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martedì 18 marzo 2025

Il 18 marzo 1871 fa nasceva la "Comune di Parigi", ovvero il primo governo socialista della Storia. Articolo di Luca Bagatin

Il 18 marzo 1871, i quartieri popolari di Parigi insorsero e istituirono, per la prima volta nella Storia, un governo socialista autogestionario. Ovvero il primo tentativo di istituire un autogoverno operaio, edificato direttamente dalla classe proletaria per la classe proletaria medesima.

Fu, in sostanza, il primo esempio di rivoluzione proletaria e operaia della Storia. Il primo governo comunista, potremmo dire.

Lontana dalla liberale Rivoluzione Francese del 1789, che pose al governo la classe borghese e liberale, la Comune di Parigi anticipò la Rivoluzione Russa del 1905 e la grande Rivoluzione Sovietica del 1917.

Rivoluzione e rivoluzioni che, per la prima volta nella Storia, si contrapposero non solo all'oligarchia monarchica, ma anche alla borghesia sfruttatrice e al totalitarismo liberale, ancora oggi imperante in tutta Europa e nei Paesi capitalisti.

La Parigi del 1871, già provata dall'insensata guerra franco-prussiana che vide la sconfitta di Napoleone III, insorse e organizzò le prime barricate armate.

Per la prima volta nella Storia, i cittadini presero così il potere, scacciando il governo liberal-borghese di Adolphe Thiers, adottando il colore rosso quale propria bandiera e dichiarando costituita una Repubblica socialista. La Comune di Parigi, appunto, il cui Consiglio fu eletto il 28 marzo.

La Comune, fondata su principi di democrazia sociale e municipale, proclamò – fra le altre cose - la parità di salario fra uomini e donne; promosse l'istruzione femminile; garantì un alloggio per tutti; introdusse norme a tutela del lavoro; garantì libertà di stampa e di parola e la laicità assoluta dell'autogoverno costituitosi.

Purtroppo, come l'esperienza mazziniana della Repubblica Romana del 1849 e quella d'annunziana di Fiume del 1920, altri esempi di profonda democrazia diretta e socialismo autogestionario e laico, anche la Comune di Parigi ebbe vita breve e fu soppressa nel sangue nel maggio 1871, da parte del governo francese, causando un eccidio di almeno 20.000 comunardi in una settimana.

Fra gli eroi della Comune, merita un particolare ricordo l'anarchica e socialista Louise Michel (1830 – 1905). Insegnante e scrittrice, Louise Michel, fu infatti una delle più fervide combattenti fra le barricate.

Con l'accusa di istigazione alla guerra civile e al colpo di Stato, Loiuse fu successivamente condannata alla deportazione e incarcerata per vent'anni.

Tornò in Francia nel 1880 e non smise mai di fare politica, sostenendo l'ideale socialista autogestionario. Nel 1904, un anno prima di morire, sarà iniziata in Massoneria nella Loggia di Rito Scozzese Antico ed Accettato “La Philosophie Sociale”.

E' ancora oggi ricordata, come la Comune di Parigi stessa, da tutti i movimenti di ispirazione socialista, autogestionaria e anticapitalista del mondo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 20 marzo 2024

18 marzo 1871. A Parigi nasceva la "Comune", ovvero il primo governo socialista della Storia. Articolo di Luca Bagatin

Louise Michel

Il 18 marzo 1871, i quartieri popolari di Parigi insorsero e istituirono, per la prima volta nella Storia, un governo socialista autogestionario. Ovvero il primo tentativo di istituire un autogoverno operaio, edificato direttamente dalla classe proletaria per la classe proletaria medesima.

Fu, in sostanza, il primo esempio di rivoluzione proletaria e operaia della Storia. Il primo governo comunista, potremmo dire.

Lontana dalla liberale Rivoluzione Francese del 1789, che pose al governo la classe borghese e liberal-capitalista, la Comune di Parigi anticipò la Rivoluzione Russa del 1905 e la grande Rivoluzione Sovietica del 1917.

Rivoluzione e rivoluzioni che, per la prima volta nella Storia, si contrapposero non solo all'oligarchia monarchica, ma anche alla borghesia sfruttatrice e al totalitarismo liberale, ancora oggi imperante in tutta Europa e nei Paesi capitalisti.

La Parigi del 1871, già provata dall'insensata guerra franco-prussiana che vide la sconfitta di Napoleone III, insorse e organizzò le prime barricate armate.

Per la prima volta nella Storia, i cittadini presero così il potere, scacciando il governo liberal-borghese di Adolphe Thiers, adottando il colore rosso quale propria bandiera e dichiarando costituita una Repubblica socialista. La Comune di Parigi, appunto, il cui Consiglio fu eletto il 28 marzo.

La Comune, fondata su principi di democrazia sociale e municipale, proclamò – fra le altre cose - la parità di salario fra uomini e donne; promosse l'istruzione femminile; garantì un alloggio per tutti; introdusse norme a tutela del lavoro; garantì libertà di stampa e di parola e la laicità assoluta dell'autogoverno costituitosi.

Purtroppo, come l'esperienza mazziniana della Repubblica Romana del 1849 e quella d'annunziana di Fiume del 1920, altri esempi di profonda democrazia diretta e socialismo autogestionario e laico, anche la Comune di Parigi ebbe vita breve e fu soppressa nel sangue nel maggio 1871, da parte del governo francese, causando un eccidio di almeno 20.000 comunardi in una settimana.

Fra gli eroi della Comune, merita un particolare ricordo l'anarchica e socialista Louise Michel (1830 – 1905). Insegnante e scrittrice, Louise Michel, fu infatti una delle più fervide combattenti fra le barricate.

Con l'accusa di istigazione alla guerra civile e al colpo di Stato, Loiuse fu successivamente condannata alla deportazione e incarcerata per vent'anni.

Tornò in Francia nel 1880 e non smise mai di fare politica, sostenendo l'ideale socialista autogestionario. Nel 1904, un anno prima di morire, sarà iniziata in Massoneria nella Loggia di Rito Scozzese Antico ed Accettato “La Philosophie Sociale”.

E' ancora oggi ricordata, come la Comune di Parigi stessa, da tutti i movimenti di ispirazione socialista, autogestionaria e anticapitalista del mondo.

Luca Bagatin

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Louise Michel

venerdì 18 marzo 2022

18 marzo 1871. A Parigi nasceva la "Comune", ovvero il primo governo socialista della Storia. Articolo di Luca Bagatin

Il 18 marzo 1871, i quartieri popolari di Parigi insorsero e istituirono, per la prima volta nella Storia, un governo socialista autogestionario. Ovvero il primo tentativo di istituire un autogoverno operaio, edificato direttamente dalla classe proletaria per la classe proletaria medesima.

Fu, in sostanza, il primo esempio di rivoluzione proletaria e operaia della Storia. Il primo governo comunista, potremmo dire.

Lontana dalla liberale Rivoluzione Francese del 1789, che pose al governo la classe borghese e liberal-capitalista, la Comune di Parigi anticipò la Rivoluzione Russa del 1905 e la grande Rivoluzione Sovietica del 1917.

Rivoluzione e rivoluzioni che, per la prima volta nella Storia, si contrapposero non solo all'oligarchia monarchica, ma anche alla borghesia sfruttatrice e al totalitarismo liberale, ancora oggi imperante in tutta Europa e nei Paesi capitalisti.

La Parigi del 1871, già provata dall'insensata guerra franco-prussiana che vide la sconfitta di Napoleone III, insorse e organizzò le prime barricate armate.

Per la prima volta nella Storia, i cittadini presero così il potere, scacciando il governo liberal-borghese di Adolphe Thiers, adottando il colore rosso quale propria bandiera e dichiarando costituita una Repubblica socialista. La Comune di Parigi, appunto, il cui Consiglio fu eletto il 28 marzo.

La Comune, fondata su principi di democrazia sociale e municipale, proclamò – fra le altre cose - la parità di salario fra uomini e donne; promosse l'istruzione femminile; garantì un alloggio per tutti; introdusse norme a tutela del lavoro; garantì libertà di stampa e di parola e la laicità assoluta dell'autogoverno costituitosi.

Purtroppo, come l'esperienza mazziniana della Repubblica Romana del 1849 e quella d'annunziana di Fiume del 1920, altri esempi di profonda democrazia diretta e socialismo autogestionario e laico, anche la Comune di Parigi ebbe vita breve e fu soppressa nel sangue nel maggio 1871, da parte del governo francese, causando un eccidio di almeno 20.000 comunardi in una settimana.

Fra gli eroi della Comune, merita un particolare ricordo l'anarchica e socialista Louise Michel (1830 – 1905). Insegnante e scrittrice, Louise Michel, fu infatti una delle più fervide combattenti fra le barricate.

Con l'accusa di istigazione alla guerra civile e al colpo di Stato, Loiuse fu successivamente condannata alla deportazione e incarcerata per vent'anni.

Tornò in Francia nel 1880 e non smise mai di fare politica, sostenendo l'ideale socialista autogestionario. Nel 1904, un anno prima di morire, sarà iniziata in Massoneria nella Loggia di Rito Scozzese Antico ed Accettato “La Philosophie Sociale”.

E' ancora oggi ricordata, come la Comune di Parigi stessa, da tutti i movimenti di ispirazione socialista, autogestionaria e anticapitalista del mondo.

Luca Bagatin

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mercoledì 6 ottobre 2021

Antiparlamentarismo e democrazia diretta in Karl Marx

 
"La Comune – scrisse Marx – non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro, esecutivo e legislativo allo stesso tempo. Invece di decidere una volta ogni tre o sei anni quale membro della classe dominante dovesse rappresentare e opprimere il popolo nel Parlamento, il suffragio universale doveva servire al popolo costituito in comuni così come il suffragio individuale serve a ogni altro imprenditore privato per cercare gli operai e gli organizzatori della sua azienda’. Questa mirabile critica al parlamentarismo, fatta nel 1871, appartiene oggi anch’essa, grazie al dominio del socialsciovinismo e dell’opportunismo, alle parole dimenticate del marxismo".
 
(Vladimir Lenin, "Stato e rivoluzione")

sabato 29 maggio 2021

ODE ALLA COMUNE DI PARIGI. Poesia di Luca Bagatin

ODE ALLA COMUNE DI PARIGI

Ti ergi e ti ergevi

Dal marciume e putridume

Della corruzione

Dell'animo umano.

Ti ergi e ti ergevi

Per purificare

L'anima e il mondo

Dal capitalismo sfruttatore.

Ti ergi e ti ergevi

In quell'Anno benedetto

Che fu il 1871.

Ti ergi e ti ergevi

Con un garofano rosso

Nel cuore.

Ti ergi e ti ergevi

Nel nome della Giustizia e dell'Emancipazione.

Ti ergi e ti ergevi,

Oh, Comune parigina,

Nel nome di Louise Michel

E di altri combattenti e martiri.

Nel nome del Socialismo e dell'Autogestione.

Nel nome della Fratellanza Universale.

Nel nome dell'Amore e della Libertà.

Luca Bagatin

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martedì 16 marzo 2021

Le vie nazionali al socialismo. Articolo di Luca Bagatin

La Repubblica Popolare Cinese, come ogni realtà geopolitica socialista, segue una sua propria “via nazionale al socialismo”.

Nessun Paese socialista ha mai attuato, né avrebbe infatti potuto attuare totalmente, ciò che affermavano Marx ed Engels, a partire dal fatto che socialisti non sono diventati i Paesi occidentali industrializzati, come da loro previsto, bensì Paesi con caratteristiche piuttosto diverse, se non addirittura opposte.

Ciascuno di tali Paesi, spesso arretrati socialmente e economicamente, una volta liberatisi dall'oppressione feudale e coloniale, ha infatti seguito una sua propria via socialista, ispirata anche certamente agli insegnamenti marxisti, ma inevitabilmente adattata alla mentalità, storia, cultura, civiltà del luogo nel quale il socialismo è stato poi attuato.

Abbiamo avuto così il leninismo, il castrismo, il maoismo, ad esempio. Che hanno interpretato e implementato il pensiero marxista con il pensiero dei rivoluzionari che hanno guidato le rivoluzioni sociali e nazionali, le quali hanno portato poi all'instaurazione del socialismo in quei Paesi. In Russia (almeno sino ai primi Anni '90), a Cuba, in Cina e così via.

Ecco, in Cina, ad esempio, con la fine degli Anni '70, si è sviluppato un socialismo con caratteristiche cinesi (promosso da Deng Xiaoping), che, lungi dal superare il capitalismo, lo ha sottomesso alla volontà della comunità.

Sottomettendo e controllando l'attività economica privata. Non abolendola.

Perché comunismo è comunità. Non feticcio dogmatico e ideologico.

Può piacere o meno, ma così facendo la Cina è diventata, con i decenni, la prima potenza al mondo. Oltre che libera dalla povertà assoluta.

Tale via nazionale, come ogni via nazionale, è lungi dal poter essere esportata. Ma è altrettanto lungi dal dover essere criticata, in particolare da chi non è cinese e/o vive in un Paese occidentale, capitalista e liberale.

Tale via merita invece studio, approfondimento e riconoscimento, così come ogni via nazionale al socialismo.

Ogni rivoluzione proletaria è stata prima di tutto un evento partorito e sorto nel grembo del popolo che la ha attuata. Pensiamo ad esempio alla Comune di Parigi del 1870 (di cui quest'anno si celebrano i 150 anni), oppure alle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917.

Ben lontane dalla borghese rivoluzione francese del 1789, tali rivoluzioni – in particolare - hanno prima gettato le basi e poi letteralmente edificato un nuovo sistema sociale, sovvertendo l'economia, annientando non solo lo zarismo, ma anche e soprattutto la borghesia, adattando il nuovo sistema sociale e politico alla mentalità e cultura russa.

Il sistema sovietico non era altro che questo.

Nell'Occidente capitalista, borghese e liberale (ma non necessariamente democratico), il termine “nazionalismo” ha assunto il carattere negativo di “sopraffazione di una nazione su un'altra”.
Così fu ad esempio nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, fra le nazioni europee.
In realtà non liberali né capitaliste, invece, il nazionalismo è semplicemente il riconoscimento dell'identità e unità nazionale di un popolo.
Così furono nazionalisti, per loro stessa ammissione, Fidel Castro e Ho Chi Min, ad esempio.
Il loro “nazionalismo di sinistra”, come peraltro definito in quegli stessi Paesi, non è altro che un internazionalismo che difende la propria identità e quella altrui, unita all'affermazione della giustizia sociale.

Ovvero la ricerca di una propria “via nazionale al socialismo”, senza la quale non vi potrà essere alcuna instaurazione del socialismo, ma mera ideologia dogmatica per intellettuali, che del popolo e dei popoli non conoscono nulla.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 14 luglio 2020

"Per un socialismo conservatore e aristocratico". Riflessioni brevi di Luca Bagatin

A differenza della proletaria Comune di Parigi del 1871 e delle rivoluzioni russe socialiste e bolsceviche del 1905 e del 1917, la Rivoluzione Francese borghese del 1789 escluse del tutto il Quarto Stato. Al fine di mettere a capo del Paese una nuova classe di potenti, bottegai e borghesi, appunto
Sono personalmente d'accordissimo con Alain De Benoist, uno dei filosofi che più mi ha aperto gli orizzonti, ovvero unire i valori aristocratici a quelli popolari, contro i (dis)valori borghesi.
I valori aristocratici sono il senso dell'onore, il coraggio, la fedeltà alla parola data, l'esigenza nei confronti di sé, il disinteresse, il senso di sacrificio e della gratuità.
I valori popolari sono anch'essi legati alla terra, sono parte della "decenza comune".
La borghesia, il progressismo liberale, hanno distrutto tutto ciò in nome del mercato e del danaro.
Occorre che aristocratici e Quarto Stato si uniscano per tornare alla Tradizione, al senso di comunità e di amore.

Preferisco il pubblico al privato, ma nel senso di BENE pubblico.
Non mi fido dello Stato o del parastato. Perché, ad oggi, in essi non vedo BENE pubblico, ma ostacolo al bene pubblico.
Quando uno Stato o un ente pubblico saranno al servizio del pubblico avranno per me un senso.
Diversamente, risulteranno dannosi.
E per ottenere il bene pubblico occorrono persone con una mentalità e un'indole improntate al sacrificio, al senso di comunità e al bene comune.
Per questo credo nelle comunità che si sacrificano e rispettano i doveri, molto prima di pretendere diritti.

Credo nelle figure dei "monaci guerrieri", che si immolano per una causa superiore, indipendentemente dal fatto che sia vittoriosa oppure no.
Figure incorruttibili, che combattono incessantemente, senza alcun compromesso.
Che disprezzano la ricchezza e il benessere e che anelano a una società egualitaria, spirituale, fondata sul Sacro e sull'Amore.
In cui l'essere umano viva in armonia con la Natura e non sia né superiore ad essa, né superiore a un altro essere umano.

Luca Bagatin

giovedì 31 gennaio 2019

"Il fiore dimenticato" di Massimo Stefanetto: romanzo sul socialismo. Un'analisi. Articolo di Luca Bagatin

Quello di Massimo Stefanetto è un romanzo sul socialismo o, quantomeno, un romanzo ove i protagonisti sono dei giovani, nati, vissuti e cresciuti nell'epoca liquida di oggi, affascinati da un passato che non c'è più. Un passato che vorrebbero ricostruire, dal basso, costituendo un circolo come quelli che venivano animati da altri giovani come loro, prima di loro, nelle generazioni passate, negli anni che furono.
“Il fiore dimenticato” (edito da YouCanPrint), che è poi il garofano rosso, simbolo che il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi prese a prestito dalla Comune di Parigi del 1871, è un romanzo breve, di analisi politica.
Un'analisi politica che non condivido, per molto versi, e ne spiegherò le ragioni, ma non priva di suggestioni e di profonda umiltà e umanità.
Non condivido – forse perché in passato, nella mia gioventù, vi ho creduto e ho scoperto quanto ingenuo fosse credere a ciò – il tentativo di mettere assieme i socialisti con i liberal-radicali, che sono due entità opposte e contrapposte. Mentre le origini dei primi trovano un fondamento nell'operaismo e nelle masse contadine, oltre che nel populismo dell'800, i secondi trovano il loro fondamento nella borghese e modernista Rivoluzione Francese, quella che escluderà del tutto il Quarto Stato dalla gestione delle cose e perseguiterà le masse contadine, che al modernismo non volevano assoggettarsi, specie in Vandea.
Non è possibile, dunque, pensare di unire – nemmeno laicamente – i difensori dei più deboli con la classe media e medio alto borghese. I proletari con i proletari, i borghesi con i borghesi. Le classi sociali contano, per quanto possano raccontarvi tutta un'altra storia o raccontarvi che le classi non esistono. Chi è povero lo sa bene. E di questa consapevolezza dobbiamo essere grati proprio alla Comune di Parigi e alla Rivoluzione bolscevica del 1917 che, oltre agli aristocratici, si contrapporrà anche ai ricchi e ai borghesi, dando corpo alle idee della Prima Internazionale dei Lavoratori, pur con i vari stravolgimenti operati dal “politburo”.
Unire e approfondire il socialismo originario significa unire e recuperare ideali marxisti, anarchici, repubblicani, che trionferanno nell'epoca odierna non già in una Europa preda della dittatura dei mercati e trainata dagli USA, bensì nell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo: bolivariana, chavista, peronista, sandinista, garibaldina.
Significa recuperare gli ideali d'annunziani di Fiume e nazionalcomunisti del repubblicano mazziniano Mario Bergamo, di Niekisch e oggi di Limonov. Significa rompere con l'oligarchia liberale e recuperare il populismo di Aleksandr Herzen e l'etica di Giuseppe Mazzini.
Ringrazio Massimo Stefanetto per aver preso a prestito, nella redazione del suo romanzo, alcune parole tratte da un mio articolo nel quale esponevo il pensiero del filosofo orwelliano comunista Jean-Claude Michéa, il quale nei suoi saggi ha chiaramente dimostrato la differenza abissale fra il socialismo e la sinistra. E, forse, proprio su queste basi occorre ripartire per una analisi filosofica-spirituale e politica del socialismo, il quale non ha mai avuto nulla a che spartire con la tradizione della sinistra, nata durante la Rivoluzione Francese quale rappresentante della borghesia, contrapposta alla destra, rappresentante dell'aristocrazia.
Il socialismo ha sempre e solo rappresentato il Quarto Stato e mai nessun esponente storico di tale corrente si è mai definito di sinistra (o di destra). Né Saint-Simon, né Marx, né Engels, né Proudhon, né Bakunin, né Garibaldi. Il compromesso con la sinistra, purtroppo, nacque quando i socialisti – in Francia – vollero evitare un colpo di Stato monarchico, ai tempi dell'affaire Dreyfus. E un po' ovunque, in Europa, successivamente, vi saranno compromessi con la borghesia, ritenendo che il parlamentarismo e il “riformismo” borghese avrebbe permesso ai socialisti di ottenere qualche riforma....dimenticando che il capitalismo non è riformabile e che in regime capitalista la pace sociale, ovvero socialista, è impossibile ed esisterà sempre uno sfruttatore ed uno sfruttato.
Suggestivo, ad ogni modo, il romanzo breve di Massimo Stefanetto, perché ci permette molte riflessioni in un'epoca che ha smesso di pensare. Oltre che di amare e di credere che la Storia possa insegnarci qualche cosa. Mantenere aperta la mente, lo scambio intellettuale reciproco, è la base per preservare un presente e un futuro di libertà. Almeno dentro noi stessi, stringendo un fiore che non dimentichiamo: il garofano della Comune.

Luca Bagatin

sabato 21 ottobre 2017

Socialismo o barbarie. Riflessioni brevi di Luca Bagatin

Non ho mai simpatizzato per la Rivoluzione Francese del 1789.
Di essa hanno sempre gioito i borghesi, mai i poveri. Essa fu realizzata in nome del Terzo Stato, non del Quarto e, ogni volta che ho letto di essa, non di rado, ho simpatizzato per i nobili, specie per quelli brutalmente assassinati.
Assai diversa dalla Rivoluzione Francese, la Comune di Parigi del 1870. Combattuta dal Quarto Stato, da uomini e da donne, contro l'oligarchia borghese.
L'emigrazione/immigrazione è da sempre un fenomeno di deportazione economica di esseri umani.
Non è affatto un fenomeno positivo, ma un crimine contro l'umanità.