
In questi giorni, il
Socialismo del XXI Secolo latinoamericano, dal Venezuela passando per
la Colombia, celebra il “Garibaldi dell'America Latina”, ovvero i
243 anni dalla nascita di Simon Bolivar.
Bolivar, detto anche “El
Libertador”, fu colui il quale, in epoca Romantica, ovvero agli
inizi dell'Ottocento, contribuì all'indipendenza di gran parte
dell'America Latina dal giogo spagnolo e fu Presidente delle
Repubbliche di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù.
Fu il 15 agosto del 1805
che Bolivar – ventiduenne - giurò solennemente, a Roma, sul Monte
Aventino (o Monte Sacro) e pronunciò le seguenti parole: “Giuro
per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia
Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima
finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del
potere spagnolo”.
E, a vent'anni da quel
giuramento, l'Impero spagnolo crollò.
Simon Bolivar nacque in
una famiglia agiata, di possidenti terrieri, temprato sin da
ragazzino dal fuoco della ribellione contro l'oppressione. A ciò
contribuì anche il suo precettore - Simon Rodriguez – libero
pensatore e figlio dell'Illuminismo, il quale fu anche cospiratore
contro l'Impero di Spagna che occupava la terra di Venezuela e gran
parte dell'America Latina.
Bolivar non fu uno
studente modello, purtuttavia diventò presto un valente combattente
e spadaccino. Si sposò molto giovane con Maria Teresa Rodriguez del
Toro, la quale contrasse la febbre gialla e morì presto, lasciandolo
vedovo a soli vent'anni.
Simon Bolivar viaggiò
molto in Europa ed anche a causa della sofferenza per la perdita
prematura della moglie il suo spirito ribelle crebbe sempre più. Fu
in questo contesto che il futuro El Libertador pronuncerà quel
fatidico giuramento a Roma, sul Monte Aventino.
Fu così che inizierà la
sua avventura di combattente per la libertà e l'emancipazione del
suo popolo ed iniziò così ad organizzare il suo esercito di
liberazione contro gli spagnoli, i quali saranno alleati di
Napoleone, considerato da Bolivar un traditore dei principi di
Libertà, Eguaglianza e Fratellanza enunciati dal conte Alessandro
Cagliostro, quale motto sia spirituale che politico e diffusi nelle
Logge massoniche dell'epoca.
Bolivar, in quegli anni,
a Parigi, entrò, non a caso, in Massoneria e divenne, nel 1806, Gran
Maestro della Loggia Madre di San Alessandro di Scozia all'Oriente di
Parigi.
Forte dei suoi principi
libertari, l'anno seguente, rientrò in Venezuela e da allora
inizierà quella rivoluzione che porterà, nel corso degli anni –
dal 1811 sino al 1830 – all'indipendenza di gran parte dell'America
Latina ed alla proclamazione delle Repubbliche di Venezuela,
Colombia, Perù e Bolivia (così chiamata in suo onore).
Nel 1812 Simon Bolivar
scrisse il “Manifesto di Cartagena” in cui analizzò le prime
sconfitte che portarono alla caduta della Prima Repubblica del
Venezuela (1810 – 1812); mentre nel 1815 con la “Carta de
Jamaica” gettò le basi per il suo progetto di emancipazione
sociale dell'America del Sud, fondato su principi repubblicani,
libertari, anti-imperialisti ed egalitari. Principi, peraltro, validi
tutt'oggi, come validi sono stati i principi enunciati nella nostra
Italia da personalità quali Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, i
quali contribuirono alla fondazione della Prima Internazionale dei
Lavoratori nel 1864.
Come Presidente della
Repubblica di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù,
Bolivar abolì la schiavitù, confiscò le terre ai possidenti e le
ridistribuì agli indigeni, costruì istituti e scuole per donne,
bambini indigeni e figli degli schiavi. Le azioni militari che
realizzò, in sostanza, spianarono la strada all'emancipazione
sociale.
Fu un peccato,
purtuttavia, che il progetto di Bolivar per l'integrazione e l'unità
dell'America Latina sfumò ben presto e ciò portò - nei decenni
successivi alla sua morte (1830) - al saccheggio delle terre
latinoamericane da parte degli Stati Uniti d'America, i quali sin da
allora rinnegarono i principi di libertà ed emancipazione propugnati
dal loro Padre fondatore, ovvero da George Washington e dal Marchese
de Lafayette (che tanto aveva fatto per la causa statunitense ai
tempi della Guerra d'Indipendenza), il quale peraltro fu amico
personale e Fratello - in senso massonico - di Bolivar. In questo
senso Bolivar scrisse: “Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla
Provvidenza a riempire l'America di miseria in nome della Libertà”.
Si pensi peraltro che il
figlio di Washington – George Washington Parke Custis – fece
avere in dono a Bolivar, nel 1826, il medaglione del padre, in segno
di ammirazione e comunanza ideale. Ah, se i principi di Libertà,
Fratellanza e Uguaglianza propugnati da Cagliostro, Washington,
Lafayette e Bolivar avessero prevalso sul saccheggio e
sull'imperialismo, come sarebbero andate diversamente le cose e come
i popoli sarebbero potuti crescere in spirito d'armonia e
fratellanza!
Fu fra il 1825 ed il 1830
che il progetto di Simon Bolivar si frantumò definitivamente a causa
del fatto che le terre che aveva liberato finirono presto nelle mani
degli oligarchi e dei ricchi proprietari terrieri, i quali aprirono
alla prima ondata di imperialismo nordamericano.
El Libertador morì nel
1830, a soli 47 anni, completamente povero ed il suo corpo fu coperto
da una semplice camicia presa in prestito, in quanto quella che
possedeva era ormai ridotta in brandelli.
Ci vorranno molti secoli
prima che i suoi compatrioti venezuelani possano tornare a conoscere
la sua opera ed abbiano, in carne ed ossa, un nuovo Libertador ed un
nuovo emancipatore sociale. E ciò avverrà solo negli Anni '90 del
XXesimo secolo nella persona del Tenente colonnello Hugo Chavez
Frias.
Hugo Chavez, profondo conoscitore dei discorsi e dell'opera
di Simon Bolivar, oltre che del nostro Giuseppe Garibaldi, nel 1992,
si ribellò alla corruzione dilagante in Venezuela. Ovvero alla
corruzione dei partiti e della politica dominante e progettò un
golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive
bolivariane, fondando appunto il Movimento Bolivariano Rivoluzionario
e l'Esercito Bolivariano di Liberazione. Un golpe che purtuttavia
fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe dell’America
Latina per la lotta contro l'oligarchia politica ed economica.
Fra
il '94 ed il '95 Chavez lanciò una campagna astensionista contro la
corruzione della classe politica venezuelana, compiendo così un atto
di rottura con il sistema, ma solo nel 1998 - con il Movimento Quinta
Repubblica - diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti
e – vincendo tutte le successive elezioni alla presidenza - sarà
confermato a tale carica sino alla sua prematura morte avvenuta nel
2013.
Ciò permetterà a Chavez di scrivere una nuova Costituzione
basata e fondata sugli insegnamenti di Bolivar, ovvero ponendo al
centro i diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla
povertà ed all’analfabetismo.
La politica neo-bolivariana portata
avanti da Chavez sarà appunto una politica che porterà il Venezuela
ad uscire dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale,
fonti massime dello sfruttamento speculativo del Paese, oltre che
promuoverà una democrazia sempre più diretta.
Il neo-bolivarismo
chavista diventerà dunque il cosiddetto Socialismo del XXIesimo
secolo, secondo una felice definizione dello studioso tedesco Heinz
Dieterich, ovvero una nuova prospettiva di emancipazione sociale che
contagerà, via via, tutta l'America Latina nelle sue varie
declinazioni e che vedranno nuovamente unite sensibilità politiche
simili, ma pur diverse: il bolivarismo venezuelano, il peronismo
argentino, il sandinismo nicaraguense e così via. Sensibilità che
fanno riferimento proprio ai grandi Libertadores di quelle terre:
liberatori dall'ingerenza straniera e dalla povertà ed esclusione
sociale.
Nonostante le continue
aggressioni (non ultimo il rapimento del Presidente socialista
venezuelano Nicolas Maduro, già compagno di lotta di Hugo Chavez, il
3 gennaio scorso) da parte dei regimi liberal capitalisti a guida
statunitense.
Luca Bagatin
https://amoreeliberta.blogspot.com