La differenza fra mondo politico e pornografia è in realtà sottile.
Viviamo infatti in una pornocrazia e in una società pornocratica, solo che non ce ne rendiamo conto e continuiamo - pornograficamente - a partecipare a questo sedicente caravanserraglio "democratico" definito, di volta in volta, "elezioni politiche" o "referendum" o "istituzioni".
Il porno ha perduto la sua carica erotica nel momento in cui si è istituzionalizzato, ovvero è diventato un canale commerciale per menti amebizzate e desideranti.
La politica non è più democratica da quando ha abbandonato il sistema dell'Agorà Greca.
Per non essere lasciato non mi sono fidanzato. Per non essere lisciato non mi sono pettinato. Per non essere bevuto non mi sono mai gasato. Per non essere gustato non mi sono replicato.
In Toscana vi sono numerose logge
massoniche. E' Storia e patrimonio culturale del nostro Paese,
purtroppo poco studiato, diffuso e conosciuto.
La Massoneria, infatti, nella Penisola
italiana si diffuse dapprima nel Mezzogiorno e successivamene proprio
a Firenze, ove fu fondata la prima loggia nel 1731 e di questa fece
parte il primo martire della Massoneria, ovvero il poeta Tommaso
Crudeli, che sarà vittima delle torture della Santa Inquisizione
cattolica e ciò solo in quanto affiliato all Massoneria.
La Storia della Massoneria italiana, in
particolare, ma non solo italiana, è una storia spesso di
persecuzioni ad opera dell'ortodossia clericale, la quale vedeva i
massoni quali “concorrenti spirituali”, in quanto si proclamavano
liberi, di buoni costumi e spesso erano cristiani o comunque deisti,
persone di spirito e teosofi. Parimenti i massoni saranno
perseguitati in tutto il XVIII e XIX secolo da gran parte delle
monarchie europee, in particolare dall'Impero Austriaco e dal suo
satellite, ovvero quel Granducato di Toscana che vedeva svilupparsi,
nelle logge massoniche, una mentalità volta alla libertà di
pensiero, di stampa e di associazione. Per non parlare della chiusura
delle logge massoniche operate dalla dittatura fascista e dell'invio
nei lager ed al confino di molti Liberi Muratori.
E così è normalissimo che oggi la
Toscana (ma anche regioni come il Piemonte, la Sicilia, Il Veneto,
L'Emilia Romagna...) sia zeppa di massoni, eredi della lunga
tradizione Libero Muratoria europea.
Leggiamo, in questa fonte presa dal
sito del Movimento Cinque Stelle della Toscana
http://www.movimento5stelletoscana.it/trasparenza-legge-parla-chiaro-consiglieri-e-assessori-dichiarino-se-sono-massoni/
, che il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle della
Toscana, Enrico Cantone, pone una richiesta al Presidente del
Consiglio Regionale Eugenio Giani. Una richiesta alquanto in
contrasto con la libertà di associazione e della tutela della
privacy, ovvero di verificare se i consiglieri regionali ed i membri
della Giunta hanno ottemperato all'obbligo di dichiarare la loro
situazione associativa, includendo in quest'ultima anche
l'appartenenza a logge “di qualsivoglia natura” (cosa voglia dire
“di qualsivoglia natura” non ci è dato di sapere). Oltre a ciò,
il consigliere Cantone afferma che sta valutando “l'istituzione di
un osservatorio sulla massoneria” in Toscana.
Ora, iniziamo con il ricordare una cosa
fondamentale, ovvero il fatto che la Corte Europea dei Diritti
dell'Uomo ha condannato per ben due volte lo Stato italiano per
violazione della libertà di associazione e ciò nei casi delle leggi
regionali della Regione Marche (nel 2001) e Friuli Venezia Giulia
(nel 2007), che imponevano di dichiarare l'appartenenza a
qualsivoglia associazione (con particolare riferimento alla
Massoneria) per accedere alle cariche regionali.
In Toscana, dal 2012 esiste una
legislazione simile, che obbliga le cariche pubbliche regionali a
dover dichiarare l'appartenenza a qualsivoglia associazione. Ciò
appare dunque in contrasto, peraltro, con la normativa sulla privacy
ed il diritto alla riservatezza delle persone, garantito peraltro in
sede europea.
Oltre a ciò non si comprende davvero
la richiesta dei Cinque Stelle in merito e la necessità di un
“osservatorio sulla massoneria”, in quanto la Massoneria è una
associazione come tutte le altre, riconosciuta dallo Stato ed i cui
nomi degli iscritti sono regolarmente comunicati agli organi
istituzionali competenti. Più trasparenza di così !
La Massoneria, lo ricordiamo per
l'ennesima volta, non è altro che una libera associazione di
elevazione spirituale e morale. Per farne parte occorre, peraltro,
avere la fedina penale pulita (è uno dei documenti richiesti per
l'affiliazione !). Le sedi sono pubbliche, tanto quanto lo sono le
pubblicazioni massoniche e le riviste del settore.
I pregiudizi massonofobici, in
generale, dunque, dovrebbero terminare una volta per tutte sarebbe
ora fossero normati attraverso una apposita legge, come avviene per
l'odio razziale e l'omofobia, perché di questo stiamo parlando.
Ci auguriamo che la classe politica si
occupi di ciò, ovvero dei diritti dei cittadini e delle loro libertà
di pensiero ed associazione, anche perché i suoi stipendi sono
pagati dalla collettività (e dunque anche da massoni e
simpatizzanti, oltre che da persone di colore, omosessuali ecc... !).
Per quanto riguarda gli “osservatori”,
più che un “osservatorio sulla Massoneria”, sarebbe opportuno
istituire un osservatorio di cittadini in merito ai partiti, ai
movimenti politici ed agli eletti nelle istituzioni. I cittadini che,
come già detto, mantengono il sistema politico con le loro tasse,
hanno il diritto di osservare direttamente – in apposite assemblee
pubbliche - l'operato dei loro eletti e le relative riunioni
politiche dei partiti e movimenti. E, in futuro, ci auguriamo anche
che i cittadini, senza necessità di mediatori, abbiano la
possibilità di autogovernarsi direttamente e di poter prendere
direttamente le decisioni che riguardano il loro stesso presente e
futuro.
Pensare di perdermi in quegli occhi. Salvarmi perdendomici. Risalire. Ridiscendere. L'Inferno è il posto che fa per me. Il Paradiso è una bella illusione. Quello che conta sono solo i tuoi occhi. No, non ci cado dentro. Vi galleggio amorevolmente. E tu ? Un pensiero, una parola. Un'anima sola. Che arde e che brucia. Il mio cuore rimbomba. Poi il silenzio. Silenzio di tomba.
Sino ad oggi abbiamo sempre evitato di parlare del referendum costituzionale.
Semplicemente perché è cosa che non interessa le persone che, come noi,
non credono ai sistemi antidemocratici delle elezioni politiche. Per
cui, poco importa se il Senato è o meno elettivo. I problemi di
questo Paese e dell'Europa sono altri e seri: le oligarchie economiche
che sfruttano le persone; le imprese truffaldine che continuano a
prosperare (vedi settore della telefonia, fra tutti); la rappresentanza
popolare diretta che è al di là da venire; il neocolonialismo, la
delocalizzazione e l'immigrazionismo che minacciano ormai tutti quanti. Di fronte a questo, francamente, una riforma costituzionale di questo tipo, in Italia come altrove, poco ci importa.
L'unica riforma Costituzionale da introdurre dovrebbe piuttosto essere questa:
"L'Italia è una Repubblica democratica, PERTANTO la rappresentanza è
affidata UNICAMENTE AL POPOLO, senza mediazioni partitico/politiche".
In Francia protestano e sonoramente
contro una legge antisociale e antidemocratica (in quanto non voluta
né votata dai cittadini) denominata “Loi travail”, ovvero il
“Jobs act” francese. Una legge che, ovviamente, è sostenuta
dall'Europa” delle imprese, delle banche e delle oligarchie, a
discapito dei lavoratori, dei precari e dei poveri che sono, poi, la
maggioranza dei cittadini europei ai quali non è mai stata permessa
l'ultima parola !
Che cosa prevede, in sostanza, la “Loi
travail” avanzata dalla Ministra del Lavoro Myriam El Khomri e
fortemente voluta da Hollande e dal suo Primo Ministro Valls ? I
punti principali prevedono una diminuzione degli stipendi ed un
aumento delle ore di lavoro, qualora l'imprenditore lo richiedesse ed
il licenziamento in tronco del lavoratore, non solo se l'impresa è
in difficoltà economiche, ma anche se è necessaria una
riorganizzazione dell'impresa al fine di poter essere competitiva sul
mercato (sic !).
In Italia la legislazione che ha
introdotto il lavoro flessibile prevista dal “Jobs act” - voluta
dal duo Poletti-Renzi - è passata senza grandi proteste. In Francia,
nazione dallo spirito ben più laico e rivoluzionario, invece, il
principale sindacato – la CGT - che, a differenza dei sindacati
italiani, è assai più pluralista e autonomo e per nulla appiattito
alle logiche alla sinistra di governo che ha abbracciato il
capitalismo assoluto, ha paralizzato il Paese assieme alle proteste
di piazza di studenti e lavoratori.
Auguriamoci che la spuntino, perché è
in atto ormai da tempo uno smantellamento progressivo dei diritti dei
lavoratori, con il conseguente sfruttamento dei precari e della
manodopera a basso costo (spesso straniera, alimentata da politiche
contemporaneamente neocolonialiste ed immigrazioniste) con il
beneplacito dei vertici di Bruxelles, che, peraltro, si trova in quel
Belgio che proprio in queste ore è in fermento contro le politiche
di austerità.
Occorre ripensare completamente questa
Europa, che non garantisce nessuno se non le élites. Occorre che ai
lavoratori, ai precari, ai disoccupati ed ai poveri si garantisca la
possibilità di vivere dignitosamente. Ed occorre che tutti i
cittadini si riapproprino della propria sovranità perduta e di una
rinnovato spirito democratico distrutto da politicanti, economisti,
imprenditori e banchieri senza scrupoli che incarnano forme di un
nuovo nazifascismo dai contorni “soft”, attraverso le luci ed i
colori fasulli dei media, della pubblicità commerciale e dei
social-network che rimbambiscono le menti ed annichiliscono le
coscienze.
In questo senso le analisi dell'ottimo
pensatore francese contemporaneo Jean-Claude Michéa ci vengono
incontro. Nel suo “Il vicolo cieco dell'economia” (Elèuthera) ci
ha spiegato come l'uomo moderno sia diventato schiavo della società
capitalistico-illuminista e nel suo “I misteri della sinistra”
(Neri Pozza) ci ha dimostrato come la società liberale riconosca
unicamente relazioni basate sullo scambio commerciale e sul
“contratto giuridico” e non già sullo scambio reciproco
disinteressato e sul dono. E ciò lo possiamo notare nella nostra
quotidianità.
Ed ha dimostrato come ci sia una
profonda differenza fra il socialismo delle origini, al quale si
rifaceva anche George Orwell, fondato sulla libertà, sulla
democrazia e sui rapporti umani disinteressati, e la sinistra di
governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto e la società
illuministico-liberale, fondata sulla mercificazione di ogni cosa e
sul conseguente sfruttamento dell'uomo sull'uomo, negando così, di
fatto, ogni autentica libertà ed ogni forma di democrazia.
Democrazia che, lo ricordiamo, è governo di popolo e per il popolo.
Ci uniamo così alle giuste proteste
del popolo francese, belga ed anche greco, auspicando un risveglio
anche delle annichilite coscienze italiche, nella ricerca di una
possibile alternativa anticapitalista, democratica e socialista
libertaria.
Sono passati ormai tre anni dalla
fondazione del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore
e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.it
– www.amoreeliberta.altervista.org),
che ideai una volta preso atto della sconfitta definitiva dei partiti
elettoralistici e dei limiti delle ideologie novecentesche, oltre che
dell'economia capitalistico-produttivistica, la quale annichilisce ed
avvelena le menti ed i rapporti umani e sentimentali.
E' così che, ponendo al centro Anita
Garibaldi, eroina latinoamericana che si è battuta in Italia per
l'unica Repubblica che il nostro Paese abbia mai conosciuto –
quella Romana del 1849 – all'interno di un simbolo rosso – colore
della passione, dell'amore e del socialismo umanitario e garibaldino
– contornato da ventisei cuori bianchi – simbolo della purezza
del cuore – ho dato vita a questo partito-non-partito, “Amore e
Libertà” che è un partito nel senso ottocentesco del termine, non
elettoralistico, ma raggruppamento di ideali ed aperto a tutti gli
spiriti liberi e pensanti, ovvero un pensatoio.
Ma, nel corso dei tre anni, si è via
via sviluppata una piattaforma ideale che ha portato, in sostanza,
all'elaborazione di una vera e propria teoria socio-politica che ho
definito “Civiltà dell'Amore”, che è, nei fatti, un recupero
delle culture matriarcali, del socialismo delle origini, della teorie
sulla decrescita economica, del recupero dell'antimodernismo e
dell'antiprogressismo, ovvero dell'anticapitalismo spirituale,
economico ed antimaterialistico. I nostri riferimenti sono infatti
cristiano-gnostici, teosofici, ma anche sufi e si sono inverati in
personalità quali Cristo, Madame Blavatsky, Giuseppe Mazzini, Pierre
Leroux, Anita e Giuseppe Garibaldi, Gabriele D'Annunzio, Evita Peron
e moltissime altre personalità. Né di destra né di sinistra, ma
centrali proprio in quanto il fulcro delle loro analisi era l'essere
umano, con i suoi sogni e bisogni.
In questo senso siamo antitetici alla
società di mercato (ovvero della mercificazione-prostituzione dei
corpi e delle menti, trattate come beni di consumo) che noi definiamo
società del piacere effimero (che si paga in termini di
produttivismo, schiavitù del lavoro e del salario, sfruttamento,
coercizione indotta dalla pubblicità e dai media, rinuncia al tempo
libero...), e contrapponiamo ad essa la Civiltà dell'Amore, della
condivisione, del baratto, dell'autogestione del lavoro e del diritto
al tempo libero ed allo sviluppo delle arti. Massimo sviluppo del
potenziale umano e massimo esempio di utopia concreta in una società
violenta e fintamente democratica, da combattere e superare.
Siamo pertanto per la democrazia che,
prima che essere diretta, è sovranità del popolo. E' politica di e
per il popolo. Ed in questo senso, come abbiamo sempre detto, siamo
per l'auto-rappresentanza nelle istituzioni, in luogo delle
mediazioni partitiche dei politici. Siamo dunque per il superamento
delle elezioni ad ogni livello e per un sistema basato
sull'estrazione a sorte fra i cittadini, per l'istituzione di
comitati popolari nei quali chiunque possa partecipare e decidere,
per i bilanci amministrativi partecipativi. In poche parole: per
l'autogestione della politica, senza deleghe in bianco, in rosso, in
nero o in giallo. Per l'Agorà Greca, massimo esempio di piazza
democratica.
E ci chiediamo anche perché mai alle
elezioni non possano essere rappresentati anche gli astenuti, ovvero
i cittadini che non si riconoscono in questi politici. Ed abbiamo
proposto di ripartire i non-voti, ovvero il numero complessivo degli
astenuti, assegnando anche a costoro appositi seggi che potrebbero
essere occupati da cittadini estratti a sorte fra i non votanti, in
modo da dare rappresentanza anche a loro. Questa è democrazia. Ed è
democrazia partecipativa e rappresentativa. Abbiamo peraltro
proposto ai partiti elettoralistici storici ed a tutte le
associazioni culturali storiche di trasformarsi in scuole di
formazione politica, storica, culturale utili a tutti i cittadini per
elevarsi e formarsi culturalmente e politicamente. Ma la nostra
proposta è, come al solito caduta nel vuoto, ridotta a provocazione,
allorquando la provocazione è ben altra: è lasciare i cittadini
nella schiavitù e nell'ignoranza.
Questo è “Amore e Libertà”, nel
solco dei grandi eroi del passato (ci rifacciamo in particolare alla
Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, che auspichiamo possa
mutarsi in una possibile Internazionale dell'Amore, che sani ogni
sciocca antica divisione ideologica, in nome dell'emancipazione
sociale e sentimentale). Ed è con questo spirito che abbiamo seguito
da vicino le vicende dell'America Latina e dato il nostro sostegno al
Socialismo del XXI secolo latinoamericano, che ha saputo emanciparsi
dal neocolonialismo per riscoprire le proprie radici culturali
indigene, autoctone ed ambientaliste.
Ed in questo senso vorremmo redarguire
i governanti socialisti e libertari dell'America Latina dallo
scendere a compromessi con l'altro imperialismo, oltre a quello
statunitense, ovvero con l'imperialismo russo-putiniano e
capital-comunista cinese, esempi neo-dittatoriali di sfruttamento e
di egemonia sui poveri, come ai tempi della Guerra Fredda.
Siamo pertanto terzomondisti e
terzaforzisti: fuori dai blocchi, fuori dal fascio-capital-comunismo,
fuori dalle ideologie, per una alternativa ambientalista,
antiglobalista, per la decrescita del pianeta e, dunque, per
l'armonia fra le persone ed il loro ecosistema, che, oltre ad essere
preservato, va sviluppato attraverso la de-urbanizzazione, la
de-industrializzazione e la de-cementificazione.
Utopie concrete alternative per un
Pianeta che non ce la fa più.
Questo, in estrema sintesi, il
significato del nostro “Amore e Libertà”, della nostra “Civiltà
dell'Amore” che, in questi tre anni, ad ogni modo, ha avuto la
possibilità di essere diffusa su taluni organi di stampa, attraverso
alcune video-interviste al sottoscritto – quale ad esempio quella
di Debdeashakti (al secolo Debora De Angelis) di due anni fa - sul
saggio del giornalista Gabriele Maestri “Per un pugno di simboli”
(Aracne Editrice) ed attraverso un ebook del sottoscritto al momento
a diffusione gratuita in rete, con prefazione di Antonio Tiberio di
Dobrynia e dal titolo, appunto, “Amore e Libertà: Manifesto per la
Civiltà
dell'Amore”(https://drive.google.com/file/d/0B5hvm8jRoLWYNnBXZTZuYnZweVk/view).
Come sempre, non chiediamo niente a
nessuno. Al massimo di essere letti e di poter ascoltare le proposte
altrui. Risvegliando la nostra e l'altrui coscienza.
Caro Marco, come ha detto Emma, in vita sei stato deriso e vilipeso ed oggi tutti ti rendono omaggio, pulendosi la loro sporca coscienza, come fanno i ricchi che elemosinano ai poveri, anziché gettare le basi per emancipare l'umanità intera. Tu sapevi amare gli ultimi, come sapeva fare Cristo, anch'egli a suo tempo deriso, vilipeso e ucciso dal Potere. Salvo essere assurto a simbolo feticistico di una religione, di una fazione che spesso divide anziché unire. Anche tu sei e sarai un simbolo, ma, come il Cristo, sei e sarai un simbolo che rimarrà, per sempre, nel nostro cuore. Luca Bagatin
Rovistando nel mio archivio ho
ritrovato un vecchio articolo redazionale pubblicato dal “Messaggero
Veneto” di Pordenone il 21 agosto 1999, interamente dedicato ad
alcune mie dichiarazioni politiche e dal titolo virgolettato “Base
per il partito democratico”.
Allora, diciassette anni fa, il Partito
Democratico centrosinistro non esisteva ancora, mentre il
sottoscritto – ventenne ed iscritto al partito dei Verdi –
lanciava una proposta non certo al centrosinistra (al quale non ho
mai creduto, nemmeno da verde !), ma a tutte le forze laiche,
socialiste, ambientaliste, liberali e antiproibizioniste che, a
partire delle battaglie del Partito Radicale, portasse alla
costituzione di un “partito democratico in grado di battersi
contro la destra berlusconiana e corporativa ed alla sinistra
istituzionale che mira alla restaurazione dell'attuale sistema
economico-politico”. Un partito che, in sostanza, avrebbe
dovuto parlare ai “disoccupati, emarginati, omosessuali,
carcerati e giovani sfiduciati da questo sistema di potere”.
Ora, all'epoca avevo appena vent'anni
ed oggi, pur avendo fatto autocritica su alcuni punti, come ad
esempio il punto relativo al liberalismo economico ed economicista
(allora portato molto avanti dai radicali), debbo dire che prospettai
la nascita di un partito democratico sostanzialmente e giustamente
opposto all'attuale Pd che, nei fatti, rappresenta la prosecuzione
sia della sinistra istituzionale conservatrice, che della destra
berlusconiana e corporativa di cui parlavo allora.
Un partito democratico, quello che
avevo in mente, che poteva intendersi non necessariamente come
partito elettoralistico, bensì come un rassemblemant di persone
pensanti e di forze ideali (con particolare riferimento alla laicità,
al socialismo ed all'ambientalismo) che avrebbero dovuto e potuto
parlare ai ceti meno abbienti, agli emarginati, alle minoranze ed ai
giovani: da sempre esclusi da ogni processo politico ed economico e
che pagavano, pagano e pagheranno gli effetti del globalismo
capitalista e delle politiche dissennate portate avanti da destra e
sinistra, vendute al capitale ed alle logiche di Bruxelles, della
Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Un partito democratico da me evocato
nel 1999, dicevamo, opposto all'attuale Pd che rappresenta
semplicemente l'evoluzione in chiave capitalista ed autoritaria del
vecchio Pci e della vecchia sinistra Dc, i quali un tempo garantivano
chi un lavoro già lo aveva (e non i meno abbienti ed i disoccupati)
ed oggi garantiscono la grande impresa e l'alta finanza in cambio
delle briciole di 80 euro mensili a chi già lavora e di niente a chi
non lavora. Oltre, naturalmente, a politiche di privatizzazioni
selvagge, flessbilità, austerità, apertura indiscriminata delle
frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a
basso costo, rafforzamento delle élite a scapito della sovranità
popolare e così via. E tutto ciò, peraltro, in linea con le
politiche dei sedicenti partiti socialisti europei ormai venduti al
capitale e fotocopia dei loro finti oppositori di destra.
E' chiaro che, quello di oggi come
quello di allora, era un semplice ragionamento politico ed
intellettuale senza alcuna pretesa, in quanto conosco molto bene le
logiche del potere politico e partitico e me ne sono, giustamente,
progressivamente discostato al punto che non vado e non intendo più
andare a votare, né occuparmi troppo delle beghe italiane,
preferendo, piuttosto, osservare e studiare non solo la Storia e la
filosofia, ma anche i processi politici portati avanti nel mio amato
Sud America: laboratorio di movimenti partecipativi socialisti,
libertari, repubblicani, laici, autenticamente democratici e non a
caso nati proprio in un contesto terzomondista e sfruttato
dall'Occidente falsamente democratico e civile.
Non saprei dunque come andranno le cose
nel prossimo futuro, per quanto vi siano chiari segnali involutivi,
che ravvisano un aumento della povertà diffusa, in particolare
minorile con coseguente dispersione scolastica ed una situazione
europea geopolitica ed economica che ha chiaramente dimostrato il
fallimento delle politiche dittatoriali di austerità di cui hanno
beneficiato unicamente talune élite finanziarie.
La democrazia, direi, è un'altra cosa.
E' governo di popolo e per il popolo, non governo di pochi
politicanti ed economisti a beneficio dei pochi banchieri e
capitalisti. Sarà ed è un ragionamento banale e mi stupisce che gli
amici radicali – per tornare all'inizio di questo mio articolo –
abbiano completamente perso di vista questo per aggregarsi al carro
dell'economicismo globalista e sfruttatore. Se penso poi ai sedicenti
socialisti e repubblicani italiani, stenderei un velo pietoso e come
dico sempre, sono convinto che Mazzini, Garibaldi, Proudhon e
compagni li avrebbero disconosciuti completamente da tanto si sono
venduti al capitale ed alle élite.
Impariamo dal passato, dalla Storia, ma
anche dal presente: dai movimenti di liberazione nazionale del Terzo
Mondo, dai Socialisti Rivoluzionari oltre la destra e la sinistra
presenti in Europa, con particolare riferimento alla Francia, che non
hanno dimenticato gli insegnamenti della Prima Internazionale dei
Lavoratori. Impariamo da economisti ed intellettuali quali Serge
Latouche, Jean-Claude Michéa, Alain De Benoist, di cui abbiamo
spesso scritto e dalle analisi del compianto Costanzo Preve.
Impariamo dalle società matriarcali e dall'economia del dono e della
decrescita, anziché inseguire un'illusoria, egoistica e fallimentare
crescita economica.
Occorre ripensare completamente il
mondo, in sostanza, senza delegare troppo ai politici ed agli
economisti, ma iniziando ad agire in prima persona.
La cosa che ho sempre detto e che pochi hanno capito è che la
parte più importante dei miei saggi sono le dediche.
Il 19 marzo è la festa del papà e, se tante cose fossero andate
diversamente, forse oggi sarei padre anche io. Ma le
vicissitudini della vita hanno preso strade diverse... Piccolo
momento malinconico.
Sono un attivista, non un difensore. Non credo nei sostegni
alle cause, alle solidarietà ecc... Sono per la lotta quotidiana,
passionale nel senso sessual-sentimentale del termine, individuale,
solitaria, senza bandiere e senza quartiere.
Mi dicono che sono un autore di saggistica, mentre ho sempre
pensato di essere un autore di narrativa. Narro delle storie.
Anche e soprattutto nei miei articoli. Racconto una storia, un punto
di vista (il mio), una sensazione (la mia). Sono una sorta di Dio
OnniPotente della scrittura. Un Dio rigorosamente
BESTIEmmiabile. Obiettivamente l'obiettivo che utilizzo è il mio
(un cannocchiale ?). Sono un autore gonzo (non a caso sono citato
qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Gonzo_%28giornalismo%29),
eccheccazzo !
"Amore e Libertà", pur con i dovuti distinguo, si sente un po' figlio del Partito dell'Amore e, pertanto, visto anche il successo di visite che ha avuto e le richieste che abbiamo ricevuto, desideriamo riportare, qui di seguito, la lunga intervista che Luca Bagatin fece a Mauro Biuzzi, leader e fondatore del Partito dell'Amore, nonché curatore testamentario dell'indimenticata attrice, cantante e donna politica Moana Pozzi.
L'intervista fu pubblicata per intero, il 18 febbraio 2013, nel vecchio blog di Luca Bagatin (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it) e ampi stralci furono pubblicati dal settimanale romano "Le Città" nello stesso periodo. E' citata, peraltro, fra le fonti di Wikipedia relative alla voce "Partito dell'Amore" (https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_dell'Amore).
Nell'intervista è presente tutta l'attualità della politica di oggi, ovvero una serrata critica alla medesima ed al sistema dei media. Le foto a corredo ed il video qui sotto sono tratte dal canale youtube e dal sito ufficiale del PdA www.partitodellamore.it.
A&L
Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore
Ti
credo capace di ogni male: perciò voglio da te il bene;
La
pornografia è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai
pornografi;
Solo
il Partito dell’Amore, che ha saputo liberare la pornografia in
Italia, può anche liberare l’Italia dalla pornografia.
Queste solo alcune
delle citazioni di Mauro Biuzzi che ci hanno subito incuriosito, al
punto dal volergli proporre quest'intervista, che parla non solo o
tanto di lui, quanto piuttosto del suo progetto “alter-politico”
- contenuto nel programma politico-culturale del Partito dell'Amore -
ed il suo ricordo della celebre attrice Moana Pozzi, tragicamente e
prematuramente scomparsa nel 1994.
Mauro si definisce
un' “attivista antipolitico” che, con vari mezzi, espressivi –
che vanno dall'architettura, alla fotografia, al cinema alla politica
e persino alla teologia – pratica, da oltre trent'anni, una critica
al linguaggio dei media, della pornografia e della politica.
Già fra i primi
obiettori di coscienza al servizio militare di leva, negli Anni '70,
Mauro Biuzzi è iscritto alla Lega Obiettori di Coscienza, fondata su
iniziativa del Partito Radicale.
Architetto ed
artista poliedrico, Biuzzi, nel 1980, fonda e partecipa alla rivista
di cultura romana indipendente“Braci” e, sempre sull'onda della
controcultura artistica e letteraria dell'epoca Cyberpunk, fonda,
nel 1991, il primo partito politico - per così dire -“antipolitico”,
ovvero il Partito dell'Amore, assieme a Riccardo Schicchi, Ilona
Staller e Moana Pozzi.
Non a caso il
personaggio di Mauro Biuzzi è interpretato e rappresentato (a parer
mio male ed in modo totalmente macchiettistico, così come sono mal
interpretati i ruoli di Riccardo Schicchi ed Ilona Staller) nella
fiction che Sky ha dedicato a Moana Pozzi dal titolo, appunto,
“Moana”, di Alfredo Peyretti, con l'ottima (lei sì davvero !)
Violante Placido.
Mauro
Biuzzi – oggi leader del Partito dell'Amore
(www.partitodellamore.it)
- è un simpatico amico, peraltro già in passato in contatto con il
nostro amico e collaboratore fraterno Peter Boom, profondamente
colto, intelligente ed arguto.
Oggi abbiamo il
piacere di intervistarlo, in esclusiva (per completezza
dell'informazione desideriamo segnalare che i link contenuti
nell'articolo, le parole in maiuscolo, corsivo e grassetto sono state
appositamente e volutamente inserite dall'intervistato Mauro Biuzzi).
Luca
Bagatin: Quando hai conosciuto per la prima volta Moana Pozzi ?
Mauro
Biuzzi: Il
nostro primo scambio di battute è stato a Roma, i primi giorni di
gennaio 1992, nel comprensorio di palazzine in Via Cassia, dove c’era
la Diva Futura e dove abitavano lei, Schicchi e la Staller. La prima
sede del PdA era in un appartamento indipendente in una di quelle
palazzine, nel quale io ho diretto la campagna politica del 1992. Per
la campagna alle amministrative del 1993, invece, la sede del PdA si
spostò nel superattico sopra all’appartamento di Moana, giacché
volevamo entrambi una totale indipendenza dalle attività di
Schicchi. Torniamo alla prima volta con Moana. Era appena arrivata da
Milano la diffida della Staller ad usare il suo volto nel simbolo del
Partito dell’Amore
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/006/d001.html].
Pioveva e, poiché aveva un pacco di copie della sua Filosofia
e non aveva l’ombrello, Schicchi mi chiese se volevo accompagnarla
alla palazzina dove si trovava il suo attico. Lei mi disse subito:
“Peccato dover sprecare tutto il lavoro che hai fatto per il
simbolo !”. In ascensore le dissi: “Potrebbe dipendere anche da
te…”. Lei, che non aveva la minima idea di impegnarsi in
quest’avventura politica che stimava come un’ennesima
“pagliacciata” di Riccardo (parole sue), sulla porta di casa mi
disse: “Ci penso.”. Ci pensò. Pochi giorni dopo, in una riunione
a quattro (Schicchi, Moana, io e mia moglie Marcella Zingarini), con
il solo voto contrario di Riccardo, è rinato il vero Partito
dell’Amore e questa volta aveva il volto di Moana. Il PdA di
Schicchi/Staller era durato solo un mese.
Luca
Bagatin: Chi
era, secondo te, Moana Pozzi, veramente ?
Mauro
Biuzzi: Moana
fu un raro esemplare di genio italiano. Una donna, cioè, la cui
eccezionale forza fisica e logica la spinsero sempre a fare scelte
anti-conformiste.
Luca
Bagatin: Ricordo
che in un'intervista che Piero Chiambretti ti fece nel suo programma,
alcuni anni fa, dicesti che, secondo te, Moana Pozzi dovrebbe essere
ricordata nei libri di Storia. Puoi spiegarcene meglio il motivo ?
Mauro
Biuzzi: Perché
Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i
potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza,
Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua
popolarità al servizio di una piccola formazione come il PdA, che
aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti
partendo da zero. E la Storia in Occidente, da Cristo in poi, si fa
senza i potenti mezzi. Non troverai nessuna “diva” che, al
vertice della sua carriera, abbia corso un tale rischio d’immagine.
E che, dopo la prima sconfitta e contro l’opinione di tutti, che
abbia voluto assolutamente ritentare quasi da sola (ovvero solo con
me), nella campagna elettorale per il Sindaco di Roma del 1993,
riuscendo a concludere la raccolta firme in condizioni disperate e
riuscendo a portare per la seconda volta il simbolo del PdA nella
scheda elettorale. Una tempra da Giovanna D’Arco, che sola spiega
la sua beatificazione postuma. Anch’io che l’ho seguita e guidata
passo passo in questa lucida follia, certe volte penso che me la sia
sognata, che Moana non è mai esistita. Ma la vera politica, quella
che fa Storia, è quella che non teme di realizzare l’impossibile.
Altro che economia politica !
Luca
Bagatin: Che cosa ti ha spinto ad ideare, assieme a Riccardo
Schicchi, il Partito dell'Amore ?
Mauro
Biuzzi: La
scommessa che si potesse sfidare sul suo terreno, quello di una
campagna elettorale - ma fatta senza spendere una lira pubblica - il
peggior consociativismo partitico della Repubblica Italiana: quello
che aveva resistito al Movimento Studentesco del 1968, alle Brigate
Rosse del 1978, ma che poi aveva ceduto qualcosina solo nei primi
anni Novanta nell’inchiesta detta Tangentopoli.
Con il PdA - per la prima volta - una formazione dichiaratamente
antipolitica ha dominato per tre mesi una campagna elettorale
italiana, se si escludono i precedenti referendum sull'aborto e sul
divorzio. Voglio qui precisare che l’accostamento del PdA all’Uomo
Qualunque
di Guglielmo Giannini, è un’approssimazione idiota, di quelle che
si leggono su Wikipedia. Oggi sono tutti qualunquisti meno il PdA.
Luca
Bagatin: Ma
il simbolo del Partito dell'Amore lo ideasti tu o Riccardo Schicchi ?
Che cosa rappresenta, nello specifico ?
Mauro
Biuzzi: L’icona
nel cuore, che avevo già usato dal 1987 in mie azioni pubbliche
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/001/d009.html],
la proposi a Schicchi nel 1991 in una versione adatta ad essere
presentata come simbolo in una campagna elettorale. Fu, infatti,
ammesso dal Ministero degli Interni nel 1992, anche se dovetti
discutere un’obiezione di ammissibilità dell’ufficio competente
che riteneva blasfemo l’accostamento tra una croce e il volto di
una pornostar. Feci notare che non era “una pornostar” ma la
cittadina Moana Pozzi. E il simbolo fu ammesso dalle Istituzioni
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/009/d004.html].
Ma non dagli elettori italiani, il cui concetto di cittadinanza era
ancora ristretto a quello indicato dai Partiti e dai mass-media
dell’epoca.
Luca
Bagatin: Quali
i punti salienti del programma cultural-politico del Partito
dell'Amore ?
Mauro
Biuzzi: Dichiarammo
subito sul retro del volantino di Moana
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/011/d02.html
]che la nostra logica politica non era riducibile a quella di
programma,
come nella politica di matrice sindacal-contrattuale. E invece
preferimmo una Politica di Immagine piuttosto che di Parola, che fu
poi tipica dei movimenti no-global ma anche del terrorismo islamico
(intendo sul piano dell’uso dei mezzi di comunicazione). Nessuna
chiacchiera moraleggiante. In particolare io avevo ed ho i miei
riferimenti nelle declinazioni nazionali della rivoluzione
punk,
che come tutti sanno, si oppose a quella hippie
sessantottina e che riemerse all’inizio degli Anni Novanta. Anche
su questo piano di Immagine si è consumata la separazione del PdA di
Mauro Biuzzi e di Moana Pozzi dalla precedente esperienza politica
della Diva Futura di Riccardo Schicchi e Ilona Staller, legata
all’ideologia della Rivoluzione Sessuale degli anni settanta. Nel
1991 gli effetti della caduta del muro di Berlino erano ormai
evidenti e noi lanciammo per primi una sfida al Pensiero Unico sul
suo terreno: quello della simulazione della politica e della sua
morte simbolica, dell’anti-partito,
come dissi nella mia tribuna elettorale del 1992
[http://www.youtube.com/watch?v=ye4tvQk1TQ8]. La cosa interessò,
infatti, tutto il mondo e con Moana raccogliemmo oltre duecento
articoli di stampa estera, da ogni parte del mondo
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/015/index.html].
Moana rappresentò uno sperpero di visibilità politica contro la
riduzione della politica all’economia. Una festa orgiastica della
morte della politica contro la simulazione tragicomica della crisi
economica mondiale. Generazione
X.
Tentativo riuscito di fare di Moana una bellissima e terribile pausa
in cui si sente solo il rumore dello strappo di una moquette: quella
con cui l’economia politica borghese silenzia da qualche secolo
ogni Realtà che gli somigli come la sua immagine rovesciata nello
specchio, un’immagine che simuli la sua morte simbolica,
un’immagine fuori controllo. E Moana era esattamente questo: non la
diversità
ma l’alterità,
non la trasgressione
ma la seduzione
fatale.
Come il Don Giovanni, il Gattopardo, il Marchese del Grillo,
l’aristocrazia francese o russa che misero fine ad una tirannia
cortigiana ed oligarchica di cui erano la maggior espressione e che
conoscevano molto bene. Moana rimarrà una delle maggiori icone del
tramonto dell’Occidente in Italia, insieme a Mamma
Roma e
ad Accattone.
Luca
Bagatin: Il Partito dell'Amore esiste tutt'oggi, ma, dal 1993, non si
presenta alle elezioni politiche, come mai?
Mauro
Biuzzi: Perché
il PdA è un partito cristiano-dionisiaco,
nel senso che proprio con il parlare
silenzioso del
corpo di Moana ha dato l’esempio di un leader
politico che pratica il diritto/dovere di tacere su ciò di cui non
si può parlare. Con ciò opponendosi radicalmente all’idea tutta
mass-mediatica che il politico sia un opinionista
televisivo,
un inarrestabile nastro trasportatore di Doxa, un continuo parolibero
che vomita contratti programmatici. In tal senso la cultura realista
del PdA, in contrasto con il cosiddetto diritto
alla libertà d’espressione,
si oppone anche all’obbligo per tutti ad avere un’opinione su
tutto. Dittatura della Doxa
che si esprime ai suoi massimi livelli nei social
network,
veri campi di concentramento dell’autismo cronachistico di massa
(oltre che mezzo d’intercettazione e di controllo): crimine
perfetto di istigazione dell’umanità alla masturbazione espressiva
travestita da “libertà di espressione”, proprio come tra gli
adolescenti nativi digitali l’esperienza della masturbazione via
cam sta sostituendo quella del primo rapporto sessuale. Insomma, il
PdA ha dato alla borghesia “protestante” italiana la spiacevole
notizia che il sesso è nato molto prima del diritto. E che non se ne
può fare libero commercio “liberandolo”, quasi peggio di come
hanno fatto i preti “vietandolo”.
Luca
Bagatin: Il Partito dell'Amore, fra gli altri, si ispira al
socialista umanitario Giuseppe Garibaldi, come mai?
Mauro
Biuzzi: Perché
Garibaldi ha fondato la nostra Repubblica credendo, parlando e
scrivendo di un socialismo
del cuore
che certamente Biuzzi e Moana, da patrioti e credenti, hanno
praticato prima ancora che capito. Capiamo invece perché l’algida
e frigida borghesia televisiva italiana possa chiamare populismo
ciò che arriva alla gente in forma commovente e affettiva. Un
politico che è amato dalla popolazione indispettisce i pragmatici
che ormai ci governano, come il caso di Pier Paolo Pasolini ancora
dimostra. Perché i progressisti e i pragmatici possono avere
ragione, ma amore no.
Luca
Bagatin: Oggi vi presentate come "Partito dell'Ex Voto",
ovvero invitate gli elettori all'astensionismo ed alla dissidenza
"alter-politica".
In che cosa consiste questo nuovo modo di fare politica da voi
inaugurato?
Mauro
Biuzzi: Per
l’esattezza oggi invitiamo all’obiezione
di coscienza elettorale,
che è tutt’altra cosa dalla scheda bianca. Per quanto ho già
detto, noi ci proponiamo sempre come critici
dello spettacolo elettorale,
e in particolare, critici
della comunicazione pornografica
come modello di propaganda della nostra epoca. Come nel secolo scorso
ogni persona faceva due mestieri, il suo e quello di critico
cinematografico, il PdA ha profetizzato la nascita del “critico
politico”. Beppe Grillo non è “un comico che fa politica” ma è
un cittadino che interrompe momentaneamente il suo mestiere per fare
il critico
della politica.
E così dicasi per i militanti del suo Movimento. Una rivoluzione
antropologico-culturale cominciata con il sottoscritto e con Moana
Pozzi.
Questa novità determinò il contrasto con Schicchi e Staller, che
furono espulsi dal PdA nel 1992
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/014/d001.html]
proprio perché praticavano ancora una politica di conflitto
d’interesse tra il proprio mestiere e le alleanze politiche.
Questa evoluzione di Moana maturò, infatti, nella campagna per le
amministrative di Roma nel 1993 nella quale, liberi ormai dalla
vecchia equazione sesso = politica, formammo la prima lista civica di
candidati della Seconda Repubblica. Fu costituita candidando oltre
cinquanta aspiranti consiglieri comunali tutti provenienti dalla
società civile romana e senza alcun “precedente” politico, ed io
fui nominato capolista su proposta di Moana
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/004/s02.html].
In conclusione, direi che la caratteristica dei cittadini ai quali il
PdA si rivolse per primo (nel quadro della crisi della politica che
dura da Tangentopoli ad oggi), è quella di essere dei “critici
politici” irriducibili alla Doxa politica e al marketing mediatico.
Cittadini irriducibili alla definizione asfittica di elettori,
essendo
ormai caduto miseramente il vincolo che legava politica e lavoro
(alla faccia dell’art.1 della Costituzione). Cittadini-stalker
delle mappe interstiziali che ancora ostacolano l’urbanizzazione a
tappeto del territorio. Cittadini-mutanti residuali della
cittadinanza repubblicana, nel quadro della modernizzazione fondata
sul capitalismo avanzato e sull’immigrazione/deportazione di massa.
Insomma, non più cittadini collaborazionisti, deleganti,
qualunquisti, pessimisti, clandestini o resistenti, ma attivisti e
patrioti che si riprendono la loro sovranità nel pubblico e
soprattutto nel privato. Cittadini che, al di là della
modernizzazione coatta e ricattatoria tipica del dopoguerra
e
del suo portato d’ingerenze e di embarghi (che ancora chiamiamo
esportazione
della democrazia, una
specie di Pax
romana
fatta da bottegai e top-guns),
riprendono il cammino della libertà repubblicana universalista, in
Italia e nel mondo.
Luca
Bagatin: Che cosa ne pensi della politica di oggi ? Ci sarebbe
spazio, nel panorama politico-culturale e mediatico per una
personalità libera e libertaria come Moana Pozzi ?
Mauro
Biuzzi: Ho
già detto che nelle nostre socialdemocrazie la politica
si è ridotta ad economia
politica.
In questo senso ritengo che l’economia politica sia troppo stretta
per Moana come per qualunque altro cittadino che non sia un Attore
di questa nuova oligarchica. Che non sia cioè un finanziere, un
industriale, un editore, un autore/pubblicitario, un politico ovvero
una Vedette
al servizio della Governance
mondiale. Moana (come Marilyn o Pasolini) non è riducibile a nessun
bipolarismo imperial-democratico (tipo progressisti/conservatori),
come si è rappresentato da Jacqueline Kennedy a Carla Bruni
ex-Sarkozy
(che guarda caso sono donne). Moana è la parte vitale e negativa del
bipolarismo, la parte maledetta e anti-borghese, la parte
anti-sociale e anti-edipica, come alle origini lo furono Van Gogh o
Rimbaud (che guarda caso sono maschi). Il PdA, con la posizione di
estremo-centro, si libera per primo anche del retaggio ideologico
della distinzione destra/sinistra o di quella maschile/femminile, con
tutti i primati di genere
ad essa collegati strumentalmente e darwinianamente (schiavo/padrone,
vittima/carnefice, disoccupato/salariato). Insomma, l’Estremo-centro
di Moana sfugge ad ogni sistema binario e cibernetico (i codici
seriali 0/1, senza centro e senza estremi per definizione). Il PdA è
per la ciclicità, per l’estremo ritorno del principio dell’eguale,
per la Terra e contro il Territorio. Il PdA sostiene Moana come
simbolo della Repubblica Italiana, dalle Alpi alla Sicilia. Sostiene
Moana come Cuore della nostra Patria. Cuore della questione
mediterranea, cuore del rapporto nord/sud.
Luca
Bagatin: Pensate che in futuro ci potrà essere spazio, in Italia,
per il Partito dell'Amore ?
Mauro
Biuzzi: Non
ci sarà futuro per nessuna libera repubblica e per nessun popolo che
si riconosce in essa, se non si farà ovunque una “critica
politica” ai rappresentanti del mondialismo finanziario che ovunque
si insediano nei governi nazionali, per espropriarli progressivamente
della loro sovranità culturale e popolare, vero
motivo della crisi della rappresentanza elettorale
(in Italia come in Grecia come in Spagna). Insomma, dopo i manager,
le pornostar, i papi e i centravanti “stranieri”, tra quanto
tempo il liberismo aprirà anche il mercato della politica-spettacolo
? E perché non lo ha ancora fatto ? E che fine farà la cultura
diffusa in Italia sotto i colpi dell’internazionalizzazione del
Made
in Italy ?
Per non parlare dello sterminio della cultura contadina di
Pasoliniana memoria, dell’olocausto delle api pronube, dei
fondamenti stessi della corretta alimentazione dei popoli, tutto
spazzato via a colpi di aree metropolitane e grande distribuzione. Il
Partito dell’Amore, lungi dall’essere un partito
nazional-socialista, è stato certamente un primo segnale tutto
italiano dell’inizio di una crisi irreversibile del primato della
politica trans e multinazionale. Il PdA ha profetizzato nel 1992,
l’avvento in Italia di una Videocrazia
senza uguali al mondo e la necessità di affrontare il “discorso
sul Massimo Sistema Pornografico”. Quel Sistema che, dall’11
settembre del 2001, ha cominciato a parlare, all’interno di tutti i
linguaggi locali, con il linguaggio politico del nuovo Impero
finanziario mondiale. Quindi, nessun futuro senza il Partito
dell’Amore, che ha avuto sempre la missione di voler restituire
agli italiani la loro verginità stuprata (culturale e ambientale).
Questo noi intendiamo con cristiano-dionisiaco:
la difesa della nostra cultura mediterranea da quella Mondialista. E
il più grande successo del PdA è stato quello di riuscirci almeno
con la sua prima candidata, Moana, che da iper-pornostar
all’americana è diventata cittadina comune e prima donna-leader di
una piccola formazione indipendente (e non la solita testimonial
dello Spettacolo candidata dal Padrone di turno a questo o quel
Partito politico che fa i suoi interessi a Montecitorio). L’Italia
è una giovane Repubblica fondata sulla resistenza Risorgimentale
alle occupazioni militari, e agli stupri simbolici e materiali che
sempre ne conseguono. A mio modesto avviso, la nostra Moana con la
fascia tricolore davanti all’Altare della Patria a Roma è uno dei
simboli più significativi della volontà di emancipazione di una
Repubblica nata nel clima di occupazione morale e materiale
conseguente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale. E in seguito
cresciuta nello “sviluppo senza progresso”, la cui entità è
data proprio dal livello insopportabile raggiunto oggi dal nostro
debito pubblico sotto la pressione speculativa internazionale
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html].
In quell’immagine, che ho realizzato con lei nel novembre 1993 per
il suo unico manifesto politico, Moana cessa di essere la pallida
imitazione di una diva del cinema americano (che tanto piace ai
critici sessantottini che sostengono il Trash
all’italoamericana), per diventare la vera icona del cammino che la
nostra Repubblica sta facendo attraverso i tanti disastri civili del
dopoguerra. Certo, di una Repubblica nata orfana, e che continua ad
essere considerata figlia di madre ignota. Proprio come Moana, la
nostra Biancaneve che ora dorme con il milite ignoto, con l’italiano
futuro.