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sabato 18 gennaio 2025

José "Pepe" Mujica, il Presidente socialista dell'Amore e della Libertà. Articolo di Luca Bagatin


Fu in assoluto il miglior leader politico al mondo e lo possiamo dire senza esagerazioni.

José “Pepe” Mujica, 89 anni, un grande socialista. Il più grande di tutti.

Ex Presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, alla guida del Frente Amplio, seppe portare avanti progetti e ideali ritenuti ancora oggi per molti, specie nella decadente, liberal capitalista e irresponsabile Europa, utopistici.

Parliamo di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. 

Tutte riforme che nell'Uruguay di Mujica sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.

I risultati della sua ottima amministrazione, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi.

In Uruguay l'indice di disoccupazione scese al 6%; i salari aumentarono; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%. 

Mujica ha impressionato il mondo soprattutto per il suo stile di vita povero, frugale, semplice.

Nato a Montevideo nel 1935 da padre di origine basca e madre di origine genovese, fu influenzato dalle idee peroniste dello zio materno.

Oltre a Peron, Mujica rimarrà affascinato dal pensiero anarchico e socialista di Proudhon, Bakunin, Kropotkin e Marx, oltre che dall'interesse per la biologia e per l'agricoltura.

Nell'Uruguay militarista autoritario degli Anni '60 sostenuto dagli USA, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.

Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.

La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.

Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.

Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.

Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica e i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica. 

Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri. 

Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica.

Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik e alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.

Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.

Nell'ottobre 2009, José Mujica fu dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne uscì vincitore con il 52% dei consensi. 

A proposito delle sconsiderate e fallimentari politiche dell'UE, “Pepe” Mujica affermò: “La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.

Il Presidente Mujica affascinò anche il regista jugoslavo Emir Kusturica, il quale gli dedicò un film documentario dal titolo “Pepe Mujica - Una vita suprema”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018. 

Un film nel quale Mujica si racconta a Kusturica e lo fa con la profonda umiltà e semplicità che lo contraddistinguono. Mostrando la sua umile vita di agricoltore, quale è sempre stato, pur avendo ricoperto la carica di Presidente e peraltro di unico leader mondiale ad essersi ridotto drasticamente lo stipendio.

Mujica racconta che l'esperienza del carcere, in isolamento, durante la dittatura militare, lo ha segnato molto. Ma lo ha segnato in bene, ovvero gli ha permesso di essere meno superficiale e più vicino al prossimo e al popolo. Egli afferma, altresì che in politica occorre “scegliere persone dal cuore grande e dal portafogli piccolo”, ricordando che essa è servizio ai cittadini, non bramosia di potere né arricchimento personale.

Nel novembre 2023, José “Pepe” Mujica incontrò un altro grande socialista, ovvero il musicista e attivista britannico Roger Waters, già co-fondatore dei Pink Floyd. Entrambi si sono sempre stimati reciprocamente e hanno sempre condiviso i comuni ideali di lotta contro ogni forma di autoritarismo, sostenendo sempre politiche umanitarie e anticapitaliste.

In UE, che ha sostanzialmente messo al bando il socialismo dal 1993 in poi, distruggendolo dall'interno e dall'esterno, si fa spesso fatica a comprendere come siano potuti esistere leader come “Pepe” Mujica.

Leader che dovrebbero farci riflettere sulla direzione che in mondo dovrebbe intraprendere, nel solco del Socialismo originario, sia esso latinoamericano, panafricano, panarabo laico, asiatico.

In Uruguay le prospettive di José “Pepe” Mujica, ad ogni modo, continueranno, anche grazie al neo-eletto Yamandù Orsi, anch'egli socialista del Frente Amplio e che, come primo atto da Presidente, nel novembre scorso, rese omaggio a Mujica, alla sua vita, alla sua Storia.

Che è la Storia di chi ha sempre lottato dalla parte giusta.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 25 novembre 2024

Il socialista Yamandù Orsi è il nuovo Presidente dell'Uruguay. Articolo di Luca Bagatin


Già al primo turno era in testa con il 43,9% dei consensi, superando ampiamente il candidato liberal-capitalista Alvaro Delgado, candidato del partito al governo dell'Uruguay, fermo al 26,7%.

Yamandù Orsi, 57 anni, socialista del Movimento di Partecipazione Popolare e candidato della coalizione di sinistra Frente Amplio – costituita da socialisti, socialisti democratici, socialisti libertari, marxisti e comunisti - al secondo turno è stato eletto Presidente dell'Uruguay con il 52% dei consensi.

Il socialismo torna, dunque, al governo del Paese latinoamericano e il primo atto del neo-eletto Presidente è stato quello di visitare il suo maestro politico, ovvero José “Pepe”Mujica, oggi 89enne , rivoluzionario e leader storico del Frente Amplio, nonché miglior Presidente del Paese dal 2010 al 2015, grazie alle numerose riforme in ambito sociale e civile da lui portate avanti, il quale vive in una piccola fattoria a 15 chilometri dalla capitale, Montevideo.

Orsi, presentatosi alle elezioni con la candidata Vicepresidente Carolina Cosse – già ex Ministra dell'Industria, dell'Energia e delle Miniere, dal 2015 al 2019 - intende portate avanti un programma improntato su innovazione, sviluppo tecnologico, efficienza nella gestione pubblica, sicurezza e protezione sociale per tutti.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 28 ottobre 2019

In Argentina e Uruguay il socialismo batte il liberalismo. Torna l'America Latina del Socialismo del XXI Secolo. Articolo di Luca Bagatin

Cristina Kirchner e Alberto Fernandez
Mentre i presidenti liberali di Ecuador e Cile sono stati costretti dalla piazza, in sommossa, a ritirare i provvedimenti di austerità, in Argentina è il grande ritorno del peronismo.
Il candidato del Frente de Todos – l'ampia coalizione comprendente peronisti, comunisti e socialisti – Alberto Fernandez, ha trionfato con il 48% dei consensi, battendo l'oligarca liberale Mauricio Macri, fermo al 40%.
A garantire la vittoria di Fernandez e della sua Vice - l'ex Presidentessa Cristina Kirchner - sia l'unità di tutti i peronisti, che alle scorse elezioni si erano presentati divisi, permettendo così a Macri di vincere al secondo turno per solo una manciata di voti, sia il fallimento delle politiche liberali imposte da Macri, il quale ha nuovamente indebitato il Paese con il Fondo Monetario Internazionale; ha favorito politiche di deregolamentazione; di riduzione dei diritti sociali, portando il Paese a un'inflazione al 60% su base annua.
Alberto Fernandez, classe 1959, è avvocato e fu capo di Gabinetto dei Ministri ai tempi della presidenza di Nestor Kirchner e, successivamente, per un periodo, di quello di Cristina Kirchner. Sino almeno alla rottura con quest'ultima, che lo porterà – alle scorse elezioni – a sostenere Sergio Massa, candidato del Fronte Rinnovatore, un partito peronista più conservatore e ciò sarà all'origine della spaccatura del movimento peronista e della drammatica vittoria del liberale Macri alle elezioni presidenziali del 2015.
Nel corso del 2018, ad ogni modo, Fernandez, troverà nuovamente un'intesa con Cristina Kirchner e la sua Unidad Ciudadana (peronismo di sinistra) e insieme daranno vita alla coalizione Frente de Todos, allargata a tutte le correnti del peronismo (sia di destra che di sinistra) ed ai partiti di ispirazione comunista e socialista.
Fernandez ha dichiarato che i primi anni della sua gestione alla guida del Paese saranno difficili, a causa della pesante eredità del governo precedente. Un governo che ha decimato l'economia e ridotto della metà il PIL.
Egli intende, innanzitutto, pagare il debito contratto con l'estero da Macri e concentrarsi sul problema della fame e della povertà in Argentina, piaghe che sono tornate alla luce proprio in questi anni di malgoverno e che i governi kirchneristi erano riusciti a debellare.
Fra le proposte dichiarate ed elencate già in campagna elettorale da Alberto Fernandez le seguenti: “Faremo un accordo per i primi 100 giorni di governo tra imprenditori, sindacati e Stato nazionale, per stabilire nuove regole. Saranno implementate politiche attive che favoriscano il credito per le piccole e medie imprese”; “Ricomposizione immediata delle pensioni con un aumento del 20%"; "De-dollarizzazione delle bollette. Le tariffe seguiranno il ritmo degli aumenti salariali e le entrate degli argentini”; “Rimedieremo ai crediti con un piano di uscita per le persone che si sono fidate e sono state truffate”; “Ci sarà di nuovo un Ministero della Salute con pieno accesso ai farmaci per i pensionati e rispetto del piano di vaccinazione per i nostri figli”; “Creeremo il Ministero delle donne per garantire condizioni di uguaglianza e articolare le politiche pubbliche necessarie in materia”; “Creeremo un ministero per la Casa e dell'edilizia abitativa per affrontare la situazione delle persone costrette a vivere in strada e della classe media”; “Negozieremo in maniera ferma con il Fondo Monetario Internazionale. Per poter pagare, devi prima crescere”; “Abbiamo intenzione di recuperare il Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione Produttiva e rimettere in piedi il Conicet”; “Avremo un dollaro competitivo per produrre ed esportare. Non ci saranno né scorte né possibilità di speculazione. E attueremo un regolamento che pone limiti alla fuga dei capitali”; “Elimineremo le trattenute all'industria, alle economie regionali e ai servizi informatici e basati sulla conoscenza”; “Lanceremo un sistema fiscale che farà funzionare l'economia. Più incentivi per investimenti, produzione e occupazione”.
Alberto Fernandez e Daniel Martinez
Anche in Uruguay, pur dovendosela vedere al secondo turno - che si terrà il 24 novembre prossimo - prevale il candidato socialista del Frente Amplio, Daniel Martinez, che è in testa con il 38,5% contro il 28% del liberal-democristiano Luis Lacalle Pou, candidato del Partito Nazionale.
Daniel Martinez è l'erede politico sia del noto “presidente povero e dei poveri” José “Pepe” Mujica che di Tabaré Vazquez. I governi guidati dal Frente Amplio in questi ultimi dieci anni, hanno ottenuto ottimi risultati, sia sociali che economici. Parliamo di tentativi di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. In Uruguay l'indice di disoccupazione è peraltro sceso al 6%; i salari sono aumentati; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.
Una conferma di Deniel Martinez potrebbe rafforzare tali conquiste. Una sua sconfitta potrebbe far precipitare il Paese, come accaduto con l'Argentina di Macri, indietro di decenni.
Ad ogni modo, in America Latina, checché ne dicano i grandi media europei (che poco ne parlano e, se lo fanno, lo fanno piuttosto male e in modo parziale), il Socialismo del XXI Secolo sta tornando e trionfando sull'egoismo e sulla violenza degli oligarchi e dei ricchi. Ricchi tanto invidiati e coccolati in Europa, anziché essere combattuti, in quanto – e in America Latina lo hanno ben compreso da tempo – sottraggono risorse alla comunità. Una comunità che, diversamente, merita di autogestirsi e di vivere con dignità, amore e onestà.

Luca Bagatin


mercoledì 24 ottobre 2018

Riflessioni sul capitalismo assoluto: per una Civiltà dell'Amore libera dall'edonismo. Articolo di Luca Bagatin

Il cosiddetto "influencer" sembra essere quella non-figura professionale del nostro tempo che racchiude in sè tutta la precarietà del capitalismo assoluto spinta alle sue massime conseguenze.
L'influencer, figlio del capitalismo assoluto odierno, del marketing e della società dei consumi per eccellenza, appare come lo sradicato (da ogni tempo, cultura, ideale, sentimento) che "influenza", con la sua presunta "autorevolezza" - spesso dettata dalle mode imposte dagli operatori del capitalismo stesso, ovvero del marketing - il comportamento delle persone che lo "seguono", magari sul web, ormai diventato la prosecuzione del mezzo televisivo di massa. Nuovo simulacro di plebi adoranti alla ricerca di un effimero apparire estetico, di una effimera ricerca di ricchezza, di una effimera ricerca di potere. Potere ormai sempre più divenuto "potere d'acquisto", "potere di possedere" (oggetti, persone, menti...) in un caravanserraglio che immagini edonistiche sugli ortaggi o i balletti nei supermercati (ove lavorano persone, spesso anche ventiquattro ore al giorno - festivi compresi - perché così "chiede" il mercato...sic !) non sono altro che una rappresentazione scenica, scenografica, tristemente grottesca della realtà odierna. Una realtà che potrebbe essere definita di "totalitarismo liberale", ove l'ideologia propagandata e dominante è appunto la "libertà" (presunta) di consumare, di arricchirsi (a spese del più debole o a prezzo di lavoro continuo, senza sosta o peggio ancora di continui indebitamenti, sia privati che pubblici, volendo ampliare l'orizzonte della riflessione), di apparire (eternamente giovani, fighi, ricchi, bellissimi, glamour, "social") anziché di essere. Essere persone reali, con una vita reale, un lavoro reale, anche difficile, umile o nel quale si guadagna poco, ma per la quale vita ed il quale lavoro si può comunque andare fieri. Essere persone che tornano a parlarsi per davvero, di persona, senza mediazioni o cosiddetti "social" che, nei fatti, al netto dell'edonismo consumistico e profondamente asociale che veicolano, non hanno nulla di sociale. Essere persone che tornano ad amarsi e non più a "masturbarsi" - in senso metaforico e mentale - davanti al web o alla televisione volendo far immaginare al prossimo di avere una vita "figa", glamour, seducente a tutti i costi. Oppure creandosi una vita effimera, pretendendo di essere eternamente giovani ricorrendo a grottesche quanto orrende e innaturali chirurgie estetiche tali da apparire delle persone di plastica in un mondo a sua volta già plastificato e "brandizzato".
Ed ecco che il prodotto agricolo, anzichè essere edonisticamente esibito, potrebbe invece prestarsi ad una riflessione in questo senso. Il prodotto agricolo che proviene, appunto, dal mondo agricolo. Da quella "coltura" che è origine stessa del termine e del concetto di "cultura".
Quanta convivialità, quanto amore, quanta vita vera e reale vi era nella cosiddetta civiltà contadina di un tempo, tanto amata dal nostro Giuseppe Garibaldi - che mai si vergognò di essere sempre stato un contadino - tanto decantata da Pasolini e dal bellissimo film del 1978 di Ermanno Olmi "L'albero degli zoccoli", film nel quale gli attori erano tutti contadini veri !
Ricordo di aver letto di recente un articolo nel quale viene intervistata una dei co-protagonisti del film - Maria Teresa Brescianini, oggi ottantenne - la quale interpretava la vedova Runc. Nell'intervista parla di questo, ovvero della semplicità della campagna dei suoi ricordi d'infanzia. Di come si ritrovavano tutti nel cortile, come un oratorio ove condividere la vita di tutti i giorni: giochi, sorrisi, pianti... A differenza di oggi, ove gli anziani vengono lasciati soli, disprezzati (in alcune strutture lager persono maltrattati !), i giovani non socializzano e qualcuno si permette persino di insultare i disabili, non facendo magari nemmeno caso all'enormità e gravità delle parole che proferisce (sic !).
E' questa la modernità. E' questo il cosiddetto "progresso", vero regresso umano e spirituale. Vera involuzione di una specie che ricerca il piacere effimero, anzichè anelare ad una autentica civiltà. Quella che personalmente mi piace definire Civiltà dell'Amore.
Una civiltà che comprende - a differenza della società moderna attuale - che la libertà, senza amore, può diventare una delle peggiori forme di schiavitù. Che la libertà dei capitalisti non è vera libertà, ma la sua negazione, in quanto priva di una base sentimentale, ovvero spirituale.
L'intellettuale Carlo Terracciano scriveva, in tal senso: "Il capitalista è un malato psichico, un monomaniaco i cui incubi, materializzandosi negli ultimi due secoli, hanno generato la mostruosità del mondo moderno, divorando, con il pianeta, i corpi e soprattutto le anime di uomini e popoli".
Pier Paolo Pasolini, che sulla denuncia del consumismo e del capitalismo è stato maestro, scriveva fra le altre cose, frasi emblematiche: "I nuovi valori consumistici prevedono infatti il laicismo, la tolleranza e l’edonismo più scatenato, tale da ridicolizzare risparmio, previdenza, rispettabilità, pudore, ritegno e insomma tutti i vecchi "buoni sentimenti"". Ed ancora: "Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore".
Gennady Zjuganov - attuale Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR), maggior partito istituzionale presente nella Duma, ovvero nel parlamento russo ad opporsi a Putin ed al suo partito liberal capitalista - si è più volte espresso contro quello che egli definisce il "fascismo liberale", affermando fra le altre cose: "Un altro elemento proprio del fascismo "liberale" è il mondialismo, ossia la volontà ostinata di distruggere la sovranità e l'indipendenza degli stati nazionali, che ha come obiettivo finale la costruzione di un'unica struttura politica globale sovranazionale con alla testa un supergoverno mondiale. I miti del fascismo "liberale", studiati in ogni suo aspetto e inculcati abilmente nella coscienza di massa, sono lo strumento ideologico principale utilizzato dalle forze occulte mondiali per il lavaggio del cervello dei popoli. Cosa possiamo contrapporre al nuovo fascismo, ai suoi pseudovalori, ai suoi miti ideologici ? La società russa può e deve contrapporre al cosmopolitismo l'amore per la patria, all'anonimato dell'"uomo globale" l'identità nazionale russa, all'individualismo egoista il collettivismo e lo spirito comunitario, alla russofobia l'amicizia tra i popoli, all'anticomunismo un'effettiva giustizia sociale, al culto del consumismo una elevata spiritualità. Tutti questi ideali sono contenuti in una sintesi equilibrata nella concezione del socialismo russo, che unisce i nostri millenari valori nazionali alle più elevate conquiste dell'era sovietica".
Anche l'ex Presidente dell'Uruguay, il socialista José "Pepe" Mujica, ha denunciato più volte il sistema del danaro e del consumo, suggerendo una via d'uscita nella rinuncia all'accumulo, nella ricerca di una vita più sana, lenta, ove lavorare il giusto, ove tutti abbiano di che vivere, senza arricchirsi ma senza essere poveri.
Così l'ex Presidente uruguayano - che è sempre vissuto povero, anche durante il suo mandato governativo, decidendo di percepire uno stipendio equvalente a circa i nostri 800 euro mensili - si è più volte espresso: “Se non posso cambiare il mondo posso cambiare la mia condotta personale e la posso cambiare adoperandomi nella ricerca della felicità. È fondamentale difendersi dagli attacchi del mercato. E per far ciò serve la sobrietà nel vivere, che consiste nel trovare il tempo di vivere. Questo è l’unico reale esercizio della nostra libertà. Ci inventiamo una montagna di consumi superflui. Stiamo sprecando le nostre vite, perché quando io compro qualcosa non lo compro con il denaro ma con il tempo che ho speso per guadagnare quel denaro. L’unica cosa che non si può comprare è la vita. La vita si consuma. Ed è da miserabili consumare la vita per perdere la libertà”.
Sobrietà, decrescita, ritorno alla natura e alle origini del nostro vivere conviviale. Anticapitalismo non necessariamente ideologico, ma quale via di ritorno al Sacro. Parole d'ordine antiche, se vogliamo, e sicuramente alternative a quelle di oggi.
Parole per un ritorno alla democrazia, all'autogoverno, a una civiltà ove le persone tornino a ragionare, parlarsi, confrontarsi, amarsi, scambiarsi beni e servizi non per il proprio tornaconto personale, non per il proprio arricchimento o per lucro, bensì per la crescita e l'evoluzione (interiore) della comunità intera. Per una possibile Civiltà dell'Amore.

Luca Bagatin

mercoledì 11 gennaio 2017

Brevi appunti sulla democrazia diretta. Di Luca Bagatin

La democrazia diretta non dovrebbe farsi né nei parlamenti né in rete, ma nelle piazze, in appositi comitati popolari aperti a tutti, guardandosi negli occhi e TUTTI dovrebbero avere la possibilità di concorrere alle decisioni.
Il resto è solo delega in bianco elettoralistica e mediaticità internettico onanistico modernista.



L'unica democrazia possibile è quella DIRETTA, aperta a tutti e fatta in appositi comitati popolari: nei quartieri, nelle piazze, nei paesi, nelle città, ove tutti si guardano neglio occhi e decidono. Anche con tutta la calma che serve a prendere le decisioni comuni e comunitarie.

lunedì 14 novembre 2016

"Democrazia è autogoverno. Libertà è essere liberi di godere del proprio tempo". Riflessioni di Luca Bagatin

Il tempo non dovrebbe essere danaro, ma libertà di godere del proprio tempo.
Sino a che saremo soggetti al sistema del danaro non vi potrà essere alcuna libertà.



In America Latina il populismo ha permesso a molta gente di mangiare, istruirsi, liberarsi dal giogo delle oligarchie.
In Europa invece si teme il populismo, ma non i soliti politicanti che gli europei votano da decenni. 
Prendere in mano il proprio destino sembra, purtroppo, spaventare i più.



Il fatto che non tutti siano d'accordo sull'elezione di Trump (ma si sarebbe potuto anche trattare di un altro Presidente) dimostra che le elezioni non sono un sistema democratico.
L'unica democrazia possibile è dare alle persone la possibilità di auto-rappresentarsi e di auto-governarsi. Ascoltando e dando spazio alle opinioni ed alle proposte di tutti.



Ogni qual volta sento parlare un “politico del fare” mi preoccupo.

Molto meglio che un politico faccia il minor danno possibile. 
Al massimo che esegua la volontà del popolo. Senza escludere nessuno.

martedì 19 luglio 2016

La Turchia e l'Occidente liberaldemocratico. Articolo di Luca Bagatin

L'Occidente cosiddetto liberaldemocratico, ovvero che parla molto di libertà e la propaganda, spesso persino imponendone i modelli consumistici (privi di qualsivoglia libertà) agli altri, non conosce, invero, la libertà.
In Turchia c'è chi parteggia o ha parteggiato per i militari golpisti, senza conoscerli. Personalmente preferisco sospendere il giudizio. Ricordo ancora quando un manipolo di camionisti turchi aggredì noi verdi e radicali, nel 1999, al porto di Trieste, allorquando manifestavamo in modo nonviolento contro la pena di morte in Turchia e fra noi c'era un giovane ragazzo curdo. Fummo aggrediti in territorio italiano e solo l'intervento dei militari della Guardia di Finanza evitò il peggio.
Parliamo della Turchia membro della NATO e che vuole entrare a tutti i costi nell'Unione Europea ! Una Turchia che, ancora oggi, vilipende il popolo curdo e non ammette il genocidio degli armeni. E non ammettono queste cose nemmeno i cosiddetti turchi “laici”.
A questo bisognerebbe pensare. Alla dignità dei popoli curdi e armeni dimenticati dall'Occidente, forse perché non rappresentano – nel mondo – alcuna lobby economica. Ed invece essi vogliono semplicemente vivere in pace ed armonia ed autogestirsi attraverso il confederalismo democratico. Ed in Siria hanno iniziato per primi a combattere contro il terrorismo di Daesh e continuano a farlo.
Viva il popolo armeno e curdo, quindi ! E viva gli indiani d'America ! Viva i popoli liberi e sovrani ovunque essi siano !
Questa la libertà che l'Occidente liberaldemocratico non conosce poiché, come ci ha insegnato l'ex Presidente dell'Uguguay José “Pepe” Mujica e come ricorda l'economista francese Serge Latouche “Una società felice consuma poco; per indurre a consumare bisogna creare insoddisfazione”.
L'Occidente liberaldemocratico si fonda sul consumismo e, dunque, sull'insoddisfazione (umana, spirituale, sociale, sessuale...) e dunque non è felice e spesso ha creato l'infelicità di altri, esportando la sua personalissima idea di libertà e democrazia, ovvero colonizzando, sfruttando e depredando.
La democrazia è altro: è governo diretto delle persone, non già delle lobby, delle élite, dei politici o del danaro.
La libertà è autogestione e compartecipazione.
La democrazia e la libertà sono l'esatto opposto della violenza, dello sfruttamento e della prevaricazione.
Sarà il caso di iniziare a rifletterci un po' su.

Luca Bagatin

mercoledì 27 maggio 2015

In Europa (e non solo), è l'ora dei popoli affamati e affratellati! Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

E' l'ora dei popoli. Dei popoli affamati e affratellati.
E' l'ora dei Podemos e di tutti coloro i quali si battono contro un'Europa nazifascista, oligarchica, capitalista. L'Europa del debito pubblico impagabile.
E' l'ora di Pablo Iglesias, leader dei Podemos spagnoli, che si è da sempre ispirato alla Rivoluzione Bolivariana e democratica di Hugo Chavez e dei leader dell'emancipazione dell'America Latina e che, come vado affermando anch'io nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (presto in uscita un mio saggio in merito), sono alla base di una nuova idea di democrazia partecipativa, popolare, socialista libertaria e umanitaria e che sono rappresentati anche dall'ex Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica - del quale abbiamo parlato in numerosi articoli - e che proprio in questi giorni sarà in visita a Roma.
E' l'ora, dunque, di mettere da parte le vecchie etichette destra-sinistra; di decretare uno “Stato di felicità permanente”, rispolverando un vecchio slogan degli Indiani Metropolitani; è l'ora di smetterla di credere ai falsi profeti alla Grillo, già stipendiati dalla Rai-Tv; di smetterla di sostenere figure autoritarie come Matteo Renzi o come quel Berlusconi che ripropone una nuova accozzaglia di moderati oppure quegli pseudo-estremisti già lungamente sputtanati come la Meloni e Salvini, che, quando erano al governo, hanno fatto esattamente l'opposto di quanto vanno predicando oggi.
E' l'ora della partecipazione attiva delle intelligenze stanche di subire un'inutile austerità che ingrassa unicamente il sistema capitalista speculativo e finanziario ed i politicanti di turno.
E' l'ora di abolire – di comune accordo – il debito pubblico, come afferma l'intellettuale francese Alain De Benoist, in quanto impagabile anche con misure di austerità che stanno uccidendo letteralmente il cittadino (pensiamo ai numerosi casi di suicidio di piccoli imprenditori o di coloro i quali hanno perduto il posto di lavoro).
E, anche se può sembrare una provocazione, sarebbe l'ora che la BCE diventasse, più che un istituto di credito (di quale credito gode poi ?), un istituto di beneficenza, in grado di regalare danari agli Stati ed ai cittadini che ne hanno bisogno. Che sono tanti e troppi, a differenza dei pochi banchieri e dei pochi politicanti di Bruxelles, Washington, Mosca o Pechino, che si crogiolano da sempre nel loro gioco preferito: il Risiko. Sulla pelle dei lavoratori, dei poveri, degli oppressi costretti a migrare a causa di guerre da loro non volute, non cercate, non certo finanziate. E che si vedono anche sbattere le porte in faccia !
Questa è la Civiltà dell'Amore che sognamo. Una civiltà libera da povertà e oppressione. Una Civiltà contrapposta, dunque, alla società del piacere effimero e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Luca Bagatin

martedì 27 gennaio 2015

Più che un Tsipras ci vorrebbe un Mujica. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Non sappiamo se esultare o meno per la vittoria di Alexis Tsipras alle elezioni politiche greche.
Tsipras non ci entusiasma granché e la sua amicizia e vicinanza con molti politici del conservatore Partito Democratico italiano certo non ce lo rendono troppo convincente.
Interessante, ad ogni modo e comunque, il fatto che la stragrande maggioranza del popolo greco abbia espresso il suo voto favorevole nei confronti di un leader anti-Fondo Monetario Internazionale ed anti-Banca Centrale Europea, che, peraltro, ha deciso di allearsi con il partito dei nazionalisti greci, altrettanto se non ancor più anti-Troika.
Non è un caso, dunque, se un leader anti-europeista ed anti-capital-globalista come Tsipras venga elogiato tanto dalla pasionaria Marine Le Pen quanto dai movimenti dell'ultra-sinistra, oltre ad essere stato votato dalla stragrande maggioranza dei liberali e moderati greci.
Ed è interessante anche un'astensionismo del 36%, che indica comunque una sfiducia importante nei confronti della politica e, forse, anche nei confronti di un sistema socio-economico che ha fatto il suo tempo. E che andrebbe superato.
Sistema politico e socio-economico purtuttavia non messo in discussione da Tsipras, così come non è messo in discussione da nessun politicante europeo. Purtuttavia i limiti della politica, ovvero di questa politica fondata sulla divisione fra fazioni, sulla ricerca del potere, del consenso a tutti i costi e dunque sul danaro e sulla società mediatica dei bisogni e consumi indotti, è proprio questo.
E' il limite di coloro i quali pretendono di rappresentare un popolo senza in realtà farlo. Poiché il popolo è e rimane soggiogato dal sistema monetario internazionale, da un debito pubblico impagabile e contratto dai politici attraverso le banche e dai cittadini attraverso l'accensione di mutui ed il tutto ad interessi altissimi e a tutto vantaggio del sistema bancario. Un sistema che, da tempo immemorabile, è peraltro non più legato alle riserve auree ed ai beni e servizi effettivamente prodotti, bensì fondato su regole materialistiche, consumistiche, egoistiche, illiberali, come denunciato da diverso tempo dal nostro movimento-pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreelibertalblogspot.it).
Per questo, ben vengano le critiche e le prospettive anti-europeiste ed anti-Troika di Tsipras o della signora Le Pen, purtuttavia questa dovrebbe essere l'ora dei popoli sovrani, affratellati fra loro, alla ricerca di prospettive simili a quelle concretamente realizzate da José “Pepe” Mujica in Uruguay, da Chavez in Venezuela, da Evo Morales in Bolivia, dal peronismo dei Kirchner in Argentina. E' dunque l'ora dei popoli consapevoli che non è e non sarà questo sistema politico, economico, anti-sociale ed egoistico a poterli/poterci far uscire dalla crisi e dallo sfruttamento sociale.
La prospettiva dovrebbe essere dunque la ricerca di una Civiltà dell'Amore alternativa ad una società del piacere effimero e dello sfruttamento dei molti a scapito dei pochi.
La vera crescita dovrebbe essere dunque umana, spirituale, sociale. Lasciando la fredda economia e la fredda politica ai frustrati ed ai repressi di sempre.

Luca Bagatin

giovedì 22 gennaio 2015

Antonio Martino: un candidato Presidente che "Amore e Libertà" (ferma restando l'utopistica ma seria proposta di candidare José Mujica, ex Presidente dell'Uruguay), potrebbe vedere favorevolmente

Sappiamo che è, sarà e rimarrà un'illusione, purtuttavia una candidatura al Quirinale di Antonio Martino, noto liberale e libertario, potrebbe essere auspicabile.
Martino, fra le altre cose, in tempi non sospetti e parlandone diffusamente nel suo saggio "Semplicemente liberale", da Luca Bagatin recensito, propose un sistema elettorale auspicato anche dal nostro movimento-pensatoio "Amore e Libertà", ovvero  l'introduzione di un sistema elettorale a sorteggio, fra tutti gli elettori italiani, in modo da avere un Parlamento di cittadini, senza più partiti e candidati che spendono e spandono risorse pubbliche al fine di garantirsi un posto in Parlamento.
Un sistema che, in sostanza, vada a ricalcare l'Agorà dell'Antica Grecia, culla della vera Democrazia.
Per queste ragioni Antonio Martino ci appare un candidato sufficientemente credibile, pur all'interno di un sistema istituzional-prostutizionale assolutamente lontano dalla civiltà, dalla democrazia e dalla libertà.




lunedì 29 dicembre 2014

Nuova elezione del Presidente della Repubblica italiana: uno spettacolo triste, inutile, specchio di un'Italia inconcludente e senza prospettive. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Poco ci appassiona, francamente, "un certo dibattito", in un Paese ove i balzelli ed i rincari sono all'ordine del giorno, ove gli 80 euro in busta paga – appannaggio solo di chi un lavoro lo ha già, peraltro – sono finanziati dal “gioco delle tre carte” (ti aumento qui per poi toglierti dall'altra parte...sic !), ove i lavoratori dipendenti rischiano sempre più spesso il posto di lavoro ed ove i disoccupati non hanno diritto ad alcun assegno sociale. Poco ci appassiona "un certo dibattito" in un Paese ove la corruzione ed il malaffare aumentano ed ove furti e truffe vengono persino depenalizzate !
Poco ci appassiona, in questo Paese, insomma, il dibattito relativo all'elezione di un Presidente che non ha alcun potere reale e che costa ai cittadini ben oltre il mantenimento della Regina Elisabetta ai cittadini britannici !
Stiamo parlando di quel Presidente della Repubblica che, più in teoria che in pratica, dovrebbe garantire la Sacra Legge, ovvero la Costituzione della Repubblica italiana. Così non è pressoché mai stato dal 1948 ad oggi, ma tant'è.
Oggi sappiamo solo che il Presidente Napolitano, primo PdR ad aver accettato un secondo mandato, si dimetterà e presto inizieranno le fatidiche “consultazioni”, ovvero l'inverecondo spettacolo che forze partitiche e relativi membri delle medesime metteranno in piedi, fra veti, congiure, sgambetti, burle e varie amenità alle spalle del popolo, quello italiano, che non è più sovrano da almeno un ventennio buono.
Questo spettacolo ai limiti dell'assurdo non ci interessa davvero.
Diverso sarebbe se l'Italia fosse una repubblica presidenziale, con Presidente eletto direttamente dai cittadini, slegato dai partiti e con poteri di governo, così come nel sogno di Giuseppe Mazzini, Randolfo Pacciardi ed Edgardo Sogno. Ovvero sull'ispirazione della democrazia francese di Charles De Gaulle, di quella argentina di Juan Domingo Peron e dei molti Paesi latinoamericani che, grazie a Presidenti riformatori e autenticamente socialisti, sono riusciti ad emergere sulla scena mondiale, rendendo finalmente protagonisti i loro rispettivi popoli.
Nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), attivo da quasi due anni, abbiamo lanciato una lucida provocazione: proporre l'ex Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica quale nuovo Presidente della Repubblica italiana.
José Mujica, oltre ad aver devoluto oltre la metà del suo stipendio presidenziale ai poveri, è riuscito a trasformare il volto dell'Uruguay, riducendo la disoccupazione, le disuguaglianze, la povertà, aumentando il PIL del 6%, investendo in scuola, formazione, cultura: ovvero l'esatto opposto di quanto è avvenuto da noi in Europa e nella nostra triste e desolante Italia.
Meno chiacchiere e più fatti, quelli attuati da José Mujica, il quale oltretutto ha avviato nel suo Paese – oggi governato da suo compagno di partito Tabaré Vazquez – un progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, rendendoli così protagonisti del processo produttivo e di emancipazione sociale.
Altro che i nostri costosissimi Presidenti della Repubblica senza poteri ! Altro che i nostri Presidenti del Consiglio mai eletti da nessuno e asserviti alle logiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea !
Occorre invertire la rotta. Pensiamoci, quale buon proposito per il 2015.

Luca Bagatin

mercoledì 15 ottobre 2014

José "Pepe" Mujica: un Presidente che ha saputo incarnare i principi umanitari d'Amore e di Libertà. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Un anno e mezzo fa, nel maggio 2013, dopo quasi vent'anni di attività politica nell'area laica e libertaria, decisi di fondare “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale alternativo alla partitocrazia ed al malaffare politico italiano, europeo e non solo.
Un pensatoio che nasceva in antitesi al sistema dei partiti, al potere politico, alla globalizzazione che ingloba, che, ispirato ad Anita Garibaldi, ma anche a suo marito Giuseppe ed a Mazzini, proponesse un elenco di punti concreti: dall'autogestione delle imprese sino alla legalizzazione della cannabis; dal riconoscimento del matrimonio omosessuale sino alla legalizzazione del suicidio e dell'eutanasia; dall'abolizione degli enti pubblici inutili sino ad un sistema elettorale ricalcato sull'esempio dell'Agorà greca.

Nel corso di quest'anno e mezzo, il mio attivismo nell'ambito di “Amore e Libertà”, mi ha portato a studiare e ad approfondire diverse figure storico-politiche che, eredi di Garibaldi e di Mazzini, ma anche di Simon Bolivar, si sono ispirate, nella loro azione politica ed istituzionale, ai principi di amore e libertà. Ovvero ad una visione umanitaria e sentimentale dell'esistenza.
Ho osservato che, pressoché tutte queste figure, provenivano da quell'America Latina vilipesa e sfruttata dagli opposti imperialismi: sovietico (sino alla caduta del Muro di Berlino) e statunitense.
Fra costoro Juan Domingo Peron e sua moglie Evita, Hugo Chavez, Evo Morales (rieletto di recente a Presidente della Bolivia), Nestor Kirchner e...José Mujica, detto affettuosamente “Pepe”.
Quest'ultimo, attuale Presidente dell'Uruguay (terra che peraltro ospitò i coniugi Garibaldi per ben sette anni ove, peraltro, si sposarono nel 1842) dal 2009 ha, assieme alla moglie Lucia Topolansky, deciso di continuare a vivere in povertà, come agricoltore, in una modesta casa di campagna.
La cosa che più mi ha colpito di Mujica, assieme alla sua coerente scelta di vita, sono anche i risultati ottenuti dal suo governo ed il fatto che il programma portato avanti dalla sua compagine governativa – il Fronte Ampio – è esattamente il programma del movimento che ho fondato nel 2013, ovvero “Amore e Libertà”. E lui, "Pepe" Mujica, è anche riuscito ad attuarlo concretamente.
Penso al progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; alla legalizzazione della marjiuana; agli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni; alla legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie gay. Tutte riforme che, dal 2005 ad oggi, sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.
La grandezza del Presidente Mujica, infatti, è anche questa: dare al Parlamento ed ai cittadini la più ampia centralità possibile della vita politica del Paese, al punto che il suo governo non ha mai attuato nulla per decreto.
I risultati, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi: in Uruguay l'indice di disoccupazione è sceso al 6%; i salari sono in aumento; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.
Ma chi è José Alberto “Pepe” Mujica Cordano ? Questo Presidente che incarna così bene gli ideali tipici di una possibile Civiltà dell'Amore, ove al governo vi sono solo persone di cuore, lontane anni luce dalla gestione del Potere ? Quale la sua vicenda umana e politica ?
José Mujica Cordano nasce a Montevideo nel 1935, da padre di origine basca e da madre di origine genovese e, giovanissimo, fu influenzato dalla idee peroniste dello zio materno, Angel Cordano. Terminato il liceo, il govane Pepe, inizierà a frequentare gruppi studenteschi di orientamento anarchico e, negli anni, approfondirà il pensiero di Proudhon, Bakunin, Kropotkin e Marx, oltre che si interesserà alla letteratura ed alla biologia, dimostrando anche particolare interesse per la professione agricola dei genitori.
Nella seconda parte degli Anni '50, Mujica, si avvicinerà e collaborerà a lungo con Enrique Erro, un deputato del Partito Nazionale - Ministro dell'Industria nel 1959 - il quale si era presentato come candidato a tutela della classe lavoratrice e meno abbiente.
Alle elezioni del 1962, Erro, sostenuto sempre dal giovane Mujica, si presentò nella coalizione formata da Unione Popolare e Partito Socialista, ma ottenne solo il 2,3% dei consensi.
Fu così che, ben presto, Pepe Mujica si rese sempre più conto che l'Uruguay - uscito da quelle ultime elezioni - si stava progressivamente avviando verso una deriva autoritaria.
Fu così dunque che, poco tempo dopo, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.
Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.
La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.
Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.
Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.
Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica ed i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica.
Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri.
Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica. Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik ed alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.
Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.
Nell'ottobre 2009, José Mujica è dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne esce vincitore con il 52% dei consensi. Dei risultati soddisfacenti del suo governo abbiamo già parlato. Rimane solo da aggiungere la sua critica al consumismo ed al capitalismo, oltre che all'austerità. Lo fa in più occasioni, anche di fronte a Capi di Stato e di Governo distratti, in video che, purtuttavia, faranno il giro del mondo attraverso il web.
A proposito dell'austerità praticata anche dalla nostra Europa, Pepe Mujica afferma:
La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.
Concetti semplici, ma gli unici davvero in grado di farci riflettere relativamente alla crisi mondiale che ci sta attanagliando e dalla quale possiamo uscire solo attraverso persone animate da due soli valori: l'Amore e la Libertà. Ovvero la ricerca di quella Civiltà dell'Amore che, leader come José "Pepe" Mujica, hanno già attuato, concretamente, nel loro Paese.

Luca Bagatin

lunedì 14 luglio 2014

La via uruguagia alla felicità: l'incontro con il presidente Mujica. Articolo di Frank Iodice tratto da www.bdtorino.eu

Pubblichiamo alcuni stralci dell'articolo di Frank Iodice pubblicato sul sito web www.bdtorino.eu a proposito del suo colloquio con il Presidente dell'Uruguay José Mujica.
Gli ideali ed i principi del Presidente Mujica sono, infatti, i medesimi del nostro movimento "Amore e Libertà" che, avendo fra i suoi ispiratori Anita e Giuseppe Garibaldi, ha, naturalmente e storicamente, un rapporto speciale con l'Uruguay e con il suo popolo.


Da qualche tempo un piccolo Paese latinoamericano incastrato tra l’Argentina e il Brasile è al centro dell’attenzione mediatica internazionale. L’Uruguay misura circa tre volte la Svizzera, conta poco più di tre milioni di abitanti, dei quali un milione e mezzo a Montevideo, la capitale. Le ragioni della sua notorietà sono riconducibili alla figura anticonformista del Presidente della Repubblica, José Mujica, responsabile di progetti innovativi a favore delle famiglie prive di reddito; oppure per le leggi di approvazione dell’aborto e del matrimonio gay; o, ancora, per la recente regolarizzazione dell’uso e del commercio della marijuana.

Durante il suo discorso alle Nazioni Unite a Rio de Janeiro nel 2012, José Mujica cattura l’attenzione mondiale parlando di felicità come scopo ultimo dell’Essere Umano. «Per essere felici dobbiamo fare ciò che a noi piace», dice il Presidente Mujica, «e per fare ciò che a noi piace bisogna avere tempo». Concetti tanto semplici quanto dimenticati nella nostra società di consumo iniziano a fare il giro del mondo e passano di bocca in bocca; Mujica diventa innovatore del linguaggio politico, rinuncia al 90% del suo stipendio e lo cede al progetto a favore delle famiglie senzatetto. Dimostra quindi col suo stile di vita ai limiti della povertà che ciò che racconta è realizzabile.

(...)

Il Presidente José Mujica è un uomo sobrio, non ha alcuna scorta e veste sempre con abiti semplici, talvolta si è presentato alle riunioni presso la sede della Repubblica in sandali e con il thermos per il mate sotto il braccio. «Non avrebbe senso iniziare ad accumulare denaro adesso, a 79 anni», commenta spesso. Ecco perché ha deciso di aiutare i più bisognosi e, nei limiti che il suo stesso partito, il Frente Amplio, gli ha concesso, mette in pratica la sua etica di vita dando un esempio a tutti coloro che sappiano coglierlo.
Dopo diverse settimane di attesa, grazie all’intercessione della signora Adriana Gutierrez, addetta alla comunicazione presso il Ministero della Cultura e dell’Educazione, riusciamo a incontrare il Presidente, il quale si è ritagliato una pausa tra una riunione e l’altra. Consapevoli che si tratti di un evento irripetibile per un autore e un editore pressoché sconosciuti, ci accontentiamo dei pochi minuti che ci sono concessi*. Bere un caffè in compagnia di un Presidente della Repubblica non capita certo tutti i giorni!
Dopo aver esposto l’idea di realizzare un testo ispirato alla sua filosofia di vita, con lo scopo di diffonderlo tra i giovani pensatori delle scuole italiane, e avergli regalato un libro di Seneca che ha molto apprezzato, stringiamo la mano a un uomo che merita tutta la nostra ammirazione. Come lui, centinaia di uruguaiani sono reduci da anni di reclusione, come ci ha raccontato la signora Titi, ma non tutti hanno avuto la fortuna di potersi prendere una tale rivincita nei confronti della vita stessa, che, per usare le sue parole precise, «è fatta di riprese; nella vita – dice José Mujica – ciò che conta è la capacità di ricominciare dopo essere caduti».
E riguardo alla felicità? Abbiamo imparato grazie alle parole di quest’uomo semplice che per essere felici basta molto poco: quanto più ci circondiamo di beni materiali, tanto più ne saremo schiavi e sarà più pesante il carico di cianfrusaglie che dovremo portarci addosso. Un’esperienza, questa di Montevideo, che ci ha insegnato molto e ci ha ricordato la fortuna che abbiamo avuto a nascere in Italia, un Paese che, al di là di tutte le critiche che possiamo sollevare, ci ha permesso di scegliere liberamente quale destino costruirci.

Frank Iodice

Da Wikipedia a proposito del concetto di sobrietà:

« ...Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è [invece] funzionale all'accumulazione capitalista [che implica] che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte »

(José Mujica)