
Ancora una volta siamo di
fronte all'ennesimo attacco contro realtà che promuovono la
giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza
economica.
Con l'aggressione del
regime di Trump alla Repubblica Bolivariana del Venezuela e il
sequestro del suo legittimo Presidente, il socialista Nicolas Maduro
e di sua moglie Cilia Flores, siamo di fronte all'ennesimo atto di
pirateria e destabilizzazione, da parte degli USA.
Un atto di guerra a una
realtà che non ha mai minacciato la sicurezza degli USA.
Un atto di guerra che –
peraltro - è avvenuto a poche ore dalla visita della delegazione
cinese a Caracas, per rafforzare i rapporti bilaterali fra Cina e
Venezuela.
Un caso? Oppure
l'obiettivo del regime di Trump e degli USA è quello di mettere i
bastoni fra le ruote alla Cina, non a caso potenza socialista, che
importa anche gran parte del petrolio venezuelano?
Sembra di tornare
indietro nel tempo, ma nemmeno troppo.
Ai tempi della
defenestrazione del socialista Salvador Allende in Cile e la sua
sostituzione con la sanguinaria dittatura liberal capitalista di
Pinochet, sostenuto dagli USA.
Ma non solo.
L'elenco delle
destabilizzazioni e delle deliberate aggressioni contro Paesi nei
quali veniva promossa e praticata la giustizia sociale, la sovranità
nazionale e l'indipendenza economica, sono sempre stata all'ordine
del giorno.
L'elenco è lunghissimo.
Pensiamo all'Argentina di
Peron, nel 1955, costretto all'esilio.
Pensiamo alla Jugoslavia,
bombardata e smembrata con il supporto USA.
Pensiamo all'Italia degli
Anni '90, quando una intera classe dirigente democratica, in
particolare il PSI di Bettino Craxi, fu messa fuori dai giochi.
Vilipesa, perseguitata.
Pensiamo alla Libia
socialista di Gheddafi.
Pensiamo alla Siria
socialista di Assad.
Pensiamo all'ingiusta
incarcerazione del Presidente brasiliano Lula; alle persecuzioni
giudiziarie contro l'ex Presidente socialista dell'Ecuador Rafael
Correa (costretto oggi all'esilio in Belgio); a quelle contro l'ex
Presidentessa peronista dell'Argentina Cristina Kirchner.
Pensiamo ai golpe contro
il socialista Evo Morales in Bolivia.
L'elenco, ad ogni modo, è
ancora lungo. Infinitamente lungo.
Ma tutto ciò porta a un'unica strada: il mondo liberal capitalista, USA in testa, non può
accettare che possano esistere governi socialisti che promuovano
giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.
E così, attraverso i
media, le destabilizzazioni, le censure e altro ancora, si cerca di
screditare e di perseguitare di volta in volta, il mondo socialista.
Si apre la caccia al
“socialista ladro”, al “craxiano”, al “chavista”. Si
tenta di censurare – in modo più o meno violento - chi la pensa
diversamente rispetto al pensiero unico liberal capitalista, che di
liberale, nel senso originario del termine, nei fatti, non ha proprio
nulla.
Si inneggia al capopopolo
di turno, di destra o sinistra, che si chiami Di Pietro, Grillo o
Machado. O altri ancora, tutti uniti dalla lotta contro il
socialismo.
Si perseguita, a vario
titolo e a vario modo.
E siamo sempre lì.
E' la Storia, se ben la
si osserva, senza il paraocchi e il pregiudizio della stupida e
ignorante ideologia di turno, che ci mostra la realtà dei fatti.
Bettino Craxi, che questa
ondata di odio e violenza subì, spiegò molto bene tutto ciò, nel
suo romanzo-verità, “Parigi-Hammamet”, che ho recensito a questo
link, nel 2020, appena uscito:
https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html
E Craxi, nel suo libro,
spiega anche come si potrebbe uscire da questa situazione. Ovvero
facendo uscire gli USA dalle ambiguità, in primis.
USA che fanno carta
straccia del diritto internazionale e della loro stessa Costituzione,
come spesso denunciato anche dall'ex Membro della Camera dei
Rappresentanti USA, Ron Paul, che certo non è né socialista né di
sinistra, ma è un libertario.
Ron Paul, peraltro, in
merito, in uno dei suoi saggi, spiegò come uno del Padri Fondatori
degli USA, il Presidente Thomas Jefferson, avesse affermato nel suo
primo discorso d'insediamento alla Presidenza: “Pace, commercio
e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d"alleanze”, a
dimostrazione dello spirito cooperativo degli USA delle origini.
C'è chi addirittura
vorrebbe paragonare la situazione Venezuela-USA a quella Taiwan-Cina.
Il tutto ignorando o fingendo di ignorare la risoluzione nr. 2758
dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, che, il
25 ottobre 1971, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni
delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti
conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la
Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della
Cina.
Taiwan, in sostanza, è
parte della Cina, il Venezuela non risulta sia mai stata parte degli
USA... per quanto gli USA abbiano sempre considerato l'America Latina
il loro “cortile di casa”, secondo i sostenitori
dell'imperialista “Dottrina Monroe”.
Da più parti si sono
levate, nel mondo, voci di protesta per l'aggressione statunitense.
L'ex leader laburista
britannico, Jeremy Corbyn, ha scritto su Facebook: “Gli Stati
Uniti hanno lanciato un attacco immotivato e illegale contro il
Venezuela.
Si tratta di un tentativo sfacciato di assicurarsi il
controllo sulle risorse naturali venezuelane.
È un atto di guerra
che mette a rischio la vita di milioni di persone e dovrebbe essere
condannato da chiunque creda nella sovranità e nel diritto
internazionale”.
Dello stesso avviso anche
il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, che da mesi
sta denunciando l'imperialismo USA nei Caraibi. Fra le altre cose,
egli scrive: “Il governo della Repubblica di Colombia osserva
con profonda preoccupazione le segnalazioni di esplosioni e attività
aeree insolite registrate nelle ultime ore nella Repubblica
Bolivariana del Venezuela e la conseguente escalation di tensione
nella regione.
La Colombia riafferma
il suo impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle
Nazioni Unite, in particolare il rispetto della sovranità e
dell'integrità territoriale degli Stati, il divieto di utilizzare o
minacciare l'uso della forza e la soluzione pacifica delle
controversie internazionali. In questo senso, il governo colombiano
respinge qualsiasi azione militare unilaterale che possa aggravare la
situazione o mettere a rischio la popolazione civile”.
La Repubblica Popolare
Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri si è
detta “scioccata e condanna fermamente l'uso sfacciato della
forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l'azione
contro il suo Presidente”.
L'ex Presidente
socialista della Bolivia, Evo Morales, su Facebook, ha scritto che
“Trump è il nuovo Hitler del mondo. Con la forza delle armi,
l'ambizione per le risorse naturali, l'odio, la diffamazione e la
criminalizzazione di popoli e leader antimperialisti, invade, uccide
e saccheggia Paesi impunemente, nel silenzio complice di molti.
I
cittadini americani devono essere i primi a consegnarlo alla
giustizia per aver sperperato miliardi di dollari delle loro tasse,
privandoli di assistenza sanitaria, istruzione e benessere sociale ed
economico.
I Paesi del mondo devono unirsi per portare Trump e i
suoi alleati davanti alla Corte Penale Internazionale per i numerosi
genocidi commessi in vari Paesi, violando la sovranità nazionale e
il diritto internazionale.
Basta con il silenzio e la complicità
di fronte a questo nuovo Hitler che cerca di eliminare milioni di
esseri umani!”.
Il
2026 si apre all'insegna dell'odio e della barbarie. Quando, invece,
occorrerebbe urgentemente un mondo più unito e sicuro. Volto alla
cooperazione, al mutuo vantaggio, allo sviluppo pacifico delle nuove
tecnologie.
Ci si
arriverà, probabilmente, perché l'odio e la barbarie, nel lungo
periodo, non sono destinate a trionfare.
Ma
quanti ancora dovranno soffrire, nel frattempo?
Luca
Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it