace e contro la guerra, per il suo contributo all'ambiente e contro la costruzione di una discarica, nella regione di Arkhangelsk.

Egli, peraltro, aveva più volte tentato di candidarsi alla carica di governatore della Repubblica dei Komi (Repubblica autonoma situata nel nord-est della parte europea della Russia), ma, sia nel 2020 che nel 2025, gli è stato impedito di candidarsi.

Il Partito Comunista della Federazione Russa, attraverso la deputata Nina Ostanina, ha denunciato l'arresto di Mikhailov, che ha definito “politico scomodo”, in particolare per il suo impegno ambientalista, che lo ha portato a scontrarsi con l'ex governatore della Repubblica dei Komi, Vladimir Uiba, esponente di Russia Unita.

La deputata comunista ha affermato che il suo arresto potrebbe essere legato al tentativo di voler “eliminare una figura di spicco dell'opposizione dalla scena politica”.

Il KPRF ha presentato, pertanto, ricorso contro il suo arresto. In caso di condanna definitiva, Mikhailov rischia fino a sette anni di carcere.

Il suo caso, peraltro, ricorda quello del molto popolare ex deputato comunista e youtuber Nikolay Bondarenko, anch'egli più volte arrestato ed al quale è stato impedito di presentarsi alle ultime elezioni (vedi il mio articolo relativo qui: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/russia-nikolay-bondarenko-kprf-il.html

Altro caso di “giustizia ad orologeria”, ma questa volta in Ecuador, appare quello dell'ex candidata di sinistra Luisa González alle elezioni Presidenziali ecuadoriane del 2023 e leader dell'opposizione al governo liberal conservatore di Daniel Noboa.

Luisa González, il 22 ottobre 2026, è stata arrestata nell'ambito di un'indagine su presunte irregolarità nel finanziamento della campagna elettorale del 2023 e su un presunto riciclaggio di denaro.

L'ex Presidente socialista Rafael Correa e i vertici del partito socialista e populista di sinistra, Movimiento Revolución Ciudadana, con il quale González si era candidata, hanno immediatamente denunciato il suo arresto come un atto illegale e una sorta di “sequestro di persona”.

In un post su X, Luisa González ha dichiarato: “Oggi tocca a me essere detenuta sulla base di un'accusa assurda. Risponderò con la dignità di quegli ecuadoriani che non hanno commesso alcun illecito e che si impegnano a garantire la libertà per l'Ecuador e un futuro migliore per il Paese”. Ed ha poi richiamato l'attenzione relativamente ai maltrattamenti subiti dai prigionieri politici detenuti dall'attuale amministrazione governativa e al declino socioeconomico che sta vivendo il Paese.
González ha altresì aggiunto: “Ai miei compagni della Revolución Ciudadana e a tutte le forze progressiste, dico: questo è il momento dell'unità — unità, e ancora unità — per ottenere la libertà e la democrazia nel nostro Paese”.

Tutto ciò avviene a sole cinque settimane dalle elezioni amministrative del 29 novembre, tornata elettorale nella quale ai candidati del Movimiento Revolución Ciudadana, principale partito di opposizione nel Paese, non è consentito presentare candidati con il proprio simbolo, in quanto, a seguito dell'indagine per presunto riciclaggio e finanziamento irregolare, il partito è stato sospeso per 9 mesi.

Un caso di “giustizia ad orologeria” che riporta alla mente vicende simili e che hanno colpito, ancora una volta, esponenti socialisti e di sinistra (di cui, peraltro, parlo diffusamente nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”).

Pensiamo al caso che vide coinvolto l'attuale Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, arrestato per corruzione e rimasto in carcere per ben 580 giorni e solo poi prosciolto dalle accuse contro di lui, al punto che la Corte Suprema decretò che il giudice che lo aveva condannato aveva agito con “parzialità” e motivazioni politiche nei confronti dell'imputato.

E riporta alla mente anche il caso dell'ex Presidente peronista di sinistra dell'Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, attualmente agli arresti domiciliari e interdetta a vita dai pubblici uffici, sulla quale pendono le medesime accuse di presunta corruzione.

Il golpe contro il socialismo, in tutto il mondo liberal capitalista, continua e ha, purtroppo, origini molto antiche e profonde.

Ma, come disse Bettino Craxi, presto o tardi “la verità si farà strada”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com