giovedì 26 marzo 2026

Seconda udienza per il Presidente Maduro e sua moglie. Migliaia di manifestanti chiedono la loro liberazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 26 marzo inizierà, a New York, la seconda udienza per il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e per sua moglie, Cilia Flores, rapiti, nella loro casa, lo scorso 3 gennaio – attraverso un'azione militare condotta in territorio venezuelano - da parte di un commando inviato dal regime degli Stati Uniti d'America, che li ha accusati, senza alcuna prova e violando il diritto internazionale, di narcotraffico.

Da 83 giorni, i coniugi Maduro, sono pertanto illegalmente detenuti negli USA.

Il Presidente Maduro si è dichiarato, nella prima udienza del 5 gennaio scorso, “prigioniero di guerra”, respingendo ogni accusa contro di lui.

Il Presidente, rapito nella sua casa, a Caracas, ha ribadito come l'azione militare statunitense abbia violato sia la sua immunità presidenziale che la sovranità del suo Paese.

Anche la first lady, Cilia Flores, si è dichiarata non colpevole, richiedendo anche una visita consolare per sé e per il marito.

Il Presidente Maduro, peraltro, aveva spiegato come durante l'udienza non fosse stato messo a conoscenza delle accuse a suo carico.

Migliaia di venezuelani si sono riuniti per una funzione religiosa, il 25 marzo, difronte al Palazzo di Giustizia a Caracas, per pregare e manifestare la richiesta di liberazione del Presidente Maduro e di sua moglie.

Numerosi i manifestanti anche nella mattinata del 26 marzo, difronte al Tribunale federale del Distretto Meridionale di Manhattan, a New York, per esprimere il loro sostegno alla coppia presidenziale.

Fra i primi a manifestare il suo sostegno al Presidente Maduro e a sua moglie, fin dal loro rapimento, il cantautore britannico Roger Waters, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Roger Waters, da sempre al fianco della Rivoluzione socialista bolivariana e che si oppone anche all'attacco illegale contro l'Iran, aveva definito il regime USA composto da “sciocchi bambini in un cortile di scuola”.

Nel frattempo, al Presidente Maduro e alla moglie, continuano ad essere negati i finanziamenti per l'assistenza legale, che dovrebbero arrivare dal governo del Venezuela, attualmente presieduto dalla Presidente facente funzioni Delcy Rodriguez, la quale ha più volte richiesto la liberazione del Presidente costituzionalmente eletto Maduro e di sua moglie Cilia.

Il Presidente Maduro e la first lady sono difesi dall'avvocato Barry J. Pollack, già difensore del giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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mercoledì 25 marzo 2026

Il Vietnam rafforza la cooperazione con Cina e Russia. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Socialista del Vietnam, nei giorni scorsi, ha rafforzato i suoi rapporti sia con la Repubblica Popolare Cinese che con la Federazione Russa.

Il 17 marzo scorso, ad Hanoi, si è tenuta la riunione del Comitato direttivo sino-vietnamita per la cooperazione bilaterale.

Presenti il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro vietnamita Bui Thanh Son.

Durante la riunione, entrambe le parti hanno convenuto nell'unire le forze per progredire sulla strada della modernizzazione socialista, oltre a promuovere il rafforzamento dell'autosufficienza e unità del Sud del mondo.

Un Sud del mondo volto alla promozione della pace e della stabilità internazionale e regionale, in particolare in questo turbolento momento storico.

Il Ministro Wang ha inteso rilanciare la cooperazione con in Vietnam nel settore agricolo, ferroviario, energetico, finanziario, minerario, commerciale, dell'innovazione tecnologica e in materia di difesa e sicurezza, mentre il Vice Primo Ministro vietnamita ha sottolineato che considera la Cina un punto di riferimento strategico e ha spiegato come il Vietnam aderisca alla politica di “una sola Cina”, rifiutando ogni forma di separatismo da parte di Taiwan.

Nei giorni scorsi, il Primo Ministro vietnamita Pham Minh Chinh ha visitato la Federazione Russa e rafforzato con essa la cooperazione nei settori strategici infrastrutturali e dei trasporti.

In Russia, il Premier vietnamita ha incontrato anche le delegazioni dell'Associazione di amicizia Russia-Vietnam e l'Associazione dei veterani di guerra in Vietnam.

Egli ha altresì incontrato il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, leader del maggior partito di opposizione russo alla Duma.

Il Premier Pham Minh Chinh ha ricordato e sottolineato l'importanza degli storici legami fra Vietnam e Russia, ribadendo che il Vietnam intende proseguire la sua collaborazione con la Federazione Russa e consolidare il partenariato strategico che lega i due Paesi.

Il Presidente Zjuganov ha apprezzato la visita del Premier vietnamita e si è congratulato con il Vietnam per l'organizzazione del XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista e il suo processo democratico, oltre che per l'affidabilità del Vietnam quale storico partner della Federazione Russa.

Luca Bagatin

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martedì 24 marzo 2026

Gli orizzonti del mondo. Articolo di Paola Bergamo

Ci sono più modi per analizzare i conflitti del mondo: la cosa che li accomuna tutti è che ciascun contendente ritiene di giocare la partita della propria sopravvivenza.
La battaglia in atto non è più solo quella tra talassocrazie e tellurocrazie (secondo le celebri teorie del Rimland di Spykman e dell’Heartland di Mackinder) ma è lotta di civiltà e allora ecco che cambiano gli orizzonti del mondo!

Alcuni attori se ne sono resi conto e si ergono ad artefici del cambiamento epocale, anche attraverso l’intransigenza dei loro “no”.

Penso al Presidente Putin, forse finalmente compreso dal Presidente Trump, come è apparso ad Anchorage, ma anche alla ponderata prudenza con cui si muove, sullo scacchiere mondiale, il Presidente Xi Jinping.

Altri, invece, europei compresi, faticano a cogliere i cambi di paradigma restando ancorati a un mondo che è passato.

È piuttosto interessante che Sir Halford Mackinder, l’inventore dell’Heartland, “fortezza naturale della Terra”, fondatore della geopolitica, abbia formulato la sua teoria proprio dopo essere stato Alto Commissario dell’Intesa per l’Ucraina, che, assieme a Polonia e ai Paesi dell’Europa orientale, faceva parte del “cordon sanitaire2 di Inghilterra e Francia, all’epoca alleate.

Allora si comprendono meglio certe aspirazioni dei così detti “Volenterosi” della nostra contemporaneità, quasi una replica storica, simile ma mai uguale a sé stessa, come sosterrebbe Parmenide col suo realismo metafisico.

Ebbene, potrei spingermi a sostenere che vi è un qualcosa di metafisico anche nell’Heartland Theory, disvelandosi non un semplice elemento nell’ampia scacchiera internazionale, bensì un cuore pulsante con funzione quasi di “Catechon” geopolitico, come ha intuito il Professor Lorenzo Maria Pacini, filosofo, sociologo esperto di cratesiologia, bioetica e geopolitica, guardando in ispecie al pensiero di Aleksandr Gel’evič Dugin a proposito di Heartland.

Premesso che la Russia è sempre stata oggetto di conquista da parte delle potenze colonialiste anche per l’appetibilità delle enormi quantità di ricchezze nel suo sottosuolo, ecco che accerchiarla, isolarla, frammentarla, indebolirla è sempre stato l’obiettivo delle Potenze del Mare (Sea Power) per garantire a sé stesse l’egemonia nella politica mondiale.

La complessa, tortuosa e conflittuale transizione in atto da un mondo unipolare, cioè egemonizzato soprattutto da un’unica potenza verso un mondo multipolare, ci obbliga a riflettere sugli orizzonti del mondo.

La geopolitica si occupa dei fattori geografici che condizionano le interazioni tra i diversi player dello scacchiere mondiale e la loro azione politica.

Chi si occupa di geopolitica, di solito, riesce a svolgere una certa attività predittiva, riuscendo a leggere in anticipo gli eventi, forte delle tracce inscritte nella storia, fondendoli con gli elementi nuovi che emergono magmaticamente, come, per esempio, le nuove forme di sovranità.

Mi riferisco a quel sistema di sovranità identitaria fatta di cultura, cioè lingua, tradizione, religioni e valori che oggi esprimono un senso di rifiuto verso la visione occidentale imposta come preminente, puntando, invece, su una qualità civilizzazionale per cui ogni civiltà ha il diritto di essere quello che è e di seguire un proprio percorso storico.

Se nel passato il Sea Power, fosse Inghilterra o fosse America, ha prevalso e, per quello che concerne noi europei relegati in una sorta di terra di mezzo, è riuscito a bloccare il potere dell’Heartland attraverso il contenimento della Russia, oggi questo non è più possibile in un mondo in viaggio verso la multipolarità.

Ma è altrettanto vero che, se di multipolarità si tratta, la Russia, a sua volta, non può più essere considerato l’unico Heartland della terra.

Aleksander Dugin, non a caso, ha parlato di “Heartland distribuito”. Non più, quindi, un’unica area pivot, ma più perni: quello russo, quello europeo, quello cinese, quello islamico, quello sudamericano, quello africano e, infine, quello americano.

L’Heartland distribuito è quindi una rete di poli che sfidano l’egemonia occidentale secondo una geopolitica che promuove il multipolarismo culturale e politico, non solo territoriale.
La costruzione di una realtà mondiale multipolare richiede, quindi, nuove tabelle di marcia.

La multipolarità è, ad un tempo, strategia e progetto per il futuro, orientata a costruire qualcosa di completamente nuovo, multidimensionale, a geometrie variabili ed eterogenee, dove entrano in relazione e si sovrappongono tra loro matrici identificative diverse: non più solo popoli e nazioni, siamo ben oltre il secondo e terzo nomos della terra, per dirla alla Carl Smith.

La multipolarità sostituisce presente e passato, è un “quarto nomos”, come “quarta” è la Via di Dugin, dove le grandi narrazioni non reggono più nell’epoca della post-modernità. Si affermano le identità locali, muta lo stesso concetto di “limes”.

A ogni società, nel contesto multipolare, si deve quindi riconoscere il diritto inalienabile di essere ciò che vuole anche se a noi occidentali ciò infastidisse o addirittura inorridisse.
Se la cartografia non deve quindi più scoprire nulla del nostro pianeta, vi è un nuovo spazio inesplorato, la Multipolarità, in cui agiscono non più solo gli attori di sempre ma anche nuove entità non statali.

Se il mio punto d’osservazione resta quello di una europea italiana, quello che accade sta comunque sconvolgendo tutto il mondo: lo scopo della mia analisi è, quindi, di intrecciare  l’Heartland di Mackinder con la Quarta Teoria Politica di Dugin, partendo dall’assunto che le cose in atto originano da un crocevia storico ma necessitano di una comprensione etno-sociologica che riguarda i popoli, le loro volontà, i loro obiettivi.

Nella multipolarità vi è una multidimensionalità, eppure taluni ripropongono il tentativo anacronistico di perpetrare ancora un Sea Power con lo scopo di circondare un Heartland non più contenibile se, per l’appunto, ora è “distribuito”, come sostiene Dugin.

La comparazione del Heartland di Mackinder con la Quarta Teoria Politica di Dugin diventa perciò utile strumento interpretativo nel contesto del riordino mondiale multipolare per comprendere tra fatto geografico e aspetto ideologico, le guerre in corso, in special modo con riguardo al conflitto in Ucraina e Medio Oriente.

Se per Mackinder, la potenza mondiale dipende dal controllo dell’Heartland, il cuore dell’Eurafrasia (Eurasia + Africa), enorme spazio continentale incredibilmente ricco di risorse naturali e strategicamente protetto dalle coste, e la geopolitica è, quindi, analisi strategica volta a cogliere il conflitto tra poteri terrestri (land power) e poteri marittimi (sea power), Dugin va oltre e sostiene, ideologicamente, che la geopolitica non è solo scontro di poteri ma conflitto di civiltà e modelli esistenziali.

La sua visione è evidente che sia fortemente influenzata dal Tradizionalismo Spirituale (Heidegger, Evola, Guénon), con una profonda critica all’Occidente liberale e un rifiuto radicale dell’universalismo.

Dugin sostiene che il mondo contemporaneo stia passando da un ordine unipolare, dominato dagli Stati Uniti e dall’Occidente liberale, a un ordine multipolare in cui diverse civiltà (e non solo gli Stati) costituiscono poli autonomi e pretendono pari dignità e giustizia.

Questa visione si radica nell’eurasianismo e nella critica al liberalismo come ideologia totalitaria globale.

Tuttavia, per Dugin, la multipolarità non è semplicemente equilibrio di poteri tra Hertland distribuiti, cioè tra superpotenze in competizione tra loro, ma è una controstoria rispetto alla civiltà occidentale: ogni civiltà deve quindi poter mantenere la propria identità culturale e modelli politici propri.

Il fondamento ideologico sta nel suo libro “The Fourth Political Theory”, dove propone il superamento delle tre grandi correnti della modernità: Liberalismo, Comunismo e Fascismo che hanno dominato (e spesso fallito) nel regolare i conflitti e creare stabilità duratura.

La quarta teoria politica cerca di risignificare il soggetto politico attorno all’esistenza collettiva (Dasein, cioè l’esserci heideggeriano collettivizzato, però, da Dugin) e alla sovranità culturale.

In questa prospettiva, lo Stato – nazione e la civiltà diventano soggetti storici autonomi: ogni cultura ha il diritto di decidere il proprio destino politico, lontano dall’universalismo occidentale e dall’egemonia globale.

Alla luce di quanto detto, la Multipolarità per non essere conflittuale, pur nella competitività di ciascun contendente sullo scacchiere mondiale, necessita di accettazione e cooperazione. Là dove non c’è cooperazione e accettazione c’è guerra e il conflitto in Ucraina è “guerra multipolare”. Mosca non combatte solo contro Kiev ma contro il sistema egemonico occidentale per il riconoscimento di un ordine internazionale non unipolare.

Se dal punto di vista di Mackinder, il conflitto è interpretabile come scontro per il controllo geopolitico dell’Eurasia e l’Ucraina, posta al confine tra l’Heartland e la “periferia” europea, diventa il teatro di una lotta simbolica e materiale tra pretendenti alla leadership continentale, nel linguaggio di Dugin, l’Ucraina è molto più di un oggetto geografico: è teatro di un conflitto di civilizzazione contro il dominio liberale-atlantico, e la Russia è vista come difensore di modelli culturali alternativi.

La retorica ufficiale russa è intrisa delle idee di Dugin, filosofo e stratega che ispira e nel contempo interpreta lo spirito politico russo, come un “termometro ideologico” delle élite russe. Ma anche le tensioni e le guerre in Medio Oriente possono essere lette attraverso queste lenti.

Se secondo l’approccio geopolitico classico, il controllo delle vie energetiche, il posizionamento di alleanze e basi militari e la competizione tra potenze marittime e terrestri sono parte di una storia strategica coerente con Mackinder, Spykman e i loro successori, per Dugin e la sua “Quarta Teoria Politica”, le battaglie in Medio Oriente rappresentano la resistenza a modelli di ordine internazionale imposti dall’esterno – siano essi occidentalisti o qualsiasi altro universalismo – e l’affermazione del diritto civile e identitario delle culture locali.

In questa cornice, Stati come Iran o poteri regionali vengono spesso interpretati come poli di contro-egemonia nel mondo multipolare, non semplici pedine. Ed è sull’onda di questa riflessione che appare chiaro che l’Iran non sarà lasciato solo dalla Russia.

L’integrazione tra l’Heartland di Mackinder e quello “distribuito” di Dugin porta quindi a una visione duale: Mackinder offre un quadro analitico e geopolitico, centrato sul territorio, sulle risorse e sugli equilibri di potenza (mare contro terra).

Dugin propone una narrazione incentrata sul conflitto tra civiltà, dove la multipolarità è non solo spaziale ma culturale per una nuova ontologia politica con culture diverse che non devono lasciarsi schiacciare dal progetto unipolare occidentale ma poter vivere in un ordine globale che riconosca la pluralità dei mondi, o meglio dei tanti “orizzonti” del mondo.

Non più solo conflitti per il controllo geopolitico della terra (e delle sue risorse) ma lotta per permettere la convivenza di modelli multipolari, poliedrici in difesa delle differenze culturali in quella che possiamo definire “sovranità delle civiltà”.

Paola Bergamo 

Paola Bergamo è imprenditrice di formazione classico giuridica, scrittrice e opinionista, si occupa di cultura e politica. Presidente del Centro Studi MB2, Animatore perpetuo del Circolo Culturale La Caduta, è Presidente del Premio Mario e Guido Bergamo e del Premio Scoiattolo d’Oro. 

sabato 21 marzo 2026

Un Referendum su una Riforma Bluff. Articolo dell'ex Sen. Giorgio Pizzol

 

Una Legge Costituzionale scritta per Non entrare mai in vigore

Cominciamo leggendo il testo della Legge sottoposta al Referendum dall’ultimo articolo.

Articolo 8 Disposizioni transitorie

  1. Le leggi sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare sono adeguate alle disposizioni della presente legge costituzionale entro un anno dalla data della sua entrata in vigore.
  2. Fino alla data di entrata in vigore delle leggi di cui al comma1 continuano a osservarsi,  nelle materie ivi indicate, le norme vigenti alla data di entrata in vigore della  presente legge costituzionale.

In sintesi l’articolo dice: questa legge di Riforma della Costituzione non entrerà in vigore se non dopo l’emanazione di una serie di leggi ordinarie (non di riforma costituzionale) che avranno dettato nuove norme: sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare.

Usando una metafora descriviamo il discorso come segue. Questa riforma è un’automobile nuova con un motore nuovo. Ma l’automobile non potrà funzionare ed essere usata se non dopo che le sarà cambiato il vecchio motore con un motore nuovo che deve ancora essere costruito.

Chiunque legga questo articolo si domanda: perché, prima di fare la riforma non sono state approvate le leggi ordinarie nelle materie su indicate?

A questa domanda si deve rispondere così. Con una nuova normativa sull’Ordinamento giudiziario e sulla Giurisdizione disciplinare non sarebbe più necessaria una riforma della Costituzione.

Tornando alla metafora. Una volta costruito il motore nuovo lo si installa nell’automobile vecchia, che col nuovo motore può essere considerata nuova.

Il testo dell’art. 8 della legge di riforma rende il Referendum privo di senso

Quel che è comunque certo è questo. L’articolo in questione rende privo di senso il Referendum.

Che vinca il Sì o il No tutto resterà esattamente come è oggi. Non ci sarà nessuna riforma della Costituzione. Non ci sarà:

1) la separazione delle carriere, con la corrispondente creazione di un doppio C.S.M., uno per la magistratura giudicante, l’altro per la magistratura requirente;

2) la riforma del sistema elettorale dei due Consigli superiori della magistratura;

3) l’istituzione dell’Alta corte disciplinare.

Soprattutto non ci sarà un miglioramento delle gravissime disfunzioni dell’amministrazione della Giustizia in Italia. Di cui abbiamo notizia, tra molte altre fonti dal libro Alle 4 del mattino, libro che raccoglie cento storie vere di vite stravolte da errori giudiziari: arresti all’alba, famiglie spezzate, reputazioni distrutte. Un libro che dà VOCE a chi è finito nel tritacarne della giustizia senza aver fatto nulla”. Presunto innocente.

O dal libro MAGISTRATI L’ULTRACASTA di Stefano Livadiotti Magistrati L’Ultracasta Stefano-Livadiotti Secondo questo autore “Quella dei Giudici e dei Pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica.

In particolare ci parla del CSM il libro di Alessadro Sallusti Il Sistema Palamara.  La Feltrinelli Il Sistema di potere, politica, affari. Alessandro Sallusti Luca Palamara

Da queste letture si comprende che  la causa del grave malfunzionamento della giustizia italiana è una sola. Ed è costituita dal fatto che un certo numero di Magistrati (non tutti ovviamente) svolgono il loro lavoro violando i loro obblighi istituzionali e perciò abusando del loro potere. Ma per questo comportamento non vengono mai chiamati a rispondere né davanti al Consiglio Superiore della Magistratura né davanti al Giudice ordinario ai sensi della L. 117/1988  (Legge sulla responsabilità civile dei Magistrati).

Far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.

Ciò osservato, constatiamo che per contrastare il malfunzionamento della giustizia sarebbe necessario soltanto far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.

Non si tratta quindi di riformare le leggi (e tanto meno la Costituzione) che regolano la Magistratura – requirente e giudicante – si tratta di far rispettare le leggi vigenti per lo svolgimento delle funzioni dei magistrati.

Tornando alla nostra metafora, diremo: l’automobile funzionerebbe bene col motore attuale e non ha bisogno di un motore nuovo. Non funziona perché l’autista non la usa correttamente.

Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum.

In conclusione. Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum. Se si vuole davvero che l’amministrazione della giustizia funzioni si facciano funzionare le leggi che dispongono in materia di disciplina e di responsabilità civile dei giudici.

Per questo scopo devono impegnarsi: innanzitutto gli stessi Magistrati, il Governo, il Parlamento,  i Mezzi di informazione e comunicazione; i cittadini tutti che devono sentirsi responsabili del buon funzionamento della Costituzione e delle leggi come vuole l”art.  54 della Carta.

Giorgio Pizzol 

Gli USA, dopo averli rapiti, impediscono al Presidente Maduro e alla moglie di ricevere i finanziamenti necessari per difendersi in tribunale. Articolo di Luca Bagatin

 

L'avvocato del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro - rapito assieme alla moglie dal regime statunitense, il 3 gennaio scorso, con la mai provata accusa di narcotraffico - Barry J. Pollack ha depositato, presso il Trubunale distrettuale del Distretto Meridionale di New York, una memoria che sostiene l'archiviazione di tutte le accuse contro il Presidente Maduro e sua moglie, Cilia Flores.

Il regime di Washington, peraltro, ha revocato da tempo, senza alcuna spiegazione, i finanziamenti della causa legale del Presidente Maduro, che sarebbero dovuti arrivare dal governo venezuelano, come previsto dalla legge.

E tutto questo nonostante gli USA abbiano riaperto i canali diplomatici e commerciali con il Venezuela, attraverso la Presidente incaricata, Delcy Rodriguez.

Ciò, come denunciato dalla difesa del Presidente Maduro, in palese violazione del Sesto Emendamento della Costituzione statunitense, relativo al diritto al giusto processo.

Nel caso in cui la causa legale del Presidente Maduro non potesse essere finanziata dal governo venezuelano, come rilevato dalla difesa, il tribunale dovrebbe nominare degli avvocati e scaricare i costi della difesa del signor Maduro sui contribuenti degli Stati Uniti, nonostante la disponibilità e l'obbligo del governo venezuelano di sostenere tali spese”.

Trump, insomma, dopo aver scaricato sulle spalle dei contribuenti statunitensi gli attacchi contro il Venezuela e l'Iran, intende scaricare anche le spese legali del Presidente del Venezuela!

Come rilevato dall'avvocato Pollack, il Presidente Maduro sostiene dunque che vi sia “un'interferenza da parte del governo degli Stati Uniti con il suo diritto all'assistenza legale, sancito dal Sesto Emendamento, e con il suo diritto a presentare una difesa, garantito dalla clausola del giusto processo”.

Nel documento presentato dall'avvocato Pollack è stata inclusa anche una dichiarazione del giurista venezuelano Henry Rodriguez Facchinetti, che certifica che la legge venezuelana obbliga il Paese a coprire le spese legali del suo Presidente quando questi non disponga di risorse per la propria difesa.

L'avvocato che difende il Presidente Maduro e sua moglie Cilia è noto per aver difeso il giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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venerdì 20 marzo 2026

La Cina condanna gli attacchi contro l'Iran e invita alla de-escalation. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente agli attacchi dei regimi USA e israeliano all'Iran, è intervenuto nei giorni scorsi l'Ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite Fu Cong, presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

L'Ambasciatore Cong ha dichiarato, fra le altre cose che: “Innanzitutto l'uso della forza non è il modo giusto per risolvere le controversie internazionali. La sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale dell'Iran devono essere rispettate. Gli Stati Uniti e Israele dovrebbero interrompere immediatamente le loro operazioni militari, astenersi dall'attaccare gli impianti nucleari iraniani protetti dalle salvaguardie dell'AIEA, evitare un'ulteriore escalation e impedire che il conflitto si diffonda in tutto il Medio Oriente. Tutte le parti dovrebbero mantenere la calma e la moderazione, adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e proteggere efficacemente i civili e le infrastrutture civili. La comunità internazionale dovrebbe inviare un messaggio chiaro e inequivocabile opponendosi a qualsiasi ritorno del mondo alla legge della giungla”.

Successivamente ha spiegato che: “In secondo luogo, la questione nucleare iraniana dovrebbe infine tornare a una soluzione politica e diplomatica. Desidero sottolineare che è stato il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA a innescare la crisi nucleare iraniana. Gli Stati Uniti hanno inoltre compromesso la propria credibilità e, insieme a Israele, hanno fatto ricorso per ben due volte all'uso della forza contro l'Iran durante i negoziati, provocando il fallimento degli sforzi diplomatici. Essendo la causa principale della crisi nucleare iraniana, le azioni degli Stati Uniti violano il diritto internazionale e i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite. La Cina condanna fermamente questo comportamento. Esortiamo gli Stati Uniti a tornare immediatamente ai negoziati diplomatici, a impegnarsi chiaramente a non ricorrere più alla forza, a impegnarsi in un dialogo sincero con l'Iran e a raggiungere una soluzione in linea con le aspettative della comunità internazionale. I Paesi europei interessati dovrebbero smettere di alimentare le tensioni e svolgere invece un ruolo costruttivo per allentare la tensione. La Cina apprezza gli sforzi di mediazione dei Paesi della regione e dell'AIEA e sostiene il loro continuo supporto per il ripristino dei negoziati volti a promuovere una risoluzione pacifica della questione nucleare iraniana”.

L'Ambasciatore Cong ha poi spiegato che è necessario garantire il diritto dell'Iran “all'uso pacifico dell'energia nucleare, in quanto Stato parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP)”.

L'Ambasciatore cinese ha infine sottolineato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe fare di tutto per allentare le tensioni e a lavorare al fine di garantire pace e stabilità a lungo termine in Medio Oriente.

Come ha giustamente scritto il prof. Giancarlo Elia Valori di recente: “Difronte a una situazione internazionale complessa e in continua evoluzione, e a crescenti incertezze e fattori imprevedibili, la Repubblica Popolare della Cina porta avanti lo spirito di iniziativa storica della propria bimillenaria diplomazia, per cercare di stabilire e praticare una corretta visione dell’operato; mantenere la focalizzazione strategica in situazioni complesse; osare assumersi la responsabilità di fronte a rischi e sfide; creare buoni risultati al servizio e a favore della pace nel mondo”.

Luca Bagatin

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Il tradizionale equilibrio della politica estera cinese. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

Nel primo quarto del secolo XXI ad oggi, abbiamo visto come tutti gli Stati con diritto di veto componenti il Consiglio di Sicurezza dell’ONU abbiano fomentato guerre in ogni parte del mondo: ma fra questi, solo la Repubblica Popolare della Cina – nonostante abbia una provincia staccata dalla Madrepatria – non sia stata fomite di eventi bellici. Ciò a dimostrazione del tradizionale equilibrio della sua politica estera, che cerca di risolvere le questioni di grave peso mondiale attraverso il dialogo e la diplomazia, affinché esse sfocino nella pace.

Conseguire successi nella politica estera richiede di affrontare le domande su per chi, quali risultati e come realizzarli – in altre parole, di definire la propria visione degli affari esteri. Governare un Paese si fonda su principi immutabili, ma il benessere del popolo è fondamentale e di conseguenza l’evitare guerre è alla base della politica estera cinese. Con l’avvento di una nuova era per il socialismo con caratteristiche cinesi, la principale contraddizione che la società cinese si trova ad affrontare si è trasformata in quella tra il bisogno sempre crescente del popolo di una vita migliore e uno sviluppo non ancora all’altezza delle intenzioni. Il processo di soddisfare costantemente il bisogno del popolo di una vita migliore e di consentirgli di vivere meglio è il processo di risoluzione di questa contraddizione fondamentale e di promozione dello sviluppo e del progresso sociale.

Il Segretario Generale Xi Jinping ha sottolineato: «Il popolo è la fonte della forza del nostro Partito; il fondamento del nostro Partito risiede nel popolo, la sua linfa vitale risiede nel popolo, e dobbiamo porre il popolo al primo posto nei nostri cuori e considerare sempre il suo cuore come il nostro». Poi ha aggiunto: «I nostri obiettivi sono grandi ma semplici; in definitiva, consistono nel consentire al popolo di vivere una vita migliore».

Aderire alla filosofia di sviluppo centrata sul popolo, sostenendo i principi secondo cui lo sviluppo è per il popolo, è l’orientamento valoriale fondamentale del Partito Comunista Cinese. I membri e i quadri del Partito devono comprendere a fondo le domande fondamentali «Chi sono?», «Per chi lavoro?», «Su chi faccio affidamento?» – domande che rappresentano la loro aspirazione e missione originarie – rafforzando la consapevolezza del servizio pubblico, perseguendo la dimensione spirituale di essere all’altezza delle aspettative, stabilendo una visione della performance che avvantaggi la gente, diventando consapevolmente contributrice disinteressata dedita al benessere generale.

La ricerca della verità a partire dai fatti è l’essenza del marxismo secondo la visione cinese, ed è il requisito fondamentale per comprendere e cercare di trasformare in meglio le relazioni internazionali, nonché il principio ideologico, operativo e di guifa del PCC. Ripensando ai 105 anni di storia del PCC, il Partito ha costantemente aderito all’approccio scientifico della ricerca della verità a partire dai fatti, unendo e guidando il popolo attraverso ardue esplorazioni e grandi pratiche di lotte di liberazione prima e rivoluzione interna dopo, ma mai col presupposto di voler esportare e imporre la lotta di classe o rivolgimenti verso altri Paesi come tuttora sta accadendo in alcuni soggetti di diritto internazionale, o perlomeno ciò che resta dello ius gentium.

I progetti di costruzione e riforma, che hanno inaugurato i grandi passi in avanti della nazione cinese – che è passata dall’essere un popolo prima oppresso e sfruttato da imperialismo e colonialismo, e poi dal 1949 uno Stato in ascesa sulla via della prosperità con un popolo forte – stanno continuando ad avanzare verso il grande obiettivo della rinascita del Paese, quale pure decisore pacifico dei problemi internazionali.

Xi Jinping ha sottolineato: «Tutti i membri del Partito devono impegnarsi a emancipare la mente, a ricercare la verità a partire dai fatti e a stare al passo con i tempi, ed essere pronti in qualsiasi momento a difendere la verità e a correggere gli errori». Ricercare la verità nei fatti è un’arma cruciale per comprendere veramente perché il PCC sia capace di percorrere strade di pace e perché il socialismo con caratteristiche cinesi è positivo. Tutti i risultati ottenuti dalla Repubblica Popolare della Cina sono radicati nel terreno fertile del realismo. Attenersi al principio di partire dalla realtà e agire consapevolmente in conformità con le leggi nazionali, internazionali e della Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, è l’essenza e il significato centrale dell’instaurare e praticare una visione corretta dell’operato sia interno che esterno.

Il principio di valutazione delle prestazioni è strettamente legato al concetto di sviluppo. Uno sviluppo di alta qualità è il compito primario nella costruzione di un moderno Paese socialista sotto ogni aspetto, ed è anche il tema dello sviluppo economico e sociale durante il periodo del XV Piano quinquennale (2026-2030) e anche oltre: il benessere che si raggiunge attraverso la pace interna e con gli attori internazionali. Promuovere uno sviluppo di alta qualità è un progetto sistematico che richiede l’attuazione completa, accurata e globale della nuova filosofia dello sviluppo. Richiede una considerazione esaustiva di diversi fattori, tra cui considerazioni di politica interna ed estera, nonché progetti economici di largo respiro, realtà attuali e storiche, fattori materiali e culturali, sviluppo e sostentamento delle persone, risorse ed ecologia.

Richiede inoltre una gestione adeguata delle relazioni internazionali tra stabilità e progresso, creazioni astratte che diventino concrete, analisi di sintomi e cause profonde a breve e lungo termine. Il Partito e lo Stato s’impegnano a prendere decisioni scientifiche e lavorare diligentemente per tracciare un percorso di sviluppo che si adatti alle realtà cinesi e abbia caratteristiche locali senza interferire esternamente. Gli organi direttivi e i quadri a tutti i livelli stabiliscono con fermezza il chiaro principio che «i successi si ottengono con il duro lavoro, e solo lavorando davvero sodo si possono raggiungere risultati concreti».

L’opposizione al formalismo e alla burocrazia è basilare, poiché nelle realtà terze, queste sono le cause della formazione nella classi dirigenti esterne delle cosiddette visioni “democratiche”. Ai decisori favorevoli alla guerra “si oppone” la corrente contraria che è solo uno specchietto delle allodole per dimostrare la “democraticità” dei Paesi seminatori di morte e discordia. La cosiddetta commedia “dei falchi e delle colombe”: sappiamo bene che in uno scontro fra questi volatili, i primi vinceranno sempre, mentre i secondi sono solo cibo, e quando va bene si trasformano in comprimari ben retribuiti.

Per cui il lavoro diplomatico cinese si sviluppa di generazione in generazione, un passo alla volta, dimostrandosi tenace e pragmatico nella costruzione della pace. L’adesione a un approccio orientato alla risoluzione dei problemi è un requisito imprescindibile e un metodo fondamentale per promuovere una governance completa e rigorosa che si rifletta pure nelle relazioni con altri Paesi. L’educazione alla definizione e alla pratica di una corretta visione delle prestazioni deve combinare un orientamento per la risoluzione dei problemi con un approccio mirato agli obiettivi, garantendo che sia diretto alla risoluzione che permei l’intero processo costitutivo, proponendo continuamente nuove idee, meccanismi e metodi per risolvere e superare concretamente ogni ostacolo che si frappone alla pace fra gli Stati.

Nella Repubblica Popolare della Cina, la consapevolezza che alcuni dirigenti e quadri locali e di unità nutrono ancora visioni distorte e fuorvianti su questi argoment è sempre all’attenzione. Ad esempio, si attuano ed escludono selettivamente le decisioni e delle disposizioni del Comitato Centrale del PCC, contrarie agli interessi dello Stato; si segnalano i funzionari che ignorano gli impegni passati, che sono miopi, che attuano atteggiamenti plateali, falsificazioni, azioni sconsiderate, pianificazione politica incoerente. Questi problemi e fenomeni danneggiano gravemente gli interessi del Paese e il rapporto tra il PCC e il popolo. Se non vengono corretti in tempo e lasciati diffondere, scuotono le fondamenta del governo. Per cui è basilare la conduzione d’un’azione di rettifica mirata a promuovere l’attuazione di misure correttive attraverso l’educazione, utilizzandola per una corretta visione del comportamento onde guidare l’intero Partito a instaurare un nuovo stile e un’atmosfera retta, e a costruire una salda politica interna ed estera.

Xi Jinping ha sottolineato che «l’autocritica e l’autorivoluzione del Partito si concentra sul potere di governo, e circoscrivere tale potere attraverso regolamenti è un compito fondamentale per dirigere il Paese in modo completo e rigoroso nella nuova era». I problemi relativi alla valutazione delle prestazioni sono strettamente legati all’abuso arbitrario del potere, e quest’ultimo deve essere circoscritto da regolamenti. S’individuano lacune, carenze e debolezze del sistema attraverso l’apprendimento, la formazione e la correzione degli errori. La promozione e l’istituzione di norme e regolamenti in modo regolare e a lungo termine, definiscono chiaramente cosa si può e non si può fare, per chi si fa e come si deve fare. S’istituiscono e migliorano i meccanismi efficaci per prevenire e correggere le deviazioni nella valutazione delle decisioni in politica estera, rendendo il sistema più maturo e ben definito. Si stabilisce un orientamento corretto per la selezione e la nomina del personale diplomatco, rendendo l’istituzione e la pratica di una corretta valutazione delle prestazioni parte integrante della valutazione dei quadri e un fondamento cruciale per la selezione, la nomina e la valutazione delle prestazioni degli stessi.

Nella Repubblica Popolare della Cina ci si attiene a una combinazione di gestione rigorosa e attenta nell’attuare le “tre distinzioni”: 1) osare sostenere chi si assume responsabilità; 2) chiedere conto a chi risponde del proprio operato; e 3) difendere chi porta a termine i compiti.

Migliorare il sistema di valutazione per lo sviluppo di alta qualità dei quadri diplomatici e il sistema di valutazione delle prestazioni degli stessi, rafforza la pertinenza e la scientificità di decisioni e comportamenti all’estero. La costruzione di una nazione forte e la grande rinascita della Repubblica Popolare della Cina, attraverso una modernizzazione in stile cinese, è il compito centrale in questo cammino di rinnovamento.

Di fronte a una situazione internazionale complessa e in continua evoluzione, e a crescenti incertezze e fattori imprevedibili, la Repubblica Popolare della Cina porta avanti lo spirito di iniziativa storica della propria bimillenaria diplomazia, per cercare di stabilire e praticare una corretta visione dell’operato; mantenere la focalizzazione strategica in situazioni complesse; osare assumersi la responsabilità di fronte a rischi e sfide; creare buoni risultati al servizio e a favore della pace nel mondo.

Giancarlo Elia Valori