mercoledì 15 luglio 2026

Tra i "volenterosi" della guerra e i socialisti della pace: la linea di Fico e Radev. Articolo di Luca Bagatin

 

Ci sono guerrafondai che si autoproclamano “volenterosi” e socialisti che, concretamente, hanno la volontà di porre fine ai conflitti.

E' questo il caso sia del Premier socialista democratico slovacco Robert Fico e del neo eletto Primo ministro bulgaro Rumen Radev.

Rumen Radev, già Generale dell'Aeronautica e leader di Bulgaria Progressista, partito socialista democratico, nazionalista e populista di sinistra, che alle recenti elezioni ha conquistato quasi il 45% dei voti, ha chiaramente dichiarato che la Bulgaria non farà parte della coalizione dei cosiddetti “volenterosi”.

Egli, come lo slovacco Fico, non intende fornire assistenza militare e finanziaria all'Ucraina, ma, in modo pragmatico, ha sottolineato come la fine del conflitto si possa ottenere unicamente con una forte iniziativa diplomatica.

Radev, nella sua pagina su Facebook, ha scritto di recente: “Ho ricevuto l'invito affinché la Bulgaria aderisse alla coalizione dei "volenterosi", ma ritengo che il nostro Paese non debba farne parte, perché non partecipiamo a una coalizione che insiste nel proseguire il sostegno finanziario e militare all'Ucraina. La Bulgaria non fornisce questo tipo di assistenza, poiché siamo convinti che la soluzione del conflitto non consista nel prolungarlo attraverso mezzi militari, bensì nel promuovere una forte iniziativa diplomatica che ponga finalmente fine alle ostilità.

(...) Per la prima volta, la Bulgaria afferma apertamente il proprio interesse nazionale anche quando si tratta dell'adozione di sanzioni contro la Russia. Questo dimostra che non c'è nulla di sbagliato nel fatto che uno Stato difenda i propri interessi all'interno di un quadro collettivo. L'Unione europea è forte quando lo sono i suoi Stati membri, e questi possono esserlo soltanto se tutelano i propri interessi nazionali. Un simile atteggiamento è rispettato da tutti gli altri partner.

Per questo motivo, la Bulgaria ha espresso apertamente le proprie riserve sull'inserimento di determinate persone nell'elenco delle sanzioni e ha dichiarato con fermezza di essere pronta a porre il veto sull'intero pacchetto qualora tali nominativi non fossero stati rimossi. Abbiamo visto che tutti e tre sono stati effettivamente esclusi dalla lista e che gli Stati membri dell'Unione europea valutano sempre più spesso il regime sanzionatorio alla luce dei propri interessi nazionali.

Se oggi siamo arrivati al ventunesimo pacchetto di sanzioni, dovremmo chiederci perché sia stato necessario e quali risultati abbiano prodotto i precedenti venti. È evidente che non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati e, soprattutto, dobbiamo vigilare affinché le sanzioni non finiscano per danneggiare gli stessi Paesi che le adottano”.

In un altro post, egli ha ribadito che “Questa settimana la Bulgaria ha dato il proprio contributo alla definizione della politica estera dell'Unione europea. Bruxelles ha tenuto conto delle riserve espresse dalla Bulgaria riguardo a tre persone: il Patriarca di Mosca, il proprietario di Lukoil, Vagit Alekperov, e Makhmudov, presidente dell'associazione che fornisce pezzi di ricambio ai convogli della metropolitana di Sofia.

Desidero sottolineare con chiarezza che non si tratta di difendere singole persone. Si tratta di tutelare gli interessi nazionali della Bulgaria nei settori dell'energia e dei trasporti, esattamente come fanno anche gli altri Stati membri dell'Unione europea.

Per quanto riguarda il ventunesimo pacchetto di sanzioni, per noi è fondamentale che venga rispettato il principio secondo cui la religione non deve essere trascinata nei conflitti politici, soprattutto mentre in Europa è in corso una guerra. Ogni decisione che contribuisca alla de-escalation rappresenta un passo verso quella pace che tutte le persone di buon senso, sia in Occidente sia in Oriente, desiderano.

È anche per questo motivo che la Bulgaria ha deciso di non partecipare alle consultazioni della coalizione informale dei "volenterosi". La delegazione bulgara si è recata a Parigi per testimoniare il proprio rispetto nei confronti del Presidente francese e della Francia, nostro alleato. Ritengo che il "risveglio strategico" di cui si è discusso a Parigi debba iniziare con un rinnovato impegno a favore dei negoziati, finalizzati a ristabilire la pace in Europa e a costruire un nuovo sistema di sicurezza, stabile ed efficace.

Quando parliamo di guerra, non dobbiamo dimenticare che le strade della Bulgaria continuano a essere un campo di battaglia, sul quale ogni giorno si perdono vite umane" (…).

Il Primo ministro bulgaro, dunque, come quello slovacco, a differenza di molti altri capi di Stato in UE, mette al primo posto gli interessi del suo Paese, pensa alla sicurezza delle sue strade e alla propria comunità, oltre a promuovere una visione ragionevole e realistica della politica estera.

Questo, a mio avviso, si chiama avere una visione d'insieme ed essere autenticamente socialisti democratici, senza servilismi o equivoci guerrafondai e liberal capitalisti.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

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