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venerdì 17 novembre 2023

Elezioni presidenziali in Argentina. Il mondo democratico-socialista è con il peronista Sergio Massa. Articolo di Luca Bagatin

 

Domenica 19 novembre prossima si terrà il secondo turno delle elezioni Presidenziali argentine, che vedrà contrapposta la civiltà del peronista Sergio Massa, candidato della coalizione peronista, socialista e comunista “Unione per la Patria”, che al primo turno ha incassato il 36,68% dei voti e la barbarie incarnata da Javer Milei, esponente della destra antiperonista e anticomunista, che al primo turno aveva ottenuto il 29,98%, con la sua coalizione “La Libertà Avanza”.

Mai leader furono più diversi e opposti fra loro.

Massa, avvocato di origine italiana, classe 1972, peronista di sinistra, Ministro dell'Economia del governo uscente presieduto da Alberto Fernandez, sostenitore dei diritti sociali, dei diritti civili e di una politica estera multipolare e di integrazione dell'Argentina con i BRICS.

Milei, assurdo sin dalla sua assurda e folta capigliatura, conduttore radiofonico, classe 1970. Un programma che va dalla distruzione dello stato sociale, della sanità e della scuola pubbliche, fino abolizione dell'aborto, passando per il complottismo e il negazionismo per quanto riguarda il terrorismo di Stato in Argentina durante la dittatura militare anti-peronista e l'avvicinamento dell'Argentina al dollaro USA.

Una sciagura per l'Argentina, se malauguratamente dovesse vincere!

A livello internazionale, con Massa, si sono subito schierati il Presidente del Brasile Lula da Silva e il Presidente spagnolo Pedro Sanchez. Quest'ultimo ritiene che Sergio Massa rappresenta l'impegno per la convivenza democratica, per l'armonia e offre un progetto di unità, solidarietà, con opportunità per tutti”.

Il Presidente socialista Lula, in merito al suo sostegno a Massa ha affermato che “Ho buoni rapporti con molti ex Presidenti argentini. E chiedo che gli argentini ricordino che abbiamo bisogno di un Presidente che apprezzi la democrazia e valorizzi le relazioni tra i nostri Paesi”.

Al fianco del candidato peronista Massa anche altri leader socialisti latinoamericani, fra cui il Presidente del Messico, Manuel López Obrador, il quale – in conferenza stampa - ha definito Milei un “fascista ultraconservatore” che “E' perfino contro il Papa. Chiama comunista il Papa, perché il Papa è a favore della giustizia” e ha aggiunto che “Papa Francesco è uno dei Papi più coerenti che ci siano stati nella storia della Chiesa, più legato alla dottrina dell'amore del prossimo e della difesa dei poveri”. Obrador ha poi proseguito esaltando altri grandi argentini quali Juan Domingo Peron, lo scrittore Jorge Luis Borges e il calciatore Diego Armando Maradona.

Anche il Presidente di sinistra del Cile, Gabriel Boric, infine, ha criticato le proposte di Javier Milei, in particolare in politica estera, sostenendo che sarebbe assurdo per l'Argentina e, in generale, per l'America Latina, interrompere gli accordi di libero scambio con la Cina, con la quale ha ottimi relazioni bilaterali da oltre 50 anni.

Il mondo democratico-socialista è con Massa. Il fronte liberal-capitalista con Milei.

Civiltà contro barbarie, appunto.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 23 ottobre 2023

Elezioni in Argentina. Ballottaggio fra la civiltà peronista di Sergio Massa e la barbarie ultra-capitalista di Javier Milei. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 22 ottobre scorsa si è tenuto il primo turno delle elezioni Presidenziali in argentina e, al primo posto, si è piazzato Sergio Massa, candidato della coalizione governativa peronista, socialista e comunista “Unione per la Patria”, che ha conseguito il 36,68% dei voti.

Al secondo posto e andrà al ballottaggio con Massa, il prossimo 19 novembre, il candidato della destra libertaria Javier Milei, sostenuto dalla coalizione antiperonista e anticomunista “La Libertà Avanza”, con il 29,98% dei voti.

La candidata liberale di centrodestra, Patricia Bullrich, sostenuta da “Insieme per il cambiamento” si è fermata, invece, al 23,83%.

A seguire il candidato peronista di centro Juan Schiaretti, sostenuto dalla coalizione centrista peronista “Facciamolo per il nostro Paese”, che ha ottenuto il 6,78% e, infine, la candidata della sinistra estrema e trotzkista Myriam Bregman, sostenuta dal “Fronte della Sinistra e dei Lavoratori”, la quale ha ottenuto il 2,7% dei consensi.

Sergio Massa, avvocato di origine italiana, classe 1972, candidato dei peronisti di sinistra e sostenuto da un'ampia coalizione peronista, socialista democratica e comunista, un passato giovanile nell'area liberale, aderì negli Anni '90 al peronismo e, nel corso degli anni 2000, al peronismo di sinistra rappresentato da Nestor e Cristina Kirchner.

Dopo una lunga carriera politica, è stato nominato, nel 2022, Ministro dell'Economia del governo presieduto dal peronista di sinistra Alberto Fernandez, di cui si appresta a diventare successore.

Erede della tradizione di Evita e Juan Peron, che ebbe come slogan “Giustizia sociale, indipendenza economica e sovranità nazionale”, lo è anche della tradizione kirchnerista che, accanto ai capisaldi del peronismo storico, coniuga diritti sociali, emancipazione delle classi lavoratrici, diritti civili e una politica estera multipolare e aperta ai BRICS.

Sul fronte opposto Javier Miliei, capigliatura folta e assurda, economista e conduttore radiofonico, classe 1970. Definito dai media esponente di “estrema destra”, è un libertario di destra molto sui generis. Del Partito Libertario da cui proviene, infatti, non condivide le posizioni in materia di aborto ed è contrario all'educazione sessuale nelle scuole. Note sono, inoltre, le sue posizioni complottiste su varie questioni e negazioniste per quanto riguarda il terrorismo di Stato in Argentina durante la dittatura militare anti-peronista. Il suo programma va dai tagli drastici alla spesa pubblica, passando per l'avvicinamento dell'Argentina al sistema monetario statunitense, all'allontanamento del Paese dalla Cina e dal Brasile (e, più in generale, dal gruppo dei BRICS), fino alla privatizzazione di tutto ciò che può essere privatizzato (fino al settore scolastico).

Inutile dire che, con una sua elezione alla Presidenza, l'Argentina farebbe certamente passi indietro di decenni, sia in materia di conquiste civili che sociali.

Difficile dire se, quantomeno, i voti dei peronisti di centro di Juan Schiaretti e quelli della sinistra più estrema di Myriam Bregman, possano confluire, il prossimo 19 novembre, a Sergio Massa.

Certo, il 19 novembre prossimo, sarà per gli argentini più che un ballottaggio. Sarà lo scontro fra la civiltà del peronismo e del socialismo, contro la barbarie di uno sconsiderato conduttore radiofonico dalla pettinatura bizzarra che, scimmiottando i suoi compari di capigliatura – Donald Trump e Boris Johnson - può far tornare l'Argentina nel baratro sociale, economico e civile.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it