giovedì 5 marzo 2026

La Cina in prima linea per la de-escalation anche nel conflitto in Medio Oriente. Articolo di Luca Bagatin

 

A gettare acqua sul fuoco dell'ennesimo conflitto internazionale, oltre alla Spagna, in prima linea si trova la Repubblica Popolare Cinese, ove in questi giorni – a Pechino – si sta tenendo la sessione annuale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, massimo organo consultivo del Paese.

La politica estera cinese è storicamente votata alla risoluzione delle controversie internazionali, al dialogo, alla stabilità e al mutuo vantaggio (e non certo ad aggravare i conflitti, intervenendo militarmente, come scioccamente vorrebbe o potrebbe pensare qualcuno, abituato a ragionare “all'occidentale”, ovvero in maniera bellicista e superficiale) e, anche nell'ambito dell'aggressione all'Iran da parte di Trump e Netanyahu, non si smentisce.

La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha infatti ulteriormente espresso la preoccupazione della Cina per la situazione in Medio Oriente.

Ha ricordato che il Ministro degli Esteri Wang Yi ha tenuto colloqui telefonici con i Ministri degli Esteri di Russia, Iran, Oman, Francia, Israele, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, spiegando come gli scopi della Carta delle Nazioni Unite debbano essere rispettati e come occorra opporsi all'uso indiscriminato della forza nelle relazioni internazionali.

Il Ministro Wang ha, non solo invitato le parti in conflitto a interrompere ogni azione militare, evitando un'ulteriore escalation, ma anche a garantire la sicurezza dei civili e ad astenersi dall'attaccare strutture civili.

La Cina intende, pertanto, inviare l'Ambasciatore Zhai Jun, già inviato speciale per la questione mediorientale nel 2019, al fine di compiere sforzi concreti per promuovere la de-escalation fra le parti coinvolte.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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