lunedì 29 agosto 2022

"Sbatti il matto in prima pagina", interessante saggio sulla questione psichiatrica prima della legge Basaglia, di Pier Maria Furlan

Desidero segnalare questo interessante saggio di Pier Maria Furlan (1943 -2022), già ordinario di psichiatria dell’Università di Torino.

Probabilmente presto o tardi lo recensirò anche. 

Il libro contiene, peraltro, anche un mio articolo dedicato a Mario Appignani detto "Cavallo Pazzo", artista e leader del movimento politico e controculturale degli "Indiani Metropolitani".

Un saggio molto importante, per non dimenticare i maltrattamenti subiti dagli ultimi. 

Affinché ciò non accada mai più.

Luca Bagatin 

In dieci anni, tra il 1968 e il 1978, matura il clima che porterà l’Italia, primo paese al mondo, alla chiusura dei manicomi. In questo contesto il ruolo dei quotidiani è fondamentale: grazie alle loro inchieste e alle interviste, cronisti, inviati e opinionisti contribuiscono a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli orrori nascosti dentro le mura degli ospedali psichiatrici, dove poveri, anziani, omosessuali e bambini disabili vengono di rado curati e quasi sempre segregati e maltrattati, sino a far perdere loro ogni dignità umana. 

Attraverso gli articoli delle maggiori testate giornalistiche nazionali, questo lavoro ricostruisce la storia di quegli anni così significativi: a raccontarla sono i protagonisti della cultura del tempo, da Indro Montanelli ad Angelo Del Boca, da Dacia Maraini a Natalia Aspesi, ma anche intellettuali internazionali come Michel Foucault, Noam Chomsky e Jean-Paul Sartre. 

Migliaia di personaggi e oltre mille articoli di giornale per ricostruire la cultura dell’epoca, l’ignavia e le controversie attorno alla malattia mentale: medici che non vedono, sindacati che proteggono i propri iscritti, partiti attenti a non urtare gli elettori e lo stesso Franco Basaglia contrario alla legge che porta il suo nome. 

Emerge uno scenario diverso da quello generalmente immaginato, nel quale diventano evidenti i retroscena dei controversi atteggiamenti dei politici, che contrastano le aperture progressiste di innovatori ormai dimenticati. 

Nel 1978, dopo anni di dibattito intensissimo, anche grazie alla diffusione dei quotidiani, la situazione non può più essere ignorata: quelli che il Ministro della Sanità, Luigi Mariotti, nel 1965 aveva definito «lager», chiudono finalmente i battenti.

Autore

Pier Maria Furlan
Pier Maria Furlan, ordinario di psichiatria dell’Università di Torino, è stato vicerettore, preside della II Facoltà di medicina, vicepresidente della Conferenza nazionale presidi. Primo direttore universitario di un Dipartimento di salute mentale e patologia delle dipendenze, ha chiuso il manicomio di Collegno. Presidente e consigliere di numerose società scientifiche internazionali e nazionali, è distinguished fellow dell’American Psychological Association (Apa). È stato consigliere del Ministero dell’Istruzione, segretario generale dell’Università italo-francese, membro della Fondazione San Patrignano, esperto Anvur. È autore di circa trecento titoli, tra pubblicazioni scientifiche e libri. 

da: https://www.donzelli.it/libro/9788868434823

venerdì 26 agosto 2022

"Addio alle urne", un saggio di Francis Dupuis-Déri. Articolo di Luca Bagatin

 

“L'ideologia elettoralista, confondendo volutamente la democrazia con il regime parlamentare, ci porta a credere che tracciando una semplice X su una scheda elettorale si possa davvero influenzare la politica di un paese. Che ingenuità! La funzione del voto è ormai quella di mantenere viva un'illusione, la sovranità popolare, e di nascondere un'ovvietà: il potere politico è detenuto da altri”.

Questa la sintesi - riportata in quarta di copertina - del saggio “Addio alle urne” - edito recentemente in Italia da Elèuthera - di Francis Dupuis-Déri, canadese, insegnante nel Dipartimento di Scienze politiche dell'Università del Québec a Montréal e già ricercatore presso il Massachussets Institute of Technology di Boston.

Dupuis-Déri, ricorda come, sia negli USA che in Francia, uscite entrambe dalle rivoluzioni borghesi del XVIII, i rispettivi Padri fondatori, non abbiano mai preteso di fondare delle democrazie, in quanto non volevano affatto che i rispettivi popoli potessero governarsi direttamente, come invece avveniva nell'Antichità, ad Atene.

Il loro modello non era Atene, ma Roma” - scrive Dupuis-Déri – “con il suo senato, le elezioni e l'assenza di assemblee popolari”.

Dupuis-Déri spiega, in particolare, come già ai tempi dell'Antica Roma, il politico Quinto Tullio Cicerone, facesse presente ai candidati – nel suo “Manualetto di campagna elettorale” - che l'elettorato preferisce “una menzogna da parte tua piuttosto che un rifiuto” e che “ciò che è indispensabile è conoscere i nomi degli elettori, saperli adulare, frequentarli, mostrarsi generosi, curare la propria reputazione, e suscitare forti speranze per il modo in cui sarà condotta la cosa pubblica”.

In tal senso, spiega Dupuis-Déri, “Il mito della rappresentanza del popolo o nazione è profondamente antidemocratico, in quanto serve a convalidare il potere esercitato dai parlamentari sui loro concittadini, facendo loro credere di agire in loro nome e a loro vantaggio”.

In realtà, secondo quanto affermato nel saggio di Dupuis-Déri “Il sistema elettorale favorisce l'ascesa al potere di individui ambiziosi e arrivisti, sia sul fronte dei partiti progressisti che su quello dei partiti conservatori e reazionari”.

Dupuis-Déri ricorda, fra gli altri, la figura del rivoluzionario e filosofo scozzese John Oswald (1730 - 1793), il quale servì nell'esercito britannico in India e, successivamente, si unì ai rivoluzionari in Francia, ove prese parte alla celebre presa della Bastiglia e morì a difesa della Rivoluzione, oltre ad essere stato amico di Thomas Paine, eroe della Rivoluzione americana.

Oswald, secondo quanto ci riferisce Dupuis-Déri in “Addio alle urne”, trovava ridicolo il principio della rappresentanza politica e riassunse il suo pensiero nel breve saggio “Le Gouvernement du peuple”.

In esso, Oswald, fra le altre cose scrisse: “Confesso che non ho mai potuto pensare al sistema rappresentativo senza restare sorpreso dalla credulità, direi quasi dalla stupidità, con cui la mente umana abbocca alle più patenti assurdità. Se un uomo dicesse seriamente che la nazione deve pisciare per delega, lo si bollerebbe come un mentecatto: eppure pensare per delega è un'idea che non solo viene accolta senza sorpresa, ma addirittura con entusiasmo”.

Oswald proponeva, dunque, “un sistema libero dal parlamentarismo e costituito da una molteplicità di luoghi decisionali a livello locale, dove la gente potesse riunirsi e deliberare nelle assemblee popolari”. E, l'Autore prosegue: “Per le decisioni che richiedono un coordinamento su larga scala, proponeva un sistema federale in base al quale le assemblee locali potevano inviare dei portavoce per offrire consigli e informazioni ad altri portavoce, che li avrebbero poi riferiti alle loro assemblee locali, e così via”.

In tal modo, in sostanza, i portavoce, non avrebbero avuto il potere di prendere decisioni al di sopra delle assemblee locali, che avrebbero, invece, mantenuto ogni potere, compreso quello di rimuovere i portavoce medesimi.

In particolare, il saggio di Dupuis-Déri, fa presente come le cosiddette “democrazie parlamentari” o “rappresentative” siano state create nel Medioevo e che a ideare i parlamenti siano stati i Re e non certo rappresentanti delle classi popolari.

Inizialmente, infatti, si trattava di raduni occasionali nei quali il Re radunava i “grandi del Regno”, per introdurre nuove tasse. Il parlamento, inizialmente, era una sorta di riunione dei nobili, alla Corte del Re. Nel corso dei secoli, tali raduni, divennero occasioni per i nobili per esporre lamentele al Sovrano e chiedere rivendicazioni.

Solo con la Rivoluzione francese si arriverà al sistema parlamentare come lo conosciamo, ma anche lì, a comandare, furono sempre delle élite ristrette, che peraltro escludevano del tutto le donne e i rappresentanti del cosiddetto Quarto Stato, ovvero i settori più poveri e proletari.

Il saggio di Francis Dupuis-Déri, che è un vero e proprio excursus storico relativo all'elettoralismo e alla necessità di superarlo, per approdare alla democrazia autentica e diretta, è molto interessante, anche perché è una critica a chi critica a prescindere l'astensionismo, spesso attivo, che molti cittadini, da tempo, mettono in atto. In quanto preferirebbero auto-rappresentarsi e auto-gestirsi, come vorrebbe l'essenza stessa della democrazia.

In questo senso è molto interessante anche la postfazione di Moreno Mancosu, ricercatore di sociologia politica presso l'Università degli Studi di Torino, analista, in particolare, di comportamento elettorale.

Mancosu, ad esempio, analizzando le elezioni politiche italiane del 2018, in cui hanno votato circa 34 milioni di cittadini, ravvisa come il peso di ogni singolo voto, ovvero la capacità di spostare le percentuali effettive dei partiti, corrisponda allo 0,0000029%. Praticamente nulla, in sostanza.

Francis Dupuis-Déri, conclude il suo saggio affermando come, piuttosto che sprecare energie incardinandole nei processi elettorali, sarebbe molto più utile e razionale incanalarle “verso le comunità, le mobilitazioni popolari e i movimenti sociali, per lavorare alla costruzione di società che incarnino davvero la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà e l'aiuto reciproco”. Attraverso un processo che guardi al “campo della democrazia (diretta) e dell'autogestione”.

Del resto, due propugnatori della democrazia popolare e del socialismo, nonché dei fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, ovvero Karl Marx e Michail Bakunin, pur essendo diversissimi fra loro, su questo campo la pensavano in modo assai simile.

Marx, infatti, affermava: “Agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni qualche anno, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento!”.

L'anarchico Bakunin, per contro, scriveva cose piuttosto simili, ovvero “Democrazia rappresentativa - forma di Stato, fondata sulla pretesa sovranità, di una pretesa volontà del popolo che si suppone espressa da sedicenti rappresentanti del popolo in assemblee definite popolari, riunisce in sé le due principali condizioni necessarie al loro progresso: la centralizzazione dello Stato e la reale sottomissione del popolo sovrano alla minoranza intellettuale che lo governa, che pretende di rappresentarlo e che infallibilmente lo sfrutta”.

Luca Bagatin

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venerdì 12 agosto 2022

12 agosto 1831: nasceva Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica. Articolo di Luca Bagatin

Nessuna vita può dirsi più avventurosa della sua.

Nessuna vita può essere descritta come un vero e proprio romanzo d'appendice.

Nessuna vita fu più ricca di spiritualità e di emozione di quella di Helena Hahn, futura Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica.
Helena Hahn, di nobili origini, nacque nella Russia meridionale il 12 agosto 1831, o, secondo il calendario  ortodosso all'epoca in uso, nella notte fra il 30 ed il 31 luglio.

Spirito libero e ribelle che si manifestò sin in tenerissima età, quando sposò per sfida, a soli diciassette anni, l'anziano generale Blavatsky, dal quale presto divorziò per seguire la sua vera vocazione: i viaggi e la spiritualità.
A soli diciassette anni, infatti, abbandonò la famiglia per visitare l'Asia Centrale, l'India, l'America del Sud e l'Africa, visitando le zone più impervie del pianeta.
Sin da bambina, peraltro, mostrò le sue doti di chiaroveggente e la capacità di parlare con quelli che saranno poi da lei definita i "Maestri" o "Mahatma", ovvero esseri viventi che in questa loro incarnazione avevano scelto di guidarla nel suo cammino verso il misticismo (il Maestro Koot Humi ed il Maestro Morya).
Tornata in patria, Helena Petrovna Blavatsky (o HPB, come amava firmarsi), dimostrò in suoi poteri di chiaroveggente all'intera famiglia e persino al suo scettico e positivista padre.

Ella era infatti in grado di produrre suoni o musica da qualsiasi oggetto volesse; ottenere fra le sue mani oggetti o lettere da lei distantissime (i famosi "apporti"); fornire risposte alle domande anche solo mentali dei presenti, far mutare di peso gli oggetti e le persone presenti.
HPB spiegò poi che tali fenomeni non erano da considerarsi "paranormali", bensì fenomeni latenti, presenti in ogni individuo e che lei era riuscita in qualche modo a risvegliare.
Madame Blavatsky non credette mai agli spiriti o ai fenomeni medianici, per così dire, ma dimostrò come questi fossero prodotti della mente umana e come i Maestri non fossero spiriti di anime morte, bensì esseri viventi che avevano scelto - in questa incarnazione - di guidarla.
Madame Blavatsky, peraltro, nel 1851 visse in Italia e fu assidua frequentatrice dei circoli repubblicani di Giuseppe Mazzini (di cui peraltro influenzò profondamente il pensiero spirituale, legato anche alla reincarnazione) e combettè persino nella battaglia di Mentana a fianco del generale Giuseppe Garibaldi (anch'egli profondamente affascinato da HPB e dalle sue dottrine spirituali), contro le truppe pontificie e lì fu ferita. Da allora HPB, fu solita indossare una camicia rossa "alla garibaldina".
Negli anni '70 dell'800 riprese i suoi viaggi verso Oriente, ove conobbe numerosi maestri spirituali e yogin.

Sarà purtuttavia determinante il suo incontro con il colonnello statunitense Henry Olcott, profondo studioso di Massoneria ed esoterismo, di un anno più giovane di lei, che la porterà ad una svolta.
Assieme al colonnello Olcott con il quale condivideva, oltre gli interessi e gli studi, anche la passione per il fumo, che non abbandonerà nemmeno in punto di morte, Madame Blavatsky intraprese un sodalizio spirituale destinato a durare negli anni al punto che Olcott l'aiuterà nella redazione della sua monumentale opera "Iside Svelata".

“Iside Svelata” è un condensato di scienza, spiritualità, cosmogonia, antropologia e religione, che HPB riuscì a scrivere in trance, "sotto dettatura" dei Mahatma e per mezzo di apporti di documenti e libri rarissimi che solo lei riuscì a reperire (alcuni contenuti anche negli archivi segreti del Vaticano).
Nel 1875, su sollecitazione dei Mahatma, Olcott e HPB, fondarono a New York la Società Teosofica, associazione filantropica e adogmatica di studi esoterici, destinata a combattere il dogmatismo, il materialismo e il bigottismo imperante.
Alla Società Teosofica erano (e sono tutt'ora) ammessi tutti coloro i quali avevano (hanno) desiderio di perseguire questi tre scopi: fondare un nucleo della Fratellanza Universale senza alcuna distinzione di razza, ceto sociale e sesso; studio non dogmatico delle religioni e delle filosofie e riscoprire i poteri latenti dell'individuo.
Successivamente, HPB ed Olcott, si trasferirono in India, ove iniziarono a fare proseliti e a fondare il Quartier Generale della Società Teosofica, proprio allo scopo di risvegliare la coscienza spirituale del popolo indù, così ricco di tradizione vedica.
La Società Teosofica fondava il suo insegnamento sul karma, ovvero la legge di causa ed effetto e, dunque, sulla reincarnazione ed il ciclo delle rinascite.
Il Mahatma Gandhi stesso, futuro teosofo, raccontò nella sua biografia che fu grazie all'incontro con Madame Blavatsky se lesse per la prima volta la Gita, ovvero il testo fondamentale della tradizione indù. E fu grazie all'impulso della Società Tesofica se riuscì a conseguire l'unità nonviolenta del popolo indiano, contro l'oppressione britannica.
Purtroppo, nel 1884, Madame Blavatsky e la Società Teosofica rischiarono di essere screditati a causa dei due coniugi Coulomb, prima fraternamente accolti da HPB, che trovò loro anche un'occupazione, ma che successivamente produssero delle lettere fasulle secondo le quali Madame Blavatsky stessa dichiarava di essere un'imbrogliona.
Tali accuse giunsero nelle redazioni dei giornali e gettarono grosso scandalo. Fu dunque avviata un'inchiesta dalla Society of Psychical Research (SPR) di Londra, la quale, per mezzo di Mr. Hodgson, effettuò una superficiale ricerca che portò a sostenere le tesi dei Coulomb e a dar credito alle loro lettere fasulle.
Sentitasi screditata, Madame Blavatsky, piombò in un profondo stato di sconforto che la porterà presto alla morte.

Occorrerà attendere il 1986, ovvero cento anni dopo, affinché la SPR arrivasse a scusarsi con Madame Blavatsky, per mezzo delle loro autorevole rivista, nella quale, sostanzialmente, si smascherarono i Coulomb e si disse che HPB era una vera mistica e maestra spirituale.
Dopo l'"affare Coulomb", ad ogni modo, Madame Blavatsky, ormai malata, decise di tornare a Londra e di scrivere un nuovo testo, ovvero la monumentale "La Dottrina Segreta", ancora oggi testo fondamentale di ricerca esoterica e teosofica, oltre che scientifica.
A Londra, HPB, farà un altro incontro fondamentale per la sua vita, ovvero conobbe Annie Besant, fervente socialista e attivista dei diritti civili e sociali delle donne e dei lavoratori.

Annie Besant - già co-fondatrice della Società Fabiana e delle prime Logge Co-Massoniche in Inghilterra - aderì ben presto alla Società Teosofica e, alla morte di Madame Blavatsky, ne prese le redini e l'eredità spirituale.
Annie Besant fu protagonista delle prime lotte per l'indipendenza dell'India e per la causa anti-razzista ed anti-casta, che pervadeva l'India dell'epoca.
Sarà Annie Besant, assieme al Reverendo Leadbeater, ad adottare e crescere il giovane Jiddu Krishnamurti, futuro filosofo e maestro spirituale conosciuto in tutto il mondo.
La sig.ra Besant e Leadbeater credevano infatti che, viste le sue profonde doti spirituali, Krishnamurti fosse il nuovo Messia, ma ciò divise la Società Teosofica fra favorevoli e contrari a tale tesi.

In età adulta, ad ogni modo, fu lo stesso Krishnamurti che, pur offrendo riconoscenza ai suoi maestri, rifiutò di legarsi a qualsiasi istituzione ed a qualsiasi religione ed insegnò, per tutti gli anni '60, '70 ed '80 del '900, la libertà dai dogmi, dai condizionamenti e dalle istituzioni.

La Società Teosofica conta, ancora oggi, migliaia di iscritti in tutto il mondo ed il suo Quartier Generale ha sede in India, ad Adyar, presieduta da Tim Boyd, eletto Presidente nel 2014.

In Italia, la Società Teosofica Italiana, è attiva dalla fine dell'800 ed ebbe molti militari dell'epoca fra i suoi primi attivisti e Segretari Generali (fra i quali il Capitano degli Alpini Oliviero Boggiani, Segretario Generale dal 1901 al 1904, divenuto poi Colonnello di Stato maggiore degli Alpini, ricoprendo la carica di Segretario Generale dal 1919 al 1929).

La Società Teosofica Italiana fu sciolta dal regime fascista, per essersi rifiutata di modificare il proprio Statuto, adeguandolo alle leggi razziali allora in vigore, ma i teosofi italiani continuarono a rimanere attivi in clandestinità e la ricostituirono nell'immediato dopoguerra.

Conta attualmente numerose sedi in tutta Italia e la Segreteria Generale ha sede a Vicenza, guidata dal Segretario Generale Antonio Girardi.

Fra gli aderenti alla Società Teosofica più famosi, si annoverano, oltre a Gandhi, l'educatrice Maria Montessori, il pittore Nikolaj Konstantinovič Rerich, l'attrice Shirley MacLaine, Elvis Presley e gli scrittori Arthur Conan Doyle, James Joyce e Henry Miller.

Luca Bagatin

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martedì 9 agosto 2022

Siamo stanchi che la Storia si ripeta. Ma, almeno, quanche voce critica (ancora) c'è. Articolo di Luca Bagatin

Mentre in Italia si trascina una campagna elettorale estiva come non se ne erano mai viste (anche perché si svolge in estate e nella più calda estate mai vista!), ove da una parte si sbandierano e scodellano promesse e dall'altra si cercano di allargare i campi a più non posso e - entrambi gli schieramenti - misurano chi ce l'ha più lungo...l'atlantismo, nel resto del mondo si parla e si discute di cose serie.

E c'è chi ha un minimo di sale nella zucca e dice cose ragionevoli.

Nel resto del mondo, almeno, si sta comprendendo che viviamo in un clima (rovente in tutti i sensi!) nel quale – da un momento all'altro – oltre a una nuova pandemia e a una crisi alimentare e economica, può scoppiare anche una guerra nucleare.

Il primo a raccontarla giusta è il socialista Jean-Luc Mélenchon, leader dell'opposizione al governo di destra di Macron.

Sulla questione Taiwan dichiara infatti “provocatoria” la visita della speaker della Camera dei Rappresentanti USA Nancy Pelosi nell'isola cinese. E fa presente che “I cinesi risolveranno il problema fra loro. Non vi è altra via d’uscita possibile”.

Riferendosi alle tappe successive della Pelosi ha sottolineato, peraltro, “l’accoglienza estremamente fredda che la stessa speaker statunitense ha poi ricevuto a Tokyo e Seoul”.

E, Mélenchon, ha ricordato la linea della Francia sulla questione: “Io ho solo ripetuto la dottrina costante del nostro Paese riguardo alla Cina dal 1965. C’è una sola Cina. Facendo presente che, tale dottrina, è “regolata anche dagli accordi internazionali accettati dal nostro Paese e dai membri dell’Onu”, e che “Cina e USA si impegnano a rispettare reciprocamente”.

Sulla questione era intervenuto anche Tom Friedman del New York Times, scrivendo, di recente – relativamente al viaggio della Pelosi – che “Non ne verrà fuori nulla di buono”, sottolineando che persino l'amministrazione Biden si era opposta al viaggio. “Dubito seriamente che l'attuale leadership di Taiwan, nel profondo del suo cuore, voglia questa visita di Pelosi ora”, aveva scritto Friedman.

Di recente è intervenuto, in merito, il grande artista, difensore dei diritti civili e umani, nonché socialista libertario Roger Waters. Il quale ha affermato che Pechino “ha diritto a rivendicare la sovranità su Taiwan perché è parte della Cina”.

Inoltre, il buon Roger, non le ha mandate a dire a probabilmente il più imbarazzante Presidente degli USA dai tempi di Richard Nixon, ovvero sulla sua politica estera: “Beh, tanto per cominciare sta alimentando il fuoco in Ucraina. È un crimine enorme. Perché gli Stati Uniti d’America non incoraggiano Volodymyr Zelensky a negoziare, evitando la necessità di questa orribile, orrenda guerra?” E sulla questione ha proseguito, affermando: “Beh, per qualsiasi guerra si può dire…quando è iniziata? Bisogna guardare alla Storia e si può dire: ‘Beh, è iniziata in questo giorno’. Si può dire che è iniziata nel 2008… Questa guerra riguarda fondamentalmente l’azione e la reazione della NATO che si spinge fino al confine russo, cosa che aveva promesso di non fare quando Gorbaciov negoziò il ritiro dell’URSS dall’intera Europa orientale”.

Ora, pensatela come volete. Però io mi ricordo che, negli Anni '90, chi militava da una certa parte, manifestava contro le guerre e contro i conflitti.

Da anni non vedo più niente di tutto ciò.

Ai tempi, chi vi scrive, stava nel partito dei Verdi. Mantenevo la mia indipendenza ideale (non sono mai stato organico a nulla), ma ai tempi eravamo contro la guerra e contro ogni bomba. Per un sistema sociale e economico completamente diverso. Socialista e democratico. Ma non solo a parole.

Dal governo D'Alema in poi, la sinistra è diventata praticamente come la destra. O, forse, lo era anche prima, con Prodi.

A dire “No alle bombe” e a parlare di ricerca di negoziati (al posto delle bombe, appunto!) c'era Bettino Craxi, da Hammamet. E io mi ricordo la prima pagina del nuovo “L'Avanti”, del 18 dicembre 1998 (che conservo ancora e ne riporto qui la foto), che recava appunto quel titolo. Erano i tempi dei bombardamenti USA in Iraq.

La Storia si ripete.

Ma, francamente, siamo stanchi di vedere e di scrivere che la Storia si ripete. Dai tempi di Hiroshima e Nagasaki, da quelli del Vietnam e di tutti i fottuti conflitti che hanno reso questo mondo un posto ancor più merdoso per vivere.

Luca Bagatin

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lunedì 8 agosto 2022

Freak Power against Power: Hunter S. Thompson and Eduard Limonov

"Se il capitalismo significa che i pochi ricchi si nutrono di molti poveri, allora penso che debba essere riformato o peggio"
 
(Hunter S. Thompson, candidato del "Freak Power " nella campagna per diventare sceriffo di Aspen, 1970)
 
 
 
"...ho sognato di essere un ladro onesto e di principio, come Robin Hood"
 
(Eduard Limonov)


sabato 6 agosto 2022

OCCHI MAGICI. Poesia di Luca Bagatin

 OCCHI MAGICI

Poesia di Luca Bagatin

Musa nella foto: Vasilisa Semiletova

Incanto

Meraviglia

Impossibilità di staccare lo sguardo

Dai tuoi magici occhi.

Sono questi

Che mi hanno colpito

Quando ti ho vista

Per la prima volta.

Perché raccontano tutto.

Non sono parole

Quelle che ascolto.

Sono racconti celati

Nel tempo.

Nei secoli.

Sono immagini

Che si aprono dentro me.

Nel mio animo più profondo,

Oltre la mia mente razionale.

La porta sono i tuoi occhi.

Una porta verso un infinito

Che innalza la mia anima.

Sei, allo stesso tempo,

Una Fata e una Strega

Dai lunghi, rossi capelli.

Vasilisa e Baba Yaga.

Sei saggezza, ingenuità, profondità.

Sei beatitudine,

In un mondo in decadenza.

Che, forse, è già decaduto.

Ed io, umano mortale, nei tuoi occhi

Solo nei tuoi occhi

Voglio perdermi per sempre e morire.

Luca Bagatin

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venerdì 5 agosto 2022

Libertà assoluta, assolutamente libertà, assolutamente democrazia, assolutamente superamento della materia. Riflessioni by Luca Bagatin

 

Chi cerca la libertà deve prima guardare dentro sé stesso.

Puoi essere libero anche in una stanza buia e chiusa ermeticamente. Se sei libero dentro di te, non sei soggetto all'illusione del mondo esteriore.

Nel mondo della materia non potrà mai esistere alcuna libertà.

Perché esso è il mondo della menzogna e dell'illusione.

 

In generale mi definisco un libertario di destra e un socialista di sinistra.

Questa per me e la migliore definizione di anarchico integrale e integralista (cos'è il Freak Power se non un "potere strano", ovvero di "non potere"?). Ovvero sono un amante dell'ordine.

Ordine che, una persona responsabile, può creare attraverso la sua stessa volontà interiore.

 

La diversità, in generale, non piace.

Sin da quando sei bambino, arriverà il bullo rompicoglioni di turno (perché il bullo è un rompicoglioni che non sa che cazzo fare nella vita, cresciuto da due sfigati che lo hanno distrattamente messo al mondo), che ti etichetterà.

Nel frattempo è già arrivata la scuola, poi il lavoro, poi la TV, poi la società e così via.

Ti omologheranno o tenteranno di farlo.

La diversità spaventa.

Perché non è buona né cattiva.

È originale.

A me la diversità, invece, piace.

Perché è oltre il bene e il male (che esistono solo nella mente bacata dei benpensanti).

Perché è autentica.

Perché fotografa una realtà.

E dalla realtà non puoi prescindere.

Anche se ti spaventa e vuoi cambiarla.

La paura può essere superata proprio accettando la diversità.

Accettando che non esiste il bene e il male.

Che non esiste nulla.

Ovvero che esiste Tutto.

 

Un tempo si dava la colpa di tutto ai comunisti.

Il Potere deve sempre trovare un responsabile esterno e convincere le masse che la colpa di tutto è di "qualcun altro".

Il giorno in cui i cittadini prendessero coscienza che il problema è il Potere, sono i politici, il Potere sarebbe annientato.

Quel giorno sarebbe proclamata la democrazia.

E il Potere non può permettere che ciò possa accadere.

Solo il Freak Power può dare potere a chi non ha voce. E, chi non ha voce, non ha necessità di nessun potere. Vuole solo farsi i cazzi suoi in santa pace. And Love.

 

Per chi, come me, ama la libertà assoluta e la democrazia pura (le persone decidono direttamente, senza mediatori), è molto difficile sentirsi libero in questo mondo.

Ci sentiamo come in una gabbia nella quale siamo soggetti a decisioni prese dall'alto. Da governanti, politicanti, economisti, gente senza qualità, per lo più.

Chi ha un minimo di razionalità capirebbe tutto questo e capirebbe che il Sistema politico e economico è un baraccone messo in piedi per sottomettere persone dalla mente debole.

Che hanno necessità di essere guidate, come bambini.

Chi ama la libertà assoluta e la democrazia, invece, è guidato dall'assoluta volontà di fare ciò che vuole.

E tale volontà è la sua unica legge. Sottomessa solo all'Amore.

 
 
Non mi è mai piaciuto chi, da "sinistra", si oppone al socialismo anticapitalista.

Il riformismo, la socialdemocrazia, il progressismo, sono infinitamente peggiori, ambigui e pericolosi rispetto alla destra.

Lo vediamo da sempre nella Storia.

Ora, non che la destra sia una soluzione. La destra rimane una merda, indendiamoci. 

 

Quando vi dicono che un manager guadagna di più di un operaio, in quanto ha maggiori responsabilità, vi stanno prendendo il giro.
 
Anche un operaio ha le sue responsabilità. E spesso rischia la vita.
 
E' come quando vi raccontano che, andando a votare, state compiendo un atto democratico.
 
E' una balla.

Luca Bagatin 

mercoledì 3 agosto 2022

OLTRE LA NATURA. Poesia di Luca Bagatin

 OLTRE LA NATURA 

Poesia di Luca Bagatin

Musa nella foto: Carmen Sale 

Nel bosco 

Vestita di bianco 

Scalza 

Lo sguardo smarrito 

Un po' triste

Perché triste è il mondo 

Oltre la Natura 

Che ti avvolge 

Di cui tu sei parte 

Perché sei libera 

Selvaggiamente libera 

Di gridare al mondo 

La tua essenza 

Ed io ti osservo 

Sono l'albero 

Il vento 

L'acqua che ti rinfresca 

Sono il testimone 

Il narratore 

Che cerca di trasmettere 

Ciò che tu stessa trasmetti. 

Luca Bagatin

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Cuba contro le ingerenze USA nella questione Taiwan. Articolo di Luca Bagatin

Martedì 2 agosto scorso, il Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, su Twitter, ha espresso il suo rifiuto relativo a qualsiasi azione volta a “ledere l'integrità territoriale e la sovranità della Repubblica Popolare Cinese”. Condannando, in questo senso, l'ingerenza degli USA negli affari interni della Cina.

Il Ministro Rodríguez ha altresì espresso “preoccupazione per l'aumento delle tensioni e l'aggravarsi della situazione intorno a Taiwan” e – riferendosi alla visita della Presidente della Camera dei Reppresentanti degli USA - Nancy Pelosi - a Taiwan, ha affermato che “le nuove provocazioni, mascherate da contatti ufficiali o da visite ad alto livello, generano deliberatamente ulteriori pericoli per la pace e la sicurezza regionale e internazionale”.

Cuba, attraverso il Ministero degli Esteri, ha dunque ribadito l'adesione al principio della “Cina unica” e il riconoscimento di Taiwan come parte del territorio cinese.

Il Ministro degli Esteri cubano ha fatto inoltre presente come l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella risoluzione nr. 2758 del 25 ottobre 1971, abbia riconosciuto come unico rappresentante del popolo cinese il suo governo, sulla base del riconoscimento del principio di “un'unica Cina”.

Le finalità e i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale devono essere rigorosamente rispettati senza selettività o doppi standard”, ha affermato il Ministro Rodríguez, sottolineando che “non si può ignorare il ruolo chiave della Cina come fattore di stabilità ed equilibrio internazionale, né l'importanza della sua cooperazione, senza condizioni politiche, con i Paesi in via di sviluppo”.

Luca Bagatin

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