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lunedì 11 gennaio 2021

Riflessioni gnostico-socialiste sul presente e non solo. Di Luca Bagatin

Il mondo della materia è il prodotto della mente razionale. Chi crede in una dimensione spirituale dell'esistenza (terrena/ultraterrena) sa che questo concetto sta alla base.

Il passato, il presente e il futuro, dunque, sono aspetti della materia e quindi illusori, come la mente stessa che li ha prodotti. Passato, presente e futuro si fondono e confondono, oniricamente.

David Lynch lo spiega molto bene nella terza serie dello sceneggiato “Twin Peaks”, che contiene profonde riflessioni filosofiche, oltre che spirituali. “Siamo come il sognatore che sogna e vive nel sogno. Ma chi è il sognatore ?”

(Luca Bagatin)

La libertà di espressione sul web dovrebbe essere garantita al 100%, così come la trasparenza.

Per questo la rete dovrebbe essere al 100% di proprietà di chi la utilizza, ovvero degli utenti stessi. E dunque completamente gratuita.

Tutto ciò, ad ogni modo, non sarà possibile sino a che il web sarà uno strumento come la televisione. Il cui scopo è commerciale e appannaggio delle società private di telecomunicazione. Le quali replicano il medesimo modello volto ad omologare chiunque ne fruisca, in una sorta di religione mediatica.

La libertà non può risiedere nel privato (ego individuale), né in un ente pubblico (sorta di Moloch o divinità alla quale inchinarsi o immolare, metaforicamente, sacrifici).

La libertà può essere solo interiore e dunque appannaggio delle coscienze risvegliate (Spirito).

Ciò significa che le cause della mancanza di tale libertà di espressione, non risiedono tanto nelle sovrastrutture, quanto piuttosto negli utenti stessi, i quali non hanno ancora raggiunto un livello di evoluzione morale, spirituale e culturale tale da poter ambire ad essere liberi e autogestirsi.

Non a caso, costoro, preferiscono usare il web per acquistare, consumare, sfogarsi. Raramente per elevarsi o per elevare le loro stesse coscienze.

 (Luca Bagatin)

Spesso ho notato che, il compito del politico, è fare, consapevolmente o meno, il male della comunità.

Il politico non è ancora un essere risvegliato, in quanto legato da una parte all'ego individuale e dall'altra a interessi meramente materiali.

(Luca Bagatin) 

Il limite di comunismo occidentale è aver considerato il fascismo un crimine e non il fascismo come una delle degenerazioni confuse del capitalismo.

Il limite del comunismo occidentale è non aver colto il carattere nazionale, populista e patriottico del socialismo sovietico e aver dunque tentato di adattarlo alla realtà occidentale.

Il limite del comunismo occidentale è non aver considerato il capitalismo borghese un crimine e, quindi, aver rifiutato alla radice i valori borghesi e materialisti della Rivoluzione Francese.

Opposti alle rivoluzioni socialiste, populiste e sovietiche russe del 1905 e del 1917, che hanno posto alla guida i valori proletari e del Quarto Stato.

Tali valori sono tipici delle comunità arcaiche e spiritualmente più evolute, ovvero meno legate alla materia, o che ambiscono a rifiutare del tutto la materia e le sue implicazioni involutive.

(Luca Bagatin)

Siamo nel 2021 e nella tv italiana si glorificano ancora le alleanze geopolitiche con gli USA e si trasmettono film e speciali intrisi di cattolicesimo. Ovvero tematiche che erano care al partito clericofascista chiamato Democrazia Cristiana.

Quello che ha sdoganato i crimini peggiori, pur facendo credere di essere un partito democratico e persino cristiano.

La Democrazia Cristiana formalmente non esiste più.

In realtà non ha mai smesso di esistere, perché rappresenta ancora oggi, appieno, la società nella quale viviamo. 

(Luca Bagatin) 

Le immagini sono realizzazioni artistiche del collettivo artistico Doping-Pong (https://www.dopingpong.info)

martedì 14 luglio 2020

"Per un socialismo conservatore e aristocratico". Riflessioni brevi di Luca Bagatin

A differenza della proletaria Comune di Parigi del 1871 e delle rivoluzioni russe socialiste e bolsceviche del 1905 e del 1917, la Rivoluzione Francese borghese del 1789 escluse del tutto il Quarto Stato. Al fine di mettere a capo del Paese una nuova classe di potenti, bottegai e borghesi, appunto
Sono personalmente d'accordissimo con Alain De Benoist, uno dei filosofi che più mi ha aperto gli orizzonti, ovvero unire i valori aristocratici a quelli popolari, contro i (dis)valori borghesi.
I valori aristocratici sono il senso dell'onore, il coraggio, la fedeltà alla parola data, l'esigenza nei confronti di sé, il disinteresse, il senso di sacrificio e della gratuità.
I valori popolari sono anch'essi legati alla terra, sono parte della "decenza comune".
La borghesia, il progressismo liberale, hanno distrutto tutto ciò in nome del mercato e del danaro.
Occorre che aristocratici e Quarto Stato si uniscano per tornare alla Tradizione, al senso di comunità e di amore.

Preferisco il pubblico al privato, ma nel senso di BENE pubblico.
Non mi fido dello Stato o del parastato. Perché, ad oggi, in essi non vedo BENE pubblico, ma ostacolo al bene pubblico.
Quando uno Stato o un ente pubblico saranno al servizio del pubblico avranno per me un senso.
Diversamente, risulteranno dannosi.
E per ottenere il bene pubblico occorrono persone con una mentalità e un'indole improntate al sacrificio, al senso di comunità e al bene comune.
Per questo credo nelle comunità che si sacrificano e rispettano i doveri, molto prima di pretendere diritti.

Credo nelle figure dei "monaci guerrieri", che si immolano per una causa superiore, indipendentemente dal fatto che sia vittoriosa oppure no.
Figure incorruttibili, che combattono incessantemente, senza alcun compromesso.
Che disprezzano la ricchezza e il benessere e che anelano a una società egualitaria, spirituale, fondata sul Sacro e sull'Amore.
In cui l'essere umano viva in armonia con la Natura e non sia né superiore ad essa, né superiore a un altro essere umano.

Luca Bagatin

domenica 1 marzo 2020

Quarto Stato, Prima Internazionale, Terzo Mondo: ovvero AMORE E LIBERTA'

Amo i folli, le persone trasgressive, gli estremisti.
Diffido dei "normali", mi disgustano i moralisti, temo i moderati

 (Luca Bagatin)

Negli ultimi anni abbiamo sentito soffiare, ovunque nel mondo, l'onda del cosiddetto “populismo”. Pensiamo ad esempio al fenomeno dei Gilet Gialli francesi o dello spagnolo Podemos, oppure delle recenti rivolte in Ecuador e Cile.
Ma che cos'è, davvero, il populismo? Originariamente, il populismo, fu un movimento di origine contadina e socialista, nato in Russia alla fine dell'800, in opposizione allo zarismo e all'industrialismo occidentale. Successivamente si sviluppò negli USA con il People's Party e in America Latina con i vari movimenti socialisti di origine popolare, proletaria e contadina, i quali traevano peraltro ispirazione anche dai moti risorgimentali e socialisti dei nostri Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma finanche dall'anarchismo di Bakunin e di Proudhon.
Di questo e molto altro, ovvero di tematiche di scottante attualità politica (dall'economia globale ai temi etici) – pur attingendo al passato storico ed al presente dell'Eurasia, dell'America Latina e dell'Africa – parla l'ultimo saggio di Luca Bagatin, scrittore e collaboratore di numerose testate nazionali online, dal titolo “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta) e con prefazione del principe A. Tiberio di Dobrynia.
L'unico anti-totalitarismo, l'unico anti-capitalismo e anti-liberalismo possibile è il populismo” - spiega Bagatin, rifacendosi al pensiero populista e socialista originario - “Ovvero la politica di popolo e per il popolo; l'autogestione della comunità; la ripartizione equa delle risorse e il superamento dell'ideologia del danaro, del progresso, del lavoro, del piacere effimero, dell'elettoralismo e della rappresentanza. Il punto di arrivo, che è anche quello di partenza, è l'unione tra l'Amore e la Libertà. Ovvero una società di persone emancipate, che si autogestiscono e si autogovernano, senza necessità di sovrastrutture fondate sull'egoismo. Persone che recuperino l'amore per la Natura e per la semplicità del vivere con poco, che è l'essenza di ogni autentica libertà”.
“Amore e Libertà”, prima di essere un saggio, è un pensatoio che Bagatin ha fondato nel 2013 e che è anche il suo blog www.amoreeliberta.blogspot.it. Ha come simbolo (presente anche nella copertina del saggio) la figura centrale di Anita Garibaldi, “una rivoluzionaria moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito della Storia”, come scrive l'Autore nel saggio.
“Amore e Libertà” è dunque una critica al liberal capitalismo, ovvero all'ideologia oggi dominante in Europa, contrapposta alla visione comunitaria, sociale, emancipatoria e socialista tipica di pensatori, filosofi e politici che Bagatin cita nel suo saggio, approfondendone il pensiero: da Giuseppe Garibaldi ad Alain de Benoist; da Pier Paolo Pasolini a Thomas Sankara; da Eduard Limonov a Aleksandr Dugin; da Jean-Claide Michéa a Mu Ammar Gheddafi, Evo Morales, Hugo Chavez, Evita e Juan Peron, José “Pepe” Mujica e molte altre figure storiche che hanno incarnato valori di eguaglianza, sovranità, indipendenza ed amore per i rispettivi popoli.

 
Prefazione di A. Tiberio di Dobrynia
Eretico. Nel senso “che sceglie”. Atto di colui che non cede alle opinioni e alle ideologie comuni.
Eretico, perché libero di scegliere: vincolato solo al suo pensiero e a una via che non conosce bivi incerti, perché pur dentro sentieri battuti è capace di aprirsi piste non convenzionali, nuove quanto ovvie, semplici, ma per ciò stesso incomprese ai molti.
Eretico: così si definisce Luca Bagatin nell’incipit di questo suo nuovo saggio. E lo è, senza finzioni o maschere di compiacenza, tanto da farne della sua eresia intellettuale un sistemico progetto.
Tra etica ed estetica sospesa, forma e sostanza possono riorganizzarsi nell’energia più rivoluzionaria che si possa immaginare: Amore. Amore quale atto di volontà (la “scelta”) e da questo la Libertà, che è fenomeno del primo, perché dall’uno scaturisce l’altra e non viceversa.
Da qui sorge l’idea da parte dell’Autore di fondare il movimento Amore e Libertà – eresia per eccellenza! – un pensatoio fuori dai luoghi comuni, da rotte sclerotizzate, che scorre irrefrenabile su nuove carte nautiche dell’anima. Coniugando costellazioni politiche, storiche, massoniche, sentimentali, erotiche, spirituali, laiche, creative, visionarie, in alternative alchimie antisistema che possano approdare a quell’isola felice (che ancora non c’è) della “Internazionale dell’Amore”, contrapposta alle terre morte e devastate della perdente ideologia materialista del “Lavoro”, da superare con formule e algoritmi spaventosamente semplificati, in una sola definizione: con la “Civiltà dell’Amore”.
Se vogliamo risalire alle idee di liberazione della coscienza alla base del pensiero di Luca Bagatin, a ritroso nel tempo occorre andare sulle tracce di quella cultura underground newyorkese degli anni ’50-’60 che nel fenomeno della Beat Generation trovò il massimo esponente nello scrittore Jack Kerouac, le cui opere hanno segnato un tempo mitico, insieme a Ginsberg, Corso, Ferlinghetti, scuotendo le certezze di un mondo in decadimento con versi forti urlati dalla strada, dagli inchiostri acidi, sui ritmi esistenziali di musiche affacciate all’immaginario, e restituendo all’individuo un valore altro d’indipendenza interiore, e sostituendo all’abbattimento psicologico provocato da un marcio sistema politico e finanziario, un’alternativa e sana follia: capace di ribaltare sterili dogmi e riconquistarsi e riconoscere le proprie stelle.
Da qui, l’Autore percorre esperienze sociopolitiche e di libera creatività che attraversano i momenti più importanti della sua vita, da adolescente prima a maturo pensatore oggi. Ed eccolo negli entusiasmi del primo impegno, vicino ai giovani comunisti, ai verdi, ai circoli ambientalisti, ai radicali, ai repubblicani e liberalsocialisti, ai movimenti laici, spiritualisti, e delle pornostar. E poi ad introspezionarsi e vergare pagine d’argute riflessioni sui temi controversi del capitalismo borghese e del materialismo proletario, sugli aspetti migliori di grandi personaggi più vicini al suo intimo sentire, più vicini al cuore del popolo.
Allora, pagina dopo pagina di Amore e Libertà – critico e irriverente pamphlet sociopolitico – l’Autore evoca con magistrali incantesimi emozionali le rarefatte figure della Triade più emblematica delle principali incarnazioni di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza: Casanova, Garibaldi, Cagliostro. A questi s’alza un coro d’armonia suggestiva, intramontabile di pensiero e idee. Da Mazzini a Simon Bolivar, da Peron a Evita, Chavez, Anita Garibaldi, la Blavatsky e così a seguire…
L’anima dei Popoli ribolle ma l’evoluzione è ribelle. La politica dell’America Latina ha saputo affrancarsi dalle logiche partitocratiche, dai poteri forti che annientano le società civili; da qui dall’oceano, per contro, l’Europa ancora soggiace allo sguardo dell’invisibile Medusa, e l’unione delle genti da tanti intellettuali auspicata, è ancor miraggio nella desertica schiavitù morale ed economica degli stati sopraffattori. Nella letteratura anti sistema, l’Autore non dimentica di argomentare anche con il filosofo francese Alain De Benoist e il suo J’accuse al mostro dalle mille facce del potere bancario e di certa mala politica che lo sostiene, che domina incontrastato il mercato, il libero commercio, la speculazione internazionale, il debito pubblico, controllando e lucrando sulla moneta di scambio come fosse sua esclusiva proprietà, così conducendo gli stati privati della loro sovranità nazionale a perire sotto una montagna di debiti insanabili, e spingendo i popoli inconsapevoli verso il baratro di crisi economiche spesso volute a tavolino, individui da tartassare, dissanguare e distruggere alle fondamenta della loro libertà, dignità, diritti umani.
Una terza via possibile, verso la dorata Civiltà dell’Amore è necessario ricercare, ma interclassista, e non più di scontro di ideologie perverse franate ormai sotto i colpi di una mutata realtà che anela riprendersi sé stessa, interamente, libera d’orpelli di cattivi pensatori e dommatiche zavorre, sì che possa risvegliarsi libera ed evolvere, dal cencio imprigionato d’ogni Adamo, una Umanità Nuova.
A. Tiberio di Dobrynia

Per acquisti del saggio: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
Per contatti con l'Autore: burroughs279@yahoo.it 

lunedì 17 giugno 2019

L'alternativa al totalitarismo materialista e liberale è l'Amore e la Libertà. Ovvero una possibile Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Tematiche come la sovranità nazionale, il populismo, l'impagabilità – per gli Stati – del debito pubblico, la tutela dell'ambiente e delle culture, il superamento del capitalismo, sono di scottante attualità in questi ultimi mesi e anni.
Da diversi anni, con il presente blog ne sto parlando diffusamente – andando al di là delle ideologie e contrapponendomi alle visioni borghesi e moderniste della destra e della sinistra, sorte con la Rivoluzione Francese del 1789, la quale escluse del tutto il Quarto Stato, ovvero i proletari e i contadini.
Da tempo assistiamo a un nuovo avanzare - oltre che a un nuovo risveglio -  dei ceti neo-proletari, ovvero dei precari, dei disoccupati, degli sfruttati dal sistema economico capitalista e finanche di quei soggetti costretti ad abbandonare il proprio luogo di origine per cercare – spesso invano – un “futuro migliore”.
Di tutto ciò ho avuto modo entusiasticamente di sentire parlare anche nelle recenti conferenze romane del filosofo russo Aleksandr Dugin e anche nell'ambito di alcuni circoli socialisti della Capitale che, finalmente, hanno iniziato a parlare di tali tematiche oltre la destra e la sinistra.
Da una ventina di giorni ho dato alle stampe il mio terzo saggio, “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, che raccoglie gli articoli che in questi anni ho scritto e relativi proprio a tali tematiche di attualità, sia a livello politico, storico, geopolitico.
Occorre un risveglio delle coscienze e la prospettiva di una nuova civiltà. Quella che definisco, appunto, Civiltà dell'Amore. Che combatta l'atavica paura dell'uomo per tutto ciò che lo circonda. Che lo liberi dall'egoismo, dal materialismo, dall'odio e dalla violenza, dal razzismo, conseguenze proprio della mente razionale/materiale nella quale l'essere umano è imprigionato e portatrice di ideologie totalitarie, non ultima quella liberale.
Recupero dunque, sotto il profilo storico/politico del populismo delle origini, ovvero del socialismo originario della Prima Internazionale dei Lavoratori e di quello russo di matrice contadina, il quale anticipò di qualche tempo la Rivoluzione bolscevica.
Recupero di una dimensione spirituale dell'esistenza, anti-materialista, gnostica, teosofica, oltre i dogmi religiosi e che vada a riscoprire la natura Divina dell'essere umano, degli animali e delle piante che lo/ci circondano e di ogni essere senziente o non senziente.
Recupero della dimensione comunitaria, sociale, morale dell'essere umano in comunione con la Natura e con tutti i suoi simili.
Un percorso che ha una profonda base psicologica e interiore e che vuole essere una forma di risveglio dei poteri latenti dell'essere umano, delle sue capacità artistiche e spirituali, che sono aspetti molto più importanti e potenti del materialismo di matrice politica e economica.
In questo senso, nel mio saggio, mi sono rifatto al pensiero, alla vita e agli studi di personalità solo apparentemente eterogenee, ma unite da un filo rosso/bianco, come rosso/bianco è il simbolo di questa possibile Civiltà dell'Amore (rosso, il colore del socialismo e della passione, simbolo della Libertà; bianco il colore della purezza del cuore, simbolo dell'Amore): Giordano Bruno; Anita e Giuseppe Garibaldi; Giuseppe Mazzini; Simon Bolivar; Evita e Juan Peron; Gabriele d'Annunzio; Pier Paolo Pasolini; Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Aleksandr Dugin, Eduard Limonov, Moana Pozzi, Thomas Sankara; Mario Appignani; Adriano Celentano, Hugo Chavez; José “Pepe” Mujica e molti, molti altri.
Chiunque voglia immergersi nella lucida visione d'Amore e Libertà, per una Civiltà dell'Amore, può acquistare il mio libro online unicamente a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
Mi auguro che i miei testi possano essere utili, nel loro piccolo, ad un risveglio interiore e ad una riflessione più profonda su tematiche che spaziano dai temi etici sino alla geopolitica. Risveglio interiore e riflessione/discussione interore, che sono le uniche basi per un possibile cambiamento della vita quotidiana di ciascuno di noi.

Luca Bagatin

martedì 9 ottobre 2018

"Oltre il moderno": la denuncia di Alain De Benoist al totalitarismo liberal-capitalista. Articolo di Luca Bagatin

La crescita economica "illimitata", il capitalismo, l'egoismo, la distruzione dell'ambiente, delle culture, delle identità, delle differenze (con la conseguente xenofobia e sciovinismo) sono tutti aspetti dell'ideologia del progresso e della modernità.
Aspetti denunciati dal filosofo francese Alain De Benoist in numerosi interventi e saggi, in particolare nel suo "Oltre il moderno - Sguardi sul terzo millennio", edito alcuni anni fa in Italia da Arianna Editrice.
Il filosofo da sempre ravvisa la necessità di approdare ad una società democratica autentica, ove le differenze siano valorizzate e così il patrimonio ecologico; ove la politica e la sovranità tornino a primeggiare sulla dittatura dell'economia e del danaro. Una società, in sostanza, populista nel senso originario e positivo del termine e non a caso uno dei suoi ultimi saggi è dedicato proprio al troppo ingiustamente bistrattato fenomeno "populista" (al seguente link la mia recensione al suo "Populismo - La fine della destra e della sinistra": http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/08/populismo-lultimo-saggio-di-alain-de.html).
Nel saggio "Oltre il moderno" egli analizza tutti questi aspetti, partendo dalla critica all'ideologia illuminista portata avanti dalla borghese e sanguinaria Rivoluzione Francese del 1789 e contrapponendole gli ideali democratici, federalisti comunitari di Jean-Jacques Rousseau (e di Proudhon), i quali erano in aperta opposizione al liberalismo inglese, ammirato invece dagli illuministi. Alla visione rappresentativa dei liberali, Rousseau, contrapponeva l'ideale democratico diretto, ovvero favorendo il concetto di partecipazione attiva del cittadino alla vita pubblica e politica della propria comunità, del proprio Stato. Anteponendo così una visione patriottica e civica - ovvero non sciovinista - rispetto ad una visione cosmopolita e finanche colonialista tipica del liberalismo anglosassone.
E' da ciò che De Benoist imposta la sua critica al liberalismo, dottrina essenzialmente economica che tende ad infrangere tutti i legami sociali che vanno al di là dell'individuo, la quale ha favorito, nel corso dei secoli, l'avvento della società borghese industriale, post industriale e l'avvento - infine - del capitalismo assoluto, ovvero del mondialismo e dell'attuale globalizzazione, che ha distrutto ogni senso di appartenenza, comunità, sicurezza sociale, legame amicale e sentimentale, offrendo all'essere umano una sorta di supermercato ove tutto ha un prezzo, ove tutto si vende e si acquista, ove ogni cosa e finanche persona è ridotta a merce. Ove, in sostanza, la famiglia è ormai una sorta di piccola impresa, le relazioni sociali una serie di stretegie concorrenziali interessate e la politica un mercato nel quale gli elettori "vendono" il proprio voto al "miglior offerente".

Tutto, nella società liberale borghese, è demandato al mercato ed ai concetti di "utilitarismo" e "individualismo" e tutto gira in funzione di questo: dalla libera circolazione dei capitali a quella delle persone; dalla delocalizzazione delle imprese sino alla distruzione dell'ambiente, alla distruzione di milioni di posti di lavoro ed alla scomparsa dello stato sociale e di quei legami sociali che erano il fondamento di ogni comunità e del suo "bene comune".
L'ideologia giacobina della Rivoluzione Francese, in sostanza, ha sostituito il potere della vecchia aristocrazia con un nuovo potere, quello della borghesia economica e - non a caso - ha escluso del tutto la partecipazione del Quarto Stato, che ha ben pensato di continuare a sfruttare, almeno sino all'avvento di rivoluzioni proletarie quali la Comune di Parigi del 1870 e la Rivoluzione d'Ottobre del 1917, pur episodi assai circoscritti e che hanno influenzato la Storia umana solo in parte.
Con il dominio dell'ideologia liberale e individualista, ogni differenza e identità si è uniformata al modello unico occidentale, nordamericano e bianco e ciò ha fatto riaffiorare nuovi sciovinismi e xenofobie, i quali hanno origine - come afferma De Benoist - non dagli immigrati, bensì dalla totale perdita di identità degli stessi autoctoni. Si crede - scrive De Benoist - di fortificare il sentimento nazionale fondandolo sul rifiuto dell'Altro. Dopodiché, una volta presa l'abitudine, si finisce con il trovare normale il rifiuto dei propri compatrioti.
E' perciò che il filosofo francese ritiene che una società cosciente della propria identità - che è anche affermazione della differenza - possa essere forte solo quando antepone il bene comune all'individualismo, anteponendo convivialità e generosità rispetto alla concorrenza ed al sistema del danaro.
E' proprio in nome dell'affermazione delle differenze che De Benoist critica il nazionalismo sciovinista (che in Francia nell'800 ha avuto origini repubblicane e liberali) e promuove la valorizzazione e rivitalizzazione delle autonomie culturali e linguistiche, oggi particolarmente oppresse in Francia in nome dell'unità nazionale e dell'ideologia giacobina del 1789 (qui fa riferimento in particolare alla cultura bretone e corsa, ancora oggi viste con sufficienza e spesso disprezzo in Francia).
Unitamente a tali aspetti De Benoist analizza il fenomeno ecologista - trascurato sia nel mondo capitalista che comunista - ravvisando nei movimenti Verdi europei la ricerca di recupero della valorizzazione delle differenze, delle identità, delle culture, assieme al recupero della natura intesa come bene pubblico, dell'ecologia profonda in antitesi rispetto a certo riformismo "ecologico", che si limita a contenere i danni all'ecosistema solo in quanto questi potrebbero rallentare il processo economico e dunque l'interesse del ricco borghese, per dirla più prosaicamente.
Egli mette peraltro in parallelo la sensibilità ecologista con quella religiosa, ravvisando - esattamente come scrisse lo storico statunitense Lynn White Jr. - nelle religioni monoteiste una visione antropocentrica e quindi scarsamente o per nulla sensibile nei confronti dell'ambiente - in quanto il Dio giudiaico-cristiano, come indicato nelle Scritture, ha stabilito che l'Uomo può disporre dell'ambiente e degli animali a suo piacimento - rispetto invece ai culti orientali, gnostici e pagani, fondati sull'armonia del Cosmo e dell'unione fra Essere Umano e Natura, che è anch'essa vista come manifestazione del Divino e quindi come tale deve essere salvaguardata, difesa e amata.
Per concludere, Alain De Benoist, denuncia la mondializzazione capitalista ed il sistema dei media, ad esso peraltro correlata. La prima ha reso gli Stati ed i governi stessi - in particolare quelli del Terzo Mondo (grazie alle politiche di deregulation della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale) schiavi del debito pubblico (impagabile, come dimostrato dallo stesso De Benoist in altri saggi) e del sistema del mercato globale, assoggettati alla volontà stessa delle multinazionali al fine di attrarre investitori. E dunque li ha privati di ogni reale sovranità.
Il sistema dei media, invece, come peraltro già profetizzato e denunciato dal nostro Pier Paolo Pasolini negli Anni '70, omologano i telespettatori, ovvero li rendono schiavi del sistema del consumo, ipnotizzandoli e rendendoli acritici, spoliticizzati, permeabili a qualsiasi immagine o manipolazione imposta loro dal mercato, sin dalla più tenera età. E ciò sembra peraltro fare lo stesso internet che, lungi dall'essere diventato luogo di libertà, comunicazione e approfondimento, sembra utilizzare e veicolare gli stessi messaggi sensazionalistici, gli stessi luoghi comuni, le stesse modalità del mezzo televisivo (si pensi all'assurdo fenomeno mediatico, mediocre e commerciale degli e delle "influencer"), creando e ricreando una realtà non così dissimile da quella descritta da George Orwell nel suo "1984".
Quello denunciato da De Benoist - filosofo in grado di coniugare valori di destra con idee di sinistra - è, in sostanza, una sorta di totalitarismo moderno liberal-capitalista che domina menti, corpi e ambiente, in maniera quasi silenziosa, ma costante.

Luca Bagatin