mercoledì 11 marzo 2026

Ricostruire i fondamenti della democrazia recuperando gli ideali repubblicani e socialisti di Mazzini e Garibaldi. Articolo di Luca Bagatin

 

Da molti anni mi chiedo il perché esistano ancora partitini di area laico-socialista-repubblicana, ma tali solo di nome e per nulla di fatto, che sostengono politiche e politici di stampo liberal capitalista, guerrafondaio, irresponsabile e di destra, più o meno estrema.

Destra più o meno estrema che, nei fatti, ha preso il sopravvento pressoché in tutto l'arco parlamentare, dopo il 1993, anche quando finge di chiamarsi “sinistra”, ma, nei fatti, porta avanti agende di deregolamentazione o soppressione dei diritti sociali, della rappresentanza democratica e sostiene realtà e politiche belliciste e che sopprimono la volontà dei popoli non occidentali e/o non liberal capitalisti, ad autodeterminarsi.

Me lo chiedo sia da ex militante politico dell'area laico-socialista-repubblicana, sia da studioso che si rifà proprio alla storia e alla cultura politica del PRI e del PSDI (fino agli Anni '60) e del PSI (a partire dal 1976).

Ovvero da persona che, aldilà delle sigle politiche e dei feticismi/fanatismi ideologici, ha da sempre un programma chiaro, che si sostanzia in: giustizia sociale; sovranità nazionale; indipendenza economica; democrazia il più possibile partecipativa; economia il più possibile socializzata e partecipativa, ove i lavoratori sono produttori e proprietari del loro lavoro e non dei salariati sfruttati dal capitale; società ordinata e moralizzata; cooperazione e sviluppo internazionale.

Un programma un tempo portato avanti da politici troppo spesso volutamente dimenticati o oscurati, oppure ingiustamente infangati, ma i cui nomi vorrei, qui come altrove, riportare. Proprio affinché siano ricordati, almeno da chi leggerà questo articolo.

Mario e Guido Bergamo; Alceste De Ambris; Gabriele d'Annunzio; Alfredo Bottai; Giulio Andrea Belloni; Randolfo Pacciardi; Roberto Tremelloni; Bettino Craxi.

Senza dimenticare due dei loro (e dei nostri) più celebri ispiratori: Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.

La politica e la Storia non si fanno né con i se, né con i ma, purtuttavia dalla Storia si dovrebbe imparare.

Di questo, ovvero di Storia e di cultura politica, in sostanza, ho preferito, negli anni, occuparmi, evitando di interessarmi sia di politica nazionale, che di beghe fra i politicanti italiani attuali, che, a mio avviso, lasciano il tempo che trovano e lo vediamo anche nella gestione dell'ultima crisi internazionale, che viene trattata con il solito servilismo nei confronti di Washington e con una superficialità e una ipocrisia totalmente inappropriate.

E ciò non solo dal governo, ma anche dalle sedicenti opposizioni, anche quelle come i Cinque Stelle che sembrano talvolta parlare bene, ma, una volta andate al governo, fanno l'esatto opposto di ciò che vanno affermando.

Ho preferito e preferisco occuparmi di politica estera, in particolare di realtà che hanno molto in comune con la cultura laico-socialista-repubblicana. Consapevolmente o meno.

Chi legge i miei articoli o ha letto i miei saggi lo può ben comprendere.

Interessante è la politica del Brasile di Lula, ad esempio. Quella cubana e socialista venezuelana (che hanno aspetti anche di democrazia partecipativa). Quella del socialismo con caratteristiche cinesi, che non è altro che economia socialista di mercato, ovvero quel socialismo adatto ai tempi promosso dai partiti laici della Prima Repubblica di area laico-socialista, almeno fino agli Anni '70/'80.

Ma, per comprenderlo occorre studiare, approfondire, andare oltre il paraocchi dell'ideologia.

Dice bene, poi, il mio caro amico Giorgio Pizzol, ex Senatore socialista, quando punta il dito contro le leggi elettorali italiane dal 1993 ad oggi, spiegando come queste violino la Costituzione e in merito vorrei rimandare al suo intervento riportato a questo link: https://ilparlamento.eu/legge-elettorale-lopinione-di-giorgio-pizzol/

Per non parlare delle violazioni della Costituzione per ciò che attiene l'Art. 11, il quale recita che l'Italia ripudia la guerra e quindi dovrebbe chiamarsi fuori da ogni conflitto che non la veda direttamente attaccata.

Cosa ci facevamo noi nell'ex Jugoslavia; Libia, Afghanistan e via discorrendo? Perché inviamo, da qualche anno, armi a Paesi né UE, né NATO? Perché sanzioniamo Paesi, spesso a nostro discapito economico, anziché cooperare con loro?

Difronte a ciò, che fare?

Quando i politicanti della cosiddetta Seconda Repubblica, sorta da un golpe che ha distrutto i partiti democratici di governo e cavalcata da poteri forti nazionali e internazionali; post-comunisti approdati al capitalismo assoluto; post-fascisti; leghisti; liberisti; comici; banchieri... hanno svuotato il Paese di ogni possibile contenuto attinente alla giustizia sociale; sovranità nazionale; indipendenza economica, cosa altro puoi fare, se non chiamarti fuori dal circo e, per quel che ti compete, cercare di denunciarlo?

E soprattutto spiegare ai più giovani o a chi ha la pazienza di ascoltare, come sono e come vanno le cose.

Del resto non è solo fenomeno italiano, ma europeo, visto che in tutta UE è stata distrutta la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, per fare spazio a banchieri centrali e commissari irresponsabili e bellicisti, che o sono al servizio di Washington, oppure non sanno che pesci prendere.

Gli spazi di libertà, partecipazione e democrazia si riducono sempre più. Le opposte tifoserie (spesso strumentali e strumentalizzate) la fanno da padrone e così le censure (sempre più provenienti da cosiddetti “liberali” o “riformisti”, o sedicenti tali) nei confronti di chi la pensa o ragiona diversamente.

I più deboli vengono bombardati, abusati, vilipesi, mal curati o non curati.

La criminalità pullula nelle strade, ma per la politica nostrana la priorità sembra un referendum inutile e costoso, il cui esito non sposterà, per il cittadino medio, una sola virgola (e infatti avrebbe senso, come farò io stesso, astenersi).

C'è di che indignarsi. E non poco.

Pier Paolo Pasolini – cantore degli ultimi e di coloro i quali non sapevano di avere dei diritti - scrisse, nel 1960, frasi che potrebbero adattarsi anche all'oggi: “Noi abbiamo un potente mezzo di lotta: la forza della ragione, con la coerenza e la resistenza fisica e morale che essa dà. È con essa che dobbiamo lottare, senza perdere un colpo, senza desistere mai. I nostri avversari sono, criticamente e razionalmente, tanto deboli quanto sono poliziescamente forti: non potranno mentire in eterno. Dovranno pur rispondere, prima o poi alla ragione con la ragione, alle idee con le idee, al sentimento col sentimento. E allora taceranno: il loro castello di ricatti, di violenze e di menzogne crollerà...”.

Personalmente auspicherei la nascita, così come l'auspicavo quando ero più giovane, vent'anni fa, di una concentrazione socialista e repubblicana mazziniana, alleata unicamente ai cittadini e a nessuna altra forza politica. Che si ponga come primo compito quello di istruire i cittadini e di elevarli moralmente e politicamente. Non già di gettarsi nel fango delle elezioni (che premiano sempre e solo chi imbroglia meglio il prossimo e ha i mezzi economici per farlo), ma per ricostruire i fondamenti della democrazia, secondo gli insegnamenti di giustizia sociale; sovranità nazionale e indipendenza economica di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi.

Luca Bagatin

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martedì 10 marzo 2026

Cuba per il rispetto del diritto internazionale e dell'autodeterminazione dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Cuba si schiera in difesa del diritto internazionale e, in particolare, del diritto inalienabile dei popoli all'autodeterminazione.

Questo quanto ha sottolineato il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, il quale ritiene necessario il rispetto del diritto di ogni Paese a scegliere il proprio sistema politico, economico e sociale, senza alcuna interferenza esterna.

Il Ministro Rodriguez sostiene dunque le stesse tesi del suo omologo cinese, Wang Yi, ovvero il porre al primo posto, nelle relazioni internazionali, il dialogo, la cooperazionee l'impegno per il multilateralismo.

In un quadro di uguaglianza sovrana degli Stati e attraverso la risoluzione pacifica delle controversie, rifiutando ogni uso della forza e delle minacce.

Appare chiaro che il riferimento è alla sconsideratezza degli Stati Uniti d'America che, con Trump, hanno mostrato il loro volto sempre più prevaricatore e barbarico.

Un Trump che, il 3 gennaio, ha aggredito il Venezuela e rapito il suo legittimo Presidente, assieme alla moglie; ha intensificato l'embargo contro Cuba, addirittura considerandola una minaccia per la sicurezza nazionale degli USA e ha attaccato indiscriminatamente l'Iran, senza che questi avesse mostrato alcuna ostilità.

Il Ministro Rodriguez, infatti, ha denunciato anche gli attacchi di USA e Israele contro l'Iran e il Libano e ha chiesto la cessazione dei bombardamenti contro la popolazione civile e invitato il Consiglio di Sicurezza e l'Assemblea delle Nazioni Unite a esercitare le loro funzioni in difesa di pace e sicurezza globali.

Luca Bagatin

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domenica 8 marzo 2026

Buon 8 Marzo, Festa Internazionale della Donna

La saggezza della Repubblica Popolare Cinese difronte all'instabilità globale. Articolo di Luca Bagatin

 

A margine della quarta sessione della 14esima Assemblea Nazionale del Popolo, tenutasi a Pechino, il Ministro degli Esteri cinese ha risposto, in conferenza stampa, alle domande relative alla posizione della Repubblica Popolare Cinese in questo momento di grande turbolenza internazionale.

Relativamente ai rapporti fra Cina e Stati Uniti, il Ministro Wang ha spiegato come nessuna delle due parti possa rimodellare l'altra, ma entrambe debbano cercare di interagire in modo costruttivo, eliminando inutili interruzioni dei rapporti.

Pur criticando fermamente le azioni militari statunitensi in Medio Oriente, in Ministro Wang intende stabilizzare i rapporti con Washington. 

Egli ha affermato che la Cina non condivide la logica della “co-governance tra le grandi potenze”, ma occorre tenere conto che sul pianeta vi sono oltre 190 Paesi e che la Storia mondiale debba essere scritta collettivamente da tutte le nazioni. Il futuro dell'umanità - secondo il Ministro Wang - deve dunque essere creato congiuntamente dai popoli di tutti i Paesi.

La posizione cinese si fonda su “diversità e coesistenza”, che sono i fondamenti della natura della comunità umana e ha sostenuto che la coesistenza multipolare sia la forma più appropriata per il panorama internazionale.

Il Ministro ha ricordato come la Storia ci insegni che la rivalità fra grandi potenze e lo scontro fra i blocchi porta unicamente a sofferenze e disastri per l'umanità.

Per questa ragione la Cina non intende seguire il principio secondo il quale “un Paese forte è destinato a cercare l'egemonia”.

Le linee guida della politica estera cinese rimarranno fondate sulla costruzione di un mondo “multipolare, equo e ordinato”. Laddove, ha spiegato il Ministro Wang, “equo” significa che i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni e forza, vanno considerati parti paritarie della comunità internazionale. “Ordinato”, significa che tutti i Paesi devono rispettare le regole internazionali riconosciute, ovvero gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme che regolano le relazioni internazionali.

Secondo il Ministro Wang, per costruire un ordine multipolare, occorre che le grandi potenze, dotate di maggiori risorse, debbono a loro volta e pertanto assumersi maggiori responsabilità al fine di raggiungere tali obiettivi di equità e ordine.
Relativamente all'aggressione statunitense e israeliana all'Iran, il Ministro ha sottolineato, citando un antico proverbio cinese, che “Le armi sono strumenti minacciosi e non dovrebbero essere usate senza discrezione”.

E ha affermato che “questa è una guerra che non avrebbe dovuto accadere, è una guerra che non porta alcun beneficio a nessuno”, spiegando come la Storia del Medio Oriente insegni che la forza non abbia mai fornito soluzioni e che i conflitti armati hanno sempre fomentato odio e generato nuove crisi.

Il Ministro Wang ha inoltre sottolineato come la Cina intenda continuare a sostenere e cooperare con i Paesi del Sud del Mondo; salvaguardare e rafforzare il ruolo dell'ONU e si opponga a qualsiasi egemonia. Promuovendo indipendenza, pace e sviluppo globali.

Relativamente alle tensioni con un Giappone sempre più bellicista e militarista, governato dall'estrema destra, il Ministro Wang ha affermato che la Cina non permetterà più a nessuno di giustificare il colonialismo e che “Il futuro delle relazioni tra Cina e Giappone dipende dalla scelta del Giappone”.

Luca Bagatin

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sabato 7 marzo 2026

Luce, Vita, Amore e Libertà contrapposte all'ingiustizia. Vera Volontà contro Ego (paura, ignoranza, stupidità)

Mentre i pazzi invasati pregano un dio che non conoscono, nei loro sacrileghi studi ovali, invadono Stati e gettano bombe, seminando sofferenza e odio, animati dall'Ego (paura, ignoranza, stupidità), noi non smetteremo di combattere il loro totalitarismo e le loro menzogne.
V per Vittoria
V per Vera Volontà
Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge.
Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà.
93/93/93

L. B. 

Il simbolo "V per Vittoria", "V per Vera Volontà"

Luce, Vita, Amore e Libertà.
I principi della filosofia Thelema diffusi dal mago, esoterista e scrittore britannico Aleister Crowley, assieme al simbolo della “V per Vittoria", da egli utilizzato (suggerendone l'uso pubblico a Winston Churchill) per contrapporlo alla svastica nazista e al potere magico di tale simbolo, durante la Seconda Guerra Mondiale.

La “V” quale simbolo che si contrappone all'ingiustizia.

Come riportato dall'articolo del 10 ottobre 2018, pubblicato da “Thelemic Union” (al seguente link: https://thelemicunion.com/v-for-victory), “Il simbolo “V per Vittoria”, fa riferimento alla storia di Iside, Apophis e Osiride, come è illustrato nel Rituale Minore dell'Esagramma, pubblicato per la prima volta da Crowley in “The Equinox I, nr. 3, nel 1910. In questo rituale, la svastica è usata per rappresentare il lutto di Iside, e la “V” è usata per simboleggiare Apophis o Tifone il distruttore. Questo simbolismo spiega l'uso della "V" da parte di Crowley come contrasto alla svastica, poiché Apophis uccide Osiride, causando il lutto di Iside”.

Questo simbolismo spiega dunque l'uso della "V" da parte di Crowley come contrasto alla svastica. Ovvero la giustizia spirituale composta di LUCE – VITA – AMORE - LIBERTA' combatte l'ingiustizia nazista e ogni forma di ingiustizia e prevaricazione.

Secondo il principio: "Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. L'Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà".

L. B.


"Nell'oscurità di un futuro passato, il mago desidera vedere. Un uomo canta una canzone tra questo mondo e l'altro: Fuoco cammina con me"

(Mark Frost, "I segreti di Twin Peaks") 

giovedì 5 marzo 2026

La Cina in prima linea per la de-escalation anche nel conflitto in Medio Oriente. Articolo di Luca Bagatin

 

A gettare acqua sul fuoco dell'ennesimo conflitto internazionale, oltre alla Spagna, in prima linea si trova la Repubblica Popolare Cinese, ove in questi giorni – a Pechino – si sta tenendo la sessione annuale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, massimo organo consultivo del Paese.

La politica estera cinese è storicamente votata alla risoluzione delle controversie internazionali, al dialogo, alla stabilità e al mutuo vantaggio (e non certo ad aggravare i conflitti, intervenendo militarmente, come scioccamente vorrebbe o potrebbe pensare qualcuno, abituato a ragionare “all'occidentale”, ovvero in maniera bellicista e superficiale) e, anche nell'ambito dell'aggressione all'Iran da parte di Trump e Netanyahu, non si smentisce.

La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha infatti ulteriormente espresso la preoccupazione della Cina per la situazione in Medio Oriente.

Ha ricordato che il Ministro degli Esteri Wang Yi ha tenuto colloqui telefonici con i Ministri degli Esteri di Russia, Iran, Oman, Francia, Israele, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, spiegando come gli scopi della Carta delle Nazioni Unite debbano essere rispettati e come occorra opporsi all'uso indiscriminato della forza nelle relazioni internazionali.

Il Ministro Wang ha, non solo invitato le parti in conflitto a interrompere ogni azione militare, evitando un'ulteriore escalation, ma anche a garantire la sicurezza dei civili e ad astenersi dall'attaccare strutture civili.

La Cina intende, pertanto, inviare l'Ambasciatore Zhai Jun, già inviato speciale per la questione mediorientale nel 2019, al fine di compiere sforzi concreti per promuovere la de-escalation fra le parti coinvolte.

Luca Bagatin

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martedì 3 marzo 2026

Tutto il mondo socialista autentico contro l'attacco all'Iran e per il rispetto del diritto internazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

Non solo la Repubblica Popolare Cinese, ma tutto il resto del mondo socialista autentico e serio, condanna l'aggressione all'Iran da parte dei regimi di Trump e Netanyahu.

Il Premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, oltre a condannare “l'azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele, che pone le basi per un'escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile”, ha negato al regime USA l'uso delle sue basi di Rota e Moron per le operazioni belliche contro l'Iran.

Il Premier socialista slovacco Robert Fico ha dichiarato, attraverso un video sui social, che “Con l'attacco all'Iran assistiamo all'ennesima dimostrazione del totale collasso dell'ordine mondiale e del completo disprezzo del diritto internazionale. I grandi e i potenti fanno quello che vogliono. L'ONU è impotente e noi piccoli possiamo solo stare a guardare e lamentarci”.

Egli ha altresì aggiunto che “Ancora una volta si dimostra quanto l’UE sia insignificante, quanto nessuno la prenda sul serio. Nessuno ci ha preso sul serio a Gaza, in Venezuela, ora in Iran. L’unica cosa che alcuni attori dell’UE sono in grado di fare è fomentare la guerra in Ucraina”.

Il leader socialista britannico, ex leader laburista, Jeremy Corbyn, oltre a condannare l'attacco all'Iran e chiedere la difesa del diritto internazionale, ha scritto sui social che “Permettendo alle forze statunitensi di utilizzare le basi britanniche per bombardare l'Iran, Keir Starmer sta riecheggiando l'obbedienza di Tony Blair a Washington, trascinando la Gran Bretagna in un'altra guerra costosa, catastrofica e illegale”.

Il leader socialista de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, oltre a richiedere una commissione d'inchiesta parlamentare sul caso Epstein e i suoi ricatti a livello internazionale, ha dichiarato sui social: “L'escalation della guerra scatenata da Trump e Netanyahu sta portando a una conflagrazione su larga scala. Deve cessare. La Francia non deve intervenire militarmente. Deve fare tutto il possibile per garantire un cessate il fuoco immediato. In Medio Oriente, la Francia deve dichiarare inequivocabilmente: giù le mani dal Libano!”, inoltre ha dichiarato che “La guerra di Netanyahu e Trump contro l'Iran causerà ovviamente uno shock economico molto grave. Prezzi del petrolio e del gas? Certo, certo. Ma che dire del conseguente impatto su tutti i settori che dipendono da essi? E anche dell'impatto potenzialmente catastrofico sulle bolle finanziarie globali”.

Preoccupazione anche da parte del Sen. Democratico statunitense di orientamento socialista Bernie Sanders, il quale nei giorni scorsi ha dichiarato: Il Presidente Trump, insieme al suo alleato israeliano di estrema destra Benjamin Netanyahu, ha avviato una guerra illegale, premeditata e incostituzionale. Tragicamente, Trump sta giocando d'azzardo con vite e ricchezze americane per realizzare l'ambizione decennale di Netanyahu di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto armato con l'Iran. La Costituzione degli Stati Uniti è chiara. È il Congresso che dichiara guerra, non un Presidente che agisce unilateralmente. Il Senato deve riunirsi immediatamente e votare una risoluzione sui poteri di guerra in sospeso, che sosterrò con forza. Inoltre, questo attacco contro l'Iran è una chiara violazione del diritto internazionale e creerà maggiore instabilità in un mondo già pericoloso. Se gli Stati Uniti e Israele possono lanciare un attacco contro una nazione sovrana, lo può fare qualsiasi altro Paese. La forza non fa il diritto. Crea anarchia internazionale, morte, distruzione e miseria umana. Al popolo americano è stata detta una bugia sul Vietnam. Al popolo americano è stata detta una bugia sull'Iraq. Oggi gli viene detta di nuovo una bugia, e ancora una volta saranno le persone comuni a pagarne il prezzo. Il popolo del nostro Paese, indipendentemente dalle sue convinzioni politiche, non vuole una guerra senza fine. Vuole un lavoro dignitoso, un'assistenza sanitaria e una casa che possa permettersi. Vuole che i suoi figli ricevano un'istruzione eccellente. Non dobbiamo permettere a Trump di costringerci a un'altra guerra insensata. Nessuna guerra con l'Iran”.

Preoccupato anche l'ambasciatore brasiliano Celso Amorim, il quale ha affermato che il Brasile “deve prepararsi allo scenario peggiore, poiché il conflitto con l'Iran potrebbe aggravarsi”.

E anche il socialista e comunista Partito Iraniano del Tudeh, bandito in Iran, così come lo sono tutti i partiti comunisti e socialisti, dai tempi della Rivoluzione khomeinista, è intervenuto, con un comunicato critico sia nei confronti del regime iraniano che di quelli di USA e Israele: “In seguito agli attacchi aggressivi del regime criminale di Netanyahu e dell'imperialismo statunitense sul suolo iraniano, Ali Khamenei, leader supremo del regime e dittatore che negli ultimi trentasette anni, attraverso politiche distruttive e l'ideologia reazionaria dell'"Islam politico", ha spinto il Paese sull'orlo della guerra e della distruzione, insieme a numerosi membri della sua famiglia e stretti collaboratori, nonché ad alcuni comandanti della Guardia Rivoluzionaria e repressori del popolo, sono stati uccisi.

Negli ultimi trentasette anni, in qualità di Guida Suprema assoluta, Ali Khamenei ha determinato le principali politiche economiche e la direzione politica del Paese ed è stato il principale responsabile della sanguinosa e violenta repressione di ogni protesta contro le politiche distruttive della Repubblica Islamica. Adottando politiche economiche volte a garantire gli interessi del grande capitale, ha trascinato decine di milioni di iraniani nella povertà e nella miseria. La sua famiglia e i suoi stretti collaboratori hanno inoltre saccheggiato la ricchezza e le risorse del Paese. La morte della Guida Suprema del regime può segnare l'inizio di sviluppi che aprono la strada al governo del popolo sul proprio destino e sulla propria vita e all'alba della libertà e della giustizia nel Paese. Allo stesso tempo, sappiamo che l'imperialismo statunitense e i suoi alleati regionali, in particolare il governo razzista di Netanyahu, e i loro agenti iraniani come Reza Pahlavi, nutrono sinistri piani per distruggere il paese e le sue capacità, per trasformare l'Iran in una semi-colonia statunitense nella regione o per coinvolgere l'Iran in prolungate guerre civili etnico-religiose (come in Libia o in Siria), con l'obiettivo di distruggere completamente la sovranità nazionale e frammentare l'Iran.(...)

Oggi, la richiesta della maggioranza del nostro popolo è la completa trasformazione del sistema politico fondato sull'istituzione reazionaria della Tutela del Giurista (Velayat-e Faqih), la completa separazione tra religione e governo e il passaggio a un sistema basato sulla libertà e su strutture democratiche ed elettive scelte dal popolo per realizzare i diritti democratici, le libertà e la giustizia sociale.

(…)

Sarà il popolo iraniano a decidere il futuro dell'Iran!

Libertà per tutti i prigionieri politici, ideologici e civili!

Viva la pace, sia salda la sovranità nazionale, avanti verso l'istituzione di un governo nazionale e democratico!".

Chissà, purtuttavia, se l'ultima parola sarà lasciata al popolo oppure, come è facile immaginare in questo momento, sarà lasciata alla sopraffazione e al sopruso dei nuovi colonizzatori...

Luca Bagatin

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