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giovedì 4 giugno 2026

4 giugno 1946: l'alba dell'Argentina di Perón e dei descamisados. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 4 giugno 1946, 80 anni fa, Juan Domingo Peron, indimenticato Presidente argentino, assunse la sua prima presidenza.

Già divenuto popolare a seguito del golpe militare del giugno 1943, allorché, assieme ai suoi compagni del Grupo Oficiales Unidos (Gruppo Ufficiali Uniti), rovesciò il governo conservatore del corrotto Ramon Castillo, divenendo Ministro del lavoro e dello stato sociale, Peron contribuirà presto ad emancipare le classi proletarie e oppresse, i cosiddetti descamisados.

Eletto dal Partito Laburista, con il suo primo governo, Peron, iniziò a garantire maggiore equità e distribuzione del reddito, iniziando a reprimere ogni forma di oppressione.

Fondatore, nel 1947, del Partito Giustizialista, di orientamento anticapitalista e populista di sinistra, Peron aumentò i salari, mise sotto controllo i prezzi (a iniziare da quello degli affitti) e migliorò le prestazioni previdenziali, investendo nel rafforzamento dello stato sociale. Nazionalizzò i servizi pubblici quali compagnie telefoniche, elettriche, gas e ferrovie.

Tutto ciò si tradusse non solo in un miglioramento delle condizioni di vita dei settori popolari, ma anche in un aumento del PIL, dei beni e dei servizi disponibili e in un forte calo del debito contratto con l'estero.

Nel 1945, Peron, sposò Eva Duarte, soprannominata affettuosamente dal popolo Evita. Evita contribuirà molto alla popolarità del marito, occupandosi peraltro per tutta la sua pur breve vita (morì nel 1952, a soli 33 anni) di diritti delle donne, dei bambini e degli anziani.

Furono i governi di Peron a introdurre, in Argentina, la legge sul divorzio, a sopprimere l'educazione religiosa nelle scuole e a legalizzare la prostituzione. Tutto ciò costò a Peron la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Nel settembre 1955, un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio. Un esilio che durò sino al 1973.

In Argentina, peraltro, il Partito Giustizialista fu dichiarato illegale e per quasi vent'anni l'Argentina e il suo popolo subirono un lungo susseguirsi di dittature militari e di violenze, oltre che di pesantissime crisi economiche e di ruberie di Stato, che non permisero più al Paese di risollevarsi come aveva fatto, invece, durante il decennio peronista.

Juan Domingo Peron, ad ogni modo, nel suo esilio di Madrid, scriverà, nel 1967, una sorta di testamento politico, di documento storico e di esortazione al popolo ed ai popoli e lo intitolerà, emblematicamente, “L'ora dei popoli”. In tale testo, che anticiperà il suo ritorno trionfale in patria nel 1973, oltre a denunciare i suoi nemici in patria, denuncerà il pericolo dell'imperialismo yankee, ovvero statunitense. Inoltre, fu forse il primo a denunciare le manovre speculative dei governi USA relative al dollaro, fra cui il fenomeno dei signoraggio, e del Fondo Monetario Internazionale che, peraltro, sono tutt'oggi all'origine della crisi economica che stiamo subendo e fu il primo che, durante il suo mandato di governo, propose l'unificazione dell'America Latina, ovvero la fondazione degli Stati Uniti Latino-Americani.

Peron nel suo “L'ora dei popoli”, a proposito del giustizialismo e delle sue prospettive scrive infatti: “Il giustizialismo si fonda su tre grandi premesse: 1) La necessità di promuovere una riforma che il mondo dei nostri giorni, con la sua inarrestabile evoluzione, stava segnalando come un imperativo ineludibile. 2) La necessità di una integrazione latino-americana per creare, grazie ad un mercato ampliato, senza frontiere interne, le condizioni più favorevoli al nostro sviluppo; per migliorare il tenore di vita dei nostri 200 milioni di abitanti; per creare le basi dei futuri Stati Uniti Latino-Americani, posto che spetta all'America Latina nelle questioni mondiali. 3) L'opportunità di realizzare un'integrazione storica che permetta di consolidare quella liberazione per la quale lottano oggi quasi tutti i popoli sottomessi.

La lotta in favore dei popoli sottomessi, infatti, fu la costante del pensiero e dell'azione di Juan Peron. La sua posizione politica, infatti, coincideva con quel Terzo Mondo sfruttato e depredato dagli USA e, in tal proposito, scriveva, anche riferendosi alla dittatura antiperonista che stava in quegli anni martoriando l'Argentina: “I governi usurpatori di quelle dittature che pretendono di affermare la propria esistenza con la protezione straniera non possono durare. I governi militari e imposti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale, incorreranno nella stessa sorte in Vietnam come in America Latina, in quanto nulla di stabile può essere fondato sull'infamia”.

Socialismo, integrazione storica del Terzo Mondo e dell'America Latina, sovranità popolare, tutti aspetti che gli imperialisti non potevano e non possono tollerare.

Juan Domingo Perón, nonostante il ritorno trionfale in patria nel 1973 — accompagnato peraltro dall'amico prof. Giancarlo Elia Valori, suo portavoce in Italia — e la successiva rielezione, non riuscì, anche a causa della sua morte nel 1974, a impedire l'avvento di nuovi golpe militari che finirono per soffocare ogni possibile riforma in Argentina. La guida del Paese passò così alla seconda moglie, Isabelita, che certo non possedeva il piglio né l'anima sociale di Evita.

Fu solo nel 2003 che, con Nestor Kirchner e successivamente sua moglie Cristina, il peronismo tornò al governo, riportando in auge i diritti sociali e civili di un tempo.

Luca Bagatin

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venerdì 29 maggio 2026

Da Craxi a Sanchez: quando politica e democrazia finiscono sotto assedio. Articolo di Luca Bagatin

 

Molto interessanti e condivisibili le parole di Angioletta Massimino su Pensalibero.it del 29 maggio scorso (https://www.pensalibero.it/lassedio-a-sanchez-e-leco-di-una-storia-gia-vista/), relativamente all'inchiesta che sta colpendo il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) di Pedro Sanchez e l'ex Primo Ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero.

Angioletta Massimino così esordisce e scrive: “Pedro Sánchez sta vivendo ciò che in Italia abbiamo già visto, già respirato, già pagato: un assedio che non nasce dalla politica ma da quel punto cieco dove giustizia, apparati e narrazione pubblica si muovono all’unisono senza bisogno di parlarsi.

È la stessa dinamica che trent’anni fa ha travolto un intero sistema: non per giudicare il passato, ma per capire il presente.

In Spagna la sequenza è chirurgica: prima l’indagine sulla moglie, poi quella sul fratello, poi gli inquirenti che entrano nella sede del PSOE proprio mentre Sánchez è a Roma a parlare di Pace con il Papa.

Non è una perquisizione, ripetono, ma l’immagine è quella: un Partito sotto accusa, un Premier accerchiato, un sistema che stringe la morsa come se avesse ricevuto un segnale.

E il parallelo con l’Italia degli anni Novanta diventa inevitabile: anche allora non serviva una regia occulta, bastava la convergenza di interessi, la convinzione che un ciclo politico fosse finito e che andasse demolito.

Anche allora la politica veniva spinta fuori dal campo, sostituita da un giudizio morale delegato ai tribunali.

Anche allora la narrazione era sempre la stessa: non importa se sei colpevole, importa che sei nel mirino.

E, più avanti nel testo, l'ottima Massimino aggiunge un ragionamento emblematico: “E mentre tutto questo accade, Sánchez è uno dei pochi leader europei che ha osato alzare la testa: ha criticato Netanyahu, ha riconosciuto lo Stato di Palestina, ha detto che la Pace non si costruisce “con i missili”, ha provato a ritagliarsi un margine di autonomia sulla guerra in Ucraina, ha parlato di migranti senza usare la grammatica della paura.

Non è un Premier allineato, e questo in Europa non passa mai indenne”.

L'Espresso” aveva, il giorno precedente, fatto presente come l'inchiesta contro Zapatero sia sostenuta, non a caso, dall'Homeland Security statunitense. L'articolo de “L'Espresso” si conclude, emblematicamente, con queste parole: “E il caso Zapatero-Sánchez viene ormai interpretato da molti diplomatici come il primo grande avvertimento continentale dell’era Trump 2.0.”.

Chi non si allinea al regime di Washington e dei suoi sodali, dunque, ieri come oggi, rischia grosso.

Del resto ne scrisse già Bettino Craxi – vittima illustre della falsa rivoluzione di Tangentopoli - nel suo romanzo-verità, uscito postumo, per Mondadori, “Parigi-Hammamet”, nel quale spiegò anche perché egli divenne il bersaglio dei poteri forti internazionali.

Di quel romanzo ho parlato in varie interviste e scritto sia nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”, riedito dalla Mario Pascale Editore, che a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html

Così come ho spesso scritto, in molti articoli e anche nel mio saggio, come tutto ciò sia già avvenuto e stia avvenendo, in particolar modo contro quei leader socialisti democratici che si sono opposti alle oligarchie liberal capitaliste: dal già citato Craxi, passando per i socialisti brasiliani Lula e Dilma Roussef; la peronista argentina Cristina Kirchner; i socialisti ecuadoriani Rafael Correa e Jorge Glas; il rapimento – da parte degli USA - del Presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, con accuse mai provate...

In un mio articolo aggiunsi anche: “E' una storia vista – anche se in forme diverse - anche ai tempi di Juan Domingo Peron e al golpe che lo colpì nel 1955; ai tempi della detronizzazione di Nicolae Ceausescu (primo in Europa a parlare di nuovo ordine multilaterale) e, in tempi più recenti, di Gheddafi e Assad. Entrambi laico-socialisti, contro ogni fondamentalismo e destabilizzazione”.

E, nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”, oltre che in un mio articolo (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html), ricordai come anche Egor Ligaciov, numero due del PCUS, riformista leninista e fra i primi a promuovere la cosiddetta Perestrojka, fu coinvolto nella “tangentopoli sovietica”, lanciata dai giudici Gdlian e Ivanov.

Perché? Perché, pur essendo il primo a puntare il dito contro la corruzione politica in Uzbekistan e nonostante nel Politburo avesse iniziato a lanciare una campagna anti-corruzione, fu anche colui il quale voleva mettere i bastoni fra le ruote ai progetti di deregolamentazione promossi da Jakovlev e Gorbaciov, che avrebbero portato, con Eltsin, alla definitiva implosione e disgregazione dell'URSS e alla distruzione di ogni forma di socialismo ad Est, ovvero all'avvento del capitalismo assoluto, delle mafie e delle oligarchie nello spazio post-sovietico.

Tutti aspetti ampiamente graditi alle oligarchie liberal capitaliste occidentali. E che, peraltro, sono all'origine del conflitto russo-ucraino e di molte questioni irrisolte nelle ex Repubbliche sovietiche.

E siamo ancora lì e siamo sempre lì.

Il Re è Nudo da quel dì.

Ma, come fece presente Bettino Craxi: La storia di questi anni sarà riscritta bene. In tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi capitoli, in tutti i suoi personaggi, in tutti i suoi falsi eroi. E si farà l’operazione verità. La battaglia della storia non gliela faccio vincere”.

La verità, dunque, si farà, presto o tardi, strada.

Luca Bagatin

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giovedì 7 maggio 2026

Evita Peron, a 107 anni dalla nascita: amore, giustizia sociale e rivoluzione popolare. Articolo di Luca Bagatin

 

Sono passati 107 anni dalla nascita di Maria Eva Duarte de Peron, per tutti e per sempre Evita. Soprattutto per coloro i quali l'hanno amata. Il popolo dei descamisados argentini in primis.

E così, ancora oggi, la ricordano e celebrano.

Figlia illegittima di Juana Ibarguren, nata poverissima il 7 maggio 1919 a Los Toldos, estrema periferia argentina, Evita imparò presto a conoscere le difficoltà della vita e a pagare il prezzo dell'essere poveri nell'Argentina degli Anni '30.

Nel 1936 esordirà in teatro e da allora intraprenderà, pur con scarso successo, la carriera di attrice e, con maggiore successo, negli Anni '40, l'attività radiofonica.

Solo l'incontro con il Generale Juan Domingo Peron, nel 1944, le permetterà di comprendere la sua vera vocazione. Quella per la politica e per le attività sociali. E da allora la sua vita cambierà per sempre, assieme a quella dei suoi descamisados, ovvero i più poveri fra i poveri d'Argentina.

Con la vittoria alle elezioni del 1946 di Peron con il 53,7% dei consensi, nelle fila del Partito Laburista, Evita si insedierà al Ministero del Lavoro e si occuperà di diritti degli anziani, delle donne, dei bambini e, attraverso la Fondazione da lei istituita (e ancora oggi attivissima), si occuperà di assistenza sociale, oltre che dei problemi sindacali dei lavoratori argentini, acquistando e dirigendo, fra l'altro, il giornale “Democracia” e fondando il Partito Peronista Femminile.

La sua vita fu purtuttavia di brevissima durata. Evita morì infatti nel 1952, ad appena 33 anni, lasciandoci purtuttavia un documento fondamentale, che racchiude il suo amore per il popolo e per Peron, oltre che il suo testamento politico e spirituale: “La ragione della mia vita”, pubblicato nel 1951 e divenuto poi testo fondamentale nelle scuole dell'obbligo sino all'avvento delle dittature militari nel 1955, che cacciarono Peron e abolirono il Partito Giustizialista o Partito Peronista, da lui fondato e i cui fondamenti si sostanziavano (e si sostanziano, ancora oggi) in: giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica.

“La ragione della mia vita” è un inno al popolo ed alla dottrina giustizialista avviata da Peron per un'Argentina libera, economicamente giusta e politicamente sovrana attraverso la cooperazione fra il capitale ed il lavoro, in chiave alternativa al capitalismo imperialista ed al comunismo collettivista.

Nelle sue pagine Evita riporta frasi significative, spesso piene di amarezza nei confronti dell'esistenza delle diseguaglianze sociali: “Ricordo nitidamente la tristezza provata nello scoprire che nel mondo c'erano i poveri e i ricchi; e la cosa strana è che non mi addolorava tanto l'esistenza dei poveri quanto il fatto di sapere che, al tempo stesso, esistevano i ricchi"; oppure piene d'amore e sentimento: "...ho capito che non deve essere molto difficile morire per una causa che si ama. O più semplicemente: morire per amore”.

Ed ancora: “Quando sarà fatta giustizia non ci sarà più nessun povero” e, ricordando una celebre frase di Peron a proposito del messaggio d'amore del Cristo ed al cristianesimo praticato dagli uomini, scrisse: “Non è il cristianesimo ad essere fallito. Sono gli uomini che hanno sbagliato applicandolo male. Il cristianesimo non è ancora stato applicato rettamente dagli uomini perché il mondo non è mai stato giusto...il cristianesimo sarà una realtà quando l'amore regnerà tra gli uomini e tra i popoli; ma l'amore giungerà solo quando gli uomini e i popoli saranno giustizialisti”.

La terza parte de “La ragione della mia vita” è invece dedicata alle donne ed al messaggio di emancipazione che Evita vuole loro impartire, denigrando la figura delle “femministe” inglesi, che si fanno uomini per tentare di emanciparsi.

Evita, diversamente, spiega alle donne che non devono affatto rinunciare alla propria femminilità, dolcezza, altruismo, amore per la propria famiglia e quindi all'orgoglio di essere donne. E vorrebbe che le casalinghe ricevessero una retribuzione, pagata da tutti i lavoratori e dalle donne medesime, che consentisse loro di essere economicamente indipendenti dagli uomini e vedessero così ricompensate le faccende domestiche e la cura dei propri figli, perché – ella afferma – la missione delle donne è quella di creare e non di sacrificarsi.

In questo senso Evita scrive, nel suo saggio: “Non disprezzo l'uomo, né la sua intelligenza. Mi chiedo però: se in molti luoghi del mondo abbiamo creato insieme famiglie felici, perché non possiamo creare insieme un'umanità felice? Questo deve essere il nostro obiettivo: guadagnarci il diritto di creare, insieme all'uomo, un'umanità migliore”.

Ed ancora, ella scrive, a proposito degli stereotipi secondo i quali la donna viene dipinta: “...la donna non è vacua, leggera, superficiale, vanitosa....egoista, fatale, romantica (…) la donna autentica si rifugia nelle famiglie del popolo, di cui l'umanità si fa eterna. Questa donna non è esaltata dagli intellettuali. Non ha storia. Non dà ricevimenti. Non gioca a bridge. Non fuma. Non va all'ippodromo. E' l'eroina che nessuno conosce. Neppure suo marito. Neppure i suoi figli ! Di lei non si dirà mai nulla di raffinato, nulla di spiritoso. Al massimo, dopo che sarà morta, i suoi figli diranno: “Ora ci rendiamo conto di cosa era per noi”.

Parole forti, toccanti, che Evita scrive per descrivere donne come lei, donne del popolo, dimenticate persino dai propri uomini, ma che meritano riscatto. Proprio quel riscatto che lei fornirà loro attraverso il diritto di voto alle donne e con il Partito Peronista Femminile, composto da sole donne ed espressione degli ideali di suo marito, Juan Domingo Peron, l'uomo che ama e che fu una guida per coloro i quali, negli anni precedenti al suo avvento al governo, erano sfruttati dagli oligarchi e dagli imperialisti statunitensi ed europei.

Evita Peron, pur non avendo avuto figli ed essendo morta molto giovane, è stata una vera madre per il suo popolo e lo è anche oggi, se pensiamo che l'ex Presidentessa dell'Argentina Cristina Fernandez de Kirchner si ispira lei, così come numerosi movimenti e partiti peronisti ancora presenti e oggi, purtroppo, all'opposizione di un governo neo-oligarchico e liberal capitalista, quello di Javier Milei.

E proprio quei movimenti peronisti chiedono oggi, nel nome di Evita, la liberazione dell'ex Presidentessa Kirchner, attualmente agli arresti domiciliari, condannata per presunta corruzione, nell'ambito di un processo politico contro di lei, e che ha ricevuto la solidarietà e il sostegno anche da parte di numerosi leader socialisti latinoamericani, fra i quali quella del Presidente Brasiliano Lula.

Vorrei concludere questo ricordo di Evita – lei che rinunciò ad ogni onore e anche alla Vicepresidenza dell'Argentina, preferendo rimanere una guida spirituale - con l'ultima frase del suo testamento al popolo argentino, estremamente toccante e commovente: “Le mie ultime parole sono le stesse del principio: voglio vivere eternamente con Peron e con il mio popolo. Dio mi perdonerà se preferisco restare con loro, perché anche lui è tra gli umili; in ogni descamisado ho sempre visto Dio che mi chiedeva un po' d'amore e non gliel'ho mai negato”.

Luca Bagatin

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lunedì 8 settembre 2025

I peronisti vincono le elezioni della provincia di Buenos Aires e si preparano a battere il governo di estrema destra di Milei. Articolo di Luca Bagatin

 

Il peronismo argentino torna protagonista.

Alle elezioni della provincia di Buenos Aires, di domenica 7 settembre, che hanno rinnovato metà dell'Assemblea Legislativa provinciale, la coalizione peronista di centrosinistra, socialista e populista di sinistra, Fuerza Patria, ha conquistato ben il 47,3% dei consensi, superando di gran lunga l'attuale coalizione di governo liberal-capitalista e di estrema destra, La Libertad Avanza, che si è fermata al 33,7%.

A seguire la coalizione peronista centrista, alleata ai radicali, Somos Buenos Aires, con il 5,3% e il trotzkista Fronte di Sinistra e dei Lavoratori con il 4,4%. Le altre liste hanno ottenuto meno del 3% dei voti.

Fuerza Patria, che ha ottenuto il record dei voti nelle zone rurali, è stata fortemente sostenuta dall'ex Presidentessa peronista Cristina Kirchner, attualmente agli arresti domiciliari a causa di una ingiusta condanna dalla Corte Suprema argentina, per presunta corruzione relativa al periodo nel quale governò il Paese.

Cristina Kirchner, per festeggiare la vittoria del peronismo alle elezioni di Buenos Aires, è apparsa sul balcone di casa sua, indossando una maglia con un cuore rosso al centro e ha ringraziato la folla in festa.

L'ex Presidentessa, paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito Nestor, durante i loro anni di buongoverno, è sempre stata fortemente critica, anche sui social, nei confronti delle politiche di macelleria sociale attuate dal governo di estrema destra presieduto da Javier Milei, il quale ha vinto le elezioni, purtroppo, a causa di divisioni interne nel fronte peronista, che hanno favorito gli oppositori.

Ed ha invitato l'elettorato argentino, anche sui social, a sostenere i peronisti alle elezioni legislative del 26 ottobre prossimo, alle quali lei, purtroppo, non potrà essere candidata.

Il governo Milei, leader del partito liberal-capitalista La Libertad Avanza, è stato duramente contestato dalla piazza argentina, nell'ultimo anno, a causa delle sue politiche di distruzione dello stato sociale, di smantellamento dell'apparato pubblico e per aver addirittura negato l'esistenza della sanguinaria e terrorista dittatura militare che governò il Paese, dal 1976 al 1983.

Lo slogan della piazza peronista, in questi mesi, è stato “Mai Più”, riferendosi al non voler mai più ritornare ai tempi della dittatura militare antiperonista, che ha causato la scomparsa di migliaia di dissidenti (i cosiddetti desaparecidos), rapito bambini, compiuto violenze e torture, con l'appoggio dei governi USA.

Fu grazie al governo peronista di sinistra di Nestor Kirchner, se il regime criminale di Jorge Videla fu denunciato, con oltre 1.200 persone, legate al regime militare, finalmente condannate e con Videla condannato a due ergastoli e a 50 anni di carcere.

Il peronismo argentino, che ebbe come fondatori e paladini il Presidente e Generale Juan Domingo Peron (1895 - 1974) e sua moglie Evita (1919 - 1952), con la sua dottrina fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica e unità del mondo latinoamericano e del Terzo Mondo, contro ogni forma di colonialismo e di imperialismo, sta dunque tornando sulla cresta dell'onda ed è pronto a rovesciare democraticamente il nuovo regime – tanto amato dalla Meloni (che ha concesso a Milei addirittura la cittadinanza italiana...sic!) e da Trump - fondato su egoismo, avvicinamento al regime USA ed ai suoi pessimi satelliti e che ha impedito all'Argentina di aderire ai BRICS.

Luca Bagatin

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venerdì 17 novembre 2023

Elezioni presidenziali in Argentina. Il mondo democratico-socialista è con il peronista Sergio Massa. Articolo di Luca Bagatin

 

Domenica 19 novembre prossima si terrà il secondo turno delle elezioni Presidenziali argentine, che vedrà contrapposta la civiltà del peronista Sergio Massa, candidato della coalizione peronista, socialista e comunista “Unione per la Patria”, che al primo turno ha incassato il 36,68% dei voti e la barbarie incarnata da Javer Milei, esponente della destra antiperonista e anticomunista, che al primo turno aveva ottenuto il 29,98%, con la sua coalizione “La Libertà Avanza”.

Mai leader furono più diversi e opposti fra loro.

Massa, avvocato di origine italiana, classe 1972, peronista di sinistra, Ministro dell'Economia del governo uscente presieduto da Alberto Fernandez, sostenitore dei diritti sociali, dei diritti civili e di una politica estera multipolare e di integrazione dell'Argentina con i BRICS.

Milei, assurdo sin dalla sua assurda e folta capigliatura, conduttore radiofonico, classe 1970. Un programma che va dalla distruzione dello stato sociale, della sanità e della scuola pubbliche, fino abolizione dell'aborto, passando per il complottismo e il negazionismo per quanto riguarda il terrorismo di Stato in Argentina durante la dittatura militare anti-peronista e l'avvicinamento dell'Argentina al dollaro USA.

Una sciagura per l'Argentina, se malauguratamente dovesse vincere!

A livello internazionale, con Massa, si sono subito schierati il Presidente del Brasile Lula da Silva e il Presidente spagnolo Pedro Sanchez. Quest'ultimo ritiene che Sergio Massa rappresenta l'impegno per la convivenza democratica, per l'armonia e offre un progetto di unità, solidarietà, con opportunità per tutti”.

Il Presidente socialista Lula, in merito al suo sostegno a Massa ha affermato che “Ho buoni rapporti con molti ex Presidenti argentini. E chiedo che gli argentini ricordino che abbiamo bisogno di un Presidente che apprezzi la democrazia e valorizzi le relazioni tra i nostri Paesi”.

Al fianco del candidato peronista Massa anche altri leader socialisti latinoamericani, fra cui il Presidente del Messico, Manuel López Obrador, il quale – in conferenza stampa - ha definito Milei un “fascista ultraconservatore” che “E' perfino contro il Papa. Chiama comunista il Papa, perché il Papa è a favore della giustizia” e ha aggiunto che “Papa Francesco è uno dei Papi più coerenti che ci siano stati nella storia della Chiesa, più legato alla dottrina dell'amore del prossimo e della difesa dei poveri”. Obrador ha poi proseguito esaltando altri grandi argentini quali Juan Domingo Peron, lo scrittore Jorge Luis Borges e il calciatore Diego Armando Maradona.

Anche il Presidente di sinistra del Cile, Gabriel Boric, infine, ha criticato le proposte di Javier Milei, in particolare in politica estera, sostenendo che sarebbe assurdo per l'Argentina e, in generale, per l'America Latina, interrompere gli accordi di libero scambio con la Cina, con la quale ha ottimi relazioni bilaterali da oltre 50 anni.

Il mondo democratico-socialista è con Massa. Il fronte liberal-capitalista con Milei.

Civiltà contro barbarie, appunto.

Luca Bagatin

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martedì 26 luglio 2022

26 luglio: Cuba e Argentina celebrano la Rivoluzione e Evita Peron. Articolo di Luca Bagatin

Due importanti avvenimenti, vengono ricordati e celebrati il 26 luglio, in America Latina.

A Cuba si celebra il 69esimo anniversario degli assalti alle fortezze militari di Moncada e Carlos Manuel de Cespedes, nella Cuba orientale, avvenuti il 26 luglio 1953.

Avvenimento che diede inizio alla Rivoluzione cubana contro la dittatura del corrotto Fulgencio Batista, sostenuto dagli USA.

La Storia mi assolverà”, dichiarò Fidel Castro, a capo di quell'impresa di liberazione nazionale e di emancipazione delle classi oppresse, nel segno di José Martì, Eroe nazionale cubano al quale, assieme a Marx e Lenin, Fidel Castro e Che Guevara e tutti i loro compagni rivoluzionari, si ispireranno per le loro imprese.

Distribuzione della terra, istruzione e sanità pubbliche e gratuite per tutti, alloggi gratuiti e lotta alla corruzione, questo il programma che portà all'edificazione della Repubblica socialista di Cuba che, ancora oggi, resiste a un criminale embargo imposto dagli USA.

L'attuale Presidente di Cuba e Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha presieduto alle celebrazionie, fra balli, musica e divertimento e ha, fra le altre cose, tenuto un incontro con circa 200 attivisti provenienti da Puerto Rico e dagli USA.

In Italia, i circoli dell'Associazione di Amicizia Italia-Cuba, presieduta da Irma Dioli, sono scesi in piazza per ricordare tale storico avvenimento e difendere il processo rivoluzionario dell'Isola caribica.

Anche l'Argentina, questo 26 luglio, ha avuto le sue celebrazioni, in ricordo del 70esimo anniversario della morte di Evita Peron, moglie del Presidente socialista Juan Domingo Peron.

Morta a soli 33 anni, il 26 luglio 1952, Evita ispirò fortemente l'azione emancipatrice del marito nei confronti delle classi popolari e più povere.

Evita, infatti, si occupò direttamente, presso il Ministero del Lavoro, dei diritti degli anziani, delle donne e dei bambini e, attraverso la Fondazione da lei istituita, si occuperà di assistenza sociale e dei problemi sindacali dei lavoratori argentini.

Fu direttrice del giornale “Democracia”, fondò il Partito Peronista Femminile e si battè per l'introduzione del diritto di voto alle donne.

In Argentina, l'attuale governo peronista presieduto da Alberto Fernandez e Cristina Kirchner, attraverso il Ministero della Cultura e gli istituti culturali di ricerca storica dedicati a Evita Peron, hanno voluto celebrarla con musica dal vivo, performance, proiezioni ed eventi culturali.

Il pensiero peronista e quello castrista furono spesso e sempre in sintonia e rappresentano, ancora oggi, un faro per il socialismo latinoamericano e mondiale.

Juan Peron, anche nei suoi ultimi anni di vita, ebbe sempre parole di stima nei confronti di Che Guevara e Fidel Castro.

A quest'ultimo, il 24 febbraio 1974, scrisse peraltro una lettera nella quale - fra le altre cose - affermò: “Le rivoluzioni non possono essere identiche in tutti i Paesi perché non tutti i Paesi sono uguali, né tutti i popoli hanno le stesse idiosincrasie. È necessario che ciascuno agisca all'interno della propria sovranità con i propri metodi.
Ma non c'è dubbio che la necessità dell'unità latinoamericana sarà l'unica possibilità di vera libertà per il nostro continente. Dobbiamo tutti immediatamente concorrere a questo obiettivo, per poter alzare la voce con sicurezza e sostegno all'interno di quel Terzo Mondo che garantirà il nostro futuro sviluppo e libertà nella sfera economica, politica e sociale.
Sia tu, amico Fidel, sia io, abbiamo trascorso molti anni di lotta rivoluzionaria permanente. Questo fornisce un'esperienza preziosa che deve essere trasmessa ai giovani, per evitare arretrati che vengono pagati sempre con dolore e sangue, inutilmente. La forza virile della vita giovane, per portare veri frutti alla Patria, deve essere accompagnata dalla quota di saggezza che l'esperienza dona”.

I giovani cubani e argentini di oggi, non hanno dimenticato tali insegnamenti.

Luca Bagatin

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giovedì 25 aprile 2019

Argentina. Alla commemorazione del 70esimo anniversario del Primo Congresso Nazionale di Filosofia Dugin ricorda Peron. Articolo di Luca Bagatin

Nei giorni scorsi si è tenuta, in Argentina, a Buenos Aires, la settimana di commemorazione del 70esimo anniversario del Primo Congresso Nazionale di Filosofia, che si tenne per la prima volta a Mendoza, nella primavera del 1949, con la partecipazione dell'allora Presidente Juan Domingo Peron e di sua moglie Evita, oltre che dei ministri del suo governo e dei maggiori esponenti delle Università del Paese. Fu un evento importante, perché per la prima volta fu organizzato un convegno di filosofia a carattere nazionale, fortemente voluto e sostenuto dal governo.
Quest'anno, fra gli ospiti della settimana commemorativa, tenutasi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di di Lomas de Zamora, il filosofo russo Aleksandr Dugin, autore de “La Quarta Teoria Politica”, i cui fondamenti si basano sulla critica dei totalitarismi novecenteschi, sul superamento di ogni scontro di civiltà, sulla critica alla modernità e su un recupero del socialismo originario, privo di ateismo, progressismo e materialismo.
In questo senso Dugin è intervenuto ricordando la grande figura storica e politica di Peron, affermando: “Peron è grande, è il profeta ontologico. Solo Peron ha individuato nella sua visione il problema più importante: quello dell'essere. E solo l'umanità può essere una comunità”. E ha proseguito: “Le idee di Peron sono così universali, così grandi, sono così simili ai sogni dei patrioti russi che posso vedere la mia identità e i miei valori riflessi in essi (…), Juan Peron è l'esempio da seguire per tutti i capi di Stato”. Ricordando come sia stato “l'unico capo di Stato che ha convocato un Congresso di Filosofia” e che “non solo sapeva come ascoltare i filosofi, ma sapeva anche come fare la filosofia”.
Citando uno fra i testi fondamentali scritti da Peron, “La Comunità Organizzata”, i cui concetti furono introdotti dal Presidente stesso proprio alla fine del Congresso di Filosofia del 1949, Dugin ha fatto presente come: “La Comunità Organizzata è la risposta filosofica su ciò che l'Argentina è e dovrebbe essere, un'Argentina che è una comunità, o non è, ed è una comunità in Sud America, perché c'è una identità comune tra i popoli americani che si pensano ancora come comunità” ed ha concluso ricordando come il pensiero socialista di Peron sia stato volto a combattere i liberalismi di destra e sinistra, ovvero la modernità e l'ideologia capitalista.
Al convegno è intervenuto anche il politologo argentino Marcelo Gullo, il quale ha fatto presente come oggi l'oligarchia finanziaria abbia fondamentalmente due braccia: il neoliberismo e il progressismo e che per contrastarla sia necessario un ritorno al pensiero di Peron.
Pensiero di Peron che, ricordiamo, fu fortemente constrastato dalle dittature militari negli Anni '60 e da quelle successive con a capo Videla; fu infangato da finti peronisti come Menem – in realtà neo-liberali - e fu recuperato solamente negli ultimi decenni da Nestor e Cristina Kirchner, che hanno alleviato le sofferenze del Paese.
Non dimentichiamo che oggi l'Argentina, governata dal liberale Mauricio Macri, è tornata indietro di decenni in ambito sociale, civile ed economico e che purtroppo il fronte peronista che gli si contrappone è ancora oggi drammaticamente diviso. Fronte peronista che – per le elezioni presidenziali dell'ottobre prossimo - dovrà fare quadrato e decidere il suo candidato fra i nomi di Daniel Scioli e Cristina Kirchner: il primo sconfitto da Macri per una manciata di voti e la seconda, ex Presidentessa che ha governato il Paese risollevandolo da povertà e analfabetismo.
Se dovessero presentarsi questa volta con liste divise, il rischio di una nuova vittoria del fronte liberal-capitalista potrebbe essere davvero molto forte. E per l'Argentina sarebbero ancora tempi oscuri.

Luca Bagatin

lunedì 13 novembre 2017

José "Pepe" Mujica, ex Presidente dell'Uruguay, chiama a raccolta i militanti in difesa della democrazia, contro l'offensiva capitalista e neoliberale e contro la mercificazione della vita in America Latina

L’ex presidente dell’Uruguay, Jose "Pepe" Mujica, invita i «militanti delle organizzazioni sociali» di tutta l’America Latina a partecipare alla Conferenza Continentale per la Democrazia e Contro il Neoliberismo, con l’obiettivo di combattere la regressione politica diffusa.
L’incontro, previsto a Montevideo dal 16 al 18 di novembre, ha l’obiettivo di connettere fra loro le varie lotte contro l’offensiva dei capitalisti nell’intero Continente.


"Basta col neoliberismo in America Latina ! Il 16 e 17 novembre invito a Montevideo (Uruguay) tutte le organizzazioni sociali, partiti, sindacati per unirci e costruire un fronte che freni l'avanzata neoliberale che sta creando ingiustizia sociale, assenza di lavoro, distruzione ambientale" ha affermato l'ex Presidente socialista dell'Uruguay Pepe Mujica.


fonte: https://www.telesurtv.net/english/news/Mujica-Militant-Latin-America-Must-Reject-Neoliberalism-20171110-0027.html

mercoledì 6 settembre 2017

"Democrazia diretta e socialismo". Brevi riflessioni di Luca Bagatin

Ambisco ad una società nella quale si lavori per piacere, nella quale ciascuno possa scegliere il proprio lavoro, nella quale ciascuno abbia l'indispensabile di che vivere e poter gestire il proprio tempo per la cura dei propri cari e degli amici.
Una società autogestita ed ove il potere non esiste, perché tutti vivono in armonia fra loro.

Utopia ?
Certo, se si ragiona ancora con il vegongoso paradigma egoistico capitalista lo è .

Al liberale stato di diritto anteporrei il mazziniano stato di dovere.
Dovere verso la comunità innanzitutto.


Preferisco un liberale che diviene comunista piuttosto che, come spesso è accaduto, un comunista che diviene liberale.



Se in Libia tornasse il socialismo forse finirebbe anche lo scafismo.


Ogni popolo ha diritto allo sviluppo e al benessere nel proprio paese di origine.
Il cosmopolitismo è sfruttamento. Viva il panafricanismo e il terzomondismo laico e socialista!

martedì 25 luglio 2017

Il ritorno di Cristina Fernandez de Kirchner, la pasionaria degli umili. Articolo di Luca Bagatin

L'Argentina è in crisi e la disoccupazione aumenta, devastata dalle politiche fallimentari del Presidente liberale oligarca Mauricio Macri, che sta via via distruggendo ogni conquista sociale e ambientalista attuata dal peronismo in questi ultimi decenni e che - come ha ricordato recentemente lo storico Gennaro Carotenuto sul suo blog (http://www.gennarocarotenuto.it/28228-gabriela-michetti) - è considerato "imperdonabile" dalla leader delle Nonne di Plaza de Mayo Estela Carlotto in materia di diritti umani, avendo non solo spesso minimizzato la terribile vicenda dei desaparecidos durante le dittature militari, ma finanche bloccato la collaborazione del governo con le Nonne di Plaza de Mayo per identificare i bambini sottratti alle madri durante la dittatura (sic !).
Di fronte a questa immensa vergogna la pasionaria del "peronismo di sinistra" sta tornando. E' lei, Cristina Fernandez de Kirchner, ex Presidentessa dal 2007 al 2015, paladina dei diritti sociali e civili degli argentini assieme al marito, il compianto Nestor Kirchner (1950 - 2010), già Presidente dell'Argentina dal 2003 al 2007, la quale attraverso un piano di nazionalizzazioni e di aumento dei dazi doganali è riuscita a far fronte alla spesa pubblica galoppante e a ridurre la povertà che, in tre anni, è passata dal 21% all'11% ed a finanziare massicciamente il sistema scolastico ed educativo, oltre che ad assicurare la casa ed il lavoro a disoccupati e disagiati e ciò le ha permesso di ricevere il riconoscimento ufficiale della FAO. Oltre a ciò la Krchner, nel 2010, legalizzò il matrimonio omosessuale, importante conquista per un Paese a lungo dominato da una certa cultura machista.
Cristina Kirchner alle scorse elezioni presidenziali del 2015, non potendo più ricandidarsi per un terzo mandato, ha sostenuto il suo compagno di partito Daniel Scioli, il quale ha perduto al ballottaggio contro Macri solo per una manciata di voti (600.000 circa) e ciò fu dovuto principalmente alle divisioni nel fronte peronista, il quale non si presentò unito.
Ad ogni modo la Kirchner torna in campo per le elezioni legislative dell'ottobre prossimo e lo fa con la nuova lista peronista "Unidad ciudadana" (Unità civica), affiancata da Jorge Taiana, sociologo, ex Ministro degli Esteri kirchnerista e già componente del Movimiento Evita, movimento sociale argentino che si rifà alla politica rivoluzionaria di Evita Peron.
Cristina Kirchner e Taiana si candidano dunque per un seggio al Senato in una delle circoscrizioni di Buenos Aires più colpite dalla povertà degli ultimi anni.
I sondaggi la danno in crescita costante con oltre il 40%, l'unico problema, purtroppo, rimane la spaccatura interna al fronte peronista che, ci auguriamo, possa sanarsi in nome degli antichi ideali socialisti di Evita e Juan Peron, che hanno reso l'Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana. Solo così il totalitarismo liberal-macrista potrà essere definitivamente sconfitto e l'Argentina potrà tornare ad essere una terra prospera, attenta ai diritti e libera dal bisogno.

Luca Bagatin


domenica 7 maggio 2017

Buon 98esimo compleanno compagna Evita ! Simbolo dei popoli, simbolo d'amore e libertà !






Le mie ultime parole sono le stesse del principio: voglio vivere eternamente con Peron e con il mio popolo. Dio mi perdonerà se preferisco restare con loro, perché anche lui è tra gli umili; in ogni descamisado ho sempre visto Dio che mi chiedeva un po' d'amore e non gliel'ho mai negato”.

Evita Peron

giovedì 9 febbraio 2017

Evita Peron e il peronismo. Articoli di Luca Bagatin tratti dal quotidiano nazionale "L'Opinione delle Libertà" (nel video alcuni frammenti della vita di Evita, con in sottofondo la canzone "Maria Eva" di Ignacio Copani)

 

Evita Perón: la Santa
dei “descamisados”

di Luca Bagatin
23 maggio 2015POLITICA
 
Maria Eva Duarte de Perón: per tutti e per sempre Evita. Soprattutto per coloro i quali l’hanno amata. Il popolo dei descamisados in primis. Figlia illegittima di Juana Ibarguren, nata poverissima nel 1919 a Los Toldos, estrema periferia argentina, Evita imparò presto a conoscere le difficoltà della vita e a pagare il prezzo dell’essere poveri nell’Argentina degli anni Trenta. Nel 1936 esordirà in teatro e da allora intraprenderà, pur con scarso successo, la carriera di attrice e, con maggiore successo, negli anni Quaranta, l’attività radiofonica. Solo l’incontro con il generale Juan Domingo Perón (1944) le permetterà di comprendere la sua vera vocazione per la politica e per le attività sociali.
E da allora la sua vita cambierà per sempre, assieme a quella dei suoi descamisados, ovvero i più poveri fra i poveri d’Argentina. Con la vittoria alle elezioni del 1946 di Perón con il 53 per cento dei consensi, Evita si insedierà al ministero del Lavoro e si occuperà di diritti degli anziani, delle donne, dei bambini e, attraverso la Fondazione da lei istituita, si occuperà di assistenza sociale, oltre che occupersi attivamente dei problemi sindacali dei lavoratori argentini, acquistando e dirigendo, fra l’altro, il giornale “Democracia” e fondando il Partito Peronista Femminile. La sua vita fu però di brevissima durata. Evita morì infatti nel 1952, ad appena 33 anni, lasciandoci purtuttavia un documento fondamentale, che racchiude il suo amore per il popolo e per Perón, oltre che il suo testamento politico e spirituale: “La ragione della mia vita”, pubblicato nel 1951 e divenuto poi testo fondamentale nelle scuole dell’obbligo sino all’avvento delle dittature militari (1955), che cacciarono Perón e abolirono il Partito Peronista.
“La ragione della mia vita” è un inno al popolo ed alla dottrina giustizialista avviata da Perón per un’Argentina libera, economicamente giusta e politicamente sovrana attraverso la cooperazione fra il capitale ed il lavoro, in chiave alternativa al capitalismo imperialista ed al comunismo collettivista. Nelle sue pagine, Evita riporta frasi significative, spesso piene di amarezza nei confronti dell’esistenza delle deseguaglianze sociali: “Ricordo nitidamente la tristezza provata nello scoprire che nel mondo c’erano i poveri e i ricchi; e la cosa strana è che non mi addolorava tanto l’esistenza dei poveri quanto il fatto di sapere che, al tempo stesso, esistevano i ricchi”; oppure piene d’amore e sentimento: “... ho capito che non deve essere molto difficile morire per una causa che si ama. O più semplicemente: morire per amore”.
E ancora: “Quando sarà fatta giustizia non ci sarà più nessun povero” e, ricordando una celebre frase di Perón a proposito del messaggio d’amore del Cristo ed al cristianesimo praticato dagli uomini, scrisse: “Non è il cristianesimo ad essere fallito. Sono gli uomini che hanno sbagliato applicandolo male. Il cristianesimo non è ancora stato applicato rettamente dagli uomini perché il mondo non è mai stato giusto... il cristianesimo sarà una realtà quando l’amore regnerà tra gli uomini e tra i popoli; ma l’amore giungerà solo quando gli uomini e i popoli saranno giustizialisti”. La terza parte de “La ragione della mia vita” è invece dedicata alle donne ed al messaggio di emancipazione che Evita vuole loro impartire, denigrando la figura delle “femministe” inglesi, che si fanno uomini per tentare di emanciparsi.
Evita, diversamente, spiega alle donne che non devono affatto rinunciare alla propria femminilità, dolcezza, altruismo, amore per la propria famiglia e quindi all’orgoglio di essere donne. E vorrebbe che le casalinghe ricevessero una retribuzione, pagata da tutti i lavoratori e dalle donne medesime, che consentisse loro di essere economicamente indipendenti dagli uomini e vedessero così ricompensate le faccende domestiche e la cura dei propri figli, perché – ella afferma – la missione delle donne è quella di creare e non di sacrificarsi. In questo senso Evita scrive, nel suo saggio: “Non disprezzo l'uomo, né la sua intelligenza. Mi chiedo però: se in molti luoghi del mondo abbiamo creato insieme famiglie felici, perché non possiamo creare insieme un’umanità felice ? Questo deve essere il nostro obiettivo: guadagnarci il diritto di creare, insieme all’uomo, un’umanità migliore”. E ancora, ella scrive, a proposito degli stereotipi secondo i quali la donna viene dipinta: “... la donna non è vacua, leggera, superficiale, vanitosa... egoista, fatale, romantica (…) la donna autentica si rifugia nelle famiglie del popolo, di cui l’umanità si fa eterna. Questa donna non è esaltata dagli intellettuali. Non ha storia. Non dà ricevimenti. Non gioca a bridge. Non fuma. Non va all’ippodromo. È l'eroina che nessuno conosce. Neppure suo marito. Neppure i suoi figli! Di lei non si dirà mai nulla di raffinato, nulla di spiritoso. Al massimo, dopo che sarà morta, i suoi figli diranno: “Ora ci rendiamo conto di cosa era per noi”.
Parole forti, toccanti, che Evita scrive per descrivere donne come lei, donne del popolo, dimenticate persino dai propri uomini, ma che meritano riscatto. Proprio quel riscatto che lei fornirà loro attraverso il diritto di voto alle donne e con il Partito Peronista Femminile, composto da sole donne ed unito sono da suo marito Perón, l’uomo che ama e che fu una guida per coloro i quali, negli anni precedenti al suo avvento al governo, erano sfruttati dagli oligarchi e dagli imperialisti statunitensi ed europei. Evita Perón, pur non avendo avuto figli ed essendo morta molto giovane, è stata una vera madre per il suo popolo e lo è anche oggi, se pensiamo che la presidente dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, si ispira lei, come si ispira a lei il Movimiento Evita (www.movimiento-evita.org.ar) vicino ed a sostegno del partito della presidente Kirchner.
Vorremmo concludere questo ricordo di Evita con l’ultima frase del suo testamento al popolo argentino, estremamente toccante e commovente: “Le mie ultime parole sono le stesse del principio: voglio vivere eternamente con Perón e con il mio popolo. Dio mi perdonerà se preferisco restare con loro, perché anche lui è tra gli umili; in ogni descamisado ho sempre visto Dio che mi chiedeva un po damore e non gliel’ho mai negato”.

La dottrina di
Evita e Perón

di Luca Bagatin
28 maggio 2015POLITICA
 
La “Dottrina Peronista”, oltre ad essere il testo fondamentale del peronismo, fu la raccolta principale degli scritti e dei discorsi del presidente e generale Juan Domingo Perón (1895-1974), che governò democraticamente l′Argentina dal 1946 al 1955, prima di essere defenestrato ed esiliato dai regimi dittatoriali successivi.
La Dottrina Peronista, testo pubblicato nel 1947 e poi ripubblicato a più riprese anche dopo il ritorno di Perón in Argentina (1973), dopo il suo esilio forzato ed imposto dai dittatori che lo defenestrarono e durato ben 18 anni, è oggi testo purtroppo di difficile reperibilità nel nostro Paese (ma scaricabile in lingua originale dal sito ufficiale del Partito Giustizialista argentino). Tale testo, che consta di ben 670 pagine nella sue prima edizione, illustra la visione politica, sociale ed umanista di Juan Domingo Perón, il quale fonde in sé dottrine e suggestioni di ispirazione socialista, nazionalista, cristiana ed anarchica, dando così vita ad una nuova dottrina ideale di “terza posizione”, come egli stesso la amava definire, né di destra né di sinistra, che supera tanto la visione capitalista del mondo e dell′economia, che quella tipicamente marxista/comunista.
Già ne “Le venti verità del giustizialismo peronista”, Perón enuncia la sua visione di democrazia, ovvero dichiara che “la vera democrazia è dove il governo fa ciò che il popolo vuole e difende un solo interesse: quello del popolo”, sgomberando così il campo da ogni possibile equivoco su ciò che rappresentava e rappresenta il peronismo, che è stato l′esatto opposto di una dittatura totalitaria ed oligarchica. Per Perón ed il peronismo, esiste una sola classe di individui: quelli che lavorano e che producono, per il bene della nazione e dunque a beneficio del popolo medesimo ed in questo senso promuove - come peraltro fece il nostro Giuseppe Mazzini nel suo “Doveri dell′Uomo” (1860) - l′unione fra capitale e lavoro, ovvero un′alternativa reale al capitalismo, pur senza sfociare nel livellamento collettivista. In questo senso Perón, nella sua “Dottrina”, promuove il ruole del sindacato e del sindacalismo attivo e pone una critica alla società capitalista definendola “né cristiana né civile” ed a quella comunista affermando che l′unico scopo del comunismo è quello di “dominare il popolo” ed è per questo che il suo ideale si riassume nel trinomio: “Vogliamo un′Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana”. Ciò che infatti egli riuscirà ad ottenere durante i suoi dieci anni di governo, realizzando un giusto equilibrio fra diritti degli individui e quelli della comunità.
Pur essendo laico, al punto che durante il suo mandato soppresse l′educazione religiosa nelle scuole, introdusse il divorzio e legalizzò la prostituzione - tutte cose che gli costarono una scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII - la sua visione rimase sempre cristiana, al punto da enunciarlo nei suoi discorsi, che concorreranno a formare la sua “Dottrina”. Il Presidente Perón riteneva infatti che solo una visione “cristiana e profondamente umanista” potesse contrastare lo sfruttamento dell′uomo sull′uomo tipico del capitalismo ed al contempo lo sfruttamento dell′uomo da parte dello Stato tipico del comunismo, ovvero solo una visione basata sulla “giustizia” e sull′“amore”, valori cardine del giustizialismo peronista, inteso appunto come dottrina di “giustizia sociale” e di “aiuto sociale”. Ridicole poi le accuse mosse a Perón da parte dei suoi nemici di xenofobia o di filo-nazismo, al punto che egli scrisse e dichiarò, l′8 dicembre del 1945: “Non abbiamo pregiudizi razziali. Gli uomini decenti e di buona volontà saranno sempre accolti in questa patria generosa e buona”.
Interessante poi la promozione del cooperativismo da parte della “Dottrina” di Perón, che apriva all′autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, oggi una realtà in molti Stati dell′America Latina. In attesa della pubblicazione in lingua italiana di una nuova edizione della Dottrina Peronista, non possiamo non notare delle similitudini fra il pensiero mazziniano e quello peronista. Entrambi di matrice laica e cristiana al contempo. Entrambi di matrice nazionalista nel senso di esaltazione dei valori specifici di ciascuna nazione e di ciascun popolo sovrano. Entrambi rivolti appunto ai popoli, spesso oppressi, tanto dal giogo straniero quanto dagli opposti imperialismi.
Si pensi che fu Perón a definire “Terzo Mondo” i cosiddetti “Paesi non allineati”, invitandoli ad emanciparsi - come aveva fatto l′Argentina - e ad opporsi democraticamente all′oppressione ed all′influenza statunitense e sovietica, così come Mazzini invitò i popoli di tutta Europa a ribellarsi ai loro sovrani e, tanto Perón quanto Mazzini invitarono gli operai, i lavoratori tutti ad associarsi in libere cooperative ed a concorrere alla formazione di una Patria giusta, libera e sovrana. Interessanti tali similitudini e francamente mi stupisce che nessuno storico serio - tranne il sottoscritto che è uno storico per passione, ma non certo un cattedratico - le abbia mai notate. Sarebbe interessante, oggi, viste le similitudini fra Argentina ed Italia, proporre agli studenti dei due Paesi uno studio comparato della “Dottrina Peronista” e dei “Doveri dell’Uomo” mazziniani.
Sono certo che, quantomeno la presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner, erede diretta della tradizione peronista, la quale, assieme al defunto marito Néstor ha – pur fra moltissime difficoltà – risollevato le sorti del suo Paese (riducendo la povertà, la fame e analfabetismo), sarebbe certamente favorevole. E sono parimenti certo che i nostri studenti imparerebbero finalmente e davvero i valori della giustizia, della libertà, della tolleranza e della fratellanza fra i propri simili. Aspetti di cui, mai come oggi, abbiamo urgente necessità.

domenica 1 gennaio 2017

Buon Anno nello spirito (e nell'anima) di Evita Peron !



Che ci sia una sola classe: quelli che lavorano;
Che siano tutti per uno e uno per tutti;
Che non esista alcun privilegio che quello dei bambini;
Che nessuno si senta più di quel che è né meno di ciò che può essere;
Che i governi delle nazioni facciano ciò che i popoli chiedono;
Che ogni giorno gli uomini siano meno poveri;
Che tutti possiamo essere artefici del destino comune.

(Evita Peron, messaggio di Natale e di Anno Nuovo 1951)


sabato 9 luglio 2016

Il Socialismo del XXI secolo: un saggio edito dal Circolo Proudhon. Articolo di Luca Bagatin

In Europa le notizie sull'America Latina sono scarse o spesso distorte e ad uso e consumo del mainstream.
Nell'Europa del trionfo del capitalismo assoluto, sostenuto tanto da destra che da sinistra, è quasi impensabile parlare, senza pregiudizi, del Socialismo del XXI secolo, termine coniato dal sociologo tedesco Heinz Dieterich per caratterizzare la corrente politica e sociale che ha fatto rinascere, negli ultimi quindici anni, Paesi che vanno dal Venezuela all'Uruguay, passando per Bolivia, Argentina, Brasile ed Ecuador, senza dimenticare il Nigaragua sandinista.
Ebbene, è benvenuto un saggio come quello dei giovani Luca Lezzi (classe 1989) ed Andrea Muratore (classe 1994), edito dalle edizioni Circolo Proudhon e dal titolo emblematico: “Il socialismo del XXI secolo. Le rivoluzioni populiste in Sudamerica”.
Sebbene lo stile tradisca un po' la giovane età degli autori, il saggio è un compendio che colma diverse lacune nel panorama geopolitico e storico italiano, che poco sa o parla di determinate realtà.
Il saggio di Lezzi e Muratore innanzitutto offre un ampio spettro della realtà latinoamericana, presentando la realtà storica, sociale, politica ed economica di tutti gli Stati latinoamericani, focalizzando l'attenzione sui Presidenti socialisti, libertari e peronisti che hanno governato questi Stati negli ultimi sedici anni.
In secondo luogo pone, per la prima volta in Italia in un saggio divulgativo e ce ne compiacciamo, l'accento sull'aspetto positivo del termine “populista”. Termine che deriva dall'omonimo movimento politico e sociale sorto in Russia alla fine dell'800 e caratterizzatosi per porsi a tutela del contadini e dei servi della gleba.
Tale termine fu spiegato di recente nella sua accezione positiva solo dal filosofo francese Jean-Claude Michéa ed a lungo è stato denigrato tanto dagli aristocratici che dai ricchi borghesi in chiave antipopolare e lo è ancora oggi dai media e dal mainstream.
Ecco che invece, tornando alla ribalta nell'America Latina del Socialismo del XXI secolo, il populismo torna a porre al centro l'essere umano, i suoi sogni e bisogni ed ecco che Lezze e Muratori, nel loro saggio, ci parlano della “decade dorada” che si aprì con l'elezione di Hugo Chavez a Presidente del Venezuela – nel nome del Libertador Simon Bolivar – e proseguì con l'elezione di Lula e della Roussef in Brasile, dei Kirchner in Argentina, di Correa in Ecuador, di Morales in Bolivia e di Mujica e Tabaré Vazquez in Uruguay.
Una decade che ha favorito la nascita dell'ALBA, ovvero dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe, comprendente principalmente Venezuela, Cuba, Nicaragua, Ecuador e Bolivia, vero e proprio progetto di cooperazione economica fra Paesi fratelli e sovrani.
Ma, come nasce il Socialismo del XXI secolo ? Sarebbe da chiedersi innanzitutto perché nasce. Esso nasce principalmente dalla necessità di ampi strati della popolazione di liberarsi dalla vecchia partitocrazia corrotta, dal neocolonialismo delle multinazionali straniere e dalle politiche di indebitamento propugnate dal Fondo Monetario Internazionale. Tali istanze sono recepite, in Venezuela, dal Comandante Hugo Chavez e la sua opera farà da volano agli altri Paesi vicini, con l'eccezione della Colombia, del Perù e del Paraguay ed in parte del Cile, che pur è raccontata nel saggio di Lezzi e di Muratore.
La Rivoluzione chavista sarà pertanto una Rivoluzione Bolivariana, nel nome del Libertador, la quale porterà ad una nuova Costituzione rispettosa dei diritti civili ed umani e votata a larghissima maggioranza dai cittadini; alla nazionalizzazione del settore petrolifero, i cui introiti saranno utilizzati a beneficio delle missioni sociali e della scolarizzazione e ciò porterà il Venezuela a ridurre drasticamente i morti per fame e l'analfabetismo ed alla rottura con il Fondo Monetario Internazionale. Tutte politiche che porteranno comunque a tentativi di golpe continui sostenuti dagli Stati Uniti d'America e dalle multinazionali straniere, le quali vedranno perdere il loro potere in Venezuela e sul continente Latinoamericano.
Politiche molto simili saranno adottate da Evo Morales – primo Presidente indigeno - in Bolivia, la quale vedrà crescere il suo PIL del 5% all'anno, accumulando importanti surplus fiscali e riducendo drasticamente le diseguaglianze sociali, la povertà e l'analfabetismo.
L'Ecuador guidato dall'outsider della politica, ovvero l'economista socialista cristiano Rafael Correa, a capo dell'Alianza Pais, ovvero il movimento civico e civista di ispirazione socialista da lui fondato, ha reintrodotto il concetto del “Buen Vivir”, ovvero un modello di sviluppo già in uso dalle antiche civiltà indigene, basato sul concetto del riconoscimento vitale fra uomo e natura e su un'economia fondata sulla conoscenza. Correa, infatti, ha investito moltissimo nella formazione dei cittadini ecuadoriani e su piani di sviluppo in grado di fornire totale indipentenza economica e sociale al Paese.
L'Argentina dei coniugi Kirchner, poi, sino a che hanno governato, è riuscita a liberarsi dal giogo neoliberale di Menem e De La Rua che, oltre ad aver creato diseguaglianze sociali, aveva affossato completamente il Paese.
Il kircherismo, interpretando in chiave moderna in peronismo, è così riuscito a rimettere al centro del progetto politico l'essere umano. Rinegoziando il debito con l'estero, rivalorizzando i prodotti nazionali e penalizzando le importazioni, nazionalizzando i settori chiave dell'economia estrattivista, istituendo il salario minimo, riformando il mercato del lavoro, istituendo forti tutele contro i licenziamenti arbitrari ed investendo sulla formazione scolastica. Fu così che il tasso di povertà si è ridotto e così l'analfabetismo.
Purtroppo, la divisione interna del fronte peronista e la conseguente partecipazione alle elezioni Presidenziali del candidato Sergio Massa, in contrapposizione al candidato kirchnerista Daniel Scioli, ha causato la vittoria dell'oligarca Mauricio Marci, il quale sta facendo nuovamente scivolare l'Argentina verso il suo tragico passato, cancellando ogni riforma sociale dei Kirchner e riducendo la democrazia nel Paese, esautorando di fatto il Parlamento.
Il Brasile lulista resiste, pur fra i tentativi di golpe striscianti e così l'Uruguay della felicità di José Pepe Mujica e Tabaré Vazquez, di cui abbiamo spessissimo parlato.
Purtuttavia, come il saggio di Lezzi e Muratore ravvisa, la prematura morte di Hugo Chavez ed il venir meno di leadership forti all'interno del fronte del Socialismo del XXI secolo, rischiano di far perdere all'America Latina l'occasione di proseguire nel suo riscatto ed in una possibile integrazione economica e sociale.
Il Presidente Nicolas Maduro in Venezuela non è Chevez. Come ho altre volte scritto, dovrebbe fare un passo indietro ed aprire al fronte giovane del Partito Socialista Unito del Venezuela, riscoprendo lo spirito chavista e bolivariano delle origini. Idem il Brasile. E in Argentina il fronte peronista dovrebbe ricompattarsi in nome del popolo amato da Evita e Juan Peron, oltre che dai coniugi Kirchner.
In generale, ad ogni modo, pur fra mille difficoltà e sofferenze patite dai popoli latinoamericani nella loro lunga marcia verso l'emancipazione, possiamo dire che questi hanno molto, moltissimo da insegnare a noi europei.
A noi europei che viviamo una crisi di valori e di rapporti umani. A noi europei egoisti e tronfi che ci riteniamo da sempre superiori a tutti gli altri...salvo a quegli statunitensi che, invece, avrebbero molto da imparare sia da noi che dai latinoamericani.
A noi europei che abbiamo dei partiti socialisti che, di fatto, sono capitalisti e antipopolari e che abbiamo delle destre confusioniste e neonaziste e dei liberalismi privi di ogni tipo di libertà ed apertura mentale e sociale.
Il Socialismo del XXI secolo, dunque, non è ideologia, ma essere umano e amore per l'umanità.
C'è molto, molto da approfondire e da studiare in merito e senza pregiudizi. Un saggio come quello di Luca Lezzi e di Andrea Muratore ci aiuta a saperne e a capirne certamente di più.

Luca Bagatin