mercoledì 15 aprile 2026

La Repubblica Popolare Cinese prosegue nel cammino verso pace, cooperazione e multilateralismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Mentre gli USA di Trump proseguono nelle loro guerre e nei loro attacchi gratuiti, verbali e militari, contro mezzo mondo; mentre l'UE rimane a guardare (e intanto i suoi vertici ancora non comprendono che, se non si riaprono i canali diplomatici, commerciali e energetici con la Federazione Russa, le cose saranno destinate a peggiorare), la Repubblica Popolare Cinese prosegue nella sua azione pacificatrice, pragmatica, lungimirante e lo fa promuovendo un ordine mondiale autenticamente multilaterale e pacifico, dialogando e stringendo partnership con chiunque sia disposto a cooperare e dialogare.

A dimostrarlo anche il recente incontro fra il Presidente Xi Jinping e il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, in visita ufficiale in Cina.

Un legame rafforzato, costruito negli anni, sulla base della promozione dei comuni interessi.

Il Presidente Sanchez ha ribadito che la Spagna riconosce il principio di un'unica Cina e che considera strategico il rapporto con la Repubblica Popolare Cinese.

Gli scambi bilaterali di merci fra i due Paesi, nel 2025, del resto, hanno superato i 55 miliardi di dollari, con una crescita del 9,8% rispetto al 2024.

Il Presidente Xi non solo ha auspicato che la Spagna rafforzi la sua partnership con la Cina in ambito commerciale, energetico, degli investimenti e degli scambi fra i cittadini dei reciproci Paesi, ma anche promuovendo valori universali quali la giustizia, la promozione del diritto internazionale, respingendo ogni “legge della giungla” e contribuendo a costruire un mondo multipolare equo e ordinato, ove la globalizzazione economica possa essere universalmente vantaggiosa e inclusiva.

Sanchez si è detto concorde con il suo omologo cinese e ha ribadito che la Spagna si oppone a una nuova Guerra Fredda e sostiene una maggiore comunicazione e cooperazione fra UE e Cina, contribuendo così alla pace e alla stabilità mondiale, lottando contro il protezionismo commerciale, i cambiamenti climatici e la promozione di un autentico multilateralismo.

Nei giorni scorsi, peraltro, vi era stato un incontro a Pechino fra il Presidente del Parlamento cinese, Zhao Leji e il Presidente del Parlamento portoghese, José Pedro Aguiar-Branco, per rafforzare la partnership fra i due Paesi. Anche il Portogallo, peraltro, aderisce al principio di un'unica Cina e Aguiar-Branco ha sottolineato anche che il Portogallo apprezza il principio “un Paese, due sistemi” attuato a Macao, ex colonia portoghese.

Oltre all'amichevole visita del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, si è tenuto anche un importante e recente incontro, a Pechino, fra il Presidente Xi Jinping e il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, ove le due parti hanno riaffermato la solidità delle loro relazioni e la necessità di salvaguardare l'unità dei Paesi del Sud del mondo, oltre che proseguire nel rafforzamento della cooperazione commerciale, degli investimenti e degli scambi culturali.

Il Ministro Lavrov ha inoltre fatto presente che, la Russia, è in grado di compensare la carenza di risorse energetiche affrontata dalla Cina e da altri Paesi, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz.

Relativamente alla situazione in Iran, la Cina, pur condannando gli attacchi illegali di USA e Israele, attraverso l'Ambasciatore Fu Cong aveva ribadito, in sede ONU, che “La Cina non condivide gli attacchi dell’Iran contro gli Stati del Golfo e il blocco dello Stretto di Hormuz. Come tutte le parti, la Cina auspica che la pace e la stabilità vengano ripristinate nello Stretto il prima possibile e che la navigazione riprenda”.

La Repubblica Popolare Cinese, del resto, ha presentato un piano di pace che prevede il rispetto della sovranità, integrità territoriale, indipendenza e sicurezza dell'Iran e dei Paesi del Golfo. Esortando le parti a cessare ogni attacco contro i civili e gli obiettivi non militari, a dialogare e a rispettare il diritto internazionale.
Ho molto apprezzato il recente articolo dell'amico prof. Giancarlo Elia Valori, dal titolo “Verso un nuovo ordine politico ed economico mondiale”, pubblicato su varie testate e anche sul mio blog (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/04/verso-un-nuovo-ordine-politico-ed.html), che del resto racchiude il pensiero e l'analisi che il prof. Valori porta avanti dagli Anni '70 ad oggi..

Egli fu, del resto, fra i primi ad osservare e a sottolineare la portata storica, pacifica e di sviluppo socio-economico promossa dalla Repubblica Popolare Cinese. Realtà che merita rispetto, studio, approfondimento e attenzione e non denigrazione da sciocchi frequentatori del Bar dello Sport.

Nell'articolo del prof. Valori vi è tutto ciò che occorre per comprendere e costruire un vero ordine mondiale multilaterale e ovviare all'attuale disordine globale, fondato su diseguaglianze, irragionevolezza, guerre e destabilizzazioni.

Vi, è in particolare, un concetto del suo articolo che vorrei qui riportare, proprio a conclusione di questo mio pezzo: Il nuovo ordine economico mondiale si riferisce a un nuovo insieme di regole globali (…). Nel contesto attuale, esso rappresenta l’impegno dei mercati emergenti nel promuovere riforme della governance economica globale, nel sostenere la cooperazione Sud-Sud e la cooperazione nell’economia digitale, e nel costruire un sistema equo, ordinato e diversificato, incentrato su una comunità con un futuro condiviso per l’umanità.

Concetti chiave e prospettive sono l’enfatizzazione dell’uguaglianza sovrana e il diritto di ogni Paese di scegliere il proprio modello di sviluppo economico, e promuovere riforme delle norme finanziarie e commerciali internazionali che oggi risultano dannose per i Paesi in via di sviluppo. Le aree chiave da affrontare sono: la riforma della governance finanziaria, del commercio equo e solidale delle materie prime e della cooperazione internazionale nell’era dell’economia digitale, nel cercare di fronteggiare l’ascesa dell’unilateralismo e del protezionismo, nonché l’inadeguatezza dei meccanismi multilaterali tradizionali”.

Abbiamo noi una classe politica italiana e in sede UE all'altezza di comprendere, assimilare e attuare tutto ciò? Al momento risulta non pervenuta.

Luca Bagatin

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martedì 14 aprile 2026

"Celebrità e misteri" di Paola Giovetti, saggio fra Storia, scienza, psicologia, mistero e paranormale. Articolo di Luca Bagatin

 

Con “Celebrità e misteri”, edito dalle Edizioni Mediterranee, la giornalista e scrittrice Paola Giovetti, ci sorprende ancora una volta.

E lo fa sempre con il rigore e il rispetto della studiosa appassionata.

Ancora una volta ci conduce nel mondo della misteriosofia e della parapsicologia, presentandoci aneddoti, curiosità ed eventi, spesso misconosciuti, nei quali si sono imbattuti scienziati, artisti, filosofi, scrittori, musicisti e altre celebrità.

Da Cristina di Svezia a Swedenborg; da Sir. Artur Conan Doyle a Gabriele D'Annunzio, passando per Kafka, Mark Twain, i coniugi Curie, Victor Hugo, Jung, Freud, Gustavo Rol, Federico Fellini e moltissimi altri, il libro è una carrellata di collegamenti fra numerosi personaggi della Storia e il paranormale.

Molti sono gli eventi curiosi, a partire dalla nascita ufficiale dello “spiritismo”, ad opera delle sorelle Kate, Margaret e Leah Fox, celebri medium del XIX secolo, passando per la Società Teosofica di Madame Blavatsky, che influenzò moltissimo anche gli eroi del nostro Risorgimento, Mazzini e Garibaldi, che credevano nel mondo degli spiriti e nella reincarnazione, così come Maria Montessori e il suo Medoto educativo.

Ed ancora, nel saggio, si parla della fondazione della Società per la Ricerca Psichica, nel 1882, allo scopo di investigare, con metodo scientifico, i fenomeni inspiegati dalla scienza ufficiale.

E, fra gli scienziati più illustri che studiarono tali fenomeni, ci fu il chimico russo Mendeleev, oltre che un insospettabile Albert Einstein, i coniugi Curie, Thomas Edison, Guglielmo Marconi e molti altri.

L'800 e il '900 – come si potrà notare nell'agile saggio di Paola Giovetti - è costellato da figure più o meno celebri, che entrarono in contatto diretto con l'ignoto ed ebbero modo di indagarlo e di raccontare le loro esperienze.

Fra questi Goethe, Victor Hugo, il padre letterario di Sherlock Holmes, Sir. Arthur Conan Doyle, Thomas Mann, Luigi Pirandello, Antonio Fogazzaro e moltissimi altri.

Così come accadde a politici a cavallo fra il XIX ed il XX secolo, fra i quali Massimo D'Azeglio, Napoleone Bonaparte, Hitler e Mussolini.

Molte sono le figure, anche contemporanee, le cui esperienze dirette con il paranormale sono tratteggiate da Paola Giovetti.

Fra queste l'imprenditore e fisico Federico Faggin (che dopo una sua esperienza extrasensoriale ha avuto modo di elaborare teorie a carattere scientifico che studiano la coscienza e la reincarnazione); l'attore Enzo Decaro; il duo artistico Battisti-Mogol i testi delle cui canzoni, assieme a quelle di Franco Battiato, sono un inno alla Tradizione esoterica e spirituale.

“Celebrità e misteri” è dunque un saggio che apre molte porte sull'ignoto e ci svela aspetti della Storia, ma anche della scienza e della psicologia (non solo della parapsicologia!), che non conoscevamo o che, probabilmente, ignoravamo.

Uno dei padri della psicanalisi, Carl Gustav Jung, disse che “La nostra concezione del mondo corrisponde alla realtà soltanto se in essa trova posto anche l'improbabile”.

E il mondo che ci circonda, così come la sua millenaria Storia, è molto probabilmente il frutto più di aspetti che sfuggono alla nostra ragione, piuttosto che il contrario.

La scienza stessa, ma anche la politica, del resto, hanno spesso voluto indagare in tal senso. In particolare se pensiamo che le più grandi potenze al mondo hanno investito e probabilmente ancora investono, ingenti somme nello studio dei fenomeni cosiddetti paranormali.

Il mondo della materia, dunque, difronte a tutto ciò, sembra ben poca cosa, così come la paura della fine, che non è altro che un nuovo inizio, secondo le conclusioni di molti dei personaggi citati nel saggio di Paola Giovetti.

Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi”, scrisse Antoine de Saint-Exupéry ne “Il Piccolo Principe”, che può essere considerato un romanzo esoterico-iniziatico, un percorso di ricerca dell'Amore, dell'Amicizia, della Rinascita (perché non esiste alcuna fine dopo la morte), contrapposto alla materialità del “mondo adulto”, privo di innocenza e purezza e fatto di apparenze.

Curiosità nella curiosità: il corpo di Antoine de Saint-Exupéry, il cui aereo fu abbattuto nel 1944 da un pilota dell'aviazione tedesca, non sarà mai ufficialmente ritrovato....

Il Mistero è e rimane tale, racchiuso e celato nell'Anima/Coscienza di ciascuno.

Luca Bagatin

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lunedì 13 aprile 2026

Verso un nuovo ordine politico ed economico mondiale. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

Mentre il mondo attraversa profondi cambiamenti senza precedenti dagli inizi degli anni Duemila, anche la tendenza verso la multipolarità sta accelerando. Tuttavia, in questo nuovo periodo di turbolenza e trasformazione, la multipolarità sta mostrando nuove caratteristiche: la disuguaglianza e il disordine si stanno aggravando, la competizione spietata tra le grandi potenze si fa più evidente e crescono i timori di una nuova guerra mondiale. Superpotenze infrangono il diritto internazionale e trattano i territori di Paesi indipendenti come il loro cortile di casa, a dir poco. La soluzione migliore a questa situazione è promuovere lo sviluppo della multipolarità in una direzione più equa e ordinata, con i tentativi di erigere un nuovo ordine politico ed economico mondiale.

Al contempo, un fattore positivo – manifestazione più significativa di questa trasformazione – è l’ascesa del Sud globale e la sua crescente consapevolezza politica: maggiore indipendenza e autonomia, e una sfida alle potenti potenze egemoniche e aggressive. Il Sud globale, insieme ad altri Paesi non “occidentali”, costituisce l’Oriente, determinando un netto spostamento degli equilibri di potere tra Oriente e Occidente, con l’ascesa dell’Oriente e il declino dell’Occidente.

Tuttavia, nel quadro più ampio dell’ascesa dell’Oriente e del declino dell’Occidente, Repubblica Popolare della Cina (Stato tellurocratico di pace) e Stati Uniti d’America (Stato talassocratico di guerra) rivestono un’importanza particolare. Tra le potenze globali emergenti, la RP della Cina spicca in modo particolare. Sfruttando i suoi punti di forza come grande potenza, e soprattutto il suo rapido sviluppo negli ultimi quarant’anni, la forza nazionale cinese è cresciuta esponenzialmente, rendendola la seconda economia più grande dopo quella degli Stati Uniti d’America. Nel frattempo, nel mondo occidentale in declino, gli Stati Uniti d’America, in quanto potenza e leader mondiale, hanno registrato il declino più lento, con un conseguente ampliamento del divario di potere con gli altri Paesi occidentali. Pertanto, l’alternarsi di momenti di forza e di debolezza tra Pechino e Washington è diventato uno dei temi più dibattuti nella politica internazionale. Alcuni studiosi ritengono che l’ordine mondiale si sia spostato dalla multipolarità alla bipolarità, come una volta lo era fra la Casa Bianca e il Cremlino.

A prescindere dalle motivazioni di chi sostiene la bipolarità, l’unilateralità di questa argomentazione è evidente. Il fattore decisivo nell’ordine mondiale è il confronto della forza delle grandi potenze. Attualmente, gli Stati Uniti d’America sono in testa in termini di forza complessiva, seguiti a ruota dalla RP della Cina, ma il divario tra le forze dell’Impero di mezzo, degli Stati Uniti d’America e delle altre grandi potenze è molto meno significativo di quello tra Washington e Mosca durante la guerra fredda. Dal punto di vista economico, il PIL dell’UE è paragonabile a quello della RP della Cina; considerando il ruolo dell’euro come seconda valuta mondiale, la forza economica dell’UE dovrebbe essere ulteriormente enfatizzata. Dal punto di vista militare, la Russia è da tempo considerata la seconda potenza militare al mondo. Nonostante le battute d’arresto nella crisi ucraina, ha resistito da sola alla pressione dell’intera alleanza NATO, dimostrando una notevole forza. Per quanto riguarda il soft power, come la cultura e la diplomazia, l’UE, il Regno Unito, l’India e il Giappone sono tutti attori importanti che non vanno sottovalutati.

Dal crollo dell’Unione Sovietica e dalla fine dell’ordine mondiale bipolare, mentre gli Stati Uniti d’America hanno promosso con vigore l’unipolarismo, si è silenziosamente affermata una tendenza multipolare. «Una superpotenza e molteplici potenze forti» è un mantra classico utilizzato nel dibattito accademico per descrivere l’ordine mondiale a partire dagli anni Novanta, l’èra delle illusioni fukuyamesche e della pace universale kantiana dell’Unione Europea.

Oggi è innegabile che la superpotenza unica a stelle e strisce si stia indebolendo, non per nulla la sua ricerca di nuovi teatri di guerra, non è una trovata del cattivo Trump – come la pensano le ingenue teste di alcuni innocui e sprovveduti politici italiani e non – ma un’esigenza del capitale finanziario, quale fusione tra capitale bancario e industriale e la crescente ingerenza dello Stato nell’economia in un processo di sviluppo nell’investire nella proliferazione e produzione bellica. I presidenti degli Stati Uniti d’America, qualsiasi colore siano, sono meramente un prodotto delle tesi di Hilferding.

Al contempo le “altre” molteplici potenze forti, tra cui RP della Cina, Russia, Unione Europea e Giappone, si stanno generalmente rafforzando. In particolare, con l’ascesa del Sud globale, la composizione delle molteplici potenze forti ha subìto sottili cambiamenti, con l’India, di oltre 1,4 miliardi di abitanti, che sta sostituendo il Giappone. Pertanto, in questo ordine mondiale multipolare in evoluzione, i membri non occidentali stanno superato quelli occidentali.

Di fronte a tale realtà, sempre più forze internazionali riconoscono la multipolarità, sebbene le opinioni divergano su quali Paesi dovrebbero farne parte. Dall’inizio del XXI secolo, la RP della Cina ha costantemente integrato la sua diplomazia con Stati Uniti d’America, Russia ed Europa nel quadro della sua diplomazia di grande potenza.

Il tema della 61ª Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 14 al 16 febbraio 2025 è stato la multipolarità che ogni giorno sta diventando reale. Di particolare rilievo è il fatto che gli Stati Uniti d’America, che hanno costantemente perseguito l’egemonia unipolare – e si sono opposti alla multipolarità dalla fine della guerra fredda – hanno iniziato a modificare la loro percezione dell’ordine mondiale. La dichiarazione di Trump, nel gennaio 2025, secondo cui gli Stati Uniti d’America non erano più la potenza leader mondiale significa di fatto riconoscere che Washington ha perso il suo status di egemonia unipolare e cerca di riguadagnare terreno attraverso la produzione bellica. Ricordo che gli Stati Uniti d’America per la loro posizione geografica – salvo che la guerra anglo-statunitense del lontano 1812, e il bombardamento giapponese nella periferica Pearl Harbor il 7 dicembre 1941 – non conoscono la guerra con stranieri in casa, per cui in quanto talassocratici è molto meglio esportarla all’estero.

Mentre il mondo attraversa rapidi cambiamenti, è entrato in una nuova èra di turbolenza e trasformazione. Questi sconvolgimento e trasformazione hanno un impatto su tutti gli aspetti del mondo esistente. Nell’ambito della tendenza generale verso un ordine mondiale rapidamente multipolare, le nuove tendenze negative della multipolarità si manifestano principalmente in due aspetti: in primo luogo, i comportamenti egemonici e prepotenti sono più gravi che in passato e la tendenza alla disuguaglianza è più marcata; in secondo luogo, il fenomeno del disprezzo dell’ordine internazionale vigente e dello jus gentium è più evidente che in passato e il mondo multipolare rischia di precipitare nel disordine.

In un auspicabile nuovo ordine globale politico ed economico posto in mondo multipolare, la parità di trattamento tra le grandi potenze, e persino tra le grandi potenze e gli Stati non potenti, è la pietra angolare per il mantenimento di normali scambi e della pace mondiale. Dopo la guerra fredda, sebbene gli Stati Uniti d’America – sotto presidenti democratici e repubblicani (ricordo la tentata invasione di Cuba organizzata dal democratico Kennedy, e il colpo di Stato preparato con il concorso dei servizi segreti statunitensi e con l’avallo formale del suddetto Kennedy, che portò alla morte del presidente vietnamita Ngô Đình Diệm e al successivo intervento militare di Washington) – abbiano perseguito l’egemonia e la politica di potenza, spesso ricorrendo a comportamenti impositivi e autoritari, hanno cercato l’egemonia istituzionale, considerandosi “leader mondiali” e sempre attenti alla propria immagine attraverso leader sorridenti e democratici. Tuttavia, durante la presidenza Trump, i comportamenti dispotici degli Stati Uniti d’America nei confronti di altri Paesi sono diventati dilaganti, ignorando completamente l’opposizione della maggior parte dei Paesi e delle Nazioni Unite, e trascurando la condanna internazionale. Persino tra le grandi potenze, gli Stati Uniti d’America hanno dimostrato una crescente tendenza a giudicare il bene e il male in base ai loro propri interessi.

La creazione delle Nazioni Unite ha dato origine a un sistema e a un ordine internazionale incentrati sull’ONU. È grazie a questo sistema e a questo ordine che il mondo ha mantenuto la pace generale e compiuto progressi significativi in vari aspetti della governance globale. Sebbene questo sistema e ordine presentino molti problemi, è necessario affrontarli e migliorarli continuamente attraverso riforme. Dopo la guerra fredda, gli Stati Uniti d’America e l’Occidente hanno tentato di costruire un ordine internazionale liberale, il cui pilastro centrale era un sistema di alleanze incentrato sulla Casa Bianca. Tuttavia, ciò non ha escluso completamente il sistema e l’ordine delle Nazioni Unite, ma piuttosto ha integrato al suo interno l’ONU e altre organizzazioni ib meccanismi internazionali di bilanciamento. Per cui gli Stati Uniti d’America e i loro alleati, in particolare la NATO, hanno spesso violato i principi della Carta delle Nazioni Unite, lo hanno fatto spesso sotto la copertura dell’ONU o fuori dell’ONU. Ad esempio la “Coalizione dei volenterosi” (Coalition of the Willing), ossia l’alleanza multinazionale guidata da Washington che ha invaso l’Iraq nel marzo 2003, rimuovendo il regime di Saddam Hussein, senza uno specifico mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ecc.

Le altre grandi potenze si sono vantate di aderire ai principi della Carta delle Nazioni Unite. Però, negli ultimi anni, la situazione è cambiata significativamente. Le violazioni della Carta delle Nazioni Unite sono aumentate notevolmente, soprattutto con la crisi ucraina, che riflette la rivalità strategica tra Stati Uniti d’America, Russia ed Unione Europaa, portando a dubbi sulla sopravvivenza stessa dell’ordine internazionale. Queste azioni sfidano apertamente l’autorità delle Nazioni Unite, indebolendo significativamente il sistema e l’ordine mondiale, e mettendoli persino a rischio di collasso. Il mondo potrebbe scivolare in un’èra di disordine.

La disuguaglianza e il disordine hanno avuto un grave impatto negativo sulle relazioni tra le grandi potenze, con una competizione spietata che si è intensificata al punto che le preoccupazioni per una guerra mondiale e una guerra nucleare sono più forti che mai. La multipolarità rischia di deviare dalla retta via.

Perciò, nei tentativi di stabilire un nuovo ordine mondiale, la strada da seguire è lo sviluppo della multipolarità paritaria. Solo quando la multipolarità si svolgerà lungo un percorso equo e ordinato, le relazioni tra le grandi potenze potranno rimanere sane e stabili; le grandi potenze e la stragrande maggioranza dei Paesi di piccole e medie dimensioni potranno sentirsi sicuri e concentrare i propri sforzi principali sul proprio sviluppo, la cooperazione internazionale a tutti i livelli potrà essere attuata efficacemente; la governance globale in tutti i suoi aspetti potrà progredire continuamente; l’ordine internazionale potrà essere costantemente migliorato; la pace mondiale potrà essere veramente garantita; e l’umanità potrà affrontare efficacemente le diverse sfide e i rischi e la civiltà umana potrà continuare a progredire.

Cosa significa dunque un mondo multipolare equo e ordinato? Significa sostenere l’uguaglianza di tutti i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni, opporsi all’egemonismo e alla politica di potenza e promuovere concretamente la democratizzazione delle relazioni internazionali. Queste sono precisamente le norme internazionali e i principi fondamentali che è necessario costantemente sostenere e seguire, e che sono riconosciuti anche dalla stragrande maggioranza dei Paesi del mondo. Tali norme non sono affatto superate nel mondo odierno, caratterizzato da grandi sconvolgimenti e cambiamenti; al contrario, per mantenere la pace mondiale, necessitano di essere rafforzate. Pertanto, tutti i Paesi devono aderire congiuntamente agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, sostenere congiuntamente le norme fondamentali universalmente riconosciute delle relazioni internazionali e praticare un autentico multilateralismo. Solo in questo modo si può garantire la stabilità complessiva e la natura costruttiva del processo di un mondo multipolare.

Per quanto riguarda l’economia, all’inizio del secolo XXI, molti osservatori prevedevano una società globalizzata ideale, piatta e senza ostacoli. Quest’idea è stata ora gravemente smentita. Le persone si rendono conto che enormi ingiustizie si annidano nel commercio globale, spesso non riuscendo a frenare il dumping e i dazi, e danneggiando il contratto sociale all’interno dei Paesi, portando a crisi notevoli.

Il nuovo ordine economico mondiale si riferisce a un nuovo insieme di regole globali (come la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1974 sull’istituzione di un nuovo ordine economico internazionale) volte a modificare la vecchia struttura economica internazionale dominata dall’Occidente e a stabilire regole eque e reciprocamente vantaggiose che riflettano gli interessi dei Paesi in via di sviluppo.

Nel contesto attuale, esso rappresenta l’impegno dei mercati emergenti nel promuovere riforme della governance economica globale, nel sostenere la cooperazione Sud-Sud e la cooperazione nell’economia digitale, e nel costruire un sistema equo, ordinato e diversificato, incentrato su una comunità con un futuro condiviso per l’umanità.

Concetti chiave e prospettive sono l’enfatizzazione dell’uguaglianza sovrana e il diritto di ogni Paese di scegliere il proprio modello di sviluppo economico, e promuovere riforme delle norme finanziarie e commerciali internazionali che oggi risultano dannose per i Paesi in via di sviluppo. Le aree chiave da affrontare sono: la riforma della governance finanziaria, del commercio equo e solidale delle materie prime e della cooperazione internazionale nell’era dell’economia digitale, nel cercare di fronteggiare l’ascesa dell’unilateralismo e del protezionismo, nonché l’inadeguatezza dei meccanismi multilaterali tradizionali.

In conclusione vanno aggiunte alcune riflessioni sui nuovi ordini mondiali che si sono succeduti almeno dal secolo XIX. Dopo l’epopea delle grandi guerre napoleoniche, successive alla Grande Rivoluzione, il Congresso di Vienna nel 1815 stabilì un ordine che durò sino al 1848, la cosiddetta Primavera dei Popoli che principiò da Palermo il 12 gennaio di quell’anno. Da allora le turbolenze dei nazionalismi romantici o meno si protrassero sino a che Italia e Germania raggiunsero l’unità nazionale nel 1871 (Roma capitale ufficializzata con legge 3 febbraio 1871). Questo nuovo ordine di quarantatré anni giunse sino al 1914. Quella che era chiamata belle époque fu ingoiata dalla Prima Guerra Mondiale. Però l’ordine imposto dalla Conferenza di Versailles non resse, cadendo nel 1939 a causa della Seconda Guerra Mondiale. Dal 1945 – o per meglio dire dal telegramma lungo di George Kennan da Mosca a Washington il 22 febbraio 1946 – l’ordine della guerra fredda si prolungò fino al crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (26 dicembre 1991). Allora le menti semplici e i poveri di spirito immaginarono il paradiso in terra, non comprendendo che il katechon paolino era proprio l’Unione Sovietica. Lo dimostrò l’11 settembre 2001 quando, a katechon caduto, i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse hanno avuto briglia sciolta.

Come abbiamo visto un nuovo ordine mondiale – dai tempi dell’Impero Romano ad oggi – presuppone una deflagrazione globale oppure un cedimento strutturale di uno dei piloni. Noi, per un auspicato cambiamento, non ci auguriamo questo, e possiamo solo sperare nella buona volontà di pace di tutti gli attori internazionali e nelle loro migliori espressioni. Le conferenze internazionali sono arene fondamentali per plasmare il nuovo ordine mondiale, determinando l’evoluzione delle regole geopolitiche ed economiche e dei modelli di cooperazione internazionale. Sono cruciali per stabilire nuove norme internazionali, bilanciare gli interessi dei Paesi in via di sviluppo e di quelli sviluppati e affrontare le crisi ambientali ed economiche. In tempi di crisi, le conferenze contribuiscono a costruire alleanze multilaterali per, non dico creare un nuovo ordine, ma almeno prevenire il crollo del vecchio stabilito dalle Nazioni Unite. Per cui o queste o una guerra mondiale per un nuovo ordine mondiale: dipende meramente dalle volontà dei decisori.

Giancarlo Elia Valori 

L'Ungheria passa dalla destra alla... destra. Articolo di Luca Bagatin

In Ungheria, nei fatti, nulla di nuovo.

Dall'estrema destra di Orban si passa all'estrema destra di Péter Magyar, peraltro già membro del partito di Orban e fra i suoi più stretti collaboratori.

E, al terzo posto? L'estrema destra di László Toroczkai.

L'Ungheria, insomma, rimane un Paese con, tanto al governo quanto all'opposizione, l'estrema destra. Nulla di nuovo, insomma.

Questa la notizia che dovrebbe saltare agli occhi e fa parecchio riflettere e anche sorridere il fatto che la pseudo “sinistra” italiana canti vittoria, dimostrando – una volta di più (per chi ancora non se ne fosse accorto) di essere, semplicemente, anch'essa un'altra forma di destra non diversa dal melonismo and Co.

Del resto, i programmi, in politica interna (liberal capitalisti e di riduzione dello stato sociale; nessuna misura per contenere e punire severamente la criminalità nelle strade, soprattutto minorile) e estera (servilismo nei confronti dei diktat di Washington e Bruxelles, a loro volta governate dalla destra) sono i medesimi: sia nel campo meloniano che in quello chiamato “campo largo”.

Ormai anche a Conte e alle sue apparenti prese di distanza in politica estera, non crede più nessuno, così come la gran parte del Paese ha smesso di credere alle prese di distanza di Salvini.

Fortunatamente, in Italia, a differenza dell'Ungheria, la gran pare degli italiani si astiene, dimostrando di non sostenere nessuna delle due destre che, dal 1994 ad oggi, ovvero da quando furono abbattuti i partiti storici e introdotte leggi elettorali incostituzionali, malgoverna il Paese.

In Ungheria, come in molti Paesi dell'Est europeo e UE, purtroppo, da tempo, la sinistra, sia socialista che comunista, è marginalizzata dai media e spesso perseguitata, anche dal governo.

E pensare che erano presenti candidati validi nelle liste unite del Magyar Munkáspárt, ovvero il Partito dei Lavoratori Ungheresi e nel socialista democratico Solidarietà, pressoché unica alleanza socialista e di sinistra alle elezioni ungheresi.

Ovviamente bellamente ignorati, non sono dalla stampa nostrana e da quella dell'UE, ma, figuriamoci, anche dalla pseudo “sinistra” nostrana. Perché? Ovviamente perché non filo-liberal capitalisti e non filo-UE e le sue follie belliciste e masochiste. Ovvero non di destra.

Nulla di nuovo, insomma. Nulla che dia un qualche barlume di speranza a questo triste continente che, come negli anni più oscuri, rimane pressoché a destra, salvo Robert Fico in Slovacchia e Pedro Sanchez in Spagna (ancora al governo) e le serie opposizioni socialiste e democratiche di Jeremy Corbyn e George Galloway in Gran Bretagna, Jean-Luc Mélenchon in Francia, Sahra Wagenknecht in Germania e poco altro. 

Luca Bagatin

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sabato 11 aprile 2026

Incontro fra Xi Jinping e la Presidente del Kuomintang, nel segno del risorgimento cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso venerdì si è tenuto l'incontro, a Pechino, fra il Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), nonché Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping e la Presidente del Kuomintang (KMT), Cheng Li-wun, invitata per l'occasione nella Cina continentale, accompagnata da una delegazione del suo partito.

Il Presidente Xi ha sottolineato l'importanza di tale incontro per lo sviluppo delle relazioni fra i due partiti, nonché per le relazioni con Taiwan.

Il Presidente Xi ha espresso la volontà di collaborare con tutti i partiti politici di Taiwan e ogni settore della società civile, al fine di rafforzare gli scambi economici e il dialogo, per promuovere la pace e favorire la rinascita nazionale, fondata su quanto sancito dal “Consenso del 1992”, ovvero dall'opposizione al separatismo di Taiwan, come previsto, nel 1992, dai rappresentanti del Partito Comunista Cinese, in rappresentanza della Repubblica Popolare Cinese e quelli del Kuomintang, partito nazionalista della Repubblica di Cina (Taiwan).

La Presidente Chang ha sottolineato come tanto gli abitanti della Repubblica Popolare Cinese, quanto quelli di Taiwan, siano entrambi cinesi e appartengano alla stessa famiglia. E ha sottolineato come il suo partito sostenga il “Consenso del 1992” e promuova la cooperazione fra le due sponde dello Stretto di Taiwan.

Le differenze nei sistemi sociali non devono essere una scusa per la secessione”, ha sottolineato il Presidente Xi. Aggiungendo “Accogliamo con favore qualsiasi proposta che favorisca lo sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto e non risparmieremo alcuno sforzo per promuovere qualsiasi iniziativa che favorisca tale sviluppo”.

La Presidente Cheng Li-wun, un tempo attivista indipendentista e deputata del Partito Democratico Progressista, dal quale ha preso le distanze anche a causa dei numerosi scandali di corruzione che hanno investito il partito, ha descritto l'incontro con il Presidente XI “sincero, franco e sentito”, volto allo sviluppo pacifico di entrambe le sponde dello Stretto.

La Presidente Cheng, altresì, ha esortato tutti i partiti politici della regione taiwanese ad astenersi dall'usare lo sviluppo pacifico fra le due parti come strumento di propaganda politica alla ricerca del consenso elettorale, sottolineando come si tratti, diversamente, di una scelta fra pace e guerra.

La Presidente Cheng ha peraltro affermato che entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan dovrebbero unire le forze per portare avanti il risorgimento della Cina, come negli ideali di Sun Yat-sen, primo Presidente della Cina moderna nel 1912 e leader della Rivoluzione democratica del 1911 che pose fine alla dinastia imperiale Quing, fondatore del Kuomintang, nonché della Società per la Rinascita della Cina, nel 1894.

Tanto Sun Yat-sen che Mao Tse-tung vengono considerati i Padri della Cina moderna, per il loro carattere rivoluzionario, riformatore e modernista e, dunque, il trait-d'union fra le due sponde dello Stretto.

Luca Bagatin

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venerdì 10 aprile 2026

Socialismo o... barbarie. Articolo di Luca Bagatin

 

Fu la socialista rivoluzionaria Rosa Luxemburg, molto critica nei confronti dell'ipocrisia della revisionista “socialdemocrazia” tedesca, la prima a parlare di “Socialismo o barbarie”.

Con questa frase ella riassunse ottimamente un aspetto difficilmente confutabile.

L'unico sistema razionale è quello socialista, non certo quello liberal capitalista.

Per evitare disoccupazione, sotto-occupazione, sfruttamento, il lavoro va organizzato a monte.

Per evitare una distribuzione iniqua delle risorse, che potrebbe generare squilibri economici, psicologici e sociali nella società, è necessario che nessuno disponga di più degli altri. Ovvero occorre che nessuno sottragga risorse alla comunità, per accaparrarsele, egoisticamente.

Il socialismo è quando non esistono né ricchi, né poveri. Quando non esistono né disoccupati, né sfruttati. Quando non esistono ladri, né criminali, né corrotti.

E' quando l'economia e la società vengono, razionalmente e pragmaticamente, pianificate, in modo condiviso e democratico.

Il liberal capitalismo, diversamente, genera squilibri, perché non prevede un'organizzazione razionale dell'economia e della società.

Questo perché il liberal capitalismo sdogana e alimenta l'ego, che andrebbe visto come una patologia congenita dell'anima, in quanto esso sdogana e alimenta una mentalità fondata sull'accumulo e sulla ricchezza individuale, anziché sull'uso razionale e pragmatico delle risorse.

Il liberal capitalismo è una patologia, non propriamente una ideologia. Perché fonda tutto sull'esteriorità e sulla materialità dell'esistenza.

Ben poca cosa, considerando che le risorse e la vita umana, sono entrambe estremamente limitate.

Una persona, nonostante le moderne follie transumaniste, non potrà fisicamente mai essere immortale e quindi non potrà mai arrivare a mantenere, per sempre, le sue ricchezze. E, anche quando lo facesse... che cosa ne trarrebbe? Alla sua morte potrebbe, al massimo, cederle agli eredi o ad altri oligarchi. Continuando, comunque, a sottrarre risorse alla comunità nel suo insieme. Sfruttandola, anziché facendola crescere.

Si dirà che il socialismo rettamente inteso non promuove la libertà. In realtà, rimuove le basi della falsa “libertà”.

Quella, appunto, fondata su ego e accumulo. Ovvero su quegli aspetti patologici della psiche umana materialista. Che generano, peraltro, alienazione, noia, nuova necessità di accumulare, in un ciclo di insoddisfazione continuo.

Droga, prostituzione, abusi sui minori, sfruttamento dei più deboli, sono aspetti perpetrati proprio da soggetti annoiati e abietti, nell'ambito di una società insana e fondata su ego e accumulo.

La libertà, diversamente, non ha nulla a che vedere con il possesso o con l'accumulo. Men che meno con la noia o la degenerazione. Essa è aspetto interiore.

Una persona libera è tale anche in una prigione. Perché dentro di lei c'è un mondo sconfinato, a confronto del quale, quello esteriore, è ben poca cosa.

Purtroppo, la mentalità materialistico-borghese e liberal capitalista, spesso, non è in grado di vedere questo mondo, perché limitata all'esteriorità.

Ogni sistema economico, a mio avviso, va approfondito e studiato anche e soprattutto alla luce della psicologia umana, dell'antropologia, della mentalità e della spiritualità, affinché ne esca un'analisi completa, approfondita e razionale.

Il socialismo, dunque, non andrebbe visto né applicato come una ideologia, ma ricercato, studiato e approfondito come una via razionale da percorrere, per la crescita e lo sviluppo di una società sana e armoniosa, fondata su una libertà assoluta da ogni condizionamento e da ogni forma di ego.

Chi pensava che il socialismo, nella Storia, avesse fallito, ha drammaticamente sbagliato.

Perché non in grado di osservare il socialismo depurato dall'ideologia, analizzandolo nella pratica.

Molti si riferiscono al cosiddetto crollo dell'URSS per affermare che il socialismo ha fallito.

Posto che l'URSS è “crollata” per cause esterne e di tradimenti interni dell'allora classe dirigente, costoro non osservano che l'URSS si allontanò dal socialismo già quando i Soviet, intesi come consigli di base di operai e contadini, furono presto abbandonati. Per trasformare l'URSS in una realtà burocratica e revisionista del socialismo stesso.

Diversamente, realtà come la Cina, ma anche molte realtà del Terzo Mondo (inteso come Mondo fuori dai due blocchi contrapposti), pensiamo ad esempio a realtà latinoamericane, panafricane e panarabe, oltre che dell'Estremo Oriente, hanno saputo costruire un socialismo razionale, non ideologico, non burocratico, imparando dagli errori, aprendosi al mondo, attingendo dalla propria cultura, Storia e tradizione.

E così hanno mostrato e stanno mostrando che il socialismo, se rettamente inteso, come via per l'evoluzione dell'essere umano e della comunità nel suo complesso (nazionale e internazionale), può non solo resistere, ma essere una forma di resilienza alle sfide del presente e del futuro.

Diversamente, il liberal capitalismo, mostra che la “libertà” esteriore conduce dritta dritta verso la degenerazione della società. Verso il consumismo degli annoiati, verso lo sfruttamento del lavoro, verso la manipolazione delle menti (pubblicità commerciale) e dei corpi (l'uso smodato e insensato della chirurgia estetica), oltre che lo sfruttamento dei corpi stessi (Onlyfans, per citare un esempio). Senza contare l'abbassamento del livello culturale della società (causato dai tagli al settore scolastico, ma anche da un voluto abbassamento degli standard del livello di istruzione) e un imbarbarimento della società stessa, con stupri e violenze di ogni genere, spesso commesse da minori.

In tutto ciò, stupisce sempre meno un insensato ricorso alla violenza verbale da parte della classe politica liberal capitalista (che si riverbera anche nella società) e una rincorsa agli armamenti, in un circo bellicista che vede il nemico in chiunque non inneggi alla “libertà” esteriore o al suprematismo del ricco e del bianco.

Si potrebbe dunque parlare, non tanto e non solo di socialismo VS liberal capitalismo, ma di comunità VS individualismo o, meglio ancora, di razionalità VS irrazionalità e tutto ciò lo si può comprendere meglio alla luce dell'approfondimento della Storia, dell'economia, della psicologia e dell'antropologia dei popoli.

Abbiamo dunque molto da imparare da Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Michail Bakunin, Karl Marx, Friedrich Engels, Pierre Leroux, così come da Carl Gustav Jung, Marcel Mauss e molti altri, il cui pensiero è, ancora oggi, ricco di insegnamenti.

Luca Bagatin

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