
L'UE, in questi decenni,
ma soprattutto anni, non ne ha azzeccata una.
Anziché gettare acqua
sul fuoco, ha preferito sostenere e armare una autocrazia (che ha
messo al bando l'opposizione di sinistra), né appartenente all'UE,
né alla NATO. Seguendo peraltro i desiderata della famiglia Biden.
Del resto, le cose
sarebbero forse andate diversamente se si fosse ascoltato ciò che
Silvio Berlusconi, forse l'ultimo e unico vero leader della Seconda
Repubblica (il cui unico vero errore fu di sdoganare missini e
leghisti), diceva e scriveva già il 9 maggio 2015, in una lettera,
sul Corriere della Sera, riportata anche sul suo profilo Facebook:
“Caro
direttore, l’assenza dei leader occidentali alle
celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda
guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente
che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha
operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di
Guerra fredda, a far parte dell’Occidente”.
E proseguiva, fra le
altre cose, scrivendo: “È vero, con la Russia
ci sono delle serie questioni aperte. Per esempio la crisi ucraina.
Ma sono problemi che è ridicolo pensare di risolvere senza o contro
Mosca. Anche perché in Ucraina coesistono due ragioni altrettanto
legittime, quelle del governo di Kiev e quelle della popolazione di
lingua, cultura e sentimenti russi. Si tratta di trovare un
compromesso sostenibile fra queste ragioni, con Mosca e non contro
Mosca”.
Egli
peraltro, nel febbraio 2023, affermò: “Io a parlare con
Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai
andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del
suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava
che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e
questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto
negativamente il comportamento di questo signore”.
Inascoltato
anche e soprattutto dai suoi, che hanno fatto e continuano a fare
l'opposto di ciò che egli disse e promosse.
Suoi
che, come i post-comunisti (PD and Co.) e i loro alleati, non hanno
minimamente una politica estera seria e chiara, come diversamente
Berlusconi proponeva: multipolare, dialogante, con un Occidente che –
pragmaticamente – arginasse ogni forma di estremismo.
Anche
relativamente al Medio Oriente, l'UE, non ha una politica seria e
coerente, quando sarebbe invece necessario lavorare, anche lì, per
una mediazione, per riconoscere lo Stato della Palestina,
lottare contro il terrorismo, per il rilascio degli ostaggi e
arginare governi che bombardano i civili.
Non ne parliamo, poi,
della questione dei dazi, ove, ancora una volta, la dirigenza UE si è
inchinata ai desiderata del Presidente USA di turno.
Un Trump che, peraltro,
oggi dice una cosa, poi ne fa un'altra e... chissà, ne farà e dirà
altre ancora, dimostrando assai poca coerenza e molta inconsistenza
nella sua leadership.
Del resto, anche i
bambini sanno che i dazi sono un danno economico per tutti e, nel
medio-lungo periodo, finiranno per ritorcersi contro gli stessi USA.
In tempi di
globalizzazione, di e-commerce, di Intelligenza Artificiale, del
resto, nessun Paese è e può essere autosufficiente. Ogni divisione
ideologica è, dunque, controproducente e profondamente sciocca.
L'arroccamento su
posizioni ideologiche, estremiste, vetero-conservatrici, assunte
dalla dirigenza di USA e UE, appare tanto assurdo quanto
profondamente controproducente.
Il già Ministro degli
Esteri Gianni De Michelis (dal 1989 al 1992), che ebbi l'onore di
conoscere una ventina di anni fa, riconobbe tanto la necessità di
integrare la Russia nel sistema europeo, quanto riconobbe
l'importanza del nuovo corso socialista riformista intrapreso dalla
Repubblica Popolare Cinese, da Deng Xiaoping in poi.
Ovviamente inascoltato,
se pensiamo anche che fu ingiustamente travolto, come accadde a molti politici
della sua epoca e generazione, nell'ambito della falsa rivoluzione di
Tangentopoli.
Da allora in poi,
sappiamo com'è andata.
Il socialismo, in Italia
e Europa, è pressoché scomparso. In Italia sono stati sdoganati
post-fascisti e post-comunisti (che hanno ampiamente malgovernato il
Paese e che ben presto sono diventati fondamentalisti atlantisti). I
partiti democratici di Centro-Sinistra (l'unico, vero e inimitabile,
non certo il caravanserraglio del PD and Co.), sono stati
completamente distrutti e sono scomparsi (lasciamo stare i
cespuglietti che oggi si richiamano ad alcuni di quei gloriosi
partiti della gloriosa Prima Repubblica...).
Mentre i Paesi BRICS
crescono e lavorano per un nuovo ordine multipolare, più equo e più
giusto, noi siamo ancora fermi alla mentalità da Guerra Fredda.
Alle guerre economiche e
agli inutili riarmi.
Quando, diversamente,
sarebbe necessario un mondo più unito, con un'unica alleanza
militare globale (come peraltro proposto recentemente anche dal
Presidente socialista colombiano Gustavo Petro) e magari anche con
un'unica moneta mondiale, come teorizzato dall'ottimo prof. Giancarlo
Elia Valori (egli in particolare, in un suo interessante articolo
scrisse: “quando tutte le
persone avranno coscienza di essere uguali, e di avere parità di
condizioni economiche e benessere, potrebbe essere possibile
unificare la moneta mondiale. Un’unica moneta come frutto di
un’acquisizione prima di tutto umana e psicologica, e solo dopo di
fattori macro- o microeconomici”).
Le sfide che abbiamo
davanti sono molto serie e un mondo diviso non potrà che aggravarle
e renderle sempre più impervie.
Con l'Intelligenza
Artificiale, adeguatamente governata, potremmo avere un valido
supporto per il comparto sanitario e della sicurezza interna e
internazionale.
Ma senza una classe
dirigente all'altezza, tutto ciò potrebbe essere vanificato.
Non saranno gli
estremismi, i fondamentalismi, gli arroccamenti ideologici nei quali
si è infilato il cosiddetto Occidente che potranno esserci d'aiuto.
L'Europa unita (se mai lo
sia stata davvero), ha smesso da tempo di essere quel baluardo di
equilibrio, ragionevolezza, pragmatismo, welfare. Ma si è
trasformata nel suo contrario.
Diversamente, tale ruolo,
è stato assunto dalla Repubblica Popolare Cinese del socialista
riformista Xi Jinping, che, con moderazione e ragionevolezza,
promuove una “comunità umana dal futuro condiviso”,
sostenendo il Sud del Mondo, dialogando e commerciando con tutti e
gettando acqua sul fuoco dei conflitto globali.
Anche il Brasile del
socialista Lula, sta svolgendo un ruolo simile. Il Presidente Lula,
anche recentemente, ha ribadito peraltro la necessità di diffondere
democrazia, affermando al summit di Santiago del Cile, del 21 luglio
scorso: “In questo momento in cui l'estremismo sta cercando di
far rivivere pratiche interventiste, dobbiamo agire insieme.
Difendere la democrazia non è responsabilità esclusiva dei governi;
richiede la partecipazione attiva del mondo accademico, dei
parlamenti, della società civile, dei media e del settore privato”.
Più
democrazia, più investimenti nel welfare, nel comparto sanitario,
nell'Intelligenza Artificiale (per il benessere della comunità, non
per i giochini da smartphone), più cooperazione internazionale. Più
meritocrazia nella selezione della classe dirigente.
Più
sinergia con i Paesi BRICS e meno dipendenza e sudditanza nei
confronti degli ideologici USA.
Di
questo avremmo necessità.
Mi
spiace, come spesso mi accade, scrivere nelle conclusioni che sono
molto, molto pessimista in merito.
Perché,
purtroppo, credo che si proseguirà inesorabilmente, invece,
nell'ideologismo e nel fondamentalismo controproducente nel quale ci
si è già infilati e tutto ciò finirà per disgregare l'Europa e
non per unirla. Per impoverirla e non per migliorare le condizioni
dei suoi cittadini.
Per
svenderla e non per renderla parte di una comunità globale,
nell'ambito della quale prosperare, assieme a tutti gli altri Paesi del mondo.
Luca
Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it