Per approfondimenti
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/670930/ritratti-del-socialismo/
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
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Nel 2011 accadde alla laica e socialista Libia, guidata da Mu'Ammar Gheddafi. Anche allora gli islamisti, destabilizzarono in Paese, uccisero Gheddafi e distrussero ogni forma di laicità, socialismo e democrazia nel Paese.
Oggi accade alla laica e socialista Siria, guidata da Bashar al-Assad, rieletto, peraltro, nel 2021, con un'ampia maggioranza di consensi.
Deposto dai soliti islamisti, destabilizzatori, impropriamente definiti “ribelli” dai media nostrani.
Addio laicità, addio socialismo arabo, unico baluardo contro l'Islam radicale.
Del resto, anche nell'allora Jugoslavia, socialista e laica, accadde la stessa cosa, nei primi anni '90.
E i Paesi liberal capitalisti, USA in primis, a soffiare sul fuoco, anziché spegnerlo.
Solamente la Russia e la Cina sono state in prima linea contro il terrorismo destabilizzatore in Siria.
USA e UE temono oggi, giustamente, la radicalizzazione della Siria nelle mani degli islamisti, ma cosa hanno fatto sino ad oggi?
Cosa hanno fatto, in questi anni, a parte sostenere e inviare armi a governi guerrafondai e di destra più o meno estrema, oltre che sanzionare Paesi laici e socialisti (vedi la stessa Siria, oltre che Cuba, il Venezuela, ma non solo)?
Tralasciando la politica pessima e sconsiderata di Biden, il neo-eletto Trump, peraltro, farebbe malissimo a volere che gli USA lasciassero la NATO, ma dovrebbe rendersi promotore di un rinnovamento della NATO e di un totale cambio di passo dell'Alleanza.
Promuovendo l'entrata, nell'Alleanza Atlantica, anche di Russia (che lo chiese negli Anni 2000) e di Cina (ci fu qualche dirigente cinese che, nel 1999, avanzò tale ipotesi), oltre che di altri Paesi, BRICS in primis, lavorando, così, alla cessazione di ogni conflitto e controversia internazionale.
Rendendo l'Alleanza in grado di lavorare, dunque, a cose serie e davvero utili e necessarie: sicurezza internazionale, lotta al terrorismo e al cyberterrorismo, prevenzione delle calamità naturali in primis.
Il mondo è cambiato e gli USA, oltre che l'altrettanto irresponsabile UE, dovrebbero rendersene conto.
Non esiste più un'egemonia mondiale ed è giusto e naturale che sia così.
Il mondo è multipolare e si trova difronte nuove sfide e pericoli da affrontare. Fra questi il fondamentalismo religioso e nuovi episodi di intolleranza, oltre che conflitti inimmaginabili persino durante la terribile Guerra Fredda.
Situazioni che le attuali leadership di USA e UE non sembrano affatto in grado di voler affrontare con serietà e capacità, anzi, sembrano continuare a soffiare sul fuoco.
Trump, peraltro, parla ancora di dazi, altra misura totalmente ideologica e economicamente svantaggiosa per tutti.
Le divisioni in blocchi, le ideologie, le contrapposizioni, non fanno che impedire ciò che serve davvero e mai come in questi anni di follia e sconsideratezza: dialogo, cooperazione, stabilizzazione, prosperità comune, sicurezza.
Vedremo nuovamente la luce in questa oscurità?
Luca Bagatin
Le elezioni presidenziali, in Libia, si sarebbero dovute tenere il 24 dicembre, ma, ancora una volta, sono state rinviate.
Ennesimo rinvio. Ennesimo mancato appuntamento per un definitivo cambio di governo in Libia, che avrebbe, molto probabilmente, messo fine all'instabilità di questi decenni, dopo il colpo di Stato contro Gheddafi. Golpe che ha aperto la strada al fondamentalismo e al caos.
Non ci sono le condizioni per tenere le elezioni, si dice. Il Parlamento libico non fissa alcuna data. Parlamento nel quale non è presente il partito socialista, laico e di sinistra, pro-Gheddafi, in quanto gli è proibito presentare liste elettorali, sin dal 2012.
Il tentativo di estromettere dalla corsa alle presidenziali il figlio di Mu'Ammar Gheddafi, Saif, candidato del “Fronte popolare per la liberazione della Libia”, di ispirazione laica e socialista araba, è fallito e, quindi, essendo egli, secondo tutti i sondaggi il favorito alla Presidenza, con oltre il 50% dei consensi, non potevano far altro che rinviare le elezioni.
Non sia mai che in Libia torni la democrazia, il socialismo e la laicità.
In Libia, dunque, regnano ancora l'incertezza e il caos. Complici i veti incrociati e le interferenze straniere, mentre il Paese rischia una nuova guerra interna. Nel silenzio assordante dell'Unione Europea.
Marco Rizzo, Segretario del Partito Comunista ha affermato, significativamente, sulla sua pagina Facebook: “Esiste qualche giornalista che ha il coraggio di dire che le elezioni in Libia si faranno solo se viene messo fuori quello che sarebbe il vero vincitore? E cioè Saif Gheddafi. E cioè l’unico che si scaglierebbe contro le milizie, contro il furto di petrolio e contro le migrazioni forzate”.
Luca Bagatin
Saif Al-Islam Gheddafi, 49 anni, secondogenito del Rais libico Mu'Ammar Gheddafi, presentando e sottoscrivendo i documenti presso la commissione elettorale di Sabha, ha ufficializzato – il 14 novembre - la sua candidatura a Presidente alle elezioni che si terranno in Libia il prossimo 24 dicembre.
Da tempo, Saif Al-Islam Gheddafi, aveva dichiarato di voler candidarsi per “liberare il territorio dal controllo delle organizzazioni terroristiche e dagli stranieri” e, nel 2016, aveva fondato il partito “Fronte popolare per la liberazione della Libia”, di ispirazione laica e socialista araba.
Fronte che, in tutti questi anni, non ha mai smesso di lottare, nel Paese, per il ritorno della democrazia, della sovranità libica e del socialismo.
Sono passati esattamente dieci anni dalla barbarica uccisione di Mu'Ammar Gheddafi, ad opera dei ribelli fiancheggiati dalla NATO, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli USA, nell'ambito delle sedicenti “primavere arabe”, volte a soffocare il socialismo panafricano e panarabo e, quindi, destabilizzare la Libia e i Paesi ad essa vicini, sostenendo il fondamentalismo islamico.
Gheddafi fondò, nel 1977, la Jamahiriya, ovvero la Repubblica Popolare e Socialista di Libia, edificata sul socialismo e la democrazia diretta popolare e, dalla sua morte, avvenuta il 20 ottobre 2011, per la Libia fu il caos, il tracollo sociale, economico, civile e democratico.
Caos che permane e che solo elezioni libere e democratiche, libere da ingerenze degli USA, dell'UE e dal fondamentalismo islamico, le potrebbero ridare stabilità.
Saif Al-Islam Gheddafi, ultimo dei sostenitori istituzionali del padre, fu per questo imprigionato e scarcerato nel 2015, a seguito di un'amnistia.
Secondo una stima, i suoi sostenitori, supererebbero ampiamente il 50% dei libici, i quali non hanno mai dimenticato le riforme sociali, socialiste e democratiche varate dal padre e non hanno mai dimenticato le ingerenze euro-statunitensi che hanno destabilizzato e distrutto il loro Paese.
Saif Ghaddafi ha spesso inoltre ricordato come le idee del padre (grande estimatore di Rousseau e degli anarchici Proudhon e Bakunin), contenute nel “Libro Verde, ”, abbiano conquistato l'Occidente, come ad esempio l'uso dei referendum popolari e l'azionariato popolare delle imprese.
Luca Bagatin
La liquidazione politica di Bettino Craxi, da parte dei poteri forti internazionali, finanziari, ma anche militari e politici, con sede negli USA e nelle stanze di Bruxelles, coincise con la fine politica del Socialismo in Europa.
L'implosione dell'URSS e dei Paesi del Patto di Varsavia, contro la volontà dei rispettivi popoli, ma causate da golpe interni con il contributo esterno; la guerra che distrusse la Jugoslavia socialista; la guerra che distrusse l'Iraq socialista; la guerra che distrusse l'Afghanistan socialista e poi ancora, anni dopo, la guerra che distrusse la Libia socialista (e quella che tentò ti distruggere la Siria socialista).
E, ancora, i tentativi di golpe anti-socialisti in America Latina, sempre in agguato in Venezuela e a Cuba, ma che colpirono la Bolivia di Morales e l'Ecuador di Correa e il tentativo di liquidazione per via giudiziaria del socialismo brasiliano di Lula e del peronismo argentino della Kirchner.
Tutte cose sostenute dagli USA e dai suoi alleati, UE in primis.
Bettino Craxi se ne accorse tardi. Ma se ne accorse. Quando puntò il dito contro la globalizzazione liberal-capitalista, affermando: “Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare”.
E quando scrisse il suo romanzo verità, pubblicato postumo, "Parigi - Hammamet": http://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html.
Il Socialismo doveva morire, perché l'idea che gli oppressi prendessero in mano le redini del loro destino, sottomettendo gli sfruttatori capitalisti e borghesi, non poteva essere accettata.
Nonostante questo, oggi, molti Paesi socialisti resistono. Dalla Cina a Cuba, dal Vietnam al Venezuela; dalla Corea del Nord alle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk; dalla Siria al Laos e non solo.
Non è solo un'idea che non muore, ma le fondamenta di una civiltà che, quando sono solide, non possono crollare.
Da non dimenticare, ma anzi da sottolineare che, tanto lo scopo dell'anarchismo socialista di Proudhon (esaltato da Craxi), che il marxismo-leninismo, hanno come scopo l'estinzione della classe borghese e la dissoluzione dello Stato.
Ovvero l'avvento di una società completamente democratica e paritaria. Ovvero completamente socialista e autogestita.
La strada è sempre ardua, ma la Storia ha tutto da insegnare.
Luca Bagatin
Kenneth Kaunda, conosciuto anche come KK, fu un eroe panafricano in lotta contro il colonialismo britannico.
Spentosi il 17 giugno scorso, a 97 anni, fu Presidente dello Zambia per 27 anni, dopo averlo liberato dal colonialismo e averlo emancipato socialmente e economicamente.
Nato nel 1924, si avvicinò alla politica nel 1951, entrando a far parte del Congresso Nazionale Africano della Rhodesia del Nord, movimento politico in lotta contro il suprematismo bianco britannico e in favore dell'indipendenza del Paese.
Per questo suo attivismo finì, nel 1955, in carcere, condannato, con i suoi compagni, ai lavori forzati.
Nel 1961, Kaunda, lanciò una campagna di disobbedienza civile contro le autorità e, l'anno successivo, si presentò alle elezioni come candidato del Partito Unito dell'Indipendenza Nazionale (UNIP). Partito che, con il Congresso Nazionale Africano, riuscirà a formare un governo di coalizione, giungendo, nel 1964, a decretare lo scioglimento della federazione di Rhodesia e Nyasaland e portendo il Paese a divenire Zambia indipendente che elesse, come primo Presidente, proprio Kenneth Kaunda.
Le sue idee saranno improntate a quello che viene definito socialismo africano, ovvero al rifiuto del sistema capitalistico dei colonizzatori europei e ad un recupero dei valori tradizionali africani, quali il senso di comunità, della famiglia e la dignità del lavoro agricolo. Ovvero un socialismo che riaffermava l'identità africana e le sue tradizioni.
Kaunda ribattezzò tale socialismo “umanesimo zambiano” e univa idee sia del socialismo sovietico che valori arcaici della cultura africana, fondati sull'aiuto reciproco e sulla fiducia nei confronti dei componenti della comunità.
Tale visione socio-economica portò lo Zambia a sviluppare rapidamente le sue infrastrutture e l'industria e a nazionalizzare le risorse naturali del Paese, restituendo ai cittadini la proprietà delle miniere di rame e di molte altre proprietà, finalmente sottratte ai colonizzatori.
Le politiche sociali di Kaunda portarono a sviluppare un forte sistema scolastico pubblico e gratuito; furono garantite borse di studio ai più meritevoli e fondati diversi istituti universitari.
Kaunda fu, dunque, al pari di Thomas Sankara, Kwame Nkrumah, Ahmed Sékou Touré, Mu'Ammar Gheddafi, Nelson Mandela (di cui fu sostenitore) e molti altri socialisti africani, un grande leader panafricano e per l'emancipazione dell'Africa, pur fra i mille ostacoli dovuti alle interferenze dei Paesi ex coloniali europei e degli USA. I quali, ancora oggi, in Africa e non solo, fanno il bello e il cattivo tempo...fingendo di esportare “democrazia e libertà”.
Kaunda fu anche un solido sostenitore del Movimento dei Non Allineati e fu legato ad una profonda amicizia con il Presidente socialista jugoslavo Tito Broz, peraltro già grande amico di Gheddafi e di tutti i Paesi del Terzo Mondo socialisti, laici e non allineati.
Fu peraltro amico personale dei leader cinesi Mao Zedong, Zhou Enlai e Deng Xiaoping e sulla Cina, grande partner commerciale dello Zambia, ebbe a dire: “La Cina ci ha aiutato a lottare per la nostra indipendenza. La Cina ha aiutato molti altri paesi in Africa a ottenere la loro indipendenza. Ora stanno lavorando con noi per aiutarci a sviluppare le nostre economie. È quello che sta facendo la Cina, aiutandoci, come amici, autentici amici”.
Negli Anni '80, Kaunda, fu vicino, oltre che al Presidente socialista cubano Fidel Castro, anche al Presidente iracheno bah'atista (socialista) Saddam Hussein, impropriamente definito, dai neocolonialisti, un “dittatore”.
Kenneth Kaunda, che diede le dimissioni da Presidente nel 1991, è tutt'ora molto ricordato in Zambia e la sua scomparsa ha intristito molto il Paese e il suo attuale Presidente Edgar Lungu (esponente del socialdemocratico Fronte Patriottico), il quale lo ha a lungo ricordato su Facebook.
Luca Bagatin
“La vita non è fatta solo per lavorare, ma ha bisogno di tempo libero per l’esercizio della libertà. Non si può vivere oppressi dal mercato che ci obbliga a comprare, comprare, perché non paghi con i soldi, ma con il tempo della tua vita”.
Questo uno degli insegnamenti fondamentali che ci ha lasciato l'ex Presidente socialista dell'Uruguay, José “Pepe” Mujica. Il Presidente povero e dei poveri, che ha governato il suo Paese dal 2010 al 2015 (e fu Ministro dell'Agricoltura e della Pesca dal 2005 al 2008). Risollevandone le sorti e attuando politiche sociali e socialiste, sul modello autogestionario e libertario.
Un modello che supera l'insana “ideologia del lavoro” ad ogni costo. E che supera il conseguente “sfruttamento dal salario”. Un modello che guarda, invece, a quello che Mujica stesso definì “un cammino di lotta al servizio e in solidarietà con gli altri esseri umani”. Ovvero “una politica permanente a favore di chi ha la volontà di lavorarla”, ad esempio organizzando “colonie di terra pubblica in cui si paga un affitto”.
Un modello non dissimile da quello della Jugoslavia di Tito, fondato sull'autogestione delle imprese e della Libia del Raìs Mu'Ammar Gheddafi, laico e socialista ideatore della Terza Teoria Universale, ovvero della “Repubbica delle masse” e della “democrazia diretta” (Jamahiriyya), che fu attuata nell'ambito di Congressi e Comitati popolari aperti a tutti i cittadini.
Gheddafi, nel suo “Libro Verde”, ovvero il suo saggio sociale e politico fondamentale, scrisse, in merito all'organizzazione sociale e del lavoro: “Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. (…). A ciascun individuo è consentito di risparmiare ciò che vuole, soltanto nell’ambito del proprio fabbisogno, in quanto l’accumulo di risparmio in misura maggiore, è a detrimento della ricchezza collettiva. La gente abile e intelligente non ha il diritto di appropriarsi delle unità di ricchezza altrui per via della propria abilità e intelligenza, tuttavia può utilizzare quelle qualità per soddisfare i deficienti e gli incapaci non perciò devono essere privati di quella stessa parte della ricchezza sociale di cui godono i sani”.
Egli ritenne, dunque, in concordia con il socialismo delle origini (da Saint-Simon, a Marx, sino a Pierre Leroux, Proudhon e così via), che i lavoratori dovessero essere considerati produttori, non più dei salariati, ovvero degli sfruttati. E dunque, ciò che loro producono, dovesse essere considerato di loro stessa proprietà.
Il salario, per Gheddafi (e in realtà per tutti i socialisti, sin dalla fondazione della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864), è indice di sfruttamento e un lavoratore/produttore non può essere schiavo di nessun padrone. Sia esso un padrone privato o statale.
Oltre a ciò, il Raìs, ritenne che nessuno potesse possedere più di quanto gli fosse necessario per vivere. Ciò perché – non essendo le risorse illimitate - l'accumulazione della ricchezza da parte di alcuni è fonte di ingiustizia, corruzione e segna il sorgere della società dello sfruttamento.
I concetti fondamentali del socialismo originario o autogestionario, inveratosi sia nella Jugoslavia titina che nella Libia di Gheddafi, ma per molti versi anche nell'Argentina peronista; nella Cuba del Che e Fidel Castro; nell'Egitto nasseriano e via via nei modelli più recenti del Socialismo del XXI Secolo latinoamericano (dal chavismo sino al modello uruguayano del Frente Amplio di Mujica, al modello del Buen Vivir ecuadoriano, sino, in parte, al socialismo boliviano di Evo Morales), propone dunque un nuovo modello di sviluppo.
Uno modello che supera da una parte il produttivismo e dall'altra il capitalismo. Poponendo che il cittadino/lavoratore viva del necessario e lavori a beneficio della società e dei bisognosi e non già per un salario. E che ciascuno sia proprietario del proprio lavoro, nell'ambito di attività economiche socialiste autogestite.
Moltissima strada vi è da fare. Soprattutto per “decolonizzare l'immaginario”, come direbbe l'economista Serge Latouche. Per creare un'alternativa all'assurdo modello di sviluppo occidentale, capitalista, fondato sul danaro e sullo sfruttamento del lavoro.
Lavoro che toglie tempo libero; che lega a un datore di lavoro (e ad eventuali ricatti); che è utile solo a generare profitto e conseguente sfruttamento delle risorse economiche, sociali, ambientali e non già per aiutare la comunità stessa e le sue necessità primarie e fondamentali. Necessità che saranno sempre maggiori e sempre più essenziali in periodi di pandemia.
Necessità che non sono legate al vil danaro, che è uno strumento per sua natura schiavista, in quanto rappresenta un debito nei confronti di qualcuno (ed è il maggiore e più perverso strumento di perdita di sovranità dei cittadini e dei Paesi).
Una società sana, socialista, autogestita, libera e libertaria, è una società che supera i vincoli imposti dall'egoismo umano. Che supera il sistema del danaro (e della conseguente usura o interessi sui debiti/prestiti). Che supera il sistema del lavoro salariato. Che supera il sistema del consumismo e della distruzione delle risorse e del Pianeta.
Per approdare a qualcosa di antico, ma allo stesso tempo di genuino, comunitario, umanitario, spirituale, ecologista e socialista al contempo.
Come ancora oggi avviene in alcune società matriarcali, che vivono su quella che l'antropologo Marcel Mauss definì “economia del dono”. Sullo scambio reciproco, alla pari. Sul baratto. Sul lavoro in comune e a beneficio del prossimo.
“Per far uscire”, come ebbe a dire lo stesso Latouche, “l'umanità dalla miseria psichica e morale” nella quale vive da secoli. Semplicemente per aver adottato un modello che sdogana un'infezione della psiche umana chiamata egosimo e accumulo.
Luca Bagatin
Questa è la storia
dell'umile beduino della tribù dei Quadhadhfa, figlio di umili
beduini del deserto libico. Suo padre combatté contro l'invasore
fascista - durante la Seconda Guerra Mondiale - e lui stesso, all'età
di sei anni, a causa dell'esplosione di una mina risalente al periodo
bellico, rimase ferito a un braccio e due suoi cugini persero la
vita.![]() |
| Andrea Sammartano |
Ambisco
ad una società nella quale si lavori per piacere, nella quale
ciascuno possa scegliere il proprio lavoro, nella quale ciascuno
abbia l'indispensabile di che vivere e poter gestire il proprio
tempo per la cura dei propri cari e degli amici.
Al fine di fare ciò Nasser tentò un
rafforzamento del fronte dei Paesi Non Allineati, in opposizione
all'imperialismo statunitense e sovietico, rafforzando così i
rapporti con l'India di Nehru e la Jugoslavia di Tito. Nel 1956,
peraltro, egli nazionalizzò la Compagnia del Canale di Suez
dichiarando che, attraverso le sue entrate, avrebbe provveduto al
finanziamento della diga di Assuan.