Domenica 22 ottobre
scorsa si è tenuto il primo turno delle elezioni Presidenziali in
argentina e, al primo posto, si è piazzato Sergio Massa, candidato
della coalizione governativa peronista, socialista e comunista
“Unione per la Patria”, che ha conseguito il 36,68% dei voti.
Al secondo posto e andrà
al ballottaggio con Massa, il prossimo 19 novembre, il candidato
della destra libertaria Javier Milei, sostenuto dalla coalizione
antiperonista e anticomunista “La Libertà Avanza”, con il 29,98%
dei voti.
La candidata liberale di
centrodestra, Patricia Bullrich, sostenuta da “Insieme per il
cambiamento” si è fermata, invece, al 23,83%.
A seguire il candidato
peronista di centro Juan Schiaretti, sostenuto dalla coalizione
centrista peronista “Facciamolo per il nostro Paese”, che ha
ottenuto il 6,78% e, infine, la candidata della sinistra estrema e
trotzkista Myriam Bregman, sostenuta dal “Fronte della Sinistra e
dei Lavoratori”, la quale ha ottenuto il 2,7% dei consensi.
Sergio Massa, avvocato di
origine italiana, classe 1972, candidato dei peronisti di sinistra e
sostenuto da un'ampia coalizione peronista, socialista democratica e
comunista, un passato giovanile nell'area liberale, aderì negli Anni
'90 al peronismo e, nel corso degli anni 2000, al peronismo di
sinistra rappresentato da Nestor e Cristina Kirchner.
Dopo una lunga carriera
politica, è stato nominato, nel 2022, Ministro dell'Economia del
governo presieduto dal peronista di sinistra Alberto Fernandez, di
cui si appresta a diventare successore.
Erede della tradizione di
Evita e Juan Peron, che ebbe come slogan “Giustizia sociale,
indipendenza economica e sovranità nazionale”, lo è anche della
tradizione kirchnerista che, accanto ai capisaldi del peronismo
storico, coniuga diritti sociali, emancipazione delle classi
lavoratrici, diritti civili e una politica estera multipolare e
aperta ai BRICS.
Sul fronte opposto Javier
Miliei, capigliatura folta e assurda, economista e conduttore
radiofonico, classe 1970. Definito dai media esponente di “estrema
destra”, è un libertario di destra molto sui generis. Del Partito
Libertario da cui proviene, infatti, non condivide le posizioni in
materia di aborto ed è contrario all'educazione sessuale nelle
scuole. Note sono, inoltre, le sue posizioni complottiste su varie
questioni e negazioniste per quanto riguarda il terrorismo di Stato
in Argentina durante la dittatura militare anti-peronista. Il suo
programma va dai tagli drastici alla spesa pubblica, passando per
l'avvicinamento dell'Argentina al sistema monetario statunitense,
all'allontanamento del Paese dalla Cina e dal Brasile (e, più in
generale, dal gruppo dei BRICS), fino alla privatizzazione di tutto
ciò che può essere privatizzato (fino al settore scolastico).
Inutile dire che, con una
sua elezione alla Presidenza, l'Argentina farebbe certamente passi
indietro di decenni, sia in materia di conquiste civili che sociali.
Difficile dire se,
quantomeno, i voti dei peronisti di centro di Juan Schiaretti e
quelli della sinistra più estrema di Myriam Bregman, possano confluire, il
prossimo 19 novembre, a Sergio Massa.
Certo, il 19 novembre
prossimo, sarà per gli argentini più che un ballottaggio. Sarà lo
scontro fra la civiltà del peronismo e del socialismo, contro la
barbarie di uno sconsiderato conduttore radiofonico dalla pettinatura
bizzarra che, scimmiottando i suoi compari di capigliatura – Donald
Trump e Boris Johnson - può far tornare l'Argentina nel baratro
sociale, economico e civile.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it