domenica 20 settembre 2026

XX Settembre, festa di laicità e democrazia cancellata dal fascismo e mai più reintrodotta. Articolo di Luca Bagatin

  

Il 20 Settembre è una data storica per l'Italia, la cui festività nazionale fu cancellata dal fascismo, probabilmente per ingraziarsi, ancora una volta, la Chiesa cattolica.

Il 20 Settembre, fino all'avvento della dittatura fascista, infatti, era la Festa della liberazione della Capitale d'Italia e dell'unificazione nazionale.

Il 20 Settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia (ovvero quando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono), l'Italia fu finalmente unita e libera da ogni forma di dominazione straniera e da ogni imposizione clericale.

La presa di Roma rappresenta, infatti, anche la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici.

Il 20 Settembre o XX Settembre, è e rimane storicamente il simbolo della vittoria della democrazia, della laicità e della libertà spirituale del popolo italiano.

Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono – in tale data - quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell'Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale.

Con l'infausta Legge delle Guarentigie, infatti, il Regno d'Italia non solo garantì l'inviolabilità del Pontefice nella sua persona, ma anche l'inviolabilità dei suoi onori sovrani; la possibilità di avere delle forze armate; l'extraterritorialità dei palazzi vaticani, i quali rimanevano esentati dalla legge italiana e fu garantito finanche un introito annuo da corrispondere al Papa e al suo entourage di oltre 3 milioni di lire (oggi corrispondenti a circa 15 milioni di euro)!

Una legge vergognosa, che diverrà ancor più vergognosa con le ulteriori concessioni allo Stato Pontificio concesse dal fascismo mussoliniano, con i Patti Lateranensi (ancora oggi presenti nella Costituzione italiana) e con il successivo Nuovo Concordato, il peggior errore che Bettino Craxi – pur grande statista – potesse commettere.

Ad ogni modo, nonostante questi obbrobri clericali e di genuflessione ad uno Stato straniero, il XX Settembre rimane una data simbolica, purtroppo ancora oggi non più celebrata e festeggiata come tale e ricordata unicamente dalla Massoneria italiana e da qualche associazione laica e anticlericale. E ciò, nonostante siano state depositate alcune proposte di legge trasversali di reintroduzione di tale festività.

Ad ogni modo quello spirito garibaldino, che pur fu sconfitto negli anni successivi al Risorgimento (si pensi che Garibaldi si ritirò, povero e deluso, nella sua Caprera, dimettendosi finanche dalla carica di deputato al Parlamento, per tornare a fare l'agricoltore), continua ad aleggiare nei cuori di coloro i quali hanno combattuto e combattono ancora per un ideale.

Giuseppe Garibaldi, simbolo di socialismo originario e di lotta ai tiranni disse: “Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibilitati sulla terra”.

In alcune zone del mondo questo monito e auspicio si è avverato. Pensiamo ai Paesi del Socialismo del XXI Secolo in America Latina (molti dei quali, ancora oggi, oltre che a Bolivar, Sandino e José Martì, si ispirano anche ai nostri Garibaldi e Mazzini) e in diversi Paesi socialisti nel mondo.

In Italia e nel resto dell'UE (in cui – grazie alle varie Von Der Leyen, Draghi, Kallas, Metsola and Co., si è tornati ad un clima pre-Risorgimentale e oligarchico), evidentemente no, ma l'eroe non è colui che vince sulla terra, ma colui il quale vince nello spirito e lo spirito è e rimane senza tempo.

Lo spirito di laicità portato avanti dal XX Settembre non morirà mai, finché la fiaccola del Risorgimento, garibaldino, mazziniano, massonico, socialista, repubblicano, teosofico, democratico, rimarrà vivo.

Luca Bagatin

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sabato 19 settembre 2026

La sinistra russa alle elezioni per il rinnovo della Duma: programmi, esclusioni e astensionismo. Articolo di Luca Bagatin

 

In Russia si stanno tenendo le elezioni legislative, processo iniziato il 18 settembre 2026 e che si concluderà il 20 settembre.

Tre i partiti di sinistra - socialista e comunista - presenti e che si contrappongono al partito liberal-capitalista al governo, Russia Unita.

Parliamo del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov e maggior partito di opposizione alla Duma e nel Paese; “Comunisti di Russia”, guidato da Sergey Malinkovich ed il socialdemocratico “Una Russia Giusta”, guidato da Sergey Mironov.

Il Partito Comunista della Federazione Russa, che purtroppo non potrà schierare uno dei suoi esponenti più forti, ovvero Nikolay Bondarenko, escluso dalle autorità, il 7 settembre scorso, con accuse infondate (la sua vicenda l'ho riassunta in questo articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/russia-nikolay-bondarenko-kprf-il.html), ha presentato da tempo il suo corposo Programma per la Vittoria.

Un programma che, secondo il KPRF, “incorpora l'esperienza di successo dell'Unione Sovietica e della Cina moderna” e si propone quale “piano per la transizione pacifica e democratica della Russia verso la via dello sviluppo socialista”.

Fra i punti programmatici del KPRF: l'abolizione della riforma delle pensioni, con un abbassamento dell'età pensionabile a 55 anni per le donne e a 60 anni per gli uomini; un aumento delle pensioni per tutte le categorie di pensionati; la promozione di una sanità e di un'istruzione gratuita e di alta qualità; massicci investimenti in ricerca e sviluppo (in particolare sulle nuove tecnologie e sulla robotica); nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia e del sistema bancario; stop ad ogni privatizzazione di imprese attualmente statali e municipali; rinuncia della Russia di aderire all'Organizzazione Mondiale del Commercio ed al Fondo Monetario Internazionale; introduzione di un'imposta progressiva sul reddito e esenzione delle imposte per i cittadini a basso reddito; eliminazione dell'IVA e della tassa sull'estrazione mineraria; abolizione delle accise sui prodotti petroliferi; ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti; creazione di imprese cooperative agricole e di consumo; controllo pubblico dei prezzi dei beni essenziali; lotta alla corruzione e alla burocrazia; unione della Russia e della Bielorussia in un unico Paese; lavorare per l'unità delle forze patriottiche di sinistra.

Sebbene i “Comunisti di Russia” di Sergey Malinkovich siano fortemente critici nei confronti del KPRF ed abbiano un'impostazione marxista-leninista più rivoluzionaria, il loro programma non si discosta troppo da quello del Partito Comunista della Federazione Russa e punta sempre a una Russia più democratica e orientata al socialismo, superando l'attuale sistema oligarchico e capitalista.

Una Russia che, secondo i “Comunisti di Russia”, adotti una Costituzione socialista, trasferisca il potere ai lavoratori e ai loro organi di autogoverno (ovvero i Soviet); che elimini ogni forma di sfruttamento e reddito parassitario e favorisca l'espansione del settore pubblico e dell'economia reale, sulla base dello sviluppo dei mezzi di produzione ad alta tecnologia.

Anche “Una Russia Giusta”, partito di ispirazione socialista democratica guidato da Sergey Mironov (fondatore peraltro della rete socialista e anti-imperialista internazionale Sovintern), ha un programma decisamente più avanzato, sociale e di sinistra, rispetto ad un qualsiasi partito “socialdemocratico” occidentale dei tempi odierni.

Il partito di Mironov, infatti, propone, fra le altre cose, una riforma fiscale che preveda un'imposta sul reddito per i più ricchi fino al 35% e l'abolizione di tale imposta per i ceti meno abbienti; una tassa sugli extra profitti delle banche e una imposta sui grandi patrimoni; l'eliminazione delle agevolazioni fiscali per gli esportatori di materia prime; l'abolizione della riforma fiscale per le piccole e medie imprese; il ritorno dell'IVA al 20% (attualmente è del 22%, come in Italia); un salario minimo dignitoso; l'aumento dei salari per operatori nel settore sanitario, scolastico e scientifico; l'introduzione della tredicesima mensilità per i lavoratori dipendenti.

Non è stato consentito di presentarsi, invece, ancora una volta, al partito di sinistra patriottica e nazionalbolscevica “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, primo partito peraltro ad aver denunciato e a contrapporsi al nazionalismo di estrema destra russofobo nelle Repubbliche post-sovietiche, già negli Anni '90 – quando aveva assunto la denominazione di Partito NazionalBolscevico ed era guidato dallo scrittore dissidente Eduard Limonov (unico partito politico ad essere stato ingiustamente vietato, con decisione confermata nel 2007 dalla Corte Suprema). E unico partito a proporre un ritorno all'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma attraverso il socialismo popolare e anti-burocratico.

Altri due partiti comunisti russi hanno scelto, invece, la via dell'astensionismo, ovvero l'Organizzazione dei Comunisti e il Partito Comunista Russo, nati dalla scissione del Partito Comunista Russo dei Lavoratori (il cui leader storico, nel 1991, fu il celebre giornalista e sindacalista Viktor Anpilov). Entrambi i partiti rifiutano l'intervento militare russo in Ucraina.

L'Organizzazione dei Comunisti, in una nota, ha denunciato la propaganda bellicista del governo, a fronte di un peggioramento del tenore di vita delle classi lavoratrici; l'esclusione dalle elezioni del deputato del KPRF Nikolay Bondarenko e del partito liberale Yabloko, critico nei confronti della guerra; il timore di brogli elettorali, in quanto il voto elettronico è totalmente sotto il controllo statale e non può essere verificato.

L'Organizzazione dei Comunisti, a fronte di tutto ciò, ha invitato all'astensione, sottolineando peraltro come “le elezioni non possano risolvere in modo sostanziale i problemi fondamentali della società moderna. Per risolverli, è necessario un cambiamento del sistema socio-economico, che non si realizza attraverso le elezioni, bensì tramite una radicale ristrutturazione della società, come avvenne nel 1917”.

Luca Bagatin

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venerdì 18 settembre 2026

A Roma il Congresso globale della World Association of Noonomy: dalla produzione alla conoscenza. Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 16 al 19 settembre si è tenuto, a Roma, presso l'Hotel Parco dei Principi, il Congresso globale dell'Associazione “World Association of Noonomy” (WAN, https://www.noonomy-wan.org), presieduta dall'economista russo Sergey Bodrunov, ideatore della teoria della Noonomia.

Sergey Bodrunov, classe 1958, professore universitario, è membro dell'Accademia Russa delle Scienze, Presidente della Libera Società Economica della Russia.

Al Congresso hanno partecipato studiosi e importanti economisti di tutto il mondo, fra i quali Cheng Enfu, Professore dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali e Presidente dell'Associazione Mondiale di Economia Politica (WAPE); Alan Freeman, co-direttore del Geopolitical Economy Research Group e già economista della Greater London Authority, il quale ha insegnato alla University of Greenwich; James K. Galbraith, Professore dell'Università del Texas ad Austin, nonché figlio dell'economista e diplomatico statunitense John K. Galbraith e numerosi altri studiosi ed economisti provenienti da 35 Paesi dell'Europa, dell'America Latina, dell'Asia e di altre aree del mondo.

Ma, che cos'è la Noonomia, di cui si è ampiamente discusso al Congresso?

Essa è una teoria economica volta a superare l'attuale paradigma capitalista/produttivista/colonialista, mantenendo l'economia di mercato e si fonda sull'assunto che la conoscenza umana è ormai la risorsa principale di tutto il processo produttivo.

Essa è un'evoluzione già per molti versi prevista da Karl Marx, come spiega Sergey Bodrunov.

Evoluzione che pone, appunto, al centro di tutto, la conoscenza umana, ovvero lo sviluppo della mente, che consente all'uomo di distaccarsi dalla produzione materiale.

Ciò genera, e ha generato, il superamento del cosiddetto “regno delle necessità”, ovvero del soddisfacimento dei bisogni, per approdare alla fusione fra istruzione-scienza-cultura-produzione.

La produzione meccanizzata – con tanto di utilizzo di relative materie prime - appare ormai un processo superato, secondo Bodrunov.

Le tecnologie hanno permesso tale superamento. Un esempio che potremmo utilizzare per illustrare tale trasformazione è quello dello smartphone, che concentra in un unico dispositivo funzioni precedentemente svolte da numerosi prodotti distinti. Secondo tale prospettiva, la quantità materiale dei beni necessari a soddisfare determinati bisogni può ridursi senza che diminuisca necessariamente la qualità o la varietà delle funzioni disponibili.

La trasformazione tecnologica pone però anche una questione più generale: il PIL è sufficiente a misurare il progresso di una società nella quale la conoscenza, la qualità dei servizi e l'efficienza nell'uso delle risorse assumono un peso crescente? E' davvero così importante un parametro quantitativo, rispetto a una realtà qualitativamente più rilevante, si chiede Bodrunov?

La capacità di acquisire nuove conoscenze e renderle disponibili alla comunità è, a parere dell'economista russo, molto più importante e centrale rispetto al PIL di un Paese.

E' in questo modo che, i Paesi, si trasformano in realtà ad alta intensità di conoscenza e capaci di rispondere alle sfide del futuro. E saranno in grado di farlo riducendo enormemente, non solo lo sfruttamento del Pianeta e delle relative materie prime, ma inquinando molto meno e realizzando prodotti e producendo servizi a costi decisamente inferiori.

Sergey Bodrunov definisce tutto ciò “Nsi 2”, ovvero “nuova società industriale di seconda generazione”. Fondata, appunto, sullo sviluppo della conoscenza umana, la quale permette non solo di soddisfare bisogni, ma di dare risposte a un'infinità di altre possibilità, qualitativamente migliori.

L'aspetto qualitativo è, nella tesi dell'economista russo, elemento fondante e centrale e ciò si può ottenere solamente attraverso la ricerca, frutto della conoscenza umana.

E tutto ciò permetterà all'essere umano di “oltrepassare i confini della produzione”, rivoluzionando l'intera struttura economica.

Affinché sempre più persone non si ritrovino, improvvisamente, senza lavoro, occorre una forma di pianificazione economica, secondo Bodrunov, che permetta alle persone di essere reintegrate nella società, individuando fra queste nuove figure professionali, sempre più altamente formate.

L'approccio “nooeconomico” è, dunque, un approccio orientato alla cooperazione e allo sviluppo della società nel suo insieme.

Un approccio razionale, che superi i bisogni indotti/simulati (come quelli veicolati dalla pubblicità commerciale) e il flusso del capitale finanziario, per soddisfare bisogni reali e volti allo sviluppo della società nel suo insieme, attraverso conoscenza e formazione continue.

Massimizzare i profitti, in sostanza, è ben poco razionale e ragionevole se la conseguenza è, ad esempio, la distruzione del patrimonio ambientale e di risorse vitali per il Pianeta e gli esseri viventi.

Attraverso la conoscenza, invece, si possono porre soluzioni e alternative a tutto ciò – mettendo finalmente fine alla crescita infinita dei consumi e dei bisogni simulati - e ciò grazie all'uso razionale delle tecnologie e di tecnologie ancora da ricercare e sviluppare.

Il tutto a beneficio della comunità nel suo insieme, preservando l'attuale civiltà e diffondendo ovunque una nuova forma di civiltà, più consapevole, evoluta e razionale.

Al Congresso era naturalmente presente anche il prof. Vladimir Kvint, economista russo-statunitense, già professore di strategia, gestione e economia internazionale presso la Fordham University, la New York University e il Babson College, oltre ad essere Presidente del Dipartimento di strategia economica e finanziaria presso la Scuola di economia di Mosca.

Con il prof. Kvint, Bodrunov ha ampiamente collaborato allo sviluppo della teoria della Noonomia, proponendo lo studio critico e l'incorporazione delle esperienze socio-economiche della Cina e dei Paesi del Nord Europa, promuovendo così un sistema fondato su una forma di pianificazione efficiente, che combini economia di mercato a sviluppo di un solido sistema di welfare.

Pianificazione, uso e sviluppo razionale delle risorse, conoscenza condivisa, soddisfacimento di bisogni delle persone, condivisione della ricchezza, queste a parere dei relatori del Congresso, le parole d'ordine e le linee guida da seguire in questo mondo alla deriva, pieno di crisi economiche e geopolitiche e con una Intelligenza Artificiale che, se non regolamentata e usata a beneficio della comunità, a livello globale, rischia sempre più di sfuggire di mano.

Luca Bagatin

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martedì 15 settembre 2026

Dalla parte giusta della Storia: la sfida dei BRICS all'ordine unipolare. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente cinese Xi Jinping ha partecipato, dal 12 al 13 settembre, al XVIII vertice dei BRICS, che si è svolto nella capitale dell'India, Nuova Delhi.

Al vertice, presieduto dal Primo Ministro indiano Nerendra Modi, hanno partecipato, fra gli altri, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin; il Presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa; il Presidente dell'Iran, Masoud Pezeshkian; il Presidente dell'Egitto Abdel Fattah El-Sisi; il Ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira.

Il Presidente cinese Xi ha sottolineato il vigore e la vitalità dei Paesi BRICS nel corso degli anni, sottolineando come essi siano la piattaforma di cooperazione più influente per i Paesi in via di sviluppo ed i mercati emergenti.

Egli ha spiegato come il Sud del mondo stia guadagnando terreno e come la tendenza verso un mondo multipolare sia inarrestabile. Di pari passo con il declino dell'unilateralismo e delle politiche di potenza, che vorrebbero contrastare tale ascesa.

Il presidente Xi ha spiegato come i BRICS debbano schierarsi dalla parte giusta della Storia, impegnandosi per guidare l'ordine internazionale verso equità e giustizia, lavorando assieme per costruire una comunità dal futuro condiviso per l'umanità.

Egli ha rilevato come i BRICS debbano rafforzare la loro cooperazione nell'ambito dell'Intelligenza Artificiale, incoraggiando l'open source, la trasparenza e la condivisione, partecipando all'Organizzazione mondiale per la cooperazione sull'IA.

Xi Jinping ha altresì sottolineato la necessità che i BRICS sostengano pace e stabilità globali, lavorando per una sicurezza comune globale, cooperativa e sostenibile, che si opponga alla mentalità della Guerra Fredda e al confronto tra i blocchi, contrastando la violazione della sovranità di altri Paesi e l'ingerenza nei loro affari interni.

Egli ha anche puntato il dito contro ogni forma protezionistica a livello commerciale e ha esortato i Paesi BRICS a lavorare in tal senso, ovvero per un sistema commerciale multilaterale e aperto.

Per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente, il Presidente cinese ha affermato, nel suo discorso: “La situazione in Medio Oriente rimane complessa e in continua evoluzione. Questa guerra ha inflitto gravi perdite alle popolazioni di tutti i Paesi della regione ed è contraria agli interessi comuni della comunità internazionale. Ho formulato quattro proposte per la salvaguardia e la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente, volte alla de-escalation, alla fine delle ostilità e alla promozione della pace. Le parti interessate dovrebbero attenersi alla via della soluzione politica e adoperarsi per un cessate il fuoco permanente e globale. Occorre prestare attenzione ad affrontare i problemi alla radice, a ricostruire la fiducia tra i paesi della regione e a stabilire una nuova architettura di sicurezza. La questione palestinese è sempre al centro della questione mediorientale e la via fondamentale da seguire è l'attuazione della soluzione dei due Stati e la realizzazione della coesistenza pacifica tra Palestina e Israele. La Cina collaborerà con gli altri membri dei BRICS per svolgere un ruolo adeguato nel portare pace e tranquillità in Medio Oriente”.

Il XVIII vertice ha adottato una dichiarazione congiunta di 140 punti dal titolo “Costruire per la resilienza, l'innovazione, la cooperazione e la sostenibilità”, che prevede un impegno per una governance globale inclusiva, volta al rafforzamento del multilateralismo, della sicurezza internazionale e ragionale, che auspichi la pace e sittolinea la necessità di una crescita economica globale e sostenibile.

Nella dichiarazione si è fatto esplicito riferimento alla Conferenza afro-asiatica di Bandung, in Indonesia, del 1955, che proclamò principi generali quali l'uguaglianza, l'indipendenza, il non intervento e il mutuo vantaggio. E proprio tale spirito funge da punto di riferimento dei BRICS, oggi.

Nella dichiarazione congunta si chiede l'attuazione delle Risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, che richiedono a tutte le parti del mantenimento del cessate il fuoto e il pieno accesso umanitario nella Striscia di Gaza.

La dichiarazione esprime anche profonda preoccupazione per le continue violenze a Gaza e lo sfollamento forzato dei palestinesi nella Stroscia e chiede la creazione di uno Stato di Palestina “sovrano, indipendente e vitale entro i confini internazionalmente riconosciuti del 1967, che includevano la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, con Gerusalemme Est come capitale, al fine di realizzare la visione di due Stati che vivono fianco a fianco, in pace e sicurezza”.

La dichiarazione congiunta dei Paesi BRICS ha ribadito, inoltre, il proprio sostegno a Cuba affermando: “Sottolineando il carattere dell’America Latina e dei Caraibi come zona di pace, fondata sul rispetto reciproco, sulla risoluzione pacifica delle controversie e sul non intervento, esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione relativa a Cuba a causa dell’inasprimento delle misure di blocco unilaterali contro il Paese, dei loro effetti negativi sull’economia cubana, sulle forniture energetiche e del preoccupante impatto umanitario sul popolo cubano. A questo proposito, ribadiamo la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie contro Cuba in conformità con la Risoluzione A/RES/80/4 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

Luca Bagatin

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sabato 12 settembre 2026

Moldavia. I socialisti denunciano l'austerità e l'aumento delle tasse del governo liberale e difendono i rapporti con Cuba. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia (PSRM), maggiore partito d'opposizione, da tempo si sta opponendo alle misure di macelleria sociale portate avanti dal governo liberal-conservatore del Partito di Azione e Solidarietà (PAS), di centrodestra.

Il deputato socialista Vladimir Odnostalco ha accusato il governo di voler trasferire sui cittadini il peso delle difficoltà di bilancio attraverso nuove misure fiscali, anziché creare le condizioni per garantire investimenti e sviluppo economico, aumentando anche conseguentemente il reddito della popolazione.

Il compito più importante di qualsiasi Stato e di qualsiasi governo è creare le condizioni per produrre denaro, sviluppare l'economia, creare posti di lavoro e aumentare i redditi delle persone. Cosa state facendo? State conducendo esperimenti sui cittadini del nostro Paese e sul contesto imprenditoriale. Il vostro messaggio è: "Pagate ora, e poi, forse, aumenteremo i vostri redditi”, ha affermato il deputato socialista.

Egli ha altresì spiegato che l'aumento dei prezzi di cibo, farmaci, trasporti e servizi pubblici sta erodendo i benefici dell'esenzione fiscale introdotta dal governo, spiegando come tale situazione stia peggiorando le condizioni di vita in particolare di pensionati e cittadini disabili.

Egli ha inoltre criticato le misure e gli appelli del governo volti a contenere i consumi energetici, spiegando come il governo dovrebbe garantire alla popolazione l'accesso all'energia e non ridurre i bisogni dei cittadini.

Dello stesso avviso anche la deputata del PSRM Alla Pilipећkaia, la quale ha dichiarato: “Lo Stato vive di tasse. Ma le tasse vengono riscosse dove ci sono investimenti, dove operano le imprese, dove si sviluppano l'industria, il settore dei servizi e l'agricoltura. Nel nostro Paese questo non accade. Cosa state facendo per garantire che queste condizioni sussistano?”.

La deputata ha fatto altresì presente che oltre il 30% della popolazione moldava vive al di sotto della soglia di povertà e che circa il 40% delle spese di una famiglia moldava media è destinato ai prodotti alimentari e, mentre tali spese sono aumentate del 14%, i redditi sono cresciuti solamente del 9%.

Critiche analoghe sono state sollevate anche dai deputati socialisti moldavi Petru Burduja e Vlad Batrîncea.

Nei giorni scorsi, peraltro, il Presidente del PSRM, Igor Dodon e il deputato socialista Bogdan Țîrdea hanno incontrato l'Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Cuba presso la Repubblica di Moldova, residente a Bucarest, Alexander Valentín Rodríguez Salazar.

Il Presidente Dodon ha sottolineato la necessità di mantenere un dialogo aperto e costruttivo fra la Moldavia e Cuba e sia l'Ambasciatore cubano che la delegazione socialista moldava hanno sottolineato la necessità di promuovere relazioni bilaterali fondate su rispetto, dialogo e cooperazione, a beneficio dei rispettivi popoli.

Luca Bagatin

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venerdì 11 settembre 2026

Emma Bonino e il radicalismo che ho conosciuto. Articolo di Luca Bagatin

 

Emma Bonino ci ha lasciati. La mia amica Valeria Taradash scrive “una notizia difficile da commentare” e sono d'accordo con lei.

Nemmeno io so esattamente cosa provo, perché mi tornano alla mente ricordi, alcuni belli, altri amari. Anche perché, i radicali, mi avevano deluso da tempo.

Ho conosciuto Emma Bonino, nel 1999, personalmente, in occasione della fondazione della Lista Emma Bonino, a Monastier di Treviso.

All'epoca le dedicai anche una poesia politica di elogio.

Una poesia che recitava così: “Emma Bonino, una dei tanti radicali scalzi che popolavano negli anni ‘70 le piazze delle città per affermare i diritti di tutti, anche dei più derelitti di questo mondo, contro un regime violento, burocratico, partitocratico e clericale, che aveva in gloria solo la gestione del Potere: la poltrona sicura di Ministro, Cardinale o Presidente. Emma Bonino: una donna, un simbolo dell’Europa e per l’Europa, a dispetto di chi ha cercato e cerca di oscurarla con ogni mezzo. Emma Bonino: oggi di nuovo alla ribalta come degna Commissaria europea, sempre in prima linea per l’affermazione dei diritti umani, civili e politici, come ieri, più di ieri. Loro, i Potenti, forse ti saranno avversi, ma è certo che la gente è con te e con le tue battaglie di libertà e legalità. Un augurio di cuore! Una speranza dal profondo! Magari una piacevole utopia: Emma for President”. 
A Pordenone ho condotto, assieme a Paola Scaramuzza, la campagna Emma for President e poi Emma for Europe, che permise alla Lista Emma Bonino di ottenere il 14,5% in città. La città in cui ottenne in assoluto, in Italia, il risultato migliore.

Quella mia scelta creò non poco imbarazzo nei Verdi, dei quali, all'epoca, a Pordenone, ero responsabile giovanile. E ne rappresentavo l'anima liberale.

Pensavo che quelle battaglie, liberali e liberiste, non fossero in contraddizione con l'anima ambientalista. All'epoca mi ispiravo, infatti, all'area liberale e libertaria che, in Europa, era rappresentata dall'europarlamentare dei Verdi francesi Daniel Cohn-Bendit.
Ero giovane. Molto giovane. Troppo giovane. Soprattutto intellettualmente. E, come molti giovani, idealista e avevo approfondito davvero troppo poco del mondo. Praticamente nulla.
Ammetto infatti che, nel corso degli anni, ho perduto quella simpatia e stima nei confronti dei radicali, di Emma Bonino e ho preso le distanze da Cohn-Bendit.

Crescendo, studiando, approfondendo e dialogando con persone e realtà diverse, ho abbandonato il liberal-radicalismo di gioventù e ho scoperto il socialismo, che ritengo essere sistema tanto razionale e pragmatico, quanto più umano. Un socialismo che, a seconda del luogo nel quale viene edificato (Europa, Asia, Africa, America Latina), ha declinazioni differenti. Ed è giusto che sia così. Perché, a differenza di quel che credono e credevano i radicali, ogni popolo è diverso dall'altro. E ha una sua Storia, cultura e tradizione da valorizzare e rispettare.

Non esistono Paesi di serie A e di serie B. Spesso non esistono democrazie e dittature, in senso assoluto. Esistono unicamente percorsi differenti. Che meritano di essere approfonditi.
Guardando indietro, penso che l’unica vera radicale dei vecchi tempi fosse Adele Faccio.

Di Adele Faccio ho spesso parlato sia con Valeria Taradash, che le fece da segretaria, sia con Ilona Staller, che le fu molto amica nel 1987.
Negli anni sono rimasto in contatto con Marco Pannella, ma non con Emma Bonino e il suo gruppo, che, a mio avviso, avevano intrapreso quella deriva liberal capitalista, edonista e imperialista, che già Pier Paolo Pasolini, negli Anni '70, pur amico dei radicali, andava denunciando.

Ad ogni modo mi spiace che Emma abbia lasciato questa terra, ma spiace ancora di più che da decenni se ne siano andate le battaglie autentiche del Partito Radicale.

Il mio allontanamento dai radicali, infatti, non è nato dal rifiuto delle loro battaglie originarie, ma proprio dalla convinzione che quelle battaglie siano state progressivamente abbandonate.

Quelle battaglie iniziate negli Anni '50 con Mario Pannunzio e Ernesto Rossi e, solo molti anni dopo, raccolte in eredità da Pannella.
Battaglie - che parlavano anche di autogestione socialista e che convinsero persino il Presidente socialista rivoluzionario del Burkina Faso, Thomas Sankara, ad iscriversi al Partito Radicale - che i radicali di oggi (o almeno quelli che si dicono tali), hanno da decenni dimenticato.

Ma nemmeno se ne rendono conto, nella loro totale mutazione antropologica: da partito dei diritti sociali e civili a partito del liberal capitalismo assoluto e della censura nei confronti di chi non la pensa come loro.

Mi guardo indietro e vedo come il mondo di ieri e quello di oggi siano molto cambiati.

Una volta di più, penso che nessuno di noi possa cambiare il mondo, ma ciascuno di noi possa, almeno, riuscire a cambiare sé stesso. Cercando di andare oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni, oltre il politicamente e banalmente corretto.

Forse è questo che mi hanno insegnato i radicali. Ma poi loro... si sono in qualche modo persi per strada.

Luca Bagatin

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giovedì 10 settembre 2026

L'ex leader laburista Jeremy Corbyn dopo il divieto di ingresso in Israele: "Non smetterò di lottare per una Palestina libera". Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, parlamentare britannico indipendente e attuale leader del partito socialista Your Party, ha denunciato la decisione del regime di Netanyahu di vietargli l'ingresso in Isreale, assieme ad altri 11 parlamentari britannici.

Corbyn, in merito ha scritto, in un articolo riportato anche dal sito Metro (https://metro.co.uk/2026/09/09/jeremy-corbyn-israel-cant-stop-fighting-a-free-palestine-29571852/) che tale aspetto offrirebbe “un piccolo assaggio del tipo di autoritarismo a cui i palestinesi sono sottoposti ogni giorno”.

Il leader socialista ha sottolineato che, durante le sue visite in Palestina ha “assistito a ciò che i palestinesi subiscono: infiniti posti di blocco, torri di guardia presidiate, arresti arbitrari, espulsioni e distruzione delle loro case” ed ha sottolineato che “A Gaza, l'occupazione israeliana controlla la maggior parte dei flussi in entrata e in uscita, bloccando illegalmente gli aiuti umanitari, il che ha provocato fame e sfollamenti di massa tra i palestinesi”.

Egli ha spiegato, nel suo articolo, che “La decisione di Israele di vietarci l'ingresso nel Paese, a quanto pare, è stata presa in risposta alla benvenuta decisione del governo britannico di imporre sanzioni sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali”. Ed ha aggiunto: “Questa decisione era attesa da tempo e l'isteria di coloro che vi si oppongono dimostra quanta impunità abbia goduto finora Israele. Il diritto internazionale è chiaro: la presenza di Israele nei territori palestinesi è illegale, come stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio 2024, che ha imposto al Regno Unito l'obbligo di non fornire aiuto o assistenza a tale entità illegale”.

Nell'appello, ha ribadito la sua richiesta al governo britannico “di riconoscere il genocidio a Gaza” e di “porre fine a tutte le vendite di armi – compresi i componenti degli F-35 – a Israele e di dare ascolto alle mie ripetute richieste di un'inchiesta pubblica sulla complicità britannica”.

Jeremy Corbyn ha aggiunto che “Il governo israeliano può vietarmi di parlare, ma non può impedirmi di affermare che stanno commettendo un genocidio – e non smetterò mai di lottare finché non ci saranno vera giustizia, pace e libertà per il popolo palestinese”.

Il parlamentare britannico ha concluso scrivendo: “Nonostante tutti i tentativi di Israele di intimidirci e ridurci al silenzio e alla disperazione, non ho perso la speranza di poter un giorno tornare a trovare i bambini che ho conosciuto, in una Palestina libera e indipendente”.

Luca Bagatin

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