martedì 7 aprile 2026
Intervista a Luca Bagatin su Juan Domingo Peron e il Peronismo sul canale YouTube "Rosso Fastidio"
Dialogo fra la leader dell'opposizione di Taiwan e la Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin
La Presidente del Kuomintang (KMT), Cheng Li-wun, con una delegazione di 14 componenti del suo partito, è giunta nella Cina continentale, su invito del Presidente Xi Jinping e del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).
Il dialogo fra la Cina continentale e Taiwan è dunque aperto. O, meglio, non è mai stato interrotto.
La Presidente Cheng e il suo partito, a differenza dell'attuale Partito Progressista Democratico al governo di Taiwan, che promuove attività separatiste, si sono sempre opposti all'indipendenza di Taiwan e Cheng Li-wun ha dichiarato, orgogliosamente “Io sono cinese”.
La visita della Presidente Cheng è stata intitolata “Viaggio di Pace 2026” ed è volta al dialogo e al riaffermare il principio di “una sola Cina”, sancito anche dal cosiddetto “Consenso del 1992”, stabilito nel 1992 fra i rappresentanti del Partito Comunista Cinese, in rappresentanza della Repubblica Popolare Cinese e quelli del Kuomintang, partito nazionalista della Repubblica di Cina (Taiwan).
La visita dei rappresentanti del Kuomintang, dunque, è volta a stigmatizzare ogni forma di attività separatista in seno a Taiwan, contrastando ogni interferenza esterna, ovvero a elevare le relazioni fra le due sponde dello Stretto, fondate sullo sviluppo pacifico.
Secondo i dati, i residenti di Taiwan hanno effettuato, lo scorso anno, 4,8918 milioni di visite nella Cina continentale, con un aumento del 21,6% rispetto all'anno precedente e, i residenti della Cina continentale, hanno effettuato 557.700 viaggi a Taiwan, ovvero un incremento del 47,4% rispetto all'anno precedente.
Tanto la Cina continentale, quanto Taiwan, hanno legami storici profondi, fondati su cooperazione, legami economici e commerciali, che negli ultimi anni si sono intensificati.
La Cina ritiene che la questione Taiwan sia una questione esclusivamente interna e, in tale ottica vanno visti i dialoghi fra Kumintang e Partito Comunista Cinese.
Il Kuomintang fu fondato nel 1894 dal riformatore sociale Sun Yat-sen, primo Presidente della Cina moderna nel 1912 e leader della Rivoluzione democratica del 1911 che pose fine alla dinastia imperiale Quing.
Il Kuomintang governò, come unico partito, la Cina dal 1928 al 1949, anno in cui sarà sconfitto dai comunisti guidati da Mao Tse-Tung, che fondarono la Repubblica Popolare Cinese.
Da allora esponenti del Kuomintang governeranno unicamente Taiwan, ovvero la Repubblica di Cina, ininterrottamente, fino al 2000, anno nel quale le elezioni furono vinte dal Partito Democratico Progressista (DPP), partito con il quale si alternerà, nel corso degli anni, al governo.
Il DPP, partito di orientamento nazionalista liberale e i cui esponenti spesso sono stati condannati per corruzione e appropriazione indebita di danaro pubblico, a differenza del KMT, ha sempre promosso attività secessioniste e separatiste, rispetto alla Cina, spesso sostenute dagli Stati Uniti d'America.
La Presidente del Kuomintang (KMT), Cheng Li-wun, avvocato, classe 1969, in gioventù fu attivista indipendentista e deputata del Partito Democratico Progressista dal 1996 al 2000.
Si allontanò da tale partito nel 2002, anche a causa dei vari scandali di corruzione che colpirono il partito e entrò, nel 2005, nel Kuomintang.
Abbracciò così il principio di “una sola Cina” e definì “fascista” l'indipendentismo di Taiwan.
Nonostante sostenga relazioni più strette fra Taiwan e gli USA, ritiene che l'isola non debba divenire “una pedina di scambio di Trump”.
In un'intervista, Cheng Li-wun, ha dichiarato che il conflitto russo-ucraino ha avuto origine a causa dell'allargamento ad Est della NATO, affermando altresì che Taiwan non deve diventare “una nuova Ucraina”. Ed ha fatto presente che “Potrebbe essere che gli Stati Uniti stiano trattando Taiwan come un pezzo degli scacchi, una pedina, per provocare strategicamente il Partito Comunista Cinese nei momenti opportuni”.
Luca Bagatin
giovedì 2 aprile 2026
Ritrovare i sentieri perduti del mondo, riunire ciò che è sparso. Articolo di Paola Bergamo e Luca Bagatin
Di fronte alla destabilizzazione globale, alla quale ha ampiamente contribuito Donald Trump, nel solco dei suoi predecessori, ma in modo ancora più smaccatamente evidente e invasivo, oggi accade pure che quest'ultimo minacci l’uscita degli USA dalla NATO, colpevolizzando i Paesi europei di non assecondarlo nella sua “crociata” contro l’Iran.
Un ennesimo colpo di
teatro, perché Trump sa perfettamente di non poter certo decidere da
solo di uscire dall’Alleanza Atlantica, visto che ci vuole la
maggioranza di 2/3 del Congresso degli Stati Uniti.
Ma
l’atteggiamento del Presidente Trump è due volte paradossale,
perché la guerra in Iran è di fatto illegale, nasce come
“preemptive strike”, manca del coinvolgimento delle
Nazioni Unite imposto dalla Carta dell’ONU e, in fondo, non si vede
perché i Paesi membri della NATO
dovrebbero farsi coinvolgere, posto che l’Alleanza è nata con
natura difensiva.
E’ proprio questa fondamentale caratteristica ad aver permesso che l’Italia, nel 1949, potesse aderire in perfetta coerenza e conformità, all’Art. 11 della nostra Costituzione, che mette un punto fermo tra i Principi Fondamentali: noi si “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Trump cerca di coinvolgere gli alleati nella sua battaglia per mantenere un unipolarismo “manu militari”, al fine di ostacolare e impedire il transito verso il multipolarismo che vedrebbe prevalere la visione del “Land Power” sul “Sea Power”.
L’attacco all’Iran non risponde semplicemente al desiderio statunitense di supportare e sostenere Israele. Forse addirittura il regime statunitense sta sfruttando la questione di Israele per attaccare un perno fondamentale per il ricompattamento euroasiatico, qual è l’Iran e in funzione proprio anti-cinese.
E’ tale tesi che induce a riflettere che l’Iran non sarà mai abbandonato al proprio destino e che la guerra scatenata congiuntamente da USA e Israele, non solo ha messo ko il mercato globale, ma potrebbe scatenare, in ipotesi di escalation, un conflitto di dimensioni mondiali.
Detto questo, se Trump trasformasse la minaccia di uscirsene dalla NATO in fatto compiuto, probabilmente potrebbe anche rendere i Paesi membri più indipendenti da una entità, gli USA, che ha sempre più spesso operato per la destabilizzazione e divisione – nel solco del “Divide et Impera” – piuttosto che per la concordia e la cooperazione.
Concordia e cooperazione, in questi anni, è stata invece invocata, praticata e promossa dalla Repubblica Popolare Cinese, all'avanguardia in moltissimi settori economici e strategici e che si appresta a diventare la prima potenza mondiale.
La Cina sta offrendo un modello su cui riflettere: si può diventare grandi e prosperare, sia individualmente che collettivamente, attraverso la cooperazione, la logica “win-win”, ovvero attraverso il mutuo vantaggio, con pragmatismo, non ingerenza e non uso della forza.
E, del resto, il Presidente Xi Jinping non solo più volte ha richiamato il principio di “Armonia” di confuciana memoria come pilastro della politica interna al proprio Paese, ma anche come fondamento della diplomazia cinese in contrapposizione al sistema colonialista, egemonico, prevaricatore e d’interferenza dell’Occidente nelle relazioni internazionali.
Nel 2023, a San Francisco, nel suo vertice negli States con l’allora Presidente Joe Biden, il Presidente cinese sottolineava che “Planet Earth is big enought for the two countries to succeed!”, sancendo cioè il rifiuto del gioco a somma zero; la propensione a una coesistenza pacifica; la tensione a garantire la stabilità globale; la consapevolezza che nel mondo siamo interconnessi e interdipendenti.
Dunque, se ci si chiedesse che cosa hanno in comune l’Iran e il Venezuela, è più che evidente che si tratti del petrolio. Di qui la decisione di prendersi, con l’uso della forza, materie prime che servono al mondo.
Ma non solo.
Colpire il Venezuela socialista, significa anche colpire Cuba socialista, in modo da soffocarla ulteriormente, impedendole l'approvvigionamento di petrolio venezuelano. E, quindi destabilizzare anche il socialismo cubano e via via quello latinoamericano, che ha fatto dell'autogestione, della cooperazione e della democrazia diretta, dagli Anni '90 ad oggi, un modello alternativo a quello predatorio degli USA e di un Occidente sconsiderato, liberal turbo-capitalista e pseudo-democratico.
Quanto all'Iran, tanto quanto il Venezuela, è Paese partner e amico della Repubblica Popolare Cinese e non dimentichiamoci che è Paese BRICS dal 2024. Colpirlo significa voler destabilizzare i BRICS e tentare di destabilizzare la Repubblica Popolare Cinese, che ha un sistema alternativo a quello statunitense. Un sistema socialista di mercato, pragmatico e volto tanto alla realizzazione della persona, quanto allo sviluppo della comunità nel suo insieme.
Profondamente alternativo e diverso rispetto a quello di un Occidente a guida anglofona, sia esso a guida britannica (come avveniva ai tempi della potenza coloniale della Gran Bretagna) o statunitense. Realtà che hanno fatto della prevaricazione sugli altri popoli, del suprematismo e dell'esportazione dei propri sistemi politico-economici, la loro bandiera, facendola diventare anche la nostra e facendoci credere che quella fosse la “bandiera della libertà”.
Di quale “libertà”?
Non certo quella fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica. Ovvero di quella propugnata dall'Illuminismo francese; dalla Repubblica Romana mazziniana e garibaldina del 1849; dalla Comune di Parigi del 1871, primo governo socialista al mondo; dalla Carta del Carnaro di Alceste De Ambris e promulgata da Gabriele d’Annunzio del 1920 o della Repubblica di Montebelluna del 1919/1921, fondata da Mario, Guido e dal padre Luigi Bergamo, ma potremmo dire anche della Rivoluzione russa del 1905 e per molti versi di quella del 1917, con particolare riferimento all'esperienza della Comune di Kronstadt, quando ancora si difendevano i Soviet originari, ovvero i Consigli degli operai e dei contadini, lontani da ogni autoritarismo e burocratismo, solo per citare alcuni dei fenomeni libertari della Storia europea.
La “bandiera della libertà” a guida statunitense appare piuttosto quella di reprimere le peculiarità dei popoli. Quella di uccidere le differenze, di omologare a un pensiero unico privato di ogni identità originaria.
Una “libertà” fondata sul glamour, sulla sessualizzazione (che non è certo l'erotismo decantato da D'Annunzio!), persino dei minori. Sulla prevaricazione/abuso dei più deboli.
Una “libertà” appannaggio dei più ricchi, dei più furbi, dei più spregiudicati.
Una “libertà” che ignora il principio di uguaglianza.
Una “libertà” che porta dritta ai Peter Thiel di turno, che promuovono un uso completamente distorto e oligarchico/monopolista della tecnologia e che potremmo dire corporativo, nel senso di fondato sulle Corporation, che è il sistema oligarchico sul quale gli USA si reggono.
Una “libertà” e una tecnologia, nella fattispecie, che sfugga a ogni controllo pubblico, ovvero della comunità, ma sia di esclusiva proprietà di pochi “eletti”, capaci di plasmare il destino di una umanità alla quale non sarà permessa alcuna voce in capitolo. Il tutto, ovviamente, sfidando ogni regola naturale. Ecco, dunque, manifestata, la famosa religione dei transumanisti, dove “Technè” viene elevata a nuova “dea” e le masse sono considerate un insieme di gente inutile.
In tutto ciò, costoro, novelli oscurantisti ma, sarebbe preferibile chiamarli “Oscuri”, ritirano fuori la figura biblica dell'Anticristo che, nella loro visione, sarebbe chiunque promuova un ordine mondiale fondato su pace, sicurezza, stabilità, controllo pubblico e quindi consapevole delle tecnologie.
Chiunque, insomma, controlli l’indole dietro la tecnologia fonte della loro ricchezza e ponga fine alla loro “libertà”, quella di distruggere la Natura e di plasmare l'essere umano a loro immagine e somiglianza.
In tutto ciò, se dalla NATO gli USA dovessero andarsene davvero, sarebbe il momento di aprire l'Alleanza a altri player, magari proprio a Cina e Russia e ciò andrebbe visto non come una provocazione, ma come aspetto pragmatico, volto a un mondo sempre più multipolare, fondato su cooperazione e stabilità, trasformando la NATO in qualcosa di molto diverso e molto più potente come avrebbe potuto essere fin dal 1994, quando la Russia aveva già aderito al PfP, Partnership For Peace della NATO, anticamera per una successiva adesione all’Alleanza, che invece subì una voluta battuta d’arresto per parte statunitense, step by step, costruendo un sistema espansivo ad est percepito dai russi una minaccia esistenziale.
Una nuova NATO intercontinentale, sicuramente europea, anche considerando che la Russia è Europa e che entrambe sono Eurasia e, a tutti gli effetti, non solo rappresenterebbero il ricompattamento dell’Heartland che spaventa a morte gli statunitensi, ma di fatto sia Russia che Cina, assieme, hanno combattuto e stanno combattendo l'Islam radicale.
Cosa che non si può dire degli USA, che spesso lo hanno fomentato e sostenuto. Afghanistan, Libia, Siria, “Primavere” Arabe restano lì come memento e ci si augura monito!
Paola Bergamo e Luca Bagatin
Lettera aperta di un ebreo errante a Benjamin Netanyahu di Dominique Intini
Signor Primo Ministro,
Le scrivo con gravità.
Questa gravità è intima. Sono ebreo. Sono legato all’esistenza dello Stato d’Israele, alla sua sicurezza e alla sua legittimità.
So cosa significa, nella storia, essere privati di una terra, di una protezione, del diritto stesso di esistere.
L’esistenza dello Stato d’Israele non è, per me, un dato astratto: è il compimento di una storia tragica e la condizione concreta di una sicurezza a lungo negata agli ebrei. Ha permesso di rompere con una vulnerabilità secolare. Ha reso possibile ciò che, per secoli, non lo è stato: non dipendere più dal buon volere, né unicamente dalla protezione degli altri, per sopravvivere.
Durante la Rivoluzione francese, Stanislas de Clermont-Tonnerre
affermava che bisognava «rifiutare tutto agli ebrei come nazione e
concedere tutto agli ebrei come individui». Questa frase riassume una
lunga storia: quella di un popolo al quale si riconoscevano talvolta dei
diritti, ma al quale si negava il diritto di esistere collettivamente.
E per molti, ancora oggi, questa idea sembra persistere — non più come
una dottrina esplicita, ma come un riflesso, un presupposto implicito
dei giudizi rivolti a Israele, anche da parte di coloro che non ne
conoscono né l’origine né l’autore.
Lo Stato d’Israele è nato anche da questa negazione. Ha posto fine ad essa.
Ma proprio per questo, Israele non può che essere uno Stato esemplare
nel suo rapporto con il diritto, con la vita umana e con la giustizia.
Nessuno contesta l’orrore del 7 ottobre 2023. Nessuno contesta il
diritto di Israele a difendersi, né a difendere il proprio diritto di
esistere come nazione. Ma ciò che è stato fatto da allora sotto la sua
autorità eccede questo diritto. A Gaza, la guerra è diventata
distruzione. Ha causato decine di migliaia di morti, ha devastato città,
ha distrutto le strutture essenziali alla sopravvivenza di una
popolazione civile. Ha imposto la fame, lo sfollamento, la paura
permanente.
Spingendo questa logica fino alle sue estreme conseguenze, le cose si
rovesciano contro l’obiettivo iniziale. Ciò che doveva proteggere
Israele lo espone. Ciò che doveva garantire la sua sicurezza ne
compromette la legittimità.
Una politica può essere militarmente potente e strategicamente distruttiva.
Questa deriva è anche politica.
Lei governa un Paese profondamente diviso, mentre è personalmente coinvolto in diversi procedimenti penali.
Si mantiene al potere in un momento in cui la fiducia si sgretola, in
cui la guerra sembra prolungare una necessità politica tanto quanto una
strategia militare, confondendo pericolosamente il confine tra
l’interesse di un uomo e quello di uno Stato.
Allo stesso tempo, il suo governo sostiene e promuove testi volti ad
estendere il ricorso alla pena di morte nei confronti dei palestinesi.
Un simile orientamento, fondato su una differenziazione di trattamento
in base all’origine o all’appartenenza, fa emergere l’idea di un diritto
d’eccezione.
Per chi conosce la storia, esso richiama quei dispositivi giuridici che
assegnavano agli ebrei uno status particolare, distinto, sempre a
scapito dei loro diritti.
Non è così che si difende uno Stato di diritto. È così che se ne alterano le fondamenta.
Mai, nella sua storia recente, Israele era stato così isolato. Sono
stati avviati procedimenti davanti alla Corte internazionale di
giustizia. È stato emesso un mandato di arresto dalla Corte penale
internazionale. Al di là dei dibattiti giuridici, un fatto resta:
l’immagine di Israele è colpita come non lo era mai stata.
Ed è qui che il pericolo diventa ancora più profondo.
Perché questo scivolamento non riguarda solo un governo. Agli occhi di
una parte crescente del mondo, è Israele nel suo insieme — e, per un
inquietante slittamento, gli ebrei stessi — ad essere ritenuti
responsabili.
Questa confusione è ingiusta. È pericolosa. Alimenta amalgami di cui la storia ha già mostrato le conseguenze più tragiche.
Il popolo ebraico, nel corso dei secoli, ha invece portato una tradizione intellettuale e morale di straordinaria ricchezza.
Ha contribuito in modo decisivo al pensiero, al diritto, alla scienza, alla medicina, alla filosofia, alla letteratura.
Da Baruch Spinoza a Albert Einstein, da Sigmund Freud a Hannah Arendt,
da Franz Kafka a Claude Lévi-Strauss, ha spesso opposto alla violenza
del mondo un’esigenza di lucidità, di giustizia e di dignità —
nonostante persecuzioni, espulsioni e massacri.
È proprio questa storia che rende oggi la situazione insostenibile.
Rifiuto che questa tradizione venga deformata.
Rifiuto che la memoria ebraica venga invocata per giustificare politiche
che espongono nuovamente gli ebrei del mondo alla confusione,
all’ostilità e all’odio.
Rifiuto che il nome di Israele sia associato all’idea che una democrazia
possa sopravvivere alla distruzione illimitata di un altro popolo senza
distruggere se stessa.
Non capisco più come Lei possa ancora governare. Non capisco più come
un leader così contestato, perseguito e isolato possa continuare a
impegnare il
destino di un Paese di cui compromette ogni giorno di più la credibilità, la sicurezza a lungo termine e l’onore.
Ci sono momenti in cui il potere non protegge più uno Stato, ma lo espone.
Ci sono momenti in cui restare diventa una colpa.
Ci sono momenti in cui andarsene diventa un’esigenza.
Questo momento è arrivato.
Se ne vada!
Dominique Intini
Dominique Intini, calsse 1958, è avvocato e vive a Parigi. Di origini ebraiche da parte di madre, Nevski Landau, scrive qui a titolo personale.
martedì 31 marzo 2026
Un piano di pace promosso da Cina e Pakistan per la pace in Medio Oriente e nel Golfo. Articolo di Luca Bagatin
Ancora una volta in prima linea per promuovere accordi di pace, in un'epoca in cui l'Occidente sembra aver perduto ogni logica e lume della ragione, la Repubblica Popolare Cinese.
A Pechino si sono infatti tenuti colloqui fra il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Pakistan Mohammad Ishaq Dar.
Entrambe le parti hanno presentato cinque punti per il ripristino della pace e della stabilità nell'area del Golfo e in Medio Oriente.
Proposte che comprendono: cessazione immediata delle ostilità; avvio urgente dei colloqui di pace; garanzia di sicurezza degli obiettivi non militari; garanzia della sicurezza della navigazione e salvaguardia dei principi della Carta delle Nazioni Unite.
Nel corso dell'incontro il Ministro Wang ha affermato che “Gli sforzi del Pakistan per mediare tra le parti al fine di promuovere la pace e porre fine ai combattimenti dimostrano il suo fermo impegno a salvaguardare la pace regionale e globale. La tempestiva comunicazione strategica tra Cina e Pakistan sulle principali questioni internazionali e regionali e l'approfondimento del coordinamento strategico incarnano l'essenza della comunità sino-pakistana con un futuro condiviso. La Cina sostiene e auspica che il Pakistan svolga un ruolo unico e importante nella de-escalation delle tensioni e nel ripristino dei colloqui di pace. Questo processo non sarà facile, ma gli sforzi di mediazione del Pakistan sono in linea con gli interessi comuni di tutte le parti”.
Cina e Pakistan hanno sottolineato la necessità di rispettare la sovranità, integrità territoriale, indipendenza e sicurezza dell'Iran e dei Paesi del Golfo. Esortando le parti a cessare ogni attacco contro i civili e gli obiettivi non militari, a dialogare e a rispettare il diritto internazionale.
Entrambi i Paesi hanno peraltro sostenuto la necessità di rafforzare il ruolo dell'ONU e dei suoi principi fondamentali, al fine di promuovere pace e stabilità a livello globale.
Luca Bagatin
Sull'ultimo numero di "Critica Sociale" un articolo di Luca Bagatin sulla Rivoluzione bolivariana che resiste, nonostante il rapimento del Presidente Maduro
lunedì 30 marzo 2026
Appunti sul XV Piano Quinquennale della Repubblica Popolare della Cina. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori
Il Segretario Generale Xi Jinping ha sottolineato che l’elaborazione e
l’attuazione del XV Piano Quinquennale (2026-2030) per lo sviluppo
economico e sociale nazionale rappresentano un modo importante per il
Partito di governare il Paese. Il periodo del XV PQ costituisce la prima
fase per il raggiungimento del secondo obiettivo del centenario del
Partito e un periodo cruciale per la Repubblica Popolare della Cina per
progredire verso la sostanziale modernizzazione entro il 2035.
Il XV PQ, elemento cruciale per il progresso del Paese verso il
raggiungimento della modernizzazione entro il 2035, riveste grande
importanza per orientare lo sviluppo economico e sociale nei prossimi
cinque anni e oltre. In questa nuova era, il XV PQ dovrà affrontare
sfide quali i rapidi cambiamenti dell’economia globale, le profonde
mutate normative e le discrepanze tra il posizionamento strategico e
l’effettiva attuazione. La Commissione nazionale per lo sviluppo e la
riforma e le agenzie locali competenti hanno avviato una ricerca
preliminare per garantire che i piani locali siano in grado di cogliere
appieno le esigenze del momento e promuovere uno sviluppo economico e
sociale di alta qualità.
Il XV PQ per lo sviluppo economico e sociale nazionale della RP della
Cina è stato elaborato in conformità con i «Suggerimenti del Comitato
Centrale del PCC per la formulazione del piano quinquennale per lo
sviluppo economico e sociale nazionale». Esso chiarisce principalmente
gli obiettivi strategici del Paese, definisce i compiti chiave del
governo e guida e regola il comportamento degli enti sociali.
Rappresenta il progetto fondamentale per la costruzione di un moderno
Paese socialista sotto ogni aspetto e il programma d’azione comune per
tutti i gruppi etnici del Paese.
Il periodo del XV PQ riveste un ruolo cruciale nel processo di
realizzazione sostanziale della modernizzazione socialista, fungendo da
anello di congiunzione tra passato e futuro. È un periodo critico per
consolidare le basi e compiere sforzi a tutto campo. Si proseguirà la
lotta per ottenere importanti progressi nelle attività strategiche
relative alla situazione generale della modernizzazione in stile cinese,
al fine di gettare basi più solide per la realizzazione sostanziale
della modernizzazione socialista.
Partendo da un nuovo punto, le basi per lo sviluppo cinese sono più
solide, il contesto in cui si inserisce ha subìto profondi e complessi
cambiamenti e si trova ad affrontare nuove opportunità e sfide.
Già durante il XIV PQ (2021-2025), la Cina ha compiuto progressi
significativi nel suo sviluppo. Questo periodo ha segnato l’inizio di un
nuovo cammino verso la costruzione di un moderno Paese socialista sotto
ogni aspetto, e lo sviluppo della RP della Cina è stato un processo
straordinario e notevole. Di fronte a una situazione internazionale
complessa e instabile e ad ardui compiti interni di riforma, sviluppo e
stabilità, il Comitato Centrale del PCC, diretto da Xi Jinping, ha unito
e guidato l’intero Partito e il popolo di tutte le etnie del Paese per
superare le difficoltà e guardare avanti. Ha resistito al grave impatto
della pandemia di COVID-19, ha risposto efficacemente a una serie di
rischi e sfide importanti e ha spinto la causa del Partito e del Paese
verso nuovi e significativi traguardi.
Dal centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese (2021) è
iniziato un nuovo percorso, che attraversa e attraverserà di tre piani
quinquennali – il XIV, il XV e il XVI (2031-2035) – per realizzare la
modernizzazione socialista entro il predetto anno. Il XV PQ (2026-2030)
sarà cruciale in quanto collegherà il passato al futuro.
A partire dalla valutazione intermedia del XIV PQ, iniziarono già le
ricerche preliminari per il XV, incentrate principalmente su tendenze,
strategie, politiche e progetti di rilievo. In particolare, i progetti
di maggiore portata hanno richiesto un periodo di ricerca e
sperimentazione più lungo.
Sulla base di studi preliminari, le parti interessate si sono
ulteriormente concentrate su aree chiave, hanno affrontato diverse
questioni importanti, hanno formulato le idee fondamentali per il XV PQ;
effettuato analisi e valutazioni chiave del contesto e delle condizioni
di sviluppo a livello internazionale e nazionale; individuato le
principali contraddizioni e i rischi nello sviluppo economico e sociale;
proposto obiettivi di sviluppo per i prossimi cinque anni in linea con i
compiti strategici a lungo termine; e hanno formulato considerazioni
generali per la promozione dello sviluppo.
L’ambiente di sviluppo è una componente importante dell’analisi
strategica che deve essere condotta nella formulazione dei piani così
come la RP della Cina li formula. Solo analizzando correttamente
l’ambiente di sviluppo e valutando con precisione le tendenze è
possibile proporre scientificamente obiettivi e compiti.
Da una prospettiva internazionale, il mondo è entrato in un nuovo
periodo di turbolenza e cambiamento, con una trasformazione epocale che
sta accelerando, e un aumento vertiginoso delle incertezze. Rispetto al
XIV PQ, il cambiamento più significativo del XV è proprio il contesto
internazionale, profondamente mutatosi durante la fase di
pianificazione, con un netto aumento delle sfide e dei fattori
sfavorevoli. La competizione e la rivalità tra le grandi potenze
potrebbero intensificarsi ulteriormente, con potenziali lotte per il
controllo e l’influenza in un numero sempre maggiore di settori;
rispetto a cinque anni fa, la struttura di governance globale si trova
ad affrontare una maggiore instabilità, l’ordine internazionale potrebbe
essere ridefinito e i conflitti geopolitici e i rischi per la sicurezza
sicuramente aumenteranno.
Nel campo della scienza e della tecnologia la RP della Cina si trova in
una fase di accelerazione dei progressi in una nuova ondata di
rivoluzione tecnologica e trasformazione industriale, soprattutto dopo
che la tecnologia dell’intelligenza artificiale è entrata nella fase di
piena applicazione. Da un lato, la competizione nel campo della ricerca
di base si intensificherà ulteriormente, il che potrebbe avere un
effetto “collo di bottiglia”; dall’altro, se si riuscirà a realizzare
una profonda integrazione tra le nuove tecnologie e i vantaggi
industriali, la RP della Cina potrebbe essere in grado di assumere un
ruolo di primo piano nella futura competizione globale.
Per quanto riguarda il commercio si ritiene che durante il periodo del
XV PQ, la posizione dei Paesi lungo la Via della Seta nell’àmbito del
commercio estero cinese continuerà a migliorare; la tendenza allo
sviluppo relativamente rapido dei servizi e dell’aspetto di scambi
digitali proseguirà, e prodotti e più competitivi – prestazioni
aziendali, forniture professionali, assistenza, attività di supporto,
soluzioni operative, distribuzione, erogazione, consulenza e attività di
marketing – raggiungeranno la scena mondiale.
Durante il periodo del XV PQ, la RP della Cina inaugurerà un’èra di
esplorazione ed espansione internazionale a tutto tondo. Sono solo un
preludio Black Myth: Wukong e Ne Zha 2 i due giganti del 2024-2025 che
stanno proiettando la mitologia cinese e la relativa animazione/gaming
nel panorama mondiale, con un successo artistico e commerciale senza
precedenti: Ne Zha 2 ha infranto record al botteghino, mentre Wukong ha
ridefinito gli Action RPG. Gli Action RPG (detti anche GDR d’azione)
sono un sottogenere videoludico che fonde la progressione e la
narrazione dei giochi di ruolo (RPG) con il combattimento in tempo reale
tipico dei giochi d’azione. A differenza dei classici RPG a turni,
richiedono riflessi rapidi, abilità manuale e strategia in tempo reale,
offrendo un gameplay fluido e dinamico. Ciò che la RP della Cina
condividerà con il mondo non saranno solo prodotti, cultura e creatività
cinesi, ma anche l’estetica e gli stili di vita del popolo cinese: il
cosiddetto soft power, oggi dominato dagli Stati Uniti d’America.
Dal punto di vista interno, si continuerà a dover affrontare una domanda
effettiva insufficiente, con problemi a breve termine e questioni
strutturali a medio-lungo termine strettamente interconnesse. La RP
della Cina si trova attualmente in una fase in cui la pressione al
ribasso sull’economia è ancora relativamente elevata, in particolare la
contraddizione di una domanda effettiva bassa è ancora molto evidente.
Allo stesso tempo, permangono anche problematiche quali le aspettative
delle imprese, i rischi nei settori immobiliare e finanziario e così
via. Questi problemi, nell’attuale contesto economico, potrebbero
protrarsi anche nelle prime fasi del XV PQ. Ed anche questo
rappresenterebbe un cambiamento significativo. Nella pianificazione del
XV PQ, è necessario tenere conto delle sfide e dei problemi che
l’economia si trova ad affrontare attualmente. Alcuni di questi problemi
sono di natura strutturale e ciclica e potrebbero continuare a
rappresentare una sfida durante il periodo di attuazione del Piano.
Va pure menzionata la questione demografica. I fattori demografici sono
potenti e significativi, un tipico “rinoceronte grigio”, che influenza
costantemente i cambiamenti complessivi del panorama economico e
sociale. Nel 2021, il picco demografico della RP della Cina è stato
raggiunto in anticipo rispetto alle previsioni. La crescita demografica
negativa, il calo del tasso di natalità e l’invecchiamento della
popolazione diventeranno le condizioni di base per la RP della Cina in
futuro. Si devono anticipare i cambiamenti e pianificare le questioni
demografiche in modo sistematico.
Oltre a pianificare lo sviluppo dal 2021 al 2025, il XIV PQ fornì anche
una visione a lungo termine per i successivi quindici anni 2021-2035. Il
XIV PQ affinò ulteriormente la tempistica e la tabella di marcia per
gli obiettivi già definiti al XIX Congresso nazionale del Partito
Comunista Cinese (18 al 24 ottobre 2017), dimostrando appieno la guida
dei piani quinquennali cinesi per i cicli e le fasi di sviluppo, nonché
per il lavoro a medio e lungo termine, e riflettendo anche il “ritmo”
della promozione dello sviluppo. Il XX Congresso nazionale del PCC
(16-22 ottobre 2022) ha ulteriormente delineato gli obiettivi per il
2035, e la pianificazione e la formulazione del XV PQ è aggiornata di
conseguenza.
Gli obiettivi di sviluppo includono sia descrizioni qualitative che
indicatori quantitativi. Gli obiettivi a lungo termine per il 2035 sono
principalmente di natura qualitativa, ma mantenere un certo tasso di
crescita economica è altrettanto importante. Oggi per la RP della Cina è
necessario studiare come collegare gli obiettivi del 2030 e del 2035 e
proporre alcuni indicatori quantitativi con una pianificazione a fasi.
Il trascorso programma del XIV PQ non fissava un obiettivi di crescita
media annua del PIL per cinque anni, ma affermava piuttosto che si
sarebbe mantenuto entro un intervallo ragionevole, con obiettivi annuali
proposti a seconda delle necessità. Attualmente, e per un certo periodo
a venire, la RP della Cina ha come sfida principale, nel XV PQ, se
l’economia riuscirà a mantenere un certo tasso di crescita. I problemi
che sorgono nello sviluppo devono essere risolti attraverso lo sviluppo
stesso. Il XV PQ si concentrerà sull’espansione della domanda interna e
sul salto complessivo nella produttività di nuova qualità come temi
principali. L’espansione della domanda interna non è una misura tampone,
ma una mossa strategica. Le “due priorità” (l’attuazione delle
principali strategie nazionali e il rafforzamento delle capacità di
sicurezza in settori chiave) e le “due nuove politiche”
(l’ammodernamento su larga scala delle attrezzature e i programmi di
permuta per i beni di consumo) lanciate dal 2024 si sono dimostrate
molto precise ed efficaci. Durante il periodo del XV PQ, ci sarà un
approccio più sistematico per espandere la domanda interna.
Lo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive rappresenta una
questione cruciale per il quadro generale e per lo sviluppo a lungo
termine. Nel marzo 2024, il responsabile della Commissione nazionale per
lo sviluppo e la riforma ha dichiarato pubblicamente la necessità di
sfruttare il ruolo guida dei piani a medio e lungo termine e dei piani
annuali, per definire e scomporre efficacemente i compiti strategici
volti allo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive e per fare di
tale sviluppo un punto focale della ricerca sui princìpi cardine del XV
PQ. Nella pianificazione degli obiettivi principali, degli indicatori,
dei compiti strategici più importanti, delle misure di riforma basilari e
dei progetti chiave per lo sviluppo economico e sociale durante il
periodo del XV PQ, sarà fondamentale considerare appieno le esigenze
pratiche per lo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive, e in
particolare è necessario studiare e proporre i compiti e piani
fondamentali per promuovere tale sviluppo.
I grandi progetti sono strettamente collegati alle principali strategie,
piani e politiche nazionali. Implicano investimenti su larga scala e
lunghi periodi di costruzione, rappresentando uno strumento cruciale per
promuoverne l’attuazione.
Ad esempio, a partire dall’XI PQ (2006-2010), i grandi progetti sono
stati inseriti in sezioni dedicate all’interno dei documenti di
pianificazione, rendendo i relativi contenuti più facilmente reperibili.
Mentre il XIII PQ (2016-2020) ha individuato 165 grandi progetti in 23
sezioni dedicate, ed il XIV PQ (2021-2025) ne ha proposti 102 in 17
sezioni dedicate.
Negli ultimi due piani quinquennali, si è posta particolare enfasi sul
monitoraggio dei principali progetti di ingegneria: tale pianificazione
necessariamente confronta di continuo i risultati con quelli di vari
dipartimenti e regioni. Non si tratta semplicemente di elencare progetti
di diversi settori, ma anche di effettuare un bilancio complessivo e di
evidenziare le priorità.
Oltre al “pacchetto di progetti”, si sono studiati e lanciati
simultaneamente una serie di “pacchetti politici”, che rendono il PQ una
raccolta di importanti iniziative a medio e lungo termine: quali
politiche di sostegno per lo sviluppo di nuove forze produttive, e di
politiche relative ad aree strettamente connesse al sostentamento delle
persone, come la sanità, l’istruzione e la sicurezza sociale. Questi
“pacchetti di politici” sono proposti chiaramente nel XV PQ, e
definiscono i requisiti direzionali per poi introdurre politiche
specifiche.
Già a partire dal VII PQ (1986-1990), i piani cinesi non sono stati solo
di sviluppo, ma anche piani di riforma. La III Sessione Plenaria del XX
Comitato Centrale del PCC (15-18 luglio 2024) ha definito oltre 300
compiti di riforma, specificando che tutti dovranno essere completati
entro il 2029. Il XV PQ sarà maggiormente integrato con la tempistica e
la tabella di marcia per le principali riforme. Ripensando alla Terza
Sessione Plenaria del XVIII Comitato Centrale del PCC (9-12 novembre
2013) essa si è concentrata sull’approfondimento complessivo dei compiti
di riforma, ed essi sono stati tutti completati entro il 2020, ed
infatti l’intero periodo del XIII PQ (2016-2020) è stato dedicato ai
suddetti compiti assegnati dalla predetta III Sessione Plenaria.
Dalla riforma alla riforma globale e approfondita, il percorso di
modernizzazione della RP della Cina è proceduto in modo costante ed
esteso, seguendo le logica stabilite dalle istituzioni. La riforma
globale e approfondita significa contrastare i fattori negativi,
eliminare per quanto possibile le incertezze e cogliere le certezze e le
iniziative che si possono trovare in un contesto di cambiamenti senza
precedenti, il più importante del secolo.
Il XV PQ rifletterà l’attuazione del nuovo ciclo di riforme globali e
approfondite durante il suo processo di pianificazione. La Decisione
della predetta III Sessione Plenaria del 2024 ha proposto di «promuovere
vantaggi complementari e uno sviluppo comune tra le diverse economie
proprietarie». Inoltre, all’inizio del 2024, la Commissione Nazionale
per lo Sviluppo e la Riforma ha richiesto pubblicamente argomenti di
ricerca per il XV PQ, uno dei quali era «Ricerca sulla costruzione di un
nuovo modello di sviluppo coordinato di alta qualità tra imprese
statali e private». Ad esempio, l’anzidetta Decisione ha proposto di
«stabilire una chiara divisione delle responsabilità, risorse
finanziarie coordinate e relazioni fiscali regionali equilibrate tra il
governo centrale e i governi locali». Anche la «ricerca
sull’ottimizzazione del rapporto fiscale tra il governo centrale e i
governi locali» è tra i suddetti argomenti di ricerca per il XV PQ.
Il XV PQ è al contempo una questione nazionale e riguarda anche le
famiglie. All’incrocio di molteplici riforme e obiettivi di
pianificazione, si garantiscono la stabilità e la felicità di centinaia
di milioni di persone. Prendiamo ad esempio la combinazione tra
l’espansione della domanda interna e il miglioramento del sistema di
distribuzione del reddito. Si ritiene che l’attuale scarsa domanda
effettiva sia dovuta principalmente a una domanda interna insufficiente,
la quale a sua volta è dovuta principalmente a consumi minimi da parte
delle famiglie. Il reddito è il fondamento e il prerequisito per il
consumo. La Decisione ha previsto disposizioni per il miglioramento del
sistema di distribuzione del reddito, affermando esplicitamente la
necessità di «aumentare la quota di reddito dei residenti nella
distribuzione del reddito nazionale».
La costruzione di un Paese con un forte senso di benessere per i
cittadini è considerata un importante obiettivo di sviluppo e che
l’aumento del reddito e dei consumi dei residenti dovrebbe assumere un
ruolo più rilevante, in modo che il miglioramento del potere d’acquisto
sia sincronizzato con il miglioramento della produttività. Ovviamente si
tratta di un compito a lungo termine e di un progetto sistematico, che
richiede un impegno globale in tutti i suoi aspetti, comprese le
riforme; ed esso non può certo risolversi in breve tempo.
È basilare la necessità di sviluppare e rafforzare il settore privato e
di attuare una politica che privilegi l’occupazione. La logica
fondamentale per aumentare la spesa dei cittadini è stabilizzare le
imprese, l’occupazione e il reddito e, in definitiva, i consumi.
Inoltre, solo affrontando le preoccupazioni di donne e uomini in materia
di assistenza sanitaria, istruzione e assistenza agli anziani si
possono realmente stimolare i consumi. Tutto si manifesterà col
combinare l’espansione della domanda interna con la promozione della
prosperità comune, in maniera che l’ampliamento della fascia di reddito
medio, favorisca il crescere delle fasce a basso reddito.
Giancarlo Elia Valori





