giovedì 2 aprile 2026

Ritrovare i sentieri perduti del mondo, riunire ciò che è sparso. Articolo di Paola Bergamo e Luca Bagatin

 

Di fronte alla destabilizzazione globale, alla quale ha ampiamente contribuito Donald Trump, nel solco dei suoi predecessori, ma in modo ancora più smaccatamente evidente e invasivo, oggi accade pure che quest'ultimo minacci l’uscita degli USA dalla NATO, colpevolizzando i Paesi europei di non assecondarlo nella sua “crociata” contro l’Iran.

Un ennesimo colpo di teatro, perché Trump sa perfettamente di non poter certo decidere da solo di uscire dall’Alleanza Atlantica, visto che ci vuole la maggioranza di 2/3 del Congresso degli Stati Uniti.
Ma l’atteggiamento del Presidente Trump è due volte paradossale, perché la guerra in Iran è di fatto illegale, nasce come “preemptive strike”, manca del coinvolgimento delle Nazioni Unite imposto dalla Carta dell’ONU e, in fondo, non si vede perché i Paesi membri della NATO dovrebbero farsi coinvolgere, posto che l’Alleanza è nata con natura difensiva.

E’ proprio questa fondamentale caratteristica ad aver permesso che l’Italia, nel 1949, potesse aderire in perfetta coerenza e conformità, all’Art. 11 della nostra Costituzione, che mette un punto fermo tra i Principi Fondamentali: noi si “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Trump cerca di coinvolgere gli alleati nella sua battaglia per mantenere un unipolarismo “manu militari”, al fine di ostacolare e impedire il transito verso il multipolarismo che vedrebbe prevalere la visione del “Land Power” sul “Sea Power”.

L’attacco all’Iran non risponde semplicemente al desiderio statunitense di supportare e sostenere Israele. Forse addirittura il regime statunitense sta sfruttando la questione di Israele per attaccare un perno fondamentale per il ricompattamento euroasiatico, qual è l’Iran e in funzione proprio anti-cinese.

E’ tale tesi che induce a riflettere che l’Iran non sarà mai abbandonato al proprio destino e che la guerra scatenata congiuntamente da USA e Israele, non solo ha messo ko il mercato globale, ma potrebbe scatenare, in ipotesi di escalation, un conflitto di dimensioni mondiali.

Detto questo, se Trump trasformasse la minaccia di uscirsene dalla NATO in fatto compiuto, probabilmente potrebbe anche rendere i Paesi membri più indipendenti da una entità, gli USA, che ha sempre più spesso operato per la destabilizzazione e divisione – nel solco del “Divide et Impera” – piuttosto che per la concordia e la cooperazione.

Concordia e cooperazione, in questi anni, è stata invece invocata, praticata e promossa dalla Repubblica Popolare Cinese, all'avanguardia in moltissimi settori economici e strategici e che si appresta a diventare la prima potenza mondiale.

La Cina sta offrendo un modello su cui riflettere: si può diventare grandi e prosperare, sia individualmente che collettivamente, attraverso la cooperazione, la logica “win-win”, ovvero attraverso il mutuo vantaggio, con pragmatismo, non ingerenza e non uso della forza.

E, del resto, il Presidente Xi Jinping non solo più volte ha richiamato il principio di “Armonia” di confuciana memoria come pilastro della politica interna al proprio Paese, ma anche come fondamento della diplomazia cinese in contrapposizione al sistema colonialista, egemonico, prevaricatore e d’interferenza dell’Occidente nelle relazioni internazionali.

Nel 2023, a San Francisco, nel suo vertice negli States con l’allora Presidente Joe Biden, il Presidente cinese sottolineava che “Planet Earth is big enought for the two countries to succeed!”, sancendo cioè il rifiuto del gioco a somma zero; la propensione a una coesistenza pacifica; la tensione a garantire la stabilità globale; la consapevolezza che nel mondo siamo interconnessi e interdipendenti.

Dunque, se ci si chiedesse che cosa hanno in comune l’Iran e il Venezuela, è più che evidente che si tratti del petrolio. Di qui la decisione di prendersi, con l’uso della forza, materie prime che servono al mondo.

Ma non solo.

Colpire il Venezuela socialista, significa anche colpire Cuba socialista, in modo da soffocarla ulteriormente, impedendole l'approvvigionamento di petrolio venezuelano. E, quindi destabilizzare anche il socialismo cubano e via via quello latinoamericano, che ha fatto dell'autogestione, della cooperazione e della democrazia diretta, dagli Anni '90 ad oggi, un modello alternativo a quello predatorio degli USA e di un Occidente sconsiderato, liberal turbo-capitalista e pseudo-democratico.

Quanto all'Iran, tanto quanto il Venezuela, è Paese partner e amico della Repubblica Popolare Cinese e non dimentichiamoci che è Paese BRICS dal 2024. Colpirlo significa voler destabilizzare i BRICS e tentare di destabilizzare la Repubblica Popolare Cinese, che ha un sistema alternativo a quello statunitense. Un sistema socialista di mercato, pragmatico e volto tanto alla realizzazione della persona, quanto allo sviluppo della comunità nel suo insieme.

Profondamente alternativo e diverso rispetto a quello di un Occidente a guida anglofona, sia esso a guida britannica (come avveniva ai tempi della potenza coloniale della Gran Bretagna) o statunitense. Realtà che hanno fatto della prevaricazione sugli altri popoli, del suprematismo e dell'esportazione dei propri sistemi politico-economici, la loro bandiera, facendola diventare anche la nostra e facendoci credere che quella fosse la “bandiera della libertà”.

Di quale “libertà”?

Non certo quella fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica. Ovvero di quella propugnata dall'Illuminismo francese; dalla Repubblica Romana mazziniana e garibaldina del 1849; dalla Comune di Parigi del 1871, primo governo socialista al mondo; dalla Carta del Carnaro di Alceste De Ambris e promulgata da Gabriele d’Annunzio del 1920 o della Repubblica di Montebelluna del 1919/1921, fondata da Mario, Guido e dal padre Luigi Bergamo, ma potremmo dire anche della Rivoluzione russa del 1905 e per molti versi di quella del 1917, con particolare riferimento all'esperienza della Comune di Kronstadt, quando ancora si difendevano i Soviet originari, ovvero i Consigli degli operai e dei contadini, lontani da ogni autoritarismo e burocratismo, solo per citare alcuni dei fenomeni libertari della Storia europea.

La “bandiera della libertà” a guida statunitense appare piuttosto quella di reprimere le peculiarità dei popoli. Quella di uccidere le differenze, di omologare a un pensiero unico privato di ogni identità originaria.

Una “libertà” fondata sul glamour, sulla sessualizzazione (che non è certo l'erotismo decantato da D'Annunzio!), persino dei minori. Sulla prevaricazione/abuso dei più deboli.

Una “libertà” appannaggio dei più ricchi, dei più furbi, dei più spregiudicati.

Una “libertà” che ignora il principio di uguaglianza.

Una “libertà” che porta dritta ai Peter Thiel di turno, che promuovono un uso completamente distorto e oligarchico/monopolista della tecnologia e che potremmo dire corporativo, nel senso di fondato sulle Corporation, che è il sistema oligarchico sul quale gli USA si reggono.

Una “libertà” e una tecnologia, nella fattispecie, che sfugga a ogni controllo pubblico, ovvero della comunità, ma sia di esclusiva proprietà di pochi “eletti”, capaci di plasmare il destino di una umanità alla quale non sarà permessa alcuna voce in capitolo. Il tutto, ovviamente, sfidando ogni regola naturale. Ecco, dunque, manifestata, la famosa religione dei transumanisti, dove “Technè” viene elevata a nuova “dea” e le masse sono considerate un insieme di gente inutile.

In tutto ciò, costoro, novelli oscurantisti ma, sarebbe preferibile chiamarli “Oscuri”, ritirano fuori la figura biblica dell'Anticristo che, nella loro visione, sarebbe chiunque promuova un ordine mondiale fondato su pace, sicurezza, stabilità, controllo pubblico e quindi consapevole delle tecnologie.

Chiunque, insomma, controlli l’indole dietro la tecnologia fonte della loro ricchezza e ponga fine alla loro “libertà”, quella di distruggere la Natura e di plasmare l'essere umano a loro immagine e somiglianza.

In tutto ciò, se dalla NATO gli USA dovessero andarsene davvero, sarebbe il momento di aprire l'Alleanza a altri player, magari proprio a Cina e Russia e ciò andrebbe visto non come una provocazione, ma come aspetto pragmatico, volto a un mondo sempre più multipolare, fondato su cooperazione e stabilità, trasformando la NATO in qualcosa di molto diverso e molto più potente come avrebbe potuto essere fin dal 1994, quando la Russia aveva già aderito al PfP, Partnership For Peace della NATO, anticamera per una successiva adesione all’Alleanza, che invece subì una voluta battuta d’arresto per parte statunitense, step by step, costruendo un sistema espansivo ad est percepito dai russi una minaccia esistenziale.

Una nuova NATO intercontinentale, sicuramente europea, anche considerando che la Russia è Europa e che entrambe sono Eurasia e, a tutti gli effetti, non solo rappresenterebbero il ricompattamento dell’Heartland che spaventa a morte gli statunitensi, ma di fatto sia Russia che Cina, assieme, hanno combattuto e stanno combattendo l'Islam radicale.

Cosa che non si può dire degli USA, che spesso lo hanno fomentato e sostenuto. Afghanistan, Libia, Siria, “Primavere” Arabe restano lì come memento e ci si augura monito!

Paola Bergamo e Luca Bagatin

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Lettera aperta di un ebreo errante a Benjamin Netanyahu di Dominique Intini

Signor Primo Ministro,
Le scrivo con gravità.
Questa gravità è intima. Sono ebreo. Sono legato all’esistenza dello Stato d’Israele, alla sua sicurezza e alla sua legittimità.
So cosa significa, nella storia, essere privati di una terra, di una protezione, del diritto stesso di esistere.

L’esistenza dello Stato d’Israele non è, per me, un dato astratto: è il compimento di una storia tragica e la condizione concreta di una sicurezza a lungo negata agli ebrei. Ha permesso di rompere con una vulnerabilità secolare. Ha reso possibile ciò che, per secoli, non lo è stato: non dipendere più dal buon volere, né unicamente dalla protezione degli altri, per sopravvivere.

Durante la Rivoluzione francese, Stanislas de Clermont-Tonnerre affermava che bisognava «rifiutare tutto agli ebrei come nazione e concedere tutto agli ebrei come individui». Questa frase riassume una lunga storia: quella di un popolo al quale si riconoscevano talvolta dei diritti, ma al quale si negava il diritto di esistere collettivamente.
E per molti, ancora oggi, questa idea sembra persistere — non più come una dottrina esplicita, ma come un riflesso, un presupposto implicito dei giudizi rivolti a Israele, anche da parte di coloro che non ne conoscono né l’origine né l’autore.
Lo Stato d’Israele è nato anche da questa negazione. Ha posto fine ad essa.
Ma proprio per questo, Israele non può che essere uno Stato esemplare nel suo rapporto con il diritto, con la vita umana e con la giustizia.

Nessuno contesta l’orrore del 7 ottobre 2023. Nessuno contesta il diritto di Israele a difendersi, né a difendere il proprio diritto di esistere come nazione. Ma ciò che è stato fatto da allora sotto la sua autorità eccede questo diritto. A Gaza, la guerra è diventata distruzione. Ha causato decine di migliaia di morti, ha devastato città, ha distrutto le strutture essenziali alla sopravvivenza di una popolazione civile. Ha imposto la fame, lo sfollamento, la paura permanente.
Spingendo questa logica fino alle sue estreme conseguenze, le cose si rovesciano contro l’obiettivo iniziale. Ciò che doveva proteggere Israele lo espone. Ciò che doveva garantire la sua sicurezza ne compromette la legittimità.
Una politica può essere militarmente potente e strategicamente distruttiva.
Questa deriva è anche politica.

Lei governa un Paese profondamente diviso, mentre è personalmente coinvolto in diversi procedimenti penali.
Si mantiene al potere in un momento in cui la fiducia si sgretola, in cui la guerra sembra prolungare una necessità politica tanto quanto una strategia militare, confondendo pericolosamente il confine tra l’interesse di un uomo e quello di uno Stato.

Allo stesso tempo, il suo governo sostiene e promuove testi volti ad estendere il ricorso alla pena di morte nei confronti dei palestinesi.
Un simile orientamento, fondato su una differenziazione di trattamento in base all’origine o all’appartenenza, fa emergere l’idea di un diritto d’eccezione.
Per chi conosce la storia, esso richiama quei dispositivi giuridici che assegnavano agli ebrei uno status particolare, distinto, sempre a scapito dei loro diritti.
Non è così che si difende uno Stato di diritto. È così che se ne alterano le fondamenta.

Mai, nella sua storia recente, Israele era stato così isolato. Sono stati avviati procedimenti davanti alla Corte internazionale di giustizia. È stato emesso un mandato di arresto dalla Corte penale internazionale. Al di là dei dibattiti giuridici, un fatto resta: l’immagine di Israele è colpita come non lo era mai stata.
Ed è qui che il pericolo diventa ancora più profondo.
Perché questo scivolamento non riguarda solo un governo. Agli occhi di una parte crescente del mondo, è Israele nel suo insieme — e, per un inquietante slittamento, gli ebrei stessi — ad essere ritenuti responsabili.
Questa confusione è ingiusta. È pericolosa. Alimenta amalgami di cui la storia ha già mostrato le conseguenze più tragiche.

Il popolo ebraico, nel corso dei secoli, ha invece portato una tradizione intellettuale e morale di straordinaria ricchezza.
Ha contribuito in modo decisivo al pensiero, al diritto, alla scienza, alla medicina, alla filosofia, alla letteratura.
Da Baruch Spinoza a Albert Einstein, da Sigmund Freud a Hannah Arendt, da Franz Kafka a Claude Lévi-Strauss, ha spesso opposto alla violenza del mondo un’esigenza di lucidità, di giustizia e di dignità — nonostante persecuzioni, espulsioni e massacri.
È proprio questa storia che rende oggi la situazione insostenibile.

Rifiuto che questa tradizione venga deformata.
Rifiuto che la memoria ebraica venga invocata per giustificare politiche che espongono nuovamente gli ebrei del mondo alla confusione, all’ostilità e all’odio.
Rifiuto che il nome di Israele sia associato all’idea che una democrazia possa sopravvivere alla distruzione illimitata di un altro popolo senza distruggere se stessa.

Non capisco più come Lei possa ancora governare. Non capisco più come un leader così contestato, perseguito e isolato possa continuare a impegnare il
destino di un Paese di cui compromette ogni giorno di più la credibilità, la sicurezza a lungo termine e l’onore.
Ci sono momenti in cui il potere non protegge più uno Stato, ma lo espone.
Ci sono momenti in cui restare diventa una colpa.
Ci sono momenti in cui andarsene diventa un’esigenza.
Questo momento è arrivato.

Se ne vada!

Dominique Intini

https://www.centrostudimb2.eu/2026/04/02/lettera-aperta-di-un-ebreo-errante-a-benjamin-netanyahou-di-dominique-intini/ 

Dominique Intini, calsse 1958, è avvocato e vive a Parigi. Di origini ebraiche da parte di madre, Nevski Landau, scrive qui a titolo personale.

martedì 31 marzo 2026

Un piano di pace promosso da Cina e Pakistan per la pace in Medio Oriente e nel Golfo. Articolo di Luca Bagatin

Ancora una volta in prima linea per promuovere accordi di pace, in un'epoca in cui l'Occidente sembra aver perduto ogni logica e lume della ragione, la Repubblica Popolare Cinese.

A Pechino si sono infatti tenuti colloqui fra il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Pakistan Mohammad Ishaq Dar.

Entrambe le parti hanno presentato cinque punti per il ripristino della pace e della stabilità nell'area del Golfo e in Medio Oriente.

Proposte che comprendono: cessazione immediata delle ostilità; avvio urgente dei colloqui di pace; garanzia di sicurezza degli obiettivi non militari; garanzia della sicurezza della navigazione e salvaguardia dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

Nel corso dell'incontro il Ministro Wang ha affermato che “Gli sforzi del Pakistan per mediare tra le parti al fine di promuovere la pace e porre fine ai combattimenti dimostrano il suo fermo impegno a salvaguardare la pace regionale e globale. La tempestiva comunicazione strategica tra Cina e Pakistan sulle principali questioni internazionali e regionali e l'approfondimento del coordinamento strategico incarnano l'essenza della comunità sino-pakistana con un futuro condiviso. La Cina sostiene e auspica che il Pakistan svolga un ruolo unico e importante nella de-escalation delle tensioni e nel ripristino dei colloqui di pace. Questo processo non sarà facile, ma gli sforzi di mediazione del Pakistan sono in linea con gli interessi comuni di tutte le parti”.

Cina e Pakistan hanno sottolineato la necessità di rispettare la sovranità, integrità territoriale, indipendenza e sicurezza dell'Iran e dei Paesi del Golfo. Esortando le parti a cessare ogni attacco contro i civili e gli obiettivi non militari, a dialogare e a rispettare il diritto internazionale.

Entrambi i Paesi hanno peraltro sostenuto la necessità di rafforzare il ruolo dell'ONU e dei suoi principi fondamentali, al fine di promuovere pace e stabilità a livello globale.

Luca Bagatin

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Sull'ultimo numero di "Critica Sociale" un articolo di Luca Bagatin sulla Rivoluzione bolivariana che resiste, nonostante il rapimento del Presidente Maduro

 

Per info e abbonamenti alla prestigiosa rivista del Socialismo italiano, fondata da Filippo Turati nel 1891:
 

lunedì 30 marzo 2026

Appunti sul XV Piano Quinquennale della Repubblica Popolare della Cina. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

Il Segretario Generale Xi Jinping ha sottolineato che l’elaborazione e l’attuazione del XV Piano Quinquennale (2026-2030) per lo sviluppo economico e sociale nazionale rappresentano un modo importante per il Partito di governare il Paese. Il periodo del XV PQ costituisce la prima fase per il raggiungimento del secondo obiettivo del centenario del Partito e un periodo cruciale per la Repubblica Popolare della Cina per progredire verso la sostanziale modernizzazione entro il 2035.
Il XV PQ, elemento cruciale per il progresso del Paese verso il raggiungimento della modernizzazione entro il 2035, riveste grande importanza per orientare lo sviluppo economico e sociale nei prossimi cinque anni e oltre. In questa nuova era, il XV PQ dovrà affrontare sfide quali i rapidi cambiamenti dell’economia globale, le profonde mutate normative e le discrepanze tra il posizionamento strategico e l’effettiva attuazione. La Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma e le agenzie locali competenti hanno avviato una ricerca preliminare per garantire che i piani locali siano in grado di cogliere appieno le esigenze del momento e promuovere uno sviluppo economico e sociale di alta qualità.
Il XV PQ per lo sviluppo economico e sociale nazionale della RP della Cina è stato elaborato in conformità con i «Suggerimenti del Comitato Centrale del PCC per la formulazione del piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale nazionale». Esso chiarisce principalmente gli obiettivi strategici del Paese, definisce i compiti chiave del governo e guida e regola il comportamento degli enti sociali. Rappresenta il progetto fondamentale per la costruzione di un moderno Paese socialista sotto ogni aspetto e il programma d’azione comune per tutti i gruppi etnici del Paese.
Il periodo del XV PQ riveste un ruolo cruciale nel processo di realizzazione sostanziale della modernizzazione socialista, fungendo da anello di congiunzione tra passato e futuro. È un periodo critico per consolidare le basi e compiere sforzi a tutto campo. Si proseguirà la lotta per ottenere importanti progressi nelle attività strategiche relative alla situazione generale della modernizzazione in stile cinese, al fine di gettare basi più solide per la realizzazione sostanziale della modernizzazione socialista.
Partendo da un nuovo punto, le basi per lo sviluppo cinese sono più solide, il contesto in cui si inserisce ha subìto profondi e complessi cambiamenti e si trova ad affrontare nuove opportunità e sfide.
Già durante il XIV PQ (2021-2025), la Cina ha compiuto progressi significativi nel suo sviluppo. Questo periodo ha segnato l’inizio di un nuovo cammino verso la costruzione di un moderno Paese socialista sotto ogni aspetto, e lo sviluppo della RP della Cina è stato un processo straordinario e notevole. Di fronte a una situazione internazionale complessa e instabile e ad ardui compiti interni di riforma, sviluppo e stabilità, il Comitato Centrale del PCC, diretto da Xi Jinping, ha unito e guidato l’intero Partito e il popolo di tutte le etnie del Paese per superare le difficoltà e guardare avanti. Ha resistito al grave impatto della pandemia di COVID-19, ha risposto efficacemente a una serie di rischi e sfide importanti e ha spinto la causa del Partito e del Paese verso nuovi e significativi traguardi.
Dal centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese (2021) è iniziato un nuovo percorso, che attraversa e attraverserà di tre piani quinquennali – il XIV, il XV e il XVI (2031-2035) – per realizzare la modernizzazione socialista entro il predetto anno. Il XV PQ (2026-2030) sarà cruciale in quanto collegherà il passato al futuro.
A partire dalla valutazione intermedia del XIV PQ, iniziarono già le ricerche preliminari per il XV, incentrate principalmente su tendenze, strategie, politiche e progetti di rilievo. In particolare, i progetti di maggiore portata hanno richiesto un periodo di ricerca e sperimentazione più lungo.
Sulla base di studi preliminari, le parti interessate si sono ulteriormente concentrate su aree chiave, hanno affrontato diverse questioni importanti, hanno formulato le idee fondamentali per il XV PQ; effettuato analisi e valutazioni chiave del contesto e delle condizioni di sviluppo a livello internazionale e nazionale; individuato le principali contraddizioni e i rischi nello sviluppo economico e sociale; proposto obiettivi di sviluppo per i prossimi cinque anni in linea con i compiti strategici a lungo termine; e hanno formulato considerazioni generali per la promozione dello sviluppo.
L’ambiente di sviluppo è una componente importante dell’analisi strategica che deve essere condotta nella formulazione dei piani così come la RP della Cina li formula. Solo analizzando correttamente l’ambiente di sviluppo e valutando con precisione le tendenze è possibile proporre scientificamente obiettivi e compiti.
Da una prospettiva internazionale, il mondo è entrato in un nuovo periodo di turbolenza e cambiamento, con una trasformazione epocale che sta accelerando, e un aumento vertiginoso delle incertezze. Rispetto al XIV PQ, il cambiamento più significativo del XV è proprio il contesto internazionale, profondamente mutatosi durante la fase di pianificazione, con un netto aumento delle sfide e dei fattori sfavorevoli. La competizione e la rivalità tra le grandi potenze potrebbero intensificarsi ulteriormente, con potenziali lotte per il controllo e l’influenza in un numero sempre maggiore di settori; rispetto a cinque anni fa, la struttura di governance globale si trova ad affrontare una maggiore instabilità, l’ordine internazionale potrebbe essere ridefinito e i conflitti geopolitici e i rischi per la sicurezza sicuramente aumenteranno.
Nel campo della scienza e della tecnologia la RP della Cina si trova in una fase di accelerazione dei progressi in una nuova ondata di rivoluzione tecnologica e trasformazione industriale, soprattutto dopo che la tecnologia dell’intelligenza artificiale è entrata nella fase di piena applicazione. Da un lato, la competizione nel campo della ricerca di base si intensificherà ulteriormente, il che potrebbe avere un effetto “collo di bottiglia”; dall’altro, se si riuscirà a realizzare una profonda integrazione tra le nuove tecnologie e i vantaggi industriali, la RP della Cina potrebbe essere in grado di assumere un ruolo di primo piano nella futura competizione globale.
Per quanto riguarda il commercio si ritiene che durante il periodo del XV PQ, la posizione dei Paesi lungo la Via della Seta nell’àmbito del commercio estero cinese continuerà a migliorare; la tendenza allo sviluppo relativamente rapido dei servizi e dell’aspetto di scambi digitali proseguirà, e prodotti e più competitivi – prestazioni aziendali, forniture professionali, assistenza, attività di supporto, soluzioni operative, distribuzione, erogazione, consulenza e attività di marketing – raggiungeranno la scena mondiale.
Durante il periodo del XV PQ, la RP della Cina inaugurerà un’èra di esplorazione ed espansione internazionale a tutto tondo. Sono solo un preludio Black Myth: Wukong e Ne Zha 2 i due giganti del 2024-2025 che stanno proiettando la mitologia cinese e la relativa animazione/gaming nel panorama mondiale, con un successo artistico e commerciale senza precedenti: Ne Zha 2 ha infranto record al botteghino, mentre Wukong ha ridefinito gli Action RPG. Gli Action RPG (detti anche GDR d’azione) sono un sottogenere videoludico che fonde la progressione e la narrazione dei giochi di ruolo (RPG) con il combattimento in tempo reale tipico dei giochi d’azione. A differenza dei classici RPG a turni, richiedono riflessi rapidi, abilità manuale e strategia in tempo reale, offrendo un gameplay fluido e dinamico. Ciò che la RP della Cina condividerà con il mondo non saranno solo prodotti, cultura e creatività cinesi, ma anche l’estetica e gli stili di vita del popolo cinese: il cosiddetto soft power, oggi dominato dagli Stati Uniti d’America.
Dal punto di vista interno, si continuerà a dover affrontare una domanda effettiva insufficiente, con problemi a breve termine e questioni strutturali a medio-lungo termine strettamente interconnesse. La RP della Cina si trova attualmente in una fase in cui la pressione al ribasso sull’economia è ancora relativamente elevata, in particolare la contraddizione di una domanda effettiva bassa è ancora molto evidente. Allo stesso tempo, permangono anche problematiche quali le aspettative delle imprese, i rischi nei settori immobiliare e finanziario e così via. Questi problemi, nell’attuale contesto economico, potrebbero protrarsi anche nelle prime fasi del XV PQ. Ed anche questo rappresenterebbe un cambiamento significativo. Nella pianificazione del XV PQ, è necessario tenere conto delle sfide e dei problemi che l’economia si trova ad affrontare attualmente. Alcuni di questi problemi sono di natura strutturale e ciclica e potrebbero continuare a rappresentare una sfida durante il periodo di attuazione del Piano.
Va pure menzionata la questione demografica. I fattori demografici sono potenti e significativi, un tipico “rinoceronte grigio”, che influenza costantemente i cambiamenti complessivi del panorama economico e sociale. Nel 2021, il picco demografico della RP della Cina è stato raggiunto in anticipo rispetto alle previsioni. La crescita demografica negativa, il calo del tasso di natalità e l’invecchiamento della popolazione diventeranno le condizioni di base per la RP della Cina in futuro. Si devono anticipare i cambiamenti e pianificare le questioni demografiche in modo sistematico.
Oltre a pianificare lo sviluppo dal 2021 al 2025, il XIV PQ fornì anche una visione a lungo termine per i successivi quindici anni 2021-2035. Il XIV PQ affinò ulteriormente la tempistica e la tabella di marcia per gli obiettivi già definiti al XIX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese (18 al 24 ottobre 2017), dimostrando appieno la guida dei piani quinquennali cinesi per i cicli e le fasi di sviluppo, nonché per il lavoro a medio e lungo termine, e riflettendo anche il “ritmo” della promozione dello sviluppo. Il XX Congresso nazionale del PCC (16-22 ottobre 2022) ha ulteriormente delineato gli obiettivi per il 2035, e la pianificazione e la formulazione del XV PQ è aggiornata di conseguenza.
Gli obiettivi di sviluppo includono sia descrizioni qualitative che indicatori quantitativi. Gli obiettivi a lungo termine per il 2035 sono principalmente di natura qualitativa, ma mantenere un certo tasso di crescita economica è altrettanto importante. Oggi per la RP della Cina è necessario studiare come collegare gli obiettivi del 2030 e del 2035 e proporre alcuni indicatori quantitativi con una pianificazione a fasi.
Il trascorso programma del XIV PQ non fissava un obiettivi di crescita media annua del PIL per cinque anni, ma affermava piuttosto che si sarebbe mantenuto entro un intervallo ragionevole, con obiettivi annuali proposti a seconda delle necessità. Attualmente, e per un certo periodo a venire, la RP della Cina ha come sfida principale, nel XV PQ, se l’economia riuscirà a mantenere un certo tasso di crescita. I problemi che sorgono nello sviluppo devono essere risolti attraverso lo sviluppo stesso. Il XV PQ si concentrerà sull’espansione della domanda interna e sul salto complessivo nella produttività di nuova qualità come temi principali. L’espansione della domanda interna non è una misura tampone, ma una mossa strategica. Le “due priorità” (l’attuazione delle principali strategie nazionali e il rafforzamento delle capacità di sicurezza in settori chiave) e le “due nuove politiche” (l’ammodernamento su larga scala delle attrezzature e i programmi di permuta per i beni di consumo) lanciate dal 2024 si sono dimostrate molto precise ed efficaci. Durante il periodo del XV PQ, ci sarà un approccio più sistematico per espandere la domanda interna.
Lo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive rappresenta una questione cruciale per il quadro generale e per lo sviluppo a lungo termine. Nel marzo 2024, il responsabile della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma ha dichiarato pubblicamente la necessità di sfruttare il ruolo guida dei piani a medio e lungo termine e dei piani annuali, per definire e scomporre efficacemente i compiti strategici volti allo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive e per fare di tale sviluppo un punto focale della ricerca sui princìpi cardine del XV PQ. Nella pianificazione degli obiettivi principali, degli indicatori, dei compiti strategici più importanti, delle misure di riforma basilari e dei progetti chiave per lo sviluppo economico e sociale durante il periodo del XV PQ, sarà fondamentale considerare appieno le esigenze pratiche per lo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive, e in particolare è necessario studiare e proporre i compiti e piani fondamentali per promuovere tale sviluppo.
I grandi progetti sono strettamente collegati alle principali strategie, piani e politiche nazionali. Implicano investimenti su larga scala e lunghi periodi di costruzione, rappresentando uno strumento cruciale per promuoverne l’attuazione.
Ad esempio, a partire dall’XI PQ (2006-2010), i grandi progetti sono stati inseriti in sezioni dedicate all’interno dei documenti di pianificazione, rendendo i relativi contenuti più facilmente reperibili. Mentre il XIII PQ (2016-2020) ha individuato 165 grandi progetti in 23 sezioni dedicate, ed il XIV PQ (2021-2025) ne ha proposti 102 in 17 sezioni dedicate.
Negli ultimi due piani quinquennali, si è posta particolare enfasi sul monitoraggio dei principali progetti di ingegneria: tale pianificazione necessariamente confronta di continuo i risultati con quelli di vari dipartimenti e regioni. Non si tratta semplicemente di elencare progetti di diversi settori, ma anche di effettuare un bilancio complessivo e di evidenziare le priorità.
Oltre al “pacchetto di progetti”, si sono studiati e lanciati simultaneamente una serie di “pacchetti politici”, che rendono il PQ una raccolta di importanti iniziative a medio e lungo termine: quali politiche di sostegno per lo sviluppo di nuove forze produttive, e di politiche relative ad aree strettamente connesse al sostentamento delle persone, come la sanità, l’istruzione e la sicurezza sociale. Questi “pacchetti di politici” sono proposti chiaramente nel XV PQ, e definiscono i requisiti direzionali per poi introdurre politiche specifiche.
Già a partire dal VII PQ (1986-1990), i piani cinesi non sono stati solo di sviluppo, ma anche piani di riforma. La III Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale del PCC (15-18 luglio 2024) ha definito oltre 300 compiti di riforma, specificando che tutti dovranno essere completati entro il 2029. Il XV PQ sarà maggiormente integrato con la tempistica e la tabella di marcia per le principali riforme. Ripensando alla Terza Sessione Plenaria del XVIII Comitato Centrale del PCC (9-12 novembre 2013) essa si è concentrata sull’approfondimento complessivo dei compiti di riforma, ed essi sono stati tutti completati entro il 2020, ed infatti l’intero periodo del XIII PQ (2016-2020) è stato dedicato ai suddetti compiti assegnati dalla predetta III Sessione Plenaria.
Dalla riforma alla riforma globale e approfondita, il percorso di modernizzazione della RP della Cina è proceduto in modo costante ed esteso, seguendo le logica stabilite dalle istituzioni. La riforma globale e approfondita significa contrastare i fattori negativi, eliminare per quanto possibile le incertezze e cogliere le certezze e le iniziative che si possono trovare in un contesto di cambiamenti senza precedenti, il più importante del secolo.
Il XV PQ rifletterà l’attuazione del nuovo ciclo di riforme globali e approfondite durante il suo processo di pianificazione. La Decisione della predetta III Sessione Plenaria del 2024 ha proposto di «promuovere vantaggi complementari e uno sviluppo comune tra le diverse economie proprietarie». Inoltre, all’inizio del 2024, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma ha richiesto pubblicamente argomenti di ricerca per il XV PQ, uno dei quali era «Ricerca sulla costruzione di un nuovo modello di sviluppo coordinato di alta qualità tra imprese statali e private». Ad esempio, l’anzidetta Decisione ha proposto di «stabilire una chiara divisione delle responsabilità, risorse finanziarie coordinate e relazioni fiscali regionali equilibrate tra il governo centrale e i governi locali». Anche la «ricerca sull’ottimizzazione del rapporto fiscale tra il governo centrale e i governi locali» è tra i suddetti argomenti di ricerca per il XV PQ.
Il XV PQ è al contempo una questione nazionale e riguarda anche le famiglie. All’incrocio di molteplici riforme e obiettivi di pianificazione, si garantiscono la stabilità e la felicità di centinaia di milioni di persone. Prendiamo ad esempio la combinazione tra l’espansione della domanda interna e il miglioramento del sistema di distribuzione del reddito. Si ritiene che l’attuale scarsa domanda effettiva sia dovuta principalmente a una domanda interna insufficiente, la quale a sua volta è dovuta principalmente a consumi minimi da parte delle famiglie. Il reddito è il fondamento e il prerequisito per il consumo. La Decisione ha previsto disposizioni per il miglioramento del sistema di distribuzione del reddito, affermando esplicitamente la necessità di «aumentare la quota di reddito dei residenti nella distribuzione del reddito nazionale».
La costruzione di un Paese con un forte senso di benessere per i cittadini è considerata un importante obiettivo di sviluppo e che l’aumento del reddito e dei consumi dei residenti dovrebbe assumere un ruolo più rilevante, in modo che il miglioramento del potere d’acquisto sia sincronizzato con il miglioramento della produttività. Ovviamente si tratta di un compito a lungo termine e di un progetto sistematico, che richiede un impegno globale in tutti i suoi aspetti, comprese le riforme; ed esso non può certo risolversi in breve tempo.
È basilare la necessità di sviluppare e rafforzare il settore privato e di attuare una politica che privilegi l’occupazione. La logica fondamentale per aumentare la spesa dei cittadini è stabilizzare le imprese, l’occupazione e il reddito e, in definitiva, i consumi. Inoltre, solo affrontando le preoccupazioni di donne e uomini in materia di assistenza sanitaria, istruzione e assistenza agli anziani si possono realmente stimolare i consumi. Tutto si manifesterà col combinare l’espansione della domanda interna con la promozione della prosperità comune, in maniera che l’ampliamento della fascia di reddito medio, favorisca il crescere delle fasce a basso reddito.

Giancarlo Elia Valori 

sabato 28 marzo 2026

Vi è qualche speranza per un Occidente sconsiderato? Articolo di Luca Bagatin

 

Se in un primo tempo Trump – cercando di far ragionare lo sconsiderato Zelensky - appariva uomo di pace, in breve tempo si è rivelato non meno irresponsabile dei dirigenti UE, che si ostinano a sostenere, ad Est, una autocrazia guerrafondaia corrotta né UE, né NATO, anche a costo di pagare lo sconsiderato prezzo di aver rotto i rapporti con la Russia. Maggiore detentrice di riserve di gas naturale al mondo e, fino a pochi anni fa, maggior fornitrice dell'UE.

Ma torniamo a Trump.

Con l'introduzione di dazi sconsiderati, anche nei confronti di Paesi considerati “amici” del regime USA; con le minacce alla sovranità della Groenlandia; con l'attacco illegale al Venezuela (e il rapimento del suo legittimo Presidente e della first lady); con l'inasprimento dell'embargo a Cuba; con l'attacco illegale all'Iran, per sostenere il regime dell'estremista di destra Netanyahu, Trump ha posto gli USA, definitivamente e in modo sempre più evidente, fuori da ogni regola democratica e dal diritto internazionale. Oltre che danneggiato l'economia globale. Occidentale in primis.

Assurdo e inquietante che ci siano ancora Paesi, compreso il nostro, che agli USA vogliano ancora essere alleati e non chiedano, invece, di rivedere i trattati internazionali.

Del resto, contro il regime di Trump, si sono schierati sia deputati Democratici che Repubblicani statunitensi e da chiedersi se Trump riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato indenne.

In tutto questo, c'è qualche politico che, in Occidente, ancora ragiona.

Fra questi il Premier socialista slovacco Robert Fico, che non accetta i diktat di quella autocrazia corrotta né UE, né NATO e chiede di riallacciare i rapporti con la Russia. Dello stesso avviso il suo omologo ungherese Orban.

Fra questi il Premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, che ha condannato il massacro dei palestinesi a Gaza da parte del regime di Netanyahu e gli attacchi illegali all'Iran, rifiutandosi di ubbidire al regime di Trump. Oltre che denunciato l'attacco illegale contro il Venezuela.

Fra questi il leader dell'opposizione francese, il socialista autentico Jean Luc-Mélenchon, che ha condannato da subito l'espansionismo della NATO ad Est, all'origine del conflitto russo-ucraino e esortato l'UE a lavorare per vie diplomatiche, evitando l'invio di armi a chicchessia. Ed ha criticato il regime di Trump su tutta la linea, oltre che proposto la nascita di una commissione d'inchiesta parlamentare sugli Epstein Files.

Dello stesso avviso anche la socialista autentica tedesca Sahra Wagenknecht e i socialisti autentici britannici George Galloway e Jeremy Corbyn.

Quest'ultimo, peraltro, si è recentemente recato a Cuba per consegnare aiuti umanitari, assieme al deputato laburista Richard Burgon.

Da far presente, per inciso, che, a proposito delle iniziative del regime trumpiano contro Cuba, ben 109 membri del Parlamento britannico le hanno respinte. E fra i firmatari non vi sono solo esponenti socialisti, verdi e socialdemocratici, ma anche laburisti e liberaldemocratici.

Vi è insomma da capire se, in un Occidente sconsiderato, sciocco, ignorante, alla deriva e sempre più disumano e disumanizzante (i crimini contro i più deboli, nelle nostre società, stanno aumentando in maniera esponenziale, di pari passo con l'indifferenza generale), vi sia ancora un barlume di speranza.

Francamente e sinceramente, lo speriamo davvero.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 27 marzo 2026

E' uscito il numero 2 della rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”

E' uscito il numero 2 della nuova rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”, dedicata al mondo multipolare e alla giustizia sociale.

In questo numero, fra le altre cose, vi sono approfondimenti sul Russia, Venezuela, Argentina, Iran, India, Sudafrica e un lungo articolo di Luca Bagatin sul socialismo con caratteristiche cinesi e il Partito Comunista Cinese.

Trovate le modalità di abbonamento a questo link: https://areapascale.wixsite.com/mpascaleeditore/brics-friends

Il sito web della rivista, ove potete leggere altri articoli di attualità è: https://bricsandfriends.com