venerdì 25 settembre 2026

La Cina socialista tende la mano agli USA: Xi, pragmatismo, pace e cooperazione. Articolo di Luca Bagatin

 

La Cina socialista, lo ha dimostrato più volte, fonda la sua politica interna sullo sviluppo delle forze produttive a beneficio della comunità e su una società ordinata, stabile e armoniosa.

Per quanto riguarda la politica estera, essa lavora per il multilateralismo, la cooperazione win-win, il libero commercio, l'inclusività, lo sviluppo del Sud del mondo e la risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ricevuto da Trump con tutti gli onori, in questi giorni, incarna perfettamente questa tradizione di lungimiranza politica, socialista e democratica.

Nel suo discorso tenuto alla cena offerta da Trump, alla Casa Bianca, il 24 settembre 2026, il Presidente cinese ha teso una mano agli USA e spiegato come la sua politica sia e sarà volta a sostenere un'ulteriore crescita dei legami bilaterali fra i due Paesi.

“Oggi, il Presidente Trump e io abbiamo avuto scambi sinceri e approfonditi e abbiamo raggiunto un'intesa comune su molte questioni”, ha affermato Xi Jinping.

Egli, come nella tradizione cinese, ha fatto riferimento alla Storia comune fra i due Paesi, ricordando che “Più di 200 anni fa, subito dopo la sua indipendenza, gli Stati Uniti hanno rivolto lo sguardo alla Cina. I nostri due Paesi hanno iniziato a commerciare tra loro, scambiandosi beni per soddisfare le reciproche esigenze e attingere ai rispettivi punti di forza complementari. Di fatto, il Presidente George Washington aveva acquisito personalmente un'ampia collezione di porcellane cinesi”. Ed ha ricordato quando il popolo cinese e statunitense si sono trovati fianco a fianco, nella lotta “Oltre 80 anni fa, il popolo cinese e quello americano si sono trovati fianco a fianco nella lotta contro gli aggressori militaristi giapponesi. Insieme abbiamo aperto la famosa rotta aerea "The Hump" sopra l'Himalaya. Durante la Guerra di Resistenza contro l'aggressione giapponese, i soldati e i civili cinesi hanno salvato centinaia di piloti americani a costo di centinaia di migliaia di vite cinesi. Un'amicizia simile, forgiata nel sangue e nel fuoco, vivrà sicuramente attraverso le generazioni”.

Xi ha anche ricordato la politica di normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi, avviata da Mao e Nixon.

Ed ha concluso il suo discorso ricordando come i due Paesi abbiano compiuto passi significativi e che occorre coltivare “i bellissimi fiori dell'amicizia tra Cina e Stati Uniti”, per scrivere “un nuovo capitolo” delle relazioni amichevoli fra i due Paesi.

Un sincero discorso di pragmatismo e pace, in quest'epoca di divisioni e tumulti, promosso dal leader di ormai pressoché la maggiore potenza al mondo, che fonda il suo successo proprio sulla pace, il pragmatismo e la volontà di costruire una “comunità dal futuro condiviso per l'umanità”.

Non stupisce, anzi, che Melania Trump, nata e cresciuta nella Jugoslavia socialista di Tito, nel 1970, abbia dichiarato a Fox News: “Sono cresciuta sotto il comunismo e, onestamente, non mi è mancato niente. Ho avuto un'infanzia bellissima”. Anche se, certo, aggiunge che “Non si era liberi come qui negli Stati Uniti oggi”.

Ma questo significa però anche che non c'erano ragazzi armati che, come purtroppo accade negli USA, possono arrivare a compiere stragi nelle scuole: alla faccia della "libertà" di oggi! Anche questo andrebbe detto e ricordato.

Melania finisce per contraddire, ad ogni modo e in sostanza, la retorica propagandistica di suo marito e di settori della politica statunitense, spesso suprematista e di destra, che bollerebbero chiunque non la pensi come loro o sia vagamente “di sinistra”, come “comunista”.

Il comunismo e il socialismo, in sostanza, non sono un insulto. Spesso la Storia ha dimostrato che sono pragmatismo, sovranità nazionale e giustizia sociale al servizio della comunità.

La Cina ce lo ricorda praticamente ogni giorno.

Luca Bagatin

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giovedì 24 settembre 2026

ONU, Lula sfida Trump: sovranità, Palestina e riforma dell'ordine internazionale. Cuba e Venezuela si schierano contro Washington. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni il Presidente del Brasile, il socialista Lula da Silva, ha tenuto il discorso di apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York.

Nel suo discorso ha sottolineato come oggi il mondo sia percorso da profondi conflitti, ma nessuno si stia adoperando per risolverli.

In particolare, ha affermato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non si assuma le proprie responsabilità in merito, ovvero dovrebbe riunirsi al fine di lavorare per perseguire la pace nel mondo.

Egli ha ribadito, inoltre, la necessità di far entrare in tale organismo Paesi quali il Brasile e il Messico.

Lula, senza mai nominare Trump direttamente, ha replicato alle accuse secondo le quali il Brasile non sarebbe autosufficiente in materia di sicurezza e narcotraffico. Oltre a ciò ha contrastato le argomentazioni trumpiane sull'Amazzonia, la quale, attualmente, sta invece ottenendo una protezione senza precedenti.

Egli ha altresì affermato che la guerra è la negazione della politica in ogni forma ed ha anche sottolineato come ciò che sta accadendo in Palestina - da parte del regime di Netanyahu - è un genocidio ed ha condannato gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Ha inoltre esortato a risolvere pacificamente la questione di Hormuz, condannato l'embargo statunitense contro Cuba e si è detto preoccupato per le possibili interferenze alle elezioni presidenziali brasiliane, visto che l'opposizione di destra difende “interessi di potenze esterne al Brasile” (chiaro il riferimento al regime di Trump).

Nei giorni scorsi anche il governo di Cuba, presieduto da Miguel Diaz-Canel, ha reagito alle dichiarazioni imperialiste di Trump, affermando che Cuba non rappresenta affatto una minaccia per gli USA e che ogni guerra economica contro di essa e il suo popolo è ingiustificata e genocida.

Il Presidente Diaz-Canel ha affermato che il Paese continuerà a difendere la sua sovranità e il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha sottolineato che il governo statunitense è incapace di riconoscere Cuba come Paese indipendente e sovrano.

La delegazione cubana parteciperà all'Assemblea Generale dell'ONU sabato 26 settembre prossimo.

La Presidente incaricata del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, parlando mercoledì 23 settembre scorso, davanti all'Assemblea, ha invece sottolineato l'impegno per la pace e il dialogo del suo Paese, nella risoluzione di ogni conflitto e dei suoi rapporti con gli USA.

La Presidente Rodriguez ha parlato di “sviluppo inclusivo, fondato sulla giustizia sociale”, quale antidoto contro la povertà di centinaia di milioni di persone nel Sud del mondo, sottolineando come le sanzioni “minano le libertà economiche e finanziarie e ritardano lo sviluppo umano”.

Ha successivamente parlato di sicurezza energetica, spiegando come il Venezuela svolge e svolgerà un ruolo molto importante in questo contesto internazionale, evidenziando come “il recente accordo bilaterale tra Stati Uniti e Venezuela è uno dei più importanti mai firmati e contribuirà all'equilibrio energetico dell'emisfero e a livello internazionale”.

La Presidente del Venezuela ha sottolineato come il Paese, nel 2026, sia stato colpito da due prove molto dolorose, ovvero l'intensificarsi dello scontro con gli USA (culminato con l'arresto illegale del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, da parte del regime statunitense, il 3 gennaio scorso) e il doppio terremoto del 24 giugno scorso.

Delcy Rodriguez ha spiegato, ad ogni modo, che il Venezuela sta rinascendo e intende rinascere, sulla base di relazioni fondate sul rispetto e l'uguaglianza.

“Mi presento a quest'Assemblea come un'altra figlia del Venezuela per presentare le aspirazioni di un Paese che cerca di costruire il proprio destino dopo conflitti politici che hanno chiuso gli spazi alle diverse correnti, impedendo loro di trovare un luogo dove risolvere le proprie divergenze, e nel mezzo di un duro blocco economico che ha rovinato il modello di sviluppo basato sull'inclusione e sull'uguaglianza”, ha dichiarato la Presidente Rodriguez.

Rievocando l'appello del Libertador Simon Bolivar, la Presidente ha chiamato il suo Paese all'unità, affermando: “Non una sola persona potente. Non un solo partito, non una sola fazione: uniamo tutti insieme i nostri sforzi per la rinascita della patria prospera che i nostri figli e le nostre figlie meritano”.

Luca Bagatin

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mercoledì 23 settembre 2026

"La Confederazione vittoriosa". La Guerra Civile Americana secondo Michele Angelini. Articolo di Luca Bagatin

 

La Guerra Civile Americana (1861 – 1865) scoppiò per ragioni ben più complesse rispetto alla questione dello schiavismo e, a spiegarcelo, l'agile e interessante saggio di Michele Angelini, “La Confederazione vittoriosa”, edito da Mattioli 1885/Archivio Storia (https://mattioli1885.com).

Nel saggio, oltre a fornire ipotesi su un possibile esito alternativo del conflitto, è chiaramente spiegato come il conflitto fra gli Stati dell'Unione del Nord e quelli ribelli del Sud, affondasse su molteplici ragioni.

Gli Stati del Nord erano industrializzati e, per favorire il proprio settore produttivo, erano protezionisti, mentre quelli del Sud erano fondamentalmente agricoli, basavano la loro economia sulle esportazioni di cotone e, dunque, avevano un orientamento liberista.

Oltre a ciò, gli Stati del Sud che andranno nel 1861 a fondare, con il Presidente Jefferson Davis, la Confederazione, avevano una concezione arcaica, aristocratica e pre-capitalistica della società. Fondavano sì la loro economia sulla barbarica pratica dello schiavismo (gli schiavi, come spiegato nel saggio di Angelini, erano comunque venduti dai mercanti del Nord), ma allo stesso tempo avevano una concezione patriarcale degli schiavi e anelavano all'indipendenza da degli Stati Uniti d'America diventati centralisti, che lasciavano poca autonomia ai singoli Stati e che, nella loro visione borghese, vessavano l'economia e non concepivano l'anti-modernità delle popolazioni sudiste.

Tutti aspetti profondamente spiegati nel saggio in questione.

Un saggio che non è necessariamente apologetico della Confederazione, ma cerca di inquadrarla sotto il profilo storico puro, oltre le banalità prodotte da tanta cinematografia, che ha finito per elogiare i vincitori, gettando discredito sui perdenti.

Angelini analizza la Confederazione sotto vari punti di vista. Spiega gli errori commessi dai Generali nel corso di alcune battaglie. Spiega come l'economia sudista, fondata sull'agricoltura, l'abbia sì penalizzata, ma allo stesso tempo spiega anche come la guerra abbia favorito un settore manifatturiero, in particolare bellico, posto sotto il controllo pubblico.

Una Confederazione, dunque, liberista nelle esportazioni, ma orientata al pubblico in economia interna. Con poche tasse (il che però l'ha penalizzata, come spiegato dall'Autore) e con molta autonomia fra gli Stati che la componevano.

Un'autonomia e una ricerca dell'indipendenza dall'Unione che, per molti versi, l'ha fatta entrare nell'immaginario romantico di molti e che portò anche molte tribù Native a combattere nelle fila della Confederazione, spesso per uno stile di vita agrario simile e un senso di rivalsa nei confronti dei Nordisti.

Pochi sanno, peraltro, come spiega l'Autore, che la Confederazione, anche se tardivamente, permise agli schiavi di colore di servire nell'esercito confederato. Fu proprio l'aspetto tardivo di tale scelta a pesare, visto che, come spiega Angelini, se tale riforma fosse stata introdotta prima, molto probabilmente l'esercito confederato sarebbe stato più numeroso e, allo stesso tempo, se la Confederazione avesse abolito la schiavitù, avrebbe potuto ricevere il tanto agognato sostegno europeo.

Eh sì, perché i seguaci di Jefferson Davis confidavano proprio in Gran Bretagna e Francia, affinchè scendessero nell'agone bellico al loro fianco.

Queste due potenze, come spiegato nel saggio, infatti, si rifornivano del cotone degli Stati del Sud e, allo stesso tempo, salvo lo schiavismo, avevano una visione simile.

Come ben sappiamo, ad ogni modo, il tanto ricercato sostegno dall'Europa, non arrivò mai.

Le conseguenze della sconfitta della Confederazione?

Come spiega Angelini, innanzitutto l'impoverimento degli Stati del Sud, sfruttati dalla borghesia profittatrice del Nord; lo sfruttamento dei Nordisti, a scopi propagandistici, dell'abolizione della schiavitù dei neri, i quali ad ogni modo finiranno per essere o ghettizzati o sfruttati dai capitalisti del Nord nelle loro fabbriche; la radicalizzazione del razzismo in un Sud impoverito, con conseguente fondazione del Ku Klux Klan.

“La Confederazione vittoriosa” di Michele Angelini ci offre un punto di vista diverso sulla Guerra Civile Americana e ci costringe a riflettere e a rivalutare la Storia, così come sarebbe sempre giusto accadesse, per chi la ama e la vuole approfondire senza pregiudizi.

Un saggio che ci presenta, peraltro, un Abraham Lincoln molto meno “epico” di quello che viene tramandato dai film o dai fumetti. In realtà politicamente molto debole, sostenuto solo da una parte del Partito Repubblicano e molto meno convinto di Jefferson Davis e dei suoi “soldati grigi”, al punto che, se questi avessero ottenuto qualche vittoria in più, Angelini sostiene che Lincoln avrebbe potuto probabilmente perdere il secondo mandato presidenziale contro il Democratico Gen. McClellan, il quale avrebbe ben presto firmato la pace con la Confederazione.

La Storia, dunque, avrebbe preso una piega molto diversa.

Luca Bagatin

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martedì 22 settembre 2026

Lula incontra Bernie Sanders a New York: multilateralismo, IA e interferenze elettorali al centro del confronto. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso 21 settembre 2026, a New York, il Presidente del Brasile, il socialista Luiz Inácio Lula da Silva, ha incontrato il Senatore statunitense Bernie Sanders.

Fra gli argomenti toccati dai due il multilateralismo, la pace, la democrazia, la governance dell'Intelligenza Artificiale e l'attuale situazione politica statunitense.

Entrambi hanno condiviso le medesime opinioni in merito al rischio di aumento della spesa militare a livello globale; alla crescente diseguaglianza fra ricchi e poveri; alla precarietà lavorativa in varie parti del mondo. Inoltre, hanno concordato sulla necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e espresso preoccupazione per il crescente estremismo, nonché ritengono che occorra urgentemente una governance multilaterale dell'Intelligenza Artificiale ed una maggiore partecipazione dei giovani e delle donne in politica.

Il Sen. Sanders ha espresso interesse nel voler conoscere l'esperienza sanitaria brasiliana, che ha introdotto il Sistema Sanitario Unificato.

Il Presidente Lula si è detto preoccupato relativamente a possibili interferenze statunitensi nelle prossime elezioni brasiliane, visto che è entrato nel mirino del regime di Trump, il quale sostiene apertamente il candidato della destra, Flavio Bolsonaro.

Egli ha altresì espresso particolari preoccupazioni per le posizioni del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, il quale è particolarmente vicino alla famiglia Bolsonaro.

Il Presidente Lula, che si trova a New York per partecipare alla settimana di alto livello dell'81ª sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, aveva incontrato anche il Presidente dell'Uruguay Yamandú Orsi ed il Sindaco di New York, Zohran Mamdani.

Relativamente alla governance sull'IA, il Brasile ha già aderito all'Organizzazione Mondiale per la Cooperazione sull'Intelligenza Artificiale (WAICO) promossa dalla Repubblica Popolare Cinese, con la quale condivide le medesime posizioni in materia di multilateralismo, stabilità, equità e giustizia internazionale.

Luca Bagatin

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lunedì 21 settembre 2026

Elezioni legislative in Russia 2026: la destra avanza, la sinistra (purtroppo) arretra. Zjuganov (KPRF): "Occorre una politica orientata al sociale". Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni legislative per il rinnovo della Duma, tenutesi dal 18 al 20 settembre 2026, hanno visto, purtroppo, un netto aumento delle forze di destra, sia liberali, sia nazionaliste.

Il partito liberal capitalista al governo, Russia Unita, ha ottenuto il 57,8% dei voti, rispetto al 49,8% del 2021; al secondo posto si conferma maggiore partito di opposizione il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), con il 13,7% (nel 2021 aveva il 18,9%); al terzo posto i nazionalisti del Partito LiberalDemocratico, che ottengono il 9% (nel 2021 avevano il 7,5%); al quarto il partito liberale di centrodestra Nuovo Popolo, con il 7,9% (nel 2021 aveva il 5,3%) e, ultimo partito a ottenere seggi alla Duma è il socialdemocratico Una Russia Giusta, che ottiene il 5% (nel 2021 aveva il 7,4%). L'altro partito comunista presente, quello più rivoluzionario, ovvero i “Comunisti di Russia”, ha ottenuto lo 0,85% (nel 2021 aveva l'1,27%).

Complessivamente, la sinistra russa – comunista e socialdemocratica - presente alle elezioni, ottiene circa il 20% e perde consensi.

Si tenga conto, ad ogni modo, che numerose sono le liste di sinistra che hanno invitato all'astensionismo, sia quelle favorevoli all'intervento militare in Ucraina, che quelle contrarie.

Fra le liste di sinistra astensioniste per protesta e che hanno ritenuto che nessuno dei partiti presenti alle elezioni rappresentasse una reale alternativa: il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, l'Organizzazione dei Comunisti e il Partito Comunista Russo.

Il Segretario Generale del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Gennady Zjuganov, ha dichiarato, a commento del risultato elettorale, fra le altre cose, che per vincere è necessaria non solo una società unita, ma anche un “programma concreto a sostegno dell'alta tecnologia”.

Egli ha spiegato come esista una profonda spaccatura nella società, che non può essere ignorata, che troppe persone in Russia vivono in povertà e che i prezzi sono aumentati, mentre “l'oligarchia si è accaparrata un trilione e mezzo di rubli in soli sei mesi. E non sono riusciti a trovare i soldi per sostenere gli agricoltori, per comprare da loro il grano a un prezzo ragionevole. Né sono riusciti a mantenere famiglie numerose”.

Zjuganov ha spiegato come tale situazione richieda “una politica orientata al sociale”, che attualmente non esiste.

Fra le altre cose, il leader comunista russo ha affermato: “Mi dicono che Russia Unita ha vinto. In una guerra, nessun partito può vincere. Possono vincere solo il popolo, una nuova rotta e un politico molto efficace e coraggioso”. Ed ha aggiunto che “Dobbiamo unire tutti e lavorare per la vittoria”.

Al momento, ad ogni modo, la sinistra russa rimane piuttosto divisa e, anche se nel cosiddetto Occidente in pochissimi vorrebbero ammetterlo, anche in Russia la fanno da padroni – a livello parlamentare - partiti di orientamento liberal capitalista, centrista e di centrodestra, come in gran parte dei Paesi dell'UE e oltre Oceano.

Partiti che stanno sistematicamente distruggendo lo Stato sociale e facendo inesorabilmente aumentare le diseguaglianze sociali in seno alla popolazione.

Luca Bagatin

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domenica 20 settembre 2026

XX Settembre, festa di laicità e democrazia cancellata dal fascismo e mai più reintrodotta. Articolo di Luca Bagatin

  

Il 20 Settembre è una data storica per l'Italia, la cui festività nazionale fu cancellata dal fascismo, probabilmente per ingraziarsi, ancora una volta, la Chiesa cattolica.

Il 20 Settembre, fino all'avvento della dittatura fascista, infatti, era la Festa della liberazione della Capitale d'Italia e dell'unificazione nazionale.

Il 20 Settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia (ovvero quando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono), l'Italia fu finalmente unita e libera da ogni forma di dominazione straniera e da ogni imposizione clericale.

La presa di Roma rappresenta, infatti, anche la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici.

Il 20 Settembre o XX Settembre, è e rimane storicamente il simbolo della vittoria della democrazia, della laicità e della libertà spirituale del popolo italiano.

Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono – in tale data - quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell'Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale.

Con l'infausta Legge delle Guarentigie, infatti, il Regno d'Italia non solo garantì l'inviolabilità del Pontefice nella sua persona, ma anche l'inviolabilità dei suoi onori sovrani; la possibilità di avere delle forze armate; l'extraterritorialità dei palazzi vaticani, i quali rimanevano esentati dalla legge italiana e fu garantito finanche un introito annuo da corrispondere al Papa e al suo entourage di oltre 3 milioni di lire (oggi corrispondenti a circa 15 milioni di euro)!

Una legge vergognosa, che diverrà ancor più vergognosa con le ulteriori concessioni allo Stato Pontificio concesse dal fascismo mussoliniano, con i Patti Lateranensi (ancora oggi presenti nella Costituzione italiana) e con il successivo Nuovo Concordato, il peggior errore che Bettino Craxi – pur grande statista – potesse commettere.

Ad ogni modo, nonostante questi obbrobri clericali e di genuflessione ad uno Stato straniero, il XX Settembre rimane una data simbolica, purtroppo ancora oggi non più celebrata e festeggiata come tale e ricordata unicamente dalla Massoneria italiana e da qualche associazione laica e anticlericale. E ciò, nonostante siano state depositate alcune proposte di legge trasversali di reintroduzione di tale festività.

Ad ogni modo quello spirito garibaldino, che pur fu sconfitto negli anni successivi al Risorgimento (si pensi che Garibaldi si ritirò, povero e deluso, nella sua Caprera, dimettendosi finanche dalla carica di deputato al Parlamento, per tornare a fare l'agricoltore), continua ad aleggiare nei cuori di coloro i quali hanno combattuto e combattono ancora per un ideale.

Giuseppe Garibaldi, simbolo di socialismo originario e di lotta ai tiranni disse: “Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibilitati sulla terra”.

In alcune zone del mondo questo monito e auspicio si è avverato. Pensiamo ai Paesi del Socialismo del XXI Secolo in America Latina (molti dei quali, ancora oggi, oltre che a Bolivar, Sandino e José Martì, si ispirano anche ai nostri Garibaldi e Mazzini) e in diversi Paesi socialisti nel mondo.

In Italia e nel resto dell'UE (in cui – grazie alle varie Von Der Leyen, Draghi, Kallas, Metsola and Co., si è tornati ad un clima pre-Risorgimentale e oligarchico), evidentemente no, ma l'eroe non è colui che vince sulla terra, ma colui il quale vince nello spirito e lo spirito è e rimane senza tempo.

Lo spirito di laicità portato avanti dal XX Settembre non morirà mai, finché la fiaccola del Risorgimento, garibaldino, mazziniano, massonico, socialista, repubblicano, teosofico, democratico, rimarrà vivo.

Luca Bagatin

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sabato 19 settembre 2026

La sinistra russa alle elezioni per il rinnovo della Duma: programmi, esclusioni e astensionismo. Articolo di Luca Bagatin

 

In Russia si stanno tenendo le elezioni legislative, processo iniziato il 18 settembre 2026 e che si concluderà il 20 settembre.

Tre i partiti di sinistra - socialista e comunista - presenti e che si contrappongono al partito liberal-capitalista al governo, Russia Unita.

Parliamo del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov e maggior partito di opposizione alla Duma e nel Paese; “Comunisti di Russia”, guidato da Sergey Malinkovich ed il socialdemocratico “Una Russia Giusta”, guidato da Sergey Mironov.

Il Partito Comunista della Federazione Russa, che purtroppo non potrà schierare uno dei suoi esponenti più forti, ovvero Nikolay Bondarenko, escluso dalle autorità, il 7 settembre scorso, con accuse infondate (la sua vicenda l'ho riassunta in questo articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/russia-nikolay-bondarenko-kprf-il.html), ha presentato da tempo il suo corposo Programma per la Vittoria.

Un programma che, secondo il KPRF, “incorpora l'esperienza di successo dell'Unione Sovietica e della Cina moderna” e si propone quale “piano per la transizione pacifica e democratica della Russia verso la via dello sviluppo socialista”.

Fra i punti programmatici del KPRF: l'abolizione della riforma delle pensioni, con un abbassamento dell'età pensionabile a 55 anni per le donne e a 60 anni per gli uomini; un aumento delle pensioni per tutte le categorie di pensionati; la promozione di una sanità e di un'istruzione gratuita e di alta qualità; massicci investimenti in ricerca e sviluppo (in particolare sulle nuove tecnologie e sulla robotica); nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia e del sistema bancario; stop ad ogni privatizzazione di imprese attualmente statali e municipali; rinuncia della Russia di aderire all'Organizzazione Mondiale del Commercio ed al Fondo Monetario Internazionale; introduzione di un'imposta progressiva sul reddito e esenzione delle imposte per i cittadini a basso reddito; eliminazione dell'IVA e della tassa sull'estrazione mineraria; abolizione delle accise sui prodotti petroliferi; ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti; creazione di imprese cooperative agricole e di consumo; controllo pubblico dei prezzi dei beni essenziali; lotta alla corruzione e alla burocrazia; unione della Russia e della Bielorussia in un unico Paese; lavorare per l'unità delle forze patriottiche di sinistra.

Sebbene i “Comunisti di Russia” di Sergey Malinkovich siano fortemente critici nei confronti del KPRF ed abbiano un'impostazione marxista-leninista più rivoluzionaria, il loro programma non si discosta troppo da quello del Partito Comunista della Federazione Russa e punta sempre a una Russia più democratica e orientata al socialismo, superando l'attuale sistema oligarchico e capitalista.

Una Russia che, secondo i “Comunisti di Russia”, adotti una Costituzione socialista, trasferisca il potere ai lavoratori e ai loro organi di autogoverno (ovvero i Soviet); che elimini ogni forma di sfruttamento e reddito parassitario e favorisca l'espansione del settore pubblico e dell'economia reale, sulla base dello sviluppo dei mezzi di produzione ad alta tecnologia.

Anche “Una Russia Giusta”, partito di ispirazione socialista democratica guidato da Sergey Mironov (fondatore peraltro della rete socialista e anti-imperialista internazionale Sovintern), ha un programma decisamente più avanzato, sociale e di sinistra, rispetto ad un qualsiasi partito “socialdemocratico” occidentale dei tempi odierni.

Il partito di Mironov, infatti, propone, fra le altre cose, una riforma fiscale che preveda un'imposta sul reddito per i più ricchi fino al 35% e l'abolizione di tale imposta per i ceti meno abbienti; una tassa sugli extra profitti delle banche e una imposta sui grandi patrimoni; l'eliminazione delle agevolazioni fiscali per gli esportatori di materia prime; l'abolizione della riforma fiscale per le piccole e medie imprese; il ritorno dell'IVA al 20% (attualmente è del 22%, come in Italia); un salario minimo dignitoso; l'aumento dei salari per operatori nel settore sanitario, scolastico e scientifico; l'introduzione della tredicesima mensilità per i lavoratori dipendenti.

Non è stato consentito di presentarsi, invece, ancora una volta, al partito di sinistra patriottica e nazionalbolscevica “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, primo partito peraltro ad aver denunciato e a contrapporsi al nazionalismo di estrema destra russofobo nelle Repubbliche post-sovietiche, già negli Anni '90 – quando aveva assunto la denominazione di Partito NazionalBolscevico ed era guidato dallo scrittore dissidente Eduard Limonov (unico partito politico ad essere stato ingiustamente vietato, con decisione confermata nel 2007 dalla Corte Suprema). E unico partito a proporre un ritorno all'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma attraverso il socialismo popolare e anti-burocratico.

Altri due partiti comunisti russi hanno scelto, invece, la via dell'astensionismo, ovvero l'Organizzazione dei Comunisti e il Partito Comunista Russo, nati dalla scissione del Partito Comunista Russo dei Lavoratori (il cui leader storico, nel 1991, fu il celebre giornalista e sindacalista Viktor Anpilov). Entrambi i partiti rifiutano l'intervento militare russo in Ucraina.

L'Organizzazione dei Comunisti, in una nota, ha denunciato la propaganda bellicista del governo, a fronte di un peggioramento del tenore di vita delle classi lavoratrici; l'esclusione dalle elezioni del deputato del KPRF Nikolay Bondarenko e del partito liberale Yabloko, critico nei confronti della guerra; il timore di brogli elettorali, in quanto il voto elettronico è totalmente sotto il controllo statale e non può essere verificato.

L'Organizzazione dei Comunisti, a fronte di tutto ciò, ha invitato all'astensione, sottolineando peraltro come “le elezioni non possano risolvere in modo sostanziale i problemi fondamentali della società moderna. Per risolverli, è necessario un cambiamento del sistema socio-economico, che non si realizza attraverso le elezioni, bensì tramite una radicale ristrutturazione della società, come avvenne nel 1917”.

Luca Bagatin

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