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lunedì 1 luglio 2024

Elezioni legislative in Francia: la fine del macronismo. Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni legislative francesi rilevano dati importanti.

Innanzitutto sul fronte dei programmi.

Le tre maggiori coalizioni che si sono confrontate, Rassemblement National (destra lepenista), Nuovo Fronte Popolare (coalizione social-comunista e ecologista) e Ensemble (liberali macronisti), avevano – anche se con sfumature diverse – tutte e tre programmi incentrati sul sociale.

Ovvero su alcuni dei temi sollevati dal movimento cittadino dei Gilet Gialli.

La destra ha proposto la revisione della macellaia riforma delle pensioni voluta da Macron, il taglio dell'IVA su carburanti e energia e il taglio del cuneo fiscale; la sinistra, oltre alla cancellazione della riforma delle pensioni, il blocco dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari e l'aumento del salario minimo; persino i liberali di Macron, che in questi anni di governo hanno attuato riforme di macelleria sociale, proponevano un ampliamento dei bonus sociali e il taglio del cuneo fiscale per i salari bassi.

In generale le proteste dei Gilet Gialli e lo spirito combattivo dei francesi e dei loro sindacati – per nulla deboli o concilianti con la classe padronale e politica – hanno dimostrato di aver profondamente inciso sullo spirito dei programmi delle forze politiche francesi.

Praticamente l'opposto di quanto accade in Italia, ove le proteste sono da decenni minime e ove il malcontento nei confronti della classe politica – tutta uguale e tutta ugualmente lontana dalle necessità dei cittadini - si manifesta unicamente con un pur legittimo astensionismo di massa.

Altro dato interessante è la netta sconfitta della coalizione liberale di Macron, che, con il 20%, può iniziare il suo lento, ma inesorabile declino.

Hanno pesato, su questo dato, certamente due fattori. Le già citate politiche di macelleria sociale, ampiamente contestate dalla stragrande maggioranza dei cittadini francesi e una politica estera irresponsabile e bellicista.

Da dire che, sul fronte della politica estera, nessuna delle tre grandi coalizioni si discosta eccessivamente dal servilismo nei confronti dell'irresponsabile amministrazione statunitense retta da Biden.

La destra lepenista si discosta dal macronismo unicamente in quanto esclude l'invio di truppe francesi in Ucraina; mentre la sinistra, quantomeno, vuole lavorare sul fronte della diplomazia e la ricerca della pace.

I risultati parlano da soli: una destra lepenista al 33%, che comunque difficilmente, almeno a mio parere, riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta al secondo turno, vista la tradizione antifascista del popolo francese. Una sinistra neo-frontista che, pur fra mille equilibri e compromessi, è riuscita a compattarsi e a ottenere un dignitoso 28%.

La vera buona notizia, per tutti, è la fine inesorabile del macronismo, che ha distrutto la Francia, sotto il profilo sociale e democratico, dal 2017 ad oggi.

Rimangono interessanti, almeno a mio parere, le prospettive di quella sinistra repubblicana, laica, gollista, bonapartiste e sociale, provenienti dalla piccola coalizione “Nous le Peuple”, che ha scelto di non stare con nessuna delle tre coalizioni e che alle scorse europee ha raccolto 14.000 voti.

Spesso, infatti, le idee migliori, sono delle minoranze con un bagaglio storico e culturale alle spalle, che non gettano il cervello all'ammasso e che si fondano su valori quali indipendenza, giustizia e ordine sociale e internazionale.

Indipendentemente dai consensi che possono raccogliere in termini elettorali.

Luca Bagatin

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venerdì 17 marzo 2023

Francia. La Storia in piazza. Napoleone e De Gaulle contro Macron vincono 10 a zero. Articolo di Luca Bagatin

L'avete mai vista la Storia in piazza?

No, dico, avete mai visto scendere in piazza i Bonaparte (Napoleone I e III), i De Gaulle, lo spirito del 1789, quello di Jean Jaurès, di Pierre Leroux e di tanti grandi repubblicani, socialisti e bonapartisti che la Storia (appunto!) di Francia abbia mai avuto?

Ecco, è quanto succede da giorni nella Francia governata in modo autoritario dal liberale di estrema destra Emmanuel Macron, che vuole aumentare l'età pensionabile da 62 a 64 anni e oggi lo fa persino senza il voto del Parlamento!

Un Parlamento le cui opposizioni sono, come la maggioranza dei cittadini francesi e dei sindacati francesi, sul piede di guerra nei confronti di un governo senza vergogna e non da oggi, ma almeno dal 2017!

Una situazione che ricorda tanto la Russia del 2018, con le opposizioni di sinistra e i cittadini russi che non accettavano l'altrettanto iniqua riforma delle pensioni voluta dal liberal conservatore autoritario Putin, che portò l'età pensionabile a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne.

In barba allo spirito di Lenin, di Herzen e dei grandi pensatori e rivoluzionari russi, il cui spirito alberga ancora oggi nei cittadini intellettualmente onesti.

Che chiedono, in ogni parte del mondo liberal capitalista: pace, diritti sociali, democrazia diretta, ovvero la possibilità di decidere per conto proprio e che hanno compreso che i politici, specie se liberali (ma non democratici), sono lì non per servire il cittadino, ma per privarlo dei propri diritti e della propria capacità decisionale.

Rendendolo così depresso, triste, una macchina da spremere nel sistema fiscale, economico, sociale.

In Italia dormiamo da sempre, invece, okay, lo sappiamo.

Dal 2019 abbiamo accettato di andare in pensione a 67 anni. Nessuno ha battuto ciglio.

Nemmeno un sindacato che, oggi, non stupisce andare a braccetto con la Meloni, ovvero con l'Agenda Draghi al governo.

Quanto alla sinistra, in Italia non esiste più dal 1992.

Del resto, anche se l'Italia è altrettanto ricca di Storia, i nostri Eroi, ovvero i Mazzini e i Garibaldi, i d'Annunzio e i Bettino Craxi furono sconfitti dai Savoia, dai Nitti, dai Crispi, dai Mussolini, dai Berlinguer, dai d'Alema, dagli Almirante e dalle Meloni.

E il popolo ha preferito salire sul carro del vincitore che era lì, pronto per fare le scelte opposte rispetto a quelle della volontà popolare.

L'avete mai vista la Storia in piazza, in Italia? No. Già molto se, la Storia, in Italia, è conosciuta.

Abbiamo però visto le Schlein e le Meloni invocare entrambe l'invio di “Più army!”.

Come se il clima da bomba atomica non fosse già sufficientemente inquietante così com'è da un anno a questa parte.

Abbiamo visto i sindacati andare a braccetto con i padroni.

Abbiamo visto però, anche, che i cittadini italiani disertano sempre più le urne, nel Lazio come in Lombardia. Dimostrando, così, di non essere sciocchi e di non avere più alcuna voglia di farsi menare per il naso.

Il liberalismo ha fallito e per una buona ragione. Troppo spesso è stato compromesso dalle persone che lo rappresentavano”, diceva e a ragion veduta lo scrittore e giornalista statunitense Hunter S. Thompson.

Oggi come non mai appare evidente. Ma occorre esserne consapevoli, prima di essere seppelliti, tutti quanti, da un'infinita coltre di depressione collettiva indotta (dal Potere), agevolando così il definitivo avvento dell'intelligenza artificiale che, chissà se è o sarà poi davvero così intelligente...

Luca Bagatin

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sabato 12 novembre 2022

Il socialismo di Napoleone III. Articolo di Luca Bagatin

Personaggio certamente contraddittorio, ma spesso calunniato e diffamato, persino nella sua Francia, Luigi Napoleone Bonaparte (1808 – 1873), nipote di Napoleone Bonaparte, fu personaggio chiave della modernizzazione e dell'emancipazione della Francia nel XIX secolo, passando alla Storia come Secondo Imperatore dei Francesi, con il nome di Napoleone III.

Ma chi era, in realtà, Luigi Napoleone Bonaparte che, dopo i suoi falliti tentativi di colpo di Stato per spodestare la monarchia orleanista, si presentò alle prime elezioni presidenziali francesi del 1848 e riuscì a stravincere con il 74% dei voti, sconfiggendo i vari candidati moderati, socialisti, socialdemocratici, liberali e monarchici e - nel 1852 - riuscì a farsi nominare Imperatore dei Francesi, dando così vita al Secondo Impero?

Figlio di Ortensia de Beauharnais (1783 - 1837) e del Re d'Olanda Luigi Bonaparte (1778 - 1846), fratello di Napoleone Bonaparte (1769 - 1821), Luigi Napoleone, esiliato dalla Francia dal 1816 e educato da Filippo La Bas a ideali rivoluzionari e democratici, aderì giovanissimo, con il fratello, alla Carboneria italiana.

Non sappiamo dire se fu affiliato alla Massoneria, come l'illustre zio, ma non è improbabile, visto che la gran parte dei carbonari erano anche iniziati alla Massoneria.

Quel che è certo è che, nei primi anni della sua vita, fu fervente rivoluzionario, in particolare in Italia, ove partecipò ai primi moti insurrezionalisti - contro il regime pontificio e asburgico - e strinse amicizia con il repubblicano mazziniano Francesco Arese, membro della “Giovine Italia” e che gli rimase amico per tutta la vita, anche quando divenne Imperatore.

Luigi Napoleone sviluppò, negli anni, grazie alla sua formazione, alle sue amicizie e alle sue letture, una coscienza socialista sansimoniana. Nella sua biblioteca, infatti, era possibile trovare – fra le altre - opere di Thomas More (1478 – 1535), Saint-Simon (1760 – 1825) e del socialista britannico Robert Owen (1771 - 1858).

Certo, si trattava di un socialismo pre-marxista, non ancora intriso di lotta di classe e di contrapposizioni fra borghesi e proletari.

Un socialismo sviluppato da pensatori della fine del XVIII secolo e dell'inizio del XIX, i quali si interrogavano sulla questione operaia e, dunque, sullo sfruttamento degli operai all'inizio della prima Rivoluzione industriale.

Il socialismo di Saint-Simon e di Owen, che farà proprio anche Luigi Napoleone, partiva da concezioni filantropiche, umanitarie, associazionistiche e comunitarie.

Il movimento delle forze produttive, l'intervento della comunità rappresentata dallo Stato, l'associazionismo-cooperativismo dei lavoratori-produttori, avrebbero potuto – secondo tali pensatori - alleviare la povertà e generare lo sviluppo della comunità stessa.

E' tale movimento che il filosofo, editore e scrittore francese Pierre Leroux (1797 – 1871) chiama, per la prima volta nella Storia, “socialismo”, coniando un termine all'epoca ancora sconosciuto. E lo fa in un articolo del 1833, che diverrà molto popolare all'epoca, dal titolo “De l'individualisme et du socialisme”.

Luigi Napoleone Bonaparte, imprigionato nella fortezza di Ham, a seguito del secondo colpo di Stato bonapartista contro Re Luigi Filippo d'Orleans il 6 agosto 1840 (il primo è del 30 ottobre 1836), decide dunque di dare corpo alle sue aspirazioni e di spiegare al popolo francese dell'epoca come già suo zio, Napoleone il Grande, fu un socialista ante-litteram.

Nel 1839, in prigione, scrive dunque un'opera molto importante, ovvero “Le idee napoleoniche”, nella quale egli intende presentarsi quale erede diretto dell'autorevole zio e, quindi, aspirante al trono francese.

La sua sembra dunque essere una concezione imperiale-socialista-rivoluzionaria e giustifica tale conceazione parlando, nel testo, delle riforme attuate da Napoleone Bonaparte. Un Imperatore che – come spiega Luigi Napoleone - ha difeso gli ideali democratici della Rivoluzione Francese, ma riconciliando le classi popolari con quelle aristocratiche, spogliando queste ultime di quell'assolutismo che tanto le aveva rese invise al popolo.

La concezione bonapartista, dunque, si pone quale trait-d'union fra classi popolari e aristocrazia, contrapponendosi al liberalismo, che rappresenta la borghesia e il nascente capitalismo industriale.

Napoleone III, non a caso, se da una parte ha inviso la reazionaria monarchia orleanlista-borbonica, ha parimenti inviso la visione degli Stati Uniti d'America, che considera una società priva di un centro politico e in balìa dei potentati economici.

Nel 1844, Luigi Napoleone Bonaparte, pubblica “L'estinzione del pauperismo”, un testo che viene considerato da autorevoli storici francesi, in particolare da Jean Sagnes, che molto si è occupato dell'argomento, una piccola Bibbia del socialismo luigi-napoleonico o bonapartista.

Jean Sagnes, storico francese in particolare di movimenti socialisti e operai, ha scritto in merito due saggi, purtroppo reperibili solo in francese e non tradotti né pubblicati in Italia, ovvero: “Les racines du socialisme de Louis-Napoleon Bonaparte” e “Napoleon III – Le parcours d'un sainst-simonien”.

Nei saggi vengono descritte le influenze di Luigi Napoleone, i suoi viaggi in Italia e in Inghilterra, nella quale conoscerà per la prima volta le tristi condizioni alle quali era sottoposta la classe operaia.

Pur non essendo un filosofo, come lo saranno invece Marx ed Engels, egli sviluppa una prima coscienza sociale e autogestionaria, vedendo nell'associazione dei lavoratori e nell'organizzazione del lavoro, le prime basi per l'emancipazione socale delle classi più povere e sfruttate.

Tali esperienze, assieme alle sua amicizie con massoni, carbonari, sansimoniani, repubblicani e montagnardi, rafforzeranno tale visione, che egli tenterà poi di portare allorquando giungerà al vertice governo del della Francia, prima come Presidente della Repubblica e, successivamente, come Imperatore.

Luigi Napoleone, come spiega Sagnes, è molto popolare fra le classi operaie e popolari, tanto che i voti al partito bonapartista sono raccolti in particolare fra quei ceti, in quanto i bonapartisti sono veri e propri sostenitori della trasformazione sociale del Paese. E, in tal senso, riescono facilmente a raccogliere la maggioranza assoluta dei seggi dell'Assemblea legislativa, lasciando le briciole ai monarchici orleanisti e ai repubblicani.

Il programma bonapartista è, infatti, in gran parte ispirato alle teorie socialise dell'epoca. In particolare l'attuazione di grandi opere grazie all'azione diretta dello Stato.

Sotto i governi di Napoleone III viene, infatti, introdotto il suffragio universale; abolito il lavoro la domenica e i giorni festivi; vengono creati crediti per aiutare gli agricoltori; create società di mutuo soccorso; introdotti gli ispettori del lavoro; viene creato il pensionamento per i dipendenti pubblici; vengono concesse onoreficenze a operai e donne; vengono istituiti ospedali e asili per disabili; vengono rimboschite le brughiere della Guascogna; viene attuata l'idea di associazione capitale/lavoro nel feudo di Solferino di proprietà di Napoleone III; i sindacati vengono autorizzati e viene introdotta una legge sulle società cooperative; vengono introdotte le scuole primarie gratuite anche per le ragazze.

Queste solo alcune delle riforme attuate dall'Impero di Napoleone III dal 1852 al 1870, anno della sua caduta, a causa della sconfitta nella guerra franco-prussiana della Francia.

E tutto ciò, come spiegato anche nei saggi di Jean Sagnes, contribuì ad innalzare il tenore di vita della popolazione francese.

Sagnes non tace gli aspetti più repressivi dell'Impero di Napoleone III, ma sottolinea come tale repressione non sia mai stata diretta contro la classe operaia, in quanto non è considerata affatto pericolosa.

Napoleone III, dunque, cerca di unire nel suo governo: giustizia sociale, autorità, armonia e sovranità nazionale, attraverso una saggia amministrazione.

Marx sarà un acceso critico di Napoleone III e della sua ascesa al potere, così come lo sarà anche del socialismo sansimoniano e di Robert Owen, che classificherà come “utopista”.

Ad ogni modo, sarebbe ingeneroso non considerare Luigi Napoleone Bonaparte, il Principe-Presidente-Imperatore, pur con tutti i suoi limiti e contraddizioni (non ultima l'invasione e deposizione della democratica Repubblica Romana, di ispirazione mazzinana e garibaldina del 1849) come parte integrante della Storia del socialismo e dell'emancipazione delle classi oppresse nella Francia del XIX secolo.

Luca Bagatin

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giovedì 18 marzo 2021

150 anni fa nasceva la "Comune di Parigi", ovvero il primo governo socialista della Storia. Articolo di Luca Bagatin

150 anni fa, il 18 marzo 1871, i quartieri popolari di Parigi insorsero e istituirono, per la prima volta nella Storia, un governo socialista autogestionario. Ovvero il primo tentativo di istituire un autogoverno operaio, edificato direttamente dalla classe proletaria per la classe proletaria medesima.

Fu, in sostanza, il primo esempio di rivoluzione proletaria e operaia della Storia. Il primo governo comunista, potremmo dire.

Lontana dalla liberale Rivoluzione Francese del 1789, che pose al governo la classe borghese e liberale, la Comune di Parigi anticipò la Rivoluzione Russa del 1905 e la grande Rivoluzione Sovietica del 1917.

Rivoluzione e rivoluzioni che, per la prima volta nella Storia, si contrapposero non solo all'oligarchia monarchica, ma anche alla borghesia sfruttatrice e al totalitarismo liberale, ancora oggi imperante in tutta Europa e nei Paesi capitalisti.

La Parigi del 1871, già provata dall'insensata guerra franco-prussiana che vide la sconfitta di Napoleone III, insorse e organizzò le prime barricate armate.

Per la prima volta nella Storia, i cittadini presero così il potere, scacciando il governo liberal-borghese di Adolphe Thiers, adottando il colore rosso quale propria bandiera e dichiarando costituita una Repubblica socialista. La Comune di Parigi, appunto, il cui Consiglio fu eletto il 28 marzo.

La Comune, fondata su principi di democrazia sociale e municipale, proclamò – fra le altre cose - la parità di salario fra uomini e donne; promosse l'istruzione femminile; garantì un alloggio per tutti; introdusse norme a tutela del lavoro; garantì libertà di stampa e di parola e la laicità assoluta dell'autogoverno costituitosi.

Purtroppo, come l'esperienza mazziniana della Repubblica Romana del 1849 e quella d'annunziana di Fiume del 1920, altri esempi di profonda democrazia diretta e socialismo autogestionario e laico, anche la Comune di Parigi ebbe vita breve e fu soppressa nel sangue nel maggio 1871, da parte del governo francese, causando un eccidio di almeno 20.000 comunardi in una settimana.

Fra gli eroi della Comune, merita un particolare ricordo l'anarchica e socialista Louise Michel (1830 – 1905). Insegnante e scrittrice, Louise Michel, fu infatti una delle più fervide combattenti fra le barricate.

Con l'accusa di istigazione alla guerra civile e al colpo di Stato, Loiuse fu successivamente condannata alla deportazione e incarcerata per vent'anni.

Tornò in Francia nel 1880 e non smise mai di fare politica, sostenendo l'ideale socialista autogestionario. Nel 1904, un anno prima di morire, sarà iniziata in Massoneria nella Loggia di Rito Scozzese Antico ed Accettato “La Philosophie Sociale”.

E' ancora oggi ricordata, come la Comune di Parigi stessa, da tutti i movimenti di ispirazione socialista, autogestionaria e anticapitalista del mondo.

Luca Bagatin

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lunedì 20 aprile 2020

Alain de Benoist: "Mi aspetto una crisi economica che sarà almeno pari a quella del 1929" (intervista tratta da Breizh.Info)

Breizh Info: Prima di tutto, cosa pensa della direzione presa del governo, che sembra davvero non sapere dove “sbattere la testa”, sin dall’inizio di questa pandemia? Michel Onfray, a tal proposito, evoca una possibile fine del regime. Lei ci crede, tenendo anche conto del fatto che il livello di gradimento di Emmanuel Macron e d’Édouard Philippe non è mai stato così alto?
Alain de Benoist: Michel Onfray ha detto, meglio di quanto possa dire io, tutto ciò che vi era da dire sulla disastrosa gestione della crisi sanitaria attuale da parte della squadra di Emmanuel Macron. Avevo già scritto, qualche anno or sono, che è nello stato di eccezione che avremmo potuto comprendere la vera statura del personaggio. Ora sappiamo quello che non è. Un uomo di stato decide, ordina, requisisce. Macron si rimette al consiglio degli esperti i quali, come d’abitudine, non sono mai d’accordo tra loro stessi. Riscopre le virtù della “sovranità nazionale ed europea”, ma solo dopo aver moltiplicato le riforme liberali, che hanno favorito la delocalizzazione e la dipendenza del paese dalle importazioni. Saluta e ringrazia coloro che si battono e che si dedicano alla crisi sanitaria, ma non si può dimenticare che prima dell’arrivo del Covid-19 si era rifiutato di ascoltare le loro rivendicazioni.
A dimostrazione dello stato pietoso dei nostri servizi sanitari, cui sono stati imposti dei miopi obiettivi di profitto, ci sono i luoghi dove se ne misura oggi lo sfilacciamento; mascherine e test che mancano, letti soppressi, personale sanitario al limite del collasso, servizi ospedalieri saturi. Si è voluto includere nella logica del mercato un settore che è per definizione fuori dal mercato. Si è sistematicamente affievolito e distrutto il servizio sanitario nazionale. Ne paghiamo il prezzo. E non è che un inizio: infatti il distanziamento sociale dovrà ancora durare settimane, se non mesi. Noi non siamo alla fine dell’inizio, né tantomeno all’inizio della fine.
Io non credo assolutamente ad una risalita di gradimento di Emmanuel Macron. In un primo momento, come avviene di norma, tutti hanno serrato i ranghi. Ma quando saremo arrivati al “giorno-dopo” e sarà arrivato il momento di fare i conti, il giudizio del popolo sarà impietoso. Se, come io credo, questa situazione apre una crisi sociale gigantesca, il movimento dei Gilets Gialli apparirà, più che mai, come una prova generale di quello che accadrà. Possiamo già adesso vedere che è proprio per le classi più popolari e per la classe media che il lockdown è più difficile da vivere.
La figura del Prof. Raoult, che sta emergendo recentemente, non le appare come un bisogno per i media, ancora una volta, di creare delle icone da offrire al popolo (da un lato, l’icona del governo, dall’altro un’icona un po’ ribelle?). Non siamo arrivati, infine, all’apice della società dello spettacolo, con questa crisi?
Alain de Benoist: Il professor Raoult è apparentemente il solo che abbia cominciato ad ottenere dei risultati in questa lotta contro l’epidemia. Invece di essergli grati, lo si presenta come un pagliaccio e come l’idolo dei complottisti! Si annunciano ora delle sperimentazioni “più approfondite” che hanno soprattutto il fine di creare una cura che verrà poi presentata come “ben migliore” della clorochina e che avrà soprattutto il vantaggio di essere molto più cara (e quindi di far guadagnare). Società dello spettacolo? Abbiamo, piuttosto, a che fare con una guerra tra ego e una querelle su un grande affare economico.
È da un mese che lei ci mostra il suo scetticismo in merito alla chiusura delle frontiere. E’ ancora scettico, nonostante la totalità degli stati abbiano preso le stesse misure?
Alain de Benoist: Io sono certamente favorevole alla chiusura e al controllo delle frontiere. Ho solo voluto dire che è tecnicamente quasi impossibile impedire a chiunque di entrare o di uscire da un paese e che una frontiera chiusa non è una frontiera sigillata. Ne è prova il fatto che il coronavirus  devasta tutti i paesi, compresi quelli che furono i primi a chiudere le loro frontiere.
L’Unione europea non si sta definitivamente suicidando a causa di questa crisi senza precedenti? Sembra che l’effetto sia, d’ora in poi, “ciascuno per sé”…
Alain de Benoist: Non si è suicidata per il semplice motivo che era già morta. Uno dei meriti della crisi è stato quello di permettere a tutti di vedere il proprio cadavere. Di fronte all’epidemia, le alte cariche della Commissione europea sono apparse in uno stato di ibernamento. Ora sbloccheranno del danaro che distribuiranno con l’ “elicottero” dopo aver un po’ aumentato la stampa di moneta. Ma concretamente non ha funzionato nulla. Non è l’Europa che è venuta in soccorso dell’Italia, bensì la Cina, la Russia e Cuba. Rivincita, postuma, di Fidel Castro!
Quali conseguenze economiche lei vede all’orizzonte, nei mesi e negli anni a venire… Il fatto che non si possa più acquistare oro, che gli Stati ricomincino a stampare moneta, questo ci dovrebbe preoccupare?
Alain de Benoist: Mi aspetto una crisi economica che avrà, quantomeno, effetti equiparabili a quella del 1929. Durerà molto più a lungo dell’attuale epidemia, farà più disastri e provocherà la morte di molte persone. Se si accompagnasse a una crisi finanziaria planetaria, assisteremo a uno tsunami: crisi economica e quindi sociale, crisi finanziaria, crisi sanitaria, crisi ecologica, crisi migratoria. Pubblicai nel 2011 un libro intitolato “Sull’orlo del baratro”. A me sembra che ci siamo arrivati.
Ma bisogna aspettarsi anche delle conseguenze politiche e geopolitiche di primaria importanza. L’espandersi dell’epidemia in un paese come gli Stati Uniti, dove il sistema della sanità, organizzato chiaramente sul modello liberale, è uno dei meno performanti del mondo, è chiamato a giocare un ruolo decisivo e va seguito attentamente (l’epicentro mondiale dell’epidemia si trova ad oggi a New York). Gli Stati Uniti rischiano di uscirne molto più indeboliti della Russia e della Cina, che sono i suoi unici due rivali in questo momento. Ancora una volta, non siamo che all’inizio.

tratta da: https://www.breizh-info.com/2020/04/02/140136/alain-de-benoist-crise-economique-coronavirus/

venerdì 15 novembre 2019

Gilet Gialli, a un anno dalla loro nascita ancora in piazza contro l'austerità. Articolo di Luca Bagatin

Un anno fa prendeva vita, in Francia, il movimento popolare spontaneo dei Gilet Gialli.
Nato inizialmente dalle proteste contro l'aumento del prezzo del carburante e l'aumento del costo della vita, cittadini francesi, indossando un gilet giallo, simbolo degli automobilisti, hanno iniziato a manifestare – ogni sabato e per un anno, ininterrottamente – per le strade della Francia, contro l'austerità imposta dal governo liberale di Macron.
Nel corso delle settimane il movimento è divenuto trasversale. Singoli cittadini, soprattutto provenienti dalle aree periferiche e rurali, hanno marciato assieme a militanti di ogni colore politico, alternativi al sistema liberale e dell'austerità.
Un movimento con un programma ben strutturato che, purtroppo, in un anno, è riuscito a strappare ben poco rispetto a quanto richiesto, ma la mobilitazione di piazza è stata per la prima volta nella storia d'Europa, un campanello d'allarme per le élite e le oligarchie.
Macron, pur non essendosi dimesso, come richiesto dal movimento, ha comunque dovuto congelare alcune misure di austerità e stanziare 17 miliardi di euro al fine di ridurre le imposte e garantire le prestazioni sociali.
I Gilet Gialli, che, ricordiamo, non hanno mai smesso di manifestare ogni singolo sabato, pur nel silenzio della gran parte dei media, non hanno altresì mai smesso di richiedere quanto segue: richiesta di un salario minimo di 1300 euro netti e di uno massimo a 15.000 euro; aumento dei fondi per i disabili; taglio delle tariffe di luce e gas, con rinazionalizzazione delle società energetiche; lotta alla povertà e eliminazione del problema dei senzatetto; abolizione del Senato e introduzione di una Assemblea dei cittadini; riduzione delle imposte sul reddito e inasprimento delle tasse sulle grandi imprese commerciali (McDonald, Google, Carrefour, Amazon); proibizione delle delocalizzazioni; affrontare le cause della migrazione forzata; divieto di vendita del patrimonio pubblico francese; mezzi adeguati alle forze di polizia e all'esercito, con straordinari pagati; pensioni a 60 anni; introduzione dei referendum popolari in Costituzione; abolizione dell'indennità Presidenziale a vita e altre misure che, ad oggi, nessun partito né della destra, né del centro, né della sinistra, ha mai proposto o attuato. Sia in Francia che in Europa.
Un movimento, quello dei Gilet Gialli, sostenuto peraltro da intellettuali quali Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Eduard Limonov, Juliette Binoche, Emmanuel Beart, Annie Ernaux, Brigitte Bardot e molti altri artisti e che ha anticipato le rivolte in Ecuador e Cile, contro i governi liberali e per le medesime ragioni e che ha contribuito ad ispirare anche nazionalbolscevichi e comunisti russi, contro le misure di austerità avviate da Putin.
Numerose sono state le vittime fra i Gilet Gialli, causate dalle violenze della polizia. La studentessa di filosofia Fiorina Jacob Lignier e Jerome Rodrigues, feriti dai lacrimogeni, hanno addirittura perso un occhio e l'Alto commissario ONU per i diritti umani – Michelle Bachelet - aveva addirittura sollecitato un'indagine su tali violenze. Indagine che pare, ad ogni modo, non sia mai avvenuta.
In Francia e ovunque, ancora oggi, la disaffezione per questa politica elettoralistica, liberal-capitalista e di potere, contigua a una Unione Europea contraria ai bisogni ed alle necessità dei cittadini, rimane molto alta, al punto che anche alle recenti elezioni europee l'astensionismo è stato molto elevato.
In un'epoca nella quale le politiche di deregolamentazione del lavoro, dei salari e dell'aumento dell'austerità la fanno da padrone, in favore dei più ricchi e degli investitori che giocano in borsa, un esempio come quello dei Gilet Gialli appare ancora oggi storicamente e politicamente rilevante.
A un anno dalla loro nascita, ancora una volta, con il sostegno del 55% dei francesi, i Gilet Gialli scenderanno anche questo weekend in piazza, per celebrare l'anniversario, con un evento chiamato “Atto 53 Gilet Gialli, il compleanno sui Campi Elisi”, che su Facebook ha già raccolto oltre 5mila adesioni e oltre 6mila persone si sono dichiarate interessate. E ciò, nonostante il prefetto di Parigi abbia firmato un decreto di ordinanza per vietare la manifestazione sugli Champs-Elysée nel fine settimana.

Luca Bagatin

venerdì 26 luglio 2019

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion", speciale cinema !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr), questa volta dedicato al cinema di Kubrick, Lynch, Jodorowsky, Loach, Kusturica.

  Per acquistarlo e leggere il sommario completo, cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: https://rebellion-sre.fr/boutique/rebellion-86/


 Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

sabato 5 gennaio 2019

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr).

   Per acquistarlo e leggere il sommario completo, cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/rebellion-le-retour-sortie-du-numero-84/


 Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

martedì 4 dicembre 2018

Gilet Gialli: un movimento dal basso con un programma di governo populista e socialista. Articolo di Luca Bagatin

E' probabilmente il primo movimento di protesta e di proposta nato dal basso in Francia e in Europa in epoca odierna. Quello dei Gilet Gialli è forse oggi l'unico movimento che si contrappone proprio a quell'Europa autoreferenziale e delle élite economiche abituate a imporre misure di austerità e a incoraggiare una crescita economica - che non è affatto illimitata - e a deregolamentare un mercato sempre più dannoso. Dannoso per i lavoratori, i quali sono costretti a svendersi e per i disoccupati che il lavoro non lo trovano affatto; dannoso per quelle piccole e medie imprese che non sono in grado di tenere il passo della globalizzazione, ovvero del capitalismo assoluto e infine dannoso per i cittadini, bombardati dal consumismo e dalla pubblicità commerciali, che li ha resi nuovi automi in balia del sistema economico-commerciale (il famoso trinomio "produci-consuma-crepa").
E così, un movimento sorto spontaneamente in opposizione all'aumento del carburante imposto dal governo Macron-Philippe, è diventato molto di più. Con l'80% dei consensi popolari e recentemente sostenuto da filosofi del calibro di Jean-Claude Michéa e di Alain De Benoist, i Gilet Gialli hanno rivendicato numerose proposte sociali. Un vero e proprio programma di governo autenticamente populista e socialista, potremmo dire. Un programma che consta di vari punti, qui riassunti: richiesta di un salario minimo di 1300 euro netti e di uno massimo a 15.000 euro; aumento dei fondi per i disabili; taglio delle tariffe di luce e gas, con rinazionalizzazione delle società energetiche; lotta alla povertà e eliminazione del problema dei senzatetto; abolizione del Senato e introduzione di una Assemblea dei cittadini; riduzione delle imposte sul reddito e inasprimento delle tasse sulle grandi imprese commerciali (McDonald, Google, Carrefour, Amazon); proibizione delle delocalizzazioni; affrontare le cause della migrazione forzata; divieto di vendita del patrimonio pubblico francese; mezzi adeguati alle forze di polizia e all'esercito, con straordinari pagati; pensioni a 60 anni; introduzione dei referendum popolari in Costituzione; abolizione dell'indennità Presidenziale a vita e altre misure che, ad oggi, nessun partito né della destra, né del centro, né della sinistra, ha mai proposto o attuato. Sia in Francia che in Europa.
Anche per questo i Gilet Gialli, pur sostenuti e "corteggiati" sia da Marine Le Pen che da Jean-Luc Mélenchon, oltre che dal maggior sindacato francese, ovvero la CGT, rifiutano di identificarsi con qualsivoglia partito o movimento politico e vogliono mantenersi civici e del tutto indipendenti.
Pur con tentativi di infiltrazione violenta e con tentativi di screditarli da parte delle élite politiche e talvolta mediatiche, il movimento del Gilet Gialli incassa ad ogni modo la sua prima, per quanto parziale, vittoria sul governo francese. Il Primo Ministro Edouard Philippe ha infatti annunciato una moratoria di alcuni mesi sull'aumento delle tasse sui carburanti. Moratoria che dovrebbe essere accompagnata da altre misure di pacificazione nei giorni seguenti.
Poco, molto poco, come afferma Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, che definisce il governo "non all'altezza delle attese e delle precarietà in cui si dibattono i francesi".
Ad ogni modo i Gilet Gialli intendono nuovamente scendere in piazza sabato prossimo.
Il governo Macron-Philippe, che oggi gode di appena il 25% di popolarità e che già è stato eletto da una minoranza del Paese nel 2017 (il 18% netto circa dei consensi, in quanto molte sono state le astensioni e i voti alla Le Pen e a Mélenchon), non può non tenere conto del fatto che non è possibile governare senza il sostegno popolare.
Questa è la democrazia.

Luca Bagatin

mercoledì 28 novembre 2018

Il popolo contro le élite: continua la protesta dei Gilet Gialli. Articolo di Luca Bagatin

Non si arresta il movimento di protesta popolare dei Gilet Gialli, movimento cittadino spontaneo, senza colore politico, che da giorni sta infiammando la Francia e che sabato 1 dicembre intende riportare ancora una volta le persone in piazza.
E' la Francia rurale e delle periferie unita alla Francia dei cittadini comuni, giovani, anziani, di ogni classe sociale, i quali rivendicano, oltre ad una diminuzione del prezzo del carburante, anche molto altro. Ovvero una riforma della Quinta Repubblica, attraverso l'introduzione di una assemblea cittadina che sostituisca il Senato; l'innalzamento del salario minimo; la parità di salario fra maschi e femmine; l'innalzamento dell'età pensionabile; l'abolizione del pesticida denominato glifosato, tossico e introdotto dalla Bayer-Monsanto.
Ormai appoggiata anche dai maggiori partiti d'opposizione, dal Rassemblement National alla France Insoumise e dal maggior sindacato francese, ovvero la CGT, il movimento dei Gilet Gialli è il risveglio del popolo contro le élite liberali, della destra e della sinistra capitalista, incarnate dal governo Macron-Philippe, ovvero da quello che da più parti è stato definito il "governo dei ricchi" e che ormai gode di appena il 25% di popolarità.
Nei giorni scorsi, in appoggio al movimento dei Gilet Gialli, sono intervenuti anche i filosofi francesi Jean-Claude Michéa, orwelliano e marxista, già in passato iscritto al Partito Comunista Francese e autore molto critico nei confronti della sinistra, che non ha mai esitato a definire capitalista e borghese e Alain De Benoist, esponente di spicco della cosiddetta Nuova Destra (pur non essendo affatto di destra).
Michéa ha scritto una lettera aperta, nella quale ravvisa il carattere popolare e apartitico del movimento dei Gilet Gialli, sicuramente critico nei confronti della deriva liberal-capitalista intrapresa dalla Francia da decenni e portata avanti tanto dai governi di destra, quanto da quelli di sinistra. Egli fa presente che l'attuale governo Macron, in sostanza, li incarna entrambi, se pensiamo che il consigliere principale di Macron è Mathieu Laine, uomo d'affari della City di Londra, il quale ha curato la prefazione alle opere di Margaret Thatcher tradotte in francese. Michéa definisce infatti l'attuale governo Macron come "thatcheriano di sinistra"e ritiene che abbia peggiorato di gran lunga le condizioni dei francesi che, non a caso, oggi si ribellano in massa.
Jean-Claude Michéa
Relativamente al fatto che la protesta sia nata inizialmente per l'aumento del prezzo del carburante, il filosofo francese scrive, nella sua lettera, fra le altre cose: "...è chiaro, infatti, che la maggior parte dei gilet gialli non prova nessun piacere a dover prendere ogni giorno l’auto per andare a lavorare a 50 km da casa, per andare a fare la spesa nell’unico centro commerciale esistente nella sua regione e in genere situato in piena campagna a 20 km di distanza, o per fare una visita dall’unico medico che non è ancora in pensione e il cui studio si trova a 10 km dalla sua abitazione. (Prendo questi esempi dalla mia esperienza nelle Landes! Ho anche un vicino di casa che vive con 600 euro al mese e deve calcolare sino a quale giorno del mese può ancora andare a fare la spesa a Mont-de-Marsan, senza fermarsi in mezzo alla strada, a seconda della quantità di diesel – il carburante dei poveri – che può ancora comprare). Scommettiamo invece che sono i primi a capire che il vero problema sta precisamente nell’attuazione sistematica, per 40 anni,da parte dei successivi governi di destra e di sinistra, del programma liberale che ha a poco a poco trasformato il loro villaggio o il loro quartiere in un deserto sanitario, privo di qualsiasi centro di rifornimento di generi di prima necessità, e dove la prima azienda ancora in grado di offrire qualche posto di lavoro mal retribuito si trova a decine di chilometri di distanza (se ci sono dei “progetti per le periferie” – e questo è un bene – non c’è ovviamente mai stato nulla di simile per questi villaggi e cittadine – dove vive la maggior parte della popolazione francese – ufficialmente destinati all’estinzione dal “senso della storia” e dalla “costruzione europea”!)".
Alain De Benoist
Il filosofo Alain de Benoist, interpellato dal sito "Boulevard Voltaire", è sulla stessa lunghezza d'onda del collega e amico Michéa e plaude anch'egli ai Gilet Gialli. Rileva che, per la prima volta nella storia francese, esiste un movimento trasversale di cittadini - con un consenso popolare fra il 70 - 80% dell'opinione pubblica - che non ha scelto alcun interlocutore partitico o sindacale e ciò sembra spaventare sia partiti che sindacati, in quanto per la prima volta risultano del tutto marginali nella lotta politica e sembrano essere pressochè del tutto snobbati.
De Benoist plaude dunque a tale "auto-organizzazione popolare", senza capi, autenticamente populista in quanto proveniente direttamente dal popolo, senza tribuni. Un movimento che - come egli afferma - si contrappone sia alla "sinistra moralista" che alla "destra delle classi agiate".
Un movimento che, infatti, viene disprezzato e screditato dalle classi dominanti.
Come ha affermato lo scrittore e leader nazionalbolscevico Eduard Limonov, del resto, vi è da dire che, da tempo, "Non esiste né sinistra né destra. Esistono il sistema e i nemici del sistema". Ovvero c'è il popolo, che necessita di riapproprarsi della propria democrazia, cioè del proprio potere decisionale e di una dimensione sociale dell'esistenza e, dall'altra parte, le élite liberali, capitaliste, autoreferenziali e oligarchiche che, nei decenni, si sono poste alla testa dell'attuale sistema di capitalismo assoluto, il quale ha svuotato le tasche dei cittadini, le loro coscienze, la loro sovranità e il loro potere decisionale, oltre che l'ecosistema e le identità culturali.
In Francia sembrano dunque averlo compreso.

Luca Bagatin



venerdì 8 giugno 2018

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

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mercoledì 25 aprile 2018

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

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giovedì 11 gennaio 2018

"Riflessioni conservatrici, ovvero socialiste, golliste e mazziniane" di Luca Bagatin

Amo le donne.
Forse per questo detesto le "femministe".
Che pretendono di essere uguali agli uomini (nessun uomo è uguale a un altro, ricordatelo !) e finiscono per ghettizzare e ghettizzarsi.
Ottenendo l'effetto opposto di quello che vorrebbero proporsi.

In Francia i gollisti e i socialisti hanno smesso di essere gollisti e socialisti e, dunque, ad un gollista e ad un socialista non rimane che sostenere nazionalisti o comunisti.
In Italia i mazziniani hanno smesso di essere mazziniani e ad un mazziniano non rimane che fare come in Francia.
Per questo, da gollista, socialista (originario) e mazziniano, non posso che sostenere, oggi, nazionalisti e comunisti.

La mia visione politica è sostanzialmente legata al socialismo ed al mazzinianesimo conservatore, contrapposto ad ogni tipo di liberalismo compassionevole.
Penso infatti che la compassione sia cosa utile ai ricchi borghesi ed ai capitalisti per pulirsi, religiosamente, la coscienza.
Occorre, io credo, lottare per emanciparsi ed emancipare, nel rispetto delle culture, delle tradizioni e delle identità di ogni popolo.
E ritengo, pertanto, che i doveri verso la comunità vadano anteposti ai diritti e ad ogni concetto legato all'"interesse".

sabato 11 novembre 2017

E' uscito l'ultimo numero della rivista francese "Rébellion" !

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giovedì 9 novembre 2017

"A Blandine". Poesia di Luca Bagatin / "A Blandine". Poésie de Luca Bagatin

A Blandine
di Luca Bagatin

I tuoi occhi
sono la porta
della tua anima.
I tuoi biondi capelli
di Walkiria
avvolgono i miei pensieri
e liberano emozioni antiche.
Le tue labbra mi parlano
di rivoluzioni e battaglie,
di Tradizione, Onore e Eroismo.
La tua semplicità è la tua forza.
La tua forza affascina il mio cuore.

A Blandine
di Luca Bagatin

Tes yeux
sont la porte
de ton âme.
Tes cheveux blonds
de Walkiria
enveloppe mes pensées
et libérer les émotions anciennes.
Tes lèvres me parlent
des révolutions et des batailles,
de Tradition, Honneur et Héroïsme.
Votre simplicité est votre force.
Ta force fascine mon coeur.

martedì 7 novembre 2017

Il 25 novembre prossimo a Parigi evento Socialista Rivoluzionario con Marie Chancel e Dany Colin !

Marie Chancel
Organizzata dall'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) e dalla rivista "Rébellion", il 25 novembre prossimo si terrà - a Parigi, presso la Libreria Facta di Rue De Clichy 4 dalle ore 15.00 alle ore 18.00 - la presentazione ufficiale delle Editions des Livres Noirs curata dalla redattrice di "Rébellion" Marie Chancel ed a seguire la presentazione della brochure di Dany Colin relativa al panafricanismo, ovvero "Europe-Afrique: meme combat contre le mondialisme !".
Le Editions des Livres Noirs - emanazione della rivista "Rébellion" - hanno già pubblicato, oltre alla brochure di Dany Colin, anche il saggio breve di David l'Epée sui socialismi asiatici, ovvero: "Socialismes asiatiques. L'Orient est-il toujours rouge ?", da me recensito al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/06/socialismi-asiatici-loriente-puo-dirsi.html, ed intendono pubblicare prossimamente numerosi altri saggi sul socialismo e le lotte rivoluzionarie.
Dany Colin
Nei mesi scorsi ho avuto, fra l'altro, il piacere e l'onore di intervistare sia Marie Chancel sull'esito delle elezioni Presidenziali francesi (al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/05/intervista-di-luca-bagatin-alla_61.html) che Dany Colin sul panafricanismo (al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/10/europa-e-africa-unite-nella-lotta-conto.html) , entrambi miei compagni di militanza nell'OSRE ed ai quali auguro il mio caloroso in bocca al lupo per l'evento del 25 novembre prossimo.
Il Socialismo, dunque, è tornato ! Ed ha i colori della Francia, dell'Europa e del Terzo Mondo Socialisti Rivoluzionari !

Luca Bagatin

Per ulteriori informazioni sull'evento si vedano i seguenti link: 

 

lunedì 12 giugno 2017

In Francia e alle amministrative italiane vince il non voto. Che necessita, evidentemente, di auto-rappresentanza. Articolo di Luca Bagatin

A vincere, diciamolo chiaro, è stata l'astensione.
Lo è stata, clamorosa, in Francia, con un astensionismo di oltre il 50% e lo è stata anche in questa tornata di amministrative in Italia.
Macron, dunque, vince e si prenderà la maggioranza assoluta dei seggi nell'Assemblea Nazionale francese con il 16% netto, ovvero è stato votato da solo il 16% degli aventi diritto al voto. E' questa democrazia ?
Un anno esatto fa scrissi un articolo (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/06/hanno-vinto-i-non-votanti-quando-una_6.html) nel quale analizzavo i risultati delle amministrative da Roma a Napoli passando per Torino, ed evidenziavo ancora una volta come, a prevalere, fosse il partito del non voto. E come questo necessiti, se di democrazia vogliamo parlare, di una rappresentanza, ovvero di una auto-rappresentanza.
In massa, i cittadini, sempre meno interessati alle alchimie dei partiti alla ricerca di leggi elettorali a loro più convenienti, sembrano infatti disgustati dall'attuale offerta politica e ciò, evidentemente, non solo in Italia, ma anche in una Europa ove a muovere i fili sono sempre più organismi sovranazionali - dall'Unione Europea al Fondo Monetario Internazionale - sia distanti dalle necessità dei popoli, ma anche sempre più richiedenti misure di austerità dannose per i cittadini medesimi, i quali invece necessitano di politiche sociali, di rinnovata sovranità nazionale e di democrazia partecipativa.
In questo senso siamo infatti di fronte ad un deficit di democrazia in quanto siamo di fronte ad un deficit di rappresentanza che, come indicavo in quel mio articolo ed in altri precedenti, potrebbe essere colmato non già più attraverso deleghe elettoralistiche a politici ed ai loro partiti, bensì attraverso assemblee popolari aperte a tutti e decentrate al massimo, in modo tale che la periferia abbia voce e rappresentanza in capitolo e prevalga su un centro sempre più elitario.
In questo senso proponevo, dunque, la necessità di fornire un'adeguata rappresentanza civica, civile e politica anche ai non votanti, in quanto largamente maggioritari rispetto a tutti gli altri partiti e movimenti.
Come già scrissi, riporto testualmente: Un sistema potrebbe essere ad esempio l'attribuzione dei seggi che potrebbero spettare ai non votanti a tutti i cittadini aventi diritto al voto, estraendoli a sorte. Oppure l'attribuzione dei seggi spettanti nei Consigli ai non votanti, attribuendoli ai non votanti medesimi, estratti sempre a sorte, come nell'Agorà dell'Antica Grecia, culla della democrazia.
E così a Roma, ad esempio, quel 43% di non voti potrebbe essere occupato nel Consiglio comunale da altrettanti cittadini comuni estratti a sorte. E così il 46% di non voti nel Consiglio comunale di Milano e così via. Diversamente si toglierebbe la possibilità alla stragrande maggioranza dei cittadini che hanno liberamente scelto di non dare deleghe in bianco ai politici, di essere rappresentata democraticamente.

Bisognerebbe, in sostanza, far sì che le singole intelligenze delle persone, dei cittadini, possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà greca.
Sarebbe peraltro interessante che, progressivamente, si arrivasse ad abolire le elezioni stesse (come peraltro suggerito anche dall'intellettuale belga David Van Reybrouck, che ha scritto un saggio in merito edito in Italia da Feltrinelli, “Contro le elezioni”) e si favorisse la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni e di comitati popolari composti da chiunque voglia dire la sua ed incidere nella gestione del Paese sul modello, peraltro, del “Bilancio Partecipativo”, già attuato in numerosi Comuni italiani ed a Porto Alegre in Brasile.
Per la prima volta si permetterebbe così, dunque, alle singole intelligenze, di avere un posto all'interno del Parlamento, dei Consigli Regionali e Comunali. E dunque di costituire, via via, una base per una prima assunzione di responsabilità politica e civile da parte della cittadinanza attiva.
Questa, in sostanza, l'attuazione della vera democrazia.
E' chiaro che, per elevare le coscienze, ovvero per formare i cittadini alla vita civica e politica, sarebbe prioritaria ed utile la costituzione di scuole di formazione politica, culturale, spirituale ecc... totalmente gratuite ed accessibili a tutti. I partiti elettoralistici stessi – che perderebbero ogni loro funzione - e le loro Fondazioni potrebbero in questo senso essere riconvertiti in scuole di formazione politica sin da ora, peraltro.
Far cadere i vecchi steccati ideologici e formare le coscienze ad una auto-rappresentanza autogestita, appare dunque come la cosa più utile al fine di ripensare in senso sempre più democratico ed aperto il confronto pubblico che, in assenza di una rappresentanza diretta, civica e civile, rischia di deteriorarsi e nello sfociare in pericolose derive autoritarie o di piazza.
Ciò sembra ad ogni modo al momento non preoccupare mimimamente i politici tanto italiani quanto francesi che, con nemmeno il 50% di votanti, ritengono ad esempio che Marcon sia legittimato ad avere la maggioranza assoluta del Parlamento (sic !).
Ciò ci appare quantomeno azzardato e degno di profonda riflessione.

Luca Bagatin

sabato 10 giugno 2017

La necessità di superare i vecchi steccati ideologici in nome del popolo e dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

Jeremy Corbyn, ovvero un socialista tutto d'un pezzo che sta facendo dimenticare il guerrafondaio Tony Blair, vergogna assoluta della politica e del laburismo britannico. Con il suo 40%, Corbyn, dimostra come l'amore (per l'ambiente, per i diritti dei lavoratori, per gli emarginati, per gli animali, per i popoli del mondo oppressi) vince sull'odio. E come il populismo - nel senso originario e più positivo del termine - sia quanto chiedono gli oppressi, i diseredati e gli sfruttati anche nel Regno Unito.
Populismo che è poi socialismo autentico ed originario, in opposizione alle politiche oligarchiche e d'austerità imposte dall'economia totalitaria della crescita e dal Fondo Monetario Internazionale, che hanno e stanno affamando i popoli del Pianeta.
Corbyn, peraltro, come il francese Jean-Luc Mélenchon, leader socialista de "La France Insoumise", è un amico dell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo, ovvero sovrana, bolivariana, libertaria e democratica, degno esempio di sviluppo oltre l'egoismo capitalista ed il liberalismo totalitario rappresentato tanto dalla destra conservatrice che dalla sinistra progressista anti-sociale in salsa Macron, Renzi, Julio Borges, Henrique Capriles e compagnia.
In Francia, qualunque sia o sarà il risultato delle elezioni legislative, le forze di popolo - ovvero la già citata France Insoumise ed il Front National di Marine Le Pen - rappresentano, assieme, almeno il 30% dell'elettorato, senza contare i partiti minori euroscettici e anti-globalizzazione e la gran parte degli astenuti che non si riconoscono nella politica attuale e tradizionale.
Ecco dunque, forse, la necessità di rompere i vecchi steccati ideologici destra/sinistra per iniziare un dialogo fra forze solo apparentemente contrapposte.
Marine Le Pen, come segnalato anche dal sito francese Contrepoints.org e da Formiche.net (http://formiche.net/2017/04/25/idee-socialista-marine-le-pen/), ha già da tempo abbandonato - non senza critiche e strappi interni - il vecchio liberismo del padre Jean-Marie ed anche certo conservatorismo, promuovendo diritti degli omosessuali e laicità e proponendo un programma autenticamente socialista. Programma socialista abbandonato da tempo dal Parti Socialiste, il quale, ormai in caduta libera, è diventato - con Hollande e Valls - un partito liberal-capitalista molto simile alla visione blairiana, macroniana e renziana, ovvero un partito in sintonia con le classi sociali progressiste medio-alte.
Jean-Luc Mélenchon, socialista mai pentito il cui merito fu proprio quello di aver abbandonato un PS liberal-capitalista, non ha poi un programma ed una visione così diversa dal Front National in ambito sociale, se non su alcuni punti.
Ecco che, forse, in nome del popolo sovrano, questi due partiti potrebbero tentare di trovare una sinergia, in quanto l'attuale Presidente Macron e l'attuale Unione Europea rappresentano, con le loro politiche globaliste, un serio pericolo per i popoli e per i poveri.
Come già segnalato in un altro articolo (http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/05/il-popolo-contro-le-elite-di-destra-e.html), la destra economica e la sinistra progressista, sono unite da tempo, in Europa e non solo, nella conservazione dello status quo oligarchico di austerità ed ecco come sia necessario cambiare completamente il paradigma, rompere gli steccati ideologici e comprendere che ciò che chiedono i cittadini è sovranità, rappresentanza diretta e politiche sociali. Tutti aspetti che il liberalismo economico ha via via, attraverso la negazione della politica e della democrazia diretta in favore dell'economia di mercato senza regole e della delega elettoralistica, sempre più impedito.
Nonostante il sistema mediatico mainstream non favorisca la possibilità di ragionare in questi termini e la possibilità di diffondere gli ideali popolari, democratici, socialisti, autogestionari, populisti e sovranisti, oltre la destra e la sinistra, sembra che le generazioni più giovani e quelle più anziane - abbandonate ad un presente e ad un futuro economicamente e socialmente precario - abbiano iniziato da tempo a far sentire la propria voce.

Luca Bagatin