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martedì 17 settembre 2019

Russia. Putin come Macron (e non solo) inizia a smantellare i diritti dei lavoratori. Forte opposizione dei comunisti. Articolo di Luca Bagatin

Continua il tentativo di smantellare lo stato sociale anche in Russia e, in particolare, lo smantellamento delle riforme che i russi si erano conquistati sin dal 1917, con l'avvento della Rivoluzione bolscevica guidata da Vladimir Lenin.
Dopo essersi visti aumentare l'IVA e l'età pensionabile, oggi i lavoratori russi potrebbero vedersi aumentare le ore di lavoro settimanali. Oggi e dal 1917, la giornata lavorativa è di 8 ore, ma il primo ministro Dimitry Medvedev, lo scorso 11 settembre, ha firmato un provvedimento che, con il nuovo anno, ridimensionerà tale aspetto. Ovvero si tratta di un provvedimento che intende, entro il 2021, porre fine al “controllo e alla supervisione statale delle imprese”, in quanto questo – secondo il governo russo – ostacolerebbe lo sviluppo capitalista del Paese, limiterebbe la libertà dell'imprenditore e la sua possibilità di ottenere profitti (sic !).
Medvedev ha così dichiarato, alla televisione russa Rossya24 TV: “È necessario cancellare quegli atti che danneggiano lo sviluppo del Paese e limitano l’economia”.
All'interno di tale provvedimento è contenuta la cancellazione del decreto del 1917, che stabilisce attualmente la durata della giornata lavorativa ad un massimo di 8 ore. Medvedev, con il benestare del Presidente Putin, apre dunque alla flessibilità dell'orario lavorativo a seconda dell'esigenza dell'imprenditore. Di fatto, dunque, il lavoratore rimarrebbe in balìa delle esigenze del fantomatico “mercato” e delle sue logiche perverse.
Una legislazione di tale tipo è in linea peraltro con leggi antisociali quali il Jobs Act italiano e la Loi Travail francese - entrambi introdotti da governi di sinistra - e con quelle volute dalla destra di Orban in Ungheria e da quella di Kurz in Austria, che hanno portato la giornata lavorativa a 12 ore. E una normativa per l'aumento dell'orario lavorativo settimanale è da tempo avanzata dal governo liberale francese di Macron.
Destre e sinistre liberal capitaliste, in Europa, si riconfermano, dunque, unite nella logiche antisociali e antisindacali, a tutto vantaggio di coloro i quali traggono profitto dai mercati e dallo sfruttamento del lavoro.
A porsi in antitesi in Russia al “macronismo” in salsa putiniana, oltre che i nazionalbolscevichi di Eduard Limonov; il Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov e il Fronte Russo Unito del Lavoro, di cui fa parte – oltre al Fronte di Sinistra di Udaltsov – anche il Partito Comunista Operaio Russo.
Quest'ultimo, in un lungo comunicato, ha dichiarato, fra le altre cose, in merito a tale provvedimento antisociale portato avanti dal governo liberale di Putin e Medvedev: “...le autorità mostrano ancora una volta la loro essenza di classe – garantire gli interessi della borghesia, la classe degli sfruttatori” (...) “le fabbriche e le terre sono tornate private, il capitalismo – il sistema di sfruttamento del lavoro – è stato istituito. Una catena di sanguinosi conflitti e guerre ha attraversato le repubbliche dell’Unione e continua nel Donbass. La divisione delle persone in padroni e servi è tornata in vita, una gigantesca diseguaglianza sociale sta crescendo costantemente. Per consolidare la sua posizione, la classe parassitaria attua costantemente e con arroganza misure antipopolari: detiene i diritti democratici alle elezioni, proibisce l’azione di sciopero e impedisce il lavoro sindacale, aumenta l’età pensionabile e cerca di legittimare il lavoro part-time. Ora dicono che la giornata lavorativa di 8 ore, introdotta il 5° giorno del potere sovietico, impedisce gli affari e ostacola lo sviluppo dell’economia”.
Alle recenti elezioni amministrative - nelle quali è stato impedito comunque sia ai nazionalbolscevichi che al Fronte Russo Unito del Lavoro di presentare proprie liste - il Partito Comunista della Federazione Russa di Zjuganov ha aumentato ancora una volta considerevolmente i suoi consensi e l'astensionismo ha raggiunto cifre record del 70% di astenuti.
Le politiche liberali, di austerità, in favore del mercato e contro i cittadini e i lavoratori, hanno ampiamente dimostrato, da diversi decenni, di essere il peggior veleno che l'Eurasia abbia potuto conoscere.
Occorre invertire la tendenza: in Russia come in Francia, Italia, Ungheria, Austria... Esattamente come nei decenni passati è diversamente avvenuto nell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo (in Bolivia, Venezuela, Uruguay, Argentina, Ecuador).
E' l'ora dell'alternativa socialista autentica. E, come sappiamo, il socialista autentico e originario non crede né nel mercato né nello Stato (come fanno invece i liberali, i keynesiani, i capitalisti e i fascisti), ma nell'autogestione dell'economia e dei mezzi di produzione da parte del cittadino lavoratore, che ne diviene dunque l'unico proprietario e l'unico artefice della sua emancipazione sociale, spirituale e materiale.
Ci sarà ancora molta strada da fare, forse, ma non vi è altra alternativa democratica e emancipatoria possibile.

Luca Bagatin

sabato 9 settembre 2017

Una società basata sul danaro e sul lavoro salariato non è libera né emancipata


Una società basata sul denaro non può rivendicare la grandezza o la giustizia.
(Albert Camus)


Non direi tanto che la prostituzione non è un lavoro, quanto piuttosto che il lavoro in cambio di danaro è una forma di prostituzione.
Solo una società senza danaro può essere una società libera ed emancipata. 
(Luca Bagatin) 

Il lavoro è, per la sua stessa essenza, l'attività non libera, inumana, asociale.
(Karl Marx da "Critica dell'economia politica")

Il lavoro consiste nel vendere la tua vita per soldi, il che significa che il denaro è più importante della tua stessa vita.
(tratto dalla pagina facebook "Aufhebung")

mercoledì 25 maggio 2016

"Loi travail", "Jobs act" e misure di austerità: anticamera per l'inferno dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

In Francia protestano e sonoramente contro una legge antisociale e antidemocratica (in quanto non voluta né votata dai cittadini) denominata “Loi travail”, ovvero il “Jobs act” francese. Una legge che, ovviamente, è sostenuta dall'Europa” delle imprese, delle banche e delle oligarchie, a discapito dei lavoratori, dei precari e dei poveri che sono, poi, la maggioranza dei cittadini europei ai quali non è mai stata permessa l'ultima parola !
Che cosa prevede, in sostanza, la “Loi travail” avanzata dalla Ministra del Lavoro Myriam El Khomri e fortemente voluta da Hollande e dal suo Primo Ministro Valls ? I punti principali prevedono una diminuzione degli stipendi ed un aumento delle ore di lavoro, qualora l'imprenditore lo richiedesse ed il licenziamento in tronco del lavoratore, non solo se l'impresa è in difficoltà economiche, ma anche se è necessaria una riorganizzazione dell'impresa al fine di poter essere competitiva sul mercato (sic !).
In Italia la legislazione che ha introdotto il lavoro flessibile prevista dal “Jobs act” - voluta dal duo Poletti-Renzi - è passata senza grandi proteste. In Francia, nazione dallo spirito ben più laico e rivoluzionario, invece, il principale sindacato – la CGT - che, a differenza dei sindacati italiani, è assai più pluralista e autonomo e per nulla appiattito alle logiche alla sinistra di governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto, ha paralizzato il Paese assieme alle proteste di piazza di studenti e lavoratori.
Auguriamoci che la spuntino, perché è in atto ormai da tempo uno smantellamento progressivo dei diritti dei lavoratori, con il conseguente sfruttamento dei precari e della manodopera a basso costo (spesso straniera, alimentata da politiche contemporaneamente neocolonialiste ed immigrazioniste) con il beneplacito dei vertici di Bruxelles, che, peraltro, si trova in quel Belgio che proprio in queste ore è in fermento contro le politiche di austerità.
Occorre ripensare completamente questa Europa, che non garantisce nessuno se non le élites. Occorre che ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati ed ai poveri si garantisca la possibilità di vivere dignitosamente. Ed occorre che tutti i cittadini si riapproprino della propria sovranità perduta e di una rinnovato spirito democratico distrutto da politicanti, economisti, imprenditori e banchieri senza scrupoli che incarnano forme di un nuovo nazifascismo dai contorni “soft”, attraverso le luci ed i colori fasulli dei media, della pubblicità commerciale e dei social-network che rimbambiscono le menti ed annichiliscono le coscienze.
In questo senso le analisi dell'ottimo pensatore francese contemporaneo Jean-Claude Michéa ci vengono incontro. Nel suo “Il vicolo cieco dell'economia” (Elèuthera) ci ha spiegato come l'uomo moderno sia diventato schiavo della società capitalistico-illuminista e nel suo “I misteri della sinistra” (Neri Pozza) ci ha dimostrato come la società liberale riconosca unicamente relazioni basate sullo scambio commerciale e sul “contratto giuridico” e non già sullo scambio reciproco disinteressato e sul dono. E ciò lo possiamo notare nella nostra quotidianità.
Ed ha dimostrato come ci sia una profonda differenza fra il socialismo delle origini, al quale si rifaceva anche George Orwell, fondato sulla libertà, sulla democrazia e sui rapporti umani disinteressati, e la sinistra di governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto e la società illuministico-liberale, fondata sulla mercificazione di ogni cosa e sul conseguente sfruttamento dell'uomo sull'uomo, negando così, di fatto, ogni autentica libertà ed ogni forma di democrazia. Democrazia che, lo ricordiamo, è governo di popolo e per il popolo.
Ci uniamo così alle giuste proteste del popolo francese, belga ed anche greco, auspicando un risveglio anche delle annichilite coscienze italiche, nella ricerca di una possibile alternativa anticapitalista, democratica e socialista libertaria.

Luca Bagatin

In Francia ci sanno fare contro la sinistra del capitale !


sabato 1 novembre 2014

Scontri di piazza (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Più penso ai recenti scontri di piazza fra operai e poliziotti, a Roma, e più penso che a rimetterci siano sempre coloro i quali lavorano, siano essi, appunto, operai o poliziotti.
Mentre i politicanti ed i governanti rimangono sempre lì, al loro posto. Sordi all'orecchio del misero, avrebbe detto Brecht.
Qualcuno di costoro invita persino ad "abbassare i toni", quando ad alzarli è stato proprio il Palazzo.
E' un triste segno dei tempi. In un Paese ed in un'Europa che ha perso - o sta perdendo - il senso della democrazia e delle libertà.


Luca Bagatin 
Presidente di "Amore e Libertà"