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sabato 5 settembre 2026

I socialisti Fico e Radev: un'altra idea di Europa tra pragmatismo, energia, pace e sovranità. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Primo Ministro della Repubblica Slovacca, il socialista democratico Robert Fico, ha visitato, il 4 settembre 2026, la Bulgaria e ha avuto un fruttuoso colloquio con il suo omologo Rumen Radev, anch'egli di orientamento socialista patriottico, a Sofia.

Piena intesa fra i due, sia sotto il profilo energetico che geopolitico.

Per quanto riguarda il primo aspetto, entrambi i leader hanno manifestato la necessità di cooperare e scambiarsi competenze ed esperienze nel settore dei reattori nucleari, pianificando una partnership con la società statunitense Westinghouse e istituendo una commissione congiunta atta allo scopo.

I benefici forniti dalle aziende bulgare nella fornitura di gas da altre fonti sono vitali per la Slovacchia e i nostri operatori nella regione e in questo settore devono cooperare in modo significativo e più intenso”, ha sottolineato il Premier slovacco.

Egli ha altresì apprezzato il sostegno della Bulgaria nei confronti della Slovacchia, proponendo la sua candidatura a membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per gli anni 2028/2029. A sua volta la Slovacchia intende promuovere la Bulgaria quale membro dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

Il Premier Fico ha altresì dichiarato che la Slovacchia è fra i principali oppositori del regolamento REPowerEU, che prevede la progressiva cessazione delle importazioni di gas russo, fino al loro completo stop entro il 2027.

In proposito egli ha dichiarato con fermezza: “Ci sarà un enorme problema con il gas. Lo acquisteremo a prezzi mai visti prima. Questo è il risultato della politica dell'UE, che ha dimostrato una totale incomprensione della realtà in materia di politica energetica”.

Egli ha inoltre puntato il dito anche contro il bilancio UE per il periodo 2028-2034 e in merito ha spiegato che: “Vorremmo chiarire che eliminare le disparità regionali, per le quali la Commissione europea intende stanziare fondi significativamente inferiori, non è qualcosa che va contro la competitività. Si tratta semplicemente di definire progetti e criteri. Non possiamo accettare un taglio così drastico al fondo per la coesione e certamente non possiamo accettare una riduzione di tale importo per la politica agricola comune”.

Anche su questo punto, il Premier bulgaro Radev si è detto d'accordo.

Robert Fico ha anche informato il Premier bulgaro relativamente ai tentativi di alcuni Paesi UE di limitare il diritto di veto in alcuni settori quali le imposte, il bilancio, la difesa, l'immigrazione e la politica estera. In merito ha sottolineato che: “Non riesco a immaginare che ci presentiamo a Bruxelles come un Paese che riceve ordini e istruzioni da altri. I Paesi più grandi saranno d'accordo e quelli più piccoli dovranno obbedire? Questa non è la visione dell'UE”.

Altro punto affrontato nell'incontro, sul quale i due premier hanno espresso una posizione comune, è la questione relativa alla guerra in Ucraina.

Il Premier slovacco ha affermato: “Non sono entusiasta del modo in cui l'UE sta sostenendo la guerra. L'UE ha bisogno di più diplomazia, non di più armi. Sarei molto infelice se i vincitori della battaglia per il bilancio europeo 2028-2034 non fossero i cittadini degli Stati membri dell'UE, ma le aziende produttrici di armi”.

Dello stesso avviso anche il Premier bulgaro, Rumen Radev, che ha sottolineato: “Sono lieto che condividiamo una visione comune dell'Europa, un'Europa di pace e prosperità, un'Europa di unità, ed è per questo che stiamo seguendo con molta attenzione quanto sta accadendo in Ucraina. Siamo convinti che una soluzione militare sia fuori discussione. Invitiamo tutti a sedersi al tavolo e a risolvere questo conflitto per via diplomatica”.

Robert Fico ha apprezzato anche l'attenzione riservata dal governo bulgaro alla minoranza slovacca nel Paese e ha auspicato scambi studenteschi più intensi.

Il Premier Fico, successivamente, ha incontrato la Presidente della Bulgaria, la socialista Iliana Yotova. Anche lei ha sottolineato che il conflitto in Ucraina non ha alcuna soluzione militare, ma unicamente diplomatica e che solo i negoziati possono portare a una sua rapida fine.

Il Premier Fico, trovandosi concorde, ha replicato: “Ci sono pochissimi politici nell’Unione Europea che parlano della pace tanto quanto lei e il Primo Ministro bulgaro”.

I due leader hanno inoltre discusso del Quadro Finanziario Pluriennale dell'UE e hanno sottolineato il positivo sviluppo delle relazioni fra Bulgaria e Slovacchia, nonché la loro cooperazione costruttiva all'interno dell'UE.

Mentre gran parte dei Paesi UE e la Gran Bretagna, i cui leader si dicono liberali, popolari e alcuni “socialisti” o “laburisti” (senza esserlo nemmeno un po') vorrebbero uno scontro con la Russia, anziché gettare ponti, Slovacchia e Bulgaria, rette da leadership pragmatiche e autenticamente socialiste e patriottiche, costruiscono partnership e guardano al presente e al futuro dei rispettivi popoli e Paesi.

Se il resto dell'UE seguisse il loro esempio, forse potrebbe finalmente nascere un rinnovato e serio spirito europeista. Diversamente, continueranno a crescere i profitti delle industrie degli armamenti, mentre l'autocrazia corrotta che non fa parte né dell'UE né della NATO continuerà a ricevere sostegno e l'estrema destra continuerà a trionfare nelle urne. Uno scenario davvero tragico e desolante.

Luca Bagatin

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mercoledì 15 luglio 2026

Tra i "volenterosi" della guerra e i socialisti della pace: la linea di Fico e Radev. Articolo di Luca Bagatin

 

Ci sono guerrafondai che si autoproclamano “volenterosi” e socialisti che, concretamente, hanno la volontà di porre fine ai conflitti.

E' questo il caso sia del Premier socialista democratico slovacco Robert Fico e del neo eletto Primo ministro bulgaro Rumen Radev.

Rumen Radev, già Generale dell'Aeronautica e leader di Bulgaria Progressista, partito socialista democratico, nazionalista e populista di sinistra, che alle recenti elezioni ha conquistato quasi il 45% dei voti, ha chiaramente dichiarato che la Bulgaria non farà parte della coalizione dei cosiddetti “volenterosi”.

Egli, come lo slovacco Fico, non intende fornire assistenza militare e finanziaria all'Ucraina, ma, in modo pragmatico, ha sottolineato come la fine del conflitto si possa ottenere unicamente con una forte iniziativa diplomatica.

Radev, nella sua pagina su Facebook, ha scritto di recente: “Ho ricevuto l'invito affinché la Bulgaria aderisse alla coalizione dei "volenterosi", ma ritengo che il nostro Paese non debba farne parte, perché non partecipiamo a una coalizione che insiste nel proseguire il sostegno finanziario e militare all'Ucraina. La Bulgaria non fornisce questo tipo di assistenza, poiché siamo convinti che la soluzione del conflitto non consista nel prolungarlo attraverso mezzi militari, bensì nel promuovere una forte iniziativa diplomatica che ponga finalmente fine alle ostilità.

(...) Per la prima volta, la Bulgaria afferma apertamente il proprio interesse nazionale anche quando si tratta dell'adozione di sanzioni contro la Russia. Questo dimostra che non c'è nulla di sbagliato nel fatto che uno Stato difenda i propri interessi all'interno di un quadro collettivo. L'Unione europea è forte quando lo sono i suoi Stati membri, e questi possono esserlo soltanto se tutelano i propri interessi nazionali. Un simile atteggiamento è rispettato da tutti gli altri partner.

Per questo motivo, la Bulgaria ha espresso apertamente le proprie riserve sull'inserimento di determinate persone nell'elenco delle sanzioni e ha dichiarato con fermezza di essere pronta a porre il veto sull'intero pacchetto qualora tali nominativi non fossero stati rimossi. Abbiamo visto che tutti e tre sono stati effettivamente esclusi dalla lista e che gli Stati membri dell'Unione europea valutano sempre più spesso il regime sanzionatorio alla luce dei propri interessi nazionali.

Se oggi siamo arrivati al ventunesimo pacchetto di sanzioni, dovremmo chiederci perché sia stato necessario e quali risultati abbiano prodotto i precedenti venti. È evidente che non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati e, soprattutto, dobbiamo vigilare affinché le sanzioni non finiscano per danneggiare gli stessi Paesi che le adottano”.

In un altro post, egli ha ribadito che “Questa settimana la Bulgaria ha dato il proprio contributo alla definizione della politica estera dell'Unione europea. Bruxelles ha tenuto conto delle riserve espresse dalla Bulgaria riguardo a tre persone: il Patriarca di Mosca, il proprietario di Lukoil, Vagit Alekperov, e Makhmudov, presidente dell'associazione che fornisce pezzi di ricambio ai convogli della metropolitana di Sofia.

Desidero sottolineare con chiarezza che non si tratta di difendere singole persone. Si tratta di tutelare gli interessi nazionali della Bulgaria nei settori dell'energia e dei trasporti, esattamente come fanno anche gli altri Stati membri dell'Unione europea.

Per quanto riguarda il ventunesimo pacchetto di sanzioni, per noi è fondamentale che venga rispettato il principio secondo cui la religione non deve essere trascinata nei conflitti politici, soprattutto mentre in Europa è in corso una guerra. Ogni decisione che contribuisca alla de-escalation rappresenta un passo verso quella pace che tutte le persone di buon senso, sia in Occidente sia in Oriente, desiderano.

È anche per questo motivo che la Bulgaria ha deciso di non partecipare alle consultazioni della coalizione informale dei "volenterosi". La delegazione bulgara si è recata a Parigi per testimoniare il proprio rispetto nei confronti del Presidente francese e della Francia, nostro alleato. Ritengo che il "risveglio strategico" di cui si è discusso a Parigi debba iniziare con un rinnovato impegno a favore dei negoziati, finalizzati a ristabilire la pace in Europa e a costruire un nuovo sistema di sicurezza, stabile ed efficace.

Quando parliamo di guerra, non dobbiamo dimenticare che le strade della Bulgaria continuano a essere un campo di battaglia, sul quale ogni giorno si perdono vite umane" (…).

Il Primo ministro bulgaro, dunque, come quello slovacco, a differenza di molti altri capi di Stato in UE, mette al primo posto gli interessi del suo Paese, pensa alla sicurezza delle sue strade e alla propria comunità, oltre a promuovere una visione ragionevole e realistica della politica estera.

Questo, a mio avviso, si chiama avere una visione d'insieme ed essere autenticamente socialisti democratici, senza servilismi o equivoci guerrafondai e liberal capitalisti.

Luca Bagatin

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domenica 5 luglio 2026

Contro la logica della guerra: la scelta della Slovacchia del socialista democratico Robert Fico. Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta, in UE, l'unico governo responsabile e pragmatico si dimostra quello del socialista democratico slovacco Robert Fico, leader di SMER-Direzione Socialdemocrazia.

La Slovacchia, infatti, non sosterrà ulteriori finanziamenti militari all'Ucraina al prossimo vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio.

Se altri Paesi vogliono prepararsi alla guerra, probabilmente non possiamo impedirlo. Ma la Slovacchia è un Paese pacifico ed è per questo che lo dico in anticipo: condurrò tutti i negoziati in modo tale che la delegazione che andrà ad Ankara non abbia la possibilità di coinvolgere la Slovacchia in questi prestiti di guerra”, ha affermato nei giorni scorsi il Premier slovacco Robert Fico.

Egli ha altresì spiegato che il conflitto russo-ucraino non può avere una soluzione militare, ma solamente diplomatica e ha ribadito che continuerà a fornire unicamente assistenza umanitaria all'Ucraina e a lavorare per i negoziati fra le parti.

Il Premier Fico, nel sottolineare che la Slovacchia non parteciperà ad alcun meccanismo finanziario per sostenere militarmente l'Ucraina, ha spiegato che non parteciperà nemmeno al prestito di 90 miliardi di euro che l'Ucraina riceve dall'UE.

Ci fossero altri governi responsabili, in UE, come il suo, forse la fine del conflitto sarebbe più vicina. Ma a prevalere, ad oggi, solo insane ideologie che, se da una parte creano un clima da nuova Guerra Fredda, dall'altro fanno crescere i consensi dell'estrema destra.

Dalla padella alla brace.

Luca Bagatin

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martedì 24 febbraio 2026

Il Premier socialista slovacco Robert Fico pretende rispetto per il Paese e non accetta ricatti. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Premier socialista democratico slovacco, Robert Fico, ancora una volta, mette in atto il suo pragmatismo, oltre e contro le follie della dirigenza UE.

Negli scorsi giorni ha infatti dichiarato: “Se lunedì non verranno ripristinate le forniture di petrolio alla Slovacchia, chiederò alla SEPS, la società per azioni statale, di interrompere le forniture di energia elettrica di emergenza all'Ucraina. Solo nel gennaio 2026, queste forniture di emergenza sono state necessarie per stabilizzare la rete energetica ucraina in misura doppia rispetto all'intero anno 2025”.

Il governo slovacco, intende dunque rispondere con forza al blocco delle forniture di petrolio russo al Paese, da parte di Kiev.

Il Presidente slovacco, che ha riaffermato il sostegno umanitario al popolo ucraino, che si sostanzia in aiuti ai rifugiati e nell'invio di aiuti umanitari e infrastrutturali (non militari, come fanno molti governi irresponsabili dell'UE), pretende, ad ogni modo, che la Slovacchia venga rispettata.

La Slovacchia è un Paese sovrano e non può essere ricattata”, ha affermato il Premier Fico.

Se la parte ucraina continuerà a danneggiare gli interessi della Slovacchia nella fornitura di materie prime strategiche, il governo slovacco riconsidererà anche la sua precedente posizione costruttiva sull'adesione dell'Ucraina all'UE”, ha sottolineato, dichiarando anche che “Da oggi, se la parte ucraina si rivolgerà alla Slovacchia con una richiesta di assistenza per la stabilizzazione della rete energetica ucraina, non riceverà tale assistenza”.

Dello stesso avviso anche il governo ungherese che, già la scorsa settimana, ha sospeso le forniture di gasolio all'Ucraina.

E il governo ungherese, sostenuto anche da quello slovacco, ha annunciato di voler porre il veto al prestito di 90 miliardi di euro all'Ucraina e alle nuove sanzioni contro la Russia.

Il Premier socialista Fico, a proposito del sostegno militare a Kiev, ha sempre sostenuto che esso sia una forma di suicidio economico e di mossa irresponsabile.

Anche nel nostro Paese c'era chi, oltre dieci anni fa, aveva visto giusto sulla questione. Quel Silvio Berlusconi vilipeso dalla pseudo sinistra e ampiamente tradito dal centro e dalla destra. Che a lui devono tutto.

Le ideologie e i fondamentalismi degli pseudo europeisti e degli pseudo riformisti stanno a zero. I fatti parlano e parleranno ancora.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 20 novembre 2025

Robert Fico, unico socialista al governo in UE e riflessioni sulla necessità di ricostruire un autentico Centro-Sinistra (quello vero, della Prima Repubblica). Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta, Robert Fico, Presidente della Slovacchia e leader del partito socialista democratico SMER (Direzione Socialdemocrazia), si conferma l'unico leader autenticamente socialista in UE.

Egli, ancora una volta, critica le decisioni dei vertici dell'UE di isolarsi dall'approvvigionamento energetico russo a partire dal 2028, dichiarando di valutare la possibilità di citare in giudizio l'UE per tale irresponsabile decisione, che colpirà in particolare Slovacchia e Ungheria i cui governi, non a caso, a tale decisione si sono fermamente opposti.

Questa decisione è estremamente dannosa per noi. Sapete che non l'abbiamo votata”, ha sottolineato il Presidente Fico.

Il suo governo valuterà gli impegni presi dalla Commissione Europea nell'ambito del sostegno energetico alla Slovacchia ed in proposito ha aggiunto: “Tutto dipenderà molto da come la Commissione europea rispetterà i suoi impegni nei confronti della Slovacchia, assunti e firmati direttamente dal Presidente della Commissione Europea”.

Il Premier slovacco ha fatto presente che la decisione di isolarsi dall'approvvigionamento energetico russo, presa a maggioranza qualificata degli Stati membri, rappresenta una violazione della legislazione dell'UE.

Egli ha peraltro dichiarato che “Stiamo parlando di 140 miliardi di euro che la Commissione vuole letteralmente donare all'Ucraina, il che solleva un numero enorme di questioni legali e molta incertezza in Europa” ed ha manifestato preoccupazione relativamente alla confisca dei beni russi congelati, che potrebbe portare alla confisca di proprietà di Stati membri UE nel territorio della Federazione Russa.

Il socialdemocratico Fico, in più occasioni, ha manifestato dissensi nei confronti della politica dell'UE in merito.

Egli non ha sostenuto i pacchetti di sanzioni contro la Federazione Russa; ha preso le distanze nei confronti delle assurde dichiarazioni della rappresentante degli affari esteri dell'UE, nonché esponente della destra estone, Kaja Kallas, la quale avrebbe voluto impedirgli di partecipare alle celebrazioni a Mosca, del 9 maggio scorso, per ricordare le vittime della resistenza antifascista nella Seconda Guerra Mondiale; ha partecipato – unico leader dell'UE - all'80esimo anniversario della Vittoria nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e nella Guerra Mondiale Antifascista ed ha sempre dichiarato di voler lavorare, assieme alla Repubblica Popolare Cinese e al Brasile del socialista Lula, per un piano di pace che risolva la crisi russo-ucraina.

Per tutta risposta, il suo partito è stato estromesso dal Partito Socialista Europeo, che di socialista non ha più nulla da molti decenni.

A differenza di SMER (Direzione Socialdemocrazia), unico partito al governo in UE che, guarda un po', ha valori socialisti, patriottici e senza equivoci liberal-capitalisti e guerrafondai.

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere, ma probabilmente in pochi ci rifletteranno.

Come in pochi rifletteranno sulla seria politica estera di Silvio Berlusconi e, ancor più e ancor prima, di Bettino Craxi.

Una politica estera responsabile, multilaterale, volta a far dialogare Ovest e Est; a unire anziché dividere e ad andare a colpire chi davvero vuole destabilizzare il mondo. In primis gli estremisti, gli irresponsabili, i fondamentalisti di ogni colore e fede religiosa.

Aggiungerei una riflessione, da socialista e repubblicano mazziniano, orgogliosamente senza tessera da anni, che ho scritto anche ieri sui social, con un positivo riscontro di pubblico.

Se si volesse ricostruire un autentico Centro-Sinistra, come nella Prima Repubblica, riformatore, responsabile e democratico (nulla a che vedere con l'ulivismo, il PD, il renzismo e il calendismo, anzi!), occorrerebbe:

1) lavorare per dichiarare le leggi elettorali dal 1993 ad oggi incostituzionali, come giustamente dichiarato anche dall'amico ex Senatore socialista Giorgio Pizzol, in una recente intervista che gli ho fatto (facendo pertanto decadere anche l'attuale maggioranza e pseudo opposizione);

2) reintrodurre il sistema proporzionale puro (come previsto dalla Costituzione);

3) lavorare per la ricostituzione di un forte stato sociale e per una società ordinata e moralizzata (la sanità, la scuola, lo stato sociale e l'ordine pubblico sono allo sbando. Il fenomeno baby gang, invece, è sempre più diffuso e purtroppo non solo quello);

4) isolare fondamentalisti, estremisti e censori che oggi si dicono "riformisti" senza esserlo;

5) dialogare con tutti i Paesi del mondo, nel quadro di un nuovo ordine mondiale multilaterale, fondato su giustizia sociale e sovranità nazionale. Ovvero iniziando a fare ragionare gli attuali estremistici e irresponsabili (tutt'altro che “volenterosi”) vertici UE.

Ovviamente sono, come spesso mi accade, molto pessimista, ma già sarebbe molto iniziare a discuterne.

Luca Bagatin

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giovedì 4 settembre 2025

Anche il socialista democratico slovacco Robert Fico alla celebrazione antifascista in Cina, senza fare sconti agli irresponsabili vertici UE. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista democratico della Slovacchia, Robert Fico, è stato l'unico capo di Stato di un Paese UE e NATO ad essere presente a Pechino, alla commemorazione dell'80esimo anniversario della Vittoria nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e nella Guerra Mondiale Antifascista.

Robert Fico è noto per le sue posizioni fondate sulla giustizia sociale e la sovranità nazionale, al punto da aver rispedito al mittente, nell'aprile scorso, le assurde richieste dell'esponente della destra estone, Kaja Kallas, rappresentante per gli affari esteri dell'UE, che gli avrebbe voluto impedire di partecipare alle celebrazioni del Giorno della Vittoria, a Mosca, per commemorare la vittoria sovietica contro il nazifascismo.

Grande amico della Repubblica Popolare Cinese e, con essa, sostenitore di una soluzione pacifica alla crisi ucraina, ha espresso il suo plauso nei confronti del contributo significativo della Cina nella vittoria nella Guerra Mondiale Antifascista ed alla promozione della pace mondiale.

Fico, ha ribadito che la Slovacchia sostiene il principio di una sola Cina e anche la proposta di una governance globale, proposta dal Presidente cinese Xi Jinping, al fine di costruire un mondo più equo e giusto e, assieme al Presidente Xi, intende continuare a rafforzare i rapporti economici e la cooperazione Slovacchia-Cina.

Il Presidente Fico, anche sui social, non ha fatto sconti ai vertici dell'UE e così si è espresso: “Per coloro i quali si sono persi i messaggi di ieri del Presidente cinese Xi Jinping, vorrei ricordarglielo. Il mondo si trova di fronte a una scelta tra pace e guerra, e la Cina dichiara che la pace, la giustizia e il popolo devono prevalere. Se l'UE pensa che il nuovo ordine mondiale che sta nascendo fuori dall'Europa possa essere ignorato nascondendo la testa sotto la sabbia, si sbaglia di grosso. Grazie alla sua miopia e arroganza, l'UE si sta muovendo non sul secondo, ma sul terzo binario della politica mondiale. La mancata partecipazione dei rappresentanti dell'UE e dei suoi Stati membri alle celebrazioni in Cina è stato un enorme errore politico”.

Robert Fico, oltre ad essere Premier della Repubblica Slovacca dal 2023 (aveva già ricoperto tale ruolo dal 2006 al 2010 e dal 2012 al 2018), è alla guida del partito socialista democratico e populista di sinistra Direzione-Socialdemocrazia (SMER), che conta circa il 25% dei consensi e ha una piattaforma che rifiuta le ricette economiche liberali e promuove un'economia fondata sull'intervento pubblico e la cooperazione internazionale.

Luca Bagatin

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mercoledì 11 giugno 2025

Il socialista slovacco Robert Fico, ancora una volta, contro l'irresponsabilità della Commissione UE. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialista slovacco Robert Fico non demorde e ai diktat di una UE guidata dalla poco responsabile e destrorsa Maggioranza Ursula, proprio non ci sta.

Egli aveva, del resto, già rispedito recentemente al mittente le assurde richieste dell'esponente della destra estone, Kaja Kallas, rappresentante per gli affari esteri dell'UE, affermando: “L'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri, Kaja Kallas, ha messo in guardia i leader europei dal partecipare alle celebrazioni del Giorno della Vittoria che si terranno a Mosca a maggio. (...)

Parto per Mosca il 9 maggio. L'avvertimento della signora Kallas è una forma di ricatto o un segnale che sarò punito al mio ritorno da Mosca? Non lo so. Ma so che siamo nel 2025, non nel 1939.

L'avvertimento della signora Kallas conferma la necessità di un dibattito all'interno dell'UE sull'essenza stessa della democrazia. Tra questi rientrano quanto accaduto in Romania e Francia durante le elezioni presidenziali, i "Maidan" organizzati dall'Occidente in Georgia e Serbia e il modo in cui sono stati ignorati gli abusi del diritto penale contro l'opposizione in Slovacchia.

Signora Kallas, vorrei informarla che sono il legittimo Primo Ministro della Slovacchia, un Paese sovrano. Nessuno può dettare i miei movimenti. Mi recherò a Mosca per rendere omaggio alle migliaia di soldati dell'Armata Rossa caduti per la liberazione della Slovacchia, nonché ai milioni di altre vittime del terrore nazista. Proprio come ho reso omaggio alle vittime dello sbarco in Normandia o nel Pacifico, o come intendo onorare i piloti della RAF. E lasciatemi ricordare che sono uno dei pochi nell'Unione Europea che afferma costantemente la necessità della pace in Ucraina e non sostiene la continuazione di questa guerra insensata.

I commenti della signora Kallas sono irrispettosi e mi oppongo fermamente ad essi”.

Oggi, il socialista Fico, rifiuta, ancora una volta, i diktat della dirigenza UE relativamente all'assurdo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che danneggerebbe ancora una volta la stessa UE, mettendo termine alle forniture di energia russa.

Il nuovo pacchetto di sanzioni predisposto dalla Commissione UE, propone di vietare le transazioni con i gasdotti nord Stream della Russia. La Commissione, ha altresì proposto di abbassare il limite di prezzo previsto dal G7 sul greggio russo, a 45 dollari al barile.

Il Premier slovacco Fico si oppone da sempre a quello che ha definito “suicidio economico” ed in merito ha scritto, sui social:

La Repubblica Slovacca non sosterrà il prossimo 18esimo pacchetto di sanzioni contro la Federazione Russa a meno che la Commissione europea non fornisca una vera soluzione alla situazione di crisi in cui si troverà la Slovacchia dopo un completo blocco della fornitura di gas, petrolio e combustibile nucleare dalla Russia”.

Robert Fico guida il partito socialista democratico Direzione-Socialdemocrazia (SMER), che conta circa il 25% dei consensi e ha una piattaforma che rifiuta le ricette economiche liberali e promuove un'economia fondata sull'intervento pubblico; sulla sovranità nazionale e l'euro-scetticismo e su politiche anti-immigrazioniste, come del resto hanno sempre fatto tutti gli storici partiti socialisti del secolo scorso (molti dei quali totalmente scomparsi in Europa o quantomeno sono scomparse le loro serie leadership), che rifiutavano lo sfruttamento della manodopera straniera a basso costo, promuovendo politiche di cooperazione e partnership con i Paesi del Terzo Mondo e del Sud del mondo.

Si potrebbe dire che Fico è l'unico vero leader socialista in UE, assieme all'ex leader laburista Jeremy Corbyn, oggi deputato indipendente al Parlamento britannico e molto attivo nelle lotte per la pace e contro ogni forma di imperialismo, tanto quanto l'ex laburista George Galloway – entrambi non a caso fortemente critici nei confronti degli pseudo laburisti di Starmer, degni eredi dello pseudo laburista Blair; l'irlandese Mick Wallace e la tedesca Sahra Wagenknecht.

Il socialismo in UE latita, ma, fortunatamente, non è del tutto assente. Quel che è certo è che non è rappresentato dalla cosiddetta “Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici”, che sostiene la guerrafondaia e irresponsabile Maggioranza Ursula.

Luca Bagatin

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mercoledì 16 aprile 2025

Robert Fico, il socialista democratico che non le manda a dire a una UE sempre meno democratica. Articolo di Luca Bagatin

 

Robert Fico, il Premier socialista democratico della Slovacchia, ha dimostrato, ancora una volta, di essere l'unico socialista autentico alla guida di un Paese UE, smarcandosi dai tanti, troppi, pseudo socialisti, liberal capitalisti e guerrafondai, che soffiano sui venti di guerra, edificano muri e promuovono fantomatici, pericolosi e irrealistici riarmi.

E Robert Fico, in questa occasione, sembra ricordare un po' il nostro Bettino Craxi, che ha sempre ribadito concetti chiari, quali il rispetto della dignità e della sovranità nazionale. Un Bettino Craxi, peraltro, da sempre critico nei confronti della nascente UE (nel 1997, dal suo esilio ad Hammamet, dichiarò: “Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, arriveremo al paradiso terrestre… L’Europa per noi, come ho già avuto modo di dire, per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo. Nella peggiore delle ipotesi l’Europa sarà un inferno. Quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo. Perché la cosa più ragionevole di tutte era quello di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande Paese – perché se l’Italia ha bisogno dell’Europa l’Europa ha bisogno dell’Italia – pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht”. E disse anche: “Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare”).

Il Premier Fico ha dichiarato, lo scorso 15 aprile, riportandolo anche sulle sue pagine social, una dichiarazione profondamente critica nei confronti dell'esponente della destra estone, Kaja Kallas, rappresentante per gli affari esteri dell'UE: “L'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri, Kaja Kallas, ha messo in guardia i leader europei dal partecipare alle celebrazioni del Giorno della Vittoria che si terranno a Mosca a maggio. Afferma che tale partecipazione non sarà presa alla leggera.

Parto per Mosca il 9 maggio. L'avvertimento della signora Kallas è una forma di ricatto o un segnale che sarò punito al mio ritorno da Mosca? Non lo so. Ma so che siamo nel 2025, non nel 1939.

L'avvertimento della signora Kallas conferma la necessità di un dibattito all'interno dell'UE sull'essenza stessa della democrazia. Tra questi rientrano quanto accaduto in Romania e Francia durante le elezioni presidenziali, i "Maidan" organizzati dall'Occidente in Georgia e Serbia e il modo in cui sono stati ignorati gli abusi del diritto penale contro l'opposizione in Slovacchia.

Signora Kallas, vorrei informarla che sono il legittimo Primo Ministro della Slovacchia, un Paese sovrano. Nessuno può dettare i miei movimenti. Mi recherò a Mosca per rendere omaggio alle migliaia di soldati dell'Armata Rossa caduti per la liberazione della Slovacchia, nonché ai milioni di altre vittime del terrore nazista. Proprio come ho reso omaggio alle vittime dello sbarco in Normandia o nel Pacifico, o come intendo onorare i piloti della RAF. E lasciatemi ricordare che sono uno dei pochi nell'Unione Europea che afferma costantemente la necessità della pace in Ucraina e non sostiene la continuazione di questa guerra insensata.

I commenti della signora Kallas sono irrispettosi e mi oppongo fermamente ad essi”.

Il Premier slovacco non dimentica il sacrificio di milioni di sovietici contro il nazifascismo - che hanno liberato i Paesi dell'Est europeo, Berlino e vari campi di concentramento, fra i quali quello di Auschwitz -  come invece vorrebbero fare taluni Paesi europei, preda delle destre, della russofobia e di un antisemitismo che sembra pericolosamente avanzare indisturbato.

Del resto, lo stesso voler equiparare nazifascismo e comunismo, sostenuta recentemente dal Parlamento europeo, è una risoluzione pericolosa e pretestuosa, che sembra andare nel senso del voler mistificare e far dimenticare la Storia.

La Slovacchia di Fico è stato uno dei pochi Paesi europei ad aver sostenuto, apertamente e per primo, il dialogo e il piano di pace promosso da Cina e Brasile, aderendo al gruppo degli “Amici della pace” sulla crisi ucraina, per promuovere una soluzione politica alla crisi stessa.

A differenza delle sconsiderate e belliciste posizioni della Commissione europea e della gran parte del Parlamento europeo. 

Ove i socialisti autentici non sono più di casa, purtroppo, da parecchi decenni.

Luca Bagatin

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giovedì 23 gennaio 2025

Se le destre vincono è perché il sinistrismo borghese (che ad esse finge di contrapporsi) non è socialismo. Articolo di Luca Bagatin


Stupisce che molti si stupiscano dell'avanzare delle estreme destre in un Occidente liberal capitalista da tempo sempre più irresponsabile, sempre meno democratico, sempre più guerrafondaio e reso così dalle varie maggioranze Ursula, dai vari Biden, dai finti socialisti, finti verdi e vere destre, benché si presentino come “moderate”.

Ovvero da un “sinistrismo” borghese che, da una trentina d'anni, ha affossato il socialismo, la giustizia sociale, la sovranità nazionale, per smantellare progressivamente lo stato sociale e i diritti dei lavoratori (vedi i vari Jobs Act); sdoganare le più assurde culture “woke”; promuovere i diritti e le libertà per i più ricchi (come i vari uteri in affitto); promuovere le esportazioni di democrazia a suon di bombe e imporre embarghi a Paesi sovrani, solo perché non allineati ai desiderata degli USA o delle multinazionali europee.

Un sinistrismo borghese (in Italia ampiamente rappresentato da PD; Cinque Stelle; Bonelli e Fratoianni; Calenda, Renzi e Bonino) niente affatto diverso da quelle destre liberal capitaliste (di cui la Meloni, Salvini e Tajani sono i più celebri esponenti, in Italia), più o meno estreme, alle quali finge di contrapporsi.

Da almeno una decina di anni scrivo, sia in articoli che saggi, che occorre un sano ritorno al socialismo originario, ovvero a un sano populismo di sinistra, che recuperi gli ideali e i valori della Prima Internazionale dei Lavoratori (sintesi fra pensiero socialista umanitario, repubblicanesimo, marxismo e anarchismo) e che guardi a esperienze moderne e vincenti, quali il Socialismo Latinoamericano del XXI Secolo (di cui il Presidente brasiliano Lula è uno dei più noti esponenti); il socialismo con caratteristiche cinesi di Xi Jinping (ovvero economia socialista di mercato); quello slovacco di Robert Fico e Peter Pellegrini e alle proposte della tedesca Sahra Wagenknecht, dell'irlandese Mick Wallace; del francese Mélenchon e del britannico Jeremy Corbyn.

Un socialismo (un tempo, in Italia, rappresentato in particolare dal Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi, ma anche dal PRI di Mario Bergamo e Randolfo Pacciardi e dal PSDI di Pietro Longo), che abbia valori antichi e promuova scelte moderne; che rompa con l'egemonia liberal capitalista; che ponga al centro il cittadino e la comunità; che riporti nelle mani pubbliche i settori chiave dell'economia (società energetiche; telecomunicazioni; trasporti; settore bancario, siderurgico e militare); che apra all'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; che getti le basi per una società ordinata, senza sconti nei confronti di una criminalità sempre più dilagante; che punti alla costruzione di un mondo multipolare, portando l'UE nei BRICS; riduca le spese militari, anziché irresponsabilmente volerle aumentare, come vorrebbero le destre e il “sinistrismo” borghese europeo; investa massicciamente in ricerca, sanità e istruzione; promuova il dialogo e la cooperazione internazionale.

Tutto ciò a me pare anche più che evidente. Che ciò sarà possibile, in un momento storico come quello attuale, in cui il socialismo è stato totalmente affossato nei Paesi liberal capitalisti (e non solo, pensiamo anche alla recente detronizzazione del socialismo laico in Siria, nel silenzio più assordante dei sedicenti “laici” e “democratici” di casa nostra), non mi illudo affatto lo sia.

Luca Bagatin

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sabato 16 novembre 2024

I socialisti Robert Fico e Xi Jinping si incontrano. Nel segno della pace, del pragmatismo e del multipolarismo. Articolo di Luca Bagatin


In UE, almeno un Premier socialista degno di questo nome esiste e si chiama Robert Fico.

Un Premier alla guida di Direzione-Socialdemocrazia (SMER), che conta circa il 25% dei consensi e ha una piattaforma che rifiuta le ricette economiche liberali e promuove un'economia fondata sull'intervento pubblico; sulla sovranità nazionale e l'euro-scetticismo e  su politiche anti-immigrazioniste, come del resto hanno sempre fatto tutti gli storici partiti socialisti del secolo scorso (molti dei quali totalmente scomparsi in Europa o quantomeno sono scomparse le loro serie leadership), che rifiutavano lo sfruttamento della manodopera straniera a basso costo, promuovendo politiche di cooperazione e partnership con i Paesi del Terzo Mondo e del Sud del mondo.

In tale ottica va visto anche l'incontro fra i Premier Fico e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, lo scorso 1 novembre.

Nell'ambito dell'incontro, Robert Fico ha affermato che la Slovacchia sostiene la politica di una sola Cina e che si oppone a qualsiasi ingerenza negli affari interni di altri Paesi, rispettendo il percorso di sviluppo di ogni Paese del mondo.

Oltre a voler rafforzare gli scambi con la Cina e a promuovere il dialogo fra Cina e UE, superando le eventuali divergenze, nell'ambito della crisi ucraina, tanto Fico che Xi, si sono detti favorevoli a svolgere un ruolo positivo nella promozione dei colloqui di pace.

Robert Fico, in particolare, ha affermato che la posizione della Cina, relativamente al conflitto russo-ucraino è “equa, obiettiva e costruttiva” e che la Slovacchia è disposta a unirsi al gruppo degli “Amici per la pace sulla crisi ucraina” - promosso dalla Cina e dal Brasile di Lula, oltre che da altri Paesi del Sud del mondo - e a contribuire alla risoluzione politica della crisi stessa.

Entrambi i leader si sono peraltro detti concordi nel sostenere e salvaguardare il sistema internazionale, con le Nazioni Unite al centro, e un ordine fondato sul diritto internazionale, oltre che la promozione di un mondo “multipolare, equo e ordinato e una globalizzazione economica universalmente vanteggiosa e inclusiva”, volta a “promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l'umanità”.

Una visione, in sostanza, fondata su un approccio positivo e pragmatico alla quale, oggi, solo i socialisti seri e vecchio stampo sembrano guardare.

Luca Bagatin

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venerdì 27 novembre 2020

Slovacchia. La Presidente Čaputová vara un emendamento liberticida e anticomunista. Il Partito Comunista si oppone. Articolo di Luca Bagatin

Il 25 novembre scorso, la Presidente della Repubblica Slovacca, la liberal-progressista Zuzana Čaputová, ha firmato un emendamento alla legge nr. 125 del 1996, che considera “immorale” il sistema comunista.

Tale emendamento, che entrerà in vigore il 1 dicembre 2020, di fatto è un attacco al Partito Comunista della Slovacchia (KSS) e a tutti i sostenitori del sistema socialista e sovietico. Infatti, tale legge, palesemente liberticida e censoria, vieta la costruzione di monumenti, memoriali, targhe commemorative, redazione di testi, immagini e simboli che celebrano, promuovono o difendono l'ideologia comunista e/o i suoi rappresentanti. Tale legge, inoltre, definisce il Partito Comunista Cecoslovacco e il Partito Comunista Slovacco (1948/1989) quali “organizzazioni criminali e riprovevoli”.

Il Partito Comunista Slovacco ha immediatamente dichiarato che la legge è “in flagrante contraddizione con i fatti storici oggettivi” e, nel suo comunicato, ha proseguito affermando che “l'attuale coalizione di governo ha elevato l'anticomunismo a livello di ideologia di Stato” e che “equiparando il comunismo al fascismo, c'è la volontà deliberata e risoluta nel distorcere la coscienza e i valori storici”.

Il KSS considera dunque tale legge incostituzionale e lesiva nei confronti dei diritti umani fondamentali e, in tal senso, intende intraprendere un'azione legale, rivolgendosi anche alla Corte costituzionale e alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, per avere un parere in merito.

Il KSS ha altresì chiesto il sostegno di tutti i partiti comunisti europei, aggiungendo che, legislazioni di questo tipo, sono frutto della paura nei confronti dei valori del socialismo, i quali ricercano “l'organizzazione di una società giusta nel momento in cui il progetto capitalista liberale ha palesemente fallito”.

In Slovacchia almeno il 40% della popolazione esprime un'opinione positiva sul socialismo e sul passato sovietico del Paese.

Il Partito Comunista di Slovaccha è stato fondato nel 1992 e già con la legge precedente gli era vietato inserire nel suo simbolo la falce e martello comunista.

Luca Bagatin

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