Una Legge Costituzionale scritta per Non entrare mai in vigore
Cominciamo leggendo il testo della Legge sottoposta al Referendum dall’ultimo articolo.
Articolo 8 Disposizioni transitorie
Le leggi sul Consiglio superiore della magistratura,
sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare sono
adeguate alle disposizioni della presente legge costituzionale entro un
anno dalla data della sua entrata in vigore.
Fino alla data di entrata in vigore delle leggi di cui al comma1
continuano a osservarsi, nelle materie ivi indicate, le norme vigenti
alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
In sintesi l’articolo dice: questa legge di Riforma della Costituzione non entrerà in vigore
se non dopo l’emanazione di una serie di leggi ordinarie (non di
riforma costituzionale) che avranno dettato nuove norme: sul Consiglio
superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla
giurisdizione disciplinare.
Usando una metafora descriviamo il discorso come segue. Questa
riforma è un’automobile nuova con un motore nuovo. Ma l’automobile non
potrà funzionare ed essere usata se non dopo che le sarà cambiato il
vecchio motore con un motore nuovo che deve ancora essere costruito.
Chiunque legga questo articolo si domanda: perché, prima di fare la
riforma non sono state approvate le leggi ordinarie nelle materie su
indicate?
A questa domanda si deve rispondere così. Con una nuova normativa
sull’Ordinamento giudiziario e sulla Giurisdizione disciplinare non
sarebbe più necessaria una riforma della Costituzione.
Tornando alla metafora. Una volta costruito il motore nuovo lo si
installa nell’automobile vecchia, che col nuovo motore può essere
considerata nuova.
Il testo dell’art. 8 della legge di riforma rende il Referendum privo di senso
Quel che è comunque certo è questo. L’articolo in questione rende privo di senso il Referendum.
Che vinca il Sì o il No tutto resterà esattamente come è oggi. Non ci sarà nessuna riforma della Costituzione. Non ci sarà:
1) la separazione delle carriere, con la corrispondente creazione di
un doppio C.S.M., uno per la magistratura giudicante, l’altro per la
magistratura requirente;
2) la riforma del sistema elettorale dei due Consigli superiori della magistratura;
3) l’istituzione dell’Alta corte disciplinare.
Soprattutto non ci sarà un miglioramento delle gravissime disfunzioni
dell’amministrazione della Giustizia in Italia. Di cui abbiamo notizia,
tra molte altre fonti dal libro Alle 4 del mattino, libro
che raccoglie cento storie vere di vite stravolte da errori giudiziari:
arresti all’alba, famiglie spezzate, reputazioni distrutte. Un libro
che dà VOCE a chi è finito nel tritacarne della giustizia senza aver
fatto nulla”. Presunto innocente.
O dal libro MAGISTRATI L’ULTRACASTA di Stefano Livadiotti Magistrati L’Ultracasta Stefano-Livadiotti Secondo questo autore “Quella
dei Giudici e dei Pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno
stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone
in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda
alla politica.
Da queste letture si comprende che la causa del grave
malfunzionamento della giustizia italiana è una sola. Ed è costituita
dal fatto che un certo numero di Magistrati (non tutti ovviamente)
svolgono il loro lavoro violando i loro obblighi istituzionali e perciò
abusando del loro potere. Ma per questo comportamento non vengono mai
chiamati a rispondere né davanti al Consiglio Superiore della
Magistratura né davanti al Giudice ordinario ai sensi della L. 117/1988
(Legge sulla responsabilità civile dei Magistrati).
Far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.
Ciò osservato, constatiamo che per contrastare il malfunzionamento
della giustizia sarebbe necessario soltanto far rispettare le norme
attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile
dei magistrati.
Non si tratta quindi di riformare le leggi (e tanto meno la
Costituzione) che regolano la Magistratura – requirente e giudicante –
si tratta di far rispettare le leggi vigenti per lo svolgimento delle
funzioni dei magistrati.
Tornando alla nostra metafora, diremo: l’automobile funzionerebbe
bene col motore attuale e non ha bisogno di un motore nuovo. Non
funziona perché l’autista non la usa correttamente.
Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum.
In conclusione. Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in
questo Referendum. Se si vuole davvero che l’amministrazione della
giustizia funzioni si facciano funzionare le leggi che dispongono in
materia di disciplina e di responsabilità civile dei giudici.
Per questo scopo devono impegnarsi: innanzitutto gli stessi
Magistrati, il Governo, il Parlamento, i Mezzi di informazione e
comunicazione; i cittadini tutti che devono sentirsi responsabili del
buon funzionamento della Costituzione e delle leggi come vuole l”art.
54 della Carta.
L'Ecuador, che, con le
elezioni dell'aprile scorso, sembrava aver virato verso la destra
liberal capitalista filo statunitense, eleggendo al secondo turno
Daniel Noboa, domenica 16 novembre scorso, votando 4 NO ai
referendum, ha dato una spallata tanto a Noboa, quanto alle mire
degli USA sul Paese e confermato la Costituzione vigente.
Una Costituzione
fortemente voluta dal governo socialista di Rafael Correa (costretto
da anni all'esilio in Belgio, per persecuzione politica nel suo
Paese) nel 2008 e già allora votata a maggioranza dai cittadini.
Con un'affluenza di oltre
l'80%, i cittadini ecuadoriani si sono espressi: contro l'istituzione
di basi militari e strutture straniere nel Paese con il 60,58% dei
NO; contro il finanziamento pubblico ai partiti con il 58,7% dei NO;
contro la riduzione del numero dei componenti dell'Assemblea
legislativa e la loro elezione secondo nuovi criteri con il 53,46%
dei NO; contro la convocazione e l'insediamento di un'Assemblea
Costituente per redigere una nuova Costituzione con il 61,58% dei NO.
Fra i primi a
complimentarsi con il risultato, il Presidente socialista della
Colombia, Gustavo Petro, il quale, in un post su X, ha affermato: “Un
voto contrario del 60% alla proposta del governo dimostra qualcosa
che ho detto personalmente a Noboa: in Ecuador può esserci un
dialogo nazionale che ci permetta di difendere il Paese dalle mafie
che lo stanno travolgendo”.
Ed ha aggiunto: “Il
popolo ha votato No alle basi militari straniere sul territorio
ecuadoriano, dovremmo cercare modi istituzionali migliori per
coordinare le nostre forze militari e di polizia contro le mafie che
oggi sono il nostro principale nemico”.
Concludendo: “Ora
credo molto più fermamente che il potere costituente conferito ai
popoli che facevano parte della Gran Colombia consentirebbe la
formazione di una confederazione, la quael potrebbe risolvere problemi
comuni e farci acquisire molta più forza come nazioni confederate”.
A complimentarsi per il
risultato, anche il Ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil, che
ha parlato di “Grande vittoria per la dignità dell'Ecuador”.
E, ricordando i rivoluzionari latinoamericani anti-imperialisti più
celebri, ha aggiunto: “inviamo le nostre più sentite
congratulazioni e i nostri migliori auguri al popolo ecuadoriano,
erede della grande patriota e rivoluzionaria Manuela Sáenz e del
generale Eloy Alfaro”,
sottolineando come l'Ecuador si sia ribellato alle “politiche
servili promosse da un governo corrotto legato al narcotraffico,
ottenendo una vittoria politica storica”.
Risultato storico anche alle
elezioni presidenziali in Cile, tenutesi lo stesso 16 novembre
scorso, alle quali, al primo turno, ha vinto la candidata comunista
della coalizione socialista, socialdemocratica, radicale, comunista e
democratico cristiana “Unidad por Chile”, Jeannette Jara,
ottenendo il 26,85% dei voti, contro il 23,92% del candidato
dell'estrema destra pinochetista José Antonio Kast.
Massoneria
e Socialismo sono metodi e valori troppo seri e elevati per lasciarli
nelle mani di "massoni" e "socialisti".
(Luca Bagatin)
Alle
elezioni ci sono gli sbarramenti.
Ai referendum c'è il quorum.
Milioni di voti di cittadini italiani
non considerati.
Cosa che mi capita da quando ho
iniziato a votare (e sono ben oltre vent'anni).
Poi dicono che in Italia c'è
democrazia.
Ah sì?
Personalmente non me ne sono accorto.
(Luca Bagatin)
La
mia ironia deriva spesso dalla disillusione nei confronti del genere
umano.
Che, per la maggior
parte, ama inseguire desideri materiali, lanciare invettive e
fottere il prossimo (se e quando gli è possibile).
La maggior parte del
genere umano fa questo, anziché adoperarsi per crescere
interiormente, studiare, elevarsi.
Se lo fa, lo fa solo per
proprio tornaconto.
Ho immensa pena per il
genere umano, che non capisce nemmeno il perché, spesso, gli capita
di essere comandato a bacchetta, anziché essere libero di fare ciò
che vuole.
(Luca Bagatin)
Non
c'è alcuna incoerenza fra l'essere socialista democratico,
garibaldino, mazziniano, bonapartista, peronista, socialista del XXI
Secolo e dengista.
Perché?
Perché tutti questi
aspetti sono uniti da:
Giustizia sociale;
Sovranità nazionale;
Unione fra capitale e
lavoro;
Interclassismo;
Società ordinata;
Cooperazione
internazionale.
(Luca Bagatin)
"Non si interrompe
un'emozione" è lo slogan che coniò Federico Fellini,
denunciando la pubblicità commerciale in televisione, in
particolare nei film.
La pubblicità
commerciale è la negazione dell'arte e dell'intelligenza umana.
Un pubblicitario
potrebbe usare il suo ingegno non già per veicolare bisogni
indotti, a coscienze addormentate, ma per elevare le coscienze. E
risvegliarle.
L'arte è questo.
Il resto si chiama in
ben altro modo.
(Luca Bagatin)
A volte penso che, il
cosiddetto Occidente liberal capitalista, abbia preferito diventare
ignorante (distruggendo in primis la scuola pubblica e la cultura in
generale) per non fare i conti con la propria Storia.
Che è razzista,
suprematista bianca, fintamente democratica (lo è solo
esteriormente).
Lo dico dopo anni di
analisi. Essendo stato, in gioventù, uno che credeva all'Occidente
liberal capitalista.
Che ha tradito
completamente i suoi valori.
Valori che, in realtà,
non ha mai avuto davvero.
Fu solamente grazie ad
alcune correnti spirituali, come la Massoneria, che si ebbe
democrazia e libertà.
Massoneria non a caso
perseguitata.
E lo è, a vario titolo,
anche oggi.
O è stata persino
svuotata di significato da parte di boriosi che non comprendono né i
Rituali né i Simboli.
(Luca Bagatin)
Una delle ragioni per le
quali ho iniziato, negli anni, ad apprezzare la Cina, cercando di
approfondirla, è il fatto che per i cinesi la Storia è importante.
Non la dimenticano. Per
loro è un punto di riferimento. Per il passato e il presente.
Da noi la Storia è
qualcosa di vago, relegato al passato. La si studiacchia a scuola e
nulla di più.
E non impariamo nulla da
essa.
Mentre i cinesi, un po'
come gli Apprendisti Libero Muratori nelle Logge, ascoltano e
osservano, in silenzio, noi, come gli stolti, apriamo bocca e le
diamo fiato.
Su qualsiasi argomento.
Solo perché ne abbiamo sentito dire. Senza approfondimento. Senza
osservazione.
Siamo ignoranti,
infantili. E non apprendiamo nulla. Sappiamo solo denigrare,
distruggere.
Quando, in realtà,
facciamo solo sfoggio della nostra stupidità e insipienza profana.
L'11 novembre i cittadini romani sono
stati chiamati a votare un referendum consultuvo sul trasporto
pubblico urbano. I sostenitori del Sì, in sostanza, vorrebbero che
il servizio di trasporto pubblico fosse svolto - attraverso una gara
d'appalto - da soggetti privati; mentre i sostenitori del No
vorrebbero mantenere la cose come stanno oggi, ovvero mantenere il
servizio di trasporto nelle mani della società pubblica Atac.
La società pubblica Atac, si noti, fu
fondata dal Sindaco mazziniano Ernesto Nathan - il miglior Sindaco
che la Città Eterna abbia avuto sino ad oggi - allo scopo di
garantire il servizio di trasporto a tutti, a prezzi calmierati.
E' chiaro che, il privato, vuole fare
profitto e non è certo sinonimo di efficienza. Prova peraltro ne è
la volontà della Gran Bretagna di fare marcia indietro relativamente
alle varie concessioni e privatizzazioni del comparto pubblico, le
quali hanno portato ad aumenti delle tariffe, riduzione della
produttività e dell'occupazione. Al punto che la Gran Bretagna ha
ri-nazionalizzato - almeno temrporaneamente - parte del servizio
ferroviario.
La malagestione di Atac è tutta
politica, ovvero relativa al malgoverno delle giunte di
destra-sinistra succedutesi negli anni, le quali dovrebbero essere
richiamate a risponderne, e non ha nulla a che vedere con
l'inefficienza nel pubblico.
In particolare scrissi: "(...)
Occorrerebbe abolire il perverso sistema delle gare d'appalto,
foriero nel nostro Paese di corruttela, ovvero occorrerebbe far
gestire i servizi pubblici direttamente ai cittadini stessi,
attraverso apposite assemblee alle quali i residenti dei rispettivi
Municipi potrebbero partecipare. In questo modo, ovvero rendendo i
vari enti (Ama, Atac, Acea...) completamente autogestiti dai
cittadini medesimi, il personale preposto – composto a sua volta di
cittadini con pari diritti e doveri – diverrebbe a quel punto
responsabile diretto nei confronti del servizio offerto. Se un
dipendente è sgarbato o inefficiente, insomma, ne dovrebbe
direttamente rispondere al cittadino a cui ha offerto il servizio
inadeguato, pena una decurtazione dello stipendio o un possibile
rischio di licenziamento.
In questo modo, finalmente, i vari
enti pubblici – a Roma, ma volendo questa cosa potrebbe essere
estesa a tutte le città italiane – non sarebbero più soggetti al
controllo politico, ovvero non rientrerebbero più nella cosiddetta
“macchina del consenso” che, spesso, ha favorito l'assunzione dei
cosiddetti “amici degli amici”.
Le assunzioni potrebbero anzi
avvenire semplicemente in modo trasparente, diretto, controllabile da
parte di ogni cittadino residente, anche online volendo. Ed i servizi
erogati, essendo controllati/autogestiti dai cittadini medesimi,
difficilmente potrebbero risultare scadenti proprio in quanto a
scapito del singolo e dunque della collettività nel suo complesso.
Una proposta semplice, radicale,
solo apparentemente utopistica in quanto siamo troppo abituati a
delegare agli altri, anziché assumerci le nostre responsabilità.
La medesima cosa vale peraltro per i
sistemi elettorali: noi deleghiamo sempre ad altri, ai politici, ai
governanti, con un voto che, di fatto, va spesso a favorire/eleggere
il più ricco, il più paraculo, il politico che sa vendersi (o
svendersi) meglio. Ma che, alla fine, si fa gli affari suoi e che
spesso non ha mai lavorato in vita sua !
Diversamente, con un sistema
ricalcato sull'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero fatto di assemblee
popolari, di quartiere, senza un governo centrale e centralizzato, il
cittadino-contribuente sarebbe costretto ad assumersi le sue
responsabilità: civiche, civili, politiche, ideali, pecuniarie e
così via.
Esempio di autogestione da parte dei
cittadini - anche delle imprese private peraltro, oltre che di
diversi servizi pubblici - esistono peraltro da diversi anni in
America Latina (in Venezuela e Uruguay in primis). Paesi con una
cultura peraltro non così dissimile dalla nostra ed ove sino ad
alcuni decenni fa la corruzione politica la faceva da padrone.
Oltretutto è da Porto Alegre in
Brasile che si è avuta, nel 1989, la prima esperienza di bilancio
parcetipativo, ovvero la parcecipazione attiva dei cittadini
nell'elaborazione della politica municipale".
Un sistema di
autogestione in grado di superare sia le inefficienze della politica
che la volontà di profitto del privato. Un sistema che potrebbe
essere esteso ad ogni settore a livello europeo: dalle costruzioni
pubbliche, passando per il settore dell'energia e della telefonia. Un
sistema socialista partecipativo e dunque pienamente democratico ed
al servizio del cittadino, il quale avrebbe tutto l'interesse di
mantenerlo sotto controllo ed efficiente. Con tariffe calmierate,
basse e fisse, ovvero alla portata di tutti ed il cui scopo sarebbe
unicamente il servizio della comunità per la comunità medesima.
Immaginate un mondo senza guerre, senza
povertà, senza carestia, senza contrapposizioni fra religioni, ma
anche senza autentica libertà, soggiogato da esseri alieni da oltre
un secolo.
Questo lo scenario di “Johannes delle
Grandi Sabbie” (Malipiero editore), il romanzo per ragazzi scritto
da Pier Carpi nel 1979, di cui sono venuto in possesso tramite un
amico, già collaboratore dello scrittore e che ne conserva la
memoria storica e l'archivio in quel di Mantova.
Johannes è un ragazzo che vive la
realtà sopra descritta, come se per lui fosse la normalità. Una
normalità imposta dai Vis, appunto, gli esseri alieni che da un
secolo hanno invaso il pianeta Terra.
Ma com'era la Terra prima
dell'invasione dei Vis ?
Un pianeta ove la violenza, le guerre
ed il potere dei governi soggiogava l'individuo. Un pianeta ove la
scienza era al servizio del potere e non già dell'essere umano. Un
pianeta ove, ad ogni modo, un forte movimento di giovani, di
attivisti per la pace e per l'ambiente si stava costituendo e stava
prendendo coscienza di sé. Un movimento contro i governi e contro la
scienza al servizio del potere, per un nuovo umanesimo spirituale.
Purtuttavia accadde che la Terra fu
invasa dai Vis. I quali portarono ordine al caos, abolirono la
violenza gratuita, ma stabilirono che le guerre dovessero essere
“programmate”. Si istituirono pertanto delle guerre organizzate
in appositi Stadium, ove gli individui potevano scegliere liberamente
di combattere fra loro per questa o quell'altra fazione.
I Vis inoltre, oltre ad aver reso la
Luna completamente nera, abolirono il danaro, lo sostituirono con
delle conchiglie che diedero in abbondanza a tutti i popoli della
Terra. I Vis imposero alle grandi Religioni della Terra di abolire la
sepoltura dei corpi ed imposero la cremazione, purtuttavia
incontrando la disapprovazione di quasi tutte le Religioni. E, via
via, i Vis vollero addirittura cancellare negli individui la stessa
idea di Dio.
Ma chi era in realtà Johnannes, il
giovane abitante delle Grandi Sabbie ? E chi era Magda, la ragazza
che incontrerà nel suo cammino e gli farà prendere coscienza di sé
e delle sue vere origini ?
Johannes non è un ragazzo di questa
Terra, bensì è figlio del Resuscitatore e della Strega Dema,
scacciata da tutti – sulla Terra - solamente in quanto aveva sul
corpo una voglia di pipistrello.
Johannes, aiutato da Magda (anche nelle
vesti de La Suprema-guerriera amazzone) e dall'uomo a cui Dema
l'aveva affidato da bambino, ovvero il saggio Cornelius, riuscirà a
comprendere che un mondo apparentemente perfetto, ma privo di libertà
e di spiritualità, non è un mondo nel quale vale la pena vivere.
Per cui Johannes deciderà di
combattere il potere dei Vis e scoprirà il vero volto di suo padre,
il Resuscitatore, ovvero lo scienziato Aldous Ghermal, colui il quale
si rivelerà essere il capo dei Vis, ovvero la mente di una grande
cospirazione mondiale che aveva fatto credere agli uomini di essere
soggiogati dagli alieni.
I Vis, in realtà, non erano altro che
scienziati ribellatisi al potere dei governi mondiali e, attraverso
la loro scienza, avevano deciso di creare un mondo perfetto,
costruendo ad arte una finta invasione aliena. Aldous Ghermal,
purtuttavia, si era pentito di quel progetto che, nei fatti,
soggiogava l'umanità e la costringeva ad una nuova schiavitù. Per
questo risvegliò in Johannes la sua coscienza e gli propose di
scegliere: Johannes solo, quale ultimo vero erede dei Vis, aveva ora
il potere di decidere se prolungare il dominio degli scienziati-Vis
sulla Terra, oppure farla tornare alle origini.
Johannes, con saggezza, fece tornare la
Luna di nuovo bianca ed i campi tornarono rigogliosi di grano. Il
libero arbitrio era ripristinato.
“Johannes delle Grandi Sabbie”,
opera minore di Pier Carpi, che pur con essa vinse il Premio
Selezione Bancarellino del '79, più che un romanzo per ragazzi è un
romanzo spirituale, filosofico, finanche religioso e politico. E' un
romanzo alla ricerca dei nostri limiti, dei limiti umani e delle
scelte che l'individuo si trova a compiere durante il suo cammino.
Ovvero il mistero della vita. Una vita intrisa - prima di tutto - di
spiritualità, della ricerca del Divino, ovunque Egli sia.
Se tutta l'umanità annientasse e
trascendesse il suo ego, l'economia del dono tipica delle società
matriarcali e spiegata dall'antropologo Marcel Mauss sarebbe una
realtà. E così l'economia della decrescita tanto cara a Serge
Latouche. I materialisti, capitalisti, liberali e marxisti, non
sono in grado di comprendere questo. Personalmente riconosco la
superiorità morale del povero sul ricco e ritengo che il ricco debba
per forza essere al servizio del povero, sino al punto in cui povertà
e ricchezza non esisteranno più e vi sarà - al loro posto - una
comunità di eguali e dunque di liberi. Ma ciò sarà possibile solo
rigettando le empie ideologie umane, comprendenti anche le religioni
monoteiste istituzionalizzate. Dall'ideologia nasce solo violenza
e divisione. I comunisti post-marxisti e tutta la sinistra in
genere, purtroppo, disprezzano la povertà ed infatti, una volta
giunti al potere, finiscono per diventare capitalisti e si alleano o
diventano esattamente come i liberali. Ce lo insegnò Pier Paolo
Pasolini nel suo discorso ai giovani sull'edonismo sessantottino. Lo
abbiamo visto in tutto l'Occidente. La povertà non va combattuta
in sé, ma compresa, appresa, vissuta. Personalmente ho imparato
tutto dalla povertà. I ricchi, i borghesi, i polticanti
ideologizzati, invece, si fanno grandi attraverso lo sfruttamento dei
poveri per accrescere la loro bramosia materiale. Costoro ricercano
potere, ricchezza, agi, desideri illimitati. E' per questo che, una
sana filosofia della decrescita, rispettosa dell'umanità e della
comunità, non può che osteggiare tutto ciò.
Ho da sempre idee di sinistra e valori
di destra. Oppure, viceversa, idee di destra e valori di
sinistra. Credo nella giustizia sociale e nella democrazia intesa
come "governo di popolo e per il popolo" tanto quanto
nell'eroismo, nelle identità e nei doveri verso patria e
umanità. Sono della scuola, in sostanza, di Alain De Benoist,
Giuseppe Mazzini, Anita e Giuseppe Garibaldi, Evita e Juan Domingo
Peron, Hugo Chavez, Eduard Limonov, Simon Bolivar e molti altri
pensatori, condottieri, patrioti.
La passione brucia tutto ciò che trova. Se sei una persona
appassionata rischi di bruciare e di bruciarti. Per questo devi
indirizzare le tue energie in grandi imprese. Senza fermarti mai. E
soprattutto senza curarti del successo o dell'insuccesso.
Quelli
che dicono “Si” e quelli che dicono “No” non esprimono di
fatto la loro volontà, ma sono stati imbavagliati in norme del
concetto di moderna democrazia. E’ permesso loro dire una parola
soltanto: “Si” o “No”. Questo è il sistema dittatoriale più
oppressivo e crudele.
Colui
che dice “No” dovrebbe poter motivare la sua risposta e spiegare
perché non ha detto “Si”. Colui che ha detto “Si” dovrebbe
poter giustificare la sua scelta e spiegare la ragione per cui non ha
detto “No”. Ognuno dovrebbe poter dire ciò che vuole ed
esprimere le ragioni del suo consenso o del suo rifiuto.
Qual’è,
allora, la via che le società umane devono seguire per liberarsi
definitivamente dalle epoche dell’arbitrio e della dittatura ?
Poiché, nella questione democratica, il problema insolubile è
quello dello strumento di governo, problema che si esprime nella
lotta tra i partiti, le classi o tra individui, dato che l’invenzione
dei metodi elettorali e del referendum non è altro che un tentativo
di camuffare l’insuccesso di questi esperimenti, che non riescono a
risolvere questo problema, ne consegue che la soluzione è nel
trovare uno strumento di governo diverso dagli attuali, che sono
causa di conflitto e che rappresentano solo una parte della società.
Si
tratta, dunque, di trovare un sistema di governo che non sia il
partito, la classe, la setta o la tribù, ma che sia il popolo nel
suo insieme e che, quindi, non lo rappresenti e non si sostituisca ad
esso. “Nessuna
rappresentanza al posto del popolo”, “la rappresentanza è
un’impostura”.
Se
fosse possibile trovare questo sistema di governo il problema sarebbe
risolto. La democrazia popolare sarebbe realizzata e le società
umane avrebbero posto fine ai tempi dell’arbitrio e ai sistemi
dittatoriali che sarebbero sostituiti dal potere del popolo.
Il
“Libro Verde” presenta la soluzione definitiva del problema dello
strumento di governo; indica ai popoli il modo per passare dall’era
della dittatura all’era della vera democrazia. Questa nuova teoria
si fonda sul potere del popolo, senza alcuna rappresentanza né
sostituto. Attua una democrazia diretta, in modo organizzato ed
efficace. Differisce dal vecchio tentativo di democrazia diretta che
non ha trovato realizzazioni pratiche e che ha mancato di serietà a
causa dell’assenza di un’organizzazione di base popolare.
Il tempo non dovrebbe essere danaro, ma
libertà di godere del proprio tempo. Sino a che saremo soggetti
al sistema del danaro non vi potrà essere alcuna libertà.
In America Latina il populismo ha
permesso a molta gente di mangiare, istruirsi, liberarsi dal giogo
delle oligarchie. In Europa invece si teme il populismo, ma non i
soliti politicanti che gli europei votano da decenni.
Prendere in
mano il proprio destino sembra, purtroppo, spaventare i più.
Il fatto che non tutti siano d'accordo
sull'elezione di Trump (ma si sarebbe potuto anche trattare di un
altro Presidente) dimostra che le elezioni non sono un sistema
democratico. L'unica democrazia possibile è dare alle persone la
possibilità di auto-rappresentarsi e di auto-governarsi. Ascoltando
e dando spazio alle opinioni ed alle proposte di tutti.
Ogni qual volta sento parlare un
“politico del fare” mi preoccupo.
Molto meglio che un politico faccia il
minor danno possibile.
Al massimo che esegua la volontà del popolo.
Senza escludere nessuno.
Sono sempre stato un sostenitore dell'emancipazione sociale e
della libertà personale. Da ragazzino pensavo di trovare la prima
nel comunismo e la seconda nel liberalismo. Mi sono completamente
sbagliato, trovandovi infatto solo l'opposto dell'emancipazione e
l'opposto della libertà. Per questo ho scelto la terza via di
Amore
e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it.www.amoreeliberta.altervista.org)
Uscire dal Patto Atlantico, già reo
dei bombardamenti in Iraq, Libia, Siria ed oggi protagonista delle manovre ai
confini russi, appare come l'unica scelta sensata per i sinceri
democratici e gli amici dei popoli.
Ogni giorno scopro come liberali e comunisti vadano a braccetto in
nome di "verità" e "totalitarismo". Le
persone, ad ogni modo, hanno altri sogni e bisogni rispetto a queste
sciocche ideologie onanistiche ed autoritarie.
La differenza fra mondo politico e pornografia è in realtà sottile.
Viviamo infatti in una pornocrazia e in una società pornocratica, solo che non ce ne rendiamo conto e continuiamo - pornograficamente - a partecipare a questo sedicente caravanserraglio "democratico" definito, di volta in volta, "elezioni politiche" o "referendum" o "istituzioni".
Il porno ha perduto la sua carica erotica nel momento in cui si è istituzionalizzato, ovvero è diventato un canale commerciale per menti amebizzate e desideranti.
La politica non è più democratica da quando ha abbandonato il sistema dell'Agorà Greca.
Nella mia vita scolastica ho preso diversi sei in condotta, ma mai sei nell'anima come Gianna Nannini. Ho preso sei avendo l'anima del discolo ma non ancora - ai tempi almeno - l'ernia del disco.
Al disco ci avrebbe pensato Gianna Nannini che - dal 1976 al 2014 - di
dischi ne avrebbe incisi ben diciannove, senza contare i singoli. Meglio singolo che mal accompagnato. Meglio single che una sigla dei cartonianimati - tipo "Holly e Benij" - incisa su di un disco di platino. Maglio pepe&sale che biondo platino. A 37 anni non si è più biondi come un tempo. CaSPIta.
Sono un appassionato di aviazione e, quindi, se avessi una figlia potrei chiamarla Verba. Verba potrebbe infatti diventare un'aviatrice provetta, perché lo sanno tutti che Verba volant.
Se Deputati e Senatori percepissero uno stipendio di massimo
mille euro mensili, si risparmierebbero milioni di euro ai
contribuenti. Un referendum in tal senso sarebbe l'unico
veramente serio da fare.
I comunisti italiani, storicamente, sono sempre stati
borghesi e non hanno mai voluto superare davvero il capitalismo. Se
lo avessero fatto avrebbero cessato di esistere. E ciò non era per
loro conveniente.
I migliori rapporti d'amore sono quelli che non nascono, ma rimangono nel cuore delle persone amate e che si amano.
I sogni non aiutano a vivere meglio, ma sono decisamente più
stimolanti della realtà materiale che ci circonda.
Rosy Bindi & gli elenchi dei
massoni italiani: l'ennesima conferma che paghiamo politici per fare
indagini su gente onesta, mentre i veri colpevoli/disonesti (Pier
Paolo Pasolini insegnò), tutt'altro che occulti, rimangono a piede
libero.
Ritengo che nelle istituzioni ci debbano andare DAVVERO i
cittadini comuni. Al bilancio una casalinga, all'ambiente un
operatore ecologico e così via. Sì, sono populista: la
democrazia prevede la partecipazione diretta del popolo.
Chi non è populista è, con tutta evidenza, un oligarca o un
difensore dell'oligarchia.
"Amore e Libertà", pur con i dovuti distinguo, si sente un po' figlio del Partito dell'Amore e, pertanto, visto anche il successo di visite che ha avuto e le richieste che abbiamo ricevuto, desideriamo riportare, qui di seguito, la lunga intervista che Luca Bagatin fece a Mauro Biuzzi, leader e fondatore del Partito dell'Amore, nonché curatore testamentario dell'indimenticata attrice, cantante e donna politica Moana Pozzi.
L'intervista fu pubblicata per intero, il 18 febbraio 2013, nel vecchio blog di Luca Bagatin (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it) e ampi stralci furono pubblicati dal settimanale romano "Le Città" nello stesso periodo. E' citata, peraltro, fra le fonti di Wikipedia relative alla voce "Partito dell'Amore" (https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_dell'Amore).
Nell'intervista è presente tutta l'attualità della politica di oggi, ovvero una serrata critica alla medesima ed al sistema dei media. Le foto a corredo ed il video qui sotto sono tratte dal canale youtube e dal sito ufficiale del PdA www.partitodellamore.it.
A&L
Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore
Ti
credo capace di ogni male: perciò voglio da te il bene;
La
pornografia è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai
pornografi;
Solo
il Partito dell’Amore, che ha saputo liberare la pornografia in
Italia, può anche liberare l’Italia dalla pornografia.
Queste solo alcune
delle citazioni di Mauro Biuzzi che ci hanno subito incuriosito, al
punto dal volergli proporre quest'intervista, che parla non solo o
tanto di lui, quanto piuttosto del suo progetto “alter-politico”
- contenuto nel programma politico-culturale del Partito dell'Amore -
ed il suo ricordo della celebre attrice Moana Pozzi, tragicamente e
prematuramente scomparsa nel 1994.
Mauro si definisce
un' “attivista antipolitico” che, con vari mezzi, espressivi –
che vanno dall'architettura, alla fotografia, al cinema alla politica
e persino alla teologia – pratica, da oltre trent'anni, una critica
al linguaggio dei media, della pornografia e della politica.
Già fra i primi
obiettori di coscienza al servizio militare di leva, negli Anni '70,
Mauro Biuzzi è iscritto alla Lega Obiettori di Coscienza, fondata su
iniziativa del Partito Radicale.
Architetto ed
artista poliedrico, Biuzzi, nel 1980, fonda e partecipa alla rivista
di cultura romana indipendente“Braci” e, sempre sull'onda della
controcultura artistica e letteraria dell'epoca Cyberpunk, fonda,
nel 1991, il primo partito politico - per così dire -“antipolitico”,
ovvero il Partito dell'Amore, assieme a Riccardo Schicchi, Ilona
Staller e Moana Pozzi.
Non a caso il
personaggio di Mauro Biuzzi è interpretato e rappresentato (a parer
mio male ed in modo totalmente macchiettistico, così come sono mal
interpretati i ruoli di Riccardo Schicchi ed Ilona Staller) nella
fiction che Sky ha dedicato a Moana Pozzi dal titolo, appunto,
“Moana”, di Alfredo Peyretti, con l'ottima (lei sì davvero !)
Violante Placido.
Mauro
Biuzzi – oggi leader del Partito dell'Amore
(www.partitodellamore.it)
- è un simpatico amico, peraltro già in passato in contatto con il
nostro amico e collaboratore fraterno Peter Boom, profondamente
colto, intelligente ed arguto.
Oggi abbiamo il
piacere di intervistarlo, in esclusiva (per completezza
dell'informazione desideriamo segnalare che i link contenuti
nell'articolo, le parole in maiuscolo, corsivo e grassetto sono state
appositamente e volutamente inserite dall'intervistato Mauro Biuzzi).
Luca
Bagatin: Quando hai conosciuto per la prima volta Moana Pozzi ?
Mauro
Biuzzi: Il
nostro primo scambio di battute è stato a Roma, i primi giorni di
gennaio 1992, nel comprensorio di palazzine in Via Cassia, dove c’era
la Diva Futura e dove abitavano lei, Schicchi e la Staller. La prima
sede del PdA era in un appartamento indipendente in una di quelle
palazzine, nel quale io ho diretto la campagna politica del 1992. Per
la campagna alle amministrative del 1993, invece, la sede del PdA si
spostò nel superattico sopra all’appartamento di Moana, giacché
volevamo entrambi una totale indipendenza dalle attività di
Schicchi. Torniamo alla prima volta con Moana. Era appena arrivata da
Milano la diffida della Staller ad usare il suo volto nel simbolo del
Partito dell’Amore
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/006/d001.html].
Pioveva e, poiché aveva un pacco di copie della sua Filosofia
e non aveva l’ombrello, Schicchi mi chiese se volevo accompagnarla
alla palazzina dove si trovava il suo attico. Lei mi disse subito:
“Peccato dover sprecare tutto il lavoro che hai fatto per il
simbolo !”. In ascensore le dissi: “Potrebbe dipendere anche da
te…”. Lei, che non aveva la minima idea di impegnarsi in
quest’avventura politica che stimava come un’ennesima
“pagliacciata” di Riccardo (parole sue), sulla porta di casa mi
disse: “Ci penso.”. Ci pensò. Pochi giorni dopo, in una riunione
a quattro (Schicchi, Moana, io e mia moglie Marcella Zingarini), con
il solo voto contrario di Riccardo, è rinato il vero Partito
dell’Amore e questa volta aveva il volto di Moana. Il PdA di
Schicchi/Staller era durato solo un mese.
Luca
Bagatin: Chi
era, secondo te, Moana Pozzi, veramente ?
Mauro
Biuzzi: Moana
fu un raro esemplare di genio italiano. Una donna, cioè, la cui
eccezionale forza fisica e logica la spinsero sempre a fare scelte
anti-conformiste.
Luca
Bagatin: Ricordo
che in un'intervista che Piero Chiambretti ti fece nel suo programma,
alcuni anni fa, dicesti che, secondo te, Moana Pozzi dovrebbe essere
ricordata nei libri di Storia. Puoi spiegarcene meglio il motivo ?
Mauro
Biuzzi: Perché
Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i
potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza,
Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua
popolarità al servizio di una piccola formazione come il PdA, che
aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti
partendo da zero. E la Storia in Occidente, da Cristo in poi, si fa
senza i potenti mezzi. Non troverai nessuna “diva” che, al
vertice della sua carriera, abbia corso un tale rischio d’immagine.
E che, dopo la prima sconfitta e contro l’opinione di tutti, che
abbia voluto assolutamente ritentare quasi da sola (ovvero solo con
me), nella campagna elettorale per il Sindaco di Roma del 1993,
riuscendo a concludere la raccolta firme in condizioni disperate e
riuscendo a portare per la seconda volta il simbolo del PdA nella
scheda elettorale. Una tempra da Giovanna D’Arco, che sola spiega
la sua beatificazione postuma. Anch’io che l’ho seguita e guidata
passo passo in questa lucida follia, certe volte penso che me la sia
sognata, che Moana non è mai esistita. Ma la vera politica, quella
che fa Storia, è quella che non teme di realizzare l’impossibile.
Altro che economia politica !
Luca
Bagatin: Che cosa ti ha spinto ad ideare, assieme a Riccardo
Schicchi, il Partito dell'Amore ?
Mauro
Biuzzi: La
scommessa che si potesse sfidare sul suo terreno, quello di una
campagna elettorale - ma fatta senza spendere una lira pubblica - il
peggior consociativismo partitico della Repubblica Italiana: quello
che aveva resistito al Movimento Studentesco del 1968, alle Brigate
Rosse del 1978, ma che poi aveva ceduto qualcosina solo nei primi
anni Novanta nell’inchiesta detta Tangentopoli.
Con il PdA - per la prima volta - una formazione dichiaratamente
antipolitica ha dominato per tre mesi una campagna elettorale
italiana, se si escludono i precedenti referendum sull'aborto e sul
divorzio. Voglio qui precisare che l’accostamento del PdA all’Uomo
Qualunque
di Guglielmo Giannini, è un’approssimazione idiota, di quelle che
si leggono su Wikipedia. Oggi sono tutti qualunquisti meno il PdA.
Luca
Bagatin: Ma
il simbolo del Partito dell'Amore lo ideasti tu o Riccardo Schicchi ?
Che cosa rappresenta, nello specifico ?
Mauro
Biuzzi: L’icona
nel cuore, che avevo già usato dal 1987 in mie azioni pubbliche
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/001/d009.html],
la proposi a Schicchi nel 1991 in una versione adatta ad essere
presentata come simbolo in una campagna elettorale. Fu, infatti,
ammesso dal Ministero degli Interni nel 1992, anche se dovetti
discutere un’obiezione di ammissibilità dell’ufficio competente
che riteneva blasfemo l’accostamento tra una croce e il volto di
una pornostar. Feci notare che non era “una pornostar” ma la
cittadina Moana Pozzi. E il simbolo fu ammesso dalle Istituzioni
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/009/d004.html].
Ma non dagli elettori italiani, il cui concetto di cittadinanza era
ancora ristretto a quello indicato dai Partiti e dai mass-media
dell’epoca.
Luca
Bagatin: Quali
i punti salienti del programma cultural-politico del Partito
dell'Amore ?
Mauro
Biuzzi: Dichiarammo
subito sul retro del volantino di Moana
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/011/d02.html
]che la nostra logica politica non era riducibile a quella di
programma,
come nella politica di matrice sindacal-contrattuale. E invece
preferimmo una Politica di Immagine piuttosto che di Parola, che fu
poi tipica dei movimenti no-global ma anche del terrorismo islamico
(intendo sul piano dell’uso dei mezzi di comunicazione). Nessuna
chiacchiera moraleggiante. In particolare io avevo ed ho i miei
riferimenti nelle declinazioni nazionali della rivoluzione
punk,
che come tutti sanno, si oppose a quella hippie
sessantottina e che riemerse all’inizio degli Anni Novanta. Anche
su questo piano di Immagine si è consumata la separazione del PdA di
Mauro Biuzzi e di Moana Pozzi dalla precedente esperienza politica
della Diva Futura di Riccardo Schicchi e Ilona Staller, legata
all’ideologia della Rivoluzione Sessuale degli anni settanta. Nel
1991 gli effetti della caduta del muro di Berlino erano ormai
evidenti e noi lanciammo per primi una sfida al Pensiero Unico sul
suo terreno: quello della simulazione della politica e della sua
morte simbolica, dell’anti-partito,
come dissi nella mia tribuna elettorale del 1992
[http://www.youtube.com/watch?v=ye4tvQk1TQ8]. La cosa interessò,
infatti, tutto il mondo e con Moana raccogliemmo oltre duecento
articoli di stampa estera, da ogni parte del mondo
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/015/index.html].
Moana rappresentò uno sperpero di visibilità politica contro la
riduzione della politica all’economia. Una festa orgiastica della
morte della politica contro la simulazione tragicomica della crisi
economica mondiale. Generazione
X.
Tentativo riuscito di fare di Moana una bellissima e terribile pausa
in cui si sente solo il rumore dello strappo di una moquette: quella
con cui l’economia politica borghese silenzia da qualche secolo
ogni Realtà che gli somigli come la sua immagine rovesciata nello
specchio, un’immagine che simuli la sua morte simbolica,
un’immagine fuori controllo. E Moana era esattamente questo: non la
diversità
ma l’alterità,
non la trasgressione
ma la seduzione
fatale.
Come il Don Giovanni, il Gattopardo, il Marchese del Grillo,
l’aristocrazia francese o russa che misero fine ad una tirannia
cortigiana ed oligarchica di cui erano la maggior espressione e che
conoscevano molto bene. Moana rimarrà una delle maggiori icone del
tramonto dell’Occidente in Italia, insieme a Mamma
Roma e
ad Accattone.
Luca
Bagatin: Il Partito dell'Amore esiste tutt'oggi, ma, dal 1993, non si
presenta alle elezioni politiche, come mai?
Mauro
Biuzzi: Perché
il PdA è un partito cristiano-dionisiaco,
nel senso che proprio con il parlare
silenzioso del
corpo di Moana ha dato l’esempio di un leader
politico che pratica il diritto/dovere di tacere su ciò di cui non
si può parlare. Con ciò opponendosi radicalmente all’idea tutta
mass-mediatica che il politico sia un opinionista
televisivo,
un inarrestabile nastro trasportatore di Doxa, un continuo parolibero
che vomita contratti programmatici. In tal senso la cultura realista
del PdA, in contrasto con il cosiddetto diritto
alla libertà d’espressione,
si oppone anche all’obbligo per tutti ad avere un’opinione su
tutto. Dittatura della Doxa
che si esprime ai suoi massimi livelli nei social
network,
veri campi di concentramento dell’autismo cronachistico di massa
(oltre che mezzo d’intercettazione e di controllo): crimine
perfetto di istigazione dell’umanità alla masturbazione espressiva
travestita da “libertà di espressione”, proprio come tra gli
adolescenti nativi digitali l’esperienza della masturbazione via
cam sta sostituendo quella del primo rapporto sessuale. Insomma, il
PdA ha dato alla borghesia “protestante” italiana la spiacevole
notizia che il sesso è nato molto prima del diritto. E che non se ne
può fare libero commercio “liberandolo”, quasi peggio di come
hanno fatto i preti “vietandolo”.
Luca
Bagatin: Il Partito dell'Amore, fra gli altri, si ispira al
socialista umanitario Giuseppe Garibaldi, come mai?
Mauro
Biuzzi: Perché
Garibaldi ha fondato la nostra Repubblica credendo, parlando e
scrivendo di un socialismo
del cuore
che certamente Biuzzi e Moana, da patrioti e credenti, hanno
praticato prima ancora che capito. Capiamo invece perché l’algida
e frigida borghesia televisiva italiana possa chiamare populismo
ciò che arriva alla gente in forma commovente e affettiva. Un
politico che è amato dalla popolazione indispettisce i pragmatici
che ormai ci governano, come il caso di Pier Paolo Pasolini ancora
dimostra. Perché i progressisti e i pragmatici possono avere
ragione, ma amore no.
Luca
Bagatin: Oggi vi presentate come "Partito dell'Ex Voto",
ovvero invitate gli elettori all'astensionismo ed alla dissidenza
"alter-politica".
In che cosa consiste questo nuovo modo di fare politica da voi
inaugurato?
Mauro
Biuzzi: Per
l’esattezza oggi invitiamo all’obiezione
di coscienza elettorale,
che è tutt’altra cosa dalla scheda bianca. Per quanto ho già
detto, noi ci proponiamo sempre come critici
dello spettacolo elettorale,
e in particolare, critici
della comunicazione pornografica
come modello di propaganda della nostra epoca. Come nel secolo scorso
ogni persona faceva due mestieri, il suo e quello di critico
cinematografico, il PdA ha profetizzato la nascita del “critico
politico”. Beppe Grillo non è “un comico che fa politica” ma è
un cittadino che interrompe momentaneamente il suo mestiere per fare
il critico
della politica.
E così dicasi per i militanti del suo Movimento. Una rivoluzione
antropologico-culturale cominciata con il sottoscritto e con Moana
Pozzi.
Questa novità determinò il contrasto con Schicchi e Staller, che
furono espulsi dal PdA nel 1992
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/014/d001.html]
proprio perché praticavano ancora una politica di conflitto
d’interesse tra il proprio mestiere e le alleanze politiche.
Questa evoluzione di Moana maturò, infatti, nella campagna per le
amministrative di Roma nel 1993 nella quale, liberi ormai dalla
vecchia equazione sesso = politica, formammo la prima lista civica di
candidati della Seconda Repubblica. Fu costituita candidando oltre
cinquanta aspiranti consiglieri comunali tutti provenienti dalla
società civile romana e senza alcun “precedente” politico, ed io
fui nominato capolista su proposta di Moana
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/004/s02.html].
In conclusione, direi che la caratteristica dei cittadini ai quali il
PdA si rivolse per primo (nel quadro della crisi della politica che
dura da Tangentopoli ad oggi), è quella di essere dei “critici
politici” irriducibili alla Doxa politica e al marketing mediatico.
Cittadini irriducibili alla definizione asfittica di elettori,
essendo
ormai caduto miseramente il vincolo che legava politica e lavoro
(alla faccia dell’art.1 della Costituzione). Cittadini-stalker
delle mappe interstiziali che ancora ostacolano l’urbanizzazione a
tappeto del territorio. Cittadini-mutanti residuali della
cittadinanza repubblicana, nel quadro della modernizzazione fondata
sul capitalismo avanzato e sull’immigrazione/deportazione di massa.
Insomma, non più cittadini collaborazionisti, deleganti,
qualunquisti, pessimisti, clandestini o resistenti, ma attivisti e
patrioti che si riprendono la loro sovranità nel pubblico e
soprattutto nel privato. Cittadini che, al di là della
modernizzazione coatta e ricattatoria tipica del dopoguerra
e
del suo portato d’ingerenze e di embarghi (che ancora chiamiamo
esportazione
della democrazia, una
specie di Pax
romana
fatta da bottegai e top-guns),
riprendono il cammino della libertà repubblicana universalista, in
Italia e nel mondo.
Luca
Bagatin: Che cosa ne pensi della politica di oggi ? Ci sarebbe
spazio, nel panorama politico-culturale e mediatico per una
personalità libera e libertaria come Moana Pozzi ?
Mauro
Biuzzi: Ho
già detto che nelle nostre socialdemocrazie la politica
si è ridotta ad economia
politica.
In questo senso ritengo che l’economia politica sia troppo stretta
per Moana come per qualunque altro cittadino che non sia un Attore
di questa nuova oligarchica. Che non sia cioè un finanziere, un
industriale, un editore, un autore/pubblicitario, un politico ovvero
una Vedette
al servizio della Governance
mondiale. Moana (come Marilyn o Pasolini) non è riducibile a nessun
bipolarismo imperial-democratico (tipo progressisti/conservatori),
come si è rappresentato da Jacqueline Kennedy a Carla Bruni
ex-Sarkozy
(che guarda caso sono donne). Moana è la parte vitale e negativa del
bipolarismo, la parte maledetta e anti-borghese, la parte
anti-sociale e anti-edipica, come alle origini lo furono Van Gogh o
Rimbaud (che guarda caso sono maschi). Il PdA, con la posizione di
estremo-centro, si libera per primo anche del retaggio ideologico
della distinzione destra/sinistra o di quella maschile/femminile, con
tutti i primati di genere
ad essa collegati strumentalmente e darwinianamente (schiavo/padrone,
vittima/carnefice, disoccupato/salariato). Insomma, l’Estremo-centro
di Moana sfugge ad ogni sistema binario e cibernetico (i codici
seriali 0/1, senza centro e senza estremi per definizione). Il PdA è
per la ciclicità, per l’estremo ritorno del principio dell’eguale,
per la Terra e contro il Territorio. Il PdA sostiene Moana come
simbolo della Repubblica Italiana, dalle Alpi alla Sicilia. Sostiene
Moana come Cuore della nostra Patria. Cuore della questione
mediterranea, cuore del rapporto nord/sud.
Luca
Bagatin: Pensate che in futuro ci potrà essere spazio, in Italia,
per il Partito dell'Amore ?
Mauro
Biuzzi: Non
ci sarà futuro per nessuna libera repubblica e per nessun popolo che
si riconosce in essa, se non si farà ovunque una “critica
politica” ai rappresentanti del mondialismo finanziario che ovunque
si insediano nei governi nazionali, per espropriarli progressivamente
della loro sovranità culturale e popolare, vero
motivo della crisi della rappresentanza elettorale
(in Italia come in Grecia come in Spagna). Insomma, dopo i manager,
le pornostar, i papi e i centravanti “stranieri”, tra quanto
tempo il liberismo aprirà anche il mercato della politica-spettacolo
? E perché non lo ha ancora fatto ? E che fine farà la cultura
diffusa in Italia sotto i colpi dell’internazionalizzazione del
Made
in Italy ?
Per non parlare dello sterminio della cultura contadina di
Pasoliniana memoria, dell’olocausto delle api pronube, dei
fondamenti stessi della corretta alimentazione dei popoli, tutto
spazzato via a colpi di aree metropolitane e grande distribuzione. Il
Partito dell’Amore, lungi dall’essere un partito
nazional-socialista, è stato certamente un primo segnale tutto
italiano dell’inizio di una crisi irreversibile del primato della
politica trans e multinazionale. Il PdA ha profetizzato nel 1992,
l’avvento in Italia di una Videocrazia
senza uguali al mondo e la necessità di affrontare il “discorso
sul Massimo Sistema Pornografico”. Quel Sistema che, dall’11
settembre del 2001, ha cominciato a parlare, all’interno di tutti i
linguaggi locali, con il linguaggio politico del nuovo Impero
finanziario mondiale. Quindi, nessun futuro senza il Partito
dell’Amore, che ha avuto sempre la missione di voler restituire
agli italiani la loro verginità stuprata (culturale e ambientale).
Questo noi intendiamo con cristiano-dionisiaco:
la difesa della nostra cultura mediterranea da quella Mondialista. E
il più grande successo del PdA è stato quello di riuscirci almeno
con la sua prima candidata, Moana, che da iper-pornostar
all’americana è diventata cittadina comune e prima donna-leader di
una piccola formazione indipendente (e non la solita testimonial
dello Spettacolo candidata dal Padrone di turno a questo o quel
Partito politico che fa i suoi interessi a Montecitorio). L’Italia
è una giovane Repubblica fondata sulla resistenza Risorgimentale
alle occupazioni militari, e agli stupri simbolici e materiali che
sempre ne conseguono. A mio modesto avviso, la nostra Moana con la
fascia tricolore davanti all’Altare della Patria a Roma è uno dei
simboli più significativi della volontà di emancipazione di una
Repubblica nata nel clima di occupazione morale e materiale
conseguente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale. E in seguito
cresciuta nello “sviluppo senza progresso”, la cui entità è
data proprio dal livello insopportabile raggiunto oggi dal nostro
debito pubblico sotto la pressione speculativa internazionale
[http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html].
In quell’immagine, che ho realizzato con lei nel novembre 1993 per
il suo unico manifesto politico, Moana cessa di essere la pallida
imitazione di una diva del cinema americano (che tanto piace ai
critici sessantottini che sostengono il Trash
all’italoamericana), per diventare la vera icona del cammino che la
nostra Repubblica sta facendo attraverso i tanti disastri civili del
dopoguerra. Certo, di una Repubblica nata orfana, e che continua ad
essere considerata figlia di madre ignota. Proprio come Moana, la
nostra Biancaneve che ora dorme con il milite ignoto, con l’italiano
futuro.