Visualizzazione post con etichetta curdi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta curdi. Mostra tutti i post

venerdì 11 ottobre 2019

Dalla parte dei curdi e di tutti i popoli liberi, democratici, socialisti e sovrani

Già tre anni fa scrissi dei curdi del Rojava e della loro rivoluzione democratica e libertaria e della loro comunità socialista autogestita, in lotta, peraltro, contro il terrorismo islamico.
Penso che il loro esempio di autodeterminazione democratica possa essere emblematico per molti, nel mondo. E per questo penso che vadano difesi, come ogni popolo che decide di autodeterminarsi, democraticamente.
Ogni popolo sovrano e libero da ogni imperialismo, nel solco di grandi Libertadores del mondo: da  Bolivar a Garibaldi; da Che Guevara a Peron; da Sankara a Gheddafi; da Chavez a Limonov.
Qui di seguito riporto i link ai miei articoli sul popolo curdo e alcune foto sulla mia visita al centro culturale curdo "Ararat" di Roma, fatta tre anni fa.
Per approfondire e conoscere meglio la storia di questo popolo inviso, spesso, ai tiranni.

Luca Bagatin

I Curdi e la questione curda: una visita al centro culturale "Ararat" di Roma. Articolo di Luca Bagatin (link: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/i-curdi-e-la-questione-curda-una-visita.html)

I curdi e la Rivoluzione democratica e libertaria del Rojava. Articolo di Luca Bagatin (https://amoreeliberta.blogspot.com/2016/09/i-curdi-e-la-rivoluzione-democratica-e.html)

 



lunedì 5 settembre 2016

I curdi e la Rivoluzione democratica e libertaria del Rojava. Articolo di Luca Bagatin

Dei curdi non è mai importato poi molto a nessuno, in quanto non sono una lobby economica e, soprattutto, sono sempre stati invisi ai governi antidemocratici della Turchia che mai ebbe uno Stato davvero laico, checché se ne dica. E soprattutto i curdi sono fra i pochi popoli al mondo che conoscono davvero il concetto di democrazia, ovvero di “governo del popolo”. Un concetto che si è perduto forse con la scomparsa delle agorà greche.
Dei curdi parlammo già in un altro articolo nella primavera scorsa (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/03/i-curdi-e-la-questione-curda-una-visita.html), dopo una visita che facemmo presso il centro culturale curdo “Ararat” di Roma che, per fortuna, non è stato più chiuso come il Comune di Roma aveva prospettato in un primo tempo.
Parlammo della loro storia e delle loro lotte per la democrazia diretta; parlammo delle loro comuni autogestite e della loro battaglia contro il terrorismo dell'Isis. E raccontammo di come i curdi siano sempre stati sostenuti da un solo grande leader internazionale e rivoluzionario: il Rais libico Mu'Ammar Gheddafi, barbaramente ucciso nel 2011 “grazie” alle invasioni delle truppe NATO.
E' di pochi giorni fa la notizia che un ragazzo italiano, l'attivista No Tav Davide Grasso, sta combattendo in Siria a fianco delle milizie curde dell''YPG contro l'Isis e invita Renzi a rompere ogni rapporto con la Turchia, la quale – oltre a mantenere un regime di apartheid contro i curdi turchi - non perde occasione per attaccare le truppe dell'YPG.
L'appello di Davide Grasso, lo sappiamo bene, rimarrà probabilmente inascoltato. La Turchia è un Paese ben protetto dal blocco atlantista. Blocco atlantista che, lo sappiamo bene, ha destabilizzato proprio quei Paesi (Libia e Siria in primis) ove oggi l'Isis è fortissimo.
Abbiamo molto da imparare, invece, dai rivoluzionari curdi del YPG, ovvero delle Unità di Protezione del Popolo della regione siriana del Rojava, che, assieme all'YPJ (Unità di Protezione delle Donne) - costituito esclusivamente da donne - ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione libertaria e umanitaria, oltre che comunitaria.
Come mi raccontò Kazim Toptas, coordinatore del centro “Ararat” di Roma, la concezione di vita dei curdi e dei rivoluzionari curdi è fondata sulla libertà di opinione e di partecipazione popolare diretta alle decisioni politiche ed ai processi produttivi, oltre che sul rispetto della laicità e delle varie confessioni e sensibilità religiose del Rojava. I curdi, inoltre, hanno un profondo rispetto per le donne, le quali, oltre ad avere la loro milizia (l'YPJ, appunto), hanno pari diritti rispetto all'uomo e sono equamente rappresentate all'interno delle istituzioni curde.
L'unità fondante delle comunità curde nel Rojava sono le comuni autogestite, che sono il fondamento della vita democratica dei curdi stessi e che sono, per moltissimi versi, ispirate alla Comune di Parigi del 1870 ed ogni comune può essere costituita da un minimo di 30 ad un massimo di 300 persone. Ogni comune è costituita da appositi comitati legati alle varie necessità sociali. Vi sono infatti comitati di difesa, comitati per l'economia, comitati per le donne, comitati di educazione e così via e questi permettono, appunto, ai componenti della comune, di amministrarsi da soli e l'economia della comune è costituita in modo tale che i bisogni di tutti i suoi componenti siano soddisfatti: in pieno spirito solidaristico e fraterno (un muratore provvede alle esigenze edili; un insegnante a quelle educative; un contadino a quelle alimentari e così via).
Una forma di compartecipazione democratica diretta purtroppo sconosciuta nelle nostre sedicenti democrazie occidentali fondate sul capitalismo edonistico ed egoistico e sull'elettoralismo, ovvero sulla delega a colui ed a coloro i quali riescono a prendere più voti, magari grazie al fatto che sono riusciti ad elaborare “slogan pubblicitari” più accattivanti oppure riusciranno a garantire meglio la tal lobby piuttosto che l'altra, che li finanzia e sostiene profumatamente.
I rivoluzionari curdi, in sostanza, sanno davvero che cosa sia la democrazia, ovvero la libertà, che è prima di tutto libertà di gestirsi e di autogestirsi, senza egoismi di sorta.
I rivoluzionari curdi del Rojava, in sostanza, rifiutano l'economia capitalistica pur senza abbracciare il sistema del cosiddetto “socialismo reale” comunista. Non si oppongono all'iniziativa privata, ma prediligono il sistema collettivo e cooperativistico. Il loro Contratto sociale prevede infatti che tutte le ricchezze del del suolo e sottosuolo appartengano alla collettività e così tutte le terre ad unità immobiliari presenti nella regione del Rojava. Lo scopo principale dello sviluppo produttivo è dunque quello di soddisfare i bisogni delle persone e di permettere loro una vita dignitosa.
Anche il diritto legale, nel Rojava, è risolto in ambito comunitario, ovvero all'interno della comunità vengono risolte le varie controversie legali, evitando così il ricorso alle lungaggini dei tribunali ed ogni sanzione ha piuttosto lo scopo di educare, piuttosto che quello di punire o di instillare il senso di vendetta e ciò ha fatto sì che il numero di omicidi e di furti si riducesse drasticamente rispetto al periodo in cui il Rojava era di pertinenza del governo siriano. Pene severe, ad ogni modo, sono previste in casi di omicidio o di violenza sulle donne, le quali sono tenute - nelle comunità curde - nella più alta considerazione.
Questa è, dunque, la Rivoluzione curda del Rojava. Questa è, dunque, la causa dei curdi, che è anche la causa di tutti i sinceri democratici che si oppongono al terrore religioso, politico, economico.
Questa è una causa da diffondere e sostenere affinché il mondo apra gli occhi di fronte ai suoi stessi crimini e comprenda, oltre che abbracci, un approccio diverso. Comunitario ed autogestionario. Ovvero democratico e libertario.

Luca Bagatin

lunedì 1 agosto 2016

Papa Francesco: il profeta dell'amore non allineato al pensiero unico globalista. Articolo di Luca Bagatin

Appena nominato Papa dei cattolici ero perplesso relativamente a Monsignor Bergoglio. Pensavo fosse l'ennesimo Papa mediatico, con un entroterra conservatore e a tratti misogino ed alla ricerca di nuovi fedeli da catechizzare.
Purtuttavia mi sono ricreduto. Le sue aperture sono state grandi. E' un Papa che, innanzitutto, non giudica. E non compie ingerenze nella sfera politica, pur dimostrandosi forse il miglior analista politico contemporaneo. Analista che non le manda a dire nemmeno alla Turchia, alla quale ha ricordato il genocidio armeno (cosa che non hanno pressoché mai fatto gli altri politici occidentali, attenti a mantenere ottimi rapporti con la Turchia, membro della Nato ed amica dell'occidente globalista) e riconoscendo la lotta dei curdi contro l'Isis in Siria ed anche qui, la sua voce è stato un caso isolato nell'ambito della cosiddetta “comunità occidentale”, che i curdi li ha sempre ignorati, se non lasciati al loro destino.
Papa Francesco, dunque, venuto dalle estreme periferie latinoamericane, è un Papa non allineato al pensiero unico politicamente corretto di matrice capitalistico-borghese-statunitense, poiché è il Papa del riconoscimento delle diversità e non già dell'omologazione globalista. E' il Papa che, giustamente, non identifica l'Islam con il terrorismo, ma individua i diretti responsabili del terrorismo ed identifica terrorismo tutti i processi connessi al “dio danaro” che, assieme all'ideologia del desiderio ed al capitalismo assoluto, sono i responsabili delle vera crisi che attanaglia l'umanità, che è una crisi prima di tutto umana e spirituale, che annichilisce e violenta i cervelli, uccide il pensiero e lo omologa, crea deseguaglianze ed ulteriori sperequazioni fra ricchi e poveri.
Papa Bergoglio è lì a dirci questo. E lo dice non solo ai cattolici che rappresenta, ma anche noi laici ed anticlericali. E lo dice con senso di amore e laicità. Quel senso di amore e laicità che ha conquistato non solo tutta l'America Latina dalla quale egli proviene, un'America Latina socialista rivoluzionaria e del XXI secolo, ma anche un leader laico come Marco Pannella che, prima di morire, ha ricordato – significativamente - che “l'odio è degli stronzi”.
Papa Francesco è dunque amato da coloro i quali lo sanno ascoltare, ma rimane indifferente alla destra ed alla sinistra, le quali sono le maggiori responsabili dell'avvento del capitalismo assoluto e del terrorismo, attraverso il neocolonialismo e l'interventismo guerrafondaio, che sono anche responsabili delle migrazioni di massa e dell'avvento di una società cosmopolitica indistinta nella quale si pretende che le differenze siano annullate, così come avvenuto negli Stati Uniti d'America, patria del confusionismo, della sperequazione sociale e della scarsa cultura umanistica.
Papa Francesco sembra essere ad ogni modo una goccia – luminosa - in mezzo al mare. Una goccia, forse, destinata a passare. Ma per ora è lì ad illuminarci e per questo, anche se la cosa può sembrare un po' puerile, gli vogliamo molto bene e lo ringraziamo.

Luca Bagatin

martedì 19 luglio 2016

La Turchia e l'Occidente liberaldemocratico. Articolo di Luca Bagatin

L'Occidente cosiddetto liberaldemocratico, ovvero che parla molto di libertà e la propaganda, spesso persino imponendone i modelli consumistici (privi di qualsivoglia libertà) agli altri, non conosce, invero, la libertà.
In Turchia c'è chi parteggia o ha parteggiato per i militari golpisti, senza conoscerli. Personalmente preferisco sospendere il giudizio. Ricordo ancora quando un manipolo di camionisti turchi aggredì noi verdi e radicali, nel 1999, al porto di Trieste, allorquando manifestavamo in modo nonviolento contro la pena di morte in Turchia e fra noi c'era un giovane ragazzo curdo. Fummo aggrediti in territorio italiano e solo l'intervento dei militari della Guardia di Finanza evitò il peggio.
Parliamo della Turchia membro della NATO e che vuole entrare a tutti i costi nell'Unione Europea ! Una Turchia che, ancora oggi, vilipende il popolo curdo e non ammette il genocidio degli armeni. E non ammettono queste cose nemmeno i cosiddetti turchi “laici”.
A questo bisognerebbe pensare. Alla dignità dei popoli curdi e armeni dimenticati dall'Occidente, forse perché non rappresentano – nel mondo – alcuna lobby economica. Ed invece essi vogliono semplicemente vivere in pace ed armonia ed autogestirsi attraverso il confederalismo democratico. Ed in Siria hanno iniziato per primi a combattere contro il terrorismo di Daesh e continuano a farlo.
Viva il popolo armeno e curdo, quindi ! E viva gli indiani d'America ! Viva i popoli liberi e sovrani ovunque essi siano !
Questa la libertà che l'Occidente liberaldemocratico non conosce poiché, come ci ha insegnato l'ex Presidente dell'Uguguay José “Pepe” Mujica e come ricorda l'economista francese Serge Latouche “Una società felice consuma poco; per indurre a consumare bisogna creare insoddisfazione”.
L'Occidente liberaldemocratico si fonda sul consumismo e, dunque, sull'insoddisfazione (umana, spirituale, sociale, sessuale...) e dunque non è felice e spesso ha creato l'infelicità di altri, esportando la sua personalissima idea di libertà e democrazia, ovvero colonizzando, sfruttando e depredando.
La democrazia è altro: è governo diretto delle persone, non già delle lobby, delle élite, dei politici o del danaro.
La libertà è autogestione e compartecipazione.
La democrazia e la libertà sono l'esatto opposto della violenza, dello sfruttamento e della prevaricazione.
Sarà il caso di iniziare a rifletterci un po' su.

Luca Bagatin

lunedì 28 marzo 2016

I Curdi e la questione curda: una visita al centro culturale "Ararat" di Roma. Articolo di Luca Bagatin

Primavera '99. Porto di Trieste. Avevo vent'anni e portavo un paio di occhiali rotondi come Gandhi.
Ero un militante verde e fra noi - Verdi e Radicali - c'era un ragazzo curdo di cui non ricordo il nome. Fra noi ricordo l'amico del Partito Radicale John Fischetti, unico della brigata di allora che vedo e frequento ancora. E poi l'allora Assessore dei Verdi friulani Mario Puiatti, l'attivista del FUORI! Italo Corai, l'allora deputato Michele Boato e Renato Fiorelli. Eravamo una decina. Portavamo dei cartelli al collo sui quali vi era scritto: NO ALLA PENA DI MORTE IN TURCHIA.
Era il periodo in cui si parlava dell'entrata della Turchia nell'Unione Europea e della condanna a morte del capo del partito curdo PKK Ocalan.
Bloccammo simbolicamente dei tir turchi. Il nostro intento era del tutto pacifico e dimostrativo. Purtuttavia i camionisti non gradirono e, scesi dai tir, iniziarono ad assalirci. Il ragazzo curdo se la vide davvero brutta e, se non fosse stato per i militari della Guardia di Finanza, l'avrebbero certamente linciato. Fu allora che compresi che, ai turchi, i curdi non piacevano proprio.
Solo nel 2004 la pena di morte in Turchia sarà abolita. Ma l'odio per i curdi permane.
Primavera 2016. Roma, quartiere Testaccio. L'amica fotografa Maddalena Celano mi invita a visitare il centro culturale curdo “Ararat”, che prende il nome dal suggestivo monte della Turchia orientale. Maddalena mi scatta delle foto con Sara - una degli attivisti - e poi all'interno della struttura. Il centro sta rischiando la chiusura, proprio in questi giorni, a causa della scadenza della concessione con il Comune di Roma.
Kazim Toptas, il coordinatore del centro, mi mostra la raccomandata che ha ricevuto e che dice che, in sostanza, non è possibile procedere al rinnovo della concessione a causa di un “riordino del patrimonio capitolino”. E quindi ci vanno di mezzo i curdi rifugiati in Italia (l'altro centro culturale autogestito e concesso dal Comune è sito a Torino) che si ritroveranno, a giorni, sulla strada.
Faccenda davvero triste che, auguriamoci, si risolva nel migliore e più sensato dei modi.
Ma chi sono i curdi ?
“Siamo un antico popolo mediorientale che anticamente abitò la Mesopotamia”, mi dice Kazim. “Molti di noi sono zoroastriani, altri si sono islamizzati. Io sono alevita, come molti di noi, che è una religione che rispetta tutti e crede nell'uguaglianza fra uomini e donne”.
Sì, ma in Turchia siete perseguitati. “Sì, siamo perseguitati da sempre. In Turchia, Siria, Iran, Iraq... Per noi vige il regime di apartheid sin da quando non esiste più una nazione curda”.
Quindi, in sostanza, volete ricostituirne una... “No, alla maggior parte di noi non interessa. Quelli sono i nazionalisti, che vogliono una nazione indipendente. Molti di noi, me compreso, non la pensiamo affatto come i nazionalisti curdi. Siamo federalisti, anzi, crediamo nel confederalismo democratico, ovvero vogliamo solo essere rispettati nell'ambito delle nostre comunità autonome. Il nostro modello vorrebbe ispirarsi a quello svizzero. Crediamo nella democrazia diretta e nella tutela delle minoranze. Crediamo nell'uguaglianza di tutti, ad iniziare dalla parità di diritti fra maschi e femmine. Siamo per l'autogestione e pensiamo che solo questo sistema possa essere la chiave per superare non solo i nostri problemi, ma anche quelli di tutto il Medioriente diviso in tribù, piagato dal fondamentalismo islamico e dal capitalismo...”.
Infatti voi combattete il fondamentalismo islamico. “Sì, in Siria, a Kobane, a Rojava, vi sono i nostri combattenti dello YPG, soprattutto donne, che combattono l'Isis a fianco delle truppe regolari siriane”.
Quindi in Siria state con Assad. “Non ci fidiamo totalmente di lui. Noi siamo per la democrazia diretta e lui è Presidente della Siria solo perché figlio e erede di Hafiz-al-Assad, che un tempo ci perseguitava. Per noi rimane un dittatore, ma è certamente più democratico del turco Erdogan, che in Turchia ci massacra. Assad, che fra l'altro è di religione alevita come me, in cambio del nostro aiuto, ha promesso l'indipendenza del popolo curdo in Siria”.
E di Putin che ne pensate ? “Ci sta dando una mano, ma non ci fidiamo di lui. Lui pensa agli interessi della Russia, non a quelli del popolo curdo oppresso. L'unico leader che si pronunciò in favore del popolo curdo fu Gheddafi...ma è stato ucciso, come sappiamo”.
Kazim Toptas
Kazim, tu sei nato in Turchia. Com'è la situazione lì per voi ? “Brutta. Io sono fuggito dalla Turchia e sono un rifugiato politico. Il governo di Erdogan è autoritario, ci opprime ed impone la sua ideologia di Stato. Non riconosce i diritti delle donne, che per noi è una cosa fondamentale”.
Avete un vostro partito rappresentato in Parlamento comunque... “Sì, l'HDP, il Partito Democratico del Popolo, che è un partito che si ispira al socialismo libertario e all'ambientalismo e porta avanti la nostra idea di confederalismo democratico. E' l'unico partito curdo rappresentato in Parlamento. La nostra concezione di vita, come puoi capire e vedere, è basata sulla libertà di opinione, sul rispetto delle diversità, sulla laicità nel rispetto della visione spirituale di tutti. Sulla tolleranza”.
Eh sì, caro Kazim. Temo di capire perché in pochi parlano di voi ed in pochi hanno interesse ad abbracciare la vostra causa o, peggio, vi perseguitano.
Gesù Cristo fu messo in croce per lo stesso motivo.
E ora, che scrivo queste poche righe, una lacrima mi scende. Ma non è una lacrima di dolore, bensì di consapevolezza. La consapevolezza che dovete proseguire nella ricerca del vostro diritto ad autodeterminarvi, ad autogestirvi. A far conoscere la vostra cultura e la vostra concezione di vita che attinge dagli antichi insegmanenti di Zarathustra.

Luca Bagatin