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giovedì 29 settembre 2016

"Pornocrazia": riflessione by Luca Bagatin

La differenza fra mondo politico e pornografia è in realtà sottile.
Viviamo infatti in una pornocrazia e in una società pornocratica, solo che non ce ne rendiamo conto e continuiamo - pornograficamente - a partecipare a questo sedicente caravanserraglio "democratico" definito, di volta in volta, "elezioni politiche" o "referendum" o "istituzioni".
Il porno ha perduto la sua carica erotica nel momento in cui si è istituzionalizzato, ovvero è diventato un canale commerciale per menti amebizzate e desideranti.
La politica non è più democratica da quando ha abbandonato il sistema dell'Agorà Greca.

(Luca Bagatin)

martedì 20 settembre 2016

sabato 3 settembre 2016

Chi di rima perisce di rima ferisce (dopo essere risorto). Poesia by Luca Bagatin

Per non essere lasciato
non mi sono fidanzato.
Per non essere lisciato
non mi sono pettinato.
Per non essere bevuto
non mi sono mai gasato.
Per non essere gustato
non mi sono replicato.

Luca Bagatin

sabato 2 luglio 2016

La Toscana, la Massoneria ed i Cinque Stelle. Articolo di Luca Bagatin

In Toscana vi sono numerose logge massoniche. E' Storia e patrimonio culturale del nostro Paese, purtroppo poco studiato, diffuso e conosciuto.
La Massoneria, infatti, nella Penisola italiana si diffuse dapprima nel Mezzogiorno e successivamene proprio a Firenze, ove fu fondata la prima loggia nel 1731 e di questa fece parte il primo martire della Massoneria, ovvero il poeta Tommaso Crudeli, che sarà vittima delle torture della Santa Inquisizione cattolica e ciò solo in quanto affiliato all Massoneria.
La Storia della Massoneria italiana, in particolare, ma non solo italiana, è una storia spesso di persecuzioni ad opera dell'ortodossia clericale, la quale vedeva i massoni quali “concorrenti spirituali”, in quanto si proclamavano liberi, di buoni costumi e spesso erano cristiani o comunque deisti, persone di spirito e teosofi. Parimenti i massoni saranno perseguitati in tutto il XVIII e XIX secolo da gran parte delle monarchie europee, in particolare dall'Impero Austriaco e dal suo satellite, ovvero quel Granducato di Toscana che vedeva svilupparsi, nelle logge massoniche, una mentalità volta alla libertà di pensiero, di stampa e di associazione. Per non parlare della chiusura delle logge massoniche operate dalla dittatura fascista e dell'invio nei lager ed al confino di molti Liberi Muratori.
E così è normalissimo che oggi la Toscana (ma anche regioni come il Piemonte, la Sicilia, Il Veneto, L'Emilia Romagna...) sia zeppa di massoni, eredi della lunga tradizione Libero Muratoria europea.
Leggiamo, in questa fonte presa dal sito del Movimento Cinque Stelle della Toscana http://www.movimento5stelletoscana.it/trasparenza-legge-parla-chiaro-consiglieri-e-assessori-dichiarino-se-sono-massoni/ , che il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle della Toscana, Enrico Cantone, pone una richiesta al Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani. Una richiesta alquanto in contrasto con la libertà di associazione e della tutela della privacy, ovvero di verificare se i consiglieri regionali ed i membri della Giunta hanno ottemperato all'obbligo di dichiarare la loro situazione associativa, includendo in quest'ultima anche l'appartenenza a logge “di qualsivoglia natura” (cosa voglia dire “di qualsivoglia natura” non ci è dato di sapere). Oltre a ciò, il consigliere Cantone afferma che sta valutando “l'istituzione di un osservatorio sulla massoneria” in Toscana.
Ora, iniziamo con il ricordare una cosa fondamentale, ovvero il fatto che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato per ben due volte lo Stato italiano per violazione della libertà di associazione e ciò nei casi delle leggi regionali della Regione Marche (nel 2001) e Friuli Venezia Giulia (nel 2007), che imponevano di dichiarare l'appartenenza a qualsivoglia associazione (con particolare riferimento alla Massoneria) per accedere alle cariche regionali.
In Toscana, dal 2012 esiste una legislazione simile, che obbliga le cariche pubbliche regionali a dover dichiarare l'appartenenza a qualsivoglia associazione. Ciò appare dunque in contrasto, peraltro, con la normativa sulla privacy ed il diritto alla riservatezza delle persone, garantito peraltro in sede europea.
Oltre a ciò non si comprende davvero la richiesta dei Cinque Stelle in merito e la necessità di un “osservatorio sulla massoneria”, in quanto la Massoneria è una associazione come tutte le altre, riconosciuta dallo Stato ed i cui nomi degli iscritti sono regolarmente comunicati agli organi istituzionali competenti. Più trasparenza di così !
La Massoneria, lo ricordiamo per l'ennesima volta, non è altro che una libera associazione di elevazione spirituale e morale. Per farne parte occorre, peraltro, avere la fedina penale pulita (è uno dei documenti richiesti per l'affiliazione !). Le sedi sono pubbliche, tanto quanto lo sono le pubblicazioni massoniche e le riviste del settore.
I pregiudizi massonofobici, in generale, dunque, dovrebbero terminare una volta per tutte sarebbe ora fossero normati attraverso una apposita legge, come avviene per l'odio razziale e l'omofobia, perché di questo stiamo parlando.
Ci auguriamo che la classe politica si occupi di ciò, ovvero dei diritti dei cittadini e delle loro libertà di pensiero ed associazione, anche perché i suoi stipendi sono pagati dalla collettività (e dunque anche da massoni e simpatizzanti, oltre che da persone di colore, omosessuali ecc... !).
Per quanto riguarda gli “osservatori”, più che un “osservatorio sulla Massoneria”, sarebbe opportuno istituire un osservatorio di cittadini in merito ai partiti, ai movimenti politici ed agli eletti nelle istituzioni. I cittadini che, come già detto, mantengono il sistema politico con le loro tasse, hanno il diritto di osservare direttamente – in apposite assemblee pubbliche - l'operato dei loro eletti e le relative riunioni politiche dei partiti e movimenti. E, in futuro, ci auguriamo anche che i cittadini, senza necessità di mediatori, abbiano la possibilità di autogovernarsi direttamente e di poter prendere direttamente le decisioni che riguardano il loro stesso presente e futuro.
La democrazia passa anche e proprio da qui.

Luca Bagatin

giovedì 2 giugno 2016

ANIMA SOLA by Luca Bagatin


Pensare di perdermi in quegli occhi.
Salvarmi perdendomici.
Risalire. Ridiscendere.
L'Inferno è il posto che fa per me.
Il Paradiso è una bella illusione.
Quello che conta sono solo i tuoi occhi.
No, non ci cado dentro. Vi galleggio amorevolmente.
E tu ? Un pensiero, una parola. Un'anima sola.
Che arde e che brucia. Il mio cuore rimbomba.
Poi il silenzio. Silenzio di tomba.


(Luca Bagatin)

giovedì 26 maggio 2016

Il referendum costituzionale non ci interessa. Vogliamo parlare di problemi più seri ! Vogliamo la democrazia autentica !

Sino ad oggi abbiamo sempre evitato di parlare del referendum costituzionale.
Semplicemente perché è cosa che non interessa le persone che, come noi, non credono ai sistemi antidemocratici delle elezioni politiche. Per cui, poco importa se il Senato è o meno elettivo.
I problemi di questo Paese e dell'Europa sono altri e seri: le oligarchie economiche che sfruttano le persone; le imprese truffaldine che continuano a prosperare (vedi settore della telefonia, fra tutti); la rappresentanza popolare diretta che è al di là da venire; il neocolonialismo, la delocalizzazione e l'immigrazionismo che minacciano ormai tutti quanti.
Di fronte a questo, francamente, una riforma costituzionale di questo tipo, in Italia come altrove, poco ci importa.
L'unica riforma Costituzionale da introdurre dovrebbe piuttosto essere questa: "L'Italia è una Repubblica democratica, PERTANTO la rappresentanza è affidata UNICAMENTE AL POPOLO, senza mediazioni partitico/politiche".


Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it
www.amoreeliberta.altervista.org

mercoledì 25 maggio 2016

"Loi travail", "Jobs act" e misure di austerità: anticamera per l'inferno dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

In Francia protestano e sonoramente contro una legge antisociale e antidemocratica (in quanto non voluta né votata dai cittadini) denominata “Loi travail”, ovvero il “Jobs act” francese. Una legge che, ovviamente, è sostenuta dall'Europa” delle imprese, delle banche e delle oligarchie, a discapito dei lavoratori, dei precari e dei poveri che sono, poi, la maggioranza dei cittadini europei ai quali non è mai stata permessa l'ultima parola !
Che cosa prevede, in sostanza, la “Loi travail” avanzata dalla Ministra del Lavoro Myriam El Khomri e fortemente voluta da Hollande e dal suo Primo Ministro Valls ? I punti principali prevedono una diminuzione degli stipendi ed un aumento delle ore di lavoro, qualora l'imprenditore lo richiedesse ed il licenziamento in tronco del lavoratore, non solo se l'impresa è in difficoltà economiche, ma anche se è necessaria una riorganizzazione dell'impresa al fine di poter essere competitiva sul mercato (sic !).
In Italia la legislazione che ha introdotto il lavoro flessibile prevista dal “Jobs act” - voluta dal duo Poletti-Renzi - è passata senza grandi proteste. In Francia, nazione dallo spirito ben più laico e rivoluzionario, invece, il principale sindacato – la CGT - che, a differenza dei sindacati italiani, è assai più pluralista e autonomo e per nulla appiattito alle logiche alla sinistra di governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto, ha paralizzato il Paese assieme alle proteste di piazza di studenti e lavoratori.
Auguriamoci che la spuntino, perché è in atto ormai da tempo uno smantellamento progressivo dei diritti dei lavoratori, con il conseguente sfruttamento dei precari e della manodopera a basso costo (spesso straniera, alimentata da politiche contemporaneamente neocolonialiste ed immigrazioniste) con il beneplacito dei vertici di Bruxelles, che, peraltro, si trova in quel Belgio che proprio in queste ore è in fermento contro le politiche di austerità.
Occorre ripensare completamente questa Europa, che non garantisce nessuno se non le élites. Occorre che ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati ed ai poveri si garantisca la possibilità di vivere dignitosamente. Ed occorre che tutti i cittadini si riapproprino della propria sovranità perduta e di una rinnovato spirito democratico distrutto da politicanti, economisti, imprenditori e banchieri senza scrupoli che incarnano forme di un nuovo nazifascismo dai contorni “soft”, attraverso le luci ed i colori fasulli dei media, della pubblicità commerciale e dei social-network che rimbambiscono le menti ed annichiliscono le coscienze.
In questo senso le analisi dell'ottimo pensatore francese contemporaneo Jean-Claude Michéa ci vengono incontro. Nel suo “Il vicolo cieco dell'economia” (Elèuthera) ci ha spiegato come l'uomo moderno sia diventato schiavo della società capitalistico-illuminista e nel suo “I misteri della sinistra” (Neri Pozza) ci ha dimostrato come la società liberale riconosca unicamente relazioni basate sullo scambio commerciale e sul “contratto giuridico” e non già sullo scambio reciproco disinteressato e sul dono. E ciò lo possiamo notare nella nostra quotidianità.
Ed ha dimostrato come ci sia una profonda differenza fra il socialismo delle origini, al quale si rifaceva anche George Orwell, fondato sulla libertà, sulla democrazia e sui rapporti umani disinteressati, e la sinistra di governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto e la società illuministico-liberale, fondata sulla mercificazione di ogni cosa e sul conseguente sfruttamento dell'uomo sull'uomo, negando così, di fatto, ogni autentica libertà ed ogni forma di democrazia. Democrazia che, lo ricordiamo, è governo di popolo e per il popolo.
Ci uniamo così alle giuste proteste del popolo francese, belga ed anche greco, auspicando un risveglio anche delle annichilite coscienze italiche, nella ricerca di una possibile alternativa anticapitalista, democratica e socialista libertaria.

Luca Bagatin

lunedì 23 maggio 2016

"Amore e Libertà": bilancio di un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati ormai tre anni dalla fondazione del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.itwww.amoreeliberta.altervista.org), che ideai una volta preso atto della sconfitta definitiva dei partiti elettoralistici e dei limiti delle ideologie novecentesche, oltre che dell'economia capitalistico-produttivistica, la quale annichilisce ed avvelena le menti ed i rapporti umani e sentimentali.
E' così che, ponendo al centro Anita Garibaldi, eroina latinoamericana che si è battuta in Italia per l'unica Repubblica che il nostro Paese abbia mai conosciuto – quella Romana del 1849 – all'interno di un simbolo rosso – colore della passione, dell'amore e del socialismo umanitario e garibaldino – contornato da ventisei cuori bianchi – simbolo della purezza del cuore – ho dato vita a questo partito-non-partito, “Amore e Libertà” che è un partito nel senso ottocentesco del termine, non elettoralistico, ma raggruppamento di ideali ed aperto a tutti gli spiriti liberi e pensanti, ovvero un pensatoio.
Quali gli scopi di “Amore e Libertà” ? Principalmente ideali e racchiusi nel Manifesto d'Intenti: http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm.
Ma, nel corso dei tre anni, si è via via sviluppata una piattaforma ideale che ha portato, in sostanza, all'elaborazione di una vera e propria teoria socio-politica che ho definito “Civiltà dell'Amore”, che è, nei fatti, un recupero delle culture matriarcali, del socialismo delle origini, della teorie sulla decrescita economica, del recupero dell'antimodernismo e dell'antiprogressismo, ovvero dell'anticapitalismo spirituale, economico ed antimaterialistico. I nostri riferimenti sono infatti cristiano-gnostici, teosofici, ma anche sufi e si sono inverati in personalità quali Cristo, Madame Blavatsky, Giuseppe Mazzini, Pierre Leroux, Anita e Giuseppe Garibaldi, Gabriele D'Annunzio, Evita Peron e moltissime altre personalità. Né di destra né di sinistra, ma centrali proprio in quanto il fulcro delle loro analisi era l'essere umano, con i suoi sogni e bisogni.
In questo senso siamo antitetici alla società di mercato (ovvero della mercificazione-prostituzione dei corpi e delle menti, trattate come beni di consumo) che noi definiamo società del piacere effimero (che si paga in termini di produttivismo, schiavitù del lavoro e del salario, sfruttamento, coercizione indotta dalla pubblicità e dai media, rinuncia al tempo libero...), e contrapponiamo ad essa la Civiltà dell'Amore, della condivisione, del baratto, dell'autogestione del lavoro e del diritto al tempo libero ed allo sviluppo delle arti. Massimo sviluppo del potenziale umano e massimo esempio di utopia concreta in una società violenta e fintamente democratica, da combattere e superare.
Siamo pertanto per la democrazia che, prima che essere diretta, è sovranità del popolo. E' politica di e per il popolo. Ed in questo senso, come abbiamo sempre detto, siamo per l'auto-rappresentanza nelle istituzioni, in luogo delle mediazioni partitiche dei politici. Siamo dunque per il superamento delle elezioni ad ogni livello e per un sistema basato sull'estrazione a sorte fra i cittadini, per l'istituzione di comitati popolari nei quali chiunque possa partecipare e decidere, per i bilanci amministrativi partecipativi. In poche parole: per l'autogestione della politica, senza deleghe in bianco, in rosso, in nero o in giallo. Per l'Agorà Greca, massimo esempio di piazza democratica.
E ci chiediamo anche perché mai alle elezioni non possano essere rappresentati anche gli astenuti, ovvero i cittadini che non si riconoscono in questi politici. Ed abbiamo proposto di ripartire i non-voti, ovvero il numero complessivo degli astenuti, assegnando anche a costoro appositi seggi che potrebbero essere occupati da cittadini estratti a sorte fra i non votanti, in modo da dare rappresentanza anche a loro. Questa è democrazia. Ed è democrazia partecipativa e rappresentativa. Abbiamo peraltro proposto ai partiti elettoralistici storici ed a tutte le associazioni culturali storiche di trasformarsi in scuole di formazione politica, storica, culturale utili a tutti i cittadini per elevarsi e formarsi culturalmente e politicamente. Ma la nostra proposta è, come al solito caduta nel vuoto, ridotta a provocazione, allorquando la provocazione è ben altra: è lasciare i cittadini nella schiavitù e nell'ignoranza.
Questo è “Amore e Libertà”, nel solco dei grandi eroi del passato (ci rifacciamo in particolare alla Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, che auspichiamo possa mutarsi in una possibile Internazionale dell'Amore, che sani ogni sciocca antica divisione ideologica, in nome dell'emancipazione sociale e sentimentale). Ed è con questo spirito che abbiamo seguito da vicino le vicende dell'America Latina e dato il nostro sostegno al Socialismo del XXI secolo latinoamericano, che ha saputo emanciparsi dal neocolonialismo per riscoprire le proprie radici culturali indigene, autoctone ed ambientaliste.
Ed in questo senso vorremmo redarguire i governanti socialisti e libertari dell'America Latina dallo scendere a compromessi con l'altro imperialismo, oltre a quello statunitense, ovvero con l'imperialismo russo-putiniano e capital-comunista cinese, esempi neo-dittatoriali di sfruttamento e di egemonia sui poveri, come ai tempi della Guerra Fredda.
Siamo pertanto terzomondisti e terzaforzisti: fuori dai blocchi, fuori dal fascio-capital-comunismo, fuori dalle ideologie, per una alternativa ambientalista, antiglobalista, per la decrescita del pianeta e, dunque, per l'armonia fra le persone ed il loro ecosistema, che, oltre ad essere preservato, va sviluppato attraverso la de-urbanizzazione, la de-industrializzazione e la de-cementificazione.
Utopie concrete alternative per un Pianeta che non ce la fa più.
Questo, in estrema sintesi, il significato del nostro “Amore e Libertà”, della nostra “Civiltà dell'Amore” che, in questi tre anni, ad ogni modo, ha avuto la possibilità di essere diffusa su taluni organi di stampa, attraverso alcune video-interviste al sottoscritto – quale ad esempio quella di Debdeashakti (al secolo Debora De Angelis) di due anni fa - sul saggio del giornalista Gabriele Maestri “Per un pugno di simboli” (Aracne Editrice) ed attraverso un ebook del sottoscritto al momento a diffusione gratuita in rete, con prefazione di Antonio Tiberio di Dobrynia e dal titolo, appunto, “Amore e Libertà: Manifesto per la Civiltà dell'Amore”(https://drive.google.com/file/d/0B5hvm8jRoLWYNnBXZTZuYnZweVk/view).
Come sempre, non chiediamo niente a nessuno. Al massimo di essere letti e di poter ascoltare le proposte altrui. Risvegliando la nostra e l'altrui coscienza.

Luca Bagatin

sabato 21 maggio 2016

Lettera originale di Marco Pannella a Papa Francesco (ed estremo saluto di Luca Bagatin)



Caro Marco, come ha detto Emma, in vita sei stato deriso e vilipeso ed oggi tutti ti rendono omaggio, pulendosi la loro sporca coscienza, come fanno i ricchi che elemosinano ai poveri, anziché gettare le basi per emancipare l'umanità intera.
Tu sapevi amare gli ultimi, come sapeva fare Cristo, anch'egli a suo tempo deriso, vilipeso e ucciso dal Potere. Salvo essere assurto a simbolo feticistico di una religione, di una fazione che spesso divide anziché unire.
Anche tu sei e sarai un simbolo, ma, come il Cristo, sei e sarai un simbolo che rimarrà, per sempre, nel nostro cuore.

Luca Bagatin

mercoledì 11 maggio 2016

Riflessioni politiche sul presente. Articolo di Luca Bagatin

Rovistando nel mio archivio ho ritrovato un vecchio articolo redazionale pubblicato dal “Messaggero Veneto” di Pordenone il 21 agosto 1999, interamente dedicato ad alcune mie dichiarazioni politiche e dal titolo virgolettato “Base per il partito democratico”.
Allora, diciassette anni fa, il Partito Democratico centrosinistro non esisteva ancora, mentre il sottoscritto – ventenne ed iscritto al partito dei Verdi – lanciava una proposta non certo al centrosinistra (al quale non ho mai creduto, nemmeno da verde !), ma a tutte le forze laiche, socialiste, ambientaliste, liberali e antiproibizioniste che, a partire delle battaglie del Partito Radicale, portasse alla costituzione di un “partito democratico in grado di battersi contro la destra berlusconiana e corporativa ed alla sinistra istituzionale che mira alla restaurazione dell'attuale sistema economico-politico”. Un partito che, in sostanza, avrebbe dovuto parlare ai “disoccupati, emarginati, omosessuali, carcerati e giovani sfiduciati da questo sistema di potere”.
Ora, all'epoca avevo appena vent'anni ed oggi, pur avendo fatto autocritica su alcuni punti, come ad esempio il punto relativo al liberalismo economico ed economicista (allora portato molto avanti dai radicali), debbo dire che prospettai la nascita di un partito democratico sostanzialmente e giustamente opposto all'attuale Pd che, nei fatti, rappresenta la prosecuzione sia della sinistra istituzionale conservatrice, che della destra berlusconiana e corporativa di cui parlavo allora.
Un partito democratico, quello che avevo in mente, che poteva intendersi non necessariamente come partito elettoralistico, bensì come un rassemblemant di persone pensanti e di forze ideali (con particolare riferimento alla laicità, al socialismo ed all'ambientalismo) che avrebbero dovuto e potuto parlare ai ceti meno abbienti, agli emarginati, alle minoranze ed ai giovani: da sempre esclusi da ogni processo politico ed economico e che pagavano, pagano e pagheranno gli effetti del globalismo capitalista e delle politiche dissennate portate avanti da destra e sinistra, vendute al capitale ed alle logiche di Bruxelles, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Un partito democratico da me evocato nel 1999, dicevamo, opposto all'attuale Pd che rappresenta semplicemente l'evoluzione in chiave capitalista ed autoritaria del vecchio Pci e della vecchia sinistra Dc, i quali un tempo garantivano chi un lavoro già lo aveva (e non i meno abbienti ed i disoccupati) ed oggi garantiscono la grande impresa e l'alta finanza in cambio delle briciole di 80 euro mensili a chi già lavora e di niente a chi non lavora. Oltre, naturalmente, a politiche di privatizzazioni selvagge, flessbilità, austerità, apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo, rafforzamento delle élite a scapito della sovranità popolare e così via. E tutto ciò, peraltro, in linea con le politiche dei sedicenti partiti socialisti europei ormai venduti al capitale e fotocopia dei loro finti oppositori di destra.
E' chiaro che, quello di oggi come quello di allora, era un semplice ragionamento politico ed intellettuale senza alcuna pretesa, in quanto conosco molto bene le logiche del potere politico e partitico e me ne sono, giustamente, progressivamente discostato al punto che non vado e non intendo più andare a votare, né occuparmi troppo delle beghe italiane, preferendo, piuttosto, osservare e studiare non solo la Storia e la filosofia, ma anche i processi politici portati avanti nel mio amato Sud America: laboratorio di movimenti partecipativi socialisti, libertari, repubblicani, laici, autenticamente democratici e non a caso nati proprio in un contesto terzomondista e sfruttato dall'Occidente falsamente democratico e civile.
Non saprei dunque come andranno le cose nel prossimo futuro, per quanto vi siano chiari segnali involutivi, che ravvisano un aumento della povertà diffusa, in particolare minorile con coseguente dispersione scolastica ed una situazione europea geopolitica ed economica che ha chiaramente dimostrato il fallimento delle politiche dittatoriali di austerità di cui hanno beneficiato unicamente talune élite finanziarie.
La democrazia, direi, è un'altra cosa. E' governo di popolo e per il popolo, non governo di pochi politicanti ed economisti a beneficio dei pochi banchieri e capitalisti. Sarà ed è un ragionamento banale e mi stupisce che gli amici radicali – per tornare all'inizio di questo mio articolo – abbiano completamente perso di vista questo per aggregarsi al carro dell'economicismo globalista e sfruttatore. Se penso poi ai sedicenti socialisti e repubblicani italiani, stenderei un velo pietoso e come dico sempre, sono convinto che Mazzini, Garibaldi, Proudhon e compagni li avrebbero disconosciuti completamente da tanto si sono venduti al capitale ed alle élite.
Impariamo dal passato, dalla Storia, ma anche dal presente: dai movimenti di liberazione nazionale del Terzo Mondo, dai Socialisti Rivoluzionari oltre la destra e la sinistra presenti in Europa, con particolare riferimento alla Francia, che non hanno dimenticato gli insegnamenti della Prima Internazionale dei Lavoratori. Impariamo da economisti ed intellettuali quali Serge Latouche, Jean-Claude Michéa, Alain De Benoist, di cui abbiamo spesso scritto e dalle analisi del compianto Costanzo Preve. Impariamo dalle società matriarcali e dall'economia del dono e della decrescita, anziché inseguire un'illusoria, egoistica e fallimentare crescita economica.
Occorre ripensare completamente il mondo, in sostanza, senza delegare troppo ai politici ed agli economisti, ma iniziando ad agire in prima persona.

Luca Bagatin

sabato 19 marzo 2016

"Dediche, attivismo sessual-sentimental-politico, nonsenso paterno malinconico, giornalismo gonzo". Riflessioni di Luca Bagatin

La cosa che ho sempre detto e che pochi hanno capito è che la parte più importante dei miei saggi sono le dediche.

Il 19 marzo è la festa del papà e, se tante cose fossero andate diversamente, forse oggi sarei padre anche io.
Ma le vicissitudini della vita hanno preso strade diverse...
Piccolo momento malinconico.



Sono un attivista, non un difensore.
Non credo nei sostegni alle cause, alle solidarietà ecc... Sono per la lotta quotidiana, passionale nel senso sessual-sentimentale del termine, individuale, solitaria, senza bandiere e senza quartiere.


Mi dicono che sono un autore di saggistica, mentre ho sempre pensato di essere un autore di narrativa.
Narro delle storie. Anche e soprattutto nei miei articoli. Racconto una storia, un punto di vista (il mio), una sensazione (la mia).
Sono una sorta di Dio OnniPotente della scrittura.
Un Dio rigorosamente BESTIEmmiabile.
Obiettivamente l'obiettivo che utilizzo è il mio (un cannocchiale ?).
Sono un autore gonzo (non a caso sono citato qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Gonzo_%28giornalismo%29), eccheccazzo !

venerdì 18 marzo 2016

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore (tratta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it del 18/02/2013)

"Amore e Libertà", pur con i dovuti distinguo, si sente un po' figlio del Partito dell'Amore e, pertanto, visto anche il successo di visite che ha avuto e le richieste che abbiamo ricevuto, desideriamo riportare, qui di seguito, la lunga intervista che Luca Bagatin fece a Mauro Biuzzi, leader e fondatore del Partito dell'Amore, nonché curatore testamentario dell'indimenticata attrice, cantante e donna politica Moana Pozzi.
L'intervista fu pubblicata per intero, il 18 febbraio 2013, nel vecchio blog di Luca Bagatin (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it) e ampi stralci furono pubblicati dal settimanale romano "Le Città" nello stesso periodo. E' citata, peraltro, fra le fonti di Wikipedia relative alla voce "Partito dell'Amore" (https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_dell'Amore).
Nell'intervista è presente tutta l'attualità della politica di oggi, ovvero una serrata critica alla medesima ed al sistema dei media.
Le foto a corredo ed il video qui sotto sono tratte dal canale youtube e dal sito ufficiale del PdA www.partitodellamore.it.
A&L 



 Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore

Ti credo capace di ogni male: perciò voglio da te il bene;
La pornografia è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai pornografi;
Solo il Partito dell’Amore, che ha saputo liberare la pornografia in Italia, può anche liberare l’Italia dalla pornografia.
Queste solo alcune delle citazioni di Mauro Biuzzi che ci hanno subito incuriosito, al punto dal volergli proporre quest'intervista, che parla non solo o tanto di lui, quanto piuttosto del suo progetto “alter-politico” - contenuto nel programma politico-culturale del Partito dell'Amore - ed il suo ricordo della celebre attrice Moana Pozzi, tragicamente e prematuramente scomparsa nel 1994.
Mauro si definisce un' “attivista antipolitico” che, con vari mezzi, espressivi – che vanno dall'architettura, alla fotografia, al cinema alla politica e persino alla teologia – pratica, da oltre trent'anni, una critica al linguaggio dei media, della pornografia e della politica.
Già fra i primi obiettori di coscienza al servizio militare di leva, negli Anni '70, Mauro Biuzzi è iscritto alla Lega Obiettori di Coscienza, fondata su iniziativa del Partito Radicale.
Architetto ed artista poliedrico, Biuzzi, nel 1980, fonda e partecipa alla rivista di cultura romana indipendente“Braci” e, sempre sull'onda della controcultura artistica e letteraria dell'epoca Cyberpunk, fonda, nel 1991, il primo partito politico - per così dire -“antipolitico”, ovvero il Partito dell'Amore, assieme a Riccardo Schicchi, Ilona Staller e Moana Pozzi.
Non a caso il personaggio di Mauro Biuzzi è interpretato e rappresentato (a parer mio male ed in modo totalmente macchiettistico, così come sono mal interpretati i ruoli di Riccardo Schicchi ed Ilona Staller) nella fiction che Sky ha dedicato a Moana Pozzi dal titolo, appunto, “Moana”, di Alfredo Peyretti, con l'ottima (lei sì davvero !) Violante Placido.
Mauro Biuzzi – oggi leader del Partito dell'Amore (www.partitodellamore.it) - è un simpatico amico, peraltro già in passato in contatto con il nostro amico e collaboratore fraterno Peter Boom, profondamente colto, intelligente ed arguto.
Oggi abbiamo il piacere di intervistarlo, in esclusiva (per completezza dell'informazione desideriamo segnalare che i link contenuti nell'articolo, le parole in maiuscolo, corsivo e grassetto sono state appositamente e volutamente inserite dall'intervistato Mauro Biuzzi).



Luca Bagatin: Quando hai conosciuto per la prima volta Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Il nostro primo scambio di battute è stato a Roma, i primi giorni di gennaio 1992, nel comprensorio di palazzine in Via Cassia, dove c’era la Diva Futura e dove abitavano lei, Schicchi e la Staller. La prima sede del PdA era in un appartamento indipendente in una di quelle palazzine, nel quale io ho diretto la campagna politica del 1992. Per la campagna alle amministrative del 1993, invece, la sede del PdA si spostò nel superattico sopra all’appartamento di Moana, giacché volevamo entrambi una totale indipendenza dalle attività di Schicchi. Torniamo alla prima volta con Moana. Era appena arrivata da Milano la diffida della Staller ad usare il suo volto nel simbolo del Partito dell’Amore [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/006/d001.html]. Pioveva e, poiché aveva un pacco di copie della sua Filosofia e non aveva l’ombrello, Schicchi mi chiese se volevo accompagnarla alla palazzina dove si trovava il suo attico. Lei mi disse subito: “Peccato dover sprecare tutto il lavoro che hai fatto per il simbolo !”. In ascensore le dissi: “Potrebbe dipendere anche da te…”. Lei, che non aveva la minima idea di impegnarsi in quest’avventura politica che stimava come un’ennesima “pagliacciata” di Riccardo (parole sue), sulla porta di casa mi disse: “Ci penso.”. Ci pensò. Pochi giorni dopo, in una riunione a quattro (Schicchi, Moana, io e mia moglie Marcella Zingarini), con il solo voto contrario di Riccardo, è rinato il vero Partito dell’Amore e questa volta aveva il volto di Moana. Il PdA di Schicchi/Staller era durato solo un mese.


Luca Bagatin: Chi era, secondo te, Moana Pozzi, veramente ?

Mauro Biuzzi: Moana fu un raro esemplare di genio italiano. Una donna, cioè, la cui eccezionale forza fisica e logica la spinsero sempre a fare scelte anti-conformiste.

Luca Bagatin: Ricordo che in un'intervista che Piero Chiambretti ti fece nel suo programma, alcuni anni fa, dicesti che, secondo te, Moana Pozzi dovrebbe essere ricordata nei libri di Storia. Puoi spiegarcene meglio il motivo ?

Mauro Biuzzi: Perché Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il PdA, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero. E la Storia in Occidente, da Cristo in poi, si fa senza i potenti mezzi. Non troverai nessuna “diva” che, al vertice della sua carriera, abbia corso un tale rischio d’immagine. E che, dopo la prima sconfitta e contro l’opinione di tutti, che abbia voluto assolutamente ritentare quasi da sola (ovvero solo con me), nella campagna elettorale per il Sindaco di Roma del 1993, riuscendo a concludere la raccolta firme in condizioni disperate e riuscendo a portare per la seconda volta il simbolo del PdA nella scheda elettorale. Una tempra da Giovanna D’Arco, che sola spiega la sua beatificazione postuma. Anch’io che l’ho seguita e guidata passo passo in questa lucida follia, certe volte penso che me la sia sognata, che Moana non è mai esistita. Ma la vera politica, quella che fa Storia, è quella che non teme di realizzare l’impossibile. Altro che economia politica !
Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinto ad ideare, assieme a Riccardo Schicchi, il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: La scommessa che si potesse sfidare sul suo terreno, quello di una campagna elettorale - ma fatta senza spendere una lira pubblica - il peggior consociativismo partitico della Repubblica Italiana: quello che aveva resistito al Movimento Studentesco del 1968, alle Brigate Rosse del 1978, ma che poi aveva ceduto qualcosina solo nei primi anni Novanta nell’inchiesta detta Tangentopoli. Con il PdA - per la prima volta - una formazione dichiaratamente antipolitica ha dominato per tre mesi una campagna elettorale italiana, se si escludono i precedenti referendum sull'aborto e sul divorzio. Voglio qui precisare che l’accostamento del PdA all’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, è un’approssimazione idiota, di quelle che si leggono su Wikipedia. Oggi sono tutti qualunquisti meno il PdA.



Luca Bagatin: Ma il simbolo del Partito dell'Amore lo ideasti tu o Riccardo Schicchi ? Che cosa rappresenta, nello specifico ?

Mauro Biuzzi: L’icona nel cuore, che avevo già usato dal 1987 in mie azioni pubbliche [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/001/d009.html], la proposi a Schicchi nel 1991 in una versione adatta ad essere presentata come simbolo in una campagna elettorale. Fu, infatti, ammesso dal Ministero degli Interni nel 1992, anche se dovetti discutere un’obiezione di ammissibilità dell’ufficio competente che riteneva blasfemo l’accostamento tra una croce e il volto di una pornostar. Feci notare che non era “una pornostar” ma la cittadina Moana Pozzi. E il simbolo fu ammesso dalle Istituzioni [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/009/d004.html]. Ma non dagli elettori italiani, il cui concetto di cittadinanza era ancora ristretto a quello indicato dai Partiti e dai mass-media dell’epoca.


Luca Bagatin: Quali i punti salienti del programma cultural-politico del Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Dichiarammo subito sul retro del volantino di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/011/d02.html ]che la nostra logica politica non era riducibile a quella di programma, come nella politica di matrice sindacal-contrattuale. E invece preferimmo una Politica di Immagine piuttosto che di Parola, che fu poi tipica dei movimenti no-global ma anche del terrorismo islamico (intendo sul piano dell’uso dei mezzi di comunicazione). Nessuna chiacchiera moraleggiante. In particolare io avevo ed ho i miei riferimenti nelle declinazioni nazionali della rivoluzione punk, che come tutti sanno, si oppose a quella hippie sessantottina e che riemerse all’inizio degli Anni Novanta. Anche su questo piano di Immagine si è consumata la separazione del PdA di Mauro Biuzzi e di Moana Pozzi dalla precedente esperienza politica della Diva Futura di Riccardo Schicchi e Ilona Staller, legata all’ideologia della Rivoluzione Sessuale degli anni settanta. Nel 1991 gli effetti della caduta del muro di Berlino erano ormai evidenti e noi lanciammo per primi una sfida al Pensiero Unico sul suo terreno: quello della simulazione della politica e della sua morte simbolica, dell’anti-partito, come dissi nella mia tribuna elettorale del 1992 [http://www.youtube.com/watch?v=ye4tvQk1TQ8]. La cosa interessò, infatti, tutto il mondo e con Moana raccogliemmo oltre duecento articoli di stampa estera, da ogni parte del mondo [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/015/index.html]. Moana rappresentò uno sperpero di visibilità politica contro la riduzione della politica all’economia. Una festa orgiastica della morte della politica contro la simulazione tragicomica della crisi economica mondiale. Generazione X. Tentativo riuscito di fare di Moana una bellissima e terribile pausa in cui si sente solo il rumore dello strappo di una moquette: quella con cui l’economia politica borghese silenzia da qualche secolo ogni Realtà che gli somigli come la sua immagine rovesciata nello specchio, un’immagine che simuli la sua morte simbolica, un’immagine fuori controllo. E Moana era esattamente questo: non la diversità ma l’alterità, non la trasgressione ma la seduzione fatale. Come il Don Giovanni, il Gattopardo, il Marchese del Grillo, l’aristocrazia francese o russa che misero fine ad una tirannia cortigiana ed oligarchica di cui erano la maggior espressione e che conoscevano molto bene. Moana rimarrà una delle maggiori icone del tramonto dell’Occidente in Italia, insieme a Mamma Roma e ad Accattone.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore esiste tutt'oggi, ma, dal 1993, non si presenta alle elezioni politiche, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché il PdA è un partito cristiano-dionisiaco, nel senso che proprio con il parlare silenzioso del corpo di Moana ha dato l’esempio di un leader politico che pratica il diritto/dovere di tacere su ciò di cui non si può parlare. Con ciò opponendosi radicalmente all’idea tutta mass-mediatica che il politico sia un opinionista televisivo, un inarrestabile nastro trasportatore di Doxa, un continuo parolibero che vomita contratti programmatici. In tal senso la cultura realista del PdA, in contrasto con il cosiddetto diritto alla libertà d’espressione, si oppone anche all’obbligo per tutti ad avere un’opinione su tutto. Dittatura della Doxa che si esprime ai suoi massimi livelli nei social network, veri campi di concentramento dell’autismo cronachistico di massa (oltre che mezzo d’intercettazione e di controllo): crimine perfetto di istigazione dell’umanità alla masturbazione espressiva travestita da “libertà di espressione”, proprio come tra gli adolescenti nativi digitali l’esperienza della masturbazione via cam sta sostituendo quella del primo rapporto sessuale. Insomma, il PdA ha dato alla borghesia “protestante” italiana la spiacevole notizia che il sesso è nato molto prima del diritto. E che non se ne può fare libero commercio “liberandolo”, quasi peggio di come hanno fatto i preti “vietandolo”.

Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore, fra gli altri, si ispira al socialista umanitario Giuseppe Garibaldi, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché Garibaldi ha fondato la nostra Repubblica credendo, parlando e scrivendo di un socialismo del cuore che certamente Biuzzi e Moana, da patrioti e credenti, hanno praticato prima ancora che capito. Capiamo invece perché l’algida e frigida borghesia televisiva italiana possa chiamare populismo ciò che arriva alla gente in forma commovente e affettiva. Un politico che è amato dalla popolazione indispettisce i pragmatici che ormai ci governano, come il caso di Pier Paolo Pasolini ancora dimostra. Perché i progressisti e i pragmatici possono avere ragione, ma amore no.
Luca Bagatin: Oggi vi presentate come "Partito dell'Ex Voto", ovvero invitate gli elettori all'astensionismo ed alla dissidenza "alter-politica". In che cosa consiste questo nuovo modo di fare politica da voi inaugurato?

Mauro Biuzzi: Per l’esattezza oggi invitiamo all’obiezione di coscienza elettorale, che è tutt’altra cosa dalla scheda bianca. Per quanto ho già detto, noi ci proponiamo sempre come critici dello spettacolo elettorale, e in particolare, critici della comunicazione pornografica come modello di propaganda della nostra epoca. Come nel secolo scorso ogni persona faceva due mestieri, il suo e quello di critico cinematografico, il PdA ha profetizzato la nascita del “critico politico”. Beppe Grillo non è “un comico che fa politica” ma è un cittadino che interrompe momentaneamente il suo mestiere per fare il critico della politica. E così dicasi per i militanti del suo Movimento. Una rivoluzione antropologico-culturale cominciata con il sottoscritto e con Moana Pozzi. Questa novità determinò il contrasto con Schicchi e Staller, che furono espulsi dal PdA nel 1992 [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/014/d001.html] proprio perché praticavano ancora una politica di conflitto d’interesse tra il proprio mestiere e le alleanze politiche. Questa evoluzione di Moana maturò, infatti, nella campagna per le amministrative di Roma nel 1993 nella quale, liberi ormai dalla vecchia equazione sesso = politica, formammo la prima lista civica di candidati della Seconda Repubblica. Fu costituita candidando oltre cinquanta aspiranti consiglieri comunali tutti provenienti dalla società civile romana e senza alcun “precedente” politico, ed io fui nominato capolista su proposta di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/004/s02.html]. In conclusione, direi che la caratteristica dei cittadini ai quali il PdA si rivolse per primo (nel quadro della crisi della politica che dura da Tangentopoli ad oggi), è quella di essere dei “critici politici” irriducibili alla Doxa politica e al marketing mediatico. Cittadini irriducibili alla definizione asfittica di elettori, essendo ormai caduto miseramente il vincolo che legava politica e lavoro (alla faccia dell’art.1 della Costituzione). Cittadini-stalker delle mappe interstiziali che ancora ostacolano l’urbanizzazione a tappeto del territorio. Cittadini-mutanti residuali della cittadinanza repubblicana, nel quadro della modernizzazione fondata sul capitalismo avanzato e sull’immigrazione/deportazione di massa. Insomma, non più cittadini collaborazionisti, deleganti, qualunquisti, pessimisti, clandestini o resistenti, ma attivisti e patrioti che si riprendono la loro sovranità nel pubblico e soprattutto nel privato. Cittadini che, al di là della modernizzazione coatta e ricattatoria tipica del dopoguerra e del suo portato d’ingerenze e di embarghi (che ancora chiamiamo esportazione della democrazia, una specie di Pax romana fatta da bottegai e top-guns), riprendono il cammino della libertà repubblicana universalista, in Italia e nel mondo.
Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della politica di oggi ? Ci sarebbe spazio, nel panorama politico-culturale e mediatico per una personalità libera e libertaria come Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Ho già detto che nelle nostre socialdemocrazie la politica si è ridotta ad economia politica. In questo senso ritengo che l’economia politica sia troppo stretta per Moana come per qualunque altro cittadino che non sia un Attore di questa nuova oligarchica. Che non sia cioè un finanziere, un industriale, un editore, un autore/pubblicitario, un politico ovvero una Vedette al servizio della Governance mondiale. Moana (come Marilyn o Pasolini) non è riducibile a nessun bipolarismo imperial-democratico (tipo progressisti/conservatori), come si è rappresentato da Jacqueline Kennedy a Carla Bruni ex-Sarkozy (che guarda caso sono donne). Moana è la parte vitale e negativa del bipolarismo, la parte maledetta e anti-borghese, la parte anti-sociale e anti-edipica, come alle origini lo furono Van Gogh o Rimbaud (che guarda caso sono maschi). Il PdA, con la posizione di estremo-centro, si libera per primo anche del retaggio ideologico della distinzione destra/sinistra o di quella maschile/femminile, con tutti i primati di genere ad essa collegati strumentalmente e darwinianamente (schiavo/padrone, vittima/carnefice, disoccupato/salariato). Insomma, l’Estremo-centro di Moana sfugge ad ogni sistema binario e cibernetico (i codici seriali 0/1, senza centro e senza estremi per definizione). Il PdA è per la ciclicità, per l’estremo ritorno del principio dell’eguale, per la Terra e contro il Territorio. Il PdA sostiene Moana come simbolo della Repubblica Italiana, dalle Alpi alla Sicilia. Sostiene Moana come Cuore della nostra Patria. Cuore della questione mediterranea, cuore del rapporto nord/sud.


Luca Bagatin: Pensate che in futuro ci potrà essere spazio, in Italia, per il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Non ci sarà futuro per nessuna libera repubblica e per nessun popolo che si riconosce in essa, se non si farà ovunque una “critica politica” ai rappresentanti del mondialismo finanziario che ovunque si insediano nei governi nazionali, per espropriarli progressivamente della loro sovranità culturale e popolare, vero motivo della crisi della rappresentanza elettorale (in Italia come in Grecia come in Spagna). Insomma, dopo i manager, le pornostar, i papi e i centravanti “stranieri”, tra quanto tempo il liberismo aprirà anche il mercato della politica-spettacolo ? E perché non lo ha ancora fatto ? E che fine farà la cultura diffusa in Italia sotto i colpi dell’internazionalizzazione del Made in Italy ? Per non parlare dello sterminio della cultura contadina di Pasoliniana memoria, dell’olocausto delle api pronube, dei fondamenti stessi della corretta alimentazione dei popoli, tutto spazzato via a colpi di aree metropolitane e grande distribuzione. Il Partito dell’Amore, lungi dall’essere un partito nazional-socialista, è stato certamente un primo segnale tutto italiano dell’inizio di una crisi irreversibile del primato della politica trans e multinazionale. Il PdA ha profetizzato nel 1992, l’avvento in Italia di una Videocrazia senza uguali al mondo e la necessità di affrontare il “discorso sul Massimo Sistema Pornografico”. Quel Sistema che, dall’11 settembre del 2001, ha cominciato a parlare, all’interno di tutti i linguaggi locali, con il linguaggio politico del nuovo Impero finanziario mondiale. Quindi, nessun futuro senza il Partito dell’Amore, che ha avuto sempre la missione di voler restituire agli italiani la loro verginità stuprata (culturale e ambientale). Questo noi intendiamo con cristiano-dionisiaco: la difesa della nostra cultura mediterranea da quella Mondialista. E il più grande successo del PdA è stato quello di riuscirci almeno con la sua prima candidata, Moana, che da iper-pornostar all’americana è diventata cittadina comune e prima donna-leader di una piccola formazione indipendente (e non la solita testimonial dello Spettacolo candidata dal Padrone di turno a questo o quel Partito politico che fa i suoi interessi a Montecitorio). L’Italia è una giovane Repubblica fondata sulla resistenza Risorgimentale alle occupazioni militari, e agli stupri simbolici e materiali che sempre ne conseguono. A mio modesto avviso, la nostra Moana con la fascia tricolore davanti all’Altare della Patria a Roma è uno dei simboli più significativi della volontà di emancipazione di una Repubblica nata nel clima di occupazione morale e materiale conseguente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale. E in seguito cresciuta nello “sviluppo senza progresso”, la cui entità è data proprio dal livello insopportabile raggiunto oggi dal nostro debito pubblico sotto la pressione speculativa internazionale [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html]. In quell’immagine, che ho realizzato con lei nel novembre 1993 per il suo unico manifesto politico, Moana cessa di essere la pallida imitazione di una diva del cinema americano (che tanto piace ai critici sessantottini che sostengono il Trash all’italoamericana), per diventare la vera icona del cammino che la nostra Repubblica sta facendo attraverso i tanti disastri civili del dopoguerra. Certo, di una Repubblica nata orfana, e che continua ad essere considerata figlia di madre ignota. Proprio come Moana, la nostra Biancaneve che ora dorme con il milite ignoto, con l’italiano futuro.

Luca Bagatin