giovedì 22 ottobre 2026

Jeffrey Sachs e Dario Rivolta, due testimoni e analisti del nostro tempo per un'Europa autonoma e orientata alla pace. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 14 ottobre 2026, al Parlamento europeo, l'importante economista statunitense Jeffrey Sachs, presentato dal deputato indipendente cipriota Fidias Panayiotou e dal deputato del Movimento Cinque Stelle Danilo Della Valle, ha tenuto un discorso di estrema profondità, pragmatismo e attualità.

Un discorso che Sachs ha intitolato, significativamente, “Come fare la pace in un mondo folle” e che si può leggere integralmente anche sul suo sito ufficiale a questo link: https://www.jeffsachs.org/recorded-lectures/sfyp6ea3p6sb4996yhxha755ar4m5l.

Non posso, dunque, che riassumerne qui i punti salienti, perché meritano tutti attenta lettura e riflessione.

Sachs ha esordito facendo presente che, in quest'epoca “strana”, nella quale gli USA e l'Europa sono “in una profonda crisi politica”, “può succedere di tutto”.

Egli ha fatto presente che “La retorica bellica che ha travolto l'Europa è scioccante ed estremamente pericolosa” e “a questo si aggiunge una politica americana completamente fallimentare, in un Paese che dovrebbe essere un vostro alleato”.

Riferendosi a Trump, peraltro, ha sottolineato che “non abbiamo mai avuto un Presidente peggiore nella nostra storia, nessuno più incompetente, instabile, stupido e pericoloso dal punto di vista del carattere. È una figura patologica, oltre a tutti i suoi altri limiti”.

Sachs ha poi spiegato come, oggi, l'Asia sia diventata sempre più centrale, nella geopolitica ed economia globale.

In merito alla Repubblica Popolare Cinese e all'India, in particolare, ha affermato, fra le altre cose, che “Ho lavorato in Cina per oltre 40 anni e in India, a intermittenza, per più di 40 anni. Per me, assistere alla fine della povertà e all'affermarsi dello sviluppo economico è una grande storia di successo. Posso affermare con certezza, per esperienza diretta, che il popolo cinese ha lavorato senza sosta per 40 anni per raggiungere questo obiettivo”.

Si è detto scandalizzato del fatto che gli USA vedano questo come un aspetto negativo e che vorrebbero una guerra con la Cina.

“Perché?”, si è chiesto l'economista statunitense. “Perché la Cina è cresciuta ancora una volta. Anzi, ha avuto l'incredibile sfrontatezza di avere un'economia più grande di quella degli Stati Uniti. Riuscite a immaginarlo? Questa è l'insolenza della Cina. Certo, hanno quattro volte più abitanti, quindi l'unico modo in cui avrebbero potuto avere un'economia più piccola sarebbe stato quello di rimanere a meno di un quarto del nostro reddito pro capite. Hanno deciso di non farlo. Hanno deciso di voler vivere una vita normale. E guarda un po', se moltiplichiamo una vita normale per 1,4 miliardi di persone e la confrontiamo con gli Stati Uniti e i loro 340 milioni di abitanti, la Cina risulta essere più grande in termini assoluti”.

La crescita economica cinese viene spesso percepita, negli ambienti strategici statunitensi, come una sfida alla tradizionale posizione di preminenza americana. Sachs interpreta dunque tale dinamica come uno dei fattori alla base delle tensioni fra Washington e Pechino.

Egli ha poi aggiunto che gli USA considerano negativamente anche la Russia e, ironicamente, ha affermato che – per gli USA - “il crimine più grande della Russia è quello di avere 17 milioni di chilometri quadrati”. “Perché lo dico?”, si è chiesto Sachs, “Perché con 17 milioni di chilometri quadrati, la Russia è diventata nemica dell'Impero britannico già nel 1840, ed è diventata nemica degli Stati Uniti d'America quando gli Stati Uniti hanno preso il posto dell'Impero britannico nel 1945. Non importa cosa facciano la Russia o l'Unione Sovietica, rimangono sempre un nemico. E se ci si comporta in questo modo abbastanza a lungo, si finisce con la guerra in Ucraina”.

Sachs ha altresì affermato che “Quello che ho appena detto mi rende un apologeta di Putin, un vile portavoce della propaganda russa e ogni altro insulto che potrebbe essermi affibbiato. Ma lavoro lì in prima persona da 37 anni. Non sono l'apologeta di nessuno. Tra l'altro, non sono mai stato stipendiato da nessuno, nel caso qualcuno sentisse mai qualcosa di contrario. Ho adottato questa politica 40 anni fa, quando ho iniziato a fornire consulenza alla Bolivia e qualcuno mi ha attaccato politicamente per essere un consulente esterno. Ho deciso in quel preciso istante che non avrei mai accettato un centesimo da un governo e ho fornito consulenza a decine di governi senza altro che il mio stipendio accademico. Quindi, per essere assolutamente chiari, nulla di ciò che sto dicendo è dovuto al fatto che io sia un consulente o un dipendente retribuito di qualcuno. Non lo sono mai stato e non ho nemmeno bisogno di controllare i conti, perché questa è stata la mia politica per tutta la mia carriera”.

Sachs ha poi spiegato che Gorbaciov, di cui fu consigliere del team economico nel 1990, parlò per primo di “patria comune europea”.

Ricordando quegli anni, nei quali fu consigliere anche del governo polacco, nel 1989, Sachs ha affermato che “Avevamo la pace tra le mani per un secolo a venire, se l'avessimo voluta, perché i russi erano piuttosto esausti dopo settant'anni di bolscevismo. Non era certo il sistema economico più efficiente. Volevano uscirne. Volevano pace, cooperazione e amicizia”.

Sachs ricorda poi come in quegli anni propose vari pacchetti economici per risollevare le sorti economiche della Polonia e dell''Unione Sovietica ma... “Quando proposi la stessa cosa per l'Unione Sovietica, fu respinta senza mezzi termini”, ha affermato l'economista.

L'economista statunitense ha poi proseguito illustrando un passaggio fondamentale: “Il grande crimine della Russia è stato quello di essere grande, proprio come il grande crimine della Cina. Ho appena pubblicato un libro in tedesco, uscito ieri, sulla russofobia in Europa. Nel primo capitolo racconto uno splendido studio dello storico John Howes Gleason, pubblicato nel 1950, intitolato " La genesi della russofobia in Gran Bretagna" . Gleason pose una domanda toccante, di assoluta attualità. Gran Bretagna e Russia erano alleate nella Sesta Coalizione che sconfisse Napoleone nel 1813 e nel 1814. Circa venticinque anni dopo, erano nemiche. Cosa accadde? Perché gli inglesi arrivarono a odiare i russi? Così studiò gli atti parlamentari (Hansard) e ogni altro documento pubblicato. Lesse tutto ciò che fu detto alla Camera dei Comuni e ogni discorso. La sua conclusione in questo splendido libro è che la Russia non fece nulla. La Gran Bretagna si convinse semplicemente che la Russia fosse così grande da rappresentare una minaccia per l'India, per l'Impero britannico in India, e che avrebbe invaso l'India attraverso il Passo Khyber. Quello fu il Grande Gioco, qualcosa che, tra l'altro, non balenò mai nella mente dello Zar. Ma la Gran Bretagna si lasciò trasportare dall'entusiasmo, e nel 1840 la Russia era diventata il nemico. Nel 1854 la Gran Bretagna entrò in guerra in Crimea, con Palmerston, l'imperialista per eccellenza, come principale sostenitore del conflitto e, dal 1855, come Primo Ministro. Perché? È una lunga storia, ma in sostanza l'obiettivo era quello di schiacciare la Russia nel Mar Nero. Nel 1853 la Russia aveva accettato la Nota di Vienna, una soluzione diplomatica alla crisi di Valacchia e Moldavia, e non c'era motivo di entrare in guerra. Eppure la Gran Bretagna insistette, e Palmerston disse: "Andiamo avanti verso Sebastopoli". Il motivo era che voleva ridurre la Russia a un'entità insignificante, in modo che non potesse più minacciare l'Impero britannico. Questo, tra l'altro, si chiama valori occidentali. Seguì una sanguinosa guerra di tre anni, la guerra di Crimea”.

Tornando al presente, Jeffrey Sachs ha spiegato che “Questa non è la guerra di Putin. Questa è la nostra guerra, signore e signori. È nata in un modo leggermente diverso, ma molto simile. I nostri strateghi negli anni '90 si sono convinti che gli Stati Uniti fossero la principale potenza mondiale. Scegliete voi l'espressione: siamo l'unica superpotenza mondiale; siamo la nazione indispensabile; siamo, come disse una delle mie segretarie di Stato meno preferite, Madeleine Albright, il paese che vede più lontano di ogni altro. Cercate cosa dice l'America di se stessa. Tutto ciò a cui gli strateghi americani riuscivano a pensare era: quali sono le nostre minacce? Beh, in realtà nessuna. Siamo così potenti che nessuno può affrontarci. L'unica che riusciamo a vedere è la Russia. La Russia è grande, quindi dobbiamo solo assicurarci che rimanga una potenza di terzo livello, o che si disintegri, come voleva Brzezinski”.

Egli ha poi aggiunto come, nel gennaio e febbraio 1990 “si decise di circondare la Russia con la NATO e con i sistemi missilistici Aegis. (…) Nel 1994 Clinton aveva deciso che la NATO si sarebbe espansa. Persino il suo Segretario alla Difesa, William Perry, un vero gentiluomo, pensò di dimettersi perché considerava questa decisione terribile. Il nostro statista di spicco, George Kennan, scrisse nel 1997 che l'espansione della NATO sarebbe stato l'errore più fatale della politica americana in tutta l'era post-Guerra Fredda. Kissinger, che non era certo un uomo affabile, partecipò a un dibattito nel 1994 che dovreste assolutamente guardare, perché vi aiuterà a comprendere meglio la guerra. Discusse con Jack Matlock, il nostro ambasciatore in Unione Sovietica negli ultimi anni del conflitto. Un tempo, nei media americani, si parlava davvero di informazione; si poteva assistere a un dibattito serio, di mezz'ora, su una questione importante. Oggi non abbiamo più niente del genere. Nel 1994 Robert MacNeil intervistò Kissinger e Matlock sull'allargamento della NATO. MacNeil chiese a Matlock se la NATO dovesse espandersi, e Matlock rispose di no: stavamo costruendo relazioni migliori con la Russia, non c'era alcun rischio e non c'era motivo di provocare nulla. Poi si rivolge a Kissinger: "Signor Kissinger, la NATO dovrebbe allargarsi?" "Sì, la NATO dovrebbe allargarsi." "Perché? La Russia è una minaccia?" "No, no, la Russia non è una minaccia." "Beh, questi paesi che chiedono l'adesione alla NATO sono in pericolo?" "No, non sono affatto in pericolo." "Beh, signor Kissinger, questo non inimicherà la Russia?" "Sì, lo farà." "Allora perché, signor Kissinger, la NATO dovrebbe allargarsi, se inimicherebbe la Russia?" E Kissinger risponde: se non si può inimicarsi la Russia quando è debole, cosa si farà quando è forte? Questa è la logica”.

Sachs ha poi elencato i numerosi passaggi relativi all'allargamento ad Est della NATO, sostenuti da tutti i Presidenti statunitensi che si sono succeduti.

Egli si è poi soffermato a spiegare che “Nel 2008 si tenne il vertice NATO di Bucarest e il primo giorno Bush affermò la necessità di impegnarsi per l'allargamento della NATO a Ucraina e Georgia. La cancelliera Merkel replicò: "George, non credo sia una buona idea. È una linea rossa per la Russia. Non è affatto sicuro". "Angela, Angela, dai. Dobbiamo trovare un accordo. Siamo l'alleanza occidentale. Non trattenerti". Esercitarono pressione e il secondo giorno raggiunsero un compromesso. Annunciarono l'allargamento della NATO a Ucraina e Georgia, ma senza fissare una data. Leggendo le memorie della Merkel, pubblicate nel 2024, si evince che in Russia questo annuncio sarebbe stato percepito come una vera e propria dichiarazione di guerra”.

Relativamente a ciò, Sachs ha affermato che, arrivati a questo punto, “L'Europa avrebbe dovuto alzarsi e dire: questa è una sciocchezza, questa è una provocazione, questa è completamente inutile. L'Europa avrebbe dovuto fermarla di colpo. Invece la Merkel ha ceduto, i francesi hanno ceduto, e quella è stata l'ultima volta che abbiamo sentito parlare di politica estera europea”.

Ironicamente, l'economista statunitense ha aggiunto che, da allora, nessuno nell'UE ha più protestato contro gli USA, salvo per dire “"Per favore, papà, non invadere la Groenlandia. Ti daremo tutte le basi che vuoi. Puoi fare quello che vuoi. Puoi avere tutti i minerali. Basta che non invadi". E in secondo luogo: "Per favore, non concludere l'accordo sul diesel", l'accordo di Trump con Putin per revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo”

In merito a Trump, Sachs ha affermato che “è la persona più idiota e incompetente che abbia mai ricoperto la presidenza, semplicemente perché non riesce a sostenere un'idea coerente per un giorno intero”.

Il problema, ad ogni modo, è che l'UE non ha fatto nulla, in tutti questi anni, per arginare le politiche sconsiderate di Washington, ha affermato Sachs.

Egli ha poi spiegato quanto accaduto in Ucraina a partire dal 2014. Ha spiegato come l'allora Presidente Yanukovych “Sostenne che l'Ucraina dovesse rimanere neutrale, e aveva ragione, e l'opinione pubblica ucraina, con una maggioranza schiacciante (circa il 60% contro il 20%), si oppose all'ingresso della NATO nel Paese. Gli Stati Uniti dissero che dovevamo sbarazzarci di quest'uomo. Potete chiamarla Rivoluzione della Dignità di Maidan, se volete. Io la chiamo colpo di stato. Potreste chiamarla operazione di cambio di regime, o rivoluzione colorata; usate il nome che preferite. Ma la mia collega Victoria Nuland distribuì biscotti a Maidan, e gli Stati Uniti avevano speso circa 5 miliardi di dollari per contribuire a realizzarla. Dovevamo sbarazzarci di lui, perché l'allargamento della NATO ha bisogno di Paesi che chiedano l'alleanza occidentale, non di Paesi che chiedono la neutralità”.

Ed ha aggiunto che “Si arriva quindi a un colpo di stato, e naturalmente tutto il resto ne consegue. La Russia interviene in Crimea e nel Donbass. Certo che interviene; sa cosa l'aspetta. E propone, nel febbraio successivo, qualcosa che in realtà non era male, ovvero gli accordi di Minsk. Gli accordi di Minsk sono molto interessanti, perché non si trattava di una rivendicazione territoriale russa. Non era il presidente Putin che si atteggiava a Pietro il Grande per ricostruire l'Impero russo, né nessuna delle altre assurde propaganda che si sentono a Bruxelles, a Berlino, a Washington e soprattutto a Londra. Non era niente del genere. Diceva: concedete l'autonomia alla regione a maggioranza russa. E sapete da dove è nata l'idea, in larga parte? È nata a Bolzano, in Alto Adige, perché la Merkel conosceva l'esperienza della minoranza germanofona in Alto Adige, che aveva avuto un grande successo ed era molto prospera. Abbiamo parlato con il sindaco di Bolzano, che ci ha detto che la Merkel veniva spesso e pensava che sarebbe stato un ottimo modello per Minsk II. E lo sarebbe stato, se non fosse che gli Stati Uniti hanno detto di no: l'Ucraina è uno stato unitario. Questo nonostante l'accordo di Minsk II fosse stato firmato e poi approvato all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno rifiutato, e l'Europa si è allineata. C'è stato il processo di Normandia, ricorderete, in cui Germania e Francia avrebbero dovuto essere garanti dell'accordo di Minsk II, e sono rimaste completamente in silenzio. La stessa Merkel ha poi affermato che si trattava solo di una fase transitoria e non di un vero accordo. Non credo, tra l'altro, che intendesse questo all'inizio. È una persona migliore di così. Ma questo è ciò che le è stato detto di dire a posteriori, e questo è ciò che è successo. Così l'accordo di Minsk II è scomparso”.

Jeffrey Sachs ha sottolineato, dunque, che la guerra in Ucraina si sarebbe assolutamente potuta evitare, anche perché “Nel dicembre 2021 il presidente Putin ha presentato delle bozze di accordi con la NATO e con gli Stati Uniti in materia di sicurezza. Il punto centrale era il divieto di un ulteriore allargamento della NATO. C'erano anche altre rivendicazioni che, a mio avviso, la NATO non avrebbe mai dovuto accettare, né avrebbe mai potuto accettare, ma il fulcro era: fermare l'allargamento della NATO. Così ho chiamato la Casa Bianca, la Casa Bianca di Biden. Pensavo che fossero miei amici. Ho parlato con Jake Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale, e gli ho detto: "Jake, accetta l'accordo. Prendi la via d'uscita. Evita una guerra". Lui ha risposto: "No, Jeffrey. La NATO ha una politica di porte aperte. Non possiamo dichiarare che la NATO non si allargherà". Ho replicato: "Jake, stai scherzando? Davvero? Il Messico ha una politica di porte aperte per ospitare una base cinese? Il Canada ha una politica di porte aperte per ospitare una base russa a Windsor? Cos'è questa porta aperta?". Lui ha risposto: "Oh, Jeffrey, non preoccuparti. La NATO non si allargherà all'Ucraina". Ho detto: "Jake, è davvero interessante. Perché non lo dici pubblicamente?" "Oh, no, non possiamo dirlo pubblicamente, Jeffrey. Abbiamo una politica di porte aperte." Allora ho detto: "Jake, state per scatenare una guerra per qualcosa che non accadrà nemmeno." E lui ha risposto: "Jeff, non preoccuparti. Non ci sarà nessuna guerra." Click.”

Jeffrey Sachs ha dunque aggiunto che non c'è alcun motivo di una guerra, né contro la Russia, né contro la Cina, né contro l'Iran o altri Paesi. E, relativamente alla situazione a Gaza, ha affermato che “Gli Stati Uniti e Israele sono complici di un genocidio, perché gli Stati Uniti pongono il veto allo Stato di Palestina. Questo è tutto, e ha una sua storia. Il partito di Netanyahu afferma dal 1977 che tutto il territorio dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo sarà sotto la sovranità israeliana. Quindi lo slogan che sta causando l'arresto dei miei studenti, "dal fiume al mare", è lo slogan di Netanyahu, tra l'altro. È lo slogan del Likud, non quello palestinese”.

Relativamente all'UE, Sachs ha affermato di non comprendere né amare l'attuale leadership che la guida.

Ha sottolineato, in merito, che “L'Europa un tempo aveva una voce, pur nella sua dipendenza dagli Stati Uniti. C'erano leader che facevano la differenza: Willy Brandt, Helmut Schmidt, Helmut Kohl, Gerhard Schröder e, direi, Angela Merkel fino al primo giorno del vertice NATO di Bucarest. E Mitterrand; potrei continuare all'infinito. Erano persone reali. Pensavano, discutevano, dibattevano e difendevano i valori europei del dopoguerra. Non sono sempre stati i valori dell'Europa, ma erano i valori appresi e promossi dopo la Seconda Guerra Mondiale, attingendo al meglio della civiltà occidentale, aggiungerei. Quindi erano valori occidentali, semplicemente non quelli che erano sempre stati applicati. Erano persone straordinarie che si sono espresse apertamente, che si sono opposte alla guerra in Iraq, che hanno difeso l'Ostpolitik, che hanno sconsigliato questo o quello, che volevano l'Atto finale di Helsinki, l'OSCE e la sicurezza indivisibile”.

Ed ha auspicato un ritorno a quel tipo di leadership che probabilmente è anche nel desiderio fra i cittadini europei e il fatto che molti giovani stiano scendendo in piazza, in particolare in Francia, contro il governo Macron, lo sta a dimostrare.

Relativamente alla leadership tedesca ha affermato che “Merz dev'essere il cancelliere meno efficace e meno apprezzato della storia moderna tedesca, perché è un guerrafondaio. Perché lo sia, non lo capisco. Avrebbe dovuto prendere il telefono, chiamare il suo omologo a Mosca e dire: "Presidente Putin, è ora di parlare". Avrebbe dovuto fare la prima cosa il suo primo giorno di mandato. Forse sarebbe stato deludente, ma ci avrebbe provato. Non ci ha mai provato”.

Relativamente alla crisi ucraina e alle prese di posizione della leadership dell'UE, l'economista statunitense ha sottolineato che “L'Europa non sta difendendo l'Ucraina. L'Europa sta uccidendo l'Ucraina. Moriranno moltissime persone; non ci sarà acqua potabile. La Russia sta combattendo la guerra per vincere ora perché ogni giorno l'Europa dice di combattere anche lei la guerra per vincere. Questo tipo di retorica è pura follia nell'era nucleare, e follia viste le poste in gioco”.

Ed ha spiegato che “non si tratta di un cessate il fuoco. Si tratta di un politico europeo che si alza e dice: "Signor Putin, la NATO non si allargherà all'Ucraina o alla Georgia. Ora fermiamo la guerra". Questo è il punto, e la guerra finirà su questa base. Ci saranno disaccordi sui confini, perché non avremo una soluzione giuridica. Avremo una linea di armistizio e una linea di controllo amministrativo, come in molti altri luoghi del mondo, e questo potrebbe durare anni o addirittura decenni. Ma i combattimenti finiranno, la follia finirà e la marcia verso la guerra nucleare si fermerà. Questo non richiede di ripetere ogni giorno che dobbiamo avere un cessate il fuoco, ma piuttosto che dobbiamo avere la pace e una sicurezza indivisibile. E questo è facile da realizzare, perché la ragione di questa guerra è assolutamente chiara”

Il discorso di Jeffrey Sachs – al quale peraltro sono seguite svariate domande con risposte altrettanto interessanti e che si possono leggere al link sul suo sito personale e che ho riportato - è stato lucido, come solo il discorso di un esperto in materia, che ha affrontato in prima persona gli ultimi trent'anni della politica dell'Est europeo, potrebbe essere.

Un discorso di buonsenso, di logica, che stupisce non sia compreso dai vertici UE, che, o sono davvero molto sciocchi, oppure - potrebbe venire il sospetto - sembrano lavorare più per la disgregazione e la distruzione dell'UE e dell'Europa, che per un suo rafforzamento e per una politica estera, economica e sociale, comune e indipendente.

L'ho scritto tantissime volte e condivido, una volta di più, le posizioni dell'On. Dario Rivolta, già responsabile della politica estera di Forza Italia ai tempi di Silvio Berlusconi e che ho recentemente intervistato (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/08/dario-rivolta-serve-una-vera-europa.html). Egli, nell'intervista, ha riassunto molti dei concetti espressi da Sachs nel suo intervento, peraltro.

In particolare sono tre i passaggi dell'intervista che vorrei qui riportare, per meglio ricollegarli ai concetti espressi da Sachs e all'attualità geopolitica di questi giorni:

Luca Bagatin: Come si immagina il futuro del conflitto russo-ucraino?

Dario Rivolta: Non sono preveggente ma tutto mi porterebbe a pensare che, qualora Trump riuscisse a superare gli ostacoli che i vari elementi del deep-State gli frappongono, chiuderà un accordo con Mosca imponendo le dimissioni di Zelensky, il controllo russo sul Donbass e la garanzia che l’Ucraina non entrerà mai nella NATO. È evidente che, qualora le cose andassero così, tale intesa sarà fatta sulle teste di noi europei e dobbiamo solo sperare che il risultato non sia che dovremo prenderci ciò che resta dell’Ucraina dentro l’Unione Europea. È il quadro peggiore per noi e capisco il perché a Bruxelles si cerchi di scongiurare l’intesa a due fingendo di voler davvero finanziare e nutrire la guerra “sino all’ultimo ucraino”. Nessuno crede davvero che la Russia possa essere sconfitta, ma Bruxelles sta cercando in questo modo di ritagliarsi un posto al tavolo della pace.

Luca Bagatin: E il futuro dell'UE? Ci potrebbe essere un rinnovato dialogo con la Russia?

Dario Rivolta: Ovviamente me lo auguro perché la Russia è un Paese culturalmente europeo ed economicamente converrebbe sia a noi che a loro. Tuttavia, il fatto che alla Commissione ci sia una Presidente molto moralmente discutibile, una responsabile dei rapporti internazionali che nessuno stima per l’intelligenza e uno pseudo- ministro della difesa che, come lei, proviene da Paesi totalmente marginali e noti solo per la loro russofobia non lascia sperare che i russi accettino alcuna trattativa con costoro. Purtroppo, se anche diventerà possibile, temo che non avvenga in un futuro molto vicino. Dal punto di vista politico molto dipenderà da chi saranno i politici che guideranno i Paesi europei nel prossimo futuro. Occorrono persone coraggiose e lungimiranti. Oggi non ne vedo agli alti livelli.

Luca Bagatin: Come mai, a suo avviso, mentre i politici della Prima Repubblica, quali ad esempio Bettino Craxi e Giulio Andreotti, avevano una visione multipolare e multilaterale, volta al dialogo e alla cooperazione con tutti i Paesi, pur mantenendo l'Italia nell'area Atlantica, quelli degli ultimi decenni (in particolare i post-comunisti, la sinistra DC e i post-missini) hanno finito per diventare una sorta di ultrà dell'Atlantismo, peraltro senza una visione pragmatica e lungimirante?

Dario Rivolta: Ricorda che fine hanno fatto Craxi e Andreotti? E Berlusconi? Noi europei siamo di fatto un “protettorato” americano. Distinguersi dai disegni politici di Washington è permesso solo per piccole cose e per breve tempo. Anche Meloni lo ha capito e così si spiegano i suoi comportamenti ben diversi da quelli annunciati ancor prima della campagna elettorale e, parzialmente, durante la stessa. Inoltre non va dimenticato che, Trump permettendo, gli USA sono il nostro secondo mercato di esportazione, subito dopo l’Unione Europea.

Penso che non ci sia null'altro da aggiungere, perché parlano, ancora una volta, i fatti. E i fatti parleranno ancora.

Luca Bagatin

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mercoledì 21 ottobre 2026

Raúl Castro nel mirino di Washington: il caso giudiziario che riaccende lo scontro con Cuba. Articolo di Luca Bagatin

Le autorità giudiziarie della Florida hanno emesso, il 19 ottobre 2026, un mandato di arresto contro l'ex Presidente di Cuba e Generale dell'esercito, Raúl Castro, oggi 95enne.

Già lo scorso 20 maggio il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America mosse, contro l'ex Presidente cubano, l'accusa di aver fatto abbattere, nel febbraio 1996, due aerei legati a un'associazione anti-castrista, nei quali morirono tre cittadini statunitensi e un quarto, residente negli USA.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha definito tale mandato d'arresto un'“azione riprovevole” ordita dal “patetico circo di Miami” a scopi elettorali.

Il Presidente cubano ha rispedito al mittente tali accuse contro il suo predecessore, spiegando che sono totalmente prive di senso, sia sotto il punto di vista legale che pratico.

Egli in particolare ha affermato che “Questa manovra legale orchestrata da politici anti-cubani contro Raúl e contro Cuba merita la nostra ferma condanna”, sottolineando altresì come tale manovra sia l'ennesima giustificazione per imporre l'embargo che – ulteriormente inasprito dal regime di Trump - danneggia da moltissimi decenni il popolo cubano.

Anche il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha condannato tale azione unilaterale, bollandola come “sterile” e promossa da politici anti-cubani “provenienti dalla Florida meridionale contro il leader a capo della Rivoluzione, che essi aggiungono ad altre accuse trite e infondate contro Cuba”.

Tale provvedimento contro l'ex Presidente Castro è stato annunciato dal Procuratore generale della Florida, James Uthmeir, accusando l'ex leader cubano di cospirazione finalizzata all'omicidio di primo grado, riferendosi all'abbattimento di due aerei anti-castristi.

Il governo cubano ha sempre sostenuto di aver agito, in merito, per legittima difesa, a seguito di ripetute violazioni dello spazio aereo da parte dell'organizzazione anti-castrista “Brothers to the Rescue”, considerata, dal governo cubano, organizzazione terroristica.

Violazioni che, il governo cubano, avrebbe più volte denunciato ai tempi dell'amministrazione Clinton, senza ricevere però, in merito, alcuna risposta.

Il governo cubano ha denunciato tale azione legale da parte statunitense contro l'ex Presidente Castro quale tentativo per giustificare un'aggressione militare contro l'Isola caraibica.

Condanne immediate all'azione statunitense sono giunte dai governi di Messico, Cina, Russia e Iran.

La Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha definito tale azione una “manovra elettorale”, in vista delle elezioni di midterm, che Trump rischia di perdere. Ed ha sostenuto la legittimità della difesa della sovranità e dello spazio aereo cubano.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, ha affermato che l'ex Presidente Raúl Castro “è un leader rivoluzionario cubano di grande prestigio e rispetto, che gode di un'enorme autorità a livello internazionale”. Ha esortato gli USA a porre fine all'embargo contro Cuba e di “smettere di violare il diritto del popolo cubano ad esistere e a svilupparsi”. Inoltre, la portavoce cinese, ha aggiunto che la Cina si oppone all'“abuso dei mezzi giudiziari” per fare pressione su Cuba, affinché cambi sistema politico.

Il Ministero degli Esteri russo ha bollato la questione come un “rozzo atto di vendetta promosso da settori dell'estrema destra asserviti a Washington” e ha ribadito il suo sostegno al popolo e al governo cubano.

Anche l'Iran, attraverso il Ministero degli Esteri, ha espresso solidarietà all'ex leader cubano, definendo “criminale e illegale” il mandato di arresto contro di lui.

Luca Bagatin

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martedì 20 ottobre 2026

Rumen Radev, Premier bulgaro di sinistra patriottica, sfida Bruxelles: la guerra in Ucraina mette a rischio la prosperità europea. Articolo di Luca Bagatin

 

E mentre in diversi Paesi UE divampano le proteste contro il carovita e per il peggioramento delle condizioni sociali, il Premier della Bulgaria – leader della coalizione socialista democratica, populista e nazionalista di sinistra - Rumen Radev, mantiene una posizione responsabile e critica nei confronti dei vertici UE.

Su Facebook, il Premier bulgaro ha dichiarato, fra le altre cose, che “Diversi sono i fattori che hanno portato il malcontento dei cittadini europei a riversarsi nelle strade: la migrazione incontrollata, il fallimento delle politiche d'integrazione, il Green Deal, la deindustrializzazione e la perdita di posti di lavoro. ”.

In merito ha spiegato che: “Esiste tuttavia un altro fattore importante, sul quale insisto da tempo: la guerra in Ucraina sta logorando i nostri sistemi economici, alimentando tensioni sociali e instabilità politica. È proprio ciò a cui stiamo assistendo in questo momento. Sarà sempre più difficile, sul piano politico, giustificare il fatto che il benessere dei cittadini europei venga sacrificato per questa guerra, anziché essere impiegato per risolvere i loro stessi problemi”.

Radev, già Generale dell'aeronautica, ha altresì aggiunto che “la guerra in Ucraina deve finire il prima possibile. L'anno scorso l'UE ha deciso di concedere all'Ucraina un prestito da 90 miliardi di euro, garantito dall'Europa. Al Consiglio europeo, conclusosi venerdì scorso, il presidente Zelensky ha chiesto altri 70 miliardi di euro. Come si può giustificare una simile richiesta alla luce di tutto ciò che sta accadendo in Europa?”.

Egli ha fatto presente che “non ci si può aspettare che la Bulgaria possa partecipare al finanziamento di questi 70 miliardi di euro. Sempre più persone si rendono conto che ogni giorno in più di guerra non rappresenta soltanto un rischio per la pace, ma anche una minaccia per il benessere dei cittadini europei e per la stabilità sociale e politica dell'Europa”.

Il Premier bulgaro, così come da tempo sta facendo il suo omologo slovacco, il socialista democratico Robert Fico, ha fatto un appello al buon senso e auspicato che “si cerchi una soluzione pacifica attraverso la diplomazia, tanto più che la linea del fronte è ormai congelata da oltre due anni”.

Negli scorsi giorni il Premier bulgaro ha peraltro incontrato il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e riaffermato le reciproche relazioni di amicizia e discusso relativamente alle possibilità della Bulgaria di poter attrarre investimenti cinesi nella produzione di veicoli elettrici e nel settore agricolo ed energetico.

Luca Bagatin

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sabato 17 ottobre 2026

Diritti umani e doppi standard: la Cina denuncia le contraddizioni dell'Occidente all'ONU. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso 6 ottobre 2026, durante il dibattito generale della Terza Commissione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Vice rappresentante permanente della Repubblica Popolare Cinese presso l'ONU – Sun Lei – è intervenuto per condannare le posizioni di alcuni Paesi europei e non.

Egli ha fatto presente che la Cina condanna fortemente le calunnie e le menzogne diffuse e mosse da Regno Unito, Australia, Giappone, Irlanda, Repubblica Ceca e Lituania relativamente alla situazione dei diritti umani in Cina.

Egli ha dichiarato che questi Paesi si considerano superiori rispetto agli altri e ipocritamente si atteggiano a “maestri dei diritti umani”, pur avendo essi stessi problemi in materia di diritti umani al loro interno.

Secondo il Vice rappresentante permanente cinese presso l'ONU, la Cina ha continuato a salvaguardare e migliorare il benessere della popolazione cinese, attraverso lo sviluppo ed eliminando la povertà assoluta. Egli ha spiegato come quasi 100 milioni di cinesi sono usciti dalla povertà e oltre 400 milioni di persone hanno un reddito medio.

Egli ha sottolineato come, al contrario, nel Regno Unito la povertà abbia continuato a crescere negli ultimi anni e come oltre 14 milioni di persone vivano al di sotto della soglia di povertà, metà delle quali in condizioni di povertà estrema.

Non va certo meglio in Giappone, ha spiegato Sun Lei, ove il tasso di povertà relativa fra le famiglie si attesta al 15%, mentre la povertà infantile è sempre più in aumento.

Sun Lei ha anche puntato il dito contro Australia e Repubblica Ceca, ove l'opinione pubblica è sempre meno fiduciosa nei confronti dei rispettivi governi, mentre la Cina ha continuato a promuovere forme di democrazia popolare integrale, con strumenti atti a fare in modo che la popolazione abbia sempre più voce in capitolo in ambito politico, ottenendo peraltro un sostegno popolare nei confronti del governo pari al 90%.

L'esponente cinese ha anche affermato che tutti i gruppi etnici, in Cina, sono trattati come membri della stessa famiglia e vengono garantiti loro tutti i diritti politici, economici, culturali e religiosi.

In tal senso ha puntato il dito contro il Giappone, reo, secondo Sun Lei, di non essere riuscito a rispettare gli impegni presi per eliminare la discriminazione razziale e non ha trattato i popoli Ainu e Ryukyu in modo eguale.

Parimenti, ha aggiunto che in Paesi come il Regno Unito, l'Australia e l'Irlanda, il colonialismo ha causato così tante fratture nella società che in quei Paesi vi sono ancora problematiche di razzismo e divisioni etniche.

Egli ha altresì spiegato che, in questo contesto di grande crisi globale, la Cina ha promosso la causa internazionale dei diritti umani, attraverso il dialogo, la cooperazione inclusiva e una governance globale dei diritti umani più equa, mentre Paesi come Regno Unito, l'Australia, il Giappone, la Repubblica Ceca e la Lituania hanno spesso mostrato, secondo Sun Lei, indifferenza nei confronti delle sofferenze delle popolazioni palestinese, iraniana e cubana, colpite da crisi e pressioni di diversa natura.

Sun Lei ha affermato che questi Paesi preferiscono usare la leva dei “diritti umani” come pretesto, al fine di interferire negli affari interni di altri Paesi, imponendo misure coercitive unilaterali, in spregio degli interessi dei Paesi in via di sviluppo.

L'intervento di Sun Lei è particolarmente significativo, in quanto riporta al centro del dibattito internazionale la coerenza con la quale gli Stati applicano i principi dei diritti umani.

Tale tematica non dovrebbe divenire strumento di contrapposizione geopolitica, né essere invocata selettivamente, a discrezione di alcuni Paesi e il confronto internazionale dovrebbe fondarsi su criteri condivisi e verificabili, applicabili a tutti i Paesi, senza distinzioni.

Proprio su tale coerenza si dovrebbe misurare la credibilità della comunità internazionale nell'ambito della difesa dei diritti umani e il cosiddetto Occidente, in merito, dovrebbe finalmente uscire dagli equivoci e dalle ipocrisie.

Luca Bagatin

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martedì 13 ottobre 2026

La Magia di Thelema: Aleister Crowley, la Ruota del cambiamento e la Vera Volontà. Articolo di Luca Bagatin

 

Sabato 10 ottobre 2026, a Roma, Cosimo Salvatorelli, ricercatore spirituale e studioso di Thelema, ha tenuto un'interessante conferenza sulla Magia di Thelema. Autore di diversi saggi esoterici dedicati al pensiero e alle opere di Aleister Crowley, Salvatorelli si occupa anche della tradizione dell'Ordo Templi Orientis (O.T.O.), l'Ordine che Crowley guidò e riorganizzò alla luce della filosofia di Thelema.

L'Autore ha spiegato che l'associazione e casa editrice Casa 418 (www.casa418.it), di cui egli fa parte, negli anni si è posta l'obiettivo di far conoscere il pensiero del mago, esoterista, scrittore, alpinista, poeta britannico Aleister Crowley (1875 - 1947).

Cosimo ha spiegato che il concetto di magia e di Vera Volontà sono ricorrenti nelle opere di Crowley, anche quando egli non le cita esplicitamente.

Magia, come ha spiegato l'Autore, deriva dal persiano “magu”, ovvero la casta di sacerdoti che facevano da mediatori fra gli uomini e gli Dei, ovvero fra gli esseri umani e l'”altro da sé”.

La magia, ha spiegato Salvatorelli, non è altro, in sostanza, che l'arte di influenzare gli eventi e la natura.

Crowley adottò la grafia “Magick” per distinguere la propria concezione della magia da quella ordinaria. La lettera K assume inoltre un significato esoterico nel suo sistema simbolico, anche in relazione alla lettera ebraica Kaph, associata alla carta della Fortuna nei Tarocchi di Thoth.

Crowley, ha spiegato l'Autore, identifica nell'Arcano Maggiore della Ruota e nel suo simbolismo quel meccanismo attraverso il quale avviene ogni cambiamento e, il suo concetto di magia, comprende proprio quel fattore incalcolabile (o fortuna) inteso come fato che, nelle nostre vite, non possiamo calcolare.

La magia crowleyana, dunque, è intesa come dominio del continuo cambiamento.

Cosimo Salvatorelli, in merito, ha spiegato il significato crowleyano o thelemico dell'Arcano Maggiore della Ruota, composto da tre forme di una forza che governa l'intero movimento dei fenomeni:

  1. Tifone, ovvero l'inerzia;

  2. Hermanubis, ovvero l'attività

  3. Sfinge, ovvero la chiarezza

Tali fenomeni sono compresi nei meccanismi della nostra mente (quando ci svegliamo al mattino siamo inerti, poi iniziamo pian piano a destarci dal letto e ad essere attivi e, infine, quando siamo svegli, vediamo tutto più chiaro) e, dunque, secondo Crowley, la magia non è altro che l'arte della vita.

Una vita che, nella concezione di Thelema, è priva di moralismo, in quanto il concetto di morale è arbitrario e nessuno può, pertanto, dirci cosa fare o meno della e nella nostra vita.

L'Autore, nell'introdurci alla filosofia di Thelema, ha spiegato che tutti noi possediamo delle idee, che spesso consideriamo assolute. Purtuttavia, quelle idee dovrebbero raffinarsi, al fine di espandere la nostra coscienza. E, dunque, dobbiamo anche essere pronti a cambiarle e a cambiare noi stessi e i nostri punti di riferimento acquisiti.

Secondo la filosofia/magia crowleyana, infatti, le idee sono utili solamente se portano a un cambiamento in noi stessi e non rimangono, dunque, assolute.

La magia, nella concezione di Crowley, è la capacità di produrre cambiamento, laddove la forma deve essere completamente distrutta, affinché dalla raffinazione di quella forma possa nascere un'altra forma, differente.

E, secondo Crowley, la magia è pertanto l'arte di regnare sul mondo dei fenomeni, senza esserne travolti o diventarne schiavi.

In tal senso, Cosimo Salvatorelli, ha spiegato che Crowley affermava che “è sotto la Ruota (riferimento alla carta dei Tarocchi) che il devoto raggiunge la perfezione, nel momento in cui viene schiacciato”. Ovvero quando egli si libera dall'attaccamento che gli impedisce di raggiungere qualcosa di più vasto.

La Magia di Thelema è quindi quello strumento che ci permette di smettere di difendere ciò che pensiamo di essere, al fine di scoprire ciò che siamo davvero e di aderire, dunque, completamente a quella che Crowley definisce la nostra Vera Volontà.

La Vera Volontà, secondo Crowley, è l'elemento essenziale che determina la nostra esistenza, la base sulla quale si costruisce tutto e senza la quale l'essere umano perderebbe di significato.

Tali concetti, come spiegato dall'Autore, sono contenuti nel “Libro della Legge”, che Crowley ricevette direttamente da un essere “preterumano”, ovvero da un'entità incorporea chiamata Aiwass, che egli incontrò, per la prima volta, in Egitto, nel 1904.

Un libro intriso, fra le altre cose, di concetti taoisti.

Cosimo Salvatorelli ha spiegato che, secondo Thelema, la Vera Volontà non può essere definita con la coscienza grossolana. Essa è un'esperienza Unica, vissuta dall'essere umano che, allo stesso tempo, non è scissa dal Tutto.

Secondo Crowley l'essere umano deve fare esperienza, smettendo di muoversi sul bordo della Ruota. Egli deve progressivamente aderire al centro della Ruota, ovvero a quel fattore incalcolabile e imprevisto che tanto lo spaventa, ovvero alla sua Vera Volontà.

In tal senso, secondo l'interpretazione illustrata da Salvatorelli, Thelema si configura come una filosofia spirituale di portata universale, nel significato etimologico del termine “cattolico”, senza per questo avere a che fare con la chiesa cattolica romana e i suoi dogmi, dalla quale è lontana anni luce.

Secondo Thelema la magia e il misticismo sono l'arte di unire la mente a una singola idea (la Volontà) attraverso la conoscenza, l'amore, il coraggio, il discorso, l'opera.

E Crowley insiste proprio sul concetto di unione perché solo unendoci a qualcosa riusciremo a fare esperienza e solo con l'esperienza potremo anelare al cambiamento, sia dentro noi stessi, sia portando tale cambiamento nel mondo esteriore.

Se non c'è unione, dunque, non c'è magia. E, secondo Thelema, noi siamo gli artefici dell'evoluzione dell'umanità ed ogni nostra scelta, incontro, cambiamento che affrontiamo nella vita, diventa occasione di lavoro magico.

Il mondo, dunque, è quel luogo nel quale ogni nostra esperienza spirituale viene verificata attraverso quello che Crowley definisce il “metodo della scienza”.

Cosimo Salvatorelli ha dunque spiegato che fare esperienza di magia può anche esulare del tutto dal praticare rituali, perché quei rituali rappresentano sempre un'idea assoluta, che, secondo Thelema, dovrebbe essere sempre raffinata e trascesa.

La Magia di Thelema, quindi, è, secondo Crowley, “per tutti” e non è riservata solo a pochi iniziati. E, per accostarsi alla Magia, non occorre nemmeno essere affiliati a qualche particolare Ordine iniziatico (nemmeno all'O.T.O.) o seguire qualsivoglia dogma o corso.

Aleister Crowley, in sostanza, ci ha lasciato in eredità un metodo spirituale e al contempo psicologico, spiegando che ogni pensiero, emozione o azione volontaria è una forma di magia e che qualsiasi azione intenzionale e consapevole compiuta per modificare la realtà, secondo la propria autentica Volontà, è un atto magico.

Luca Bagatin

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Cosimo Salvatorelli durante la conferenza


Luca Bagatin e Cosimo Salvatorelli

lunedì 12 ottobre 2026

Le proteste in Europa, la crisi della rappresentanza e le responsabilità delle élite: perché non condivido Cisnetto. Articolo di Luca Bagatin

Debbo dire che l'articolo di Enrico Cisnetto su Pensalibero.it del 12 ottobre 2026 dal titolo “Spagna e Francia in piazza, l'Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio...” (https://www.pensalibero.it/spagna-e-francia-in-piazza-litalia-bipopulista-europa-a-rischio-sfascio/) mi ha trovato non concorde praticamente su nulla.

O, meglio, ho trovato per nulla condivisibili le analisi poste nell'articolo.

Articolo che sembra innanzitutto non cogliere lo spirito dei popoli europei, spagnolo e francese in particolare, in questo momento storico, maturato attraverso dinamiche e processi che vengono da lontano.

Spirito che si contrappone all'ingiustizia sociale, alla mancanza di sovranità popolare e indipendenza economica.

In Spagna, le proteste sono alimentate soprattutto dalla crisi abitativa, dall'aumento degli affitti e dagli sfratti. Il governo socialista di Pedro Sánchez ha tentato di contrastare il fenomeno con misure che, tuttavia, hanno incontrato forti ostacoli politici e parlamentari.

In Francia, come qualche anno fa, ai tempi dei Gilet Gialli, si manifesta ancora una volta contro le politiche anti-sociali del governo Macron, in particolare nel settore scolastico e educativo.

Due proteste che hanno un solo comune denominatore: la richiesta di giustizia sociale.

Come risponde e come ha risposto l'UE a tutto questo? Per anni con austerità e tagli nel comparto pubblico, nel welfare, nell'istruzione e nella sanità. Oggi addirittura con un irresponsabile quanto sciocco riarmo contro nemici inesistenti. Oltre che con un continuo invio di armi a una autocrazia corrotta, retta da un comico irresponsabile, che non è parte né dell'UE, né della NATO. Rischiando, ogni giorno, di far scoppiare una guerra contro la Russia.

Tutti aspetti che, ovviamente, Cisnetto, non rileva.

Così come non sembra rilevare il problema del carovita e del caro carburante, aggravati tanto dalla crisi ucraina, quando da quella in Medio Oriente. Crisi in entrambi i casi causate da un Occidente irresponsabile, che ha soffiato sul fuoco anziché, come ha fatto la Repubblica Popolare Cinese, porsi quale baluardo di pragmatismo, dialogo, diplomazia.

Cisnetto punta il dito contro un non meglio precisato “populismo”. Ma, posto che il populismo storico fu un movimento di matrice contadina, con influenze anarchiche e socialiste, nell'800, che attecchì sia in Russia che negli USA, in modi differenti, ma sempre a difesa delle classi popolari, contro le oligarchie economiche e politiche, quello che egli chiama “populismo” è, forse, ancora una volta, la giusta risposta popolare all'irresponsabilità e non democraticità delle élite.

Stupisce, anzi, sentire Cisnetto dare del “massimalista” a Mélenchon che, oltre ad essere un socialista come ormai in UE non ve ne sono quasi più, è percepito persino come anche troppo moderato da buona parte dell'elettorato francese che, spesso non votando (non riconoscendosi in una sinistra molto annacquata e troppo moderata, per quanto, almeno quella di Mélenchon, molto più credibile della pseudo-sinistra italiana), preferisce scendere in piazza.

Sicuramente è vero, come egli scrive, che la Segretaria del PD è inconsistente, ma lo è anche il PD. Perché non rappresenta più le classi popolari da molto tempo.

Il PD rappresenta coloro i quali, come la destra, hanno distrutto negli anni lo Stato sociale, in nome di uno pseudo-europeismo dell'austerità e del riarmo. In nome di un liberal-capitalismo dalla parte dei più ricchi. In nome di decreti che rischiano di censurare ulteriormente la libertà di pensiero e in nome di assurde sanzioni alla Russia e di sostegno acritico ad autocrazie estranee all'UE.

In che cosa si differenzi il PD dal governo Meloni, soprattutto sul terreno delle politiche economiche e internazionali, non mi è ancora chiaro.

Governo Meloni che, peraltro, ha ampiamente fatto l'opposto rispetto a quanto il Presidente Silvio Berlusconi – con senso di responsabilità e lungimiranza - aveva fatto e detto in tutti questi anni, in particolare in politica estera. Una politica, la sua, volta ad unire l'Est e l'Ovest, il Nord e il Sud, probabilmente anche grazie all'insegnamento che gli diede l'ottimo Gianni De Michelis.

In tutto ciò crescono le estreme destre nelle urne? E c'è da stupirsi?

E' normale che crescano i parolai, ma i parolai li avete creati voi. Li hanno creati le oligarchie dell'UE e i governi liberal-capitalisti di cui sopra, che sul fronte della giustizia sociale, della sovranità nazionale, dell'indipendenza economica e dell'ordine pubblico (vedi il pericolosissimo e oserei dire terroristico fenomeno delle baby gang e dei maranza) non hanno fatto nulla. O, peggio, hanno fatto l'esatto opposto di ciò che andrebbe fatto. Come ho già spiegato poco sopra.

In tutto ciò cresce l'astensionismo?

Ovviamente! Io stesso mi astengo da moltissimi anni e continuerò a farlo e orgogliosamente. In particolare in assenza di leggi elettorali democratiche e costituzionalmente accettabili.

Perché, con quelle attuali, fra sbarramenti, premi di maggioranza, capilista bloccati, raccolte firme con una soglia altissima ed impossibile da raggiungere per qualsiasi nuova forza volesse presentarsi, si può dire una sola cosa: le regole democratiche sono inesorabilmente truccate.

Come ricorda il mio carissimo amico ex Senatore socialista Giorgio Pizzol (https://ildomaniditalia.eu/perche-una-legge-proporzionale-elettorale/), la nostra Costituzione prevede un sistema elettorale in cui ciascun elettore debba avere lo stesso identico peso ponderale ed in tal senso i sistemi maggioritari alterano tale parità.

Inoltre essa prevede altresì che tutti i cittadini possano accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. E, quindi, ogni partito – come sostiene l'amico Pizzol - dovrebbe avere il diritto di essere rappresentato in Parlamento in proporzione esatta ai voti che riesce ad ottenere.

Mi trovo completamente distante dalle analisi di Cisnetto anche quando fa l'elogio di forze che egli definisce “moderate”, “liberali” e “riformiste”.

Oggi, da parte di chi si dice “liberale e riformista” vedo unicamente estremismo e sconsideratezza.

Il 27 agosto scorso feci un'intervista all'On. Dario Rivolta, che non penso necessiti di presentazioni e nella quale – fra le altre cose - spiegò molto bene e senza deformazioni ideologiche le origini del conflitto russo-ucraino e le possibili soluzioni (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/08/dario-rivolta-serve-una-vera-europa.html).

Nell'intervista posi all'On. Rivolta questa domanda: “In gioventù lei fu liberale, legato al pensiero di Piero Gobetti. Oggi sembra che quel liberalismo, gobettiano, ma anche alla Ernesto Rossi, oltre ad essere spesso sconosciuto, si sia trasformato in qualcosa di lontano dal liberalismo classico. Penso a chi oggi si dice liberale, come alcuni noti esponenti politici, che mi appaiono più dei tifosi che dei liberali. Che ne pensa?”

L'On. Rivolta mi rispose in un modo che, da persona cresciuta nella cultura liberalsocialista, ho condiviso al 100%: “Ho sempre ammirato la figura di Piero Gobetti e l’intelligenza di ciò che scriveva. Non sono però un liberale “liberista”. Credo piuttosto ad un liberalismo quale quello di Croce o, per molti aspetti, di Dahrendorf. Mi sento più vicino a Popper che a Von Mises e ho apprezzato la lettura di Socialismo Liberale di Carlo Rosselli. D’altra parte lei ha ragione nel ritenere che alcuni esponenti politici appaiono più “tifosi” che dei veri liberali. Mi domando anche se costoro sappiano davvero cos’è il liberalismo e se abbiano mai letto qualcuno dei testi considerati “classici”.

Penso basti questo per rispondere a Cisnetto su cosa siano o siano diventate le forze che egli esalta.

L'Europa è a rischio sfascio, come dice Cisnetto? Non l'Europa, ma l'UE, semmai.

E' infatti la dirigenza dell'UE, storicamente al servizio dei Presidenti USA di turno, che ha fatto e sta facendo di tutto per sfasciarla.

Quanto ci sia di malafede o incapacità, in merito, chi può dirlo?

Quel che è certo è che l'Europa (Russia compresa, perché anch'essa è parte importante del continente) meriterebbe di essere unita, affratellata, pacifica, cooperante.

Ad oggi siamo in una situazione critica e drammatica e la colpa, a mio avviso, sappiamo bene di chi è.

L'unico a dire le cose come stanno, a mio avviso, nell'UE, è l'ottimo Premier socialista democratico Robert Fico, come ho spessissimo avuto modo di scrivere.

Cisnetto non sarà d'accordo con me, ma, a mio avviso, dovrebbe togliersi le lenti deformate che attualmente sembra indossare. Perché la sua interpretazione dei fatti rischia di trascurare le ragioni profonde del malessere popolare che, in particolare, può comprendere soprattutto chi fa la spesa tutti i giorni, chi ha un lavoro dipendente, chi è pensionato, chi ha un anziano o un disabile in casa da accudire, chi ha dei figli da mandare a scuola.

La politica o, meglio, la democrazia, è un fatto che riguarda, infatti, proprio le persone comuni.

Luca Bagatin

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domenica 11 ottobre 2026

Ancora una volta, il socialista democratico slovacco Robert Fico smaschera le contraddizioni dell'UE. Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta, nell'UE, le uniche parole di buonsenso e di lucidità politica, economica e geopolitica, arrivano dal Premier socialista democratico slovacco Robert Fico, il quale, in un video pubblicato anche sui social ha affermato, fra le altre cose:

“L'accordo tra Vladimir Putin e Donald Trump per l'importazione di gasolio russo negli Stati Uniti dimostra quanto sia ingenua la leadership politica dell'Unione Europea. Gli Stati Uniti avranno gasolio a prezzi più bassi, mentre la Russia incasserà entrate per il proprio bilancio. E noi, nell'UE, come ricompensa per una politica di guerra dettata dall'odio, per le sanzioni e per il moralismo, ci ritroviamo a pagare il gasolio tre euro al litro, con il rischio persino di rimanerne senza. Si dimostra così quanto sia giusta la linea dell'attuale governo, che difende gli interessi slovacchi, non è un servo obbediente e ha il coraggio di condurre una politica aperta in tutte le direzioni”.

Egli, riferendosi a Putin Trump, ha anche aggiunto che “Se ne fregano del mondo intero e badano soltanto ai propri interessi nazionali. E noi, nell'UE, vietiamo, sanzioniamo, imponiamo embarghi, facciamo la morale e paghiamo il gasolio come dei mercenari, tremando di paura al pensiero che possa non essercene abbastanza. Ricordo quanto sia importante, in questo contesto, la politica del mio governo, aperta in tutte le direzioni, e metto in guardia gli americani e i politici russofobi: presto potrebbero ritrovarsi a fare rifornimento nelle stazioni di servizio dell'UE con costoso gasolio americano di origine russa. Tutto questo può accadere soltanto in un'Unione Europea ossessionata dall'odio e incapace di comprendere la realtà del mondo ”.

Non vi è altro da aggiungere, salvo che, ancora una volta, il Premier slovacco, come il suo omologo bulgaro, Rumen Radev, anch'egli di orientamento di sinistra patriottica, sono gli unici ad avere una visione pragmatica della situazione. E, probabilmente, anche gli unici ad avere a cuore i destini di un'Europa unita e di pace, a differenza della sconsiderata dirigenza UE, composta dal duo Von Der Leyen-Kallas e dai tanti, troppi governanti irresponsabili che, per evitare di definirsi tali, preferiscono usare il curioso e inappropriato appellativo di “volenterosi”.

Luca Bagatin

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