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venerdì 2 settembre 2022

Argentina. Tentato omicidio alla Vicepresidente Cristina Kirchner. Articolo di Luca Bagatin

La Vicepresidente argentina Cristina Kirchner, all'uscita dall'auto, di fronte a casa sua, in mezzo a una folla festante che la salutava e le chiedeva autografi, si è vista puntare contro una pistola da un 35enne brasiliano di simpatie nazifasciste, residente in Argentina dal 1993.

Immediatamente arrestato l'aggressore - Fernando André Sabag Montiel - che aveva premuto il grilletto dell'arma, che fortunatamente si è inceppata.

Intervenendo alla televisione nazionale, il Presidente peronista Alberto Fernandez, ha dichiarato, fra le altre cose: “Siamo di fronte a un episodio che ha un'estrema serietà istituzionale e umana (…). La pace sociale è stata turbata. (…). E' la cosa più grave che sia accaduta da quando abbiamo recuperato la nostra democrazia” (…). Possiamo non essere d’accordo, possiamo avere profondi disaccordi, ma l’incitamento all’odio non può aver luogo perché genera violenza e non c’è possibilità che la violenza coesista con la democrazia”, ha sottolineato il Presidente Fernandez .

Solidarietà è giunta immediata anche dall'opposizione liberale di destra e dai governi socialisti di Venezuela e Cuba.

Ripudiamo vigorosamente questa azione che cerca di destabilizzare la pace del popolo fraterno argentino. La Patria Grande è con te Compagna!”, ha scritto il Presidente venezuelano Nicolas Maduro e “Da Cuba, costernati dal tentativo di omicidio di Cristina Fernández, abbiamo inviato tutta la nostra solidarietà alla Vicepresidente, al governo e al popolo argentino”, ha twittato il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel.

Solidarietà immediata è giunta anche dal Presidente cileno Gabriel Boric e dall'ex Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che ha denunciato l'aggressione perpetrata da un “criminale fascista”.

Cristina Kirchner, 69 anni, è recentemente stata accusata di frode e corruzione, durante i suoi due mandati presidenziali, dal 2007 al 2015. Le accuse sono sempre state rimandate al mittente dalla Kirchner, che ha definito tali accuse un “plotone di esecuzione mediatico-giudiziario”.

Tutto ciò, in effetti, ricorda molto quanto subito sia del nostro ex Presidente socialista Bettino Craxi, che dall'ex Presidente socialista brasiliano Lula, poi assolto, tanto che è pronto, fra pochi mesi, a battere Bolsonaro, visti tutti i sondaggi in suo favore.

Cristina Kirchner, già moglie del compianto Presidente peronista Nestor Kirchner, deceduto nel 2010, ha governato l'Argentina dal 2007 al 2015.

Paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito, attuò un piano di nazionalizzazioni, riuscendo a far fronte alla spesa pubblica galoppante e a ridurre la povertà in tre anni (passata dal 21% all'11%). Finanziò massicciamente il sistema scolastico ed educativo, oltre che assicurò casa e lavoro a disoccupati e disagiati, ricevendo il riconoscimento ufficiale della FAO. Nel 2010 legalizzò i matrimoni omosessuali.

Vicepresidente dell'Argentina dall'ottobre 2019, con Alberto Fernandez alla presidenza, ha continuato a portare avanti una politica di diritti civili e sociali, riaffermando le conquiste del peronismo argentino, aumentando le imposte ai più ricchi e alla classe media; agevolando le classi più povere e distribuendo buoni pasto per i meno abbienti, oltre che introducendo una tassa del 30% sull'acquisto di valuta estera, esportazioni agricole e acquisto di automobili.

Sul tentato omicidio e le dinamiche è stata aperta un'inchiesta e il capo di gabinetto del governo argentino, Juan Manzur, ha convocato urgentemente il Consiglio dei Ministri.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 19 novembre 2020

L'Argentina peronista si avvia verso la depenalizzazione e legalizzazione dell'aborto. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente peronista argentino Alberto Fernandez ha annunciato, nei giorni scorsi, che sta per inviare alla Camera dei Deputati il progetto di legge di depenalizzazione e legalizzazione dell'aborto. Nel progetto è altresì presente un piano per sostenere la maternità in situazioni di difficoltà economiche e sino ai primi tre anni di vita del bambino.

Da tempo, in Argentina, si discute di un progetto di legge in tal senso e da tempo il fronte peronista – che già legalizzò il matrimonio omosessuale dieci anni fa, primo Paese latinoamericano a farlo – si stava apprestando ad introdurlo, in nome del diritto ad un aborto legale, sicuro e gratuito.

I numeri in Parlamento, nell'attuale legislatura, sembrano esserci e dunque vi sono ottime probabilità di approvazione del progetto del Presidente forse già entro Natale, sostenuto strenuamente dalla sua Vice, Cristina Fernandez de Kirchner, la quale ricoprì la carica di Presidente dal 2007 al 2015.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 28 ottobre 2019

In Argentina e Uruguay il socialismo batte il liberalismo. Torna l'America Latina del Socialismo del XXI Secolo. Articolo di Luca Bagatin

Cristina Kirchner e Alberto Fernandez
Mentre i presidenti liberali di Ecuador e Cile sono stati costretti dalla piazza, in sommossa, a ritirare i provvedimenti di austerità, in Argentina è il grande ritorno del peronismo.
Il candidato del Frente de Todos – l'ampia coalizione comprendente peronisti, comunisti e socialisti – Alberto Fernandez, ha trionfato con il 48% dei consensi, battendo l'oligarca liberale Mauricio Macri, fermo al 40%.
A garantire la vittoria di Fernandez e della sua Vice - l'ex Presidentessa Cristina Kirchner - sia l'unità di tutti i peronisti, che alle scorse elezioni si erano presentati divisi, permettendo così a Macri di vincere al secondo turno per solo una manciata di voti, sia il fallimento delle politiche liberali imposte da Macri, il quale ha nuovamente indebitato il Paese con il Fondo Monetario Internazionale; ha favorito politiche di deregolamentazione; di riduzione dei diritti sociali, portando il Paese a un'inflazione al 60% su base annua.
Alberto Fernandez, classe 1959, è avvocato e fu capo di Gabinetto dei Ministri ai tempi della presidenza di Nestor Kirchner e, successivamente, per un periodo, di quello di Cristina Kirchner. Sino almeno alla rottura con quest'ultima, che lo porterà – alle scorse elezioni – a sostenere Sergio Massa, candidato del Fronte Rinnovatore, un partito peronista più conservatore e ciò sarà all'origine della spaccatura del movimento peronista e della drammatica vittoria del liberale Macri alle elezioni presidenziali del 2015.
Nel corso del 2018, ad ogni modo, Fernandez, troverà nuovamente un'intesa con Cristina Kirchner e la sua Unidad Ciudadana (peronismo di sinistra) e insieme daranno vita alla coalizione Frente de Todos, allargata a tutte le correnti del peronismo (sia di destra che di sinistra) ed ai partiti di ispirazione comunista e socialista.
Fernandez ha dichiarato che i primi anni della sua gestione alla guida del Paese saranno difficili, a causa della pesante eredità del governo precedente. Un governo che ha decimato l'economia e ridotto della metà il PIL.
Egli intende, innanzitutto, pagare il debito contratto con l'estero da Macri e concentrarsi sul problema della fame e della povertà in Argentina, piaghe che sono tornate alla luce proprio in questi anni di malgoverno e che i governi kirchneristi erano riusciti a debellare.
Fra le proposte dichiarate ed elencate già in campagna elettorale da Alberto Fernandez le seguenti: “Faremo un accordo per i primi 100 giorni di governo tra imprenditori, sindacati e Stato nazionale, per stabilire nuove regole. Saranno implementate politiche attive che favoriscano il credito per le piccole e medie imprese”; “Ricomposizione immediata delle pensioni con un aumento del 20%"; "De-dollarizzazione delle bollette. Le tariffe seguiranno il ritmo degli aumenti salariali e le entrate degli argentini”; “Rimedieremo ai crediti con un piano di uscita per le persone che si sono fidate e sono state truffate”; “Ci sarà di nuovo un Ministero della Salute con pieno accesso ai farmaci per i pensionati e rispetto del piano di vaccinazione per i nostri figli”; “Creeremo il Ministero delle donne per garantire condizioni di uguaglianza e articolare le politiche pubbliche necessarie in materia”; “Creeremo un ministero per la Casa e dell'edilizia abitativa per affrontare la situazione delle persone costrette a vivere in strada e della classe media”; “Negozieremo in maniera ferma con il Fondo Monetario Internazionale. Per poter pagare, devi prima crescere”; “Abbiamo intenzione di recuperare il Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione Produttiva e rimettere in piedi il Conicet”; “Avremo un dollaro competitivo per produrre ed esportare. Non ci saranno né scorte né possibilità di speculazione. E attueremo un regolamento che pone limiti alla fuga dei capitali”; “Elimineremo le trattenute all'industria, alle economie regionali e ai servizi informatici e basati sulla conoscenza”; “Lanceremo un sistema fiscale che farà funzionare l'economia. Più incentivi per investimenti, produzione e occupazione”.
Alberto Fernandez e Daniel Martinez
Anche in Uruguay, pur dovendosela vedere al secondo turno - che si terrà il 24 novembre prossimo - prevale il candidato socialista del Frente Amplio, Daniel Martinez, che è in testa con il 38,5% contro il 28% del liberal-democristiano Luis Lacalle Pou, candidato del Partito Nazionale.
Daniel Martinez è l'erede politico sia del noto “presidente povero e dei poveri” José “Pepe” Mujica che di Tabaré Vazquez. I governi guidati dal Frente Amplio in questi ultimi dieci anni, hanno ottenuto ottimi risultati, sia sociali che economici. Parliamo di tentativi di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. In Uruguay l'indice di disoccupazione è peraltro sceso al 6%; i salari sono aumentati; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.
Una conferma di Deniel Martinez potrebbe rafforzare tali conquiste. Una sua sconfitta potrebbe far precipitare il Paese, come accaduto con l'Argentina di Macri, indietro di decenni.
Ad ogni modo, in America Latina, checché ne dicano i grandi media europei (che poco ne parlano e, se lo fanno, lo fanno piuttosto male e in modo parziale), il Socialismo del XXI Secolo sta tornando e trionfando sull'egoismo e sulla violenza degli oligarchi e dei ricchi. Ricchi tanto invidiati e coccolati in Europa, anziché essere combattuti, in quanto – e in America Latina lo hanno ben compreso da tempo – sottraggono risorse alla comunità. Una comunità che, diversamente, merita di autogestirsi e di vivere con dignità, amore e onestà.

Luca Bagatin