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venerdì 13 febbraio 2026

Venezuela. La Presidente incaricata Delcy Rodriguez ribadisce che il Presidente legittimo è Nicolas Maduro. Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente incaricata del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, in un'intervista rilasciata alla rete statunitense NBC News, ha dichiarato che il Presidente legittimo del Venezuela è e romane Nicolas Maduro, illegalmente detenuto negli Stati Uniti d'America dallo scorso 3 gennaio, dopo il suo rapimento, assieme alla moglie Cilia, durante l'aggressione statunitense al Paese, che ha causato oltre 100 morti e numerosi feriti.

La Presidente ha sottolineato come, la sua Amministrazione, aderisca alla Costituzione venezuelana che, infatti, prevede la figura del Presidente incaricato, nel caso di impossibilità del Presidente legittimo di governare.

E ha affermato come il suo sia “un lavoro molto duro”.

Sia il presidente Maduro che Cilia Flores sono innocenti”, ha sottolineato Delcy Rodriguez, parlando anche nelle vesti di avvocato.

La Presidente ha affermato di essere stata invitata negli USA, spiegando che “Stiamo valutando di andarci una volta che avremo stabilito questa cooperazione e potremo procedere con tutto”.

Ha ribadito, altresì, la necessità che sia posta fine alle misure coercitive imposte al Paese da parte degli USA, che ne ostacolano la crescita.

Relativamente alla questione elettorale, la Presidente Rodriguez ha affermato che “Tenere elezioni libere ed eque in Venezuela significa anche avere un Paese libero, dove la giustizia può essere fatta. Paese libero da sanzioni”.

La Presidente ha ricevuto, peraltro, il Segretario all'Energia degli USA, Christopher Wright, presso il Palazzo Miraflores di Caracas.

L'incontro mira a redigere un'agenda energetica vantaggiosa per entrambi i Paesi, nel quadro della sovranità energetica del Venezuela, che si sta sforzando di aumentare la produzione di petrolio greggio, diversificare le esportazioni e stringere nuove alleanze energetiche.

All'incontro era presente anche il Presidente della società petrolifera nazionale venezuelana PDVSA, Héctor Obregon Pérez e il rappresentante diplomatico del Venezuela negli USA, Félix Plasencia.

Relativamente al ritorno in Venezuela dell'esponente dell'estrema destra venezuelana, Maria Corina Machado, la quale ha consegnato il suo controverso Nobel per la “Pace” a Trump, la Presidente Rodriguez ha affermato che la Machado “dovrà rispondere al Venezuela per aver richiesto interventi militari e sanzioni e per aver celebrato l'aggressione statunitense del 3 gennaio”.

Il dialogo con gli USA, in sostanza, è stato intrapreso, nel quadro del mantenimento della sovranità energetica venezuelana e ribadendo la necessità di liberare il Presidente Maduro e sua moglie, illegalmente detenuti, senza alcuna fondata accusa, e rapiti illegalmente sul territorio venezuelano.

Il Presidente Maduro, prigioniero a New York, in una conversazione con il figlio, il deputato socialista Nicolas Ernesto Maduro Guerra, ha affermato di sostenere il governo incaricato di Delcy Rodriguez e le azioni che sta portando avanti: “State facendo esattamente ciò che dovete fare e state prendendo le misure giuste” - ha dichiarato il Presidente Maduro - “La nostra tranquillità qui deriva dall'unità del popolo, dall'unità con l'Alto Comando e con la mia squadra, che è la squadra della patria”.

Luca Bagatin

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lunedì 29 luglio 2024

In Venezuela vince, ancora una volta, il socialismo. Articolo di Luca Bagatin


Con un'affluenza del 59%, il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro – alla guida della coalizione Gran Polo Patriottico, comprendente socialisti, socialisti democratici, socialisti libertari, nazionalisti di sinistra, populisti di sinistra e marxisti-leninisti - è stato rieletto con il 51,2% dei consensi (5.150.092 voti).

Battendo il candidato liberal capitalista Edmundo Gonzalez Urrutia, fermo al 44,2% (4.445.978 voti).

Gli altri candidati, dal socialdemocratico Luis Eduardo Martínez, passando per José Brito (candidato della lista di centrosinistra Primero Venezuela); Antonio Ecarri Angola (Alleanza della Matita); Enrique Márquez (Centrados); Benjamín Rausseo (Confederzione Nazionale Democratica); Javier Bertucci (Speranza per il Cambiamento); Claudio Fermín (Soluzioni per il Venezuela); Daniel Ceballos (Arepa Digital), hanno raccolto, complessivamente, il 4,6% dei consensi espressi (462.704 voti).

Nicolas Maduro rimarrà, dunque, in carica dal 2025 al 2031.

Classe 1962, ex autista della metropolitana di Caracas dal 1991 al 1998, sindacalista, in prima fila per i diritti dei lavoratori, Maduro iniziò la sua militanza politica nella Lega Socialista, negli Anni '80.

Conobbe il Comandante ed ex Presidente socialista Hugo Chavez nel 1993 e, da allora, si unì al suo Movimento Rivoluzionario Bolivariano (MBR 200) e, successivamente, al Movimento Quinta Repubblica.

Movimenti di ispirazione bolivariana e socialista del XXI Secolo, volti a combattere la corruzione interna e la depredazione delle risorse nazionali da parte delle multinazionali straniere.

Nel 1999 fu eletto, per la prima volta, deputato all'Assemblea Nazionale Costituente e partecipò alla redazione della nuova Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Dal 2000 al 2006, Maduro, fu Presidente dell'Assemblea Nazionale e, nel 2006, l'allora Presidente Chavez lo nominò Ministro degli Esteri, ove lavorò alla costruzione di un mondo multipolare e all'integrazione dell'America Latina.

Ricoprì, nel 2012, il ruolo di Vicepresidente.

Dopo la morte del Presidente Hugo Chavez, nel 2013, Maduro fu candidato del Partito Socialista Unito del Venezuela e vinse, per la prima volta, le elezioni Presidenziali, con il 50,62%, battendo, anche allora, il candidato liberal capitalista, così come fece anche nel 2018 – candidato del Gran Polo Patriottico - ottenendo il 67,85%, contro il candidato dell'alleanza di centrosinistra e centrodestra AP-COPEI.

Il programma con il quale Maduro e la sua coalizione socialista e di sinistra si è, ancora una volta, presentato punta – fra le altre cose - al “consolidamento della natura pubblica e dei diritti sociali ed al miglioramento della gestione governativa al fine di aiutare i venezuelani nelle loro esigenze”, oltre che al finanziamento di “progetti sociali che contribuiscano alla qualità della vita delle persone”.

Altri punti toccati dal programma socialista sono la “lotta al cambiamento climatico” fondato su “cura della natura, sulla promozione di fonti energetiche alternative e sull’istituzione di un piano di creazione di cibo”. Oltre che la modernizzazione dell'economia, la sicurezza, la pace, la piena indipendenza e integrità territoriale.

Il governo socialista presieduto da Nicolas Maduro, inoltre, punta da tempo a far entrare il Venezuela nell'alleanza dei BRICS, a consolidare la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) ed espandere l'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America-Trattato del Commercio del Popolo (ALBA-TCP).

Luca Bagatin

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venerdì 11 agosto 2023

Cuba-Venezuela: un'amicizia storica nel segno del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Saldi i rapporti di amicizia fra Repubblica di Cuba e Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Il Presidente della Repubblica di Cuba, nonché Primo Segretatio del Partito Comunista Cubano (PCC), Miguel Díaz-Canel, ha ricevuto – dal 6 all'11 agosto – il Primo Vicepresidente del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Diosdado Cabello.

Il Presidente Diaz-Canel, in merito, ha scritto su Twitter: “Abbracciare un fratello a casa, la gioia più grande. Lo abbiamo confermato in un incontro con Diosdado Cabello Rondón. Vedremo cosa ipotizzano gli avversari. Ribadiamo solo che chi fa casino con il Venezuela fa casino con Cuba e viceversa”, riaffermando così la sovranità dei due Paesi socialisti fratelli e la lotta alla diffamazione mediatica contro i rispettivi Paesi, orchestrata in particolare dagli USA.

Entrambi i leader socialisti, nel corso degli incontri, hanno discusso relativamente al lavoro dei rispettivi partiti, ovvero relativamente alla formazione dei militanti ed alla partecipazione democratica popolare, oltre che della storica collaborazione politica e economica fra le due nazioni, che risale al 1999, quando i rispettivi leader di allora - Fidel Castro e Hugo Chavez - posero le basi per la relativa cooperazione.

Dal 2000 il Venezuela divenne, peraltro, il principale fornitore di greggio di Cuba attraverso un accordo che prevede prezzi preferenziali in cambio di servizi medici ed educativi, che sono il fiore all'occhiello dell'Isola caraibica.

Díaz-Canel e Cabello, in rappresentanza di PCC e PSUV, hanno dunque fatto visita alla tomba dell'ex leader cubano Fidel Castro, posta fra il mausoleo dell'eroe nazionale cubano José Martì e il monumento ai martiri della Rivoluzione cubana del 26 luglio 1953, a Santiago di Cuba.

I due esponenti socialisti hanno altresì siglato un nuovo accordo di scambio e cooperazione e hanno visitato la Zona Economica Speciale di Sviluppo Mariel, a ovest de L'Avana.

Il Presidente Diaz-Canel ha inviato, inoltre, un abbraccio al Presidente socialista del Venezuela Nicolas Maduro e alla sua squadra di governo e lo ha ringraziato della sua solidarietà a Cuba, contro l'ingiusto e iniquo embargo statunitense che persiste sin dagli Anni '60 e inasprito dal tutt'altro che democratico John Fitzegald Kennedy.

Luca Bagatin

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domenica 24 luglio 2022

Venezuela. Introdotte le "Zone Economiche Speciali" sul modello cinese. Articolo di Luca Bagatin


Il Parlamento venezuelano ha approvato un piano che prevede l'introduzione di cosiddette Zone Economiche Speciali (Zonas Economicas Especiales), sul modello cinese, introdotte alla fine degli Anni '70 dal nuovo corso socialista riformista avviato da Deng Xiaoping e che fu alla base del successo economico del “socialismo con caratteristiche cinesi”.

Un progetto fortemente voluto dal governo socialista presieduto da Nicolas Maduro, il quale intende, in questo modo, rilanciare la ripresa economica, creare nuovi posti di lavoro e arginare gli effetti delle sanzioni imposte dagli USA.

Le Zone Economiche Speciali (ZEE) saranno ubicate nei seguenti luighi: Penisola del Paraguaná (Stato di Falcone); nel corridoio Puerto Cabello - Morón (Stato di Carabobo); a La Guaira (Capitale dell'omonimo stato); sull'Isola di Margarita (Stato di Nueva Esparta) e sull'Isola di La Tortuga (dipendenze federali).

Si tratterà, dunque, di zone nelle quali il governo abbasserà il carico fiscale per le imprese, in modo da favorire gli investitori stranieri. Zone che copriranno l'attività manifatturiera, agricola, turistica, commerciale e lo sviluppo immobiliare.

Esse saranno, ad ogni modo, supervisionate e coordinate dalla Soprintendenza delle Zone Economiche Speciali, istituita ad hoc.

Ad opporsi al progetto delle ZEE, il Partito Comunista del Venezuela (PCV), un tempo sostenitore del governo in carica.

Il PCV, infatti, ha votato contro l'approvazione di tale legge, ritenendo che tale piano possa comportare sia rischi per la sovranità del Paese, che ridurre i diritti dei lavoratori, favorendo unicamente il capitale privato.

Luca Bagatin

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lunedì 22 novembre 2021

Venezuela. Vittoria socialista e chavista alle elezioni amministrative. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 21 novembre scorsa, i cittadini venezuelani, sono stati chiamati ad eleggere 23 governatori, 335 sindaci, 253 legislatori statali e 2471 consiglieri per la legislatura amministrativa che durerà sino al 2025.

Nonostante per la prima volta dopo anni, l'opposizione trasversale (di centrodestra e centrosinistra), guidata da Juan Guaidò, abbia deciso di presentare una sua lista unitaria, denominata “Piattaforma Unitaria”, le elezioni sono state stravinte dalla coalizione governativa socialista e chavista “Gran Polo Patriottico Simon Bolivar”, guidata dal Partito Socialista Unito del Venezuela.

I socialisti chavisti hanno infatti eletto 20 governatori, oltre ad aver eletto il Sindaco della Capitale, Caracas.

“Piattaforma Unitaria” ha eletto, invece, solamente 2 governatori e un governatore è stato eletto da “Fuerza Vecinal”, partito di centro, umanista e progressista.

Nessun governatore, invece, è stato eletto da parte di “Alleanza Democratica”, coalizione di centrosinistra, né dall'”Alternativa Popolare Rivoluzionaria”, coalizione comunista critica nei confronti del governo presieduto da Nicolas Maduro, in quanto considerato eccessivamente moderato nei confronti dell'opposizione e non sufficientemente anticapitalista.

L'affluenza elettorale è stata di quasi il 42%.

Il Presidente socialista Maduro ha dichiarato “Le forze rivoluzionarie hanno vinto 20 governatorati, compresa la Capitale. Un buon tronfo, una buona vittoria, un buon raccolto come risultato del lavoro perseverante che abbiamo compiuto”.

Fra gli osservatori internazionali è stata accreditata l'Unione Europea, con una missione di 130 delegati, la presenza di esperti delle Nazioni Unite e del Carter Center.

Ancora una volta il Venezuela ha scelto il socialismo e rifiutato il liberal capitalismo degli amici degli USA e dell'UE.

Luca Bagatin

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venerdì 4 dicembre 2020

Venezuela. Elezioni il 6 dicembre. Una petizione per chiedere all'UE il rispetto dei risultati elettorali. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 6 dicembre 2020 si terranno, in Venezuela, le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea nazionale.

107 i partiti in lizza, fra cui l'attuale partito di governo, il Partito Socialista Unito del Venezuela, di ispirazione bolivariana e nazionalista di sinistra; Primero Justicia, partito di area centrista; Azione Democratica, partito di centrosinistra socialdemocratico e il Partito Comunista del Venezuela.

14.400 i candidati in corsa, per conquistare 277 seggi parlamentari.

Nonostante i ripetuti appelli al dialogo da parte del governo venezuelano, presieduto dal socialista Nicolas Maduro, l'Unione Europea, in linea con le politiche dell'ex Presidente degli USA, Donald Trump, ha sempre rifiutato di riconoscere il governo legittimamente eletto in Venezuela, preferendo riconoscere un ex deputato, Juan Guaidò, mai eletto alla carica presidenziale, anche perché mai candidato a tale carica.

L'UE, in tal senso, ha persino respinto l'invito, da parte del Venezuela, di inviare osservatori in qualità di garanti del buon svolgimento elettorale.

Nei giorni scorsi, è stata presentata una petizione, sottoscritta al momento da oltre 3.500 persone e personalità, proprio chiedendo all'UE di rispettare il verdetto che uscirà dalle urne il 6 dicembre, rispettando così la sovranità e volontà popolare dei venezuelani, senza pretendere un “cambio di regime”, come invece chiederebbero gli USA.

Fra i firmatari della petizione, il cofondatore dei Pink Floyd e attivista per i diritti civili e umani, Roger Waters; il Premio Nobel per la Pace, Adolfo Perez Esquivel; l'ex Presidente dell'Ecuador, Rafael Correa; il deputato francese e dirigente de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon; la deputata del Partito del Lavoro brasiliano, Gleisi Hoffman; il giornalista e scrittore Ignacio Ramonet; la deputata portoghese al Parlamento Europeo, Sandra Pereira e l'ex relatore speciale del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU, Alfred De Zayas.

Se l'Unione Europea vuole davvero essere ciò che afferma, un vettore di pace in un mondo turbolento, non deve sostenere la via della violenza e degli scontri in Venezuela”, affermano i firmatari della petizione.

Luca Bagatin

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mercoledì 15 novembre 2017

Il Venezuela bolivariano e libertario chiede pace e sovranità: no alle sanzioni dell'Unione Europea ! Articolo di Luca Bagatin

Il 30 luglio scorso, in Venezuela, si erano tenute le elezioni per la democratica Assemblea Costituente, la quale aveva lo scopo di iniziare un dialogo costruttivo e pacifico con l'opposizione - che per mesi aveva organizzato vere e proprie guerriglie di piazza - e costituzionalizzare alcuni diritti sociali. Il 15 ottobre scorso, alle elezioni regionali (ovvero la ventitreesima elezione democratica in diciotto anni in Venezuela), poi, il partito di governo, ovvero il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), aveva conquistato la maggioranza di 18 governatori su 23, assicurandosi complessivamente il 54% dei consensi, in elezioni che hanno visto aumentare l'affluenza, passata dal 53,9% del 2012 al 61,4% degli aventi diritto. Tutto ciò, ad ogni modo, pressoché nel quasi totale silenzio della gran parte dei media europei.
Successi, ad ogni modo, per il governo socialista bolivariano e chavista, il quale, anche grazie agli accordi commericiali con Russia e Cina, si sta apprestando a restituire il debito contratto con l'estero.
Successi che, evidentemente, non sono piaciuti nè agli Stati Uniti d'America, i quali ambiscono al petrolio venezuelano, nè all'Unione Europea, che ha imposto in questi giorni assurde sanzioni contro il Paese latinoamericano.
L'Ambasciata del Venezuela in Italia ha rilasciato, alcuni giorni fa, un comunicato ufficiale che condanna fermamente la decisione dell'Unione Europea, la quale sembra tornata ai tempi in cui l'America Latina era una colonia delle potenze europee.
Nel comunicato si legge, fra l'altro: "La Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna fermamente la decisione del Consiglio dell'Unione Europea che intende imporre sanzioni illegali, assurde e inefficaci contro il popolo del Venezuela. Violando palesemente il Diritto Internazionale e i sacri principi del rispetto della sovranità, dell'autodeterminazione e della non ingerenza negli affari interni degli Stati, stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite, le istituzioni europee dimostrano la loro deplorevole e vergognosa subordinazione ai dettami del governo degli Stati Uniti. Assecondando la condotta aggressiva di Washington, il Consiglio dell’Unione Europea giustifica le sue azioni con argomenti ricalcati dalle sanzioni che l'amministrazione Trump ha recentemente imposto contro il Venezuela e il suo popolo. (...) Bisogna evidenziare che queste presunte sanzioni non solo aggrediscono il popolo venezuelano, ma anche il quasi milione di europei che hanno scelto il nostro Paese come la loro casa e che hanno direttamente subito le conseguenze della violenza politica ed economica generata dall'opposizione negli ultimi mesi. L'Unione Europea stabilisce anche un pericoloso precedente nei rapporti con l'America Latina, arrogandosi l'autorità di punire un paese sovrano, soltanto perché il suo modello di democrazia popolare non è in linea con i modelli elitari e corporativi dei regimi europei".
Nel comunicato è peraltro ribadita la volontà del Venezuela socialista e bolivariano di proseguire nel cammino della pace, della concordia e della giustizia sociale, affermando: "I popoli del mondo e della comunità internazionale devono sapere che la priorità del Venezuela non sono le armi o le attrezzature militari, e questa inefficace operazione mediatica e politica non influenza in alcun modo la nostra sicurezza interna. L'obiettivo del governo Bolivarano è quello di preservare la pace nazionale attraverso il dialogo e il perseguimento dello sviluppo attraverso la giustizia sociale, superando i problemi attuali".
Viene infine e giustamente rammentato il suo essere Stato indipendente e sovrano, fedele alla sua eredità libertaria. Si legge nel comunicato, infatti: "La Repubblica Bolivariana del Venezuela ribadisce il suo irrevocabile stato indipendente e sovrano e denuncia questi atti ostili davanti alla Comunità Internazionale. Nessuna decisione proveniente da élite e burocrazie europee riuscirà a intaccare la decisione sovrana del nostro popolo di essere libera. Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela esige all'Unione Europea di cessare con le sue azioni ostili e prendere le distanze dal bellicismo e dal programma interventista del governo degli Stati Uniti che ha fatto tanto male al nostro paese e nel mondo. Ribadiamo che, fedele alla sua eredità libertaria e sostenitore dell'indipendenza, il popolo venezuelano si manterrà forte contro qualsiasi attacco o minaccia. Il governo Bolivariano del Venezuela mantiene il suo potere decisionale in diversi ambiti per assicurare la difesa della pace e della sovranità nazionale".
Il Venezuela, in sostanza, non deve diventare una nuova Libia e una nuova Siria, cosa che con le sue sanzioni l'Unione Europea rischia di fare.
Una Unione Europea, peraltro, sempre più autoreferenziale, oligarchica, lontana dalle necessità dei cittadini e dalla giustizia sociale, la cui linea è dettata principalmente dall'estrema destra dei popolari e da cosiddetti "socialisti" ormai approdati da tempo al capitalismo assoluto.
Una Europa distante anni luce da quella che noi garibaldini e mazziniani abbiamo sempre sognato: fraterna, solidale, sociale, libertaria, democratica, civile.
Il Venezuela laico, socialista cristiano e libertario va dunque rispettato e difeso e così tutta l'America Latina del Socialismo del XXI secolo.
Non a caso, proprio in questi giorni, l'ex Presidente dell'Uruguay Josè "Pepe" Mujica, meglio conosciuto come il Presidente più povero del mondo per aver destinato il 90% del suo stipendio in beneficenza, ha invitato tutte le organizzazioni sociali a partecipare a Montevideo, alla Conferenza Continentale per la Democrazia e contro il Neoliberismo" nelle giornate dal 16 al 18 novembre. L'obiettivo è quello di mettere in comunicazione fra loro i vari movimenti che si contrappongono al capitalismo ed all'oligarchia in America Latina.
Nel 1969 John Lennon e Yoko Ono cantavano "Give Peace a Chance" contro la guerra nel Vietnam scatenata sempre dall'imperialismo statunitense. Oggi, ancora una volta, occorre dare una chance alla pace e all'amore nel e per il continente Latinoamericano e per tutti i popoli liberi e sovrani, ovunque si trovino, nel nome del socialismo libertario, nel nome di Bolivar e di Garibaldi.

Luca Bagatin

lunedì 16 ottobre 2017

Il Socialismo del XXI secolo è più vivo che mai. Nel nome di Bolivar e di Chavez. Articolo di Luca Bagatin

Mentre in Europa il socialismo è morto da qualche decennio ed i cosiddetti "partiti socialisti" - che di socialista non hanno che il nome - sono da tempo diventati dei partiti liberal capitalisti, proponendo misure di austerità e di precarizzazione del lavoro, in Venezuela il Socialismo del XXI Secolo - con le sue conquiste sociali, non ultima la costituzionalizzazione dei diritti dei disabili e l'aumento delle risorse per poveri ed anziani - è più vivo che mai.
Il 15 ottobre, ovvero con la ventitreesima elezione democratica in diciotto anni (record mondiale per partecipazione democratica e popolare), il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) guidato dal Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Nicolas Maduro e la sua coalizione bolivariana denominata Gran Polo Patriottico, vince le elezioni regionali, conquistando 17 governatori e lasciandone all'opposizione liberal-capitalista (di destra e sinistra, rappresentate principalmente dal partito MUD) solamente 5. E tutto ciò con un aumento dell'affluenza alle urne, passata dal 53,9% del 2012 al 61,4% degli aventi diritto. Praticamente l'esatto inverso di quanto avviene da tempo nei Paesi europei, ove il vincitore assoluto risulta spesso essere l'astensionismo di massa.
Da sottolineare che il PSUV ed il Gran Polo Patriottico conquistano peraltro il ricco Stato di Miranda, tradizionalmente liberal-capitalista ed ove gli scontri dell'opposizione violenta di piazza si sono maggiormente concentrati nei mesi scorsi, mietendo vittime fra i chavisti, con tanto di assalti ad asili ed ospedali.
A livello nazionale, dunque, la coalizione chavista socialista vince con il 54% a fronte del 45% dell'opposizione, che pur vorrebbe rifiutarsi di riconoscere l'esito del voto (sic !).
Il Socialismo del XXI Secolo torna ad essere protagonista e dovrebbe essere esempio per tutti i socialisti del mondo, che si riconoscono da sempre nell'antica lotta per il superamento del capitalismo e del liberalismo egoistico e guardano ad una civiltà fondata sul sentimento e sulla pace civile e sociale.

Luca Bagatin

I risultati delle regionali venezuelane del 15 ottobre 2017, Stato per Stato (in rosso il risultato dei candidati socialisti, in azzurro quello dei liberal-capitalisti):

🔴Amazonas: 58.03%
🔵Anzoátegui : 52.01%
🔴Apure: 51.92%
🔴Aragua: 56.83y%
🔴Barinas: 52.88%
🔴Carabobo: 51.96%
🔴 Cojedes : 55.48%
🔴 Falcón : 51.86
🔴 Guárico :61.68%
🔴 Lara :57.65%
🔵 Merida: 51.05%
🔴Miranda:52.54%
🔴Monagas:54.86%
🔵 Nueva Esparta :51.81%
🔴Portuguesa:64:24%
🔴Sucre:58.89%
🔵Tachira:63.29%
🔴Trujillo:59.09%
🔴Yaracuy:61.88%
🔵Zulia:51.06%
🔴Delta Amacuro: 58.78%
🔴Vargas:52.35%


mercoledì 8 giugno 2016

Il Venezuela bolivariano e sovrano va difeso. Articolo di Luca Bagatin

Luca Bagatin alla manifestazione pro-Venezuela
Il Venezuela è sottoposto, da tempo, ad una guerra economica volta a destabilizzare il governo democraticamente eletto di ispirazione bolivariana e chavista.
Lo abbiamo scritto altre volte, ma spesso lo abbiamo fatto in modo isolato rispetto alla stragrande maggioranza dei media, che poco informa su quanto sta accadendo in Venezuela e in tutta l'America Latina che, negli ultimi diciassette anni, grazie all'avvento di governanti socialisti, libertari e peronisti, ha visto riscattare i suoi popoli. Riscattarli economicamente, socialmente, moralmente e culturalmente.
Purtuttavia la scelta di molti Paesi, quali il Venezuela, di uscire dal Fondo Monetario Internazionale e l'aver intrapreso la strada del Socialismo del XXI secolo, ovvero l'alternativa anti-schiavista al neocolonialismo capitalista, non è mai piaciuta né alle multinazionali né al governo degli Stati Uniti d'America, che ha sempre fatto di tutto per togliere di mezzo prima Hugo Chavez ed oggi il governo presieduto da Nicolas Maduro.
Il 7 giugno scorso si è tenuta a Roma, nella centralissima Piazza Vidoni, proprio accanto a Largo Argentina, una manifestazione organizzata in collaborazione con l'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, a sostegno del popolo Venezuelano e del suo governo ed alla quale, oltre a chi vi scrive, hanno partecipato numerosi esponenti venezuelani, ecuadoriani, boliviani, brasiliani e di altre nazionalità - latinoamericane e non - da secoli sfruttate dall'imperialismo nordamericano.
Una manifestazione colorata e ricca delle bandiere di questi popoli fieri, che chiedono solo di non tornare in dietro, bensì di proseguire nella strada dell'emancipazione sociale.
I problemi economici in Venezuela, negli ultimi anni, sono evidenti. Sono per la gran parte causati proprio dal boicottaggio e sabotaggio nordamericano e delle multinazionali, come ai tempi del Cile di Allende, per dimostrare che “il socialismo non funziona” e che occorre “una svolta liberista”, come sta facendo il governo argentino dell'oligarca Macri, il quale sta distruggendo le conquiste sociali del peronismo e del kirchnerismo. E contro questo tentativo eversivo e golpista è importante battersi e diffondere la notizia che ci sono sedicenti “democrazie” che vogliono una nuova Libia e una nuova Siria latinoamericana ove poter svolgere i loro sporchi affari.
Dall'altra parte, ad ogni modo, come ricordato anche dallo studioso Angelo Zaccaria, il crollo del prezzo del petrolio in Venezuela dimostra che è necessario che il governo investa altrove: in agricoltura e nelle energie rinnovabili ad esempio, come avrebbe voluto peraltro Hugo Chavez.
I fenomeni di corruzione civile e militare, poi, vanno arrestati al più presto e non possono essere taciuti.
Il processo bolivariano e chavista, dunque, deve essere in grado di rinnovarsi. Ed i militanti ed esponenti del partito di governo, il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), forti dei risultati delle primarie interne che hanno visto eleggere numerosi esponenti giovani e giovanissimi (spesso sotto i 30 anni), devono riuscire a trovare una nuova leadership che sappia guardare oltre Maduro, che purtroppo non è Hugo Chavez, il quale ha saputo, nei suoi anni di governo tragicamente arrestati dalla sua prematura morte, traghettare il popolo fuori da ogni difficoltà e barbarie. E ciò in particolare al fine di non essere travolti alle prossime elezioni, perché se il PSUV viene sconfitto è l'America Latina dei popoli ad essere sconfitta.
Occorre che il PSUV riprenda in mano lo spirito che fu di Hugo Chavez e del giovanissimo deputato chavista Robert Serra, barbaramente ucciso a pugnalate a soli 27 anni assieme alla sua compagna nel 2014. Occorre che il PSUV guardi, in sostanza, oltre Maduro e torni a dialogare con il suo popolo, che, mai come oggi, necessita di unità e di un rinnovato spirito libertario e bolivariano.
Occorre anche che ciò si sappia in Italia e in Europa, affinché queste siano solidali con il popolo vanezuelano e chavista. Perché i diritti dei popoli passano anche e proprio attraverso un nuovo modo di vedere il mondo ed un nuovo modello di sviluppo: autenticamente democratico, solidarista, civile, libertario, peronista e socialista del XXI secolo.

Luca Bagatin


Alcune foto della manifestazione di Roma a difesa del Venezuela bolivariano e sovrano 
(foto realizzate da Maddalena Celano)


Luca Bagatin

Luca Bagatin