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giovedì 26 gennaio 2023

Incontro fra Cuba, Argentina, Brasile e Venezuela nel segno dell'integrazione, giustizia e fratellanza. Articolo di Luca Bagatin


Martedì 24 gennaio scorso, il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha incontrato, a Buenos Aires il Presidente argentino Alberto Fernández e quello brasiliano Lula da Silva, nell'ambito del 7° Vertice della Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi (CELAC).

Il Presidente Díaz-Canel, relativamente a tale incontro ha twittato: “In questo affettuoso incontro, abbiamo ribadito la gioia per il ritorno del Brasile nella CELAC e condiviso la volontà di rafforzare le relazioni bilaterali, coerenti con gli storici legami di amicizia tra i nostri popoli”.

Sempre su Twitter, il suo omologo argentino ha ribadito “l'obiettivo comune di approfondire il legame tra i nostri Paesi e l'integrazione in tutta l'America Latina e nei Caraibi”.

Riferendosi anche alle sanzioni statunitensi contro Cuba e il Venezuala, il Presidente brasiliano Lula da Silva ha chiesto di “rispettare l'autodeterminazione dei popoli, evitando di imporre sanzioni, minacce o offese personali”.

Nel suo viaggio di ritorno, Díaz-Canel, ha visitato il Venezuela ed è stato ricevuto dal suo omologo, Nicolas Maduro.

Come riportato da “Prensa Latina”, nel corso dell'incontro, al quale hanno partecipato anche – per parte cubana - il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, il Ministro del Commercio Estero e degli Investimenti Esteri, Rodrigo Malmierca e l'Ambasciatore dell'Avana a Caracas, Dagoberto Rodríguez, i due leader socialisti hanno riaffermato il loro impegno nel difendere “un mondo di pace e cooperazione, in favore della solidarietà internazionale”.

Il Presidente Maduro ha definito l'incontro “piacevole e produttivo” e, nel corso dello stesso, si sono analizzare le lotte dei popoli latinoamericani e dei Caraibi – nel segno degli eroi del XIX secolo, cubani e venezuelani, José Martì e Simon Bolivar - al fine di rafforzare i legami storici e rivoluzionari che uniscono tali popoli.

I leader cubano e venezuelano hanno, in particolare, sottolineato come le terre di Martì e di Bolivar siano sempre state unite da grandi sogni di “integrazione, giustizia e umanità”.

Sono state inoltre riaffermate le relazioni bilaterali di fratellanza fra Cuba e Venezuela – intraprese negli Anni 2000 da Fidel Castro e Hugo Chavez - promuovendo il processo che possa portare a una definitiva integrazione dell'America Latina e dei Caraibi, contro ogni sanzione statunitense e riaffermando i principi di autodeterminazione, sovranità, indipendenza e giustizia sociale, atti a promuovere valori di fratellanza, solidarietà e umanesimo.

Luca Bagatin

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venerdì 4 novembre 2022

L'America Latina punta all'integrazione dal basso con un incontro in Argentina. Articolo di Luca Bagatin

Il 5 e 6 novembre si terrà a Buenos Aires, l'Assemblea per un'America Latina Plurinazionale, ovvero per la costituzione dell'”Unasur de Los Pueblos” (l'Unione delle Nazioni Sudamericane dei Popoli, che sarà chiamato Runasur), iniziativa fortemente voluta dall'ex Presidente socialista della Bolivia Evo Morales.

Nel 2019, infatti, Morales formulò la proposta di emancipazione dei popoli latinoamericani, fondata sulla difesa della democrazia, della pace, dell'identità culturale, della sovranità, dell'anticolonialismo, dell'anticapitalismo e dell'antimperialismo di tutti i popoli indigeni, afro-discendenti, delle organizzazioni sociali, sindacali, territoriali e di tutti i movimenti sociali nel continente.

Morales ha avuto tale intuizione al fine di “risolvere il debito storico che i popoli devono affrontare in un contesto di crisi economica, sociale, culturale e, soprattutto, di vita”.

Tale Assemblea si terrà presso la sede del Club Atletico Banco Nación, nel dipartimento Vicente López, provincia di Buenos Aires ed è prevista la presenza di oltre cento rappresentanti di movimenti sociali, sindacali, indigeni e afrodiscendenti di Venezuela, Argentina, Bolivia , Ecuador, Cile, Perù, Uruguay, Paraguay, Brasile, oltre a Guatemala, Panama, Nicaragua e Messico.

L'ex Presidente Morales incontrerà, inoltre, il Presidente peronista argentino Alberto Fernández e la Vicepresidente Cristina Kirchner e per questo si è detto “Molto grato e onorato per questa possibilità di rafforzare ulteriormente i legami di amicizia, lavoro e solidarietà con le autorità di un Paese fratello”.

Luca Bagatin

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venerdì 2 settembre 2022

Argentina. Tentato omicidio alla Vicepresidente Cristina Kirchner. Articolo di Luca Bagatin

La Vicepresidente argentina Cristina Kirchner, all'uscita dall'auto, di fronte a casa sua, in mezzo a una folla festante che la salutava e le chiedeva autografi, si è vista puntare contro una pistola da un 35enne brasiliano di simpatie nazifasciste, residente in Argentina dal 1993.

Immediatamente arrestato l'aggressore - Fernando André Sabag Montiel - che aveva premuto il grilletto dell'arma, che fortunatamente si è inceppata.

Intervenendo alla televisione nazionale, il Presidente peronista Alberto Fernandez, ha dichiarato, fra le altre cose: “Siamo di fronte a un episodio che ha un'estrema serietà istituzionale e umana (…). La pace sociale è stata turbata. (…). E' la cosa più grave che sia accaduta da quando abbiamo recuperato la nostra democrazia” (…). Possiamo non essere d’accordo, possiamo avere profondi disaccordi, ma l’incitamento all’odio non può aver luogo perché genera violenza e non c’è possibilità che la violenza coesista con la democrazia”, ha sottolineato il Presidente Fernandez .

Solidarietà è giunta immediata anche dall'opposizione liberale di destra e dai governi socialisti di Venezuela e Cuba.

Ripudiamo vigorosamente questa azione che cerca di destabilizzare la pace del popolo fraterno argentino. La Patria Grande è con te Compagna!”, ha scritto il Presidente venezuelano Nicolas Maduro e “Da Cuba, costernati dal tentativo di omicidio di Cristina Fernández, abbiamo inviato tutta la nostra solidarietà alla Vicepresidente, al governo e al popolo argentino”, ha twittato il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel.

Solidarietà immediata è giunta anche dal Presidente cileno Gabriel Boric e dall'ex Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che ha denunciato l'aggressione perpetrata da un “criminale fascista”.

Cristina Kirchner, 69 anni, è recentemente stata accusata di frode e corruzione, durante i suoi due mandati presidenziali, dal 2007 al 2015. Le accuse sono sempre state rimandate al mittente dalla Kirchner, che ha definito tali accuse un “plotone di esecuzione mediatico-giudiziario”.

Tutto ciò, in effetti, ricorda molto quanto subito sia del nostro ex Presidente socialista Bettino Craxi, che dall'ex Presidente socialista brasiliano Lula, poi assolto, tanto che è pronto, fra pochi mesi, a battere Bolsonaro, visti tutti i sondaggi in suo favore.

Cristina Kirchner, già moglie del compianto Presidente peronista Nestor Kirchner, deceduto nel 2010, ha governato l'Argentina dal 2007 al 2015.

Paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito, attuò un piano di nazionalizzazioni, riuscendo a far fronte alla spesa pubblica galoppante e a ridurre la povertà in tre anni (passata dal 21% all'11%). Finanziò massicciamente il sistema scolastico ed educativo, oltre che assicurò casa e lavoro a disoccupati e disagiati, ricevendo il riconoscimento ufficiale della FAO. Nel 2010 legalizzò i matrimoni omosessuali.

Vicepresidente dell'Argentina dall'ottobre 2019, con Alberto Fernandez alla presidenza, ha continuato a portare avanti una politica di diritti civili e sociali, riaffermando le conquiste del peronismo argentino, aumentando le imposte ai più ricchi e alla classe media; agevolando le classi più povere e distribuendo buoni pasto per i meno abbienti, oltre che introducendo una tassa del 30% sull'acquisto di valuta estera, esportazioni agricole e acquisto di automobili.

Sul tentato omicidio e le dinamiche è stata aperta un'inchiesta e il capo di gabinetto del governo argentino, Juan Manzur, ha convocato urgentemente il Consiglio dei Ministri.

Luca Bagatin

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martedì 26 luglio 2022

26 luglio: Cuba e Argentina celebrano la Rivoluzione e Evita Peron. Articolo di Luca Bagatin

Due importanti avvenimenti, vengono ricordati e celebrati il 26 luglio, in America Latina.

A Cuba si celebra il 69esimo anniversario degli assalti alle fortezze militari di Moncada e Carlos Manuel de Cespedes, nella Cuba orientale, avvenuti il 26 luglio 1953.

Avvenimento che diede inizio alla Rivoluzione cubana contro la dittatura del corrotto Fulgencio Batista, sostenuto dagli USA.

La Storia mi assolverà”, dichiarò Fidel Castro, a capo di quell'impresa di liberazione nazionale e di emancipazione delle classi oppresse, nel segno di José Martì, Eroe nazionale cubano al quale, assieme a Marx e Lenin, Fidel Castro e Che Guevara e tutti i loro compagni rivoluzionari, si ispireranno per le loro imprese.

Distribuzione della terra, istruzione e sanità pubbliche e gratuite per tutti, alloggi gratuiti e lotta alla corruzione, questo il programma che portà all'edificazione della Repubblica socialista di Cuba che, ancora oggi, resiste a un criminale embargo imposto dagli USA.

L'attuale Presidente di Cuba e Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha presieduto alle celebrazionie, fra balli, musica e divertimento e ha, fra le altre cose, tenuto un incontro con circa 200 attivisti provenienti da Puerto Rico e dagli USA.

In Italia, i circoli dell'Associazione di Amicizia Italia-Cuba, presieduta da Irma Dioli, sono scesi in piazza per ricordare tale storico avvenimento e difendere il processo rivoluzionario dell'Isola caribica.

Anche l'Argentina, questo 26 luglio, ha avuto le sue celebrazioni, in ricordo del 70esimo anniversario della morte di Evita Peron, moglie del Presidente socialista Juan Domingo Peron.

Morta a soli 33 anni, il 26 luglio 1952, Evita ispirò fortemente l'azione emancipatrice del marito nei confronti delle classi popolari e più povere.

Evita, infatti, si occupò direttamente, presso il Ministero del Lavoro, dei diritti degli anziani, delle donne e dei bambini e, attraverso la Fondazione da lei istituita, si occuperà di assistenza sociale e dei problemi sindacali dei lavoratori argentini.

Fu direttrice del giornale “Democracia”, fondò il Partito Peronista Femminile e si battè per l'introduzione del diritto di voto alle donne.

In Argentina, l'attuale governo peronista presieduto da Alberto Fernandez e Cristina Kirchner, attraverso il Ministero della Cultura e gli istituti culturali di ricerca storica dedicati a Evita Peron, hanno voluto celebrarla con musica dal vivo, performance, proiezioni ed eventi culturali.

Il pensiero peronista e quello castrista furono spesso e sempre in sintonia e rappresentano, ancora oggi, un faro per il socialismo latinoamericano e mondiale.

Juan Peron, anche nei suoi ultimi anni di vita, ebbe sempre parole di stima nei confronti di Che Guevara e Fidel Castro.

A quest'ultimo, il 24 febbraio 1974, scrisse peraltro una lettera nella quale - fra le altre cose - affermò: “Le rivoluzioni non possono essere identiche in tutti i Paesi perché non tutti i Paesi sono uguali, né tutti i popoli hanno le stesse idiosincrasie. È necessario che ciascuno agisca all'interno della propria sovranità con i propri metodi.
Ma non c'è dubbio che la necessità dell'unità latinoamericana sarà l'unica possibilità di vera libertà per il nostro continente. Dobbiamo tutti immediatamente concorrere a questo obiettivo, per poter alzare la voce con sicurezza e sostegno all'interno di quel Terzo Mondo che garantirà il nostro futuro sviluppo e libertà nella sfera economica, politica e sociale.
Sia tu, amico Fidel, sia io, abbiamo trascorso molti anni di lotta rivoluzionaria permanente. Questo fornisce un'esperienza preziosa che deve essere trasmessa ai giovani, per evitare arretrati che vengono pagati sempre con dolore e sangue, inutilmente. La forza virile della vita giovane, per portare veri frutti alla Patria, deve essere accompagnata dalla quota di saggezza che l'esperienza dona”.

I giovani cubani e argentini di oggi, non hanno dimenticato tali insegnamenti.

Luca Bagatin

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domenica 7 novembre 2021

Argentina. Il peronismo dei diritti sociali, civili e bracci di ferro con il Fondo Monetario Internazionale. Articolo di Luca Bagatin

Alberto Fernandez, Presidente peronista dell'Argentina, ha fatto presente che non si piegherà alle richieste del Fondo Monetario Internazionale, decidendo di mettere in standby l'accordo che siglò il suo predecessore, il liberale Mauricio Macri.

Se ancora non chiudiamo l'accordo (con il FMI) è perché non ci inginocchieremo, perché negozieremo affinché il nostro popolo non sia messo a rischio per ripagare il debito”, aveva recentemente dichiarato Fernandez.

In questo senso l'Argentina aveva, nei mesi scorsi, ricevuto il sostegno di Italia, Francia, Spagna, Cina, Russia e Messico, ma non di USA, Germania e Giappone. Ovvero quei Paesi che meno guardano con simpatia alle politiche nazionaliste di sinistra attuate dall'Argentina peronista.

Politiche rilanciate da Alberto Fernandez, mettendo un tetto ai prezzi e incentivando le mense popolari che, nella Città di Buenos Aires, offrono 350 mila pasti gratuiti al giorno.

Alberto Fernandez, che si è ritrovato in eredità un Paese dilaniato dalle controriforme liberali di Macri e in difficiltà a causa della pandemia Covid19, in questi anni ha provveduto a risollevare le sorti del Paese aumentando le imposte ai più ricchi e alla classe media; agevolando fiscalmente le classi più povere e distribuendo buoni pasto a oltre due milioni di cittadini poveri.

Il governo peronista di Fernandez si è molto speso anche nell'ambito dei diritti civili, approvando finalmente una legge sull'aborto e riconoscendo le persone non binarie nei documenti. Lo stesso figlio del Presidente Fernandez, Stanislao, fa parte della comunità LGBT ed è una popolare drag queen.

In tal senso, alcune settimane fa, il Presidente Fernandez aveva puntato il dito contro la Spagna che, a Castellón, nella Comunità Valenciana, su pressione del partito di estrema destra Vox, aveva fatto togliere dalle biblioteche delle scuole 32 libri contenenti tematiche LGBT. “Ripudio ogni tentativo di discriminazione e censura ovunque si verifichi”, aveva sottolineato in quell'occasione il Presidente Fernandez.

Il peronismo del XXI secolo, ad una settimana dal voto legislativo in Argentina, sta dimostrando, in linea con il Socialismo del XXI Secolo latinoamericano (nazionalista e populista di sinistra) che i diritti sociali ed i diritti civili possono avanzare di pari passo.

Luca Bagatin

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giovedì 19 novembre 2020

L'Argentina peronista si avvia verso la depenalizzazione e legalizzazione dell'aborto. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente peronista argentino Alberto Fernandez ha annunciato, nei giorni scorsi, che sta per inviare alla Camera dei Deputati il progetto di legge di depenalizzazione e legalizzazione dell'aborto. Nel progetto è altresì presente un piano per sostenere la maternità in situazioni di difficoltà economiche e sino ai primi tre anni di vita del bambino.

Da tempo, in Argentina, si discute di un progetto di legge in tal senso e da tempo il fronte peronista – che già legalizzò il matrimonio omosessuale dieci anni fa, primo Paese latinoamericano a farlo – si stava apprestando ad introdurlo, in nome del diritto ad un aborto legale, sicuro e gratuito.

I numeri in Parlamento, nell'attuale legislatura, sembrano esserci e dunque vi sono ottime probabilità di approvazione del progetto del Presidente forse già entro Natale, sostenuto strenuamente dalla sua Vice, Cristina Fernandez de Kirchner, la quale ricoprì la carica di Presidente dal 2007 al 2015.

Luca Bagatin

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lunedì 10 febbraio 2020

Sinceramente, Cristina Kirchner !

"Le utopie di un mondo migliore e una società più giusta hanno a che fare con le parole, con la generazione di sogni, con l'immaginazione, con un'identità molto importante che supera le lingue ed è l'identità della condizione umana, per poter riconoscere la nostra stessa immagine in ogni essere umano, in ogni epoca diversa. Penso che la chiave del nostro tempo risieda nel rispetto della diversità"

(Cristina Fernandez de Kirchner, ex Presidente peronista dell'Argentina, oggi Vicepresidente peronista dell'Argentina) 



lunedì 28 ottobre 2019

In Argentina e Uruguay il socialismo batte il liberalismo. Torna l'America Latina del Socialismo del XXI Secolo. Articolo di Luca Bagatin

Cristina Kirchner e Alberto Fernandez
Mentre i presidenti liberali di Ecuador e Cile sono stati costretti dalla piazza, in sommossa, a ritirare i provvedimenti di austerità, in Argentina è il grande ritorno del peronismo.
Il candidato del Frente de Todos – l'ampia coalizione comprendente peronisti, comunisti e socialisti – Alberto Fernandez, ha trionfato con il 48% dei consensi, battendo l'oligarca liberale Mauricio Macri, fermo al 40%.
A garantire la vittoria di Fernandez e della sua Vice - l'ex Presidentessa Cristina Kirchner - sia l'unità di tutti i peronisti, che alle scorse elezioni si erano presentati divisi, permettendo così a Macri di vincere al secondo turno per solo una manciata di voti, sia il fallimento delle politiche liberali imposte da Macri, il quale ha nuovamente indebitato il Paese con il Fondo Monetario Internazionale; ha favorito politiche di deregolamentazione; di riduzione dei diritti sociali, portando il Paese a un'inflazione al 60% su base annua.
Alberto Fernandez, classe 1959, è avvocato e fu capo di Gabinetto dei Ministri ai tempi della presidenza di Nestor Kirchner e, successivamente, per un periodo, di quello di Cristina Kirchner. Sino almeno alla rottura con quest'ultima, che lo porterà – alle scorse elezioni – a sostenere Sergio Massa, candidato del Fronte Rinnovatore, un partito peronista più conservatore e ciò sarà all'origine della spaccatura del movimento peronista e della drammatica vittoria del liberale Macri alle elezioni presidenziali del 2015.
Nel corso del 2018, ad ogni modo, Fernandez, troverà nuovamente un'intesa con Cristina Kirchner e la sua Unidad Ciudadana (peronismo di sinistra) e insieme daranno vita alla coalizione Frente de Todos, allargata a tutte le correnti del peronismo (sia di destra che di sinistra) ed ai partiti di ispirazione comunista e socialista.
Fernandez ha dichiarato che i primi anni della sua gestione alla guida del Paese saranno difficili, a causa della pesante eredità del governo precedente. Un governo che ha decimato l'economia e ridotto della metà il PIL.
Egli intende, innanzitutto, pagare il debito contratto con l'estero da Macri e concentrarsi sul problema della fame e della povertà in Argentina, piaghe che sono tornate alla luce proprio in questi anni di malgoverno e che i governi kirchneristi erano riusciti a debellare.
Fra le proposte dichiarate ed elencate già in campagna elettorale da Alberto Fernandez le seguenti: “Faremo un accordo per i primi 100 giorni di governo tra imprenditori, sindacati e Stato nazionale, per stabilire nuove regole. Saranno implementate politiche attive che favoriscano il credito per le piccole e medie imprese”; “Ricomposizione immediata delle pensioni con un aumento del 20%"; "De-dollarizzazione delle bollette. Le tariffe seguiranno il ritmo degli aumenti salariali e le entrate degli argentini”; “Rimedieremo ai crediti con un piano di uscita per le persone che si sono fidate e sono state truffate”; “Ci sarà di nuovo un Ministero della Salute con pieno accesso ai farmaci per i pensionati e rispetto del piano di vaccinazione per i nostri figli”; “Creeremo il Ministero delle donne per garantire condizioni di uguaglianza e articolare le politiche pubbliche necessarie in materia”; “Creeremo un ministero per la Casa e dell'edilizia abitativa per affrontare la situazione delle persone costrette a vivere in strada e della classe media”; “Negozieremo in maniera ferma con il Fondo Monetario Internazionale. Per poter pagare, devi prima crescere”; “Abbiamo intenzione di recuperare il Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione Produttiva e rimettere in piedi il Conicet”; “Avremo un dollaro competitivo per produrre ed esportare. Non ci saranno né scorte né possibilità di speculazione. E attueremo un regolamento che pone limiti alla fuga dei capitali”; “Elimineremo le trattenute all'industria, alle economie regionali e ai servizi informatici e basati sulla conoscenza”; “Lanceremo un sistema fiscale che farà funzionare l'economia. Più incentivi per investimenti, produzione e occupazione”.
Alberto Fernandez e Daniel Martinez
Anche in Uruguay, pur dovendosela vedere al secondo turno - che si terrà il 24 novembre prossimo - prevale il candidato socialista del Frente Amplio, Daniel Martinez, che è in testa con il 38,5% contro il 28% del liberal-democristiano Luis Lacalle Pou, candidato del Partito Nazionale.
Daniel Martinez è l'erede politico sia del noto “presidente povero e dei poveri” José “Pepe” Mujica che di Tabaré Vazquez. I governi guidati dal Frente Amplio in questi ultimi dieci anni, hanno ottenuto ottimi risultati, sia sociali che economici. Parliamo di tentativi di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. In Uruguay l'indice di disoccupazione è peraltro sceso al 6%; i salari sono aumentati; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.
Una conferma di Deniel Martinez potrebbe rafforzare tali conquiste. Una sua sconfitta potrebbe far precipitare il Paese, come accaduto con l'Argentina di Macri, indietro di decenni.
Ad ogni modo, in America Latina, checché ne dicano i grandi media europei (che poco ne parlano e, se lo fanno, lo fanno piuttosto male e in modo parziale), il Socialismo del XXI Secolo sta tornando e trionfando sull'egoismo e sulla violenza degli oligarchi e dei ricchi. Ricchi tanto invidiati e coccolati in Europa, anziché essere combattuti, in quanto – e in America Latina lo hanno ben compreso da tempo – sottraggono risorse alla comunità. Una comunità che, diversamente, merita di autogestirsi e di vivere con dignità, amore e onestà.

Luca Bagatin


lunedì 12 agosto 2019

Primarie in Argentina: trionfo della coalizione peronista, socialista, comunista. Crollo dei liberali. Articolo di Luca Bagatin

Alle primarie argentine dell'11 agosto scorso – alle quali hanno partecipato circa il 75% degli aventi diritto - ha trionfato l'accoppiata peronista “Fernandez-Fernandez”, ovvero il candidato Presidente Alberto Fernandez e la sua Vice, già ex premier argentina, Cristina Fernandez de Kirchner. Presenti con il cartello elettorale “Frente de Todos”, si sono aggiudicati il 48,8% delle preferenze (10,6 milioni di voti), battendo il liberale Macri, fermo al 33,2% (7,2 milioni di voti), presentatosi con la lista “Cambiemos”.
Il segreto del loro successo è stata l'unità di tutti i peronisti allargata a una coalizione comprendente socialisti e comunisti e una piattaforma sociale in grado di sconfiggere per sempre il liberalismo, incarnato da Macri, attuale presidente dell'Argentina che sta distruggendo il Paese dal 2015. Paese con una inflazione ormai al 60% annuo; con politiche di deregolamentazione; di riduzione dei diritti sociali; di svendita al Fondo Monetario Internazionale e di disoccupazione in costante aumento.
Ben dodici le proposte dei peronisti, annunciate ed elencate negli scorsi giorni da Alberto Fernandez: “Faremo un accordo per i primi 100 giorni di governo tra imprenditori, sindacati e Stato nazionale, per stabilire nuove regole. Saranno implementate politiche attive che favoriscano il credito per le piccole e medie imprese”; “Ricomposizione immediata delle pensioni con un aumento del 20%"; "De-dollarizzazione delle bollette. Le tariffe seguiranno il ritmo degli aumenti salariali e le entrate degli argentini”; “Rimedieremo ai crediti con un piano di uscita per le persone che si sono fidate e sono state truffate”; “Ci sarà di nuovo un Ministero della Salute con pieno accesso ai farmaci per i pensionati e rispetto del piano di vaccinazione per i nostri figli”; “Creeremo il Ministero delle donne per garantire condizioni di uguaglianza e articolare le politiche pubbliche necessarie in materia”; “Creeremo un ministero per la Casa e dell'edilizia abitativa per affrontare la situazione delle persone costrette a vivere in strada e della classe media”; “Negozieremo in maniera ferma con il Fondo Monetario Internazionale. Per poter pagare, devi prima crescere”; “Abbiamo intenzione di recuperare il Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione Produttiva e rimettere in piedi il Conicet”; “Avremo un dollaro competitivo per produrre ed esportare. Non ci saranno né scorte né possibilità di speculazione. E attueremo un regolamento che pone limiti alla fuga dei capitali”; “Elimineremo le trattenute all'industria, alle economie regionali e ai servizi informatici e basati sulla conoscenza”; “Lanceremo un sistema fiscale che farà funzionare l'economia. Più incentivi per investimenti, produzione e occupazione”.
Alberto Fernandez fu già ministro del governo peronista di Nestor Kirchner, marito e predecessore di Cristina Kirchner. I loro governi – dal 2003 al 2015 – fecero tornare l'Argentina ai fasti di Evita e Juan Peron, allorquando il Paese era una democrazia “socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana”, come ebbe a dire Juan Peron stesso.
Ciò fu possibile attraverso piani di nazionalizzazioni e di aumento dei dazi doganali, che permisero di far fronte alla spesa pubblica e di ridurre la povertà; assicurando casa e lavoro ai disoccupati e finanziando massicciamente il settore educativo e scolastico. Cristina Kirchner, inoltre, legalizzò il matrimonio omosessuale nel 2010.
Mauricio Macri, il liberale al governo dalla fine del 2015, sostenutissimo dagli Stati Uniti d'America e dal Fondo Monetario Internazionale, oltre che amico del Presidente ultraliberale brasiliano Bolsonaro, aveva vinto sul candidato peronista Daniel Scioli per solo una manciata di voti al secondo turno di ballottaggio. Ciò più per le divisioni del fronte peronista che per meriti suoi. E' riuscito, come detto, a far arretrare l'Argentina di decenni e a distruggere pressoché ogni conquista sociale ed economica portata avanti dal peronismo.
Se alle elezioni presidenziali del 27 ottobre prossimo saranno confermati i risultati delle primarie, ovvero un'ampia vittoria dei peronisti, coalizzati con socialisti e comunisti, per il regime liberale si potrà davvero parlare di ultimo e definitivo atto. Con grande sollievo per l'Argentina.

Luca Bagatin