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martedì 15 settembre 2026

Dalla parte giusta della Storia: la sfida dei BRICS all'ordine unipolare. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente cinese Xi Jinping ha partecipato, dal 12 al 13 settembre, al XVIII vertice dei BRICS, che si è svolto nella capitale dell'India, Nuova Delhi.

Al vertice, presieduto dal Primo Ministro indiano Nerendra Modi, hanno partecipato, fra gli altri, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin; il Presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa; il Presidente dell'Iran, Masoud Pezeshkian; il Presidente dell'Egitto Abdel Fattah El-Sisi; il Ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira.

Il Presidente cinese Xi ha sottolineato il vigore e la vitalità dei Paesi BRICS nel corso degli anni, sottolineando come essi siano la piattaforma di cooperazione più influente per i Paesi in via di sviluppo ed i mercati emergenti.

Egli ha spiegato come il Sud del mondo stia guadagnando terreno e come la tendenza verso un mondo multipolare sia inarrestabile. Di pari passo con il declino dell'unilateralismo e delle politiche di potenza, che vorrebbero contrastare tale ascesa.

Il presidente Xi ha spiegato come i BRICS debbano schierarsi dalla parte giusta della Storia, impegnandosi per guidare l'ordine internazionale verso equità e giustizia, lavorando assieme per costruire una comunità dal futuro condiviso per l'umanità.

Egli ha rilevato come i BRICS debbano rafforzare la loro cooperazione nell'ambito dell'Intelligenza Artificiale, incoraggiando l'open source, la trasparenza e la condivisione, partecipando all'Organizzazione mondiale per la cooperazione sull'IA.

Xi Jinping ha altresì sottolineato la necessità che i BRICS sostengano pace e stabilità globali, lavorando per una sicurezza comune globale, cooperativa e sostenibile, che si opponga alla mentalità della Guerra Fredda e al confronto tra i blocchi, contrastando la violazione della sovranità di altri Paesi e l'ingerenza nei loro affari interni.

Egli ha anche puntato il dito contro ogni forma protezionistica a livello commerciale e ha esortato i Paesi BRICS a lavorare in tal senso, ovvero per un sistema commerciale multilaterale e aperto.

Per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente, il Presidente cinese ha affermato, nel suo discorso: “La situazione in Medio Oriente rimane complessa e in continua evoluzione. Questa guerra ha inflitto gravi perdite alle popolazioni di tutti i Paesi della regione ed è contraria agli interessi comuni della comunità internazionale. Ho formulato quattro proposte per la salvaguardia e la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente, volte alla de-escalation, alla fine delle ostilità e alla promozione della pace. Le parti interessate dovrebbero attenersi alla via della soluzione politica e adoperarsi per un cessate il fuoco permanente e globale. Occorre prestare attenzione ad affrontare i problemi alla radice, a ricostruire la fiducia tra i paesi della regione e a stabilire una nuova architettura di sicurezza. La questione palestinese è sempre al centro della questione mediorientale e la via fondamentale da seguire è l'attuazione della soluzione dei due Stati e la realizzazione della coesistenza pacifica tra Palestina e Israele. La Cina collaborerà con gli altri membri dei BRICS per svolgere un ruolo adeguato nel portare pace e tranquillità in Medio Oriente”.

Il XVIII vertice ha adottato una dichiarazione congiunta di 140 punti dal titolo “Costruire per la resilienza, l'innovazione, la cooperazione e la sostenibilità”, che prevede un impegno per una governance globale inclusiva, volta al rafforzamento del multilateralismo, della sicurezza internazionale e ragionale, che auspichi la pace e sittolinea la necessità di una crescita economica globale e sostenibile.

Nella dichiarazione si è fatto esplicito riferimento alla Conferenza afro-asiatica di Bandung, in Indonesia, del 1955, che proclamò principi generali quali l'uguaglianza, l'indipendenza, il non intervento e il mutuo vantaggio. E proprio tale spirito funge da punto di riferimento dei BRICS, oggi.

Nella dichiarazione congunta si chiede l'attuazione delle Risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, che richiedono a tutte le parti del mantenimento del cessate il fuoto e il pieno accesso umanitario nella Striscia di Gaza.

La dichiarazione esprime anche profonda preoccupazione per le continue violenze a Gaza e lo sfollamento forzato dei palestinesi nella Stroscia e chiede la creazione di uno Stato di Palestina “sovrano, indipendente e vitale entro i confini internazionalmente riconosciuti del 1967, che includevano la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, con Gerusalemme Est come capitale, al fine di realizzare la visione di due Stati che vivono fianco a fianco, in pace e sicurezza”.

La dichiarazione congiunta dei Paesi BRICS ha ribadito, inoltre, il proprio sostegno a Cuba affermando: “Sottolineando il carattere dell’America Latina e dei Caraibi come zona di pace, fondata sul rispetto reciproco, sulla risoluzione pacifica delle controversie e sul non intervento, esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione relativa a Cuba a causa dell’inasprimento delle misure di blocco unilaterali contro il Paese, dei loro effetti negativi sull’economia cubana, sulle forniture energetiche e del preoccupante impatto umanitario sul popolo cubano. A questo proposito, ribadiamo la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie contro Cuba in conformità con la Risoluzione A/RES/80/4 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

Luca Bagatin

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mercoledì 5 agosto 2026

Lula unisce la sinistra brasiliana e rilancia il progetto socialista contro l'estrema destra liberal capitalista. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito dei Lavoratori (PT) del Brasile ha nominato ufficialmente candidato alle elezioni del 4 ottobre prossimo, Luiz Inácio Lula da Silva, che sarà candidato al suo quarto mandato ed è attualmente favorito nei sondaggi con il 39% dei voti al primo turno contro il 30% dei voti del candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro.

Sette sono i partiti del fronte della sinistra che si sono uniti a sostegno di Lula.

Oltre al PT, sosterranno Lula: il Partito Comunista del Brasile (PCdoB); il Partito Verde (PV); il Partito Socialista Brasiliano (PSB); il Partito Democratico Laburista (PDT); il Partito Socialismo e Libertà (PSOL); REDE (Rete per la Sostenibilità).

Forze di sinistra, centro-sinistra, ecologiste, socialiste e comuniste sono dunque riuscite, per la prima volta da anni in Brasile, a presentare un unico candidato, al fine di rilanciare e rafforzare le politiche sociali, economiche, ecologiste e laburiste portate avanti da Lula in questi anni.

Le parole d'ordine della coalizione saranno dunque, come dichiarato dai suoi esponenti: “crescita economica inclusiva, sviluppo sociale, difesa della sovranità, dell'indipendenza e dell'autonomia del Brasile”.

Lula, nei giorni scorsi, ha dichiarato: “Finché vivrò, l'estrema destra non governerà mai più questo Paese” e ha condannato il sostegno di Trump e Milei a Bolsonaro Jr., condannando dunque ogni interferenza esterna nelle elezioni presidenziali brasiliane.

In tal senso, Lula ha dichiarato: “Non voglio aiuti esterni. L'unico aiuto che voglio è quello del popolo brasiliano, affinché possiamo preservare la democrazia di questo Paese”.

Lula, durante i suoi mandati, ha fatto scendere il tasso di disoccupazione; consolidato il ruolo strategico del Brasile nei BRICS; ha promosso la sovranità finanziaria del Paese; rafforzato il multilateralismo; rafforzato i legami commerciali con la Cina; si è scontrato con le politiche commerciali di Washington, fondate sui dazi imposti da Donald Trump e contro il suo regime che vede in ogni governo socialista un governo “terrorista” e una minaccia per gli USA.

Lo scorso 29 luglio, Lula aveva dichiarato in merito che “è del tutto irragionevole definire il Brasile una minaccia per gli Stati Uniti, soprattutto alla luce degli storici legami diplomatici e dell'amicizia che uniscono i due popoli”.

Lula, ancora una volta, si presenta quale solido faro per un socialismo e una sinistra senza equivoci, che in Europa manca da moltissimi decenni. Un socialismo fondato su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, inclusività e multilateralismo.

Un socialismo destinato a vincere perché promuove ricette pragmatiche e lotta dalla parte giusta della Storia.

Luca Bagatin

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lunedì 27 luglio 2026

Il Presidente socialista Lula contro i regimi di Trump e Milei: "I dazi USA sono un'ingerenza nelle elezioni brasiliane". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, punta ancora una volta il dito contro la politica tariffaria del regime statunitense.

Egli, in un articolo sul Washington Post, ha respinto l'imposizione di dazi che vanno dal 12,5% al 37,5%, sottolineando come tali misure siano state introdotte al solo scopo di interferire nelle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo ottobre e che, secondo i sondaggi, vedono ad oggi in netto vantaggio Lula, rispetto al candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro, sostenuto dal regime di Trump.

Oltre ad essere ingiuste, le nuove tariffe rappresentano un errore strategico: danneggiano l'economia statunitense e la partnership con il Brasile. Diversi settori industriali statunitensi dipendono da componenti brasiliani. Cibo, calzature, tessuti, mobili, ricambi auto e molti altri prodotti diventeranno più costosi per i consumatori americani”, ha spiegato Lula.

E, su X, ha aggiunto: “Il riferimento all'ex presidente Jair Bolsonaro (condannato l'anno scorso e oggi agli arresti domiciliari per il tentativo di colpo di Stato in Brasile) ha reso esplicita la motivazione politica del provvedimento”.

Egli ha anche rilevato che, gli scambi commerciali con gli USA, sono diminuiti del 12,8% nella prima metà del 2026 rispetto al 2025, mentre gli scambi con l'UE sono cresciuti del 6,1% e, con la Cina, del 15,9%.

Nel medio termine, queste tariffe porteranno alla disorganizzazione delle catene produttive attualmente fortemente integrate, e le aziende brasiliane sostituiranno i fornitori nordamericani con altri partner”, ha spiegato il Presidente Lula.

Il Presidente Lula da Silva ha puntato il dito anche contro le dichiarazioni del Segretario di Stato USA Marco Rubio, il quale ha rimosso il Brasile dalla lista dei “Paesi amici”.

Il Presidente Lula ha affermato, in merito: “I tentativi di imporre restrizioni ideologiche al partenariato bilaterale, o di sfruttarlo a fini elettorali, sono insostenibili. Mai prima d'ora un Segretario di Stato statunitense ha definito il Brasile un paese ostile. Nessuno ci sconfiggerà con le menzogne”.

Egli ha altresì ribadito la sovranità del suo Paese di fronte alle interferenze e pressioni esterne.

Il governo brasiliano, inoltre, ha convocato, domenica 26 luglio scorsa, l'Ambasciatore argentino a seguito degli insulti rivolti dal Presidente argentino Milei contro Lula, in territorio brasiliano.

Durante il suo discorso, infatti, Milei ha definito il Presidente Lula un “detenuto” e un “ladro”.

Il Ministero degli Esteri brasiliano ha dichiarato che si tratta di un episodio senza precedenti, in quanto mai prima d'ora un Presidente straniero avrebbe approfittato di una visita in Brasile per promuovere “aggressioni e offese” contro il capo dello Stato, le istituzioni del Paese che lo ospita e contro il popolo brasiliano.

Numerosi rappresentanti del peronismo argentino, ovvero del Partito Giustizialista, del movimento La Cámpora e del Frente Renovado, all'opposizione del regime di Milei, hanno voluto esprimere il loro sostegno al Presidente brasiliano.

I peronisti argentini hanno peraltro sottolineato come l'irresponsabile e incivile comportamento di Milei possa avere un impatto sulle relazioni diplomatiche fra i due Paesi e conseguenze sulle imprese e le esportazioni.

Il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, del Partito Giustizialista, ha affermato: “Ieri abbiamo assistito con sgomento alle offese e agli insulti rivolti dal presidente Milei al governo brasiliano, al suo presidente e al suo popolo. In Argentina, rispettiamo le nazioni vicine e sorelle”. Egli ha accusato peraltro Milei di vicinanza al regime di Trump e di Netanyahu, entrambi di estrema destra tanto quanto quello di Milei.

Il presidente del Frente Renovador, movimento peronista di centro, Diego Giuliano, puntando il dito contro Milei ha affermato: “Un presidente viaggia per difendere gli interessi dell'Argentina, non per fare campagna elettorale né per insultare il capo di Stato del nostro principale partner commerciale. Ogni scontro diplomatico provocato da Milei finisce per essere pagato dalla nostra industria, dalle nostre esportazioni e dai nostri lavoratori”.

E il Partito Giustizialista, presieduto dalla peronista di sinistra Cristina Kirchner, ex Presidente argentina, ha definito vergognose le dichiarazioni di Milei, che rappresentano “la pagina più nera della politica estera e delle relazioni bilaterali con il nostro popolo fratello”.

L'organizzazione peronista di sinistra La Cámpora ha sottolineato come Milei “Nel frattempo, domani riceverà con tutti gli onori i predatori del Fondo Monetario Internazionale” e lo ha definito “il presidente più anti-Argentina che esista”.

Milei nei suoi sproloqui aveva addirittura accusato il Brasile, il Messico e il Partito Democratico statunitense di aver orchestrato una campagna “anti-Argentina”.

Luca Bagatin

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sabato 18 luglio 2026

Alchimia dell'Anima poesia di Luca Bagatin a Jade/Alquimia da Alma poema de Luca Bagatin para Jade

 Alchimia dell'Anima

poesia di Luca Bagatin

a Jade

Ti chiamo amore

Perché amore

E' il sentimento

Che accarezza

Il mio cuore

Quando ti vedo.

E sogno l'amore

Con te.

La fusione

Delle nostre labbra.

La fusione

Dei nostri corpi.

La fusione

Dei nostri sessi.

La fusione

Dei nostri aromi.

Una fusione

Inebriante.

Età diverse

Luoghi fisici diversi

Un'unica energia

Che attraversa i Secoli

Le vite

Le dimensioni.

Un'unica passione

Per il Sacro che si unisce al Profano.

Per il Profano che rende Sacro ciò che non lo è.

Eleganza, volgarità, sensualità, erotismo.

Tutto è Puro.

Tutto è autentico.

Tutto è Te.

Tutto è Me.

Tutto è Noi.

Luca Bagatin

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Alquimia da Alma

poema de Luca Bagatin

para Jade
 

Eu te chamo de amor
Porque o amor
É o sentimento
Que acaricia
Meu coração
Quando te vejo.
E eu sonho com o amor
Com você.
A fusão
Dos nossos lábios.
A fusão
Dos nossos corpos.
A fusão
Dos nossos sexos.
A fusão
Dos nossos aromas.
Uma
fusão inebriante.
Idades diferentes
Lugares físicos diferentes
Uma única energia
Que atravessa os Séculos
Vidas
Dimensões.
Uma única paixão
Pelo Sagrado que se une ao Profano.
Pelo Profano que torna Sagrado o que não é.
Elegância, vulgaridade, sensualidade, erotismo.
Tudo é Puro.
Tudo é autêntico.
Tudo é Você.
Tudo sou Eu.
Tudo somos Nós.

Luca Bagatin

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sabato 16 maggio 2026

Contro l’embargo USA, anche la Russia rilancia il sostegno a Cuba. Articolo di Luca Bagatin

 

Mentre il regime di Trump continua a voler soffocare Cuba, inasprendo l'ideologico embargo che dura dal 1962, imponendo dazi ai Paesi che le vendono petrolio e introducendo misure restrittive alle banche straniere che collaborano con essa, oltre che agli operatori economici che vorrebbero investire a Cuba, la Russia ribadisce la sua volontà di continuare ad assistere l'Isola caraibica.

Un sostegno che si aggiunge a quello già garantito da Cina, Brasile, Messico, Colombia e Spagna.

Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, incontrando il suo omologo cubano Bruno Rodriguez, alla riunione dei Ministri degli Esteri del gruppo BRICS a Nuova Delhi, ha ribadito la disponibilità della Russia di fornire a L'Avana il “necessario sostegno politico, diplomatico e materiale in un contesto di escalation senza precedenti”, confermando inoltre la posizione russa favorevole alla cessazione immediata dell'embargo economico, commerciale e finanziario statunitense imposto a Cuba. Una posizione sostenuta da tempo anche da Repubblica Popolare Cinese, Brasile, Messico, Colombia e Spagna.

Durante la riunione dei Ministri degli Esteri dei Paesi BRICS, il Ministro Rodriguez ha denunciato il regime statunitense anche per la minaccia di attacco militare diretto contro il Paese.

Secondo il rapporto del Ministero degli Esteri cubano, i danni causati dall'embargo statunitense hanno superato i 170 miliardi di dollari.

Luca Bagatin

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martedì 3 marzo 2026

Tutto il mondo socialista autentico contro l'attacco all'Iran e per il rispetto del diritto internazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

Non solo la Repubblica Popolare Cinese, ma tutto il resto del mondo socialista autentico e serio, condanna l'aggressione all'Iran da parte dei regimi di Trump e Netanyahu.

Il Premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, oltre a condannare “l'azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele, che pone le basi per un'escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile”, ha negato al regime USA l'uso delle sue basi di Rota e Moron per le operazioni belliche contro l'Iran.

Il Premier socialista slovacco Robert Fico ha dichiarato, attraverso un video sui social, che “Con l'attacco all'Iran assistiamo all'ennesima dimostrazione del totale collasso dell'ordine mondiale e del completo disprezzo del diritto internazionale. I grandi e i potenti fanno quello che vogliono. L'ONU è impotente e noi piccoli possiamo solo stare a guardare e lamentarci”.

Egli ha altresì aggiunto che “Ancora una volta si dimostra quanto l’UE sia insignificante, quanto nessuno la prenda sul serio. Nessuno ci ha preso sul serio a Gaza, in Venezuela, ora in Iran. L’unica cosa che alcuni attori dell’UE sono in grado di fare è fomentare la guerra in Ucraina”.

Il leader socialista britannico, ex leader laburista, Jeremy Corbyn, oltre a condannare l'attacco all'Iran e chiedere la difesa del diritto internazionale, ha scritto sui social che “Permettendo alle forze statunitensi di utilizzare le basi britanniche per bombardare l'Iran, Keir Starmer sta riecheggiando l'obbedienza di Tony Blair a Washington, trascinando la Gran Bretagna in un'altra guerra costosa, catastrofica e illegale”.

Il leader socialista de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, oltre a richiedere una commissione d'inchiesta parlamentare sul caso Epstein e i suoi ricatti a livello internazionale, ha dichiarato sui social: “L'escalation della guerra scatenata da Trump e Netanyahu sta portando a una conflagrazione su larga scala. Deve cessare. La Francia non deve intervenire militarmente. Deve fare tutto il possibile per garantire un cessate il fuoco immediato. In Medio Oriente, la Francia deve dichiarare inequivocabilmente: giù le mani dal Libano!”, inoltre ha dichiarato che “La guerra di Netanyahu e Trump contro l'Iran causerà ovviamente uno shock economico molto grave. Prezzi del petrolio e del gas? Certo, certo. Ma che dire del conseguente impatto su tutti i settori che dipendono da essi? E anche dell'impatto potenzialmente catastrofico sulle bolle finanziarie globali”.

Preoccupazione anche da parte del Sen. Democratico statunitense di orientamento socialista Bernie Sanders, il quale nei giorni scorsi ha dichiarato: Il Presidente Trump, insieme al suo alleato israeliano di estrema destra Benjamin Netanyahu, ha avviato una guerra illegale, premeditata e incostituzionale. Tragicamente, Trump sta giocando d'azzardo con vite e ricchezze americane per realizzare l'ambizione decennale di Netanyahu di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto armato con l'Iran. La Costituzione degli Stati Uniti è chiara. È il Congresso che dichiara guerra, non un Presidente che agisce unilateralmente. Il Senato deve riunirsi immediatamente e votare una risoluzione sui poteri di guerra in sospeso, che sosterrò con forza. Inoltre, questo attacco contro l'Iran è una chiara violazione del diritto internazionale e creerà maggiore instabilità in un mondo già pericoloso. Se gli Stati Uniti e Israele possono lanciare un attacco contro una nazione sovrana, lo può fare qualsiasi altro Paese. La forza non fa il diritto. Crea anarchia internazionale, morte, distruzione e miseria umana. Al popolo americano è stata detta una bugia sul Vietnam. Al popolo americano è stata detta una bugia sull'Iraq. Oggi gli viene detta di nuovo una bugia, e ancora una volta saranno le persone comuni a pagarne il prezzo. Il popolo del nostro Paese, indipendentemente dalle sue convinzioni politiche, non vuole una guerra senza fine. Vuole un lavoro dignitoso, un'assistenza sanitaria e una casa che possa permettersi. Vuole che i suoi figli ricevano un'istruzione eccellente. Non dobbiamo permettere a Trump di costringerci a un'altra guerra insensata. Nessuna guerra con l'Iran”.

Preoccupato anche l'ambasciatore brasiliano Celso Amorim, il quale ha affermato che il Brasile “deve prepararsi allo scenario peggiore, poiché il conflitto con l'Iran potrebbe aggravarsi”.

E anche il socialista e comunista Partito Iraniano del Tudeh, bandito in Iran, così come lo sono tutti i partiti comunisti e socialisti, dai tempi della Rivoluzione khomeinista, è intervenuto, con un comunicato critico sia nei confronti del regime iraniano che di quelli di USA e Israele: “In seguito agli attacchi aggressivi del regime criminale di Netanyahu e dell'imperialismo statunitense sul suolo iraniano, Ali Khamenei, leader supremo del regime e dittatore che negli ultimi trentasette anni, attraverso politiche distruttive e l'ideologia reazionaria dell'"Islam politico", ha spinto il Paese sull'orlo della guerra e della distruzione, insieme a numerosi membri della sua famiglia e stretti collaboratori, nonché ad alcuni comandanti della Guardia Rivoluzionaria e repressori del popolo, sono stati uccisi.

Negli ultimi trentasette anni, in qualità di Guida Suprema assoluta, Ali Khamenei ha determinato le principali politiche economiche e la direzione politica del Paese ed è stato il principale responsabile della sanguinosa e violenta repressione di ogni protesta contro le politiche distruttive della Repubblica Islamica. Adottando politiche economiche volte a garantire gli interessi del grande capitale, ha trascinato decine di milioni di iraniani nella povertà e nella miseria. La sua famiglia e i suoi stretti collaboratori hanno inoltre saccheggiato la ricchezza e le risorse del Paese. La morte della Guida Suprema del regime può segnare l'inizio di sviluppi che aprono la strada al governo del popolo sul proprio destino e sulla propria vita e all'alba della libertà e della giustizia nel Paese. Allo stesso tempo, sappiamo che l'imperialismo statunitense e i suoi alleati regionali, in particolare il governo razzista di Netanyahu, e i loro agenti iraniani come Reza Pahlavi, nutrono sinistri piani per distruggere il paese e le sue capacità, per trasformare l'Iran in una semi-colonia statunitense nella regione o per coinvolgere l'Iran in prolungate guerre civili etnico-religiose (come in Libia o in Siria), con l'obiettivo di distruggere completamente la sovranità nazionale e frammentare l'Iran.(...)

Oggi, la richiesta della maggioranza del nostro popolo è la completa trasformazione del sistema politico fondato sull'istituzione reazionaria della Tutela del Giurista (Velayat-e Faqih), la completa separazione tra religione e governo e il passaggio a un sistema basato sulla libertà e su strutture democratiche ed elettive scelte dal popolo per realizzare i diritti democratici, le libertà e la giustizia sociale.

(…)

Sarà il popolo iraniano a decidere il futuro dell'Iran!

Libertà per tutti i prigionieri politici, ideologici e civili!

Viva la pace, sia salda la sovranità nazionale, avanti verso l'istituzione di un governo nazionale e democratico!".

Chissà, purtuttavia, se l'ultima parola sarà lasciata al popolo oppure, come è facile immaginare in questo momento, sarà lasciata alla sopraffazione e al sopruso dei nuovi colonizzatori...

Luca Bagatin

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sabato 7 febbraio 2026

Brasile. Il Presidente Lula celebra i 46 anni del Partito dei Lavoratori e rilancia la sfida socialista contro l'estrema destra e le ingerenze USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialista Partito dei Lavoratori brasiliano, ovvero il Partido dos Trabalhadores (PT), compie 46 anni e, il Presidente del Brasile, nonché Presidente del PT, Luiz Inácio Lula da Silva, durante le celebrazioni dell'anniversario, a Salvador, ha esortato i militanti a prepararsi per le prossime elezioni Presidenziali, che si terranno il 4 ottobre prossimo.

Lula è infatti pronto per un nuovo mandato ed è pronto a battere il figlio di Bolsonaro, Flavio, estremista di destra, che si presenta con il conservatore Partito Liberale.

Lula, ha affermato che i militanti del PT dovranno smascherare ogni menzogna raccontata dall'estrema destra.

Preparatevi. Queste elezioni saranno una guerra e dovremo essere preparati. Dobbiamo essere più audaci, perché loro lo sono. Non possiamo restare in silenzio. Non è più sufficiente gridare 'Lula Pace e Amore'”, ha affermato il Presidente.

Il Presidente Lula, che si ricandida - per il quarto mandato - all'età di 80 anni, ha affermato altresì che sta vivendo il suo momento migliore, sia a livello fisico che mentale e che si sente motivato oggi più di quando aveva 50 anni.

Egli ha invitato i militanti del PT a non abbassare la guardia, anche perché i risultati positivi delle politiche sociali portate avanti dal suo governo non saranno sufficienti, da soli, a garantirgli la vittoria.

Dobbiamo pensare a un altro progetto per questo Paese. Quale progetto presenteremo per risvegliare nei cuori di ragazze e ragazzi, uomini e donne, giovani e adulti, l'aspettativa di poter costruire un altro Paese? Questo è ciò che mobiliterà il nostro popolo”, ha sottolineato Lula.

Egli ha spiegato come alle prossime elezioni non è in gioco solo la vittoria alla Presidenza della Repubblica, ma soprattutto se il Brasile continuerà ad essere un Paese democratico, oppure, se esso sarà consegnato, come già accaduto con Bolsonaro padre, a un fascista.

Egli ha spiegato come il PD debba lavorare per creare alleanze con altre forze politiche e ha ringraziato tutti gli attivisti, non solo del PT, ma anche del PSB (Partito Socialista Brasiliano); PcdoB (Partito Comunista del Brasile) e PDT (Partito Democratico dei Lavoratori), ovvero i partiti che supportano il suo attuale governo.

Egli, inoltre, ha ricordato il suo attivismo sindacale a partire dagli Anni '70 e ricordato la fondazione del PT.

Non c'è nulla di simile al PT nel mondo. Stiamo accumulando molti errori, ma non c'è nulla di simile”, ha ricordato Lula, aggiungendo che esso “è stato creato dai lavoratori, guidato dai lavoratori”.

Lula ha ricordato di come, da leader sindacale, viaggiasse tra le fabbriche a bordo del suo Maggiolino Volkswagen, gridando con un megafono, per convincere i lavoratori a creare un loro partito. Un partito che deve continuare ad “ascoltare le periferie”, ha sottolineato il Presidente.

Egli ha, altresì, puntato il dito contro la corruzione, che si sta diffondendo nella politica brasiliana e ha sottolineato la necessità di mantenere il PT fuori da ogni forma di mercificazione.

Avete l'obbligo morale di non permettere che questo partito finisca nel fosso comune della politica di questo Paese”, ha esortato il Presidente Lula.

Nel suo discorso, Lula, ha inoltre solidarizzato con il popolo cubano, per le continue vessazioni che subisce a causa del regime statunitense e, relativamente all'aggressione statunitense al Venezuela, ha affermato che “Dobbiamo dire forte e chiaro che il problema del Venezuela deve essere risolto dal popolo del Venezuela, non da Trump”.

Egli ha, inoltre, elogiato il parteneriato siglato, recentemente, fra Brasile e Repubblica Popolare Cinese.

Oltre al Presidente Lula, alla celebrazione, conclusasi con una festa, sono intervenuti anche il presidente del PT, Edinho Silva, il governatore di Bahia, Jerônimo Rodrigues, la senatrice Tereza Leitão (PT-PE) e il Presidente del PT di Bahia, Tássio Brito.

Luca Bagatin

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mercoledì 28 gennaio 2026

Colloqui fruttuosi fra Xi Jinping e Lula per rafforzare gli accordi bilaterali e salvaguardare pace e stabilità latinoamericana e globale. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 gennaio scorso si è svolto un fruttuoso colloquio telefonico fra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese - Xi Jinping - e il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva.

Perfetta unità di vedute fra i due leader socialisti, i quali, a partire dal 2024, come sottolineato da Xi, hanno elevato le relazioni bilaterali fra i due Paesi, trovandosi concordi sulla costruzione di un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile.

I due Paesi sono peraltro entrambi importanti membri del Sud del mondo e sono impegnati nel sostenere pace e stabilità globali, giustizia internazionale e equità, combattendo ogni forma di bullismo unilaterale e neo-colonialismo.

Il Presidente Lula si è detto concorde nel rafforzare, assieme alla Cina, il multilateralismo e il libero scambio e, data la preoccupante situazione internazionale, che vede sistematiche violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti d'America, culminate con l'illegale rapimento del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores e le continue minacce alla sovranità di Cuba, Messico e Colombia, intende collaborare strettamente con la Repubblica Popolare Cinese per difendere l'autorità delle Nazioni Unite, rafforzare la cooperazione fra i Paesi BRICS e salvaguardare pace e stabilità nella regione dell'America Latina e a livello globale.

E, nel frattempo, anche la Gran Bretagna di Starmer, dopo Canada e Finlandia, riallaccia i rapporti con Pechino, dopo i continui atti di bullismo protezionistico e geopolitico di Trump.

Alla fine, chissà, anche in Europa, forse, prevarrà il buonsenso e il pragmatismo, fondati su cooperazione, sviluppo e dialogo, rispetto alle sciocche e ideologiche logiche da Guerra Fredda fuori tempo massimo e rincorse da sempre, purtroppo, dagli USA e da chi va loro irresponsabilmente dietro.

Luca Bagatin

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sabato 10 gennaio 2026

Aggressione al Venezuela. La Presidente Delcy Rodriguez ringrazia Brasile, Colombia e Spagna per il sostegno ricevuto. Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente ad interim del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, ha avuto colloqui telefonici con i Presidenti socialisti di Brasile, Colombia e Spagna.

Tanto il Presidente brasiliano Lula, che quello colombiano Petro e lo spagnolo Sanchez, hanno condannato l'aggressione illegale e criminale contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il rapimento del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores.

La Presidente Rodriguez ha espresso gratitudine nei confronti del Presidente Lula da Silva, anche per l'assistenza fornita al Venezuela nei giorni successivi all'aggressione.

Ella ha affermato, altresì, che “Colombia e Venezuela sono Paesi fratelli, impegnati ad andare avanti assieme per affrontare e risolvere i problemi che ci riguardano, sulla base del rispetto reciproco e della cooperazione regionale”.

La Presidente Rodriguez ha espresso apprezzamento anche nei confronti del governo spagnolo, che ha ringraziato per la “posizione coraggiosa nel condannare l'aggressione contro il Venezuela”, esprimendo l'interesse del Paese al fine di lavorare assieme alla Spagna per un “ampio programma bilaterale” vantaggioso per entrambi i popoli.

La Presidente, ha ribadito che intende proseguire nell'affrontare la crisi, seguita all'aggressione statunitense, attraverso mezzi diplomatoci volti a salvaguardare pace e sovranità nazionale, richiedendo il rilascio del Presidente Maduro e sua moglie, Cilia Flores e rafforzando il sistema sociale, socialista e ponendo al centro dell'agenda politica il potere popolare e la comunità.

Delcy Rodriguez, sorella del Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela Jorge Rodriguez, è figlia del politico e rivoluzionario socialista Jorge Antonio Rodriguez, fondatore della Lega Socialista, il quale fu brutalmente ucciso e torturato, a soli 34 anni, dai servizi di intelligence del Venezuela corrotto dell'epoca, nel 1976.

Luca Bagatin

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giovedì 18 dicembre 2025

Crescono le voci di protesta contro Trump per le minacce al Venezuela sovrano e socialista. Articolo di Luca Bagatin

 

Da più parti si levano voci di protesta contro il regime di Trump, che ha minacciato il blocco navale delle petroliere venezuelane.

Numerosi deputati del Partito Democratico USA della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti degli USA, hanno condannato l'amministrazione Trump relativamente alle minacce contro il Venezuela.

Costoro, hanno peraltro messo in dubbio la legalità delle azioni militari poste in essere da Trump contro le navi venezuelane, senza la certezza che queste rappresentino una minaccia per il popolo statunitense.

I deputati democratici hanno parlato di “grave abuso di potere” da parte di Trump ed hanno sottolineato che La nostra risoluzione sui poteri di guerra ha cercato di porre fine a questi attacchi extragiudiziali, ma la maggioranza dei repubblicani ha preferito la lealtà a Donald Trump rispetto al giuramento alla Costituzione”.

Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo venezuelano, Yván Gil, il quale lo ha informato sulla situazione in Venezuela, sottolineando come il governo e il popolo venezuelano intendono salvaguardare fermamente la sovranità e indipendenza del Paese, rifiutando qualsiasi minaccia esterna.

Il Ministro Wang ha ribadito la partnership strategica fra la Cina e il Venezuela e la posizione cinese, in merito, è molto chiara, ovvero si oppone a “ogni forma di intimidazione unilaterale e sostiene i Paesi nella salvaguardia della loro sovranità e dignità nazionale”, esortando la comunità internazionale a sostenere la posizione del Venezuela.

In una recente conferenza stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jakun, ha espresso il sostegno della Repubblica Popolare Cinese alla richiesta del Venezuela di una sessione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite per risolvere la situazione.

Guo ha fatto presente che: “La Cina si oppone a tutti gli atti di unilateralismo e prepotenza e sostiene i Paesi nella difesa della propria sovranità e dignità nazionale. Il Venezuela ha il diritto di sviluppare autonomamente una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con altri Paesi. Crediamo che la comunità internazionale possa comprendere e sostenere la posizione del Venezuela volta a proteggere i propri legittimi diritti e interessi. La Cina sostiene la richiesta del Venezuela di tenere una sessione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Anche il Ministero degli Esteri russo, in un comunicato, ha espresso preoccupazione per le decisioni unilaterali del governo USA, che potrebbero rappresentare una minaccia per la navigazione internazionale.

Il Ministero degli Esteri russo ha invitato l'amministrazione di Trump ad adottare un “approccio razionale e pragmatico”, evitando un'escalation che potrebbe avere “conseguenze imprevedibili per l'intero emisfero occidentale” ed ha esortato al dialogo fra Washington e Caracas, fondato sul diritto internazionale. Il comunicato ha ribadito la posizione russa, volta al mantenimento della pace in America Latina e nei Caraibi.

Sulla questione è intervenuto anche il Presidente socialista del Brasile, Lula, il quale si è detto anch'egli “molto preoccupato” per la crisi fra Venezuela e USA.

Egli ha esortato Trump a dialogare con il governo venezuelano, al fine di trovare una soluzione.

Lula ha ribadito di voler offrire sia a Trump che al Presidente socialista Maduro l'aiuto del Brasile, al fine di “evitare un conflitto armato qui in America Latina”.

In merito vorrebbe parlare prima di Natale con Trump “in modo che possiamo raggiungere un accordo diplomatico e non una guerra fratricida”.

Il Presidente Lula ha altresì sottolineato che “Non può trattarsi solo di rovesciare Maduro. Quali sono gli altri interessi di cui non siamo ancora a conoscenza?” riferendosi di non sapere se in gioco, da parte degli USA, ci sia solo il petrolio venezuelano, altri minerali essenziali o le terre rare.

Il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez, ha lanciato un appello ai parlamentari venezuelani invitandoli a mobilitarsi, a fianco del popolo, al fine di difendere la pace del Paese, contro le “grottesche minacce” del governo USA che intende “rubare petrolio, minerali e terre venezuelane”.

Nel frattempo, il giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha presentato una denuncia contro la Fondazione Nobel, per aver conferito il Nobel per la Pace all'esponente della destra venezuelana, Maria Corina Machado, la quale ha incoraggiato l'escalation militare USA contro il Venezuela.

Secondo Assange, il Premio Nobel per la Pace non può essere trasformato, giustamente, in uno “strumento di guerra”.

La Machado, peraltro, come denunciato da Assange, aveva peraltro sostenuto anche il criminale regime di Netanyahu.

Luca Bagatin

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venerdì 5 dicembre 2025

Esce, ufficialmente, il numero 1 della rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”

E' uscito il numero 1 della nuova rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”.

In questo numero, fra le altre cose, vi sono approfondimenti su Ecuador, Corea del Sud, Transnistria, Russia e Egitto e sulla figura di Padre Romero, Sun Tzu e un lungo articolo di Luca Bagatin su Eduard Limonov, il nazionalbolscevismo e l'Altra Russia.

Chiunque volesse abbonarsi alla rivista, può farlo attraverso un semplice bonifico bancario intestato a Mario Pascale, inserendo come causale “Abb. BRICS & Friends 2026 – Spedire a (inserire indirizzo di spadizione”, sull IBAN: IT78F0760103200001070435589. 

Il sito web della rivista, ove potete leggere altri articoli di attualità è: https://bricsandfriends.com 

giovedì 9 ottobre 2025

Nasce la rivista di geopolitica “BRICS & Friends”, per dare voce al Sud del mondo. Articolo di Luca Bagatin

 

E' uscito ufficialmente il numero 0 della nuova rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”.

La rivista, edita dalla Mario Pascale Editore, che è anche il direttore editoriale, diretta da Riccardo de Paola e con una redazione composta, oltre che dal sottoscritto, anche dalla studiosa di America Latina e del mondo arabo Maddalena Celano e dalla scrittrice e ingegnere Patrizia Boi, si propone di collegare l'Italia all'universo BRICS e dare voce ai Paesi del Sud del mondo.

La linea editoriale di “BRICS & Friends” è, inequivocabilmente, multipolarista, volta all'autodeterminazione dei popoli, all'anticolonialismo ed è votata alla libertà, alla giustizia sociale, alla pace, alla prosperità e al progresso dei popoli del pianeta.

Nel numero 0 sono trattati argomenti quali l'eredità di Dostoevskij; le battaglie della Presidentessa del Messico Claudia Sheinbaum; la competizione turca, egiziana e israeliana nel Mediterraneo; la guerra economico-politica contro il Venezuela socialista; il moderno riformismo del Partito Comunista Cinese (scritto dal sottoscritto); l'intervista all'Ambasciatore Bruno Scapini; l'etnopunk siberiano e altro ancora.

86 pagine dense di geopolitica, Storia, cultura, approfondimenti.

“BRICS & Friends” è indipendente e vivrà di abbonamenti e raccolta pubblicitaria.

L'abbonamento ordinario (sei numeri, più tutti i contenuti online), ammonta a 100 euro annuali.

Quello sostenitore a 200 euro annuali.

Chiunque volesse abbonarsi, può farlo attraverso un semplice bonifico bancario intestato a Mario Pascale, inserendo come causale “Abb. BRICS & Friends 2026 – Spedire a (inserire indirizzo di spadizione”, sull IBAN: IT78F0760103200001070435589.

Come recita lo slogan della rivista, parafrasando l'Eroe dei due Mondi, il socialista repubblicano Giuseppe Garibaldi: “Il multipolarismo è il Sol dell'Avvenire”!

Luca Bagatin

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martedì 9 settembre 2025

Il Presidente socialista brasiliano Lula al vertice virtuale BRICS: “L'unilateralismo non porterà mai pace, giustizia e prosperità". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha convocato, nei giorni scorsi, un vertice virtuale del gruppo dei BRICS (comprendente, oltre al Brasile, Cina, Russia, Sudafrica, India, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, Iran e Arabia Saudita).

Durante il vertice, egli ha promosso un sistema volto alla cooperazione, capace di superare ogni forma di rivalità e di difendere il multilateralismo.

Lula ha affermato che i fondamenti dell'ordine internazionale, costituito nel 1945, sono stati rapidamente e irresponsabilmente minacciati dall'unilateralismo (USA, anche se Lula, nel suo discorso, non li ha voluti nominare direttamente) e che l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) è paralizzata da anni.

In poche settimane, misure unilaterali hanno trasformato in lettera morta i principi fondamentali del libero scambio come le clausole della nazione più favorita e del trattamento nazionale. Ora assistiamo alla sepoltura formale di questi principi. I nostri Paesi sono diventati vittime di pratiche commerciali ingiustificate e illegali”, ha sottolineato il Presidente Lula.

Dividere per conquistare è la strategia dell'unilateralismo”, ha affermato Lula, aggiungendo che “Il ricatto tariffario si sta normalizzando come strumento per conquistare i mercati e interferire con questioni interne. L'imposizione di misure extraterritoriali minaccia le nostre istituzioni”.

Il gruppo dei BRICS, il suo sistema di commercio e l'integrazione finanziaria dei vari Paesi che lo compongono, ad ogni modo, stanno attenuando gli effetti del protezionismo, ha ricordato il Presidente brasiliano.

Abbiamo la legittimità necessaria per guidare la rifondazione del sistema commerciale multilaterale su basi moderne, flessibili e orientate alle nostre esigenze di sviluppo. Per questo dobbiamo andare uniti alla 14a conferenza ministeriale dell'OMC, il prossimo anno in Camerun”, ha proseguito.

Egli, ha inoltre spiegato come l'impatto dell'unilateralismo sia grave anche in ambito ambientale, ricordando come i Paesi in via di sviluppo siano i più colpiti dal cambiamento climatico.

In merito ha sottolineato che “Oltre a lavorare per la decarbonizzazione pianificata dell'economia globale, possiamo utilizzare i combustibili fossili per finanziare la transizione ecologica. Abbiamo bisogno di una governance climatica più forte, in grado di esercitare una supervisione efficace”.

Egli, ha inoltre fatto presente come i Paesi del Sud del Mondo possano creare le condizioni per promuovere un nuovo paradigma di sviluppo, volto ad arginare una nuova Guerra Fredda.

In tal senso, ha concluso affermando che: “L'unilateralismo non porterà mai alla realizzazione degli scopi di pace, giustizia e prosperità che i nostri antenati hanno delineato nel 1945 (... ). BRICS è già il nuovo nome della difesa del multilateralismo”.

Luca Bagatin

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giovedì 7 agosto 2025

Dazi USA: il Brasile ottiene l'appoggio dalla Cina. Articolo di Luca Bagatin

Mentre Trump lancia dazi in ogni dove, illudendosi che questo sarà un bene per l'economia del suo Paese e un male per tutti gli altri, Wang Yi, membro dell'Ufficio politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ed ex Ministro degli Esteri, ha dichiarato che la Repubblica Popolare Cinese è fermamente intenzionata a sostenere il Brasile e a voler approfondire la cooperazione bilaterale.

Egli ha sottolineato come, tanto il Presidente cinese Xi Jinping, quanto il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, stiano lavorando per “promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile”.

L'obiettivo è quello di promuovere un mondo multipolare e sostenere le regole di un ordine internazionale che salvaguardi equità e giustizia globali.

Egli ha definito quelle di Trump – ovvero i dazi contro il Brasile al 50% - delle “pratiche intimidatorie” e ha ribadito come Cina e Brasile continueranno a sostenersi a vicenda, salvaguardando i loro legittimi interessi e quelli dei Paesi del Sud del mondo, nell'ambito dei BRICS.

Entrambi i Paesi, peraltro, nell'ambito della crisi ucraina, sono impegnati, attraverso il Gruppo degli Amici per la Pace, al fine di raggiungere il cessate il fuoco e promuovere il dialogo,

Il Presidente brasiliano Lula, relativamente ai dazi iniqui imposti da Trump, ha fatto ricorso presso il WTO, ovvero l'Organizzazione Mondiale del Commercio, dichiarando che non si lascerà umiliare dal Presidente USA, noto per il suo atteggiamento arrogante e irrispettoso.

Luca Bagatin

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sabato 2 agosto 2025

L'UE non ne ha azzeccata una. Articolo di Luca Bagatin

 

L'UE, in questi decenni, ma soprattutto anni, non ne ha azzeccata una.

Anziché gettare acqua sul fuoco, ha preferito sostenere e armare una autocrazia (che ha messo al bando l'opposizione di sinistra), né appartenente all'UE, né alla NATO. Seguendo peraltro i desiderata della famiglia Biden.

Del resto, le cose sarebbero forse andate diversamente se si fosse ascoltato ciò che Silvio Berlusconi, forse l'ultimo e unico vero leader della Seconda Repubblica (il cui unico vero errore fu di sdoganare missini e leghisti), diceva e scriveva già il 9 maggio 2015, in una lettera, sul Corriere della Sera, riportata anche sul suo profilo Facebook:

Caro direttore, l’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente”.

E proseguiva, fra le altre cose, scrivendo: “È vero, con la Russia ci sono delle serie questioni aperte. Per esempio la crisi ucraina. Ma sono problemi che è ridicolo pensare di risolvere senza o contro Mosca. Anche perché in Ucraina coesistono due ragioni altrettanto legittime, quelle del governo di Kiev e quelle della popolazione di lingua, cultura e sentimenti russi. Si tratta di trovare un compromesso sostenibile fra queste ragioni, con Mosca e non contro Mosca”.

Egli peraltro, nel febbraio 2023, affermò: “Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.

Inascoltato anche e soprattutto dai suoi, che hanno fatto e continuano a fare l'opposto di ciò che egli disse e promosse.

Suoi che, come i post-comunisti (PD and Co.) e i loro alleati, non hanno minimamente una politica estera seria e chiara, come diversamente Berlusconi proponeva: multipolare, dialogante, con un Occidente che – pragmaticamente – arginasse ogni forma di estremismo.

Anche relativamente al Medio Oriente, l'UE, non ha una politica seria e coerente, quando sarebbe invece necessario lavorare, anche lì, per una mediazione, per riconoscere lo Stato della Palestina, lottare contro il terrorismo, per il rilascio degli ostaggi e arginare governi che bombardano i civili.

Non ne parliamo, poi, della questione dei dazi, ove, ancora una volta, la dirigenza UE si è inchinata ai desiderata del Presidente USA di turno.

Un Trump che, peraltro, oggi dice una cosa, poi ne fa un'altra e... chissà, ne farà e dirà altre ancora, dimostrando assai poca coerenza e molta inconsistenza nella sua leadership.

Del resto, anche i bambini sanno che i dazi sono un danno economico per tutti e, nel medio-lungo periodo, finiranno per ritorcersi contro gli stessi USA.

In tempi di globalizzazione, di e-commerce, di Intelligenza Artificiale, del resto, nessun Paese è e può essere autosufficiente. Ogni divisione ideologica è, dunque, controproducente e profondamente sciocca.

L'arroccamento su posizioni ideologiche, estremiste, vetero-conservatrici, assunte dalla dirigenza di USA e UE, appare tanto assurdo quanto profondamente controproducente.

Il già Ministro degli Esteri Gianni De Michelis (dal 1989 al 1992), che ebbi l'onore di conoscere una ventina di anni fa, riconobbe tanto la necessità di integrare la Russia nel sistema europeo, quanto riconobbe l'importanza del nuovo corso socialista riformista intrapreso dalla Repubblica Popolare Cinese, da Deng Xiaoping in poi.

Ovviamente inascoltato, se pensiamo anche che fu ingiustamente travolto, come accadde a molti politici della sua epoca e generazione, nell'ambito della falsa rivoluzione di Tangentopoli.

Da allora in poi, sappiamo com'è andata.

Il socialismo, in Italia e Europa, è pressoché scomparso. In Italia sono stati sdoganati post-fascisti e post-comunisti (che hanno ampiamente malgovernato il Paese e che ben presto sono diventati fondamentalisti atlantisti). I partiti democratici di Centro-Sinistra (l'unico, vero e inimitabile, non certo il caravanserraglio del PD and Co.), sono stati completamente distrutti e sono scomparsi (lasciamo stare i cespuglietti che oggi si richiamano ad alcuni di quei gloriosi partiti della gloriosa Prima Repubblica...).

Mentre i Paesi BRICS crescono e lavorano per un nuovo ordine multipolare, più equo e più giusto, noi siamo ancora fermi alla mentalità da Guerra Fredda.

Alle guerre economiche e agli inutili riarmi.

Quando, diversamente, sarebbe necessario un mondo più unito, con un'unica alleanza militare globale (come peraltro proposto recentemente anche dal Presidente socialista colombiano Gustavo Petro) e magari anche con un'unica moneta mondiale, come teorizzato dall'ottimo prof. Giancarlo Elia Valori (egli in particolare, in un suo interessante articolo scrisse: quando tutte le persone avranno coscienza di essere uguali, e di avere parità di condizioni economiche e benessere, potrebbe essere possibile unificare la moneta mondiale. Un’unica moneta come frutto di un’acquisizione prima di tutto umana e psicologica, e solo dopo di fattori macro- o microeconomici”).

Le sfide che abbiamo davanti sono molto serie e un mondo diviso non potrà che aggravarle e renderle sempre più impervie.

Con l'Intelligenza Artificiale, adeguatamente governata, potremmo avere un valido supporto per il comparto sanitario e della sicurezza interna e internazionale.

Ma senza una classe dirigente all'altezza, tutto ciò potrebbe essere vanificato.

Non saranno gli estremismi, i fondamentalismi, gli arroccamenti ideologici nei quali si è infilato il cosiddetto Occidente che potranno esserci d'aiuto.

L'Europa unita (se mai lo sia stata davvero), ha smesso da tempo di essere quel baluardo di equilibrio, ragionevolezza, pragmatismo, welfare. Ma si è trasformata nel suo contrario.

Diversamente, tale ruolo, è stato assunto dalla Repubblica Popolare Cinese del socialista riformista Xi Jinping, che, con moderazione e ragionevolezza, promuove una “comunità umana dal futuro condiviso”, sostenendo il Sud del Mondo, dialogando e commerciando con tutti e gettando acqua sul fuoco dei conflitto globali.

Anche il Brasile del socialista Lula, sta svolgendo un ruolo simile. Il Presidente Lula, anche recentemente, ha ribadito peraltro la necessità di diffondere democrazia, affermando al summit di Santiago del Cile, del 21 luglio scorso: “In questo momento in cui l'estremismo sta cercando di far rivivere pratiche interventiste, dobbiamo agire insieme. Difendere la democrazia non è responsabilità esclusiva dei governi; richiede la partecipazione attiva del mondo accademico, dei parlamenti, della società civile, dei media e del settore privato”.

Più democrazia, più investimenti nel welfare, nel comparto sanitario, nell'Intelligenza Artificiale (per il benessere della comunità, non per i giochini da smartphone), più cooperazione internazionale. Più meritocrazia nella selezione della classe dirigente.

Più sinergia con i Paesi BRICS e meno dipendenza e sudditanza nei confronti degli ideologici USA.

Di questo avremmo necessità.

Mi spiace, come spesso mi accade, scrivere nelle conclusioni che sono molto, molto pessimista in merito.

Perché, purtroppo, credo che si proseguirà inesorabilmente, invece, nell'ideologismo e nel fondamentalismo controproducente nel quale ci si è già infilati e tutto ciò finirà per disgregare l'Europa e non per unirla. Per impoverirla e non per migliorare le condizioni dei suoi cittadini.

Per svenderla e non per renderla parte di una comunità globale, nell'ambito della quale prosperare, assieme a tutti gli altri Paesi del mondo.

Luca Bagatin

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lunedì 21 luglio 2025

Il leader socialista brasiliano Lula al vertice “Democrazia Sempre”, per promuovere la democrazia globale e lottare contro il liberal capitalismo interventista e estremista. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, partecipando all'importante vertice in difesa della democrazia mondiale, dal titolo “Democrazia Sempre”, tenutosi il 21 luglio, a Santiago del Cile, ha dichiarato che “La democrazia liberale non è stata in grado di rispondere alle esigenze contemporanee”.

Alla presenza dei Presidenti socialisti di Cile (Gabriel Boric), Uruguay (Yamandù Orsi), Colombia (Gustavo Petro) e Spagna (Pedro Sanchez), presso il Palazzo della Moneda, sede del governo cileno, egli ha aggiunto: “Rispettare il rituale elettorale ogni quattro o cinque anni non è più sufficiente”, aggiungendo che “Il sistema politico e i partiti sono caduti in discredito”.

Il leader del socialista Partito dei Lavoratori, ha sottolineato la necessità di una “governance digitale globale”, che promuova una piena “trasparenza dei dati” e sia volta a proteggere la sicurezza dei propri cittadini e la democrazia.

Egli ha sottolineato come “La libertà di espressione non deve essere confusa con l'autorizzazione a incitare alla violenza, diffondere odio, commettere crimini e attaccare lo stato di diritto democratico”.

Egli ha ribadito la necessità di promuovere la giustizia sociale, combattendo “ogni forma di disuguaglianza”. Lula ha affermato che “Non c'è giustizia in un sistema che estende i benefit alle grandi imprese e riduce i diritti sociali. Lo stipendio medio globale di un CEO di una multinazionale è 56 volte superiore a quello di un lavoratore”.

Egli ha parlato della necessità di un “nuovo modello di sviluppo”, radicato nell'ambito del nuovo ordine mondiale multipolare che sta emergendo.

Senza un nuovo modello di sviluppo, la democrazia continuerà a essere minacciata da coloro che antepongono i propri interessi economici a quelli della società e della nazione”, ha sottolineato Lula.

Il quale ha puntato il dito contro il settarismo e l'estremismo, affermando che “In questo momento in cui l'estremismo sta cercando di far rivivere pratiche interventiste, dobbiamo agire insieme. Difendere la democrazia non è responsabilità esclusiva dei governi; richiede la partecipazione attiva del mondo accademico, dei parlamenti, della società civile, dei media e del settore privato”, ha concluso il Presidente Lula.

Lula, nel suo discorso introduttivo aveva ricordato quel tragico 11 settembre 1973, nel quale le forze reazionarie di Pinochet, sostenute dagli USA, hanno distrutto la democrazia cilena, assassinando il Presidente socialista Salvador Allende e inaugurando una lunga dittatura fatta di violenze e orrori.

I nostri Paesi conoscono in prima persona gli orrori delle dittature, che hanno ucciso, perseguitato e torturato. La strada per raggiungere la democrazia e la libertà è stata lunga”, ha sottolineato in merito il Presidente Lula.

Luca Bagatin

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lunedì 7 luglio 2025

Vertice BRICS di Rio de Janeiro. Un Presidente Lula a tutto campo, per la pace, la cooperazione e contro le diseguaglianze del liberal capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Domenica 6 luglio scorsa si è aperto, a Rio de Janeiro, il vertice dei BRICS, alla presenza dei capi di Stato e di governo e dei Ministri degli Esteri dei Paesi membri (Brasile, Cina, Sudafrica, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, India, Iran e Russia) e di quelli associati (Bielorussia, Bolivia, Kazakistan, Cuba, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam).

Il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha ospitato il vertice, ha criticato la decisione della NATO di aumentare le spese militari, in particolare in un momento storico nel quale il mondo ha assoluta necessità di investire risorse nella lotta alla povertà e alla disuguaglianza.

Egli ha, inoltre, criticato il regime di Netanyahu, affermando che “Non possiamo rimanere indifferenti al genocidio compiuto da Israele a Gaza, all'uccisione indiscriminata di civili innocenti e all'uso della fame come arma di guerra”.

Relativamente alla crisi ucraina, ha invitato a sostenere il dialogo fra Russia e Ucraina, fortemente incoraggiato dal Gruppo degli Amici per la Pace, costituito da Cina e Brasile, con il sostegno dei Paesi del Sud del mondo.

Egli, inoltre, ha criticato il ruolo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale, in quanto le loro politiche hanno ridotto l'afflusso degli aiuti internazionali, mentre il debito dei Paesi poveri, nei confronti di tali istituzioni, è aumentato.

In tal senso ha chiesto di aumentare il potere contrattuale dei BRICS nell'ambito del FMI, passando dall'attuale 18%, almeno al 25%, corrispondente al peso economico che i Paesi BRICS effettivamente detengono.

Il Presidente socialista Lula ha altresì puntato il dito contro il liberal capitalismo, responsabile dell'aumento delle diseguaglianze nel mondo e ha spiegato che è necessario che i più ricchi paghino più tasse e che la lotta all'evasione fiscale sia posta al primo posto.

Egli ha inoltre affermato che i BRICS si stanno impegnando per adottare una governance per l'Intelligenza Artificiale, in modo che essa agisca nell'ambito di un modello equo ed inclusivo e non divenga privilegio di pochi Paesi ricchi o venga manipolata ad uso e consumo di qualche miliardario, per i suoi scopi personali.

Un Lula a tutto campo, che ha riaffermato valori socialisti autentici, di buonsenso, di cooperazione, pace e sicurezza internazionale, ripresi poi da tutto il gruppo dei BRICS.

Il gruppo dei BRICS, nel suo complesso, ha inoltre sollevato serie preoccupazioni relativamente all'aumento dei dazi da parte degli USA, che negano le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e “minacciano di ridurre il commercio globale, interrompere le catene di approvvigionamento globali e introdurre incertezza”.

I BRICS stanno dunque rappresentando sempre più una seria alternativa all'egemonia liberal capitalista che rappresenta un Occidente a guida USA (con l'UE al traino) in decadenza, senza prospettive di ampio respiro e sempre pronto a far parlare le armi, anziché la ragionevolezza, la logica, l'equità, la giustizia e l'inclusivismo.

Luca Bagatin

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venerdì 4 luglio 2025

Il Presidente socialista brasiliano Lula incontra l'ex Presidentessa peronista argentina Kirchner e ne chiede la liberazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Come avevo scritto alcune settimane fa (https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/06/cristina-kirchner-condannata-la-piazza.html), l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina, Cristina Kirchner, è stata condannata dalla Corte Suprema argentina a sei anni di prigione, per presunta corruzione relativa al periodo nel quale governò il Paese.

Una sentenza politica, che ha fatto discutere e che ha trovato la ferma opposizione della sinistra argentina, peronisti in testa, i quali hanno a lungo manifestato per chiedere la liberazione dell'ex Presidentessa, paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito, durante i loro anni di buongoverno.

Fra i primi leader a sostenerla, il Presidente socialista del Brasile Lula da Silva, il quale, nei giorni scorsi, trovandosi in Argentina per ricoprire la carica di Presidente pro tempore del Mercosur, le ha fatto visita, presso la sua abitazione, nella quale si trova agli arresti domiciliari.

L'incontro è durato circa un'ora e la Presidentessa ha espresso profonda gratitudine per la visita dell'amico Lula e lo ha fatto anche attraverso i social, ove lo ha ringraziato per il suo “atto politico di solidarietà”.

L'ex Presidentessa Kirchner non ha lesinato critiche alla magistratura, scrivendo che essa “ha smesso di nascondere la sua subordinazione politica ed è diventato un partito politico al servizio del potere economico”.

E ha puntato il dito contro il fallimentare e autoritario governo liberal capitalista di Milei, scrivendo che “l'Argentina vive un'autentica deriva autoritaria attraverso il governo Milei”. Aggiungendo che “Ci è voluto troppo tempo per costruire la democrazia argentina per permettere che ora, passo dopo passo, la smantellino. Tuttavia, questa stessa democrazia oggi è svuotata dall'interno attraverso un governo che si dice “libertario”... ma che garantisce la libertà solo ai più ricchi”.

L'ex Presidentessa Kirchner denuncia, inoltre, le ripetute violazioni alla libertà di stampa e le numerose violazioni alla libertà di coloro i quali si oppongono all'attuale governo, parlando, senza mezzi termini, di “terrorismo di Stato a bassa intensità”.

Inoltre, ha denunciato la folle politica di deregolamentazione economica, fatta di privatizzazioni indiscriminate, svendita del Paese al Fondo Monetario Internazionale e crollo vertiginoso dei salari.

Ha invitato altresì alla mobilitazione di popolo contro tutto ciò e elogiato la politica socialista e democratica di Lula, in Brasile.

Lula, da parte sua, ha dichiarato sui social: “Oltre a esprimere la mia solidarietà per tutto ciò che (Cristina Kirchner) ha vissuto, le ho augurato tutta la forza per continuare a lottare con la stessa determinazione che ha caratterizzato la sua vita e la sua carriera politica” e ha aggiunto: “Ho potuto percepire il sostegno popolare che ha ricevuto nelle strade e so quanto sia importante questo riconoscimento nei momenti più difficili. Che tu possa stare bene e continuare la tua lotta per la giustizia”.

Lo stesso Lula, peraltro, fu vittima di una persecuzione giudiziaria che lo portò a trascorrere oltre 500 giorni di prigione, impedendogli di partecipare alle elezioni del 2018, che consegnarono la vittoria al liberal capitalista Jair Bolsonaro che, come Milei, riportò il Paese indietro di decenni e ne distrusse le conquiste sociali e civili.

Una storia, come ho già altre volte scritto, vista anche in Italia (e non solo) con l'ingiusta liquidazione politica di Bettino Craxi e del PSI.

A sostenere l'ex Presidentessa Cristina Kirchner, fuori dal suo appartamento, numerosi attivisti peronisti e del Partito dei Lavoratori di Lula, oltre che numerosi cittadini argentini, che hanno voluto richiedere, a gran voce, la sua liberazione e la possibilità di presentarsi alle elezioni, in autunno.

E' stata anche diffusa l'immagine che vede il Presidente brasiliano con il cartello “Cristina libera”, slogan della denuncia della persecuzione politica che Cristina Kirchner sta subendo.

Il Presidente Lula, peraltro, al vertice del Mercosur, ha ribadito la necessità di rafforzare il multilateralismo, l'integrazione regionale, la lotta alla guerra dei dazi scatenata dagli USA e il rilancio del Mercosur quale strumento di protezione sociale e sviluppo per tutti i cittadini latinoamericani. E ciò in contrasto con le politiche dei governi liberal capitalisti e della destra autoritaria, da sempre vicini agli USA e da essi sostenuti.

Luca Bagatin

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