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martedì 27 gennaio 2026

Giornata della Memoria. Per non dimenticare. Mai.

Profondamente sbagliato equiparare nazismo a comunismo (come vorrebbe la destra peggiore). Articolo di Luca Bagatin del 25 gennaio 2025  

In una UE sempre più censoria e sempre meno democratica e in cui la pericolosa estrema destra avanza, appare ancora più pericoloso l'ulteriore tentativo del Parlamento europeo di equiparare il nazifascismo al comunismo sovietico.

Peraltro a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata della Memoria.

Si vorrebbe forse dimenticare il sacrificio dell'Armata Rossa e di oltre 20 milioni di sovietici, i quali combatterono contro il nazifascismo e che, il 27 gennaio 1945, liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz?

Il Parlamento europeo, poi, sembra o ignorare o voler dimenticare che fu grazie alla Rivoluzione socialista sovietica dell'Ottobre 1917, guidata da Vladimir Lenin, se venne posta la parola fine all'antisemitismo zarista. E, nel 1918, l'URSS legalizzò il divorzio, l'aborto, depenalizzò l'omosessualità e legalizzò la convivenza fuori dal matrimonio. Molto prima di molti altri Paesi europei che si dicono “avanzati”!

Come se non bastasse, si deve all'URSS un importante contributo nell'edificazione dello Stato di Israele, fondato e guidato dal socialista David Ben Gurion, il cui sistema dei kibbutz affascinò molto anche la Jugoslavia socialista di Josip Broz Tito, che riconobbe e sostenne immediatamente tale Stato. Così come peraltro fece la Romania socialista, che con Israele non ruppe mai le relazioni diplomatiche.

Equiparare il socialismo sovietico al nazifascismo, anche solo per queste importanti ragioni, dovrebbe apparire una follia e un insulto alla memoria storica, oltre che all'onestà intellettuale.

Nel 2021 scrissi peraltro già un articolo, sempre in risposta a coloro i quali (il partito della Meloni in primis) avrebbero voluto equiparare tali aspetti storico-politici, diametralmente opposti e allo scopo ultimo, in definitiva, di bandire definitivamente dall'Europa la memoria storica socialista e comunista (cosa già peraltro ampiamente fatto a partire dal 1993, come più volte ho scritto).

Così scrivevo: “Equiparare comunismo a nazifascismo non solo è storicamente sbagliato, ma anche ideologico e pretestuoso.

Se il primo fu un esempio di emancipazione civile e sociale (sia nella sua versione marxista-leninista che anarchica e socialista), declinato nei secoli nelle varie “vie nazionali al socialismo”, il secondo fu un fenomeno essenzialmente capitalista e razzista, come peraltro rilevato negli Anni '20 – quindi agli albori del fenomeno hitleriano - dai nazionalbolscevichi tedeschi Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel.

E' pretestuoso in quanto equiparazione sbandierata già in sede UE dai liberal-capitalisti e da tempo applicata in Paesi semi-autoritari quali Polonia, Ucraina, Paesi Baltici, Slovacchia e Ungheria”.

E continuavo:

Preoccupante, dunque, la proposta di legge del partito della Meloni, che vorrebbe identificare il comunismo quale “totalitario” (dimenticando che totalitario è piuttosto il liberal-capitalismo, che sta mettendo e mette ogni cosa in vendita, persino le vite delle persone) (…).

Puntare il dito poi contro Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, quali Paesi comunisti “totalitari”, significa non solo non conoscerne i meccanismi politici e socio-economici, ovvero il significato di che cosa sono le democrazie popolari, ma anche pensare che tali sistemi siano uguali fra loro, quando invece ciascuno segue la propria personale via nazionale al socialismo, adattata non solo alle caratteristiche sociali, culturali e economiche, ma anche alla volontà dei rispettivi popoli (senza contare che ciascuno di questi Paesi presenta sistemi elettorali e finanche aspetti di democrazia diretta).

Parimenti, puntare il dito contro l'Unione Sovietica quale “dittatura totalitaria”, da parte del partito della Meloni, è altrettanto scorretto, in quanto l'URSS fu un sistema socio-economico e geopolitico ampiamente condiviso dalla popolazione (al punto che questa votò a maggioranza - 77,8% - per la sua conservazione, in un celebre referendum – nel marzo 1991 - poi disatteso dal golpismo di Eltsin), del quale ha ancora oggi nostalgia”.

Da tener presente, poi, che nella Federazione Russa, esistono oggi numerosi partiti comunisti e sono tutti all'opposizione del governo liberal capitalista di Putin, il quale, spesso, o impedisce loro di presentare liste elettorali, o, talvolta, li mette anche in galera. O falsa i risultati elettorali, in modo che, i comunisti, non abbiano mai sufficienti voti per governare.

Che differenza c'è, dunque, fra le politiche di Putin e ciò che vorrebbe il Parlamento europeo?

Mi piace poi ricordare che il Vate della letteratura italiana, Gabriele d'Annunzio, si definì egli stesso comunista e disse, nell'intervista a una rivista anarchica: “Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città (Fiume) un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”.

Da notare, peraltro, come proprio l'Unione Sovietica leninista fosse l'unica ad aver riconosciuto la Reggenza del Carnaro dannunziana e come Lenin, a proposito di d'Annunzio, lo elogiasse quale “unico rivoluzionario in Italia”.

Il simbolo della falce e martello, il cui utilizzo, qualcuno (compresi tanti finti "socialisti" europei), vorrebbe abolire in UE, fu il simbolo anche del primo partito politico italiano, ovvero il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, fondato nel 1892. E tale simbolo fu usato persino da Giuseppe Saragat, che mai si definì anticomunista, nel 1947, fondando il PSLI (poi PSDI), che comprendeva anche trotzkisti che alla Rivoluzione bolscevica, comunque, si ispiravano (e nelle fila di quel partito militò la grande rivoluzionaria e femminista Angelica Balabanoff).

Studiare la Storia, senza pregiudizio, sarebbe sempre bene per tutti. Anche perché, in UE, fra ignoranza di andata, ritorno e veicolata dai media, oltre che da una politica che favorisce sempre di più gli autoritarismi (quelli veri) striscianti, sino a sdoganarli... un ritorno agli inquietanti Anni '30 è tutt'altro che lontano dalla realtà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 25 gennaio 2025

Profondamente sbagliato equiparare nazismo a comunismo (come vorrebbe la destra peggiore). Articolo di Luca Bagatin


In una UE sempre più censoria e sempre meno democratica e in cui la pericolosa estrema destra avanza, appare ancora più pericoloso l'ulteriore tentativo del Parlamento europeo di equiparare il nazifascismo al comunismo sovietico.

Peraltro a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata della Memoria.

Si vorrebbe forse dimenticare il sacrificio dell'Armata Rossa e di oltre 20 milioni di sovietici, i quali combatterono contro il nazifascismo e che, il 27 gennaio 1945, liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz?

Il Parlamento europeo, poi, sembra o ignorare o voler dimenticare che fu grazie alla Rivoluzione socialista sovietica dell'Ottobre 1917, guidata da Vladimir Lenin, se venne posta la parola fine all'antisemitismo zarista. E, nel 1918, l'URSS legalizzò il divorzio, l'aborto, depenalizzò l'omosessualità e legalizzò la convivenza fuori dal matrimonio. Molto prima di molti altri Paesi europei che si dicono “avanzati”!

Come se non bastasse, si deve all'URSS un importante contributo nell'edificazione dello Stato di Israele, fondato e guidato dal socialista David Ben Gurion, il cui sistema dei kibbutz affascinò molto anche la Jugoslavia socialista di Josip Broz Tito, che riconobbe e sostenne immediatamente tale Stato. Così come peraltro fece la Romania socialista, che con Israele non ruppe mai le relazioni diplomatiche.

Equiparare il socialismo sovietico al nazifascismo, anche solo per queste importanti ragioni, dovrebbe apparire una follia e un insulto alla memoria storica, oltre che all'onestà intellettuale.

Nel 2021 scrissi peraltro già un articolo, sempre in risposta a coloro i quali (il partito della Meloni in primis) avrebbero voluto equiparare tali aspetti storico-politici, diametralmente opposti e allo scopo ultimo, in definitiva, di bandire definitivamente dall'Europa la memoria storica socialista e comunista (cosa già peraltro ampiamente fatto a partire dal 1993, come più volte ho scritto).

Così scrivevo: “Equiparare comunismo a nazifascismo non solo è storicamente sbagliato, ma anche ideologico e pretestuoso.

Se il primo fu un esempio di emancipazione civile e sociale (sia nella sua versione marxista-leninista che anarchica e socialista), declinato nei secoli nelle varie “vie nazionali al socialismo”, il secondo fu un fenomeno essenzialmente capitalista e razzista, come peraltro rilevato negli Anni '20 – quindi agli albori del fenomeno hitleriano - dai nazionalbolscevichi tedeschi Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel.

E' pretestuoso in quanto equiparazione sbandierata già in sede UE dai liberal-capitalisti e da tempo applicata in Paesi semi-autoritari quali Polonia, Ucraina, Paesi Baltici, Slovacchia e Ungheria”.

E continuavo:

Preoccupante, dunque, la proposta di legge del partito della Meloni, che vorrebbe identificare il comunismo quale “totalitario” (dimenticando che totalitario è piuttosto il liberal-capitalismo, che sta mettendo e mette ogni cosa in vendita, persino le vite delle persone) (…).

Puntare il dito poi contro Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, quali Paesi comunisti “totalitari”, significa non solo non conoscerne i meccanismi politici e socio-economici, ovvero il significato di che cosa sono le democrazie popolari, ma anche pensare che tali sistemi siano uguali fra loro, quando invece ciascuno segue la propria personale via nazionale al socialismo, adattata non solo alle caratteristiche sociali, culturali e economiche, ma anche alla volontà dei rispettivi popoli (senza contare che ciascuno di questi Paesi presenta sistemi elettorali e finanche aspetti di democrazia diretta).

Parimenti, puntare il dito contro l'Unione Sovietica quale “dittatura totalitaria”, da parte del partito della Meloni, è altrettanto scorretto, in quanto l'URSS fu un sistema socio-economico e geopolitico ampiamente condiviso dalla popolazione (al punto che questa votò a maggioranza - 77,8% - per la sua conservazione, in un celebre referendum – nel marzo 1991 - poi disatteso dal golpismo di Eltsin), del quale ha ancora oggi nostalgia”.

Da tener presente, poi, che nella Federazione Russa, esistono oggi numerosi partiti comunisti e sono tutti all'opposizione del governo liberal capitalista di Putin, il quale, spesso, o impedisce loro di presentare liste elettorali, o, talvolta, li mette anche in galera. O falsa i risultati elettorali, in modo che, i comunisti, non abbiano mai sufficienti voti per governare.

Che differenza c'è, dunque, fra le politiche di Putin e ciò che vorrebbe il Parlamento europeo?

Mi piace poi ricordare che il Vate della letteratura italiana, Gabriele d'Annunzio, si definì egli stesso comunista e disse, nell'intervista a una rivista anarchica: “Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città (Fiume) un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”.

Da notare, peraltro, come proprio l'Unione Sovietica leninista fosse l'unica ad aver riconosciuto la Reggenza del Carnaro dannunziana e come Lenin, a proposito di d'Annunzio, lo elogiasse quale “unico rivoluzionario in Italia”.

Il simbolo della falce e martello, il cui utilizzo, qualcuno (compresi tanti finti "socialisti" europei), vorrebbe abolire in UE, fu il simbolo anche del primo partito politico italiano, ovvero il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, fondato nel 1892. E tale simbolo fu usato persino da Giuseppe Saragat, che mai si definì anticomunista, nel 1947, fondando il PSLI (poi PSDI), che comprendeva anche trotzkisti che alla Rivoluzione bolscevica, comunque, si ispiravano (e nelle fila di quel partito militò la grande rivoluzionaria e femminista Angelica Balabanoff).

Studiare la Storia, senza pregiudizio, sarebbe sempre bene per tutti. Anche perché, in UE, fra ignoranza di andata, ritorno e veicolata dai media, oltre che da una politica che favorisce sempre di più gli autoritarismi (quelli veri) striscianti, sino a sdoganarli... un ritorno agli inquietanti Anni '30 è tutt'altro che lontano dalla realtà.

Luca Bagatin

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venerdì 10 marzo 2023

Nati il 12 marzo: d'Annunzio e Kerouac, capostipiti della controcultura contro le follie del Potere. Articolo di Luca Bagatin

E' curioso notare come due spiriti ribelli, eretici, erotici, senza etichette ideologiche precostituite, siano nati lo stesso giorno.

Il 12 marzo.

Gabriele d’Annunzio (nato nel 1863) e Jack Kerouac (nato nel 1922) hanno condiviso molto, oltre al solo giorno di nascita.

Entrambi artisti dotati di un profondo senso del Sacro, hanno creato una controcultura e hanno influenzato profondamente le controculture, negli anni successivi alla loro morte.

Gabriele d’Annunzio, poeta, amante delle donne e della bellezza in tutte le sue forme, dandy e rivoluzionario al contempo, leader politico libertario e contro il potere, il totalitarismo, la casta politica liberal-capitalista dilagante in un'Europa non così diversa e da quella di oggi.

Aspetti che si mostreranno pienamente, in d’Annunzio, nella sua Impresa di Fiume e con la fondazione della Repubblica o, meglio, della Reggenza del Carnaro.

Un’esperienza comunista libertaria (“Io sono per il comunismo senza dittatura. È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”, spiegò d’Annunzio in un’intervista ad una rivista anarchica), avanguardista, spiritualista.

Una Repubblica che avrebbe, per la prima volta nella Storia, dato la possibilità all’arte e alla “fantasia” di essere al potere, per divenire, in realtà, una forma di anti-potere e di esaltazione del bello e del Sacro. Che è esaltazione dell'(anti)politica degli spiriti liberi dalle convenzioni e dalle sovrastrutture, contrapposta alla fredda “realpolitik” dei potenti e di coloro i quali vorrebbero schiacciare i popoli, in nome del profitto.

Una Repubblica, quella d’annunziana, che permise e promosse le libertà sessuali (con relativa tolleranza e pratica dell’omosessualità), la libertà di associazione, la libertà di divorziare, la libertà religiosa e la libera ricerca spirituale (l’aviatore Guido Keller e lo scrittore Giovanni Comisso fondarono la rivista “Yoga”, che proponeva una visione esoterica, teosofica e spirituale della realtà), la proibizione dei crocifissi nei luoghi pubblici, l’assistenza ai disoccupati e ai non abbienti, la promozione dei referendum, la promozione e il sostegno alla scuola pubblica, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario ecc… tutte cose che nemmeno l’attuale Repubblica italiana sembra appieno garantire.

Tutte cose certamente lontane dallo spirito dell'Unione Europea, che è così simile all'Europa grigia e conformista che d'Annunzio detestava.

Recentemente ho visto il bellissimo film "Il cattivo poeta", di Gianluca Jodice, nel quale Sergio Castellitto interpreta un anziano Gabriele d'Annunzio, messo sotto controllo dai servizi segreti del regime fascista.

Il film racconta, dall'inizio alla fine, una storia profondamente vera.

Ovvero di quanto quel pallone gonfiato, senza arte né parte, di Benito Mussolini avesse paura di d'Annunzio e di come questi, nonostante l'età avanzata, non lesinasse critiche al fascismo, che pur in un primo tempo aveva sostenuto, ingenuamente.

In particolare d'Annunzio criticava aspramente l'alleanza fra Italia e Germania hitleriana e previde, già nel 1936 - 1937, come questa nefasta alleanza avrebbe portato alla guerra e alla totale sconfitta.

Molto toccante il fatto che il Federale fascista, Giovanni Comini, che aveva il compito di sorvegliare d'Annunzio, proprio grazie alla frequentazione con il poeta, si sia convertito all'antifascismo e si sia fatto espellere dal partito fascista.

Il film mi ha fatto riflettere anche su come Mussolini abbia tentato di copiare la comunicazione di d'Annunzio e, pur stravolgendola, abbia tentato di farla propria.

Mussolini era totalmente privo di senso artistico, di creatività, di umanità. Copiare è tipico degli spiriti inetti e mediocri, infatti.

Anche Putin, in Russia, ha tentato di appropriarsi - stravolgendole - delle idee dello scrittore, poeta e leader politico Eduard Limonov, che fu uguale pressoché in tutto e per tutto a d'Annunzio (compreso il fatto che fu arrestato e messo sotto controllo dal regime).

Il Potere – occupato quasi sempre da inetti - cerca sempre di portare gli artisti dalla sua parte, ma gli artisti sono oltre e combattono sempre il Potere.

Solo loro e non il Potere, peraltro, conservano e portano avanti idee di eroismo, patriottismo, amore per i popoli.

Ovvero l'esatto opposto di quanto fanno i potenti e i politicanti al potere.

Jack Kerouac, a Fernanda Pivano, in una celebre intervista, dichiara che il poeta italiano che preferisce è Gabriele d’Annunzio. Sarà un caso? Sarà un caso che entrambi abbiano avuto lo stesso identico spirito, libero da ogni convenzione?

Jack Kerouac era, esattamente come d’Annunzio, un libertario senza etichette. Lontano dalla politica partitica. Ma nonostante ciò, come d’Annunzio, dopo la morte, tutti coloro i quali non li hanno mai letti né approfonditi, avrebbero voluto etichettarli (sbagliando in pieno!).

Nel modo di vivere di Kerouac e nei suoi romanzi, c’è la spasmodica ricerca del Sacro, che egli trova e vive nel buddismo zen unito al cattolicesimo. Che vive e pratica, purtuttavia, senza dogmatismo, senza moralismo, così come vive per tutta la sua vita.

Fatta sia di vagabondaggi che di lunghe giornate passate con l’amata madre ed il suo amato gatto Tyke.

Kerouac è disgustato dalle mode, è disgustato dalla politica. Lui ama solo la bellezza e esalta la dolcezza, che ama vedere ed esaltare nella spiritualità orientale, nelle donne, nella poesia.

E’, come d’Annunzio, molto depresso, certo. E si lascia andare alle sregolatezze dell’alcol e del fumo, che lo porteranno a una prematura morte, a soli 47 anni.

Lasciando ai suoi amici – Allen Ginsberg (amante della mistica orientale) e William S. Burroughs (amante della magia crowleyana) in primis, pur molto più politicizzati di lui – l’eredità della Beat Generation, di cui fu capostipite.

Un’eredità che non sarebbe andata sprecata, ma che avrebbe proseguito il cammino dell’arte libera e creativa, del libero pensiero, della controcultura e della libera ricerca spirituale, senza moralismi né dogmatismi.

I media statunitensi amavano burlarsi di Kerouac. Lo chiamavano per intervistarlo in stato di ubriachezza. Ma a lui non importava, non ascoltava nemmeno le domande degli ipocriti giornalisti intervistatori, perché era sempre al 100% sé stesso, come ebbe a dire Bill Burroughs.

Non era decisamente un prodotto della cosiddetta “America Way of Life” Anni ’50, ma anzi, avrebbe rifiutato tutti quei valori, per essere semplicemente un artista, uno scrittore, un poeta.

Lui, in realtà, amava dire che si vedeva semplicemente come uno “strano solitario pazzo mistico”.

Non gli importava essere osannato, amato, ammirato.

Come d’Annunzio, che non si sarebbe fatto ingabbiare da nessuna corrente, ma ne avrebbe creata una propria.

E, forse proprio non per caso, sia d’Annunzio che Kerouac, decenni dopo, avrebbero influenzato altre controculture, che anche a loro si sarebbero ispirate.

Stiamo parlando in particolare del movimento degli Indiani Metropolitani, nell’Italia della metà degli Anni ’70, di cui Mario Appignani – detto “Cavallo Pazzo” – sarà uno degli esponenti (e che merita rispetto e approfondimento per la sua vicenda personale, dalla denuncia dei brefotrofi lager nei quali visse la sua infanzia, alle sue battaglie successive). Oltre che dei nazionalbolscevichi di Eduard Limonov in Russia, che avranno sia Kerouac che d’Annunzio (oltre che Hunter S. Thompson, David Bowie e altri) come riferimento artistico e culturale.

Limonov stesso, peraltro, negli anni vissuti negli Stati Uniti, conobbe il poeta beat Lawrence Felingetti, che per primo pubblicò i romanzi di Kerouac, Ginsberg e dei beatnik in generale.

E' forse emblematico che Pier Paolo Pasolini avrebbe voluto affidare la parte di Gesù detto “Il Cristo” proprio a Jack Kerouac, nel suo “Il Vangelo secondo Matteo”, del 1964.

Una parte che Kerouac avrebbe accettato con entusiasmo, ma, purtroppo, Pasolini, vedendo le foto più recenti di Kerouac, invecchiato e imbruttito dall'abuso di alcol, tornò sui suoi passi, scegliendo Enrique Irazoqui, attore, scacchista e antifascista spagnolo, per la parte del Cristo.

Fu forse un'occasione mancata, perché Kerouac avrebbe potuto interpretare un ottimo Cristo, lontano dalla vulgata, terreno, persino alcolizzato, ma profondamente spirituale, un po', forse, come il Cristo interpretato da Mino Reitano nel film “Povero Cristo” di Pier Carpi, del 1976.

D'Annunzio e Kerouac, come coloro i quali hanno affascinato, rimangono dunque fari in mezzo alla tempesta.

Lo erano ai loro tempi, figuriamoci oggi, in questi tempi oscuri, infausti, nei quali il Potere sembra mostrare tutta la sua insensatezza, la sua sconsideratezza, la sua follia tutt'altro che lucida.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 18 marzo 2022

18 marzo 1871. A Parigi nasceva la "Comune", ovvero il primo governo socialista della Storia. Articolo di Luca Bagatin

Il 18 marzo 1871, i quartieri popolari di Parigi insorsero e istituirono, per la prima volta nella Storia, un governo socialista autogestionario. Ovvero il primo tentativo di istituire un autogoverno operaio, edificato direttamente dalla classe proletaria per la classe proletaria medesima.

Fu, in sostanza, il primo esempio di rivoluzione proletaria e operaia della Storia. Il primo governo comunista, potremmo dire.

Lontana dalla liberale Rivoluzione Francese del 1789, che pose al governo la classe borghese e liberal-capitalista, la Comune di Parigi anticipò la Rivoluzione Russa del 1905 e la grande Rivoluzione Sovietica del 1917.

Rivoluzione e rivoluzioni che, per la prima volta nella Storia, si contrapposero non solo all'oligarchia monarchica, ma anche alla borghesia sfruttatrice e al totalitarismo liberale, ancora oggi imperante in tutta Europa e nei Paesi capitalisti.

La Parigi del 1871, già provata dall'insensata guerra franco-prussiana che vide la sconfitta di Napoleone III, insorse e organizzò le prime barricate armate.

Per la prima volta nella Storia, i cittadini presero così il potere, scacciando il governo liberal-borghese di Adolphe Thiers, adottando il colore rosso quale propria bandiera e dichiarando costituita una Repubblica socialista. La Comune di Parigi, appunto, il cui Consiglio fu eletto il 28 marzo.

La Comune, fondata su principi di democrazia sociale e municipale, proclamò – fra le altre cose - la parità di salario fra uomini e donne; promosse l'istruzione femminile; garantì un alloggio per tutti; introdusse norme a tutela del lavoro; garantì libertà di stampa e di parola e la laicità assoluta dell'autogoverno costituitosi.

Purtroppo, come l'esperienza mazziniana della Repubblica Romana del 1849 e quella d'annunziana di Fiume del 1920, altri esempi di profonda democrazia diretta e socialismo autogestionario e laico, anche la Comune di Parigi ebbe vita breve e fu soppressa nel sangue nel maggio 1871, da parte del governo francese, causando un eccidio di almeno 20.000 comunardi in una settimana.

Fra gli eroi della Comune, merita un particolare ricordo l'anarchica e socialista Louise Michel (1830 – 1905). Insegnante e scrittrice, Louise Michel, fu infatti una delle più fervide combattenti fra le barricate.

Con l'accusa di istigazione alla guerra civile e al colpo di Stato, Loiuse fu successivamente condannata alla deportazione e incarcerata per vent'anni.

Tornò in Francia nel 1880 e non smise mai di fare politica, sostenendo l'ideale socialista autogestionario. Nel 1904, un anno prima di morire, sarà iniziata in Massoneria nella Loggia di Rito Scozzese Antico ed Accettato “La Philosophie Sociale”.

E' ancora oggi ricordata, come la Comune di Parigi stessa, da tutti i movimenti di ispirazione socialista, autogestionaria e anticapitalista del mondo.

Luca Bagatin

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mercoledì 16 marzo 2022

Due anni senza Eduard Limonov, scrittore e politico dissidente. Articolo di Luca Bagatin

Due anni fa, il 17 marzo 2020, ci lasciava Eduard Veniaminovich Savenko, per tutti Eduard Limonov, scrittore e leader politico russo di fama internazionale.

A comunicarlo per primo fu lo scrittore e deputato comunista Sergey Shargunov, su Telegram.

L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscirà ad Aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle sanzioni), dedica la copertina proprio a Eduard Limonov, con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo”.

Classe 1943, Limonov, il 15 marzo 2016, aveva già subìto un delicato intervento chirurgico al cervello, con l’estrazione di un enorme ematoma, apparso misteriosamente fra i due emisferi del cervello e già allora rischiò la vita. Egli evocò l’ipotesi di essere stato avvelenato, ma non ebbe modo di dimostrarlo con prove concrete.

Di quel periodo ne ha parlato nel suo romanzo, “Et ses démons”, pubblicato in Francia dalle edizioni Bartillat, nel quale si agitano – appunto - i suoi “demoni” interiori. Egli rievoca la drammatica guerra nella quale i cittadini russi di Donetsk vengono bombardati dai nazionalisti ucraini (quanta attualità!); nel quale racconta il ritorno a casa dai suoi genitori, a Kharkov, oltre che al fronte del Donbass. Romanzo nel quale, la fine della sua vita, sembra prossima e i ricordi della stessa gli affiorano alla mente.

La vita di Limonov fu raccontata da Emmanuel Carrère nel romanzo “Limonov”, del 2011 (edito in Italia da Adelphi). Romanzo che Limonov non amava, perché lo considerava scritto dal punto di vista di un “ricco borghese” come Carrère, ma aveva anche dichiarato di non averlo mai letto. Romanzo che, ad ogni modo, per accostarsi a Limonov, può risultare piuttosto interessante.

Limonov, alla sua morte, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Dissidente integrale, negli Anni ’70, si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme alla moglie dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.

Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni ’80, con la nuova moglie, la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.

L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito Nazionalbolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.

Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti), saranno dunque i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che favorì gli oligarchi e le politiche globaliste e imperialiste degli USA e della NATO.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

Nel 2001, Limonov, accusato di un inesistente traffico d’armi e di tentativo di colpo di stato in Kazakistan, sconterà ben due anni e mezzo di carcere, nel quale scriverà il suo romanzo “Il trionfo della metafisica. Memorie di uno scrittore in prigione”, edito, in Italia, da Salani.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito nazionalbolscevico “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazoni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati in parlamento.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin; la maggiore età ai 14 enni; la tutela del patrimonio ambientale e la ricostituzione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, gestite non più dagli oligarchi, ma direttamente dai cittadini.

Interessante, in proposito, un passo del saggio “Altra Russia”, nel quale Limonov sogna la creazione di “comunità nomadi” fondate sulla “comunanza degli uomini e delle donne basata sulla fratellanza, sul libero amore e sull'educazione sociale dei figli”. E, in “Russan Psycho”, immagina – da libertario e femminista - di far crollare “il Sistema, mandare all'aria lo Stato, la famiglia, l'istruzione, l'industria”, denunciando “Il mondo borghese, l'ordine borghese” che “ha reso la ragazza una giovenca (…), un “pulcino” che deve scomparire”.

La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

In Italia, di recente, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti, che continuerà, negli anni a venire, a pubblicare sue opere. Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.

Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi.

Nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.

La sua ultima compagna, al quale è stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.

Sandro Teti, suo editore italiano, ha peraltro curato anche la prefazione al mio saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov. I giovani proletari del nazionalbolscevismo”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) e che proprio di Limonov e del suo partito racconta, cercando di coglierne l'immagine controculturale, artistica, eretica e erotica, come amo dire. Anche attraverso un'intervista che gli feci, alcuni anni fa e interviste ad alcune persone che, in vita, gli furono vicine, oltre che all'ottimo José Setien, che cura il sito indipendente francese (in varie lingue) “Tout Sur Limonov” (https://www.tout-sur-limonov.fr), che raccoglie molto materiale biografico e artistico, spesso inedito, su Limonov.

Personalità, quella di Limonov, affascinente per artisti e pensatori liberi, che per molti versi ricorda un po' Lenin, un po' Machno, un po' d'Annunzio, un po' Jack Kerouac.

Il regista italiano Mimmo Calopresti lo accostò a Pasolini, dedicando ai due scrittori un bellissimo docu-film.

L'eternamente giovane e ribelle Limonov, guardava comunque - tutto ciò - con distacco. A lui – come mi disse appunto nell'intervista – non interessavano affatto tutti i paragoni, ovvero quelle che definì “tutte le sciocchezze”, che le persone avrebbero detto nei suoi riguardi.

Luca Bagatin

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giovedì 25 novembre 2021

Yukio Mishima, il d'Annunzio e il Pasolini giapponese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 25 novembre 1970, lo scrittore e poeta Yukio Mishima, si tolse la vita attraverso il seppuku, ovvero il suicidio rituale dei samurai.

Lo fece per denunciare la decadenza che stava attanagliando il Giappine che, avendo accettato il trattato di San Francisco e introdotto la Costituzione del 1947 (la quale aveva accettato il parlamentarismo liberale), si stava occidentalizzando e imborghesendo.

Mishima, che si definì sempre apolitico e antipolitico (e non fu affatto fascista, come qualcuno lo definì, sia a destra che a sinistra), credeva semplicemente in quei valori antichi, ove l'amore e l'onore erano anteposti al disvalore del danaro, del consumo, della messa in vendita dell'essere umano, della sua mente, del suo corpo.

Ovvero tutti disvalori che, purtroppo, divennero parte integrante di un Giappone che è ormai iper-tecnologico, iper-economicista, iper-capitalista e, dunque, iper-sclerotizzato.

Un Paese preda, da tempo, di una crisi umana e affettiva, compensata in maniera del tutto bulimica e irrazionale attraverso consumi compulsivi, sesso a pagamento, addirittura con bambole “sessuali”, oggetto sempre più in voga in Giappone.

Ed è un Paese che registra ormai fra i 25 e i 30 mila suicidi all'anno, per apatia e noia da consumismo.

Mishima fu, per il Giappone, allo stesso tempo il d'Annunzio e il Pasolini. Il poeta eroico, patriottico e anarchico e il profeta, il cantore dell'arcaismo e della civiltà dell'innocenza.

Sacrificare la vita per qualcosa di estraneo ad un interesse materiale potrà sembrare dissennato, ma una delle mie idee fondamentali è che l'essenza del promettere non sia da ricercare nello spirito dell'odierna società contrattuale, bensì nella lealtà degli esseri umani. Nella vita di ogni uomo il tempo non ritorna”, scriveva Mishima, ed è così che vogliamo ricordarlo.

Luca Bagatin

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giovedì 22 luglio 2021

Errico Malatesta, anarchia e lotta ad ogni oppressione. Articolo di Luca Bagatin

Il 22 luglio 1932 moriva a Roma - a quasi 80 anni - Errico Malatesta, padre del pensiero anarchico italiano.

Nato a Santa Maria Capua Vetere nel 1853, Malatesta si avvicinò giovanissimo al pensiero di Giuseppe Mazzini e alle idee repubblicane.

Già quindicenne, nel 1868, venne convocato dalla questura di Napoli, a causa di una lettera ritenuta sovversiva, indirizzata al Re Vittorio Emanuele II.

Fu arrestato la prima volta nel 1870 a seguito di una sommossa studentesca repubblicana, ma, dopo la Comune di Parigi del 1871, abbandonerà le idee mazziniane per abbracciare quella anarchiche.

Fu in quell'anno che si iscrisse alla federazione napoletana dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori, organizzazione fondata nel 1864 con il contributo non solo di Mazzini e Garibaldi, ma anche di Marx, Engels, Bakunin e Proudhon.

Divenne pertanto amico degli anarchici russi Michail Bakunin e Petr Kropotkin e, nel 1875, fu iniziato in Massoneria a Napoli, ove, come lo stesso Bakunin e Proudhon, già precedentemente iniziati, diffonderà gli ideali socialisti e anarchici. Uscirà ad ogni modo dalla Massoneria l'anno successivo, in polemica con la sua loggia, in quanto questa organizzò un ricevimento d'onore per il neo Ministro dell'Interno Giovanni Nicotera.

Malatesta fu successivamente eslue in Argentina, ove entrò in contatto con il Circolo Comunista Anarchico e pubblicò il suo saggio “La Questione Sociale”.

Nel 1887 contribuì peraltro a far nascere il primo sindacato argentino, quello dei fornai.

Negli Anni '90 dell'800 tenne comizi in Spagna e in Francia, ove affascinò Maria Sofia di Borbone, detta “La Regina degli Anarchici”.

Nel 1897 fu in Italia, ove fondò il giornale “L'Agitazione”. Subì nuovamente arresti e condanne, prima di diffondere gli ideali anarchici in Gran Bretagna.

Nel 1919 tornò in Italia e riorganizzò l'Unione Anarchica Italiana, sostenne gli Arditi del Popolo (prima organizzazione paramilitare antifascista anarchica, socialista e comunista, fondata da ex combattenti della Grande Guerra) e appoggiò l'impresa d'annunziana di Fiume.

Nel 1920 diresse il quotidiano anarchico “Umanità Nuova” e fu successivamente arrestato e recluso, a Milano, nel carcere di San Vittore, iniziando un lungo sciopero della fame che lo debilitò profondamente.

“Umanità Nuova” fu chiuso, nel 1922, dai fascisti e Malatesta condannò sempre il regime mussoliniano e i suoi atti di violenza indiscriminati, giungendo a scrivere: “Qualunque sia la barbarie degli altri, spetta a noi anarchici, a noi tutti uomini di progresso, il mantenere la lotta nei limiti dell'umanità, vale a dire non fare mai, in materia di violenza, più di quello che è strettamente necessario per difendere la nostra libertà e per assicurare la vittoria della causa nostra, che è la causa del bene di tutti”.

Nonosante il regime, la censura e l'età avanzata, il Nostro, riuscì comunque a proseguire nella sua attività di propaganda sovversiva, giungendo a pubblicare il giornale clandestino “Pensiero e Volontà”.

Le sua condizioni di salute si aggravarono nel 1932 e morì il 22 luglio di broncopolmonite.

La stampa di regime ignorò totalmente la sua morte.

E' attualmente sepolto al Cimitero del Verano di Roma.

Errico Malatesta, nel suo Programma Anarchico del 1919 scrisse: “Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza”.

Questo il senso del suo testamento politico, valido in ogni epoca e in ogni Paese che voglia combattere l'oppressione dello sfruttamento economico e sociale.

Da sottolineare che, nel pensiero anarchico e di Malatesta nella fattispecie, la libertà non può ritenersi assoluta, ma deve essere limitata dal principio della solidarietà e dell'amore verso gli altri.

Luca Bagatin

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martedì 8 giugno 2021

La nudità censurata dai social. Articolo di Luca Bagatin

Il nudo fa ancora scandalo, a giudicare dal fatto che, alcuni social network, come ad esempio Facebook, lo censurino ancora oggi, nel 2021.

Per quanto artistico, casto, tutt'altro che esibito in modo procace.

Il sottoscritto è stato bannato/bloccato per giorni su Facebook, in passato e finanche di recente, per queste ragioni. Per aver postato foto di nudi artistici tratti da opere del grande fotografo Helmut Newton o comunque scatti artistici nei quali si vedeva una donna completamente nuda, di spalle.

Aggiungendo talvolta una frase che mi sembra oggi più che mai evocativa: “Una delle cose che mi intriga di più in una donna è il suo spirito selvaggio.

Incatenato da secoli da una società di merda, fondata sul materialismo, la religione e il danaro (i più demoniaci degli strumenti inventati dalla mente umana malata), tale spirito aspetta solo di essere liberato.

Per congiungersi al Divino che è in lei/noi”.

Nel 2013 pubblicai un articolo, contenuto anche nel mio secondo saggio, “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni, 2014), dal titolo “Il mito della Donna Selvaggia e gli archetipi junghiani attraverso fiabe e miti”, nel quale analizzai il celebre testo “Donne che corrono coi lupi”, della psicanalista junghiana Clarissa Pinkola Estés.

Tale testo è fondamentale per comprendere come le religioni, in particolare quelle monoteiste istituzionalizzate e la cultura patriarcale-clericale, abbiano voluto distruggere tutto quanto di istintuale, naturale e “selvaggio” fosse custodito dalle più antiche civiltà della terra.

Non stupisce, dunque, che la nudità, la sessualità libera e non mercificata (dalla pubblicità commerciale, dalla prostituzione, dalla pornografia dietro pagamento di danaro), desti ancora oggi scandalo e debba essere perseguitata, così come tutti coloro i quali cercano di “liberarla”, attraverso immagini, testi, poesie, riflessioni.

Nel mito antico greco, la natura istintuale e selvaggia delle donne, era rappresentata da Baubo, la dea greca dell'oscenità e della sessualità sacra. Una dea senza testa, i cui occhi sono i capezzoli e la cui bocca è una vagina, la quale aveva il particolarissimo compito di raccontare storie oscene e piccanti, al fine di far sorridere Demetra e quindi trarla in salvo dalla depressione per la perdita della figlia, fornendole l'energia necessaria per riprenderne le ricerche.

Ecco che Baubo rappresenta l'energia sessuale, una vera medicina per lo spirito e pertanto, sin dalle più antiche Tradizioni, ritenuta sacra e paragonata all'umorismo, al sorriso che allevia ogni tristezza e collera.

Ovvero il contrario della repressione, della censura, della tristezza fomentata dalle ideologie, dalle religioni fanatiche e finanche dai social network che della censura (fatta passare per “standard della comunità”) fanno una bandiera.

Libera sessualità e nudità (simbolo della verità senza ipocrisie), libere appunto dalla mercificazione, dal pregiudizio e dalla violenza, furono invece la bandiera non solo degli hippie degli Anni '60, ma, più indietro nel tempo, delle comunità naturiste tedesche degli Anni '20, promosse dal pedagogista Adolf Koch, leader del movimento naturista e socialista Freikörperkultur (cultura del corpo libero), fondato nel 1898.

Ovvero uno dei primi movimenti nudisti a livello mondiale (recuperando le concezioni precedenti alla visione mortificatrice del nudo a partire dal triste e oscuro Medioevo), che, lontano da ogni forma di erotismo, proponeva semplicemente il nudismo – spesso legato a sport atletici - per migliorare il proprio benessere fisico e mentale, a contatto con la natura incontaminata.

Un aspetto peraltro già sperimentato da Gabriele d'Annunzio e dai suo Legionari, nella libera Repubblica di Fiume o Reggenza del Carnaro, nel 1919-1920. Nella Fiume d'annunziana non solo il nudismo era libero, ma era libera ogni forma di sessualità fra persone consenzienti.

Fatto sta che, proprio per il suo carattere libero e socialista, il movimento Freikörperkultur fu bandito e perseguitato dal nazismo.

Non stupisce che, ancora una volta, l'oscurantismo bigotto, conservatore e antisocialista, perseguiti forme di quella che amo definire libera-azione. E' così da secoli e, come per ogni forma di libero pensiero, tutto ciò è destinato, in un modo o nell'altro, a finire represso a vario modo.

Non sia mai che l'essere umano possa scoprire che egli è molto di più di un automa condizionato o condizionabile da ideologie, sovrastrutture, religioni o sistemi economici....

Persino lo scrittore nazionalbolscevico Eduard Limonov, negli Anni '70 e '80, posò per dei celebri scatti fotografici completamente nudo (alcune volte con le mogli dell'epoca, altre da solo).

Ma questi scatti destano ancora oggi scandalo...per i social network e non solo...quando invece l'oscenità è ben altrove.

E' nell'ipocrisia delle menti di chi guarda con occhio limitato e malizioso.

E così, anche questo articolo, nella sua home page, non può essere pubblicato con una foto di nudo, per non incappare nella censura. Ma con la foto della sagoma di una donna, nella natura, che ci da le spalle...forse per non vedere gli orrori del mondo ipocrita e ottuso che abbiamo costruito.

Luca Bagatin

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giovedì 18 marzo 2021

150 anni fa nasceva la "Comune di Parigi", ovvero il primo governo socialista della Storia. Articolo di Luca Bagatin

150 anni fa, il 18 marzo 1871, i quartieri popolari di Parigi insorsero e istituirono, per la prima volta nella Storia, un governo socialista autogestionario. Ovvero il primo tentativo di istituire un autogoverno operaio, edificato direttamente dalla classe proletaria per la classe proletaria medesima.

Fu, in sostanza, il primo esempio di rivoluzione proletaria e operaia della Storia. Il primo governo comunista, potremmo dire.

Lontana dalla liberale Rivoluzione Francese del 1789, che pose al governo la classe borghese e liberale, la Comune di Parigi anticipò la Rivoluzione Russa del 1905 e la grande Rivoluzione Sovietica del 1917.

Rivoluzione e rivoluzioni che, per la prima volta nella Storia, si contrapposero non solo all'oligarchia monarchica, ma anche alla borghesia sfruttatrice e al totalitarismo liberale, ancora oggi imperante in tutta Europa e nei Paesi capitalisti.

La Parigi del 1871, già provata dall'insensata guerra franco-prussiana che vide la sconfitta di Napoleone III, insorse e organizzò le prime barricate armate.

Per la prima volta nella Storia, i cittadini presero così il potere, scacciando il governo liberal-borghese di Adolphe Thiers, adottando il colore rosso quale propria bandiera e dichiarando costituita una Repubblica socialista. La Comune di Parigi, appunto, il cui Consiglio fu eletto il 28 marzo.

La Comune, fondata su principi di democrazia sociale e municipale, proclamò – fra le altre cose - la parità di salario fra uomini e donne; promosse l'istruzione femminile; garantì un alloggio per tutti; introdusse norme a tutela del lavoro; garantì libertà di stampa e di parola e la laicità assoluta dell'autogoverno costituitosi.

Purtroppo, come l'esperienza mazziniana della Repubblica Romana del 1849 e quella d'annunziana di Fiume del 1920, altri esempi di profonda democrazia diretta e socialismo autogestionario e laico, anche la Comune di Parigi ebbe vita breve e fu soppressa nel sangue nel maggio 1871, da parte del governo francese, causando un eccidio di almeno 20.000 comunardi in una settimana.

Fra gli eroi della Comune, merita un particolare ricordo l'anarchica e socialista Louise Michel (1830 – 1905). Insegnante e scrittrice, Louise Michel, fu infatti una delle più fervide combattenti fra le barricate.

Con l'accusa di istigazione alla guerra civile e al colpo di Stato, Loiuse fu successivamente condannata alla deportazione e incarcerata per vent'anni.

Tornò in Francia nel 1880 e non smise mai di fare politica, sostenendo l'ideale socialista autogestionario. Nel 1904, un anno prima di morire, sarà iniziata in Massoneria nella Loggia di Rito Scozzese Antico ed Accettato “La Philosophie Sociale”.

E' ancora oggi ricordata, come la Comune di Parigi stessa, da tutti i movimenti di ispirazione socialista, autogestionaria e anticapitalista del mondo.

Luca Bagatin

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mercoledì 3 marzo 2021

Le comunità alternative naturiste, spiritualiste, libertarie e socialiste rivoluzionarie (tratto da "Rébellion)

Poiché molto affine al nostro spirito, percorso, visione politica, artistica e sociale, pubblichiamo, qui di seguito, un interessante articolo - da noi tradotto in italiano - apparso il 2 marzo scorso sul sito della rivista socialista rivoluzionaria francese "Rébellion", che tratta di comunità alternative, naturiste, spiritualiste, libertarie e socialiste rivoluzionarie storiche.

L. B. 

COMUNITA' ALTERNATIVE CENTENARIE: SOL VERITAS LUX

(tratto da: http://rebellion-sre.fr/communautes-alternatives-centenaires-sol-veritas-lux)

I movimenti alternativi degli anni 1970-2010 non hanno inventato nulla. All'alba del XX secolo, la modernizzazione dell'Europa sotto i colpi dell'industrializzazione e del capitalismo ha dato origine a esperienze culturali e comunitarie molto specifiche. (articolo pubblicato su “Rebéllion” nr. 42 del giugno 2010).

Anarchici fuorilegge, bevitori d'acqua e vegetariani.

In Francia circoli anarchici individualisti si sono battuti per una vita sana, con l'affermata necessità di seguire un'etica di vita basata sulla lotta all'alcolismo (un vero flagello sociale che garantisce al Capitale la passività della classe operaia), la promozione del cibo vegetariano, il rifiuto delle regole dell'ordine borghese e l'instaurazione di un'educazione popolare di emancipazione.

A Parigi, prima della Grande Guerra, associazioni e famiglie anarchiche (ma anche sindacalisti e socialisti rivoluzionari) svilupparono concretamente questo modo di esistere che voleva essere fuori dal sistema. Si tratta di un'affermazione radicale del rifiuto di "partecipare" alle regole della società che trova una particolare eco tra i vecchi partigiani della "propaganda per atto" (ovvero gli anarchici che hanno utilizzato il terrorismo e il "recupero individuale" come mezzo di azione). L'attivista rivoluzionario accusato dalla polizia di essere un complice della "banda dei Bonnot", Louis Rimbault (1877-1949) fu una figura feroce di questo movimento. Léo Malet, il miglior autore di thriller francese, conosceva questo tipo di casa negli anni '30 e lo rievoca nelle avventure di Nestor Birmania.


Ombre e luci del Monte Verità

In Germania, il movimento di "riforma della vita" ha sostenuto la fuga delle città, il ritorno alla natura come soluzione alla crisi causata dal crescente commercialismo, al vegetarianesmo, al rifiuto di alcol e tabacco, nudismo, medicine naturali (soprattutto l'inizio di omeopatia), libertà sessuale, misticismo e scoperta delle spiritualità orientali.

Caso emblematico, che di per sé incarna la ricchezza e le ambiguità di questo tipo di esperienza, la colonia del Monte Verità è stata fondata da un gruppo della Boemia bavarese. Nella magnifica cornice naturale del Ticino svizzero, una piccola comunità di uomini e donne si insedia per fondare una comunità ideale e libera. Figlio di un industriale belga, Henri Oedenkoven finanzia i lavori per creare una sorta di sanatorio vegetariano. Sua moglie, Ida Hofmann, insegnante di pianoforte, wagneriana e femminista avrà un ruolo centrale nell'esperienza.

Si trattava di creare quello che si voleva come luogo di rinascita e rigenerazione, di porre le basi di una “nuova vita” al di fuori della struttura corrotta del mondo dell'edilizia. Vita di comunità, cibo vegetariano e frugale, sedute di elioterapia (in un certo senso prendere il sole, i “coloni” adoravano la stella solare) e ginnastica: il Monte Verità era l'apice del culto del corpo guarito. Una compagnia di ballo soggiornava regolarmente presso le strutture della comunità.

Molto rapidamente, il Monte Verità è stato un punto d'incontro per naturisti, riformatori sociali, attivisti rivoluzionari (molti dei quali erano attivisti dei consigli operai bavaresi dopo la sconfitta del 1918), artisti, antroposofisti e altri teosofi di tutte le nazionalità. Il dissenso è sorto abbastanza rapidamente tra la coppia fondatrice (che voleva sviluppare l'immagine di marca della comunità e creare un centro benessere alberghiero prima dell'ora) e la frangia più radicale della comunità. I fratelli Graser hanno criticato i compromessi fatti con il sistema per sostenere finanziariamente il progetto. Gusto Graser guiderà la fronda e si ritirerà in una grotta eremita con sua moglie Jenny Hofmann (sorella di Ida). Sotto l'influenza delle religioni e filosofie orientali, diventa un profeta ambulante del pacifico panteismo. Lo scrittore tedesco Hermann Hesse era strettamente legato a Graser e gli rende omaggio nella sua opera più importante, Demian.

Lo shock della Grande Guerra è stato quello di distruggere i suoi tentativi alternativi, ma altri sarebbero nati sulle rovine del nostro continente. L'esperienza rivoluzionaria e poetica di Fiume nel 1917 sarà un'altra forma di questa ricerca di una comunità ideale. Ma questa è già un'altra storia.

mercoledì 17 febbraio 2021

Le due sinistre: lo Spirito (nazionalbolscevismo) contro la materia (liberalismo)

La differenza fra la sinistra liberale (o socialdemocratica) e la sinistra patriottica e anti-liberale (o nazionalbolscevica), è che la prima sostiene i ricchi borghesi e promuove la modernità, che tutto mette in vendita; mentre la seconda vuole restituire il potere ai popoli e promuove la conservazione dei valori.
La sinistra liberale nasce con la borghese Rivoluzione francese del 1789, raggiunge il suo apice con la Seconda rivoluzione industriale e si completa con l'avvento del globalismo capitalista anglocentrico; quella illiberale e proletaria nasce con la Comune di Parigi del 1871, raggiunge il suo apice con la Rivoluzione bolscevica del 1917 e prosegue nelle esperienze dannunziane, nazionalbolsceviche di Niekisch e in quelle eurasiatiche post-sovietiche.
La sinistra liberale è ancorata al mondo della materia ed è intimamente totalitaria; la sinistra patriottica e illiberale è ancorata al mondo dello Spirito ed è multipolare.
Le due sinistre sono totalmente inconciliabili.
L'Eroe dello Spirito sosterrà sempre la sinistra patriottica, illiberale e nazionalbolscevica.
 

lunedì 14 settembre 2020

L'incultura della prevaricazione. Articolo di Luca Bagatin

Non penso sia una questione di “cultura fascista” o “machista” (che poi sono comunque aspetti diversi e, nel primo caso, addirittura estinta da decenni), ma una questione di incultura o di incultura della prevaricazione.
Il forte che vuole prevalere sul più debole, è sempre esistito.
Non è un fenomeno nuovo, ma esiste da secoli e secoli.
Esisteva anche quando eravamo ragazzini noi, per non parlare dei decenni prima.
Il fenomeno del bullo o dell'omofobo, ad esempio.
Il fenomeno del rompiballe che non si fa gli affari suoi, ma deve imporre il suo modo di vedere.
E' inutile persino fare discorsi moralistici e retorici. Li facciamo da sempre, ma le cose non cambiano.
E' orrendo imporre, poi, eventualmente, un ipocrita quanto sciocco politicamente corretto.
Ecco, personalmente e sommessamente, invece, credo nella cultura dell'elevazione morale e intellettuale. Nell'educazione dalla mentalità aperta, ma nello stesso tempo rigida. Quella che insegna ai figli e agli allievi a convivere in una società complessa. A rispettare il prossimo, senza entrare nella sua sfera personale. Che insegna a interiorizzare le regole, piuttosto che a rispettarle o a infrangerle. A comprenderle e ad applicarle per il bene di tutti.
Credo nello spirito di sacrificio e nell'eroismo, che è sacrificio nei confronti del prossimo e del più debole.
Penso ad ogni modo che siano convinzioni fortemente minoritarie, in questa società, in questo Paese di furbetti che vorrebbero arricchirsi alle spalle del prossimo. In questo emisfero capitalista e liberale, sin troppo lassista e per nulla rigido e disposto al sacrificio.
Per cui abbiamo anche sin troppe regole e regolamenti, ma allo stesso tempo queste e questi vengono disattesi o calpestati. Abbiamo la legge del più forte, ma non leggi severe, che infondano un severo insegnamento. Abbiamo l'avanzare del furbetto e l'oppressione dell'onesto.
Sono pessimista e da tempo – suppongo anche per questo - mi sono ritirato dalla vita sociale il più possibile. Osservo, scruto, analizzo, ma faccio fatica a vedere qualcosa di buono, nel mio prossimo.
Vedo che c'è ancora molta, troppa strada da fare.
La cronaca nera, purtroppo, ne è una ennesima triste dimostrazione.

Luca Bagatin

sabato 12 settembre 2020

I legionari di d'Annunzio entrarono a Fiume il 12 settembre 1919. Articolo di Luca Bagatin

Il 12 settembre 1919 i legionari italiani, guidati dal Vate Gabriele d'Annunzio, entrano a Fiume, acclamati dalla popolazione italiana.
Affacciandosi dal palazzo del governatore, proclamando Fiume italiana - contrariamente a quanto previsto dal Trattato di Versailles e alla volontà di tutte le potenze europee - dichiarò: “Italiani di Fiume ! Nel mondo folle e vile, Fiume è oggi il segno della libertà; nel mondo folle e vile vi è una sola verità: e questa è Fiume; vi è un solo amore: e questo è Fiume ! Fiume è come un faro luminoso che splende in mezzo ad un mare di abiezione... Io soldato, io volontario, io mutilato di guerra, credo di interpretare la volontà di tutto il sano popolo d'Italia proclamando l'annessione di Fiume”.
Nel settembre dell'anno successivo, il Vate proclamò la Reggenza del Carnaro e, con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambirs, redasse la Carta del Carnaro, ovvero una Costituzione avanzatissima, persino per l'epoca.
Una Costituzione che fra le altre cose promosse: libertà di associazione; libertà di divorziare; libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici; assistenza ai disoccupati e ai non abbienti; promozione di referendum; promozione della scuola pubblica; risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario; inviolabilità del domicilio.
Fiume divenne la città dell'amore, ove – fra l'altro – fu permessa l'omosessualità, il libero amore e la libera ricerca spirituale.
Una città che guardava con simpatia alla Rivoluzione sovietica del 1917 e che ebbe, non a caso, il riconoscimento internazionale unicamente da parte di Vladimir Lenin.
Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”, dichiarò d'Annunzio in una intervista concessa a Randolfo Vella nel giugno 1920.
Molte furono le critiche, in quegli anni, d'Annunzio mosse sia alla casta politica italiana, non dissimile da quella di oggi: “La casta politica che insudicia l'Italia da cinquant'anni, non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia, pronta a tutte le turpitudini, pur che sia lasciata fingere di godersi il suo potere impotente”.
Oltre che alle potenze europee e imperialiste dell'epoca, non così diverse da quelle di oggi, che si tengono stretta l'oligarchica Unione Europea e la guerrafondaia Alleanza Atlantica: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.
L'Impresa fiumana, che unì spiriti ribelli, anarchici, socialisti, libertari, artistici, pur nella sua brevità (durò infatti solamente 500 giorni) fu un avvenimento eminentemente politico e controculturale. Un evento che, ancora oggi, può essere d'esempio per tutti gli spiriti liberi e sinceramente democratici.

Luca Bagatin

venerdì 15 maggio 2020

Eros e Thanatos, ovvero la resurrezione degli Eroi. Riflessioni brevi

Gli Eroi possono essere sconfitti nel mondo della materia, ma risultano vincitori nel mondo dello Spirito.
Il mondo della materia è merda. Non è fatto per gli Eroi. 
(Luca Bagatin)

Della tradizione conservatrice rifiuto la concezione gerarchica e elitaria, ma accetto la lotta alla modernità.
Della tradizione comunista rifiuto la concezione progressista e materialista, ma accetto la lotta al capitalismo.
Della tradizione liberale rifiuto la concezione capitalista e borghese, ma accetto la ricerca della libertà. 
(Luca Bagatin)

Sono dell'idea che, affinché le cose migliorino, sono le persone che devono migliorare.
E, affinché ciò possa accadere, è necessario che queste superino innumerevoli sofferenze e catastrofi.
Solo dal caos può nascere l'ordine. 
(Luca Bagatin)
  
La destra fa affari sull'immigrazione in quanto sventola la questione per raccattare voti, contrapponendo autoctoni e migranti.
La sinistra fa affari sull'immigrazione in quanto utilizza i migranti per farli lavorare a basso costo.
Destra e sinistra sfruttano migranti e popoli per i loro affari e lo fanno da sempre.
Il socialismo è un'altra cosa. Raccoglie i popoli e i poveri e li contrappone agli sfruttatori di destra e sinistra. 
(Luca Bagatin) 

mercoledì 13 maggio 2020

"Profumo nell'aria". Poesia di Luca Bagatin

PROFUMO NELL'ARIA 
Poesia di Luca Bagatin
Aria ingenua
Aria sognante
Aria di dolcezza
Aria di giovanile ebbrezza.
E' l'aria della Rivoluzione
Dei sensi
E' l'aria della Rivoluzione
Dello sconvolgimento dello Spirito.
E' l'aria della Rivoluzione
Dell'Eterno Ritorno nietzschiano
Il tempo è ciclico, lo spazio è infinito.
Il mio cuore batte seguendo il ritmo del tuo.

Luca Bagatin