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lunedì 26 ottobre 2026

La vittoria di Lula, il ritorno del socialismo trabalhista: giustizia sociale, sovranità nazionale e sfida al liberal-capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Erede della tradizione trabalhista (laburista) brasiliana, rappresentata da figure come Getúlio Vargas (1882-1954) e Leonel Brizola (1922-2004), Luiz Inácio Lula da Silva, detto Lula, già lustrascarpe, operaio e sindacalista, è stato rieletto Presidente del Brasile domenica 25 ottobre 2026, con il 51,79% dei voti contro il 48,21% dell'estremista di destra liberal-conservatore Flávio Bolsonaro. Circa 4 milioni e mezzo in più rispetto all'avversario.

Ha vinto la vita contro la morte. Ha vinto l'amore, la giustizia sociale, la sovranità nazionale, contro l'odio, la violenza, la corruzione, la barbarie liberal-capitalista al servizio di Washington.

Lula, arzillo ottantunenne leader del Partito dei Lavoratori (PT), che si appresta a guidare il suo quarto mandato non consecutivo, forte delle sue conquiste sociali (non ultima la riforma costituzionale sulla riduzione dell'orario di lavoro, sostenuta dal suo governo e promulgata durante il suo mandato), ha affermato che porrà al primo posto le politiche di assistenza agli anziani e che darà maggior rilevanza alle politiche in favore delle donne.

Egli, ribadendo il suo rispetto per la laicità dello Stato, ha altresì dichiarato: “Non ho preferenze per nessuna religione. Ho una preferenza per la fede del popolo brasiliano”, ribadendo anche che la sua vittoria segna “una sconfitta delle menzogne” diffuse dal suo avversario.

Egli ha altresì annunciato di voler regolamentare le piattaforme digitali, chiedendo che i crimini commessi online siano equiparati a quelli commessi nella vita reale.

Lula ha puntato il dito contro le grandi aziende che evadono le imposte, tentando al contempo di influenzare il voto e ha anche denunciato le interferenze esterne che hanno tentato di influenzare la campagna elettorale.

Il Presidente Lula ha promesso anche di universalizzare la scuola a tempo pieno fino al termine dell'istruzione secondaria e ampliare i programmi di sostegno economico agli studenti, affinché nessuno sia costretto ad abbandonare gli studi per lavorare.

Egli ha annunciato massicci investimenti nell'insegnamento della matematica e dell'ingegneria, al fine di creare un'Intelligenza Artificiale interamente brasiliana, sfruttando anche le energie rinnovabili del Paese.

Lula ha altresì promesso una riduzione della deforestazione per i prossimi quattro anni.

Investimenti in scuola, tecnologia, assistenza agli anziani, ambiente.

Queste le parole d'ordine del leader del Partito dei Lavoratori (PT), sostenuto in questa tornata elettorale da pressoché tutta la sinistra brasiliana socialista, socialista democratica, comunista e verde.

Fa piuttosto sorridere che il PD e la sedicente “sinistra” nostrana esaltino Lula, pur rappresentando l'esatto opposto della sua politica, sia interna che internazionale.

Lula è, infatti, sempre stato dalla parte del popolo brasiliano. Dalla parte della giustizia sociale, della sovranità nazionale, dell'indipendenza economica. E' sempre stato dalla parte del popolo palestinese e contro i crimini di Netanyahu. Sulla crisi ucraina ha spesso speso parole critiche nei confronti di Zelenksy e nel suo non voler scendere a compromessi e ricercare la pace. Ha sempre lavorato, assieme alla Repubblica Popolare Cinese, nell'ambito del gruppo degli “Amici per la pace sulla crisi ucraina” per una soluzione pacifica del conflitto, insistendo sulla necessità di un accordo che coinvolga entrambe le parti ed evitato qualsiasi forma di imposizione di sanzioni alla Russia. Nel 2023 ha peraltro suggerito a Kiev di prendere in considerazione la cessione della Crimea (già annessa alla Russia nel 2014, con un referendum) nell'ambito di un accordo di pace, precisando successivamente che la questione territoriale avrebbe dovuto comunque essere affrontata direttamente da Russia e Ucraina.

Un leader come Lula, in realtà, in Europa manca da moltissimi decenni. Non parliamo poi dell'Italia, ove sono da anni onnipresenti due schieramenti liberal-capitalisti e pressoché entrambi di destra, agli ordini dei desiderata di Bruxelles e Washington.

Lula vince perché è coerente, pragmatico, perché viene dal basso senza dimenticare i suoi Maestri politici, Vargas e Brizola.

In pochi, in Italia, conoscono Leonel Brizola, Sindaco di Porto Alegre e Governatore dello Stato di Rio Grande do Sul e dello Stato di Rio de Janeiro, oltre che molto amico dell'ex Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi e figura di punta dell'Internazionale Socialista di quegli anni.

Egli fu uno di quei socialisti autentici, populisti di sinistra nel senso più positivo del termine, che promosse in Brasile le nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia e politiche in favore delle classi più povere della popolazione, entrando in politica guidando l'ala giovanile del Partito Laburista Brasiliano dell'allora Presidente Getúlio Vargas.

Fondatore del Partito Democratico Laburista (PDT), fu inizialmente in competizione con Lula, ma, dal 1998 in poi lo sostenne.

Personalmente, pur avendo una forte coscienza politica e avendo militato in passato in formazioni socialiste e repubblicane mazziniane, non voto da moltissimi anni e, nella mia vita, mi sono recato alle urne piuttosto di rado. Purtuttavia, come ho spesso avuto modo di dire ad amici brasiliani militanti del PT e del PDT, non avrei alcuna esitazione, se fossi brasiliano, a militare nei loro partiti e a votare per Lula, uno dei migliori leader al mondo, a mio avviso, accanto al Presidente cinese Xi Jinping, al Premier slovacco Robert Fico e al Premier bulgaro Rumen Radev.

Non a caso, la sua vittoria è stata salutata con favore da esponenti della cultura e della politica socialista autentica, dall'ex leader dei Pink Floyd Roger Waters, passando per l'ex leader laburista e deputato britannico Jeremy Corbyn, fino al leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon.

Reazioni molto positive anche dalla Repubblica Popolare Cinese, i cui organi di stampa hanno sottolineato come la rielezione di Lula possa garantire una continuità dei rapporti fra Brasile e Cina e dare nuovo slancio alla cooperazione nel Sud del mondo.

Luca Bagatin

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lunedì 5 ottobre 2026

Brasile. Il ballottaggio tra Lula e Bolsonaro Jr. è tutt'altro che scontato. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni presidenziali brasiliane, una vittoria al secondo turno dell'estrema destra liberale di Flávio Bolsonaro il 25 ottobre 2026, appare tutt'altro che scontata.

Innanzitutto il candidato del Partito dei Lavoratori e attuale Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva – sostenuto da pressoché tutta la sinistra e il centro-sinistra, socialista, socialdemocratico, verde e comunista - ha conquistato un ottimo 45%.

In secondo luogo, se Bolsonaro si ferma al 47%, diversi elettori del candidato Augusto Cury (la cui lista ex laburista e centrista, Avante ha ottenuto il 2,89%) e del candidato Ronaldo Caiado (il cui Partito Social Democratico ha ottenuto il 2,18%), potrebbero decidere di votare al secondo turno per Lula. Non perché lo sostengano, infatti né Cury, né Caiado hanno fatto alcun endorsement, ma perché potrebbero percepirlo – dal loro punto di vista – come “il male minore”.

Così come potrebbero fare molti astenuti al primo turno e le liste minori di estrema sinistra, che hanno deciso di presentarsi da sole (Unità Popolare, Partito Comunista Brasiliano, Partito Socialista dei Lavoratori Unificato, Partito della Causa Operaia).

Lula potrebbe giocarsela sul filo di lana, oppure no. Potrebbe anche trionfare.

Oppure il Brasile potrebbe precipitare nuovamente nel caos della cricca dei Bolsonaro, portatrice di macelleria sociale, distruzione dello Stato sociale, diseguaglianze di genere, riavvicinamento all'imperialismo statunitense.

Il Presidente Lula, ad ogni modo, ha dichiarato di essere pronto al ballottaggio e ha difeso l'operato del suo governo, sottolineando gli investimenti nel settore scientifico, la stabilità fiscale e il rafforzamento del sistema educativo pubblico.

Ha promesso, inoltre, per il secondo mandato, l'ampliamento delle borse di studio e la promozione dello sviluppo industriale e globale, incentrato sul benessere dell'intera comunità brasiliana.

Egli ha altresì attaccato duramente il suo avversario, accusandolo di corruzione e di essere legato a gruppi paramilitari e ha sostenuto che il programma dell'opposizione non garantisce alcun futuro per il Paese e per il mantenimento del modello democratico.

Luca Bagatin

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giovedì 24 settembre 2026

ONU, Lula sfida Trump: sovranità, Palestina e riforma dell'ordine internazionale. Cuba e Venezuela si schierano contro Washington. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni il Presidente del Brasile, il socialista Lula da Silva, ha tenuto il discorso di apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York.

Nel suo discorso ha sottolineato come oggi il mondo sia percorso da profondi conflitti, ma nessuno si stia adoperando per risolverli.

In particolare, ha affermato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non si assuma le proprie responsabilità in merito, ovvero dovrebbe riunirsi al fine di lavorare per perseguire la pace nel mondo.

Egli ha ribadito, inoltre, la necessità di far entrare in tale organismo Paesi quali il Brasile e il Messico.

Lula, senza mai nominare Trump direttamente, ha replicato alle accuse secondo le quali il Brasile non sarebbe autosufficiente in materia di sicurezza e narcotraffico. Oltre a ciò ha contrastato le argomentazioni trumpiane sull'Amazzonia, la quale, attualmente, sta invece ottenendo una protezione senza precedenti.

Egli ha altresì affermato che la guerra è la negazione della politica in ogni forma ed ha anche sottolineato come ciò che sta accadendo in Palestina - da parte del regime di Netanyahu - è un genocidio ed ha condannato gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Ha inoltre esortato a risolvere pacificamente la questione di Hormuz, condannato l'embargo statunitense contro Cuba e si è detto preoccupato per le possibili interferenze alle elezioni presidenziali brasiliane, visto che l'opposizione di destra difende “interessi di potenze esterne al Brasile” (chiaro il riferimento al regime di Trump).

Nei giorni scorsi anche il governo di Cuba, presieduto da Miguel Diaz-Canel, ha reagito alle dichiarazioni imperialiste di Trump, affermando che Cuba non rappresenta affatto una minaccia per gli USA e che ogni guerra economica contro di essa e il suo popolo è ingiustificata e genocida.

Il Presidente Diaz-Canel ha affermato che il Paese continuerà a difendere la sua sovranità e il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha sottolineato che il governo statunitense è incapace di riconoscere Cuba come Paese indipendente e sovrano.

La delegazione cubana parteciperà all'Assemblea Generale dell'ONU sabato 26 settembre prossimo.

La Presidente incaricata del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, parlando mercoledì 23 settembre scorso, davanti all'Assemblea, ha invece sottolineato l'impegno per la pace e il dialogo del suo Paese, nella risoluzione di ogni conflitto e dei suoi rapporti con gli USA.

La Presidente Rodriguez ha parlato di “sviluppo inclusivo, fondato sulla giustizia sociale”, quale antidoto contro la povertà di centinaia di milioni di persone nel Sud del mondo, sottolineando come le sanzioni “minano le libertà economiche e finanziarie e ritardano lo sviluppo umano”.

Ha successivamente parlato di sicurezza energetica, spiegando come il Venezuela svolge e svolgerà un ruolo molto importante in questo contesto internazionale, evidenziando come “il recente accordo bilaterale tra Stati Uniti e Venezuela è uno dei più importanti mai firmati e contribuirà all'equilibrio energetico dell'emisfero e a livello internazionale”.

La Presidente del Venezuela ha sottolineato come il Paese, nel 2026, sia stato colpito da due prove molto dolorose, ovvero l'intensificarsi dello scontro con gli USA (culminato con l'arresto illegale del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, da parte del regime statunitense, il 3 gennaio scorso) e il doppio terremoto del 24 giugno scorso.

Delcy Rodriguez ha spiegato, ad ogni modo, che il Venezuela sta rinascendo e intende rinascere, sulla base di relazioni fondate sul rispetto e l'uguaglianza.

“Mi presento a quest'Assemblea come un'altra figlia del Venezuela per presentare le aspirazioni di un Paese che cerca di costruire il proprio destino dopo conflitti politici che hanno chiuso gli spazi alle diverse correnti, impedendo loro di trovare un luogo dove risolvere le proprie divergenze, e nel mezzo di un duro blocco economico che ha rovinato il modello di sviluppo basato sull'inclusione e sull'uguaglianza”, ha dichiarato la Presidente Rodriguez.

Rievocando l'appello del Libertador Simon Bolivar, la Presidente ha chiamato il suo Paese all'unità, affermando: “Non una sola persona potente. Non un solo partito, non una sola fazione: uniamo tutti insieme i nostri sforzi per la rinascita della patria prospera che i nostri figli e le nostre figlie meritano”.

Luca Bagatin

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martedì 22 settembre 2026

Lula incontra Bernie Sanders a New York: multilateralismo, IA e interferenze elettorali al centro del confronto. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso 21 settembre 2026, a New York, il Presidente del Brasile, il socialista Luiz Inácio Lula da Silva, ha incontrato il Senatore statunitense Bernie Sanders.

Fra gli argomenti toccati dai due il multilateralismo, la pace, la democrazia, la governance dell'Intelligenza Artificiale e l'attuale situazione politica statunitense.

Entrambi hanno condiviso le medesime opinioni in merito al rischio di aumento della spesa militare a livello globale; alla crescente diseguaglianza fra ricchi e poveri; alla precarietà lavorativa in varie parti del mondo. Inoltre, hanno concordato sulla necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e espresso preoccupazione per il crescente estremismo, nonché ritengono che occorra urgentemente una governance multilaterale dell'Intelligenza Artificiale ed una maggiore partecipazione dei giovani e delle donne in politica.

Il Sen. Sanders ha espresso interesse nel voler conoscere l'esperienza sanitaria brasiliana, che ha introdotto il Sistema Sanitario Unificato.

Il Presidente Lula si è detto preoccupato relativamente a possibili interferenze statunitensi nelle prossime elezioni brasiliane, visto che è entrato nel mirino del regime di Trump, il quale sostiene apertamente il candidato della destra, Flavio Bolsonaro.

Egli ha altresì espresso particolari preoccupazioni per le posizioni del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, il quale è particolarmente vicino alla famiglia Bolsonaro.

Il Presidente Lula, che si trova a New York per partecipare alla settimana di alto livello dell'81ª sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, aveva incontrato anche il Presidente dell'Uruguay Yamandú Orsi ed il Sindaco di New York, Zohran Mamdani.

Relativamente alla governance sull'IA, il Brasile ha già aderito all'Organizzazione Mondiale per la Cooperazione sull'Intelligenza Artificiale (WAICO) promossa dalla Repubblica Popolare Cinese, con la quale condivide le medesime posizioni in materia di multilateralismo, stabilità, equità e giustizia internazionale.

Luca Bagatin

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mercoledì 5 agosto 2026

Lula unisce la sinistra brasiliana e rilancia il progetto socialista contro l'estrema destra liberal capitalista. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito dei Lavoratori (PT) del Brasile ha nominato ufficialmente candidato alle elezioni del 4 ottobre prossimo, Luiz Inácio Lula da Silva, che sarà candidato al suo quarto mandato ed è attualmente favorito nei sondaggi con il 39% dei voti al primo turno contro il 30% dei voti del candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro.

Sette sono i partiti del fronte della sinistra che si sono uniti a sostegno di Lula.

Oltre al PT, sosterranno Lula: il Partito Comunista del Brasile (PCdoB); il Partito Verde (PV); il Partito Socialista Brasiliano (PSB); il Partito Democratico Laburista (PDT); il Partito Socialismo e Libertà (PSOL); REDE (Rete per la Sostenibilità).

Forze di sinistra, centro-sinistra, ecologiste, socialiste e comuniste sono dunque riuscite, per la prima volta da anni in Brasile, a presentare un unico candidato, al fine di rilanciare e rafforzare le politiche sociali, economiche, ecologiste e laburiste portate avanti da Lula in questi anni.

Le parole d'ordine della coalizione saranno dunque, come dichiarato dai suoi esponenti: “crescita economica inclusiva, sviluppo sociale, difesa della sovranità, dell'indipendenza e dell'autonomia del Brasile”.

Lula, nei giorni scorsi, ha dichiarato: “Finché vivrò, l'estrema destra non governerà mai più questo Paese” e ha condannato il sostegno di Trump e Milei a Bolsonaro Jr., condannando dunque ogni interferenza esterna nelle elezioni presidenziali brasiliane.

In tal senso, Lula ha dichiarato: “Non voglio aiuti esterni. L'unico aiuto che voglio è quello del popolo brasiliano, affinché possiamo preservare la democrazia di questo Paese”.

Lula, durante i suoi mandati, ha fatto scendere il tasso di disoccupazione; consolidato il ruolo strategico del Brasile nei BRICS; ha promosso la sovranità finanziaria del Paese; rafforzato il multilateralismo; rafforzato i legami commerciali con la Cina; si è scontrato con le politiche commerciali di Washington, fondate sui dazi imposti da Donald Trump e contro il suo regime che vede in ogni governo socialista un governo “terrorista” e una minaccia per gli USA.

Lo scorso 29 luglio, Lula aveva dichiarato in merito che “è del tutto irragionevole definire il Brasile una minaccia per gli Stati Uniti, soprattutto alla luce degli storici legami diplomatici e dell'amicizia che uniscono i due popoli”.

Lula, ancora una volta, si presenta quale solido faro per un socialismo e una sinistra senza equivoci, che in Europa manca da moltissimi decenni. Un socialismo fondato su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, inclusività e multilateralismo.

Un socialismo destinato a vincere perché promuove ricette pragmatiche e lotta dalla parte giusta della Storia.

Luca Bagatin

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lunedì 27 luglio 2026

Il Presidente socialista Lula contro i regimi di Trump e Milei: "I dazi USA sono un'ingerenza nelle elezioni brasiliane". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, punta ancora una volta il dito contro la politica tariffaria del regime statunitense.

Egli, in un articolo sul Washington Post, ha respinto l'imposizione di dazi che vanno dal 12,5% al 37,5%, sottolineando come tali misure siano state introdotte al solo scopo di interferire nelle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo ottobre e che, secondo i sondaggi, vedono ad oggi in netto vantaggio Lula, rispetto al candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro, sostenuto dal regime di Trump.

“Oltre ad essere ingiuste, le nuove tariffe rappresentano un errore strategico: danneggiano l'economia statunitense e la partnership con il Brasile. Diversi settori industriali statunitensi dipendono da componenti brasiliani. Cibo, calzature, tessuti, mobili, ricambi auto e molti altri prodotti diventeranno più costosi per i consumatori americani”, ha spiegato Lula.

E, su X, ha aggiunto: “Il riferimento all'ex presidente Jair Bolsonaro (condannato l'anno scorso e oggi agli arresti domiciliari per il tentativo di colpo di Stato in Brasile) ha reso esplicita la motivazione politica del provvedimento”.

Egli ha anche rilevato che, gli scambi commerciali con gli USA, sono diminuiti del 12,8% nella prima metà del 2026 rispetto al 2025, mentre gli scambi con l'UE sono cresciuti del 6,1% e, con la Cina, del 15,9%.

“Nel medio termine, queste tariffe porteranno alla disorganizzazione delle catene produttive attualmente fortemente integrate, e le aziende brasiliane sostituiranno i fornitori nordamericani con altri partner”, ha spiegato il Presidente Lula.

Il Presidente Lula da Silva ha puntato il dito anche contro le dichiarazioni del Segretario di Stato USA Marco Rubio, il quale ha rimosso il Brasile dalla lista dei “Paesi amici”.

Il Presidente Lula ha affermato, in merito: “I tentativi di imporre restrizioni ideologiche al partenariato bilaterale, o di sfruttarlo a fini elettorali, sono insostenibili. Mai prima d'ora un Segretario di Stato statunitense ha definito il Brasile un paese ostile. Nessuno ci sconfiggerà con le menzogne”.

Egli ha altresì ribadito la sovranità del suo Paese di fronte alle interferenze e pressioni esterne.

Il governo brasiliano, inoltre, ha convocato, domenica 26 luglio scorsa, l'Ambasciatore argentino a seguito degli insulti rivolti dal Presidente argentino Milei contro Lula, in territorio brasiliano.

Durante il suo discorso, infatti, Milei ha definito il Presidente Lula un “detenuto” e un “ladro”.

Il Ministero degli Esteri brasiliano ha dichiarato che si tratta di un episodio senza precedenti, in quanto mai prima d'ora un Presidente straniero avrebbe approfittato di una visita in Brasile per promuovere “aggressioni e offese” contro il capo dello Stato, le istituzioni del Paese che lo ospita e contro il popolo brasiliano.

Numerosi rappresentanti del peronismo argentino, ovvero del Partito Giustizialista, del movimento La Cámpora e del Frente Renovado, all'opposizione del regime di Milei, hanno voluto esprimere il loro sostegno al Presidente brasiliano.

I peronisti argentini hanno peraltro sottolineato come l'irresponsabile e incivile comportamento di Milei possa avere un impatto sulle relazioni diplomatiche fra i due Paesi e conseguenze sulle imprese e le esportazioni.

Il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, del Partito Giustizialista, ha affermato: “Ieri abbiamo assistito con sgomento alle offese e agli insulti rivolti dal presidente Milei al governo brasiliano, al suo presidente e al suo popolo. In Argentina, rispettiamo le nazioni vicine e sorelle”. Egli ha accusato peraltro Milei di vicinanza al regime di Trump e di Netanyahu, entrambi di estrema destra tanto quanto quello di Milei.

Il presidente del Frente Renovador, movimento peronista di centro, Diego Giuliano, puntando il dito contro Milei ha affermato: “Un presidente viaggia per difendere gli interessi dell'Argentina, non per fare campagna elettorale né per insultare il capo di Stato del nostro principale partner commerciale. Ogni scontro diplomatico provocato da Milei finisce per essere pagato dalla nostra industria, dalle nostre esportazioni e dai nostri lavoratori”.

E il Partito Giustizialista, presieduto dalla peronista di sinistra Cristina Kirchner, ex Presidente argentina, ha definito vergognose le dichiarazioni di Milei, che rappresentano “la pagina più nera della politica estera e delle relazioni bilaterali con il nostro popolo fratello”.

L'organizzazione peronista di sinistra La Cámpora ha sottolineato come Milei “Nel frattempo, domani riceverà con tutti gli onori i predatori del Fondo Monetario Internazionale” e lo ha definito “il presidente più anti-Argentina che esista”.

Milei nei suoi sproloqui aveva addirittura accusato il Brasile, il Messico e il Partito Democratico statunitense di aver orchestrato una campagna “anti-Argentina”.

Luca Bagatin

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lunedì 20 aprile 2026

Nuova primavera socialista per la Bulgaria e l'Europa. Articolo di Luca Bagatin

 

E' e sarà una nuova primavera per la Bulgaria e l'Europa, con la vittoria, alle elezioni parlamentari di domenica 19 aprile, della coalizione socialista democratica e populista di sinistra Bulgaria Progressista (PB) di Rumen Radev che, con quasi il 45% dei consensi, ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento e battuto la coalizione liberale e democristiana di centro-destra GERB (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria) - SDS (Unione delle Forze Democratiche), di Bojko Borisov, ferma al 13,39%. Al terzo posto i liberal-europeisti di Continuiamo il Cambiamento, con il 12,6%; a seguire i liberali del Movimento per i Diritti e le Libertà, con il 7,1% e, infine, l'estrema destra di Revival, che ha ottenuto appena il 4,2% dei voti.

Le forze di destra e ultra-destra, liberal-capitaliste e filo UE, in sostanza, sono state ampiamente sconfitte e hanno perso numerosi seggi, lasciando spazio alla neonata Bulgaria Progressista, composta da socialisti democratici, nazionalisti e populisti di sinistra, nella piena tradizione del socialismo originario e patriottico europeo, la cui storia – malamente oscurata e vilipesa dall'ideologia liberale e capitalista – ha origini che vanno da Giuseppe Garibaldi ad Aleksandr Herzen, sino a giungere alla Comune di Parigi e i primi Soviet operai e contadini e che unisce tanto la tradizione socialista-repubblicano sociale latina che quella eurasiatica.

Il leader della coalizione vincente, Rumen Radev, classe 1963, Generale dell'Aeronautica, fu aderente al Partito Comunista Bulgaro dal 1985 al 1990 e, nel 2016, fu il candidato eletto alla Presidenza della Bulgaria, sostenuto dal Partito Socialista Bulgaro e dalla socialista democratica Alternativa per la Rinascita Bulgara, coalizione con la quale vinse con quasi il 60% dei voti, battendo la candidata dei liberali di centro-destra.

Radev è sempre stato critico nei confronti del governo liberale di centro-destra di Bojko Borisov, che ha spesso accusato di essere autoritario, oligarchico e corrotto e si è schierato contro di lui, con un programma fondato sulla lotta alla corruzione e all'oligarchia; maggiore presenza dello Stato in economia; maggiore giustizia e stato sociale e promozione della sovranità nazionale.

Nel 2017 fu fra i primi politici europei a condannare le sanzioni imposte dall'UE contro la Russia e si è sempre espresso contro la fornitura di armi al governo di Kiev, ritenendo che la Bulgaria dovesse tenersi fuori dal conflitto russo-ucraino e, come il suo omologo slovacco, il socialista democratico Robert Fico, ha sempre invitato ai negoziati fra le due parti.

Si è sempre detto, inoltre, molto critico nei confronti della costituzione di un fondo di riarmo, come proposto dai vertici dell'UE e criticò anche l'UE quando questa volle riconoscere il golpista Juan Guaidò che, nel 2019, senza averne alcun titolo, si autoproclamò Presidente del Venezuela in funzione anti-socialista e filo-statunitense.

E' emblematico il silenzio della sedicente “sinistra” italiana (o “campo largo) difronte al risultato delle elezioni in Bulgaria, che hanno visto il trionfo di una coalizione socialista e di sinistra autentica, senza equivoci.

Il caravanserraglio del PD and Co., invece, fino a pochi giorni fa ha preferito esultare per il destrorso Magyar, ovvero per la controfigura più glamour di Orban, peraltro suo ex sodale di partito.

Del resto, come scrivevo pochi giorni fa in un articolo dal titolo “Il tramonto della politica e la crisi dell'Occidente liberale” (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/04/il-tramonto-della-politica-e-la-crisi.html), esordivo con questo ragionamento: “Francamente si fa davvero fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.

In che cosa si differenziano dal campo meloniano?

Nel voler mettere al centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione, sanità, ricerca e sicurezza pubblica?

Nel voler nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto, della comunità stessa?

Nel voler riaprire un dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?

Nel voler ripristinare la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale puro, come previsto dalla Costituzione?

Nel voler ridiscutere l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'acceleratore verso la destabilizzazione mondiale?”

Il socialismo autentico e senza equivoci, in Europa, quello di Radev, Robert Fico, Pedro Sanchez, Jeremy Corbyn e George Galloway in Gran Bretagna, Jean-Luc Mélenchon in Francia, Sahra Wagenknecht in Germania, pur nelle peculiarità nazionali di ciascun leader socialista, pone infatti al centro la comunità; è critico nei confronti del liberal-capitalismo, ovvero dell'edonismo e egoismo imperante; promuove il dialogo e il multilateralismo; promuove una società ordinata e volta al servizio delle persone, non della criminalità e delle oligarchie economiche.

Esattamente come il socialismo latinoamericano del Presidente brasiliano Lula, di quello colombiano Petro, di quello della Presidente messicana Sheinbaum e non li cito a caso, perché sono stati i veri protagonisti del IV Vertice in Difesa della Democrazia, tenutosi a Barcellona lo scorso 18 aprile.

Leader socialisti che hanno e non da oggi: condannato l'embargo contro Cuba da parte dell'imperialismo statunitense; che hanno condannato gli attacchi illegali dei regimi di Trump e Netanyahu contro l'Iran; che hanno condannato i crimini contro i palestinesi commessi dal regime di Netanyahu; che hanno condannato l'attacco del regime statunitense contro il Venezuela socialista e il rapimento del suo legittimo Presidente, Nicolas Maduro e della First Lady, Clia Flores e che hanno promosso: giustizia sociale; sovranità nazionale; indipendenza economica; rispetto del diritto internazionale; dialogo fra ogni parte in conflitto, comprendendo le ragioni di ogni parte in causa.

E Sanchez ha fatto benissimo a riaprire un amichevole canale con le realtà socialista dell'America Latina, grazie al vertice di Barcellona, oltre che rinnovare la sinergia economica con la Repubblica Popolare Cinese e non aver rotto, dal punto di vista energetico, con la Russia, risultando il primo importatore di gas russo in UE.

Socialismo senza equivoci è pragmatismo, logica, democrazia, comunità.

Ed è estraneo al sinistrismo borghese, liberal-capitalista (o “riformista” come si usa dire oggi, termine che ricordo essere stato criticato anche da Saragat, nel 1947), che insegue la destra divenendo esso stesso una forma indistinta di destra. Egualmente ideologico, censorio, anti-economico, anti-sociale e persino anti-europeista, visto che, senza dialogo, senza multilateralismo, senza il porre al centro gli interessi dei cittadini europei, l'idea stessa di Europa unita è destinata a implodere, disgregarsi, finire nelle mani dell'estremismo di destra nazionalista e sciovinista, sempre agli ordini dei desiderata di Washington o delle élite di Bruxelles (vedi Maggioranza Ursula, sostenuta tanto dalle destre liberal-democristiane, quando dagli pseudo “socialisti” e dagli pseudo “verdi”, ovvero da quel sinistrismo borghese liberal-capitalista di cui sopra).

Una Europa unita, sociale, sovrana, indipendente, in sinergia con l'Asia, l'Africa e l'America Latina, è ancora tutta da costruire.

Ma ciò sarà possibile solo guardando ad un socialismo senza equivoci, comunitario e autogestionario, come la Storia ci ha ampiamente insegnato.

Luca Bagatin

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sabato 7 febbraio 2026

Brasile. Il Presidente Lula celebra i 46 anni del Partito dei Lavoratori e rilancia la sfida socialista contro l'estrema destra e le ingerenze USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialista Partito dei Lavoratori brasiliano, ovvero il Partido dos Trabalhadores (PT), compie 46 anni e, il Presidente del Brasile, nonché Presidente del PT, Luiz Inácio Lula da Silva, durante le celebrazioni dell'anniversario, a Salvador, ha esortato i militanti a prepararsi per le prossime elezioni Presidenziali, che si terranno il 4 ottobre prossimo.

Lula è infatti pronto per un nuovo mandato ed è pronto a battere il figlio di Bolsonaro, Flavio, estremista di destra, che si presenta con il conservatore Partito Liberale.

Lula, ha affermato che i militanti del PT dovranno smascherare ogni menzogna raccontata dall'estrema destra.

“Preparatevi. Queste elezioni saranno una guerra e dovremo essere preparati. Dobbiamo essere più audaci, perché loro lo sono. Non possiamo restare in silenzio. Non è più sufficiente gridare 'Lula Pace e Amore'”, ha affermato il Presidente.

Il Presidente Lula, che si ricandida - per il quarto mandato - all'età di 80 anni, ha affermato altresì che sta vivendo il suo momento migliore, sia a livello fisico che mentale e che si sente motivato oggi più di quando aveva 50 anni.

Egli ha invitato i militanti del PT a non abbassare la guardia, anche perché i risultati positivi delle politiche sociali portate avanti dal suo governo non saranno sufficienti, da soli, a garantirgli la vittoria.

“Dobbiamo pensare a un altro progetto per questo Paese. Quale progetto presenteremo per risvegliare nei cuori di ragazze e ragazzi, uomini e donne, giovani e adulti, l'aspettativa di poter costruire un altro Paese? Questo è ciò che mobiliterà il nostro popolo”, ha sottolineato Lula.

Egli ha spiegato come alle prossime elezioni non è in gioco solo la vittoria alla Presidenza della Repubblica, ma soprattutto se il Brasile continuerà ad essere un Paese democratico, oppure, se esso sarà consegnato, come già accaduto con Bolsonaro padre, a un fascista.

Egli ha spiegato come il PD debba lavorare per creare alleanze con altre forze politiche e ha ringraziato tutti gli attivisti, non solo del PT, ma anche del PSB (Partito Socialista Brasiliano); PcdoB (Partito Comunista del Brasile) e PDT (Partito Democratico dei Lavoratori), ovvero i partiti che supportano il suo attuale governo.

Egli, inoltre, ha ricordato il suo attivismo sindacale a partire dagli Anni '70 e ricordato la fondazione del PT.

“Non c'è nulla di simile al PT nel mondo. Stiamo accumulando molti errori, ma non c'è nulla di simile”, ha ricordato Lula, aggiungendo che esso “è stato creato dai lavoratori, guidato dai lavoratori”.

Lula ha ricordato di come, da leader sindacale, viaggiasse tra le fabbriche a bordo del suo Maggiolino Volkswagen, gridando con un megafono, per convincere i lavoratori a creare un loro partito. Un partito che deve continuare ad “ascoltare le periferie”, ha sottolineato il Presidente.

Egli ha, altresì, puntato il dito contro la corruzione, che si sta diffondendo nella politica brasiliana e ha sottolineato la necessità di mantenere il PT fuori da ogni forma di mercificazione.

“Avete l'obbligo morale di non permettere che questo partito finisca nel fosso comune della politica di questo Paese”, ha esortato il Presidente Lula.

Nel suo discorso, Lula, ha inoltre solidarizzato con il popolo cubano, per le continue vessazioni che subisce a causa del regime statunitense e, relativamente all'aggressione statunitense al Venezuela, ha affermato che “Dobbiamo dire forte e chiaro che il problema del Venezuela deve essere risolto dal popolo del Venezuela, non da Trump”.

Egli ha, inoltre, elogiato il parteneriato siglato, recentemente, fra Brasile e Repubblica Popolare Cinese.

Oltre al Presidente Lula, alla celebrazione, conclusasi con una festa, sono intervenuti anche il presidente del PT, Edinho Silva, il governatore di Bahia, Jerônimo Rodrigues, la senatrice Tereza Leitão (PT-PE) e il Presidente del PT di Bahia, Tássio Brito.

Luca Bagatin

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mercoledì 28 gennaio 2026

Colloqui fruttuosi fra Xi Jinping e Lula per rafforzare gli accordi bilaterali e salvaguardare pace e stabilità latinoamericana e globale. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 gennaio scorso si è svolto un fruttuoso colloquio telefonico fra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese - Xi Jinping - e il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva.

Perfetta unità di vedute fra i due leader socialisti, i quali, a partire dal 2024, come sottolineato da Xi, hanno elevato le relazioni bilaterali fra i due Paesi, trovandosi concordi sulla costruzione di un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile.

I due Paesi sono peraltro entrambi importanti membri del Sud del mondo e sono impegnati nel sostenere pace e stabilità globali, giustizia internazionale e equità, combattendo ogni forma di bullismo unilaterale e neo-colonialismo.

Il Presidente Lula si è detto concorde nel rafforzare, assieme alla Cina, il multilateralismo e il libero scambio e, data la preoccupante situazione internazionale, che vede sistematiche violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti d'America, culminate con l'illegale rapimento del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores e le continue minacce alla sovranità di Cuba, Messico e Colombia, intende collaborare strettamente con la Repubblica Popolare Cinese per difendere l'autorità delle Nazioni Unite, rafforzare la cooperazione fra i Paesi BRICS e salvaguardare pace e stabilità nella regione dell'America Latina e a livello globale.

E, nel frattempo, anche la Gran Bretagna di Starmer, dopo Canada e Finlandia, riallaccia i rapporti con Pechino, dopo i continui atti di bullismo protezionistico e geopolitico di Trump.

Alla fine, chissà, anche in Europa, forse, prevarrà il buonsenso e il pragmatismo, fondati su cooperazione, sviluppo e dialogo, rispetto alle sciocche e ideologiche logiche da Guerra Fredda fuori tempo massimo e rincorse da sempre, purtroppo, dagli USA e da chi va loro irresponsabilmente dietro.

Luca Bagatin

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sabato 10 gennaio 2026

Aggressione al Venezuela. La Presidente Delcy Rodriguez ringrazia Brasile, Colombia e Spagna per il sostegno ricevuto. Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente ad interim del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, ha avuto colloqui telefonici con i Presidenti socialisti di Brasile, Colombia e Spagna.

Tanto il Presidente brasiliano Lula, che quello colombiano Petro e lo spagnolo Sanchez, hanno condannato l'aggressione illegale e criminale contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il rapimento del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores.

La Presidente Rodriguez ha espresso gratitudine nei confronti del Presidente Lula da Silva, anche per l'assistenza fornita al Venezuela nei giorni successivi all'aggressione.

Ella ha affermato, altresì, che “Colombia e Venezuela sono Paesi fratelli, impegnati ad andare avanti assieme per affrontare e risolvere i problemi che ci riguardano, sulla base del rispetto reciproco e della cooperazione regionale”.

La Presidente Rodriguez ha espresso apprezzamento anche nei confronti del governo spagnolo, che ha ringraziato per la “posizione coraggiosa nel condannare l'aggressione contro il Venezuela”, esprimendo l'interesse del Paese al fine di lavorare assieme alla Spagna per un “ampio programma bilaterale” vantaggioso per entrambi i popoli.

La Presidente, ha ribadito che intende proseguire nell'affrontare la crisi, seguita all'aggressione statunitense, attraverso mezzi diplomatoci volti a salvaguardare pace e sovranità nazionale, richiedendo il rilascio del Presidente Maduro e sua moglie, Cilia Flores e rafforzando il sistema sociale, socialista e ponendo al centro dell'agenda politica il potere popolare e la comunità.

Delcy Rodriguez, sorella del Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela Jorge Rodriguez, è figlia del politico e rivoluzionario socialista Jorge Antonio Rodriguez, fondatore della Lega Socialista, il quale fu brutalmente ucciso e torturato, a soli 34 anni, dai servizi di intelligence del Venezuela corrotto dell'epoca, nel 1976.

Luca Bagatin

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martedì 9 settembre 2025

Il Presidente socialista brasiliano Lula al vertice virtuale BRICS: “L'unilateralismo non porterà mai pace, giustizia e prosperità". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha convocato, nei giorni scorsi, un vertice virtuale del gruppo dei BRICS (comprendente, oltre al Brasile, Cina, Russia, Sudafrica, India, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, Iran e Arabia Saudita).

Durante il vertice, egli ha promosso un sistema volto alla cooperazione, capace di superare ogni forma di rivalità e di difendere il multilateralismo.

Lula ha affermato che i fondamenti dell'ordine internazionale, costituito nel 1945, sono stati rapidamente e irresponsabilmente minacciati dall'unilateralismo (USA, anche se Lula, nel suo discorso, non li ha voluti nominare direttamente) e che l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) è paralizzata da anni.

“In poche settimane, misure unilaterali hanno trasformato in lettera morta i principi fondamentali del libero scambio come le clausole della nazione più favorita e del trattamento nazionale. Ora assistiamo alla sepoltura formale di questi principi. I nostri Paesi sono diventati vittime di pratiche commerciali ingiustificate e illegali”, ha sottolineato il Presidente Lula.

“Dividere per conquistare è la strategia dell'unilateralismo”, ha affermato Lula, aggiungendo che “Il ricatto tariffario si sta normalizzando come strumento per conquistare i mercati e interferire con questioni interne. L'imposizione di misure extraterritoriali minaccia le nostre istituzioni”.

Il gruppo dei BRICS, il suo sistema di commercio e l'integrazione finanziaria dei vari Paesi che lo compongono, ad ogni modo, stanno attenuando gli effetti del protezionismo, ha ricordato il Presidente brasiliano.

“Abbiamo la legittimità necessaria per guidare la rifondazione del sistema commerciale multilaterale su basi moderne, flessibili e orientate alle nostre esigenze di sviluppo. Per questo dobbiamo andare uniti alla 14a conferenza ministeriale dell'OMC, il prossimo anno in Camerun”, ha proseguito.

Egli, ha inoltre spiegato come l'impatto dell'unilateralismo sia grave anche in ambito ambientale, ricordando come i Paesi in via di sviluppo siano i più colpiti dal cambiamento climatico.

In merito ha sottolineato che “Oltre a lavorare per la decarbonizzazione pianificata dell'economia globale, possiamo utilizzare i combustibili fossili per finanziare la transizione ecologica. Abbiamo bisogno di una governance climatica più forte, in grado di esercitare una supervisione efficace”.

Egli, ha inoltre fatto presente come i Paesi del Sud del Mondo possano creare le condizioni per promuovere un nuovo paradigma di sviluppo, volto ad arginare una nuova Guerra Fredda.

In tal senso, ha concluso affermando che: “L'unilateralismo non porterà mai alla realizzazione degli scopi di pace, giustizia e prosperità che i nostri antenati hanno delineato nel 1945 (... ). BRICS è già il nuovo nome della difesa del multilateralismo”.

Luca Bagatin

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giovedì 7 agosto 2025

Dazi USA: il Brasile ottiene l'appoggio dalla Cina. Articolo di Luca Bagatin

Mentre Trump lancia dazi in ogni dove, illudendosi che questo sarà un bene per l'economia del suo Paese e un male per tutti gli altri, Wang Yi, membro dell'Ufficio politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ed ex Ministro degli Esteri, ha dichiarato che la Repubblica Popolare Cinese è fermamente intenzionata a sostenere il Brasile e a voler approfondire la cooperazione bilaterale.

Egli ha sottolineato come, tanto il Presidente cinese Xi Jinping, quanto il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, stiano lavorando per “promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile”.

L'obiettivo è quello di promuovere un mondo multipolare e sostenere le regole di un ordine internazionale che salvaguardi equità e giustizia globali.

Egli ha definito quelle di Trump – ovvero i dazi contro il Brasile al 50% - delle “pratiche intimidatorie” e ha ribadito come Cina e Brasile continueranno a sostenersi a vicenda, salvaguardando i loro legittimi interessi e quelli dei Paesi del Sud del mondo, nell'ambito dei BRICS.

Entrambi i Paesi, peraltro, nell'ambito della crisi ucraina, sono impegnati, attraverso il Gruppo degli Amici per la Pace, al fine di raggiungere il cessate il fuoco e promuovere il dialogo,

Il Presidente brasiliano Lula, relativamente ai dazi iniqui imposti da Trump, ha fatto ricorso presso il WTO, ovvero l'Organizzazione Mondiale del Commercio, dichiarando che non si lascerà umiliare dal Presidente USA, noto per il suo atteggiamento arrogante e irrispettoso.

Luca Bagatin

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lunedì 21 luglio 2025

Il leader socialista brasiliano Lula al vertice “Democrazia Sempre”, per promuovere la democrazia globale e lottare contro il liberal capitalismo interventista e estremista. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, partecipando all'importante vertice in difesa della democrazia mondiale, dal titolo “Democrazia Sempre”, tenutosi il 21 luglio, a Santiago del Cile, ha dichiarato che “La democrazia liberale non è stata in grado di rispondere alle esigenze contemporanee”.

Alla presenza dei Presidenti socialisti di Cile (Gabriel Boric), Uruguay (Yamandù Orsi), Colombia (Gustavo Petro) e Spagna (Pedro Sanchez), presso il Palazzo della Moneda, sede del governo cileno, egli ha aggiunto: “Rispettare il rituale elettorale ogni quattro o cinque anni non è più sufficiente”, aggiungendo che “Il sistema politico e i partiti sono caduti in discredito”.

Il leader del socialista Partito dei Lavoratori, ha sottolineato la necessità di una “governance digitale globale”, che promuova una piena “trasparenza dei dati” e sia volta a proteggere la sicurezza dei propri cittadini e la democrazia.

Egli ha sottolineato come “La libertà di espressione non deve essere confusa con l'autorizzazione a incitare alla violenza, diffondere odio, commettere crimini e attaccare lo stato di diritto democratico”.

Egli ha ribadito la necessità di promuovere la giustizia sociale, combattendo “ogni forma di disuguaglianza”. Lula ha affermato che “Non c'è giustizia in un sistema che estende i benefit alle grandi imprese e riduce i diritti sociali. Lo stipendio medio globale di un CEO di una multinazionale è 56 volte superiore a quello di un lavoratore”.

Egli ha parlato della necessità di un “nuovo modello di sviluppo”, radicato nell'ambito del nuovo ordine mondiale multipolare che sta emergendo.

“Senza un nuovo modello di sviluppo, la democrazia continuerà a essere minacciata da coloro che antepongono i propri interessi economici a quelli della società e della nazione”, ha sottolineato Lula.

Il quale ha puntato il dito contro il settarismo e l'estremismo, affermando che “In questo momento in cui l'estremismo sta cercando di far rivivere pratiche interventiste, dobbiamo agire insieme. Difendere la democrazia non è responsabilità esclusiva dei governi; richiede la partecipazione attiva del mondo accademico, dei parlamenti, della società civile, dei media e del settore privato”, ha concluso il Presidente Lula.

Lula, nel suo discorso introduttivo aveva ricordato quel tragico 11 settembre 1973, nel quale le forze reazionarie di Pinochet, sostenute dagli USA, hanno distrutto la democrazia cilena, assassinando il Presidente socialista Salvador Allende e inaugurando una lunga dittatura fatta di violenze e orrori.

“I nostri Paesi conoscono in prima persona gli orrori delle dittature, che hanno ucciso, perseguitato e torturato. La strada per raggiungere la democrazia e la libertà è stata lunga”, ha sottolineato in merito il Presidente Lula.

Luca Bagatin

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sabato 12 luglio 2025

Venezuela, Brasile e Cina: il socialismo prospero volto al multilateralismo, alla stabilità, alla pace e alla costruzione di un mondo più giusto e inclusivo. Articolo di Luca Bagatin

 

Nei giorni precedenti al 17esimo vertice dei BRICS, fra Venezuela e Repubblica Popolare Cinese e fra quest'ultima e il Brasile, si sono svolti importanti incontri a livello istituzionale ed economico.

Il 4 luglio scorso, il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro e la Vicepresidente, Delcy Rodriguez, hanno partecipato al Grande Expo Cina-Venezuela, presso La Carlona, nello Stato di Miranda.

L'evento, il cui motto era “Costruire uno splendido futuro”, si è tenuto in occasione del 51esimo anniversario delle relazioni diplomatiche fra Venezuela e Repubblica Popolare Cinese.

In tale ambito sono stati firmati tre accordi economici fra i due Paesi.

Il primo relativo alla consegna di materiali per la protezione delle risorse idriche venezuelane; il secondo relativo alla cooperazione tecnologica e il terzo relativo agli investimenti in Venezuela da parte della Banca Cinese per lo Sviluppo.

Il Presidente Maduro ha spiegato che tali investimenti sono volti allo “sviluppo dell’agricoltura, dell’agroindustria, dell’acquacoltura e per gli investimenti nel settore degli idrocarburi per la produzione di petrolio, gas e lo sviluppo dell’industria petrolchimica e della raffinazione”.

Sono stati inoltre discussi investimenti relativi allo sviluppo delle infrastrutture, per la fornitura di energia elettrica, nell'ambito del trasporto pubblico e per lo sviluppo di scienza e tecnologia.

In merito è stato firmato un accordo con l'impresa cinese iFlutek, per lo sviluppo congiunto dell'intelligenza artificiale da utilizzare nell'ambito dell'istruzione, della sanità, dell'energia e delle telecomunicazioni.

Il Presidente Maduro ha sottolineato come tali accordi si fondino sulla complementarietà e il rispetto reciproco fra Paesi fraterni, i cui valori sono fondati su “un futuro di prosperità condivisa”.

La Vicepresidente Rodriguez ha fatto presente come entrambi i Paesi, Venezuela e Cina, tengano in grande considerazione la loro autodeterminazione e sovranità.

“Ringrazio il Presidente Xi Jinping per tutto il suo sostegno, per la sua solidarietà, per il suo costante incoraggiamento in ogni momento. Ringrazio il Presidente della China Development Bank, il compagno Tang, per questa visita, che segna un nuovo inizio, un nuovo inizio di una splendida relazione”, ha affermato il Presidente Maduro.

L'Ambasciatore cinese in Venezuela, Lan Hu, da parte sua ha dichiarato: “Per oltre mezzo secolo, il coordinamento bilaterale ha raggiunto uno sviluppo significativo in tutti i settori. Nonostante le avversità internazionali, ci siamo sostenuti a vicenda, difendendo l'equità e la giustizia internazionale e i diritti dei Paesi del Sud del mondo”.

Il giorno successivo, il 5 luglio, a Rio de Janeiro, il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, ha incontrato il Premier cinese Li Quang.

Entrambi si sono detti concordi nel collaborare per promuovere mutui vantaggi nell'ambito dell'economia digitale e verde, oltre che nell'ambito dell'innovazione scientifica e aerospaziale.

Il Presidente Lula ha trasmesso i suoi saluti al Presidente cinese Xi Jinping, sottolineando che entrambi i Paesi stanno lavorando in armonia per un futuro condiviso, un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile.

Il Premier cinese Li, ha esortato a intensificare la cooperazione fra i due Paesi negli ambiti relativi all'istruzione e alla sanità, ricordando che il 2026 sarà l'Anno della Cultura Cina-Brasile.

Entrambi i Paesi a guida socialista, sostengono convintamente il multilateralismo e il libero scambio e sono impegnati (a differenza dei sempre più irresponsabili, sanzionatori e guerrafondai USA e UE) a lavorare per una globalizzazione vantaggiosa e inclusiva per tutti, per la stabilità e la pace globale.

Luca Bagatin

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lunedì 7 luglio 2025

Vertice BRICS di Rio de Janeiro. Un Presidente Lula a tutto campo, per la pace, la cooperazione e contro le diseguaglianze del liberal capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Domenica 6 luglio scorsa si è aperto, a Rio de Janeiro, il vertice dei BRICS, alla presenza dei capi di Stato e di governo e dei Ministri degli Esteri dei Paesi membri (Brasile, Cina, Sudafrica, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, India, Iran e Russia) e di quelli associati (Bielorussia, Bolivia, Kazakistan, Cuba, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam).

Il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha ospitato il vertice, ha criticato la decisione della NATO di aumentare le spese militari, in particolare in un momento storico nel quale il mondo ha assoluta necessità di investire risorse nella lotta alla povertà e alla disuguaglianza.

Egli ha, inoltre, criticato il regime di Netanyahu, affermando che “Non possiamo rimanere indifferenti al genocidio compiuto da Israele a Gaza, all'uccisione indiscriminata di civili innocenti e all'uso della fame come arma di guerra”.

Relativamente alla crisi ucraina, ha invitato a sostenere il dialogo fra Russia e Ucraina, fortemente incoraggiato dal Gruppo degli Amici per la Pace, costituito da Cina e Brasile, con il sostegno dei Paesi del Sud del mondo.

Egli, inoltre, ha criticato il ruolo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale, in quanto le loro politiche hanno ridotto l'afflusso degli aiuti internazionali, mentre il debito dei Paesi poveri, nei confronti di tali istituzioni, è aumentato.

In tal senso ha chiesto di aumentare il potere contrattuale dei BRICS nell'ambito del FMI, passando dall'attuale 18%, almeno al 25%, corrispondente al peso economico che i Paesi BRICS effettivamente detengono.

Il Presidente socialista Lula ha altresì puntato il dito contro il liberal capitalismo, responsabile dell'aumento delle diseguaglianze nel mondo e ha spiegato che è necessario che i più ricchi paghino più tasse e che la lotta all'evasione fiscale sia posta al primo posto.

Egli ha inoltre affermato che i BRICS si stanno impegnando per adottare una governance per l'Intelligenza Artificiale, in modo che essa agisca nell'ambito di un modello equo ed inclusivo e non divenga privilegio di pochi Paesi ricchi o venga manipolata ad uso e consumo di qualche miliardario, per i suoi scopi personali.

Un Lula a tutto campo, che ha riaffermato valori socialisti autentici, di buonsenso, di cooperazione, pace e sicurezza internazionale, ripresi poi da tutto il gruppo dei BRICS.

Il gruppo dei BRICS, nel suo complesso, ha inoltre sollevato serie preoccupazioni relativamente all'aumento dei dazi da parte degli USA, che negano le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e “minacciano di ridurre il commercio globale, interrompere le catene di approvvigionamento globali e introdurre incertezza”.

I BRICS stanno dunque rappresentando sempre più una seria alternativa all'egemonia liberal capitalista che rappresenta un Occidente a guida USA (con l'UE al traino) in decadenza, senza prospettive di ampio respiro e sempre pronto a far parlare le armi, anziché la ragionevolezza, la logica, l'equità, la giustizia e l'inclusivismo.

Luca Bagatin

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venerdì 4 luglio 2025

Il Presidente socialista brasiliano Lula incontra l'ex Presidentessa peronista argentina Kirchner e ne chiede la liberazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Come avevo scritto alcune settimane fa (https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/06/cristina-kirchner-condannata-la-piazza.html), l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina, Cristina Kirchner, è stata condannata dalla Corte Suprema argentina a sei anni di prigione, per presunta corruzione relativa al periodo nel quale governò il Paese.

Una sentenza politica, che ha fatto discutere e che ha trovato la ferma opposizione della sinistra argentina, peronisti in testa, i quali hanno a lungo manifestato per chiedere la liberazione dell'ex Presidentessa, paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito, durante i loro anni di buongoverno.

Fra i primi leader a sostenerla, il Presidente socialista del Brasile Lula da Silva, il quale, nei giorni scorsi, trovandosi in Argentina per ricoprire la carica di Presidente pro tempore del Mercosur, le ha fatto visita, presso la sua abitazione, nella quale si trova agli arresti domiciliari.

L'incontro è durato circa un'ora e la Presidentessa ha espresso profonda gratitudine per la visita dell'amico Lula e lo ha fatto anche attraverso i social, ove lo ha ringraziato per il suo “atto politico di solidarietà”.

L'ex Presidentessa Kirchner non ha lesinato critiche alla magistratura, scrivendo che essa “ha smesso di nascondere la sua subordinazione politica ed è diventato un partito politico al servizio del potere economico”.

E ha puntato il dito contro il fallimentare e autoritario governo liberal capitalista di Milei, scrivendo che “l'Argentina vive un'autentica deriva autoritaria attraverso il governo Milei”. Aggiungendo che “Ci è voluto troppo tempo per costruire la democrazia argentina per permettere che ora, passo dopo passo, la smantellino. Tuttavia, questa stessa democrazia oggi è svuotata dall'interno attraverso un governo che si dice “libertario”... ma che garantisce la libertà solo ai più ricchi”.

L'ex Presidentessa Kirchner denuncia, inoltre, le ripetute violazioni alla libertà di stampa e le numerose violazioni alla libertà di coloro i quali si oppongono all'attuale governo, parlando, senza mezzi termini, di “terrorismo di Stato a bassa intensità”.

Inoltre, ha denunciato la folle politica di deregolamentazione economica, fatta di privatizzazioni indiscriminate, svendita del Paese al Fondo Monetario Internazionale e crollo vertiginoso dei salari.

Ha invitato altresì alla mobilitazione di popolo contro tutto ciò e elogiato la politica socialista e democratica di Lula, in Brasile.

Lula, da parte sua, ha dichiarato sui social: “Oltre a esprimere la mia solidarietà per tutto ciò che (Cristina Kirchner) ha vissuto, le ho augurato tutta la forza per continuare a lottare con la stessa determinazione che ha caratterizzato la sua vita e la sua carriera politica” e ha aggiunto: “Ho potuto percepire il sostegno popolare che ha ricevuto nelle strade e so quanto sia importante questo riconoscimento nei momenti più difficili. Che tu possa stare bene e continuare la tua lotta per la giustizia”.

Lo stesso Lula, peraltro, fu vittima di una persecuzione giudiziaria che lo portò a trascorrere oltre 500 giorni di prigione, impedendogli di partecipare alle elezioni del 2018, che consegnarono la vittoria al liberal capitalista Jair Bolsonaro che, come Milei, riportò il Paese indietro di decenni e ne distrusse le conquiste sociali e civili.

Una storia, come ho già altre volte scritto, vista anche in Italia (e non solo) con l'ingiusta liquidazione politica di Bettino Craxi e del PSI.

A sostenere l'ex Presidentessa Cristina Kirchner, fuori dal suo appartamento, numerosi attivisti peronisti e del Partito dei Lavoratori di Lula, oltre che numerosi cittadini argentini, che hanno voluto richiedere, a gran voce, la sua liberazione e la possibilità di presentarsi alle elezioni, in autunno.

E' stata anche diffusa l'immagine che vede il Presidente brasiliano con il cartello “Cristina libera”, slogan della denuncia della persecuzione politica che Cristina Kirchner sta subendo.

Il Presidente Lula, peraltro, al vertice del Mercosur, ha ribadito la necessità di rafforzare il multilateralismo, l'integrazione regionale, la lotta alla guerra dei dazi scatenata dagli USA e il rilancio del Mercosur quale strumento di protezione sociale e sviluppo per tutti i cittadini latinoamericani. E ciò in contrasto con le politiche dei governi liberal capitalisti e della destra autoritaria, da sempre vicini agli USA e da essi sostenuti.

Luca Bagatin

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venerdì 16 maggio 2025

Al via il Forum Cina-CELAC. Parole d'ordine: sviluppo, cooperazione, lotta al protezionismo e all'egemonia, per un Sud del mondo protagonista. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è tenuto a Pechino, lo scorso 13 maggio, il quarto incontro ministeriale del Forum Cina-CELAC, ovvero la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici.

28 i Paesi CELAC che hanno partecipato, oltre a sei organizzazioni regionali.

All'incontro hanno preso parte, fra gli altri, il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro, peraltro attuale presidente della CELAC; il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva; il Presidente socialista cileno Gabriel Boric; la Presidente della Nuova Banca di Sviluppo ed ex Presidente brasiliana socialista Dilma Rousseff; nonché il Rappresentante Speciale del Presidente socialista uruguaiano Yamandú Orsi, il quale presiederà la CELAC l'anno prossimo.

L'incontro è stato moderato dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ed il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha introdotto i lavori.

Il Presidente Xi ha fatto presente che “Sebbene la Cina e la regione dell'America Latina e dei Caraibi siano geograficamente distanti, i legami della nostra amicizia risalgono a secoli fa. Già nel XVI secolo, le Nao de China , o "Navi della Cina", cariche di amicizia, solcavano il Pacifico, segnando l'alba delle interazioni e degli scambi tra la Cina e la regione dell'America Latina e dei Caraibi. Dagli anni '60 in poi, con l'avvio di relazioni diplomatiche tra la Nuova Cina e alcuni Paesi dell'America Latina e dei Caraibi, gli scambi e la cooperazione tra le due parti si sono intensificati sempre di più. Dall'inizio del secolo, e in particolare negli ultimi anni, la Cina e i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi hanno inaugurato un'era storica di costruzione di un futuro condiviso”.

Egli ha inoltre sostenuto il lungo legame di solidarietà intercorso fra la Cina socialista e l'America Latina e i Caraibi, durante la Guerra Fredda, sottolineando come: “Negli anni '60, in tutta la Cina si sono svolte manifestazioni e raduni di massa a sostegno della legittima rivendicazione del popolo panamense alla sovranità sul Canale di Panama. Negli anni '70, durante la campagna latinoamericana per i diritti marittimi di 200 miglia nautiche, la Cina ha espresso il suo risoluto e inequivocabile sostegno alle legittime richieste dei Paesi in via di sviluppo. Per 32 volte consecutive dal 1992, la Cina ha costantemente votato a favore delle risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) che chiedevano la fine dell'embargo statunitense contro Cuba”.

Così come ha sottolineato la cooperazione fra Cina e America Latina e i Caraibi con l'avvento dell'era della globalizzazione economica, sottolineando come ci sia stata una cooperazione “in ambito commerciale, degli investimenti, finanziario, scientifico e tecnologico, infrastrutturale e in molti altri settori”.

Cooperazione che ha portato a “oltre 200 progetti infrastrutturali, creando oltre un milione di posti di lavoro” e che non è mai mancata nemmeno in ambito medico-sanitario, in particolare nell'ambito dei soccorsi relativi alle catastrofi naturali e al contrasto alla pandemia.

Il Presidente Xi ha osservato, in particolare, come Cina e Paesi dell'America Latina e dei Caraibi, stiano promuovendo un autentico multilateralismo, fondato su “equità e giustizia internazionale”, volta a promuovere una “riforma della governance globale” e “una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali”.

In particolare, il Presidente Xi, ha fatto presente come Cina e Brasile siano fortemente impegnate nell'ambito della risoluzione della crisi ucraina, attraverso un'intesa in sei punti, approvata da oltre 110 Paesi.

Tali intesa, ricordiamolo, prevede i seguenti punti:

1) Le due parti invitano tutte le parti interessate a osservare tre principi per la de-escalation della situazione, vale a dire nessuna espansione del campo di battaglia, nessuna escalation dei combattimenti e nessuna provocazione da parte di nessuna delle parti.

2) Le due parti ritengono che il dialogo e la negoziazione siano le uniche soluzioni praticabili alla crisi ucraina. Tutte le parti dovrebbero creare le condizioni per la ripresa del dialogo diretto e spingere per la de-escalation della situazione fino alla realizzazione di un cessate il fuoco globale. Cina e Brasile sostengono una conferenza di pace internazionale tenutasi in un momento opportuno e riconosciuta sia dalla Russia che dall’Ucraina, con pari partecipazione di tutte le parti e una discussione equa di tutti i piani di pace.

3) Sono necessari sforzi per aumentare l’assistenza umanitaria alle regioni interessate e prevenire una crisi umanitaria su larga scala. Gli attacchi ai civili o alle strutture civili devono essere evitati e i civili, comprese donne e bambini e prigionieri di guerra (POW), devono essere protetti. Le due parti sostengono lo scambio di POW tra le parti in conflitto.

4) L’uso di armi di distruzione di massa, in particolare armi nucleari e armi chimiche e biologiche, deve essere contrastato. Devono essere fatti tutti gli sforzi possibili per prevenire la proliferazione nucleare ed evitare una crisi nucleare.

5) Gli attacchi alle centrali nucleari e ad altre strutture nucleari pacifiche devono essere contrastati. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale, inclusa la Convenzione sulla sicurezza nucleare, e prevenire risolutamente gli incidenti nucleari provocati dall’uomo.

6) La divisione del mondo in gruppi politici o economici isolati deve essere contrastata. Le due parti chiedono sforzi per migliorare la cooperazione internazionale in materia di energia, valuta, finanza, commercio, sicurezza alimentare e sicurezza delle infrastrutture critiche, tra cui oleodotti e gasdotti, cavi ottici sottomarini, impianti elettrici ed energetici e reti in fibra ottica, in modo da proteggere la stabilità delle catene industriali e di fornitura globali.

Il Presidente Xi ha invitato i rappresentanti della CELAC a proseguire nella cooperazione e nell'unità, volta non solo a salvaguardare la pace e stabilità globali, ma anche a contrastare ogni forma di prepotenza e egemonismo unilaterale e a battersi contro ogni misura protezionistica, che danneggia l'economia di tutti.

Egli ha, in tal senso, promosso un programma in cinque punti, qui sintetizzato:

  • Programma di solidarietà: la Cina collaborerà con i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi per sostenersi a vicenda su questioni che riguardano i nostri rispettivi interessi fondamentali e le principali preoccupazioni. Nei prossimi tre anni, per facilitare il nostro scambio sulle migliori pratiche di governance nazionale, la Cina inviterà ogni anno 300 membri dei partiti politici degli stati membri della CELAC a visitare la Cina.

  • Programma di sviluppo: dovremmo espandere la cooperazione in settori emergenti come l'energia pulita, le telecomunicazioni 5G, l'economia digitale e l'intelligenza artificiale e realizzare il partenariato scientifico e tecnologico Cina-CELAC.

  • Programma Civiltà: Dovremmo approfondire gli scambi e la cooperazione culturale e artistica e organizzare la Stagione delle Arti Latinoamericane e Caraibiche. Dovremmo rafforzare gli scambi e la cooperazione nei settori del patrimonio culturale, come progetti archeologici congiunti, conservazione e restauro di siti antichi e storici e mostre museali. Dovremmo inoltre condurre studi collaborativi sulle civiltà antiche e rafforzare la cooperazione per contrastare il traffico illecito di beni culturali.

  • Programma di pace: la Cina sostiene la proclamazione dell'America Latina e dei Caraibi come zona di pace e la Dichiarazione degli Stati membri dell'Agenzia per la proibizione delle armi nucleari in America Latina e nei Caraibi.

  • Programma di connettività tra i popoli: nei prossimi tre anni, la Cina fornirà agli Stati membri della CELAC 3.500 borse di studio governative, 10.000 opportunità di formazione in Cina, 500 borse di studio per insegnanti di lingua cinese internazionali, 300 opportunità di formazione per professionisti della riduzione della povertà e 1.000 tirocini finanziati attraverso il programma Chinese Bridge. La Cina ospiterà il dialogo turistico Cina-CELAC con i paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Per facilitare gli scambi amichevoli, la Cina ha deciso di implementare un'esenzione dal visto per cinque paesi dell'America Latina e dei Caraibi come primo passo e amplierà la copertura di questa politica al momento opportuno.

Nello stesso giorno dell'incontro è peraltro deceduto un grande leader socialista dell'America Latina, ovvero José “Pepe” Mujica, ex Presidente dell'Uruguay, molto ricordato tanto dal suo amico fraterno Lula, quanto dagli altri leader socialisti latinoamericani e della CELAC.

Anche le istituzioni della Repubblica Popolare Cinese hanno voluto esprimere il loro cordoglio, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jian, che lo ha ricordato come "un caro amico del popolo cinese".

Mentre l'attuale Presidente socialista uruguaiano, Yamandú Orsi, suo erede politico, sul social X ha scritto: “Grazie per tutto quello che ci hai dato e per il tuo profondo amore per il tuo popolo”.

Probabilmente, anche nel solco dell'insegnamento di “Pepe” Mujica, il Sud del mondo avrà il suo riscatto e diverrà protagonista di una nuova stagione di democratizzazione globale e di promozione di una vera era di stabilità, equità e pace.

Aspetti totalmente perduti da quell'Occidente liberal capitalista che, colonialista prima e guerrafondaio poi, sembra avere da tempo perduto anche la bussola. Oltre che il cuore.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 12 maggio 2025

Brasile e Cina per un socialismo del XXI Secolo volto al multilateralismo, al libero scambio e alla risoluzione pacifica dei conflitti globali. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, è in visita nella Repubblica Popolare Cinese, dal 10 al 14 maggio.

Brasile e Cina sono entrambi membri del gruppo dei BRICS del Sud del mondo, oltre che promotori di un ordine internazionale pacifico, giusto e multipolare, nonché votati entrambi alla risoluzione delle crisi ucraina e mediorientale, che tengano conto di tutti i punti di vista, senza gettare benzina sul fuoco.

In particolare, per quanto riguarda la situazione mediorientale, sia Brasile che Cina hanno sempre sostenuto la necessità del riconoscimento del diritti umani della popolazione palestinese e il riconoscimento dello Stato della Palestina.

Quella di Lula è la sesta visita in Cina e la seconda, dal 2023.

Egli ha sottolineato l'importanza della cooperazione fra Brasile e Cina, in particolare in settori chiave quali le infrastrutture e le nuove fonti energetiche pulite. Sottolineando come il Brasile voglia liberarsi dalla dipendenza delle materie prime di cui necessita e intenda investire massicciamente, secondo l'esperienza cinese, nell'ambito della formazione di ingegneri, matematici e esperti di intelligenza artificiale.

In tal senso, egli intende promuovere la possibilità che studenti brasiliani possano studiare in Cina e viceversa.

Entrambi i Paesi, ha sottolineato Lula, hanno la stessa visione, sia nella necessità di sradicare la povertà dei rispettivi Paesi, sia quella di garantire un equilibrio multipolare del mondo, contro ogni forma di protezionismo, che storicamente ha sempre causato guerre e catastrofi economiche.

Multilateralismo, libero scambio, risoluzione pacifica dei conflitti nel mondo, dunque, le parole d'ordine del socialismo brasiliano e cinese del XXI Secolo, volto allo sviluppo tecnologico, a beneficio della comunità e delle comunità nel loro complesso.

Concetti, peraltro, ribaditi anche dall'Ambasciatore cinese Zhang Hanhui, il 23 aprile scorso, alla Conferenza Internazionale Antifascista organizzata, a Mosca, dal Partito Comunista della Federazione Russa, maggior partito d'opposizione russo, guidato da Gennady Zjuganov.

Nell'ambito di tale incontro, al quale hanno preso parte oltre 400 partecipanti di partiti comunisti, socialisti e di sinistra, provenienti da 91 Paesi – in quali hanno sottolineato la necessità di contrastare ogni forma di colonialismo e nazifascismo, promuovendo principi di giustizia e imparzialità internazionale - Zhang Hanhui, oltre a commemorare l'80esimo anniversario della vittoria dell'URSS contro la Germania nazista; quello relativo alla vittoria del popolo cinese nella Guerra di Resistenza contro il Giappone fascista e l'80esimo anniversario della fondazione dell'ONU, ha sottolineato l'importanza di attuare un autentico multilateralismo, che ponga al centro il ruolo dell'ONU e i principi della Carta delle Nazioni Unite, sostenendo un mondo “equo e ordinato” e una globalizzazione economica “accessibile e inclusiva”, che promuova la “democratizzazione delle relazioni internazionali”, volta a favorire “un nuovo modello di governance globale più giusto e ragionevole”.

Luca Bagatin

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