Visualizzazione post con etichetta juan guaidò. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta juan guaidò. Mostra tutti i post

martedì 7 dicembre 2021

Venezuela. L'ONU: "Legittimo il governo Maduro". Articolo di Luca Bagatin

L'Assemblea delle Nazioni Unite (ONU), ha riconosciuto il governo presieduto dal socialista Nicolas Maduro, come legittimo.

Solamente 16 su 193 Paesi rappresentati all'Assemblea dell'ONU, si sono rifiutati di riconoscere la sua legittimità, mentre nel 2019, erano molti di più i Paesi che non lo riconoscevano quale Presidente legittimo.

Samuel Moncada, rappresentante del Venezuela all'ONU, ha dichiarato su Twitter, in merito e riferendosi sll'autoproclamatosi Presidente Juan Guaidò (sostenuto dagli USA), che: “Nel 2019, lo schiavo coloniale creato dagli Stati Uniti per depredare il Venezuela ha avuto il sostegno di 60 Paesi. Oggi, nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, solo 16 dei 193 Paesi hanno rifiutato di riconoscere il presidente Maduro. E' la vittoria del diritto internazionale e dell'autodeterminazione dei popoli”.

Il governo venezuelano ha sempre chiesto “il rispetto della sovranità nazionale, il diritto all'autodeterminazione dei popoli, l'integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni, nonché l'obbligo di non minacciare la pace e la sicurezza”.

Il governo Maduro ha, in questo senso, più volte accusato gli USA e i suoi alleati di promuovere piani di destabilizzazione del Paese, sostenendo appunto l'autoproclamatosi Presidente “ad interim” Juan Guaidò e i suoi numerosi tentativi di golpe.

La coalizione di Juan Guaidò, peraltro, è stata sonoramente sconfitta alle elezioni amministrative del novembre scorso, stravinte dal socialismo chavista e riconisciute come legittime anche dagli osservatori internazionali.

Nicolas Maduro è stato rieletto per il suo secondo mandato nel 2018, con il 68% dei consensi ed il suo mandato durerà sino al 2025.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 22 agosto 2021

Venezuela. Dialogo fra governo e opposizione, ma i comunisti si oppongono. Articolo di Luca Bagatin

In questi giorni, con la mediazione del Messico e della Norvegia, si stanno avviando – a Città del Messico - tentativi di dialogo fra il governo socialista del Venezuela - presieduto da Nicolas Maduro - e esponenti dell'opposizione, fra i quali Juan Guaidò, il quale ha fallito ogni tentativo di golpe, nonostante fosse sostenuto dagli USA e dall'UE.

Tali prove di dialogo non sono comunque state digerite dal Partito Comunista del Venezuela (PVC) che, pur su posizioni critiche, in passato aveva appoggiato il governo Maduro.

Il Comitato Centrale del PCV, in un comunicato, parla infatti di “accordo tra élite borghesi”.

Un accordo formato “Da un lato, dal governo di Nicolas Maduro e la dirigenza traditrice del Partito Socialista Unito (PSUV), che rappresentano gli interessi dei potenti nuovi ricchi nati dai contratti statali. Dall'altro, la destra guidata da Juan Guaidò, Henrique Capriles e i partiti socialdemocratici in rappresentanza della borghesia nazionale tradizionale e degli interessi dei monopoli transnazionali statunitensi ed europei”.

Un accordo che, secondo i comunisti venezuelani, mette a rischio “le nostre conquiste e i nostri diritti” aggravati dalle “sanzioni illegali imperialiste” (riferendosi alle sanzioni imposte al Venezuela da USA e UE, che vorrebbero cacciare Maduro dal governo, nonostante sia stato legalmente rieletto).

Il comunicato continua affermando che: “mentre il dialogo genera risposte rapide alle richieste dei datori di lavoro di pagare meno tasse e liberare i prezzi, vengono respinte le richieste dei lavoratori di uno stipendio pari al paniere alimentare di base e contro i licenziamenti illegali”.(...) “Denunciamo davanti al popolo venezuelano che l'obiettivo dei colloqui messicani è consolidare il patto borghese per la distribuzione della ricchezza del Paese tra capitalisti nazionali e stranieri, imponendo allo stesso tempo un pacchetto di aggiustamento economico antipopolare. Tutto questo, inoltre, garantendo grottesca impunità a quanti hanno accumulato grandi fortune e sono protetti dalla corruzione, nonché a coloro i quali hanno promosso sanzioni straniere illegali contro il Paese e si sono appropriati delle risorse della nazione”.

(…) “La classe operaia, i contadini e le forze popolari devono costruire l'alternativa popolare rivoluzionaria di fronte al nuovo patto tra le élite”, conclude il comunicato, che è una netta presa di distanza sia dal governo che dall'opposizione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 4 dicembre 2020

Venezuela. Elezioni il 6 dicembre. Una petizione per chiedere all'UE il rispetto dei risultati elettorali. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 6 dicembre 2020 si terranno, in Venezuela, le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea nazionale.

107 i partiti in lizza, fra cui l'attuale partito di governo, il Partito Socialista Unito del Venezuela, di ispirazione bolivariana e nazionalista di sinistra; Primero Justicia, partito di area centrista; Azione Democratica, partito di centrosinistra socialdemocratico e il Partito Comunista del Venezuela.

14.400 i candidati in corsa, per conquistare 277 seggi parlamentari.

Nonostante i ripetuti appelli al dialogo da parte del governo venezuelano, presieduto dal socialista Nicolas Maduro, l'Unione Europea, in linea con le politiche dell'ex Presidente degli USA, Donald Trump, ha sempre rifiutato di riconoscere il governo legittimamente eletto in Venezuela, preferendo riconoscere un ex deputato, Juan Guaidò, mai eletto alla carica presidenziale, anche perché mai candidato a tale carica.

L'UE, in tal senso, ha persino respinto l'invito, da parte del Venezuela, di inviare osservatori in qualità di garanti del buon svolgimento elettorale.

Nei giorni scorsi, è stata presentata una petizione, sottoscritta al momento da oltre 3.500 persone e personalità, proprio chiedendo all'UE di rispettare il verdetto che uscirà dalle urne il 6 dicembre, rispettando così la sovranità e volontà popolare dei venezuelani, senza pretendere un “cambio di regime”, come invece chiederebbero gli USA.

Fra i firmatari della petizione, il cofondatore dei Pink Floyd e attivista per i diritti civili e umani, Roger Waters; il Premio Nobel per la Pace, Adolfo Perez Esquivel; l'ex Presidente dell'Ecuador, Rafael Correa; il deputato francese e dirigente de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon; la deputata del Partito del Lavoro brasiliano, Gleisi Hoffman; il giornalista e scrittore Ignacio Ramonet; la deputata portoghese al Parlamento Europeo, Sandra Pereira e l'ex relatore speciale del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU, Alfred De Zayas.

Se l'Unione Europea vuole davvero essere ciò che afferma, un vettore di pace in un mondo turbolento, non deve sostenere la via della violenza e degli scontri in Venezuela”, affermano i firmatari della petizione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 14 novembre 2020

L'UE proroga le sanzioni al Venezuela. Il governo socialista: "Sanzioni danneggiano la popolazione". Articolo di Luca Bagatin

L'Unione Europea ha prorogato di un anno le sanzioni contro il Venezuela, attraverso un embargo al commercio di armi e il divieto di ingresso in UE a circa 30 funzionari governativi venezuelani.

Ciò in accordo con quanto deciso dagli Stati Uniti d'America, i quali, come l'UE, riconoscono quale Presidente del Venezuela l'ex deputato Juan Guaidò, autoproclamatosi a tale carica, ma mai eletto, anche in quanto non si è mai stato candidato alle elezioni presidenziali del Paese. Guaidò è peraltro decaduto anche dalla carica di parlamentare.

Juan Guaidò, nell'aprile 2019, incitò i militari alla rivolta contro il governo socialista presieduto da Nicolas Maduro e istigò, assieme all'ex leader dell'opposizione – Leopoldo Lopez – alle violenze di piazza.

Ogni tentativo di golpe da parte di Guaidò, ad ogni modo, è sempre stato respinto, anche con il sostegno della maggioranza delle popolazione venezuelana.

Il Venezuela ha più volte denunciato che le sanzioni contro il Paese costituiscono un attacco contro la popolazione, in quanto limitano la capacità delle autorità di ottenere - attraverso il commercio internazionale - il reddito essenziale ai cittadini.

Tali sanzioni, inoltre, come più volte fatto presente dal governo venezuelano, violano il diritto internazionale, in quanto minano i principi fondamentali delle relazioni fra Paesi sovrani e minano il rispetto all'autodeterminazione degli Stati.

Il Presidente Maduro, in proposito, all'inaugurazione della Fiera Internazionale del libro del Venezuela, ha dichiarato: “L'Unione europea è rimasta attaccata a Donald Trump e in modo crudele e senza successo continua la sua politica di sanzioni. È rimasta dietro a Trump con il suo ruolo vergognoso, scandaloso e triste attraverso il quale sta danneggiando il popolo venezuelano” e, ha aggiunto: “Ma il Venezuela vincerà e non possono né potranno batterci attraverso le sanzioni o le minacce. Né Donald Trump né mille Trump europei potranno fare qualcosa contro di noi”, ha così concluso.

Il 6 dicembre prossimo i cittadini venezuelani saranno chiamati ad eleggere 277 deputati al Parlamento. Circa 14.400 candidati provenienti da 107 forze politiche si stanno candidando a tali elezioni legislative.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 19 ottobre 2020

Elezioni presidenziali in Bolivia. Trionfa il socialismo e la democrazia. Articolo di Luca Bagatin

 

Nonostante i numerosi tentativi di rinvio delle elezioni, nonostante i tentativi di golpe, in realtà non ancora sopiti, il candidato del Movimento per il Socialismo, Luis Arce - coadiuvato dal suo vice, David Choquehuanca - ha vinto le elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi domenica 18 ottobre 2020, con il 52,4% dei consensi.

Arce, candidato sostenuto anche dall'ex Presidente Evo Morales, costretto un anno fa all'esilio da un golpe bianco liberale, evita così il ballottaggio con il suo avversario, ovvero con il candidato di centrosinistra Carlos Mesa, che si ferma al 31,5%.

Terzo in lizza il candidato di estrema destra, Fernando Camacho, con il 14,1%. Seguono il cristiano democratico Chi Hyun Chung con l'1,6% e il candidato del Partito Azione Nazionale della Bolivia, Feliciano Mamani con lo 0,4%.

Il risultato elettorale è stato riconosciuto anche dalla Presidente ad interim Jeanine Añez, la quale, un anno fa, aveva defenestrato Evo Morales con il contributo delle forze armate, dichiarando illegale la sua vittoria di allora.

I nuovi risultati elettorali, in realtà, hanno confermato una vittoria del socialismo e sconfitto la strana alleanza trasversale – molto simile a quella che sostiene Juan Guaidò in Venezuela - fra settori liberali (Añez), di estrema destra (Camacho) e di centrosinistra liberale (Mesa) per distruggere le conquiste socialiste attuate da Evo Morales nel corso dei decenni.

Conquiste che avevano portato la Bolivia ad una crescita del 5% annuo; a un surplus fiscale; a far uscire mezzo milione di persone dalla povertà; a garantire sussidi per bambini e anziani e a liberare il Paese dall'analfabetismo e a farlo uscire dalle nefaste influenze degli USA e del Fondo Monetario Internazionale.

Luis Arce, 57 anni, nuovo Presidente della Bolivia, economista, ricoprì la carica di Ministro dell'Economia durante i governi di Morales dal 2006 al 2017 e, ringraziando il popolo boliviano, ha dichiarato, in conferenza stampa: “Ora in Bolivia è tornata la democrazia !”.

La sua vittoria è stata salutata anche dall'ex Presidente Evo Morales, nel suo esilio in Argentina (dal quale probabilmente ora potrà tornare), che ha dichiarato: “Siamo tornati, ora restituiremo dignità e libertà al popolo”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it