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sabato 25 luglio 2026

A 243 anni dalla nascita di Simón Bolívar: l'eredità del Socialismo del XXI secolo. Articolo di Luca Bagatin

 

In questi giorni, il Socialismo del XXI Secolo latinoamericano, dal Venezuela passando per la Colombia, celebra il “Garibaldi dell'America Latina”, ovvero i 243 anni dalla nascita di Simon Bolivar.

Bolivar, detto anche “El Libertador”, fu colui il quale, in epoca Romantica, ovvero agli inizi dell'Ottocento, contribuì all'indipendenza di gran parte dell'America Latina dal giogo spagnolo e fu Presidente delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù.

Fu il 15 agosto del 1805 che Bolivar – ventiduenne - giurò solennemente, a Roma, sul Monte Aventino (o Monte Sacro) e pronunciò le seguenti parole: “Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo”.

E, a vent'anni da quel giuramento, l'Impero spagnolo crollò.

Simon Bolivar nacque in una famiglia agiata, di possidenti terrieri, temprato sin da ragazzino dal fuoco della ribellione contro l'oppressione. A ciò contribuì anche il suo precettore - Simon Rodriguez – libero pensatore e figlio dell'Illuminismo, il quale fu anche cospiratore contro l'Impero di Spagna che occupava la terra di Venezuela e gran parte dell'America Latina.

Bolivar non fu uno studente modello, purtuttavia diventò presto un valente combattente e spadaccino. Si sposò molto giovane con Maria Teresa Rodriguez del Toro, la quale contrasse la febbre gialla e morì presto, lasciandolo vedovo a soli vent'anni.

Simon Bolivar viaggiò molto in Europa ed anche a causa della sofferenza per la perdita prematura della moglie il suo spirito ribelle crebbe sempre più. Fu in questo contesto che il futuro El Libertador pronuncerà quel fatidico giuramento a Roma, sul Monte Aventino.

Fu così che inizierà la sua avventura di combattente per la libertà e l'emancipazione del suo popolo ed iniziò così ad organizzare il suo esercito di liberazione contro gli spagnoli, i quali saranno alleati di Napoleone, considerato da Bolivar un traditore dei principi di Libertà, Eguaglianza e Fratellanza enunciati dal conte Alessandro Cagliostro, quale motto sia spirituale che politico e diffusi nelle Logge massoniche dell'epoca.

Bolivar, in quegli anni, a Parigi, entrò, non a caso, in Massoneria e divenne, nel 1806, Gran Maestro della Loggia Madre di San Alessandro di Scozia all'Oriente di Parigi.

Forte dei suoi principi libertari, l'anno seguente, rientrò in Venezuela e da allora inizierà quella rivoluzione che porterà, nel corso degli anni – dal 1811 sino al 1830 – all'indipendenza di gran parte dell'America Latina ed alla proclamazione delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Perù e Bolivia (così chiamata in suo onore).

Nel 1812 Simon Bolivar scrisse il “Manifesto di Cartagena” in cui analizzò le prime sconfitte che portarono alla caduta della Prima Repubblica del Venezuela (1810 – 1812); mentre nel 1815 con la “Carta de Jamaica” gettò le basi per il suo progetto di emancipazione sociale dell'America del Sud, fondato su principi repubblicani, libertari, anti-imperialisti ed egalitari. Principi, peraltro, validi tutt'oggi, come validi sono stati i principi enunciati nella nostra Italia da personalità quali Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, i quali contribuirono alla fondazione della Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864.

Come Presidente della Repubblica di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù, Bolivar abolì la schiavitù, confiscò le terre ai possidenti e le ridistribuì agli indigeni, costruì istituti e scuole per donne, bambini indigeni e figli degli schiavi. Le azioni militari che realizzò, in sostanza, spianarono la strada all'emancipazione sociale.

Fu un peccato, purtuttavia, che il progetto di Bolivar per l'integrazione e l'unità dell'America Latina sfumò ben presto e ciò portò - nei decenni successivi alla sua morte (1830) - al saccheggio delle terre latinoamericane da parte degli Stati Uniti d'America, i quali sin da allora rinnegarono i principi di libertà ed emancipazione propugnati dal loro Padre fondatore, ovvero da George Washington e dal Marchese de Lafayette (che tanto aveva fatto per la causa statunitense ai tempi della Guerra d'Indipendenza), il quale peraltro fu amico personale e Fratello - in senso massonico - di Bolivar. In questo senso Bolivar scrisse: “Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a riempire l'America di miseria in nome della Libertà”.

Si pensi peraltro che il figlio di Washington – George Washington Parke Custis – fece avere in dono a Bolivar, nel 1826, il medaglione del padre, in segno di ammirazione e comunanza ideale. Ah, se i principi di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza propugnati da Cagliostro, Washington, Lafayette e Bolivar avessero prevalso sul saccheggio e sull'imperialismo, come sarebbero andate diversamente le cose e come i popoli sarebbero potuti crescere in spirito d'armonia e fratellanza!

Fu fra il 1825 ed il 1830 che il progetto di Simon Bolivar si frantumò definitivamente a causa del fatto che le terre che aveva liberato finirono presto nelle mani degli oligarchi e dei ricchi proprietari terrieri, i quali aprirono alla prima ondata di imperialismo nordamericano.

El Libertador morì nel 1830, a soli 47 anni, completamente povero ed il suo corpo fu coperto da una semplice camicia presa in prestito, in quanto quella che possedeva era ormai ridotta in brandelli.

Ci vorranno molti secoli prima che i suoi compatrioti venezuelani possano tornare a conoscere la sua opera ed abbiano, in carne ed ossa, un nuovo Libertador ed un nuovo emancipatore sociale. E ciò avverrà solo negli Anni '90 del XXesimo secolo nella persona del Tenente colonnello Hugo Chavez Frias.

Hugo Chavez, profondo conoscitore dei discorsi e dell'opera di Simon Bolivar, oltre che del nostro Giuseppe Garibaldi, nel 1992, si ribellò alla corruzione dilagante in Venezuela. Ovvero alla corruzione dei partiti e della politica dominante e progettò un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane, fondando appunto il Movimento Bolivariano Rivoluzionario e l'Esercito Bolivariano di Liberazione. Un golpe che purtuttavia fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe dell’America Latina per la lotta contro l'oligarchia politica ed economica.

Fra il '94 ed il '95 Chavez lanciò una campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compiendo così un atto di rottura con il sistema, ma solo nel 1998 - con il Movimento Quinta Repubblica - diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti e – vincendo tutte le successive elezioni alla presidenza - sarà confermato a tale carica sino alla sua prematura morte avvenuta nel 2013.

Ciò permetterà a Chavez di scrivere una nuova Costituzione basata e fondata sugli insegnamenti di Bolivar, ovvero ponendo al centro i diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all’analfabetismo. 

La politica neo-bolivariana portata avanti da Chavez sarà appunto una politica che porterà il Venezuela ad uscire dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, fonti massime dello sfruttamento speculativo del Paese, oltre che promuoverà una democrazia sempre più diretta.

Il neo-bolivarismo chavista diventerà dunque il cosiddetto Socialismo del XXIesimo secolo, secondo una felice definizione dello studioso tedesco Heinz Dieterich, ovvero una nuova prospettiva di emancipazione sociale che contagerà, via via, tutta l'America Latina nelle sue varie declinazioni e che vedranno nuovamente unite sensibilità politiche simili, ma pur diverse: il bolivarismo venezuelano, il peronismo argentino, il sandinismo nicaraguense e così via. Sensibilità che fanno riferimento proprio ai grandi Libertadores di quelle terre: liberatori dall'ingerenza straniera e dalla povertà ed esclusione sociale.

Nonostante le continue aggressioni (non ultimo il rapimento del Presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro, già compagno di lotta di Hugo Chavez, il 3 gennaio scorso) da parte dei regimi liberal capitalisti a guida statunitense.

Luca Bagatin

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sabato 25 aprile 2026

Storico incontro, a Caracas, fra i Presidenti socialisti di Colombia e Venezuela, Gustavo Petro e Delcy Rodriguez. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è tenuto, venerdì 24 aprile scorso, a Caracas, presso Palazzo Miraflores, sede del governo venezuelano, un importante incontro fra il Presidente della Colombia, Gustavo Petro e la Presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodriguez.

Entrambi i Paesi, oltre ad essere vicini geograficamente, hanno in comune la medesima Storia di liberazione nazionale, guidata da Simon Bolivar, negli Anni '20 del XIX Secolo e i rispettivi governi sono attualmente guidati da leader socialisti democratici e di ispirazione, appunto, bolivariana.

Entrambi i governi hanno concordato una serie di misure relative all'interconnessione di energia elettrica e gas; la promozione del turismo e la lotta contro la criminalità organizzata e transnazionale.

La Presidente Rodriguez ha elogiato l'ascesa al governo del Presidente Petro, nel 2022, sottolineando come essa abbia riaperto i canali diplomatici fra i due Paesi e ciò abbia permesso di rafforzare i rapporti commerciali ed economici, prima impediti dai governi di destra e filo-statunitensi.

L'agenda politica dei due Paesi intende dare priorità all'integrazione energetica, turistica e alimentare e entrambe le parti hanno concordato, altresì, di elaborare piani militari e di intelligence per arginare le bande criminali che imperversano in entrambi i Paesi.

Il Presidente Gustavo Petro, che ha solidarizzato con il Venezuela e il suo governo per l'attacco illegale subito dal Paese il 3 gennaio scorso, da parte del regime statunitense, culminato con il sequestro del Presidente Nicolas Maduro e della First Lady, Cilia Flores, ha sottolineato la necessità di sviluppare un progetto volto a promuovere pace globale e democrazia e che sia contrapposto ai modelli che sostengono autoritarismo e conflitti.

Oltre a ciò, ha rammentato la necessità di riprendere il progetto bolivariano della Grande Patria, che promuova unità, integrazione economica, sociale e politica fra Colombia e Venezuela, rispettando le relative autonomie nazionali.

Egli ha altresì sottolineato la necessità di adottare strategie volte alla lotta contro il narcotraffico, l'estrazione illegale di oro e minerali rari e la tratta di esseri umani.

Quella del Presidente Petro è la prima visita di un capo di Stato in Venezuela dopo il rapimento del Presidente Nicolas Maduro ed entrambe le parti si sono dette molto soddisfatte.

Nel frattempo, sempre venerdì 24 aprile scorso, il tribunale federale statunitense ha permesso al Presidente del Venezuela Maduro e a sua moglie, Cilia Flores, di utilizzare le risorse dello Stato venezuelano per potersi difendere nel procedimento che li vede coinvolti a New York, con l'infondata accusa di narcotraffico.

Il Presidente Maduro e la moglie sono attualmente reclusi in un carcere di New York, dopo il rapimento illegale del 3 gennaio scorso, che ha completamente violato il diritto internazionale e l'integrità territoriale del Venezuela.

Fra i maggiori sostenitori della loro liberazione, a livello internazionale, lo storico cofondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Luca Bagatin

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giovedì 12 marzo 2026

Il Venezuela normalizza i rapporti con gli USA, ma non si piega ai ricatti e richiede la liberazione del Presidente Maduro e della First Lady. Articolo di Luca Bagatin

La Presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha spiegato, nei giorni scorsi, che le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti d'America devono basarsi “sulla verità, la verità del Venezuela”.

Ha così respinto ogni accusa di narcotraffico e ribadito la richiesta di scarcerazione del Presidente costituzionalmente eletto, Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, illegalmente rapiti su territorio venezuelano il 3 gennaio scorso e illegalmente detenuti negli USA, senza alcuna fondata accusa e impedendo al Presidente Maduro di accedere alle sue risorse economiche per pagare le spese legali.

La Presidente Rodriguez, ad ogni modo, ha anche affermato di voler continuare a dialogare con gli USA: “Ogni giorno che passa, come abbiamo detto, nelle relazioni diplomatiche con il governo degli Stati Uniti, per risolvere le divergenze e progredire nelle aree di accordo, abbiamo un programma di lavoro che abbiamo stabilito nel settore energetico, nel settore minerario e nella lotta al narcotraffico”, ha sottolineato.

Ed ha altresì dichiarato che “Il Venezuela non è un Paese dedito al narcotraffico, né è rilevante in termini di narcotraffico”.

La Presidente incaricata ha proseguito affermando che “Il Presidente Nicolas Maduro e la First Lady sono innocenti, fate sapere al mondo che siamo un Paese laborioso, che ci impegniamo con le nostre forze, che possediamo molte ricchezze materiali, ma che la nostra più grande ricchezza è la ricchezza spirituale del nostro popolo, e che oggi stiamo dicendo la verità”, ha dichiarato.

Ha altresì spiegato che il Venezuela bolivariano e socialista continuerà a opporsi fermamente a qualsiasi guerra e a condannare l'aggressione dei regimi USA e israeliano contro l'Iran, impegnandosi a promuovere la pace e il rispetto del diritto internazionale.

Il governo degli Stati Uniti d'America, nel frattempo, ha formalmente riconosciuto il governo della Presidente incaricata Delcy Rodriguez, che ha assunto la carica di Capo dello Stato dopo il rapimento illegale del Presidente Maduro, attraverso un documento ufficiale, che dichiara che le relazioni con il Venezuela sono state “normalizzate”.

Il Ministro degli Esteri venezuelano, Yvan Gil, ha ribadito che il governo socialista e bolivariano del Venezuela “riafferma la sua volontà di procedere in una nuova fase di dialogo costruttivo, basato sul rispetto reciproco, sull'uguaglianza sovrana degli Stati e sulla cooperazione tra i nostri popoli”.

Il Presidente costituzionalmente eletto del Venezuela, Nicolas Maduro, lo scorso 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, aveva inviato un messaggio al popolo venezuelano dal luogo della sua detenzione, presso il Metropolitan Detention Center di Brooklin.

In una lettera, letta dal figlio, il deputato socialista Nicolas Maduro Guerra, il Presidente ha esortato il Paese a non mollare e a consolidare il potere popolare e la democrazia diretta, attraverso il sistema della comuni e delle consulte popolari, costruita negli anni, sottolineando il ruolo decisivo delle donne nell'organizzazione sociale del Paese.

Il Presidente Maduro ha altresì ricordato la necessità di continuare a costruire un Paese fondato su pace e giustizia sociale, nel solco degli ideali del Libertador Simon Bolivar.

Luca Bagatin

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lunedì 26 maggio 2025

Venezuela. Alle elezioni parlamentari e amministrative stravincono i socialisti di Maduro (che punta alla democrazia diretta). Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni regionali e legislative in Venezuela, tenutesi domenica 25 maggio, per l'elezione dei 285 deputati all'Assemblea Nazionale (Parlamento); dei 260 dei Consigli Legislativi Statali (parlamenti regionali) e 24 governatori, hanno visto una vittoria schiacciante della coalizione socialista del Gran Polo Patriottico Simon Bolivar, sostenuta dal Presidente Nicolas Maduro, che ha riportato l'82,68% dei consensi.

Al secondo posto il centrodestra di Alleanza Democratica, che ha ottenuto il 6,26%; seguito da Alianza UNTC Única, con il 5,18% e da Fuerza Vecinal (o Neighborhood Force Alliance), con il 2,57%. Il resto dei voti è andato a liste minori.

L'affluenza è stata del 42,63%.

I socialisti del Gran Polo Patriottico Simon Bolivar, hanno eletto anche 23 dei 24 governatori del Paese, ottenendo schiaccianti maggioranze.

Alle elezioni hanno partecipato 54 partiti politici e oltre 6.800 candidati.

Il Presidente Maduro ha dichiarato, in merito: “Il popolo è il protagonista. Dopo gli embarghi, il fascismo e la violenza, oggi la Rivoluzione bolivariana ha dimostrato di essere più viva che mai”, sottolineando come le elezioni si siano svolte in un clima pacifico e senza incidenti.

Il Presidente Maduro, alla chiusura della campagna elettorale aveva dichiarato, altresì, che il modello socialista venezuelano vuole puntare alla democrazia diretta e partecipativa, sottolineando che: Stiamo testando un nuovo modello di democrazia diretta, superando la democrazia borghese e rappresentativa, il vecchio concetto di democrazia liberale, che non è liberale, che è falso ed elitario; perché nei Paesi capitalisti è la democrazia dei miliardari”. Aggiungendo che nei Paesi liberal capitalisti, “se non sei miliardario, non puoi essere un candidato, non puoi essere niente, non puoi essere nessuno. Questi Paesi sono manipolati da un potere economico sempre più perverso”.

Riferendosi alla democrazia partecipativa, egli ha affermato che “È un metodo necessario e infallibile per una nuova forma di governo: il governo del popolo. Rompere gli schemi. Andare direttamente ai programmi concreti che i cittadini hanno nelle loro comunità”.

In tal senso egli vorrebbe proporre, con l'anno nuovo, una riforma costituzionale volta a riformare il sistema elettorale, comprendendo anche un sistema elettorale comunale, più inclusivo e vicino al cittadino.

Luca Bagatin

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venerdì 8 gennaio 2021

Venezuela. Si insedia la nuova Assemblea Nazionale. Articolo di Luca Bagatin

Si è insediata, nei giorni scorsi, la nuova Assemblea Nazionale del Venezuela, che è stata eletta il 6 dicembre scorso e durerà per il periodo 2021-2026.

Il deputato Fernando Soto Rojas, in quanto decano dell'Assemblea, è stato nominato a dirigere i lavori e ha dichiarato – nel discorso di insediamento e benvenuto ai deputati - che “l'Assemblea Nazionale ha legittimità costituzionale, legittimità popolare e fondamento storico. Spetta a noi, rappresentanti della volontà nazionale, agire come un insieme dialettico per far fronte a una realtà complessa, difficile ed esigente a livello nazionale, regionale e globale”.

Egli ha altresì ricordato come la rivoluzione bolivariana, portata avanti dai Presidenti Hugo Chavez e Nicolas Maduro, abbia svolto un ruolo fondamentale per la pace e per affrontare le crisi storiche e strutturali generate dal sistema capitalista.

Il deputato Jorse Rodriguez, rappresentante della coalizione di governo socialista Gran Polo Patriottico, la quale ha ottenuto 256 seggi su 277, è stato successivamente eletto quale Presidente dell'Assemblea Nazionale e, come vicepresidenti, i deputati Iris Varela - ex Ministra del sistema carcerario - e Didalco Bolivar, ex governatore dello Stato di Aragua.

Il Presidente del gruppo parlamentare del Gran Polo Patriottico, Diosdado Cabello, ha sottolineato come la nuova Assemblea Nazionale abbia “una grande maggioranza di chavisti e un gruppo di deputati dell'opposizione che sono i benvenuti nel dibattito”.

Successivamente ha preso la parola il deputato dell'opposizione di Alleanza Democratica, José Gregorio Correa, il quale si è detto insoddisfatto per il mancato inserimento dell'opposizione fra le cariche delle nuove autorità istituzionali e per la scarsa affluenza alle urne e che “Il Venezuela ha bisogno di riconciliazione, umanesimo, senza fischi e senza odio”.

Il deputato del Gran Polo Patriottico, in quota Partito Socialista Unito del Venezuela, Jesus Faria, ha affermato che “il popolo torna nell'Assemblea Nazionale, senza più traditori della patria e golpisti”.

Il nuovo Presidente dell'Assemblea Nazionale, Jorge Rodriguez, ha annunciato, successivamente, che il Parlamento introdurrà meccanismi tecnologici che permetteranno di avviare un processo di consultazione permanente con la cittadinanza, al fine di concorrere a formare le leggi.

Egli ha altresì sottolineato la necessità di valutare progetti volti a garantire maggiore tutela delle donne, leggi contro il femminicidio e strumenti giuridici che favoriscano il diritto ai servizi pubblici e a una vita più dignitosa.

Ha ribadito come le sanzioni imposte dagli USA e dall'UE al Venezuela abbiano danneggiato gravemente il Paese e il suo popolo e come il Parlamento dovrà lavorare duramente per denunciare tali misure coercitive. Oltre a ciò, ha ricordato i numerosi tentativi di colpi di stato, fomentati dall'esterno, per sostituire il legittimo governo Maduro con la forza.

Il Presidente del nuovo Parlamento, Rodriguez, ha inoltre sottolineato la necessità di perseguire e denunciare con forza tutti i fenomeni di corruzione che danneggiano il Paese.

Al termine della seduta sono state nominate le commissioni incaricate.

Nei giorni scorsi, l'Unione Europea, che pur non aveva riconosciuto il risultato elettorale del Venezuela del 6 dicembre scorso, ha smesso comunque anche di riconoscere l'ex deputato dell'opposizione Juan Guaidò come “autoproclamato” Presidente del Venezuela (peraltro mai candidato, né ufficialmente eletto a tale carica istituzionale).

Il Washington Post aveva denunciato casi di corruzione nello staff di Guaidò, che ne avevano rovinato ogni credibilità politica.

L'UE, ad ogni modo, continuerà a collaborare con Guaidò, per contrastare l'attuale governo socialista che viene ritenuto – dalla stessa UE - “illegittimo”, in quanto non gradito agli USA.

Il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha inviato il suo messaggio alla nuova Assemblea Nazionale affermando che “Inizia un nuovo ciclo politico di dialogo, rispetto e relazione democratica, sempre nel quadro della Costituzione”.

Luca Bagatin

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lunedì 4 maggio 2020

Venezuela. Fallito ennesimo tentativo di destabilizzazione del Paese. Il governo socialista resiste. Articolo di Luca Bagatin

Ennesismo tentativo di destabilizzazione del Venezuela. Ennesimo tentativo fallito, a circa un anno dal tentato golpe da parte dell'ex deputato dell'opposizione Juan Guaidò e dal suo sodale Leopoldo Lopez.
E' accaduto la mattina del 3 maggio scorso, come ha dichiarato il Ministro dell'Interno e della Giustizia venezuelano Néstor Reverol.
"Un gruppo di mercenari terroristi provenienti dalla Colombia ha tentato di compiere un'invasione via mare, con l'obiettivo di commettere atti terroristici nel Paese, assassinare il leader del governo rivoluzionario e aumentare la spirale di violenza (...) e con essa portare a un nuovo tentativo di colpo di stato ". In questo modo il Ministro Reverol ha spiegato il tentativo di incursione via mare da parte di una trentina di mercenari armati, a bordo di diversi motoscafi, lungo le coste dello Stato di La Guaira, nel nord del Paese.
Lo stesso Ministro ha fatto presente che il tentativo di invasione è fallito e che molti dei mercenari sono stati uccisi dalle forze speciali bolivariane, mentre altri sono stati catturati nelle prime ore del 3 maggio. Le autorità venezuelane hanno inoltre provveduto al sequestro di un arsenale di fucili d'assalto.
Reverol ha assicurato che il Paese rimane costantemente in allerta contro qualsiasi tentativo di destabilizzazione contro il legittimo governo socialista guidato da Nicolas Maduro, il quale, già un anno fa, fu ampiamente sostenuto dalla popolazione contro ogni tentativo di golpe da parte dei leader dell'opposizione liberale.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Presidente dell'Assemblea Nazionale Costituente (ANC), Diosdado Cabello, il quale ha puntato il dito contro gli USA, affermando:
"È un piano orchestrato dagli Stati Uniti, che utilizza agenti della DEA e del traffico di droga, per un'incursione militare nella nostra patria".
Il presidente dell'ANC ha sottolineato inoltre come uno dei morti dell'operazione fosse il capitano Robert Colina, alias Pantera, accusato di essere responsabile di un campo paramilitare in Colombia e collegato ad un traffico di armi da un milione di dollari, scoperto alcune settimane fa.
Secondo Cabello, Colina aveva legami con l'ex militare Clíver Alcalá, deportato di recente negli Stati Uniti, dopo essere stato accusato di traffico di stupefacenti e aver ammesso i suoi piani di voler portare armi nel territorio venezuelano, con il sostegno del deputato dell'opposizione Juan Guaidó, al fine di assassinare il Presidente Nicolás Maduro e alti funzionari del governo socialista.
Cabello ha inoltre puntato il dito contro il Presidente della Colombia, Iván Duque, in quanto, a suo dire, protettore delle azioni di Alcalá e Colina.
"Questa Assemblea costituente nazionale respinge fortemente gli atti di violenza e rifiuta che i governi degli Stati Uniti e della Colombia continuino a cercare di minare le istituzioni in Venezuela. E la cosa più triste è che sono finanziati dal traffico di droga", ha concluso Cabello.
Ancora una volta, il Venezuela socialista, resiste alle aggressioni esterne.

Luca Bagatin

venerdì 18 ottobre 2019

Venezuela rieletto nel Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU. Maduro: "Trionfa l'autodeterminazione dei popoli". Articolo di Luca Bagatin

Il Venezuela viene rieletto nel Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU (D.D.H.H.) con 105 voti favorevoli su 193 dell'Assemblea Generale ONU.
Il Consiglio è composto di 47 membri, di cui 14 eletti giovedì e all'America Latina spettavano due seggi, uno dei quali è stato ottenuto proprio dal Venezuela e l'altro dal Brasile.
Il Ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza ha dichiarato, in proposito: “Oggi abbiamo il coraggio di descrivere queste elezioni come storiche, perché stiamo affrontando una feroce campagna degli Stati Uniti e dei suoi governi satellite”.
Sino a poco tempo fa, infatti, il Venezuela socialista guidato dal Presidente Nicolas Maduro, era considerato “isolato diplomaticamente”, cosa che, nei fatti, non è ed è stata confermata anche dal fatto che la gran parte della Comunità Internazionale ha sostenuto il Presidente Maduro contro il colpo di Stato guidato dall'ex deputato dell'opposizione Guaidò.
Il Venezuela ottiene dunque il seggio nel D.D.H.H., nonostante finanche l'opposizione di alcune ONG, che si sono attivate in modo contrario. Così come ha fatto il Costa Rica, presentando una sua candidatura, purtuttavia sconfitta (ha ottenuto solo 96 voti).
Il Ministro Arreaza ha poi ringraziato il Movimento dei Paesi Non Allineati, che ha fornito un forte contributo all'elezione del Venezuela nel Consiglio e l'Ambasciatore venezuelano presso l'ONU, Samuel Moncada, ha twittato: “Mai prima d'ora siamo andati alle elezioni contro forze così grandi e potenti, tuttavia il rischio di perdere ha solo rafforzato il nostro spirito combattivo perché la nostra causa è giusta. Difendiamo il nostro diritto all'autodeterminazione e alla pace”.
Da parte sua il Presidente Maduro ha affermato, entusiasta, su Twitter: “Con 105 voti a favore, il Venezuela entra nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite come paese libero e sovrano. Al di sopra delle minacce, la nostra diplomazia di pace bolivariana ha trionfato e la libera autodeterminazione dei popoli. Viva la Patria !”.
Il Presidente dell'Assemblea Nazionale Costituente del Venezuela, Diosdado Cabello, relativamente alle elezioni anticipate dell'anno prossimo, ha invitato le opposizioni a parteciparvi e a non disertarle, come hanno fatto in passato: “Il prossimo anno ci saranno le elezioni in Venezuela (…) speriamo che il settore dell’opposizione possa partecipare o voglia partecipare (…) esiste una parte dell’opposizione che è disposto a partecipare, tuttavia il settore che ha il sostegno degli Stati Uniti non ha ancora deciso”.
Cabello ha altresì fatto presente che il governo Maduro è da sempre disponibile al dialogo con tutta l'opposizione.

Luca Bagatin

domenica 24 febbraio 2019

Manuela Saenz, Eroina latinoamericana: un'intervista alla studiosa Maddalena Celano a cura di Luca Bagatin

Le Storie d'Europa e d'America Latina, per molti versi, sono intersecate fra loro. Lo sono, purtroppo, tristemente, se pensiamo ai milioni di Nativi sterminati dai colonizzatori europei nel XVI, XVII e XVIII secolo. Ma, ad ogni modo, il XIX ed il XX secolo, vedranno la nascita – in quelle terre – di nuovi liberatori ed emancipatori dei Nativi e delle classi oppresse.
Di alcuni di questi ci parla Maddalena Celano, studiosa di America Latina e di lotte per l'emancipazione femminile, la quale ha dato di recente alle stampe due saggi relativi all'eroina latinoamericana Manuela Sáenz (1797 -1856), ovvero Manuela Sáenz: l’altro volto dell’Indipendenza latinoamericana”, edito da Edizioni Accademiche Italiane e “Manuela Sáenz Aizpuru – Il femminismo rivoluzionario oltre Simon Bolívar”, edito da Aras. Opere che furono peraltro da me recensite al seguente link http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/11/manuela-saenz-eroina-latinoamericana.html
Ho avuto dunque, in questi giorni, la possibilità di intervistare Maddalena Celano per parlarci, più nel dettaglio, dei suoi studi in merito e dell'evoluzione delle lotte d'emancipazione in America Latina.

Luca Bagatin: Come hai scoperto il personaggio storico di Manuela Sáenz ?
Maddalena Celano: Quando qualche tempo fa mi recai a Cuba, a La Habana, conobbi la professoressa Acela Caner Román, autrice del saggio “Voci di donne cubane. La Tia Angelina e le altre”. Acela mi regalò un fumetto dal titolo “Manuelita”. Le chiesi dunque chi fosse “Manuelita” e lei mi rispose che si trattava di un personaggio storico, conosciuta comel'amante dell'eroe indipendentista latinoamericano Simón Bolívar”, detto “Il Libertador”. Un’eroina che riuscì finanche a sventare un complotto contro di lui e a salvarlo da un attentato il 25 settembre 1828 a Bogotà, in Colombia. Da allora fu soprannominata "Libertadora del Libertador". Dunque, la mia curiosità crebbe sempre più e decisi così di proseguire le mie ricerche, scoprendo così che tutta la Storia del continente ispano-americano è pervasa di personaggi femminili forti, straordinari e assolutamente inusitati.

Luca Bagatin: Che cosa ti ha affascinato di più di questa eroina latinoamericana ?
Maddalena Celano: Il suo temperamento rivoluzionario e indomito. Le donne, nell'ambito dell'indipendenza delle Americhe, sono state tradizionalmente rappresentate come sarte, fabbricanti di uniformi e bandiere, cuoche, prostitute, infermiere, spie. In realtà vi furono diverse donne a capo della guerriglia, come nel caso della messicana Antonia Nava, chiamata Generalessa, la quale aizzò alla rivolta un intero esercito, alla testa del quale ha combattuto con coraggio esemplare. Oppure la figura della cilena Javiera Carrera, la quale non solo ha provveduto al sostentamento dei suoi fratelli, ma ha anche organizzato il Primo Consiglio di Amministrazione nel suo Paese. Manuela Sáenz si è distinta invece sia come stratega militare che come attivista politica. Ha operato, alla pari degli uomini più noti del suo tempo, nell'ambito di cospirazioni e intrighi, come dimostra anche una lettera di Francisco Antonio Sucre, indirizzata al Libertador, del 10 dicembre 1824. La forte personalità di Manuelita Sáenz, ha prevalso sui suoi nemici, facendoci intravedere la forza di un personaggio in grado di rompere barriere sociali, morali e di genere. Manuela Sáenz fu coraggiosa anche nell'ambito della sua vita privata. La relazione che intrattenne con il Libertador fu all’insegna della passione ideale. Entrambi furono amanti della libertà e totalmente al servizio della lotta per l'indipendenza.

Luca Bagatin: Se escludiamo “Libertadora ! Storia di Manuela Sáenz” di Toni Klingendrath edito da Stampa Alternativa nel 2010, i tuoi saggi sono gli unici editi in Italia che raccontano le gesta dell'”Anita Garibaldi equadoriana”. Come mai pensi che Manuela Sáenz sia così poco raccontata e celebrata ?
Maddalena Celano: Direi che, nel corso della sua vita, fu molto invidiata e calunniata. Tale potrebbe essere la principale ragione. Fu nominata - per ordine di Bolívar - membro dello Stato Maggiore dell'Esercito di Liberazione e, successivamente, le fu attribuito il grado di Colonnello. Aspetto che attirò le invidie del Vicepresidente della Gran Colombia, il Generale Francisco de Paula Santander, il quale protestò vivamente, ritenendo che fosse degradante elevare agli onori militari una donna. Successivamente, Manuela scoprì i piani di cospirazione del Generale contro il Libertador. Santander aveva costruito una vera e propria macchina del fango, sia contro il Libertador che contro di lei. Sicuramente Bolívar non morì durante l’attentato, ma l'esperienza di tale brutale attacco segnò il suo declino spirituale e la sua salute ne rimase influenzata in modo significativo. Nel dicembre 1830 Bolívar morì e da allora la Gran Colombia iniziò a disgregarsi e vani furono i tentativi di Manuela Saánz di evitare che ciò potesse accadere. Fu arrestata e detenuta con degli schiavi e, successivamente, espulsa dal Paese. Decise quindi di tornare in Ecuador, ma l'allora Presidente Vicente Rocafuerte la respinse. Calunniata e isolata, morì in esilio a Paita, in Perù.. Tutto il suo operato venne svilito ed offuscato dal discredito. In America Latina fu riscoperta solo a partire dal 1988 e ciò grazie al ritrovamento dei suoi scritti, creduti scomparsi.

Luca Bagatin: Ritieni che le lotte di Manuela Sáenz e Simon Bolívar siano ancora attuali e, se sì, perché ?
Maddalena Celano: Certamente. Ritengo che in questa fase storica di profonda crisi economico-politica internazionale - che vede prevalere forme di neoimperialismo, neocolonialismo, classismo, razzismo, misoginia ed omofobia – il pensiero bolivariano – recuperato da Hugo Chavez e dal governo successivo di Maduro in Venezuela - possa costituire una delle poche forme di eguaglianza e inclusione sociale. E' un'eredità storica che oggi è stata rifondata sul rispetto dei diritti dei popoli nativi e i diritti di cittadinanza, sotto il dominio della legge, fondamento del diritto. Quando Bolívar ad Angostura, nel 1819, chiese la libertà per gli schiavi, propose un progetto di inclusione sociale e di uguaglianza, che è ciò che hanno fatto oggi i governi bolivariani in Venezuela e quelli socialisti dell'America Latina, ovvero l'inclusione delle masse che storicamente sono sempre state escluse. Lo hanno fatto introducendo, innanzitutto, una sanità e un'istruzione gratuita e garantita a tutti. L'eredità di Bolivar e di Chávez è, a parer mio, fondata sull'amore per le classi popolari, l'onestà, il coraggio, la lotta per la verità. Così come la lotta dei popoli oppressi contro gli oppressori, il primato e le priorità governative conferite agli indigeni, alle donne e alle classi subalterne. Si parla da diverse settimane della "crisi" venezuelana, ma è impossibile capire cosa sta accadendo in Venezuela se non ci rendiamo conto che il popolo venezuelano sta pagando il medesimo prezzo di tutti i popoli che - nella Storia - hanno osato fare delle rivoluzioni. Da Spartacus a Gesù Cristo sino ai primi cristiani; dalle ribellioni dei popoli nativi americani come quelli guidati da Tupac Amaru, sino ai combattenti per le lotte d'Indipendenza in ogni parte del mondo. E' anche per questo che ritengo che le lotte di Bolivar e di Manuela Sáenz siano di strettissima attualità.

Luca Bagatin

giovedì 8 novembre 2018

Manuela Saenz: Eroina latinoamericana raccontata in due saggi. Articolo di Luca Bagatin

Note sono - almeno a coloro i quali si interessano e occupano di lotte risorgimentali e di emancipazione sociale ottocentesche - le vicissitudini che portarono l'Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882), in America Latina, a lottare contro l'Impero del Brasile e per la liberazione dell'Uruguay, anche assieme alla moglie Anita (Ana Maria de Jesus Ribeiro de Silva, 1821 - 1849), la quale diverrà così l'Eroina dei Due Mondi.
Noto è anche che, ben prima di lui, un altro Eroe, un altro Liberatore, ovvero Libertador, contribuirà all'indipendenza della gran parte dell'America Latina dal giogo spagnolo, divenendo Presidente di gran parte delle neonate Repubbliche latinoamericane: Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù. Parliamo di Simon Bolivar (1783 - 1830), il quale, come Garibaldi, trovò la sua Anita nell'ecuadoriana Manuela Saenz Aizpuru (1797 - 1856), passata alla Storia come la Libertadora del Libertador.
Di tale figura femminile eroica, spesso trascurata dalla storiografia ufficiale, parlano i due saggi della studiosa Maddalena Celano, ovvero "Manuela Saenz: l'altro volto dell'Indipendenza latinoamericana", edito da Edizioni Accademiche Italiane e che si avvale della prefazione del prof. Diego Battistessa dell'Instituto Universitario de Estudios Internacionales y Europeos Francisco de Vitoria Coordinador Académico del Máster en Acción Solidaria Internacional
y de Inclusión Social dell'Università Carlos III de Madrid e "Manuela Saenz Aizpuru - Il femminismo rivoluzionario oltre Simon Bolivar" edito da Aras, testo, quest'ultimo, più divulgativo e meno accademico, rivolto ad un pubblico più ampio.
Figlia illegittima, pur dalle nobili origini; vittima di un matrimonio combinato che la porterà a divorziare in giovane età, Manuela Saenz fu - con il suo temperamento indomito e anticonformista - agitatrice politica, cospiratrice, spia, soldatessa e amante del più noto Generale latinoamericano dell’epoca, ovvero il già citato Simon Bolivar.
Maddalena Celano, nel suo saggio, che si avvale di numerose fonti storiografiche, fra cui quelle fornite dal noto scrittore e saggista uruguayano Eduardo Galeano (1940 - 2015), rileva che dal 1860, quattro anni dopo la morte, la memoria storica di Manuela Saenz venne praticamente cancellata dalla storiografia e dalla letteratura ufficiale e sarà solo merito dello storico Victor Wolfgang von Hagen (1908 - 1985) se la sua figura sarà per molti versi riportata alla luce della Storia.
Spirito ribelle quello di Manuela Saenz, la quale, cresciuta in un convento a seguito della morte della madre - Maria Joaquina Aizpuru - fuggirà da questo all'età di 17 anni, nel 1815 ed in seguito sarà costretta a sposare un medico inglese - James Thorne - come nei desideri di suo padre, il nobile Simon Saenz Vergara. Molto presto, nel 1822, si separerà dal marito, iniziando così ad abbracciare le lotte rivoluzionarie contro la dominazione spagnola dell'Ecuador - oltre che lottando per i diritti delle donne, divenendo dunque una fra le prime paladine dell'emancipazione femminile della Storia - e conobbe dunque Simon Bolivar, del quale divenne compagna sino alla di lui morte, avvenuta nel 1830.
Con Bolivar viaggiò in Perù e partecipò alla gran parte delle battaglie che porteranno alla liberazione dell'America Latina dalla dominazione spagnola. Morirà di difterite nel 1856, ventisei anni dopo il compagno e si manterrà traducendo e scrivendo lettere su commissione, vendendo tabacco e realizzando ricami e dolci su ordinazione. Sarà spesso visitata e ammirata da personaggi illustri fra i quali il già citato Giuseppe Garibaldi - che dalle gesta di Bolivar e di Manuelita trarrà ispirazione per le successive lotte risorgimentali italiane - e lo scrittore Herman Melville.
I saggi di Maddalena Celano, oltre a darci contezza della vita di questa Eroina immortale, ci presentano aspetti intimistici, profondamente romantici e a tratti persino erotici e con qualche punta di gelosia del rapporto con Simon Bolivar, attraverso un ampio epistolario - frutto dei periodi di separazione fra i due, causati dalle lotte contingenti - e fonti inedite.
Nei saggi non mancano, inoltre, analisi politologiche relative alle lotte di emancipazione femminile condotte da Manuela Saenz, le quali si sono inevitabilmente riverberate nella lotta per l'emancipazione femminile odierna in America Latina, nonché analisi relative al bolivarismo, inteso nel senso più ampio e attuale, come processo che - dall'avvento al governo del Presidente Hugo Chavez in poi - ha caratterizzato la politica sociale e socialista del Venezuela del XXI secolo.
"Manuela Saenz: l'altro volto dell'Indipendenza latinoamericana"e "Manuela Saenz Aizpuru - Il femminismo rivoluzionario oltre Simon Bolivar", sono dunque due saggi che colmano non poche lacune, se pensiamo che gli ultimi saggi su tale storica figura sono stati scritti e editati all'estero prevalentemente negli Anni '80 e '90, se escludiamo l'ottimo e forse unico saggio pubblicato in Italia sull'argomento: "Libertadora ! - Storia di Manuela Saenz" di Toni Klingendrath, edito da Stampa Alternativa nel 2010.


Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it

Ai seguenti link due interviste di Luca Bagatin alla studiosa Maddalena Celano, realizzate negli scorsi anni, su Cuba e dintorni: 

mercoledì 22 novembre 2017

Cuore e Critica...radicale al liberalismo. Riflessioni di Luca Bagatin

In politica preferisco le donne che antepongono il sentimento alla ragione.
Che antepongono l'amore per i popoli alla fredda legge dell'economia e della finanza.
In questo senso amo figure come Anita Garibaldi, Evita Peron, Moana Pozzi e Cristina Kirchner.
Sicuramente non amo figure come Ayn Rand, Emma Bonino o Angela Merkel.

Dopo vent'anni di attività politica ho compreso che votare non serve a nulla (Mark Twain insegna).
Ovvero che l'unico modo per resistere, esistere e lottare è approfondire, leggere, studiare, in solitudine. Ed evitare di perdere tempo con fenomeni mediatici, con notizie che arrivano da tutte le parti, con tifoserie da stadio inutili, perché strumento del Potere per rafforzarsi.


Le cosiddette rivoluzioni liberali dell '800 nei Paesi latini, pensiamo ad esempio al liberalismo dei Libertadores quali José Martì e Simon Bolivar, non hanno nulla a che vedere con la degenerazione del liberalismo del '900, diventata dittatura della merce e del danaro.

Mi sono allontanato completamente dal liberalismo economico, sino a diventarne un nemico, quando ho iniziato a vedere gli effetti negativi delle cosiddette leggi di mercato in particolare sul lavoro e sulle bollette dei servizi pubblici (e che dovrebbero rimanere tali !).
Penso dunque che il liberalismo economico sia un sistema profondamente ingiusto e disgustoso.



Non conosco niente di più tenero di un gatto e, purtroppo, niente di meno tenero di un essere umano.

In Italia noto che c è chi sta con il Venezuela chavista in due modi: da sinistra, equiparando il chavismo alla sinistra classica europea (fighetta, borghese, buonista), oppure da destra ritenendo il chavismo uno dei tanti argini al sedicente Nuovo Ordine Mondiale.
Penso sbaglino entrambi.
Personalmente, essendo da sempre un indipendente, non di destra e non di sinistra, sto semplicemente con il chavismo perché trovo incarni lo spirito dell America Latina arcaica, spirituale, sociale e trovo che incarni allo stesso tempo lo spirito di quel socialismo e repubblicanesimo originario che l'Europa ha perduto e dimenticato da almeno un centinaio di anni, per aprirsi all'egoismo liberale e all'indistinzione mediatica.

Siamo come il sognatore che sogna e vive nel sogno. Ma chi è il sognatore ? (tratto da "Twin Peaks", terza stagione)

mercoledì 15 novembre 2017

Il Venezuela bolivariano e libertario chiede pace e sovranità: no alle sanzioni dell'Unione Europea ! Articolo di Luca Bagatin

Il 30 luglio scorso, in Venezuela, si erano tenute le elezioni per la democratica Assemblea Costituente, la quale aveva lo scopo di iniziare un dialogo costruttivo e pacifico con l'opposizione - che per mesi aveva organizzato vere e proprie guerriglie di piazza - e costituzionalizzare alcuni diritti sociali. Il 15 ottobre scorso, alle elezioni regionali (ovvero la ventitreesima elezione democratica in diciotto anni in Venezuela), poi, il partito di governo, ovvero il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), aveva conquistato la maggioranza di 18 governatori su 23, assicurandosi complessivamente il 54% dei consensi, in elezioni che hanno visto aumentare l'affluenza, passata dal 53,9% del 2012 al 61,4% degli aventi diritto. Tutto ciò, ad ogni modo, pressoché nel quasi totale silenzio della gran parte dei media europei.
Successi, ad ogni modo, per il governo socialista bolivariano e chavista, il quale, anche grazie agli accordi commericiali con Russia e Cina, si sta apprestando a restituire il debito contratto con l'estero.
Successi che, evidentemente, non sono piaciuti nè agli Stati Uniti d'America, i quali ambiscono al petrolio venezuelano, nè all'Unione Europea, che ha imposto in questi giorni assurde sanzioni contro il Paese latinoamericano.
L'Ambasciata del Venezuela in Italia ha rilasciato, alcuni giorni fa, un comunicato ufficiale che condanna fermamente la decisione dell'Unione Europea, la quale sembra tornata ai tempi in cui l'America Latina era una colonia delle potenze europee.
Nel comunicato si legge, fra l'altro: "La Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna fermamente la decisione del Consiglio dell'Unione Europea che intende imporre sanzioni illegali, assurde e inefficaci contro il popolo del Venezuela. Violando palesemente il Diritto Internazionale e i sacri principi del rispetto della sovranità, dell'autodeterminazione e della non ingerenza negli affari interni degli Stati, stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite, le istituzioni europee dimostrano la loro deplorevole e vergognosa subordinazione ai dettami del governo degli Stati Uniti. Assecondando la condotta aggressiva di Washington, il Consiglio dell’Unione Europea giustifica le sue azioni con argomenti ricalcati dalle sanzioni che l'amministrazione Trump ha recentemente imposto contro il Venezuela e il suo popolo. (...) Bisogna evidenziare che queste presunte sanzioni non solo aggrediscono il popolo venezuelano, ma anche il quasi milione di europei che hanno scelto il nostro Paese come la loro casa e che hanno direttamente subito le conseguenze della violenza politica ed economica generata dall'opposizione negli ultimi mesi. L'Unione Europea stabilisce anche un pericoloso precedente nei rapporti con l'America Latina, arrogandosi l'autorità di punire un paese sovrano, soltanto perché il suo modello di democrazia popolare non è in linea con i modelli elitari e corporativi dei regimi europei".
Nel comunicato è peraltro ribadita la volontà del Venezuela socialista e bolivariano di proseguire nel cammino della pace, della concordia e della giustizia sociale, affermando: "I popoli del mondo e della comunità internazionale devono sapere che la priorità del Venezuela non sono le armi o le attrezzature militari, e questa inefficace operazione mediatica e politica non influenza in alcun modo la nostra sicurezza interna. L'obiettivo del governo Bolivarano è quello di preservare la pace nazionale attraverso il dialogo e il perseguimento dello sviluppo attraverso la giustizia sociale, superando i problemi attuali".
Viene infine e giustamente rammentato il suo essere Stato indipendente e sovrano, fedele alla sua eredità libertaria. Si legge nel comunicato, infatti: "La Repubblica Bolivariana del Venezuela ribadisce il suo irrevocabile stato indipendente e sovrano e denuncia questi atti ostili davanti alla Comunità Internazionale. Nessuna decisione proveniente da élite e burocrazie europee riuscirà a intaccare la decisione sovrana del nostro popolo di essere libera. Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela esige all'Unione Europea di cessare con le sue azioni ostili e prendere le distanze dal bellicismo e dal programma interventista del governo degli Stati Uniti che ha fatto tanto male al nostro paese e nel mondo. Ribadiamo che, fedele alla sua eredità libertaria e sostenitore dell'indipendenza, il popolo venezuelano si manterrà forte contro qualsiasi attacco o minaccia. Il governo Bolivariano del Venezuela mantiene il suo potere decisionale in diversi ambiti per assicurare la difesa della pace e della sovranità nazionale".
Il Venezuela, in sostanza, non deve diventare una nuova Libia e una nuova Siria, cosa che con le sue sanzioni l'Unione Europea rischia di fare.
Una Unione Europea, peraltro, sempre più autoreferenziale, oligarchica, lontana dalle necessità dei cittadini e dalla giustizia sociale, la cui linea è dettata principalmente dall'estrema destra dei popolari e da cosiddetti "socialisti" ormai approdati da tempo al capitalismo assoluto.
Una Europa distante anni luce da quella che noi garibaldini e mazziniani abbiamo sempre sognato: fraterna, solidale, sociale, libertaria, democratica, civile.
Il Venezuela laico, socialista cristiano e libertario va dunque rispettato e difeso e così tutta l'America Latina del Socialismo del XXI secolo.
Non a caso, proprio in questi giorni, l'ex Presidente dell'Uruguay Josè "Pepe" Mujica, meglio conosciuto come il Presidente più povero del mondo per aver destinato il 90% del suo stipendio in beneficenza, ha invitato tutte le organizzazioni sociali a partecipare a Montevideo, alla Conferenza Continentale per la Democrazia e contro il Neoliberismo" nelle giornate dal 16 al 18 novembre. L'obiettivo è quello di mettere in comunicazione fra loro i vari movimenti che si contrappongono al capitalismo ed all'oligarchia in America Latina.
Nel 1969 John Lennon e Yoko Ono cantavano "Give Peace a Chance" contro la guerra nel Vietnam scatenata sempre dall'imperialismo statunitense. Oggi, ancora una volta, occorre dare una chance alla pace e all'amore nel e per il continente Latinoamericano e per tutti i popoli liberi e sovrani, ovunque si trovino, nel nome del socialismo libertario, nel nome di Bolivar e di Garibaldi.

Luca Bagatin

venerdì 29 settembre 2017

Diritti sociali e risorse per disabili: tagliare è "democratico", tutelare è "dittatura". Articolo tratto da "L'Antidiplomatico"

 

All’inizio della sessione, il viceministro per la Suprema Felicità Sociale del Popolo, Carolina Cestari, ha segnalato che la redazione di un capitolo dedicato ribadisce il ruolo da protagonista assunto dalle persone con disabilità negli ultimi 18 anni grazie alla Rivoluzione Bolivariana.


di Fabrizio Verde
 
La Repubblica Bolivariana del Venezuela nella nuova Costituzione che sarà partorita dall’Assemblea Nazionale Costituente inserirà un capitolo interamente dedicato alle persone con disabilità. Un’iniziativa che pone il Venezuela all’avanguardia nel rispetto dei diritti umani fondamentali, come sottolineato da Delcy Rodriguez, l’ex ministro degli Esteri che presiede la Costituente. 

«Oggi, nell’Assemblea Nazionale Costituente, dove stiamo studiando un nuovo capitolo per la Costituzione, che segnerà anche un nuovo percorso d’avanguardia per il Venezuela, siamo davvero onorati di avviare un ampio dibattito affinché tutta la società venezuelana, tutte le persone disabili, possano partecipare alla costruzione e alla redazione di questo nuovo capitolo dedicato ai diritti delle persone con disabilità». 

All’inizio della sessione, il viceministro per la Suprema Felicità Sociale del Popolo, Carolina Cestari, ha segnalato che la redazione di questo capitolo ribadisce il ruolo da protagonista assunto dalle persone con disabilità negli ultimi
18 anni grazie alla Rivoluzione Bolivariana. 
L’attenzione del Venezuela bolivariano ai diritti delle persone disabili ha portato nel 2007 all’approvazione della ‘Ley para Personas Con Discapacidad’. E successivamente alla creazione, su iniziativa di Chávez, della missione sociale José Gregorio Hernández, dedicata all’attenzione verso i cittadini venezuelani con disabilità. 

«Questo è stato possibile solo grazie alla Rivoluzione. Siamo all’avanguardia nel campo della disabilità», ha spiegato Carolina Cestari. 

L’iniziativa venezuelana acquista ancora più valore se pensiamo che in tutta Europa, gli Stati cosiddetti democratici, tagliano risorse e servizi dedicati alle persone disabili. Oppure, senza allontanarci troppo dal Venezuela, nel Brasile del golpista Temer vengono cancellati i benefici sociali previsti per le persone malate di sclerosi multipla. 

Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-diritti_sociali_e_risorse_per_disabili_tagliare__democratico_tutelare__dittatura/5694_21603/

lunedì 18 settembre 2017

"Todos Somos Venezuela": dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana. Articolo tratto da TeleSur e l'Antidiplomatico



Circa 197 delegati internazionali provenienti dai cinque continenti del mondo si riuniscono da oggi presso il Teatro Teresa Carreño di Caracas, capitale del Venezuela, con l’obiettivo di dialogare in favore della pace nel paese sudamericano.
Per l’iniziativa ‘Todos Somos Venezuela’: dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana, che si terrà fino al prossimo 19 settembre, dove sarà approvato un piano internazionale di azione di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana.
Questa giornata mondiale si svilupperà in due fasi. Tra il 16 e il 17 si insedieranno cinque tavoli di lavoro che culmineranno nella Dichiarazione dei Popoli in Difesa della Rivoluzione Bolivariana (Dichiarazione di Caracas).
Nei tavoli di lavoro saranno dibattuti temi che riguardano la difesa della sovranità e la pace, la lotta contro la guerra, l’imperialismo, il suprematismo razziale, la controrivoluzione finanziaria globale e i diritti della madre terra.
Nei giorni 18 e 19 gli invitati internazionali conosceranno alcune esperienze del processo rivoluzionario venezuelano, con visite presso urbanizzazioni della Gran Misión Vivienda Venezuela (GMVV) e incontri con realtà produttive.
In questi due giorni saranno inoltre organizzati dei forum sulla difesa integrale della nazione, l'unione civico-militare e l'antimperialismo. Le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti contro la nazione sudamericana saranno uno degli argomenti da discutere.
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, che ha convocato i popoli a prendere parte a questa giornata internazionale il 20 agosto, ha ribadito il suo invito alla vigilia.
«Invito tutto il popolo, il movimento popolare, i movimenti di opinione, gli intellettuali venezuelani, i movimenti sociali del Venezuela, i movimenti politici, i partiti del Gran Polo Patriottico a questa giornata mondiale che si sta per sviluppare a Caracas per il dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana del Venezuela», ha esortato.
Nelle riunioni preparatorie della giornata internazionale hanno preso parte, tra gli altri, il Movimento Patria Grande dell’Argentina, il Movimento dei Lavoratori Sin Tierra del Brasile, i Circoli Bolivariani di New York, il Movimento dei Poveri degli Stati Uniti, la France Insoumise e il Frente Amplio dell’Uruguay.
«La consegna è una sola: Todos Somos Venezuela e ci saranno una serie di iniziative a livello di reti sociali (…) in vari idiomi ci saranno campagne mondiali, un gran dialogo perché il Venezuela ha diritto a difendersi e ha chi lo difende qui e nel mondo intero», ha sottolineato il presidente.

(Traduzione dallo spagnolo per l'AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

(Manifestazione a sostegno del Venezuela in Gran Bretagna, 17 settembre 2017)

domenica 23 luglio 2017

Cuba: Dio Patria Socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Era il 26 luglio 1953 quando alcuni esponenti del Partito Ortodosso - partito ispirato al Libertador José Martì - guidati da un avvocato di ventisei anni chiamato Fidel Alejandro Castro Ruz, iniziarono la Rivoluzione contro il dittatore Fulgencio Batista, il quale aveva trasformato Cuba nel "bordello degli Stati Uniti d'America".
Questo l'inizio di un'epoca storica che porterà Cuba a riacquistare, nel 1959, la sua sovranità perduta.
Di questo tratta l'ottimo saggio "Cuba: Dio Patria Socialismo" di Andrea Virga, edito da Nova Europa (http://www.novaeuropa.it). Virga, una militanza passata a destra e dunque non sospettabile di simpatie castriste e socialiste, analizza in questo saggio composto da numerosi ed approfonditi articoli, la Storia della Rivoluzione cubana sino alla Cuba dei giorni nostri. E lo fa senza alcun pregiudizio, avedo vissuto diversi anni a Cuba, dimostrando, anzi, al di là della vulgata di matrice liberal-destrorsa, quanto l'Isola caraibica per eccellenza sia una piccola grande democrazia ispirata non tanto al marxismo, quanto piuttosto al socialismo originario ed al pensiero di José Martì, primo Libertador dell'Isola del XIX secolo.
Chi fu, innanzitutto, José Martì ? Virga gli dedica un intero capitolo. Nato nel 1853 da due spagnoli della classe media, è arrestato a soli sedici anni per aver scritto, assieme ad altri suoi compagni di scuola, una lettera ad un altro suo compagno reo di essersi arruolato volontario con i collaborazionisti del Re di Spagna. Le sue simpatie, sin dal 1868, vanno infatti agli insorti che chiedono libertà e indipendenza dalla Madrepatria. Nel 1871 sarà così deportato in Spagna e qui inizierà ben presto la sua attività letteraria e giornalistica. Impossibilitato a tornare a Cuba, soggiornerà in Messico e Guetemala e sarà iniziato alla Massoneria. Tornato a Cuba nel 1879 sarà subito messo agli arresti e sceglierà l'esilio a New York e qui sarà nominato portavoce del Comitato Rivoluzionario Cubano. Continuerà così a battersi per l'indipendenza della sua patria e di tutte le Repubbliche latinoamericane, dal Venezuela all'Uruguay e pubblicherà il saggio "Nuestra America", oltre che fonderà, nel 1892, il Partito Rivoluzionario Cubano. Nel 1895 scoppierà la guerra d'indipendenza dell'Isola, alla quale egli prenderà parte, ma sarà ucciso in una imboscata. Ispirato da Simon Bolivar e dai Libertadores della sua epora, oltre che estimatore dell'idealismo tedesco e opera di Marx, Martì conierà il motto "Essere istruiti per essere liberi" ed oggi la sua statua e la sua effige campeggia in tutta Cuba ed è la massima figura ispiratrice dei rivoluzionari castristi.
Come spiega Andrea Virga, è infatti errato ritenere che la Rivoluzione cubana abbia avuto una impronta marxista-leninista in quanto già il Movimento 26 luglio, guidato da Fidel Castro e che nel 1953 darà vita alla Rivoluzione, era formato non già da comunisti, bensì da membri di quel Partito Ortodosso "di centro" ispirato a Martì. Il carattere socialista marxista sarà successivamente acquisito più per necessità di carattere geopolitico internazionale che per autentica convinzione, al punto che Cuba fu da sempre un'Isola ribelle finanche nei confronti dell'Unione Sovietica, applicando un socialismo di matrice più autogestionaria che statalista.
Gli stessi oppositori dell'attuale governo cubano - come evidenziato nel saggio di Virga - sono di matrice socialdemocratica e cristiano-democratica e, pur chiedendo il multipartitismo e una economia sociale di mercato, sono ben lungi dal contrastare le conquiste sociali ottenute dalla Rivoluzione, in particolare nel settore dell'istruzione pubblica e sanitaria, una delle eccellenze al mondo.
A Cuba non vi è infatti un sistema multipartitico, ma l'unico partito politico esistente, ovvero il Partito Comunista Cubano, al quale possono accedere solo persone che si sono particolarmente distinte in ogni campo sociale e pubblico, è ben lungi dall'influenzare la politica del Paese.
Dal 1992 le elezioni politiche sono ammesse e sono a suffragio universale e chiunque può prendervi parte. La selezione dei candidati avviene nel modo più democratico possibile, ovvero dal basso e attraverso assemblee di quartiere. Successivamente i candidati selezionati saranno sottoposti all'approvazione popolare ed ogni cittadino può esprimere una o due preferenze e risulteranno eletti solo i candidati che otterranno l'approvazione di almeno il 50% dei votanti. E' vietata la propaganda elettorale proprio per assicurare ad ogni candidato lo stesso trattamento, evitando quelle campagne milionarie che nei Paesi cosiddetti "liberali" hanno generato il fenomeno delle tangenti e della corruzione (sic !).
Un sistema, in sostanza, assolutamente democratico, in barba alle accuse di "dittatura" mosse dalle sedicenti "democrazie liberali".
Aspetto approfondito da Andrea Virga nel suo saggio sono i Comitati di Difesa della Rivoluzione, fiore all'occhiello dell'Isola ed al quale sono affiliati oltre 8.400.000 cubani su una popolazione di 9.000.000 sopra i 14 anni di età e sono totalmente autofinanziati.
Tali Comitati, il cui simbolo richiama i "mambises" delle guerra d'indipendenza, hanno il compito sia di garantire la sicurezza cittadina, oltre che il decoro e la pulizia urbana, sia di fornire informazioni in campo medico-sanitario e di garantire la prevenzione attraverso raccolta e donazione di sangue, praticando vaccinazioni ed attività di assistenza ad anziani e bambini.
I Comitati di Difesa della Rivoluzione hanno anche l'importante compito di svolgere una attività di controspionaggio e di sorveglianza dello Stato cubano, minacciato da continui tentativi di destabilizzazione in particolare da parte degli Stati Uniti d'America.
Stati Uniti d'America che, mentre con Obama avevano aperto i rapporti con l'Isola caraibica facendo ben sperare in proposito alla fine dell'embargo, oggi - con Trump - si stanno nuovamente raffreddando.
Cuba, ad ogni modo, nonostante l'embargo che dura dal 1962, resiste. Ha restitito sino agli Anni '90 grazie al contributo sovietico, ma ha continuato a resistere - pur fra mille difficoltà - anche dopo.
Virga spiega ottimamente anche e proprio il periodo più travagliato che Cuba dovette affrontare dopo il crollo dell'URSS, ovvero il cosiddetto Periodo Speciale, caratterizzato da carenza di risorse, conseguenti problemi nei trasporti, iperinflazione, deficit di bilancio inquietante aggravato ancor più dall'embargo statunitense. Periodo affontato con coraggio dai cubani e dal pragmatismo del Lider Maximo Fidel Castro, il quale avviò una serie di riforme che aprirono l'Isola al mercato attraverso la creazione di cooperative autogestite, in particolare nel settore agricolo ed industriale; l'apertura al turismo - ottima fonte di reddito dell'Isola -; la concessione di licenze per attività commerciali private e l'introduzione, sia pure in forma ridotta, delle imposte in forma progressiva.
Importanti riforme furono introdotte anche in campo politico, attraverso l'abolizione dell'ateismo di Stato e l'apertura alla Chiesa cattolica, che culminerà con gli incontri pubblici fra Fidel Castro ed i Papi dei cattolici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I; l'apertura ai diritti degli omosessuali, al punto che oggi la figlia dell'attuale Presidente Raul Castro, Mariela, deputata all'Assemblea del Popolo (ovvero il Parlamento cubano), vorrebbe approvare una legge che introduca il matrimonio omosessuale; l'introduzione di leggi proposte dal popolo medesimo, come quella che ha permesso la libera vendita di pc, elettrodomestici e telefonini, nonché la compravendita di automobili e proprietà immobiliari.
Sotto il profilo geopolitico, poi, Cuba ha trovato, alla fine degli Anni '90, un ottimo interlocutore nel Venezuela bolivariano di Hugo Chavez, con il quale ha avviato una cooperazione che ha permesso all'Isola di avere petrolio venezuelano a prezzi agevolati in cambio di assistenza sanitaria gratuita ai poveri del Venezuela. Con lo stesso Venezuela, oltre che con Nicaragua, Bolivia ed Ecuador, ha dato vita all'ALBA, ovvero all'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, alleanza di ispirazione bolivariana e martiana di mutuo aiuto economico e sociale.
Importanti rapporti con l'Isola sono poi intrattenuti sia dalla Russia che dalla Cina, oltre che dall'Europa, in particolare la Spagna per ragioni storiche e culturali.
Il saggio "Cuba: Dio Patria Socialismo" si sofferma particolarmente sui rapporti fra il governo e la Chiesa cattolica, dedicando a ciò ampi stralci, dimostrando come la Teologia della Liberazione abbia fortemente influenzato sia i principi sociali della Rivoluzione che l'ammorbidimento dei rapporti fra l'ateo Fidel e le gerarchie ecclesiastiche.
Del resto molti prelati cattolici hanno dato la loro vita per la Rivoluzione, così come anche molti massoni. Da ricordare, cosa che purtroppo però non fa il saggio di Virga, che Cuba ospita una fra le più importanti Obbedienze massoniche al mondo di matrice latina, ovvero la Gran Logia de Cuba, alla quale hanno fatto parte gran parte dei "barbudos" rivoluzionari, fra i quali, pare, anche lo stesso Ernesto Che Guevara. Del resto la Massoneria dei Paesi latini e latinoamericani, molto diversa da quella dei Paesi anglosassoni, ha annoverato fra le sue fila numerosi rivoluzionari e riformatori sociali, si pensi ai già citati Simon Bolivar e José Martì, sino ai più recenti Augusto Sandino ed Hugo Chavez.
Il saggio di Andrea Virga è un bellissimo affresco dell'Isola caraibica più affascinante della Storia, in grado, forse, di poter aprire le menti di molti e di far cadere molti pregiudizi, oltre che di far comprendere le radici socialiste originarie e nazionaliste dell'Isola e finanche spirituali nel senso più ampio del termine.
Cuba è la patria di tutti quegli spiriti liberi che credono in una alternativa umanitaria all'egoismo capitalista, oltre le stantìe ideologie novecentesche. E' la Storia di un mito reale in continua evoluzione, dal basso, attraverso il continuo confronto con la popolazione.
E' la Storia di una democrazia diversa da quelle cosiddette "liberali", che spesso tendono a privilegiare solo le classi medio-alte.
E' la Storia di Fidel, del Che, di Martì. Degli eroi di un passato, che hanno intravisto un futuro diverso, più sostenibile, solidario e umano.

Luca Bagatin