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mercoledì 28 maggio 2025

Gli sviluppi dell’IA, fra cinema, deepfake e fakenews. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

La rivista Mit Technology Review è stata fondata dal Massachusetts Institute of Technology nel 1899 e si concentra sulla divulgazione di informazioni sulle tecnologie emergenti e sui settori innovativi. La rubrica What’s Next? della rivista tratta i settori tendenze e tecnologie. Essa rende noti i passi man mano dell’intelligenza artificiale e ha riassunto il 2024 con quattro progetti principali. I grandi modelli linguistici continueranno a dominare, le autorità di regolamentazione stanno diventando più audaci e il problema apocalittico dell’intelligenza artificiale ha un forte impatto sugli istituti di ricerca e sul pubblico.

Nel 2024, le aziende tecnologiche che hanno investito molto nell’Intelligenza Artificiale generativa sono sotto pressione per dimostrare di poter trarre profitto dai loro prodotti. Per raggiungere questo obiettivo, i giganti dell’Intelligenza Artificiale come Google e Open AI stanno puntando molto sulla miniaturizzazione: entrambe le aziende stanno sviluppando piattaforme di facile utilizzo che consentono alle persone di personalizzare potenti modelli linguistici e di creare i propri mini chatbot per soddisfare esigenze specifiche.

In pratica ognuno può diventare sviluppatore di applicazioni di intelligenza artificiale generativa, senza bisogno di competenze di programmazione.
Lo scorso anno l’Intelligenza Artificiale generativa è diventata più utile anche per persone non di alte competenze tecniche, soprattutto perché sia Google Gemini, che ha superato il GPT-4 nei benchmark (test appositamente studiati per valutare le prestazioni di un dispositivo o l’efficacia di un processo) di testo, immagini, video e audio, e la stessa GPT-4, supportano la multifunzionalità e possono elaborare informazioni di testo e immagini, sbloccando così una serie di nuove applicazioni. Vedremo che persone di ogni estrazione sociale avranno il loro set IA-robotico personalizzato. Gli esseri umani devono solo cliccare un pulsante e il sistema genererà testo e caricherà video e foto, secondo le regole del settore.

Sin salla fine del 2022, abbiamo visto che Dall-E di OpenAI e Stable Diffusion di Stability AI possono produrre una varietà di immagini straordinarie. Per cui necessariamente nel 2024 l’attenzione si sposterà sui film, sia di grandi case cinematografiche che del singolo utente. Runway è una startup che realizza modelli video generativi (e ha co-fondato Stable Diffusion). Può già produrre cortometraggi di alta qualità, i migliori dei quali non sono molto lontani da ciò che avrebbe potuto realizzare la Pixar. Oltre a startup come Runway, appunto – come anzidetto – anche giganti del cinema come Paramount e Disney stanno attualmente esplorando l’uso dell’intelligenza artificiale generativa nel processo di produzione. L’Intelligenza Artificiale generativa sta reinventando ciò che una volta era possibile con gli effetti speciali, ottenuti – rispetto ad oggi – arrampicandosi sugli specchi.

Oltre al grande schermo, la tecnologia deepfake sta guadagnando terreno anche per scopi di marketing o formazione. Ad esempio, la società britannica Synthesia crea strumenti in grado di trasformare singole performance di attori in un flusso costante di avatar deepfake in grado di recitare qualsiasi copione fornito loro con la semplice pressione di un pulsante. Synthesia afferma che la sua tecnologia è attualmente utilizzata dal 44% delle aziende Fortune 100 (ossia le 100 migliori aziende per cui lavorare secondo la rivista Fortune, che tratta di economia globale pubblicata dalla Time Inc.’s Fortune, fondata da Henry Luce nel 1930; essa compete con Forbes e Bloomberg Businessweek nella categoria delle riviste economiche statunitensi e si distingue per articoli lunghi e approfonditi).

L’impiego di così tante competenze a un costo basso ha causato seri problemi all’industria dell’intrattenimento. Le preoccupazioni circa l’uso e l’abuso dell’intelligenza artificiale da parte degli studi cinematografici sono state al centro dello sciopero di Hollywood dell’anno scorso. “L’arte cinematografica sta cambiando radicalmente”, ha affermato la regista indipendente Souki Mehdaoui. Inoltre va detto che la disinformazione elettorale generata dall’intelligenza artificiale sarà onnipresente. Il 2024 è stato un anno di elezioni in molti Paesi del mondo e le false informazioni elettorali e i deepfake generati dall’intelligenza artificiale sono diventati un problema importante. Finora abbiamo visto i politici di opposti schieramenti usare questi strumenti come armi elettorali, ad esempio in Argentina, Slovacchia e Stati Uniti d’America.

La proliferazione di queste opere di intelligenza artificiale è una tendenza preoccupante. Sarà più difficile che mai identificare i veri contenuti su internet. E combattere in un clima politico già polarizzato potrebbe avere gravi conseguenze. Fino a qualche anno fa, per realizzare i deepfake serviva una tecnologia avanzata, ma l’intelligenza artificiale generativa ha reso il tutto molto più semplice e i prodotti finiti sembrano sempre più reali. Anche le fonti attendibili possono essere ingannate dall’intelligenza artificiale. Ad esempio, le piattaforme di stock photo sono inondate di immagini generate dall’intelligenza artificiale per qualsiasi evento.

Le stock photo sono delle immagini che possono essere scaricate da siti web specializzati, a titolo gratuito o a pagamento, e possono essere usate in progetti creativi, grafici e di comunicazione. Sono ormai una realtà diffusissima nel mondo digitale anche se le opinioni sul loro utilizzo sono contrastanti. Ed in merito pure alle stock photo il 2024 è stato un anno importante per coloro che si oppongono all’intervento dell’intelligenza artificiale nelle elezioni. Tuttavia, le tecnologie di tracciamento e risoluzione sono ancora nelle fasi iniziali di sviluppo, come la filigrana. Per meglio dire: se si vuole contrassegnare le fotografie con il proprio nome o un altro segno identificativo, o sovrapporre immagini e falsarla, è possibile aggiungere una filigrana. È anche possibile rimuovere una filigrana o usare una foto come filigrana.

Anche le piattaforme dei social media notoriamente sono lente a sradicare la disinformazione. In altre parole, il 2024 è stato un anno in cui tutti, chi moralmente pro e chi contro, e chi economicamente pro e chi contro, sono stati parte di un grande esperimento per combattere le fake news basate sull’intelligenza artificiale. Negli ultimi anni, il campo dell’intelligenza artificiale si è allontanato dall’uso di più piccoli modelli per adottare un unico modello monolitico che può essere addestrato a svolgere tutte le attività. Per esempio mostrando ai suddetti OpenAI e GPT-3 alcuni esempi aggiuntivi, gli interessati possono “addestrarlo” a risolvere problemi di programmazione, scrivere sceneggiature cinematografiche, superare un esame di biologia al liceo e altro ancora. I modelli multimodali, come GPT-4, Google Gemini, DeepMind, possono risolvere sia compiti visivi che linguistici.

Lo stesso approccio potrebbe essere applicato ai robot fisici, così non ci sarebbe più bisogno di addestrare un robot a girare i pancake e un altro ad aprire le porte: un modello universale potrebbe dare ai robot la capacità di svolgere più compiti. Sin dal 2023, DeepMind ha lanciato Robocat, che ha imparato a controllare diversi bracci robotici generando i propri dati attraverso tentativi ed errori. A ottobre 2023, DeepMind ha collaborato con trentatré laboratori universitari per lanciare un altro modello di robot multiuso, RT-X. Anche un team dell’Università di New York sta sviluppando una tecnologia simile. Negli ultimi anni, grandi aziende hanno iniziato a rilasciare grandi set di dati per l’addestramento dei robot, come Egocentric 4D Perception di Meta. EGO4D è un dataset egocentrico su larga scala con una diversità senza precedenti.

Si compone di 3.670 ore di video raccolti da 923 partecipanti unici provenienti da 74 sedi in 9 paesi diversi. Il progetto riunisce 88 ricercatori, in un consorzio internazionale, per aumentare drasticamente la portata dei dati egocentrici pubblicamente disponibili di un ordine di grandezza, rendendoli oltre 20 volte maggiori di qualsiasi altro dataset in termini di ore di riprese. EGO4D mira a catalizzare la prossima èra della ricerca sulla percezione visiva in prima persona. Il dataset è diversificato in termini di copertura geografica, scenari, partecipanti e modalità di acquisizione. Per esempio un sondaggio dell’Ufficio Statistico del Lavoro degli Stati Uniti apprende come le persone trascorrono la maggior parte del loro tempo.

I dati sono stati acquisiti utilizzando sette diverse telecamere da testa disponibili in commercio: GoPro, Vuzix Blade, Pupil Labs, ZShades, OR-DRO EP6, iVue Rincon 1080 e Weeview. Oltre al video, alcune parti di EGO4D offrono altre modalità di dati: scansioni 3D, audio, sguardo, stereo, più telecamere indossabili sincronizzate e narrazioni testuali. Tale approccio si è già rivelato promettente nel caso delle auto a guida autonoma. Startup come Wayve, Waabi e Ghost stanno guidando una nuova ondata di intelligenza artificiale per la guida autonoma che utilizza un unico grande modello per controllare il veicolo anziché più modelli più piccoli per specifiche attività di guida. Questa tecnologia consente alle piccole aziende di tenere il passo con i giganti. Nel prossimo anno questa tendenza potrà essere osservata nei robot impiegati in vari settori. Se ci fate caso, come abbiamo già sostenuto in nostri articoli e libri, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, renderà l’uomo non solo più al vertice della catena alimentare, ma perfettamente inutile.

Giancarlo Elia Valori 

lunedì 2 ottobre 2023

Riflessioni su pesche, ovvero famiglia, fake news e intelligenza artificiale by Luca Bagatin

 

Non sono familista e non penso esista persona che crede meno di me al concetto di famiglia.

Detto questo, penso che sia normalissimo e giusto che un figlio, che è stato cresciuto da entrambi i genitori, voglia che questi non si separino.

È logico. È come se uno dei due genitori venisse a mancare per sempre. Il figlio ne risente e ci sta male.

Questo non vuol dire essere retrogradi (come direbbero i progressisti al caviale di casa nostra), ma essere umani.

Proprio per questo credo molto poco nel concetto di famiglia.

Quanti sono i genitori che crescono i propri figli come se fosse una missione?

Quanti sarebbero disposti a difendere fino alla fine la propria famiglia?

Se esistono, benissimo, hanno la mia stima.

Diversamente non hanno affatto la mia stima.

In generale non ho simpatia per la figura del genitore medio. In particolare in questa epoca moderna, in cui l'edonismo prevale sulla responsabilità.

E, pertanto, non credo minimamente al concetto di "famiglia tradizionale" propagandato dai conservatori al caviale di casa nostra.

(Luca Bagatin)

Filosoficamente, la verità, non esiste.

Non è affatto rivoluzionaria, come diceva Gramsci, ma è un concetto relativo.

Per questo trovo totalmente arbitrario e potenzialmente pericolosa per la democrazia la cosiddetta lotta alle fake news.

(Luca Bagatin) 

Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale ha potenzialità enormi, ma, sono convinto che, come ogni innovazione tecnologica - in particolare in questo campo - porterà le persone a diventare più pigre, apatiche e dipendenti dalla tecnologia stessa.

Ovvero più stupide, cosa che sta avvenendo da tempo a livello globale.

Sviluppando al massimo la tecnologia, certo, potremmo tutti lavorare poco o nulla e si potrebbe anche pensare di ricevere uno stipendio pubblico. Questo sarebbe bellissimo ma... temo che tutto ciò potrerebbe a un impigrimento e a un imbarbarimento generale.

Forse, uscire dal sistema tecnologico-industriale quanto prima, sarebbe una strada razionale e preferibile.

(Luca Bagatin) 

lunedì 1 aprile 2019

IL VENEZUELA E LA DISINFORMAZIONE OCCIDENTALE CHE CI HA INSTUPIDITI (tratto da un post del giornalista Paolo Di Mizio)

Oggi, l'amico Paolo Di Mizio - scrittore e giornalista - per vent'anni  nella redazione del TG5 e di numerose altre importanti testate nazionali, ha pubblicato questo interessante post su Facebook, a proposito delle fake news diffuse dai media occidentali, relative al Venezuela.
Il post è molto interessante, perché si rifà allo studio di Alan MacLeod, ricercatore universitario britannico che, in merito a tale argomento, ha redatto un interessante quanto poco conosciuto rapporto/saggio.
Alcuni significativi stralci del rapporto sono stati tradotti da Paolo, che li riporta nel suo post e che pubblico, di seguito, integralmente.

L. B.

Paolo Di Mizio: IL VENEZUELA E LA DISINFORMAZIONE OCCIDENTALE
CHE CI HA INSTUPIDITI
(questo post è dedicato a molti di noi, cioè a quelli che sono acciecati dalla falsa propaganda americana e occidentale orchestrata dalla Cia).
L'autore dello scritto che pubblico qui sotto è Alan MacLeod, un ricercatore universitario britannico e collaboratore di un'associazione di sorveglianza sui falsi mediatici chiamata “Fairness and Accuracy in Reporting”. MacLeod ha vissuto per alcuni anni in Venezuela per studiare il regime chavista. Nell'aprile scorso ha pubblicato il libro “Cattive nuove dal Venezuela. Vent’anni di false notizie e disinformazione”. Ecco alcuni brani di una sua lunga relazione sul Venezuela per l'ente di sorveglianza sulle fake news.
Una delle conclusioni cui giunge il ricercatore britannico è che le notizie dal Venezuela sono state profondamente e coscientemente inquinate dai massmedia americani ed occidentali per favorire gli interessi politici e petroliferi degli Stati Uniti.
Quella che segue è solo una parte del rapporto, che ho tradotto dall'inglese.
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DAL RAPPORTO DI A. MACLEOD
L’ultimo straordinario capitolo nel bizzarro romanzo della politica venezuelana si svolge sotto i nostri occhi. Pur avendo vinto le elezioni presidenziali del 2018, Nicolàs Maduro ha visto autoproclamarsi Presidente il Segretario dell’Assemblea popolare Juan Guaidò, un uomo di cui l’80% dei venezuelani non aveva mai sentito parlare fino a quel giorno.

Guaidò è stato immediatamente sostenuto dai governi degli Stati Uniti e del Regno Unito. Il vicepresidente americano Mike Pence ha dichiarato: “Nicolàs Maduro è un dittatore senza alcuna legittimità. Non ha conquistato la presidenza con libere elezioni ed è andato al potere imprigionando chiunque gli si opponesse”.
Ho già scritto in dettaglio su come i mass-media si siano impegnati a fare da eco all’idea secondo cui Maduro sarebbe totalmente illegittimo e a definire la posizione degli USA sulla politica venezuelana come quella di un arbitro neutrale.
Ma perché i mass-media, che detestano Trump a casa loro, si allineano così prontamente alla sua politica quando si tratta del Venezuela? E perché ci sono così poche voci critiche di quello che è essenzialmente un tentativo di colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti?
(…)
Due elezioni, un caso di scuola.
A sostegno di questo metodo per testare i modelli di propaganda [ndr, si riferisce al libro di Noam Chomsky ed Edward Herman “La fabbrica del consenso”, sulla disinformazione nei mass-media], ho studiato la copertura mediatica in Occidente delle elezioni del 2018 in Colombia, un alleato degli Stati Uniti, e in Venezuela, nemico giurato degli USA. In Colombia ha trionfato il conservatore Ivan Duque; in Venezula ha vinto il socialista Maduro.
Le elezioni in Colombia si sono svolte in un clima di terrore. Il candidato della sinistra Gustavo Petro è sopravvissuto per un pelo a un tentativo di assassinio, mentre i paramilitari di destra minacciavano i suoi sostenitori. Il partito conservatore del presidente uscente Alvaro Uribe ha massacrato più di 10.000 civili, mentre alcuni osservatori elettorali statunitensi, come Daniel Kovalik, professore di Giurisprudenza all'Università di Pittsburgh, scambiati per elettori colombiani davanti alle urne, si sono visti offrire denaro per votare per Duque. Ci sono state più di 250 denunce ufficiali di frode elettorale.
I maggiori mass-media occidentali, nel frattempo, hanno massicciamente approvato le elezioni di questo Stato alleato degli USA, presentandole come una speranza per il paese e minimizzando tutti gli aspetti negativi, in particolare le violenze. La Cnn ha riferito che “nonostante ci siano stati isolati episodi di violenza, essi sono stati minimi”. La Associated Press è andata più lontano, affermando che il solo pericolo reale per la Colombia era che Petro avrebbe condotto il Paese “pericolosamente a sinistra”, mentre la Npr descriveva Alvaro Uribe come “immensamente popolare”, senza neppure menzionare i massacri commessi dal suo governo.
Al contrario, quasi all’unanimità i mass-media hanno presentato le elezioni che si tenevano contemporaneamente in Venezuela come “una parodia”, “l’incoronazione di un dittatore”, “pesantemente truccate”, “l’arroccamento di una dittatura”, “una farsa che cementa l’autocrazia”. Il Miami Herald le ha definite “fraudolente”, “truccate”, “teatrali”, “truffaldine”, il tutto in una sola colonna.
Le elezioni venezuelane hanno comportato forse alcuni aspetti discutibili. Ma l’idea che si trattasse di un “simulacro di elezioni” è stata subito contraddetta dagli osservatori internazionali che monitoravano le elezioni, molti dei quali hanno pubblicato rapporti dettagliati che ne attestano la corretta organizzazione e il corretto svolgimento.
Hanno seguito le elezioni anche diversi osservatori internazionali di primo piano, tra i quali l’ex Primo ministro spagnolo José Zapatero e l’ex Presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Zapatero ha dichiarato che “non c’è alcun dubbio sul processo elettorale”, e Correa ha detto che le elezioni erano state “organizzate in modo impeccabile” e si erano “svolte nella completa normalità”. Ma farete fatica a trovare sui mass-media occidentali una qualunque menzione delle loro opinioni.
L’amministrazione americana getta la maschera
(…) Uno dei pochi aspetti positivi dell’amministrazione Trump è che non cerca neppure di nascondere le sue vere intenzioni. E infatti John Bolton, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, ha apertamente descritto il Venezuela come un’opportunità di business. “Farebbe una grande differenza per gli Stati Uniti sul piano economico, se le compagnie petrolifere americane potessero investire nelle riserve petrolifere e nella produzione del Venezuela” ha detto Bolton. [ndr, il Venezuela possiede riserve petrolifere superiori a quelle dell’Arabia Saudita].
Con una similitudine evidente con la preparazione della guerra all’Iraq, Bolton ha anche etichettato il Venezuela come membro di “una troika della tirannia” e ha di recente suggerito di imprigionare Maduro a Guatanamo Bay.
Il governo britannico ha bloccato il trasferimento dell’oro venezuelano custodito dalla Banca d’Inghilterra, dopo aver dichiarato Guaidò legittimo presidente. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno intensificato, nonostante gli appelli contrari dell’ONU, le sanzioni contro il Paese già assediato. Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha formalmente condannato le sanzioni, facendo notare che esse hanno aggravato la crisi umanitaria. Un ex inviato speciale per il Venezuela ha dichiarato che si trattava di un possibile “crimine contro l’umanità”.
Da parte sua la stampa fa da grancassa alla “promozione della democrazia” e alla protezione dei diritti dell’uomo. Il Washington Post, per esempio, ha applaudito alle azioni della Casa Bianca, esortandola a indurire le sanzioni e affermando che Guaidò aveva “donato una speranza al popolo del Venezuela”.
I grandi mass-media sembrano ignorare le opinioni dei venezuelani. L’86% di loro è contrario a un intervento militare e l’81% è in disaccordo con le sanzioni, secondo un recente sondaggio.
L’approccio uniformemente adottato dai grandi mezzi di comunicazione per delegittimare il regime di Maduro ha forse una motivazione nascosta: minare e discreditare le idee di ispirazione socialista (dette “populiste”) che riemergono nei loro Paesi.
Quando si tratta di questioni come la politica estera, la maschera dell’imparzialità e della verità dei mass-media cade e rivela il loro vero ruolo: servire i potenti.
Alan MacLeod

Nella prima foto, tratta dal post di Paolo Di Mizio, si vede la folla venezuelana a un comizio di Maduro di qualche settimana fa: è la stessa gente che prima dell'avvento del governo socialista soffriva la fame mentre le società petrolifere americane incameravano tutti i proventi del petrolio venezuelano. Il governo socialista ha tolto le concessioni alle società americane e ha nazionalizzato il petrolio, di cui possiede le maggiori riserve al mondo, superiori a quelle dell'Arabia Saudita.

La seconda foto è la copertina del saggio di Alan MacLeod, acquistabile, in lingua originale, anche online. 

tratto da: https://www.facebook.com/paolo.dimizio.1/posts/1209154832574623