Attualmente, il mondo è entrato in una nuova fase di turbolenza e trasformazione, con numerosi cambiamenti che emergono nel panorama geopolitico globale. La lenta crescita economica, unita allo sviluppo della rivoluzione tecnologica (leggi anche: passi in avanti dell’intelligenza artificiale), hanno portato a un contesto geopolitico globale più instabile e incerto; la perdita dell’egemonia statunitense e il disordine dell’incertezza degli schieramenti internazionali hanno ulteriormente frammentato e disordinato il panorama geopolitico mondiale.
Quanto più complessa e interconnessa diventa la situazione, tanto più la comunità internazionale deve collaborare in solidarietà e mutuo soccorso, attenendosi alla logica del progresso storico e alla tendenza dei tempi. Di fronte a questo intricato scenario geopolitico, contribuire con determinazione alla pace e allo sviluppo mondiale attraverso una governance accettata da tutte le parti, e stabilizzare un mondo incerto con la sicurezza riveste una grande importanza strategica. L’attuale governo statunitense ha ripetutamente minacciato di annettere la Groenlandia con il pretesto della cosiddetta “sicurezza nazionale” e ha dichiarato di non escludere la possibilità di ricorrere alla forza. Addirittura pure i pacifici cittadini danesi hanno marciato e manifestato nella piazza del Municipio di Copenaghen il 17 gennaio 2026, protestando contro tale tentativo.
Il mondo sta attraversando rapidi cambiamenti, con la Casa Bianca e alcuni altri Paesi occidentali che apportano modifiche strategiche e si impegnano in una competizione per il potere e nuove regole, e tutto questo sta determinando un profondo rimodellamento del panorama geopolitico e introducendo una nuova fase storica caratterizzata da cambiamenti interconnessi e da una crescente instabilità.
L’equilibrio e la distribuzione del potere geopolitico stanno subendo una rapida ristrutturazione, con l’indebolimento della superpotenza “unipolare” e la differenziazione di molteplici potenze forti che si evolvono parallelamente. Il modello emerso dopo la guerra fredda ha subìto cambiamenti fondamentali a causa dell’ampliamento delle differenze di sviluppo tra i Paesi, diventando il filo conduttore dell’evoluzione dello scenario. Da un lato, il potere e lo status degli Stati Uniti d’America sono relativamente diminuiti e la loro egemonia unipolare è insostenibile. La quota di Washington nell’economia globale è scesa da circa il 40% al suo apice negli anni Sessanta a circa il 26% negli ultimi tempi, con problemi quali una struttura industriale squilibrata e un pesante debito federale che scuotono le fondamenta del suo potere nazionale. Dall’insediamento dell’attuale amministrazione statunitense, la sua posizione unilaterale e aggressiva si è intensificata, ed il suo soft power è stato gravemente danneggiato; le crepe all’interno del suo sistema di alleanze si sono allargate e la sua capacità di dominare l’agenda è diminuita.
D’altro canto, il mondo si sta evolvendo in una direzione multipolare sempre più marcata, con le potenze tradizionali e i Paesi emergenti – quali, ad esempio i BRICS – che divergono nei loro percorsi di sviluppo, dando luogo a una struttura di potere differenziata. Le difficoltà economiche e di sicurezza dell’Unione Euripea si sono aggravate e la dipendenza strategica di Tokyo da Washington rimane invariata, creando disequilibrio in Estremo Oriente. Allo stesso tempo, il Sud del mondo è cresciuto significativamente, rappresentando oltre il 40% dell’economia globale e diventando una forza indispensabile e importante nel processo di multipolarizzazione mondiale.
Nel frattempo, la Repubblica Popolare della Cina ha continuato a compiere dei passi in avanti, rafforzando notevolmente la sua influenza internazionale; la Russia, nonostante le sanzioni occidentali, ha dimostrato una forte resilienza strategica facendo leva sulle sue risorse energetiche e su altri vantaggi; i Paesi emergenti come India, Brasile e Repubblica Sudafricana sono attivamente alla ricerca di opportunità e stanno diventando forze sempre più importanti che influenzano il panorama internazionale.
Le alleanze geopolitiche si stanno frammentando e riorganizzando sempre più, con la competizione e l’autonomia strategiche le quali che assumono un ruolo sempre più rilevante. Le interazioni geopolitiche globali stanno attraversando una complessa evoluzione, con gli Stati Uniti d’America e alcuni altri Paesi occidentali ad essi legati, che continuano a fomentare il confronto tra alleanze.
Molti Paesi mostrano una crescente propensione all’autonomia e all’indipendenza de facto, rendendo la coesistenza di confronto una caratteristica saliente del mutevole panorama geopolitico. Il confronto è una caratteristica chiave. Per mantenere la loro precaria egemonia e reprimere l’ascesa delle potenze emergenti, alcuni Paesi occidentali, e non, stanno intensificando la loro competizione, che si sta estendendo dalle tradizionali regioni chiave come Europa ed Asia-Pacifico ad altre aree.
La crisi ucraina e la situazione in Vicino e Medio Oriente continuano senza sosta, la divergenza tra le posizioni di Stati Uniti d’America e Israele e Stati Uniti ed Unione Europea si sta ampliando e il confronto tra Europa e Russia si approfondisce e consolida.
La Casa Bianca sta mobilitando gli alleati regionali per promuovere la cosiddetta “strategia indo-pacifica”, aumentando i rischi per la sicurezza nella regione estremo-orientale e, al contempo, adattando la propria strategia intercontinentale, esercitando maggiore pressione su regioni e Paesi dell’America Latina (per tutti la questione venezuelana), del Medio Oriente (Israele, Gaza e Libano) e dell’Africa (guerre intestine al Continente). Sempre più Paesi, di fronte a imposizioni e comportamenti autoritari da parte di potenze egemoniche, stanno vivendo un risveglio strategico e cercando di svincolarsi, con la maggiore esigenza di superare i tradizionali scontri tra alleanze, promuovere la multipolarità e migliorare la governance globale.
La competizione geopolitica si sta intensificando, con una crescente rivalità per le vie navigabili strategiche (fra queste, la ben nota questione degli stretti) e le principali risorse minerarie. Con i rapidi progressi tecnologici e i cambiamenti nel panorama globale delle risorse e dell’energia, le roccaforti geopolitiche, le vie navigabili chiave e i minerali critici sono diventati punti nevralgici della competizione.
Le posizioni geografiche e gli snodi strategici hanno sempre rivestito un’importanza fondamentale nella geopolitica globale. Gli Stati Uniti d’America, come abbiamo detto supra, puntano alla Groenlandia, non per l’apparente “vicinanza” al Continente America, ma in quanto ricca di minerali delle terre rare, e per i passaggi che controllano le rotte marittime artiche.
Una questione poco affrontata è il porto australiano di Darwin, che potrebbe essere foriero di una situazione d’instabilità. Quell’approdo è di vitale importanza per gli Stati Uniti d’America grazie alla sua posizione strategica nell’Indo-Pacifico e al suo ruolo nelle operazioni militari alleate. Situato all’estremità settentrionale dell’Australia, funge da snodo logistico cruciale per la Marine Rotational Force-Darwin (base staunitense dei Marine). I pianificatori della difesa statunitensi considerano il porto e la circostante base della Royal Australian Air Force di Darwin essenziali per il mantenimento della sicurezza e per una rapida risposta alle crisi. La sua vicinanza al Sud-Est Asiatico consente alle forze congiunte statunitensi e australiane di condurre addestramenti e dispiegare rapidamente risorse.
Esso è considerato di potenziale importanza militare, impiegando tattiche sia morbide che dure nella loro offensiva, anche a costo di violare la sovranità di altri Paesi. Le vie navigabili chiave sono la linfa vitale del commercio globale e del trasporto di energia. La crisi marittima del Mar Rosso del 2023 e l’attuale di Homuz hanno gravemente colpito le catene di approvvigionamento globali, evidenziando l’estrema importanza delle vie navigabili strategiche. Le recenti azioni di Trump, come il tentativo di assumere il controllo del Canale di Panama, preannunciano una nuova fase di competizione per queste vie navigabili. Minerali chiave come litio, cobalto, nichel e terre rare sono la forza trainante delle energie pulite e di settori emergenti come l’intelligenza artificiale. Assicurarsi l’approvvigionamento di questi minerali chiave è una condizione necessaria per guidare le rivoluzioni industriali in tali àmbiti. Gli Stati Uniti d’America e altri Paesi occidentali hanno costantemente alimentato dispute geopolitiche sui minerali chiave, tentando di promuovere il “disaccoppiamento” delle catene di approvvigionamento di questi minerali chiave da importanti Paesi di quella zona. (Il “disaccoppiamento” è la strategia economica e geopolitica volta a separare o ridurre la dipendenza dai mercati esteri.)
La competizione geostrategica si è ampliata notevolmente, con nuovi àmbiti che sono diventati frontiere a causa delle quali tutti i Paesi cercano di proteggere, rafforzando il loro parco militare. Gli abissi marini, le regioni polari, lo spazio extra-atmosferico e il cyberspazio sono tutti elementi legati alla sicurezza strategica di ogni Stato e influenzano il futuro assetto del potere globale, diventando nuove frontiere su cui potrebbero scatenarsi lotte nella competizione geopolitica internazionale.
I predetti abissi marini, ricchi di risorse minerarie, biologiche ed energetiche, stanno attirando sempre più l’attenzione strategica di diversi Paesi: vedi la questione delle ampie Zone Economiche Esclusive del Pacifico, la cui formale sovranità è esercitata anche da Stati che hanno meno abitanti di un quartiere romano.
Attualmente, le scoperte nella tecnologia di estrazione mineraria in acque profonde ed il relativo vuoto normativo nel diritto internazionale, stanno innescando controversie sull’allocazione delle risorse, con alcuni Paesi che stanno mettendo alla prova i limiti dell’ordine internazionale. Vedi anche la lotta tra Stati Uniti d’America, Russia, Canada e altri per il controllo delle rotte marittime artiche rimane irrisolta e la competizione strategica negli abissi marini polari e caldi si sta intensificando.
Va pure rammentato lo spazio extra-atmosferico il quale è un’area chiave della moderna competizione militare e tecnologica. Gli Stati Uniti d’America, attraverso il progetto Starlink, mirano a prendere l’iniziativa e a scatenare una battaglia per le risorse spaziali, che porterà a un’intensificazione della competizione per i diritti spaziali internazionali. Ma non c’è solo lo spazio atmosferico, ma pure quello cyber, che rappresenta un nuovo palcoscenico per l’interazione geopolitica mondiale. La governance dell’ecosistema cibernetico è fondamentale per lo sviluppo e la sicurezza nazionali. Sempre più Paesi stanno aumentando gli investimenti per potenziare le proprie capacità offensive e difensive nel cyberspazio, e la lotta per il dominio e il controllo dello spazio cibernetico si sta facendo sempre più aspra, con una crescente tendenza alla geopoliticizzazione di quest’ultimo. Tanti sono i nuovi scenari che non vengono appronditi dai mass-media.
Giancarlo Elia Valori

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