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mercoledì 22 luglio 2026

La Rivoluzione Sandinista: la rivoluzione che cambiò il Nicaragua. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso 19 luglio il Nicaragua ha commemorato il 47esimo anniversario della Rivoluzione Sandinista che, nel nostro Paese, in pochi conoscono.

La Rivoluzione Sandinista trionfò il 19 luglio 1979, ponendo fine alla dittatura sanguinaria del liberal-conservatore Anastasio Somoza Debayle, sostenuto dagli USA.

Il sandinismo, come il peronismo argentino, è una corrente del socialismo, la quale favorì la partecipazione dei lavoratori all'economia nazionale, ridandogli nuova linfa vitale.

Esso fu ispirato al rivoluzionario nicaraguense Augusto Cesar Sandino (1895 - 1934), massone e teosofo, capace di coniugare valori spirituali teosofici (votati alla povertà assoluta e al sacrificio) e socialismo.

Sandino fu una sorta di Giuseppe Garibaldi nicaraguense, il quale fu il primo che, nel 1927, si ribellò all'occupazione statunitense del Nicaragua, infliggendo numerose sconfitte agli USA ed ai loro marines, pur senza riuscire a liberare il Paese.

L'ideologia sandinista fu ripresa nel 1962 dal dirigente del FSLN Carlos Fonseca Amador (1936 - 1976), oppositore di quel dittatore Somoza che il Presidente a Stelle e Strisce Roosevelt pare considerasse “il nostro figlio di puttana”. Quel Somoza che, nel 1934, fece assassinare Sandino, dando vita a una lunga dittatura, che durò dal 1936 al 1979.

La piattaforma del sandinismo, ovvero del FSLN, era votata alla lotta armata alla dittatura sostenuta dall'imperialismo statunitense e, dunque, alla liberazione del Paese dall'oppressore ed all'instaurazione di un socialismo spirituale, non materialista, in un contesto capitalista.

Fu solo nel luglio 1979 che i sandinisti, guidati, fra gli altri, da un giovane Daniel Ortega e sostenuti dall'esterno da Cuba, dal Messico, dai Paesi del Patto di Varsavia e dalla Libia socialista di Gheddafi, sconfissero e fecero fuggire Somoza, dando vita a un governo provvisorio, capace di coniugare valori democratici, spirituali, teosofici, cristiani, marxisti e socialisti.

50.000 i morti nicaraguensi nel conflitto. 120.000 quelli fuggiti nei Paesi limitrofi.

Il nuovo governo sandinista riuscì a risollevare le sorti del Paese e a garantire quei diritti umani prima negati, ricevendo l'appoggio persino di parte della Chiesa cattolica (quella che diventerà la corrente denominata “Chiesa dei Poveri” e della cosiddetta “teologia della liberazione”). Si pensi che persino dei sacerdoti furono chiamati a ricoprire la carica di Ministro del nuovo governo sandinista.

Fra le prime riforme, l'abolizione della pena di morte; l'introduzione dello Statuto dei diritti e garanzie dei nicaraguensi; fu sancita l'uguaglianza di tutti i cittadini, la libertà religiosa e di coscienza e di organizzazione politica. Sul piano economico vennero confiscati i beni della famiglia del dittatore Somoza e dei suoi complici; fu nazionalizzato il sistema del commercio con l'estero e quello finanziario; fu sancito il controllo statale sulle risorse naturali; furono ridotti gli affitti, creato un fondo contro la disoccupazione e introdotta una riforma agraria, con la redistribuzione dei terreni ai contadini.

Sul piano dell'istruzione fu dichiarata gratuita l'istruzione universitaria e il processo di alfabetizzazione portò a una riduzione dell'analfabetismo dal 50% al 12%.

Nel 1983 il Nicaragua fu elogiato, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, per quanto riguarda il comparto sanitario.

Nel corso degli Anni '80, gli USA di Reagan tornarono a interferire nella politica del Nicaragua, finanziando i summenzionati Contras, ovvero i gruppi armati controrivoluzionari, i quali compirono numerosi attacchi contro ospedali, chiese, fattorie e massacrarono la popolazione civile. Tale situazione terminò solo nel 1988, con la dichiarazione del “cessate il fuoco” fra Contras e governo sandinista.

Solo nel 1990 il FSLN fu sconfitto alle elezioni e subì una battuta d'arresto, portando al potere la liberal conservatrice Violeta Chamorro, sostenuta dagli USA, la quale avviò riforme liberiste che riportarono indietro il Paese e a nuove diseguaglianze.

Solo nel 2006, guidati da Daniel Ortega, il quale fu peraltro un grande amico del nostro Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi, che molto si spese per la causa sandinista, i sandinisti ripresero la guida del Paese e sconfissero definitivamente i liberali.

Ancora oggi il governo è guidato dal FSLN di Ortega e della moglie Rosario Murillo, entrambi co-Presidenti del Paese.

In occasione del 47esimo anniversario il co-Presidente Ortega ha affermato, fra le altre cose, che Il principio che il popolo è presidente deve essere formalmente sancito nella Costituzione. Il popolo come presidente, i giovani come presidente, i lavoratori come presidente, i contadini come presidente”.

Egli ha denunciato l'aggressione del regime statunitense contro il Venezuela, ricordando l'eredità del Comandante e Presidente socialista Hugo Chavez ed ha ribadito il suo sostegno a Cuba, contro l'embargo statunitense, sempre più inasprito dal regime di Trump.

Egli ha anche aggiunto che gli USA “organizzano e cercano costantemente di formare partiti per vincere le elezioni a cui dovrebbero partecipare” ed ha spiegato che l'Assemblea Nazionale “lavorerà nell'elaborare le leggi necessarie, perché dobbiamo approvare leggi che erigano un muro, un argine contro i golpisti e i traditori, affinché, per quanto denaro gli yankee possano dar loro, non possano, non possano, non possano riuscire nei loro intenti”.

Egli, facendo riferimento al tentato golpe del 2018 per rovesciare il governo sandinista, ha aggiunto: “Ricordiamoci di come, nel 2018, quando avevamo raggiunto accordi con gli imprenditori, i sostenitori di Somoza che erano essi stessi imprenditori, avevamo un eccellente accordo di pace che stava procedendo molto bene. Poi, all'improvviso, è arrivata la pugnalata alle spalle: hanno organizzato il colpo di Stato, hanno utilizzato fondi degli Stati Uniti per reclutare giovani e adulti, prepararli, addestrarli, armarli e rovesciare il governo legittimo del Fronte Sandinista”.

La co-Presidente Rosario Murillo, salutando la manifestazione popolare tenutasi in Plaza Juan Pablo II, in ricordo della Rivoluzione Sandinista, ha altresì affermato: “Continuiamo il nostro cammino, rafforzandoci nella comunione e nella liberazione, con una coscienza che cresce e diventa anima e cuore. Proclamiamo di essere un unico popolo di pace”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

lunedì 4 maggio 2026

Sandino e la Giornata della Dignità Nazionale: alle origini della resistenza nicaraguense. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Nicaragua Sandinista, guidato da Daniel Ortega e dalla moglie, Rosario Murillo, ha commemorato, il 4 maggio, la Giornata della Dignità Nazionale, in onore del rivoluzionario Augusto Cesar Sandino, il quale, il 4 maggio 1927, respinse il cosiddetto Patto di Espino Negro, ovvero un accordo che gli Stati Uniti d'America imposero per mantenere il governo conservatore al potere.

Fu questo l'inizio della lotta armata sandinista, che portò alla sconfitta dell'esercito statunitense, sei anni dopo e alla fine dell'occupazione statunitense del Nicaragua.

Gli USA, infatti, occupavano il Nicaragua sin dal 1912 e lo consideravano un loro protettorato. Protettorato di strategico interesse per gli yankee e per due ragioni: la prima l'influenza degli Stati Uniti d'America sul Canale di Panama; la seconda i forti interessi economici nella produzione di tabacco, banane, zucchero di canna che l'impresa statunitense United Friut Company deteneva nel Paese.

Ne conseguiva che, i governi del Nicaragua, conservatori, erano – sin da allora - sostenuti e decisi a tavolino dagli USA.

Augusto Cesar Sandino era un umile bracciante agricolo e si pose a capo della resistenza contro l'oppressore statunitense, che disponeva addirittura di aerei in grado di bombardare vaste aree del Paese.

La lotta sandinista, per molti versi, anticipò la guerra del Vietnam. Un popolo oppresso in lotta contro un colosso. Un popolo di descamisados, fiero delle proprie origini e desideroso di emanciparsi, contro una dittatura (che si finge “democrazia”) fondata – ieri come oggi - sul danaro, la sopraffazione, lo sfruttamento del prossimo e sul business.

Un popoli che finirà, dunque, per trionfare.

Quella di Sandino, influenzato dagli ideali anarcosindacalisti e antimperialisti, sarà sempre una lotta di liberazione nazionale e mai ideologica. Rifiuterà sempre di essere riconosciuto quale marxista. Egli, come peraltro affermerà in alcune delle interviste rilasciate, non appartenne nemmeno ad alcuna religione, ma la sua fu una fede teosofica (la Società Teosofica fu fondata dall'occultista russa Madame Blavatsky nel 1875) e questa lo porterà anche a farsi iniziare in Massoneria.

La fede nella teosofia è alla base non solo del suo credo, ma anche dei principi che infonde nel suo stesso esercito.

Sandino infatti, il 15 febbraio 1931, redige un manifesto che intitola “Luce e Verità”, nel quale spiega che è un “impulso divino quello che anima e protegge il nostro esercito”. E spiega che “il principio di tutte le cose è l'Amore, cioè Dio” e che “l'unica figlia dell'Amore è la Giustizia Divina”.

Egli infatti, secondo i principi teosofici, considera tutti gli esseri fratelli e così i suoi compagni di lotta. Pur avendo un'istruzione da autodidatta, Sandino, come riportato anche dai giornalisti che lo intervistarono, è dotato di profonda sensibilità interiore e di una grande fede nella trascendenza.

Egli identifica la sua battaglia per spezzare le catene del suo popolo dall'oppressione come una battaglia Divina contro l'ingiustizia. Una battaglia non carica di astio e di odio contro l'avversario, ma carica di Amore e di senso di Giustizia.

La medesima visione spirituale e politica, peraltro, la ebbe, decenni prima, il nostro Giuseppe Garibaldi, teosofo e massone anch'egli (oltre che amico di Madame Blavatsky, che iniziò egli stesso in Massoneria) e anch'egli Generale in lotta contro gli oppressori. Sia in America Latina che in Italia.

E, come Garibaldi, anche Sandino rifiutò sempre di essere definito un marxista e sicuramente mai fu tale, né mai fu materialista. Ma, come Garibaldi, si ispirerà a una sorta di socialismo spirituale e teosofico, che ha animato spesso i condottieri e i leader latini (pensiamo anche a Juan Domingo Peron e a Hugo Chavez).

In una delle ultime interviste che gli venne fatta, nel 1933, contenuta nel saggio, alla domanda se egli creda o meno nella trasformazione della società a opera dello Stato, egli risponde: “La riforma è interiore. Lo Stato può cambiare l'esterno, la facciata apparente. Noi sosteniamo che ciascuno deve avere il necessario, che ciascuno deve essere fratello e non lupo. Il resto è pressione meccanica esteriore e superficiale. Naturalmente anche l'intervento dello Stato è necessario”.

Sandino uscì dunque vittorioso nella sua lotta, conclusasi nel 1933, con il ritiro delle truppe statunitensi e un accordo di pace con il nuovo Presidente liberale Juan Batista Sacasa.

L'anno successivo fu purtuttavia assassinato - assieme ai generali Estrada e Umanzon - su ordine di Anastasio Somoza Garcia, capo della Guardia Nacional e nuovo dittatore del Paese.

Il figlio di Somoza, Anastasio Somoza Debayle sarà, ad ogni modo, sconfitto dagli eredi politici di Sandino, nel 1979. Da quel Frente Sandinista di Liberazione Nazionale che, ancora oggi, governa pacificamente il Nicaragua, guidato da Daniel Ortega e Rosario Murillo.

Il governo sandinista odierno, in occasione del ricordo della lotta di Sandino, ha ribadito di voler promuovere un modello di sviluppo fondato sulla giustizia sociale, il rispetto reciproco, la non ingerenza e la sovranità nazionale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 18 luglio 2019

40 anni dalla Rivoluzione sandinista. Il Nicaragua socialista, cristiano e solidale del XXI secolo. Articolo di Luca Bagatin

19 luglio 1979, fine della dittatura sanguinaria del liberal-conservatore Anastasio Somoza Garcia, sostenuto dagli USA e vittoria del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). La fine di un incubo per il Nicaragua e l'inizio di una nuova era di sviluppo e nazionalizzazioni delle proprietà straniere.
Il sandinismo, come il peronismo argentino, fu una corrente del socialismo, la quale favorì la partecipazione dei lavoratori all'economia nazionale, ridandogli nuova linfa vitale.
Esso fu ispirato al rivoluzionario nicaraguense Augusto Cesar Sandino (1895 - 1934), massone e teosofo, capace di coniugare valori spirituali teosofici (votati alla povertà assoluta e al sacrificio) e socialismo. Sandino fu una sorta di Giuseppe Garibaldi nicaraguense, il quale fu il primo che, nel 1927, si ribellò all'occupazione statunitense del Nicaragua, sotto la presidenza di Franklin Delano Roosevelt, infliggendo numerose sconfitte agli USA ed ai loro marines, pur senza riuscire a liberare il Paese.
L'ideologia sandinista fu ripresa nel 1962 dal dirigente del FSLN Carlo Fonseca Amador (1936 - 1976), oppositore di quel dittatore Somoza che fu l'uomo di riferimento di Roosevelt in Nicaragua e da Roosevelt stesso considerato “il nostro figlio di puttana”. Quel Somoza che, nel 1934, fece assassinare Sandino, dando vita a una lunga dittatura, che durò dal 1936 al 1979.
La piattaforma del sandinismo, ovvero del FSLN, era votata alla lotta armata alla dittatura sostenuta dall'imperialismo statunitense e, dunque, alla liberazione del Paese dall'oppressore ed all'instaurazione del socialismo non materialista in un contesto capitalista.
Fu solo nel luglio 1979 che i sandinisti, guidati, fra gli altri, da un giovane Daniel Ortega e sostenuti dall'esterno da Cuba, dal Messico, dai Paesi del Patto di Varsavia e dalla Libia socialista di Gheddafi, sconfissero e fecero fuggire Somoza, dando vita a un governo provvisorio, capace di coniugare valori democratici, spirituali, teosofici, cristiani, marxisti e socialisti.
50.000 i morti nicaraguensi nel conflitto. 120.000 quelli fuggiti nei Paesi limitrofi.
Il nuovo governo sandinista riuscì a risollevare le sorti del Paese e a garantire quei diritti umani prima negati, ricevendo l'appoggio persino di parte della Chiesa cattolica (quella che diventerà la corrente denominata “Chiesa dei Poveri” e della cosiddetta “teologia della liberazione”). Si pensi che persino dei sacerdoti furono chiamati a ricoprire la carica di Ministro del nuovo governo sandinista.
Fra le prime riforme, l'abolizione della pena di morte; l'introduzione dello Statuto dei diritti e garanzie dei nicaraguensi; fu sancita l'uguaglianza di tutti i cittadini, la libertà religiosa e di coscienza e di organizzazione politica. Sul piano economico vennero confiscati i beni della famiglia del dittatore Somoza e dei suoi complici; fu nazionalizzato il sistema del commercio con l'estero e quello finanziario; fu sancito il controllo statale sulle risorse naturali; furono ridotti gli affitti, creato un fondo contro la disoccupazione e introdotta una riforma agraria, con la redistribuzione dei terreni ai contadini.
Sul piano dell'istruzione fu dichiarata gratuita l'istruzione universitaria e il processo di alfabetizzazione portò a una riduzione dell'analfabetismo dal 50% al 12%.
Nel 1983 il Nicaragua fu dichiarato, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, un Paese modello nella salute.
Nel corso degli Anni '80, gli USA di Reagan tornarono a interferire nella politica del Nicaragua, finanziando i Contras, ovvero i gruppi armati controrivoluzionari, i quali compirono numerosi attacchi contro ospedali, chiese, fattorie e massacrando la popolazione civile. Tale situazione terminò solo nel 1988, con la dichiarazione del “cessate il fuoco” fra Contras e governo sandinista.
Solo nel 1990 il FSLN fu sconfitto alle elezioni e subì una battuta d'arresto, portando al potere la liberal conservatrice Violeta Chamorro, sostenuta dagli USA, la quale avviò riforme liberiste che riportarono indietro il Paese e a nuove diseguaglianze.
Solo nel 2006, guidati da Daniel Ortega, il quale fu peraltro un grande amico del nostro Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi, che molto si spese per la causa sandinista, i sandinisti ripresero la guida del Paese e sconfissero definitivamente i liberali.
Ancora oggi il governo – dopo ben quattro mandati consecutivi - è guidato dal FSLN di Ortega e della moglie Rosario Murillo, sua vicepresidente, i quali godono di un consenso di oltre il 70% dei voti.
Il Nicaragua mantiene, in politica estera, ottimi rapporti con tutti i Paesi latinoamericani e le correnti del Socialismo del XXI Secolo; in politica interna ha fatto scendere il tasso di povertà dal 42,5% al 30% fra il 2009 al 2014 ed è passato – fra il 2007 e il 2016 – dal 25% al 52% di utilizzo di energie rinnovabili.
L'organo ufficiale del sandinismo è “La Voz del Sandinismo” e si può leggere al seguente link: www.lavozdelsandinismo.com.
La Rivoluzione sandinista – il cui motto è oggi “Nicaragua: cristiana, socialista e solidale” - costata molti sacrifici e vite umane, dunque, 40 anni dopo, è viva più che mai e ha ancora molto da insegnare a questo mondo (in)globalizzato ove tutto è in vendita e i valori umani e socialisti si sono, in diversi luoghi del pianeta, da tempo perduti.

Luca Bagatin


venerdì 20 luglio 2018

Nicaragua: Evo Morales denuncia le «strategie criminali» degli Stati Uniti per rovesciare Ortega (articolo tratto da L'Antidiplomatico)

Articolo tratto da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-nicaragua_evo_morales_denuncia_le_strategie_criminali_degli_stati_uniti_per_rovesciare_ortega/5694_24786/ 

Il leader indigeno boliviano ha inoltre evidenziato che nel luglio del 1979 con il trionfo del Fronte di Liberazione Nazionale Sandinista (FSLN) contro il dittatore Anastasio Somoza Debayle, ha avuto inizio un «un periodo di cambiamenti epocali in Nicaragua»

Il presidente boliviano Evo Morales saluta il 39° anniversario della Rivoluzione Sandinista e denuncia le «strategie criminali» dell’impero contro il Nicaragua. Strategie criminali che si dipanano su più fronti, dall’economico al mediatico, per accerchiare il governo Ortega e costringerlo ad abbandonare il potere nonostante la recente elezione dove  il Fronte Sandinista ha ottenuto quasi il 70% delle preferenze dei nicaraguensi.

Attraverso un tweet Evo Morales omaggia la Rivoluzione Sandinista e denuncia il ruolo delle famigerate agenzie USA impegnate nella destabilizzazione del governo Ortega: «Nell’anniversario del trionfo della Rivoluzione Sandinista, bisogna denunciare che l’impero sta dispiegando strategie criminali contro il governo del fratello Daniel Ortega. USAID e NED sostengono apertamente la violenza. Respingiamo l’ingerenza».

Il leader indigeno boliviano, già cocalero e dirigente del sindacato dei cocaleros, ha inoltre evidenziato che nel luglio del 1979 con il trionfo del Fronte di Liberazione Nazionale Sandinista (FSLN) contro il dittatore Anastasio Somoza Debayle, ha avuto inizio un «un periodo di cambiamenti epocali in Nicaragua».
  Da oltre tre mesi, in Nicaragua vi sono proteste violente scoppiate dopo l'entrata in vigore di una controversa riforma dell'Istituto nazionale di sicurezza sociale (INSS), approvata con l'obiettivo di aumentare il contributo delle imprese e dei lavoratori. Sebbene l'emendamento sia stato revocato, i manifestanti hanno intrapreso la via della violenza con l’obiettivo di rovesciare il governo sandinista con l’esplicito sostegno degli Usa e delle gerarchi cattoliche.

Ortega, nel frattempo, denuncia che dietro questi atti violenti, che hanno causato la morte di oltre 200 persone, tra cui bambini, donne e funzionari, c'è una «cospirazione» guidata da gruppi sostenuti dagli Stati Uniti e da narcotrafficanti.

In questo senso, il presidente nicaraguense, attraverso un messaggio trasmesso dalla moglie (il vicepresidente del paese), Rosario Murillo, ha invitato il popolo a seguire la via del cristianesimo, del socialismo e della solidarietà per ottenere «sicurezza, pace, lavoro e vita».