Da molti anni mi chiedo il perché esistano ancora partitini di area laico-socialista-repubblicana, ma tali solo di nome e per nulla di fatto, che sostengono politiche e politici di stampo liberal capitalista, guerrafondaio, irresponsabile e di destra, più o meno estrema.
Destra più o meno estrema che, nei fatti, ha preso il sopravvento pressoché in tutto l'arco parlamentare, dopo il 1993, anche quando finge di chiamarsi “sinistra”, ma, nei fatti, porta avanti agende di deregolamentazione o soppressione dei diritti sociali, della rappresentanza democratica e sostiene realtà e politiche belliciste e che sopprimono la volontà dei popoli non occidentali e/o non liberal capitalisti, ad autodeterminarsi.
Me lo chiedo sia da ex militante politico dell'area laico-socialista-repubblicana, sia da studioso che si rifà proprio alla storia e alla cultura politica del PRI e del PSDI (fino agli Anni '60) e del PSI (a partire dal 1976).
Ovvero da persona che, aldilà delle sigle politiche e dei feticismi/fanatismi ideologici, ha da sempre un programma chiaro, che si sostanzia in: giustizia sociale; sovranità nazionale; indipendenza economica; democrazia il più possibile partecipativa; economia il più possibile socializzata e partecipativa, ove i lavoratori sono produttori e proprietari del loro lavoro e non dei salariati sfruttati dal capitale; società ordinata e moralizzata; cooperazione e sviluppo internazionale.
Un programma un tempo portato avanti da politici troppo spesso volutamente dimenticati o oscurati, oppure ingiustamente infangati, ma i cui nomi vorrei, qui come altrove, riportare. Proprio affinché siano ricordati, almeno da chi leggerà questo articolo.
Mario e Guido Bergamo; Alceste De Ambris; Gabriele d'Annunzio; Alfredo Bottai; Giulio Andrea Belloni; Randolfo Pacciardi; Roberto Tremelloni; Bettino Craxi.
Senza dimenticare due dei loro (e dei nostri) più celebri ispiratori: Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.
La politica e la Storia non si fanno né con i se, né con i ma, purtuttavia dalla Storia si dovrebbe imparare.
Di questo, ovvero di Storia e di cultura politica, in sostanza, ho preferito, negli anni, occuparmi, evitando di interessarmi sia di politica nazionale, che di beghe fra i politicanti italiani attuali, che, a mio avviso, lasciano il tempo che trovano e lo vediamo anche nella gestione dell'ultima crisi internazionale, che viene trattata con il solito servilismo nei confronti di Washington e con una superficialità e una ipocrisia totalmente inappropriate.
E ciò non solo dal governo, ma anche dalle sedicenti opposizioni, anche quelle come i Cinque Stelle che sembrano talvolta parlare bene, ma, una volta andate al governo, fanno l'esatto opposto di ciò che vanno affermando.
Ho preferito e preferisco occuparmi di politica estera, in particolare di realtà che hanno molto in comune con la cultura laico-socialista-repubblicana. Consapevolmente o meno.
Chi legge i miei articoli o ha letto i miei saggi lo può ben comprendere.
Interessante è la politica del Brasile di Lula, ad esempio. Quella cubana e socialista venezuelana (che hanno aspetti anche di democrazia partecipativa). Quella del socialismo con caratteristiche cinesi, che non è altro che economia socialista di mercato, ovvero quel socialismo adatto ai tempi promosso dai partiti laici della Prima Repubblica di area laico-socialista, almeno fino agli Anni '70/'80.
Ma, per comprenderlo occorre studiare, approfondire, andare oltre il paraocchi dell'ideologia.
Dice bene, poi, il mio caro amico Giorgio Pizzol, ex Senatore socialista, quando punta il dito contro le leggi elettorali italiane dal 1993 ad oggi, spiegando come queste violino la Costituzione e in merito vorrei rimandare al suo intervento riportato a questo link: https://ilparlamento.eu/legge-elettorale-lopinione-di-giorgio-pizzol/
Per non parlare delle violazioni della Costituzione per ciò che attiene l'Art. 11, il quale recita che l'Italia ripudia la guerra e quindi dovrebbe chiamarsi fuori da ogni conflitto che non la veda direttamente attaccata.
Cosa ci facevamo noi nell'ex Jugoslavia; Libia, Afghanistan e via discorrendo? Perché inviamo, da qualche anno, armi a Paesi né UE, né NATO? Perché sanzioniamo Paesi, spesso a nostro discapito economico, anziché cooperare con loro?
Difronte a ciò, che fare?
Quando i politicanti della cosiddetta Seconda Repubblica, sorta da un golpe che ha distrutto i partiti democratici di governo e cavalcata da poteri forti nazionali e internazionali; post-comunisti approdati al capitalismo assoluto; post-fascisti; leghisti; liberisti; comici; banchieri... hanno svuotato il Paese di ogni possibile contenuto attinente alla giustizia sociale; sovranità nazionale; indipendenza economica, cosa altro puoi fare, se non chiamarti fuori dal circo e, per quel che ti compete, cercare di denunciarlo?
E soprattutto spiegare ai più giovani o a chi ha la pazienza di ascoltare, come sono e come vanno le cose.
Del resto non è solo fenomeno italiano, ma europeo, visto che in tutta UE è stata distrutta la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, per fare spazio a banchieri centrali e commissari irresponsabili e bellicisti, che o sono al servizio di Washington, oppure non sanno che pesci prendere.
Gli spazi di libertà, partecipazione e democrazia si riducono sempre più. Le opposte tifoserie (spesso strumentali e strumentalizzate) la fanno da padrone e così le censure (sempre più provenienti da cosiddetti “liberali” o “riformisti”, o sedicenti tali) nei confronti di chi la pensa o ragiona diversamente.
I più deboli vengono bombardati, abusati, vilipesi, mal curati o non curati.
La criminalità pullula nelle strade, ma per la politica nostrana la priorità sembra un referendum inutile e costoso, il cui esito non sposterà, per il cittadino medio, una sola virgola (e infatti avrebbe senso, come farò io stesso, astenersi).
C'è di che indignarsi. E non poco.
Pier Paolo Pasolini – cantore degli ultimi e di coloro i quali non sapevano di avere dei diritti - scrisse, nel 1960, frasi che potrebbero adattarsi anche all'oggi: “Noi abbiamo un potente mezzo di lotta: la forza della ragione, con la coerenza e la resistenza fisica e morale che essa dà. È con essa che dobbiamo lottare, senza perdere un colpo, senza desistere mai. I nostri avversari sono, criticamente e razionalmente, tanto deboli quanto sono poliziescamente forti: non potranno mentire in eterno. Dovranno pur rispondere, prima o poi alla ragione con la ragione, alle idee con le idee, al sentimento col sentimento. E allora taceranno: il loro castello di ricatti, di violenze e di menzogne crollerà...”.
Personalmente auspicherei la nascita, così come l'auspicavo quando ero più giovane, vent'anni fa, di una concentrazione socialista e repubblicana mazziniana, alleata unicamente ai cittadini e a nessuna altra forza politica. Che si ponga come primo compito quello di istruire i cittadini e di elevarli moralmente e politicamente. Non già di gettarsi nel fango delle elezioni (che premiano sempre e solo chi imbroglia meglio il prossimo e ha i mezzi economici per farlo), ma per ricostruire i fondamenti della democrazia, secondo gli insegnamenti di giustizia sociale; sovranità nazionale e indipendenza economica di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi.
Luca Bagatin

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