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venerdì 17 luglio 2026

Xi Jinping alla Conferenza mondiale sull'IA di Shanghai: cooperazione internazionale e governance globale al centro dell'intervento. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 17 luglio, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha aperto la Conferenza mondiale sull'Intelligenza Artificiale di Shanghai, che si concluderà il 20 luglio prossimo.

All'evento erano presenti, oltre a esponenti del mondo dell'industria e dell'accademia provenienti da oltre 100 Paesi, anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres; il Primo Ministro del Regno di Cambogia, Hun Manet; il Primo Ministro del Regno di Thailandia, Anutin Charnvirakul e il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev.

Il Presidente Xi ha formulato quattro osservazioni relative allo sviluppo e alla governance dell'IA.

Innanzitutto egli ha sottolineato l'importanza di promuovere l'open source, la trasparenza, la condivisione e la collaborazione, al fine di facilitare l'innovazione tecnologica, lo sviluppo industriale e l'applicazione dell'IA in appositi contesti.

In secondo luogo ha sottolineato la necessità di rafforzare la consapevolezza dei rischi che si possono correre attraverso l'IA. Egli ha spiegato come sia necessario che essa sia sempre supervisionata dall'essere umano e ha esortato a opporsi congiuntamente a un'eccessiva estensione del concetto di “sicurezza nazionale nel campo dell'IA” o a privilegiare la sicurezza di un Paese rispetto a quella degli altri.

Il Presidente Xi, come terza osservazione, ha esortato a incoraggiare l'inclusione, promuovendo, attraverso l'IA, l'apprendimento reciproco fra le civiltà, evitando che questa possa minare le diversità e unicità delle culture.

Infine, la sua quarta osservazione è relativa alla promozione della solidarietà e della governance globale. Xi ha esortato a riconoscere l'importante ruolo delle Nazioni Unite e ha auspicato un maggiore coordinamento e allineamento globale sulle strategie di sviluppo dell'IA, attraverso regole e standard tecnici condivisi.

Egli, sostenendo la costituzione dell'Organizzazione Mondiale per l'Intelligenza artificiale (WAICO), che riunisce 29 Paesi, molti dei quali appartenenti al Sud del mondo, oltre a due Paesi europei quali Serbia e Russia, ha affermato in particolare che “Dobbiamo attuare un'ampia cooperazione internazionale e aiutare i Paesi del Sud del mondo a rafforzare le proprie capacità per colmare il divario digitale e dell'IA, promuovere lo sviluppo sostenibile e prevenire la creazione di nuove ingiustizie storiche nel campo dell'IA”.

Luca Bagatin

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giovedì 14 maggio 2026

Trump a Pechino: il tramonto dell’unilateralismo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

E alla fine Trump – sconfitto da un Iran che resiste; non in grado nemmeno di far cambiare governo al Venezuela (nonostante il rapimento del suo legittimo Presidente) e alle prese – come ricorda l'ottimo Pino Arlacchi nel suo articolo su Il Fatto Quotidiano - “con un deficit commerciale bilaterale di quasi mille miliardi di dollari, dazi che hanno aumentato i prezzi americani senza ridurre le importazioni cinesi, e un apparato militare che i wargames del Pentagono descrivono come perdente in una guerra contro la Cina”, andò a Pechino e elogiò, giustamente, il Presidente cinese Xi Jinping, definendolo, più volte, un “grande leader”.

La Repubblica Popolare Cinese, del resto, è sempre stata aperta al dialogo e alla cooperazione e, dunque, dialoga anche con Trump e di buon grado, offrendogli anche un banchetto di benvenuto nella Grande Sala del Popolo.

Il Presidente Xi ha sottolineato che la relazione fra Cina e Stati Uniti è la più importante nel mondo di oggi e ha sottolineato, in merito: “Dobbiamo farla funzionare e non rovinarla mai”, spiegando che ogni possibile scontro fra entrambe le parti porterebbe alla sconfitta di entrambe, mentre la cooperazione fra le due parti garantisce, a entrambe, mutuo vantaggio.

Xi ha sottolineato, ancora una volta, come le parti debbano assumersi la responsabilità storica e guidare la nave delle relazioni sino-statunitensi in modo fermo, volto a garantire pace, stabilità, prosperità e progresso nel mondo.

Trump, del resto, si è trovato concorde su tutta la linea.

Relativamente all'incontro fra i due leader, è intervenuto anche il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, il quale, in conferenza stampa, interpellato dai giornalisti, ha spiegato le linee guida della stabilità nelle relazioni sino-statunitensi: “”Stabilità strategica costruttiva” significa stabilità positiva con la cooperazione come pilastro, stabilità sana con competizione entro limiti appropriati, stabilità costante con divergenze gestibili e stabilità duratura con una pace auspicabile”.

Relativamente alla questione di Taiwan, il portavoce ha spiegato come il Presidente Xi, durante i colloqui con Trump, abbia sottolineato che essa deve essere gestita in modo corretto, in caso contrario i due Paesi potrebbero scontrarsi ed entrare in conflitto.

Egli ha spiegato come la salvaguardia di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan rappresenti il comune denominatore fra Cina e Stati Uniti.

Taiwan, del resto, storicamente e come stabilito anche dalla risoluzione ONU nr. 2759 del 25 ottobre 1971, votata ad ampia maggioranza, è parte integrante della Repubblica Popolare Cinese, che ne è l'unica legittima rappresentante.

Tale incontro sembra, una volta di più, mostrare al mondo come siamo entrati a pieno titolo nell'era multipolare, ovvero alla fine del dominio unilaterale dell'Impero statunitense e dei suoi alleati e satelliti in UE e non solo.

Un Impero che, ancora oggi, vorrebbe fare la voce grossa, usando i soliti vecchi strumenti suprematisti bianchi e neo-colonialisti, ma che ormai si scontrano con popolazioni e Paesi con sistemi differenti e che rappresentano la maggioranza del mondo e che non accettano più di essere sottomessi al suprematismo bianco occidentale liberale e capitalista.

Paesi che, con la loro capacità di resilienza/resistenza, oculatezza nella gestione politica e economica e con la capacità di usare il sistema capitalista non già per l'egoismo di pochi, ma a beneficio delle comunità, come sta facendo da decenni la Repubblica Popolare Cinese, oggi stanno ampiamente surclassando il cosiddetto Occidente.

Occidente che, nel corso degli ultimi decenni, in particolare, ha fatto di tutto per auto-sabotarsi, con sanzioni controproducenti e controproducenti sostegni a autocrazie corrotte, nazionaliste, colonialiste e separatiste.

I fatti stanno parlando da tempo e Trump, che in un primo tempo pensava di mettere i bastoni fra le ruote alla Cina e ai BRICS, con le sue assurde e controproducenti mosse in Venezuela, Iran e dazi vari, si sta ritrovando con il cerino in mano e, probabilmente, visto l'esito dell'incontro a Pechino, ne sta prendendo atto.

Del resto, se da una parte abbiamo una potenza – la Cina – che ha saputo imparare dai suoi errori, nel corso della sua Lunga Marcia, dal 1949 ad oggi, pianificando, ragionando, creando sinergie, partnership, cooperazione e lavorando a beneficio della comunità, nazionale e globale, dall'altra abbiamo Paesi liberal capitalisti che ragionano come ai tempi della Guerra Fredda. Che economicamente arrancano, si auto-sabotano, elevano muri, sanzionano chi non la pensa come loro, si deindustrializzano, non sono in grado né soprattutto vogliono dialogare e porre attenzione alle ragioni di tutte le parti in causa nei conflitti. Conflitti spesso iniziati e innescati da loro stessi.

Mentre la Cina, da decenni, cerca di guidare e emancipare i Paesi del Sud del mondo (cooperando con essi, togliendo i dazi), nei Paesi liberal capitalisti si esalta l'immigrazione come fenomeno positivo, perché gli immigrati fanno lavori che “gli europei non vogliono più fare” (ma, in realtà, sarebbe bene che ricomincino a fare e che siano anche pagati adeguatamente e non sottopagati come avviene ora!).

Senza comprendere che l'immigrazione e il conseguente sfruttamento degli immigrati è fenomeno drammatico, causato spessissimo da guerre fomentate da un Occidente guerrafondaio e colonialista. Fenomeno che di positivo non ha proprio nulla.

L'unico aspetto positivo dovrebbe essere l'emancipazione dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo e la cooperazione internazionale. Così come un'economia fondata sulla produzione e lo scambio di beni reali (e non sulla finanza internazionale e l'oligarchia di pochi) ed un settore pubblico efficiente, che pianifichi e che ponga la comunità al primo posto, ovvero che investa in formazione, ricerca, sanità e istruzione pubbliche. Non in sciocchi riarmi che servono solo a chi si rifiuta di fare i conti con la propria Storia e con il proprio suprematismo bianco “liberale”, ma che con la libertà non ha nulla a che spartire e che sicuramente è opposto alla democrazia, che è il primato della comunità, della sovranità, indipendenza e eguaglianza di tutti i cittadini che la compongono.

Luca Bagatin

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martedì 9 settembre 2025

Il Presidente socialista brasiliano Lula al vertice virtuale BRICS: “L'unilateralismo non porterà mai pace, giustizia e prosperità". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha convocato, nei giorni scorsi, un vertice virtuale del gruppo dei BRICS (comprendente, oltre al Brasile, Cina, Russia, Sudafrica, India, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, Iran e Arabia Saudita).

Durante il vertice, egli ha promosso un sistema volto alla cooperazione, capace di superare ogni forma di rivalità e di difendere il multilateralismo.

Lula ha affermato che i fondamenti dell'ordine internazionale, costituito nel 1945, sono stati rapidamente e irresponsabilmente minacciati dall'unilateralismo (USA, anche se Lula, nel suo discorso, non li ha voluti nominare direttamente) e che l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) è paralizzata da anni.

In poche settimane, misure unilaterali hanno trasformato in lettera morta i principi fondamentali del libero scambio come le clausole della nazione più favorita e del trattamento nazionale. Ora assistiamo alla sepoltura formale di questi principi. I nostri Paesi sono diventati vittime di pratiche commerciali ingiustificate e illegali”, ha sottolineato il Presidente Lula.

Dividere per conquistare è la strategia dell'unilateralismo”, ha affermato Lula, aggiungendo che “Il ricatto tariffario si sta normalizzando come strumento per conquistare i mercati e interferire con questioni interne. L'imposizione di misure extraterritoriali minaccia le nostre istituzioni”.

Il gruppo dei BRICS, il suo sistema di commercio e l'integrazione finanziaria dei vari Paesi che lo compongono, ad ogni modo, stanno attenuando gli effetti del protezionismo, ha ricordato il Presidente brasiliano.

Abbiamo la legittimità necessaria per guidare la rifondazione del sistema commerciale multilaterale su basi moderne, flessibili e orientate alle nostre esigenze di sviluppo. Per questo dobbiamo andare uniti alla 14a conferenza ministeriale dell'OMC, il prossimo anno in Camerun”, ha proseguito.

Egli, ha inoltre spiegato come l'impatto dell'unilateralismo sia grave anche in ambito ambientale, ricordando come i Paesi in via di sviluppo siano i più colpiti dal cambiamento climatico.

In merito ha sottolineato che “Oltre a lavorare per la decarbonizzazione pianificata dell'economia globale, possiamo utilizzare i combustibili fossili per finanziare la transizione ecologica. Abbiamo bisogno di una governance climatica più forte, in grado di esercitare una supervisione efficace”.

Egli, ha inoltre fatto presente come i Paesi del Sud del Mondo possano creare le condizioni per promuovere un nuovo paradigma di sviluppo, volto ad arginare una nuova Guerra Fredda.

In tal senso, ha concluso affermando che: “L'unilateralismo non porterà mai alla realizzazione degli scopi di pace, giustizia e prosperità che i nostri antenati hanno delineato nel 1945 (... ). BRICS è già il nuovo nome della difesa del multilateralismo”.

Luca Bagatin

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sabato 16 agosto 2025

Cuba celebra la vittoria della Cina contro il militarismo giapponese e festeggia i 100 anni del Partito Comunista Cubano. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni, a Cuba, è stato commemorato l'80esimo anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l'aggressione giapponese, nell'ambito della guerra mondiale antifascista.

Nell'ambito delle celebrazioni, il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha affermato che “Cina e Cuba sono unite in un cammino comune di lotta rivoluzionaria per raggiungere la piena indipendenza e sovranità, affrontando aggressioni di ogni tipo”.

Il Ministro Parrilla ha sottolineato come il popolo cinese si sia opposto all'avanzata delle truppe nipponiche sul suo territorio e abbia loro impedito di raggiungere l'allora URSS, nel momento in cui la Germania nazifascista la stava invadendo.

Egli ha sottolineato come, tale vittoria, “Ha anche segnato la prima vittoria completa della Cina dopo quasi un secolo di aggressioni esterne. Questo grande trionfo ha anche aperto la strada alla rinascita nazionale”.

Una rinascita che ha avuto, come sottolineato dal Ministro Parrilla, il suo coronamento attraverso la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949, guidata da Mao e dai rivoluzionari cinesi, che le hanno garantito indipendenza e sovranità popolare.

Egli ha sottolineato come sia, da allora “stato forgiato un gigante”, “anche per la saggia decisione di costruire un futuro prospero, con il sostegno collettivo degli uomini e delle donne del popolo”.

Sviluppo, pace e giustizia” dovrebbero essere, a parere del Ministro degli Esteri cubano, i punti cardine che oggi - un mondo ancora drammaticamente preda di “interessi guerrafondai” e “tendenze neofasciste” - dovrebbe seguire.

Sebbene le sfide e le difficoltà incontrate lungo il cammino del suo sviluppo siano state notevoli, il gigante asiatico ha perseverato nel difendere un modello socialista con caratteristiche uniche, che promuove la pace, il rispetto e la solidarietà come valori fondamentali”, ha sottolineato il Ministro cubano, facendo presente come Cuba sia stata il primo Paese dell'emisfero occidentale a riconoscere il governo della Repubblica Popolare Cinese.

Ed ha fatto presente come, da 65 anni, i legami diplomatici fra Cuba e Cina siano ininterrotti e come quest'ultima avrà sempre il sostegno della Rivoluzione cubana, nella costruzione di “un futuro più giusto ed equo per tutte le nazioni”.

Il Ministro ha peraltro ringraziato la Cina per la sua ferma opposizione al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA, oltre all'assurda decisione del regime di Washington di aver inserito Cuba nella lista dei sedicenti “sponsor del terrorismo”.

L'Ambasciatore cinese Hua Xin, da parte sua, ha ricordato il sacrificio di oltre 35 milioni di cinesi contro gli invasori del Giappone militarista ed ha sottolineato come, oggi, la Storia dovrebbe andare avanti e non tornare indietro. Ovvero, il mondo dovrebbe unirsi, anziché dividersi e ha esortato la comunità internazionale ad imparare dalla Storia e ad opporsi con fermezza ad ogni forma di egemonia, aderendo al vero multilateralismo, promuovendo una comunità con un futuro condiviso per l'umanità, secondo il principio enunciato dal Presidente Xi Jinping.

Egli ha concluso affermando che Cina e Cuba sono forze importanti del Sud del mondo e che “resteremo fermi dalla parte giusta della Storia, rafforzando l'unità e la cooperazione, per dare insieme maggiori contributi alla pace e allo sviluppo globali e alla difesa dell'equità e della giustizia internazionale”.

Il Partito Comunista Cubano, attualmente guidato dal Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, peraltro, proprio in questi giorni, festeggia i suoi primi 100 anni.

Fu infatti fondato clandestinamente, da meno di 20 partecipanti, fra il 15 e il 17 agosto 1925.

Il suo primo Segretario fu José Miguel Pérez (1896 – 1936) e fu ispirato alle lotte del rivoluzionario e massone cubano José Martí (1853 – 1995).

Luca Bagatin

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lunedì 7 luglio 2025

Vertice BRICS di Rio de Janeiro. Un Presidente Lula a tutto campo, per la pace, la cooperazione e contro le diseguaglianze del liberal capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Domenica 6 luglio scorsa si è aperto, a Rio de Janeiro, il vertice dei BRICS, alla presenza dei capi di Stato e di governo e dei Ministri degli Esteri dei Paesi membri (Brasile, Cina, Sudafrica, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, India, Iran e Russia) e di quelli associati (Bielorussia, Bolivia, Kazakistan, Cuba, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam).

Il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha ospitato il vertice, ha criticato la decisione della NATO di aumentare le spese militari, in particolare in un momento storico nel quale il mondo ha assoluta necessità di investire risorse nella lotta alla povertà e alla disuguaglianza.

Egli ha, inoltre, criticato il regime di Netanyahu, affermando che “Non possiamo rimanere indifferenti al genocidio compiuto da Israele a Gaza, all'uccisione indiscriminata di civili innocenti e all'uso della fame come arma di guerra”.

Relativamente alla crisi ucraina, ha invitato a sostenere il dialogo fra Russia e Ucraina, fortemente incoraggiato dal Gruppo degli Amici per la Pace, costituito da Cina e Brasile, con il sostegno dei Paesi del Sud del mondo.

Egli, inoltre, ha criticato il ruolo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale, in quanto le loro politiche hanno ridotto l'afflusso degli aiuti internazionali, mentre il debito dei Paesi poveri, nei confronti di tali istituzioni, è aumentato.

In tal senso ha chiesto di aumentare il potere contrattuale dei BRICS nell'ambito del FMI, passando dall'attuale 18%, almeno al 25%, corrispondente al peso economico che i Paesi BRICS effettivamente detengono.

Il Presidente socialista Lula ha altresì puntato il dito contro il liberal capitalismo, responsabile dell'aumento delle diseguaglianze nel mondo e ha spiegato che è necessario che i più ricchi paghino più tasse e che la lotta all'evasione fiscale sia posta al primo posto.

Egli ha inoltre affermato che i BRICS si stanno impegnando per adottare una governance per l'Intelligenza Artificiale, in modo che essa agisca nell'ambito di un modello equo ed inclusivo e non divenga privilegio di pochi Paesi ricchi o venga manipolata ad uso e consumo di qualche miliardario, per i suoi scopi personali.

Un Lula a tutto campo, che ha riaffermato valori socialisti autentici, di buonsenso, di cooperazione, pace e sicurezza internazionale, ripresi poi da tutto il gruppo dei BRICS.

Il gruppo dei BRICS, nel suo complesso, ha inoltre sollevato serie preoccupazioni relativamente all'aumento dei dazi da parte degli USA, che negano le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e “minacciano di ridurre il commercio globale, interrompere le catene di approvvigionamento globali e introdurre incertezza”.

I BRICS stanno dunque rappresentando sempre più una seria alternativa all'egemonia liberal capitalista che rappresenta un Occidente a guida USA (con l'UE al traino) in decadenza, senza prospettive di ampio respiro e sempre pronto a far parlare le armi, anziché la ragionevolezza, la logica, l'equità, la giustizia e l'inclusivismo.

Luca Bagatin

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martedì 27 maggio 2025

Attualità del pensiero peronista. Articolo di Luca Bagatin

 

L'indimenticato Presidente argentino Juan Domingo Peron, di cui ho molto scritto, in particolare alcuni anni fa, anche nei miei più recenti saggi socio-politici quali “Amore e Libertà” e “Ritratti del Socialismo”, è, come ho sempre sottolineato, figura emblematica per comprendere il presente.

Presente, in particolare, di un Sud del mondo che chiede riscatto e emancipazione.

Un Sud del mondo, oltre i blocchi contrapposti, già teorizzato dai promotori della Conferenza di Bandung e del Movimento dei Non Allineati, quali l'allora Premier cinese Zhou Enlai, quello indiano Nehru, il Presidente indonesiano Sukarno, quello jugoslavo Tito e il Premier egiziano Nasser.

Un Sud del mondo che, a differenza del Primo e del Secondo Mondo, ha saputo trarre spesso insegnamento da un socialismo adatto ai tempi, riformatore, adattato alle circostanze e alla mentalità dei popoli nei quali si stava edificando.

Fosse esso socialismo con caratteristiche cinesi; l'autogestione jugoslava e libica; il giustizialismo peronista; il modello dei kibbutz israeliani o altre vie nazionali e democratiche al socialismo.

Il Presidente Peron, che governò l'Argentina, anche con il determinante supporto della moglie Evita - dal 1946 al 1955 – seppe garantire al Paese risultati concreti, togliendo la proprietà terriera ai ricchi oligarchi e distribuendola ai ceti più poveri; nazionalizzando i settori chiave dell'economia (dalle banche alle ferrovie sino alla flotta mercantile ed alla produzione di petrolio, riuscendo a far cedere il controllo dell'economia dalla Gran Bretagna - che di fatto ne muoveva i fili - al governo argentino stesso, il quale, fra l'altro, incoraggiò molto il cooperativismo agricolo).

In tal modo i ceti proletari videro aumentare il loro reddito del 55%; si ebbe un aumento del PIL del 4% ed il passaggio del debito pubblico dal 68% al 57%, nei dieci anni di governo di Juan Domingo Peron.

L'Argentina peronista smise dunque di dipendere dall'estero, evitò di indebitarsi con le potenze straniere, aumentò le esportazioni ed avviò una politica estera di equidistanza sia dagli Stati Uniti d'America che dall'URSS (la famosa Terza Posizione antimperialista rilanciata più volte da Peron, da non confondere con insane forme di fascismo, totalmente estranee al pensiero di Peron e Evita, la quale fu peraltro molto amica della Premier laburista israeliana Golda Meir).

Molto importanti anche l'introduzione delle leggi sul divorzio (molti decenni prima rispetto all'Italia) e volte a sopprimere l'educazione religiosa nelle scuole e a legalizzare la prostituzione.

Il carattere profondamente laico di Peron (che pur fu sempre profondamente cristiano), peraltro, gli costò la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Purtroppo, poco dopo la morte prematura di Evita, che gli causò forte sofferenza, le conquiste sociali e civili del peronismo, invise al clero, alla casta militare conservatrice e agli USA, saranno distrutte da un golpe guidato, nel settembre 1955, dal generale Pedro Eugenio Aramburu, che costrinse il Presidente Peron a fuggire in esilio in Spagna, sino al 1972, anno nel quale tornerà in Argentina, peraltro accompagnato – fra gli altri - dal prof. Giancarlo Elia Valori, suo portavoce in Italia e grande manager e analista internazionale.

In Spagna, ad ogni modo, non si diede mai per vinto e scrisse persino un ottimo libro, nel 1967, dal titolo “L'ora dei popoli” (e di cui ho ampiamente scritto nei miei saggi), ove inizia a elaborare le sue teorie sul riscatto sociale e civile del Terzo Mondo, sfruttato dall'imperialismo capitalista e a teorizzare la nascita e lo sviluppo di un nuovo ordine multipolare, peraltro in sintonia con quanto promosso – nel corso degli Anni '70 e '80 - dal Presidente comunista rumeno Nicolae Ceausescu, già autonomo da Mosca e molto amico, in Italia, dei socialisti di Bettino Craxi e del PSDI di Pietro Longo e che incontrerà Peron nel marzo 1974, pochi mesi prima della sua scomparsa.

In tale testo, fra le altre cose, egli scrisse: “Il giustizialismo si fonda su tre grandi premesse: 1) La necessità di promuovere una riforma che il mondo dei nostri giorni, con la sua inarrestabile evoluzione, stava segnalando come un imperativo ineludibile. 2) La necessità di una integrazione latino-americana per creare, grazie ad un mercato ampliato, senza frontiere interne, le condizioni più favorevoli al nostro sviluppo; per migliorare il tenore di vita dei nostri 200 milioni di abitanti; per creare le basi dei futuri Stati Uniti Latino-Americani, posto che spetta all'America Latina nelle questioni mondiali. 3) L'opportunità di realizzare un'integrazione storica che permetta di consolidare quella liberazione per la quale lottano oggi quasi tutti i popoli sottomessi.

La lotta in favore dei popoli sottomessi, infatti, fu la costante del pensiero e dell'azione di Juan Domingo Peron. La sua posizione politica, infatti, coincideva con quel Terzo Mondo sfruttato e depredato dagli USA e, in tal proposito, scriveva, anche riferendosi alla dittatura antiperonista che stava in quegli anni martoriando l'Argentina: “I governi usurpatori di quelle dittature che pretendono di affermare la propria esistenza con la protezione straniera non possono durare. I governi militari e imposti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale, incorreranno nella stessa sorte in Vietnam come in America Latina, in quanto nulla di stabile può essere fondato sull'infamia”.

Ho ritrovato, in un ottimo sito storico/politico argentino, “Archivio Peronista” (https://archivoperonista.com), anche un bellissimo discorso ambientalista del Presidente Peron, del 21 febbraio 1972, ai popoli e governi del mondo (https://archivoperonista.com/1972/02/21/mensaje-ambiental-a-los-pueblos-y-gobierno-del-mundo).

Un messaggio che è di grande attualità, perché parla, fra le altre cose, di decolonizzazione, di sovranità, autodeterminazione dei popoli, di andare oltre i blocchi contrapposti e soprattutto di difesa dell'ambiente e di lotta contro la distruzione delle risorse naturali.

Ne vorrei riportare, tradotti, alcuni stralci:

Quasi trent'anni fa, quando il processo di decolonizzazione contemporanea non era ancora iniziato, abbiamo annunciato la Terza Posizione in difesa della sovranità e dell'autodeterminazione delle piccole nazioni, di fronte ai blocchi in cui erano divisi i vincitori della Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, quando queste piccole nazioni sono cresciute di numero e costituiscono il gigantesco e multitudinario Terzo Mondo, un pericolo più grande - che colpisce tutta l'umanità e mette in pericolo la sua stessa sopravvivenza - ci costringe a porre la questione in termini nuovi, che vanno al di là di quelli strettamente politici, che superano le divisioni partigiane o ideologiche ed entrano nella sfera delle relazioni dell'umanità con la natura.
Crediamo che sia giunto il momento per tutti i popoli e i governi del mondo di prendere coscienza della marcia suicida che l'umanità ha intrapreso attraverso l'inquinamento dell'ambiente e della biosfera, lo sperpero delle risorse naturali, la crescita sfrenata della popolazione e la sopravvalutazione della tecnologia, e la necessità di invertire immediatamente la direzione di questa marcia, attraverso un'azione internazionale congiunta.
(...)
Le cosiddette "Società dei Consumi" sono, in realtà, sistemi sociali di spreco massiccio, basati sulla spesa, per il piacere che il profitto produce. Viene sperperata attraverso la produzione di beni necessari o superflui, e tra questi, a quelli che dovrebbero essere di consumo durevole, viene intenzionalmente assegnata una certa
vita perché il rinnovamento produce profitti. Milioni vengono spesi in investimenti per cambiare l'aspetto degli oggetti, ma non per sostituire i beni dannosi per la salute umana, e anche nuove procedure tossiche vengono utilizzate per soddisfare la vanità umana. Ad esempio, bastano le auto attuali che avrebbero dovuto essere sostituite da altre con motori elettrici, o il piombo tossico che viene aggiunto alla benzina semplicemente per aumentarne l'irritazione.
Non meno grave è il fatto che i sistemi sociali dispendiosi dei paesi tecnologicamente più avanzati funzionano attraverso il consumo di enormi risorse naturali fornite dal Terzo Mondo. In questo modo, il
problema delle relazioni all'interno dell'umanità è paradossalmente duplice: alcune classi sociali – quella dei Paesi a bassa tecnologia in particolare – subiscono gli effetti della fame, dell'analfabetismo e delle malattie, ma allo stesso
tempo le classi sociali e i paesi che basano il loro eccesso di consumo sulla fame. Né sono nutriti razionalmente, né godono di una cultura autentica o di una vita spiritualmente o fisicamente sana. Lottano in mezzo all'ansia e alla noia, e ai vizi prodotti dall'ozio mal usato.

(…)”

Discorso profondamente attuale e lungimirante.

Spiace che l'Argentina di oggi sia finita nelle mani di pericolosi liberal capitalisti dal piglio folle e fondamentalista come Javier Milei, che – con le sue politiche antiperoniste e antisociali - la sta riportando indietro di decenni.

Spiace che l'ex Presidentessa peronista Cristina Kirchner – degna erede di Peron e Evita e grande promotrice dei diritti sociali e civili - sia messa, ancora oggi, alla gogna mediatico-giudiziaria... come accadde già con l'ottimo Presidente brasiliano Lula Da Silva e con il nostro Bettino Craxi.

Evita Peron, ad ogni modo, disse: “Volveré y seré millones”. “Tornerò e sarò milioni”.

Milioni di popoli sfruttati, in marcia, per il loro riscatto sociale, civile, morale, spirituale.

Luca Bagatin

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lunedì 12 maggio 2025

Brasile e Cina per un socialismo del XXI Secolo volto al multilateralismo, al libero scambio e alla risoluzione pacifica dei conflitti globali. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, è in visita nella Repubblica Popolare Cinese, dal 10 al 14 maggio.

Brasile e Cina sono entrambi membri del gruppo dei BRICS del Sud del mondo, oltre che promotori di un ordine internazionale pacifico, giusto e multipolare, nonché votati entrambi alla risoluzione delle crisi ucraina e mediorientale, che tengano conto di tutti i punti di vista, senza gettare benzina sul fuoco.

In particolare, per quanto riguarda la situazione mediorientale, sia Brasile che Cina hanno sempre sostenuto la necessità del riconoscimento del diritti umani della popolazione palestinese e il riconoscimento dello Stato della Palestina.

Quella di Lula è la sesta visita in Cina e la seconda, dal 2023.

Egli ha sottolineato l'importanza della cooperazione fra Brasile e Cina, in particolare in settori chiave quali le infrastrutture e le nuove fonti energetiche pulite. Sottolineando come il Brasile voglia liberarsi dalla dipendenza delle materie prime di cui necessita e intenda investire massicciamente, secondo l'esperienza cinese, nell'ambito della formazione di ingegneri, matematici e esperti di intelligenza artificiale.

In tal senso, egli intende promuovere la possibilità che studenti brasiliani possano studiare in Cina e viceversa.

Entrambi i Paesi, ha sottolineato Lula, hanno la stessa visione, sia nella necessità di sradicare la povertà dei rispettivi Paesi, sia quella di garantire un equilibrio multipolare del mondo, contro ogni forma di protezionismo, che storicamente ha sempre causato guerre e catastrofi economiche.

Multilateralismo, libero scambio, risoluzione pacifica dei conflitti nel mondo, dunque, le parole d'ordine del socialismo brasiliano e cinese del XXI Secolo, volto allo sviluppo tecnologico, a beneficio della comunità e delle comunità nel loro complesso.

Concetti, peraltro, ribaditi anche dall'Ambasciatore cinese Zhang Hanhui, il 23 aprile scorso, alla Conferenza Internazionale Antifascista organizzata, a Mosca, dal Partito Comunista della Federazione Russa, maggior partito d'opposizione russo, guidato da Gennady Zjuganov.

Nell'ambito di tale incontro, al quale hanno preso parte oltre 400 partecipanti di partiti comunisti, socialisti e di sinistra, provenienti da 91 Paesi – in quali hanno sottolineato la necessità di contrastare ogni forma di colonialismo e nazifascismo, promuovendo principi di giustizia e imparzialità internazionale - Zhang Hanhui, oltre a commemorare l'80esimo anniversario della vittoria dell'URSS contro la Germania nazista; quello relativo alla vittoria del popolo cinese nella Guerra di Resistenza contro il Giappone fascista e l'80esimo anniversario della fondazione dell'ONU, ha sottolineato l'importanza di attuare un autentico multilateralismo, che ponga al centro il ruolo dell'ONU e i principi della Carta delle Nazioni Unite, sostenendo un mondo “equo e ordinato” e una globalizzazione economica “accessibile e inclusiva”, che promuova la “democratizzazione delle relazioni internazionali”, volta a favorire “un nuovo modello di governance globale più giusto e ragionevole”.

Luca Bagatin

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domenica 27 aprile 2025

A 70 anni dalla Conferenza di Bandung il Sud del mondo è più vivo che mai e lotta ancora per un mondo più equo e giusto. Articolo di Luca Bagatin


In questi giorni ricorre il 70esimo anniversario della Conferenza di Bandung, storico avvenimento che riunì, per la prima volta, il cosiddetto Sud del mondo e che si tenne dal 18 al 25 aprile 1955, a Bandung, appunto, in Indonesia.

Conferenza che vide protagonisti e promotori, in particolare, il Premier cinese Zhou Enlai, quello indiano Nehru, Presidente indonesiano Sukarno, quello jugoslavo Tito e il Premier egiziano Nasser e che fu incoraggiata moltissimo dal sociologo, saggista, massone e attivista panafricano William Edward Burghardt Du Bois (1869 – 1963), molto amico di Mao Tse-Tung, oltre che membro del Partito Laburista Americano (ottenne il 4% dei consensi candidandosi alla carica di Senatore, nello Stato di New York) e successivamente, da anziano, aderente al Partito Comunista degli Stati Uniti d'America, pur sempre critico nei confronti dell'URSS, ma fervente sostenitore del ruolo terzomondista della Cina socialista.

A Du Bois fu, purtroppo, antidemocraticamente impedito, dal maccartista e anti-socialista governo USA, di partecipare alla Conferenza di Bandung, che permise il dialogo fra i Paesi Non Allineati (in gran parte a guida socialista come la Cina, la Jugoslavia, l'Egitto e l'India), gettando le basi per l’unione di quel Sud del mondo sfruttato dalla colonizzazione e dagli imperialismi dei blocchi contrapposti USA-URSS

Qualche anno dopo, peraltro, nel 1959, Du Bois tenne una conferenza presso l’Università di Pechino, in cui sostenne il miglioramento dei legami fra le comunità afroamericane statunitensi e la Cina. E sostenendo che l’Africa e la Cina avrebbero dovuto camminare assieme, unite entrambe dalla lotta al colonialismo e allo sfruttamento.

Nel novembre 2023, un importante manager e analista geopolitico quale il prof. Giancarlo Elia Valori, in un articolo pubblicato anche dal Nuovo Giornale Nazionale, dal titolo “La Cina e il mondo contemporaneo” (https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/14579-la-cina-e-il-mondo-contemporaneo.html), scriveva, a proposito della Conferenza di Bandung e dell'approccio socialista cinese, rispetto a quello occidentale liberale: “Oggi, lo ripetiamo, la differenza più significativa è tra la prospettiva internazionale cinese e quella liberale occidentale. Il socialismo in sé ha contenuti ideologici, storici, e tradizionali di integrazione ed è dedicato alla ricerca della cooperazione e della liberazione di tutti i popoli secondo i cinque principi della Conferenza di Bandung (18-24 aprile 1955), sui quali la Repubblica Popolare della Cina ha sempre basato la sua politica estera con coerenza:

i) rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale;

ii) non-aggressione reciproca;

iii) non interferenza reciproca negli affari interni di ciascuno;

iv) uguaglianza e reciproco beneficio;

v) coesistenza pacifica.

La prospettiva liberale, invece, persegue la globalizzazione in superficie, ma in realtà essa è guidata dai Paesi liberal-capitalisti occidentali al servizio dei loro interessi e delle proprie multinazionali. Al momento, i Paesi occidentali sviluppati a coda degli Stati Uniti d’America stanno apparendo come una forza antiglobalizzazione, il motivo è che scoprono che la globalizzazione si discosta sempre più dai desideri di colui che li domina”.

Nel ricordo di tale importante Conferenza, nei giorni scorsi, il Presidente cinese Xi Jinping ha visitato Vietnam, Malesia e Cambogia. Rafforzando i legami sia di amicizia che di mutua collaborazione economica, con queste importanti realtà del Sud-Est asiatico, nel solco dell'equità, della giustizia, del multilateralismo e della lotta all'unipolarismo statunitense, ideologico e volto a danneggiare l'economia mondiale e a rendere il mondo meno stabile e sicuro.

Vietnam, Malesia e Cambogia attribuiscono, peraltro, grande importanza al ruolo dei BRICS. La Malesia ne è già Paese partner, mentre il Vietnam ha richiesto formale adesione.

Il Sud del mondo è più vivo che mai e lotta per un mondo più unito, stabile, pacifico e votato alla cooperazione.

Luca Bagatin

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venerdì 4 aprile 2025

Per uscire dal caos e dall'irresponsabilità occorre aprirsi ai BRICS e al Sud del mondo. Articolo di Luca Bagatin

 

È assurdo e oserei dire pazzesco come, dopo la pandemia di Covid-19, il mondo Occidentale, anziché cogliere l'occasione per lavorare per un mondo più unito e più sicuro, approfittando della ricostruzione post-pandemica, rafforzando il sistema sanitario, lottando contro eventuali future (e tutt'altro che improbabili) pandemie e gettando le basi per rispondere alle crisi economiche globali e alle destabilizzazioni di vario genere, abbia – all'opposto - gettato le basi per la divisione del mondo.

Prima in due blocchi, oggi forse in tre o quattro.

L'inadeguatezza, impreparazione e scarsa lungimiranza delle leadership di UE e USA (e non da oggi) sono oltremodo evidenti.

I dazi danneggiano l'economia di tutti. Il sostenere una autocrazia né UE, né NATO, guidata da un soggetto totalmente impreparato, che peraltro ha bandito l'opposizione e congelato le elezioni; imponendo sanzioni alla Russia, anziché dialogare e cooperare con essa, è stato altrettanto dannoso e assurdo.

Le borse crollano. La stabilità vacilla.

Dove vogliamo arrivare?

La logica dovrebbe seguire due strade, entrambe percorribili e necessarie.

Il dialogo con tutti e la contrattazione.

Ad oggi a dialogare e contrattare con tutti c'è, in prima linea, la Cina socialista guidata dal riformista Xi Jinping. E non è poco.

Cina, peraltro, ad essere stata minacciata per prima, in tempi non sospetti, dai dazi dei nuovi USA di Trump. Dazi che Trump sta estendendo all'UE. Forse ignorando, peraltro, che tutto ciò potrebbe rivelarsi un boomerang per gli USA stessi.

Come ricordato da Giuseppe Gagliano, su Notizie Geopolitiche, Xi Jinping si muove con pragmatismo. Tessendo alleanze non solo in Asia (in primis con Vietnam, Malesia e Cambogia), ma anche verso l'Europa. Lo spagnolo Sanchez sarà infatti presto atteso a Pechino e così Macron.

Il buonsenso e la logica guidano la Repubblica Popolare Cinese. E così il Brasile di Lula, altro Paese BRICS volto a pace (sia nella crisi ucraina che in Medio Oriente) e cooperazione, che adotterà tutte le misure necessarie a difendere imprese e lavoratori brasiliani.

La logica e il buonsenso vorrebbero che l'UE, se fosse guidata da responsabili, anziché da cosiddetti “volenterosi” (volenterosi di riarmarsi e di proseguire un conflitto nel cuore dell'Europa?), iniziasse a dialogare con i BRICS e a ragionare verso un percorso comune.

Nel novembre scorso, riallacciandomi - con un articolo (https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/11/per-un-possibile-tavolo-di-confronto.html) - a un interessante convegno organizzato, a Roma, dalla Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, presieduta dal prof. Giancarlo Elia Valori, condividevo con quest'ultimo, con il prof. Oliviero Diliberto e con il prof. Paolo Savona, la necessità di costituire un organismo/tavolo di confronto, che dovrebbe ricevere una “spinta dal basso” e volto a lavorare in sinergia con i BRICS e con il Sud del mondo (42% del mondo e 37% del PIL globale).

Come scrissi allora: “Un tavolo di confronto europeo, in tal senso, potrebbe aprire spiragli a uno scenario in grado non solo di riequilibrare l'attuale situazione internazionale, ma anche di aprire a nuove prospettive, per un'Europa che politicamente si è chiusa in sé stessa e che rischia, ancora una volta, di rimanere passiva spettatrice delle vecchie logiche dei blocchi contrapposti”.

Del resto, aggiungevo, “Le nuove tecnologie, Intelligenza Artificiale in primis, ci obbligano, pragmaticamente, a costruire un mondo sempre più interconnesso e fondato sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione”.

Il prof. Giancarlo Elia Valori, il 9 aprile e 10 aprile prossimi, sempre a Roma, sempre in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma, organizzerà un nuovo convegno nel quale si parlerà ancora una volta di tali aspetti, di scottantissima attualità.

Il titolo: “Mondializzazione nuovo paradigma di sviluppo multipolare”. Fra i relatori, oltre al prof. Valori, il prof. Oliviero Diliberto, che lo presiederà, il Cav. Del Lavoro Dr. Marco Tronchetti Provera, il prof. Gregorio De Felice Chief Economist di Intesa San Paolo, una rappresentanza del Centro di Ricerca per lo sviluppo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese e molti altri autorevoli relatori.

Nell'ambito di tale convegno, si tratterà della nuova fase di cooperazione Cina-Europa-Italia e ritengo che proprio tali iniziative vadano nella direzione giusta e “volino alto”, rispetto alla mediocrità e improvvisazione delle nostre attuali classi dirigenti. Preda più delle opposte tifoserie e degli ideologismi, piuttosto che votate alla concretezza e al pragmatismo.

Un pragmatismo che, come scrivevo nel mio articolo del novembre scorso, dovrebbe basarsi su “Prospettive fondate su pace, sicurezza, sviluppo, cooperazione, prosperità, modernizzazione e collaborazione con un Sud del mondo in crescita e che rappresenta il futuro di un Pianeta che non può più essere governato da un unilateralismo protezionista, sanzionatorio e omologato alle vecchie logiche della Guerra Fredda”.

Luca Bagatin

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lunedì 17 febbraio 2025

Il valore della Greater BRICS Corporation a favore dei Paesi del Sud del mondo. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

Il 1° gennaio, Kazakistan, Malaysia, Cuba, Bolivia, Uganda e altri Paesi sono diventati partner dei BRICS; il 6 gennaio, l’Indonesia è diventata membro ufficiale dei BRICS e per la prima volta i BRICS si sono espansi nel Sud-est asiatico. Il 16 gennaio, il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha affermato che l’Indonesia è molto onorata di diventare un membro dei BRICS.
La prima espansione dei BRICS nel Sud-est asiatico non è solo un’estensione georegionale, ma anche un’interpretazione di apertura e un’innovazione nella promozione della globalizzazione e dell’integrazione economica. Le prospettive di cooperazione economica tra i Paesi BRICS sono ampie. Questi Paesi hanno forti dotazioni di risorse, grande potenziale di sviluppo e forte volontà di partecipare alla governance globale. Otterranno più risultati nella cooperazione economica, inclusi ma non limitati a cooperazione finanziaria, all’economia digitale, allo sviluppo verde, agli investimenti, all’industria, ecc.
L’Indonesia è il Paese in cui fu proposta per la prima volta la Via della seta marittima del XXI secolo. Negli ultimi anni, la costruzione congiunta di alta qualità della Belt and Road tra Repubblica Popolare della Cina e India è diventata sempre più approfondita e pratica, e la cooperazione commerciale e di investimento tra i due Paesi è stata costantemente migliorata e potenziata con molti punti salienti. La cooperazione in infrastrutture, produzione, parchi industriali, energia e estrazione mineraria, agricoltura e pesca, finanza e altri settori ha continuato ad approfondirsi. Sono stati implementati uno dopo l’altro numerosi progetti epocali e progetti di sostentamento popolare, e la cooperazione in settori emergenti come lo sviluppo verde, l’economia digitale e l’economia blu sono in pieno svolgimento.
Oltre all’adesione dell’Indonesia alla famiglia BRICS, le economie emergenti sono sempre più interessate ad aderire al meccanismo di cooperazione BRICS. Il meccanismo di cooperazione dei BRICS continua ad attrarre l’adesione del “Sud del mondo” e la struttura del potere globale sta subendo una trasformazione più ampia.
I BRICS sono un’organizzazione internazionale composta da Paesi emergenti. I suoi membri fondatori sono Brasile, Repubblica Popolare della Cina, India e Russia. Nel 2011, la Repubblica Sudafricana è entrata ufficialmente a far parte del meccanismo BRICS. La composizione attuale dei BRICS è la seguente:
Oltre ai primi cinque: Egitto (2024), Etiopia (2024), Iran (2024), Emirati Arabi Uniti (2024), Indonesia (2025);
Stati partner: Bielorussia (2023), Bolivia (2023), Cuba (2023), Kazakistan (2024), Malaysia (2024), Nigeria (2024), Thailandia (2024), Uganda (2024), Uzbekistan (2024);
Paesi che hanno richiesto l’adesione: Bangladesh (2023), Senegal (2023), Azerbaigian (2024), Myanmar (Birmania) (2024), Pakistan (2024), Sri Lanka (2024), Siria 2024 (ma non è nota l’intenzione dell’attuale governo), Venezuela (2024);
Osservatori: Algeria, Turchia, Vietnam.
Il 6 gennaio, il Ministero degli Affari Esteri brasiliano ha emesso un comunicato in cui si afferma che i Paesi BRICS hanno concordato all’unanimità che l’Indonesia aderirà al meccanismo di cooperazione BRICS in conformità con i principi guida, gli standard e le procedure per il processo di espansione concordati durante il 15° incontro dei leader BRICS tenutosi a Johannesburg, in Sudafrica, il 22-24 agosto 2023.
Il meccanismo di cooperazione BRICS ha un forte fascino e influenza. Questo cartello sta diventando come una calamita, con una forte attrazione e forza centripeta, che attrae un gran numero di Paesi ad unirsi. In secondo luogo, questa è una manifestazione della multipolarizzazione del mondo. Attualmente, i Paesi in via di sviluppo sono più propensi a migliorare la governance globale e molti fra esso sperano di realizzare le loro ambizioni unendosi al meccanismo di cooperazione BRICS. Inoltre, l’apertura, il multilateralismo e l’umanesimo dimostrati dai Paesi BRICS hanno spinto Paesi da tutto il mondo ad aderire e stanno dando vita a una nuova tendenza che si distingue dalle altre organizzazioni internazionali. Infine, il “Sud del mondo” è unito e spera di raccogliere forza attraverso i Paesi BRICS.
L’Indonesia è il quarto Paese più popoloso al mondo, il più grande del Sud-est asiatico e l’unico membro del Sud-est asiatico del G20. L’adesione dell’Indonesia al meccanismo di cooperazione BRICS è di grande importanza.
L’Indonesia ha buone basi per la cooperazione con gli altri Paesi BRICS. Nel 2023, il volume degli scambi bilaterali tra Indonesia e Paesi BRICS ha raggiunto 173,29 miliardi di dollari, coprendo il 36,1% del commercio estero dell’Indonesia. Tra questi, la Repubblica Popolare della Cina è sempre rimasta il principale partner commerciale dell’Indonesia dal 2011 e le strutture economiche dei due Paesi sono fortemente complementari. L’Indonesia è ricca di risorse. Nei settori del legno e dei prodotti tali, dei prodotti minerali, della polpa di cellulosa (di carta), le esportazioni indonesiane e le importazioni dei Paesi BRICS dall’Indonesia sono altamente complementari nei settori tessile e delle materie prime, dei prodotti in pelle e da viaggio, della plastica e della gomma.
Inoltre, la strategia di sviluppo economico del governo indonesiano può essere efficacemente collegata al meccanismo di cooperazione BRICS. Il nuovo presidente indonesiano Prabowo Subianto (dal 2024) si è impegnato a continuare la direzione politica dell’era di Joko Widodo (2014-2024). Aree chiave come energia, economia verde, economia blu e sviluppo dell’economia digitale sono tutte in linea con l’area “Greater BRICS Cooperation”, che può espandere lo spazio di sviluppo per le aziende indonesiane e promuovere il reciproco vantaggio tra l’Indonesia e gli altri membri BRICS. Essendo la più grande economia dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN), l’adesione dell’Indonesia aiuterà il meccanismo di cooperazione dei BRICS a consolidare ulteriormente le basi della cooperazione economica, a meglio diffondere la regione del Sud-Est asiatico e a migliorare la rappresentatività del Gruppo. L’espansione dei BRICS riflette il fatto che sempre più economie emergenti desiderano integrarsi nel sistema di “circolazione economica interna” delle economie emergenti e cercare iniziative per apportare cambiamenti nel panorama politico ed economico internazionale.
Il meccanismo di cooperazione BRICS è nato nel contesto storico dell’ascesa collettiva dei Paesi emergenti e dei Paesi in via di sviluppo ed è in linea con le aspettative della comunità internazionale di mantenere la pace nel mondo, promuovere uno sviluppo comune e migliorare la governance globale. Nei quindici anni dalla loro fondazione, i Paesi BRICS hanno rappresentato quasi la metà della popolazione mondiale, più del 30% della produzione economica mondiale e il loro contributo alla crescita economica mondiale ha superato il 50%. La rappresentatività, l’attrattiva e l’influenza del meccanismo di cooperazione BRICS sono state costantemente migliorate. Il Gruppo è diventato un’importante piattaforma per promuovere l’unità e la cooperazione nel “Sud globale” e una forza importante nel promuovere cambiamenti nell’ordine politico ed economico mondiale.
Al momento la situazione politica ed economica internazionale ha subìto grandi cambiamenti. Le principali economie sviluppate stanno promuovendo attivamente il “rimpatrio della catena industriale” e la reindustrializzazione e hanno adottato misure restrittive nei confronti di Repubblica Popolare della Cina, Russia e altri Paesi nei principali settori dell’alta tecnologia, il che ha avuto un impatto importante sullo sviluppo economico e sulla sicurezza industriale dei Paesi BRICS. I Paesi BRICS condividono un destino comune. Per raggiungere uno sviluppo e una pace e stabilità a lungo termine, è imperativo approfondire ulteriormente la costruzione del sistema di cooperazione economica.
Nello specifico, in settori tradizionali come minerali, energia, agricoltura, infrastrutture, automobili e tessili, i Paesi BRICS hanno diverse condizioni di dotazione di base e differenti focus nelle loro strutture economiche. Mostrano caratteristiche bilanciate in termini di vitalità del mercato, struttura industriale, capitale umano e vantaggi delle risorse. Soddisfano i prerequisiti per la cooperazione di capacità, ottengono vantaggi complementari e forniscono maggiore spazio per lo sviluppo industriale. Nei settori emergenti come la nuova energia, i nuovi materiali, la biomedicina, l’economia verde, l’aerospaziale, ecc., i Paesi BRICS attribuiscono grande importanza allo sviluppo economico a basse emissioni di carbonio e alle questioni di protezione ambientale. Si prevede che i Paesi rafforzeranno la cooperazione nell’innovazione scientifica e tecnologica e promuoveranno le innovazioni tecnologiche nei settori emergenti.
Negli ultimi anni il baricentro dell’economia mondiale ha accelerato il suo spostamento dalle economie sviluppate al “Sud del mondo”. Dal 2000 al 2023, il PIL del “Sud del mondo” è aumentato da 5,6 trilioni di dollari a 40,0 trilioni di dollari, contribuendo al 56,4% alla crescita economica globale e superando il contributo del 46,6% delle economie sviluppate.
I Paesi del “Sud del mondo” presentano grandi differenze e diversità in termini di fase di sviluppo economico, struttura industriale, dotazione di risorse, ecc. Queste differenze forniscono una solida base ai Paesi del “Sud del mondo” per rompere l’attuale modello di divisione internazionale del lavoro “centro-periferia” e approfondire la cooperazione economica regionale. Esiste un enorme potenziale di cooperazione tra economie ad alta intensità di risorse e Paesi produttori industriali, e tra Paesi in fase di decollo industriale e Paesi produttori industriali maturi, nonché tra Paesi in transizione economica e altri tipi di Paesi del “Sud globale”. I Paesi del “Sud del mondo” possono realizzare una cooperazione economica e commerciale approfondita basandosi sui loro vantaggi in termini di dotazione e costruire un sistema di cooperazione economica reciprocamente vantaggioso per tutti i molteplici settori quali commercio, investimenti, tecnologia e finanza.
In questo processo il meccanismo di cooperazione dei BRICS è in grado di dare pieno sfogo alla sua efficacia nel guidare il “Sud del mondo” e plasmare il modello globale, promuovere ulteriormente l’approfondimento delle relazioni e ricercare la convergenza di interessi tra il meccanismo BRICS e le regioni chiave.
Durante il mandato del Brasile come presidenza di turno dei BRICS nel 2025, i lavori si concentreranno su due linee principali: il rafforzamento della cooperazione nel “Sud del mondo” e la promozione della riforma della governance globale. Quest’anno si prevede che la “Greater BRICS Cooperation” verrà ulteriormente approfondita.
Secondo un comunicato del Palazzo presidenziale brasiliano, i temi di lavoro prioritari del Brasile durante il suo mandato di presidenza di turno dei BRICS includono: lo sviluppo di un sistema di pagamento più efficiente per promuovere il commercio e gli investimenti tra i Paesi BRICS; l’incoraggiamento di una governance dell’intelligenza artificiale inclusiva e responsabile per promuovere lo sviluppo; la collaborazione con le parti interessate alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2025 che si terrà in Brasile, convocata per migliorare la struttura di finanziamento onde affrontare i cambiamenti climatici; il rafforzamento dei progetti di cooperazione tra gli Stati membri, concentrandosi sul miglioramento del sistema sanitario pubblico, ecc.
Ci sono molti punti salienti nella prossima “cooperazione BRICS”. Il ruolo del Brasile come presidenza di turno dei BRICS, avrà un ruolo di enorme supporto nella “Greater BRICS Cooperation”, e questo potrebbe consentire l’adesione di altri Paesi latinoamericani, accrescere notevolmente l’influenza del “Sud del mondo” nella politica internazionale e conferire maggiore forza alla governance globale. I punti salienti della “Greater BRICS Cooperation” sono l’approfondimento della cooperazione economica e del sistema commerciale multilaterale. I Paesi BRICS hanno compiuto nuovi progressi nella promozione del libero scambio, dei flussi di investimento, della cooperazione energetica e di altri aspetti.
In più vi saranno progetti e studi sullo sviluppo sostenibile e l’economia verde. Poiché la questione del cambiamento climatico sta diventando sempre più importante, i Paesi BRICS potrebbero aumentare la collaborazione e svolgere un ruolo importante nell’affrontare il cambiamento climatico. Inoltre, il rafforzamento degli investimenti verdi e della cooperazione tecnologica e la promozione dell’innovazione nei settori dell’economia a basse emissioni di carbonio e dell’energia pulita potrebbero diventare uno dei temi chiave della “Greater BRICS Cooperation”.
Ulteriore punto riguarda la riforma e l’innovazione del sistema finanziario. Negli ultimi anni, i Paesi BRICS hanno compiuto sforzi costanti per promuovere la diversificazione del sistema finanziario globale e riformare la struttura di voto di istituzioni come il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca mondiale. In futuro, potrà anche svolgere un ruolo attivo nella promozione dello sviluppo delle istituzioni finanziarie dei Paesi BRICS (come la Nuova Banca di Sviluppo), nell’espansione degli aiuti esteri e dei progetti di cooperazione, ecc.
Quarto punto è il rafforzarzamento della cooperazione nell’innovazione tecnologica e nell’economia digitale. L’economia digitale sta diventando una forza chiave che guida lo sviluppo economico a livello globale. In settori quali la sicurezza informatica, l’intelligenza artificiale, la valuta digitale e il flusso di dati, i Paesi BRICS possono realizzare una cooperazione più ampia, rafforzare la condivisione e l’innovazione tecnologica, promuovere lo sviluppo scientifico e tecnologico nei Paesi dei mercati emergenti e ridurre il divario tecnologico globale.
Quinto: rafforzare la cooperazione nello sviluppo sociale e nella riduzione della povertà. Il “Sud globale” affronta generalmente sfide di povertà, disuguaglianza e sviluppo sociale. I Paesi BRICS collaborano per migliorare le condizioni di vita delle persone e promuovere una crescita socialmente inclusiva attraverso la condivisione di esperienze, il sostegno finanziario e l’assistenza tecnica.
Guardando al futuro, ci sono anche attese per la liquidazione della valuta locale e la cooperazione monetaria tra i Paesi BRICS. C’è speranza che il “Sud globale” svolga un ruolo maggiore nel nuovo ordine mondiale, promuova la riforma delle istituzioni internazionali e favorisca uno sviluppo globale più equo, inclusivo e sostenibile. Il “Sud globale” può realizzare una cooperazione più stretta in più settori, rafforzare la cooperazione nell’energia tradizionale e nelle nuove energie, nella filiera industriale e nella filiera di fornitura, nello sviluppo verde, nell’innovazione scientifica e tecnologica, negli scambi culturali e in altri campi, e promuovere il progresso economico, sociale e culturale del “Sud del mondo”.

Giancarlo Elia Valori

domenica 24 novembre 2024

Se il mondo liberal capitalista spinge verso la guerra, quello socialista democratico spinge verso pace e cooperazione. Articolo di Luca Bagatin

Se il mondo liberal capitalista - sempre più preda della destra economica (anche quando si dice “sinistra”, pur non essendolo, almeno dal 1993 ad oggi) - continua a premere l'acceleratore sulle guerre, ad Est e in Medio Oriente, armando e appoggiando governi sconsiderati e folli, il mondo socialista democratico autentico e serio, cerca di spegnere questi incendi geopolitici

Pensiamo a realtà socialiste come Cina, Brasile e molti altri Paesi del Sud del mondo, che promuovono ormai dall'inizio dei conflitti, piani di pace e investono in sanità, istruzione e ricerca.

In un mondo segnato da conflitti armati e tensioni geopolitiche, Cina e Brasile mettono al centro la pace, la diplomazia e il dialogo”, ha affermato recentemente il Presidente socialista brasiliano Lula, incontrando il suo omologo cinese Xi Jinping.

Il Presidente socialista cinese, da parte sua, ha ribadito la necessità di dare sempre più spazio a voci che promuovano la pace, sottolineando che il mondo attuale è “tutt'altro che pacifico”. “Solo adottando una visione di sicurezza globale, cooperativa e sostenibile sarà possibile tracciare un percorso verso la sicurezza universale”, ha affermato il Presidente Xi.

Nel Venezuela socialista, guidato da Nicolas Maduro, peraltro, si è concluso recentemente il Congresso Mondiale della Gioventù degli Studenti Antifascisti.

Un Congresso – tenutosi nella capitale, Caracas - avente per simbolo, non a caso, un garofano rosso – simbolo storico del socialismo sin dai tempi della Comune di Parigi del 1871 – e una matita, simbolo dell'istruzione, che ha annunciato la creazione di un Grande Movimento Giovanile Antifascista, il cui scopo è promuovere l'unità fra i giovani e i popoli del pianeta e realizzare un mondo diverso rispetto a quello fondamentalista, egoista e guerrafondaio di oggi.

Un Congresso che ha denunciato con forza l'imperialismo statunitense, che vuole imporre le sue idee al mondo intero, come ha sottolineato il Presidente Maduro.

Secondo Nicolas Maduro, occorre creare nuove forme di comunità e promuovere strategie di resistenza, al fine di contribuire a costruire un nuovo ordine mondiale multipolare.

Il Presidente socialista, ha altresì denunciato sia il fascismo storico, che nuove forme di genocidio, come quello che sta avvenendo oggi contro il popolo palestinese e gli attacchi contro il Libano, oltre che contro Siria, Iraq e Iran e le ingiuste sanzioni dei Paesi liberal capitalisti contro il Venezuela.

Il Presidente Maduro, ha peraltro dato mandato al Vicepresidente degli affari internazionali del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Rander Peña, di far tradurre in tutte le lingue il “Libro Blu” scritto dal comandante Hugo Chavez nel 1990.

Un libro in cui sono contenute le idee fondamentali della rivoluzione socialista bolivariana del XXI Secolo in Venezuela.

Oggi l'unica alternativa sembra essere, ancora una volta, quel “Socialismo o barbarie” lanciato da Rosa Luxemburg nel 1916 e poi ripreso da quei marxisti libertari - come Cornelius Castoriadis - che, seguendo le orme della Luxemburg, dal 1948 al 1967 - promossero quel socialismo consiliarista e autogestionario, che criticò il burocratismo e verticismo del marxismo-leninismo dogmatico e la piega intrapresa dall'URSS negli anni successivi alla Rivoluzione d'Ottobre.

Un socialismo che si coniuga alla perfezione con le correnti mazziniane, garibaldine e anarchiche della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 e, i cui valori democratici e libertari, meritano di essere recuperati e rivitalizzati.

Luca Bagatin

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lunedì 11 novembre 2024

Panafricanismo e Repubblica Popolare Cinese. L'intervento della scrittrice, giornalista e attivista panafricana statunitense Margaret Kimberly. Articolo di Luca Bagatin

Margaret Kimberly è una scrittrice, giornalista (già editorialista di Black Agenda Report) e attivista panafricana statunitense, molto attiva nei movimenti per la pace, la giustizia sociale, i diritti civili e umani, nonché sostenitrice, alle ultime elezioni presidenziali USA, della candidata verde Jill Stain.

Lo scorso 29 settembre, ha partecipato all'incontro organizzato dall'associazione “Friends of Socialist China”, tenutosi a New York, in occasione del 75esimo anniversario della nascita della Repubblica Popolare Cinese e ha tenuto un interessante discorso.

Molto interessanti diversi passaggi, in cui, nel solco del grande intellettuale panafricano W.E.B. Bois (1868 – 1963) – socialista che per primo incoraggiò, nel 1955, la Conferenza di Bandung, che riuniì il cosiddetto Sud del mondo per la prima volta - che ha citato anche nel suo discorso, ha tratteggiato le attuali relazioni fra Africa e Cina: “Ho visto di persona perché la Cina ha scavalcato il resto del mondo nel suo sviluppo economico, la dedizione ai principi del socialismo e un impegno per la cooperazione mondiale che ha reso le relazioni con la Cina attraenti per l'intero continente africano. Di recente 53 nazioni, ci sono 54 nazioni in Africa, quindi significa che tutte le nazioni tranne una hanno partecipato al recente Forum sulla cooperazione Cina-Africa, noto come Forum di Pechino. Perché dovrebbero partecipare tutte? Beh, immagino che una domanda migliore sia, perché non dovrebbero, considerando i modi in cui le nazioni africane sono trattate dall'Occidente capitalista. Ed ecco un esempio. Sappiamo tutti che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Russia due anni fa, ma non hanno pensato alle relazioni, alle esigenze, al commercio tra le nazioni africane e la Russia per il grano, per il fertilizzante, e hanno semplicemente detto, “Beh, ti sanzioneremo se continui ad acquistarlo””.

C'erano accordi già elaborati. Ma la rappresentante dell'ONU, Linda Thomas Greenfield, stava agitando il dito contro gli africani, e se vi discostate da questo, vi sanzioneremo tutti. Quindi perché le nazioni africane non vorrebbero allontanarsi da quelle relazioni tossiche? La Cina è devota alla cooperazione, fornendo la cancellazione del debito, le nazioni occidentali, la Banca Mondiale e il FMI, condonano mai i debiti? Non credo”.

Ed ha proseguito sottolineando: “Ora, ci sono delle contraddizioni, ovviamente, perché queste 50 e passa nazioni africane sono tutte molto diverse. Quindi, per esempio, si sono presentati tutti questi Capi di Stato, quindi ci sarebbero stati Ruanda e Uganda, ma hanno trascorso decenni a saccheggiare violentemente la Repubblica Democratica del Congo. Ma tutti e tre erano lì. C'è una nuova alleanza di stati del Sahel, Mali, Niger, Burkina Faso, sono stati attaccati da alcuni dei loro vicini nella Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale, ECOWAS, che dovrebbe essere un raggruppamento economico, ma è sotto il controllo degli Stati Uniti che hanno persino minacciato un intervento militare contro quegli stessi Paesi.

Quindi abbiamo le nazioni fantoccio occidentali e quelle che cercano l'indipendenza che erano tutte presenti. E voglio sottolineare, se parlo di nazioni africane, penso che dovremmo sempre menzionare l'Eritrea, l'unico Paese che ha mantenuto il suo impegno per il socialismo, motivo per cui è sempre sotto attacco. Ecco perché è considerato un insulto. È chiamata la Corea del Nord dell'Africa, sai, come se la Corea del Nord, la DPRK, fosse una specie di strano insulto. L'Eritrea è solo un Paese che ha mantenuto la sua indipendenza che non vuole prendere prestiti dalla Banca Mondiale e soffre a causa delle sanzioni”.

Relativamente ai rapporti economici Africa-Cina, Kimberly ha sottolineato che: “E' importante, molto importante, che la Cina mantenga il suo impegno ad avere relazioni più eque e non sia come voi, gli Stati Uniti, il Canada e l'Europa, che si limitano a estrarre. Le società di costruzioni cinesi nella RDC, nella Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, hanno accettato di investire fino a 7 miliardi di dollari in progetti infrastrutturali come parte dei loro accordi per l'attività mineraria nella RDC, il che è molto importante, sapete, quello che succede nella RDC è una catastrofe per i diritti umani. Abbiamo tutti visto le immagini di uomini, donne e bambini piccoli con solo un secchio e una pala che estraggono minerali e risorse che altre persone usano per arricchirsi”.

E relativamente ai BRICS e al futuro del Sud del mondo, Margaret Kimberly ha fatto presente che: "Unire le mani per far progredire la modernizzazione e costruire una comunità Cina-Africa di alto livello con un futuro condiviso" è un titolo fantastico e riassume il modo in cui la Cina si sta avvicinando alle nazioni del Sud del mondo e questo spiega perché le nazioni africane vogliono unirsi ai BRICS.

Parole di grande ispirazione e auspicio, nel solco di un mondo multipolare, pacifico, cooperante, in grado di superare i blocchi contrapposti e le vecchie logiche da Guerra Fredda, le cui origini affondano proprio nella Conferenza di Bandung e nel lavoro di grandi leader storici di vari Paesi del mondo: Pietro Nenni, Zhou Enlai, Josip Broz Tito, Jawaharal Neru, Gamal Abd Al-Nasser, Nicolae Ceausescu, Juan Domingo Peron e gli attuali Lula Da Silva e Xi Jinping, per citare i più celebri e attivi.

Luca Bagatin

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sabato 26 ottobre 2024

Unione del Sud del mondo, pace, sicurezza, sviluppo, cooperazione, prosperità e modernizzazione. Le prospettive del Presidente cinese Xi Jinping all'ultimo vertice BRICS. Articolo di Luca Bagatin


Il vertice BRICS, che si è tenuto dal 22 al 24 ottobre a Kazan, Capitale della Repubblica del Tatarstan, nella Federazione Russa, si è concluso.

I BRICS sono un importante meccanismo di cooperazione nato nel 2009, che vede protagonisti Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e oggi anche Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran e Etiopia e numerosi sono gli altri importanti Paesi del Sud e dell'Est del mondo, che ne hanno chiesto l'adesione.

Al recente convegno, organizzato dal prof. Giancarlo Elia Valori, a Roma, dal titolo “Mondializzazione, confini, identità”, il prof. Oliviero Diliberto ha affermato come il gruppo dei BRICS possa rappresentare un tentativo di riequilibrio del mondo d'oggi, preda di conflitti e fondamentalismi di ogni genere.

Lo stesso prof. Valori, impegnato almeno sin dagli Anni '70 nella promozione di un mondo multipolare, ha affermato come i Paesi aderenti ai BRICS stiano lavorando per la costruzione di una “comunità dal futuro condiviso, fondata sulla solidarietà e la cooperazione, per la costruzione di un mondo migliore”

L'incontro di Kazan ha visto la partecipazione di leader di ben 36 Paesi, fra i quali 22 capi di Stato, oltre al Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres.

Importante è stato l'intervento del Presidente cinese Xi Jinping, il quale, fra le altre cose ha affermato: “Mentre il mondo entra in un nuovo periodo definito da turbolenza e trasformazione, ci troviamo di fronte a scelte cruciali che plasmeranno il nostro futuro. Dovremmo permettere al mondo di sprofondare nell'abisso del disordine e del caos, o dovremmo impegnarci per riportarlo sulla strada della pace e dello sviluppo? Questo mi ricorda un romanzo di Nikolay Chernyshevsky intitolato “Che fare?” La determinazione incrollabile e la spinta appassionata del protagonista sono esattamente il tipo di forza di volontà di cui abbiamo bisogno oggi. Più i nostri tempi diventano tumultuosi, più dobbiamo rimanere fermi in prima linea, esibendo tenacia, dimostrando l'audacia di essere pionieri e mostrando la saggezza di adattarci. Dobbiamo lavorare insieme per trasformare i BRICS in un canale primario per rafforzare la solidarietà e la cooperazione tra le nazioni del Sud del mondo e un'avanguardia per promuovere la riforma della governance globale”.

Nello specifico, il Presidente cinese ha sottolineato la necessità lavorare per la pace e di agire “come difensori della sicurezza comune”.

A tal proposito, ha ricordato come Cina e Brasile, in collaborazione con altri Paesi del Sud del mondo, abbiano avviato il gruppo “Amici per la pace”, al fine di affrontare sia la crisi ucraina che il conflitto in Medio Oriente.

In tal senso, il Presidente Xi, ha ricordato i tre principi sui quali occorre muoversi: “nessuna espansione dei campi di battaglia; nessuna escalation delle ostilità e non gettare benzina sul fuoco, ovvero impegnarci per una rapida de-escalation della situazione”.

In merito alla questione in Medio Oriente egli ha affermato che: “Mentre la situazione umanitaria a Gaza continua a deteriorarsi, le fiamme della guerra sono state nuovamente riaccese in Libano e i conflitti tra le parti stanno aumentando. Dobbiamo promuovere un cessate il fuoco immediato e la fine delle uccisioni. Dobbiamo compiere sforzi incessanti verso una risoluzione completa, giusta e duratura della questione palestinese”.

Il Presidente Xi Jinping ha ricordato come la Cina sia, peraltro, impegnata nella cooperazione e nello sviluppo nell'ambito dell'Intelligenza Artificiale, oltre che nell'ambito dello sviluppo ecologico e sostenibile e come stia lavorando per la “riforma della governance globale”.

Ha sottolineato, inoltre, come occorra “unire le forze dei Paesi del Sud del mondo nella costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità”.

Unione del Sud del mondo, pace, sicurezza internazionale, sviluppo, cooperazione, prosperità comune e modernizzazione. Queste, in sostanza, le prospettive della Cina socialista odierna che, dalla Conferenza afroasiatica di Bandung del 1955 – che riunì gli allora Paesi Non Allineati, oltre gli opposti imperialismi USA-URSS – si sta adoperando per l'emancipazione del Terzo e Quarto Mondo.

Come peraltro insegnarono grandi leader socialisti della Storia quali i cinesi Mao-Tse Tung e Zhou Enlai, oltre che il Presidente rumeno Nicolae Ceausescu e quello argentino Juan Domingo Peron (vorrei ricordare, in merito, il suo importante saggio, scritto nel suoi anni d'esilio in Spagna, nel 1967, dal titolo “L'ora dei popoli”, in cui trattò, nello specifico, della necessità dell'emancipazione e unione del Terzo Mondo) e i nostri grandi statisti socialisti quali Bettino Craxi e l'allora Ministro degli Esteri Gianni De Michelis.

Quando il mondo aveva politici di spessore al governo. Quando l'Europa era ancora un continente serio, ragionevole, civile, privo di omologazione e di fondamentalismi di ogni genere.

Luca Bagatin

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