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lunedì 4 maggio 2026

Sandino e la Giornata della Dignità Nazionale: alle origini della resistenza nicaraguense. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Nicaragua Sandinista, guidato da Daniel Ortega e dalla moglie, Rosario Murillo, ha commemorato, il 4 maggio, la Giornata della Dignità Nazionale, in onore del rivoluzionario Augusto Cesar Sandino, il quale, il 4 maggio 1927, respinse il cosiddetto Patto di Espino Negro, ovvero un accordo che gli Stati Uniti d'America imposero per mantenere il governo conservatore al potere.

Fu questo l'inizio della lotta armata sandinista, che portò alla sconfitta dell'esercito statunitense, sei anni dopo e alla fine dell'occupazione statunitense del Nicaragua.

Gli USA, infatti, occupavano il Nicaragua sin dal 1912 e lo consideravano un loro protettorato. Protettorato di strategico interesse per gli yankee e per due ragioni: la prima l'influenza degli Stati Uniti d'America sul Canale di Panama; la seconda i forti interessi economici nella produzione di tabacco, banane, zucchero di canna che l'impresa statunitense United Friut Company deteneva nel Paese.

Ne conseguiva che, i governi del Nicaragua, conservatori, erano – sin da allora - sostenuti e decisi a tavolino dagli USA.

Augusto Cesar Sandino era un umile bracciante agricolo e si pose a capo della resistenza contro l'oppressore statunitense, che disponeva addirittura di aerei in grado di bombardare vaste aree del Paese.

La lotta sandinista, per molti versi, anticipò la guerra del Vietnam. Un popolo oppresso in lotta contro un colosso. Un popolo di descamisados, fiero delle proprie origini e desideroso di emanciparsi, contro una dittatura (che si finge “democrazia”) fondata – ieri come oggi - sul danaro, la sopraffazione, lo sfruttamento del prossimo e sul business.

Un popoli che finirà, dunque, per trionfare.

Quella di Sandino, influenzato dagli ideali anarcosindacalisti e antimperialisti, sarà sempre una lotta di liberazione nazionale e mai ideologica. Rifiuterà sempre di essere riconosciuto quale marxista. Egli, come peraltro affermerà in alcune delle interviste rilasciate, non appartenne nemmeno ad alcuna religione, ma la sua fu una fede teosofica (la Società Teosofica fu fondata dall'occultista russa Madame Blavatsky nel 1875) e questa lo porterà anche a farsi iniziare in Massoneria.

La fede nella teosofia è alla base non solo del suo credo, ma anche dei principi che infonde nel suo stesso esercito.

Sandino infatti, il 15 febbraio 1931, redige un manifesto che intitola “Luce e Verità”, nel quale spiega che è un “impulso divino quello che anima e protegge il nostro esercito”. E spiega che “il principio di tutte le cose è l'Amore, cioè Dio” e che “l'unica figlia dell'Amore è la Giustizia Divina”.

Egli infatti, secondo i principi teosofici, considera tutti gli esseri fratelli e così i suoi compagni di lotta. Pur avendo un'istruzione da autodidatta, Sandino, come riportato anche dai giornalisti che lo intervistarono, è dotato di profonda sensibilità interiore e di una grande fede nella trascendenza.

Egli identifica la sua battaglia per spezzare le catene del suo popolo dall'oppressione come una battaglia Divina contro l'ingiustizia. Una battaglia non carica di astio e di odio contro l'avversario, ma carica di Amore e di senso di Giustizia.

La medesima visione spirituale e politica, peraltro, la ebbe, decenni prima, il nostro Giuseppe Garibaldi, teosofo e massone anch'egli (oltre che amico di Madame Blavatsky, che iniziò egli stesso in Massoneria) e anch'egli Generale in lotta contro gli oppressori. Sia in America Latina che in Italia.

E, come Garibaldi, anche Sandino rifiutò sempre di essere definito un marxista e sicuramente mai fu tale, né mai fu materialista. Ma, come Garibaldi, si ispirerà a una sorta di socialismo spirituale e teosofico, che ha animato spesso i condottieri e i leader latini (pensiamo anche a Juan Domingo Peron e a Hugo Chavez).

In una delle ultime interviste che gli venne fatta, nel 1933, contenuta nel saggio, alla domanda se egli creda o meno nella trasformazione della società a opera dello Stato, egli risponde: “La riforma è interiore. Lo Stato può cambiare l'esterno, la facciata apparente. Noi sosteniamo che ciascuno deve avere il necessario, che ciascuno deve essere fratello e non lupo. Il resto è pressione meccanica esteriore e superficiale. Naturalmente anche l'intervento dello Stato è necessario”.

Sandino uscì dunque vittorioso nella sua lotta, conclusasi nel 1933, con il ritiro delle truppe statunitensi e un accordo di pace con il nuovo Presidente liberale Juan Batista Sacasa.

L'anno successivo fu purtuttavia assassinato - assieme ai generali Estrada e Umanzon - su ordine di Anastasio Somoza Garcia, capo della Guardia Nacional e nuovo dittatore del Paese.

Il figlio di Somoza, Anastasio Somoza Debayle sarà, ad ogni modo, sconfitto dagli eredi politici di Sandino, nel 1979. Da quel Frente Sandinista di Liberazione Nazionale che, ancora oggi, governa pacificamente il Nicaragua, guidato da Daniel Ortega e Rosario Murillo.

Il governo sandinista odierno, in occasione del ricordo della lotta di Sandino, ha ribadito di voler promuovere un modello di sviluppo fondato sulla giustizia sociale, il rispetto reciproco, la non ingerenza e la sovranità nazionale.

Luca Bagatin

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martedì 14 aprile 2026

"Celebrità e misteri" di Paola Giovetti, saggio fra Storia, scienza, psicologia, mistero e paranormale. Articolo di Luca Bagatin

 

Con “Celebrità e misteri”, edito dalle Edizioni Mediterranee, la giornalista e scrittrice Paola Giovetti, ci sorprende ancora una volta.

E lo fa sempre con il rigore e il rispetto della studiosa appassionata.

Ancora una volta ci conduce nel mondo della misteriosofia e della parapsicologia, presentandoci aneddoti, curiosità ed eventi, spesso misconosciuti, nei quali si sono imbattuti scienziati, artisti, filosofi, scrittori, musicisti e altre celebrità.

Da Cristina di Svezia a Swedenborg; da Sir. Artur Conan Doyle a Gabriele D'Annunzio, passando per Kafka, Mark Twain, i coniugi Curie, Victor Hugo, Jung, Freud, Gustavo Rol, Federico Fellini e moltissimi altri, il libro è una carrellata di collegamenti fra numerosi personaggi della Storia e il paranormale.

Molti sono gli eventi curiosi, a partire dalla nascita ufficiale dello “spiritismo”, ad opera delle sorelle Kate, Margaret e Leah Fox, celebri medium del XIX secolo, passando per la Società Teosofica di Madame Blavatsky, che influenzò moltissimo anche gli eroi del nostro Risorgimento, Mazzini e Garibaldi, che credevano nel mondo degli spiriti e nella reincarnazione, così come Maria Montessori e il suo Medoto educativo.

Ed ancora, nel saggio, si parla della fondazione della Società per la Ricerca Psichica, nel 1882, allo scopo di investigare, con metodo scientifico, i fenomeni inspiegati dalla scienza ufficiale.

E, fra gli scienziati più illustri che studiarono tali fenomeni, ci fu il chimico russo Mendeleev, oltre che un insospettabile Albert Einstein, i coniugi Curie, Thomas Edison, Guglielmo Marconi e molti altri.

L'800 e il '900 – come si potrà notare nell'agile saggio di Paola Giovetti - è costellato da figure più o meno celebri, che entrarono in contatto diretto con l'ignoto ed ebbero modo di indagarlo e di raccontare le loro esperienze.

Fra questi Goethe, Victor Hugo, il padre letterario di Sherlock Holmes, Sir. Arthur Conan Doyle, Thomas Mann, Luigi Pirandello, Antonio Fogazzaro e moltissimi altri.

Così come accadde a politici a cavallo fra il XIX ed il XX secolo, fra i quali Massimo D'Azeglio, Napoleone Bonaparte, Hitler e Mussolini.

Molte sono le figure, anche contemporanee, le cui esperienze dirette con il paranormale sono tratteggiate da Paola Giovetti.

Fra queste l'imprenditore e fisico Federico Faggin (che dopo una sua esperienza extrasensoriale ha avuto modo di elaborare teorie a carattere scientifico che studiano la coscienza e la reincarnazione); l'attore Enzo Decaro; il duo artistico Battisti-Mogol i testi delle cui canzoni, assieme a quelle di Franco Battiato, sono un inno alla Tradizione esoterica e spirituale.

“Celebrità e misteri” è dunque un saggio che apre molte porte sull'ignoto e ci svela aspetti della Storia, ma anche della scienza e della psicologia (non solo della parapsicologia!), che non conoscevamo o che, probabilmente, ignoravamo.

Uno dei padri della psicanalisi, Carl Gustav Jung, disse che “La nostra concezione del mondo corrisponde alla realtà soltanto se in essa trova posto anche l'improbabile”.

E il mondo che ci circonda, così come la sua millenaria Storia, è molto probabilmente il frutto più di aspetti che sfuggono alla nostra ragione, piuttosto che il contrario.

La scienza stessa, ma anche la politica, del resto, hanno spesso voluto indagare in tal senso. In particolare se pensiamo che le più grandi potenze al mondo hanno investito e probabilmente ancora investono, ingenti somme nello studio dei fenomeni cosiddetti paranormali.

Il mondo della materia, dunque, difronte a tutto ciò, sembra ben poca cosa, così come la paura della fine, che non è altro che un nuovo inizio, secondo le conclusioni di molti dei personaggi citati nel saggio di Paola Giovetti.

“Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi”, scrisse Antoine de Saint-Exupéry ne “Il Piccolo Principe”, che può essere considerato un romanzo esoterico-iniziatico, un percorso di ricerca dell'Amore, dell'Amicizia, della Rinascita (perché non esiste alcuna fine dopo la morte), contrapposto alla materialità del “mondo adulto”, privo di innocenza e purezza e fatto di apparenze.

Curiosità nella curiosità: il corpo di Antoine de Saint-Exupéry, il cui aereo fu abbattuto nel 1944 da un pilota dell'aviazione tedesca, non sarà mai ufficialmente ritrovato....

Il Mistero è e rimane tale, racchiuso e celato nell'Anima/Coscienza di ciascuno.

Luca Bagatin

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mercoledì 3 dicembre 2025

Cos'è il socialismo? Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialismo è sinonimo di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E' sinonimo di autogoverno, autogestione e razionalità.

E' qualcosa che, pur nato in Europa, sviluppatosi in particolare grazie alla Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 (e grazie a Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Pierre Joseph-Proudhon, Michail Bakunin, Karl Marx e Friedrich Engels), in Europa abbiamo perduto da tempo, ma che altrove, dall'America Latina socialista, a molte realtà africane e panafricane e dell'estremo oriente, è ben presente e non ha mai smesso di svilupparsi, modernizzarsi ed evolversi, di pari passo con le esigenze della comunità.

Perché socialismo è sviluppo delle forze produttive della comunità a beneficio della comunità.

Non è ideologia stantia, dogmatica, settaria.

E finanche le varie divisioni storiche fra mazziniani, garibaldini, anarchici e marxisti (e aggiungerei anche bonapartisti, rimandando ad altri articoli che in merito ho scritto, anche su riviste storiche francesi, proprio sul socialismo bonapartista), hanno ben poco senso e sono state sanate proprio in gran parte delle realtà extraeuropee di cui sopra.

Sulla base del trinomio, tanto caro all'indimenticato Presidente argentino Juan Domingo Peron: giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E, fra i socialismi più seri e pragmatici, diffusi nel mondo, vi è quello con caratteristiche cinesi, la cui teoria fu elaborata dal comunista riformista Deng Xiaoping, il quale sviluppò il Pensiero di Mao Tse-Tung, adattandolo alla modernità, introducendo riforme e apertura e si è rafforzato grazie alle generazioni di socialisti successivi: Jiang Zemin, Hu Jintao, Xi Jinping.

Sostegno al socialismo con caratteristiche cinesi, quale baluardo di concretezza e lungimiranza, è giunto recentemente dal Presidente nazionale del Partito Comunista d'Australia (CPA), Vinnie Molina, il quale, in una intervista a Global Times, ha affermato cose molto interessanti, che meritano di essere riportate.

Molina afferma, fra le altre cose: “Il socialismo può essere raggiunto solo attraverso azioni concrete e di base per affrontare i problemi della gente e ottenendo il sostegno della popolazione” e che “I leader devono mantenere uno stretto contatto con la base. Chi ricopre posizioni di responsabilità deve impegnarsi a fondo per guadagnarsi la fiducia del popolo e non separarsi mai da esso”.

In particolare egli ha sostenuto che “Il Partito Comunista Cinese utilizza il metodo della critica e dell'autocritica nella costruzione del partito a tutti i livelli, dalla leadership alla base, per rafforzare l'unità dell'organizzazione e il suo posto nella società cinese. (…). Il Partito realizza ciò che è irraggiungibile in sistemi capitalistici disorganizzati, con istituzioni in rovina e partiti distaccati dal popolo. Infrange il mito secondo cui dimensioni maggiori significhino inevitabilmente maggiore disorganizzazione, dimostrando invece che la sua crescita ha alimentato maggiore coesione ed efficacia”.

Vinnie Molina ha altresì sottolineato come “Possiamo imparare dal PCC, un partito comunista al potere, che ha adattato la concezione ortodossa e classica del marxismo in modo flessibile alle complesse circostanze della società cinese. Comprendere la società cinese e il modo in cui la teoria è stata adattata a queste condizioni specifiche offre lezioni preziose. (…). Dobbiamo lavorare con le comunità, non contro di esse, guadagnandoci la fiducia della gente, anche di coloro che non sono politicamente impegnati, e affrontando sempre le questioni di base che contano davvero, come strade più sicure, infrastrutture più accessibili e trasporti migliori. Queste sono le preoccupazioni che contano per i comunisti. Non possiamo pensare in grande senza pensare anche alla base. Questo è stato l'approccio adottato dal PCC in passato e rimarrà il nostro obiettivo centrale negli anni a venire. In definitiva, noi comunisti dobbiamo cambiare in meglio la vita delle persone”.

Personalmente non sono comunista (non ho nemmeno simpatia per la storia del PCI e delle sue involuzioni successive, perché lo considero all'origine degli equivoci a sinistra e all'origine della fine del socialismo in Italia), ma ho una tradizione differente, ma affine. Una tradizione socialista mazziniana, risorgimentale, ma anche bonapartista e peronista. Non marxista, ma non per questo cieca nei confronti delle analisi marxiste e non per questo cieca nei confronti dell'evoluzione in senso lungimirante, pragmatico e riformista del socialismo cinese.

Da sempre e in particolare di questi tempi, vanno di moda le etichette e gli slogan.

Le etichette, gli slogan e le vuote ideologie lasciano il tempo che trovano e sono sempre dannose. Perché ottenebrano la mente, che invece dovrebbe abbeverarsi di conoscenza, virtù e approfondimento.

Ed è proprio attraverso questi aspetti che si possono sanare le vecchie divisioni e ricomporre ciò che è stato drammaticamente sparso.

Perché gli ideali di emancipazione civile e sociale della Prima Internazionale rimangono validi e lo possono essere se adattati, con concretezza, alla situazione odierna e declinati, ciascuno nel proprio contesto nazionale. Come fa il socialismo con caratteristiche cinesi, ad esempio.

Fra i promotori di questi ideali, nel nostro Paese, personalità spesso volutamente dimenticate e accantonate.

Mario Bergamo, antifascista, Segretario del Partito Repubblicano Italiano, promotore dell'unità fra repubblicani e socialisti. Roberto Tremelloni, già mazziniano e successivamente degno ministro dell'Economia e della Difesa, nelle fila del socialismo democratico.

Ma potremmo citare anche Gabriele d'Annunzio, Alceste De Ambris, Alfredo Bottai, Giulio Andrea Belloni e prima di loro i Padri Nobili, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Arcangelo Ghisleri.

Figure da recuperare, da onorare, ma soprattutto da studiare e le cui volontà si intrecciano con la spiritualità laica e teosofica, con gli ideali cagliostriani e massonici di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà, che hanno un significato spirituale, prima ancora che politico. E che non sono parole vuote e prive di significato. 

Esse non significano né livellamento verso il basso, né edonismo liberale, che ha fatto degenerare le società liberal capitaliste, in una spirale di consumismo sfrenato, violenza gratuita e indifferenza verso il prossimo.

Il socialismo, dunque, non è dogma, ma spirito. 

E' il sole dell'avvenire che illumina le menti. E' la falce che rappresenta l'Opera e il martello, che rappresenta la Volontà.

Il socialismo non è chiesa, ma tempio interiore.

Un tempio da edificare, incessantemente, nel corso delle ere, nel corso dei secoli, nel corso delle vite, seguendo e costruendo la Storia, che è poi la storia di ciascun componente della comunità umana, alla ricerca dell'emancipazione e della giustizia.

Luca Bagatin

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giovedì 17 luglio 2025

Il Presidente socialista Gustavo Petro sostiene la costituzione di un esercito multilaterale contro la destabilizzazione globale. Articolo di Luca Bagatin

 

Da parecchio tempo vado scrivendo e affermando che occorrerebbe un'alleanza militare globale, comprendente Paesi di tutto il mondo e volta all'affermazione della stabilità internazionale.

Nel leggere le dichiarazioni dell'ottimo Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro (leader di “Colombia Humana”, partito nel cui simbolo campeggia un cuore, simbolo universale dell'amore), durante la Conferenza internazionale di Bogotà su Gaza, non posso dunque che ritrovare quella lungimiranza tipica del socialismo rettamente inteso, pragmatico e tipico anche di quel Sud del mondo che guarda al multilateralismo. E lontano anni luce da un liberal capitalismo in salsa USA e UE, neo colonialista, che da diversi anni fomenta guerre, divisioni e contrapposizioni ideologiche e fondamentaliste, danneggiando peraltro la sua stessa economia.

Gustavo Petro, infatti, ha sottolineato che “Dobbiamo creare un esercito della Luce con tutti i popoli del mondo che lo desiderano e dobbiamo dire all'Europa che, se vuole stare con l'America Latina o con l'Africa, deve smettere di aiutare i nazisti, e dobbiamo dire al popolo americano che deve smettere di aiutare i nazisti”.

Un “esercito di Luce”, bellissima espressione che richiama una spiritualità antica, teosofico-massonica, che molto ha contribuito, assieme al socialismo, all'emancipazione dell'America Latina sin dai tempi di Simon Bolivar, José Martì, Giuseppe Garibaldi, Augusto César Sandino e moltissimi altri.

Una forza multilaterale e composta, dunque, da militari di tutto il mondo con il compito di intervenire nei conflitti internazionali, garantendo la protezione dei civili, il rispetto dei diritti umani e la promozione di un clima pacifico.

Questa la proposta del socialista Petro, intervenendo sul conflitto a Gaza e prendendo non le difese del gruppo terroristico Hamas, ma le difese del popolo palestinese, colpito dal regime di Netanyahu.

Ed in questo senso ha criticato le scelte dei dirigenti della NATO, che difendono i bombardamenti contro i civili a Gaza. A tal proposito, essendo la Colombia partner globale della NATO, ha affermato che “Dobbiamo lasciare la NATO; non c'è altra via. E il nostro rapporto con l'Europa non può più essere governato da governi europei che tradiscono il proprio popolo e contribuiscono a sganciare bombe sui bambini”.

Di qui la sua proposta di un esercito multilaterale volto alla risoluzione dei conflitti.

Ancora una volta, risposte di buonsenso, arrivano dal mondo socialista autentico, latinoamericano, che dalla Storia ha tratto quegli insegnamenti che noi abbiamo, drammaticamente, dimenticato o perduto. Così come abbiamo perduto il socialismo, da almeno trent'anni a questa parte.

Luca Bagatin

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venerdì 4 luglio 2025

Nato il 4 luglio. Giuseppe Garibaldi, l'amico degli umili e dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

 

La figura di Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882) è ancora oggi poco conosciuta, in quanto poco studiata ed approfondita, specie attraverso gli scritti di coloro i quali vissero e combatterono con lui e ne descrissero le gesta. Prima fra tutti la biografa e giornalista, oltre che patriota Jessie White Mario (1832 – 1906), le cui opere dell'epoca non risultano più essere state di recente ripubblicate.

Purtroppo sulla figura di Garibaldi, salvo gli storici contemporanei Denis Mack Smith e Aldo A. Mola, pochi sono coloro i quali hanno scritto del Generale in modo obiettivo, senza livore complottistico ed antirisorgimentale tipico di coloro i quali hanno preferito seguire certa storiografia clericale, anziché la realtà storica e le gesta dell'Eroe senza macchia, che visse e morì povero, senza onori, che peraltro rifiutò.

Giuseppe Garibaldi fu fra i fondatori, con Mazzini, Marx, Engels e Bakunin, della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864) e questo certa storiografia preferisce dimenticarlo, forse perché il Generale fu socialista libertario, sansimoniano e umanitario. E Friedrich Engels (1820 - 1895), grande sostenitore dell'impresa dei Mille (1860), ebbe sempre per lui parole di stima, come quando, a proposito di tale azione militare, scrisse: “Garibaldi ha dimostrato di essere non soltanto un capo coraggioso, ma anche un generale dotato di una buona preparazione scientifica. L'attacco aperto a una catena di forti costieri è un'impresa che richiede non soltanto talento militare, ma anche scienza militare”.

Pochi sanno che il Generale Giuseppe Garibaldi scrisse peraltro due romanzi, ripubblicati nel 2006 dalla casa editrice Kaos, ovvero “Cantoni il volontario” e “Il governo dei preti”, entrambi pubblicati per la prima volta nel 1870, prima della Breccia di Porta Pia. Scrive in proposito il prof. Giorgio Galli nella prefazione ad uno dei romanzi di Garibaldi, ovvero “Cantoni il volontario”, riedito dalla casa editrice Kaos nel 2006: “Tra le righe di “Cantoni il volontario”, così come del “Governo dei preti”, si possono leggere i tratti del profilo di Garibaldi. Socialista libertario ingenuo ma non incolto, generale guerrigliero ma non militarista né guerrafondaio, eroe popolare vittorioso ma schivo, anticlericale eppure non insensibile alla fede e alla spiritualità. Solidale con le condizioni delle classi subalterne, rispettoso della figura e del ruolo della donna, cosmpolita e terzomondista ante litteram, perfino dotato di una sensibilità ambientalista (…)”.

Ritango che tale descrizione fatta dal prof. Galli sia davvero emblematica e riassuntiva del personaggio che fu eroe di tutte le cause – dall'America Latina all'Italia – d'emancipazione popolare e sociale.

Eroe che richiese sempre precisi impegni ai suoi interlocutori e, non a caso, rifiutò di combattere a fianco dei nordisti nella Guerra Civile Americana o Guerra di Secessione Americana (1861 – 1865) in quanto Lincoln non prese mai un impegni pubblico per l'abolizione della schiavitù.

Fu amante dell'ambiente e degli animali, tanto che fondò l'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) tutt'oggi attivo. Fu ingenuo, certo, in quanto si fidò del Re e di Casa Savoia pur di fare l'Italia.

Un'Italia che però non nacque come egli e Mazzini auspicavano: onesta, laica, indipendente, sovrana. Ma corrotta e ben presto clericale, al punto che Garibaldi – coerentemente con i suoi principi e le sue idee – il 27 settembre 1880 si dimise da deputato al Parlamento scrivendo sul giornale “La Capitale” di non voler essere “tra i legislatori di un Paese dove la libertà è calpastata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai gesuiti ed ai nemici dell'unità d'Italia. Tutt'altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile all'interno e umiliata all'estero”. Dopo di ciò il Generale tornò nella sua Caprera a fare il mestiere di sempre, ovvero l'agricoltore.

Garibaldi fu massone e teosofo e lo rimase per tutta la vita nel suo cuore, anche allorquando, in polemica con i massoni della sua epoca assai poco massoni, si dimise da ogni carica. Ricoprì la carica di Gran Maestro dell'Umanità (mai data a nessun altro massone) e, in Italia, la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia e fu il primo ad iniziare le donne in Massoneria, iniziando, pare, anche l'occultista russa Helena Petrovna Blavatsky (1831 - 1891), fondatrice della Società Teosofica e che fu sempre una sua sostenitrice, anche durante la battaglia di Mentana (1867) alla quale prese parte.

Molte cose potrebbero essere dette su Garibaldi, come sui suoi amori. Il più grande fu quello per la rivoluzionaria brasiliana Anita, ovvero per Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva (1821 - 1849), la quale combattè al suo fianco sia in America Latina che in Italia, in particolare durante la Repubblica Romana (1849), ove morì poco dopo a causa della malaria a soli 28 anni. 

A Garibaldi si ispirò anche il rivoluzionario e Ministro cubano Ernesto Che Guevara, il quale, nel 1955 dichiarò: "L'unico eroe di cui il mondo ha mai avuto bisogno si chiama Giuseppe Garibaldi".

E anche l'indimendicato Presidente socialista del Venezuela, Hugo Chavez, ricordò spesso la figura di Garibaldi, il quale influenzò molto la sua Rivoluzione Bolivariana e Socialista. 

Giuseppe Garibaldi è e rimane una figura centrale nel panorama non solo risorgimentale, ma anche degli Eroi di tutti i tempi. Giuseppe Garibaldi fu infatti prima di tutto l'amico degli uomini e dei popoli per eccellenza e, come al conte Alessandro Cagliostro, sembrò toccare la stessa sorte: amato dagli umili, vilipeso da coloro i quali erano e sono in malafede.

Ma ciò non può toccare il cuore di coloro i quali ricercano, intimamente, il bene dell'umanità e credono nel valore dell'amore e della fratellanza universale. Senza distinzioni.

Luca Bagatin

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lunedì 30 settembre 2024

Ricordo e attualità di Annie Besant. Tratto da Teosofica.org


Ricorre domani il 177° anniversario della nascita di Annie Besant (nata Wood) (Londra, 1º ottobre 1847 – Adyar, 20 settembre 1933).
Dopo un grande impegno politico e sociale per la tutela dei diritti delle donne e dei bambini, l’incontro con Helena Petrovna Blavatsky e la Teosofia cambiò la sua vita, da allora tutta dedicata alla Società Teosofica, di cui fu Presidente dal 1907 al 1933.
Decisivo fu il suo contributo per la diffusione del pensiero teosofico nel mondo e per tutta una costellazione di iniziative che avevano l’obiettivo di rendere pratico e praticabile il primo Scopo della Società Teosofica, quello della Fratellanza Universale senza distinzioni. In questo ambito si colloca nel 1908 la fondazione dell’Ordine Teosofico di Servizio, contraddistinto dal motto “L’unione di coloro che amano al servizio di tutti coloro che soffrono”.
Fu anche protagonista, in India, della lotta per l’affrancamento di questo grande Paese dall’Impero britannico.
Lungo il corso dei 50 anni della sua attività teosofica scrisse 330 opere diverse, fondò e diresse 12 fra giornali e riviste, nonché Università e centri culturali.
Con Charles Webster Leadbeater “scoprì” il prezioso talento spirituale di Jiddu Krishnamurti, di cui curò l’educazione e la diffusione del pensiero e dell’opera, continuando ad essere considerata dal grande filosofo indiano come la “madre spirituale” anche dopo che J.K. lasciò la Società Teosofica.
La sua fu dunque una vita travolgente, ricca di relazioni, di opere e di coraggiose e lungimiranti iniziative, che non potevano non suscitare anche controversie, come ben ha sottolineato Lucetta Scaraffia, scrivendo: “Bella, intelligente, coraggiosa e carismatica, è stata senza dubbio una delle donne più celebri del suo tempo, amata e odiata, sempre al centro di polemiche e di esaltazioni. Da alcuni considerata maestra di vita spirituale, da altri abile avventuriera, profonda conoscitrice delle religioni orientali o abile divulgatrice di testi altrui, Annie Besant ha tenuto banco nella società colta del mondo, non solo occidentale, dei primi decenni del Novecento, proponendosi come modello di donna nuova”.
Ma oltre che essere, come affermava il suo amico George Bernard Shaw “la più grande oratrice al mondo”, Annie Besant era caratterizzata da una grande sensibilità interiore e proprio per questo fra i suoi innumerevoli testi, per ricordarla abbiamo scelto una breve invocazione da lei scritta nel 1923 e che ancor oggi conserva intatti respiro spirituale e poeticità:
“Oh Vita Celata, che vibri in ogni atomo;
Oh Luce Celata, che splendi in ogni creatura;
Oh Amore Celato, che tutto abbracci nell’Unità;
Possa, colui che sente se stesso uno con Te,
sentirsi perciò uno con tutti gli altri”.

Tratto da : https://www.teosofica.org/it/news/notizie/ricordo-e-attualita-di-annie-besant,3,2538

martedì 7 novembre 2023

Il Maestro indiano Sathya Sai Baba e Bettino Craxi. Un'intervista di Luca Bagatin a Ananda Craxi

Sai Baba, Bettino Craxi e la moglie Anna

Erano i primi anni 2000 quando, i miei studi e le mie ricerche in campo esoterico e spirituale, mi portarono ad iscrivermi alla Società Teosofica, organizzazione internazionale fondata a New York e in India, nel 1875, dall'occultista russa Madame Helena Petrovna Blavatsky, la quale, peraltro, istruì alla teosofia anche i nostri eroi del Risorgimento, Giuseppe Garibaldi (che la iniziò alla Massoneria e con lei partecipò finanche alla battaglia di Mentana) e Giuseppe Mazzini.

In quel periodo frequentavo, a Pordenone, la casa di due anziani teosofi, la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, e il napoletano verace Oscar Martino, i quali erano entrambi citati in numerose opere dedicate al Maestro spirituale indiano Sathya Sai Baba.

In particolare le opere dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del fenomeno Sai Baba.

Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto e questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro indiano.

Molti sono gli aneddoti che potrei ricordare di loro, come la loro amicizia – negli Anni '60 - con il deputato socialista democratico Mario Zagari e i numerosissimi oggetti d'oro che Sai Baba materializzò dalle sue mani e che loro donò, senza chiedere nulla in cambio.

Sai Baba non ha mai fatto alcun proselitismo. Io stesso scrissi un solo articolo su di lui, nel 2010, sulla rivista del mistero “Secreta Magazine”, quando ancora usciva in edicola.

Per comprendere meglio la figura di Sai Baba, vorrei riportare alcuni stralci di quell'articolo:

Chi è Sathya Sai Baba?
Un mistico? Un santone? Un guru?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.

Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il
Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana)."Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".(...)

“Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi, magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina: "Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura”.

Gegè e Oscar mi raccontarono che il fratello di Bettino Craxi, Antonio, era un devoto da anni di Sai Baba e che fu per molti anni loro amico. Mi raccontarono che aveva messo radici nell'ashram (ovvero la comunità religiosa) di Sai Baba e i suoi figli erano cresciuti lì.

Ero molto colpito, perché, fin da quando ero adolescente, ero un socialista autonomista e, quindi, craxiano. Craxi e Giuseppe Garibaldi (che sapevo essere teosofo, oltre che massone) erano per me, fin da ragazzino, due figure storiche e politiche di riferimento e...lo stava diventando anche Sai Baba, sul piano spirituale e sottile. I pezzi di un assurdo puzzle si stavano ricomponendo, nella casa di Gegè e Oscar!

Ho avuto la possibilità, l'onore e anche la fortuna di conoscere, recentemente, Ananda Craxi, figlia di Antonio Craxi, nipote di Bettino e... cresciuta per vent'anni – assieme alle sue sorelle e al fratellino - dal Maestro Sai Baba. Le ho, dunque, voluto proporre questa intervista.

Ananda, scrittrice e critica letteraria, ha peraltro scritto un saggio autobiografico, “Fuori Posto”, di cui parla nel suo sito web (https://anandacraxi.it)

Un saggio purtroppo attualmente fuori catalogo, ma che meriterebbe di essere quanto prima ripubblicato e fatto conoscere al grande pubblico.

Con lei ho voluto ripercorrere gli anni della sua infanzia e, tramite le sue parole, far conoscere tanto l'insegnamento di Sai Baba, quanto ricordare il grande leader e statista socialista, Bettino Craxi.

Luca Bagatin: La tua storia nasce in India, luogo in cui sei nata e cresciuta. Lo devi in particolare a tuo padre Antonio, che si avvicinò all'insegnamento spirituale del Maestro indiano Satya Sai Baba e decise di andare a vivere nel suo ashram, a Puttaparthi, nel Sud dell'India.

Ma, come nacque, per tuo padre, l'amore per la figura di Sai Baba e cosa lo spinse a lasciare, con la sua famiglia, l'Italia?

Ananda Craxi: Sì, si può dire che la mia vita inizia nel 1978 in questa terra sacra e unica, l’India. Sono nata a Milano, ma a soli sei mesi di vita i miei genitori mi portarono in India, nel profondo sud, dove poi rimasi per i primi vent’anni della mia vita. Fu una scelta dei miei genitori. Mio padre in quegli anni era un uomo d’affari di successo e un dottore commercialista con un portafoglio di clienti molto ricchi appartenenti alla classe più alta della società milanese dell’epoca.

Nel 1973 ebbero il primo figlio, Andrea, che purtroppo era affetto dalla Sindrome di West. Erano disperati e cercavano una cura ad ogni costo. Non volendo escludere nessuna opzione, provarono anche ad andare nelle Filippine dai “maestri” che asserivano di poter curare il bambino manipolando la sua aura per guarirlo. Ogni tentativo risultò vano.

Una mattina, mia madre, trovandosi in una libreria a Milano, fu fermata da un signore anziano con una barba lunga e bianca che le presentò un libro intitolato “L’Uomo dei Miracoli” scritto dall’autore Australiano Howard Murphet. Le consigliò di leggerlo e lei decise di farlo come “ultima spiaggia”, in questa ricerca che le sembrava infinita per trovare un sollievo alla sofferenza del loro primogenito e di riflesso a loro.

Il mese seguente i miei genitori si recarono a Puttaparthi. in India. nello Stato di Andhra Pradesh. Da lì in poi si innamorarono degli insegnamenti d’amore universale di Sai Baba e mio padre decise di lasciare la sua vecchia vita di Milano per imparare e mettere in pratica, il più possibile, la Sua parola.

Luca Bagatin: Tu Ananda, il cui nome, in sanscrito, significa “Beatitudine” o “Felicità” - sei cresciuta negli insegnamenti del Maestro Sai Baba e lui stesso fu tuo tutore legale e “padre” adottivo per quasi vent'anni. Ci sono molti testi, anche di autorevoli studiosi e finanche teologi (fra i quali il noto Don Mario Mazzoleni, che, pur non abbandonando gli insegnamenti cattolici, si avvicinò molto alla spiritualità di Sai Baba), che lo hanno considerato un'incarnazione Divina sulla terra. In India, molti, lo considerano addirittura l'ultima incarnazione del Dio Krishna. Altri, invece, lo hanno considerato un truffatore. Tu, che hai vissuto accanto a lui per così tanti anni, cosa puoi dirci di Sai Baba?

Ananda Craxi: Questa è una bella domanda, Luca! È un compito arduo per me poterti rispondere con parole adeguate. Vedi, la “parola” è una mera espressione per spiegare un concetto che appartiene maggiormente ad una logica supportata dai canoni della nostra mente. È decisamente limitata rispetto a ciò che noi siamo veramente e cioè energia o Spirito, che è infinito. La mente è solo uno strumento che possediamo, come del resto il nostro corpo. Appartiene alla dimensione “materiale” che ci viene data in prestito per provare le esperienze sensoriali che viviamo ogni giorno. Apparteniamo senza alcun dubbio ad un'unica fiamma divina aldilà di ogni credo religioso o culturale. Siamo tutti connessi e spesso e volentieri non ci diamo il lusso di poterlo sperimentare, perché ci identifichiamo troppo con la nostra mente. Swami (come amorevolmente chiamavamo noi allievi Sai Baba) diceva: fermatevi a riflettere sul perché diciamo “questo è il mio corpo, il mio nome è... oppure la mia testa fa male”. La semplice verità è che noi non siamo né il corpo né la mente, li usiamo per fare questo viaggio terreno.
Swami mi diceva… “Se impari ad essere il maestro della tua mente, conquisti il mondo perché il mondo intorno a te è solo un riflesso di ciò che sei dentro”.

Per poter esprimere a parole “l’esperienza Sai Baba”, posso dire che è “casa”. Stargli vicino era come provare il potere di un amore infinito e universale reso tangibile, con il quale potevo interagire, giocando da bambina. Più avanti, crescendo, è diventato il mio unico punto di riferimento d’amore genitoriale e di vita, da allora fino ad oggi. Il suo esempio di vita è un invito quotidiano, per me, a restare in contatto con quella fiamma divina che ci unisce tutti. Mi stimola a vedere l'unione che esiste attraverso le diversità, facendo buon uso dei miei sensi, affinché possa contagiare anche inconsapevolmente coloro i quali convivono con me in questa mia esperienza di vita terrena, contribuendo alla verità assoluta. Luca, sapere è memoria e rimane a livello intellettuale, ma la vera crescita avviene attraverso l’esperienza dell’anima. E Sai Baba, per me, era questa esperienza.

Luca Bagatin: Come passavate, tu e le tue sorelle, le giornate nell'ashram di Sai Baba? Cosa ricordi di quegli anni?

Ananda Craxi: Le giornate passate nell’Ashram per le mie due sorelle e fratello piccolo erano scandite da disciplina e autocontrollo. Siamo stati cresciuti nel collegio di Sai Baba in un ambiente “molto spartano”, ma “molto dignitoso”. Il virgolettato rappresenta le esatte parole di come mio zio Bettino descrisse la nostra scuola quando venne a trovarci nel 1986. Per noi era normale seguire quelle regole militaresche non conoscendo altro, ma ti posso garantire che ci hanno forgiato a diventare degli adulti, a sopportare e superare prove dure della vita. La mia fortuna più grande è stata poter fare questa esperienza apparentemente dura agli occhi degli occidentali, ma sin da piccolissima mi ha portato a trascendere ciò che vedevo esternamente con i miei occhi fisici e a guardare dentro di me. Così ho potuto sviluppare una visione interiore, restando in contatto con la nostra vera natura. Poter attingere a quel calore d’amore infinito che vive dentro ciascuno di noi, mi ha fatto attraversare ogni tempesta.

Sarei però ipocrita se non dicessi che tale meravigliosa e unica esperienza di vita mi è costata la relazione con i miei genitori. Essendo stata cresciuta lontana da loro ho avuto problemi che trascino ancora oggi. Semplicemente loro pretendevano che noi figli fossimo perfetti a seguito dell’opportunità che ci davano di vivere in quel contesto privilegiato. E siamo tutt’altro che perfetti.

Luca Bagatin: Tuo zio Bettino venne a trovarvi in India e conobbe Sai Baba, nella cui casa fu ospite. Se la memoria non mi tradisce, il suo fotografo e amico, Umberto Cicconi, in un saggio ricordò due cose che mi colpirono particolarmente. La prima che fece uno scatto fotografico a Craxi e Sai Baba, senza autorizzazione di quest'ultimo, ma, quando sviluppò la foto, Sai Baba – curiosamente - non era presente nella foto. L'altra cosa fu il fatto che Sai Baba predisse, molti anni prima, la fine politica che avrebbe fatto tuo zio.

Cosa puoi dirci del loro incontro, di cui parli anche nel tuo libro biografico “Fuori Posto”?

Ananda Craxi: Sì, mio zio Bettino è venuto una volta a trovarci in India all’Ashram di Sai Baba. È stato accolto tra le braccia di Swami con grande amore e attenzione. Gli zii erano ospiti a casa sua e Swami aveva organizzato tutto fino all’ultimo dettaglio per la loro visita, persino i pasti da servire loro, cucinati dalla sua cuoca personale. Lo zio era stato in Cina per una visita ufficiale e poi decise di dirottare il viaggio di ritorno e passare in India a vedere come e dove eravamo sistemati. Da allora ci ha sempre chiamati “i miei nipotini Indiani”. Ha fatto visita alla nostra scuola e voleva sapere esattamente cosa mangiavamo e dove dormivamo. Swami ha ricevuto tutta la famiglia in maniera ufficiale con gli onori del caso, essendo lo zio all’epoca il Presidente del Consiglio.

Lo zio era molto curioso di capire che cosa avesse trovato suo fratello in Sai Baba per lasciare tutti i suoi affari fiorenti a Milano e per condurre una vita così rudimentale e semplice.

Disse a Sai Baba di essere una persona diffidente e non credente e Sai Baba lo rassicurò dicendogli che non serviva credere in nessuno se non alla sua stessa coscienza, che era Dio. Sai Baba gli disse espressamente che i suoi colleghi erano tutti falsi e che lui aveva un cuore buono ed era per questo che il popolo Italiano lo amava. Gli intimò anche di non dare le sue dimissioni e che la maretta che c’era all’epoca sulla sua persona si sarebbe calmata se fosse rimasto al Governo. Swami ribadì che lo zio avrebbe dovuto farlo non per sé ma per la sua patria che amava moltissimo. Purtroppo a marzo dell’anno seguente lo zio diede le sue dimissioni e poi scoppiò Tangentopoli.

L’obiettivo era quello di eliminarlo perché non era d’accordo con il disegno propostogli dallo “stato profondo” che prevedeva la distruzione dell’economia, cultura e identità dell’Italia. Ed eccoci ad oggi in uno stato pietoso. L’Italia è stata svenduta nel lontano 1992, nel famoso incontro sul Britannia grazie ai nostri onorevoli che hanno presieduto la Seconda Repubblica. Lo zio fece ogni cosa in suo potere per fermare questa ondata, inutilmente. È doveroso ricordare che era completamente da solo. I potenti tentacoli dello “stato profondo” avevano già ben stretto la loro presa attorno a coloro che avevano scelto di vendere la propria anima, scelta ottima e sbrigativa per molti. Bettino a differenza loro era un vero patriota ed uomo di principi, ha sacrificato la sua vita per i valori per cui ha vissuto. Si è sempre battuto, in tutta la sua carriera politica, per la libertà, la verità e la pace non solo in e per l’Italia, ma anche per molti altri popoli oppressi. Altro che criminale come i mass media lo avevano dipinto! Il popolo italiano si è bevuto fino all’ultima goccia la coppa di veleno preparatagli dai media e dal sistema giudiziario, che hanno trattato mio zio come un ladro da eliminare a tutti i costi. Questo è un capitolo della nostra storia molto umiliante e indegno. Purtroppo chi ne pagherà le conseguenze sono i nostri figli e future generazioni. Sarebbe bastato un briciolo d’amore da parte di ognuno di noi per la nostra identità come italiani nel mondo per evitare la nostra distruzione. Purtroppo l’Italia ha perso la sua stessa memoria di Paese sovrano e con questo sono finiti nel dimenticatoio tutti gli sforzi che i nostri predecessori hanno fatto per renderci un Paese grande, indipendente e dignitoso nello scenario mondiale. Luca, confermo che il fotografo personale non ha potuto portare a casa uno scatto senza il volere di Sai Baba. Il volere Suo regna su ogni cosa/persona, semplicemente perché è amore puro. L’amore è la nostra vera natura, arriviamo dall’amore e ci ritorniamo alla fine della vita terrena!

Luca Bagatin: Amati moltissimo da milioni di persone, ma allo stesso tempo odiati e calunniati da molte altre, Sai Baba e Bettino Craxi – figure molto importanti se non fondamentali, della tua vita - hanno, forse, molte cose in comune.

Non è un caso forse se, nel sito web dedicato al tuo libro scrivi, fra le altre cose: “Scopri attraverso questa storia vera come trasformare le ingiustizie subite in un’armatura impenetrabile nel campo della vita assicurandoti la vittoria per sempre”. E aggiungi “I mass media possono distruggerci? Assolutamente! Hanno questo potere. Questo libro ti svela il segreto personale dell’autrice su come potresti scansare gli effetti disastrosi delle bugie togliendogli ogni possibilità di rovinare la tua vita”.

Cosa puoi dirci, in merito?

Ananda Craxi: È proprio così come tu scrivi, entrambe le figure sono state amate da molti e calunniate da altri. Ciò che unisce questi due personaggi secondo me è che Sai Baba diceva “La mia Vita è il messaggio” ed era esattamente così. Essendo la forma più pura di un amore universale ha vissuto tra noi per ricordarci che l’amore è sempre la risposta ad ogni quesito, in questo viaggio terreno che facciamo. Sai Baba non solo lo diffondeva come messaggio, ma era Lui stesso un esempio vivente dei cinque valori umani che sono la verità, la retta via, la pace, l’amore e la non-violenza. Mio zio ci ha lasciato con questa dichiarazione: “La mia Vita equivale alla Mia libertà”. Vuole essere un messaggio esemplare per ciascuno di noi per ricordare che siamo un Paese grande e per rimanere tale, è vitale mantenere la nostra libertà intatta per poterci esprimere nel mondo nel rispetto della libertà e identità altrui.

Se si studiano bene i fatti storici della carriera di mio zio, non la narrativa che ci hanno proposto, è palese come lui abbia vissuto con gli stessi principi di Sai Baba. L’amore per la sua patria ed il popolo Italiano lo ha spinto a scegliere la retta via basandosi sulla verità, sulla pace e sulla non-violenza.

Luca, se me lo permetti, mi rivolgo qui ai lettori. Ma vi siete mai chiesti perché Bettino Craxi è stato allontanato dall’Italia?

Vi siete mai chiesti perché un “criminale così pericoloso” non avesse avuto un processo giusto e perché non è mai finito in galera? Vi hanno raccontato che era scappato per paura di essere incriminato. Dunque perché la giustizia italiana non si è preoccupata di andare a prenderlo dato che non era un segreto che mio zio fosse in Tunisia? O forse ci è perfino sfuggito il significato di “latitante”? Il codice di procedura penale Italiano, all’art. 296 dice che “E' latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all'obbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione”. Ebbene se leggete la testimonianza di Umberto Cicconi nel suo ultimo libro “Bettino Craxi - I suoi ultimi vent’anni”, saprete che mio zio è stato avvisato, gli hanno espressamente dato un invito a lasciare l’Italia e il fatto che sia partito da Roma con il suo passaporto regolare da cittadino Italiano per Tunisi, vi spiega quante falsità sono state raccontate su di lui. Addirittura mio zio chiese ai giudici di venire in Tunisia per processarlo, era pronto a rispondere a tutte le domande. Nessuno accolse tale richiesta.

La verità è che lui non doveva parlare! Non avendo nulla da nascondere rappresentava una minaccia troppo grande. Avrebbe svelato la natura della falsa rivoluzione della Seconda Repubblica, così il piano di eliminare una intera classe politica non avrebbe avuto successo. La memoria dei veri politici che hanno lasciato il loro sudore sul campo per renderci un Paese libero e grande dal dopoguerra, è stata sepolta. Vi invito a fare una carrellata, nella vostra memoria, di chi poi ha scaldato le poltrone del nostro governo nella cosiddetta Seconda Repubblica. Vi accorgerete che sono tutti personaggi tecnocrati, comici, imprenditori e venduti a un potere estraneo a noi. Mio zio la definiva “La mano Invisibile”! Bettino Craxi era troppo pericoloso perché non si è mai sottomesso a poteri esterni ed è stato l’unico politico italiano che ha risposto un secco “No” agli Stati Uniti (caso Sigonella), in qualche modo doveva pagare. Sì, l’ha fatto con la sua vita! Viva la verità, sempre!

Nel mio libro “Fuori Posto” racconto come per il solo fatto di chiamarmi “Craxi” ho dovuto subire umiliazioni e ingiustizie. Spiego come, con il tempo, io abbia imparato a rimandare ogni insulto al mittente senza sentirmi una vittima, senza dover necessariamente avere un confronto con loro. ma piuttosto lavorando su me stessa. Assicuro che chiunque lo faccia, si garantisce una vittoria sicura.

Luca Bagatin: Satya Sai Baba è noto per i suoi numerosi miracoli e poteri mistici. C'è chi pensa di essere riuscito a smascherarli e ritiene fossero truffe (non si capisce però ai danni di chi, visto che Sai Baba non ha mai chiesto danaro ma, anzi, ha spesso materializzato oggetti di valore, sempre donati ai suoi devoti), mentre altri (fra cui il sottoscritto), sono convinti che siano autentici e in più occasioni hanno avuto prova della loro autenticità.

Qual è il tuo punto di vista?

Ananda Craxi: Sì, lo confermo! Swami faceva i miracoli e materializzava oggetti. C’è chi diceva che fosse un truffatore e per la mia esperienza in vent’anni non ho mai visto nessuno danneggiato da questi poteri mistici. Ho solo visto tutti coloro che venivano in contatto con lui trarre benessere, gioia e conforto. Avendo solo amore da dare a tutti, ci incitava a credere in noi stessi e ripetutamente ricordava che queste materializzazioni le utilizzava per esprimere il suo amore. Ricordo un miracolo a cui assistetti personalmente, di un signore sulla cinquantina che arrivò nell’Ashram in sedia a rotelle per conoscere Sai Baba. Swami lo accolse davanti a tutti noi e passò la sue mani, contemporaneamente, su entrambe le gambe, molto rapidamente, dalla vita in giù. Subito dopo, Swami, gli disse: “Alzati”... Questo signore gli rispose che da molti anni non camminava e quindi non capì questa esortazione. A quel punto, Swami, cambiò tono e in modo perentorio gli “ordinò” di alzarsi… Era come se gli parlasse con la coscienza, trasmettendogli il credo, quella fiducia di potercela fare…e realmente ce la fece.

Senza andare nel tecnicismo del fenomeno della materializzazione, posso dire che nell’etere sono presenti tutti gli elementi. Il fatto che con i nostri occhi nudi non li vediamo, non significa che non esistano. Sai Baba diceva: “Quando materializzo oggetti applico un intento puro” e ribadiva che ognuno di noi dispone dello stesso potere. C’era però una differenza importante, che spiegava così: “Io so di avere questo potere, ma tu non hai ancora realizzato di possederlo”!

Luca Bagatin: Mai come in questo periodo storico, fra assurdi e sanguinari conflitti e una classe politica decadente, in Italia, Europa e in Occidente in generale, molto probabilmente, avremo necessità tanto di Sai Baba quanto di Bettino Craxi. Qual è il tuo pensiero in merito?

Ananda Craxi: Assolutamente, Luca! Oggi come non mai abbiamo un forte bisogno di prendere esempio sia dalla vita di Sai Baba che dall’esempio della vita e morte di mio zio. Entrambi sono personaggi che hanno vissuto rispetto ai principi che stavano loro a cuore, valori basati sull’umanità. Devo però menzionare che una differenza importante c’era tra i due e cioè Sai Baba era l’essenza della perfezione, mentre mio zio ha fatto degli errori, come facciamo tutti da umani.

Mio zio è senz’altro un esempio da seguire per come ha dimostrato al mondo di proteggere i suoi valori, Sai Baba è la versione più pura e assoluta di altruismo.

Luca Bagatin: Attualmente, di cosa ti occupi? Quanto hanno influito, nella tua vita, gli insegnamenti di Sai Baba e quelli di tuo zio Bettino?

Ananda Craxi: Mi definisco “una scrittrice fantasma”. Scrivo molto, leggo molto, studio e cerco di implementare i valori che ho appreso in India da Sai Baba. Nella tempesta di questa vita, quando è tutto nero ed il vento forte e le onde alte coprono il cielo, io so per certo che finirà per trasformarsi in un cielo sereno. Nel mentre, mi sorreggono le mie armi della gratitudine, della pazienza e dell’incorreggibile fede che tutto passa, che la dualità ci governa, che la notte precede il giorno e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Con questa certezza riesco a diventare testimone della mia stessa vita senza identificarmi con essa ove possibile. Anche se né Sai Baba né mio zio si trovano tra noi fisicamente, vivono più che mai nel mio cuore ed è tutto ciò che mi serve. Non hanno certamente vissuto invano, la loro impronta mi guida e guiderà senz’altro le generazioni a venire. La nobiltà d’animo lascia sempre il suo segno nell'eternità.

Ora vivo e lavoro in Spagna con mio marito. Forniamo servizi e assistenza a tutti coloro che desiderano trasferirsi in questa meravigliosa terra, la Costa del Sol, baciata dal sole 300 giorni all’anno. Ho anche deciso di portare avanti qui da noi una delle attività dei miei genitori, per amore e rispetto verso di loro. L’attività consiste nel mandare avanti un allevamento di Cavalli e Asini Miniature Americane. Oltre che diffondere questa razza poco conosciuta in Europa, ho la fortuna di accudire questi angeli zoccolati (mia madre li chiama così) e vivere insieme a loro. Sono un dono dal cielo e dei veri messaggeri di Dio. L’unica cosa che sanno fare è dare a noi umani amore e fiducia totale, non sanno giudicare e seguono il ritmo di madre natura.

Del resto, avendo vissuto in India nella casa del mio Grande Maestro, ho potuto toccare con mano l’amore puro che Lui provava per il suo grande amico a quattro zampe, un elefante indiano chiamato “Sai Gita” (significa “canzone divina”), che ricambiava lo stesso amore a Swami in maniera disarmante ed unica. Alla sua morte ho visto piangere Swami per la prima volta nella mia vita, manifestando una fragilità umana.

Questi animali sono migliori rispetto all’essere umano di oggi? Direi di sì, sono diventati in questo scenario mondiale di guerre, sangue, armi e odio, dei veri Maestri di Vita.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Le foto a corredo del presente articolo sono state gentilmente concesse da Ananda Craxi

Sai Baba e Ananda Craxi bambina

Sai Baba e Ananda Craxi bambina

Sai Baba, Ananda Craxi bambina le sue sorelline e il fratellino

Sai Baba, Ananda Craxi bambina e le sue sorelline  

Ananda Craxi oggi

Le foto qui sotto fanno, invece, parte del mio repertorio di ricordi, di cui parlo nel mio articolo introduttivo


Oscar Martino, Gerarda Cesarini (detta Gegè) e Luca Bagatin, inverno 2005

Gegè e Luca Bagatin, inverno 2005

venerdì 12 agosto 2022

12 agosto 1831: nasceva Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica. Articolo di Luca Bagatin

Nessuna vita può dirsi più avventurosa della sua.

Nessuna vita può essere descritta come un vero e proprio romanzo d'appendice.

Nessuna vita fu più ricca di spiritualità e di emozione di quella di Helena Hahn, futura Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica.
Helena Hahn, di nobili origini, nacque nella Russia meridionale il 12 agosto 1831, o, secondo il calendario  ortodosso all'epoca in uso, nella notte fra il 30 ed il 31 luglio.

Spirito libero e ribelle che si manifestò sin in tenerissima età, quando sposò per sfida, a soli diciassette anni, l'anziano generale Blavatsky, dal quale presto divorziò per seguire la sua vera vocazione: i viaggi e la spiritualità.
A soli diciassette anni, infatti, abbandonò la famiglia per visitare l'Asia Centrale, l'India, l'America del Sud e l'Africa, visitando le zone più impervie del pianeta.
Sin da bambina, peraltro, mostrò le sue doti di chiaroveggente e la capacità di parlare con quelli che saranno poi da lei definita i "Maestri" o "Mahatma", ovvero esseri viventi che in questa loro incarnazione avevano scelto di guidarla nel suo cammino verso il misticismo (il Maestro Koot Humi ed il Maestro Morya).
Tornata in patria, Helena Petrovna Blavatsky (o HPB, come amava firmarsi), dimostrò in suoi poteri di chiaroveggente all'intera famiglia e persino al suo scettico e positivista padre.

Ella era infatti in grado di produrre suoni o musica da qualsiasi oggetto volesse; ottenere fra le sue mani oggetti o lettere da lei distantissime (i famosi "apporti"); fornire risposte alle domande anche solo mentali dei presenti, far mutare di peso gli oggetti e le persone presenti.
HPB spiegò poi che tali fenomeni non erano da considerarsi "paranormali", bensì fenomeni latenti, presenti in ogni individuo e che lei era riuscita in qualche modo a risvegliare.
Madame Blavatsky non credette mai agli spiriti o ai fenomeni medianici, per così dire, ma dimostrò come questi fossero prodotti della mente umana e come i Maestri non fossero spiriti di anime morte, bensì esseri viventi che avevano scelto - in questa incarnazione - di guidarla.
Madame Blavatsky, peraltro, nel 1851 visse in Italia e fu assidua frequentatrice dei circoli repubblicani di Giuseppe Mazzini (di cui peraltro influenzò profondamente il pensiero spirituale, legato anche alla reincarnazione) e combettè persino nella battaglia di Mentana a fianco del generale Giuseppe Garibaldi (anch'egli profondamente affascinato da HPB e dalle sue dottrine spirituali), contro le truppe pontificie e lì fu ferita. Da allora HPB, fu solita indossare una camicia rossa "alla garibaldina".
Negli anni '70 dell'800 riprese i suoi viaggi verso Oriente, ove conobbe numerosi maestri spirituali e yogin.

Sarà purtuttavia determinante il suo incontro con il colonnello statunitense Henry Olcott, profondo studioso di Massoneria ed esoterismo, di un anno più giovane di lei, che la porterà ad una svolta.
Assieme al colonnello Olcott con il quale condivideva, oltre gli interessi e gli studi, anche la passione per il fumo, che non abbandonerà nemmeno in punto di morte, Madame Blavatsky intraprese un sodalizio spirituale destinato a durare negli anni al punto che Olcott l'aiuterà nella redazione della sua monumentale opera "Iside Svelata".

“Iside Svelata” è un condensato di scienza, spiritualità, cosmogonia, antropologia e religione, che HPB riuscì a scrivere in trance, "sotto dettatura" dei Mahatma e per mezzo di apporti di documenti e libri rarissimi che solo lei riuscì a reperire (alcuni contenuti anche negli archivi segreti del Vaticano).
Nel 1875, su sollecitazione dei Mahatma, Olcott e HPB, fondarono a New York la Società Teosofica, associazione filantropica e adogmatica di studi esoterici, destinata a combattere il dogmatismo, il materialismo e il bigottismo imperante.
Alla Società Teosofica erano (e sono tutt'ora) ammessi tutti coloro i quali avevano (hanno) desiderio di perseguire questi tre scopi: fondare un nucleo della Fratellanza Universale senza alcuna distinzione di razza, ceto sociale e sesso; studio non dogmatico delle religioni e delle filosofie e riscoprire i poteri latenti dell'individuo.
Successivamente, HPB ed Olcott, si trasferirono in India, ove iniziarono a fare proseliti e a fondare il Quartier Generale della Società Teosofica, proprio allo scopo di risvegliare la coscienza spirituale del popolo indù, così ricco di tradizione vedica.
La Società Teosofica fondava il suo insegnamento sul karma, ovvero la legge di causa ed effetto e, dunque, sulla reincarnazione ed il ciclo delle rinascite.
Il Mahatma Gandhi stesso, futuro teosofo, raccontò nella sua biografia che fu grazie all'incontro con Madame Blavatsky se lesse per la prima volta la Gita, ovvero il testo fondamentale della tradizione indù. E fu grazie all'impulso della Società Tesofica se riuscì a conseguire l'unità nonviolenta del popolo indiano, contro l'oppressione britannica.
Purtroppo, nel 1884, Madame Blavatsky e la Società Teosofica rischiarono di essere screditati a causa dei due coniugi Coulomb, prima fraternamente accolti da HPB, che trovò loro anche un'occupazione, ma che successivamente produssero delle lettere fasulle secondo le quali Madame Blavatsky stessa dichiarava di essere un'imbrogliona.
Tali accuse giunsero nelle redazioni dei giornali e gettarono grosso scandalo. Fu dunque avviata un'inchiesta dalla Society of Psychical Research (SPR) di Londra, la quale, per mezzo di Mr. Hodgson, effettuò una superficiale ricerca che portò a sostenere le tesi dei Coulomb e a dar credito alle loro lettere fasulle.
Sentitasi screditata, Madame Blavatsky, piombò in un profondo stato di sconforto che la porterà presto alla morte.

Occorrerà attendere il 1986, ovvero cento anni dopo, affinché la SPR arrivasse a scusarsi con Madame Blavatsky, per mezzo delle loro autorevole rivista, nella quale, sostanzialmente, si smascherarono i Coulomb e si disse che HPB era una vera mistica e maestra spirituale.
Dopo l'"affare Coulomb", ad ogni modo, Madame Blavatsky, ormai malata, decise di tornare a Londra e di scrivere un nuovo testo, ovvero la monumentale "La Dottrina Segreta", ancora oggi testo fondamentale di ricerca esoterica e teosofica, oltre che scientifica.
A Londra, HPB, farà un altro incontro fondamentale per la sua vita, ovvero conobbe Annie Besant, fervente socialista e attivista dei diritti civili e sociali delle donne e dei lavoratori.

Annie Besant - già co-fondatrice della Società Fabiana e delle prime Logge Co-Massoniche in Inghilterra - aderì ben presto alla Società Teosofica e, alla morte di Madame Blavatsky, ne prese le redini e l'eredità spirituale.
Annie Besant fu protagonista delle prime lotte per l'indipendenza dell'India e per la causa anti-razzista ed anti-casta, che pervadeva l'India dell'epoca.
Sarà Annie Besant, assieme al Reverendo Leadbeater, ad adottare e crescere il giovane Jiddu Krishnamurti, futuro filosofo e maestro spirituale conosciuto in tutto il mondo.
La sig.ra Besant e Leadbeater credevano infatti che, viste le sue profonde doti spirituali, Krishnamurti fosse il nuovo Messia, ma ciò divise la Società Teosofica fra favorevoli e contrari a tale tesi.

In età adulta, ad ogni modo, fu lo stesso Krishnamurti che, pur offrendo riconoscenza ai suoi maestri, rifiutò di legarsi a qualsiasi istituzione ed a qualsiasi religione ed insegnò, per tutti gli anni '60, '70 ed '80 del '900, la libertà dai dogmi, dai condizionamenti e dalle istituzioni.

La Società Teosofica conta, ancora oggi, migliaia di iscritti in tutto il mondo ed il suo Quartier Generale ha sede in India, ad Adyar, presieduta da Tim Boyd, eletto Presidente nel 2014.

In Italia, la Società Teosofica Italiana, è attiva dalla fine dell'800 ed ebbe molti militari dell'epoca fra i suoi primi attivisti e Segretari Generali (fra i quali il Capitano degli Alpini Oliviero Boggiani, Segretario Generale dal 1901 al 1904, divenuto poi Colonnello di Stato maggiore degli Alpini, ricoprendo la carica di Segretario Generale dal 1919 al 1929).

La Società Teosofica Italiana fu sciolta dal regime fascista, per essersi rifiutata di modificare il proprio Statuto, adeguandolo alle leggi razziali allora in vigore, ma i teosofi italiani continuarono a rimanere attivi in clandestinità e la ricostituirono nell'immediato dopoguerra.

Conta attualmente numerose sedi in tutta Italia e la Segreteria Generale ha sede a Vicenza, guidata dal Segretario Generale Antonio Girardi.

Fra gli aderenti alla Società Teosofica più famosi, si annoverano, oltre a Gandhi, l'educatrice Maria Montessori, il pittore Nikolaj Konstantinovič Rerich, l'attrice Shirley MacLaine, Elvis Presley e gli scrittori Arthur Conan Doyle, James Joyce e Henry Miller.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 16 novembre 2021

OLTRE L'ILLUSIONE. Poesia di Luca Bagatin

OLTRE L'ILLUSIONE

poesia di Luca Bagatin 

 Andare oltre

Guardare oltre

L'illusione

L'ipocrisia

Il materialismo

Finanche di quelle supersitizioni religiose

Che hanno avvelenato

Ogni anelito

Di Spiritualità

Che è liberazione.

Che è, anzi, Libera-Azione.

Ricerca

Gnosi

Conoscenza.

In questo senso

Il nostro simbolo

E' il Serpente

Spesso raffigurato

Come uroboro.

Conoscenza che si fa

Eternità

Eterno Ritorno

Perfezione mistica.

Immortalità dello Spirito.

Fra i simboli

Che ci sono cari

Quello della Donna Scarlatta

BABALON

Che rappresenta

Tutte le donne liberate

Dall'ipocrisia

Dalla supersizione

Dal possesso

Dall'egoismo

Dalle convenzioni.

Dalla comune morale

Che di morale

Non ha davvero nulla.

La Donna Scarlatta

E' la Donna Selvaggia

Archetipica.

Nella sua forma

Più astratta

Rappresenta

L'istinto sessuale

Privo di malizia.

Che sublima il desiderio

E si fa Amore Universale.

Fiamma che arde

Ma che non consuma

Né che si consuma.

Madre Terra

Che tutto racchiude.

Madre Terra

Da cui tutto ha e ha avuto

Origine.

Madre Terra

Che è la Natura.

Perfetta

Selvaggia

Incontaminata

Oltre il Bene

E il Male.

Ovvero

Oltre le illusioni

Materiali

Mentali

Fisiche.

Oltre

Quel velo di Maya

Che rende

L'essere mortale

Privo di intelletto

Spirituale

In quanto non conosce

La Verità

Nascosta

Dentro al sogno.

Sogno

Che lo avvolge,

Cullandolo,

In questo suo inferno

Terreno

Illusiorio

Materiale

Fatto di

Sofferenza

Odio

Ipocrisia

Stupidità.

Il cammino

Della Libera-Azione

E' ben altro

E' ben oltre.

E' in quell'Amore

Che è l'unica Legge

Depurata dalle sovrastrutture

Dalle ipocrise

Dalle malizie

Dagli odi

Dalle violenze

Dagli egoismi

E da tutti quegli aspetti

Partoriti dalla mente dall'essere umano

Addormentato

Che, in tal mondo,

S'è reso schiavo di sé stesso

Delle sue stesse passioni

Dei suoi stessi desideri materali.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it