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lunedì 27 luglio 2026

Il Presidente socialista Lula contro i regimi di Trump e Milei: "I dazi USA sono un'ingerenza nelle elezioni brasiliane". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, punta ancora una volta il dito contro la politica tariffaria del regime statunitense.

Egli, in un articolo sul Washington Post, ha respinto l'imposizione di dazi che vanno dal 12,5% al 37,5%, sottolineando come tali misure siano state introdotte al solo scopo di interferire nelle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo ottobre e che, secondo i sondaggi, vedono ad oggi in netto vantaggio Lula, rispetto al candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro, sostenuto dal regime di Trump.

Oltre ad essere ingiuste, le nuove tariffe rappresentano un errore strategico: danneggiano l'economia statunitense e la partnership con il Brasile. Diversi settori industriali statunitensi dipendono da componenti brasiliani. Cibo, calzature, tessuti, mobili, ricambi auto e molti altri prodotti diventeranno più costosi per i consumatori americani”, ha spiegato Lula.

E, su X, ha aggiunto: “Il riferimento all'ex presidente Jair Bolsonaro (condannato l'anno scorso e oggi agli arresti domiciliari per il tentativo di colpo di Stato in Brasile) ha reso esplicita la motivazione politica del provvedimento”.

Egli ha anche rilevato che, gli scambi commerciali con gli USA, sono diminuiti del 12,8% nella prima metà del 2026 rispetto al 2025, mentre gli scambi con l'UE sono cresciuti del 6,1% e, con la Cina, del 15,9%.

Nel medio termine, queste tariffe porteranno alla disorganizzazione delle catene produttive attualmente fortemente integrate, e le aziende brasiliane sostituiranno i fornitori nordamericani con altri partner”, ha spiegato il Presidente Lula.

Il Presidente Lula da Silva ha puntato il dito anche contro le dichiarazioni del Segretario di Stato USA Marco Rubio, il quale ha rimosso il Brasile dalla lista dei “Paesi amici”.

Il Presidente Lula ha affermato, in merito: “I tentativi di imporre restrizioni ideologiche al partenariato bilaterale, o di sfruttarlo a fini elettorali, sono insostenibili. Mai prima d'ora un Segretario di Stato statunitense ha definito il Brasile un paese ostile. Nessuno ci sconfiggerà con le menzogne”.

Egli ha altresì ribadito la sovranità del suo Paese di fronte alle interferenze e pressioni esterne.

Il governo brasiliano, inoltre, ha convocato, domenica 26 luglio scorsa, l'Ambasciatore argentino a seguito degli insulti rivolti dal Presidente argentino Milei contro Lula, in territorio brasiliano.

Durante il suo discorso, infatti, Milei ha definito il Presidente Lula un “detenuto” e un “ladro”.

Il Ministero degli Esteri brasiliano ha dichiarato che si tratta di un episodio senza precedenti, in quanto mai prima d'ora un Presidente straniero avrebbe approfittato di una visita in Brasile per promuovere “aggressioni e offese” contro il capo dello Stato, le istituzioni del Paese che lo ospita e contro il popolo brasiliano.

Numerosi rappresentanti del peronismo argentino, ovvero del Partito Giustizialista, del movimento La Cámpora e del Frente Renovado, all'opposizione del regime di Milei, hanno voluto esprimere il loro sostegno al Presidente brasiliano.

I peronisti argentini hanno peraltro sottolineato come l'irresponsabile e incivile comportamento di Milei possa avere un impatto sulle relazioni diplomatiche fra i due Paesi e conseguenze sulle imprese e le esportazioni.

Il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, del Partito Giustizialista, ha affermato: “Ieri abbiamo assistito con sgomento alle offese e agli insulti rivolti dal presidente Milei al governo brasiliano, al suo presidente e al suo popolo. In Argentina, rispettiamo le nazioni vicine e sorelle”. Egli ha accusato peraltro Milei di vicinanza al regime di Trump e di Netanyahu, entrambi di estrema destra tanto quanto quello di Milei.

Il presidente del Frente Renovador, movimento peronista di centro, Diego Giuliano, puntando il dito contro Milei ha affermato: “Un presidente viaggia per difendere gli interessi dell'Argentina, non per fare campagna elettorale né per insultare il capo di Stato del nostro principale partner commerciale. Ogni scontro diplomatico provocato da Milei finisce per essere pagato dalla nostra industria, dalle nostre esportazioni e dai nostri lavoratori”.

E il Partito Giustizialista, presieduto dalla peronista di sinistra Cristina Kirchner, ex Presidente argentina, ha definito vergognose le dichiarazioni di Milei, che rappresentano “la pagina più nera della politica estera e delle relazioni bilaterali con il nostro popolo fratello”.

L'organizzazione peronista di sinistra La Cámpora ha sottolineato come Milei “Nel frattempo, domani riceverà con tutti gli onori i predatori del Fondo Monetario Internazionale” e lo ha definito “il presidente più anti-Argentina che esista”.

Milei nei suoi sproloqui aveva addirittura accusato il Brasile, il Messico e il Partito Democratico statunitense di aver orchestrato una campagna “anti-Argentina”.

Luca Bagatin

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venerdì 17 ottobre 2025

La piazza argentina si mobilita per celebrare il Peronismo, chiedere la liberazione di Cristina Kirchner e denunciare il regime liberal capitalista di Milei. Articolo di Luca Bagatin

 

A pochi giorni dalle elezioni parlamentari, che si terranno il 26 ottobre prossimo, la piazza peronista argentina si mobilita per celebrare l'80esimo anniversario del “Giorno della Lealtà”, festeggiato in Argentina ogni 17 ottobre.

Tale anniversario è particolarmente importante, perché ricorda la grande mobilitazione sindacale e operaia che, il 17 ottobre 1945, ottenne la liberazione dell'allora colonnello Juan Domingo Peron, il quale aveva guidato, due anni prima, un movimento sociale comprendente socialisti e sindacalisti rivoluzionari, promuovendo i diritti dei lavoratori attraverso le sue funzioni di Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale.

Il suo arresto fu ordinato dai suoi oppositori, sostenuto anche dall'immancabile ambasciatore-destabilizzatore USA di turno, ma la mobilitazione popolare portò al suo rilascio.

Il 17 ottobre è considerata, in Argentina, la data di fondazione del Peronismo o Giustizialismo, corrente del socialismo che, ancora oggi, porta avanti giustizia sociale, indipendenza economica, sovranità nazionale e diritti civili e che condusse Peron al governo, attraverso le elezioni presidenziali del febbraio 1946, sostenuto dal Partito Laburista.

Ancora oggi, i sostenitori di Juan Domingo e Evita Peron, la sua indimenticata consorte, scendono in piazza, non solo per celebrare il Peronismo, ma anche per chiedere a gran voce la liberazione dell'ex Presidentessa peronista Cristina Fernandez de Kirchner, agli arresti domiciliari per un'ingiusta condanna per corruzione, che le impedisce di candidarsi alle elezioni parlamentari.

La marcia dei movimenti sociali e sindacali è culminata difronte alla residenza dell'ex Presidentessa, a Buenos Aires, e, come accade da mesi – nel corso delle varie mobilitazioni popolari - ha denunciato le politiche di persecuzione politico-giudiziaria contro l'esponente peronista.

Gli organizzatori, puntando il dito contro l'attuale regime liberal capitalista del trumpiano e filo statunitense Javier Milei, hanno affermato che “ottant’anni dopo, il peronismo riunisce il popolo argentino davanti a una realtà che riproduce vecchi attacchi contro i diritti conquistati: tagli al lavoro e alle pensioni; precarizzazione dell’occupazione; smantellamento dello Stato; consegna delle risorse nazionali e scarsa considerazione per la salute e l’istruzione pubblica”.

Il Peronismo sta tornando in Argentina. E, allo stesso modo, il Socialismo non si piegherà, nel resto dell'America Latina, ai diktat dell'ipocrita e per nulla democratico regime suprematista bianco a Stelle e Strisce che, nonostante i numerosi e storici tentativi di destabilizzazione, golpe e embarghi vari (in Venezuela, a Cuba, in Nicaragua, ma l'elenco è lunghissimo), è sempre stato respinto.

E se non lo sarà oggi, lo sarà domani.

Perché il riscatto dei popoli oppressi è una realtà inarrestabile, che nessun regime, men che meno quello fondato sul danaro e su una finta idea di libertà, potrà fermare.

Luca Bagatin

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lunedì 8 settembre 2025

I peronisti vincono le elezioni della provincia di Buenos Aires e si preparano a battere il governo di estrema destra di Milei. Articolo di Luca Bagatin

 

Il peronismo argentino torna protagonista.

Alle elezioni della provincia di Buenos Aires, di domenica 7 settembre, che hanno rinnovato metà dell'Assemblea Legislativa provinciale, la coalizione peronista di centrosinistra, socialista e populista di sinistra, Fuerza Patria, ha conquistato ben il 47,3% dei consensi, superando di gran lunga l'attuale coalizione di governo liberal-capitalista e di estrema destra, La Libertad Avanza, che si è fermata al 33,7%.

A seguire la coalizione peronista centrista, alleata ai radicali, Somos Buenos Aires, con il 5,3% e il trotzkista Fronte di Sinistra e dei Lavoratori con il 4,4%. Le altre liste hanno ottenuto meno del 3% dei voti.

Fuerza Patria, che ha ottenuto il record dei voti nelle zone rurali, è stata fortemente sostenuta dall'ex Presidentessa peronista Cristina Kirchner, attualmente agli arresti domiciliari a causa di una ingiusta condanna dalla Corte Suprema argentina, per presunta corruzione relativa al periodo nel quale governò il Paese.

Cristina Kirchner, per festeggiare la vittoria del peronismo alle elezioni di Buenos Aires, è apparsa sul balcone di casa sua, indossando una maglia con un cuore rosso al centro e ha ringraziato la folla in festa.

L'ex Presidentessa, paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito Nestor, durante i loro anni di buongoverno, è sempre stata fortemente critica, anche sui social, nei confronti delle politiche di macelleria sociale attuate dal governo di estrema destra presieduto da Javier Milei, il quale ha vinto le elezioni, purtroppo, a causa di divisioni interne nel fronte peronista, che hanno favorito gli oppositori.

Ed ha invitato l'elettorato argentino, anche sui social, a sostenere i peronisti alle elezioni legislative del 26 ottobre prossimo, alle quali lei, purtroppo, non potrà essere candidata.

Il governo Milei, leader del partito liberal-capitalista La Libertad Avanza, è stato duramente contestato dalla piazza argentina, nell'ultimo anno, a causa delle sue politiche di distruzione dello stato sociale, di smantellamento dell'apparato pubblico e per aver addirittura negato l'esistenza della sanguinaria e terrorista dittatura militare che governò il Paese, dal 1976 al 1983.

Lo slogan della piazza peronista, in questi mesi, è stato “Mai Più”, riferendosi al non voler mai più ritornare ai tempi della dittatura militare antiperonista, che ha causato la scomparsa di migliaia di dissidenti (i cosiddetti desaparecidos), rapito bambini, compiuto violenze e torture, con l'appoggio dei governi USA.

Fu grazie al governo peronista di sinistra di Nestor Kirchner, se il regime criminale di Jorge Videla fu denunciato, con oltre 1.200 persone, legate al regime militare, finalmente condannate e con Videla condannato a due ergastoli e a 50 anni di carcere.

Il peronismo argentino, che ebbe come fondatori e paladini il Presidente e Generale Juan Domingo Peron (1895 - 1974) e sua moglie Evita (1919 - 1952), con la sua dottrina fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica e unità del mondo latinoamericano e del Terzo Mondo, contro ogni forma di colonialismo e di imperialismo, sta dunque tornando sulla cresta dell'onda ed è pronto a rovesciare democraticamente il nuovo regime – tanto amato dalla Meloni (che ha concesso a Milei addirittura la cittadinanza italiana...sic!) e da Trump - fondato su egoismo, avvicinamento al regime USA ed ai suoi pessimi satelliti e che ha impedito all'Argentina di aderire ai BRICS.

Luca Bagatin

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venerdì 4 luglio 2025

Il Presidente socialista brasiliano Lula incontra l'ex Presidentessa peronista argentina Kirchner e ne chiede la liberazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Come avevo scritto alcune settimane fa (https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/06/cristina-kirchner-condannata-la-piazza.html), l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina, Cristina Kirchner, è stata condannata dalla Corte Suprema argentina a sei anni di prigione, per presunta corruzione relativa al periodo nel quale governò il Paese.

Una sentenza politica, che ha fatto discutere e che ha trovato la ferma opposizione della sinistra argentina, peronisti in testa, i quali hanno a lungo manifestato per chiedere la liberazione dell'ex Presidentessa, paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito, durante i loro anni di buongoverno.

Fra i primi leader a sostenerla, il Presidente socialista del Brasile Lula da Silva, il quale, nei giorni scorsi, trovandosi in Argentina per ricoprire la carica di Presidente pro tempore del Mercosur, le ha fatto visita, presso la sua abitazione, nella quale si trova agli arresti domiciliari.

L'incontro è durato circa un'ora e la Presidentessa ha espresso profonda gratitudine per la visita dell'amico Lula e lo ha fatto anche attraverso i social, ove lo ha ringraziato per il suo “atto politico di solidarietà”.

L'ex Presidentessa Kirchner non ha lesinato critiche alla magistratura, scrivendo che essa “ha smesso di nascondere la sua subordinazione politica ed è diventato un partito politico al servizio del potere economico”.

E ha puntato il dito contro il fallimentare e autoritario governo liberal capitalista di Milei, scrivendo che “l'Argentina vive un'autentica deriva autoritaria attraverso il governo Milei”. Aggiungendo che “Ci è voluto troppo tempo per costruire la democrazia argentina per permettere che ora, passo dopo passo, la smantellino. Tuttavia, questa stessa democrazia oggi è svuotata dall'interno attraverso un governo che si dice “libertario”... ma che garantisce la libertà solo ai più ricchi”.

L'ex Presidentessa Kirchner denuncia, inoltre, le ripetute violazioni alla libertà di stampa e le numerose violazioni alla libertà di coloro i quali si oppongono all'attuale governo, parlando, senza mezzi termini, di “terrorismo di Stato a bassa intensità”.

Inoltre, ha denunciato la folle politica di deregolamentazione economica, fatta di privatizzazioni indiscriminate, svendita del Paese al Fondo Monetario Internazionale e crollo vertiginoso dei salari.

Ha invitato altresì alla mobilitazione di popolo contro tutto ciò e elogiato la politica socialista e democratica di Lula, in Brasile.

Lula, da parte sua, ha dichiarato sui social: “Oltre a esprimere la mia solidarietà per tutto ciò che (Cristina Kirchner) ha vissuto, le ho augurato tutta la forza per continuare a lottare con la stessa determinazione che ha caratterizzato la sua vita e la sua carriera politica” e ha aggiunto: “Ho potuto percepire il sostegno popolare che ha ricevuto nelle strade e so quanto sia importante questo riconoscimento nei momenti più difficili. Che tu possa stare bene e continuare la tua lotta per la giustizia”.

Lo stesso Lula, peraltro, fu vittima di una persecuzione giudiziaria che lo portò a trascorrere oltre 500 giorni di prigione, impedendogli di partecipare alle elezioni del 2018, che consegnarono la vittoria al liberal capitalista Jair Bolsonaro che, come Milei, riportò il Paese indietro di decenni e ne distrusse le conquiste sociali e civili.

Una storia, come ho già altre volte scritto, vista anche in Italia (e non solo) con l'ingiusta liquidazione politica di Bettino Craxi e del PSI.

A sostenere l'ex Presidentessa Cristina Kirchner, fuori dal suo appartamento, numerosi attivisti peronisti e del Partito dei Lavoratori di Lula, oltre che numerosi cittadini argentini, che hanno voluto richiedere, a gran voce, la sua liberazione e la possibilità di presentarsi alle elezioni, in autunno.

E' stata anche diffusa l'immagine che vede il Presidente brasiliano con il cartello “Cristina libera”, slogan della denuncia della persecuzione politica che Cristina Kirchner sta subendo.

Il Presidente Lula, peraltro, al vertice del Mercosur, ha ribadito la necessità di rafforzare il multilateralismo, l'integrazione regionale, la lotta alla guerra dei dazi scatenata dagli USA e il rilancio del Mercosur quale strumento di protezione sociale e sviluppo per tutti i cittadini latinoamericani. E ciò in contrasto con le politiche dei governi liberal capitalisti e della destra autoritaria, da sempre vicini agli USA e da essi sostenuti.

Luca Bagatin

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giovedì 12 giugno 2025

Cristina Kirchner condannata. La piazza peronista argentina si mobilita contro il golpe giudiziario e così il mondo socialista latinoamericano. Articolo di Luca Bagatin

 

L'ex Presidentessa peronista dell'Argentina, Cristina Kirchner, è stata condannata dalla Corte Suprema argentina a sei anni di prigione, per presunta corruzione relativa al periodo nel quale governò il Paese.

La sentenza è arrivata, guarda caso, prima della sua candidatura alle elezioni legislative di ottobre, che le avrebbe peraltro garantito l'immunità giudiziaria.

Cristina Kirchner, già moglie del compianto Presidente peronista Nestor Kirchner, deceduto nel 2010, ha governato l'Argentina dal 2007 al 2015.

Paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito, attuò un piano di nazionalizzazioni, riuscendo a far fronte alla spesa pubblica galoppante e a ridurre la povertà in tre anni (passata dal 21% all'11%). Finanziò massicciamente il sistema scolastico ed educativo, oltre che assicurò casa e lavoro a disoccupati e disagiati, ricevendo il riconoscimento ufficiale della FAO. Nel 2010 legalizzò i matrimoni omosessuali.

Politiche differenti, opposte a quelle dell'attuale folle Presidente argentino liberal capitalista Milei, che sta facendo tornare il Paese indietro di decenni e sta generando malcontento popolare.

Solidarietà a Cristina Kirchner è arrivata dal Frente de Todos, la coalizione peronista, socialista e comunista che l'ha sempre sostenuta alle elezioni, oltre che da tutta la base peronista del Partito Giustizialista e dell'associazione politica Peronismo Militante.

Il movimento peronista argentino si è mobilitato in suo sostegno, manifestando nelle piazze e denunciando una giustizia a orologeria volta a eliminare la principale rappresentante dell'opposizione popolare.

Di fronte all'ombra della proscrizione che incombe su Cristina, non esitiamo: eravamo, siamo e saremo al suo fianco. Perché la vera lealtà si risponde con più lealtà, impegno e coraggio.

Sappiamo qual è il nostro dovere in questo momento cruciale della Storia: difendere Cristina non come atto individuale, ma come causa collettiva. Perché non si tratta solo di una persona, ma di un progetto di Nazione che incarna i sogni di giustizia sociale, indipendenza economica e sovranità politica. E questo progetto non si negozia: si difende, si milita e si conquista”, hanno scritto i peronisti argentini sui social.

Sostegno alla ex Presidente è arrivato anche dal Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, il quale su Facebook ha ricordato i numerosi casi di golpe giudiziario contro i socialisti latinoamericani, in tutti questi anni:

Ho appena parlato con Cristina Fernández de Kirchner in Argentina. La mia solidarietà a lei che sta andando in prigione.

Senza dubbio, siamo in tempi difficili. Presidenti come Lula, Pedro Castillo, Cristina Fernández, Rafael Correa, Dilma Rousseff, Zelaya, Manuel López Obrador, Evo Morales, tutti progressisti, il progressismo è vario, hanno subito colpi di Stato, processi ingiusti e carcere per anni.

Dopo 30 anni, quando la strada delle dittature e delle guerre rivoluzionarie è stata abbandonata, la primavera democratica dell'America Latina è in pericolo.

Il cambiamento di politiche dove le estreme destre e destre ammontano ai governi degli Stati, nei centri di potere mondiale, incentivano le rotture democratiche.

L'elettorato di questi Paesi ha preferito, anziché l'imperativa costruzione dell'economia per la vita, decarbonizzata, perseguitare i migranti dei nostri Paesi e far salire l'irrazionalità e il fascismo.

Il comfort illusorio e il guadagno del petrolio possono più della vita dei suoi stessi figli, per il momento.

Ho sempre proposto il dialogo politico come soluzione, ma il fanatismo nei grandi centri di potere economico latinoamericani non preferisce questa strada.

In Colombia stanno già predicando un colpo di stato e non sono solo parole.

Gente di estrema destra colombiana e negli USA, mantengono conversazioni fluide per farlo. Conversazioni che testimoni di queste riunioni hanno registrato e che, secondo me, dovrebbero essere pubblicate, mostrano a che punto arrivano queste intenzioni di sedizione.

In realtà, alla violenza e al colpo si risponde con l'unità pacifica, ma attiva e forte del popolo.

Io arriverò dove il popolo mi dirà, nello Stato sociale di diritto della Costituzione.

Cercherò una soluzione pacifica e negoziata senza che la lotta per i diritti del popolo, la giustizia sociale e la costituzione si ritirino”.

Anche il Presidente socialista brasiliano Lula, peraltro già vittima di un golpe giudiziario, dal quale anni dopo fu scagionato, ha voluto sostenere Cristina Kirchner, sui social, con queste parole: Ho osservato con soddisfazione la serenità e la determinazione con cui Cristina affronta questa situazione avversa e la sua determinazione a continuare a lottare. Le ho parlato dell'importanza di rimanere forti in questi tempi difficili”.

Forte sostegno all'ex Presidentessa argentina e denunce di “golpe giudiziario” sono arrivate anche dal Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro; da quello cubano Miguel Díaz-Canel; dal socialista boliviano Luis Arce; dalla socialista messicana Claudia Sheinbaum; dal Presidente socialista cileno Gabriel Boric e dagli ex Presidenti socialisti Evo Morales e Rafael Correa, rispettivamente di Bolivia e Ecuador, anche loro vittime di golpe.

Tutti costoro ritengono che la condanna a Cristina Kirchner sia volta a indebolire il processo socialista in America Latina, la sua sovranità e indipendenza regionale.

Del resto è una storia che anche l'Italia conobbe ai tempi della falsa rivoluzione di Tangentopoli, che colpì tutti i partiti democratici di governo, ma in particolare i socialisti di Bettino Craxi. Leader che guardava a un socialismo largo, ampio, volto al Terzo Mondo, al multilateralismo, alla sovranità, all'indipendenza e alla lotta ad ogni potere forte, nazionale e internazionale.

E' una storia vista anche se in forme diverse - anche ai tempi di Juan Domingo Peron e al golpe che lo colpì nel 1955; ai tempi della detronizzazione di Nicolae Ceausescu (primo in Europa a parlare di nuovo ordine multilaterale) e, in tempi più recenti, di Gheddafi e Assad. Entrambi laico-socialisti, contro ogni fondamentalismo e destabilizzazione.

Il socialismo autentico sembra, dunque, sempre essere il nemico di coloro i quali temono giustizia sociale, emancipazione, laicità, multilateralismo, sovranità e indipendenza economica.

Il nemico di quegli USA che non vogliono rinunciare alla loro supremazia sul resto del mondo e di quegli europei che hanno distrutto il socialismo, dall'esterno e/o dall'interno, per soppiantarlo con irresponsabilità, nuova mentalità da Guerra Fredda e distruzione dello stato sociale, del settore pubblico e dell'indipendenza economica.

Luca Bagatin

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lunedì 25 marzo 2024

L'Argentina in piazza contro le follie antidemocratiche di Milei. Articolo di Luca Bagatin

 

Che il Presidente liberal capitalista dell'Argentina, Javier Milei, sia un pericolo per la democrazia e la stabilità nel suo Paese lo si poteva capire sin dalla sua sgangherata discesa in campo, nell'autunno scorso.

Una discesa in campo contro il peronismo e il socialismo, che hanno saputo garantire, storicamente, democrazia, diritti civili, diritti sociali e stabilità, a differenza delle follie liberali e capitaliste che – laddove governano – portano unicamente distruzione e negazione della democrazia, in tutto il Mondo, dagli USA all'UE sino alla Russia putiniana liberal capitalista, appunto.

L'Argentina democratica e peronista, con in testa le Madri di Plaza de Mayo, è scesa in piazza, il 24 marzo scorso, marciando contro Milei, che sta distruggendo lo stato sociale argentino, smantellando l'apparato pubblico, oltre che negando l'esistenza della sanguinaria e terrorista dittatura militare che governò il Paese, dal 1976 al 1983. E ciò lo sta facendo persino con discutibili spot televisivi.

Decine di migliaia le persone scese in piazza – fra le quali attivisti per i diritti umani, sindacalisti, militanti peronisti e di sinistra, ma anche persone comuni - in difesa della democrazie nelle grandi città del Paese, con lo slogan “Never More” (Mai Più).

Milei giustifica le azioni dello Stato argentino durante il regime militare. Quello che ha fatto scomparire migliaia di dissidenti (i cosiddetti desaparecidos), rapito bambini, compiuto violenze e torture.

Quel regime antiperonista e antisocialista – retto dal criminale Jorge Videla – che solo negli Anni 2000, grazie alla Presidenza del peronista di sinistra Nestor Kirchner, fu dichiarato criminale e da perseguire (ben 1200 persone legate al regime militare furono condannate) e Videla – che non volle mai svelare l'identità delle sue vittime - fu condannato a due ergastoli e 50 anni di carcere.

Milei si permette di mettere in dubbio il terrorismo della dittatura militare e il numero dei desaparecidos, che furono almeno 30.000.

Milei giustifica quel regime criminale e sembra prepararne uno nuovo, il suo.

La Presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, la 93enne Estela de Carlotto (la cui figlia, Laura Estela Carlotto fu rapita e fatta sparire dal regime militare, mentre era in attesa di suo figlio, alla fine del 1977), ha dichiarato, che Milei “E' un personaggio strano. Facciamo qualcosa per fare in modo che cambi o che se ne vada via presto, una delle due cose”, aggiungendo che “Bisogna stancarlo affinché se ne vada”.

Cosa che i sinceri democratici di tutto il mondo dovrebbero augurarsi.

Purtroppo non sempre, anzi forse di rado, le elezioni cosiddette “democratiche” (ma davvero le elezioni sono uno strumento democratico, visto che nella Storia hanno portato al potere le peggiori dittature? La democrazia autentica, diretta, è un'altra cosa, direi) hanno portato al governo figure lungimiranti.

In Argentina solo il peronismo storico e quello più recente di sinistra, dei coniugi Nestor e Cristina Kirchner, ha saputo garantire quella democrazia sociale e civile di cui il Paese, tutta l'America Latina e tutti coloro i quali anelano alla democrazia, hanno bisogno.

La grande Evita Peron, all'indomani di una sconfitta disse: “Torneremo e saremo milioni”.

Luca Bagatin

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lunedì 23 ottobre 2023

Elezioni in Argentina. Ballottaggio fra la civiltà peronista di Sergio Massa e la barbarie ultra-capitalista di Javier Milei. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 22 ottobre scorsa si è tenuto il primo turno delle elezioni Presidenziali in argentina e, al primo posto, si è piazzato Sergio Massa, candidato della coalizione governativa peronista, socialista e comunista “Unione per la Patria”, che ha conseguito il 36,68% dei voti.

Al secondo posto e andrà al ballottaggio con Massa, il prossimo 19 novembre, il candidato della destra libertaria Javier Milei, sostenuto dalla coalizione antiperonista e anticomunista “La Libertà Avanza”, con il 29,98% dei voti.

La candidata liberale di centrodestra, Patricia Bullrich, sostenuta da “Insieme per il cambiamento” si è fermata, invece, al 23,83%.

A seguire il candidato peronista di centro Juan Schiaretti, sostenuto dalla coalizione centrista peronista “Facciamolo per il nostro Paese”, che ha ottenuto il 6,78% e, infine, la candidata della sinistra estrema e trotzkista Myriam Bregman, sostenuta dal “Fronte della Sinistra e dei Lavoratori”, la quale ha ottenuto il 2,7% dei consensi.

Sergio Massa, avvocato di origine italiana, classe 1972, candidato dei peronisti di sinistra e sostenuto da un'ampia coalizione peronista, socialista democratica e comunista, un passato giovanile nell'area liberale, aderì negli Anni '90 al peronismo e, nel corso degli anni 2000, al peronismo di sinistra rappresentato da Nestor e Cristina Kirchner.

Dopo una lunga carriera politica, è stato nominato, nel 2022, Ministro dell'Economia del governo presieduto dal peronista di sinistra Alberto Fernandez, di cui si appresta a diventare successore.

Erede della tradizione di Evita e Juan Peron, che ebbe come slogan “Giustizia sociale, indipendenza economica e sovranità nazionale”, lo è anche della tradizione kirchnerista che, accanto ai capisaldi del peronismo storico, coniuga diritti sociali, emancipazione delle classi lavoratrici, diritti civili e una politica estera multipolare e aperta ai BRICS.

Sul fronte opposto Javier Miliei, capigliatura folta e assurda, economista e conduttore radiofonico, classe 1970. Definito dai media esponente di “estrema destra”, è un libertario di destra molto sui generis. Del Partito Libertario da cui proviene, infatti, non condivide le posizioni in materia di aborto ed è contrario all'educazione sessuale nelle scuole. Note sono, inoltre, le sue posizioni complottiste su varie questioni e negazioniste per quanto riguarda il terrorismo di Stato in Argentina durante la dittatura militare anti-peronista. Il suo programma va dai tagli drastici alla spesa pubblica, passando per l'avvicinamento dell'Argentina al sistema monetario statunitense, all'allontanamento del Paese dalla Cina e dal Brasile (e, più in generale, dal gruppo dei BRICS), fino alla privatizzazione di tutto ciò che può essere privatizzato (fino al settore scolastico).

Inutile dire che, con una sua elezione alla Presidenza, l'Argentina farebbe certamente passi indietro di decenni, sia in materia di conquiste civili che sociali.

Difficile dire se, quantomeno, i voti dei peronisti di centro di Juan Schiaretti e quelli della sinistra più estrema di Myriam Bregman, possano confluire, il prossimo 19 novembre, a Sergio Massa.

Certo, il 19 novembre prossimo, sarà per gli argentini più che un ballottaggio. Sarà lo scontro fra la civiltà del peronismo e del socialismo, contro la barbarie di uno sconsiderato conduttore radiofonico dalla pettinatura bizzarra che, scimmiottando i suoi compari di capigliatura – Donald Trump e Boris Johnson - può far tornare l'Argentina nel baratro sociale, economico e civile.

Luca Bagatin

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venerdì 4 novembre 2022

L'America Latina punta all'integrazione dal basso con un incontro in Argentina. Articolo di Luca Bagatin

Il 5 e 6 novembre si terrà a Buenos Aires, l'Assemblea per un'America Latina Plurinazionale, ovvero per la costituzione dell'”Unasur de Los Pueblos” (l'Unione delle Nazioni Sudamericane dei Popoli, che sarà chiamato Runasur), iniziativa fortemente voluta dall'ex Presidente socialista della Bolivia Evo Morales.

Nel 2019, infatti, Morales formulò la proposta di emancipazione dei popoli latinoamericani, fondata sulla difesa della democrazia, della pace, dell'identità culturale, della sovranità, dell'anticolonialismo, dell'anticapitalismo e dell'antimperialismo di tutti i popoli indigeni, afro-discendenti, delle organizzazioni sociali, sindacali, territoriali e di tutti i movimenti sociali nel continente.

Morales ha avuto tale intuizione al fine di “risolvere il debito storico che i popoli devono affrontare in un contesto di crisi economica, sociale, culturale e, soprattutto, di vita”.

Tale Assemblea si terrà presso la sede del Club Atletico Banco Nación, nel dipartimento Vicente López, provincia di Buenos Aires ed è prevista la presenza di oltre cento rappresentanti di movimenti sociali, sindacali, indigeni e afrodiscendenti di Venezuela, Argentina, Bolivia , Ecuador, Cile, Perù, Uruguay, Paraguay, Brasile, oltre a Guatemala, Panama, Nicaragua e Messico.

L'ex Presidente Morales incontrerà, inoltre, il Presidente peronista argentino Alberto Fernández e la Vicepresidente Cristina Kirchner e per questo si è detto “Molto grato e onorato per questa possibilità di rafforzare ulteriormente i legami di amicizia, lavoro e solidarietà con le autorità di un Paese fratello”.

Luca Bagatin

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venerdì 2 settembre 2022

Argentina. Tentato omicidio alla Vicepresidente Cristina Kirchner. Articolo di Luca Bagatin

La Vicepresidente argentina Cristina Kirchner, all'uscita dall'auto, di fronte a casa sua, in mezzo a una folla festante che la salutava e le chiedeva autografi, si è vista puntare contro una pistola da un 35enne brasiliano di simpatie nazifasciste, residente in Argentina dal 1993.

Immediatamente arrestato l'aggressore - Fernando André Sabag Montiel - che aveva premuto il grilletto dell'arma, che fortunatamente si è inceppata.

Intervenendo alla televisione nazionale, il Presidente peronista Alberto Fernandez, ha dichiarato, fra le altre cose: “Siamo di fronte a un episodio che ha un'estrema serietà istituzionale e umana (…). La pace sociale è stata turbata. (…). E' la cosa più grave che sia accaduta da quando abbiamo recuperato la nostra democrazia” (…). Possiamo non essere d’accordo, possiamo avere profondi disaccordi, ma l’incitamento all’odio non può aver luogo perché genera violenza e non c’è possibilità che la violenza coesista con la democrazia”, ha sottolineato il Presidente Fernandez .

Solidarietà è giunta immediata anche dall'opposizione liberale di destra e dai governi socialisti di Venezuela e Cuba.

Ripudiamo vigorosamente questa azione che cerca di destabilizzare la pace del popolo fraterno argentino. La Patria Grande è con te Compagna!”, ha scritto il Presidente venezuelano Nicolas Maduro e “Da Cuba, costernati dal tentativo di omicidio di Cristina Fernández, abbiamo inviato tutta la nostra solidarietà alla Vicepresidente, al governo e al popolo argentino”, ha twittato il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel.

Solidarietà immediata è giunta anche dal Presidente cileno Gabriel Boric e dall'ex Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che ha denunciato l'aggressione perpetrata da un “criminale fascista”.

Cristina Kirchner, 69 anni, è recentemente stata accusata di frode e corruzione, durante i suoi due mandati presidenziali, dal 2007 al 2015. Le accuse sono sempre state rimandate al mittente dalla Kirchner, che ha definito tali accuse un “plotone di esecuzione mediatico-giudiziario”.

Tutto ciò, in effetti, ricorda molto quanto subito sia del nostro ex Presidente socialista Bettino Craxi, che dall'ex Presidente socialista brasiliano Lula, poi assolto, tanto che è pronto, fra pochi mesi, a battere Bolsonaro, visti tutti i sondaggi in suo favore.

Cristina Kirchner, già moglie del compianto Presidente peronista Nestor Kirchner, deceduto nel 2010, ha governato l'Argentina dal 2007 al 2015.

Paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito, attuò un piano di nazionalizzazioni, riuscendo a far fronte alla spesa pubblica galoppante e a ridurre la povertà in tre anni (passata dal 21% all'11%). Finanziò massicciamente il sistema scolastico ed educativo, oltre che assicurò casa e lavoro a disoccupati e disagiati, ricevendo il riconoscimento ufficiale della FAO. Nel 2010 legalizzò i matrimoni omosessuali.

Vicepresidente dell'Argentina dall'ottobre 2019, con Alberto Fernandez alla presidenza, ha continuato a portare avanti una politica di diritti civili e sociali, riaffermando le conquiste del peronismo argentino, aumentando le imposte ai più ricchi e alla classe media; agevolando le classi più povere e distribuendo buoni pasto per i meno abbienti, oltre che introducendo una tassa del 30% sull'acquisto di valuta estera, esportazioni agricole e acquisto di automobili.

Sul tentato omicidio e le dinamiche è stata aperta un'inchiesta e il capo di gabinetto del governo argentino, Juan Manzur, ha convocato urgentemente il Consiglio dei Ministri.

Luca Bagatin

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domenica 7 novembre 2021

Argentina. Il peronismo dei diritti sociali, civili e bracci di ferro con il Fondo Monetario Internazionale. Articolo di Luca Bagatin

Alberto Fernandez, Presidente peronista dell'Argentina, ha fatto presente che non si piegherà alle richieste del Fondo Monetario Internazionale, decidendo di mettere in standby l'accordo che siglò il suo predecessore, il liberale Mauricio Macri.

Se ancora non chiudiamo l'accordo (con il FMI) è perché non ci inginocchieremo, perché negozieremo affinché il nostro popolo non sia messo a rischio per ripagare il debito”, aveva recentemente dichiarato Fernandez.

In questo senso l'Argentina aveva, nei mesi scorsi, ricevuto il sostegno di Italia, Francia, Spagna, Cina, Russia e Messico, ma non di USA, Germania e Giappone. Ovvero quei Paesi che meno guardano con simpatia alle politiche nazionaliste di sinistra attuate dall'Argentina peronista.

Politiche rilanciate da Alberto Fernandez, mettendo un tetto ai prezzi e incentivando le mense popolari che, nella Città di Buenos Aires, offrono 350 mila pasti gratuiti al giorno.

Alberto Fernandez, che si è ritrovato in eredità un Paese dilaniato dalle controriforme liberali di Macri e in difficiltà a causa della pandemia Covid19, in questi anni ha provveduto a risollevare le sorti del Paese aumentando le imposte ai più ricchi e alla classe media; agevolando fiscalmente le classi più povere e distribuendo buoni pasto a oltre due milioni di cittadini poveri.

Il governo peronista di Fernandez si è molto speso anche nell'ambito dei diritti civili, approvando finalmente una legge sull'aborto e riconoscendo le persone non binarie nei documenti. Lo stesso figlio del Presidente Fernandez, Stanislao, fa parte della comunità LGBT ed è una popolare drag queen.

In tal senso, alcune settimane fa, il Presidente Fernandez aveva puntato il dito contro la Spagna che, a Castellón, nella Comunità Valenciana, su pressione del partito di estrema destra Vox, aveva fatto togliere dalle biblioteche delle scuole 32 libri contenenti tematiche LGBT. “Ripudio ogni tentativo di discriminazione e censura ovunque si verifichi”, aveva sottolineato in quell'occasione il Presidente Fernandez.

Il peronismo del XXI secolo, ad una settimana dal voto legislativo in Argentina, sta dimostrando, in linea con il Socialismo del XXI Secolo latinoamericano (nazionalista e populista di sinistra) che i diritti sociali ed i diritti civili possono avanzare di pari passo.

Luca Bagatin

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lunedì 28 ottobre 2019

In Argentina e Uruguay il socialismo batte il liberalismo. Torna l'America Latina del Socialismo del XXI Secolo. Articolo di Luca Bagatin

Cristina Kirchner e Alberto Fernandez
Mentre i presidenti liberali di Ecuador e Cile sono stati costretti dalla piazza, in sommossa, a ritirare i provvedimenti di austerità, in Argentina è il grande ritorno del peronismo.
Il candidato del Frente de Todos – l'ampia coalizione comprendente peronisti, comunisti e socialisti – Alberto Fernandez, ha trionfato con il 48% dei consensi, battendo l'oligarca liberale Mauricio Macri, fermo al 40%.
A garantire la vittoria di Fernandez e della sua Vice - l'ex Presidentessa Cristina Kirchner - sia l'unità di tutti i peronisti, che alle scorse elezioni si erano presentati divisi, permettendo così a Macri di vincere al secondo turno per solo una manciata di voti, sia il fallimento delle politiche liberali imposte da Macri, il quale ha nuovamente indebitato il Paese con il Fondo Monetario Internazionale; ha favorito politiche di deregolamentazione; di riduzione dei diritti sociali, portando il Paese a un'inflazione al 60% su base annua.
Alberto Fernandez, classe 1959, è avvocato e fu capo di Gabinetto dei Ministri ai tempi della presidenza di Nestor Kirchner e, successivamente, per un periodo, di quello di Cristina Kirchner. Sino almeno alla rottura con quest'ultima, che lo porterà – alle scorse elezioni – a sostenere Sergio Massa, candidato del Fronte Rinnovatore, un partito peronista più conservatore e ciò sarà all'origine della spaccatura del movimento peronista e della drammatica vittoria del liberale Macri alle elezioni presidenziali del 2015.
Nel corso del 2018, ad ogni modo, Fernandez, troverà nuovamente un'intesa con Cristina Kirchner e la sua Unidad Ciudadana (peronismo di sinistra) e insieme daranno vita alla coalizione Frente de Todos, allargata a tutte le correnti del peronismo (sia di destra che di sinistra) ed ai partiti di ispirazione comunista e socialista.
Fernandez ha dichiarato che i primi anni della sua gestione alla guida del Paese saranno difficili, a causa della pesante eredità del governo precedente. Un governo che ha decimato l'economia e ridotto della metà il PIL.
Egli intende, innanzitutto, pagare il debito contratto con l'estero da Macri e concentrarsi sul problema della fame e della povertà in Argentina, piaghe che sono tornate alla luce proprio in questi anni di malgoverno e che i governi kirchneristi erano riusciti a debellare.
Fra le proposte dichiarate ed elencate già in campagna elettorale da Alberto Fernandez le seguenti: “Faremo un accordo per i primi 100 giorni di governo tra imprenditori, sindacati e Stato nazionale, per stabilire nuove regole. Saranno implementate politiche attive che favoriscano il credito per le piccole e medie imprese”; “Ricomposizione immediata delle pensioni con un aumento del 20%"; "De-dollarizzazione delle bollette. Le tariffe seguiranno il ritmo degli aumenti salariali e le entrate degli argentini”; “Rimedieremo ai crediti con un piano di uscita per le persone che si sono fidate e sono state truffate”; “Ci sarà di nuovo un Ministero della Salute con pieno accesso ai farmaci per i pensionati e rispetto del piano di vaccinazione per i nostri figli”; “Creeremo il Ministero delle donne per garantire condizioni di uguaglianza e articolare le politiche pubbliche necessarie in materia”; “Creeremo un ministero per la Casa e dell'edilizia abitativa per affrontare la situazione delle persone costrette a vivere in strada e della classe media”; “Negozieremo in maniera ferma con il Fondo Monetario Internazionale. Per poter pagare, devi prima crescere”; “Abbiamo intenzione di recuperare il Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione Produttiva e rimettere in piedi il Conicet”; “Avremo un dollaro competitivo per produrre ed esportare. Non ci saranno né scorte né possibilità di speculazione. E attueremo un regolamento che pone limiti alla fuga dei capitali”; “Elimineremo le trattenute all'industria, alle economie regionali e ai servizi informatici e basati sulla conoscenza”; “Lanceremo un sistema fiscale che farà funzionare l'economia. Più incentivi per investimenti, produzione e occupazione”.
Alberto Fernandez e Daniel Martinez
Anche in Uruguay, pur dovendosela vedere al secondo turno - che si terrà il 24 novembre prossimo - prevale il candidato socialista del Frente Amplio, Daniel Martinez, che è in testa con il 38,5% contro il 28% del liberal-democristiano Luis Lacalle Pou, candidato del Partito Nazionale.
Daniel Martinez è l'erede politico sia del noto “presidente povero e dei poveri” José “Pepe” Mujica che di Tabaré Vazquez. I governi guidati dal Frente Amplio in questi ultimi dieci anni, hanno ottenuto ottimi risultati, sia sociali che economici. Parliamo di tentativi di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. In Uruguay l'indice di disoccupazione è peraltro sceso al 6%; i salari sono aumentati; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.
Una conferma di Deniel Martinez potrebbe rafforzare tali conquiste. Una sua sconfitta potrebbe far precipitare il Paese, come accaduto con l'Argentina di Macri, indietro di decenni.
Ad ogni modo, in America Latina, checché ne dicano i grandi media europei (che poco ne parlano e, se lo fanno, lo fanno piuttosto male e in modo parziale), il Socialismo del XXI Secolo sta tornando e trionfando sull'egoismo e sulla violenza degli oligarchi e dei ricchi. Ricchi tanto invidiati e coccolati in Europa, anziché essere combattuti, in quanto – e in America Latina lo hanno ben compreso da tempo – sottraggono risorse alla comunità. Una comunità che, diversamente, merita di autogestirsi e di vivere con dignità, amore e onestà.

Luca Bagatin


lunedì 5 novembre 2018

Contro il pensiero unico liberal-capitalista il Forum del Pensiero Critico, per una alternativa Socialista. Protagonisti: Cristina Kirchner, Dilma Roussef e José "Pepe" Mujica. Articolo di Luca Bagatin

Con la recente vittoria alle elezioni presidenziali brasiliane del liberal-capitalista Jair Bolsonaro, il sogno di una America Latina socialista, anticapitalista e sempre più unita e integrata sembra via via sfumare. Ciò fa il paio con le politiche globaliste del liberal-capitalista argentino Mauricio Macri - ormai sempre più legato al Fondo Monetario Internazionale ed alle sue politiche di deregolamentazione e austerità - e al voltafaccia del premier equadoriano Lenin Moreno il quale, pur eletto nelle file socialiste e correiste, sta attuando una politica di stampo capitalista e filo statunitense, tradendo il suo mandato elettorale.
A resistere solo Cuba, il cui nuovo Presidente Miguel-Diaz Canel ha riaffermato i valori fondanti della Rivoluzione socialista e la prosecuzione del processo sociale e di emencipazione del suo popolo; il Venezuela bolivariano e socialista di Maduro; il Nicaragua sandinista di Ortega; la Bolivia indigenista e socialista di Morales e l'Uruguay del socialista Tabaré Vasquez.
Di fronte all'avanzare del globalismo in America Latina e ormai in tutto il mondo - dagli USA all'Europa sino alla Russia putiniana capitalista - dal 19 al 23 novembre si terrà a Buenos Aires in Argentina il Primo Forum Mondiale del Pensiero Critico, ovvero una sorta di "anti- G20": un incontro anti-globalizzazione con la presenza di intellttuali e politici alternativi al liberal-capitalismo.
L'incontro, organizzato dal Consiglio Latinoamericano delle Scienza Sociali, vedrà protagoniste l'ex Presidentessa dell'Argentina, la peronista Cristina Kirchner e l'ex Presidentessa del Brasile, la socialista Dilma Roussef, oltre che l'ex Presidente dell'Uruguay - il presidente povero e dei poveri - José "Pepe" Mujica.
Oltre a costoro saranno presenti, quali relatori: la Presidentessa delle Nonne di Plaza de Mayo Estela Carlotto; il vocepresidente della Bolivia Alvaro Garcia Linera; il leader spagnolo di Podemos Pablo Iglesias; la candidata alla vicepresidenza del Brasile per il Partito dei Lavoratori Manuela D'Avila; l'ex Presidente della Colombia Ernesto Samper; l'avvocato argentino e attivista per i diritti civili, ambientali, sociali e umani Juan Grabois; l'antropologa femminista Riga Segato; il giornalista Ignacio Ramonet; il candidato di sinistra alla presidenza della Colombia Gustavo Petro ed il fondatore di Podemos Juan Carlos Monedero.
Molte altre presenze prestigiose sono attese e sarà una occasione per discutere e elaborare proposte per una prospettiva alternativa rispetto all'ineguaglianza, all'ingiustizia ed alla perdita di democrazia fomentate dalla globalizzazione capitalista, ovvero proposte alternative rispetto ad una politica volta a garantire unicamente i ceti sociali più ricchi e oligarchici.

Luca Bagatin


mercoledì 22 novembre 2017

Cuore e Critica...radicale al liberalismo. Riflessioni di Luca Bagatin

In politica preferisco le donne che antepongono il sentimento alla ragione.
Che antepongono l'amore per i popoli alla fredda legge dell'economia e della finanza.
In questo senso amo figure come Anita Garibaldi, Evita Peron, Moana Pozzi e Cristina Kirchner.
Sicuramente non amo figure come Ayn Rand, Emma Bonino o Angela Merkel.

Dopo vent'anni di attività politica ho compreso che votare non serve a nulla (Mark Twain insegna).
Ovvero che l'unico modo per resistere, esistere e lottare è approfondire, leggere, studiare, in solitudine. Ed evitare di perdere tempo con fenomeni mediatici, con notizie che arrivano da tutte le parti, con tifoserie da stadio inutili, perché strumento del Potere per rafforzarsi.


Le cosiddette rivoluzioni liberali dell '800 nei Paesi latini, pensiamo ad esempio al liberalismo dei Libertadores quali José Martì e Simon Bolivar, non hanno nulla a che vedere con la degenerazione del liberalismo del '900, diventata dittatura della merce e del danaro.

Mi sono allontanato completamente dal liberalismo economico, sino a diventarne un nemico, quando ho iniziato a vedere gli effetti negativi delle cosiddette leggi di mercato in particolare sul lavoro e sulle bollette dei servizi pubblici (e che dovrebbero rimanere tali !).
Penso dunque che il liberalismo economico sia un sistema profondamente ingiusto e disgustoso.



Non conosco niente di più tenero di un gatto e, purtroppo, niente di meno tenero di un essere umano.

In Italia noto che c è chi sta con il Venezuela chavista in due modi: da sinistra, equiparando il chavismo alla sinistra classica europea (fighetta, borghese, buonista), oppure da destra ritenendo il chavismo uno dei tanti argini al sedicente Nuovo Ordine Mondiale.
Penso sbaglino entrambi.
Personalmente, essendo da sempre un indipendente, non di destra e non di sinistra, sto semplicemente con il chavismo perché trovo incarni lo spirito dell America Latina arcaica, spirituale, sociale e trovo che incarni allo stesso tempo lo spirito di quel socialismo e repubblicanesimo originario che l'Europa ha perduto e dimenticato da almeno un centinaio di anni, per aprirsi all'egoismo liberale e all'indistinzione mediatica.

Siamo come il sognatore che sogna e vive nel sogno. Ma chi è il sognatore ? (tratto da "Twin Peaks", terza stagione)