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sabato 21 marzo 2026

Un Referendum su una Riforma Bluff. Articolo dell'ex Sen. Giorgio Pizzol

 

Una Legge Costituzionale scritta per Non entrare mai in vigore

Cominciamo leggendo il testo della Legge sottoposta al Referendum dall’ultimo articolo.

Articolo 8 Disposizioni transitorie

  1. Le leggi sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare sono adeguate alle disposizioni della presente legge costituzionale entro un anno dalla data della sua entrata in vigore.
  2. Fino alla data di entrata in vigore delle leggi di cui al comma1 continuano a osservarsi,  nelle materie ivi indicate, le norme vigenti alla data di entrata in vigore della  presente legge costituzionale.

In sintesi l’articolo dice: questa legge di Riforma della Costituzione non entrerà in vigore se non dopo l’emanazione di una serie di leggi ordinarie (non di riforma costituzionale) che avranno dettato nuove norme: sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare.

Usando una metafora descriviamo il discorso come segue. Questa riforma è un’automobile nuova con un motore nuovo. Ma l’automobile non potrà funzionare ed essere usata se non dopo che le sarà cambiato il vecchio motore con un motore nuovo che deve ancora essere costruito.

Chiunque legga questo articolo si domanda: perché, prima di fare la riforma non sono state approvate le leggi ordinarie nelle materie su indicate?

A questa domanda si deve rispondere così. Con una nuova normativa sull’Ordinamento giudiziario e sulla Giurisdizione disciplinare non sarebbe più necessaria una riforma della Costituzione.

Tornando alla metafora. Una volta costruito il motore nuovo lo si installa nell’automobile vecchia, che col nuovo motore può essere considerata nuova.

Il testo dell’art. 8 della legge di riforma rende il Referendum privo di senso

Quel che è comunque certo è questo. L’articolo in questione rende privo di senso il Referendum.

Che vinca il Sì o il No tutto resterà esattamente come è oggi. Non ci sarà nessuna riforma della Costituzione. Non ci sarà:

1) la separazione delle carriere, con la corrispondente creazione di un doppio C.S.M., uno per la magistratura giudicante, l’altro per la magistratura requirente;

2) la riforma del sistema elettorale dei due Consigli superiori della magistratura;

3) l’istituzione dell’Alta corte disciplinare.

Soprattutto non ci sarà un miglioramento delle gravissime disfunzioni dell’amministrazione della Giustizia in Italia. Di cui abbiamo notizia, tra molte altre fonti dal libro Alle 4 del mattino, libro che raccoglie cento storie vere di vite stravolte da errori giudiziari: arresti all’alba, famiglie spezzate, reputazioni distrutte. Un libro che dà VOCE a chi è finito nel tritacarne della giustizia senza aver fatto nulla”. Presunto innocente.

O dal libro MAGISTRATI L’ULTRACASTA di Stefano Livadiotti Magistrati L’Ultracasta Stefano-Livadiotti Secondo questo autore “Quella dei Giudici e dei Pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica.

In particolare ci parla del CSM il libro di Alessadro Sallusti Il Sistema Palamara.  La Feltrinelli Il Sistema di potere, politica, affari. Alessandro Sallusti Luca Palamara

Da queste letture si comprende che  la causa del grave malfunzionamento della giustizia italiana è una sola. Ed è costituita dal fatto che un certo numero di Magistrati (non tutti ovviamente) svolgono il loro lavoro violando i loro obblighi istituzionali e perciò abusando del loro potere. Ma per questo comportamento non vengono mai chiamati a rispondere né davanti al Consiglio Superiore della Magistratura né davanti al Giudice ordinario ai sensi della L. 117/1988  (Legge sulla responsabilità civile dei Magistrati).

Far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.

Ciò osservato, constatiamo che per contrastare il malfunzionamento della giustizia sarebbe necessario soltanto far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.

Non si tratta quindi di riformare le leggi (e tanto meno la Costituzione) che regolano la Magistratura – requirente e giudicante – si tratta di far rispettare le leggi vigenti per lo svolgimento delle funzioni dei magistrati.

Tornando alla nostra metafora, diremo: l’automobile funzionerebbe bene col motore attuale e non ha bisogno di un motore nuovo. Non funziona perché l’autista non la usa correttamente.

Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum.

In conclusione. Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum. Se si vuole davvero che l’amministrazione della giustizia funzioni si facciano funzionare le leggi che dispongono in materia di disciplina e di responsabilità civile dei giudici.

Per questo scopo devono impegnarsi: innanzitutto gli stessi Magistrati, il Governo, il Parlamento,  i Mezzi di informazione e comunicazione; i cittadini tutti che devono sentirsi responsabili del buon funzionamento della Costituzione e delle leggi come vuole l”art.  54 della Carta.

Giorgio Pizzol 

lunedì 17 novembre 2025

In Ecuador confermata, dai referendum, la Costituzione introdotta dal socialista Correa. In Cile, alle presidenziali, vince al primo turno la comunista Jara. Articolo di Luca Bagatin

L'Ecuador, che, con le elezioni dell'aprile scorso, sembrava aver virato verso la destra liberal capitalista filo statunitense, eleggendo al secondo turno Daniel Noboa, domenica 16 novembre scorso, votando 4 NO ai referendum, ha dato una spallata tanto a Noboa, quanto alle mire degli USA sul Paese e confermato la Costituzione vigente.

Una Costituzione fortemente voluta dal governo socialista di Rafael Correa (costretto da anni all'esilio in Belgio, per persecuzione politica nel suo Paese) nel 2008 e già allora votata a maggioranza dai cittadini.

Con un'affluenza di oltre l'80%, i cittadini ecuadoriani si sono espressi: contro l'istituzione di basi militari e strutture straniere nel Paese con il 60,58% dei NO; contro il finanziamento pubblico ai partiti con il 58,7% dei NO; contro la riduzione del numero dei componenti dell'Assemblea legislativa e la loro elezione secondo nuovi criteri con il 53,46% dei NO; contro la convocazione e l'insediamento di un'Assemblea Costituente per redigere una nuova Costituzione con il 61,58% dei NO.

Fra i primi a complimentarsi con il risultato, il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, il quale, in un post su X, ha affermato: “Un voto contrario del 60% alla proposta del governo dimostra qualcosa che ho detto personalmente a Noboa: in Ecuador può esserci un dialogo nazionale che ci permetta di difendere il Paese dalle mafie che lo stanno travolgendo”.

Ed ha aggiunto: “Il popolo ha votato No alle basi militari straniere sul territorio ecuadoriano, dovremmo cercare modi istituzionali migliori per coordinare le nostre forze militari e di polizia contro le mafie che oggi sono il nostro principale nemico”.

Concludendo: “Ora credo molto più fermamente che il potere costituente conferito ai popoli che facevano parte della Gran Colombia consentirebbe la formazione di una confederazione, la quael potrebbe risolvere problemi comuni e farci acquisire molta più forza come nazioni confederate”.

A complimentarsi per il risultato, anche il Ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil, che ha parlato di “Grande vittoria per la dignità dell'Ecuador”. E, ricordando i rivoluzionari latinoamericani anti-imperialisti più celebri, ha aggiunto: “inviamo le nostre più sentite congratulazioni e i nostri migliori auguri al popolo ecuadoriano, erede della grande patriota e rivoluzionaria Manuela Sáenz e del generale Eloy Alfaro”, sottolineando come l'Ecuador si sia ribellato alle “politiche servili promosse da un governo corrotto legato al narcotraffico, ottenendo una vittoria politica storica”.

Risultato storico anche alle elezioni presidenziali in Cile, tenutesi lo stesso 16 novembre scorso, alle quali, al primo turno, ha vinto la candidata comunista della coalizione socialista, socialdemocratica, radicale, comunista e democratico cristiana “Unidad por Chile”, Jeannette Jara, ottenendo il 26,85% dei voti, contro il 23,92% del candidato dell'estrema destra pinochetista José Antonio Kast.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 10 giugno 2025

Riflessioni socialiste, massoniche e democratiche sul presente. Di Luca Bagatin

  

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/670930/ritratti-del-socialismo/  

Massoneria e Socialismo sono metodi e valori troppo seri e elevati per lasciarli nelle mani di "massoni" e "socialisti".

(Luca Bagatin)

Alle elezioni ci sono gli sbarramenti.

Ai referendum c'è il quorum.

Milioni di voti di cittadini italiani non considerati.

Cosa che mi capita da quando ho iniziato a votare (e sono ben oltre vent'anni).

Poi dicono che in Italia c'è democrazia.

Ah sì?

Personalmente non me ne sono accorto.

(Luca Bagatin) 

La mia ironia deriva spesso dalla disillusione nei confronti del genere umano.

Che, per la maggior parte, ama inseguire desideri materiali, lanciare invettive e fottere il prossimo (se e quando gli è possibile).

La maggior parte del genere umano fa questo, anziché adoperarsi per crescere interiormente, studiare, elevarsi.

Se lo fa, lo fa solo per proprio tornaconto.

Ho immensa pena per il genere umano, che non capisce nemmeno il perché, spesso, gli capita di essere comandato a bacchetta, anziché essere libero di fare ciò che vuole.

(Luca Bagatin) 

Non c'è alcuna incoerenza fra l'essere socialista democratico, garibaldino, mazziniano, bonapartista, peronista, socialista del XXI Secolo e dengista.

Perché?

Perché tutti questi aspetti sono uniti da:

Giustizia sociale;

Sovranità nazionale;

Unione fra capitale e lavoro;

Interclassismo;

Società ordinata;

Cooperazione internazionale.

(Luca Bagatin) 

"Non si interrompe un'emozione" è lo slogan che coniò Federico Fellini, denunciando la pubblicità commerciale in televisione, in particolare nei film.

La pubblicità commerciale è la negazione dell'arte e dell'intelligenza umana.

Un pubblicitario potrebbe usare il suo ingegno non già per veicolare bisogni indotti, a coscienze addormentate, ma per elevare le coscienze. E risvegliarle.

L'arte è questo.

Il resto si chiama in ben altro modo.

(Luca Bagatin) 

A volte penso che, il cosiddetto Occidente liberal capitalista, abbia preferito diventare ignorante (distruggendo in primis la scuola pubblica e la cultura in generale) per non fare i conti con la propria Storia.

Che è razzista, suprematista bianca, fintamente democratica (lo è solo esteriormente).

Lo dico dopo anni di analisi. Essendo stato, in gioventù, uno che credeva all'Occidente liberal capitalista.

Che ha tradito completamente i suoi valori.

Valori che, in realtà, non ha mai avuto davvero.

Fu solamente grazie ad alcune correnti spirituali, come la Massoneria, che si ebbe democrazia e libertà.

Massoneria non a caso perseguitata.

E lo è, a vario titolo, anche oggi.

O è stata persino svuotata di significato da parte di boriosi che non comprendono né i Rituali né i Simboli.

(Luca Bagatin)

Una delle ragioni per le quali ho iniziato, negli anni, ad apprezzare la Cina, cercando di approfondirla, è il fatto che per i cinesi la Storia è importante.

Non la dimenticano. Per loro è un punto di riferimento. Per il passato e il presente.

Da noi la Storia è qualcosa di vago, relegato al passato. La si studiacchia a scuola e nulla di più.

E non impariamo nulla da essa.

Mentre i cinesi, un po' come gli Apprendisti Libero Muratori nelle Logge, ascoltano e osservano, in silenzio, noi, come gli stolti, apriamo bocca e le diamo fiato.

Su qualsiasi argomento. Solo perché ne abbiamo sentito dire. Senza approfondimento. Senza osservazione.

Siamo ignoranti, infantili. E non apprendiamo nulla. Sappiamo solo denigrare, distruggere.

Quando, in realtà, facciamo solo sfoggio della nostra stupidità e insipienza profana.

(Luca Bagatin) 

domenica 11 novembre 2018

Autogestiamo i servizi pubblici. Articolo di Luca Bagatin

L'11 novembre i cittadini romani sono stati chiamati a votare un referendum consultuvo sul trasporto pubblico urbano. I sostenitori del Sì, in sostanza, vorrebbero che il servizio di trasporto pubblico fosse svolto - attraverso una gara d'appalto - da soggetti privati; mentre i sostenitori del No vorrebbero mantenere la cose come stanno oggi, ovvero mantenere il servizio di trasporto nelle mani della società pubblica Atac.
La società pubblica Atac, si noti, fu fondata dal Sindaco mazziniano Ernesto Nathan - il miglior Sindaco che la Città Eterna abbia avuto sino ad oggi - allo scopo di garantire il servizio di trasporto a tutti, a prezzi calmierati.
E' chiaro che, il privato, vuole fare profitto e non è certo sinonimo di efficienza. Prova peraltro ne è la volontà della Gran Bretagna di fare marcia indietro relativamente alle varie concessioni e privatizzazioni del comparto pubblico, le quali hanno portato ad aumenti delle tariffe, riduzione della produttività e dell'occupazione. Al punto che la Gran Bretagna ha ri-nazionalizzato - almeno temrporaneamente - parte del servizio ferroviario.
La malagestione di Atac è tutta politica, ovvero relativa al malgoverno delle giunte di destra-sinistra succedutesi negli anni, le quali dovrebbero essere richiamate a risponderne, e non ha nulla a che vedere con l'inefficienza nel pubblico.
Già quattro anni fa, a gennaio del 2015, scrissi un articolo - pubblicato anche dal quotidiano nazionale L'Opinione (http://amoreeliberta.blogspot.com/2015/01/assenteismo-e-disservizi-autogestiamo-i.html - http://www.opinione.it/politica/2015/01/11/bagatin_politica-11-01) - parlando della questione servizi pubblici nella Capitale, proponendo una strada ancora mai attuata, ma che potrebbe essere estesa a tutta Italia e, ancor meglio, a tutta Europa, ovvero l'autogestione dei servizi pubblici da parte dei cittadini.
In particolare scrissi: "(...) Occorrerebbe abolire il perverso sistema delle gare d'appalto, foriero nel nostro Paese di corruttela, ovvero occorrerebbe far gestire i servizi pubblici direttamente ai cittadini stessi, attraverso apposite assemblee alle quali i residenti dei rispettivi Municipi potrebbero partecipare. In questo modo, ovvero rendendo i vari enti (Ama, Atac, Acea...) completamente autogestiti dai cittadini medesimi, il personale preposto – composto a sua volta di cittadini con pari diritti e doveri – diverrebbe a quel punto responsabile diretto nei confronti del servizio offerto. Se un dipendente è sgarbato o inefficiente, insomma, ne dovrebbe direttamente rispondere al cittadino a cui ha offerto il servizio inadeguato, pena una decurtazione dello stipendio o un possibile rischio di licenziamento.
In questo modo, finalmente, i vari enti pubblici – a Roma, ma volendo questa cosa potrebbe essere estesa a tutte le città italiane – non sarebbero più soggetti al controllo politico, ovvero non rientrerebbero più nella cosiddetta “macchina del consenso” che, spesso, ha favorito l'assunzione dei cosiddetti “amici degli amici”.
Le assunzioni potrebbero anzi avvenire semplicemente in modo trasparente, diretto, controllabile da parte di ogni cittadino residente, anche online volendo. Ed i servizi erogati, essendo controllati/autogestiti dai cittadini medesimi, difficilmente potrebbero risultare scadenti proprio in quanto a scapito del singolo e dunque della collettività nel suo complesso.
Una proposta semplice, radicale, solo apparentemente utopistica in quanto siamo troppo abituati a delegare agli altri, anziché assumerci le nostre responsabilità.
La medesima cosa vale peraltro per i sistemi elettorali: noi deleghiamo sempre ad altri, ai politici, ai governanti, con un voto che, di fatto, va spesso a favorire/eleggere il più ricco, il più paraculo, il politico che sa vendersi (o svendersi) meglio. Ma che, alla fine, si fa gli affari suoi e che spesso non ha mai lavorato in vita sua !
Diversamente, con un sistema ricalcato sull'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero fatto di assemblee popolari, di quartiere, senza un governo centrale e centralizzato, il cittadino-contribuente sarebbe costretto ad assumersi le sue responsabilità: civiche, civili, politiche, ideali, pecuniarie e così via.
Esempio di autogestione da parte dei cittadini - anche delle imprese private peraltro, oltre che di diversi servizi pubblici - esistono peraltro da diversi anni in America Latina (in Venezuela e Uruguay in primis). Paesi con una cultura peraltro non così dissimile dalla nostra ed ove sino ad alcuni decenni fa la corruzione politica la faceva da padrone.
Oltretutto è da Porto Alegre in Brasile che si è avuta, nel 1989, la prima esperienza di bilancio parcetipativo, ovvero la parcecipazione attiva dei cittadini nell'elaborazione della politica municipale".
Un sistema di autogestione in grado di superare sia le inefficienze della politica che la volontà di profitto del privato. Un sistema che potrebbe essere esteso ad ogni settore a livello europeo: dalle costruzioni pubbliche, passando per il settore dell'energia e della telefonia. Un sistema socialista partecipativo e dunque pienamente democratico ed al servizio del cittadino, il quale avrebbe tutto l'interesse di mantenerlo sotto controllo ed efficiente. Con tariffe calmierate, basse e fisse, ovvero alla portata di tutti ed il cui scopo sarebbe unicamente il servizio della comunità per la comunità medesima.

Luca Bagatin

giovedì 1 dicembre 2016

"Johannes delle Grandi Sabbie", romanzo spirituale di Pier Carpi. Articolo di Luca Bagatin

Immaginate un mondo senza guerre, senza povertà, senza carestia, senza contrapposizioni fra religioni, ma anche senza autentica libertà, soggiogato da esseri alieni da oltre un secolo.
Questo lo scenario di “Johannes delle Grandi Sabbie” (Malipiero editore), il romanzo per ragazzi scritto da Pier Carpi nel 1979, di cui sono venuto in possesso tramite un amico, già collaboratore dello scrittore e che ne conserva la memoria storica e l'archivio in quel di Mantova.
Johannes è un ragazzo che vive la realtà sopra descritta, come se per lui fosse la normalità. Una normalità imposta dai Vis, appunto, gli esseri alieni che da un secolo hanno invaso il pianeta Terra.
Ma com'era la Terra prima dell'invasione dei Vis ?
Un pianeta ove la violenza, le guerre ed il potere dei governi soggiogava l'individuo. Un pianeta ove la scienza era al servizio del potere e non già dell'essere umano. Un pianeta ove, ad ogni modo, un forte movimento di giovani, di attivisti per la pace e per l'ambiente si stava costituendo e stava prendendo coscienza di sé. Un movimento contro i governi e contro la scienza al servizio del potere, per un nuovo umanesimo spirituale.
Purtuttavia accadde che la Terra fu invasa dai Vis. I quali portarono ordine al caos, abolirono la violenza gratuita, ma stabilirono che le guerre dovessero essere “programmate”. Si istituirono pertanto delle guerre organizzate in appositi Stadium, ove gli individui potevano scegliere liberamente di combattere fra loro per questa o quell'altra fazione.
I Vis inoltre, oltre ad aver reso la Luna completamente nera, abolirono il danaro, lo sostituirono con delle conchiglie che diedero in abbondanza a tutti i popoli della Terra. I Vis imposero alle grandi Religioni della Terra di abolire la sepoltura dei corpi ed imposero la cremazione, purtuttavia incontrando la disapprovazione di quasi tutte le Religioni. E, via via, i Vis vollero addirittura cancellare negli individui la stessa idea di Dio.
Ma chi era in realtà Johnannes, il giovane abitante delle Grandi Sabbie ? E chi era Magda, la ragazza che incontrerà nel suo cammino e gli farà prendere coscienza di sé e delle sue vere origini ?
Johannes non è un ragazzo di questa Terra, bensì è figlio del Resuscitatore e della Strega Dema, scacciata da tutti – sulla Terra - solamente in quanto aveva sul corpo una voglia di pipistrello.
Johannes, aiutato da Magda (anche nelle vesti de La Suprema-guerriera amazzone) e dall'uomo a cui Dema l'aveva affidato da bambino, ovvero il saggio Cornelius, riuscirà a comprendere che un mondo apparentemente perfetto, ma privo di libertà e di spiritualità, non è un mondo nel quale vale la pena vivere.
Per cui Johannes deciderà di combattere il potere dei Vis e scoprirà il vero volto di suo padre, il Resuscitatore, ovvero lo scienziato Aldous Ghermal, colui il quale si rivelerà essere il capo dei Vis, ovvero la mente di una grande cospirazione mondiale che aveva fatto credere agli uomini di essere soggiogati dagli alieni.
I Vis, in realtà, non erano altro che scienziati ribellatisi al potere dei governi mondiali e, attraverso la loro scienza, avevano deciso di creare un mondo perfetto, costruendo ad arte una finta invasione aliena. Aldous Ghermal, purtuttavia, si era pentito di quel progetto che, nei fatti, soggiogava l'umanità e la costringeva ad una nuova schiavitù. Per questo risvegliò in Johannes la sua coscienza e gli propose di scegliere: Johannes solo, quale ultimo vero erede dei Vis, aveva ora il potere di decidere se prolungare il dominio degli scienziati-Vis sulla Terra, oppure farla tornare alle origini.
Johannes, con saggezza, fece tornare la Luna di nuovo bianca ed i campi tornarono rigogliosi di grano. Il libero arbitrio era ripristinato.
“Johannes delle Grandi Sabbie”, opera minore di Pier Carpi, che pur con essa vinse il Premio Selezione Bancarellino del '79, più che un romanzo per ragazzi è un romanzo spirituale, filosofico, finanche religioso e politico. E' un romanzo alla ricerca dei nostri limiti, dei limiti umani e delle scelte che l'individuo si trova a compiere durante il suo cammino. Ovvero il mistero della vita. Una vita intrisa - prima di tutto - di spiritualità, della ricerca del Divino, ovunque Egli sia.

Luca Bagatin

martedì 22 novembre 2016

Riflessioni antimaterialiste di Luca Bagatin sulla passione, sull'economia del dono e della decrescita. Per una (possibile) Civiltà dell'Amore

Se tutta l'umanità annientasse e trascendesse il suo ego, l'economia del dono tipica delle società matriarcali e spiegata dall'antropologo Marcel Mauss sarebbe una realtà. E così l'economia della decrescita tanto cara a Serge Latouche.
I materialisti, capitalisti, liberali e marxisti, non sono in grado di comprendere questo.
Personalmente riconosco la superiorità morale del povero sul ricco e ritengo che il ricco debba per forza essere al servizio del povero, sino al punto in cui povertà e ricchezza non esisteranno più e vi sarà - al loro posto - una comunità di eguali e dunque di liberi. Ma ciò sarà possibile solo rigettando le empie ideologie umane, comprendenti anche le religioni monoteiste istituzionalizzate.
Dall'ideologia nasce solo violenza e divisione.
I comunisti post-marxisti e tutta la sinistra in genere, purtroppo, disprezzano la povertà ed infatti, una volta giunti al potere, finiscono per diventare capitalisti e si alleano o diventano esattamente come i liberali. Ce lo insegnò Pier Paolo Pasolini nel suo discorso ai giovani sull'edonismo sessantottino. Lo abbiamo visto in tutto l'Occidente.
La povertà non va combattuta in sé, ma compresa, appresa, vissuta. Personalmente ho imparato tutto dalla povertà.
I ricchi, i borghesi, i polticanti ideologizzati, invece, si fanno grandi attraverso lo sfruttamento dei poveri per accrescere la loro bramosia materiale. Costoro ricercano potere, ricchezza, agi, desideri illimitati. E' per questo che, una sana filosofia della decrescita, rispettosa dell'umanità e della comunità, non può che osteggiare tutto ciò.

Ho da sempre idee di sinistra e valori di destra. Oppure, viceversa, idee di destra e valori di sinistra.
Credo nella giustizia sociale e nella democrazia intesa come "governo di popolo e per il popolo" tanto quanto nell'eroismo, nelle identità e nei doveri verso patria e umanità.
Sono della scuola, in sostanza, di Alain De Benoist, Giuseppe Mazzini, Anita e Giuseppe Garibaldi, Evita e Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Eduard Limonov, Simon Bolivar e molti altri pensatori, condottieri, patrioti.

La passione brucia tutto ciò che trova.
Se sei una persona appassionata rischi di bruciare e di bruciarti.
Per questo devi indirizzare le tue energie in grandi imprese. Senza fermarti mai. E soprattutto senza curarti del successo o dell'insuccesso.

venerdì 18 novembre 2016

Sul referendum e la democrazia popolare diretta (dal "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi)

Il referendum è una frode contro la democrazia.
Quelli che dicono “Si” e quelli che dicono “No” non esprimono di fatto la loro volontà, ma sono stati imbavagliati in norme del concetto di moderna democrazia. E’ permesso loro dire una parola soltanto: “Si” o “No”. Questo è il sistema dittatoriale più oppressivo e crudele.
Colui che dice “No” dovrebbe poter motivare la sua risposta e spiegare perché non ha detto “Si”. Colui che ha detto “Si” dovrebbe poter giustificare la sua scelta e spiegare la ragione per cui non ha detto “No”. Ognuno dovrebbe poter dire ciò che vuole ed esprimere le ragioni del suo consenso o del suo rifiuto.
Qual’è, allora, la via che le società umane devono seguire per liberarsi definitivamente dalle epoche dell’arbitrio e della dittatura ? Poiché, nella questione democratica, il problema insolubile è quello dello strumento di governo, problema che si esprime nella lotta tra i partiti, le classi o tra individui, dato che l’invenzione dei metodi elettorali e del referendum non è altro che un tentativo di camuffare l’insuccesso di questi esperimenti, che non riescono a risolvere questo problema, ne consegue che la soluzione è nel trovare uno strumento di governo diverso dagli attuali, che sono causa di conflitto e che rappresentano solo una parte della società.
Si tratta, dunque, di trovare un sistema di governo che non sia il partito, la classe, la setta o la tribù, ma che sia il popolo nel suo insieme e che, quindi, non lo rappresenti e non si sostituisca ad esso. “Nessuna rappresentanza al posto del popolo”, “la rappresentanza è un’impostura”.
Se fosse possibile trovare questo sistema di governo il problema sarebbe risolto. La democrazia popolare sarebbe realizzata e le società umane avrebbero posto fine ai tempi dell’arbitrio e ai sistemi dittatoriali che sarebbero sostituiti dal potere del popolo.
Il “Libro Verde” presenta la soluzione definitiva del problema dello strumento di governo; indica ai popoli il modo per passare dall’era della dittatura all’era della vera democrazia. Questa nuova teoria si fonda sul potere del popolo, senza alcuna rappresentanza né sostituto. Attua una democrazia diretta, in modo organizzato ed efficace. Differisce dal vecchio tentativo di democrazia diretta che non ha trovato realizzazioni pratiche e che ha mancato di serietà a causa dell’assenza di un’organizzazione di base popolare.

lunedì 14 novembre 2016

"Democrazia è autogoverno. Libertà è essere liberi di godere del proprio tempo". Riflessioni di Luca Bagatin

Il tempo non dovrebbe essere danaro, ma libertà di godere del proprio tempo.
Sino a che saremo soggetti al sistema del danaro non vi potrà essere alcuna libertà.



In America Latina il populismo ha permesso a molta gente di mangiare, istruirsi, liberarsi dal giogo delle oligarchie.
In Europa invece si teme il populismo, ma non i soliti politicanti che gli europei votano da decenni. 
Prendere in mano il proprio destino sembra, purtroppo, spaventare i più.



Il fatto che non tutti siano d'accordo sull'elezione di Trump (ma si sarebbe potuto anche trattare di un altro Presidente) dimostra che le elezioni non sono un sistema democratico.
L'unica democrazia possibile è dare alle persone la possibilità di auto-rappresentarsi e di auto-governarsi. Ascoltando e dando spazio alle opinioni ed alle proposte di tutti.



Ogni qual volta sento parlare un “politico del fare” mi preoccupo.

Molto meglio che un politico faccia il minor danno possibile. 
Al massimo che esegua la volontà del popolo. Senza escludere nessuno.

lunedì 17 ottobre 2016

"Amore = Libertà. Comunismo & Liberalismo = Oppressione". Riflessioni di Luca Bagatin

Sono sempre stato un sostenitore dell'emancipazione sociale e della libertà personale.
Da ragazzino pensavo di trovare la prima nel comunismo e la seconda nel liberalismo.
Mi sono completamente sbagliato, trovandovi infatto solo l'opposto dell'emancipazione e l'opposto della libertà.
Per questo ho scelto la terza via di Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it. www.amoreeliberta.altervista.org)




Uscire dal Patto Atlantico, già reo dei bombardamenti in Iraq, Libia, Siria ed oggi protagonista delle manovre ai confini russi, appare come l'unica scelta sensata per i sinceri democratici e gli amici dei popoli.

Ogni giorno scopro come liberali e comunisti vadano a braccetto in nome di "verità" e "totalitarismo".
Le persone, ad ogni modo, hanno altri sogni e bisogni rispetto a queste sciocche ideologie onanistiche ed autoritarie.

giovedì 29 settembre 2016

"Pornocrazia": riflessione by Luca Bagatin

La differenza fra mondo politico e pornografia è in realtà sottile.
Viviamo infatti in una pornocrazia e in una società pornocratica, solo che non ce ne rendiamo conto e continuiamo - pornograficamente - a partecipare a questo sedicente caravanserraglio "democratico" definito, di volta in volta, "elezioni politiche" o "referendum" o "istituzioni".
Il porno ha perduto la sua carica erotica nel momento in cui si è istituzionalizzato, ovvero è diventato un canale commerciale per menti amebizzate e desideranti.
La politica non è più democratica da quando ha abbandonato il sistema dell'Agorà Greca.

(Luca Bagatin)

giovedì 8 settembre 2016

SurRenalità by Luca Bagatin

Nella mia vita scolastica ho preso diversi sei in condotta, ma mai sei nell'anima come Gianna Nannini.
Ho preso sei avendo l'anima del discolo ma non ancora - ai tempi almeno - l'ernia del disco.
Al disco ci avrebbe pensato Gianna Nannini che - dal 1976 al 2014 - di dischi ne avrebbe incisi ben diciannove, senza contare i singoli.
Meglio singolo che mal accompagnato.
Meglio single che una sigla dei cartonianimati - tipo "Holly e Benij" - incisa su di un disco di platino.
Maglio pepe&sale che biondo platino.
A 37 anni non si è più biondi come un tempo.
CaSPIta.


Sono un appassionato di aviazione e, quindi, se avessi una figlia potrei chiamarla Verba.
Verba potrebbe infatti diventare un'aviatrice provetta, perché lo sanno tutti che Verba volant.

mercoledì 10 agosto 2016

Populismo, Amore e Libertà. Riflessioni (populiste) di Luca Bagatin

Se Deputati e Senatori percepissero uno stipendio di massimo mille euro mensili, si risparmierebbero milioni di euro ai contribuenti.
Un referendum in tal senso sarebbe l'unico veramente serio da fare.


I comunisti italiani, storicamente, sono sempre stati borghesi e non hanno mai voluto superare davvero il capitalismo. Se lo avessero fatto avrebbero cessato di esistere. E ciò non era per loro conveniente.



I migliori rapporti d'amore sono quelli che non nascono, ma rimangono nel cuore delle persone amate e che si amano.



I sogni non aiutano a vivere meglio, ma sono decisamente più stimolanti della realtà materiale che ci circonda.

Rosy Bindi & gli elenchi dei massoni italiani: l'ennesima conferma che paghiamo politici per fare indagini su gente onesta, mentre i veri colpevoli/disonesti (Pier Paolo Pasolini insegnò), tutt'altro che occulti, rimangono a piede libero.




Ritengo che nelle istituzioni ci debbano andare DAVVERO i cittadini comuni.
Al bilancio una casalinga, all'ambiente un operatore ecologico e così via.
Sì, sono populista: la democrazia prevede la partecipazione diretta del popolo.







Chi non è populista è, con tutta evidenza, un oligarca o un difensore dell'oligarchia.

venerdì 18 marzo 2016

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore (tratta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it del 18/02/2013)

"Amore e Libertà", pur con i dovuti distinguo, si sente un po' figlio del Partito dell'Amore e, pertanto, visto anche il successo di visite che ha avuto e le richieste che abbiamo ricevuto, desideriamo riportare, qui di seguito, la lunga intervista che Luca Bagatin fece a Mauro Biuzzi, leader e fondatore del Partito dell'Amore, nonché curatore testamentario dell'indimenticata attrice, cantante e donna politica Moana Pozzi.
L'intervista fu pubblicata per intero, il 18 febbraio 2013, nel vecchio blog di Luca Bagatin (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it) e ampi stralci furono pubblicati dal settimanale romano "Le Città" nello stesso periodo. E' citata, peraltro, fra le fonti di Wikipedia relative alla voce "Partito dell'Amore" (https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_dell'Amore).
Nell'intervista è presente tutta l'attualità della politica di oggi, ovvero una serrata critica alla medesima ed al sistema dei media.
Le foto a corredo ed il video qui sotto sono tratte dal canale youtube e dal sito ufficiale del PdA www.partitodellamore.it.
A&L 



 Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore

Ti credo capace di ogni male: perciò voglio da te il bene;
La pornografia è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai pornografi;
Solo il Partito dell’Amore, che ha saputo liberare la pornografia in Italia, può anche liberare l’Italia dalla pornografia.
Queste solo alcune delle citazioni di Mauro Biuzzi che ci hanno subito incuriosito, al punto dal volergli proporre quest'intervista, che parla non solo o tanto di lui, quanto piuttosto del suo progetto “alter-politico” - contenuto nel programma politico-culturale del Partito dell'Amore - ed il suo ricordo della celebre attrice Moana Pozzi, tragicamente e prematuramente scomparsa nel 1994.
Mauro si definisce un' “attivista antipolitico” che, con vari mezzi, espressivi – che vanno dall'architettura, alla fotografia, al cinema alla politica e persino alla teologia – pratica, da oltre trent'anni, una critica al linguaggio dei media, della pornografia e della politica.
Già fra i primi obiettori di coscienza al servizio militare di leva, negli Anni '70, Mauro Biuzzi è iscritto alla Lega Obiettori di Coscienza, fondata su iniziativa del Partito Radicale.
Architetto ed artista poliedrico, Biuzzi, nel 1980, fonda e partecipa alla rivista di cultura romana indipendente“Braci” e, sempre sull'onda della controcultura artistica e letteraria dell'epoca Cyberpunk, fonda, nel 1991, il primo partito politico - per così dire -“antipolitico”, ovvero il Partito dell'Amore, assieme a Riccardo Schicchi, Ilona Staller e Moana Pozzi.
Non a caso il personaggio di Mauro Biuzzi è interpretato e rappresentato (a parer mio male ed in modo totalmente macchiettistico, così come sono mal interpretati i ruoli di Riccardo Schicchi ed Ilona Staller) nella fiction che Sky ha dedicato a Moana Pozzi dal titolo, appunto, “Moana”, di Alfredo Peyretti, con l'ottima (lei sì davvero !) Violante Placido.
Mauro Biuzzi – oggi leader del Partito dell'Amore (www.partitodellamore.it) - è un simpatico amico, peraltro già in passato in contatto con il nostro amico e collaboratore fraterno Peter Boom, profondamente colto, intelligente ed arguto.
Oggi abbiamo il piacere di intervistarlo, in esclusiva (per completezza dell'informazione desideriamo segnalare che i link contenuti nell'articolo, le parole in maiuscolo, corsivo e grassetto sono state appositamente e volutamente inserite dall'intervistato Mauro Biuzzi).



Luca Bagatin: Quando hai conosciuto per la prima volta Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Il nostro primo scambio di battute è stato a Roma, i primi giorni di gennaio 1992, nel comprensorio di palazzine in Via Cassia, dove c’era la Diva Futura e dove abitavano lei, Schicchi e la Staller. La prima sede del PdA era in un appartamento indipendente in una di quelle palazzine, nel quale io ho diretto la campagna politica del 1992. Per la campagna alle amministrative del 1993, invece, la sede del PdA si spostò nel superattico sopra all’appartamento di Moana, giacché volevamo entrambi una totale indipendenza dalle attività di Schicchi. Torniamo alla prima volta con Moana. Era appena arrivata da Milano la diffida della Staller ad usare il suo volto nel simbolo del Partito dell’Amore [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/006/d001.html]. Pioveva e, poiché aveva un pacco di copie della sua Filosofia e non aveva l’ombrello, Schicchi mi chiese se volevo accompagnarla alla palazzina dove si trovava il suo attico. Lei mi disse subito: “Peccato dover sprecare tutto il lavoro che hai fatto per il simbolo !”. In ascensore le dissi: “Potrebbe dipendere anche da te…”. Lei, che non aveva la minima idea di impegnarsi in quest’avventura politica che stimava come un’ennesima “pagliacciata” di Riccardo (parole sue), sulla porta di casa mi disse: “Ci penso.”. Ci pensò. Pochi giorni dopo, in una riunione a quattro (Schicchi, Moana, io e mia moglie Marcella Zingarini), con il solo voto contrario di Riccardo, è rinato il vero Partito dell’Amore e questa volta aveva il volto di Moana. Il PdA di Schicchi/Staller era durato solo un mese.


Luca Bagatin: Chi era, secondo te, Moana Pozzi, veramente ?

Mauro Biuzzi: Moana fu un raro esemplare di genio italiano. Una donna, cioè, la cui eccezionale forza fisica e logica la spinsero sempre a fare scelte anti-conformiste.

Luca Bagatin: Ricordo che in un'intervista che Piero Chiambretti ti fece nel suo programma, alcuni anni fa, dicesti che, secondo te, Moana Pozzi dovrebbe essere ricordata nei libri di Storia. Puoi spiegarcene meglio il motivo ?

Mauro Biuzzi: Perché Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il PdA, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero. E la Storia in Occidente, da Cristo in poi, si fa senza i potenti mezzi. Non troverai nessuna “diva” che, al vertice della sua carriera, abbia corso un tale rischio d’immagine. E che, dopo la prima sconfitta e contro l’opinione di tutti, che abbia voluto assolutamente ritentare quasi da sola (ovvero solo con me), nella campagna elettorale per il Sindaco di Roma del 1993, riuscendo a concludere la raccolta firme in condizioni disperate e riuscendo a portare per la seconda volta il simbolo del PdA nella scheda elettorale. Una tempra da Giovanna D’Arco, che sola spiega la sua beatificazione postuma. Anch’io che l’ho seguita e guidata passo passo in questa lucida follia, certe volte penso che me la sia sognata, che Moana non è mai esistita. Ma la vera politica, quella che fa Storia, è quella che non teme di realizzare l’impossibile. Altro che economia politica !
Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinto ad ideare, assieme a Riccardo Schicchi, il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: La scommessa che si potesse sfidare sul suo terreno, quello di una campagna elettorale - ma fatta senza spendere una lira pubblica - il peggior consociativismo partitico della Repubblica Italiana: quello che aveva resistito al Movimento Studentesco del 1968, alle Brigate Rosse del 1978, ma che poi aveva ceduto qualcosina solo nei primi anni Novanta nell’inchiesta detta Tangentopoli. Con il PdA - per la prima volta - una formazione dichiaratamente antipolitica ha dominato per tre mesi una campagna elettorale italiana, se si escludono i precedenti referendum sull'aborto e sul divorzio. Voglio qui precisare che l’accostamento del PdA all’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, è un’approssimazione idiota, di quelle che si leggono su Wikipedia. Oggi sono tutti qualunquisti meno il PdA.



Luca Bagatin: Ma il simbolo del Partito dell'Amore lo ideasti tu o Riccardo Schicchi ? Che cosa rappresenta, nello specifico ?

Mauro Biuzzi: L’icona nel cuore, che avevo già usato dal 1987 in mie azioni pubbliche [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/001/d009.html], la proposi a Schicchi nel 1991 in una versione adatta ad essere presentata come simbolo in una campagna elettorale. Fu, infatti, ammesso dal Ministero degli Interni nel 1992, anche se dovetti discutere un’obiezione di ammissibilità dell’ufficio competente che riteneva blasfemo l’accostamento tra una croce e il volto di una pornostar. Feci notare che non era “una pornostar” ma la cittadina Moana Pozzi. E il simbolo fu ammesso dalle Istituzioni [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/009/d004.html]. Ma non dagli elettori italiani, il cui concetto di cittadinanza era ancora ristretto a quello indicato dai Partiti e dai mass-media dell’epoca.


Luca Bagatin: Quali i punti salienti del programma cultural-politico del Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Dichiarammo subito sul retro del volantino di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/011/d02.html ]che la nostra logica politica non era riducibile a quella di programma, come nella politica di matrice sindacal-contrattuale. E invece preferimmo una Politica di Immagine piuttosto che di Parola, che fu poi tipica dei movimenti no-global ma anche del terrorismo islamico (intendo sul piano dell’uso dei mezzi di comunicazione). Nessuna chiacchiera moraleggiante. In particolare io avevo ed ho i miei riferimenti nelle declinazioni nazionali della rivoluzione punk, che come tutti sanno, si oppose a quella hippie sessantottina e che riemerse all’inizio degli Anni Novanta. Anche su questo piano di Immagine si è consumata la separazione del PdA di Mauro Biuzzi e di Moana Pozzi dalla precedente esperienza politica della Diva Futura di Riccardo Schicchi e Ilona Staller, legata all’ideologia della Rivoluzione Sessuale degli anni settanta. Nel 1991 gli effetti della caduta del muro di Berlino erano ormai evidenti e noi lanciammo per primi una sfida al Pensiero Unico sul suo terreno: quello della simulazione della politica e della sua morte simbolica, dell’anti-partito, come dissi nella mia tribuna elettorale del 1992 [http://www.youtube.com/watch?v=ye4tvQk1TQ8]. La cosa interessò, infatti, tutto il mondo e con Moana raccogliemmo oltre duecento articoli di stampa estera, da ogni parte del mondo [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/015/index.html]. Moana rappresentò uno sperpero di visibilità politica contro la riduzione della politica all’economia. Una festa orgiastica della morte della politica contro la simulazione tragicomica della crisi economica mondiale. Generazione X. Tentativo riuscito di fare di Moana una bellissima e terribile pausa in cui si sente solo il rumore dello strappo di una moquette: quella con cui l’economia politica borghese silenzia da qualche secolo ogni Realtà che gli somigli come la sua immagine rovesciata nello specchio, un’immagine che simuli la sua morte simbolica, un’immagine fuori controllo. E Moana era esattamente questo: non la diversità ma l’alterità, non la trasgressione ma la seduzione fatale. Come il Don Giovanni, il Gattopardo, il Marchese del Grillo, l’aristocrazia francese o russa che misero fine ad una tirannia cortigiana ed oligarchica di cui erano la maggior espressione e che conoscevano molto bene. Moana rimarrà una delle maggiori icone del tramonto dell’Occidente in Italia, insieme a Mamma Roma e ad Accattone.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore esiste tutt'oggi, ma, dal 1993, non si presenta alle elezioni politiche, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché il PdA è un partito cristiano-dionisiaco, nel senso che proprio con il parlare silenzioso del corpo di Moana ha dato l’esempio di un leader politico che pratica il diritto/dovere di tacere su ciò di cui non si può parlare. Con ciò opponendosi radicalmente all’idea tutta mass-mediatica che il politico sia un opinionista televisivo, un inarrestabile nastro trasportatore di Doxa, un continuo parolibero che vomita contratti programmatici. In tal senso la cultura realista del PdA, in contrasto con il cosiddetto diritto alla libertà d’espressione, si oppone anche all’obbligo per tutti ad avere un’opinione su tutto. Dittatura della Doxa che si esprime ai suoi massimi livelli nei social network, veri campi di concentramento dell’autismo cronachistico di massa (oltre che mezzo d’intercettazione e di controllo): crimine perfetto di istigazione dell’umanità alla masturbazione espressiva travestita da “libertà di espressione”, proprio come tra gli adolescenti nativi digitali l’esperienza della masturbazione via cam sta sostituendo quella del primo rapporto sessuale. Insomma, il PdA ha dato alla borghesia “protestante” italiana la spiacevole notizia che il sesso è nato molto prima del diritto. E che non se ne può fare libero commercio “liberandolo”, quasi peggio di come hanno fatto i preti “vietandolo”.

Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore, fra gli altri, si ispira al socialista umanitario Giuseppe Garibaldi, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché Garibaldi ha fondato la nostra Repubblica credendo, parlando e scrivendo di un socialismo del cuore che certamente Biuzzi e Moana, da patrioti e credenti, hanno praticato prima ancora che capito. Capiamo invece perché l’algida e frigida borghesia televisiva italiana possa chiamare populismo ciò che arriva alla gente in forma commovente e affettiva. Un politico che è amato dalla popolazione indispettisce i pragmatici che ormai ci governano, come il caso di Pier Paolo Pasolini ancora dimostra. Perché i progressisti e i pragmatici possono avere ragione, ma amore no.
Luca Bagatin: Oggi vi presentate come "Partito dell'Ex Voto", ovvero invitate gli elettori all'astensionismo ed alla dissidenza "alter-politica". In che cosa consiste questo nuovo modo di fare politica da voi inaugurato?

Mauro Biuzzi: Per l’esattezza oggi invitiamo all’obiezione di coscienza elettorale, che è tutt’altra cosa dalla scheda bianca. Per quanto ho già detto, noi ci proponiamo sempre come critici dello spettacolo elettorale, e in particolare, critici della comunicazione pornografica come modello di propaganda della nostra epoca. Come nel secolo scorso ogni persona faceva due mestieri, il suo e quello di critico cinematografico, il PdA ha profetizzato la nascita del “critico politico”. Beppe Grillo non è “un comico che fa politica” ma è un cittadino che interrompe momentaneamente il suo mestiere per fare il critico della politica. E così dicasi per i militanti del suo Movimento. Una rivoluzione antropologico-culturale cominciata con il sottoscritto e con Moana Pozzi. Questa novità determinò il contrasto con Schicchi e Staller, che furono espulsi dal PdA nel 1992 [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/014/d001.html] proprio perché praticavano ancora una politica di conflitto d’interesse tra il proprio mestiere e le alleanze politiche. Questa evoluzione di Moana maturò, infatti, nella campagna per le amministrative di Roma nel 1993 nella quale, liberi ormai dalla vecchia equazione sesso = politica, formammo la prima lista civica di candidati della Seconda Repubblica. Fu costituita candidando oltre cinquanta aspiranti consiglieri comunali tutti provenienti dalla società civile romana e senza alcun “precedente” politico, ed io fui nominato capolista su proposta di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/004/s02.html]. In conclusione, direi che la caratteristica dei cittadini ai quali il PdA si rivolse per primo (nel quadro della crisi della politica che dura da Tangentopoli ad oggi), è quella di essere dei “critici politici” irriducibili alla Doxa politica e al marketing mediatico. Cittadini irriducibili alla definizione asfittica di elettori, essendo ormai caduto miseramente il vincolo che legava politica e lavoro (alla faccia dell’art.1 della Costituzione). Cittadini-stalker delle mappe interstiziali che ancora ostacolano l’urbanizzazione a tappeto del territorio. Cittadini-mutanti residuali della cittadinanza repubblicana, nel quadro della modernizzazione fondata sul capitalismo avanzato e sull’immigrazione/deportazione di massa. Insomma, non più cittadini collaborazionisti, deleganti, qualunquisti, pessimisti, clandestini o resistenti, ma attivisti e patrioti che si riprendono la loro sovranità nel pubblico e soprattutto nel privato. Cittadini che, al di là della modernizzazione coatta e ricattatoria tipica del dopoguerra e del suo portato d’ingerenze e di embarghi (che ancora chiamiamo esportazione della democrazia, una specie di Pax romana fatta da bottegai e top-guns), riprendono il cammino della libertà repubblicana universalista, in Italia e nel mondo.
Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della politica di oggi ? Ci sarebbe spazio, nel panorama politico-culturale e mediatico per una personalità libera e libertaria come Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Ho già detto che nelle nostre socialdemocrazie la politica si è ridotta ad economia politica. In questo senso ritengo che l’economia politica sia troppo stretta per Moana come per qualunque altro cittadino che non sia un Attore di questa nuova oligarchica. Che non sia cioè un finanziere, un industriale, un editore, un autore/pubblicitario, un politico ovvero una Vedette al servizio della Governance mondiale. Moana (come Marilyn o Pasolini) non è riducibile a nessun bipolarismo imperial-democratico (tipo progressisti/conservatori), come si è rappresentato da Jacqueline Kennedy a Carla Bruni ex-Sarkozy (che guarda caso sono donne). Moana è la parte vitale e negativa del bipolarismo, la parte maledetta e anti-borghese, la parte anti-sociale e anti-edipica, come alle origini lo furono Van Gogh o Rimbaud (che guarda caso sono maschi). Il PdA, con la posizione di estremo-centro, si libera per primo anche del retaggio ideologico della distinzione destra/sinistra o di quella maschile/femminile, con tutti i primati di genere ad essa collegati strumentalmente e darwinianamente (schiavo/padrone, vittima/carnefice, disoccupato/salariato). Insomma, l’Estremo-centro di Moana sfugge ad ogni sistema binario e cibernetico (i codici seriali 0/1, senza centro e senza estremi per definizione). Il PdA è per la ciclicità, per l’estremo ritorno del principio dell’eguale, per la Terra e contro il Territorio. Il PdA sostiene Moana come simbolo della Repubblica Italiana, dalle Alpi alla Sicilia. Sostiene Moana come Cuore della nostra Patria. Cuore della questione mediterranea, cuore del rapporto nord/sud.


Luca Bagatin: Pensate che in futuro ci potrà essere spazio, in Italia, per il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Non ci sarà futuro per nessuna libera repubblica e per nessun popolo che si riconosce in essa, se non si farà ovunque una “critica politica” ai rappresentanti del mondialismo finanziario che ovunque si insediano nei governi nazionali, per espropriarli progressivamente della loro sovranità culturale e popolare, vero motivo della crisi della rappresentanza elettorale (in Italia come in Grecia come in Spagna). Insomma, dopo i manager, le pornostar, i papi e i centravanti “stranieri”, tra quanto tempo il liberismo aprirà anche il mercato della politica-spettacolo ? E perché non lo ha ancora fatto ? E che fine farà la cultura diffusa in Italia sotto i colpi dell’internazionalizzazione del Made in Italy ? Per non parlare dello sterminio della cultura contadina di Pasoliniana memoria, dell’olocausto delle api pronube, dei fondamenti stessi della corretta alimentazione dei popoli, tutto spazzato via a colpi di aree metropolitane e grande distribuzione. Il Partito dell’Amore, lungi dall’essere un partito nazional-socialista, è stato certamente un primo segnale tutto italiano dell’inizio di una crisi irreversibile del primato della politica trans e multinazionale. Il PdA ha profetizzato nel 1992, l’avvento in Italia di una Videocrazia senza uguali al mondo e la necessità di affrontare il “discorso sul Massimo Sistema Pornografico”. Quel Sistema che, dall’11 settembre del 2001, ha cominciato a parlare, all’interno di tutti i linguaggi locali, con il linguaggio politico del nuovo Impero finanziario mondiale. Quindi, nessun futuro senza il Partito dell’Amore, che ha avuto sempre la missione di voler restituire agli italiani la loro verginità stuprata (culturale e ambientale). Questo noi intendiamo con cristiano-dionisiaco: la difesa della nostra cultura mediterranea da quella Mondialista. E il più grande successo del PdA è stato quello di riuscirci almeno con la sua prima candidata, Moana, che da iper-pornostar all’americana è diventata cittadina comune e prima donna-leader di una piccola formazione indipendente (e non la solita testimonial dello Spettacolo candidata dal Padrone di turno a questo o quel Partito politico che fa i suoi interessi a Montecitorio). L’Italia è una giovane Repubblica fondata sulla resistenza Risorgimentale alle occupazioni militari, e agli stupri simbolici e materiali che sempre ne conseguono. A mio modesto avviso, la nostra Moana con la fascia tricolore davanti all’Altare della Patria a Roma è uno dei simboli più significativi della volontà di emancipazione di una Repubblica nata nel clima di occupazione morale e materiale conseguente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale. E in seguito cresciuta nello “sviluppo senza progresso”, la cui entità è data proprio dal livello insopportabile raggiunto oggi dal nostro debito pubblico sotto la pressione speculativa internazionale [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html]. In quell’immagine, che ho realizzato con lei nel novembre 1993 per il suo unico manifesto politico, Moana cessa di essere la pallida imitazione di una diva del cinema americano (che tanto piace ai critici sessantottini che sostengono il Trash all’italoamericana), per diventare la vera icona del cammino che la nostra Repubblica sta facendo attraverso i tanti disastri civili del dopoguerra. Certo, di una Repubblica nata orfana, e che continua ad essere considerata figlia di madre ignota. Proprio come Moana, la nostra Biancaneve che ora dorme con il milite ignoto, con l’italiano futuro.

Luca Bagatin