sabato 21 marzo 2026

Un Referendum su una Riforma Bluff. Articolo dell'ex Sen. Giorgio Pizzol

 

Una Legge Costituzionale scritta per Non entrare mai in vigore

Cominciamo leggendo il testo della Legge sottoposta al Referendum dall’ultimo articolo.

Articolo 8 Disposizioni transitorie

  1. Le leggi sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare sono adeguate alle disposizioni della presente legge costituzionale entro un anno dalla data della sua entrata in vigore.
  2. Fino alla data di entrata in vigore delle leggi di cui al comma1 continuano a osservarsi,  nelle materie ivi indicate, le norme vigenti alla data di entrata in vigore della  presente legge costituzionale.

In sintesi l’articolo dice: questa legge di Riforma della Costituzione non entrerà in vigore se non dopo l’emanazione di una serie di leggi ordinarie (non di riforma costituzionale) che avranno dettato nuove norme: sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare.

Usando una metafora descriviamo il discorso come segue. Questa riforma è un’automobile nuova con un motore nuovo. Ma l’automobile non potrà funzionare ed essere usata se non dopo che le sarà cambiato il vecchio motore con un motore nuovo che deve ancora essere costruito.

Chiunque legga questo articolo si domanda: perché, prima di fare la riforma non sono state approvate le leggi ordinarie nelle materie su indicate?

A questa domanda si deve rispondere così. Con una nuova normativa sull’Ordinamento giudiziario e sulla Giurisdizione disciplinare non sarebbe più necessaria una riforma della Costituzione.

Tornando alla metafora. Una volta costruito il motore nuovo lo si installa nell’automobile vecchia, che col nuovo motore può essere considerata nuova.

Il testo dell’art. 8 della legge di riforma rende il Referendum privo di senso

Quel che è comunque certo è questo. L’articolo in questione rende privo di senso il Referendum.

Che vinca il Sì o il No tutto resterà esattamente come è oggi. Non ci sarà nessuna riforma della Costituzione. Non ci sarà:

1) la separazione delle carriere, con la corrispondente creazione di un doppio C.S.M., uno per la magistratura giudicante, l’altro per la magistratura requirente;

2) la riforma del sistema elettorale dei due Consigli superiori della magistratura;

3) l’istituzione dell’Alta corte disciplinare.

Soprattutto non ci sarà un miglioramento delle gravissime disfunzioni dell’amministrazione della Giustizia in Italia. Di cui abbiamo notizia, tra molte altre fonti dal libro Alle 4 del mattino, libro che raccoglie cento storie vere di vite stravolte da errori giudiziari: arresti all’alba, famiglie spezzate, reputazioni distrutte. Un libro che dà VOCE a chi è finito nel tritacarne della giustizia senza aver fatto nulla”. Presunto innocente.

O dal libro MAGISTRATI L’ULTRACASTA di Stefano Livadiotti Magistrati L’Ultracasta Stefano-Livadiotti Secondo questo autore “Quella dei Giudici e dei Pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica.

In particolare ci parla del CSM il libro di Alessadro Sallusti Il Sistema Palamara.  La Feltrinelli Il Sistema di potere, politica, affari. Alessandro Sallusti Luca Palamara

Da queste letture si comprende che  la causa del grave malfunzionamento della giustizia italiana è una sola. Ed è costituita dal fatto che un certo numero di Magistrati (non tutti ovviamente) svolgono il loro lavoro violando i loro obblighi istituzionali e perciò abusando del loro potere. Ma per questo comportamento non vengono mai chiamati a rispondere né davanti al Consiglio Superiore della Magistratura né davanti al Giudice ordinario ai sensi della L. 117/1988  (Legge sulla responsabilità civile dei Magistrati).

Far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.

Ciò osservato, constatiamo che per contrastare il malfunzionamento della giustizia sarebbe necessario soltanto far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.

Non si tratta quindi di riformare le leggi (e tanto meno la Costituzione) che regolano la Magistratura – requirente e giudicante – si tratta di far rispettare le leggi vigenti per lo svolgimento delle funzioni dei magistrati.

Tornando alla nostra metafora, diremo: l’automobile funzionerebbe bene col motore attuale e non ha bisogno di un motore nuovo. Non funziona perché l’autista non la usa correttamente.

Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum.

In conclusione. Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum. Se si vuole davvero che l’amministrazione della giustizia funzioni si facciano funzionare le leggi che dispongono in materia di disciplina e di responsabilità civile dei giudici.

Per questo scopo devono impegnarsi: innanzitutto gli stessi Magistrati, il Governo, il Parlamento,  i Mezzi di informazione e comunicazione; i cittadini tutti che devono sentirsi responsabili del buon funzionamento della Costituzione e delle leggi come vuole l”art.  54 della Carta.

Giorgio Pizzol 

Gli USA, dopo averli rapiti, impediscono al Presidente Maduro e alla moglie di ricevere i finanziamenti necessari per difendersi in tribunale. Articolo di Luca Bagatin

 

L'avvocato del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro - rapito assieme alla moglie dal regime statunitense, il 3 gennaio scorso, con la mai provata accusa di narcotraffico - Barry J. Pollack ha depositato, presso il Trubunale distrettuale del Distretto Meridionale di New York, una memoria che sostiene l'archiviazione di tutte le accuse contro il Presidente Maduro e sua moglie, Cilia Flores.

Il regime di Washington, peraltro, ha revocato da tempo, senza alcuna spiegazione, i finanziamenti della causa legale del Presidente Maduro, che sarebbero dovuti arrivare dal governo venezuelano, come previsto dalla legge.

E tutto questo nonostante gli USA abbiano riaperto i canali diplomatici e commerciali con il Venezuela, attraverso la Presidente incaricata, Delcy Rodriguez.

Ciò, come denunciato dalla difesa del Presidente Maduro, in palese violazione del Sesto Emendamento della Costituzione statunitense, relativo al diritto al giusto processo.

Nel caso in cui la causa legale del Presidente Maduro non potesse essere finanziata dal governo venezuelano, come rilevato dalla difesa, il tribunale dovrebbe nominare degli avvocati e scaricare i costi della difesa del signor Maduro sui contribuenti degli Stati Uniti, nonostante la disponibilità e l'obbligo del governo venezuelano di sostenere tali spese”.

Trump, insomma, dopo aver scaricato sulle spalle dei contribuenti statunitensi gli attacchi contro il Venezuela e l'Iran, intende scaricare anche le spese legali del Presidente del Venezuela!

Come rilevato dall'avvocato Pollack, il Presidente Maduro sostiene dunque che vi sia “un'interferenza da parte del governo degli Stati Uniti con il suo diritto all'assistenza legale, sancito dal Sesto Emendamento, e con il suo diritto a presentare una difesa, garantito dalla clausola del giusto processo”.

Nel documento presentato dall'avvocato Pollack è stata inclusa anche una dichiarazione del giurista venezuelano Henry Rodriguez Facchinetti, che certifica che la legge venezuelana obbliga il Paese a coprire le spese legali del suo Presidente quando questi non disponga di risorse per la propria difesa.

L'avvocato che difende il Presidente Maduro e sua moglie Cilia è noto per aver difeso il giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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venerdì 20 marzo 2026

La Cina condanna gli attacchi contro l'Iran e invita alla de-escalation. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente agli attacchi dei regimi USA e israeliano all'Iran, è intervenuto nei giorni scorsi l'Ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite Fu Cong, presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

L'Ambasciatore Cong ha dichiarato, fra le altre cose che: “Innanzitutto l'uso della forza non è il modo giusto per risolvere le controversie internazionali. La sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale dell'Iran devono essere rispettate. Gli Stati Uniti e Israele dovrebbero interrompere immediatamente le loro operazioni militari, astenersi dall'attaccare gli impianti nucleari iraniani protetti dalle salvaguardie dell'AIEA, evitare un'ulteriore escalation e impedire che il conflitto si diffonda in tutto il Medio Oriente. Tutte le parti dovrebbero mantenere la calma e la moderazione, adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e proteggere efficacemente i civili e le infrastrutture civili. La comunità internazionale dovrebbe inviare un messaggio chiaro e inequivocabile opponendosi a qualsiasi ritorno del mondo alla legge della giungla”.

Successivamente ha spiegato che: “In secondo luogo, la questione nucleare iraniana dovrebbe infine tornare a una soluzione politica e diplomatica. Desidero sottolineare che è stato il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA a innescare la crisi nucleare iraniana. Gli Stati Uniti hanno inoltre compromesso la propria credibilità e, insieme a Israele, hanno fatto ricorso per ben due volte all'uso della forza contro l'Iran durante i negoziati, provocando il fallimento degli sforzi diplomatici. Essendo la causa principale della crisi nucleare iraniana, le azioni degli Stati Uniti violano il diritto internazionale e i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite. La Cina condanna fermamente questo comportamento. Esortiamo gli Stati Uniti a tornare immediatamente ai negoziati diplomatici, a impegnarsi chiaramente a non ricorrere più alla forza, a impegnarsi in un dialogo sincero con l'Iran e a raggiungere una soluzione in linea con le aspettative della comunità internazionale. I Paesi europei interessati dovrebbero smettere di alimentare le tensioni e svolgere invece un ruolo costruttivo per allentare la tensione. La Cina apprezza gli sforzi di mediazione dei Paesi della regione e dell'AIEA e sostiene il loro continuo supporto per il ripristino dei negoziati volti a promuovere una risoluzione pacifica della questione nucleare iraniana”.

L'Ambasciatore Cong ha poi spiegato che è necessario garantire il diritto dell'Iran “all'uso pacifico dell'energia nucleare, in quanto Stato parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP)”.

L'Ambasciatore cinese ha infine sottolineato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe fare di tutto per allentare le tensioni e a lavorare al fine di garantire pace e stabilità a lungo termine in Medio Oriente.

Come ha giustamente scritto il prof. Giancarlo Elia Valori di recente: “Difronte a una situazione internazionale complessa e in continua evoluzione, e a crescenti incertezze e fattori imprevedibili, la Repubblica Popolare della Cina porta avanti lo spirito di iniziativa storica della propria bimillenaria diplomazia, per cercare di stabilire e praticare una corretta visione dell’operato; mantenere la focalizzazione strategica in situazioni complesse; osare assumersi la responsabilità di fronte a rischi e sfide; creare buoni risultati al servizio e a favore della pace nel mondo”.

Luca Bagatin

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Il tradizionale equilibrio della politica estera cinese. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

Nel primo quarto del secolo XXI ad oggi, abbiamo visto come tutti gli Stati con diritto di veto componenti il Consiglio di Sicurezza dell’ONU abbiano fomentato guerre in ogni parte del mondo: ma fra questi, solo la Repubblica Popolare della Cina – nonostante abbia una provincia staccata dalla Madrepatria – non sia stata fomite di eventi bellici. Ciò a dimostrazione del tradizionale equilibrio della sua politica estera, che cerca di risolvere le questioni di grave peso mondiale attraverso il dialogo e la diplomazia, affinché esse sfocino nella pace.

Conseguire successi nella politica estera richiede di affrontare le domande su per chi, quali risultati e come realizzarli – in altre parole, di definire la propria visione degli affari esteri. Governare un Paese si fonda su principi immutabili, ma il benessere del popolo è fondamentale e di conseguenza l’evitare guerre è alla base della politica estera cinese. Con l’avvento di una nuova era per il socialismo con caratteristiche cinesi, la principale contraddizione che la società cinese si trova ad affrontare si è trasformata in quella tra il bisogno sempre crescente del popolo di una vita migliore e uno sviluppo non ancora all’altezza delle intenzioni. Il processo di soddisfare costantemente il bisogno del popolo di una vita migliore e di consentirgli di vivere meglio è il processo di risoluzione di questa contraddizione fondamentale e di promozione dello sviluppo e del progresso sociale.

Il Segretario Generale Xi Jinping ha sottolineato: «Il popolo è la fonte della forza del nostro Partito; il fondamento del nostro Partito risiede nel popolo, la sua linfa vitale risiede nel popolo, e dobbiamo porre il popolo al primo posto nei nostri cuori e considerare sempre il suo cuore come il nostro». Poi ha aggiunto: «I nostri obiettivi sono grandi ma semplici; in definitiva, consistono nel consentire al popolo di vivere una vita migliore».

Aderire alla filosofia di sviluppo centrata sul popolo, sostenendo i principi secondo cui lo sviluppo è per il popolo, è l’orientamento valoriale fondamentale del Partito Comunista Cinese. I membri e i quadri del Partito devono comprendere a fondo le domande fondamentali «Chi sono?», «Per chi lavoro?», «Su chi faccio affidamento?» – domande che rappresentano la loro aspirazione e missione originarie – rafforzando la consapevolezza del servizio pubblico, perseguendo la dimensione spirituale di essere all’altezza delle aspettative, stabilendo una visione della performance che avvantaggi la gente, diventando consapevolmente contributrice disinteressata dedita al benessere generale.

La ricerca della verità a partire dai fatti è l’essenza del marxismo secondo la visione cinese, ed è il requisito fondamentale per comprendere e cercare di trasformare in meglio le relazioni internazionali, nonché il principio ideologico, operativo e di guifa del PCC. Ripensando ai 105 anni di storia del PCC, il Partito ha costantemente aderito all’approccio scientifico della ricerca della verità a partire dai fatti, unendo e guidando il popolo attraverso ardue esplorazioni e grandi pratiche di lotte di liberazione prima e rivoluzione interna dopo, ma mai col presupposto di voler esportare e imporre la lotta di classe o rivolgimenti verso altri Paesi come tuttora sta accadendo in alcuni soggetti di diritto internazionale, o perlomeno ciò che resta dello ius gentium.

I progetti di costruzione e riforma, che hanno inaugurato i grandi passi in avanti della nazione cinese – che è passata dall’essere un popolo prima oppresso e sfruttato da imperialismo e colonialismo, e poi dal 1949 uno Stato in ascesa sulla via della prosperità con un popolo forte – stanno continuando ad avanzare verso il grande obiettivo della rinascita del Paese, quale pure decisore pacifico dei problemi internazionali.

Xi Jinping ha sottolineato: «Tutti i membri del Partito devono impegnarsi a emancipare la mente, a ricercare la verità a partire dai fatti e a stare al passo con i tempi, ed essere pronti in qualsiasi momento a difendere la verità e a correggere gli errori». Ricercare la verità nei fatti è un’arma cruciale per comprendere veramente perché il PCC sia capace di percorrere strade di pace e perché il socialismo con caratteristiche cinesi è positivo. Tutti i risultati ottenuti dalla Repubblica Popolare della Cina sono radicati nel terreno fertile del realismo. Attenersi al principio di partire dalla realtà e agire consapevolmente in conformità con le leggi nazionali, internazionali e della Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, è l’essenza e il significato centrale dell’instaurare e praticare una visione corretta dell’operato sia interno che esterno.

Il principio di valutazione delle prestazioni è strettamente legato al concetto di sviluppo. Uno sviluppo di alta qualità è il compito primario nella costruzione di un moderno Paese socialista sotto ogni aspetto, ed è anche il tema dello sviluppo economico e sociale durante il periodo del XV Piano quinquennale (2026-2030) e anche oltre: il benessere che si raggiunge attraverso la pace interna e con gli attori internazionali. Promuovere uno sviluppo di alta qualità è un progetto sistematico che richiede l’attuazione completa, accurata e globale della nuova filosofia dello sviluppo. Richiede una considerazione esaustiva di diversi fattori, tra cui considerazioni di politica interna ed estera, nonché progetti economici di largo respiro, realtà attuali e storiche, fattori materiali e culturali, sviluppo e sostentamento delle persone, risorse ed ecologia.

Richiede inoltre una gestione adeguata delle relazioni internazionali tra stabilità e progresso, creazioni astratte che diventino concrete, analisi di sintomi e cause profonde a breve e lungo termine. Il Partito e lo Stato s’impegnano a prendere decisioni scientifiche e lavorare diligentemente per tracciare un percorso di sviluppo che si adatti alle realtà cinesi e abbia caratteristiche locali senza interferire esternamente. Gli organi direttivi e i quadri a tutti i livelli stabiliscono con fermezza il chiaro principio che «i successi si ottengono con il duro lavoro, e solo lavorando davvero sodo si possono raggiungere risultati concreti».

L’opposizione al formalismo e alla burocrazia è basilare, poiché nelle realtà terze, queste sono le cause della formazione nella classi dirigenti esterne delle cosiddette visioni “democratiche”. Ai decisori favorevoli alla guerra “si oppone” la corrente contraria che è solo uno specchietto delle allodole per dimostrare la “democraticità” dei Paesi seminatori di morte e discordia. La cosiddetta commedia “dei falchi e delle colombe”: sappiamo bene che in uno scontro fra questi volatili, i primi vinceranno sempre, mentre i secondi sono solo cibo, e quando va bene si trasformano in comprimari ben retribuiti.

Per cui il lavoro diplomatico cinese si sviluppa di generazione in generazione, un passo alla volta, dimostrandosi tenace e pragmatico nella costruzione della pace. L’adesione a un approccio orientato alla risoluzione dei problemi è un requisito imprescindibile e un metodo fondamentale per promuovere una governance completa e rigorosa che si rifletta pure nelle relazioni con altri Paesi. L’educazione alla definizione e alla pratica di una corretta visione delle prestazioni deve combinare un orientamento per la risoluzione dei problemi con un approccio mirato agli obiettivi, garantendo che sia diretto alla risoluzione che permei l’intero processo costitutivo, proponendo continuamente nuove idee, meccanismi e metodi per risolvere e superare concretamente ogni ostacolo che si frappone alla pace fra gli Stati.

Nella Repubblica Popolare della Cina, la consapevolezza che alcuni dirigenti e quadri locali e di unità nutrono ancora visioni distorte e fuorvianti su questi argoment è sempre all’attenzione. Ad esempio, si attuano ed escludono selettivamente le decisioni e delle disposizioni del Comitato Centrale del PCC, contrarie agli interessi dello Stato; si segnalano i funzionari che ignorano gli impegni passati, che sono miopi, che attuano atteggiamenti plateali, falsificazioni, azioni sconsiderate, pianificazione politica incoerente. Questi problemi e fenomeni danneggiano gravemente gli interessi del Paese e il rapporto tra il PCC e il popolo. Se non vengono corretti in tempo e lasciati diffondere, scuotono le fondamenta del governo. Per cui è basilare la conduzione d’un’azione di rettifica mirata a promuovere l’attuazione di misure correttive attraverso l’educazione, utilizzandola per una corretta visione del comportamento onde guidare l’intero Partito a instaurare un nuovo stile e un’atmosfera retta, e a costruire una salda politica interna ed estera.

Xi Jinping ha sottolineato che «l’autocritica e l’autorivoluzione del Partito si concentra sul potere di governo, e circoscrivere tale potere attraverso regolamenti è un compito fondamentale per dirigere il Paese in modo completo e rigoroso nella nuova era». I problemi relativi alla valutazione delle prestazioni sono strettamente legati all’abuso arbitrario del potere, e quest’ultimo deve essere circoscritto da regolamenti. S’individuano lacune, carenze e debolezze del sistema attraverso l’apprendimento, la formazione e la correzione degli errori. La promozione e l’istituzione di norme e regolamenti in modo regolare e a lungo termine, definiscono chiaramente cosa si può e non si può fare, per chi si fa e come si deve fare. S’istituiscono e migliorano i meccanismi efficaci per prevenire e correggere le deviazioni nella valutazione delle decisioni in politica estera, rendendo il sistema più maturo e ben definito. Si stabilisce un orientamento corretto per la selezione e la nomina del personale diplomatco, rendendo l’istituzione e la pratica di una corretta valutazione delle prestazioni parte integrante della valutazione dei quadri e un fondamento cruciale per la selezione, la nomina e la valutazione delle prestazioni degli stessi.

Nella Repubblica Popolare della Cina ci si attiene a una combinazione di gestione rigorosa e attenta nell’attuare le “tre distinzioni”: 1) osare sostenere chi si assume responsabilità; 2) chiedere conto a chi risponde del proprio operato; e 3) difendere chi porta a termine i compiti.

Migliorare il sistema di valutazione per lo sviluppo di alta qualità dei quadri diplomatici e il sistema di valutazione delle prestazioni degli stessi, rafforza la pertinenza e la scientificità di decisioni e comportamenti all’estero. La costruzione di una nazione forte e la grande rinascita della Repubblica Popolare della Cina, attraverso una modernizzazione in stile cinese, è il compito centrale in questo cammino di rinnovamento.

Di fronte a una situazione internazionale complessa e in continua evoluzione, e a crescenti incertezze e fattori imprevedibili, la Repubblica Popolare della Cina porta avanti lo spirito di iniziativa storica della propria bimillenaria diplomazia, per cercare di stabilire e praticare una corretta visione dell’operato; mantenere la focalizzazione strategica in situazioni complesse; osare assumersi la responsabilità di fronte a rischi e sfide; creare buoni risultati al servizio e a favore della pace nel mondo.

Giancarlo Elia Valori

mercoledì 18 marzo 2026

Cuba condanna le minacce del regime statunitense e riceve aiuti e solidarietà internazionale. Articolo di Luca Bagatin

Nonostante i tentativi di dialogo con il guerrafondaio regime statunitense, da parte di Cuba, Trump e i suoi sodali, Marco Rubio in testa, proseguono nelle loro folli dichiarazioni di voler conquistare l'Isola.

E da lungo tempo la soffocano, inasprendo un embargo che già i loro per nulla democratici predecessori – a partire da John F. Kennedy - le avevano imposto.

Fin dal 1962.

I governanti USA, si sa, attaccano chiunque non si allinei ai loro desiderata. Ma affermano di essere promotori della democrazia (sic!). Il re è nudo da tempo e l'imperialismo statunitense fu denunciato, in tempi non sospetti, da numerosi intellettuali e artisti, liberi e pensanti, fra i quali Mark Twain, John Lennon e Hunter S. Thompson.

E', dunque, storia nota, che solo i nostri politicanti fingono di ignorare. Risultando spesso complici, se non servi.

Il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha apertamente condannato le minacce statunitensi, dichiarando: “Gli USA minacciano pubblicamente Cuba, quasi ogni giorno, di rovesciare l'ordine costituzionale con la forza. E usano un pretesto oltraggioso: i duri limiti dell'economia indebolita che hanno attaccato e cercato di isolare per più di sei decenni. Intendono e annunciano piani per conquistare il paese, le sue risorse, le sue proprietà e persino l’economia che cercano di strangolare per farci arrendere. Solo così si può spiegare la feroce guerra economica, che viene applicata come punizione collettiva contro l’intero popolo. Di fronte allo scenario peggiore, Cuba è accompagnata da una certezza: qualsiasi aggressore esterno si scontrerà con una resistenza inespugnabile”.

La gran parte dei cittadini statunitensi disapprova l'embargo USA contro Cuba. Lo ha rilevato anche un recente sondaggio di YouGov. Lo stesso sondaggio, peraltro, ha rilevato che solamente il 13% degli elettori statunitensi sosterrebbe un attacco contro Cuba e il 18% sosterrebbe l'uso della forza per rovesciare il governo del Paese.

Ennesimo segnale del totale e storico scollamento fra la popolazione statunitense e i suoi sconsiderati governanti.

La campagna di solidarietà e di aiuti umanitari a Cuba, nel frattempo, non si arresta e i primi aiuti sono arrivati da ogni parte del mondo, attraverso l'iniziativa Nuestra America Convoy (https://nuestraamericaconvoy.org), organizzata dall'Internazionale Progressista, fondata, fra gli altri, dal Senatore statunitense Bernie Sanders.

Luca Bagatin

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sabato 14 marzo 2026

Cuba resiste e prova a dialogare con il regime di Trump, ricevendo anche il sostegno dei socialisti democratici statunitensi. Articolo di Luca Bagatin

Il Primo Segretario del Partito Comunista Cubano e Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha annunciato che funzionari del suo governo hanno avviato colloqui con i rappresentanti del governo USA.

Colloqui volti ad appianare le divergenze fra le parti e a valutare aree di cooperazione.

La posizione di Cuba, in merito, è sempre stata chiara e volta al dialogo paritario, nel rispetto del principio di autodeterminazione dei popoli e al beneficio dei rispettivi popoli.

Il Presidente cubano ha infatti spiegato che “Lo scopo di questa conversazione è, in primo luogo, identificare i problemi bilaterali che richiedono una soluzione in base alla loro gravità e al loro impatto, e in secondo luogo, trovare soluzioni a questi problemi identificati.
Inoltre, determinare la volontà di entrambe le parti di intraprendere azioni concrete a beneficio dei popoli di entrambi i Paesi. E in aggiunta, identificare aree di cooperazione per affrontare le minacce e garantire la sicurezza e la pace di entrambe le nazioni e anche nella regione in cui viviamo, ovvero la regione dell'America Latina e dei Caraibi”
ed ha proseguito, affermando che “Negli scambi avvenuti, noi, la parte cubana, abbiamo espresso la nostra disponibilità a portare avanti questo processo sulla base dell'uguaglianza e del rispetto per i sistemi politici di entrambi gli Stati, nonché per la sovranità e l'autodeterminazione del nostro governo. E ciò è stato proposto tenendo conto del senso di reciprocità e del rispetto del diritto internazionale”.

Tali colloqui avvengono in un clima di tensione, visto che il regime presieduto da Trump ha inasprito ulteriormente l'embargo statunitense contro Cuba, imponendo dazi ai Paesi che intendono rifornire l'Isola di petrolio.

Cuba ha ricevuto, nelle scorse settimane e giorni, la solidarietà di molte realtà politiche, in particolare socialiste e di sinistra. Non ultimi i Socialisti Democratici degli Stati Uniti d'America (DSA), dei quali è rappresentante anche il neo-eletto Sindaco di New York, Zohran Mamdani.

I Socialisti Democratici statunitensi, in prima linea contro il regime di Trump, hanno infatti inviato aiuti umanitari all'Isola caraibica, nell'ambito dell'iniziativa di solidarietà internazionale “Nuesta America Convoy” (https://nuestraamericaconvoy.org).

Inoltre, Cuba sta ricevendo aiuti umanitari d'emergenza, oltre che dal Messico, anche dalla Repubblica Popolare Cinese, la quale ha aiutato l'Isola a sviluppare anche 49 nuovi parchi solari, con l'impegno di giungere a 92 entro il 2028, contribuendo a far passare Cuba a oltre il 20% di produzione energetica solare.

Un contributo importante per ridurre la sua dipendenza dall'estero, aggravata dell'illegale e criminale embargo del regime statunitense.

Cuba resiste e così ogni popolo autenticamente civile, democratico, socialista e che non vuole soccombere agli abusi, alle violenze e alla barbarie di regimi che, ipocritamente, parlano di una “libertà” che né conoscono, né tantomeno praticano.

Luca Bagatin

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giovedì 12 marzo 2026

Il Venezuela normalizza i rapporti con gli USA, ma non si piega ai ricatti e richiede la liberazione del Presidente Maduro e della First Lady. Articolo di Luca Bagatin

La Presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha spiegato, nei giorni scorsi, che le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti d'America devono basarsi “sulla verità, la verità del Venezuela”.

Ha così respinto ogni accusa di narcotraffico e ribadito la richiesta di scarcerazione del Presidente costituzionalmente eletto, Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, illegalmente rapiti su territorio venezuelano il 3 gennaio scorso e illegalmente detenuti negli USA, senza alcuna fondata accusa e impedendo al Presidente Maduro di accedere alle sue risorse economiche per pagare le spese legali.

La Presidente Rodriguez, ad ogni modo, ha anche affermato di voler continuare a dialogare con gli USA: “Ogni giorno che passa, come abbiamo detto, nelle relazioni diplomatiche con il governo degli Stati Uniti, per risolvere le divergenze e progredire nelle aree di accordo, abbiamo un programma di lavoro che abbiamo stabilito nel settore energetico, nel settore minerario e nella lotta al narcotraffico”, ha sottolineato.

Ed ha altresì dichiarato che “Il Venezuela non è un Paese dedito al narcotraffico, né è rilevante in termini di narcotraffico”.

La Presidente incaricata ha proseguito affermando che “Il Presidente Nicolas Maduro e la First Lady sono innocenti, fate sapere al mondo che siamo un Paese laborioso, che ci impegniamo con le nostre forze, che possediamo molte ricchezze materiali, ma che la nostra più grande ricchezza è la ricchezza spirituale del nostro popolo, e che oggi stiamo dicendo la verità”, ha dichiarato.

Ha altresì spiegato che il Venezuela bolivariano e socialista continuerà a opporsi fermamente a qualsiasi guerra e a condannare l'aggressione dei regimi USA e israeliano contro l'Iran, impegnandosi a promuovere la pace e il rispetto del diritto internazionale.

Il governo degli Stati Uniti d'America, nel frattempo, ha formalmente riconosciuto il governo della Presidente incaricata Delcy Rodriguez, che ha assunto la carica di Capo dello Stato dopo il rapimento illegale del Presidente Maduro, attraverso un documento ufficiale, che dichiara che le relazioni con il Venezuela sono state “normalizzate”.

Il Ministro degli Esteri venezuelano, Yvan Gil, ha ribadito che il governo socialista e bolivariano del Venezuela “riafferma la sua volontà di procedere in una nuova fase di dialogo costruttivo, basato sul rispetto reciproco, sull'uguaglianza sovrana degli Stati e sulla cooperazione tra i nostri popoli”.

Il Presidente costituzionalmente eletto del Venezuela, Nicolas Maduro, lo scorso 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, aveva inviato un messaggio al popolo venezuelano dal luogo della sua detenzione, presso il Metropolitan Detention Center di Brooklin.

In una lettera, letta dal figlio, il deputato socialista Nicolas Maduro Guerra, il Presidente ha esortato il Paese a non mollare e a consolidare il potere popolare e la democrazia diretta, attraverso il sistema della comuni e delle consulte popolari, costruita negli anni, sottolineando il ruolo decisivo delle donne nell'organizzazione sociale del Paese.

Il Presidente Maduro ha altresì ricordato la necessità di continuare a costruire un Paese fondato su pace e giustizia sociale, nel solco degli ideali del Libertador Simon Bolivar.

Luca Bagatin

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