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lunedì 13 luglio 2026

Capire il presente attraverso il passato: la Russia post-sovietica e le origini della crisi tra Russia e Occidente. Articolo di Luca Bagatin

 

Il modo migliore per comprendere il presente è studiare il passato.

E, senza tornare alla disgregazione dell'Unione Sovietica, avvenuta per ragioni sia interne che esterne e molto favorita da un Occidente liberale, ma molto poco democratico, non si può comprendere ciò che sta accadendo, oggi, nell'Est europeo.

Devo dire che sono riuscito a reperire, in lingua italiana, solamente due saggi, che parlano di quel periodo, ovvero della Russia post-sovietica: “La Russia di Eltsin” di Antonio Rubbi (Editori Riuniti) e “La Russia post-sovietica” di Roj Medvedev (edito da Einaudi).

Li ho reperiti online, su ebay, praticamente nuovi e ancora incellofanati, anche se risultano, da anni, fuori catalogo. Il che, peraltro, da bibliofilo e ricercatore di saggi e libri di vario genere, mi ha fatto pensare e chiedere: quante copie di questi due libri, editi entrambi nel 2002, saranno effettivamente state distribuite?

Entrambi i saggi sono molto interessanti e meriterebbero di essere non solo conosciuti, ma soprattutto ripubblicati.

Perché spiegano le origini del presente. Un presente molto poco conosciuto dal lettore/cittadino medio “occidentale”, per così dire.

Nel saggio di Antonio Rubbi, a pagina 259, si parla dell'allargamento ad Est della NATO, fortemente voluta – nel 1992-93 - dagli USA guidati da Bill Clinton. Una decisione che trovò contrari molti membri del Congresso statunitense e di vari Paesi europei, visto che non era giustificata da nulla, poiché la NATO era sorta nel 1949 per contenere una minaccia sovietica che, ormai, non esisteva più.

Nel saggio di Rubbi, a pagina 260, si fa riferimento a un articolo del Corriere della Sera, a firma Enrico Iacchia, nel quale si evidenziava come l'idea di spostare i confini della NATO alle frontiere della Russia, potesse essere molto pericolosa. Nell'articolo, riportato da Rubbi, vi è scritto: “Fate entrare la Polonia e immediatamente si porrà la questione dell'Ucraina. E se si fa entrare l'Ucraina – come vorrebbe Brzezinski – si può tener fuori la Russia?”.

Nel saggio si riporta anche il testo della lettera scritta da 18 diplomatici statunitensi, quasi tutti ex ambasciatori a Mosca o in altre capitali dell'Est europeo, inviata al sottosegretario agli esteri Talbott.

In essa, fra le altre cose, è scritto: “Siamo preoccupati per le potenziali conseguenze della politica del governo che promette di estendere la NATO alla Repubblica Ceca, all'Ungheria e alla Polonia. Secondo noi questo indirizzo rischia di danneggiare la vitalità a lungo termine della NATO, di esacerbare in misura considerevole l'instabilità già oggi esistente nella zona che sta fra la Germania e la Russia e di convincere i russi che gli Stati Uniti e l'occidente tentano di isolarli, accerchiarli e subordinarli, piuttosto che di integrarli in un sistema di sicurezza collettiva in Europa”.

Tra i firmatari, riporta Rubbi nel suo saggio, Paul Nitze, Sam Nunn e Bill Bradley. Tutti ex ambasciatori di alto rango all'epoca. Nel saggio è riportata anche la dichiarazione dell'ex ambasciatore a Mosca, George Kennan, relativamente all'espansione della NATO ad Est: “l'errore più fatale della politica americana nell'intera era post guerra fredda”.

Ecco come, gli errori di allora, vengono pagati oggi. E non per colpa dei “cattivi russi” o dei “putiniani”, ma di cattive scelte fatte all'epoca, che ancora oggi vengono tanto ignorate quanto non approfondite.

Molto interessante e approfondito il saggio dello storico Roj Medvevev, già comunista dissidente espulso dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) da Breznev e reintegrato da Gorbaciov, oltre che co-Presidente del Partito Socialista dei Lavoratori, fondato nel 1991 e di orientamento socialista democratico (e avente per simbolo un garofano rosso e una falce e martello, infondo non così diverso dal Partito Socialista Italiano degli Anni '80).

Nel suo “La Russia post-sovietica – Un viaggio nell'era Eltsin”, in Italia pubblicato nel 2002 da Einaudi, Medvedev illustra tutta la politica della Russia a partire da quando, nel 1990, Boris Eltsin, fu eletto Presidente del Soviet Supremo e successivamente Presidente della Federazione Russa e, con lui, salirono al potere una cricca di soggetti ultra-liberali quali Barbulis, Cubajs, Gajdar e altri.

Egor Gajdar, in particolare, fu giovane economista che, come spiega il saggio, non aveva alcuna esperienza nell'industria e nell'amministrazione. Cresciuto in una famiglia benestante egli – se in gioventù sostenne il socialismo di mercato – ben presto divenne il massimo promotore della liberalizzazione e deregolamentazione economica più assoluta.

Gajdar, nominato Primo Ministro da Eltsin, fu il fautore della cosiddetta “terapia d'urto” o “shockterapia”, che trasformò la Russia da realtà a economia socialista pianificata, a terra di nessuno, attuando una liberalizzazione selvaggia che nessun Paese capitalista aveva mai attuato in quel modo.

E fu così che, fra liberalizzazione dei prezzi e cessione – attraverso “vaucher” - del patrimonio pubblico per pochi rubli, la Russia sprofonderà in una crisi economica senza precedenti.

La terapia di Gajdar, sostenuta da Eltsin, trovò, come da copione, l'approvazione piena del Fondo Monetario Internazionale e degli “esperti” occidentali. Ben felici di veder sprofondare la Russia nella crisi più nera.

Come spiega Medvedev “Nel primo trimestre del 1992 i prezzi, lasciati “fluttuare liberamente”, aumentarono dell'800-900% (…). I salari, invece, nel primo trimestre si limitarono a raddoppiare”.

Egli spiega anche che, conseguentemente, vi fu una diminuzione della produttività del lavoro e un aumento di tutti i costi di produzione.

Tutto ciò costrinse la popolazione a vendere, in piazza, qualsiasi cosa, creando giganteschi bazar, per tentare di sopravvivere.

Colui il quale iniziò a protestare e ad alzare la voce per primo contro il governo Eltsin-Gajdar fu Aleksandr Ruckoj, Vicepresidente della Federazione Russa e leader dei Comunisti per la Democrazia.

Egli, peraltro, fu successivamente uno dei leader del cosiddetto Fronte di Salvezza Nazionale, che comprendeva vari movimenti di ispirazione comunista, socialista, patriottica, nazionalista, che si opponeva alle contro-riforme di Eltsin e puntava a ricostituire l'Unione Sovietica, attraverso riforme di matrice socialista democratica e patriottica.

Altra personalità di spicco degli oppositori alle contro-riforme di Eltsin fu il Presidente del Soviet Supremo, Ruslan Khasbulatov.

Il prof. Khasbulatov, fu un economista inizialmente sostenitore del nuovo corso eltsiniano, quando questo sembrava promuovere una forma di socialismo democratico e di mercato, ma, resosi conto che Eltsin stava, diversamente, portando avanti una squadra e un'agenda di ultra liberisti, divenne immediatamente un loro oppositore.

E' molto interessante l'appunto di Roj Medvedev, a pagina 86, in cui sottolinea come Khasbulatov e molti altri leader di quella che nel 1989 veniva chiamata “opposizione democratica” non erano affatto dei liberali e men che meno dei liberisti. Costoro, infatti, recuperando il vecchio slogan “Tutto il potere ai Soviet”, inneggiavano sì alla fine del monopolio del PCUS, ma anche al socialismo democratico.

Fra i loro slogan, ricorda Medvedev: “Potere al popolo”; “Le fabbriche ai collettivi di lavoro”; “La terra ai contadini”; “La proprietà a tutti”.

Molti di costoro si ritrovarono, nel 1990, eletti al Congresso dei deputati del popolo, ma mai avrebbero immaginato che Eltsin – che all'epoca si definiva “radicale di sinistra” e a volte “socialdemocratico” (ma mai liberale) e la sua cricca avessero deciso di distruggere la Russia dall'interno, liberalizzando ogni cosa e tradendo ogni ideale socialista democratico.

Medvedev spiega come l'ideologo di Eltsin fosse Gennady Barbulis, il quale parlava di “libertà dell'individuo” da ottenersi anche a scapito della giustizia sociale. E, sulla base di questo assunto, saranno introdotte le contro-riforme del duo Eltsin-Gajdar.

A pagina 92, Roj Medvedev riporta le interessanti dichiarazioni/ammissioni dell'economista statunitense Jeffrey Sachs, che all'epoca ricoprì il ruolo di consulente economico del governo Eltsin: “Quando abbiamo intrapreso le riforme ci sentivamo come dottori chiamati al capezzale di un malato. Ma quando abbiamo messo il paziente sul tavolo operatorio e lo abbiamo aperto, ci siamo accorti che la sua struttura anatomica e i suoi organi interni erano di un tipo tutto particolare, che non avevamo mai incontrato nelle scuole di medicina”.

Si pretendeva, insomma, di introdurre il liberal capitalismo selvaggio in una realtà come la Russia, ad essa totalmente estraneo.

Sachs lo comprese. Tardi, ma lo comprese. Eltsin e la sua cricca, no. E infatti continuarono a premere l'acceleratore sulle contro-riforme, dettagliatamente spiegate nel saggio di Medvedev, con tanto di conseguenze nefaste sia per la popolazione russa che per le casse dello Stato.

Tutto ciò, naturalmente, favorirà il proliferare di oligarchi senza scrupoli e mafie di ogni genere.

Medvedev spiega molto bene un evento cruciale della Storia di quegli anni, ovvero la cosiddetta Crisi costituzionale russa del 1993.

Egli racconta come, nell'estate del 1993, la tensione salì alle stelle e Ruckoj e Khasbulatov erano diventati ormai i leader dell'opposizione e guidarono l'opposizione di sinistra al grido “Tutto il potere ai Soviet”.

Eltsin, come spiega Medvedev, da tempo si stava preparando ad abolire il Parlamento esistente, perché gli era di ostacolo alle sue “riforme”. Egli, con il famoso decreto 1400 del 21 settembre 1993, dichiarò – in modo incostituzionale - sciolto il Soviet Supremo e il Congresso dei deputati del popolo.

Con tale atto, Eltsin decadde da Presidente e, secondo la Costituzione, gli sarebbe dovuto succedere il Vicepresidente, ovvero Ruckoj, il quale cominciò ad adempiere ai suoi primi atti da Presidente.

La Corte costituzionale, peraltro, dichiarò incostituzionale il decreto 1400.

Fu così che Ruckoj, Khasbulatov, numerosi cittadini russi e una parte delle forze armate iniziarono a difendere la Casa Bianca, ovvero la sede del Parlamento, dai commandos inviati il 3 e 4 ottobre da Eltsin a bombardarlo, con i deputati chiusi all'interno.

I grandi media, nel frattempo, sostenevano Eltsin, il quale peraltro cercò di corrompere vari deputati, in modo che passassero dalla sua parte.

Il golpe di Eltsin, purtroppo, ebbe successo. Ruckoj e gli altri dovettero arrendersi e furono arrestati. Numerose le vittime sul campo. Una ferita profonda per una democrazia mai nata, nella Russia di quegli anni.

Roj Medvedev racconta, nel suo saggio, che gli uomini dell'OMON e della polizia pestarono a sangue i deputati che avevano osato ribellarsi al regime eltsiniano. A quel regime osannato dai soliti ipocriti Stati Uniti d'America e dalla Comunità Economica Europea.

Nuove elezioni parlamentari, ad ogni modo, saranno indette nel 1993 e con una nuova legge elettorale.

Fra i partiti sostenitori del regime di Eltsin, Scelta della Russia di Gajdar, il quale prese appena il 12% dei voti e il Partito dell'Unità e Concordia Russa che prese il 7%.

Il vincitore fu il Partito Liberal Democratico di Žirinovskij, con il 22%. Partito nazionalista e spesso compromissorio con il governo di Eltsin. Un buon risultato lo ottenne anche il Partito Comunista della Federazione Russa che ottenne, come ricorda Medvedev, il 14% e il 9% lo ottenne il Partito Agrario, altro partito con posizioni social-comuniste.

Eltsin comunque, che non aveva un partito alle spalle, continuò a governare facendosi forte dell'apparato burocratico che, come sottolinea Medvedev, era ancora più forte e presente rispetto all'era sovietica.

Ne “La Russia post-sovietica”, Roj Medvedev, prosegue nello spiegare tutti i processi di ulteriore liberalizzazione e privatizzazione selvaggia del regime di Eltsin, che sarebbe qui molto lungo descrivere. Egli entra nel merito delle scellerate scelte di soggetti come Čubajs e Černomyrdin, profondamente detestati dalla popolazione russa e che ancora oggi li ricorda con disprezzo.

Scelte che portarono alla svendita del patrimonio pubblico sovietico e alla de-industrializzazione del Paese. Senza alcun beneficio per lo Stato, ma unicamente per il tornaconto di pochi oligarchi senza scrupoli.

E' storia nota. Ma che andrebbe approfondita e studiata.

Nel saggio un intero capitolo è dedicato al leader del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Gennady Zjuganov. Che, ancora oggi, guida quel partito, che è il maggior partito di opposizione.

Medvedev ricorda il successo della sinistra russa alle elezioni parlamentari del 1995 e, in particolare, l'affermazione del KPRF, che prese il 22%, diventando il primo partito.

Egli racconta di come Zjuganov sia persona non molto carismatica, ma capace di ascoltare il prossimo ed ha una visione che unisce idee socialiste a prospettive nazional-patriottiche. Egli, in sostanza, promuove un socialismo democratico – non totalitario come quello ai tempi della vecchia URSS - capace di unire giustizia sociale a sovranità nazionale e vorrebbe la ricostituzione geopolitica dell'Unione Sovietica, quale stato forte nel quale convivevano, armonicamente e nel socialismo, nazionalità diverse. E che si contrapponga all'egemonia Occidentale a guida statunitense che, secondo Zjuganov, mira ad eliminare la Russia dalla scena storica.

Ed è con questo programma che Zjuganov si presenterà alle Presidenziali del 1996 contro Eltsin, sconfitto dai brogli di quest'ultimo. Ma questa è un'altra storia ancora.

Il saggio di Roj Medvedev prosegue ancora, fino alla scelta di Eltsin di proporre un allora sconosciuto Vladimir Putin quale candidato alle Presidenziali del 2000.

Il resto è forse storia nota.

Qui ho cercato, attraverso questi preziosi saggi, di ricostruire una Storia, come scrivevo, poco conosciuta. Volutamente distorta, dalla propaganda liberale e mainstream.

Una Storia, quella della Russia post-sovietica che è storia attuale, di questi ultimi anni, di questi ultimi giorni.

E che va letta e affrontata senza pregiudizi, senza russofobia, senza le lenti di un liberal capitalismo che tutto ha messo in vendita. Anche le menti, che ormai, stanno sempre più smettendo di pensare, in modo aperto, in modo libero, in modo scevro da una propaganda anti-storica e fuori dalla realtà.

Luca Bagatin

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sabato 6 giugno 2026

La Lente dell'Eresia: Riunire ciò che è sparso seguendo la via della Vera Volontà. Riflessioni di Luca Bagatin

Amando, fin da quando ero bambino, approfondire e ricercare punti in comune fra le cose, ho sempre privilegiato quello che in ambito massonico si dice "riunire ciò che è sparso", ovvero riordinare e sintetizzare informazioni frammentate, collegare concetti filosofici.

Per un fine superiore, ovvero la ricerca di punti in comune, la costruzione di qualcosa di solido e grande (che sia la giustizia, la sovranità, l'amore, l'emancipazione e così via).

In tal senso ho sempre provato un senso di pietà (e disgusto) per coloro i quali seguono vuote ideologie o religioni, adorando feticci e dogmi.

E vorrebbero, nella loro ignoranza e stupidità, pretendere di inculcarli agli altri.

Ho sempre provato pietà (e disgusto) per gli stupidi e gli ignoranti, che criticano, pensando peraltro di essere intelligenti.

Costoro, presto o tardi, sono e saranno destinati a servire.

Perché chi è privo di intelletto e Volontà e necessita di credere in feticci o dogmi, è per definizione uno schiavo.

(Luca Bagatin)

In tutto ciò che scrivo cerco di analizzare le cose. In modo certamente personale, perché l'impersonalità è impossibile o è fasulla, o è ipocrita.

Ma non uso mai la lente dell'ideologia.

Per me l'ideologia, come la religione, è uno strumento di comprensione. Non un dogma.

I dogmi sono un limite alla comprensione delle cose.

Per questo amo l'eresia. Perché l'eresia annienta ogni dogma e lo de-sacralizza.

(Luca Bagatin) 

Per fare politica occorre una buona dose di ipocrisia e incoerenza.

Per questo non ho mai amato fare politica e, quando l'ho fatta, ho sempre preso non più di 6 (sei) voti.

Sono così insofferente a ipocrisia e incoerenza dal poter risultare persino antipatico e offensivo, se mi ci metto.

Ho rotto rapporti (senza mai pentirmene) nei confronti di ipocriti e incoerenti (parenti compresi!) perché considero costoro capaci di tutto il male possibile.

Chi è ipocrita e incoerente è senza onore, dignità, rispetto per il prossimo.

Potrà imbrogliare le masse, perché ipocrisia e incoerenza, purtroppo, sono troppo spesso apprezzate e ancor più praticate... ma non imbroglierà mai me.

Che all'ipocrita e all'incoerente, se e quando potrò, presenterò sempre il conto.

(Luca Bagatin) 

Il mio forte senso di giustizia e onestà intellettuale mi impedisce di considerare una democrazia gli Stati Uniti d'America.

Paese nel quale mi guarderò sempre dal mettere piede, finché non sarà libera dalla dittatura dei due finti partiti oligarchici e delle loro lobby di riferimento; finché la sovranità non sarà restituita agli stetunitensi (e sottratta alla corporation) e finché gli Stati Uniti d'America non smetteranno di imporre il loro sistema suprematista e razzista al mondo.

(Luca Bagatin) 

Senza giustizia non c'è libertà, ma senza comunità e sovranità non c'è né giustizia, né libertà.

La "libertà" dei liberali è un guscio vuoto.

Perché non conosce comunità, né sovranità, ma solo ingiustizia, ipocrisia e egoismo.

(Luca Bagatin) 

Questa è, in Occidente, l'epoca dei pazzi, dei fondamentalisti, degli stupidi e degli ignoranti. Pazzi in quanto ignoranti, stupidi e quindi fondamentalisti.

Devo dire che, in gran parte dei miei articoli e saggi, spiego da molti anni l'origine di questi aspetti, cercando di approfondire la politica e la geopolitica attraverso la lente dell'osservazione dell'essere umano, dell'antropologia, della psicologia e della spiritualità.

E, dunque, ravviso gli aspetti patologici della nostra epoca, in particolare nell'area geopolitica Occidentale, in due fattori fondamentali: il liberal capitalismo e le religioni monoteiste abramitiche. Che hanno, a loro volta, permesso di alimentare e coltivare, nell'essere umano, una patologia congenita dell'essere umano stesso: l'Ego.

Ego che non permette all'essere umano di essere davvero libero, ovvero di fare DAVVERO ciò che vuole, ovvero di scoprire la sua Vera Volontà.

Da ciò ne derivano: fondamentalismo, violenza, stupidità, schiavitù inconsapevole, possessività, ignoranza, odio, aberrazioni e degradazioni di ogni genere.

(Luca Bagatin) 

L'ignorante ideologizzato cercherà sempre di denigrare il suo prossimo.

Ma rimarrà ciò che è, dimostrando peraltro che, qualsivoglia titolo di studio egli abbia conseguito nella sua vita, altro non è che un mero pezzo di carta concessogli dall'autorità costituita.

(Luca Bagatin) 

Prescindere dalla Storia e, al contempo, fare politica o pretendere di discutere di politica, è la pratica corrente dello stupido.

Stupido che, in quanto ignorante dalla mente ottusa, finisce inevitabilmente per diventare un fanatico e, quindi, un violento.

Lo stupidismo appare, oggi, come uno dei mali più diffusi della nostra società.

(Luca Bagatin) 

La gente che giudica senza conoscere non fa che dimostrare e palesare la sua innata stupidità. 

(Luca Bagatin)  

Con me si casca male, se si vuol polemizzare.

Perché a me la polemica non piace, ma mi piace l'approfondimento.

Ma, se volete polemizzare, sappiate che non faccio sconti. Ho una memoria da cavallo e rispondo colpo su colpo.

Non perdono, ma soprattutto non dimentico.

Da bambino, pur essendo apparentemente innocuo, misi al loro posto un gruppo di bulletti.

Lo ricordo sempre, perché alcuni di loro, ancora oggi, 50enni, se lo ricordano.

Sono animato, contemporaneamente, da passione, follia e ferrea Volontà.

Che è ciò che a molti manca. E per questo, mi dispiace, ma cercate con me il confronto.

Evitate, lo dico per voi, la polemica.

(Luca Bagatin) 

Giudicare un libro dalla copertina.

Questo aspetto evidentemente mi perseguita.

Mi ricorda quando, ragazzino, un gruppo di bulletti - giudicandomi evidentemente dal mio aspetto fisico mingherlino e dalla mia indole apparentemente timida e spaurita - tentò di aggredirmi.

Costoro finirono molto male. Perché non si aspettavano la mia inaspettata reazione che, ancora adesso, che hanno 50 anni, ricordano.

Da allora iniziarono non solo a rispettarmi ma, credo, compresero che "giudicare dalla copertina" può avere conseguenze. Anche gravi e sotto vari punti di vista.

Specialmente se, il contenuto (in quel caso il sottoscritto), è dotato di forte senso di Volontà, molta poca pazienza, una passione viscerale per tutto ciò che fa e un fortissimo senso di giustizia, applicato con metodi non sempre ortodossi, ma certamente efficaci.

Allora misi in fuga un gruppetto di bulletti. Ero bambino, mingherlino e apparentemente spaurito.

Figuriamoci oggi che, ho 47 anni, sono grasso e ho il doppio della forza di Volontà, ancora meno pazienza, il doppio della passione e altrettanto senso di giustizia.

Il mio consiglio rimane: mai giudicare con superficialità.

Potreste pagarne - seriamente - le conseguenze.

(Luca Bagatin)

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giovedì 14 maggio 2026

Trump a Pechino: il tramonto dell’unilateralismo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

E alla fine Trump – sconfitto da un Iran che resiste; non in grado nemmeno di far cambiare governo al Venezuela (nonostante il rapimento del suo legittimo Presidente) e alle prese – come ricorda l'ottimo Pino Arlacchi nel suo articolo su Il Fatto Quotidiano - “con un deficit commerciale bilaterale di quasi mille miliardi di dollari, dazi che hanno aumentato i prezzi americani senza ridurre le importazioni cinesi, e un apparato militare che i wargames del Pentagono descrivono come perdente in una guerra contro la Cina”, andò a Pechino e elogiò, giustamente, il Presidente cinese Xi Jinping, definendolo, più volte, un “grande leader”.

La Repubblica Popolare Cinese, del resto, è sempre stata aperta al dialogo e alla cooperazione e, dunque, dialoga anche con Trump e di buon grado, offrendogli anche un banchetto di benvenuto nella Grande Sala del Popolo.

Il Presidente Xi ha sottolineato che la relazione fra Cina e Stati Uniti è la più importante nel mondo di oggi e ha sottolineato, in merito: “Dobbiamo farla funzionare e non rovinarla mai”, spiegando che ogni possibile scontro fra entrambe le parti porterebbe alla sconfitta di entrambe, mentre la cooperazione fra le due parti garantisce, a entrambe, mutuo vantaggio.

Xi ha sottolineato, ancora una volta, come le parti debbano assumersi la responsabilità storica e guidare la nave delle relazioni sino-statunitensi in modo fermo, volto a garantire pace, stabilità, prosperità e progresso nel mondo.

Trump, del resto, si è trovato concorde su tutta la linea.

Relativamente all'incontro fra i due leader, è intervenuto anche il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, il quale, in conferenza stampa, interpellato dai giornalisti, ha spiegato le linee guida della stabilità nelle relazioni sino-statunitensi: “”Stabilità strategica costruttiva” significa stabilità positiva con la cooperazione come pilastro, stabilità sana con competizione entro limiti appropriati, stabilità costante con divergenze gestibili e stabilità duratura con una pace auspicabile”.

Relativamente alla questione di Taiwan, il portavoce ha spiegato come il Presidente Xi, durante i colloqui con Trump, abbia sottolineato che essa deve essere gestita in modo corretto, in caso contrario i due Paesi potrebbero scontrarsi ed entrare in conflitto.

Egli ha spiegato come la salvaguardia di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan rappresenti il comune denominatore fra Cina e Stati Uniti.

Taiwan, del resto, storicamente e come stabilito anche dalla risoluzione ONU nr. 2759 del 25 ottobre 1971, votata ad ampia maggioranza, è parte integrante della Repubblica Popolare Cinese, che ne è l'unica legittima rappresentante.

Tale incontro sembra, una volta di più, mostrare al mondo come siamo entrati a pieno titolo nell'era multipolare, ovvero alla fine del dominio unilaterale dell'Impero statunitense e dei suoi alleati e satelliti in UE e non solo.

Un Impero che, ancora oggi, vorrebbe fare la voce grossa, usando i soliti vecchi strumenti suprematisti bianchi e neo-colonialisti, ma che ormai si scontrano con popolazioni e Paesi con sistemi differenti e che rappresentano la maggioranza del mondo e che non accettano più di essere sottomessi al suprematismo bianco occidentale liberale e capitalista.

Paesi che, con la loro capacità di resilienza/resistenza, oculatezza nella gestione politica e economica e con la capacità di usare il sistema capitalista non già per l'egoismo di pochi, ma a beneficio delle comunità, come sta facendo da decenni la Repubblica Popolare Cinese, oggi stanno ampiamente surclassando il cosiddetto Occidente.

Occidente che, nel corso degli ultimi decenni, in particolare, ha fatto di tutto per auto-sabotarsi, con sanzioni controproducenti e controproducenti sostegni a autocrazie corrotte, nazionaliste, colonialiste e separatiste.

I fatti stanno parlando da tempo e Trump, che in un primo tempo pensava di mettere i bastoni fra le ruote alla Cina e ai BRICS, con le sue assurde e controproducenti mosse in Venezuela, Iran e dazi vari, si sta ritrovando con il cerino in mano e, probabilmente, visto l'esito dell'incontro a Pechino, ne sta prendendo atto.

Del resto, se da una parte abbiamo una potenza – la Cina – che ha saputo imparare dai suoi errori, nel corso della sua Lunga Marcia, dal 1949 ad oggi, pianificando, ragionando, creando sinergie, partnership, cooperazione e lavorando a beneficio della comunità, nazionale e globale, dall'altra abbiamo Paesi liberal capitalisti che ragionano come ai tempi della Guerra Fredda. Che economicamente arrancano, si auto-sabotano, elevano muri, sanzionano chi non la pensa come loro, si deindustrializzano, non sono in grado né soprattutto vogliono dialogare e porre attenzione alle ragioni di tutte le parti in causa nei conflitti. Conflitti spesso iniziati e innescati da loro stessi.

Mentre la Cina, da decenni, cerca di guidare e emancipare i Paesi del Sud del mondo (cooperando con essi, togliendo i dazi), nei Paesi liberal capitalisti si esalta l'immigrazione come fenomeno positivo, perché gli immigrati fanno lavori che “gli europei non vogliono più fare” (ma, in realtà, sarebbe bene che ricomincino a fare e che siano anche pagati adeguatamente e non sottopagati come avviene ora!).

Senza comprendere che l'immigrazione e il conseguente sfruttamento degli immigrati è fenomeno drammatico, causato spessissimo da guerre fomentate da un Occidente guerrafondaio e colonialista. Fenomeno che di positivo non ha proprio nulla.

L'unico aspetto positivo dovrebbe essere l'emancipazione dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo e la cooperazione internazionale. Così come un'economia fondata sulla produzione e lo scambio di beni reali (e non sulla finanza internazionale e l'oligarchia di pochi) ed un settore pubblico efficiente, che pianifichi e che ponga la comunità al primo posto, ovvero che investa in formazione, ricerca, sanità e istruzione pubbliche. Non in sciocchi riarmi che servono solo a chi si rifiuta di fare i conti con la propria Storia e con il proprio suprematismo bianco “liberale”, ma che con la libertà non ha nulla a che spartire e che sicuramente è opposto alla democrazia, che è il primato della comunità, della sovranità, indipendenza e eguaglianza di tutti i cittadini che la compongono.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 28 febbraio 2026

Riflessioni contro la violenza e l'ipocrisia Occidentale. By Luca Bagatin

 

Non c'è peggior dittatura dell'ignoranza e della ristrettezza mentale. Ovvero della stupidità e dell'ipocrisia.

(Luca Bagatin)

Le "vittime", per l'Occidente liberal ipocritocratoco, sono sempre i bianchi, i ricchi, gli occidentalizzati. Tutti gli altri sono aggressori.

(Luca Bagatin) 

E alla fine Trump si rivelò un nuovo Biden, un nuovo Bush, un nuovo Obama, un nuovo Kennedy, un nuovo Reagan... L'ennesimo gangster con le mani sporche di sangue.

(Luca Bagatin)

Un giorno ero al telefono con un vecchio amico del Partito Repubblicano Italiano di quando, sedici anni fa, ero nel direttivo provinciale di quel partito. Lui mi dice che legge sempre i miei articoli e che secondo lui mi sono spostato all' "estrema sinistra". Gli faccio notare due cose. La prima che Mazzini e Garibaldi, padri nobili del PRI, sono sempre stati di estrema sinistra. E così il PRI, dal 1895 al 1957, specie nella sua corrente socialista mazziniana, alla quale mi sono sempre richiamato. La seconda che, se il mondo va all'estrema destra, per cercare equilibrio, occorre andare nella direzione opposta. In effetti non ha saputo che rispondermi.

(Luca Bagatin) 

Non è che io mi sia spostato all'estrema sinistra. È che il mondo Occidentale si è spostato all'estrema destra. E, personalmente, amo l'equilibrio.

(Luca Bagatin) 

Non ho mai creduto all'esistenza dei buoni e dei cattivi. Men che meno in politica. Credo nella logica e nell'approfondimento. Come scrivo spesso, sono socialista per logica e approfondimento, non per sciocca ideologia. L'ideologia è come la religione. Serve o ai pavidi per trovare conforto, o ai furbi per fottere il prossimo. E così non esiste una parte giusta e una sbagliata. Esiste una parte logica e una sciocca. E non sempre è dello stesso colore.

(Luca Bagatin) 

GLOSSARIO PER I TEMPI MODERNI

Europeista: suprematista bianco

Riformista: estremista di destra

Liberale: falsificatore della Storia

Fratello d'Italia: Incoerente

Piddino: falso oppositore

(Luca Bagatin) 

Il caso Epstein? Il marcio dell'Occidente ipocrita, violento, razzista, fascista, liberal merdo-cratico.

(Luca Bagatin) 

In Occidente, se potessero, darebbero ancora la caccia a Streghe e Maghi. In realtà lo fanno ancora, a vario titolo, ipocritamente e con la manipolazione della realtà a uso e consumo. Liberal capitalismo, religioni abramitiche, ipocrisia, ignoranza voluta o imposta, odio verso qualsiasi popolo considerato selvaggio, queste le parole d'ordine da queste parti. Camuffate ipocritamente da "democrazia".

(Luca Bagatin)

Non ho mai amato niente che fosse dogmatico. Il mio rifiuto per il cattolicesimo nasce quando avevo 10 anni. Poco dopo nasce la mia avversione per il fascismo e il comunismo totalitario. Negli ultimi quindici anni nasce la mia avversione per il liberal capitalismo. Negli anni ho sempre preferito tutto ciò che era in odore di "eresia", ovvero di scelta e libertà. Dal mazzinianesimo all'anarchismo, dal trotskismo al sindacalismo rivoluzionario, passando per il nazionalbloscvismo e il socialismo democratico. Il mio rifiuto più profondo è infatti e da sempre verso: chiese, Stati, padroni, ignoranza e ipocrisie varie.

(Luca Bagatin) 

Il melonismo ha inseguito il PD sulla politica estera. Tradendo Silvio Berlusconi. Il PD ha inseguito la destra sulla politica economica. Tradendo la classe operaia. A mio avviso, in questo Paese, esistono solo traditori. E, in entrambi i casi, si collocano dalla parte sbagliata di Storia, geografia e seria politica economica.

(Luca Bagatin) 

sabato 15 marzo 2025

"Terzo Millennio: valori e diritti negati". Un convegno, a Roma, per parlare della crisi politica, morale e sociale dell'Occidente negli ultimi trent'anni. Articolo di Luca Bagatin

 

Molto interessante e partecipato il convegno organizzato dall'Ateneo Tradizionale Mediterraneo, dal titolo “Terzo Millennio: valori e diritti negati”, tenutosi a Roma lo scorso 14 marzo.

Convegno di scottante attualità e che mi ha dato peraltro la possibilità di ritrovare e rivedere vecchi amici e compagni, quali Luigi Pruneti, Rettore dell'Ateneo, e Tiziano Busca, oltre che incontrare Antonio Foccillo, il Sen. Giorgio Benvenuto e molti altri.

Il convegno è stato aperto da Romeo Gatti, Presidente dell'Ateneo e coordinato dal giornalista Riccardo Protani, il quale ha esordito facendo presente quanto, oggi, si faccia molta fatica a riportare in auge un pensiero critico.

Pensiero critico che parta da riflessioni profonde, essenza di ogni libero pensiero che vada oltre i video sui social, che durano pochi secondi e subito vengono dimenticati.

Successivamente è intervenuto il giornalista e scrittore Antonio Foccillo, già Segretario confederale della UIL e socialista di lungo corso.

Foccillo, nella sua lunga e ponderata relazione, ha parlato di come oggi i partiti e i movimenti siano in profonda difficoltà e di come, dopo il crollo del comunismo ad Est, si sia giunti non già a una nuova età dell'oro, bensì alla destabilizzazione dell'Occidente.

Destabilizzazione che, in Italia, ha preso le sembianze della cosiddetta operazione Mani Pulite, che ha consegnato il Paese nelle mani di mezze figure, con scarsa capacità e lungimiranza.

Da allora, come ha sottolineato Foccillo, si è assistito al fenomeno del leaderismo, dell'avvento della finanza internazionale e del neoliberalismo, aspetto che ha finito per concentrare nelle mani di pochi ricchi la gestione delle risorse.

Da allora si è costituita una UE burocratica, gli Stati hanno perduto la loro sovranità e il mercato neoliberale l'ha fatta da padrone.

E' così che, negli ultimi 30 anni, si sono ridotte le libertà, i diritti sociali e la democrazia, che è essenzialmente confronto pluralista fra le varie verità e opinioni.

La cosiddetta “libertà economica”, secondo Foccillo, ha generato paura nei confronti del domani, mentre le élite economiche hanno iniziato a diffondere informazioni insignificanti, sensazionalistiche, che fanno leva sulle emozioni e non sulla riflessione. Ne è, pertanto, derivata una società di tifosi e non di cittadini consapevoli, partecipi, riflessivi e formati alla democrazia.

Di pari passo, il welfare è stato smantellato e l'UE si è trasformata nell'esatto opposto rispetto all'Europa sognata dai padri fondatori. Da baluardo di pace e democrazia, è diventata l'UE dei tagli di bilancio e ha aperto le porte all'estremismo di destra.

Una UE incapace di mediazione, che investe in armamenti e che toglie risorse al sociale.

Occorre, secondo Foccillo, ricostruire una Europa fondata sulla riconquista della dignità degli Stati e delle persone. Occorrono analisi e proposte senza conformismi e una nuova classe di intellettuali critici nei confronti del modello neoliberale.

Stiamo infatti, al momento, ha sottolineato Foccillo, all'avvento di una società sempre più intollerante, che fomenta l'odio nei confronti del prossimo, che fomenta fenomeni quali il bullismo e le baby gang.

Tutto ciò ha portato a un peggioramento della qualità della vita, ove le persone si ritrovano sempre più sole con i loro social network e ove i partiti non sono più luogo di confronto e dibattito.

Oggi, a parere di Foccillo, prevale la legge del più forte e vi è una distanza incolmabile fra il ceto politico e la società nel suo complesso.

Il mondo di oggi sembra dorato, ma in realtà ha prodotto nuove forme di schiavitù del lavoro e – secondo Foccillo – ciò è visibile nel precariato lavorativo e nelle morti sul lavoro, sempre più all'ordine del giorno.

Oltre a ciò, prevalgono competizione e totale abbandono della partecipazione democratica e del dissenso.

Siamo dunque, secondo Foccillo, difronte a una crisi non solo economica, ma anche morale.

Come uscirne?

Secondo Antonio Foccillo, attraverso il recupero dei valori di laicità, tolleranza, diritti umani, legalità, dialogo e partecipazione, alla ricerca di una società più giusta e solidale. Occorre, dunque, educare le persone a cambiare abitudini e a riscoprire le regole della democrazia: dialogo, diritti civili e sociali e riconoscimento delle diversità culturali.

Tutto ciò va contrapposto all'attuale edonismo, narcisismo e consumismo, aspetti che ci stanno portando verso forme di dittatura della maggioranza, lontane anni luce dai valori della nostra Costituzione.

Successivamente, ha preso la parola il Sen. Giorgio Benvenuto, già sindacalista, ultimo Segretario del Partito Socialista Italiano, nel 1993 e attuale Presidente della Fondazione Buno Buozzi.

Benvenuto ha esordito affermando che, le crisi, sono sempre una occasione di cambiamento e, affinché ciò possa avvenire, occorre affrontarle uscendo da un clima di mera protesta, per avanzare proposte. Per fare ciò, occorre avere una visione complessiva del mondo.

L'UE, nella fattispecie, secondo Benvenuto, dopo la caduta del Muro di Berlino, non ha costruito una Europa sociale. Anzi, ha utilizzato i Paesi dell'Est per aprire a un mercato sempre più deregolato, anziché tutelarli e rafforzarli sotto il profilo sociale. Tantoché i lavoratori dell'Est non hanno gli stessi diritti rispetto ai lavoratori italiani, francesi o tedeschi.

Benvenuto ha ravvisato alcuni problemi fondamentali dell'UE: la mancanza di potere e responsabilità del Parlamento europeo; la regola di decisione all'unanimità degli Stati (che rende molto difficile a 27 Stati di mettersi d'accordo e prendere decisioni) e la mancanza di una politica fiscale uniforme, che impedisca così ogni forma di paradiso fiscale, al momento presenti in UE.

Il Sen. Benvenuto ha fatto peraltro presente che ben 400.000 sono i giovani italiani che hanno abbandonato l'Italia per cercare condizioni lavorative migliori all'estero. Segnale del fatto che, qui, non sono stati messi in grado di sviluppare al meglio le loro capacità e aspettative.

Occorre, pertanto, a parere di Benvenuto, tornare allo sviluppo della formazione e della conoscenza, che sono fondamentali in un'epoca in cui l'Intelligenza Artificiale finirà per sostituirsi agli esseri umani e a far perdere posti di lavoro.

Conoscenza e solidarietà, ha concluso Benvenuto, erano peraltro alla base degli ideali socialisti (che, oltre alla falce e al martello, avevano anche il libro, nel simbolo, ha ricordato) e a questi valori occorre tornare.

E' intervenuto poi l'Avv. Angelo Caliendo, dell'EURISPES, in sostituzione del Presidente dell'ente, Gian Maria Fara.

L'Avv. Caliendo ha fatto presente come siamo difronte a numerosi mutamenti che sopravanzano, nel corso degli ultimi trent'anni. E tali mutamenti hanno messo in luce una profonda frattura dell'Occidente. Lo stato di benessere, negli ultimi decenni, si è rivelato illusorio, mentre altre potenze si sono sviluppate, fondandosi su valori statali e pubblici.

A parere dell'Avv. Caliendo, occorre riscoprire quello spirito di coesione tipico delle generazioni del dopoguerra perché, purtroppo, 30 anni di involuzione politica e sociale in Europa, a partire dallo spartiacque che è stato l'anno 1992, hanno buttato via il bambino con l'acqua sporca.

La Prima Repubblica, a parere dell'Avv. Caliendo, ha garantito stabilità, crescita economica e visione del mondo. Mentre, dopo il 1992/93, abbiamo assistito alla perdita dell'autorevolezza delle istituzioni, anche sul piano internazionale; ad un aumento del divario fra Nord e Sud; ad un welfare messo sotto pressione; a un logoramento del rapporto fra cittadini e istituzioni.

Occorre, a parere dell'Avv. Caliendo, ritrovare coraggio per riformare totalmente il sistema in modo lungimirante. Ovvero occorre una trasformazione sistemica, senza involuzioni, come avvenuto nel nostro Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, ove vi sia una nuova alleanza fra pubblico e privato, aldilà delle divisioni ideologiche. Occorre, in sostanza, una visione di ampio respiro orientata al futuro e non più al presente, priva di slogan tipici dei politici di oggi, presenti nel talk show.

Occorre, a parere dell'Avv. Caliendo, lavorare per riorganizzare il welfare; affrontare la crisi relativa ai cambiamenti climatici; la necessità di lavorare per ottenere maggiore inclusione sociale e la regolazione dei flussi migratori.

Lavorando, inoltre, per la costruzione di un ordine mondiale multilaterale volto alla pace, affermando il primato della programmazione, che si può ottenere con una classe dirigente competente e pragmatica, la quale ponga al centro una politica autorevole e responsabile e riaffermi il senso di comunità, coesione sociale e partecipazione.

E' intervenuto, poi, Tiziano Busca, sociologo e attuale componente della Direzione Nazionale dell'attuale PSI.

Secondo Busca, siamo riusciti a sconfiggere i totalitarismi del passato, nazifascismo e comunismo, ma ci è rimasto il liberalismo economico, che genera squilibri e differenze fra chi accumula ricchezze, da una parte, e chi rimane indietro.

Chi ha di più, in sostanza, secondo Busca, continua ad avere di più, mentre chi ha meno continua ad avere sempre meno.

Il welfare, è infatti stato sostituito dall'avvento della finanza. Oggi, ha sottolineato Busca, siamo in balìa del mercato e il sindacato non si interfaccia più con le imprese, ma con le Borse e i fondi di investimento.

I processi decisionali, in tutto ciò, non hanno più soggettività fisica e viene a mancare la pace. Quella pace che, un tempo, era garantita da statisti che oggi mancano.

Viviamo in una società, ha affermato Busca, che comunica paura. Paura di esporsi, paura del diverso, paura del cambiamento. Manca quella consapevolezza che siamo tutti uguali. Vi è una sorta di incapacità di cogliere la diversità negli altri. Conseguentemente, vi è una perdita del senso di comunità, che è alla base della democrazia.

Il settore pubblico sta dunque implodendo e ciò sin dagli Anni '90.

Busca ha sottolineato come proprio in quegli anni, in particolare a partire dalla caduta del Muro di Berlino, il mercato abbia preso il sopravvento. Da allora il mondo ha iniziato ad avere sempre meno idee, ma a produrre una molteplicità di individualità capaci comunque di gestire il consenso.

Un consenso, però, fine a sé stesso.

In videoconferenza è poi intervenuto l'On. Valdo Spini, già socialista di lungo corso e Presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, il quale ha esordito affermando che occorre analizzare le motivazioni che hanno portato la sinistra italiana e europea a guardare con eccessivo entusiasmo alla globalizzazione. Globalizzazione che ha generato il devastante fenomeno della delocalizzazione della produzione, con conseguenze al ribasso, sia in termini di salari che di qualità dei prodotti.

Tutto ciò ha portato, a parere di Spini, molti elettori di sinistra a votare a destra, così come hanno votato a destra quegli elettori di sinistra che si sono sentiti abbandonati sul fronte della sicurezza, che era storicamente tematica centrale della sinistra.

L'On. Spini ha aggiunto che occorre, pertanto, recuperare i valori originari del socialismo e ricominciare a dialogare con le persone e coglierne le necessità.

Le conclusioni sono state del prof. Luigi Pruneti, Rettore dell'Ateneo Tradizionale Mediterraneo, scrittore, saggista, già Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM e fondatore dell'Ordine Massonico Tradizionale Italiano.

Pruneti ha ravvisato come i problemi di oggi vadano fatti risalire agli avvenimenti del 1989, che hanno fatto implodere il bipolarismo mondiale, USA-URSS.

Quegli avvenimenti furono una occasione mal sfruttata da parte dell'Europa, in quanto da allora è nato quel mercato unico che ha fatto trionfare, ha sottolineato Pruneti, l'ideologia capitalista.

Fu allora che nacque la deregulation economica, il Washington consensus e la distruzione sistematica del settore pubblico, che era l'ultimo argine alla libera circolazione dei capitali.

Negli Anni 2000, ha ricordato Pruneti, si è approdati al globalismo, sbandierato come la nascita di un bellissimo “giardino globale”, quando in realtà fu un “mattatoio globale”, visto l'aumento esponenziale dei conflitti nel mondo a partire da quegli anni.

La democrazia, conseguentemente, è sempre più entrata in crisi e ciò, ha sottolineato Pruneti, dovuto alla delusione dei cittadini nei confronti di governi e opposizioni entrambe “uguali e grigie”, che si avvicendano senza dare risultati concreti.

A ciò abbiamo assistito, a parere di Pruneti, a una sistematica crisi dell'informazione, iniziata a partire dai tempi di Tangentopoli, sino ai giorni nostri in cui le nuove generazioni di giornalisti sono spesso con contratto a termine e sono obbligate a seguire le linee editoriali dei giornali. Facendo, dunque, venir meno ogni spirito critico.

Gli ideali socialisti di un tempo, quelli che fecero saltare le dittature di Salazar in Portogallo e Franco in Spagna, a parere di Pruneti, sono scomparsi in Europa.

Abbandonando un glorioso passato, siamo approdati a un nuovo che non conoscevamo e ne è nato un bipolarismo all'anglosassone che ha aperto le porte alle lobby. Un po' come negli USA, che Pruneti definisce “il malato più grande di tutti” e che non deve stupire che abbia prodotto un Presidente come Trump.

Ad avviso del prof. Pruneti, occorre battersi contro questo “liberalismo senza più libertà”, che ha generato darwinismo sociale. Occorre far tornare le persone a pensare, riflettere, ragionare oltre l'immediatezza omologante della comunicazione di oggi.

Ovvero, a parere di Luigi Pruneti, occorre ripartire dal basso per ricostruire, attorno alle discussioni, il libero pensiero. Che è minacciato tanto quanto l'uomo, i cui valori rischiano di implodere, per essere sostituiti dall'attuale materialismo e decadenza imperanti.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Foccillo, Protani, Benvenuto, Gatti, Pruneti, Busca

Luigi Pruneti e Luca Bagatin

Giorgio Benvenuto e Luca Bagatin

lunedì 10 marzo 2025

Socialismo non è liberal capitalismo (ovvero non è sinistrismo borghese)

Il sinistrismo borghese o "liberalismo" (malattia dell'Occidente egoista e suprematista) non è socialismo, ma liberal capitalismo.

Il socialismo promuove una società emancipata, ordinata, meritocratica, ove il capitale è nelle mani di chi lavora e dà il suo contributo alla società e ove la comunità dirige ogni settore strategico dell'economia, attraverso una attenta pianificazione da parte di chi è altamente formato.

Il "liberalismo" o sinistrismo borghese, promuove atomizzazione della società, individualismo, capitalismo bellicista, sudditanza della comunità nei confronti del privato, decadenza morale e materiale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 8 settembre 2020

Willy è un eroe. I suoi aggressori sono lo specchio della decadente società capitalista. Articolo di Luca Bagatin

Vignetta realizzata da Kutoshi Kimimo
Willy Duarte Monteiro aveva difeso un amico dall'aggressione di quattro o cinque energumeni suoi coetanei.
Willy è un eroe, perché l'eroe è colui il quale difende i più deboli. L'eroe, purtroppo, nel mondo materiale, è anche colui il quale si immola per una causa nobile, alta e giusta.
Willy è stato ucciso barbaramente dagli aggressori.
Aggressori vigliacchi, abituati al lusso sfrenato, che sembrano rappresentare la società effimera e capitalista che li ha cresciuti e che, purtroppo, inevitabilmente condiziona le nostre vite.
Per vivere nel lusso, per garantirti la ricchezza, sei disposto a tutto.
Come qualcuno ha scritto, nella società Occidentale opulenta – fondata sulla dittatura strisciante del danaro – alle donne piace il bullo di successo. Così come a noi maschi piacciono le fighe stratosferiche da copertina patinata.
Sarebbe ipocrita dire il contrario.
Ma sarebbe anche sciocco dire che ciò non sia da malati dell'effimero e dell'egoismo. Effimero e egoismo che condiziona le nostre fragili menti, di persone del tutto inconsapevoli di quali siano gli autentici valori ai quali una società sana e fondata sul senso di comunità e di altruismo dovrebbe uniformarsi.
Il fatto è che, nell'emisfero capitalista, borghese, occidentale, siamo condizionati da una società opulenta. Fondata sul danaro, la ricchezza, il successo.
Un benessere materiale effimero, che ci fa vedere il bello solo nell'effimero, nell'apparente, finanche nel soggetto apparentemente più forte.
Il problema di fondo è, dunque, che sino a che non abbatteremo questa società capitalista, i nostri valori di riferimento saranno sempre malati, falsati e effimeri. Oltre che moralmente e spiritualmente decadenti. Ed esisteranno i bulletti (magari finanche dediti allo spaccio o comunque alla ricerca del successo facile), che opprimeranno gli onesti.
Sono modelli che si riproducono in tutte quelle realtà e società nelle quali avanza il capitale e la modernità. Ovunque avanza il colonialismo dell'immaginario collettivo (che non è altro che una evoluzione del colonialismo razzista europeo, statunitense, liberale e bianco ai danni dei popoli del Terzo e Quarto Mondo).
Un immaginario che impone di desiderare sempre di più; di aumentare la propria ricchezza: il proprio successo; il proprio “status symbol”. Senza far presente che – essendo peraltro le risorse limitate e così la crescita economica stessa – il ricco sottrae sempre risorse alla coumunità e getta le basi per una società malata e fondata sull'egoismo e sulla prevaricazione del forte su tutti gli altri.
San Francesco, il poverello di Assisi, lo comprese e – dopo una vita dedita alla ricchezza e ai piaceri terreni – si liberò dall'effimero e da tutte le sue ricchezze, che lo legavano a un mondo fasullo, depravato e corrotto.
Se per i cristiani quella di Francesco fu una conversione religiosa, per noi laici può essere vista come una conversione antropologica. Come un cammino verso la sanità mentale e la redenzione da una condizione di schiavità psicologica, che genera sfruttamento e violenza.
Chi cresce i propri figli nella ricerca del successo e della ricchezza, non pensa in realtà né al loro bene, né a quello della comunità.
Solo una comunità fondata sull'altruismo, sul lavoro in comune e per il benessere della stessa (superando così la schiavitù del lavoro salariato), fondata sul disprezzo per la ricchezza materiale (ma sulla promozione dell'evoluzione interiore) e sul superamento del danaro quale mezzo di scambio, può definirsi una comunità sana, democratica, civile, evoluta.
Una comunità socialista che guarda all'essenza (e al vivere del necessario, non del superfluo) e disprezza l'apparenza.
Una comunità che forgia eroi - come Willy Duarte Monteiro - e abbatte gli anti-eroi (siano essi borghesi, materialisti, capitalisti, modernisti, liberali...). Fondata su valori proletari e al contempo aristocratici antichi.
Una società senza classi formata da persone libere dalla materia e eguali nello spirito.

Luca Bagatin

martedì 19 luglio 2016

La Turchia e l'Occidente liberaldemocratico. Articolo di Luca Bagatin

L'Occidente cosiddetto liberaldemocratico, ovvero che parla molto di libertà e la propaganda, spesso persino imponendone i modelli consumistici (privi di qualsivoglia libertà) agli altri, non conosce, invero, la libertà.
In Turchia c'è chi parteggia o ha parteggiato per i militari golpisti, senza conoscerli. Personalmente preferisco sospendere il giudizio. Ricordo ancora quando un manipolo di camionisti turchi aggredì noi verdi e radicali, nel 1999, al porto di Trieste, allorquando manifestavamo in modo nonviolento contro la pena di morte in Turchia e fra noi c'era un giovane ragazzo curdo. Fummo aggrediti in territorio italiano e solo l'intervento dei militari della Guardia di Finanza evitò il peggio.
Parliamo della Turchia membro della NATO e che vuole entrare a tutti i costi nell'Unione Europea ! Una Turchia che, ancora oggi, vilipende il popolo curdo e non ammette il genocidio degli armeni. E non ammettono queste cose nemmeno i cosiddetti turchi “laici”.
A questo bisognerebbe pensare. Alla dignità dei popoli curdi e armeni dimenticati dall'Occidente, forse perché non rappresentano – nel mondo – alcuna lobby economica. Ed invece essi vogliono semplicemente vivere in pace ed armonia ed autogestirsi attraverso il confederalismo democratico. Ed in Siria hanno iniziato per primi a combattere contro il terrorismo di Daesh e continuano a farlo.
Viva il popolo armeno e curdo, quindi ! E viva gli indiani d'America ! Viva i popoli liberi e sovrani ovunque essi siano !
Questa la libertà che l'Occidente liberaldemocratico non conosce poiché, come ci ha insegnato l'ex Presidente dell'Uguguay José “Pepe” Mujica e come ricorda l'economista francese Serge Latouche “Una società felice consuma poco; per indurre a consumare bisogna creare insoddisfazione”.
L'Occidente liberaldemocratico si fonda sul consumismo e, dunque, sull'insoddisfazione (umana, spirituale, sociale, sessuale...) e dunque non è felice e spesso ha creato l'infelicità di altri, esportando la sua personalissima idea di libertà e democrazia, ovvero colonizzando, sfruttando e depredando.
La democrazia è altro: è governo diretto delle persone, non già delle lobby, delle élite, dei politici o del danaro.
La libertà è autogestione e compartecipazione.
La democrazia e la libertà sono l'esatto opposto della violenza, dello sfruttamento e della prevaricazione.
Sarà il caso di iniziare a rifletterci un po' su.

Luca Bagatin

mercoledì 2 settembre 2015

La vera Terza Via: la Civiltà dell'Amore

Viviamo ancora fra due blocchi: da una parte l'Occidente edonista, capitalista, dedito al piacere effimero. Dall'altra il fondamentalismo e fanatismo politico, religioso e retrogrado.
Mai come oggi occorre stare dalla parte degli sfruttati.
Per la vera Terza Via.
Per la Civiltà dell'Amore.

www.amoreeliberta.altervista.org